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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Renato Del Ponte</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La misteriosa “finestrella” di Servio Tullio</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 14:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Del Ponte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La 'finestra' che mette in comunicazione il mondo sovrumano e quello terreno di Servio Tullio ricorda la paradossale situazione di certi sciamani o degli eroi di certi miti riferita da M. Eliade. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-misteriosa-%e2%80%9cfinestrella%e2%80%9d-di-servio-tullio.html' addthis:title='La misteriosa “finestrella” di Servio Tullio '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/questioni-romane/411" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7310" style="margin: 10px;" title="questioni-romane" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/questioni-romane.jpg" alt="" width="200" height="327" /></a>Così si chiede Plutarco nella 36^ delle <a title="Questioni romane" href="http://www.libriefilm.com/questioni-romane/411"><em>Questioni Romane</em></a>, che  riportiamo per intero:</p>
<blockquote><p>“Chiamano una delle porte della città <em>Thurís</em>[1] (questo infatti significa <em>fenestra</em>) e presso di essa c’è la  cosiddetta camera della Fortuna. Perché? Forse perché il Re Servio, che fu molto  fortunato, ebbe fama di incontrarsi con la Fortuna che gli faceva visita  attraverso una finestra.</p>
<p>Oppure questa è una favola; e invece il luogo ebbe tale denominazione dopo  che, alla morte del Re Tarquinio Prisco, sua moglie Tanaquilla, donna saggia e  regale, sporgendosi da una finestra si rivolse ai cittadini e li convinse a  proclamare Re Servio” [2].</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sempre Plutarco (questa volta ne <em>La Fortuna</em><em> dei Romani</em>, 10)  riferisce dello stesso particolare:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Egli si legò a Fortuna e da lei fece dipendere la stessa sovranità, tanto  che dette a credere che Fortuna si congiungesse con lui, scendendo nella sua  camera attraverso la piccola finestra che ora chiamiamo Porta della  Finestrella”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ma già prima di Plutarco Ovidio, nei <em>Fasti</em>, ha raccontato dello  strano rapporto fra la Dea Fortuna e Servio, riferendo di questa finestra:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Intanto, timidamente, la dea confessa i suoi furtivi amori / vergognandosi,  lei creatura celeste, di essersi unita ad un mortale /  &#8211; perché da un forte  desiderio fu presa per il re, / per questo unico uomo lei non fu cieca – lei che  di notte era solita entrare in casa sua per la finestra, / da cui prende nome la  Porta della Finestrella” [3].</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Tornerò brevemente sulla regina Tanaquilla alla fine.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/sciamani-e-sciamanesimi/8610" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7308" style="margin: 10px;" title="sciamani-e-sciamanesimi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sciamani-e-sciamanesimi.jpg" alt="" width="200" height="294" /></a>In questa sede non intendo affrontare per esteso la questione del particolare  rapporto che lega il sesto re di Roma con un essere sovrannaturale e che, per  questo motivo, molto lo avvicina al secondo re, quel Numa Pompilio, il quale,  secondo la tradizione, ebbe commercio carnale con la ninfa Egeria, sua  <em>praeceptrix</em> (Val. Max. I 2, 1 ) e consigliera [4]. Rileverò soltanto  che è stato opportunamente notato come questo rapporto con esseri non-umani  femminili accentui le caratteristiche “sciamaniche” della specifica funzione  svolta da quei due sovrani.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, sono “spose celesti”[5] che aiutano lo sciamano nella sua istruzione  e nella sua esperienza estatica. L’essenziale studio di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span> dedicato  allo <em>Sciamanismo</em>[6] dedica molte pagine a tale  tematica e la figura di Numa Pompilio, ancor più che quella di Servio, si presta  a considerazioni di questo genere, sì che Egeria è stata giustamente paragonata  a quelle <em>dākini </em>(in sanscrito) o <em>khandroma </em>(in tibetano) che  nella tradizione himalayana si accompagnano a grandi <em>guru</em> o maestri  tantrici famosi [7].</p>
<p style="text-align: justify;">A questo proposito, sono impressionanti le similitudini fra la pratica  (attuata grazie a doti “naturali” e paranormali) di condizionamento dei propri  sogni, secondo le esigenze del momento e in un contesto sacrale, presso i  Sabini[8] -  da cui proviene Numa – e l’insegnamento iniziatico (di derivazione  <em>Bön</em> e proprio alla scuola <em>nyingma</em>) della corrente  <em>Dzogchen</em> circa lo <em>Yoga del sogno</em>, di cui ha diffusamente  parlato il Lama Namkhai Norbu.[9]</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la lingua misteriosa e segreta delle<em> dākini</em>, che solo i   grandi <em>terton</em> o “scopritori di tesori” himalayani sono in grado  d’interpretare[10], ha un parallelo con Egeria, la quale è spesso affiancata  dalle <em>Camenae</em> come consigliere di Re Numa e talora considerata come una  di loro [11].</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è ben nota la funzione oracolare di queste e in particolare di Carmenta,  la ninfa madre di Evandro, di frequente alle<em> Camenae</em> associata,  artefice e tutrice di formule magiche, nonché introduttrice dei quindici segni  dell’alfabeto latino, formati a loro volta sulla base dell’alfabeto pelasgico di  Cadmo [12].</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;amp;isbn=9788881035915" target="_blank"><img class="alignright" style="margin: 10px;" title="la-dea-bendata" src="../wp-content/uploads/la-dea-bendata.jpg" alt="" width="150" height="215" /></a>Sulle caratteristiche “sciamaniche” di Servio Tullio e, in questo contesto,  sui suoi rapporti con la dea Fortuna, tratta diffusamente Leonardo Magini nel  suo recente <a title="La dea bendata" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;amp;isbn=9788881035915"><em>La dea bendata. Lo sciamanesimo nell’Antica Roma</em></a> [13]. In  tale dotto e ampio studio (che ha forse il difetto di una certa asistematicità)  l’episodio inquietante della “Finestrella di Fortuna”, se pur citato, non è  stato adeguatamente considerato, qualora si tenga conto che può servire ad  avvalorare la tesi dell’autore.</p>
<p style="text-align: justify;">In un noto testo evangelico (<em>Matteo </em>XIX, 24) è attraverso una “porta  stretta”  &#8211; la “cruna di un ago” -  che si può accedere al Regno di Dio. In un  senso meno elevato, si può anche parlare, come Dante[14], di “passare per la  cruna dell’ago” per indicare ogni passaggio da uno stato ad un altro. Ciò  implica una “morte” e una “rinascita”: ha quindi una valenza iniziatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Come i defunti, gli sciamani nel loro viaggio onirico debbono attraversare un  passaggio pericoloso, dal momento che, come la morte, lo stato estatico comporta  un “mutamento”. La finestrella che mette in comunicazione due mondi: quello,  sovrumano, di Fortuna, e quello, terreno (ma volto ad una condizione  apparentemente superiore all’ordinaria degli uomini normali, cioè alla funzione  regale) di Servio Tullio, ricorda proprio la paradossale situazione di certi  sciamani o degli eroi di certi miti riferita da M. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span>. Essi debbono passare  per dove “notte e giorno s’incontrano” [si tenga qui presente il legame tra  Fortuna e la Luna], trovare – appunto – una porta in un muro “o salire in cielo  attraverso uno spazio che si apre per un attimo, o passare fra due macine in  continuo movimento, fra due rocce che ad ogni istante si rinserrano, fra le  mascelle di un mostro e via dicendo” [15].</p>
<p style="text-align: justify;">Sono, queste, immagini mitiche esprimenti la necessità di trascendere i  contrari – ha sottolineato A. Coomaraswamy – di abolire la polarità che  caratterizza la condizione umana: “Colui che vuole trasportarsi da questo mondo  nell’altro, o tornare a questo, deve farlo «nell’intervallo»  unidimensionale e atemporale che separa forze apparentate ma contrarie,  attraverso le quali si può passare solo fulmineamente” [16].</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-sacro-e-il-profano-2/8835" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7309" style="margin: 10px;" title="il-sacro-e-il-profano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-sacro-e-il-profano2.jpg" alt="" width="200" height="303" /></a>Chi riesca a realizzare questo passaggio si può dire che abbia superato la  condizione umana: lo “sciamano” o “eroe” Servio lo ha fatto, sfidando la sorte  degli uomini. Congiungendosi &#8211; per mezzo della stretta finestra – con la dea  Fortuna, ha regnato con successo su Roma per 44 anni, ma ne ha anche pagato il  fio sulla svolta del <em>Clivus Urbius</em>, là dove il cocchio di Tullia farà a  brani le spoglie del suo cadavere sanguinoso[17]: e vien qui da pensare alla  funzione che proprio il cavallo riveste nella mitologia del rituale  sciamanico.</p>
<p style="text-align: justify;">Animale psicopompo per eccellenza, è, nelle cerimonie degli sciamani,  immagine mitica della stessa morte[18]. Non per caso, quindi, i cavali del  <em>Clivus Urbius</em> (che, per giunta, alcuni hanno posto in relazione con  <em>Virbius</em>/Ippolito e a quanto ne deriva in riferimento ai cavalli)[19] è  come trasportassero direttamente Servio nell’aldilà [20].</p>
