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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Massimiliano Afiero</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La Legione Norvegese sul fronte dell&#8217;Est</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 14:24:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Afiero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Estratto dal numero speciale 'Den Norske Legion' edito dalla Associazione Culturale Ritterkreuz dedicato ai volontari norvegesi impegnati nella battaglia contro il bolscevismo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-legione-norvegese-sul-fronte-dellest.html' addthis:title='La Legione Norvegese sul fronte dell&#8217;Est '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6777" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-6777" title="Volontario norvegese" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Volontario-norvegese-200x300.jpg" alt="Volontario norvegese" width="200" height="300" /><p class="wp-caption-text">Volontario norvegese</p></div>
<p style="text-align: justify;">Alla fine del 1941, terminato l&#8217;addestramento al campo di Fallingbostel (gli ufficiali ed i sottufficiali erano a Dresda), i volontari norvegesi furono trasferiti a Stettino, pronti per essere imbarcati via mare per la Finlandia. Qui i norvegesi passarono quasi due mesi in attesa: Quist ne approfittò per completare la formazione della terza compagnia, ancora in fase di organizzazione. Durante questa lunga attesa si verificarono però anche delle defezioni, circa duecento volontari chiesero di essere rimpatriati. Per evitare problemi con le autorità militari tedesche, il Comandante Quist giustificò ufficialmente questi rimpatri come dei ricoveri per problemi di salute. Nello stesso tempo fu avviata in Norvegia, in forma clandestina, la formazione di un battaglione sciatori, da impegnare sul fronte finlandese autonomamente dalla Legione: i volontari per questa unità furono concentrati in un campo di addestramento nei pressi di Torpo, a nord-ovest di Oslo, con l&#8217;idea di poter partecipare alla campagna invernale sul fronte finlandese, dove le condizioni climatiche erano ideali per un reparto sciatori. Ad istruire i volontari due ufficiali norvegesi, il Maggiore Kiellan ed il Capitano di cavalleria Baumann. Mentre la Legione si stava addestrando in Germania, un buon numero di nuovi volontari norvegesi furono &#8216;dirottati&#8217; a Torpo tra il mese di novembre ed il dicembre del &#8217;41. Ma fu proprio alla fine del mese di dicembre, che i tedeschi, informati della cosa, intervennero a sospendere la formazione dell&#8217;unità, che contava in quel momento circa 120 volontari. Solo nell&#8217;estate del 1942 venne ripreso il progetto della formazione di una unità sciatori per il fronte finlandese, con l&#8217;approvazione ufficiale dei tedeschi, posta alle dipendenze della divisione SS <em>&#8216;Nord&#8217;</em>.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><em>Partenza per il fronte</em></h3>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6778" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-6778" title="Visita di un ministro norvegese alla Legione a Stettino" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Visita-di-un-ministro-norvegese-alla-Legione-a-Stettino-300x180.jpg" alt="Visita di un ministro norvegese alla Legione a Stettino" width="300" height="180" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Visita di un ministro norvegese alla Legione a Stettino</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il 17 febbraio 1942, il <em>Reichsführer-SS</em> Heinrich Himmler in persona si recò a Stettino per ispezionare la Legione e riferire ai volontari norvegesi la loro nuova destinazione: la nuova controffensiva sovietica lanciata sul fronte di Leningrado, stava minacciando seriamente tutto il Gruppo di Armate Nord e quindi era necessario inviare in quel settore tutte le forze disponibili, inclusa la stessa Legione norvegese. La necessità di fermare l&#8217;avanzata dei sovietici, convinse quasi tutti i volontari norvegesi, delusi per l&#8217;improvviso cambio di fronte, ma decisi e determinati a battersi nella lotta contro il bolscevismo. Il giorno dopo, il 18 febbraio, i volontari norvegesi furono trasferiti all&#8217;aereoporto di Stettino, dove li attendevano più di cento aerei da trasporto <em>Ju-52</em>, per il loro trasferimento sul fronte di Leningrado. Gli aerei principalmente provenivano dal fronte africano e quindi non erano attrezzati per le rigide temperature dell&#8217;Est, che in quel momento si aggiravano sui -20 gradi centigradi. Agli ufficiali venne riferito che alcuni aerei sarebbero atterrati a Pleskau, altri a Riga e Gatschina lungo il fronte del fiume Luga a sud di Leningrado, in base alle condizioni del tempo ed alla situazione militare in corso. Come punto di raggruppamento dei reparti (<em>Sammelpunkt</em>) fu scelta la posizione di Puschkin, da dove successivamente i volontari norvegesi sarebbero stati trasferiti in prima linea. Il primo gruppo di volontari, che includeva lo stesso comandante Quist e la prima compagnia dell&#8217;<em>Ustuf</em>. Lindvig, in tutto trecento uomini, sbarcò a Riga nel bel mezzo di una violenta tormenta di neve, che costrinse tre aerei ad effettuare atterraggi di fortuna, che causarono alcuni feriti. Dopo il tormentato viaggio aereo, i volontari furono trasferiti a Puschkin su treno. Un secondo gruppo di norvegesi atterrò invece a Gatschina ed un terzo a Pleskau. Anche questi altri volontari raggiunsero la posizione di Puschkin su treno e su camion. Per circa due settimane i volontari norvegesi stazionarono in questa località, antica residenza degli zar, in attesa del loro trasferimento sul fronte di Leningrado. Mentre gli ufficiali furono inviati ad esplorare le future posizioni dei loro reparti, il resto della truppa proseguì la sua istruzione focalizzando l&#8217;attenzione sul maneggio e l&#8217;utilizzo delle armi, leggere e pesanti, in quelle difficili condizioni climatiche. Il comandante della Legione, Quist, da parte sua, si incontrò con l&#8217;<em>SS-Gruppenführer</em> Friedrich Jeckeln<sup>(1)</sup>, comandante di quella zona del fronte con il suo quartier generale proprio a Puschkin, il quale richiese la disponibilità della Legione norvegese in tempi brevi, per contrastare la spinta offensiva del nemico.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><em>Fronte di Leningrado</em></h3>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6779" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-6779" title="L'area operativa della Legione" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Area_operativa_Legione-300x188.jpg" alt="L'area operativa della Legione" width="300" height="188" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">L&#8217;area operativa della Legione</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tra il 28 febbraio ed il 10 marzo 1942, i reparti della Legione norvegese furono integrati gradualmente nell&#8217;<em>SS-Kampfgruppe Jeckeln</em>, già operativo fin dal 17 febbraio dello stesso anno. Questo gruppo da combattimento, che andò a rilevare parzialmente i reparti della <em>58.Infanterie-Division</em> (<em>Generalleutnant</em> Karl von Graffen), oltre alla Legione norvegese, comprendeva elementi della stessa <em>58.Inf.Div.</em>, gli <em>OrdnungsPolizei Bataillonen</em>, <em>56.</em>, <em>121.</em>, <em>305.</em>, <em>306.</em> e <em>311.</em>, un Battaglione della <em>Leibstandarte</em> <em>Adolf Hitler</em> (normalmente impegnato come guardia di onore a Berlino) ed elementi dell&#8217;artiglieria della <em>Polizei-Division</em>. I reparti norvegesi furono trasferiti subito dopo lungo il fiume Volkhov sotto l&#8217;attacco dei sovietici, nell&#8217;area ad est di Pushkin, mentre la retroguardia della Legione prese posizione a Krasnoje Selo, dove c&#8217;era anche lo stato maggiore del battaglione, l&#8217;intendenza e l&#8217;ospedale da campo. La Legione doveva difendere una linea del fronte lunga circa cinque chilometri che secondo il Comando tedesco era un settore relativamente tranquillo, pur sapendo che i sovietici erano a soli pochi metri dalle trincee norvegesi. Infatti, non appena presero possesso delle loro nuove posizioni, i legionari finirono subito sotto il tiro dei cecchini e dell&#8217;artiglieria sovietici. Il nemico, grazie alle piccole colline che circondavano l&#8217;area di Leningrado, poteva osservare facilmente le linee tedesche e colpirle con le armi pesanti. In quel punto i sovietici sicuramente non avevano in programma alcun attacco su vasta scala, ma restava in ogni caso un settore da tenere sotto costante controllo. Ad aggravare maggiormente la situazione c&#8217;erano le terribili condizioni climatiche caratterizzate da un terribile freddo ed una neve altissima. I giovani volontari norvegesi, pur abituati per natura alle rigide temperature invernali, non disponevano di equipaggiamento adeguato e quindi anche tra i loro ranghi si registrarono diversi casi di congelamento.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><em>Scontri tra pattuglie</em></h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.maxafiero.it/dnl.htm" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6780" style="margin: 10px;" title="Den norske Legion" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/copertina_Dnl-220x300.jpg" alt="" width="220" height="300" /></a>Per poter controllare meglio le sue posizioni, il comandante Quist, ordinò ai suoi ufficiali di inviare pattuglie in esplorazione per poter individuare le posizioni di fuoco del nemico e soprattutto la sua consistenza. Anche i sovietici inviarono pattuglie in esplorazione, soprattutto di notte, infiltrandosi tra le posizioni norvegesi e causando la sparizione di alcune sentinelle. Alcune posizioni più avanzate vennero quindi abbandonate, per ordine di Quist: questi avamposti, ai margini della prima linea difensiva, erano occupati generalmente da due uomini, armati con una o due mitragliatrici, granate, fucili e razzi bengala. Questi ultimi erano indispensabili per illuminare il campo di battaglia in caso di attacco da parte del nemico. Tra un avamposto e l&#8217;altro, c&#8217;erano circa trecento metri di distanza, effettivamente troppi per poter evitare possibili ed inevitabili infiltrazioni da parte delle pattuglie nemiche. La seconda linea difensiva si articolava invece su una serie di bunker delle varie compagnie, dove trovavano posto le armi pesanti, mitragliatrici e mortai, posizionate a zig-zag, per poter generare fuoco incrociato contro gli eventuali attacchi nemici. Nella giornata del 28 febbraio la Legione lamentò il suo il primo caduto, il legionario Erling Stömmes della prima compagnia, seguito il 4 marzo dal <em>Leg.-Uscha</em>. Kristian Vaaler della stessa compagnia, colpito da un tiro di mortaio del nemico. Anche nei giorni successivi si verificarono altre perdite sempre a causa dei cecchini e dell&#8217;artiglieria sovietici. Il 19 marzo una granata sovietica centrò in pieno il bunker del <em>Leg.-Ostuf</em>. Charles Westberg, un ufficiale di carriera al comando del secondo plotone della <em>4.Kompanie</em>: l&#8217;ufficiale morì sul colpo insieme ad altri tre volontari con lui nel bunker. Dopo aver continuato per giorni interi a colpire le posizioni norvegesi con la loro artiglieria ed i loro mortai, i sovietici iniziarono ad attaccare anche con i loro reparti di fanteria. Il 21 marzo, un intero battaglione di fanteria sovietico attaccò frontalmente le posizioni della <em>2</em>. e della <em>14.Kompanie</em>, cogliendo di sorpresa i norvegesi. Superato il primo momento di sbandamento, i legionari si ripresero aprendo subito il fuoco con le loro mitragliatrici e falciando i gruppi di assalto sovietici. In poco tempo, davanti alle loro posizioni caddero più di duecento fanti nemici, mentre da parte norvegese si lamentò un solo caduto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Testimonianza del legionario John Adolf Valentinsen, sul precedente attacco<sup>(2)</sup>:</strong></em></p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6781" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6781" title="Postazione difensiva norvegese sul fronte di Leningrado" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Postazione-difensiva-norvegese-sul-fronte-di-Leningrado-300x182.jpg" alt="Postazione difensiva norvegese sul fronte di Leningrado" width="300" height="182" /><p class="wp-caption-text">Postazione difensiva norvegese sul fronte di Leningrado</p></div>
