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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Mario Enzo Migliori</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Ierobotanica</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 09:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La ierobotanica, disciplina dedita allo studio delle piante sacre nell’antichità, è oggetto di un saggio di Mario Giannitrapani, sottotitolato "un’Ecologia preistorica del Sacro".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ierobotanica.html' addthis:title='Ierobotanica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/ierobotanica-unecologia-preistorica-del-sacro/9906" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8560" style="margin: 10px;" title="ierobotanica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ierobotanica.jpg" alt="" width="200" height="279" /></a>La ierobotanica è una scienza il cui significato, almeno a oggi, non troverete nell’enciclopedia telematica Wikipedia. Non per questo meno reale solo perché meno conosciuta, questa disciplina è dedita allo studio delle piante sacre nell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica/">antichità</a> e, secondo l’Autore, non può non essere interpretata che come un’<em>Ecologia preistorica del Sacro</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il senso di questo libro è “quello di ridare significato profondo, solenne e religioso a ciò che per troppo tempo è stato visto e vissuto dall’ingordo uomo moderno come qualcosa di <em>‘inanimato’</em>, decorativo e ‘vegetale’ appunto, nel senso spesso triste con cui si usa ancor oggi quest’aggettivo; difatti nulla di più assurdo del rimaner convinti che alberi e piante non sono in fondo degli esseri viventi dello stesso rango, livello e diritto dell’uomo, ossia, in fondo, credere che siano ‘innocui’; la pluralità di sacerdozi che nel <a title="mondo antico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica/">mondo antico</a> erano appunto legati a determinati culti arborei ci induce ancor oggi a riflettere, assai profondamente, sullo stato pietoso, necessitante di romana <em>pietas</em> appunto, in cui versa la psiche malata dell’uomo moderno e contemporaneo” (p. 15).</p>
<p style="text-align: justify;">Mario Giannitrapani, come i lettori de “La Cittadella” hanno avuto più volte modo di apprezzare, è ampiamente qualificato a condurci in questa riscoperta di tutte le varie qualità delle nostre piante e delle loro essenze. Non di minor conto la storia delle vicissitudini che hanno interessato gli alberi e i boschi sacri. La rivisitazione di un’ampia scelta di documenti epigrafici e fonti letterarie dell’antichità classica in merito all’Italia antica e al bacino del Mediterraneo ha permesso di vedere in un’altra luce molte di queste piante, “consacrate a un molteplice numero di divinità, dimora di innumerevoli ninfe, sede di vetusti e celebri oracoli della tradizione cultuale e sacerdotale classica” (p. 16).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-8561" style="margin: 10px;" title="ktzbh" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ktzbh.jpeg" alt="" width="275" height="183" />Grandi alberi, boschi e foreste insieme con altri elementi naturali quali sorgenti, laghi, fiumi, grotte e alture, furono tra i primi e più importanti luoghi di culto. Il bosco è fin dall’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica/">antichità</a> luogo sacro e iniziatico. I più antichi santuari erano presumibilmente i boschi naturali. Nel <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> della foresta confluiscono due elementi: da una parte l’apertura verso il cielo, sede del divino, dall’altra la radura, definizione di uno spazio protetto e segreto, ove avevano luogo i riti. La sacralità conseguentemente si estese poi anche al culto degli alberi ma, come afferma giustamente <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span> citato dall’Autore, “mai un albero fu adorato unicamente per se stesso, sempre per quello che si rivelava per suo mezzo, per quel che l’albero implicava e significava” (p. 23). Naturalmente la furia iconoclastica della nuova <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> monoteistica cercò di distruggere gli antichi boschi sacri o quantomeno ne trasformò le valenze da celesti a diaboliche. Ciò nonostante l’antico vocabolario latino del bosco sopravvive ma “termini quali <em>silva</em>, <em>nemus</em>, <em>lucus</em> sono ormai privi di quell’arcaica valenza cultuale e sacrale che ne permeava il genuino senso semantico” (p. 49); svuotati del loro genuino significato, diverranno meri sinonimi.</p>
<p style="text-align: justify;">Benché il libro sia ricco di fonti e citazioni, le sue pagine non sono un’arida esposizione di dati ma un armonico resoconto dell’argomento da parte di chi ne ha una conoscenza reale non solo accademica e/o teorica ma anche pratica. Il Nostro ci guida tra le piante sacre: quercia, elce, caprifico, faggio, pioppo, cipresso, pino, olivo, noce, alloro, vite, mirto, palma (questo non è un elenco esaustivo). Non solo ripercorre le fonti classiche chiarendo le problematiche storiche, protostoriche e ierogeografiche ma anche quelle botaniche, dell’uso cultuale (e non solo) delle essenze, resine o altri derivati. Benché il sottotitolo tradisca un interesse particolare per la nostra amata <em>Terra Italia</em>, l’Autore nella sua trattazione, non si chiude in limiti geografici angusti e il lettore potrà trovare anche le descrizioni di quelle piante cui i soli prodotti, grazie ai commerci, raggiungeranno il nostro suolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume, riccamente illustrato, nella parte finale raccoglie e ripresenta alcuni notevoli scritti dell’illustre paletnologo Luigi Pigorini dedicati a <em>Le “Terramare” e le origini degli Italici</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi si permetta di concludere ricordando anch’io le parole dell’irripetibile ed ineguagliabile archeologo Giacomo Boni: “Le querce, i cipressi ed i pini di nostra <em>Terra Mater</em> custodiscono quel luogo sacro alla virtù, all’onore e alla reduce Fortuna; i lauri e i mirti di Valle Murcia ripetono: la dea Roma qui dorme” (cit. a p. 61).</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">MARIO GIANNITRAPANI,<em> <a title="Ierobotanic" href="http://www.libriefilm.com/ierobotanica-unecologia-preistorica-del-sacro/9906">Ierobotanica. Un’Ecologia Preistorica del Sacro. Le Piante Sacre dell’Italia antica tra protostoria ed età classica</a></em>, Simmetria, Roma 2010, pp. 240, € 22,00.</p>
<p style="text-align: justify;">[Pubblicato in <em>La Cittadella</em>, 43 n.s., luglio-settembre 2011, 84-85].</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ierobotanica.html' addthis:title='Ierobotanica ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Lucus rupestris</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 16:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prestigiosa collana “Archivi. Monografie di preistoria, di arte preistorica e tribale” del Centro Camuno di Studi Preistorici si è arricchita di un nuovo importante titolo, comprendente il corpus dei reperti direttamente raccolti e studiati dall’autorevole Dipartimento Valcamonica e Lombardia dello stesso CCSP.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lucus-rupestris.html' addthis:title='Lucus rupestris '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-7557" style="margin: 10px;" title="Lucus-Rupestris" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Lucus-Rupestris-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" />La prestigiosa collana “<em>Archivi. Monografie di preistoria, di arte preistorica e tribale</em>” del Centro Camuno di Studi Preistorici si è arricchita di un nuovo importante titolo, il diciottesimo, comprendente il corpus dei reperti direttamente raccolti e studiati dall’autorevole Dipartimento Valcamonica e Lombardia dello stesso CCSP diretto, con competenza, da Umberto Sansoni con la collaborazione di Silvana Gavaldo. Volume di grande formato riccamente illustrato con fotografie, disegni, cartine e grafici appositamente realizzati per l’occasione.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ci ricorda Umberto Sansoni “<em>Campanine è una grande area rupestre, una delle maggiori per estensione e densità figurativa del complesso camuno, una delle prime ad essere istoriata e fra le ultime ad essere abbandonata, una delle più continue e longeve sul piano cronologico e con molte immagini di alta taratura simbolico-concettuale. In un quadro di grande suggestione ambientale abbiamo qui testimoni dal V-IV millennio a.C. e, con poche soluzioni di continuità, al pieno ‘900</em>” (p. 11).  Durante l’attività pionieristica negli anni ’30 Campanine era stata la meta privilegiata di Marro, Battaglia, <a title="Altheim" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/franz-altheim/" target="_blank">Altheim</a>, Trautmann e diversi altri, fra cui, come visitatore, il grande storico delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/" target="_blank">religioni</a> <a title="Karoly Kerényi" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/karoly-kerenyi" target="_blank">Karl Kerényi</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Immagini o notizie di scene di una ventina di rocce erano già nei loro scritti ed è forse per questo, considerandola forse un’area già indagata, e per il frapporsi della guerra, che vi fu poi un relativo abbandono, rotto solo da qualche scena pubblicata da E. Anati e da M. Van Berg-Osterrieth</em>” (p. 11).  Sulla “<em>Storia delle ricerche</em>” ci intrattiene particolareggiatamente Cristina Gastaldi (pp.23-26).</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume non si riduce alla pubblicazione delle schede del corpus delle incisioni rupestri di Campanine, anche se da sole giustificherebbero l’acquisto del libro, ma affronta tutte le tematiche simbolico-religiose suggerite dalle stesse. Oltretutto, come suggerisce anche il titolo, è possibile ritenere che Campanine, come tutte le grandi aree rupestri, “<em>abbia assunto un ruolo eminentemente sacrale configurandosi in quel che i latini chiamerebbero </em>lucus<em> o </em>nemus<em> (bosco sacro), attribuzione in piena rispondenza con quanto le fonti e l’archeologia ci attestano sulle aree sacre all’aperto del continente</em>” (p. 16).</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Se Campanine fu tale, dovette essere </em>lucus<em> fra </em>luci<em>, con, almeno in età protostorica, sue dediche e funzioni particolari in un complesso unitario integrato con quello delle altre aree maggiori</em>” (p. 16). Grazie a questa consapevolezza gli Autori hanno giustamente ritenuto doveroso affrontare gli argomenti correlati alle pitture rupestri. Tra questi Silvana Gavaldo si è occupata del labirinto, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolo</a> che ha avuto innumerevoli raffigurazioni lungo l’arco della storia ed al momento la Valcamonica è il sito d’arte rupestre che detiene il primato numerico di labirinti incisi sulla roccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Corretta la relazione fra l’unica testimonianza di labirinto altrettanto antica quanto le incisioni camune ritrovata in Italia: l’oinochoe di Tragliatella (VII sec. a.C.), di ambiente etrusco, conservato nei Musei Capitolini, raffigurante una processione di giovani che entrano nel labirinto e ne escono come cavalieri. “<em>Se la lettura è corretta, il rimando è a una prova iniziatica per entrare nel gruppo elitario dei guerrieri. Nel labirinto è leggibile la parola TRUIA in caratteri etruschi, che collega il labirinto con la città di Troia e la vicenda di Enea, con il </em>ludus Troiae<em> danzato dai giovani cavalieri troiani in occasione dei funerali di Anchise</em><a href="#_ftn1"><strong>[1]</strong></a><em>, infine con il possibile passo “saltellante” dei sacerdoti Salii che veniva detto “amptruare”: un altro riferimento a una danza armata</em>” (p. 42). L’<em>excursus</em> prosegue e non si limita agli esempi del mondo classico ma anche da altre civiltà tradizionali. Il labirinto è un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolo</a> archetipo, diffuso in tutto il mondo, con sostanziale coerenza di significati.</p>
<p style="text-align: justify;">Umberto Sansoni si è occupato anche di “<em>Arature e ritualità</em>” e de “<em>Il carro a due ruote – La ritualità dell’età del Bronzo</em>”, Manuela Zanetta de “<em>La figura dell’armato</em>”, Enrico Savardi delle tipologie delle figure di “capanne”, Silvana Gavaldo de “<em>L’impronta di piede</em>”, Giulia Rossi delle figure ornitomorfe e dello “<em>Studio, confronto e ipotesi interpretative delle figure a carattere fantastico-mitologico</em>”, Liliana Fratti de “<em>Il Nodo di Salomone</em>”<a href="#_ftn2">[2]</a> mentre Angelo Martinotti è l’autore de “<em>Le figure di paletta</em>”, “<em>Il simbolismo dell’ascia</em>” e de “<em>Le iscrizioni preromane</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel volume altri autori si sono occupati di periodi storici a noi più vicini. Quanto esposto è un lavoro di gruppo, con i vari temi presentati da punti di vista diversi; troviamo così “<em>impronte di tipo archeologico in senso puro, o storicistico, o fenomenologico, non necessariamente coincidenti per metodo e risultati</em>” (p. 385). Quest’opera permette una migliore conoscenza di questo importante sito camuno, un <em>lucus</em> alpino, un’area sacra fra le principali di questa meravigliosa Valle.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lucus Rupestris. Sei millenni d’arte rupestre a Campanine di Cimbergo</em>, a cura di Umberto Sansoni e Silvana Gavaldo, Edizioni del Centro, Capo di Ponte 2009, pp. 400 + XVI, ill., s. i. p.</p>