<p style="text-align: justify;">Quella “rottura di livello”, quel passaggio da questo ad altri mondi che  Servio aveva praticato attraverso la Finestrella di Fortuna, ora ha mutato  polarità. Dal momento che, se è vero che <em>Fortuna audaces iuvat</em>, è anche  ben nota la sua incostanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Una <em>sors</em> recante un’iscrizione su un ciottolo, proveniente da  Fiesole e risalente al II secolo a. C., così recita:  “<em>ni ceduas, Fortuna  Servios perit</em>” (“se tu non cedi, [rammenta che]Fortuna uccise  Servio) [21].</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché, attraverso la stretta finestra di Fortuna che introduce nella  camera di Servio, Tanaquilla volle proclamare Re di fronte al popolo il suo  protetto e favorito, che aveva designato a tale compito sin da fanciullo. Alla  “sposa celeste” che accorda allo sciamano i suoi consigli e la sua  protezione[22], fa da contraltare, sul piano umano, la grande matrona regale  della tradizione etrusca e mediterranea[23], così bene studiata da  Bachofen [24].</p>
<p style="text-align: justify;">E fu così che, attraverso la “porta stretta”, Servio Tullio, il “servo” che  era uno sciamano, poté diventare Re [25]. La “cavalcata simbolica” legata alla  sua fine esprime – sempre in un contesto sciamanico – l’abbandono definitivo del  suo corpo, la sua morte non solo “mistica” – in tal caso – bensì tremendamente  reale.</p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[1] Letteralmente: “Porticina”. L’ubicazione di questa “porta finestrella” è  in apparenza sconosciuta. Tuttavia, se questa finestrella è in rapporto con  l’episodio di Tanaquilla (come appare evidente), va messa in relazione colla  Reggia di Tarquinio e questa, come riferisce Livio (1,41) narrando di  Tanaquilla, “era situata presso il Tempio di Giove Statore”, mentre la  proclamazione avvenne “per le finestre rivolte sulla Via Nuova”. Quest’ultima  correva ai piedi del fianco nord-occidentale del Palatino. Vedi anche Dion. Hal.  IV, 5, 1.</p>
<p style="text-align: justify;">[2] Riporto dall’edizione BUR, Milano 2007, p. 97, per la traduzione di Nino  Marinone. Nella sua attenta <em>Prefazione</em>, John Scheid rileva che “Le <a title="Questioni romane" href="http://www.libriefilm.com/questioni-romane/411"><em>Questioni  Romane</em></a> non sono un’opera completamente esoterica” (p. I), ma questo  equivale a dire che, in relazione agli interessi e alle competenze di Plutarco,  gli esoteristi potrebbero trovare nelle <em>Questioni</em> pane per i loro  denti.</p>
<p style="text-align: justify;">[3] Ov., <em>Fasti</em> VI, 571-576. Come è noto, la stesura dei  <em>Fasti</em> fu interrotta dall’esilio di Ovidio, voluto da Augusto per motivi  mai venuti alla luce. E’ curioso qui riportare che, secondo un autore cabalista  francese del ‘700, J.B. D’Argens de Boyer (<em>Lettres cabalistiques</em>, Tomi  I e VI), questo fu dovuto dall’avere Ovidio  divulgato il rapporto  dell’Imperatore Augusto con un misterioso essere sovrumano, la “Silfa  Hehugaste”, che scomparve non appena scoperta (ricavo l’informazione da C.  Miccinelli e C. Animato, <em>Commento e note</em> a <em>Il Conte di Gabalì</em> di N. H. Montfaucon de Villars e G.F. Borri, Genova, 1986, pp. 163 – 167).</p>
<p style="text-align: justify;">[4] Si veda l’ampio e utile studio di B. Zannini Quirini, <em>La demenza di  Numa</em>, in “Cultura e Scuola”, XXIV, 95 (luglio-settembre 1985), pp. 124 –  134, e, dello stesso, <em>La divinazione a Roma. La regola e le sue  eccezioni</em>, in “Abstracta”, IV, 40 (settembre 1989), pp. 28-37.</p>
<p style="text-align: justify;">[5] In Siberia chiamate <em>Àyami</em>, da distinguere con gli spiriti  ausiliari (<em>Sywén</em>) subordinati allo spirito protettore.</p>
<p style="text-align: justify;">[6] Cfr. M. Eliade, <em>Lo Sciamanismo e le tecniche dell’estasi</em>, I ed.  italiana Milano 1953 (traduz. di Carlo D’Altavilla,<em> alias</em> <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Julius  Evola</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">[7] Cfr. S. Consolato, “<em>Gter-ma” tibetani e “cose fatali romane”</em>, in  “Cittadella”, n.s., II, 6 (aprile-giugno 2002), pp. 14-23 (vedi p. 17). La  <em>dākini</em> Yeshe Chogyel fu una delle due mogli di Padmasambhava, colui che  introdusse il buddhismo tantrico nel Tibet, e per giunta sua biografa in quanto  autrice del <em>Padma-Than-Ying</em> (Storia delle esistenze di Padmasambhava),  un libro <em>terma</em> o di “rivelazione” (Ed. anast. Paris, 1979). Un altro  grande Lama che ebbe relazione con le <em>dākini </em>fu Pema Lingpa  (1450-1521). I caratteri sciamanici di questi due <em>guru</em> sono stati  riconosciuti al di fuori di ogni dubbio, in particolare per Padmasambhava:  soprattutto il suo cavalcare una tigre alata femmina sino alle grotte dove  sorgerà il complesso templare del <em>Taktshang Goemba</em>, o “Tana della  Tigre”, in Bhutan. Sulla relazione tra lo sciamano e la tigre, cfr. Mircea  Eliade, <em>Op. cit</em>., p. 7 e n. 1; sui due grandi <em>guru</em>, cfr. i  miei articoli: <em>Pema Lingpa, lo “scopritore di tesori” e la sua  discendenza</em> e <em>Il grande “guru” Padmasambhava e il suo arrivo in  Bhutan</em>, in “Arthos”, n.s., rispettivamente n. 14 (2006), pp. 34-44, e n. 18  (II 2009), pp. 360 – 367.</p>
<p style="text-align: justify;">[8] Cfr. Fest. 434 L. : “<em>Sabini quod &lt;volunt somniant” vetus&gt;</em> <em>proverbium</em>… (V.B. Zannini Quirini, <em>La demenza di Numa</em>, cit.  p.131).</p>
<p style="text-align: justify;">[9] Soprattutto ne <em>Lo Yoga del sogno e la pratica della luce  naturale</em>, Roma 1993. Si veda anche T. Wangyal Rinpoche, <em>Lo yoga  tibetano del sogno e del sonno</em>, Roma 1999.</p>
<p style="text-align: justify;">[10] Pema Lingpa è in grado di decifrare l’alfabeto magico dei manoscritti  ritrovati come <em>terton</em> solo con l’aiuto delle <em>dākini</em> (Cfr. <a title="Renato Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">R.  Del Ponte</a>, <em>Pema Lingpa</em>, cit., pp. 35 e 36) e in sogno visita il  paradiso celeste di Padmasambhava, dove studia le loro danze, le cui modalità  insegnerà ai propri discepoli. Sul “linguaggio segreto” degli sciamani,  paragonato spesso alla “lingua degli uccelli”, cfr. M. Eliade, <em>Op.  Cit</em>., pp. 87 – 89.</p>
<p style="text-align: justify;">[11] Cfr. Dion. Hal. II, 60, 6; Liv. I, 21, 3: (<em>Numa</em>) <em>Camenis  lucum sacravit, quod earum ibi concilia cum coniuge sua Egeria essent.</em></p>
<p style="text-align: justify;">[12] Cfr.R. Graves, <em>I miti greci</em>, Milano 1979, p. 164. Su Carmenta,  in particolare nella sua funzione di “tutrice occulta delle formule e  incantesimi bellici” ed anche dell’<em>evocatio</em>, cfr. l’importante studio  di M. Baistrocchi, <em>Le tre Carmente,</em> in “Ignis”, n.s., 1 (giugno 1990),  pp. 41 – 52.</p>
<p style="text-align: justify;">[13] Ed. Diabasis, Reggio Emilia 2008. Se ne veda un’esauriente recensione di  <a title="Mario Enzo Migliori" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/mario-enzo-migliori/">M.E.Migliori</a> in “Arthos”, n.s., XII, 18 (II. 2009), pp. 409 – 410.</p>
<p style="text-align: justify;">[14] Cfr. <em>Purg</em>. X, 13-16: “E ciò fece li nostri passi scarsi /  tanto, che pria lo stremo della luna / rigiunse al letto suo per ricorcarsi, /  che noi fossimo fuor di quella cruna”.</p>
<p style="text-align: justify;">[15] M. Eliade, <em>Op. Cit</em>., p. 361.</p>
<p style="text-align: justify;">[16] A. Coomaraswamy, <em>Symplegades</em>, New York 1947, p. 486. Nella  fisica quantistica si ripropone singolarmente il concetto di “fessura” o  “finestrella”. Si veda G. Conforto, <em>Corpo e onda. Una fessura verso altre  dimensioni</em>, in “Abstracta”, III, 28 (luglio – agosto 1988), p. 82: “E’  stata calcolata una dimensione tipica per ciascun corpo, insondabile agli  strumenti, che rappresenta una ‘finestra’ verso altri spazi <em>al di là dello  spazio e del tempo..”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">[17] Cfr. Liv. I, 48, 7. Servio, trucidato dai sicari di Tarquinio il  Superbo, trascinatosi morente sino al <em>Vicus Cyprius</em>, fu deliberatamente  travolto dai cavalli del cocchio della figlia Tullia al <em>Clivus  Urbius</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">[18] Cfr., Eliade, <em>Op. Cit</em>., p. 348.</p>
<p style="text-align: justify;">[19] L’identificazione del <em>clivius Urbius</em> od <em>Orbius</em> di Roma  con il <em>clivus Virbius</em> esistente ad Ariccia e, di conseguenza,  l’assimilazione di Servio a Virbio è dovuta ad E. Pais, <em>Storia di Roma</em>,  II, Roma 1926, pp. 134 e sgg. A me (in <em>Dei e miti italici</em>, Genova 1998,  p. 188, n. 140) è parsa eccessiva, ma ritenuta plausibile da L. Peverelli,  curatore dell’edizione Utet di Livio (<em>Storie-Libri</em> I-IV, Torino 1974,  p. 238, n. 48). Come è noto, Ippolito (divenuto poi Virbio) fu ucciso da un  cavallo e nel <em>nemus Aricinum</em> era interdetta la presenza dei  cavalli.</p>
<p style="text-align: justify;">[20] Si potrebbe anche pensare, qui, al tema della “caccia selvaggia” o  <em>Wildes Heer</em>, che è in relazione, appunto, col mondo dei morti.  L’argomento fu trattato anche nella corrispondenza fra <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">R. Guénon</a> e <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">J. Evola</a> nel  1933.</p>
