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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Massimo Fini</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>C&#8217;è poco da festeggiare: il vero valore è il tempo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:45:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Fini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una critica alla civiltà del lavoro in occasione della festa del primo maggio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/pocodafesteggiare.html' addthis:title='C&#8217;è poco da festeggiare: il vero valore è il tempo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=883178921X"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ilribelle.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Il ribelle dalla A alla Z" align="right" /></a> Il lavoro, di cui si è testè celebrata la Festa in pompa magna, è uno dei valori più importanti della società moderna, se non addirittura il principale visto che la nostra Costituzione si apre, al primo articolo, con l&#8217;affermazione solenne: &#8220;L&#8217;Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro&#8221;. Ma non è stato sempre così. In epoca preindustriale il lavoro era se non proprio un disvalore quantomeno, per dirla con San Paolo, &#8220;uno spiacevole sudore della fronte&#8221;. In altre culture il lavoro non è mai stato un valore e in alcune, quelle che si sono salvate dall&#8217;assalto della nostra economia, non lo è mai diventato. In Europa il lavoro assurge a valore solo con la Rivoluzione industriale. Sia per i liberali che per i marxisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Marx è &#8220;l&#8217;essenza del valore&#8221; (non a caso Stakanov è un eroe dell&#8217;Unione Sovietica), per i liberal-liberisti è quel fattore che, combinandosi col capitale, dà il famoso &#8220;plusvalore&#8221;. In precedenza il lavoro non è un valore. In epoca feudale e <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medioevale</a> è nobile chi non lavora e l&#8217;artigiano e il contadino lavorano solo per quanto gli basta, il resto è vita. Non che il contadino e l&#8217;artigiano <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medioevale</a> non amino il loro mestiere &#8211; certamente lo amano di più, perchè maggiormente personale e creativo dell&#8217;odierno operaio industriale o dell&#8217;impiegato &#8211; ma non sono disposti a sacrificargli più di tanto del loro tempo. Perchè per quella gente il vero valore è appunto, &#8220;il tempo&#8221;. E, una volta assicurato il fabbisogno essenziale, il tempo va usato per vivere, non per accumulare altro lavoro. E quindi ricchezza. Anche a quegli uomini e a quelle donne piaceva, com&#8217;è sempre stato da che mondo è mondo, la ricchezza, ma a nessuno era mai passato per la testa che la si dovesse fare lavorando e non piuttosto con un colpo alla Ruota della Fortuna o mettendosi in caccia di qualche tesoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831784129"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sudditi.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Sudditi" align="left" /></a> Come notano <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/max-weber" target="_blank">Max Weber</a></span> e Werner Somabart la ricchezza attraverso il lavoro è un concetto, inaudito, che si afferma con l&#8217;avvento di quella classe doverista, metodica, calcolatrice, razionalizzatrice, punitrice e autopunitrice, autolestionista e masochista che è la borghesia e che venne poi proprio, per mimesi, dal proletariato e dalle filosofie ad esso collegate. Con la Rivoluzione industriale cambia anche il modo di concepire, di pensare e di sentire il lavoratore. Il signore, il maestro artigiano, il padrone della bottega non considerava i dipendenti una merce che si può vendere e comprare e nè essi si sentono tali. Il feudatario può considerare il servo del casato una sua proprietà, ma sempre come una persona non come cosa, oggetto, merce. L&#8217;attività del dipendente è incorporata nella sua persona e non ne può essere scissa. Oggi invece il dovere e il lavoratore sono una merce come un&#8217;altra, tanto che esiste un &#8220;mercato del lavoro&#8221; così come c&#8217;è un mercato del bestiame o dei latticini o dell&#8217;abbigliamento o dei &#8220;prodotti derivati&#8221; o di qualsiasi altra cosa (per mascherare un po&#8217; la mercificazione i lavoratori vengono oggi ipocritamente chiamati &#8220;risorse&#8221;. Ma se sono tali come mai ce ne si libera così volentieri?).</p>
<p style="text-align: justify;">Se il lavoro è il valore massimo, la disoccupazione &#8211; che in epoca preindustriale non esisteva perchè ad ogni nucleo familiare era assicurato il proprio, sia pur limitato, spazio vitale &#8211; è il suo contraltare negativo, la disperazione, l&#8217;orrore. Però oggi nelle società sviluppate ci sono milioni di disoccupati che, benchè tali, hanno di che nutrirsi, vestire, abitare, sia pur modestamente. Poter vivere senza lavorare &#8211; com&#8217;è il caso di questi disoccupati &#8211; è sempre stato il sogno dell&#8217;uomo. Almeno fino a quando ha avuto la testa. Invece costoro, immersi in una società opulenta, soffrono una drammatica frustrazione e si sentono umiliati e monchi perchè non possono accedere ai beni voluttuari che gli altri posseggono. Ma basterebbe un&#8217;inversione concettuale, come quando invece che nuotare controcorrente la si asseconda e capirebbero che sono loro i veri ricchi, perchè hanno a disposizione il bene più prezioso, proprio quello che agli altri, gli invidiati, coloro che lavorano, penosamente manca: il tempo. Mi ha sempre fatto sorridere che noi, il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabianimaggio.html">Primo Maggio</a>, si celebri allegramente la Festa della nostra schiavitù. E non mi pare privo di un significato su cui forse varrebbe la pena riflettere che la Festa di questo valore importantissimo e decisivo, qual&#8217;è oggi considerato il lavoro, si celebri facendo il contrario: non lavorando.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Gazzettino</em> del 3 maggio 2006.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/pocodafesteggiare.html' addthis:title='C&#8217;è poco da festeggiare: il vero valore è il tempo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Globalizzazione e catastrofi</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Fini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Impietose osservazioni di Massimo Fini sui perversi effetti della 'globalizzazione' sull'ambiente naturale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/massimofiniglobalizzazioneecatastrofi.html' addthis:title='Globalizzazione e catastrofi '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831781758"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/viziooscuro.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Il vizio oscuro dell'Occidente" align="right" /></a> Lo Tsunami è stato un fenomeno naturale globale che ha inferto un duro colpo proprio alla globalizzazione, come fatto e come concezione. Sul <em>Foglio</em>, Giuliano Ferrara contesta questa interpretazione sostenendo che lo Tsunami ha colpito regioni &#8220;fra le meno globalizzate&#8221; del mondo e proprio per questo ha avuto le conseguenze devastanti che ha avuto. È vero il contrario. &#8220;Globalizzazione&#8221; non è lo sviluppo e la crescita dell&#8217;attuale modello economico nei Paesi occidentali che hanno imboccato questa strada da due secoli e mezzo, dalla Rivoluzione industriale, ma è l&#8217;esportazione di questo modello nei mondi &#8220;altri&#8221;, in quello che noi chiamiamo il &#8220;Terzo mondo&#8221;. Ed è questa globalizzazione contaminante che ha indebolito le popolazioni indigene (in questo caso malaysiani, indonesiani, cingalesi, thailandesi e anche indiani) sotto ogni punto di vista, rendendole, tra l&#8217;altro, anche più vulnerabili allo Tsunami. Se un&#8217;onda di pari potenza si fosse abbattuta su quelle coste due o tre secoli fa il disastro sarebbe stato di gran lunga minore, molti meno i morti, anzi forse non ci sarebbe stato nessun morto. Per alcuni buoni motivi.</p>