<p>&#8220;<em>&#8230;Cinquecento sovietici hanno attaccato questa notte. Duecento giacciono morti nella terra di nessuno, in mezzo al filo spinato. Una pattuglia sovietica riuscì ad entrare in una delle nostre trincee e fece prigioniero uno dei nostri, un servente di mitragliatrice. Quando tentarono di fare ritorno alle loro posizioni incapparono nel nostro sergente von Weymarn</em><sup>(3)</sup><em>, che quando si accorse che erano nemici, li uccise tutti salvando il prigioniero. Tutta la giornata fu dedicata a raccogliere i cadaveri ed i feriti sovietici per trasferirli all&#8217;ospedale</em>&#8220;.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Si distinse particolarmente nel corso di questa battaglia difensiva, il <em>Leg.-Schütze</em> Lars Nielsen, della <em>2.Kompanie</em>, che venne decorato con la Croce di Ferro di Seconda Classe il 29 marzo 1942, la prima decorazione della Legione. Solo qualche giorno dopo, il 1° Aprile, Nielsen cadde sotto il fuoco nemico mentre difendeva il suo avamposto. Dopo l&#8217;attacco del 21 marzo, i sovietici ritornarono a colpire le posizioni norvegesi con i cecchini ed i mortai, evitando altri attacchi di fanteria.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Testimonianza di Alf Rödseth della 14.Kompanie:</strong></em></p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Domenica 22 marzo. A 15-20 metri dalla nostra trincea giacevano i caduti sovietici. Da parte nostra lamentavamo un caduto ed un ferito. Più tardi, in questa stessa giornata é caduto il mio grande amico Strand, una pallottola gli ha trapassato l&#8217;elmetto. Non si é dormito molto in questi ultimi giorni, non c&#8217;è stato un attimo di tregua… Mi sento cosi sporco, quasi come un maiale, visto che non c&#8217;é acqua per lavarsi e neanche per bere.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<div id="attachment_6782" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><em><em><img class="size-medium wp-image-6782" title="Volontario norvegese armato con un PPSH  sovietico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Volontario-norvegese-armato-con-un-PPSH-sovietico-300x209.jpg" alt="Volontario norvegese armato con un PPSH  sovietico" width="300" height="209" /></em></em><p class="wp-caption-text">Volontario norvegese armato con un PPSH  sovietico</p></div>
<p><em>Martedi 24 marzo. E&#8217; arrivata la primavera e le trincee si sono riempite di acqua.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mercoledi 25 marzo. La notte è stata tranquilla, però due miei camerati sono caduti. Uno mentre era di guardia. Oggi mi sono potuto finalmente lavare le mani. Ho scritto una lettera a casa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Giovedi 26 marzo. Questa notte abbiamo mandato due pattuglie fuori, una della terza compagnia ed un&#8217;altra della quinta. Il comandante di plotone Söfteland è stato ferito da una pallottola nel braccio, mentre altri due uomini sono rimasti leggermente feriti. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Venerdi 27 marzo. Oggi Elverum è stato ferito alla spalla, cosi siamo rimasti solo in due nel bunker, in mezzo al fango e all&#8217;acqua.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Martedì 31 marzo. Oggi un caduto ed un altro ferito grave nella terza compagnia</em>&#8220;.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;artiglieria sovietica continuò a colpire le posizioni della Legione incessantemente, in particolare quelle della terza compagnia del <em>Leg-Ustuf</em>. Braseth, tra le più esposte al fuoco nemico. Proprio questa unità, formata per ultima, era ancora sotto organico, essendo partita per il fronte dell&#8217;Est con meno di cento uomini, che all&#8217;inizio dell&#8217;aprile del &#8217;42, si erano ridotti a 52. Il fuoco nemico fece numerose vittime anche tra gli ufficiali della Legione: dopo la perdita di Westberg,  subito dopo rimasero gravemente feriti il comandante della <em>1.Kompanie</em>, il <em>Leg.-Ostuf</em>. Olav Lindvig e gli <em>Ustuf</em>. Grönneröd e Sveen della seconda compagnia. Per colmare i vuoti nell&#8217;organico, il comandante Quist si affrettò a scrivere a Quisling per chiedere rinforzi e soprattutto il trasferimento della Legione in Finlandia. Qualche rinforzo arrivò, ma non sufficiente, per cui la Legione rimase con l&#8217;organico di un battaglione rinforzato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6783" class="wp-caption alignright" style="width: 288px;">
<dt class="wp-caption-dt"><sup><sup><img class="size-medium wp-image-6783" title="Postazione mortai della Legione" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Postazione-mortai-della-Legione-278x300.jpg" alt="Postazione mortai della Legione" width="278" height="300" /></sup></sup></dt>
<dd class="wp-caption-dd"><sup>Postazione mortai della Legione</sup></dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><sup>(1)</sup> Friedrich Jeckeln, nato il 2 febbraio 1895 a Hornberg. Durante la Prima Guerra Mondiale, Jeckeln con il grado di <em>Leutnant</em>, servì prima come ufficiale di artiglieria e poi come pilota, decorato con il distintivo per feriti e la Croce di Ferro di Seconda Classe. Nell&#8217;ottobre del 1929 si iscrisse all&#8217;NSDAP e nel dicembre del 1930 nelle SS. Nel 1941 non era però un generale della Waffen SS, ma della Polizia tedesca. Il suo grado di <em>SS-Obergruppenführer</em> si riferiva alla sua posizione nella <em>Allgemeine SS</em>, non nella <em>Waffen SS</em>. Infatti, durante la campagna occidentale del 1940, partecipò alla stessa come semplice comandante di battaglione (<em>I./Tot.Inf.Rgt.2</em>), con il grado di <em>Obersturmbannführer</em>. In quel periodo, ricopriva l&#8217;incarico di capo della Polizia e della SS nell&#8217;<em>Ostland</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><sup>(2)</sup> E. Norling, &#8220;<em>De los fiordos a las estepas&#8230;</em>&#8220;, pag. 100-101.</p>
<p style="text-align: justify;"><sup>(3)</sup> Il sergente Nicolay von Weyrman, nato a Viborg in Finlandia. Militante dell&#8217;<em>Hird</em>, fu uno dei primi volontari per la Legione. Cadde solo qualche giorno dopo in combattimento.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Estratto dal numero speciale &#8216;Den Norske Legion&#8217; edito dalla Associazione Culturale Ritterkreuz. Per informazioni: <a href="http://www.maxafiero.it/">www.maxafiero.it</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-legione-norvegese-sul-fronte-dellest.html' addthis:title='La Legione Norvegese sul fronte dell&#8217;Est ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La Divisione Waffen SS Charlemagne</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2008 10:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Afiero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presentazione da parte dell'autore di un nuovo importante saggio sulla storia della Divisione Waffen SS Charlemagne, composta quasi interamente da volontari francesi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/charlemagne.html' addthis:title='La Divisione Waffen SS Charlemagne '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">Anche questo nuovo titolo della collana Waffen SS, come il precedente sulla <em><a title="Wallonie" href="http://www.centrostudilaruna.it/wallonie.html">Wallonie</a></em>, nasce soprattutto dalle testimonianze dei reduci, molti dei quali ancora in vita, ancora più numerose, interessanti ed inedite.</p>
<div id="attachment_1022" class="wp-caption alignleft" style="width: 219px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089224"><img class="size-medium wp-image-1022" style="margin: 10px;" title="charlemagne" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/charlemagne-209x300.jpg" alt="Massimiliano Afiero, Charlemagne. I volontari francesi nella Waffen SS" width="209" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Massimiliano Afiero, Charlemagne. I volontari francesi nella Waffen SS</p></div>
<p style="text-align: justify;">La viva voce dei numerosi protagonisti coinvolti in prima persona sul campo di battaglia è sempre inquadrata nel giusto contesto storico ed osservando la documentazione ufficiale, pur se carente. Sulla <em>Charlemagne</em> in particolare siamo stati chiamati ad uno sforzo immane, vista la quasi totale mancanza di documenti ufficiali presso gli archivi americani e tedeschi, lacuna in parte colmata grazie ai documenti relativi alle altre formazioni della Waffen SS o dell&#8217;Esercito che si batterono nello stesso settore e grazie all&#8217;opera di ricerca del nostro compianto amico e collaboratore Jean Mabire, che alla storia delle SS francesi aveva dedicato anni di studi e pubblicato tre libri. Le sue interviste ai reduci, soprattutto a quelli che oggi non sono più in vita sono state fondamentali per il lavoro di ricostruzione storica delle varie battaglie in cui fu coinvolta la formazione SS francese.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alla trilogia di Mabire sono state prese come riferimento anche le opere di Carlos Caballero Jurado, anche lui autore di tre libri sui volontari francesi, di Richard Landwehr, i testi di Saint Loup, Saint Paulien e l&#8217;ultimo libro di Robert Forbes, senza tralasciare i libri-testimonianza di Bayle, Gaultier, Rostaing, Costamagna, vere e proprie miniere di informazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché dedicare un nuovo libro proprio ad una formazione della Waffen SS già trattata da numerosi altri autori in tutto il mondo? Senza voler avere la presunzione di aver redatto l&#8217;opera definitiva sull&#8217;argomento, innanzitutto per avere finalmente un&#8217;opera completa in italiano che trattasse la storia della formazione francese, partendo dalla formazione della Brigata fino alla Divisione, ripercorrendo tutti i fronti e le battaglie in cui fu coinvolta: dal fronte della Galizia, a quello della Pomerania, passando per le epiche battaglie difensive di Danzica, Kolberg, fino alla lotta tra le strade di Berlino, sicuramente la battaglia più conosciuta della Waffen SS francese.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza dubbio la Charlemagne, tra le Divisioni straniere della Waffen SS fu quella che dimostrò sul campo tutto il suo valore, come testimoniato dalle parole di elogio espresse sia dal Generale Hausser che da Felix Steiner.</p>
<p style="text-align: justify;">Da rilevare inoltre che in tutte le precedenti opere, anche di recente realizzazione, sono stati commessi numerosi errori sui nomi dei protagonisti, sulle località, sulle unità impegnate, errori dovuti principalmente alla mancanza di fonti primarie ed ufficiali, errori che si sono per cosi dire tramandati in ordine cronologico da un testo all&#8217;altro. E non meraviglia che molti autori si sono troppo attenuti alla testimonianze dei reduci, che sono sì una preziosa fonte di informazioni, ma che interessano il singolo combattente, che non può ricordare tutto sulla sua unità, ma solo la sua realtà circostante. Ancora oggi, nonostante le interviste del compianto Jean Mabire, al Generale Krukenberg, a Fenet e a molti altri reduci della Divisione, alcuni punti sono ancora oscuri. Incrociando queste interviste con le varie testimonianze dei reduci ancora in vita, verificando le date, i luoghi, le unità coinvolte, siamo riusciti alla fine ha ricostruire (speriamo) fedelmente la storia della formazione francese, prima della Brigata e poi della Divisione Charlemagne, anche di quei reparti minori che sul finire della guerra si ritrovarono sparsi per il Reich, da Danzica fino alla Baviera. Naturalmente aspettiamo eventuali segnalazioni per nostri errori od omissioni, non soltanto da parte degli esperti storici ma anche dei nostri stessi lettori.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Massimiliano Afiero, <em>Charlemagne. I volontari francesi nella Waffen SS</em>, ed. Marvia, 2008, 360 pagine, oltre 260 foto in b/n, appendici d&#8217;approfondimento, 16,5&#215;24,          brossura, € 30,00.</p>