<p style="text-align: justify;">[Pubblicato in: <em>"Arthos"</em>, XIV, n.s., 19, 2011, pp. 105-106]<em></em></p>
<div>
<hr size="1" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span></em>, V.</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Sul quale ricordiamo: U. Sansoni, <em>Il Nodo di Salomone, simbolo e archetipo di alleanza</em>, Electa, Milano 1998.</p>
</div>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lucus-rupestris.html' addthis:title='Lucus rupestris ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Sator. Epigrafe del culto delle sacre origini di Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 13:35:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo Nicola Iannelli, autore di uno studio sul quadrato magico, il Sator avrebbe una precisa correlazione astronomica e sarebbe alle origini del culto romano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/sator-epigrafe-del-culto-delle-sacre-origini-di-roma.html' addthis:title='Sator. Epigrafe del culto delle sacre origini di Roma '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/sator-epigrafe-del-culto-delle-sacre-origini-di-roma/9405" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7509" style="margin: 10px;" title="sator" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sator.jpg" alt="" width="200" height="289" /></a>NICOLA IANNELLI, <em>Sator. Epigrafe del culto delle sacre origini di Roma. La genesi e il significato del quadrato magico svelati nella teoria della correlazione astronomica</em>, Bastogi, Foggia 2009, pp. 192, € 18,00.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em>La famosa ed enigmatica iscrizione palindroma latina nota come “Quadrato Magico del Sator” ha stimolato nel tempo l’interesse degli studiosi. Le varie interpretazioni passate, soprattutto quelle che vedevano in esso una <em>crux dissimulata</em> giustificante una sua presunta quanto fantasiosa origine cristiana, non sono mai state del tutto convincenti<a href="#_ftn1">[1]</a>. Nicola Iannelli, architetto (si occupa prevalentemente di restauro architettonico e conservazione di beni culturali), astrofilo e studioso di astronomia antica, ci offre una nuova ma plausibile interpretazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Utilizzando conoscenze astronomiche &#8211; delle quali dimostra una grande dimestichezza &#8211; unite a quanto ci tramanda la tradizione romana della dottrina religiosa etrusca e il complesso dei rituali divinatori, in seguito importati anche dai Romani, raccolti e conservati nei Libri, che costituivano la cosiddetta “disciplina etrusca”<a href="#_ftn2">[2]</a>, la padronanza del diritto augurale ed usufruendo della recente storiografia romanistica riesce a mostrare la chiave per comprendere il messaggio del Sator.  Nel saggio il significato perduto delle parole iscritte nel “quadrato magico” è finalmente svelato nella rappresentazione dell’antico “culto delle sacre origini di Roma” e identificato con Fauno, il re-divino della fertilità e dei Lupercalia, i rituali di celebrazione della fondazione di Roma, nei quali si rappresentava la società delle origini.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo ne spiega la genesi e il significato, attraverso ricostruzioni al computer delle correlazioni astronomiche con le costellazioni “generatrici”, nel modo in cui i nostri avi hanno rappresentato in terra &#8211; nella scacchiera della centuriazione romana &#8211; ciò che avveniva in cielo, attribuendogli un valore di sacralità.</p>
<p style="text-align: justify;">Romolo fondò Roma secondo un preciso rituale<a href="#_ftn3">[3]</a>, mutato dagli Etruschi e “<em>preconizzato dal primo creatore di culti e di civiltà: Fauno</em>” (p. 35), secondo Angelo Brelich “eroe civilizzatore” dell’arcaica Roma.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“<em>Fauno predice la fondazione di Roma e il suo apparire in cielo, nelle sembianze del “sator-seminatore” della costellazione di Bootes, è il segnale per Romolo che è giunto il momento della fondazione</em>” (p.36).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il rituale prevedeva l’applicazione di regole precise, provenienti dagli Etruschi, sotto l’auspicio degli Dei e in seguito stilate nella pietra dell’epigrafe del Sator.</p>
<p style="text-align: justify;">La frase SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS è svolta dall’Autore come “il seminatore sul carro-aratro tiene le ruote dell’opera di fondazione”, il quale ulteriormente precisa: “<strong><em>Il seminatore</em></strong><em> è rappresentato ritualmente, nella configurazione astronomica del giorno di fondazione, dalla costellazione di Bootes, proiezione “caelestis” di Fauno; <strong>il carro-aratro</strong> dalla costellazione dell’Orsa Maggiore e in fine <strong>l’opera</strong> nel solco (della nuova città inaugurata) simboleggiato dalla Vergine</em>” (pp. 36-7).</p>
<p style="text-align: justify;">Boote è da sempre ritenuto “l’aratore”, colui che dirige i buoi nei campi della volta celeste, per tracciare il solco rappresentato dalla Vergine e che dà i suoi frutti identificati nella stella “Spica”.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Iannelli è questo il significato originario del Sator scritto nel cielo di più di duemila anni fa e ne ripercorre l’utilizzo lungo i sentieri della storia e dell’arte.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<div style="text-align: justify;">Tratto da <em>&#8220;Arthos&#8221;</em>, XIV, n.s., 19, 2011, p. 107.</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></div>
<div>
<hr size="1" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> Cfr. la mia rec. a M. Perfigli, <em>Indigitamenta. Divinità funzionali e funzionalità divina nella Religione Romana</em>, [Ed. Ets, Pisa 2004] <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dirittoestoria.it/5/Rassegne/Migliori-Rassegna-Religione-romana.htm">Rassegna bibliografica</a></span></em>, in <em>Arthos</em>, 13 n.s., 2005, 314-318.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref2">[2]</a> Cfr. M. E. Migliori, <em><a href="http://www.centrostudilaruna.it/haruspices-e-mos-maiorum.html">Haruspices e Mos Maiorum</a></em>, in “Vie della Tradizione”, n. 145, genn.-apr. 2007, pp. 22 – 29.</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> P. Catalano, <em>Aspetti spaziali del sistema giuridico-religioso romano. </em><em>Mundus, templum, urbs, ager, Latium, Italia</em>, “Aufstieg und Niedergang der Römischen Welt“, Band II.16.1, W. De Gruyter, Berlin – New York 1978,pp. 440-553.</p>
</div>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/sator-epigrafe-del-culto-delle-sacre-origini-di-roma.html' addthis:title='Sator. Epigrafe del culto delle sacre origini di Roma ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La riscoperta degli Etruschi e il Risorgimento dell&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 13:38:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 3 al 5 dicembre 2010 si è svolto il diciottesimo Convegno organizzato dalla Fondazione per il Museo “Claudio Faina” di Orvieto, dedicato a “La Fortuna degli Etruschi nella Costruzione dell’Italia Unita”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-riscoperta-degli-etruschi-e-il-risorgimento-dellitalia.html' addthis:title='La riscoperta degli Etruschi e il Risorgimento dell&#8217;Italia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-7243" style="margin: 10px;" title="annaliXVIsitocop_1361" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/annaliXVIsitocop_1361.jpg" alt="" width="170" height="236" />La  Fondazione per il Museo “Claudio Faina” di Orvieto è nota, oltre che per le preziose raccolte del proprio museo – sito di fronte a quel gioiello dell’arte italiana, capolavoro dell’architettura gotica, che è il Duomo di questa vetusta città etrusca –, per il prestigio dei suoi convegni reso possibile dal livello del dibattito che li ha sempre caratterizzati. Incominciati nel 1980, essi sono divenuti un appuntamento di rilievo per l’archeologia italiana, animati da studiosi di grande prestigio e seguiti da un pubblico qualificato composto di archeologi affermati, da giovani promettenti studiosi e da studenti universitari alle loro prime esperienze di ricerca. Anche per me divenuti un irrinunciabile appuntamento annuale, voglio ricordare i due precedenti convegni dedicati rispettivamente a “<em>Gli Etruschi e Roma. Fasi monarchica e alto-repubblicana</em>” e a “<em>La grande Roma dei Tarquini</em>”, sui quali conto di ritornare prossimamente per recensirne gli Atti.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-7244" style="margin: 10px;" title="annaliXVII_1844" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/annaliXVII_1844.jpg" alt="" width="170" height="240" />Quanto mai azzeccata la scelta del tema di quest’anno, anticipando, di fatto, le celebrazioni collegate al 150° anniversario della costituzione dello Stato unitario. Difficilmente sembrerebbe concepibile l’esistenza di un legame che colleghi gli Etruschi all’Unità d’Italia, mentre nota è la relazione fra gli studi e le ricerche archeologiche dedicate a questo popolo e la dinastia medicea i cui esponenti divennero <em>Duces Etruriae</em>. Dal 3 al 5 dicembre 2010 si è svolto il diciottesimo Convegno dedicato a “<em>La  Fortuna</em><em> degli Etruschi nella Costruzione dell’Italia Unita</em>”. Esisteva un legame a volte sottile altre anche ‘fisico’: archeologi e studiosi che contemporaneamente erano patrioti attivi (ricordiamo Francesco Orioli, Ariodante Fabretti e Achille Gennarelli, partecipi della gloriosa esperienza della Repubblica Romana) ovvero patrioti divenuti archeologi come Isidoro Falchi, al quale si deve la scoperta di Vetulonia; circoli letterari che si occupavano sia dell’attività politica patriottica sia della ricerca archeologica, come quello che si riuniva intorno ai coniugi Gozzadini (Giovanni e Maria Teresa Serego Alighieri, legati alle scoperte di Marzabotto e agli scavi di Villanova di Castenaso, con i quali iniziarono la conoscenza della civiltà Villanoviana, risalente all’età del ferro), il cui salotto culturale era arricchito dalla presenza di personaggi come Marco Minghetti, Aleardo Aleardi, <a title="Giosue Carducci" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/giosue-carducci">Giosue Carducci</a>, Francesco Paolo Perez, Almerico da Schio e molti altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-7245 alignright" style="margin: 10px;" title="lacittadella41_42" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lacittadella41_42-223x300.png" alt="" width="223" height="300" />Gli Etruschi erano visti come i primi unificatori dei popoli italici avanti la conquista romana e grande successo avevano le opere di Giuseppe Micali dedicate agli antichi popoli della nostra penisola. I popoli di Ausonia, dall’antico nome poetico dell&#8217;Italia; e “Ausonia” fu anche il nome dato a una nuova loggia massonica nel 1859. Il Fascio etrusco fu adottato come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della libertà italica. Va peraltro ricordata anche l’istituzione in Vaticano del museo Etrusco prima e di quello Egizio poi (1837-39), che oltre a collocare Gregorio XVI nella tradizione dei papi mecenati e antiquari, dimostra l’attenzione e l’ascolto all’evolversi della cultura e dell’antiquaria laica, con conseguente, consapevole e mirata, risposta culturale e politica insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Non prive d’interesse le vicissitudini della Collezione Campana, legata a doppio filo a quelle di Giovanni Pietro Campana, Direttore del Monte di Pietà di Roma dal 1833 al 1857. Nel 1854,  a causa di gravi problemi finanziari, fu costretto a impegnare la sua collezione di gioielli e, con la garanzia delle altre collezioni, contrattò successivamente numerosi prestiti. Purtroppo la situazione gli sfuggì presto di mano e Campana iniziò a ricorrere a pratiche illegali che lo portarono all’arresto e successiva condanna, così che per pagare i debiti, l’intera collezione, circa 15.000 pezzi, sarà venduta all’asta e dispersa fra Russia (i pezzi migliori sono all’<em>Ermitage</em> di San Pietroburgo), Francia, Inghilterra, Svizzera e Italia. Fortunatamente tutt’altro fu il corso degli eventi per la Collezione Casuccini di Chiusi, che grazie al neonato Regno d’Italia, dopo il mancato acquisto da parte del Museo Archeologico fiorentino, per mancanza di fondi sufficienti, fu acquistata per il Museo Archeologico di Palermo proprio per il peculiare legame che univa la civiltà etrusca con l’Italia, l’antica <em>Terra Italiae</em>, che era particolarmente vivo e sentito nell’Ottocento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.it/gp/product/1440060401/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=1440060401" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7247" style="margin: 10px;" title="cities-and-cemeteries-of-etruria" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cities-and-cemeteries-of-etruria.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Nella temperie risorgimentale dettero il loro contributo diretto o indiretto personaggi stranieri amanti dell’Italia e delle sue <a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica/">antichità</a> (leggi bellezze). Il più noto dei quali è senz’altro Georges Dennis, il “Pausania dell’Etruria”, che nel suo <a href="http://www.amazon.it/gp/product/1440060401/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=1440060401"><em><em>The cities and cemeteries of Etruria</em></em></a>, denso di notizie sui luoghi abitati dagli Etruschi (ancora oggi quadro insuperato di un paesaggio che in molti casi non esiste più, un classico dell’etruscologia e della <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> inglese), consiglia a chi vuole visitare l’Etruria di leggere intensamente le storie di Livio e di altri autori latini.