<p style="text-align: justify;">1) Perché ci sarebbe stata molto meno gente sulle coste, oggi sovraffollate per sfruttare il turismo occidentale (o per dir meglio: per essere sfruttati dal turismo occidentale). 2) Perché le mangrovie, oggi in gran parte abbattute per far posto alle spiagge, avrebbero fatto da barriera all&#8217;acqua. 3) Perché capanne di paglia e legno sarebbero state sicuramente spazzate via, ma il legno galleggia e al legno ci si può aggrappare, mentre le strutture di cemento possono trasformarsi in una trappola senza uscita e, se cedono, in proiettili mortali. 4) Perché non ci sarebbe il problema delle infrastrutture dato che allora le infrastrutture non esistevano ma gli indigeni vivevano lo stesso. 5) Perché infine, e soprattutto, la contaminazione con la &#8220;<em>way of life</em>&#8221; occidentale, la globalizzazione appunto, ha profondamente pervertito gli istinti vitali di questa gente. In altri tempi queste popolazioni del mare avrebbero avvertito il pericolo con ampio anticipo, sarebbero state colte da orrore al primo cenno del ritirarsi delle acque e avrebbero saputo come mettersi in salvo. Invece molti di loro non hanno capito ciò che una bambina inglese di dieci anni, curiosa di fenomeni naturali, sapeva e che peraltro è intuitivo: che come le acque dell&#8217;oceano si ritirano, non per una marea conosciuta e periodica, la prima cosa da fare è correre nella direzione opposta con tutto il fiato che si ha in corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">La conferma di ciò che dico viene da quanto è successo alle isole Andamane. Le Andamane sono un arcipelago di piccole isole, le più vicine all&#8217;epicentro del terremoto verso Sumatra. Sulla parte, diciamo così, &#8220;civilizzata&#8221; delle Andamane (il sette gennaio vi si doveva tenere addirittura il &#8220;Festival del turismo&#8221;) i morti sono stati 9.571 e i dispersi 5.801.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831784129"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sudditi.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Sudditi" align="left" /></a> Sulle isole più piccole delle Andamane vivono anche alcuni popoli cosiddetti &#8220;primitivi&#8221;, ma che i tedeschi chiamano, più correttamente, &#8220;popoli della natura&#8221; perché vivono allo stato di natura e in armonia con essa. Tribù che non hanno mai accettato intromissioni, non solo degli occidentali ma anche degli indiani del cui territorio formalmente fanno parte. Quando si presenta qualche seccatore lo accolgono con archi e frecce e lo mettono in fuga. Hanno riservato questo trattamento anche a un elicottero che, in questi giorni, tentava di atterrare, per portare &#8220;aiuti&#8221;, su una spiaggia dove, passata la buriana, i Sentinelesi &#8211; così si chiama una di queste tribù &#8211; se ne stavano tranquillamente seduti. I pochi che sono riusciti ad avvicinare gli Onga delle &#8220;Piccole Andamane&#8221; o gli Jarawa o i Grandi Andamanesi della minuscola Strail Island o gli stessi Sentinelesi che vivono nell&#8217;isola più remota dell&#8217;arcipelago, da cui il nome di North Sentinel Island (e hanno potuto farlo solo accettando il rituale scambio di doni, perché per millenni fra le popolazioni malaysiane e polinesiane lo scambio non poteva avvenire se non nella forma del dono e del controdono) hanno descritto questi &#8220;primitivi&#8221; come miti, affettuosi, sorridenti, esuberanti&#8221;. La situazione è tale che lo stesso governo indiano ha, intelligentemente, vietato, per legge, di prendere contatto con queste popolazioni. Ogni tanto un funzionario del governo di Nuova Dehli si reca da loro, in visita, compie il rituale scambio di doni e poi se ne va. Questi contatti molto saltuari li accettano, ma, come ha scritto Viviano Dominici, &#8220;sono decisi a tenersi lontani da tutti e ogni volta che qualcuno tenta di sbarcare nel loro piccolo mondo loro lo respingono a frecciate&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene fra questi &#8220;primitivi&#8221;, benché siano stati investiti dal maremoto con molta più violenza dei più lontani indiani della costa, dei thailandesi, dei cingalesi, non c&#8217;è stato nemmeno un morto. La ragione è molto semplice e la spiega una responsabile della Croce Rossa, la dottoressa Namita Ali: &#8220;Sono più furbi dei cosiddetti civilizzati: conoscono l&#8217;oceano, non costruiscono le abitazioni sulla spiaggia ma sulle colline&#8221;. E quelli che stavano sulle rive, per qualche loro faccenda, appena hanno visto il mare ritirarsi sono scappati sulle alture.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono cose che dovrebbero far meditare. Invece mi pare che la grande macchina delle sottoscrizioni internazionali, globali, sia presa soprattutto dall&#8217;ansia di ripristinare al più presto la situazione di prima, di ricostruire, di ricreare quei Paradisi artificiali, come se volessimo cancellare e rimuovere un incubo senza farsi troppe domande sul perché lo abbiamo vissuto. E senza rendersi conto che la potente onda di quel denaro potrebbe rivelarsi, alla lunga, più devastante di quella dello Tsunami.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Gazzettino</em> dell&#8217;8 gennaio 2005.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?shop=2317&amp;Type=ExactAuthor&amp;Search=Fini+Massimo">TUTTI I LIBRI DI MASSIMO FINI (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/autore?action=bollibri&amp;tipoContrib=AU&amp;codPers=0000563">(BOL)</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/massimofiniglobalizzazioneecatastrofi.html' addthis:title='Globalizzazione e catastrofi ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il mercatino degli ideali in crisi</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Fini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crisi morale e istituzionale della politica italiana nelle acute osservazioni di Massimo Fini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mercatinoideali.html' addthis:title='Il mercatino degli ideali in crisi '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978883178175"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/viziooscuro.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Il vizio oscuro dell'Occidente" align="left" /></a> Solo in Italia, credo (e spero) le sorelle Lecciso possono diventare un caso e solo in Italia, credo (e spero) può andare avanti per giorni, riempiendo le pagine di tutti i giornali, una polemica condita con insulti e controinsulti, come quella nata sull&#8217;infelice battuta di Romano Prodi sui &#8220;mercenari&#8221; di Forza Italia. Invece di dare luogo alle solite &#8220;baruffe chiozzote&#8221; farebbero forse meglio a interrogarsi sull&#8217;esigenza che ha spinto Silvio Berlusconi, uomo pragmatico, a servirsi di mille giovani, regolarmente pagati, per fare propaganda a Forza Italia nelle prossime elezioni regionali. Perché è un&#8217;esigenza le cui ragioni hanno radici profonde che riguardano tutti i partiti e non certamente solo quello di Berlusconi, il quale in questo caso, come in altri, ha avuto il merito di non essere ipocrita. In Italia i partiti, soprattutto quelli di sinistra e la Democrazia cristiana, hanno sempre avuto apparati enormi, mostruosi, che non hanno uguale in nessun altro Paese dell&#8217;Occidente.</p>
<p style="text-align: justify;">In un&#8217;inchiesta che feci per &#8220;Il Settimanale&#8221; agli inizi degli anni Ottanta veniva fuori che più di un milione di persone era stipendiata dai partiti. O indirettamente attraverso vari marchingegni, come, per esempio, i famigerati &#8220;distacchi sindacali&#8221; e anche non sindacali (uno prendeva lo stipendio da un ente pubblico, ma in realtà lavorava per il partito che lì lo aveva messo).</p>