<p><strong>INDICE</strong></p>
<p>Prefazione di Jean Pierre Sourd<br />
Introduzione<br />
I. La collaborazione        francese<br />
II. I volontari francesi nella Waffen SS<br />
III.        Addestramento<br />
IV. Continua la propaganda<br />
V. Trasferimento in        Boemia<br />
VI. Fronte della Galizia<br />
VII. Fronte della Visloka<br />
VIII.        Riorganizzazione dei reparti<br />
IX. La Divisione SS Charlemagne<br />
X.        Fronte della Pomerania<br />
XI. Belgard<br />
XII. Festung Danzig<br />
XIII.        Festung Kolberg<br />
XIV. La ritirata del battaglione Fenet<br />
XV.        Neustrelitz<br />
XVI. Berlino<br />
XVII. Infuria la battaglia<br />
XVIII.        L&#8217;ultimo quadrato<br />
XIX. La fine degli altri reparti francesi</p>
<p><strong>APPENDICI D&#8217;APPROFONDIMENTO</strong><br />
A. Informazioni sull&#8217;unità<br />
B. Diario        di guerra<br />
C. Ordine di battaglia<br />
D. Numeri di Feldpost<br />
E.        Corrispondenza gradi Waffen SS-Heer<br />
F. Lista ufficiali di Bad Töllz<br />
G. Elenco aspiranti ufficiali<br />
H. Documenti        Gamory-Dubourdeau<br />
I. Documento di Albert Pouget<br />
J. Decorati con        Ritterkreuz<br />
L. Attestato di Lamy<br />
M. Distintivo per distruttore        carri<br />
N. Mostrine speciali<br />
O. Scudi da braccio<br />
P. Inno della Charlemagne<br />
Q. Le armi della Charlemagne<br />
R. I manifesti di        propaganda<br />
S. Breve glossario tedesco-italiano<br />
T.  Bibliografia</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/charlemagne.html' addthis:title='La Divisione Waffen SS Charlemagne ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Wallonie</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Afiero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia e le imprese della divisione Waffen SS 'Wallonie' in un libro di Massimiliano Afiero]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wallonie.html' addthis:title='Wallonie '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>I volontari belgi valloni sul Fronte dell&#8217;Est</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089132"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/wallonie.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Wallonie. I volontari belgi valloni sul fronte dell'Est" width="93" height="133" align="right" /></a> Questo <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089132">libro</a> nasce con l&#8217;idea di onorare la memoria di tutti i combattenti europei che si batterono valorosamente sul fronte dell&#8217;est, in particolare la memoria dei combattenti valloni, ma anche e soprattutto per onorare la memoria di Léon Degrelle, forse il più famoso volontario &#8216;straniero&#8217; nelle forze armate tedesche, volontario tra i volontari, soldato tra i soldati, uno dei più grandi trascinatori di anime ed uomini del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">ventesimo secolo</a> e del quale ricorre proprio quest&#8217;anno il centenario della nascita.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu proprio grazie a Degrelle che migliaia di giovani belgi valloni parteciparono alla crociata contro il bolscevismo, prima nella legione vallone, poi nella 5a Brigata motorizzata SS ed infine nella 28a divisione SS <em>Wallonie</em>. Da semplice soldato fino a diventare comandante di una intera divisione SS, Degrelle si guadagnò sul campo la stima ed il rispetto dei tedeschi e giunse a far dire a Hitler la famosa frase: &#8216;..se avessi un figlio vorrei fosse come voi&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089075"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/crociatacontroilbolscevismo.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, La crociata contro il bolscevismo. Le legioni volontarie europee (1941-1944). Vol. 1" width="111" height="165" align="left" /></a> Inizialmente bistrattati dalla propaganda tedesca, che gli preferivano per ovvie ragioni razziali i fiamminghi, i volontari valloni seguirono il loro capo spirituale, politico e militare, sul fronte dell&#8217;est battendosi come leoni, sempre in prima linea sempre nel pieno dell&#8217;azione. Seguirono Degrelle anche quando l&#8217;unità vallone venne ufficialmente inquadrata nella Waffen SS, ritenuti degni di poter indossare l&#8217;uniforme dell&#8217;ordine nero, dopo aver dimostrato con il sangue versato in battaglia ed il sacrificio di tante vite, il proprio valore di combattenti dell&#8217;onore. Si coprirono di gloria durante i combattimenti nella sacca di Cerkassy, poi sul fronte di Estonia in Pomerania fino ad immolarsi sul fronte dell&#8217;Oder, dove tentarono fino all&#8217;ultimo uomo ed all&#8217;ultima cartuccia di fermare le orde sovietiche. Il sacrificio dei valloni non fu vano, la strenua resistenza dei volontari europei ai confini orientali del Reich evitò che i barbari sovietici potessero arrivare nel cuore dell&#8217;Europa a spargere il germe del comunismo, il vero male assoluto del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">ventesimo secolo</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per raccontare la storia dei volontari valloni, oltre ai documenti ufficiali, dei quali esiste ben poco visto che tutto il materiale originale andò distrutto durante i combattimenti nella sacca di Cercassy ed in seguito sul fronte dell&#8217;Oder, abbiamo fatto riferimento soprattutto alle testimonianze dei reduci, prima tra tutte naturalmente quella dello stesso Degrelle, per non dimenticare quella di Jean Vermeire, di Henri Philippet, Fernand Kaisergruber e tanti altri. Dopo la guerra, durante la prigionia, molti volontari valloni scrissero di proprio pugno la loro avventura sul fronte dell&#8217;est, e quei racconti di battaglie, sacrifici ed eroismi, grazie agli storici come Jean Mabire ed altri sono giunti oggi fino a noi intatti. Una storia raccontata quindi dalla viva voce dei testimoni diretti, accompagnata dalla cronologia effettiva degli eventi ed inquadrata nel giusto contesto storico grazie alla documentazione ufficiale disponibile negli archivi di guerra tedeschi ed alleati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089132">Massimiliano Afiero, <em>Wallonie. I volontari belgi valloni sul fronte dell&#8217;Est</em> (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/888908913X/ASI/395521">(LU)</a></p>
<p style="text-align: justify;">Il brano <a href="http://www.centrostudilaruna.it/guardiasulreno.html"><em>L&#8217;operazione &#8220;Guardia sul Reno&#8221;</em></a>, tratto dal <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089132">libro</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wallonie.html' addthis:title='Wallonie ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>I volontari norvegesi sul fronte lappone</title>
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		<description><![CDATA[Storia della presenza di militari norvegesi nelle Waffen SS, specialmente nella divisione Nord]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/volontarinorvegesiwaffenss.html' addthis:title='I volontari norvegesi sul fronte lappone '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>I volontari norvegesi nella Waffen SS</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089075"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/crociatacontroilbolscevismo.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, La crociata contro il bolscevismo. Le legioni volontarie europee (1941-1944). Vol. 1" width="111" height="165" align="right" /></a> L’origine nordica permise ai Norvegesi di arruolarsi nelle formazioni della <em>Waffen SS </em>fin dal 1940, soprattutto nel Reggimento “<em>Nordland</em>” che andò a formare in seguito la Divisione “<em>Wiking</em>”. Con l’inizio dell’operazione “Barbarossa” con altri volontari norvegesi venne formata la <em>Den Norske Legion</em>, che venne impegnata sul fronte di Leningrado.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’estate del 1942 iniziò in Norvegia una campagna arruolamenti per la formazione di una unità cacciatori-sciatori norvegesi da impegnare sul fronte finlandese. Il promotore di questa iniziativa fu Gust Jonassen, un giocatore di tennis professionista, professore di educazione fisica e militante attivo dell’organizzazione giovanile del Partito Nazionalsocialista norvegese e capo della sezione sportiva della stessa. Nella realtà Jonassen era danese, ma dopo aver sposato una norvegese, acquisì la cittadinanza della moglie. I Tedeschi autorizzarono ufficialmente il suo progetto nel settembre del 1942. La campagna arruolamenti interessò principalmente proprio l’organizzazione giovanile a tal punto che il suo capo, Bjorn Ostring disse: «La prima compagnia di cacciatori-sciatori è la compagnia della gioventù nazionalsocialista norvegese». Tuttavia si presentarono anche degli “adulti” come volontari, tra questi Axel Steen, Ministro della gioventù nel gabinetto Quisling, uno dei primi a ricevere la croce di ferro di seconda classe al fronte. Vennero ovviamente selezionati dei bravi ed abili sciatori e chiunque avesse un minimo di addestramento militare. Gli allievi delle scuole sottufficiali norvegesi furono selezionati per il comando dei reparti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo contingente di volontari (norvegesi ma anche danesi e svedesi), circa 120, venne trasferito al campo di Sennheim in Alsazia per ricevere l’addestramento di base per poi essere inviato al campo di addestramento della <em>Ordunungspolizei </em>vicino Dresda, dove c’erano gli istruttori di sci della <em>Waffen SS</em>. Sfortunatamente durante quell’inverno cadde poca neve a Dresda e le esercitazioni con gli sci furono sostituite con lunghe ed intense sedute di addestramento militare classico. Mentre i suoi sciatori ricevevano l’istruzione militare, Jonassen venne inviato alla scuola di Bad Tölz per seguire il corso da ufficiale delle SS. Qualche mese dopo il numero complessivo di volontari arrivò a circa 200.</p>
<p style="text-align: justify;">All’inizio di febbraio del 1943 i volontari norvegesi vennero trasferiti a Danzica dove venne organizzata una cerimonia ufficiale con i loro leader politici nazionali e dove si riunirono al loro comandante, l’<em>Obersturmführer</em> Jonassen. La Compagnia sciatori norvegesi venne strutturata su 3 plotoni, ciascuno a sua volta diviso in 3 Squadre; ogni Squadra disponeva di una mitragliatrice MG e 2 tiratori scelti; in appoggio c’era anche un gruppo mortai.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Verso il fronte</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2733905570/centrostudila-21"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mabiredivisionnordland.bmp" border="0" alt="Jean Mabire, La division nordland broche" width="94" height="140" align="left" /></a> Poche settimane dopo, i volontari norvegesi furono trasferiti via mare sul fronte finlandese. Dopo essere stati trasferiti su treno a Rovaniemi, da qui a marce forzate tra il freddo e la neve proseguirono, raggiungendo l’area operativa della Divisione “<em>Nord</em>”, ad ovest di Salla. L’unità venne ufficialmente identificata come Compagnia cacciatori-sciatori delle SS “<em>Norge</em>” (<em>SS-Skyjäger-Kompanie</em>) ed aggregata al Battaglione esploratori della Divisione “<em>Nord</em>” (<em>Aufklärungs-Abteilung SS “Nord”</em>). L’uniforme dei volontari norvegesi era quella delle truppe da montagna della <em>Waffen SS</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">I reduci dalla Legione norvegese continuarono a portare sull’uniforme la fascia da polso con la scritta “<em>Frw. Legion Norwegen</em>” e lo stemma dell’<em>Hird</em>, la guardia armata del <em>Nasjonal Samling</em>. Il fronte della “<em>Nord</em>” era caratterizzato da vaste foreste innevate ed i Norvegesi furono subito impegnati in azioni esplorative. Sul fronte della Lapponia finlandese non si registrarono scontri di rilievo per tutta la durata della guerra. I Russi si limitarono a proteggere la città di Murmansk e l’importante linea ferroviaria che dalla città portava verso sud, l’importante rotta dell’Artico. Tuttavia gli scontri furono ugualmente terribili. Una lotta non solo contro il nemico, ma anche contro un ambiente totalmente ostile: distanze colossali, freddo spaventoso in inverno, nubi di insetti in estate, numerosi problemi logistici&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Il settore dove furono maggiormente impegnati i volontari norvegesi era quello di Louhi, in territorio sovietico. Di fronte c’era la ferrovia per Murmansk. I cacciatori-sciatori norvegesi si abituarono subito a quella che loro chiamavano <em>Stridspatruljeopdrag </em>(operazioni di pattuglia e combattimento). Si scelsero anche un emblema speciale, raffigurante un vichingo sugli sci, emblema che venne utilizzato su tutte le targhe di identificazione dell’unità.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>In battaglia</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089067"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/nordland.jpg" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Nordland: i volontari europei sul fronte dell'est" width="375" height="532" align="right" /></a> Dopo lo sterile attacco dell’estate del 1941 la guerra sul fronte finlandese si era trasformata in una guerra di posizione: niente più scontri frontali, né tantomeno attacchi su larga scala, ma solo piccole azioni sporadiche e scontri tra squadre di esploratori. Una guerra fatta di attesa e di nervi, dove la morte poteva giungere per mano di un cecchino, durante un’esplorazione, calpestando una mina o cadendo in una trappola nemica.</p>