<p style="text-align: justify;">[21] Vedi quanto ne dice L. Magini, <em>Op. Cit</em>., pp. 155-156, che  riporta il brano completo e riproduce la stessa <em>sors</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">[22] Nei resoconti inerenti agli sciamani euroasiatici, la <em>Àyami</em> o  “sposa celeste” risulta avere un rapporto “imperioso” con il suo protetto.  Talvolta lo importuna, pur proteggendolo, e gli crea delle difficoltà (cfr. M.  Eliade, <em>Op. Cit</em>., p. 77). Ne sembra il caso di Fortuna con Servio, ma  non così invece di Egeria con Numa.</p>
<p style="text-align: justify;">[23]  La protezione accordata allo sciamano dalla  “sposa celeste” ricorda la  funzione assolta da certe fate o semi-dee nell’istruzione e iniziazione di certi  eroi nei racconti mitici dell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica/">antichità</a>, ma anche del <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">Medioevo</a>. Tutto ciò  riflette certamente remote concezioni legate alla fase “matriarcale” della  civiltà euroasiatica e mediterranea, sino a risalire all’immagine archetipica  della Grande Madre degli animali (cfr. M. Eliade, op. cit., p. 78).</p>
<p style="text-align: justify;">[24] Cfr. J.J. Bachofen, <em>Die Sage von Tanaquil</em>, Heildelberg 1870. E’  merito di <a title="J. Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">J. Evola</a> averne tradotto diversi brani (fra cui tutta l’introduzione)  nell’<em>Antologia</em> bachofeniana da lui curata nel 1949 (ora ristampata [2009] dalle  Edizioni di Ar di Padova). Tuttavia il complesso dell’opera rimane inedito in  italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">[25] Fortuna è l’equivalente della grande dea pelasgica – e quindi etrusca –  protettrice anche delle classi servili, in ogni caso di quelle più umili. Ciò  rende più comprensibile la scelta come Re di un ex-servo. Raffigurata come  bendata, Fortuna parrebbe arbitraria nelle sue scelte e tuttavia, proprio in  virtù della sua ben nota instabilità, assai prevedibile: non poteva fornire al  Regno di Servio la sicurezza di una fine non violenta, in linea, pertanto con  l’atteggiamento delle <em>Potnie</em> mediterranee reclamanti la fine fisica del  “loro” Re, ormai vecchio e indebolito (qui ritorna l’immagine del <em>Rex  Nemorensis</em>). Diverso sarà il caso (e la sua tranquilla fine) di Numa. Ma il  destino di Servio s’inserisce in un contesto fortemente caratterizzato dal  “fatalismo” etrusco (di cui sarà specchio la concezione ciclica dei  <em>saecula</em>, destinata ad assumere grande rilievo anche a Roma con i  <em>Ludi Saeculares</em>), mentre quello di Numa risente della componente  “magica” sabina. Numa,  in altri termini, è uno sciamano “attivo”: è in grado  (pur con l’aiuto di Egeria) di controllare e talvolta di determinare certi  eventi fuori della norma. E’ in questo figura assai simile a certi  “Maghi-<em>Guru</em>” del mondo himalayano ed è il prototipo più significativo  del romano <em>Pontifex Maximus</em>: ponte in equilibrio, ben controllato, fra  due mondi che solo talvolta si incontrano.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-misteriosa-%e2%80%9cfinestrella%e2%80%9d-di-servio-tullio.html' addthis:title='La misteriosa “finestrella” di Servio Tullio ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Mes souvenirs de Julius Evola</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 16:31:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Del Ponte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Entretien avec Renato del Ponte, fondateur du Centro Studi evoliani a Gênes, sur Evola et le traditionaliste romain en Italie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mes-souvenirs-de-julius-evola.html' addthis:title='Mes souvenirs de Julius Evola '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><br/><p style="text-align: justify;">Renato del Ponte est une figure incontournable de l&#8217;évolisme européen. Fondateur du Centro studi evoliani à Gênes en 1969 et éditeur des revue <em>Arthos</em>, il anime aussi le Mouvement traditionaliste romain. Il nous a fait l&#8217;amitié de nous accorder l&#8217;entretien qui suit.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Question: Renato del Ponte, votre nom est étroitement lié à celui d&#8217;<a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, pourriez vous vous présenter à nos lecteurs et préciser ce qui vous a amené à <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> et quels ont été vos rapports avec lui?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867140056?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2867140056"><img class="alignright size-full wp-image-5693" title="julius-evola-homme-oeuvre" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/julius-evola-homme-oeuvre.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Réponse: Je suis simplement une homme qui a toujours cherché à donner à sa propre vie, sur les plans existentiels, politiques et culturels, une ligne d&#8217;extrême cohérence. Il est normal que sur cette voie mon itinéraire ait rencontré celui d&#8217;<a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> qui avait fait de la cohérence dans sa vie comme dans ses écrits son mot d&#8217;ordre. Naturellement pour des raisons conjoncturelles &#8211; <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> est né en 1898 et moi en 1944 &#8211; la rencontre physique n&#8217;a pu se produire que dans les dernières années de sa vie.</p>
<p style="text-align: justify;">Les circonstances et les particularités de nos rapports sont développés en partie dans les courriers que nous avons échangé à partir de 1969 et jusqu&#8217;en 1973 (Ndlr: Édité dans le livre Julius Evola, <em>Letttere 1955-1974</em>, Edizioni La terra degli avi, Finale Emilia, 1996, pp. 120-155).</p>
<p style="text-align: justify;">Il s&#8217;est toujours s&#8217;agit de rapports très cordiaux, emprunts pour ma part de la volonté de créer un réseau organisationnel qui fasse mieux connaître sa pensée en Italie et à l&#8217;étranger.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Q.: C&#8217;est vous qui avez déposé dans une crevasse du mont Rosé l&#8217;urne contenant les cendres d&#8217;Evola. Pourriez vous nous dire dans quelles circonstances ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">R.: C&#8217;est effectivement moi et d&#8217;autres amis fidèles qui avons assuré le transport et le dépôt des cendres d&#8217;<a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> dans une crevasse du Mont Rosé à 4.200 mètres d&#8217;altitude, à la fin d&#8217;août 1974. Pour vous dire la vérité, je n&#8217;étais pas l&#8217;exécuteur testamentaire des dernières volontés d&#8217;<a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, mais je lui avais promis ainsi qu&#8217;à notre ami commun Pierre Pascal, que je serais vigilant à ce que les volontés concernant sa sépulture soient correctement exécutées.</p>
<p style="text-align: justify;">Comme le craignait <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, il y eut de graves et multiples négligences qui m&#8217;obligèrent a intervenir et a procéder à l&#8217;inhumation avec l&#8217;aide d&#8217;Eugène David qui était le guide alpin d&#8217;Evola lorsqu&#8217;il fit ses ascensions du Mont Rosé en 1930. Il m&#8217;est impossible de raconter toutes les péripéties, certaines particulièrement romanesques, mais vous pouvez vous reporter à l&#8217;ouvrage collectif <em>Julius Evola: le visionnaire foudroyé</em> (Copernic, Paris, 1979) ou certaines sont relatées.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867140943?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2867140943"><img class="alignleft size-full wp-image-5694" title="masques-et-visages" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/masques-et-visages.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Q.: Vous animez le Mouvement traditionaliste romain. Qu&#8217;est-ce ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">R.: Le Movimento tradizionalista romano est une structure essentielle­ment culturelle et spirituelle qui se propose de mieux faire connaître les caractéristiques de la Tradition romaine, laquelle n&#8217;est pas une réalité historique définitivement dépassée, mais une entité spirituelle immortel­le capable d&#8217;offrir encore aujourd&#8217;hui un modèle opératif existentiel et une orientation religieuse basée sur ce que nous définissons comme la «voie romaine des Dieux». Dans ce but, le mouvement agit sur un plan interne et communautaire, très discret, voué à la pratique de la <em>pietas</em>, et sur un plan externe voué à faire connaître la thématique traditionnelle de la romanité au travers de manifestes, de livres &#8211; par exemple ma <em>Religione dei Romani</em> (Rusconi, Milano, 1992) qui a obtenu un important prix littéraire &#8211; et de revues. Pour le reste des particularités vous devez vous référer à mon intervention faites à Paris en février dernier au colloque de <em>L&#8217;originel</em> sur le paganisme et qui sera probablement publiée en français dans la revue <em>Antaios</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Q.: Pour certains, la période du groupe Ur est la plus intéressante d&#8217;Evola. Il nous semble qu&#8217;elle mélangea politique para-fasciste, occultisme et art moderne dans un étonnant et fascinant cocktail. Est-ce exact? Comment analyser cette phase de la vie d&#8217;Evola?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">R.: Je ne peux pas parler de manière brève du groupe d&#8217;Ur et de ses activités. Je vous renvoie à mon livre <em>Evola e il magico Gruppo di Ur</em> (Sear Edizioni, Borzano, 1994).</p>
<p style="text-align: justify;">Je me limiterai à dire gué c&#8217;est la période la plus engagée de la vie d&#8217;Evola.</p>