<p style="text-align: justify;">O direttamente, attraverso il sistema delle tangenti che serviva a finanziare, decurtato del &#8220;magna magna&#8221; personale, i famosi &#8220;costi della politica&#8221; (chi non ricorda, per esempio, i faraonici Congressi del Psi di Bettino Craxi con strutture da piramide di Cheope disegnate dallo pseudoarchitetto Filippo Panseca?). Un sistema che, nei primi anni Novanta, era diventato una piovra così tentacolare da portare il Paese vicino al collasso.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, ridimensionato il settore pubblico, fattisi più attenti i cittadini, i &#8220;distacchi&#8221; sono meno facili, in quanto alle tangenti esistono sempre, ma dopo &#8220;Mani Pulite&#8221;, benché si sia tentato in tutti i modi di innocuizzare la Magistratura, bisogna agire con una certa cautela e una minor sfrontatezza perché l&#8217;impunità non è più garantita al cento per cento. Detto e precisato questo, non v&#8217;è dubbio che fino a qualche decennio fa intorno ai partiti e ai loro apparati ruotassero anche moltissime persone animate da sincera passione politica che operavano disinteressatamente e gratuitamente. Il tanto decantato crollo delle ideologie ha ucciso queste passioni. Per un&#8217;idea come quella comunista, se autenticamente vissuta, si poteva dare il proprio tempo e, in circostanza decisive, anche la vita, per Fassino, pur con tutto il rispetto per quest&#8217;uomo sicuramente onesto, materialmente e intellettualmente, neanche un&#8217;ora. Chi militava nella Democrazia cristiana era animato, in molti casi, da un sincero &#8220;spirito di servizio&#8221;, come lo chiamavano i Dc, che è davvero molto difficile individuare nei partitini della diaspora. Chi stava nell&#8217;Msi negli anni Settanta od Ottanta aveva tutto da perdere e nulla da guadagnare e quindi la sua adesione non poteva avere che motivazioni ideali. E così via. Oggi, caduto il velo delle ideologie, il re è nudo e i partiti si svelano, appunto, agli occhi dei cittadini, perlomeno della loro stragrande maggioranza e soprattutto dei giovani che, in ragione della loro età, non sono stati intossicati da decenni di retorica sulla democrazia rappresentativa, per ciò che sono sempre stati: delle minoranze organizzate per curare soprattutto i propri affari, delle oligarchie che lottano ferocemente per il potere non per gestire in modo decente la cosa pubblica ma per spartirselo a vantaggio unicamente dei propri adepti. Minoranze organizzate che si azzuffano di giorno, per la platea, e si accordano di notte, al riparo da sguardi indiscreti, perpetuarsi in quanto classe, la classe politica, e su come spennare meglio, dietro roboanti parole quel pollo istituzionale, vittima designata della democrazia rappresentativa, paria invece che pari, che è il cosiddetto cittadino comune. L&#8217;avvento sulla scena di Silvio Berlusconi aveva suscitato grandi, e legittime, speranze che un uomo così particolare e singolare riuscisse a sbaraccare quello che lui stesso chiamava, con giustificato disprezzo, &#8220;il teatrino della politica&#8221;. La politica italiana si mostra, ormai inequivocabilmente, per quello che è: un&#8217;accozzaglia di mediocri, che si mettono e tengono insieme proprio perché mediocri, incapaci &#8211; e in realtà nemmeno interessati &#8211; di gestire un Paese e forse nemmeno un condominio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978883178412"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sudditi.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Sudditi" align="right" /></a> Per tutte queste ragioni il solco fra i partiti e la cittadinanza non è mai stato così profondo. In un recente sondaggio il Parlamento, dove i partiti operano ufficialmente, occupa, fra le istituzioni l&#8217;ultimo posto nella fiducia degli italiani, preceduto anche dalla denigratissima Magistratura e persino dall&#8217;Unione Europea che pur ci ha procurato, finora, solo angustie economiche. E sono convinto che se nel sondaggio la voce &#8220;Parlamento&#8221;, che in una democrazia conserva pur sempre una certa aureola, fosse stata sostituita da quella &#8220;Partiti&#8221; la fiducia sarebbe scesa a livelli vicini allo zero. Oggi i partiti si bazzicano per il potere, per ricavarne vantaggi, favori, prebende, per ritagliarsi rendite di posizione e di carriera a danno degli altri, di quelli che rifiutano di umiliarsi infeudandosi, ma in tutto questo la passione politica non vi ha più alcun posto, nemmeno come illusione.</p>
<p style="text-align: justify;">Silvio Berlusconi, stipendiando i mille giovani per uso di propaganda, non ha fatto altro che prendere atto della realtà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il gazzettino</em> del 7 dicembre 2004.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mercatinoideali.html' addthis:title='Il mercatino degli ideali in crisi ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>«Io non mi rimbocco niente!»</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 18:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Fini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una dura accusa ai protagonisti dello sfascio politico ed economico italiano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/massimofinieconomia.html' addthis:title='«Io non mi rimbocco niente!» '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Di fronte alla disastrosa situazione della nostra economia, segnalata da numerose Istituzioni, internazionali, europee e nazionali, Ocse, Eurostat, Istat e altri ancora, il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, ha ammonito, giorni fa, gli italiani a non lasciarsi andare a autolesionistici piagnistei e a &#8220;rimboccarsi le maniche&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831784129"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sudditi.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Sudditi" align="right" /></a> Io non intendo rimboccarmi un bel niente, anche perché non saprei cosa rimboccare ancora. Ho sessant’anni e lavoro da quando ne avevo ventitré, dopo essermi laureato con 110 e lode. Ho fatto l’impiegato, il pubblicitario e da trentatré anni sono giornalista, un mestiere che, se preso sul serio, è estremamente logorante e vuole un impegno quasi totale («Il giornalista nasce orfano e muore vedovo», diceva uno dei nostri maestri, Gaetano Afeltra, a significare che non ha tempo per la famiglia, per le mogli, per i figli). Con le mie tasse, che attualmente superano il 43%, ho contribuito a pagare, insieme a quelli della mia generazione, le pensioni <em>baby</em>, le pensioni d’oro degli alti dirigenti dello Stato e dei parlamentari (cui basta, per riceverla, aver fatto una mezza legislatura), le pensioni di anzianità fasulle, le pensioni di invalidità false, ma adesso che toccherebbe a noi metterci a riposo, l’età pensionabile viene continuamente alzata, in modo che venga possibilmente a coincidere con l’eterno riposo, cosicché lo Stato non debba sborsare una lira, e comunque se mai arriveremo a ricevere una pensione sarà ridicola rispetto a quanto abbiamo pagato in tutti i nostri anni di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">In più, il mio Istituto di previdenza mi aggredisce chiedendomi cifre esorbitanti per un’integrazione di pensione che non prenderò mai.</p>
<p style="text-align: justify;">E questa ulteriore aggressione alle mie tasche deriva dal fatto che il mio Istituto di previdenza in questi anni, sotto la pressione vorace dello Stato, ha sperperato il suo, anzi il mio denaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il coordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, ha detto che la disastrosa situazione economica italiana ha le sue origini, e cause molto lontane nel tempo e che non ne è addebitabile all’attuale governo. Verissimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il disastro è stato preparato e perpetrato negli Anni Ottanta, con gli sperperi del denaro pubblico, cioè nostro, di noi lavoratori, con l’allegra finanza, con l’assistenzialismo a chi non faceva niente per averne in cambio consenso e voti, con l’inflazione a due cifre per permetterci questi sperperi, con la corruzione e le tangenti per mantenere la classe politica e i partiti, con la &#8220;Milano da bere&#8221; dove ad abbeverarsi erano solo i furfanti, i mascalzoni, gli opportunisti. Insomma, la Prima Repubblica nella sua ultima fase.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831781758"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/viziooscuro.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Il vizio oscuro dell'Occidente" align="left" /></a> Ma sia Fabrizio Cicchitto che Pier Ferdinando Casini appartengono a quella stagione e facevano già allora parte dell’<em>establishment </em>politico. Cicchitto era un importante esponente del Psi, il numero due, dopo Signorile, della cosiddetta &#8220;sinistra ferroviaria&#8221;, e Pier Ferdinando Casini era l’uomo di fiducia di Arnaldo Forlani, uno dei massimi protagonisti, insieme a Bettino Craxi e a Giulio Andreotti, di quel periodo di scialacqui e abusi, per non dir di peggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono quindi responsabili <em>pro quota</em>, e nel loro caso di una quota rilevante, delle imprevidenze della Prima Repubblica e quindi della nostra attuale, drammatica, situazione economica, le cui premesse Cicchitto fa giustamente risalire a quegli anni. Ma né Cicchitto né Casini hanno pagato dazio per quegli errori che ora ricadono sulla testa degli italiani che han lavorato. Sono stati anzi premiati. Fabrizio Cicchito, che per sopramercato risultò anche iscritto alla Loggia P2, la losca organizzazione di Licio Gelli e di Ortolani, è oggi un importante esponente di Forza Italia, coordinatore nazionale di quel partito; Pier Ferdinando Casini è diventato addirittura presidente della Camera.</p>