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamo le relazioni del Convegno, comprese quelle dei relatori assenti per impedimenti involontari perché speriamo e presumiamo che i loro contributi non mancheranno nella pubblicazione degli Atti: Carmine Ampolo, <em>Le nazioni italiane e gli Etruschi nell’opera di Carlo Denina</em>; Paolo Desideri, <em>Gli Etruschi di Giuseppe Micali fra antiquaria e ideologia politica</em>; Giovanni Colonna, <em>Lo studio degli Etruschi e il Risorgimento italiano</em>; Armando Cherici, <em>“Mirari vos”: la politica museale di Gregorio XVI tra storia e</em> <em>antistoria</em>; Roberto Macellari, <em>Gaetano Chierici e la questione nazionale</em>; Alessandro Mandolesi, <em>Etruschi e Piemonte sabaudo: dalla diffusione del gusto “all’etrusca” al collezionismo archeologico</em>; Giovannangelo Camporeale, <em>Isidoro Falchi e le questioni di Vetulonia e Populonia</em>; Mario Torelli, <em>Il mito degli Italici nell’Italia risorgimentale</em>; Stefano Bruni<em>, Capponi, Viesseux, Capei e gli Etruschi. Gli scavi della Società Colombaria e il Museo Etrusco di Firenze</em>; Adriano Maggiani, <em>1859-1861: le ricerche della Società Colombaria a Sovana e a Chiusi</em>; Giulio Paolucci, <em>“Scopritore di tali magnificenze sepolcrali che renderanno immortale il di lui nome”. Nuovi dati sulla collezione Casuccini di Chiusi</em>; Françoise Gaultier, <em>La dispersione della Collezione Campana negli anni dell’unificazione politica dell’Italia</em>; Giuseppe M. Della Fina, <em>La nuova Italia e i beni archeologici: il caso della scoperta delle tombe Golini I e II</em>; Stephan Steingräber, <em>George Dennis e la sua opera nell’ambito dello sviluppo dell’Etruscologia nell’Ottocento</em>; Filippo Delpino &#8211; Rachele Dubbini, <em>Pietro Rosa e la tutela delle antichità a Roma tra il 1870 e il 1875</em>; Maria Bonghi Jovino, <em>La scuola archeologica di Pompei e le due anime dell’archeologia risorgimentale</em>; Maurizio Harari, <em>Giosue Carducci e i selvaggi di Villanova</em>; Giuseppe Sassatelli, <em>Bologna: il carnevale degli Etruschi e l’identità cittadina</em>. Atti che puntuali troveremo ad attenderci in occasione del prossimo Convegno.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Last but not least</em>, è da ricordare la presentazione in anteprima ai partecipanti al Convegno, presso il Museo Archeologico Statale di Orvieto, dell’allestimento della sezione dedicata agli scavi di Campo di Fiera: il presumibile sito del Fanum Voltumnae.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">[Originariamente pubblicato in <em>La Cittadella</em>, 41-42 n.s. [<em>Il nostro 150°, Risorgimento e Romanità</em>], genn.-mar./apr.-giu. 2011, 126-130].</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-riscoperta-degli-etruschi-e-il-risorgimento-dellitalia.html' addthis:title='La riscoperta degli Etruschi e il Risorgimento dell&#8217;Italia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L’Origo Gentis Romanae. Ianiculum e Saturnia</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 09:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'Origo gentis romanae è un'opera anonima che ci è stata tramandata nei rarissimi codici della cosiddetta historia tripartita, la cui edizione è disponibile anche ai non specialisti dal 1992]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99origo-gentis-romanae-ianiculum-e-saturnia.html' addthis:title='L’Origo Gentis Romanae. Ianiculum e Saturnia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5687" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><img class="size-medium wp-image-5687" title="fondamenta-tempio-capitolino" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/fondamenta-tempio-capitolino-225x300.jpg" alt="Fondamenta del Tempio Capitolino. Fotografia dell'Autore" width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text">Fondamenta del Tempio Capitolino. Fotografia dell&#39;Autore</p></div>
<p style="text-align: justify;">“<em>Origo gentis Romanae a Iano et Saturno conditoribus per succedentes sibimet reges usque…</em>” Così l’<em>incipit</em> del <em>titulus</em> dell’<em>Origine del popolo Romano</em>, opera anonima che ci è stata tramandata nei rarissimi codici della cosiddetta <em>historia tripartita</em> (un <em>corpus</em> di tre opere costituito, oltre che dall’<em>Origo</em>, dal <em>Liber de viris illustribus urbis Romae</em> e dalle <em>Historiae abbreviatae</em> o <em>Liber de Caesaribus</em>), la cui edizione critica curata da Giovanni D’Anna è disponibile anche ai non specialisti dal 1992 grazie alla Fondazione Lorenzo Valla che la pubblicò nella sua prestigiosa collana “Scrittori Greci e Latini”<a href="#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima redazione dell’<em>Origo</em> (purtroppo non esiste una traduzione manoscritta autonoma) risalirebbe al II secolo, mentre le parti rimaneggiate dei primi capitoli sono dell’autore, anch’esso anonimo, dell’unificazione dei tre libelli (IV secolo), che si propose così di contribuire alla battaglia delle idee in senso pagano. Alcuni eminenti rappresentanti dell’aristocrazia senatoria romana s’interessarono “attivamente di cultura, di <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a>, di filosofia, di storia, di edizione di testi classici, di traduzione dal greco. L’attività letteraria non era da questi intesa soltanto come un momento di svago, una forma elevata di <em>otium</em>, un’attività cui dedicare il tempo libero dai <em>negotia</em> (politica, amministrazione, affari) o un riepilogo forzato quando le circostanze non ne permettevano più l’esercizio; essa aveva una precisa valenza ideologica che, in certi casi, poteva diventare anche politica”<a href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/capitolium.png"><img class="size-medium wp-image-5686 alignleft" style="margin: 10px;" title="capitolium" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/capitolium-300x184.png" alt="" width="300" height="184" /></a>Lo stile dell’opera invece non è dei migliori. Con un perentorio “<em>L’</em>Origo<em> è scritta male</em>” (p. XXXI) comincia l’ultima parte dell’introduzione. Nel formulare un simile giudizio bisognerebbe tener presente (oltre le normali vicissitudini dei manoscritti e maggiormente per opere avverse alla successiva cultura dominante) che senz’altro non era un’opera poetica od epica di qualche autore maggiore, ma una raccolta sinottica delle versioni, più o meno canoniche, più o meno alternative, delle fonti sulle origini di Roma di tipo quasi archivistico ovvero annalistico.</p>
<p style="text-align: justify;">L’<em>Origo</em> si occupa della storia da Giano e Saturno, come ha già evidenziato il <em>titulus</em>, ai gemelli Romolo e Remo. Leggendola è bene ricordare che “<em>Le </em>res gestae<em> arcaiche, trasmesse nelle </em>fabulae<em> dei </em>vates<em>, sostituiscono la mitologia, </em>res gestae<em> che non sono </em>historia rerum<em>, ma atti esemplari compiuti da esseri divini che si confondono con l’uomo, che fanno il mondo, che lo fondano, gesta che occorre ripetere perché la realtà sia, perché il mondo permanga; si deve fare come i </em>Maiores Nostri<em> hanno fatto perché l’azione sia vera, reale e giusta. Tali precedenti divini pongono in termini rituali il metafisico, solo più tardi tali racconti vengono fissati in </em>‘Annales’<em> e solo più tardi si scriveranno </em>‘Libri Pontificales’<em>, che diventeranno la fonte dell’ortodossia, non dogmatica, che da allora verrà trasmessa con nuovi mezzi</em>”<a href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo a segnalare alcune pagine di maggior interesse di quest’opera che non dovrebbe mancare nella biblioteca di chi è interessato alla Tradizione Romana. Innanzitutto, quelle relative all’identificazione di Enea con <em>Sol Indiges</em> (pp. 107-108), argomento sul quale il nostro <a title="Renato del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">Renato del Ponte</a> si era diffusamente ed esaustivamente occupato nel suo <em>La religione dei Romani</em>, dato alle stampe pochi mesi prima dell’uscita dell’opera curata dal D’Anna<a href="#_ftn4">[4]</a>. D’interesse, non solo filologico, la spiegazione delle <em>farreae mensae</em> (pp. 93-94), fino a coglierne il nesso con il culto dei Penati e la loro sede stabile a Lavinio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788804342236/anonimo-d-anna-g/origine-del-popolo-romano.html?shop=2317" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5688" style="margin: 10px;" title="origine-popolo-romano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/origine-popolo-romano.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>Anche nell’<em>Origo</em> è riportato il mito costitutivo dei <em>vinalia rustica</em> con lo speciale legame fra Giove e il vino: “<em>Cumque ille inter alia onerosa illud quoque adiceret ut omne vinum agri Latini aliquot annis sibi inferretur, consilio atque auctoritate Ascanii placuit ob libertatem mori potius quam illo modo servitutem subire. Itaque vino ex omni vindemia Iovi publice voto consecratoque, Latini urbe eruperunt fusoque praesidio interfectoque Lauso Mezentium fugam facere coegerunt</em>” (15, 2-3).</p>
<p style="text-align: justify;">Ne consegue un altro fatto notevole: “Ammirando il grande coraggio di Ascanio, i Latini non solo lo ritennero discendente da Giove [<em>Iove</em>], ma lo chiamarono dapprima Iolo [<em>Iolum</em>], abbreviando e trasformando un poco il nome, quindi Iulo [<em>Iulum</em>]: da lui discende la famiglia Giulia [<em>Iulia</em>], come scrivono Cesare nel libro secondo<a href="#_ftn5">[5]</a> e Catone nelle Origini” (15, 5). Gli <em>Iulii</em> tributavano a Bovillae un culto a Vediove<a href="#_ftn6">[6]</a> e il D’Anna così chiosa: “Se Ascanio è un ‘piccolo Giove’, è assimilabile a <em>Vediovis</em> e, come lui, è un arciere: questa prerogativa doveva essere importante nell’Ascanio guerriero, come prova Virgilio, il quale fa di Ascanio la prefigurazione del pacifico principato di Augusto” (p. 111).</p>
<p style="text-align: justify;">Il mito ci ricorda che Giano partì dal regno paterno per l’Italia e “giunto nel Lazio, s’insediò su un’altura e vi fondò una città chiamandola Gianicolo dal suo stesso nome” (2, 4). Successivamente giunse profugo in Italia, dove fu accolto amichevolmente come ospite, Saturno, che era stato cacciato dal suo regno; “non lontano dal Gianicolo fondò una rocca e dal suo nome la chiamò Saturnia” (3, 1). Il curatore nel commento affronta la trattazione delle due tesi d’identificazione del <em>Ianiculum</em> (pp. 68-69): quella più comune che lo identifica col Gianicolo attuale e l’altra che identifica <em>Ianiculum</em> e <em>Saturnia</em> con le due cime del colle capitolino.</p>
<p style="text-align: justify;">“[…] la critica è concorde nell’identificare l’<em>arx Saturnia</em> col Campidoglio o con una delle sue due cime. Varrone, <em>Lat.</em> V 41-2 attesta: ‘Il Campidoglio è detto così, perché mentre si gettavano le fondamenta del tempio di Giove<a href="#_ftn7">[7]</a>, si vuole che vi si trovasse una testa (<em>caput</em>) umana<a href="#_ftn8">[8]</a>. Questo colle prima si chiamava Tarpeo dal nome della vestale Tarpea, che, uccisa dai Sabini, vi fu sepolta. …In precedenza era stato chiamato colle Saturno… e si tramanda che vi sorgesse una città detta Saturnia’. Varrone aggiunge che di ciò restavano ancora dei <em>vestigia</em>, il più importante dei quali era il tempio di Saturno (<em>Saturni fanum</em>), sito nell’avvallamento fra le due cime del Campidoglio […]. Invece è tuttora discussa l’identificazione del <em>Ianiculum</em>, la mitica rocca di Giano: alla tesi tradizionale secondo cui il <em>Ianiculum </em>sarebbe<em> </em>l’attuale Gianicolo, il colle posto sulla riva destra del Tevere, si oppone l’altra tesi che identifica <em>Ianiculum</em> e <em>Saturnia </em>con le due cime del colle capitolino, cioè rispettivamente con la cosiddetta <em>arx</em> – la sommità del Campidoglio dove oggi sorge la chiesa dell’Aracoeli – e con l’altra sommità del colle, quella prospiciente l’area di Sant’Omobono e di via della Consolazione, generalmente identificata con la rupe Tarpea” (p. 68).</p>
<div id="attachment_5689" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-5689 " title="tempio-giove" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tempio-giove-300x300.jpg" alt="Fondamenta del Tempio Capitolino. Fotografia dell'Autore" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Fondamenta del Tempio Capitolino. Fotografia dell&#39;Autore</p></div>