<p style="text-align: justify;">Cela parce que ce fut la période où certains courants ésotériques, qui pour une bonne part se revendiquaient de la tradition romaine, avaient quelques espérances concrètes d&#8217;influencer le gouvernement de l&#8217;Italie.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867141834?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2867141834"><img class="alignright size-full wp-image-5695" title="evola-qui-suis-je" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/evola-qui-suis-je.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Mais aussi cette phase de la vie d&#8217;Evola peut être interpétée comme une tentative, caractéristique de toute son existence, de «procéder autre­ment», de dépasser les limites des forces qui conditionnent l&#8217;existence, pour créer quelque chose de nouveau, ou de meilleur, de revenir à des conditions plus «normales» d&#8217;une vie selon la Tradition.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Q.: Comment concilier évolisme et engagement politique?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">R.: Si vous me parlez de possibles actions politiques d&#8217;orientation une fâché plus limitée, réservée à une minorité qui est de tenter d&#8217;influencer certains groupes ou certaines ambiances, mais au niveau individuel et sans espérance concrète de publication de revues et d&#8217;édition.</p>
<p style="text-align: justify;">Nous allons bientôt recommencer à publier <em>Arthos</em> à un rythme trimestriel. Il est naturel que l&#8217;initiative italienne soit accompagnée par la naissance de groupes et de mouvements analogues en Europe et surtout en France où l&#8217;œuvre d&#8217;<a title="Evoka" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> est bien connue. L&#8217;année a venir verra sûrement la réalisation d&#8217;initiatives concrètes dont vous serez bien sur informés puisque nous comptons naturellement sur votre active contri­bution.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong><br />
Article tiré de «Lutte du Peuple», numéro 32, 1996.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mes-souvenirs-de-julius-evola.html' addthis:title='Mes souvenirs de Julius Evola ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Nel segno di Marte</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:15:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Del Ponte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'origine mitologica delle popolazioni italiche nell'interpretazione di Renato del Ponte]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nelsegnodimarte.html' addthis:title='Nel segno di Marte '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">E&#8217; stato opportunamente sottolineato che probabilmente «non è il culto di Giove la manifestazione più antica presso gli Italici». Le tradizioni connesse al <em>ver sacrum</em>, che, abbiamo visto, rimandano alla più alta &#8220;preistoria politica d&#8217;Italia&#8221;, si ricongiungono tutte, infatti, alla figura di Marte, Dio della Guerra e in origine rappresentato semplicemente come un&#8217;Asta Militare, il <em>curix</em>, e nel contempo Protettore (armato &#8230; ) delle Pacifiche attività Agricole e pastorali.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, come Difensore Armato, poteva essere invocato dai Guerrieri prima della Battaglia e dai Contadini prima della lustrazione dei campi, con offerta di frutta e sacrifici di messi, fare da Patrono ai bellicosi <em>Salii </em>ed ai pacifici <em>Fratres Arvali</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Preller è dell&#8217;avviso che il ver sacrum appare «nei tempi più antichi tradizionalmente proprio solo nel Culto di Marte ( &#8230; ) che, accanto a Giove, era il vero Dio principale e capostipite della popolazione italica». Ora, se in seguito ad un <em>ver sacrum</em> il popolo originato dalla migrazione della <em>juventus</em> porta nel proprio nome quello di uno degli animali sacri a Marte, come il Picchio, il Toro, il Lupo, oppure si dice che uno di loro era alla loro testa al momento dell&#8217;esodo, si può concludere senz&#8217;altro che le primavere sacre venivano dedicate a Marte: ed era proprio con il suo mese, Martius, che la primavera, rinnovellatrice della natura, e lo stesso Anno, avevano inizio a Roma e presso i più antichi Indiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, quello che gli era consacrato doveva essere soltanto «<em>quod natum esset inter Kalendas Martias et pridie Kalendas Maias</em>», cioè compreso fra il 1° marzo ed il 30 aprile. Ecco dunque generarsi dalla terra dei Sabini, come frutto della più antica ondata di queste migrazioni, quei Picentes «<em>voto vere sacro</em>» che, provenendo dalla conca di Norcia, sono discesi nella valle del Tronto, di là diffondendosi: in Ascoli hanno avuto la loro capitale, in Cupra il santuario famoso di una loro Dea. «Picena regi . o, in qua est Ausculum, dicta quod Sabini, cum Ausculum proficiscerentur, in vexillo eorum picus consederat», afferma Festo: questo picchio che si è posato sulla loro insegna militare e li ha, per così dire, «adottati», «ha mostrato loro il cammino&#8230; ed è sacro a Marte», aggiunge espressamente Strabone.</p>
<p style="text-align: justify;">In quanto ai Marsi, discesi nella valle del Salto, «hanno un nome,di origine sacra, quindi assunto nell&#8217;occasione della primavera sacra che li staccava dal tronco sabino». La loro diretta connessione al Dio li avvicina a quei Mametlini campani che, consacrati in un <em>ver sacrum</em> nel Sannio e votati a Mamers &#8211; il Marte osco &#8211; fonderanno in Sicilia l&#8217;ultimo degli Stati italici indipendenti (289-264 a.C.): quella Messina che secondo un rito antichissimo si consacrò a Mamerte e si chiamò <em>TOUTO MAMERTINO </em> (o &#8220;popolo di Marte&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">Dal lago di Cotilia &#8211; che Dionisio ci ha riferito essere «sacro alla Vittoria» &#8211; il centro di migrazione si sposta al Fucino e dal Fucino al Sangro. Di qui comincia il territorio dei Sanniti, il cui nome il Devoto considera derivato dalla stessa radice &#8220;<em>*sabh-</em>&#8221; presente nel lat. Sabini, designante il vero nome nazionale degli Italici.</p>
<p style="text-align: justify;">I Sabini, afflitti dagli attacchi degli Umbri, consacrarono a Marte i figli nati in quella primavera e questi, raggiunta l&#8217;età adulta, partirono verso il sud in numero di circa settemila condotti da un Toro selvatico mandato dal Dio, avendo alla testa un certo Cominius Castrvnius. Giunti nel paese dei protolatini Opici, immolarono il Toro a Marte e vi si stanziarono, fondando sul luogo Bovianum, l&#8217;antica capitale Sannita, che reca nel nome il ricordo dell&#8217;animale divino.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale scena probabilmente appare in una rozza moneta sannita, che nel rovescio mostra un giovane guerriero stante su una lancia tra un albero (o trofeo) e un Toro giacente: personificazione forse di Cominius Castronius che, allo sdraiarsi del Toro Marzio, prende possesso del suolo a nome della <em>juventus </em>sabina.</p>
<p style="text-align: justify;">Il costume del <em>ver sacrum </em>non solo non s&#8217;interrompe, ma si intensifica: dal tronco principale dei Sanniti si forma il ramo meridionale degli Irpini o «lupi» che, guidati da un lupo sacro (<em>hirpus</em>), andranno ad abitare il bacino del Calore, tra le falde orientali del Taburno e i monti che si stendono sino alle pianure pugliesi: <em>Irpini appellati nomine &#8216;lupi&#8217;, quem irpum dicunt Samnites eum enim ducem secuti agros accupavere</em>. Il Lupo è notoriamente un altro animale consacrato a Marte e sarebbe stato alla testa di un ulteriore <em>ver sacrum </em>sannita, donde nacque la federazione dei bellicosi Lucani, estesa dalle sorgenti del Sele e del Bradano sino al territorio degli Enotri: il collegamento col greco <em>Lykos </em>(«lupo») pare infatti suffragato dalla monetazione lucana, raffigurante appunto una testa di Lupo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Brani tratti dal libro <em>Dei e miti italici</em> (Edizioni Ecig).</p>
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		<title>Le correnti della tradizione pagana romana in Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 15:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Del Ponte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia del Movimento Tradizionalista Romano nel Novecento descritta da uno dei suoi più autorevoli rappresentanti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/delponte.html' addthis:title='Le correnti della tradizione pagana romana in Italia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/algiz.