<p style="text-align: justify;">E ora costoro hanno anche l’impudenza di venirci a chiedere di &#8220;rimboccarci le maniche&#8221;, a noi che ce le siamo rimboccate tutta la vita, lavorando come muli.</p>
<p style="text-align: justify;">Se le rimbocchino loro, le maniche, che sono parlamentari da quando hanno i calzoni corti e non hanno mai fatto un’ora di vero lavoro in tutta la loro vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi, come dicono a Genova, <em>aemu za daetu</em>. E, insieme alle nostre energie, che in questi anni sono servite a nutrire una massa enorme e variegata di parassiti lasciandoci senza fiato e senza soldi, stiamo pericolosamente esaurendo anche la nostra pazienza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da Il resto del Carlino del 9 giugno 2005.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?shop=2317&amp;Type=ExactAuthor&amp;Search=Fini+Massimo">Tutti i libri di Massimo Fini (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/autore?action=bollibri&amp;tipoContrib=AU&amp;codPers=0000563">(BOL)</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/massimofinieconomia.html' addthis:title='«Io non mi rimbocco niente!» ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le manipolazioni della genetica</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 18:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Fini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Centro Studi La Runa online]]></category>
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		<category><![CDATA[Scienze]]></category>

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		<description><![CDATA[Una critica serrata al modello di sviluppo esaltato da Francis Fukujama e Giuliano Ferrara]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/manipolazionidellagenetica.html' addthis:title='Le manipolazioni della genetica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p align="justify">
<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831781758"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/viziooscuro.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Il vizio oscuro dell'Occidente" align="right" /></a> Il mondo va alla rovescia e non c&#8217;è niente da fare. Scattone che per dannunzianesimo infantile ha ucciso una giovane studentessa, è stato messo a insegnar filosofia ai ragazzi, mentre forse sarebbe lui a dover imparare qualcosa. Adriano Sofri che fu il mandante dell&#8217;assassinio di un commissario di polizia, fa il bibliotecario e ha rubriche, in cui dà lezioni di morale e politica a tutti, sul più diffuso settimanale di destra e sul più importante quotidiano di sinistra. Da anni si cerca di tirarlo fuori definitivamente di galera perché è una «risorsa intellettuale indispensabile alla cultura italiana». Che cosa abbia apportato Sofri alla cultura italiana non si sa, benché abbia il privilegio di stare in carcere, di non dover lavorare, mantenuto dalla collettività, e quindi un mucchio di tempo per pensare, leggere e scrivere. Ma non vedo in giro suoi libri significativi.</p>
<p>Francis Fukujama annunciò sedici anni fa «la fine della Storia»: poiché il comunismo era stato sconfitto il mondo non aveva altro da fare che godersi le bellurie del libero mercato. Abbiamo poi visto, con le Torri gemelle, che la Storia non solo non era finita, ma forse era appena cominciata.</p>
<p>Uno che ha preso un granchio così colossale dovrebbe starsene nascosto in Nuova Zelanda sotto una pecora merinos. Invece lo ritroviamo professore emerito alla John Hopkins University, intervistato in pompa magna dal <em>Corriere della Sera</em>, invitato come <em>guru </em>a importanti Convegni. Adesso Fukujama si occupa di ingegneria genetica. Vengono i brividi solo a pensarci. Per la verità Fukujama questa volta dice cose giuste ma per ragioni sbagliate o comunque marginali.</p>
<p>Secondo lui la tecnica genetica va limitata perché lede i diritti dell&#8217;embrione e quelli di tutti i cittadini all&#8217;uguaglianza. A parte che Fukujama sembra non rendersi conto che le mani della Scienza sulla genetica sono esattamente il prodotto, inevitabile, di quel «capitalismo su base tecnologica» che egli considera, insieme alla democrazia e alla «diffusione di una cultura generale del consumo», lo sbocco ineluttabile di un disegno finalistico della Storia e che scandalizzarsi dell&#8217;ingegneria genetica dopo aver salutato le manipolazioni umane sulla natura come lo zenit della cultura occidentale è come meravigliarsi che, avendo inventato la pallottola, si arrivi al missile, la faccenda dei diritti &#8220;democratici&#8221; è qui del tutto marginale.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831784129"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sudditi.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Sudditi" align="left" /></a> La questione è un&#8217;altra. E non è nemmeno quella di recuperare un senso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> della vita che abbiamo perduto come pensa Giuliano Ferrara invitato, come Fukujama, al Convegno su «Natura umana e biotecnologie», tenutosi a Roma. Oltre al fatto che per Ferrara vale lo stesso discorso che riguarda Fukujama (non si può sostenere a spada tratta l&#8217;attuale modello di sviluppo e poi meravigliarsi delle sue conseguenze), per porre dei limiti alla ricerca scientifica o, per meglio dire, alle sue applicazioni, non c&#8217;è bisogno di appellarsi ai dubbi diritti dell&#8217;embrione o cercare di recuperare affannosamente l&#8217;immagine di Dio, basta usare la ragione che non è solo quella illuminista, che ci ha portato a questi punti; la ragione è esistita anche prima dell&#8217;Illuminismo, per esempio la ragione greca che aveva un senso del limite che oggi ci sarebbe molto utile. Ma anche senza ricorrere ai Greci troppo lontani, Francesco Bacone, che pur è considerato il padre della rivoluzione scientifica, ammonisce: «L&#8217;uomo è il ministro della Natura, alla Natura si comanda solo obbedendo ad essa». Per rispettare la Natura non è quindi necessario pensare che in essa si sia inverato un qualunque Dio, è sufficiente riflettere sul fatto che la Natura ha elaborato le sue leggi in milioni di anni.</p>
<p>Invece quando noi la manipoliamo tecnologicamente non siamo in grado di calcolare le varianti che mettiamo in circolo né tantomeno di gestirle. E tutta la storia della tecnologia usata in modo massivo, il che avviene a partire dalla Rivoluzione industriale, è lì a dirci che le nostre straordinarie invenzioni si sono, alla lunga, sempre rivolte contro di noi. Per cui con la tecnologia genetica potremo curare malattie oggi incurabili e fare gli uomini più alti, più belli e più sani ma poiché questo va contro le leggi della Natura e, come diceva Bacone», «non obbedisce ad essa», è certo che tutto ciò si risolverà, a tempi lunghi, in un <em>boomerang</em>, anche se al momento non possiamo valutare quale sarà e da dove verrà. Infine, e di passata, è assai curioso, per dir così, che noi oggi si cerchi di recuperare un senso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> della vita proprio nel momento in cui cerchiamo di impedire ad altri, per esempio agli islamici, se occorre a suon di bombe, di vivere il loro. È curioso che noi si cerchi di recuperare il senso di una famiglia che il modello occidentale ha disgregato e distrutto proprio mentre cerchiamo di distruggere il senso della famiglia dei musulmani che è basato su un certo ruolo tradizionale della donna che è diverso da quello che ha assunto in Occidente. È curioso che noi si affermi il diritto a difendere la nostra identità proprio nel momento in cui aggrediamo quella degli altri. E così via. Stiamo inanellando contraddizioni una dietro l&#8217;altra. Non riusciamo più nemmeno ad usare la logica binaria e il principio aristotelico di non contraddizione che sono alla base del razionalismo occidentale e che presiedono alle macchine che usiamo, per esempio il <em>computer</em>, per diffondere le nostre sciocchezze.</p>
<p>Ma non a caso ho cominciato questo articolo dicendo che il mondo va alla rovescia. Finché a dettare «la linea», avendo a disposizione ogni mezzo di comunicazione, saranno dilettanti allo sbaraglio come Giuliano Ferrara o pastori mancati come Francis Fukujama, che non si rendono conto delle proprie aporie e tantomeno di quelle del modello di sviluppo che sostengono, sarà molto difficile, per non dire impossibile, che noi si riesca a cavar fuori le gambe dal pasticcio in cui ci siamo cacciati.</p>
<p>* * *</p>
<p>Tratto da <em>Il Gazzettino</em> del 13 ottobre 2005.