<p style="text-align: justify;">Questa seconda tesi, che al D’Anna ed anche a chi redige queste note sembra preferibile, “fu formulata da R. Pichon, <em>La promenade d’</em><em>Evandre</em><em> et d’Enée</em>, «Revue des Etudes Anciennes» XVI 1914, pp. 410-6, e ripresa con ulteriori precisazioni e modifiche nel 1943 da P. Grimal, «La colline de Janus», in <em>Rome. La</em><em> littérature</em><em> et l’</em><em>histoire</em> II, Roma 1986, pp. 953-80, e da G. Binder, <em>Aeneas und Augustus.</em><em> Interpretationem zum</em><em> 8.</em><em> Buch der</em><em> Aeneis</em>, Meisenheim am Glan 1971, pp. 133-7. Uno degli argomenti su cui si fonda questa tesi è proprio <em>Origo</em> 3, 1 dove si dice che l’<em>arx Saturnia</em> si trovava <em>haud procul a Ianiculo</em>. Questa espressione non permette di escludere nessuna delle due localizzazioni del <em>Ianiculum</em>; ma, vista nel contesto dei rapporti instaurati fra Giano e Saturno, si spiegherebbe meglio se le due <em>arces</em> fossero poste sulle due cime dello stesso colle. Comunque il passo dell’<em>Origo</em> resta un argomento secondario in favore della tesi di Pichon, Grimal e Binder. Ben più importante è Virgilio<a href="#_ftn9">[9]</a>, <em>Aen.</em> VIII 355-8, dove Evandro mostra a Enea i resti delle due <em>arces</em>, usando <em>hic</em> – che in genere indica maggiore vicinanza – per il <em>Ianiculum</em> e <em>ille</em> per <em>Saturnia</em> (<em>haec duo praeterea disiectis oppida muris, / reliquias veterum vides monumenta virorum. / Hanc Ianus pater, hanc Saturnus condidit arcem: / Ianiculum huic, illi fuerat Saturnia nomen</em>); inoltre Evandro ed Enea si troverebbero ai piedi, non sulla cima del Campidoglio (P. Grimal, «La promenade d’Evandre et d’Enée», in <em>Rome. La littérature et l’histoire</em> II, Roma 1986, pp. 793-6): questo confuta l’esegesi tradizionale secondo cui Evandro, dall’alto del colle capitolino, indicherebbe a Enea il Gianicolo al di là del Tevere (cfr. W. Fowler, <em>Aeneas on the site of Rome</em>, Oxford 1917, p. 74; L. A. Constans, <em>L’Enéide de Virgile</em>, Paris 1938, p. 292; E. V. Marmorale, <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span> – libro VIII</em>, Firenze 1958<sup>5</sup>, p. 91). Il Grimal ha indicato in quale periodo e per quali ragioni la denominazione di <em>Ianiculum</em>, non più connessa con una cima del Campidoglio, passò a indicare l’attuale Gianicolo<a href="#_ftn10">[10]</a>” (pp. 68-69).</p>
<p style="text-align: justify;">In favore della tesi di Pichon, Grimal e Binder c’è il canone dei sette colli di Roma, dato da Servio, <em>ad Aen.</em> VI 783, dove inaspettatamente è accolto il Gianicolo ed escluso il Campidoglio: “<strong><em>783. SEPTEMQUE UNA SIBI MURO CIRCUMDABIT ARCES bene urbem Romam dicit septem inclusisse montes. et medium tenuit: nam grandis est inde dubitatio. et alii dicunt breves septem colliculos a Romulo inclusos, qui tamen aliis nominibus appellabantur. alii volunt hos ipsos, qui nunc sunt, a Romulo inclusos, id est Palatinum, Quirinalem, Aventinum, Caelium, Viminalem, Esquilinum, Ianicularem. alii vero volunt hos quidem fuisse, aliis tamen nominibus appellatos: quae mutata sunt postea, ut de multis locis et fluminibus legimus, ut ‘saepius et nomen posuit Saturnia tellus</em></strong><strong>’”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/palatino-velia-e-sacra-via/219" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5685" style="margin: 10px;" title="palatino-velia-sacra-via" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/palatino-velia-sacra-via.jpg" alt="" width="200" height="286" /></a>“Se <em>Ianiculum</em> avesse sempre indicato il Gianicolo attuale, l’errore di Servio, che parla dei colli inclusi nell’interno della città romulea, sarebbe inspiegabile; invece si può pensare che una fonte di Servio designasse ancora con <em>Ianiculum</em> una delle cime del Campidoglio e quindi, per estensione, il Campidoglio stesso. Avremmo una significativa analogia con <em>Palatium</em>, che nel canone di Antistio Labeone (giurista del I sec. a.C.) era una delle tre cime del Palatino, con <em>Cermalus</em> e <em>Velia</em>, e spesso designa il Palatino tutto” (p. 69).</p>
<p style="text-align: justify;">Come è stato autorevolmente evidenziato, “l’enorme massa di dati e di informazioni racchiuse nel commento di Servio appare nel complesso poco sfruttata da parte della ricerca storico-antiquaria: la ragione ne va attribuita alla tradizione ottocentesca di matrice positivistica che, nonostante tutto, rimane ancora egemone nell’ambito dei nostri studi (anche se ciò avviene spesso in modo del tutto inconscio, il che costituisce un’aggravante)”<a href="#_ftn11">[11]</a>. Quindi prestando maggiore attenzione ad autori tardi come Servio, ci accorgeremmo così che talvolta i materiali da loro utilizzati “possono risalire a fasi antichissime, anche all’età del bronzo, se non prima”<a href="#_ftn12">[12]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[Pubblicato in <em>La Cittadella</em>, 38-39 n.s., apr.-giu./lugl.-sett. 2010, 35-41]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Anonimo, <em>Origine del popolo Romano</em>, a cura di Giovanni D’Anna, corredo iconografico a cura di Carlo Gasparri, Fondazione L. Valla – Mondadori, Vicenza 1992, pp. LII+140 e 32 pp. n. n. di ill.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Andrea Pellizzari, <em>Servio. Storia, cultura e istituzioni nell’opera di un grammatico tardo antico</em>, Leo S. Olschki, Firenze 2003, [pp. XIV+350] p. 25.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> Hyperboreus, <em>Aurea Catena Saturni. Alcune note sull’essenza, la formazione e la trasmissione della Tradizione Italico-Romana</em>, in “Saturnia Regna”, I, p. 28.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> <a title="Renato Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">Renato del Ponte</a>, <em>La religione dei Romani. La religione e il sacro in Roma antica</em>, Rusconi, Milano 1992, pp. 72-77.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> Si tratterebbe del libro secondo dei <em>Pontificalia</em> di Lucio Cesare (console nel 64 e cugino del <em>Divo</em> Giulio, il pacificatore delle Gallie).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> Sui legami fra il culto di Vediove e la <em>gens Iulia</em> cfr. <a title="Renato Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">R. del Ponte</a>, <em>op. cit.,</em> p. 130 e note a p. 179; v. anche Carl Koch, <em>Giove Romano</em>, Rari Nantes, Roma 1986, <em>passim</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> Vedasi ora: Aa. Vv., <a title="Il tempio di Giove" href="http://www.libriefilm.com/il-tempio-di-giove-e-le-origini-del-colle-capitolino/8502"><em>Il tempio di Giove e le origini del colle capitolino</em></a>, Electa, Milano 2008. Da ricordare anche: <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span>, </em><a title="Tacito La ricostruzione del Campidoglio" href="http://www.centrostudilaruna.it/tacito.-la-ricostruzione-del-campidoglio.html"><em>La ricostruzione del Campidoglio</em></a>, a cura di <a title="Mario Enzo Migliori" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/mario-enzo-migliori/">M. E. Migliori</a>, in “La Cittadella”, n° 18 n.s., apr.-giu. 2005, pp. 3-9.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> Notoriamente “identificato con quello del condottiero Aulo Vibenna (<em>Caput Oli</em>) e ritenuto presagio di grandezza” (Romolo A. Staccioli, <em>Guida insolita ai luoghi, ai monumenti e alle curiosità di Roma antica</em>, Newton &amp; Compton, Roma 2000, p. 75).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9">[9]</a> La cui ‘sapienza’ (<em>diligentia, peritia, profunditas, scientia</em>) è<em> </em>notoria (cfr. Francesco Sini, <em>Bellum Nefandum. Virgilio e il problema del “diritto internazionale antico”</em>, Dessì, Sassari 1991, pp. 17 segg.; v. anche Virgilio: <em>Laudes Italiae</em>, a cura di M. E. Migliori, in “La Cittadella”, n° 37 n.s., gen.-mar. 2010, pp. 4-10).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10">[10]</a> <em>Contra</em> F. Castagnoli, <em>Enc. Virg.</em> I, pp. 642-4 e II, p. 723, s.vv. “Campidoglio” e “Gianicolo”, e D. Musti, <em>Enc. Virg.</em> II, pp. 442-3, s.v. “Evandro”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> Filippo Coarelli, <em>Miti di fondazione delle città italiche in Servio</em>, in Aa. Vv., Hinc Italae Gentes<em>. Geopolitica ed etnografia dell’Italia nel </em>Commento<em> di Servio all’</em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span>, a cura di Carlo Santini, Fabio Stok, Edizioni ETS, Pisa 2004, p. 11.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> Id., <em>op. cit.</em>, p. 15.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99origo-gentis-romanae-ianiculum-e-saturnia.html' addthis:title='L’Origo Gentis Romanae. Ianiculum e Saturnia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Tacito. La ricostruzione del Campidoglio</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 10:21:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un passo delle Historiae di Tacito tratta dei riti religiosi preliminari alla ricostruzione del Tempio Capitolino dopo l’incendio del 69 dell’e.v.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tacito-la-ricostruzione-del-campidoglio.html' addthis:title='Tacito. La ricostruzione del Campidoglio '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a title="Publio Cornelio Tacito" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito"></a></p>
<a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito"><img class="size-full wp-image-4880" title="tacito" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tacito.jpg" alt="" width="200" height="257" /></a>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span>, il “più grande storico dell’Impero e ultimo grande classico della <a title="Letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> romana”<a href="#_ftn1">[1]</a>, “vive essenzialmente nella propria opera: i particolari biografici spiccioli, come il luogo e la data di nascita e di morte, e perfino la forma completa del nome, rimangono nell’incertezza. Il <em>praenomen</em>, secondo il più antico e autorevole codice degli <em>Annales</em>, sarebbe <em>Publius</em>, e tale è la forma oggi comunemente accolta, sebbene Sidonio Apollinare<a href="#_ftn2">[2]</a> attesti invece <em>Gaius</em>, e recentemente sia stato proposto anche <em>Sextus</em>, sulla base di fragili congetture epigrafiche”<a href="#_ftn3">[3]</a>. La data di nascita viene fissata tra il 54 e 56 dell’era volgare in base al <em>cursus honorum</em> dello scrittore ed all’affermazione di un’epistola<a href="#_ftn4">[4]</a> dell’amico Plinio il Giovane, mentre incerto rimane il luogo. Le argomentazioni che lo vorrebbero originario della Narbonense non sono probanti<a href="#_ftn5">[5]</a>. “Per la sua origine italica, segnatamente ternana, propende chi, puntando su una testimonianza di Flavio Vopisco<a href="#_ftn6">[6]</a>, un compilatore di biografie imperiali ritiene giustificata l’affermazione dell’imperatore” Gaio Marco Claudio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span><a href="#_ftn7">[7]</a> (nato a Terni, <em>Interamna</em>) che vantava di esserne discendente<a href="#_ftn8">[8]</a>; “per quella romana, invece chi dà risalto al disdegno che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> dimostra verso i provinciali (‘<em>municipales</em>’) , sottolineando in pari tempo i suoi spiriti aristocratici, l’educazione spiccatamente romana, il severo conservatorismo di tradizioni quiritarie, che traspare da tutte le sue opere”<a href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro autore percorse una carriera senatoria regolare, iniziata sotto l’imperatore Vespasiano; nel 77 sposò la figlia di Giulio Agricola; quando “nell’88 ottenne la pretura, era già membro del famoso collegio sacerdotale dei <em>Quindecemviri<a href="#_ftn10"><strong>[10]</strong></a></em>,” e “pertanto prese parte ai <em>ludi saeculares</em>, che Domiziano fece in quest’anno celebrare”<a href="#_ftn11">[11]</a>; nominato <em>consul suffectus</em> nel 97, come tale pronunciò l’elogio funebre di Virginio Rufo console ordinario di quell’anno; infine proconsole d’Asia (112-113) sotto l’<em>optimus<strong> </strong>princeps<a href="#_ftn12"><strong>[12]</strong></a></em> Traiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/annali/7501" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-4881 alignleft" style="margin: 10px;" title="annali" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/annali-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a>Il 97 fu anche l’anno in cui scrisse la sua prima opera (<em>De vita Iulii Agricolae</em>) dedicata alla vita e alle imprese del suocero (console nel 76 e per molti anni governatore in Britannia); di poco posteriore é la <em>Germania</em>, il famoso e fortunato trattato etnografico (titolo originale completo: <em>De origine et situ Germanorum</em>) mentre il terzo titolo è il <em>Dialogus de oratoribus</em>. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span><a href="#_ftn13">[13]</a> scrisse i libri delle <em>Historiae</em>, che comprendevano la trattazione della storia romana dalla morte di Nerone (69) a quella di Domiziano (96), tra il 100 e il 110 dell’e.v. Di essi si sono conservati solo i primi quattro libri e l’inizio del quinto, mentre dei sedici libri degli <em>Annales</em> (ovvero <em>Ab excessu divi Augusti</em>), scritti dopo di quelli delle <em>Historiae</em> ma che trattavano il periodo di storia precedente: dalla morte d’Augusto a quella di Nerone; sono rimasti solo i primi sei e gli ultimi sei (con lacune che hanno danneggiato i libri V, VI e XVI).</p>
<p style="text-align: justify;">Qui proponiamo la nostra versione di <em>Historiae</em> IV, 53 basata sul testo latino dell’edizione critica teubneriana (<em>P. Cornelii Taciti libri qui supersunt</em>) riprodotta nell’<em>Opera omnia</em> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> [edizione con testo a fronte, a cura di Renato Oniga, vol. I, Torino 2003], cercando di non <em>“tradire”</em> il testo originario, che tratta dei riti preliminari alla ricostruzione del Tempio Capitolino dopo l’incendio del 69 dell’e.v.</p>