<p style="text-align: justify;">I reparti della “<em>Nord</em>”, avezzi ormai alle tecniche della guerriglia tra le foreste della Lapponia, abituati a combattere con il pugnale e con qualsiasi arma da fuoco potevano considerarsi ormai dei veterani, dei validi combattenti temuti dal nemico e rispettati dai loro camerati finlandesi. Gli stessi volontari norvegesi della Compagnia sciatori, impararono presto la lezione, impegnandosi anima e corpo in operazioni di pattugliamento e ricognizione al di là delle linee nemiche, scontrarondosi con le pattuglie esploratrici sovietiche in più di un’occasione.</p>
<p style="text-align: justify;">In una delle loro prime missioni, esattamente il 26 maggio 1943, l’<em>Obersturmführer </em>Jonassen rimase ucciso calpestando una mina sovietica. Altre fonti riferiscono che restò ucciso durante un’imboscata dei Russi. Gli successe al comando della Compagnia un altro norvegese, l’<em>Obersturmführer </em>Otto Andreas Holmen, militante del Partito Nazionalsocialista norvegese fin dal 1934 ed ex-membro della Guardia Reale norvegese.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’SS-Skijäger Bataillon “Norwegen”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ame/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=0760305382"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellontheeasternfront.jpg" border="0" alt="Christopher Ailsby, SS. Hell on the Eastern Front - The Waffen-SS in Russia 1941-1945" width="130" height="166" align="left" /></a> Alla fine dell’estate del 1943, considerato l’alto grado di combattività dei Norvegesi, venne deciso di espandere la Compagnia sciatori a livello di Battaglione: i nuovi volontari vennero in parte prelevati dall’<em>SS-Panzergrenadier Regiment “Norge” </em>della Divisione “<em>Nordland</em>”, costituito per la maggior parte da volontari norvegesi e da altri volontari provenienti dalla <em>Luftwaffe </em>e da altre unità tedesche. Molti nuovi volontari provenivano anche dalla “<em>Wiking</em>” e dalla disciolta Legione norvegese. Questi trasferimenti da altre unità tedesche erano molto graditi ai volontari norvegesi che da sempre consideravano la Finlandia un Paese amico.</p>
<p style="text-align: justify;">L’addestramento per i membri del nuovo <em>SS-Skijäger Bataillon “Norwegen” </em>(<em>Skijegerbataljonen </em>in norvegese) iniziò nell’autunno a Oulu in Finlandia. Il Battaglione, agli ordini dell’<em>SS-Sturmbannführer </em>Richard Benner (già ufficiale della Divisione “<em>Nord</em>”), comprendeva circa 700 uomini, organizzati su 3 Compagnie più un’unità di comando, con i seguenti comandanti:</p>
<p style="text-align: justify;">Unità Comandante<br />
<em>Stab.Kompanie Obersturmführer </em>Rolf Ulgestad<br />
<em>1.Kompanie Obersturmführer </em>Sophus Kahrs<br />
<em>2.Kompanie Obersturmführer </em>Martin Skjefstad<br />
<em>3.Kompanie Hauptsturmführer </em>Fritz Grondt</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti gli ufficiali, eccetto Grondt, erano norvegesi. Tutti i comandanti di plotone erano norvegesi. Con gli effettivi quasi quadruplicati, il Battaglione sciatori norvegese raggiunse il fronte alla fine del 1943. Le modalità della lotta non erano cambiate: piccoli gruppi da combattimento da impegnare in lunghe ed estenuanti esplorazioni, armati di pistole mitragliatrici Mp40 e qualche arma pesante d’appoggio. I volontari norvegesi non disdegnarono, però, di fare uso dei micidiali fucili mitragliatori Ppsh sovietici con il caratteristico caricatore circolare, requisiti ai tanti prigionieri catturati. A differenza delle Mp40 si inceppavano molto raramente soprattutto alle rigide temperature della tundra finlandese.</p>
<p style="text-align: justify;">Le 3 Compagnie sciatori furono impiegate in forma autonoma, con la Compagnia comando a fare da collegamento per eventuali appoggi congiunti. La Compagnia comando comprendeva una sezione pionieri, un’unità rifornimenti, una sezione di armi pesanti, un plotone sanitario ed uno amministrativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>I poliziotti norvegesi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ame/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=0760314020"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellonthewesternfront.jpg" border="0" alt="Chris Bishop, SS. Hell on the Western Front" width="130" height="159" align="right" /></a> Nell’ottobre del 1943, giunse di rinforzo alla Divisione “<em>Nord</em>” un’altra Compagnia, la <em>2. Politikompanie</em>, formata da poliziotti norvegesi e posta agli ordini dell’<em>Hauptsturmführer </em>Reidar Egil Hoel, un ex-Capitano dell’esercito reale norvegese. Poco dopo il comando dell’unità passò all’<em>Obersturmführer </em>Lothar Lislegard.</p>
<p style="text-align: justify;">La Compagnia non venne aggregata al Battaglione sciatori, come riportato erroneamente in molti testi, ma venne utilizzata dai Tedeschi in modo autonomo. Il compito dei “poliziotti” norvegesi (ovviamente anch’essi esperti sciatori) era quello di proteggere le retrovie del fianco settentrionale della Divisione “<em>Nord</em>” e, quindi, non vennero impegnati in prima linea.  La <em>1. Politikompanie </em>si era battuta sul fronte di Leningrado insieme alla Legione norvegese. La <em>2. Norwegen Polizei Kompanie </em>fu dislocata esattamente a Schapk-Osero, un punto fortificato a circa 10 km dietro l’ala sinistra del fronte della “<em>Nord</em>”. Un plotone prese posizione più a nord sull’avamposto di Medevara, una serie di <em>bunker </em>e trinceramenti ben mimetizzati nelle fitte foreste. All’inizio del 1944 un intero reggimento sovietico si lanciò all’assalto delle posizioni dei poliziotti norvegesi. Seguirono furiosi scontri e, malgrado un rapporto di forze di 10 a 1 per i Sovietici, i Norvegesi mantennero saldamente le loro posizioni. I Russi attaccarono in campo aperto e questo agevolò molto il lavoro dei difensori. I Russi ripiegarono velocemente lasciando davanti alle posizioni dei Norvegesi numerosi caduti. Il Comando tedesco si congratulò ufficialmente con l’<em>Obersturmführer </em>Lislegard concedendo pochi giorni dopo numerose decorazioni ai volontari norvegesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso di nuovi attacchi sovietici contro le posizioni norvegesi nel marzo del 1944, due dei migliori ufficiali norvegesi, gli Untersturmführer Erling Markvik e Oystein Bech, restarono uccisi nel corso degli scontri.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Guerra di posizione</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203304"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sswiking.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Wiking. The History of the Fifth SS Division 1941-45" width="130" height="155" align="left" /></a> Il Battaglione sciatori norvegese fu dislocato sul fianco nord delle posizioni occupate dalla “<em>Nord</em>”, intorno alla cosiddetta quota o collina Kaprolat, a circa 30 km dal quartier generale della “<em>Nord</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sistemazioni dei norvegesi consistevano in capanne di legno e tende riscaldate da piccole stufe. Ai Norvegesi fu assegnato il compito di “pattugliare” e proteggere il fianco sinistro della Divisione fino al lago di Tiksje. Soprattutto era necessario prevenire le infiltrazioni sovietiche attraverso la terra di nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel marzo del 1944 i Russi riuscirono ad occupare posizioni a ridosso delle linee difensive tedesche, minacciando tutto il settore. Il comando della “<em>Nord</em>”, organizzò un <em>Kampfgruppe </em>per eliminare questi avamposti fortificati nemici. Due Compagnie del Battaglione sciatori norvegese furono impegnate a proteggere il fianco sinistro dei reparti della “Nord”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando i cacciatori da montagna della <em>Waffen SS </em>si lanciarono all’assalto delle posizioni sovietiche, i Russi reagirono prontamente innescando furiosi scontri a fuoco ed all’arma bianca che videro coinvolti anche gli sciatori norvegesi. L’artiglieria sovietica intervenne in modo massiccio costringendo i Tedeschi ed i Norvegesi a ripiegare, ma questo avvenne solo dopo che ai Russi furono inferte gravi perdite e dopo che furono distrutti tutti gli avamposti fortificati costruiti di recente. Proprio in seguito alla forte pressione del nemico, il Comando tedesco trasferì la <em>2. Norwegen Polizei Kompanie </em>sulla posizione di Sennosero. Malgrado la vicinanza alle posizioni del Battaglione sciatori, l’unità continuò a restare autonoma all’interno della Divisione “Nord”, fino a quando, a causa delle gravi perdite subite, non fu temporaneamente unita alla 1a Compagnia degli sciatori.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sangue a Kaprolat</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8879725785"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/tedeschiinfuga.bmp" border="0" alt="Guido Knopp, Tedeschi in fuga. L'odissea di milioni di civili cacciati dai territori occupati dall'Armata Rossa alla fine della Seconda guerra mondiale" width="95" height="145" align="right" /></a> Nell’aprile del 1944 il Battaglione sciatori norvegesi passò per la prima volta agli ordini di un comandante norvegese, lo <em>Sturmbannführer </em>Frode Halle, trasferito dal Reggimento “<em>Norge</em>” della 11a Divisione SS “<em>Nordland</em>”. Nello stesso periodo la <em>2. Norwegen Polizei Kompanie </em>fu ritirata dalla linea del fronte e rimpatriata, avendo completato il suo “semestre” di guerra. Di conseguenza il Battaglione sciatori norvegese dovette estendere la sua linea difensiva più a nord del settore della “<em>Nord</em>”. Il punto fortificato nevralgico del sistema difensivo dei Norvegesi continuava ad essere la collina di Kaprolat. Il mese di maggio fu caratterizzato da piccole schermaglie con il nemico, con i Norvegesi a combattere come semplici fanti nelle trincee di neve e di ghiaccio. Nel giugno del 1944, dopo 8 mesi di fronte, il Battaglione sciatori era rimasto con soli 300 uomini. La 1a Compagnia, o meglio quel che ne restava, venne temporaneamente inviata nelle retrovie per essere riorganizzata. L’<em>Obersturmführer </em>Kahrs era caduto in combattimento (era stato già decorato con la croce di ferro di prima classe) e venne rimpiazzato prima dall’<em>Obersturmführer </em>Arnfinn Vik al comando della ricostituita 1a Compagnia, e poi dall’<em>Obersturmführer </em>Willi Amundsen, che proveniva dal Reggimento “<em>Norge</em>” della Divisione “<em>Nordland</em>”. La 2a e la 3a continuarono a presidiare le posizioni difensive sulle colline di Kaprolat e Hasselmann, trincerandosi in attesa dell’imminente offensiva sovietica. I Russi infatti avevano ammassato 2 Divisioni di fanteria per attaccare le posizioni della “<em>Nord</em>” e per tutto il mese di giugno l’artiglieria sovietica bombardò pesantemente le posizioni tedesche, per tentare di fiaccarne la resistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 25 giugno i Russi attaccarono in forze le posizioni tenute dai Norvegesi, con il 731° Reggimento di fanteria, circondando l’area di Kaprolat: la fanteria russa si rovesciò in massa sulle posizioni delle 2 Compagnie.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 24 al 26 giugno le posizioni norvegesi furono sotto il tiro costante dell’artiglieria, dei mortai e di tutte le armi pesanti del nemico. I volontari norvegesi si difesero come potevano pur non disponendo di armamento pesante. Solo grazie all’intervento dei reparti dell’11° Reggimento della “<em>Nord</em>” fu evitato il totale annientamento dell’unità: gli <em>Jäger </em>del “<em>Reinhard Heydrich</em>” riuscirono a rompere il cerchio sovietico e a ristabilire il contatto con i Norvegesi. Venne ristabilita alla meglio una nuova linea difensiva sulla quale si infransero i successivi attacchi sovietici.</p>