</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?shop=2317&amp;Type=ExactAuthor&amp;Search=Fini+Massimo">TUTTI I LIBRI DI MASSIMO FINI (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/autore?action=bollibri&amp;tipoContrib=AU&amp;codPers=0000563">(BOL)</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/manipolazionidellagenetica.html' addthis:title='Le manipolazioni della genetica ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;altra faccia della società</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 18:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Fini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una critica del face off, nuova tecnica di trapianto del viso tipica dei tempi attuali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/laltrafacciadellasocieta.html' addthis:title='L&#8217;altra faccia della società '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831781758"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/viziooscuro.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Il vizio oscuro dell'Occidente" align="left" /></a> Grazie a una tecnica denominata &#8220;face off&#8221; è oggi possibile il trapianto integrale del viso per motivi estetici quando, in seguito a qualche incidente o per una malformazione congenita o per una bruttezza senza speranza, tale viso è considerato impresentabile. Risparmio al lettore tutti gli orripilanti particolari medici di questa tecnica, perché preferisco raccontare una storia accaduta una ventina di anni fa in un piccolo villaggio inglese vicino a Middlesbrough, che assomiglia a una fiaba, una di quelle cupe fiabe alla Andersen, che è però cronaca e che ha molto a che fare anzi, visto il tema di cui parliamo, molto a che vedere con questa nuova meraviglia della medicina tecnologica che consente di cambiare completamente il viso di una persona, che non si accontenta più di sostituire organi interni, segreti e difettosi, ma agisce sull&#8217;identità stessa dell&#8217;individuo.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo piccolo villaggio inglese viveva un ragazzo, di nome Stephen Power, brutto, ma così brutto che non osava nemmeno uscire di casa perché tutti lo prendevano in giro. Il nomignolo più benevolo che gli davano era &#8220;rospo&#8221;. Era lo zimbello del villaggio. Il ragazzo soffriva atrocemente questa situazione, si incupiva e si isolava sempre più. La sua fidanzata &#8211; perché il ragazzo, benché brutto, una fidanzata ce l&#8217;aveva &#8211; non tollerando di vederlo consumarsi così, gli consigliò di recarsi a Londra al South Tees Authority, un ospedale specializzato in chirurgia estetica dove si diceva che esistessero medici capaci di fare miracoli e di cambiare completamente il volto delle persone. Il ragazzo andò. I chirurghi si riunirono in consulto e stabilirono che la cosa si poteva fare. Ma ci volevano molti soldi. Così la madre di Stephen, una povera donna, si sfiancò di lavoro per alcuni anni finché ebbe il denaro. L&#8217;operazione durò tre giorni (più o meno lo stesso tempo necessario per il &#8220;face off&#8221;) e, a detta di tutti, il risultato fu eccezionale. Il ragazzo ne uscì trasformato: era diventato bello. Lasciato l&#8217;ospedale e tornato a casa Stephen si mise davanti allo specchio. E inorridì: non si riconosceva. Lo specchio gli rimandava il volto di un altro, di uno sconosciuto. Non era lui. Invano gli amici, quegli stessi che prima lo prendevano in giro, tentarono di convincerlo, di rassicurarlo che il bel giovane riflesso nello specchio era proprio lui, Stephen Power. Ma inutilmente. Il ragazzo li cacciò di casa e si chiuse nella sua stanza. Qualche ora dopo lo trovarono morto.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa insegna ai futuri fruitori del &#8220;face off&#8221; e a tutti noi questa storia crudele e affascinante, così densa di significati? Il più immediato è che nella società del <em>look </em>e dell&#8217;immagine non è più possibile essere brutti. La bellezza è diventata un requisito indispensabile, un <em>must</em>. Intendiamoci, da che mondo è mondo la bellezza è sempre stata, almeno in linea di massima, un vantaggio per quei fortunati che la posseggono. Il fatto nuovo è che nella società attuale la bruttezza non è più accettata. Poiché oggi, con i mezzi, medici, tecnologici, estetici, che ci sono, tutti possono, con qualche sforzo, se non diventare davvero belli almeno sembrare tali, la bruttezza è considerata un segno di trasandatezza, di trascuratezza, di mancanza di amor proprio, insomma una colpa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la storia di Stephen Power reca anche un insegnamento più ampio. Mai società è stata così totalitaria e liberticida come questa che si crede e si dice tollerante e permissiva. Essa nega la più fondamentale delle libertà: quella di essere ciò che si è. Lo vediamo in tutte le sue manifestazioni. I vecchi sono accettati solo se fanno i giovani, se si comportano da giovani, se consumano come i giovani. Non è più lecito lasciarsi andare alla propria età e ai suoi inevitabili limiti (che, sia detto di passata, è uno dei pochi piaceri della vecchiaia). Oggi è proibito essere vecchi. Tanto che in quello stesso programma televisivo che annunciava trionfalmente l&#8217;avvento del &#8220;face off&#8221;, del trapianto di viso, si riportava anche una statistica secondo la quale l&#8217;85% degli ottantenni si rifiutava di definirsi &#8220;vecchio&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In un certo senso, checché se ne dica, nemmeno gli handicappati, cui vengono dati nomi ipocriti (audiolesi, non vedenti, motulesi invece che sordi, ciechi e storpi), sono accettati in quanto tali, si deve fingere che non siano diversi dagli altri, che rientrino nella normalità e, per dissimulare la realtà, si organizzano per loro grottesche olimpiadi, penosi campionati di atletica. Sono accettati solo se si omologano in qualche modo alla normalità. Persino per legittimare il pazzo si è dovuto proclamare che &#8220;la malattia mentale non esiste&#8221;. La società che ha proclamato ai quattro venti &#8220;il diritto alla diversità&#8221;, in realtà, con una dolorosa e profonda contraddizione, lo nega. Perché accettare &#8220;il diverso&#8221; significa, appunto, accettarlo nella sua diversità, non pretendere di omologarlo a una impossibile normalità. In questa corsa verso l&#8217;omologazione, la standardizzazione, la normalizzazione la società moderna ha ucciso l&#8217;essere in nome del sembrare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831784129"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sudditi.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Sudditi" align="right" /></a> Il caso di Stephen Power è emblematico e un ammonimento su cui dovrebbero meditare gli stregoni del &#8220;face off&#8221; e coloro che si affideranno alle loro armi. Che cosa mancava a questo ragazzo per essere felice? Nulla. Benché brutto egli aveva una fidanzata che lo amava, una madre pronta a tutti i sacrifici per lui. Ma poiché era brutto, poiché non era uguale agli altri, poiché era diverso, egli non poteva essere felice agli occhi altrui e quindi, in un gioco di controspecchi, nemmeno ai suoi. Il tragico errore di Stephen Power fu quello di credere che il sembrare fosse davvero più importante dell&#8217;essere. Ma quando si è visto allo specchio, da quel ragazzo sensibile che doveva essere e che proprio la bruttezza aveva affinato, ha capito che l&#8217;apparenza non ha valore e che aveva ucciso se stesso in nome di nulla. E il suo cuore non ha retto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello di Stephen Power non è che l&#8217;estremo apologo di una vastissima patologia che pervade l&#8217;intera società contemporanea dove tutti, più o meno, paghiamo con la nevrosi e la frustrazione perenne l&#8217;enorme fatica di sembrare ciò che non siamo. Completamente abbagliati dall&#8217;ideologia dell&#8217;immagine e delle apparenze, ci aggiriamo smarriti in una società di maschere, di &#8220;face off&#8221;, maschere noi stessi, avendo stoltamente dimenticato il profondo e liberatorio insegnamento di Pindaro: &#8220;Diventa ciò che sei&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Gazzettino</em> del 4 ottobre 2005.