<p><strong>* * *</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/storie/548" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4882" style="margin: 10px;" title="storie" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storie-179x300.jpg" alt="" width="179" height="300" /></a>La cura della ricostruzione del Campidoglio<a href="#_ftn14">[14]</a> fu conferita<a href="#_ftn15">[15]</a> a Lucio Vestino<a href="#_ftn16">[16]</a>, personalità di rango equestre illustre per autorevolezza e fama. Gli aruspici<a href="#_ftn17">[17]</a> da lui convocati sentenziarono che bisognava scaricare le reliquie<a href="#_ftn18">[18]</a> del tempio precedente nelle paludi<a href="#_ftn19">[19]</a> e innalzare il nuovo sopra le medesime fondamenta<a href="#_ftn20">[20]</a>: gli Dèi negavano di mutare l’aspetto antico (<em>nolle deos mutari veterem formam</em>). Il ventuno di giugno<a href="#_ftn21">[21]</a> (<em>XI kalendas Iulias</em>), sotto un cielo luminoso di sole (<em>serena luce spatium omne</em>), tutta l&#8217;area dedicata al tempio venne cinta con bende sacre e corone; vi entrarono col capo incoronato dei soldati dai nomi fausti, recanti rami [d’alberi] felici<a href="#_ftn22">[22]</a>; poi le vergini Vestali, con ragazzi e fanciulle aventi padre e madre ancora viventi (<em>patrimi</em> e <em>matrimi</em>), la aspersero con acqua attinta da fonti e da fiumi<a href="#_ftn23">[23]</a>. Allora il pretore Elvidio Prisco<a href="#_ftn24">[24]</a>, istruito sulle formule dal pontefice Plauzio Eliano<a href="#_ftn25">[25]</a>, lustrò l’area con i <em>suovetaurilia</em><a href="#_ftn26">[26]</a>, e, deposte le viscere su un altare composto di zolle erbose, invocò Giove, Giunone e Minerva e gli Dèi protettori dell&#8217;Impero, perché assecondassero l&#8217;opera iniziata ed elevassero, con la loro divina assistenza, quella loro dimora, iniziata dalla pietà degli uomini. Poi toccò le sacre bende avvolte attorno alla prima pietra<a href="#_ftn27">[27]</a> e alle funi che la reggevano, mentre gli altri magistrati, i sacerdoti, il senato, i cavalieri e gran parte del popolo, univano, con gran partecipazione e letizia, i loro sforzi<a href="#_ftn28">[28]</a> per trascinare quel gran blocco. Nelle fondamenta vennero disseminati pezzi d&#8217;argento e d&#8217;oro e metalli grezzi<a href="#_ftn29">[29]</a> (<em>metallorum primitiae</em>), non domati da nessuna fornace, ma così come natura li produce. Gli aruspici avevano ingiunto che la costruzione non andasse contaminata con pietra o con oro destinato ad altro uso. L&#8217;altezza dell’edificio fu accresciuta: solo questo consentiva lo scrupolo religioso, solo quest&#8217;unica modifica si riteneva fosse mancata alla magnificenza del tempio precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4883" class="wp-caption aligncenter" style="width: 660px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/roma-campidoglio.jpg"><img class="size-full wp-image-4883" title="roma-campidoglio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/roma-campidoglio.jpg" alt="" width="650" height="432" /></a><p class="wp-caption-text">Modello di Roma arcaica, Museo della Civiltà Romana. Campidoglio e foro romano. Fotografia di Kalervo Koskimies</p></div>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">[Pubblicato in <em>La Cittadella</em>, 18 n.s., apr.-giu. 2005, 3-9]</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> <em>Dizionario Letterario Bompiani degli Autori</em>, s.v. <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> (Cornelius Tacitus)</em>, Milano 1963, II ed., vol. III, p. 633.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Vescovo del V sec.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> R. Oniga, <em>Introduzione</em>, a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span>, <em>Opera omnia</em>, a cura di Id., Torino 2003, I, p. IX</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> VII, 20, 4.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> Sostenute “con calore campanilistico da critici francesi” [<em>Dizionario Letterario</em> cit.] ed anche da R. Oniga, cit., p. X.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> <em>Hist. Aug.</em>, Tac., XXVII, 10.3.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> Scelto come successore d’Aureliano dal senato, di cui era <em>princeps</em>, all’età di 75 anni; imperatore (275-276) sconfisse i goti che erano dilagati nel Ponto. La mancata dimostrazione della discendenza tra i due, non può escluderne la probabilità. Tenuto conto che meno di un secolo trascorre tra la morte dello storico e la nascita del futuro imperatore e che entrambi rappresentarono i <em>Taciti</em> in senato, il secondo se non era “discendente diretto” ne era almeno “l’erede”. Naturalmente ciò non può dimostrare che fossero nati nella stessa località.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> <em>Dizionario</em> cit., cfr. anche R. Oniga, cit. (“Di certo sappiamo però che l’imperatore <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> , dando ordine di diffondere  e copiare in tutte le biblioteche le opere dello storico, diede un contributo non disprezzabile alla loro conservazione”).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9">[9]</a> <em>Dizionario </em>cit.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10"></a><a href="http://www.libriefilm.com/tacito/7503" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4879" style="margin: 10px;" title="grimal-tacito" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/grimal-tacito-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>[10] Pertanto sono da tenere nella più alta considerazione le informazioni sulla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> romana contenute nelle sue opere, da annoverarsi fra quelle “fonti secondarie”, giusta la definizione della gerarchia delle fonti esposta da F. Sini, <em>Documenti sacerdotali di Roma antica, I. Libri e commentari</em>, Sassari 1983, p. 145 sgg.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> F. Luebker, <em>Lessico ragionato dell’antichità classica</em>, s.v. <em>Tacitus</em>, [Roma 1898] rist. anastatica Bologna 1989 [p. 1172].</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> Appellativo conferito a seguito di un senatoconsulto del 98 (Cfr. <em>Optimus Princeps. La figura di Traiano fra storia e mito</em>, Roma 1999).<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13">[13]</a> “[…] in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> io vedo uno storico onesto e veritiero”: E. Pais, <em>Roma, dall’antico al nuovo Impero</em>, Milano 1938, p. 358.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14">[14]</a> Si tratta della seconda ricostruzione del Campidoglio (la prima avvenne dopo l’incendio dell’83 a.C. ricordato anche da Giulio Ossequente, <em>Prodigi</em>, 57[cfr. la nuova edizione a cura di P. Mastandrea e M. Gusso, Milano 2005]. Su tale incendio ed il suo inquadramento storico epocale vedi ora A. MASTROCINQUE, <em>L’incendio del Campidoglio e la fine del </em>saeculum <em>etrusco</em>, in corso di stampa [ringrazio il Prof. Attilio Mastrocinque per la gentilezza di avermene anticipato il testo] in “Geriòn”, 23.2, 2005)<strong>:</strong> nell’anno d’anarchia che seguì alla morte di Nerone (69 d.C.) si sviluppò una battaglia intorno al colle tra i seguaci di Vespasiano, comandati dal fratello Flavio Sabino che vi si erano rifugiati, e quelli di Vitellio. “Ne nacque un terribile incendio, che devastò di nuovo il Campidoglio” (F. Coarelli, <em>Guida archeologica di Roma</em>, Milano 1974, p. 41 vedi anche pp. 44-45). Nell’80 un nuovo incendio divampò e dopo aver raso al suolo il Campo Marzio si arrampicò sul colle e ne distrusse gli edifici. Toccò a Domiziano l’onere della ricostruzione (sulla storia ed i monumenti del Campidoglio vedi F. Coarelli, <em>op. cit</em>., pp. 39 – 49, sui significati vedi <a title="R. Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">R. Del Ponte</a>, <em>Il Campidoglio e il suo simbolismo assiale</em>, in id., <em>La città degli Dei. La tradizione di Roma e la sua continuità</em>, Genova 2003, pp. 27-32).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref15">[15]</a> Da Vespasiano il quale presenziò alle rimozioni delle macerie (Suetonio, <em>Vesp.</em>8.5, Dione Cassio, LXVI 10.1a).<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref16">[16]</a> Di rango equestre, prefetto d’Egitto tra il 59 e il 62, originario di Vienne è il personaggio vistosamente ricordato da Claudio nel celebre discorso sulla concessione della cittadinanza ai provinciali di Gallia (<em>CIL</em> XIII, 1668, col. II, 10-14).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref17">[17]</a> Sono detti <a title="Haruspices" href="http://www.centrostudilaruna.it/haruspices-e-mos-maiorum.html"><em>haruspices</em></a>, nelle fonti latine, “gli interpreti della ‘mente e volontà’ degli Dei secondo la tecnica divinatoria etrusca” (P. CATALANO, <em>Aspetti spaziali del sistema giuridico-religioso romano. </em><em>Mundus, templum, urbs, ager, Latium, Italia</em>, “Aufstieg und Niedergang der Roemischen Welt“,  Band II.16.1, Berlin – New York 1978, [pp. 440-553] p. 455). Facevano parte dell’organizzazione del sacerdozio pubblico romano: <em>Ordo LX haruspicum</em>. Benché sia difficile, dalle fonti rimaste, stabilire le date della formazione dell’Ordine degli aruspici dovevano essere molto antiche.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Imperatore Claudio, come ricorda <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> (<em>Ann.</em> XI, 15), perorò in senato la riorganizzazione del collegio degli aruspici perché non andasse perduta per trascuratezza questa “<em>vetustissima Italiae disciplina” </em>di contro alle “<em>externae superstitiones</em>” (ibid.) e conseguentemente provvidero i pontefici (<em>ex senatusconsulto</em>) a tale riordino. Il Catalano (<em>Aspetti spaziali</em> cit, p. 460) conferma che “giustamente il Thulin [C. O. THULIN, <em>Die etruskische Disciplin</em>, 3, Goteborg 1909, 142 ss.] vede il ‘punto di partenza’ dell’istituzione dell’<em>ordo</em> già dopo il primo intervento del senato a sistemare le cose dell’aruspicina etrusca, durante la Repubblica”. Infatti, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> (<em>De div</em>., I, 92) ricordava “giustamente, perciò, al tempo dei nostri antenati, quando il nostro Stato era in pieno fiore, il senato decretò che dieci figli di famiglie eminenti, scelti ciascuno da una delle genti etrusche, fossero fatti istruire nell’aruspicina, per evitare che un’arte di tale importanza, a causa della povertà di quelli che la praticavano, scadesse da autorevole disciplina religiosa a oggetto di traffico e di guadagno” (trad. di S. Timpanaro, Milano 1991).</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante le persecuzioni subite dall’antica <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> dopo l’editto teodosiano, nel VI secolo dell’e.v. per Giovanni Lido e Procopio di Cesarea la <em>disciplina Etrusca</em> poteva avere risvolti ancora attuali (Cfr. A. Pellizzari, <em>Servio. Storia, cultura e istruzioni nell’opera di un grammatico tardoantico</em>, Firenze 2003, p. 206; vedasi la mia <em>Rassegna Bibliografica</em>, in “Arthos”, 12 n.s. (2004) [pp. 247-253] pp. 249-252).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref18">[18]</a> Solitamente tradotto come rovine o macerie.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref19">[19]</a> “La ‘ritualizzazione’ implicita nel gesto rinvia alla volontà di rimuovere il turpe confinandolo in uno spazio ‘marginale’ come le paludi” ([C. Franco] <em>Commenti</em> a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span>, <em>Opera omnia</em>, cit., I, p. 1232). I resti del tempio profanati dalle armi e dal fuoco furono trattati, seguendo ancestrali riti, come le armi prese ai nemici in età protostorica che venivano offerte, dopo la loro defunzionalizzazione, con il loro annientamento sul fuoco e/o dentro le acque (su tali riti vedi: G. Rizzetto, <em>I cigni del sole, culti, riti, offerte dei Veneti antichi nel Veronese</em>, Verona 2004; cfr. M. E. Migliori, <em>“Archeologia del culto”: il “lago degli Idoli”</em>, in “La Cittadella”, 17 n.s. (gen.-mar. 2005), pp. 26-35 ).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref20">[20]</a> Il medesimo scrupolo verso la volontà divina fu sempre rispettato anche nelle altre ricostruzioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref21">[21]</a> “Nessuno ha finora notato che questa riconsacrazione del tempio capitolino è avvenuta il solstizio d’estate, il 21 giugno” scriveva venti anni fa <a title="Renato del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">R. del Ponte</a> (<em>Dei e Miti Italici, </em>Genova 1985, III ed. dalla quale si cita 1998, p. 103 n. 118).  Oggi c’è la tendenza a minimizzare: “non pare che la scelta sia significativa” (<em>Commenti</em>, cit. p. 1233) contraddicendosi con quanto affermato pochi righi dopo: “Notevole (…) la precisione sui dati, che potrebbe derivare da fonti sacerdotali” (<em>ibid</em>.). Quindi la scelta della data non fu casuale come non casuali furono tutte le altre precise scelte rituali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref22">[22]</a> Su gli alberi felici vedi <a title="Renato del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">R. del Ponte</a>, <em>Aspetti del lessico pontificale. Gli </em>“<em>arbores felices”</em>, in id., <em>La città</em> cit., pp. 71-74. Sul culto degli alberi vedi: E. Caetani Lovatelli, <em>Il culto degli alberi</em>, in “La Cittadella”, n. 17 cit., pp. 44-64.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref23">[23]</a> “Gli elementi del rito sono caratterizzati nel segno della purezza naturale (le acque di sorgente, i metalli non coniati) e della vita: i partecipanti recano nomi di fausto auspicio (come <em>Valerius, Salvius, Victor</em>) e così le fronde (…) , mentre tutti i giovani sono, grecamente, <em>amphithaleis</em>, cioè hanno padre e madre viventi. Naturalmente il lessico riflette la pervasività del rito, con termini propri del linguaggio tecnico sacrale come <em>faustus, felix, reddere exta, prosperare</em>” (<em>Commenti</em>, cit. p. 1233). Sul culto delle acque vedi M. E. Migliori, <em>art. cit.