<p style="text-align: justify;">Un gruppo di 15 volontari norvegesi caduti prigionieri dei Sovietici, nel caos degli scontri, riuscirono a fuggire raggiungendo illesi le linee amiche. Alla fine degli scontri si contarono le gravi perdite: il Battaglione norvegese, lamentò ben 193 caduti, il 75% dei suoi già scarsi effettivi. Tra gli ufficiali caduti anche il comandante della 3a Compagnia Steen che venne decorato a titolo postumo con la croce di ferro di prima classe. Fu il secondo volontario del Battaglione norvegese a riceverla. I superstiti, circa 100, ripiegarono nelle retrovie restando per un pò lontani dalla prima linea. Durante le settimane successive il fronte conobbe un periodo di calma relativa che permise ai Norvegesi ed ai Tedeschi di riorganizzare i reparti e le posizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Una Compagnia del Battaglione sciatori venne dislocata su un’isola nel lago Pundom qualche chilometro a sud di Jeletj. Da qui furono inviate pattuglie per mantenere il controllo del terreno fino al grande lago di Pja. Alcuni tentativi di penetrazione nemici a sud del lago Wiks furono bloccati dal fuoco dell’artiglieria della “<em>Nord</em>”. Il grosso del Battaglione norvegese passò l’estate preparando nuove posizioni difensive lungo il fiume Sohjana tra il lago Top e il lago Pja.</p>
<p style="text-align: justify;">In agosto, malgrado i rovesci militari tedeschi su tutti i fronti, giunsero in Finlandia altri 200 nuovi volontari per il Battaglione sciatori. 150 dei nuovi volontari appartenevano ad una nuova Compagnia formata da poliziotti norvegesi (la <em>3. Politikompanie</em>) comandata da Aage Henry Berg, sostituito poco dopo da Oscar Rustand. A differenza della precedente, questa Compagnia di polizia venne subito integrata nel Battaglione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’operazione “Birke”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8882896242"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/storiaillustratass.bmp" border="0" alt="Gordon Williamson, Storia illustrata delle SS strumento del terrore di Hitler" width="95" height="124" align="right" /></a> Visto l’aggravarsi della situazione militare sul fronte dell’est, la Finlandia cercò di giungere già nell’estate del 1944 ad un cessate il fuoco con i Sovietici. Dopo alcuni contatti tra le diplomazie dei due Paesi, venne firmato l’armistizio il 19 settembre a Mosca. L’esercito finlandese doveva essere smobilitato e le truppe tedesche espulse da tutto il territorio nazionale. Laddove i Tedeschi si fossero rifiutati di lasciare il territorio finlandese volontariamente, i Finlandesi dovevano fare ricorso alla forza, sparare contro i loro ex-alleati. Non avendo abbastanza forze per occupare militarmente tutto il territorio finlandese, i Tedeschi dovettero accettare giocoforza di abbandonare il paese nel più breve tempo possibile. Il <em>Generaloberst </em>Rendulic, comandante della <em>20. Gebirgs Armee </em>dovette preparare un piano per il ritiro di tutte le forze tedesche dalla Finlandia. I 3 Corpi d’Armata della <em>20. Gebirgs Armee </em>dovevano ritirarsi attraverso la Finlandia settentrionale e passare la frontiera con la Norvegia: c’erano però due problemi da risolvere. Il primo era logistico e riguardava l’enorme distanza che separava le truppe tedesche dal confine norvegese; il secondo riguardava atteggiamento delle forze finlandesi verso le colonne tedesche che battevano in ritirata, forze finlandesi che da alleate erano diventate nemiche. L’operazione “<em>Birke</em>” (Betulla), ossia il ripiegamento delle truppe tedesche dalla Finlandia, iniziò il 5 settembre 1944.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la lunga ritirata verso il confine norvegese, si verificarono scontri con le truppe finlandesi, ed alcuni gravi incidenti come l’incendio di Rovaniemi del quale furono accusati ingiustamente i Tedeschi. Il Battaglione norvegese fu impegnato in retroguardia fino a Kuusamo, poi trasferito a Rovaniemi per assicurare il controllo della città e dei suoi ponti. I volontari norvegesi rimasero nella città per tre settimane, proteggendo le linee di comunicazione da eventuali attacchi dei Finlandesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 14 ottobre gli ultimi reparti tedeschi passarono per Rovaniemi con le truppe finlandesi che seguivano minacciosamente la ritirata dei loro ex-alleati. Uno dei ponti venne distrutto e quando i volontari norvegesi passarono sull’altro, anche questo venne fatto saltare dai Finlandesi. Le esplosioni causarono diversi incendi che iniziarono a propagarsi rapidamente: alla stazione di Rovaniemi in quel momento stazionava un treno tedesco carico di munizioni che prese subito fuoco. Pochi secondi dopo le munizioni iniziarono ad esplodere espandendo l’incendio a tutta la città. Le fiamme di propagarono velocemente dal momento che tutte le case e gli edifici erano costruiti in legno. L’incendio di Rovaniemi fu subito etichettato come un crimine di guerra della <em>Waffen SS</em>. Nell’incendio morirono o restarono feriti anche molti soldati della Divisione “<em>Nord</em>”, a testimonianza dell’estraneità dei Tedeschi alla distruzione della città.</p>
<p style="text-align: justify;">La marcia delle colonne tedesche proseguì verso nord in direzione del confine norvegese. Durante la notte del 16 ottobre, a nord di Rovaniemi, i Norvegesi insieme ai reparti del 12° Reggimento SS “<em>Michael Gaissmair</em>” si scontrarono con le truppe finlandesi ancora intenzionate a bloccare la ritirata ai Tedeschi. Il 28 ottobre venne raggiunto Muonio, lungo la frontiera svedese e da lì si proseguì per Narvik da dove i reparti si imbarcarono per fare ritorno in Norvegia e in Danimarca. I superstiti del Battaglione sciatori norvegese vennero rimpatriati e all’inizio del 1945 vennero riorganizzati a Oslo nell’<em>SS-Panzer Grenadier Bataillon 506</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, per gentile concessione dell&#8217;Autore, dal n. 5/2005 di <em>Volontari</em>, (Luglio/Agosto 2005), pp. 42-47.</p>
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		<title>Solo soldati</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Afiero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La rivista Volontari traccia la storia delle Waffen SS e delle loro campagne militari. Questa ne è la presentazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/volontari.html' addthis:title='Solo soldati '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">(Editoriale del direttore tecnico e consulente storico di presentazione della rivista <em>Volontari</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Non siamo qui per esaltare la morte, per aizzare l’odio contro qualsiasi razza o <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a>, per incitare i popoli alla violenza, per rivangare dal passato vecchi e nuovi odi; siamo qui solo per raccontare la storia. E nel raccontarla siamo aperti al dialogo con chiunque voglia civilmente collaborare e discutere con noi. Il nostro sarà soprattutto un lavoro di ricerca, non riservato esclusivamente agli storici, ma anche ai semplici appassionati.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlare di storia significa attenersi ai fatti e soprattutto ai documenti, lasciando al lettore il libero arbitrio di interpretazione. Per anni si è fatta troppa storiografia, dall’una e dall’altra parte. E’ ora di finirla. La pacificazione nazionale si ottiene anche così, riconoscendo i meriti ed i torti dell’avversario, ma soprattutto i meriti ed i torti propri. Noi parleremo di seconda guerra mondiale, delle sue battaglie, dei suoi protagonisti, ma parleremo soprattutto dei volontari arruolati nelle Forze Armate delle Waffen SS, cercando di capire i motivi della loro scelta, senza giustificazioni né mistificazioni, concentrandoci sul loro sacrificio in battaglia, sul loro valore di combattenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089067"><img style="margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/nordland.jpg" alt="Massimiliano Afiero, Nordland: i volontari europei sul fronte dell'est" width="375" height="532" align="right" /></a> La Waffen SS, la quarta forza armata della Germania nazionalsocialista, durante il corso della seconda guerra mondiale arrivò a contare più di 40 Divisioni di tutti i tipi: granatieri corazzati (<em>Panzergrenadier</em>), da montagna (<em>Gebirgs</em>), di cavalleria, ma soprattutto Divisioni corazzate (le famose <em>Panzer Divisionen</em>) passate alla storia come vere e proprie unità di <em>élite</em>. Queste Divisioni combatterono su tutti i fronti dalla Francia all’Ucraina, dalla Grecia alla Lapponia, distinguendosi sempre per valore e combattività e guadagnandosi la stima ed il rispetto del nemico.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo malgrado alla fine della guerra, tutto l’apparato militare e organizzativo delle SS venisse giudicato come un’organizzazione criminale; colpa da additare soprattutto a quei reparti che vennero impegnati nella lotta anti-partigiana e nella amministrazione dei campi di concentramento, che nulla avevano a che fare con le SS combattenti. Nelle formazioni delle Waffen SS combatterono migliaia di volontari stranieri provenienti da ogni angolo della terra. Come scrissi nel mio primo libro (<em>I volontari stranieri di Hitler</em>) “mai nella storia di tutti i tempi, in un solo esercito venne a trovarsi una mescolanza così eterogenea di soldati provenienti da tre diversi continenti. Tedeschi, cittadini europei di origine germanica (<em>Volksdeusche</em>), volontari stranieri provenienti dall’Europa, ma anche dall’Asia e dall’America. Solo nelle Waffen SS sul finire della guerra, su 38 Divisioni in combattimento, non una era completamente composta da soldati tedeschi. Tra di esse si trovavano circa 300.000 <em>Volksdeutsche</em>, originari della ex-Cecoslovacchia, della Polonia, del sud-Tirolo, dell’Alsazia. Altri 300.000 erano volontari stranieri: 20.000 Belgi, 20.000 Italiani, Svizzeri, Olandesi, Francesi, Finlandesi, Norvegesi, Danesi, Svedesi, Croati, Serbi, Ungheresi, Baltici. Si trovavano anche slavi (Cosacchi, Ucraini, Ruteni), circa 50.000 asiatici (Turcomanni, Armeni, Tartari), Arabi e Indiani”.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché tanti volontari fecero la “scelta sbagliata”, come direbbe uno storico policamente corretto?</p>