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/laltrafacciadellasocieta.html' addthis:title='L&#8217;altra faccia della società ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>I compari e i clienti</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 18:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Fini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I presagi sulla fine ingloriosa della democrazia in Italia secondo Massimo Fini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/icomparieiclienti.html' addthis:title='I compari e i clienti '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831781758"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/viziooscuro.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Il vizio oscuro dell'Occidente" align="right" /></a> Nei giorni scorsi il segretario della Lega, Umberto Bossi, ha detto che se non dovesse passare il <em>referendum </em>sulle riforme costituzionali il nostro sistema non potrà più essere cambiato democraticamente e quindi bisognerà passare da altre vie, evocando, implicitamente, scenari di violenza e di eversione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella di Bossi è stata un&#8217;affermazione sciagurata e inaccettabile perché in democrazia il voto, e solo il voto, è sovrano. Tuttavia non si può nascondere il senso di frustrazione e di rabbia impotente che prende il cittadino nel vedere che cosa è diventata la democrazia italiana e di che pasta sia fatta la sua classe politica e dirigente. Non mi riferisco ovviamente alle vicende referendarie, ma allo scandalo, l&#8217;ennesimo, scoppiato in questi giorni a seguito delle inchieste su prostituzione, gioco d&#8217;azzardo e dintorni. Non interessa qui il personaggio più noto, ma anche più rilevante, rimasto impigliato nell&#8217;inchiesta, il principe Vittorio Emanuele, già sufficientemente squalificato dal suo passato (anni fa nell&#8217;isola corsa di Cavallo, per un&#8217;assurda bravata sparò un colpo di fucile che ferì in modo irrimediabile un tedesco di 19 anni, Dirk Hammer, che morì dopo una lunga e atroce agonia. L&#8217;erede di Casa Savoia uscì indenne dalla vicenda, dopo undici anni di processi, perché evidentemente nemmeno in Francia la legge è uguale per tutti). Interessano i comportamenti dei politici, in questo caso degli uomini dell&#8217;<em>entourage </em>dell&#8217;ex ministro degli Esteri Gianfranco Fini, ma che riguardano in realtà l&#8217;intera classe dirigente democratica, di qualsiasi partito.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo benissimo che esiste la presunzione di innocenza (anche se, a causa della esasperante durata del processo italiano, si trasforma, molto spesso, attraverso la prescrizione, in una pura e semplice impunità), ma quello che, anche di non penalmente rilevante, emerge con certezza dalle intercettazioni è già sufficiente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831784129"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sudditi.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Sudditi" align="left" /></a> Innanzitutto il linguaggio, che è lo stesso di Moggi e compari: quel romanesco sbracato, allusivo e mafioso che tratta della cosa pubblica come fosse &#8220;cosa nostra&#8221;, un affare che riguarda gli amici e gli amici degli amici.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppoi l&#8217;arroganza spudorata, figlia della certezza dell&#8217;impunità. Ha detto (al <em>Corriere della Sera</em>, non in un&#8217;intercettazione) Francesco Proietti Cosimi, il segretario di Fini, ora eletto senatore: «Sì, raccomando. Le &#8220;anime belle&#8221; si rassegnino. Mi capita di spedire a chi di dovere biglietti con qualche nome di persona bisognosa di aiuto. Nulla di illegale. La politica è anche questo. Le &#8220;anime belle&#8221; devono capirlo». Può anche darsi che le &#8220;anime belle&#8221; debbano capire, ma che diciamo a quei cittadini che non essendo infeudati a questo o a quel partito, si vedono scavalcati per un posto di lavoro, alle Poste, alla Forestale, all&#8217;Enel, alla Rai? Debbono capire anche loro?</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà noi non viviamo più, da tempo, in una democrazia, ma in un sistema feudale, di minoranze organizzate, di oligarchie politiche, di aristocrazie mascherate le cui prepotenze sul cittadino non si sostanziano più, come ai tempi di Don Rodrigo, nella violenza fisica o nella sua minaccia, ma agiscono, come scrivo in <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831784129"><em>Sudditi</em></a>, «sul vasto terreno grigio, non legale, ma nemmeno apertamente illegale, e quindi inafferrabile e non contrastabile, dell&#8217;abuso e del sopruso, mantenendolo in una condizione di perenne inferiorità, paria invece che pari». Di fronte a un sistema del genere il cittadino è totalmente indifeso, anche dal punto di vista giudiziario.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=883178921X"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ilribelle.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Il ribelle dalla A alla Z" align="right" /></a> «Nulla di illegale» dice perciò spudoratamente l&#8217;ineffabile Francesco Proietti Cosimi. Sì, ma tutto di arbitrario e di sostanzialmente violento. La violenza apparentemente <em>soft</em>, sotterranea, quasi invisibile di questo neofeudalesimo democratico che emargina i cittadini liberi a pro degli adepti, dei favoriti, delle favorite, dei <em>clientes</em>. Che è poi il sistema con cui le oligarchie politiche, col voto di scambio, mantengono il consenso, chiudendo e completando così la truffa democratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Gianfranco Fini si è detto indignato per la pubblicazione delle intercettazioni e la violazione della <em>privacy</em>. C&#8217;è un filo di ragione in ciò. Ma i cittadini non devono invece indignarsi? Debbono rassegnarsi e inchinarsi a questa violenza neofeudale e ai mille Don Rodrigo di oggidì senza che ci sia nemmeno uno straccio di Fra Cristoforo a difenderli?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel gennaio del 1983 scrissi, sul <em>Giorno</em>, una &#8220;lettera aperta&#8221; al vicesegretario del Psi, Claudio Martelli, avvertendolo che se i socialisti avessero proseguito sulla strada degli abusi, dei soprusi, dei più sfacciati clientelismi, arrivando persino, come Don Rodrigo, a &#8220;torre le donne altrui&#8221;, prima o poi sarebbero stati sommersi dall&#8217;indignazione e anche dalla violenza popolare. E così anche dieci anni dopo. «Questa è la politica» dice Francesco Proietti Cosimi. Ma se questa è la politica, se questa è la &#8220;democrazia reale&#8221;, e, come pare evidente, non intende cambiare, verrà, prima o poi, fatalmente il giorno in cui si avvererà la sinistra profezia di Bossi, anche se per ragioni completamente diverse da quelle cui pensa il <em>leader </em>della Lega. E credo di non sbagliarmi. Come non mi sbagliavo allora.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Gazzettino</em> del 20 giugno 2006.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/icomparieiclienti.html' addthis:title='I compari e i clienti ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il peggiore dei mondi possibili</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 18:05:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Fini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Massimo Fini compara la civiltà europea attuale con il Marocco di trent'anni fa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ilpeggioredeimondipossibili.html' addthis:title='Il peggiore dei mondi possibili '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831781758"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/viziooscuro.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Il vizio oscuro dell'Occidente" align="right" /></a> Nel maggio del 1973 feci il viaggio di nozze con la mia prima moglie in Marocco, che era, allora, un Paese stupendo, non solo per le bellezze del paesaggio e delle sue città (Marrakesh, Meknes, Fes), per la sua storia e la sua cultura, ma perché coniugava il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medioevo</a> arabo con alcune conquiste della modernità, soprattutto nei settori della medicina e dell’educazione. Mia moglie ebbe un incidente vaginale piuttosto serio che i medici magrebini risolsero rapidamente e in modo perfetto consentendoci di proseguire il viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">A mezzogiorno si vedevano spuntare bambini e ragazzini con la cartella anche in pieno deserto e i giornali erano pieni di dibattiti sulla scuola, sui programmi, su quale fosse la migliore scansione degli orari per tenere alto il livello di attenzione dei giovani. Il Paese era ordinato e tranquillo. Era stato un capolavoro, a mio avviso, del re Hassan II, che era riuscito a guidare il Marocco verso una moderata modernizzazione senza che perdesse le proprie radici le proprie tradizioni, il proprio modo di vivere, la propria specificità. La gente era molto ospitale, dal re all’ultimo marocchino.