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Algiza" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827218319" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/esoterismoefascismo.bmp" border="0" alt="Gianfranco de Turris (cur.), Esoterismo e fascismo. Storia, interpretazioni, documenti" width="95" height="145" align="right" /></a> Negli anni che vanno dai primi del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">secolo XX</a> al secondo dopoguerra, con le significative riprese ai giorni nostri (su cui poi ci soffermeremo), ma con intensificazione nel periodo iniziale della presa del potere da parte del fascismo sino al &#8220;culmine&#8221; rappresentato dalla Conciliazione dell&#8217;11 febbraio 1929, si è manifestata in Italia l&#8217;azione culturale, di pressione politica e anche il travaglio esoterico di un insieme composito di personalità, gruppi, riviste e tendenze che il prof. Piero di Vona per primo nel 1985 riassumeva per esigenze di chiarezza sotto la denominazione di &#8220;corrente romana del tradizionalismo&#8221; e che, almeno fino a pochi anni fa, non ha costituito una linea di pensiero omogenea, ben organizzata in un gruppo unitario e compatto dalle caratteristiche comuni, ideologicamente e politicamente parlando, ma una tendenza che poté assumere aspetti e sfaccettature differenti. Il significato dell&#8217;azione di questo insieme di personalità e gruppi, assai differente nell&#8217;impostazione e nei metodi, si è tradotto in pratica nella riproposizione del modello spirituale, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e rituale del paganesimo romano (che noi abbiamo proposto di definire meglio come &#8220;via romana agli déi&#8221;), che le autorità dello Stato italiano avrebbero daovuto fare proprio in contrapposizione alle ingerenze e allo strapotere politico e morale della Chiesa cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è questa la sede per tracciare la preistoria di tali correnti e neppure per riassumere i termini della questione circa eventuali trasmissioni della tradizione romana, su basi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a> e rituali (per questo rimandiamo al nostro <em>Movimento Tradizionalista Romano nel Novecento</em>, 1987), dall&#8217;epoca in cui le leggi liberticide di Graziano e Teodosio, fra il 382 e il 394 interruppero per sempre la <em>Pax Deorum</em>, sino ai giorni nostri. Il concetto di <em>Pax Deorum</em> è essenziale, dal momento che si tratta del &#8220;patto&#8221; o &#8220;contratto&#8221; stabilito alle origini fra gli déi dei primordi (fra essi soprattutto Giove, o il padre celeste, Giano, Marte, e Vesta) e il popolo di Roma: tale <em>pax</em>, voluta dal Re-augure Romolo, e perfezionata da Numa, fondò dall&#8217;inizio alla fine l&#8217;unione indissolubile di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> e di Stato Romano, dal tempo dei Re alla caduta dell&#8217;impero. Ora, le attuali correnti della tradizione romana pagana possono sì conservare privatamente il cultus deorum, ma non praticare il culto pubblico, perché questo presupporrebbe la vera restaurazione della <em>Pax Deorum</em>, coincidente con la stessa restaurazione dello Stato Romano tradizionale. Questo forse può spiegare come nel tempo vari esponenti di tale corrente cercassero di esercitare pressioni ai vertici più alti dello Stato italiano, sia pure con scarsi esiti.</p>
<p style="text-align: justify;">* * * * *</p>
<p style="text-align: justify;">Un illustre precedente (certamente di carattere prevalentemente culturale e ideale) della corrente tradizionalista romana può rintracciarsi in quella linea di pensiero di cui si fecero portatori, verso il termine dell&#8217;epoca napoleonica, Vincenzo Cuoco (col suo &#8220;romanzo archeologico&#8221; a chiave <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> in Italia ) e Ugo Foscolo: un atteggiamento, il loro, di rifiuto del cosmopolitismo dei philosophes francesi e, d&#8217;altra parte, del reazionarismo degli ideologi della Santa Alleanza, nella rivendicazione di una tradizione autoctona spirituale e civile che, partendo dall&#8217;Italia preromana, giunge a Roma e si prolunga sino al Rinascimento e perviene sino al <em>De Antiquissima Italorum Sapientia </em>di <a title="Giambattista Vico" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/giambattista-vico">Giovanbattista Vico</a>, ma trascorre ancora, come una vena feconda, lungo tutta la vicenda risorgimentale: le pagine ispirate del Mistero dell&#8217;amor platonico nel Medioevo (1840) di Gabriele Rossetti ne rappresentano un&#8217;altra continuazione. Nel corso del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">Novecento</a> alcune delle figure più rilevanti della corrente romana traggono la loro linfa da talune tendenze anticlericali e massoniche del Risorgimento, mentre altre se ne discontano per seguire vie proprie e originali.</p>
<p style="text-align: justify;">In un certo senso, tale diversificazione si è mantenuta sino ai giorni nostri. Il riferimento al Risorgimento non è casuale perché secondo gli attuali rappresentanti della corrente l&#8217;unità d&#8217;Italia è condizione indispensabile per la restaurazione della<em> Pax Deorum</em>: ciò per &#8220;ragioni metastoriche e matapolitiche, ovvero sacrali, basandosi ab origine sul rapporto tra suolo ed epifanie divine relative alle <em><a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiones</a></em> degli antichi abitatori d&#8217;Italia, quindi sullo <em>ius sacrum </em>di Roma&#8221; (dal <em>Manifesto del Movimento Tradizionalista Romano. Orientamenti per i tempi a venire</em>, Messina 1993, pagg. II-III. D&#8217;ora in poi citato come <em>Manifesto</em>). Oltre a influenzare poeti come Giovanni Pascoli, la &#8220;via romana agli déi&#8221; si sarebbe conservata in nobili famiglie del Lazio, come i Colonna e i Caetani: sarebbe anzi un Caetani (secondo una discussa identificazione) quell&#8217;&#8221;Ekatlos&#8221; che riferiva di un rito celebrato negli anni della prima guerra mondiale &#8220;per mesi e mesi, ogni notte, senza sosta&#8221; con la partecipazione di &#8220;forze di guerra e forze di vittoria&#8230; figure vetuste e auguste degli &#8220;Eroi&#8221; della razza nostra romana&#8221;, dopo che era stato ritrovato in una tomba dell&#8217;Appia antica un antico scettro regale. Ma alla via romana non sarebbero stati insensibili un famoso archeologo come Giacomi Boni (scopritore nel 1899 del <em>Lapis Niger </em>nel Foro Romano e disegnatore del fascio littorio per Mussolini) e un ministro della Pubblica Istruzione come Guido Baccelli, per il quale (sino alla fine dell&#8217;800) &#8220;l&#8217;ideale del secolo è il cittadino-soldato, il modello Roma antica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827215603" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/imperialismopagano.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Imperialismo pagano. Il fascismo dinnanzi al pericolo euro-cristiano. Quarta edizione corretta e con due appendici. Heidnischer Imperialismus. Seconda edizione riveduta" width="95" height="136" align="right" /></a> Tuttavia, fu con Arturo Reghini (1878-1946) che la &#8220;via romana&#8221; tende a farsi più esplicita, per quanto egli propriamente appartenga alla variante che può ben definirsi &#8220;orfico-pitagorica&#8221; e quindi solo perifericamente si situi rispetto al filone centrale della tradizione romana autentica, il cui nucleo è altra cosa. E fu proprio intorno alle riviste di Reghini &#8220;Atanòr&#8221; (1924), poi &#8220;Ignis&#8221; (1925), infine, dopo l&#8217;ordine del giorno Bodrero e le successive leggi sulle società segrete, &#8220;Ur&#8221; (1927-28), diretta formalmente da <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a>, che confluiranno quanti cercavano di dare al fascismo un carattere neopagano e romano, suscitando un certo interesse in Mussolini, se questi il 23 maggio 1923 ricevette da esponenti della &#8220;via romana&#8221; un&#8217;arcaica ascia etrusca legata a fascio secondo le prescrizioni rituali: con tale atto di sapore sacrale, come è evidente, si sarebbe voluto propiziare una restaurazione in senso &#8220;pagano&#8221; che, promossa dal fascismo, riportasse alla <em>Pax Deorum</em>. Lo stesso famoso libello di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a> <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827215603"><em>Imperialismo Pagano</em></a> (1928), che fu l&#8217;ultimo, deciso, inequivocabile e tragico appello da parte di esponenti della &#8220;via romana&#8221; prima del compromesso del Concordato, affinchè il fascismo &#8220;cominciasse ad assumere&#8221; &#8211; così si esprimeva <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Evola</a> &#8211; &#8220;la romanità integralmente e a permearne tutta la coscienza nazionale&#8221;, così che il terreno fosse &#8220;pronto per comprendere e realizzare ciò che, nella gerarchia delle classi e degli esseri, sta più su: per comprendere e realizzare il lato sacro, spirituale, iniziatico della Tradizione (p. 162): anche questa chiara presa di posizione risulta oggi che non fu del tutto sgradita allo stesso Mussolini, ma su un piano esclusivamente privato.</p>
<p style="text-align: justify;">Raccontava infatti il duce a Yvonne de Begnac (<em>Taccuini mussoliniani</em>, a cura di F. Perfetti, Bologna 1990, p. 647): &#8220;Contrariamente a quanto generalmente si pensa, non fui affatto seccato per la presa di posizione del dottor Julius Evola pochi mesi innanzi la Conciliazione contro una qualsiasi modulazione di pace tra Santa Sede e l&#8217;Italia&#8221;. Nei fatti l&#8217;11 febbraio 1929 il governo fascista firmava a nome del Re d&#8217;Italia il cosiddetto concordato con la Chiesa cattolica e nasceva il monstrum giuridico dello Stato della Città del Vaticano. Veniva con ciò eliminata ogni residua speranza di azione all&#8217;interno degli ambienti ufficiali, sia da parte di Evola sia di Reghini sia di altri autorevoli esponenti, restati per lo più nell&#8217;ombra, della &#8220;via romana&#8221;. Restava il &#8220;programma minimo&#8221; che ancora Evola aveva indicato in <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827215603"><em>Imperialismo Pagano</em></a>, vale a dire: &#8220;Promuovere studi di critica e di storia, non partigiana, ma fredda, chirurgica, sull&#8217;essenza del cristianesimo (&#8230;), promuovere studi, ricerche, divulgazioni sopra il lato spirituale della paganità, sopra la visione vera della vita&#8221; (p. 125).</p>