<p style="text-align: justify;">Noi possiamo solo rispondere riprendendo le tesi dello storico Nolte: la paura del bolscevismo scatenò l’insorgere dei movimenti nazionalisti. Al terrore ed alla violenza delle orde bolsceviche, l’Europa rispose con un’alzata di scudi, già sul finire della prima guerra mondiale. I governi pseudo-democratici dell’Europa occidentale compresero il “pericolo rosso”. In Spagna, durante la guerra civile, le forze comuniste e nazionaliste si scontrarono ancora in campo aperto schierando numerose formazioni volontarie dall’una e dall’altra parte. Nel 1941, poi, dopo la breve parentesi del sodalizio Hitler-Stalin, quando ormai il dittatore sovietico stava per prepararsi all’invasione dell’Europa, Hitler lo anticipò lanciando l’offensiva all’est. La civiltà contro la barbarie. Le democrazie occidentali questa volta scelsero di allearsi con il diavolo Stalin pur di battere Hitler.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti giovani europei fece la scelta opposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l’avversione per il Comunismo non fu il solo motivo che spinse tanti giovani ad arruolarsi nelle armate hitleriane. Vanno considerate soprattutto le aspirazioni nazionalistiche di alcune specifiche etnie di volontari; la lotta per l’indipendenza e l’autonomia dei loro Paesi poteva essere ottenuta combattendo al fianco dei Tedeschi. E così, i Belgi fiamminghi speravano che in un futuro assetto dell’Europa avrebbero avuto una loro patria, le Fiandre e, quindi, la separazione dagli odiati Valloni, i quali a loro volta aspiravano alla rinascita dell’antico Regno di Borgogna. I Croati e gli Slovacchi avevano conquistato l’indipendenza grazie alla forze italo-tedesche e solo grazie al mantenimento della supremazia dell’Asse in Europa avrebbero potuto conservarla. I volontari russi anti-comunisti combattevano al fianco dei Tedeschi per liberarsi dal regime staliniano, così come i volontari arabi e indiani volevano sottrarsi alla dominazione inglese per l’indipendenza dei loro Paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Va anche detto che molti volontari si arruolarono anche solo per spirito di avventura, per la bella uniforme, per entrare a far parte di un esercito che, almeno fino al 1941, non aveva conosciuto sconfitte, ma solo eclatanti vittorie.</p>
<p style="text-align: justify;">Maltrattati inizialmente dai Tedeschi, i volontari stranieri si guadagnarono con il sangue versato sui campi di battaglia ed il valore dimostrato nei combattimenti, il riconoscimento e la fiducia dei comandanti germanici. E non fu un caso che l’ultimo quadrato intorno alla Cancelleria di Berlino nel maggio 1945, fosse costituito in larga parte proprio da soldati non tedeschi. Furono proprio gli “stranieri di Hitler”, l’ultimo baluardo della civiltà europea contro i barbari venuti dall’est.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/volontari.html' addthis:title='Solo soldati ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Volontari italiani nelle divisioni Waffen SS</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Afiero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La presenza di militari italiani nelle unità combattenti delle Waffen SS durante la seconda guerra mondiale]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2733907344/centrostudila-21"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mabirepanzers.bmp" border="0" alt="Jean Mabire, Panzers SS dans l'enfer normand" width="96" height="140" align="right" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre che nella 24a divisione <em>Karstjaeger </em>e nella 29a divisione <em>Italien</em>, molti altri italiani furono inquadrati in varie divisioni SS dopo l&#8217;8 settembre. Per ordine personale di Hitler, tutte le unità tedesche furono autorizzate a reclutare volontari italiani, soprattutto i membri della Milizia. Nel settembre del 1943 in Italia erano presenti alcune formazioni della Waffen SS, prime tra tutte la <em>Leibstandarte Adolf Hitler </em>richiamata dal fronte dell&#8217;est. Almeno 300 militari italiani, vennero arruolati subito dopo l&#8217;8 settembre nella 1a divisione SS. I comandanti tedeschi gradirono molto la presenza degli italiani nella loro formazione, al fine di utilizzarli come autisti e meccanici per la manutenzione e l&#8217;utilizzo dei tanti automezzi di origine italiana sequestrati. Questi italiani seguirono la <em>Leibstandarte </em>in Ucraina, nel novembre 1943, partecipando ai duri combattimenti contro le formazioni sovietiche. Nel marzo del 1944 una cinquantina di superstiti accettarono di rientrare in Italia per essere aggregati alla Legione SS italiana. Questi reduci dal fronte russo della <em>Lah </em>ebbero il privilegio di continuare a portare le mostrine nere con la doppia runa delle SS, a differenza degli altri membri della SS italiana che avevano le mostrine rosse. Un&#8217;altra cinquantina di italiani della <em>Lah</em> vennero assegnati nella primavera del &#8217;44 alla 12a divisione <em>Hitlerjugend</em>, finendo a combattere in Normandia. Una decina di superstiti della <em>HJ </em>fecero ritorno in Italia solo nel gennaio del &#8217;45.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nella 16a divisione SS <em>Reichsfuhrer</em>, che operò sul fronte italiano, vennero arruolati circa un centinaio di italiani nelle unità di supporto e amministrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In Grecia, la 4a divisione SS <em>Polizei</em> arruolò alcune centinaia di italiani della milizia e dell&#8217;esercito nell&#8217;area intorno a Volos. Inizialmente i volontari continuarono a portare l&#8217;uniforme italiana venendo impiegati principalmente nelle unità di supporto della divisione. La 2a compagnia di sanità della <em>Polizei </em>era composta interamente da autisti italiani. Gli appartenenti alla milizia vennero invece impiegati nei reparti combattenti: nel 7° reggimento <em>Panzer Grenadier </em>della divisione operò fino all&#8217;autunno del 1944 nell&#8217;area intorno a Larissa, un&#8217;intera compagnia di camicie nere (circa 180 uomini) denominata <em>La Compagnia Camicie Nere L&#8217;Aquila</em>. Con altre camicie nere venne organizzato un Gruppo d&#8217;artiglieria.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089067"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/nordland.jpg" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Nordland: i volontari europei sul fronte dell'est" width="375" height="532" align="left" /></a> In Jugoslavia, un migliaio di italiani vennero aggregati alla 7a divisione SS <em>Prinz Eugen</em>. Un altro centinaio di italiani, della divisione Lombardia ed in particolare del XXXI° battaglione carri, finirono invece nella 11a divisione SS <em>Nordland</em>, mentre era dislocata in Croazia nel settembre 1943. La maggior parte degli italiani vennero impiegati nei reparti corazzati, dal momento che erano stati sequestrati dalla divisione molti carri italiani. Nel dicembre &#8217;43, quando la <em>Nordland </em>venne trasferita sul fronte russo, i volontari italiani vennero trasferiti in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Circa 500 volontari italiani, provenienti dai reparti dislocati in Francia dopo l&#8217;8 settembre, vennero arruolati nella 17a divisione SS <em>Götz Von Berlichingen</em>, grazie all’attività propagandistica del cappellano militare Padre Eusebio. La divisione agli ordini dell’<em>Oberführer </em>Ostendorff era in corso di costituzione nei pressi di Tours. Così molti italiani si ritrovarono con la divisa SS a combattere contro gli alleati in Normandia nel giugno 1944. La divisione perse la metà dei suoi effettivi durante i combattimenti: i volontari italiani, circa un centinaio, rientrarono in Italia, e vennero aggregati alla Legione SS italiana e al Reggimento Paracadutisti Folgore. A testimoniare la presenza degli italiani nella 17a SS, giunse nel febbraio del &#8217;45 a Mussolini un telegramma di saluto: &#8220;Oggi più di ieri i volontari italiani inquadrati nella Divisione SS <em>Götz Von Berlichingen</em> riaffermano la loro immutabile fede in Voi. Dall&#8217;ottobre 1943 i volontari delle SS sul fronte d&#8217;invasione in terra di Francia hanno saputo mostrare col sangue il loro attaccamento alla causa fascista e molti sono caduti, ma i vivi continueranno a marciare sulla strada indicata loro dai morti: Italia. Firmato: Raffaele Acurzio&#8221;. La divisione in quel momento era sul fronte della Lorena e stava ripiegando nel Palatinato sotto la pressione delle forze americane.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889107022"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/rsi19431945.bmp" border="0" alt="Autori Vari, Repubblica Sociale Italiana 1943-1945. Dai soldati della R.S.I. alle generazioni del domani" width="175" height="250" align="right" /></a> Anche nella 28a divisione SS <em>Wallonie</em>, del mitico Leon Degrelle, vennero impiegati un centinaio di volontari italiani. Si trattava per lo più di nostri connazionali che erano nati in Belgio o si trovavano lì per motivi di lavoro. Nel dicembre &#8217;44 una cinquantina di essi, insieme con una decina di spagnoli, chiesero di poter essere trasferiti in Italia nella Legione SS italiana. Degrelle acconsentì e nel gennaio &#8217;45 il gruppo italo-spagnolo giunse a Rodengo-Saiano al battaglione addestramento di Alois Thaler.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro centinaio di volontari italiani già inquadrati nella Legione SS italiana, inviati a Praga per seguire un corso di specializzazione come <em>Panzer Grenadier</em>, vennero per l&#8217;evolversi degli eventi, inquadrati nella 10a divisione SS <em>Frundsberg</em>. La maggior parte di loro finì dispersa nei combattimenti sul fronte dell&#8217;Oder nel febbraio &#8217;45.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste sono le notizie frammentarie circa la presenza dei nostri connazionali nelle formazioni SS. La cosa triste, è che nei libri di memorie e nei diari di guerra delle formazioni sopraindicate non si trovano tracce della presenza dei volontari italiani. Noi cercheremo di approfondire l&#8217;argomento, avendo attivato presso i maggiori archivi di tutto il mondo le ricerche sull&#8217;argomento. Ovviamente invitiamo tutti i lettori, ma soprattutto qualche reduce o suo parente a fornirci informazioni e testimonianze.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Massimiliano Afiero </strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="border: 0pt none;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/granatieri17ssinnormandia.jpg" border="0" alt="Granatieri della 17^ Divisione SS 'Hitlerjugend' in Normandia" width="566" height="376" /></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Volontari</em> n. 2 (gennaio/febbraio 2005).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/volontariitalianiwaffenss.html' addthis:title='Volontari italiani nelle divisioni Waffen SS ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La costituzione della divisione Waffen SS Nordland</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Storia della formazione della divisione Waffen SS Nordland dai reggimenti Nederland, Danmark e Norge]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/waffenssnordland.html' addthis:title='La costituzione della divisione Waffen SS Nordland '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089067" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/nordland.jpg" alt="Massimiliano Afiero, Nordland: i volontari europei sul fronte dell'est" width="225" height="319" align="right" /></a> L&#8217;ordine per la formazione della nuova divisione fu emesso nel febbraio 1943, con l&#8217;intento di incorporarla nel <em>III° Germanische SS-Panzerkorps </em>di Felix Steiner: il nuovo Corpo corazzato delle Waffen SS avrebbe dovuto includere anche la divisione SS <em>Wiking </em>e doveva essere pronto per il 30 marzo 1943. L&#8217;idea originaria fu di Himmler desideroso di formare nuove divisioni SS con i reduci delle Legioni nazionali (fiamminga, olandese, danese e norvegese) che avevano combattuto sul fronte dell&#8217;est tra il 1941 ed il 1943. Dopo aver visto con quanto ardore e valore si battevano i volontari europei, le autorità militari tedesche decisero di trasformare le Legioni in unità autonome più grandi e di includerle ufficialmente nelle Waffen SS. Dal 10 febbraio 1943, l&#8217;<em>SS-Obergruppenführer </em>Gottlob Berger capo dell&#8217;<em>SS-Hauptamt </em>(Ufficio centrale SS) impartì l&#8217;ordine di ritiro dal fronte delle quattro Legioni nazionali, per metterle a riposo e riorganizzarle. Decimate dai combattimenti sul fronte dell&#8217;est, le unità volontarie stavano per essere disciolte per essere trasformate in nuove Brigate o divisioni SS.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203304" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sswiking.