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi potemmo visitare la reggia estiva di Hassan II, poco fuori Marrakesh, senza alcuna formalità, semplicemente presentandoci ai cancelli e chiedendo di entrare negli splendidi giardini di aranceti e limoneti, ingentiliti da dei laghetti. Sullo sfondo di questo paesaggio araldico sentivamo il rumore del galoppo della cavalleria berbera che si allenava. Sulla piazza Djma el Fnà di Marrakesh la gente stendeva i suoi tappeti, grandi o minuscoli e, sullo sfondo della Koutoubia illuminata la sera dalla mezzaluna, vendeva quel poco che aveva.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831784129"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sudditi.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Sudditi" align="left" /></a> Erano poveri, ma poco contava su quella piazza dove tutti facevano la stessa vita comunitaria e si divertivano agli spettacoli di saltimbanchi, fachiri e mangiafuoco che non erano per i turisti (che non c’erano, tranne una piccola <em>enclave hippy</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie all’estenuante capacità di mia moglie di portare in lungo i patteggiamenti finché non ottiene il prezzo che vuole (agli arabi, si sa, piace molto trattare) facemmo amicizia con M’Berek, il figlio di un commerciante che aveva bottega nel mercato al coperto, più ricco di quello che si teneva sulla piazza. M’Berek ci invitò a pranzo a casa sua perché conoscessimo la sua famiglia. Abitavano una casa spazio e luminosa, oltre ai genitori e a M’Berek, che, con i suoi 22 anni, era il più grande, c’erano due fratelli più giovani e il piccolo di tre anni, un bambino graziosissimo con un casco di riccioloni neri, (noi di bambini come Alì ne abbiamo uccisi 32.195, in Iraq, nella prima guerra del Golfo). Era una famiglia molto unita e affettuosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma M’Berek si era messo in testa di venire a lavorare in Europa, in Francia per fare l’operaio alla Renault. Invano gli dissi che a me sembrava che la sua felicità fosse lì, con la sua famiglia, con i suoi fratelli, nel suo mondo. Un anno dopo me lo vidi capitare a casa, di passaggio per la Francia. Lo ospitai qualche giorno, poi partì per Parigi. I ragazzi che si rivoltano oggi nelle <em>banlieu </em>parigine, sono i figli di M’Berek, diventati francesi a tutti gli effetti, che hanno capito di che pasta sia fatto il “sogno occidentale”.</p>
<p style="text-align: justify;">È una rivolta apolitica, aideologica, a<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> che non ha radici nemmeno nell’emarginazione e nella miseria, perché le <em>banlieu </em>non sono affatto miserabili, ma, al contrario, ben ordinate, fornite di tutti i servizi e collegate col centro da una rete invidiabile di metro. È una rivolta e basta. Contro un modello di sviluppo che chiede prezzi sempre più alti, dal punto di vista esistenziale e nervoso, senza dare in cambio nulla, tantomeno quell’armonia e quell’equilibrio che M’Berek aveva nel pur povero Marocco di trent’anni fa. Ecco perché la furia dei ragazzi magrebini si scatena nelle scuole, sugli autobus, sui servizi delle <em>banlieu</em>, cioè proprio sui <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> del loro relativo benessere che, evidentemente, benessere non è.</p>
<p style="text-align: justify;">La rivolta dei giovani magrebini &#8211; che Renzo Foa sul <em>Giornale</em> ha definito “nichilista” &#8211; è preoccupante e, insieme, significativa e molto interessante. Perché potrebbe estendersi, prima o poi, anche ai giovani europei, delle periferie e non, che, a differenza dei primi, non hanno il ricordo, attraverso il racconto dei genitori, di una vita più povera, ma più semplice, più equilibrata, più armonica, più serena, più sensata, più umana, ma intuiscono anch’essi che deve pur essere esistito un mondo meno stressante e insensato di quello che, dalla Rivoluzione industriale e dall’Illuminismo in poi, ci viene presentato come “il migliore dei mondi possibili’.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 15 novembre 2005.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ilpeggioredeimondipossibili.html' addthis:title='Il peggiore dei mondi possibili ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ci siamo creati le forze del male</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 17:10:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Fini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La fame in Africa e il terrorismo islamico quali effetti della globalizzazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/forzedelmale.html' addthis:title='Ci siamo creati le forze del male '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p align="justify">Ho seguito le vicende di questi ultimi giorni, il «Live 8», il vertice G8 a Gleneagles e poi i drammatici attentati terroristi di Londra, da un luogo vicinissimo e insieme lontanissimo dell&#8217;Europa, la Corsica, isola tendenzialmente indipendentista dove pochissimo ci si interessa delle vicende del Vecchio Continente e quasi nulla della stessa Francia di cui pur formalmente fa parte.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Credo però che una certa distanza, ciò che i francesi chiamano «recul» ad indicare la giusta posizione, né troppo vicino né troppo lontano, per osservare un quadro, offra la possibilità di valutare gli avvenimenti senza farsene travolgere emotivamente.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Sul «Live 8» e sul G8 ho letto decine di articoli che grondavano commozione per la miseria e la fame dell&#8217;Africa &#8211; una commozione molto spesso insincera, ipocrita e strumentale &#8211; così come per gli attentati londinesi ho letto migliaia di parole che esprimevano un&#8217;ovvia, e sacrosanta, indignazione. Ma nell&#8217;un caso come nell&#8217;altro non ho visto, da nessuna parte, porre due domande fondamentali: 1) perché l&#8217;Africa nera muore di fame? 2) perché esiste un terrorismo che ci odia, noi occidentali, in modo talmente feroce da abbandonarsi a stragi così efferate e indiscriminate? Eppure cercare di capire la radice dei fenomeni dovrebbe essere la prima cosa da fare se si vuole avere qualche probabilità di risolverli, tanto più che la fame dell&#8217;Africa e il terrorismo internazionale, anche se per ora di sola matrice islamica, sono in qualche modo legati fra loro pur se in un modo molto diverso da quello diffuso dalla vulgata (miseria-terrorismo).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Cominciamo dall&#8217;Africa. Tutti i discorsi sull&#8217;Africa danno come per scontato ed acquisito che il continente nero sia stato sempre alla fame. Non è così. È esistita per molti secoli un&#8217;«Africa felix» (si veda in proposito il volume <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804489650"><em>Africa</em></a> dell&#8217;antropologo londinese John Reader) che, sia pur a modo suo, viaggiando a 500 giri invece che a 10mila come noi, era viva e prospera. E in ogni caso, sino alla fine degli anni Sessanta del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">Novecento</a>, benché le fosse passato sopra il colonialismo l&#8217;Africa nera era alimentarmente autosufficiente. Qualcosa deve essere quindi successo in questi ultimi quarant&#8217;anni ed è su questo qualcosa che dovremmo riflettere prima di piangere lacrime di coccodrillo.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804489650"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/johnreaderafrica.bmp" border="0" alt="John Reader, Africa. Biografia di un continente" align="right" /></a> Il fatto è che, per quanto povera (povera secondo i nostri canoni puramente quantitativi), a partire dai primi anni Settanta l&#8217;Africa nera è stata considerata un mercato comunque appetibile (dato che i nostri cominciavano ad essere saturi) ed è stata quindi costretta in vari modi, in particolare proprio con gli «aiuti», ad integrarsi nel meccanismo della globalizzazione.