</em>, pp. 27-29 e 32.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref24">[24]</a> “Elvidio Prisco pretore designato e forse <em>Quindecemvir</em> presenzia al posto di Domiziano, o perché questi era già partito per la campagna in Germania, o perché era troppo giovane” (<em>Commenti</em>, cit. p. 1233).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref25">[25]</a> Tiberio Plauzio Silvano Eliano, pontefice che presenzia al posto di Vespasiano, era stato questore, comandante della V legione <em>Alaudae</em>, legato di Claudio in Britannia, console <em>suffectus</em> nel 45, governatore dell’Asia, legato in Mesia e Terraconensis forse nel 70, prefetto di Roma come successore di Sabino, fino al 73, quindi ancora <em>suffectus</em> nel 74, morto prima del 79 (Cfr. <em>Commenti</em>, cit. p. 1233).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref26">[26]</a> Rito in cui erano immolati un suino, un ovino e un toro. “I <em>suovetaurilia </em>attestati anche negli inni vedici dell’antica India, rappresenterebbero un antichissimo sacrificio risalente alla ‘<a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> comune’ dei popoli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>” (F. Sini, <a title="Sua cuique civitati religio" href="http://www.centrostudilaruna.it/migliorisini.html"><em>Sua cuique civitati religio. Religione e diritto pubblico in Roma antica</em></a><em>, </em>Torino 2001, p. 198<em>).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref27">[27]</a> <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> descrive “il rito preliminare alla ricostruzione vera e propria, durante il quale venne spostato con tutte le cautele del caso il <em>terminus</em> piantato nel terreno (sic) all’interno del tempio distrutto” (<em>Commenti,</em> cit., p. 1232). <a title="Renato Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">Renato del Ponte</a> in <em>Dei e Miti Italici</em> (cit., p. 102-103), dopo aver riportato quasi interamente il testo originale di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> da noi preso in considerazione, scrive: “Di fronte a questo passo Giulia Piccaluga [<em>“Terminus”. I segni di confine nella religione romana</em>, Roma 1974] si è chiesta se potesse essere accettata la tesi degli editori delle <em>Historiae</em> tacitiane secondo cui, per il <em>lapis</em> di cui sopra, si sarebbe trattato di una ‘pietra di fondazione’: tesi dalla studiosa (per la quale si tratta di <em>Terminus</em>) respinta, di fronte alla constatata assenza di usanze del genere presso i Latini. In realtà, quel <em>lapis</em> o <em>saxum ingens</em> è contemporaneamente <em>Terminus</em> e la ‘pietra di fondamento’: quest’ultima, nel simbolismo architettonico, non deve tanto intendersi come la moderna ‘prima pietra’ con cui si inaugura la costruzione di un edificio, quanto l’’anima’ o ‘cuore’ dell’edificio stesso: potrebbe dunque essere, ad esempio, ‘una pietra di focolare o una pietra d’altare (che sono poi la stessa cosa nel loro principio)’, non necessariamente al centro della costruzione stessa. Nel nostro caso, a maggior ragione, la ‘colonna’ – che dovette essere anche nello stesso tempo un altare del <em>rudis lapis</em> che, preesistente al tempio medesimo di Giove, ne costituisce il centro cosmico, il tramite fra terra e cielo”. <em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref28">[28]</a> L’azione rituale attuata collettivamente a significare l’impegno di tutta la comunità (cfr. <em>Commenti</em>, cit., p. 1233).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref29">[29]</a> Vedi n. 23.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tacito-la-ricostruzione-del-campidoglio.html' addthis:title='Tacito. La ricostruzione del Campidoglio ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La dea bendata</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 04:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un importante studio di Leonardo Magini sul mito etrusco-romano di Fortuna e le infinite manifestazioni dello sciamanesimo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-dea-bendata.html' addthis:title='La dea bendata '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;amp;isbn=9788881035915" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4372" style="margin: 10px;" title="la-dea-bendata" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-dea-bendata.jpg" alt="" width="150" height="215" /></a>I libri di Leonardo Magini<a href="#_ftn1">[1]</a> hanno il pregio dell’originalità senza mai sconfinare nella pura fantasia disancorata dalle fonti documentarie, anzi riesce a darcene una lettura meno superficiale restituendo il giusto risalto a particolari spesso sottovalutati.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è l’ultimo frutto di un lavoro di ricerca e studio durato circa tre lustri che interseca i dati forniti dalla ricerca storiografica, archeologica, dalla <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> storico religiosa ed etno-antropologica con quelli ricavati dalle fonti classiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si evince dal titolo il mito etrusco-romano di <em>Fortuna</em> e le infinite manifestazioni dello sciamanesimo sono i due poli di questa ricerca: da una parte, l’opera della Dea che sovrintende le sorti degli umani; dall’altra le azioni del taumaturgo al quale ricorrono per aiuto i popoli di tutto il mondo. Tratti sciamanici sono evidenziati in personaggi quali Caco, Ceculo e Coclite.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui mi piace ricordare il mito rappresentato nello specchio di Bolsena conservato al British Museum di Londra palesato dal Magini grazie al confronto con i miti dell’India sanscrita. Solitamente le descrizioni di detto specchio si limitano all’elencazione dei personaggi presenti: i noti <em>Cacu</em> e i fratelli <em>Caile</em> e <em>Avle Vipinas</em> (Caco e i fratelli Celio e Aulo Vibenna) e l’altrimenti ignoto <em>Artile</em>.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>“Nell’India vedica si conosce il mito della </em>liberazione della quaglia<em> da parte degli </em>Aśvin<em>, i gemelli divini… legati, secondo l’interpretazione corrente, al Cielo e alla Terra, al giorno e alla notte. La quaglia che essi liberano dalla gola del lupo sarebbe l’aurora, la luce inghiottita in precedenza e rinchiusa nella caverna”</em><em>.<a href="#_ftn2">[2]</a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Ecco, allora, che il ricordo di un antico adagio latino – ‘la cornacchia non ha niente a che spartire con la lira’ – consente di interpretare il mito rappresentato nello specchio etrusco. Dotata di </em>malitia<em> e di </em>perfidia<em>, la cornacchia </em>Cacu<em> ha fatto prigioniera la quaglia </em>Artile<em>, il ‘giovane di tipo apollineo, intento a suonare la lira’: qui </em>Cacu<em> ha preso il posto del lupo indiano e </em>Artile<em> rappresenta l’ordine del cosmo e l’armonia dell’universo nell’immutabile alternarsi dei giorni e delle notti, degli inverni e delle estati. A loro volta i fratelli </em>Vipinas<em> hanno preso il posto dei loro omologhi divini </em>Aśvin<em> e liberano </em>Artile<em> da </em>Cacu<em>, cioè la quaglia dalla cornacchia. Quest’ultima rappresenta il caos, il disordine primordiale”</em> (pp. 33-34).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Non poteva mancare in questo libro <em>Praeneste</em>, città fondata da Ceculo, con il santuario, celebre già nell’antichità, di Fortuna Primigenia creato da Numerio Suffustio. Da notare che il nome <em>Suffustius</em> dovrebbe valere come “(Quello) dell’ottimo auspicio”.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona parte del volume è naturalmente dedicato a Servio Tullio la cui vita è regolata da Fortuna già dal suo concepimento. Ci possiamo solo soffermare a segnalare che l’Autore nella costituzione serviana individua la pitagorica armonia delle sfere sociali riscontrandone gli stessi rapporti numerici<a href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dossier Fortuna ricorda anche Tanaquilla che seppe interpretare l’auspicio manifestato dall’aquila che tolse il pileo dal capo del marito Lucumone, il futuro Tarquinio Prisco, per riporvelo dopo aver volteggiato nel cielo.</p>
<p style="text-align: justify;">Paolo Festo ricorda che <em>“arrivata a Roma, venne chiamata Gaia Cecilia – fu donna di tale qualità che le novelle spose usano assumerne il nome in segno di buon augurio”</em>. <a href="#_ftn4">[4]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, in consonanza con la tradizione romana, <em>“il nome stesso di </em>Tanaquilla<em> viene a equivalere – letteralmente e metaforicamente – al latino </em>lanifica<em> ‘tessitrice’, che è il suo maggior titolo di gloria, assieme agli altri due – di </em>prolifica<em>, ‘prolifica’, e di </em>domiseda<em>, ‘che dà calma alla famiglia’. Tre titoli che – come è facile intuire e come si confermerà subito – fanno della futura regina romana il prototipo di ogni sposa”</em> (p. 172).</p>
<p style="text-align: justify;">Non prive d’interesse sono le considerazioni sulle festività che il calendario romano dedica a Fortuna, alcune delle quali in relazione con Venere. Magini termina la sua esposizione occupandosi del trionfo ripercorrendo il percorso del corteo trionfale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume è riccamente corredato di materiale iconografico a integrazione del testo e di tavole esplicative della costituzione serviana e dei rapporti armonici pitagorici. Un libro da meditare e consultare che avrebbe meritato un adeguato indice analitico.</p>
<p>* * *</p>
<p style="text-align: justify;">LEONARDO MAGINI, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881035915"><strong><em>La Dea bendata. Lo sciamanesimo nell’antica  Roma</em></strong></a>, Edizioni Diabasis, Reggio Emilia 2008, pp. 260, € 18,00.</p>
<p style="text-align: justify;">[Pubblicato in: <em>"Arthos"</em>, XII, n.s., 18, 2009, pp. 89-90]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Tra gli altri ricordiamo: L. MAGINI, <em>Astronomia etrusco-romana</em>, “L’Erma” di Bretschneider, Roma 2003, cfr. la ns. <em><a href="http://www.lacittadella-mtr.com/sacra.htm">Rassegna bibliografica</a></em>, in “Arthos”, n.s., 12, 2004, [pp. 247-253], pp. 252-253; L. MAGINI, <a title="L'etrusco, lingua dell'oriente indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/etrusco-indoeuropeo.html"><em>L’Etrusco, lingua dall’oriente indoeuropeo</em></a>, prefazione di M. Negri, “L’Erma” di Bretschneider, Roma 2007, da noi recensito ne “La Cittadella”, a. VII, n.s., 29, genn.-mar. 2008, pp. 77-79.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> J. CHEVALIER &#8211; A. GHEERBRANT, <em>Dictionnaire des Symboles</em>, Laffont, Parigi 1988, sv. <em>Caille</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> Cfr. anche, in forma più estesa, L. MAGINI, <em>L’armonia delle sfere sociali o la costituzione pitagorica di Servio Tullio</em>, in “Quaderni Warburg Italia”, nn. 2-3, 2004-2005, pp. 417-489.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> 85.3.</p>
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		<title>Afrodisia, la città della bellezza</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 15:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Reportage storico-archeologico su Afrodisia, antica città della Caria in Asia Minore (odierna Turchia)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/afrodisia-la-citta-della-bellezza.html' addthis:title='Afrodisia, la città della bellezza '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tempio.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4323" style="margin: 10px;" title="tempio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tempio-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Una località anatolica legata alla tradizione etrusco-italica, seconda per importanza forse solo all’antica Ilio, che ha negli ultimi decenni manifestato il suo classico splendore è senz’altro Afrodisia (<em>Aphrodisias</em>), meritevole almeno di un viaggio. Come rivela il suo stesso nome, la città è dedicata alla Dea dell’amore e della bellezza, l’etrusca Turan e romana Venere e della quale si ergeva il più celebre santuario.</p>
<p style="text-align: justify;">La città si trova in Caria, regione della quale durante l’Impero Romano diverrà il capoluogo, ma vicinissima ai confini dell’antica Lidia (a nord – ovest) e della Frigia (a nord – est). Divenne pacificamente romana facendo parte del Regno di Pergamo ereditato dalla <em>Res Publica</em> e tramutato nella provincia d’Asia. Le prime attestazioni del nome risalirebbero al II secolo a.C. Secondo lo storico e grammatico Stefano di Bisanzio del sesto secolo d.C. un precedente nome era “Ninoe” che sarebbe derivato da Nino, mitico fondatore dell’impero assiro-babilonese e sposo di Semiramide, re considerato figlio di Belos (oppure Bel, nome divino equivalente al greco Kronos) e conquistatore dell’Asia occidentale fino al Mar Egeo, ovvero dalla dea Nin, la divinità accadica più tardi identificata con Astarte.  E’ bene ricordare che pure il nome di Nino derivava da diversi appellativi accadici dati alla dea mesopotamica<strong> </strong>Ištar (Astarte), Nin, Nina, Nana o ancora Enana, divinità questa associata all’amore e alla guerra.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/stadio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4324" style="margin: 10px;" title="stadio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/stadio-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Secondo Claudio De Palma e secondo molti altri studiosi che l’hanno preceduto l’etnico <strong>tirreno</strong> deriva “dal teonimo <strong>turan</strong>, la Dea Madre dei Tirreni, assimilata in età storica alla greca Afrodite”<a href="#_ftn1">[1]</a>. E <strong>tur-an</strong> è interpretato come ‘Colei che dona’, ‘Colei che dona la vita’ avendo presente che si tratta della Madre di tutti gli Dei e di tutti gli esseri viventi.</p>