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Wiking. The History of the Fifth SS Division 1941-45" width="130" height="155" align="left" /></a> L&#8217;11 febbraio 1943, il <em>Reichsführer SS </em>in una nota al suo Stato maggiore, decise che la prima nuova divisione europea SS sarebbe stata formata da tre nuovi reggimenti SS: il <em>Nederland</em>, il <em>Danmark </em>e il <em>Norge</em>. Per i volontari fiamminghi era stato previsto il trasferimento in una nuova Brigata autonoma, la SS <em>Langemarck</em>. Poiché anche per gli olandesi venne deciso di formare una unità SS autonoma, a causa delle insistenze di Anton Mussert, capo del partito nazionalsocialista olandese, Himmler si vide costretto ad utilizzare il reggimento <em>Nordland </em>della divisione SS <em>Wiking </em>come nucleo della nuova divisione. Questa decisione fu anche dettata dalla impossibilità di ritirare completamente la divisione <em>Wiking </em>dal fronte dell&#8217;est (impegnata in durissimi combattimenti lungo il Dnieper) e quindi la formazione del nuovo SS-Panzerkorps venne rinviata. Inizialmente Himmler scelse per la nuova divisione il nome &#8220;<em>Waraeger</em>&#8220;, in ricordo dei vichinghi dell&#8217;est (i Variaghi), fondatori nel X° secolo del Regno di Kiev. Hitler però considerò il nome troppo &#8220;oscuro&#8221; per cui venne deciso di chiamare la divisione con lo stesso nome del suo primo reggimento di origine, il <em>Nordland</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978076030538" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellontheeasternfront.jpg" border="0" alt="Christopher Ailsby, SS. Hell on the Eastern Front - The Waffen-SS in Russia 1941-1945" width="130" height="166" align="right" /></a> I primi reparti per la divisione giunsero quindi dal reggimento <em>Nordland </em>che venne distaccato definitivamente dalla 5a divisione SS <em>Wiking</em>. I superstiti del reggimento, reduci da due anni di combattimenti sul fronte dell&#8217;est, giunsero al campo di Auerbach il 10 maggio 1943. Il 12 maggio il generale Steiner e l&#8217;<em>SS-Brigadeführer </em>Fritz von Scholz, designato come comandante della nuova divisione, ispezionarono i reparti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le altre due unità che completarono i quadri della divisione furono il Reggimento <em>Norge </em>ed il Reggimento <em>Danmark </em>(agli ordini dell&#8217;<em>SS-Obersturmbannführer </em>Graf von Westphalen).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il presente testo, qui pubblicato per gentile concessione dell&#8217;autore, costituisce uno stralcio dal 2° capitolo del libro di Massimiliano Afiero <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089067"><em>Nordland: i volontari europei sul fronte dell&#8217;est</em></a>, Marvia Edizioni 272 pagine, oltre 100 fotografie in b/n, € 24,00.</p>
<p style="text-align: justify;">Terza monografia della serie dedicata alle divisioni delle Waffen SS, curata da Massimiliano Afiero per conto della casa editrice Marvia. Dopo la <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089024"><em>Wiking</em></a> e la <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089040"><em>Nord</em></a>, viene tracciata la storia della 11a divisione SS <em>Nordland</em>, con tantissime foto e mappe a corredo dei testi.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/waffenssnordland.html' addthis:title='La costituzione della divisione Waffen SS Nordland ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Totenkopf: la divisione &#8216;Testa di morto&#8217; della Waffen SS</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:00:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il presente brano costituisce l'Introduzione del libro di Massimiliano Afiero Totenkopf: la divisione 'Testa di morto' della Waffen SS, Marvia Edizioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/totenkopf.html' addthis:title='Totenkopf: la divisione &#8216;Testa di morto&#8217; della Waffen SS '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089091" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/totenkopf.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Totenkopf: la divisione 'Testa di morto' della Waffen SS" width="229" height="314" align="left" /></a> <em>Totenkopf</em>, un nome che evoca terrore, un nome che rimanda l&#8217;umana memoria al pensiero della morte, della distruzione, un nome legato ad una delle formazioni della <em>Waffen SS </em>più temute ed odiate nella storia della seconda guerra mondiale. Dipinti dalla storiografia ufficiale come una banda di assassini, carnefici, accozzaglia di ex-guardie dei campi di concentramento, ex-detenuti, criminali incalliti, ancora oggi si fa fatica a parlare dei combattenti della <em>Totenkopf </em>senza suscitare scalpore, diffidenza e indignazione. La divisione <em>Totenkopf </em>continua ad essere identificata come l&#8217;archetipo del terrore nazista applicato non solo sui campi di battaglia ma anche contro le popolazioni civili inermi. In realtà, tranne che per alcuni iniziali episodi deplorevoli e contro ogni logica di corretto comportamento militare, la divisione <em>Totenkopf </em>fu impegnata sempre ed esclusivamente in prima linea battendosi valorosamente e dimostrandosi una delle formazioni più combattive della <em>Waffen SS</em>. Infatti tra le varie formazioni dell&#8217;esercito nero, la <em>Totenkopf </em>è quella che maggiormente evoca lo spirito combattivo e il sacrificio fino alla morte sul campo di battaglia, non solo nella <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbologia</a> del suo emblema ma anche nelle disperate e  sanguinose campagne e battaglie in cui fu coinvolta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089075" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/crociatacontroilbolscevismo.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, La crociata contro il bolscevismo. Le legioni volontarie europee (1941-1944). Vol. 1" width="111" height="165" align="right" /></a> Formata inizialmente con personale scadente e di dubbia moralità, soprattutto con ex-guardie dei campi di internamento, grazie all&#8217;opera del suo primo comandante e padre fondatore, Theodor Eicke, divenne ben presto un&#8217;unità di <em>élite</em>, guadagnandosi da subito il rispetto dei generali dell&#8217;esercito tedesco e soprattutto il rispetto degli avversari. Dopo aver ricoperto un ruolo marginale durante la campagna polacca, in Francia la divisione si comportò egregiamente contro le forze francesi ed inglesi, fatta eccezione per l&#8217;episodio di Le Paradis. Sul fronte dell&#8217;est la divisione venne impegnata inizialmente sul fronte nord partecipando alla marcia verso Leningrado, restando poi assediata nella sacca di Demjansk dove solo lo spirito di sacrificio e la tenacia delle &#8216;teste di morto&#8217; evitarono una catastrofe, arginando per mesi la spinta offensiva del nemico. Da quel momento la <em>Totenkopf </em>venne utilizzata come forza di pronto intervento per risolvere situazioni militari critiche e riorganizzata prima come una <em>Panzergrenadier Division </em>e poi come una <em>Panzer Division</em>. A Kharkov, Kursk, sul fronte del Mius, sul fronte polacco, in Ungheria ed infine in Austria le &#8216;teste di morto&#8217; tennero testa al nemico in una lotta senza quartiere e senza esclusione di colpi. Mentre tutto cedeva solo i combattenti della <em>Waffen SS </em>tennero ancora, mentre tutti arretravano le <em>Waffen SS </em>contrattaccarono con grande slancio e con grande onore, quell&#8217;onore che li legava alla fedeltà giurata, soli contro tutti a battersi per una guerra che tutti consideravano ormai già perduta. Ma questo non importava, era necessario onorare il ricordo dei camerati caduti, era necessario difendere i confini della Patria dai barbari venuti dall&#8217;est…</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ame/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=1885119666" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/menofsteel.jpg" border="0" alt="Michael Reynolds, Men of Steel. 1st SS Panzer Corps, 1944-45 - The Ardennes and Eastern Front" width="130" height="200" align="right" /></a> Quando la situazione si fece grave i reparti della divisione tentarono disperatamente di sfuggire alla cattura da parte dei sovietici, consegnandosi agli americani. Questi ultimi, in uno slancio di umanità e di onore militare, dopo aver falsamente assicurato loro il trasferimento all&#8217;ovest, li consegnarono invece in massa ai sovietici mandandoli praticamente a morire. Colpevoli solo di aver combattuto sul campo di battaglia, accusati di numerosi crimini efferati mai commessi e mai dimostrati in qualsiasi tribunale civile o militare, i combattenti della <em>Totenkopf </em>accettarono in silenzio il loro destino, certi di aver dato il massimo per la causa nazionalsocialista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il presente brano costituisce l&#8217;<em>Introduzione</em> del libro di Massimiliano Afiero <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089091"><em>Totenkopf: la divisione &#8216;Testa di morto&#8217; della Waffen SS</em></a>, Marvia Edizioni, 320 pagine, 380 foto in b/n.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/totenkopf.html' addthis:title='Totenkopf: la divisione &#8216;Testa di morto&#8217; della Waffen SS ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;operazione Guardia sul Reno</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 17:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Afiero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ruolo della Divisione Waffen SS Wallonie nell'operazione Wacht am Rhein (Guardia sul Reno)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/guardiasulreno.html' addthis:title='L&#8217;operazione Guardia sul Reno '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/loffensiva-delle-ardenne-1944-1945/9598www.cen" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7798" style="margin: 10px;" title="offensiva-delle-ardenne" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/offensiva-delle-ardenne.jpg" alt="" width="200" height="293" /></a>Alla fine del 1944, con le forze alleate sulle rive del Reno pronte a varcare i confini del Reich, Hitler lanciò un ultima disperata offensiva sul fronte occidentale. Fallita la speranza di poter capovolgere la situazione militare sul fronte dell&#8217;est, dove la superiorità dei mezzi dell&#8217;Armata Rossa e l&#8217;ampiezza del fronte non lasciavano spazio a nessun piano offensivo, sul fronte occidentale la situazione sembrava leggermente più favorevole. Infatti, ad ovest le forze nemiche erano concentrate su di un fronte relativamente molto ristretto, tra le coste olandesi fino al Belgio meridionale. Proprio in questo settore Hitler decise di far scattare la nuova offensiva tedesca. Il piano, denominato <em>Wacht am Rhein </em>(guardia sul Reno) prevedeva lo sfondamento delle linee alleate nelle Ardenne con l&#8217;obiettivo di separare le forze americane (dislocate in Francia) da quelle inglesi (in Belgio e in Olanda) e di conquistare Anversa con il suo porto al fine di bloccare le linee di rifornimento degli alleati. Vista l&#8217;impossibilità di fornire un&#8217;adeguata copertura aerea alle forze terrestri, si decise di lanciare l&#8217;offensiva sotto la &#8216;copertura&#8217; delle nuvole, ossia in condizioni metereologiche proibitive, tali da inibire l&#8217;intervento dell&#8217;aviazione alleata, ormai padrona dei cieli d&#8217;Europa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089091" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/totenkopf.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Totenkopf: la divisione 'Testa di morto' della Waffen SS" width="93" height="128" align="right" /></a> Il piano di Hitler era certamente ambizioso, ma riuscì tuttavia a cogliere di sorpresa gli alleati, che non si aspettavano in quel momento una reazione così violenta da parte delle forze tedesche, ritenute ormai sull&#8217;orlo della disfatta. Per l&#8217;offensiva vennero messe in campo 24 divisioni tedesche, dieci delle quali corazzate, raggruppate nella 6a armata corazzata SS, agli ordini di Sepp Dietrich, nella 5a e 7a armata <em>Panzer</em>. All&#8217;alba del 16 dicembre 1944, otto divisioni <em>Panzer </em>si lanciarono contro l&#8217;8° Corpo d&#8217;armata statunitense, cogliendolo praticamente di sorpresa. Contro il porto di Anversa vennero lanciate le bombe volanti V1 e i missili V2: le famose <em>Vergeltungswaffen </em>(armi di rappresaglia) tedesche. A portare ulteriore scompiglio tra le linee alleate, ci pensarono gli elementi della <em>Panzerbrigade 150</em>, gli &#8220;americani&#8221; di Otto Skorzeny (1), soldati tedeschi in uniforme alleata, che furono impegnati fin dalle prime ore dell&#8217;offensiva a mandare in <em>tilt </em>il sistema difensivo nemico: cambiarono segnali stradali, sbarrarono strade, ponti e deviarono l&#8217;afflusso delle truppe nemiche verso le zone di combattimento.