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">I neri africani hanno dovuto abbandonare le economie di sussistenza (autoproduzione e autoconsumo), su cui avevano vissuto per secoli e millenni, ed entrare in un tipo di competizione, di <em>Kunkurrenzkampf</em> all&#8217;occidentale, che è completamente estranea alle loro culture (per il nero il lavoro non è un valore, lo è invece il tempo, per cui si lavora per quanto basta a mantenersi, il resto è vita o, per dirla con le parola di Render riferite ai tempi del primo colonialismo: «Guadagnare denaro non rientrava ancora nelle aspirazioni degli africani, riluttanti a sfacchinare per soddisfare eccentricità straniere per loro del tutto irrilevanti») e dove sono inevitabilmente perdenti. Per questo motivo ogni «aiuto» all&#8217;Africa nera, anche qualora dato in buona fede, è in realtà mortale perché stringe ancor più intorno al collo di quelle popolazioni il cappio di un sistema di vita, di produzione che non è il loro.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Finora in Africa si sono salvate solo quelle comunità che, per un qualche accidente, sono sfuggite al modello occidentale. Un esempio, fra i tanti possibili, è fornito da quei pastori somali, privi, per loro fortuna, da quindici anni di un governo centrale condizionato a sua volta dagli organismi internazionali occidentali e scampati alle buone intenzioni delle Ong, di cui parla il giovane agronomo fiorentino Michele Mori che vive fra loro (<em>La Stampa</em>, 6/7): «Dove sono stato io la pastorizia è ancora centrale nel sistema di vita, e questo ha permesso agli abitanti di sopravvivere e migliorare, affidandosi ai rapporti interpersonali, alla conoscenza del territorio, alle tradizioni, che sono i cardini della governance locale&#8230; Noi occidentali siamo ormai abituati da secoli a vivere attraverso un crescente controllo razionale dell&#8217;ambiente e non secondo criteri di flessibile adattamento ad esso. I pastori dunque, in Somalia e altrove, sono depositari di un&#8217;antica saggezza, che potrà esserci preziosa se invece di costringerli a uniformarsi al nostro modello (magari con la scusa di «aiutarli» ad essere più produttivi) sapremo recepire le strategie che ci suggeriscono&#8230; Attualmente mi occupo di analizzare il recente sviluppo del mercato del latte di cammello. Il suo aspetto più affascinante è che nessuna agenzia di sviluppo al mondo sarebbe stata capace di costruire un sistema come questo che si basa sulla fiducia, sulla reciprocità, sulla solidarietà, su sentimenti che non si vendono e non si comprano e rendono il mercato un prodotto della società e non il suo contrario.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">L&#8217;equilibrio dell&#8217;Africa nera, durato millenni, è stato quindi distrutto dalla eccezionale e sostanzialmente violenta pervasività del mondo occidentale (si tratti di multinazionali dei <em>diktat </em>dell&#8217;Fmi o della Banca mondiale o anche della bontà sanguinaria delle Ong e delle «anime belle» dei vari «Live 8» o «Live Aid» o «Usa for Africa») che ha degradato quelle popolazioni da povere (povere, sempre, secondo i nostri criteri) a miserabili e che le ha ridotte alla fame e costretto alle migrazioni forzate e disperate.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">L&#8217;Africa nera, che aveva culture belle, raffinate e affascinanti ma fragili e proprio perché non inclini all&#8217;integralismo e al monoteismo, culturale e <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, ma piuttosto, come dice Neri, alla flessibilità e alla mediazione, si è lasciata distruggere dalla nostra pervasività. Questa stessa pervasività è all&#8217;origine della reazione violenta dell&#8217;assai meno morbido &#8211; e per certi versi, nel suo fondamentalismo, a noi vicino &#8211; mondo islamico.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Sul <em>Corriere della Sera</em> (9/7) Gianni Riotta, a proposito degli attentati londinesi, scrive che l&#8217;Occidente rappresenta «le forze della tolleranza». Ma quale tolleranza c&#8217;è in un mondo che, nei fatti e oggi, attraverso Bush e i neocon, anche ideologicamente, vuole omologare a sè, alla propria economia, ai propri consumi, ai propri costumi, ai propri valori, alle proprie istituzioni, il resto del mondo non accettando in alcun modo la dignità e il diritto all&#8217;esistenza dell&#8217;«altro da sè»?</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831781758"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/viziooscuro.bmp" border="0" alt="Massimo Fini, Il vizio oscuro dell'Occidente" align="left" /></a> Si è cominciato foraggiando il criminale Saddam Hussein, con ogni tipo di armi, comprese quelle di «distruzione di massa», contro l&#8217;Iran di Khomeini semplicemente perché l&#8217;<em>ayatollah </em>proponeva, per il suo Paese e per il suo mondo, una «terza via» che non fosse né capitalista né marxista, cioè, nell&#8217;un caso e nell&#8217;altro, occidentale. Si è proseguito annullando le prime elezioni libere algerine, dopo trent&#8217;anni di sanguinaria dittatura militare, perché erano state vinte, a larghissima maggioranza (poco meno dell&#8217;80\%), dal Fis, cioè dal Fronte islamico di salvezza. Si è andati avanti aggredendo, invadendo, occupando l&#8217;Afghanistan e l&#8217;Iraq, inserendo governi fantoccio, con la pretesa di portarvi la democrazia, cioè i nostri valori. Adesso, come ipotesi minima, si vuole organizzare un colpo di Stato in Iran perché le elezioni sono state vinte da un tipo che non ci piace. E si è concettualizzata questa posizione affermando che tutti coloro che non aderiscono spontaneamente ai valori dell&#8217;Occidente fanno parte delle «forze del Male» o le sono affini o complici.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Si dà però il caso che moltitudini piuttosto consistenti non ci stiano a farsi occidentalizzare a forza e concepiscano un crescente astio per chi vuole costringerle ad abbandonare la propria cultura, le proprie tradizioni, i propri valori. In questo <em>humus </em>antioccidentale pesca il terrorismo internazionale che è una risposta integralista, fondamentalista, totalitaria e violenta a un mondo che, nonostante si definisca e si creda, in gran parte in buona fede, democratico e liberale, è integralista, fondamentalista, totalitario e violento. Che vede molto bene i cecchini altrui e giustamente se ne raccapriccia ma è inconsapevole dei propri (che cosa sono i cinquanta morti di Londra di fronte ai 5500 serbi e kosovari uccisi nella guerra alla Jugoslavia del 1999, ai ventimila civili afghani ammazzati fra il 2001 e il 2005 e, prima ancora, ai 32.195 bambini iracheni vittime di «effetti collaterali» durante la prima guerra del Golfo?</p>
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<p align="justify">Questi due diversi ma complementari fondamentalismi si rafforzano e si legittimano a vicenda. E in mezzo a questa immonda guerra fra la «guerra asimmetrica» o, come l&#8217;ha chiamata Edward Luttwak, «post-eroica», che è quella delle superpotenze occidentali troppo superiormente armate per poter essere affrontate lealmente sul campo, e il terrorismo globale una guerra che colpisce quasi esclusivamente civili, si trovano tutti coloro che non stanno né con Bin Laden (o chi per lui) e i suoi metodi atroci ma nemmeno con chi ha la pretesa proterva e totalitaria di omologare a sè, con le buone o con le cattive, ogni altra società, cultura, civiltà.</p>
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<p align="justify">Tratto da <em>Il gazzettino</em> dell&#8217;11 luglio 2005.</p>
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<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?shop=2317&amp;Type=ExactAuthor&amp;Search=Fini+Massimo">Tutti i libri di Massimo Fini (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/autore?action=bollibri&amp;tipoContrib=AU&amp;codPers=0000563">(BOL)</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/forzedelmale.html' addthis:title='Ci siamo creati le forze del male ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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