<p style="text-align: justify;">Quel programma &#8220;minimo&#8221; cercherà Evola più tardi in parte di compiere organizzando il lavoro di alcuni suoi insigni collaboratori attorno al &#8220;Diorama Filosofico&#8221;, una pagina speciale di cultura e filosofia uscita irregolarmente tra il 1934 e il 1943 all&#8217;interno del quotidiano cremonese &#8220;Il regime fascista&#8221; di Roberto Farinacci. La tematica della tradizione romana esaminata nei suoi simboli e miti e nella sua forza spirituale ritornerà qui di frequente negli scritti dello stesso Evola, di Giovanni Costa (autore, nel 1923, di un&#8217;<em>Apologia del Paganesimo</em>), di Massimo Scaligero, del giovane Angelo Brelich (nel dopoguerra ricoprirà la cattedra di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">Storia delle Religioni</a> del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">mondo classico</a> nell&#8217;Università di Roma) e di Guido de Giorgio, nonchè di collaboratori stranieri come Franz Altheim ed Edmund Dodsworth.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888646051" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cultoprivato.bmp" border="0" alt="Attilio De Marchi, Il culto privato di Roma antica. Vol. 1: La religione nella vita domestica. Iscrizioni e offerte votive" width="80" height="114" align="left" /></a> Ma il discorso si è fatto qui puramente di natura culturale, o al più, antropologica: manca, necessariamente, la controparte più intimamente spirituale o <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> e nulla è l&#8217;attenzione per il lato ritualistico. Guido de Giorgio (1890-1957), che aveva tentato una difficile opera di mediazione fra &#8220;via romana&#8221; e cristianesimo intorno a una nozione &#8220;metafisica&#8221; di Roma (e che pertanto non può propriamente essere inserito tra gli autori della corrente oggetto dell&#8217;indagine) aveva ben previsto nel suo <em>La Tradizione Romana </em>(concepita fra il 1939 e 1943 e uscita postuma solo nel 1973) che l&#8217;esito della seconda guerra mondiale sarebbe stato &#8220;addirittura letale per lo spirito e il nome di Roma&#8221; (p. 296).</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti la &#8220;via romana&#8221; pare a lungo restare sommersa sino a che, verso la fine degli anni Sessanta, pare dare nuovi segni di vita ai margini dell&#8217;estrema destra politica, dapprima all&#8217;interno del Centro Studi &#8220;Ordine Nuovo&#8221;, poi subito dopo (verso il 1970) distaccatosene col &#8220;Gruppo dei Dioscuri&#8221;, che ebbe sede principale a Roma e diramazioni a Napoli e Messina. E&#8217; poco chiaro fino a che punto il lato ritualistico legato alla ripresa della tradizione romana andasse nel &#8220;Gruppo dei Dioscuri&#8221; distinto da tematiche e pratiche operative magiche già in uso nel &#8220;Gruppo di Ur&#8221; del 1927-29: certo si sa che <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Evola</a> (scomparso nel 1974) era tenuto al corrente della sua attività. Tale organismo, che diede alle stampe quattro fascicoli dottrinari fra il 1969 e il 1974, i &#8220;Fascicoli dei Dioscuri&#8221; (uno di essi, Impeto della vera cultura, attribuibile ad un noto esoterista, pubblicato anche in francese nel 1979), era peraltro in via di dissoluzione verso la metà degli anni Settanta. Il &#8220;Gruppo dei Dioscuri&#8221; ebbe importanza per la cosciente riconnessione alle precedenti esperienze sapienziali e costituì da indicazione, per taluni elementi particolarmente sensibili provenienti dall&#8217;area della destra radicale (ma col tempo tale definizione ha perso buona parte del suo significato) verso possibili indirizzi e sbocchi futuri di quella che propriamente potremo ora definire &#8220;Tradizione pagana romana in Italia&#8221;. Se il Gruppo si dissolse per la particolare via operativa scelta e soprattutto per la mancata qualificazione di molti suoi componenti, alcuni dei gruppi periferici ne continuarono in maniera diversa e rinnovata l&#8217;attività. Così è certamente dal gruppo di Messina che deriva, verso la fine degli anni Settanta e nella medesima città, il &#8220;Gruppo Arx&#8221;, successivamente editore (dal marzo 1984) del trimestrale &#8220;La Cittadella&#8221; e degli omonimi quaderni. Con l&#8217;inizio degli anni Ottanta si è infine verificata una esplicita, cosciente ripresa della moderna corrente della &#8220;via romana&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sua prima manifestazione pubblica si tenne in un luogo e in una data alquanto significativi. Infatti nella cittadina di Cortona (sito donde sarebbe partito, secondo la tradizione mitica, in epoca primordiale Dardano, capostipite dei Troiani, verso l&#8217;Asia Minore) il 1° Marzo (giorno che segnava l&#8217;inizio dell&#8217;anno sacro dei Romani) del 1981 fu tenuto un importante convegno di studi dedicato alla Tradizione Italica e Romana. Se vi si manifestarono prese di posizione non omogenee da parte dei gruppi e movimenti presenti, esso ebbe il merito di riproporre il problema di come doversi connettere a quella che fu definita <em>aurea catena Saturni </em>della tradizione autoctona italica. Un secondo convegno fu poi tenuto poco dopo a Messina nel dicembre 1981, sul tema de<em> Il Sacro in Virgilio</em>. A partire da allora, la rielaborazione dottrinale e la ridefinizione concettuale dei valori difesi dagli attuali esponenti della &#8220;via romana&#8221; &#8211; di cui è parte cospicua anche l&#8217;apparire alle stampe di libri e di alcune collane specifiche (comprendenti classici antichi e moderni, nonché ricerche aggiornate di contemporanei) &#8211; si è spostata, da una parte, su un piano di affinamento interiore e, dall&#8217;altra, su un cauto lavorio organizzativo estendentesi attraverso varie regioni italiane. Così, tra il 1985 e il 1988, furono tenuti in Sicilia tre incontri (chiamati <em>I</em>,<em> II</em> e<em> III Conventum Italicum</em>) fra le tre principali componenti della &#8220;via romana&#8221;, in cui il dibattito ha riguardato soprattutto la ritualità, il concetto di monoteismo/politeismo, la preferenza da accordarsi alla tradizione cosiddetta prisca, o più antica, o alla più tarda romanità &#8220;misterica&#8221; e neoplatonica, infine la comune linea di azione volta a valorizzare e diffondere la stampa che approfondisca i temi della visione romana del sacro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nasce così propriamente, come vera e propria organizzazione, il &#8220;Movimento tradizionalista romano&#8221;, il quale si autodefinisce &#8220;non un movimento politico, bensì l&#8217;espressione, sul piano culturale della Nazione, di un Centro spirituale che alla fine del secondo millennio dell&#8217;Era Volgare testimonia della continuità e della viva presenza della Tradizione romano-italica in Italia&#8221; (<em>Manifesto</em>, p. I). E sul finire del 1988 viene pubblicato un volumetto anonimo, ma collettivamente firmato dal &#8220;Movimento Tradizionalista Romano&#8221; (d&#8217;ora in poi MTR), dal titolo: Sul problema di una tradizione romana nel tempo attuale. Sotto la specie di libro-intervista si rispondono alle principali e possibili obiezioni, dottrinali e culturali che potrebbero essere rivolte al MTR e viene fornita una prospettiva di orientamento preliminare per chi voglia liberamente partecipare alla vita di una costituenda ampia area tradizionalista romana. Nulla meglio che il riportare l&#8217;intero sommario può dare un&#8217;idea generale dei contenuti: 1)le varie componenti del MTR; 2)gli equivoci del &#8220;neo-paganesimo&#8221;; 3)spirito romano e mondo cristiano; 4)sulla &#8220;legittimità&#8221; della tradizione romana; 5)la <em>pietas </em>romana attuale; 6)il ruolo della donna; 7)le nuove &#8220;comunità di destino&#8221;; 8)obiettivi immediati; 9)sulla tolleranza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>; 10) la tradizione romana e la politica. Infine, nel corso del IV (e ultimo) Conventum Italicum, tenutosi il Solstizio d&#8217;Estate del 1992 presso la sede dell&#8217;Associazione Romània Quirites (una potente organizzazione entrata a far parte del MTR nel 1991 e strutturata comunitariamente, con aree agricole e attività artigianali in Romagna; pubblica il periodico &#8220;Saturnia Regna&#8221;) nella città di Forlì, fu deciso che accanto al MTR, con la sua struttura di federazione di associazioni di fatto e di diritto, sorgesse la <em>Curia Romana Patrum</em>, cui fosse demandata ogni facoltà di determinazione quanto al <em>mos </em>e di decisione in quanto alle caratteristiche della <em>pietas</em>, cioè del rito e del culto, che, sulla base di quanto è stato detto all&#8217;inizio, mantiene necessariamente un carattere privato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888646086" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cultoprivato2.bmp" border="0" alt="Attilio De Marchi, Il culto privato di Roma antica. Vol. 2: La religione gentilizia e collegiale" width="80" height="108" align="right" /></a> Cinque sono attualmente le <em>gentes </em>(raggruppanti una o più <em>familiae</em>) distribuite per l&#8217;Italia: due in Sicilia (<em>Aurelia </em>e <em>Castoria</em>); una al centro (<em>Iulia Primigenia</em>) e due al Nord (<em>Pico-Martia </em>e <em>Apollinaris</em>). Ha fatto seguito la stesura di un preciso <em>Kalendarium </em>che scandisse i ritmi &#8220;qualitativi&#8221; del tempo sacro e indicasse le date essenziali per le celebrazioni cultuali comunitarie personali. Su queste basi si sono pututi celebrare anche due matrimoni (uno in Sicilia nel 1989 e uno in Romagna nel 1992) secondo le linee dell&#8217;antico e sacro rito della confarreatio o &#8220;comunione del farro&#8221;, cerimonia assolutamente facoltativa e non richiesta agli aderenti alle <em>gentes </em>e celebrata <em>rite </em>dal <em>promagister gentium</em>, che è eletto o confermato ogni anno dalla <em>Curia Patrum </em>sulla base della sua <em>experientia </em><a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>. Per finire, accenneremo che ancora più di recente (1993) ha preso forma con un interessante <em>Manifesto </em>in quindici punti (che ci è già capitato di citare) una chiara intenzione del MTR di prendere direttamente posizione in una dimensione di risonanza pubblica. Ha scritto a questo proposito la rivista &#8220;Politica Romana&#8221;: &#8220;Questa volontà di incidere in ambito pubblico, con una specifica attenzione al tema della Patria, della Nazione, dello Stato e della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">Religione</a> mostra un risveglio d&#8217;interesse per quel dominio che fu il principale oggetto dell&#8217;attenzione e delle cure del <em>Koku-rei</em>, il Cerimoniale di Stato nipponico, peraltro oggi non più esistente come funzione istituzionale dello Stato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Più precisamente, al punto 5 (<em><a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">Religione</a>. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">Religioni</a></em>) del <em>Manifesto </em>si può leggere che il MTR: &#8220;Non guarda a se stesso come espressione di una realtà in competizione o contrapposizione con qualsivoglia <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a>: fa infatti propria l&#8217;idea, già romana, dalla pluralità delle forme del Sacro&#8221;. Tuttavia: &#8220;Considerando come &#8220;Stato tradizionale minimo&#8221; uno Stato &#8220;alla giapponese&#8221; nel quale il posto che ha lo Shintoismo nel Sol Levante sarebbe qui tenuto dal culto pubblico degli Déi di Roma, il MTR assicura fin da adesso che, nell&#8217;eventualità si addivenisse a un simile Stato, il pluralismo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> sarebbe mantenuto&#8230;&#8221;. Cionondimeno viene auspicato che &#8220;lo Stato del Vaticano venga meno, col trasferimento fuori dai confini d&#8217;Italia della sede papale, il che peraltro è nei voti di non pochi cattolici di tutto il mondo&#8230;&#8221;. Come si vede, l&#8217;eredità di <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827215603"><em>Imperialismo Pagano</em></a> è ancora forte&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <a href="http://www.centrostudilaruna.it/Algiza.html"><em>Algiza</em></a> 7, pp. 4-8.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/delponte.html' addthis:title='Le correnti della tradizione pagana romana in Italia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le origini etniche dei Liguri</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 15:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Del Ponte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Studio storico-archeologico sulle componenti etniche dell'antico popolo dei Liguri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/delponteoriginideiliguri.html' addthis:title='Le origini etniche dei Liguri '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875458324"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/iliguri.bmp" border="0" alt="Renato del Ponte, I Liguri. Etnogenesi di un popolo. Dalle origini alla conquista romana" width="94" height="142" align="right" /></a> È uno scherzoso paradosso affermare che, allorché si costituiva il primo germe delle futura etnia dei Liguri, essi naturalmente non sapevano di chiamarsi cosi. Ma, del resto, neanche dopo lo avrebbero saputo, perché questo nome venne loro attribuito dai Greci prima (<em>*Liguses</em>) e poi dai Romani (<em>Ligures</em>), formandolo probabilmente da una base linguistica pre<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a> <em>*&#8221;liga&#8221;</em>, &#8220;luogo paludoso&#8221;, &#8220;acquitrino&#8221;, ancora viva nel francese &#8220;<em>lie</em>&#8221; e nel provenzale &#8220;<em>lia</em>&#8220;: e questo perché il primo incontro fra i mercanti greci e gli indigeni sarebbe avvenuto proprio sulle coste paludose delle foci del Rodano.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">La storia dei Liguri parte da molto lontano. E&#8217; singolare, infatti, la constatazione che i Liguri, una popolazione fino ad oggi assai poco studiata e quindi conosciuta a livello generale, in realtà sono, tra i popoli d&#8217;Italia, quelli che siamo in grado di seguire dai tempi più remoti. Abbiamo questa possibilità soltanto per loro, se consideriamo la situazione dell&#8217;Italia Settentrionale al tempo dell&#8217;ultima grande glaciazione, quella di Wurm, allorché dovunque dominavano ghiacci o inospitali distese gelate. Dappertutto, tranne che lungo l&#8217;arco dell&#8217;attuale costa ligure, quasi un istmo fra penisola italica ed area franco-cantabrica, in cui il clima era quasi primaverile: in ogni caso sopportabile per flora, fauna ed esseri umani. E la nostra storia comincia proprio circa 25.000 anni fa, sul finire del Paleolitico Superiore, con quegli esseri umani che presero a frequentare le caverne dei Balzi Rossi, oggi a pochi metri dal confine francese, sulla costa, proprio sotto il villaggio di Grimaldi, che si trova a monte. In realtà queste grotte erano state frequentate già da migliaia di anni. Prima dell&#8217;epoca di cui parliamo le abitò l&#8217;uomo di Neanderthal, il quale scomparve o (più probabilmente) fu eliminato dall&#8217;uomo di Cro-Magnon (così detto da una località della Francia atlantica), a cui si deve la mirabile fioritura artistica delle grotte della civiltà franco-cantabrica. Nel momento di cui parliamo, esisteva un contatto diretto fra le coste atlantiche e la Liguria attuale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875459592"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/lacittadeglidei.bmp" border="0" alt="Renato del Ponte, La città degli dei. La tradizione di Roma e la sua continuità" width="95" height="141" align="left" /></a> In effetti, l&#8217;uomo dei Balzi Rossi costituiva la propaggine più orientale dell&#8217;uomo di Cro-Magnon. Se, come si è detto, prima che la fine dell&#8217;ultima epoca glaciale interrompesse i contatti, i ghiacci arrivavano a lambire la Liguria sin sul crinale a poca distanza dalla costa, lì invece era quasi primavera. Per effetto della glaciazione il mare si era ritirato e le grotte non si trovavano, come oggi, a 20 metri dal mare, ma a 10 chilometri, era dunque permesso l&#8217;insediamento umano ed animale. O, per meglio dire, l&#8217;insediamento umano esisteva proprio a causa del continuo passaggio di selvaggina di grossa taglia: bisonte, bue muschiato, stambecco, cavallo selvaggio. L&#8217;uomo viveva di caccia e, in minima parte, di raccolta. Non conosceva neppure la pesca, se non quella di fiume e torrente, al massimo raccoglieva qualche mollusco lungo gli scogli della costa. La prima cosa notevole da segnalare è la particolare struttura scheletrica e la notevole massa muscolare dei frequentatori dei Balzi Rossi: l&#8217;esemplare maschio adulto poteva raggiungere e superare l&#8217;altezza dei due metri e non essere mai inferiore ai 180 cm. E soprattutto tombe maschili sono venute alla luce nelle sepolture scavate a partire dagli anni &#8217;70 del secolo scorso sino ai primi del &#8217;900: ne emerge una civiltà prettamente patriarcale con la donna in posizione subordinata (proprio come avviene in tutte le comunità di cacciatori). Sembra poi di capire che quegli uomini di cui è stata trovata la tomba avessero una posizione privilegiata all&#8217;interno della comunità: lo si deduce dal colore rosso dell&#8217;ocra che ricopriva sia i corpi che le tombe, da ricondursi al concetto del rosso come celebrazione della sovranità, presente tra l&#8217;altro anche in diverse manifestazioni di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">Roma antica</a>. Si trattava evidentemente di capi. Vennero anche rinvenuti oggetti che in apparenza potrebbero suggerire una civiltà matriarcale: statuette di donne con caratteristiche sessuali esagerate, le cosiddette Veneri paleolitiche ritrovate anche in molte altre parti d&#8217;Europa, sempre associate ai resti del Cro-Magnon. Ma esse non devono far pensare ad una civiltà matriarcale, sono solo un tributo che questa umanità offriva al <em>sacrum</em>, al mistero della sessualità e della fecondità. Siamo di fronte, in ogni caso, ad una società spiritualmente molto sviluppata: sia nelle grotte atlantiche che ai Balzi Rossi sono stati trovati elementi (ad esempio, tacche incise su strumenti, ossa o pareti) che fanno pensare addirittura ad un sistema di calcolo del tempo, delle stagioni e delle costellazioni.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Il dominio dei cacciatori durò per migliaia di anni e l&#8217;ultima sua fase, che contrassegna le estreme manifestazioni della civiltà franco-cantabrica collegata all&#8217;uomo di Cro-Magnon, viene definita &#8220;Epigravettiano&#8221; (dalla località di La Gravette, in Dordogna): una fase culturale che in Liguria durò più a lungo, pervenendo, con diversi aspetti regionali, sino alle soglie del Neolitico. Circa 18.000 anni fa il distacco dell&#8217;area ligure dalla vicina area francese viene ad approfondirsi. Finiti i rigori e la presenza del ghiaccio, la valle del Rodano viene allargata e quindi resa impraticabile. Dove erano i ghiacci si distende una serie interminabile di paludi e questo provoca una rottura irrimediabile fra la zona atlantica e quella italica. Nell&#8217;area atlantica i residui dei Cro &#8211; Magnon daranno origine alla civiltà maddaleniana e saranno alla base (secondo l&#8217;opinione di molti) del grandioso fenomeno del megalitismo. Alcuni andranno a nord e (si pensa) contribuiranno alla formazione della razza falica o dalica. Molti si sposteranno a sud e attraverso la Spagna raggiungeranno l&#8217;Africa del Nord. Daranno vita alle etnie dei Guanci nelle Canarie, dei Cabili dell&#8217;Algeria e dei Berberi dell&#8217;Atlante e, più in generale, alla sottorazza detta degli Atlanto-mediterranei. Le popolazioni che rimarranno sul posto daranno origine all&#8217;attuale popolo dei Baschi. Esistono recenti ricerche (ad es., di L. e F. Cavalli Sforza) che, utilizzando le più aggiornate conoscenze della genetica, provano questa continuità.