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il coinvolgimento dei valloni</em></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno prima dell&#8217;attacco tedesco nelle Ardenne, Degrelle insieme con gli altri <em>leader </em>della collaborazione europea si ritrovarono al Congresso della Stampa europea a Vienna. Degrelle era accompagnato dall&#8217;<em>Obersturmfuehrer </em>Jean Vermeire. Di ritorno alla sua formazione, Degrelle interruppe il suo viaggio a Berlino dove venne informato dell&#8217;inizio dell&#8217;offensiva. Il 17 dicembre, un giorno dopo l&#8217;inizio dell&#8217;operazione <em>Wacht am Rhein</em>, Victor Matthys, il capo del movimento rexista in Belgio, vice di Degrelle, organizzò un grande <em>meeting </em>a Hildesheim, la città dove si erano raggruppati la maggior parte dei rexisti fuorisciti dal Belgio. Il giorno dopo, il comandante della divisione vallone partecipò a due importanti incontri: il primo al <em>Führungshauptamt </em>con Hans Jüttner ed il secondo all&#8217;<em>SS-Hauptamt</em> con Gottlob Berger. Jüttner informò Degrelle che la formazione vallone doveva essere utilizzata per assicurare il mantenimento dell&#8217;ordine nei territori belgi rioccupati. Di conseguenza, venne ordinato di spostare i reparti verso ovest. Per ordine di Himmler (19 dicembre) la divisione Wallonie fu assegnata al Gruppo di Armate B (Model), come forza di riserva della <em>6.SS-Panzer-Armee </em>dell&#8217;<em>SS-Oberstgruppenfuehrer </em>Sepp Dietrich.</p>
<p style="text-align: justify;">Parla Degrelle:</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ame/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=0760314020" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellonthewesternfront.jpg" border="0" alt="Chris Bishop, SS. Hell on the Western Front" width="130" height="159" align="left" /></a> &#8220;…al ritorno da Vienna, scesi all&#8217;Hotel Adlon, a Berlino. Incrociai la sera, alzandomi da tavola, un alto funzionario degli Affari esteri. Era radioso. &#8211; Non sapete? &#8211; , mi disse, &#8211; siamo in piena offensiva! – Offensiva? E dove un&#8217;offensiva? – gli chiesi, &#8211; Ma a casa vostra! In Belgio! Le nostre truppe sono già in mezzo alle Ardenne!. L&#8217;indomani, i centri ufficiali di Berlino furono presi da una straordinaria euforia. Si davano delle notizie incredibili: Liegi era stata riconquistata! Ottomila nuovi aerei tedeschi erano all&#8217;attacco! Mi fu recato un telegramma di Hitler: era l&#8217;ordine di partire immediatamente per il Belgio con la mia divisione. Passavamo sotto il comando tattico del maresciallo Model, il quale dirigeva l&#8217;offensiva, e del generale delle <em>Waffen SS </em>Sepp Dietrich, che comandava un gruppo di armate. Era formalmente vietato impegnarci in combattimenti sul nostro territorio. Partivamo perché fossero evitati gli errori dell&#8217;occupazione tedesca dal 1940 al 1944: sarebbero stati dei Valloni e dei Fiamminghi a riorganizzare il Belgio&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 21 dicembre, la divisione <em>Wallonie </em>ricevette l&#8217;ordine di lasciare l&#8217;Hannover per un&#8217;altra zona di stazionamento in Renania. I valloni stavano forse per essere impegnati nell&#8217;offensiva nella Ardenne? Questo era contro la loro scelta di combattere esclusivamente contro i sovietici. Dopo tre giorni di viaggio con un freddo glaciale, i volontari belgi sbarcarono nella valle del Reno nei dintorni di Eckersdorf. Un reparto motorizzato, comprendente la 1a e la 5a compagnia del 69° Reggimento, venne invece dislocato a Nettersheim nell&#8217;Eifel. Il <em>Volksfuehrer </em>dei valloni si recò allora in territorio belga, a Limerlé, accompagnato da una dozzina di suoi uomini fidati. Questa presenza vallone era il risultato degli accordi siglati con Himmler, avendo stabilito che i territori liberati nel corso dell&#8217;operazione, non dovevano essere considerati come &#8216;territori occupati&#8217; ma &#8216;liberati&#8217; e messi a disposizione del <em>leader </em>vallone. Era sicuramente una grande vittoria per Degrelle, se però l&#8217;operazione Guardia sul Reno avesse avuto successo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089024" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/wiking.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Wiking. La Waffen SS europea" width="93" height="133" align="right" /></a> Degrelle si recò al quartier generale di Dietrich, il quale lo mise subito al corrente della reale situazione militare: Liegi non era stata affatto riconquistata, i mezzi corazzati tedeschi con in testa il <em>Kampfgruppe </em>Peiper avevano superato le Ardenne e si trovavano a qualche chilometro da Namur e Dinant, ma furono bloccati dalla mancanza di carburante e dal massiccio intervento dell&#8217;aviazione alleata. Le migliaia di aerei alleati bombardarono sistematicamente le strade, i villaggi, gli incroci e a nulla valse l&#8217;azione della contraerera tedesca. I <em>panzer </em>tedeschi dovettero fermarsi nei pressi del villaggio di Celles, a soli 8 km dalla Mosa, completamente a corto di benzina. I carristi tedeschi attesero due giorni, chiedendo continuamente i rifornimenti via radio. Alla fine furono costretti ad incendiare i loro <em>panzer </em>e a fare <em>dietrofront </em>a piedi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la situazione sul fronte delle Ardenne iniziò a farsi critica per le forze tedesche, il Comando germanico decise di non lasciare i reparti della <em>Wallonie </em>nelle retrovie della zona di operazioni sotto la costante minaccia dei bombardamenti da parte dell&#8217;aviazione alleata. Con il cuore in gola, Degrelle ed i suoi uomini dovettero abbandonare nuovamente la loro patria nelle mani del nemico, consapevoli di avere ben poche speranze di rivederla a breve. Con un tempo spaventoso, caratterizzato da freddo e neve, i valloni partirono quindi verso nord accampandosi a Lechenic Poll, Disternich e Biesheim. Poi proseguirono ancora più a nord, con i reparti sparsi nei villaggi di Niederaussen, Oberaussen, Huchelhove e Auenheim; in quest&#8217;ultimo si installò il quartier generale della divisione. Verso la metà di gennaio, i valloni ricevettero i loro materiali e l&#8217;armamento. La partenza per il fronte dell&#8217;est sembrava imminente. Lo Stato Maggiore di istruzione tedesco considerò la sua funzione terminata e quindi abbandonò la divisione e con esso anche l&#8217;<em>Oberfuehrer </em>Heilmann.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 1° gennaio del &#8217;45, Léon Degrelle era stato promosso al grado di <em>Obersturmbannfuehrer</em>, un grado superiore al suo capo di stato maggiore, lo <em>Sturmbannfuehrer </em>Franz Hellebaut, ritrovandosi così finalmente l&#8217;ufficiale più alto in grado in servizio presso la <em>Wallonie</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Brano tratto dal libro di Massimiliano Afiero <em>Wallonie. I volontari belgi valloni sul fronte dell&#8217;Est</em>, Marvia Edizioni.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/guardiasulreno.html' addthis:title='L&#8217;operazione Guardia sul Reno ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La crociata contro il bolscevismo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 14:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Afiero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brani dall'introduzione del libro di Massimiliano Afiero sulle legioni volontarie europee impegnate nella lotta contro il comunismo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/crociatacontroilbolscevismo.html' addthis:title='La crociata contro il bolscevismo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3913" title="guerra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/guerra.jpg" alt="" width="500" height="308" />Perché la crociata contro il Bolscevismo? Perché tanti volontari europei andarono a combattere sul fronte dell&#8217;est contro il regime comunista di Stalin?</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089075" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/crociatacontroilbolscevismo.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, La crociata contro il Bolscevismo, Volume I. Le legioni volontarie europee, Marvia Edizioni, 272 pagine, Copertina cartonata a colori, Formato 21x29" width="111" height="165" align="right" /></a>Per rispondere a queste domande bisogna conoscere profondamente la storia europea del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">Novecento</a> e concentrarsi in modo particolare sugli eventi che sconvolsero la Russia durante e dopo la prima guerra mondiale. Dalla rivoluzione d&#8217;ottobre del 1917 sorse uno stato tiranno che fin dalla sua nascita adottò una politica di terrore e di violenza per imporre il suo falso credo socialista. La civiltà europea riuscì a frenare Lenin e compagni nel loro tentativo di espandere il terrore rosso in tutto il continente europeo, dalla fine della prima guerra mondiale fino all&#8217;inizio della seconda. Solo quando Stalin riuscì ad ottenere l&#8217;alleanza e i cospicui aiuti militari degli americani e degli inglesi, tutta l&#8217;Europa orientale finì sotto il dominio della dittatura comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli alleati scelsero di distruggere il tiranno Hitler alleandosi direttamente con il diavolo in persona, il comunista Stalin. Quali patimenti e sofferenze costarono all&#8217;Europa a causa di quella scelta è storia di ieri; solo l&#8217;abbattimento del muro di Berlino alla fine degli Anni Ottanta ha messo fine ad anni di terrificanti dittature comuniste in tutti i paesi dell&#8217;est europeo e nella stessa Russia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089067" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/nordland.jpg" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Nordland: i volontari europei sul fronte dell'est" width="225" height="319" align="left" /></a> La crociata contro il bolscevismo non è però finita: altre dittature comuniste più feroci di quella sovietica, insanguinano il mondo affamando e terrorizzando milioni di esseri umani ancora in cerca della libertà. La maggior parte dei volontari europei inquadrati nelle Legioni volontarie era unita da un sentimento comune: l&#8217;avversione per il comunismo; tutto questo al di là della bella uniforme, della paga assicurata e del semplice fanatismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Scelsero di combattere, però di combattere per un altro tiranno, parimenti sanguinario, quell&#8217;Adolf Hitler che sognava un&#8217;Europa germanizzata nel nome di una presunta superiorità della razza nordica e ariana. Con il loro sacrificio questi volontari tentarono di far guadagnare ai loro paesi un posto di riguardo nella nuova Europa, ma soprattutto i volontari stranieri &#8220;non ariani&#8221; dimostrarono, con il sangue versato ed il valore dimostrato sui campi di battaglia, che non esistono razze superiori ma solo uomini superiori, indipendentemente dal colore della loro pelle e dal loro stato sociale.</p>
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<p style="text-align: justify;">Tratto dall&#8217;Introduzione a Massimiliano Afiero, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089075"><em>La crociata contro il bolscevismo</em></a>, Volume I. Le legioni volontarie europee, Marvia Edizioni, 272 pagine, Copertina cartonata a colori, Formato 21&#215;29, 38,00 Euro.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/crociatacontroilbolscevismo.html' addthis:title='La crociata contro il bolscevismo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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