<p style="text-align: justify;">“Potremmo identificare in Turan la Cibele venerata sul monte Ida nella Troade, protettrice della città che da essa aveva preso il nome: <strong>tarui-sa</strong> in un documento dell’archivio di Hattusa, la stessa Dea, chiamata da Omero Afrodite, che proteggeva Enea, l’eroe che avrebbe trapiantato in suolo italico i Penati della sua città, e l’avrebbe fatta rivivere in un’altra grande città: Roma tirreno-latina”<a href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima del II secolo a.C. “Afrodisia costituiva essenzialmente un territorio sacro, che comprendeva un santuario con le sue <em>dependances</em>, e le sue terre e contava una popolazione rurale ragionevolmente numerosa”<a href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/afrodisia10.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4336" style="margin: 10px;" title="afrodisia10" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/afrodisia10-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Il legame dei Romani con Venere Afrodite tramite suo figlio Enea contribuì non poco alla crescita e prosperità della città di Afrodisia. “Qualsiasi fosse il suo nome originale sia la dea che il suo culto avrebbero dovuto indubbiamente risalire fino alla preistoria. In effetti, dai risultati dei recenti scavi essa risulta che era già abitata fin dal periodo calcolitico; poi essa fu abitata durante l’Età del Bronzo e l’Età del Ferro (4360 – 546 a.C. circa). La prossimità del Meandro (…), dei suoi affluenti e delle pianure ben irrigate, giocarono certamente un ruolo assai importante nelle prime occupazioni della località. Le testimonianze archeologiche portate alla luce nelle due colline di abitazioni artificiali o ‘hoyuk’, l’Acropoli e la collina di Pekmez, situate nella parte sud-est della località, ci suggeriscono l’esistenza di uno o due piccoli villaggi (&#8230;). Le abbondanti collezioni di ceramica, di oggetti vari e di altro materiale archeologico rilevano l’esistenza di contatti tra Afrodisia e le altre città preistoriche limitrofe dell’Anatolia quali Hacilar, Beycesultan, Kum tepe, Kusura e Troia. Molti piccoli ‘idoli’ di pietra portati alla luce dai diversi strati possono pure essere considerati come le prime rappresentazioni della divinità il cui culto, successivamente, avrebbe dovuto dare la nascita alla località”<a href="#_ftn4">[4]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo lo storico Appiano di Alessandria, a seguito di un responso dell&#8217;oracolo delfico, durante le guerre mitridatiche il dittatore Silla inviò nell&#8217;82 a.C. al santuario di Afrodite una corona e una doppia ascia d&#8217;oro, che furono più tardi raffigurate sulle emissioni monetali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/afrodisia11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4337" style="margin: 10px;" title="afrodisia11" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/afrodisia11-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Lo sviluppo della città si ebbe soprattutto in epoca romana imperiale. Numerose le iscrizioni scoperte durante i recenti scavi ad Afrodisia. Una di esse menziona una statua di Eros in oro dedicata ad Afrodite da parte di Giulio Cesare. Da questa iscrizione e dalle altre informazioni si deduce che Cesare avesse reso omaggio alla Dea e, forse anche, sia venuto a renderle omaggio “in loco”<a href="#_ftn5">[5]</a>. Sembra che fosse stata saccheggiata da Labieno, uno dei partigiani dei suoi assassini, per punire la sua lealtà verso Ottaviano e Antonio. In compenso le fu riconosciuta l&#8217;autonomia da Augusto, confermata più tardi da Tiberio, e furono edificati importanti monumenti pubblici. Durante tutto l&#8217;impero romano rimase centro importante, sia per la presenza del santuario che come centro di produzione artistica legato alle vicine cave di marmo. Fu inoltre un apprezzato centro culturale e vi nacquero il filosofo Alessandro di Afrodisia e lo scrittore Caritone.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’imporsi della nuova <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> divenne sede del vescovo di Caria e l&#8217;antico santuario di Afrodite fu trasformato in chiesa cattedrale. Fu tentato il cambiamento del nome della città in <em>Stavrapolis</em> (&#8220;città della croce&#8221;) evidentemente con scarso successo se le autorità bizantine dovettero infine, persistendo l’uso del nome Afrodisia, adattarsi a chiamarla ufficialmente col nome della regione di cui era capoluogo: Caria.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/afrodisia1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4338" style="margin: 10px;" title="afrodisia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/afrodisia1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>A seguito di calamità naturali e delle invasioni, patite anche dal residuo Impero Romano nella sua parte orientale negli anni intorno al 600 d.C., “grandi città come Corinto, Atene, Efeso ed Afrodisia (…) si ridussero a una frazione delle dimensioni di una volta – i recenti scavi condotti ad Afrodisia fanno pensare che la maggior parte della città fosse diventata agli inizi del VII secolo una città fantasma, popolata soltanto dalle sue statue di marmo”<a href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">I danni continuarono per le guerre sotto il dominio dei Selgiuchidi tra l&#8217;XI e il XIII secolo e fu infine abbandonata. Sulle antiche rovine poi s’insediò un villaggio turco che riprese il nome bizantino &#8220;Caria&#8221; alterandolo in &#8220;Geyre&#8221;. Degli scavi archeologici passati mi piace ricordare quelli della missione italiana guidata da Giulio Jacopi (1927-37) che, tra l’altro, portò alla luce un portico dedicato all’imperatore Tiberio, interrotti per l’aggravarsi della situazione internazionale. Conseguentemente a questi scavi nel 1943 Maria F. Squarciapino pubblicò uno studio di un’estrema importanza. “In effetti, Maria Squarciapino, che raccolse e analizzò tutte le testimonianze relative agli scultori di Afrodisia, fu la prima a riconoscere il talento creativo degli artisti della Caria e il loro contributo alla scultura greco-Romana; precedentemente, gli scultori di Afrodisia erano considerati, da parte degli storici dell’arte, come dei semplici copisti di modelli della scultura greca ed ellenistica”<a href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/afrodisia21.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4339" style="margin: 10px;" title="afrodisia2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/afrodisia21-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Grazie a questi studi e alla decisione delle autorità turche di trasferire il villaggio di Geyre (1956 in conseguenza di un grave sisma) furono intraprese le attuali campagne di scavi sotto l’egida dell’Università di New York dirette dal 1961 al 1990 da Kenan Tevfik Erim.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso il turista può ammirare ad Afrodisia i resti del Tempio dedicato alla Dea Afrodite la cui costruzione fu terminata sotto il principato di Augusto<a href="#_ftn8">[8]</a>. Mentre nel Museo della città è conservata la statua identificata come quella dedicata al culto della Dea che ricorda l’Artemide del santuario di Efeso. A est del Tempio si trova uno dei monumenti più originali di Afrodisia il <em>Tetrapylon</em>; consistente in quattro file di quattro colonne sormontate da una ricca trabeazione, il cui frontone è sontuosamente decorato di esuberanti rilievi rappresentanti Amore e le Vittorie<a href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/afrodisia31.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4340" style="margin: 10px;" title="afrodisia3" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/afrodisia31-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>A sud del Tempio nel 1962 furono scoperti i resti dell’Odeon: una bellissima cavea. Utilizzato non solo per concerti ma anche per conferenze e riunioni cittadine. Mentre a nord si trova un altro monumento degno di nota che realizza un connubio tra arte ellenica e romana, lo Stadio, rappresentando “incontestabilmente la struttura del suo genere meglio conservata del bacino del mediterraneo. Lungo circa 262 e largo 59 metri, con due estremità semicircolari, esso poteva contenere circa 30.000 spettatori. L’aspetto insolito incurvato sui lunghi lati, gli danno una forma leggermente ellittica; circostanza questa che permetteva agli spettatori di poter vedere le due estremità dello stadio senza dar noia gli uni agli altri”<a href="#_ftn10">[10]</a>. Le mura della città, costruite solo dopo l’invasione dei Goti (260), racchiudono anche l’Agorà, il Portico di Tiberio, le Terme di Adriano e un bellissimo Teatro adagiato sul lato orientale dell’Acropoli. Quest’ultima ha restituito almeno sette strati di occupazione identificati in differenti fasi dall’età del bronzo all’età del ferro. Certamente il più significativo monumento di Afrodisia è il <em>Sebasteion</em> consacrato al culto dell’imperatore Augusto (<em>Sebastos</em> in greco) dei suoi successori della dinastia giulio-claudia e della Dea Afrodite dalla quale discendevano. Costituito da due lunghi portici paralleli, separati da un viale processionale, terminanti con una porta monumentale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/afrodisia41.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4341" style="margin: 10px;" title="afrodisia4" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/afrodisia41-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Scoperto durante gli scavi del 1979, mi piace riportare la descrizione di chi li diresse: “I due portici presentavano delle facciate che rassomigliavano nella disposizione una costruzione di scena teatrale. Le semicolonne erano sovrapposte su tre piani: di ordine dorico al pianoterra, esse erano sormontate di semicolonne di ordine ionico, sopra le quali si trovava un rango di semicolonne di ordine corinzio di taglia ancora più ridotta”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Una quantità di larghi pannelli decorativi scolpiti in rilievo furono scoperti all’esterno e all’interno di questi portici durante gli scavi. Tutti erano visibilmente destinati a inserirsi tra i colonnati dei livelli superiori”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Nel portico Sud, il secondo piano implicava dei bassorilievi che rappresentavano delle scene mitologiche come la nascita di Eros, di Apollo a Delfi, di Bellerofonte e Pegaso, di Leda e il Cigno o Nissa e Dionisio bambino per citarne alcuni”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Per contro gli incolonnamenti superiori erano ornati di rilievi rappresentanti imperatori e principi tra i quali si possono riconoscere Augusto, Germanico, Lucio e Gaio Cesare, Claudio e Agrippina come pure la liberazione di Prometeo da Ercole, Enea mentre fugge da Troia o Ares, dio della guerra. Due dei rilievi tra i più interessanti di questo gruppo meritano una menzione speciale: l’uno mostra Claudio conquistatore della Bretagna (l’Inghilterra), rappresentata come una Amazzone e l’altra Nerone che impugna una allegoria dell’Armenia. Tutti questi personaggi erano debitamente identificati da delle iscrizioni incise su uno zoccolo separato. Sfortunatamente il portico Nord del Sebasteion fu gravemente danneggiato da un terremoto  [...] avuto luogo il quarto secolo e successivamente ancora rovinato dal sisma del settimo secolo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/afrodisia51.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4342" style="margin: 10px;" title="afrodisia5" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/afrodisia51-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>“Di conseguenza molti dei bassorilievi che decoravano l’intercolonnato sparirono. Tuttavia molti dei rilievi ritrovati dimostrano che le personificazioni dei diversi popoli conquistati da Augusto erano qui rappresentati. Questi pannelli erano posti su delle basi separate, scolpite a ‘falsa apparenza’ decorate di maschere di Satiri o del Dio Pan e che portano delle iscrizioni che identificano i popoli in questione come ad esempio i Bessi, i Daci, gli Egizi, i Giudei ecc. Il piano superiore sembra essere decorato di rilievi con figure cosmiche”<a href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">I due portici furono dedicati alla città da due distinte famiglie sotto il regno di Claudio e di Nerone come indicato dalle testimonianze epigrafiche. Gran parte dei bassorilievi è ora visibile nella Sala Sevgi Gönül adiacente al Museo di Afrodisia<a href="#_ftn12">[12]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Afrodisia a buon diritto appartiene alla nostra <em>religio</em> e alla nostra cultura e della quale è bene riappropriarsi<a href="#_ftn13">[13]</a>. E se Parigi valeva una messa Afrodisia da sola merita almeno un viaggio in Anatolia.</p>
<p>* * *</p>
<p>[Foto dell’Autore per le quali si riserva ogni diritto © 2009 - Pubblicato in: <em>"Pietas"</em>,  I, 2, Dicembre 2009, pp. 34-39].</p>