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a href="http://www.libriefilm.com/guerrieri-delleta-del-ferro-in-lunigiana/6335" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3469" style="margin: 10px;" title="guerrieri-eta-ferro" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/guerrieri-eta-ferro.jpg" alt="guerrieri-eta-ferro" width="200" height="281" /></a>Anche se non circola più da quelle parti l&#8217;uomo alto due metri e la cacciagione di grossa taglia, si può dire che i Baschi siano i moderni discendenti dell&#8217;Uomo di Cro-Magnon: lo prova, tra l&#8217;altro, l&#8217;alta frequenza del gruppo sanguigno 0 negativo e la spiccata dolicocefalia. Coloro che poi erano rimasti nell&#8217;area ligure lasciarono le loro tracce un po&#8217; dappertutto, fino alla Toscana settentrionale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">L&#8217;apporto etnico successivo sarà quello dei popoli mediterranei ovvero dei portatori della civiltà neolitica e quindi dell&#8217;agricoltura e della ceramica. Se pur non ne esistono le testimonianze archeologiche (come ricordava anche il grande storico delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sh.eliade.htm">Mircea Eliade</a>), vi è oggi tra gli studiosi la tendenza diffusa ad affermare che la civiltà neolitica si sia propagata lentamente dal Medio Oriente verso la Grecia e il corso del Danubio, quindi lungo le coste del Mediterraneo per mezzo di un piccolo cabotaggio. Per quanto riguarda la Liguria, l&#8217;unica area in cui ci sono prove archeologiche del manifestarsi della nuova cultura neolitica è quella di Finale Ligure, un&#8217;area abbastanza ampia nell&#8217;attuale provincia di Savona. Nelle grotte di Finale (in particolare nelle grotte della Pollera e delle Arene Candide) la civiltà agricola lascia le prime tracce del lavoro dei campi e della ceramica. Ma gli scheletri ritrovati hanno caratteristiche che ricordano le precedenti popolazioni dei cacciatori, il che significa che avvenne un matrimonio, un incontro tutto sommato pacifico fra la civiltà dei cacciatori e quella degli agricoltori (un fenomeno antropologico che si è riscontrato &#8211; e tuttora marginalmente si verifica in certe zone remote dell&#8217;Africa centrale &#8211; in epoche ed aree diverse del nostro pianeta ).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Nello studio della conformazione dei crani si avverte una rottura, ma anche una continuità. La caratteristica dominante dei crani Liguri &#8211; dall&#8217;uomo dei Balzi Rossi (Cro-Magnon) &#8211; alla conquista romana &#8211; è una dolicocefalia nettamente sviluppata. Il Neolitico non incide profondamente in quell&#8217;antica società, almeno fino a che non si sottentra nella successiva età dei metalli. Un&#8217;epoca che un tempo non lontano sembrava remotissima ed oggi invece ci appare più vicina. Più vicina, s&#8217;intende, se consideriamo le cose in una prospettiva più ampia, metastorica: ma in realtà, più lontana in termini di cronologia assoluta. Pensiamo un po&#8217; al cosiddetto &#8220;uomo (o mummia) del Similaun&#8221;, ritrovato pochi anni fa in Alto Adige: un cacciatore, forse uno sciamano, riemerso fortunatamente dai ghiacciai al confine con l&#8217;Austria. Fra le altre cose, ha con sé un&#8217;ascia dalla lama metallica, di rame (un rame che egli stesso fuse per sé). Le analisi al carbonio 14 fanno risalire la mummia al 3500 a.C., cioè a 5500 anni fa. In precedenza si pensava che il rame in Italia fosse sconosciuto in quell&#8217;epoca, ma adesso bisogna retrodatare il suo uso di circa un migliaio di anni. Ed è singolare come quell&#8217;ascia rassomigli molto alle asce raffigurate in Liguria sulle statue-stele della Lunigiana o nelle prime incisioni rupestri di Monte Bego.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875458057"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/deiemitiitalici.bmp" border="0" alt="Renato del Ponte, Dei e miti italici" width="94" height="141" align="right" /></a> Si pensava in un primo tempo che la Liguria fosse una regione povera di minerali, poi si è scoperto che nell&#8217;entroterra fra Chiavari e Sestri Levante esisteva una miniera di rame, a Libiola, sfruttata sin da epoca remotissima: analisi al carbonio 14 hanno dimostrato che vi si estraeva il metallo già 4500 anni fa. E la futura città di Chiavari (ma come si sarà chiamata allora?) nascerà come primo centro abitato sulle coste della Liguria proprio grazie alla presenza di questa miniera, dal momento che il rame vi veniva esportato tramite un approdo marittimo. Il professor Nino Lamboglia è stato l&#8217;autore di cinque campagne di scavo nella necropoli di Chiavari, che però risale all&#8217;età del Ferro, al VIII secolo a.C. Fra il 2500 e l&#8217; VIII secolo a.C. esiste naturalmente un lungo iato di tempo: come può essere colmato? Il prof. Lamboglia, durante gli scavi, studiandone la stratigrafia, aveva notato che la necropoli sorgeva su un luogo reso asciutto (così, almeno, egli pensava) mediante un&#8217;impermeabilizzazione artificiale ottenuta tramite uno strato di minuti cocci, che l&#8217;antica popolazione avrebbe appositamente steso a quello scopo. Tuttavia, Lamboglia non analizzò o, meglio, non ebbe il tempo per analizzare adeguatamente proprio questo strato, l&#8217;ultimo della serie, cosa che fu compiuta solo negli anni &#8217;80 di questo secolo. Ebbene, questo strato di cocci è composto da anfore di ceramica risalente al XIV-XIII secolo a.C. e si trattava, dunque, non di un fondo artificiale, ma di una base naturale di spiaggia, di riporto, lavorata dal mare, che attestava un traffico ed uno scambio di merci sulla costa già in quell&#8217;epoca lontana. Siamo agli albori dell&#8217;età del Bronzo e tale attività può essere agevolmente connessa con l&#8217;esportazione del minerale di rame e la miniera di Libiola. Poi, in seguito, nascerà il vero e proprio centro abitato e la necropoli ad incinerazione di Chiavari.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Analizzando il territorio ligure si capisce anche il carattere della popolazione. La gente ligure è stata sempre ritenuta chiusa, inospitale, difficile. I Romani la ritenevano &#8220;dura e agreste&#8221;. Tuttavia questa regione ha subito anche infiltrazioni lente e pacifiche di altre genti. All&#8217;inizio dell&#8217;età del Bronzo, dalle Alpi settentrionali si riversarono popolazioni che possiamo riconnettere con il mondo dei &#8220;campi d&#8217;urne&#8221;, vale a dire col crogiolo delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">popolazioni indoeuropee</a> che in parte popoleranno l&#8217;Italia. I Latini traggono origini da lì e così i Veneti e tante altre popolazioni italiche. In quest&#8217;epoca è ancora difficile distinguere i popoli italiani da quelli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtici</a>. Oggi esiste una &#8220;moda <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtica</a>&#8221; o <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">panceltica</a> che, intendiamoci, ha più di una giustificazione rispetto alla misconoscenza del passato, ma, appunto, non bisogna esagerare. Popolazioni che possiamo definire &#8220;pre<a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtiche</a>&#8221; si infiltrano comunque già in età antichissima nel Piemonte e nella Liguria centro-orientale, mentre la Liguria occidentale manterrà caratteristiche più arcaiche, così come certe aree più vicine alla Toscana (Garfagnana, Lunigiana). Nelle zone interessate dall&#8217;ondata migratoria inizierà un processo di parziale <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeizzazione</a> in parte collegato a popolazioni che ho definito &#8220;pre<a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtiche</a>&#8220;. Lo si può affermare anche sulla base di alcune iscrizioni ritrovate. La prima statua &#8211; stele rinvenuta in epoca moderna, nel 1837 a Zignago (SP), reca un&#8217;iscrizione in alfabeto etrusco, ma in lingua di dubbia attribuzione e tuttavia sicuramente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a>: &#8220;<em>Mezunemunis</em>&#8220;, ovvero &#8220;io (cioè la divinità raffigurata) che mi trovo in mezzo al bosco&#8221; (da notare l&#8217;affinità col latino). A Genova l&#8217;iscrizione (VI sec. a.C.?) &#8220;<em>Mi Nemeties</em>&#8221; (&#8220;di me, Nemetie&#8221;) di nuovo collega sistema alfabetico e grammaticale etrusco con un personaggio dal nome certamente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtico</a>. Eccoci dunque di fronte alla terza componente etnica della Liguria preromana .</p>
<p align="justify">
<p align="justify">* * *</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Conferenza tenuta ad Aosta nel corso del terzo Festival Celtique.<br />
Tratto da http://www.celti.it/revue/revue12.htm#I%20LIGURI.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/delponteoriginideiliguri.html' addthis:title='Le origini etniche dei Liguri ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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