<p><strong>Note</strong></p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Claudio De Palma, <em>Il paese dei Tirreni.</em> <em>Śerona toveronarom</em>, Olschki Editore, Firenze 2003, p. 102.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> <em>Ibidem</em>, p. 103.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> Kenan T. Erim, <em>Afrodisias</em>, Net Books, Turchia 2008, p. 10.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> <em>Ibidem</em>, pp. 10-11.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> Cfr. <em>Id</em>. p. 11.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> Bryan Ward-Perkins, <a title="La caduta di Roma e la fine della civiltà" href="http://www.libriefilm.com/la-caduta-di-roma-e-la-fine-della-civilta/7046"><em>La caduta di Roma e la fine della civiltà</em></a>, Laterza, Roma &#8211; Bari 2009, p. 152.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> Kenan T. Erim, <em>op. cit.</em>, p. 7.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> Cfr. <em>Id</em>., pp. 16-21.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9">[9]</a> Cfr. <em>Id</em>., pp. 22-23.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10">[10]</a> <em>Id</em>., p. 27.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> <em>Id</em>., pp. 52-56 (con lievi correzioni).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> Sui bassorilievi vedi <em>Afrodisyas Sebasteion, Sevgi</em><em> Gönül Salonu</em>, YKY, Istanbul 2008, pp. 144 (bilingue: turco e inglese, riccamente illustrato con foto b/n di Mesut Ilgim).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13">[13]</a> A scanso di equivoci non sto incitando ad alcuna guerra di riconquista.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/afrodisia-la-citta-della-bellezza.html' addthis:title='Afrodisia, la città della bellezza ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;antro della Sibilla</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 14:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un saggio dell'antropologa Giuliana Poli sulle sopravvivenze di culti arcaici nel territorio dei Monti sibillini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lantro-della-sibilla.html' addthis:title='L&#8217;antro della Sibilla '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.libriefilm.com/lantro-della-sibilla-e-le-sue-sette-sorelle/6306" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4237" style="margin: 10px;" title="antro-della-sibilla" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/antro-della-sibilla.jpg" alt="" width="200" height="284" /></a>“I miei antenati, gente di montagna, avevano dimestichezza con gli incantesimi e le fate. Di mio nonno si diceva fosse un mago, forse perché sapeva di erbe e d’antiche leggende. Mia madre, come i suoi avi, era nata a Colleluce, un borgo di vecchie case all’ombra del Vettore, la cima più alta dei Monti Sibillini, che un tempo si chiamava Monte della Vittoria. Vettore sta per </em>victor<em>: vittorioso, chissà per quale antica battaglia che la storia non ricorda, forse combattuta fra sapienti e negromanti, angeli e diavoli, santi e draghi, o tra fate e streghe. Una battaglia che non ha tempo e non finisce mai. I racconti dei miei primi anni si mescolano a frammenti di vecchie storie che narravano di fate danzanti nel plenilunio, sulle pietraie desolate o sulla neve vergine: donne bellissime dai piedi di capra costrette, sul morir della notte, a correre verso i loro antri incantati, nel cuore segreto della montagna. Il nonno narrava della Sibilla, sapiente regina delle fate, amante di cavalieri. Narrava di Guerin Meschino che, entrato nel suo regno sotterraneo, a differenza di altri che mai più rividero la luce, ne uscì indenne da malie ed incantesimi”</em> (p. 19).</p>
<p style="text-align: justify;">Sembrerebbe l’inizio di un avvincente romanzo rielaborante leggende medievali e rinascimentali. Si tratta invece dell’<em>incipit</em> dalla prefazione di un interessantissimo libro che raccoglie i frutti di una pluriennale ricerca su una delle più emozionanti e magiche località dell’Italia centrale. Condotta prima “sul campo”, raccogliendo da brava antropologa le fonti orali: leggende e tradizioni popolari locali che altrimenti rischiavano di essere smarrite. Alle quali vanno aggiunte quelle scritte sia nei libri sia nelle pietre. Infatti, Giuliana Poli ci rivela il nesso fra le prime e il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> dei fregi, ancora visibili incisi sui muri e i portali degli edifici storici, delle case e delle chiese di questa zona appenninica e non solo: raffigurazioni di fasci di spighe e della ruota solare nonché i “fiori della vita” di chiara ascendenza etrusca.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Autrice percorre l’<em>excursus</em> storico e religioso dei Monti Sibillini partendo dalle stratificazioni preistoriche, attraverso la civiltà dei Piceni (guidati da <em>Picus Martius</em>) con il culto della dèa Cupra, equivalente all’Afrodite ellenica, la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> etrusca che <em>“ebbe grande influenza nel territorio dei Sibillini”</em> (p. 29) – tra l’altro è ricordata la presenza della dèa Ancharia<a href="#_ftn1">[1]</a>, particolarmente legata alla città di Ascoli, e la dèa Northia, <em>“da cui la città di Norcia e il Lago di Pilato, ubicato tra il Monte Vettore (o meglio della Vittoria) ed il Monte Sibilla, che anticamente si chiamava il lago della dèa Northia”</em> (p. 27) – i tardi apporti celtici<a href="#_ftn2">[2]</a>, per giungere al periodo romano in cui si registrano i culti di Venere e di Cibele diffusissimi anche in questi territori.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un romanzo ma l’esposizione di una ricerca multiforme rigorosamente condotta ed esposta in maniera meticolosa la cui lettura risulta avvincente. Fondatamente la Sibilla è considerata frutto d’un sincretismo religioso d’antichissima origine, <em>“un’enigmatica entità femminile che, nel corso della storia, è stata celebrata e concepita sotto aspetti diversi e con diversi nomi; varie sfumature della femminilità intesa come principio cosmico: Artemide, Isthar, Iside, Diana, Demetra, Venere, Cupra, Cibele, Cerere, Proserpina, Atena, Giunone, Hera, Afrodite, Circe”</em> (p. 37).</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver esposto le coincidenze tra gli eventi cosmici e le feste calendariali, l’Autrice passa a esporre quella che definisce “l’intuizione”: alcune chiese sparse per i sibillini, solitamente edificate sopra precedenti luoghi di culto, riprodurrebbero il disegno della costellazione della Vergine e oltretutto risulterebbero orientate nel loro asse principale verso l’area del cielo dove riappare dopo l’inverno, all’alba dell’equinozio di primavera.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la descrizione dell’Antro della Sibilla e la relazione con la montagna cosmica, fanno seguito le pagine dedicate a <em>“Percorsi iniziatici: il Guerin Meschino… le Sibille e le Sirene”</em>. Quest’ultime nell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> classica viste principalmente come donne-uccello incantatrici col loro canto diverranno nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">medioevo</a> donne-pesce. <em>“La nuova Sirena marina, apparirà nel gesto di separare con le mani gli estremi della coda, divenendo figura seducente ed invitante all’amore: incarnazione diabolica per la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> ufficiale. (…) spogliata delle sue ali di uccello, che solo gli angeli possono avere… Inoltre, avrà come unica valenza, quella di essere una bellissima creatura che seduce con gorgoglii di richiamo sessuale, mero corpo per compiacere gli uomini, ma resterà per sempre ‘muta’ come un pesce, perché le sarà tolto ‘il canto’ profetico e sapienziale”</em> (p. 114-115)<a href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In un denso capitolo la Poli affronta la documentazione inerente la Sibilla Cumana, dai versi virgiliani e le altre fonti classiche per giungere ad affrontare la probabile identificazione fra la Sibilla Cumana e la Sibilla Appenninica. Le Sibille erano profetesse ispirate dalla divinità alla quale erano consacrate e della quale erano la parola vivente e magica. Costituivano l’espressione di antiche culture sciamaniche grazie alle quali l’uomo entrava in comunione con la natura e le sue intelligenze spirituali, i suoi spiriti e le sue fate e, tramite quest’apertura, entrava in contatto con la divinità.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ha correttamente evidenziato <a title="Stefano Arcella" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/stefano-arcella/">Stefano Arcella</a> nel suo saggio introduttivo <em>“rispetto a tale valorizzazione spirituale della Donna nel mondo pagano, la demonizzazione che essa ha subito nella storia del cattolicesimo, giustamente criticata dall’Autrice, appare come un processo involutivo, limitativo, che ne svaluta le potenzialità profonde, complementari e non antagoniste a quelle dell’uomo”</em> (p. 16).</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna riconoscere a Giuliana Poli, autrice anche della bella e significativa copertina, il merito di aver realizzato un’opera rigorosa, documentata e nello stesso tempo non tediosa ma di scorrevole e brillante lettura.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p>GIULIANA POLI, <a title="L'antro della Sibilla e le sue sette sorelle" href="http://www.libriefilm.com/lantro-della-sibilla-e-le-sue-sette-sorelle/6306"><strong><em>L’Antro della Sibilla e le sue sette sorelle</em></strong></a>,  Controcorrente, Napoli 2008, pp. 208 + 40 di tavole a colori, € 16,00.</p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> Cfr. M. Pittau, <em><a title="Dizionario comparativo Latino - Etrusco" href="http://www.centrostudilaruna.it/dizionario-comparativo-latino-etrusco.html">Dizionario comparativo Latino-Etrusco</a>,</em> s. v. <em>Ancaria</em>, Edes, Sassari 2009, p. 30.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Che probabilmente andrebbero ridimensionati essendo stati, in zona, tardi e limitati. L’Appennino aveva già questo nome quando vi giunsero le tribù galliche; occorrerebbe attribuirlo al sostrato ligure (cfr. R. Del Ponte, <a title="I Liguri" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875458324"><em>I Liguri. Etnogenesi di un popolo</em></a>, II ed., Ecig, Genova 1999, pp. 23 e 121-123; e L. Marcuccetti, <em>La lingua dimenticata, alla scoperta delle parole degli antichi Liguri attraverso i nomi dei luoghi</em>, Luna, La Spezia 2008, pp. 278-285).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> Sempre sul tema Sirene cfr.: S. Bernardini, <em>Il Serpente e la Sirena, Il sacro e l’enigma nelle pievi toscane</em>, II ed., DonChisciotte, San Quirico d’Orcia 2005.</p>
<p>[Pubblicato in: <em>"Arthos"</em>, XII,  n.s., 18, 2009, pp. 87-89].</p>
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		<title>Tabularia A. MMIX E.V.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 09:31:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicato il secondo volume di studi e ricerche organizzato dalla Loggia Sanctorum Quatuor Coronatorum allargato ad articoli di autori esterni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tabularia.html' addthis:title='Tabularia A. MMIX E.V. '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><strong>Sanctorum Quatuor Coronatorum, <em>Tabularia A. MMIX E.V.</em>, Acadèmia editrice d’Italia e San Marino, Bologna 2009, pp. 304 s.i.p.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Puntuale per essere presentato per la ricorrenza dei Santi Quattro Coronati, patroni delle corporazioni dei lapicidi, scalpellini e marmorarii, è stato pubblicato il secondo volume di studi e ricerche organizzato dalla Loggia a essi consacrata, allargato ad articoli di autori esterni, meticolosamente coordinati da Mikaela Piazza oltre a quelli dei membri della loggia medesima.</p>
<p style="text-align: justify;">Raccoglie studi multilaterali e multidisciplinari le cui tematiche spaziano in vari campi di ricerca suddivisi per comodità redazionale in quattro settori: dell’Ordine Massonico e del Rito Scozzese Antico ed Accettato; i Santi Quattro Coronati e la tradizione iniziatica; culti, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, riti; i saperi massonici: filosofia, scienza, storia, culture.</p>
<p style="text-align: justify;">Veramente ricca e varia la rassegna degli argomenti trattati. Si spazia da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/eschilo">Eschilo</a></span> ed Eraclito per giungere alla storia delle neuroscienze, attraverso l’influenza gnostica nel mondo templare e l’arte della memoria da Matteo Ricci a Gottfried Leibnitz, dalla disamina delle luci e ombre di Lucrezia Borgia alle attinenze fra Pinocchio e la giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Di particolare interesse per i nostri lettori sono da segnalare: <em>I Templari e la tradizione druidica</em> di Silvano Danesi; <em>Favete Linguis: note sul silenzio rituale e i suoi simboli</em> di <a title="Renato del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">Renato del Ponte</a>; <em>Deo Soli Invicto Mithrae: gradi di iniziazione e simbologia esoterica nei templi di Roma e Ostia</em> di Antonio Insalaco; <em>Alcune riflessioni sui simboli “iniziatici” e la loro valenza </em>di Rosanna Peruzzo del Ponte; <em>Il demoniaco femminile</em> di Anna Maria Gammeri.</p>
<p style="text-align: justify;">In appendice è riproposto il testo di un’interessante storica guida (1949), ancora oggi valida, di Jacopo Di Cederna: <em>La Chiesa e il Monastero dei SS. Quattro Coronati in Roma</em>. L’antica basilica che ancor oggi torreggia sul Celio, un’area ricca di remote tradizioni e culti arcaici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[Pubblicato in: "Arthos",  XII, n.s., 18, 2009, p. 91].</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tabularia.html' addthis:title='Tabularia A. MMIX E.V. ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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