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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Marco Petrelli</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Mussolini al Gran Sasso</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 08:33:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Petrelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libro di Vincenzo di Michele raccoglie testimonianze di popolani sul periodo di detenzione di Mussolini a Campo Imperatore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mussolini-al-gran-sasso.html' addthis:title='Mussolini al Gran Sasso '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/mussolini-finto-prigioniero-al-gran-sasso/9891" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8492" style="margin: 10px;" title="mussolini-finto-prigioniero" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/mussolini-finto-prigioniero.jpg" alt="" width="200" height="284" /></a>In quei terribili giorni del settembre 1943, l’Abruzzo fu al centro dell’interesse di molti protagonisti della fase, se non conclusiva, almeno risolutiva della guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 9 Settembre 1943, a poche ore dalla proclamazione radio dell’Armistizio, i regnanti sabaudi e lo Stato Maggiore del Regio Esercito raggiungevano Pescara ed Ortona, dove poi si sarebbero imbarcati per raggiungere Brindisi, città ancora italiana, ovvero non in mano a truppe nemiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Già, nemico. Nella prima decade di settembre ‘nemico’ era una parola ben poco definita.</p>
<p style="text-align: justify;">Seppure la nostra resa fosse stata firmata il 3 di settembre a Cassibile, la comunicazione al Paese avverrà soltanto cinque giorni dopo. Cinque giorni cruciali per le sorti delle Forze Armate: gli scarsi collegamenti con l’alto comando, le difficoltà logistiche ed organizzative, le incursioni aree alleate e lo sbarco angloamericano a Salerno (9 Settembre) alimentavano preoccupazioni e tensione tra ufficiali e soldati, convinti che il conflitto sarebbe proseguito a fianco della Germania, come Badoglio aveva assicurato l’indomani della caduta del fascismo.</p>
<p style="text-align: justify;">E Mussolini? Durante i quarantacinque giorni di reggenza Badoglio, Mussolini è costantemente trasferito in siti diversi: Gaeta, Ponza, La Maddalena, Bracciano, Gran Sasso. L’incolumità del Duce è una garanzia per Vittorio Emanuele e per il nuovo primo ministro, al fine di tenere a bada i tedeschi, insospettiti dal colpo di stato del 25 luglio; nel contempo un domani, in vista di una resa agli americani, Mussolini sarebbe potuto diventare ‘moneta’ di scambio nelle trattative.</p>
<div id="attachment_8493" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-8493  " title="Gran Sasso, 12 settembre 1943. Liberazione di Mussolini. Alla destra del Duce Otto Skorzeny." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/person_skorzeny10-300x197.jpg" alt="Gran Sasso, 12 settembre 1943. Liberazione di Mussolini. Alla destra del Duce Otto Skorzeny." width="300" height="197" /><p class="wp-caption-text">Gran Sasso, 12 settembre 1943. Liberazione di Mussolini. Alla destra del Duce Otto Skorzeny.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il ventotto agosto 1943, il Duce raggiunge un albergo di montagna, a poco più di 2000 metri d’altezza, accanto ad una stazione sciistica e poca distanza da una base aerea dell’Arma azzurra.</p>
<p style="text-align: justify;">Per circa due settimane guardie di custodia, personale dell’albergo e pastori di Campo Imperatore si ritroveranno faccia a faccia con chi, fino a pochi mesi prima, parlava loro solo dalla radio o dal celebre balcone di Palazzo Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">Una star, diremmo oggi. Un personaggio importante in una situazione del tutto nuova: niente cineoperatori, gerarchi impettiti e folle festanti, solo poliziotti e intorno il silenzio della montagna abruzzese che cela agli occhi del mondo la straordinaria e nel contempo ingombrante presenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei libri di scuola e nei testi accademici si parla di detenzione e poi di liberazione di Mussolini dal Gran Sasso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma si sa, spesso la storia, soprattutto quella ‘scolastica’, all’analisi attenta e rigorosa preferisce una narrazione più generica e certamente meno affascinante degli eventi.</p>
<p style="text-align: justify;">Affascinante, proprio così. Solo lo studio e la raccolta di testimonianze, il confronto delle fonti, l’assidua e costante ricerca ricrea attorno ad un fatto quell’importanza e quell’interesse di cui è stato ingiustamente privato, chiuso e stipato in un paragrafo o in un capitolo di un sussidiario.</p>
<p style="text-align: justify;">Un fascino cui non ha resistito Vincenzo di Michele, giornalista romano, classe ’62 che, come i colleghi Pansa e Petacco, ha tentato di tracciare i contorni di una vicenda poco nota, che la vulgata storica ha spesso considerato marginale nel più ampio e sanguinoso contesto della campagna d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Pastori, commercianti, camerieri. Loro i veri protagonisti di <a title="Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso" href="http://www.libriefilm.com/mussolini-finto-prigioniero-al-gran-sasso/9891" target="_blank"><em>Mussolini, finto prigioniero al Gran Sasso</em></a> (Vincenzo di Michele, Curiosando editore, Firenze, 2011). Una storia fatta dagli ultimi, proprio perché gli ultimi furono coloro che ebbero maggiore occasione di incrociare il Duce, di rivolgergli uno sguardo, una parola in quella che tutto sarebbe potuta essere eccetto che una vera e propria prigionia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Duce era libero di muoversi, gli agenti di custodia mantenevano nei suoi confronti quel distacco che, in carceri e centri detentivi, certo non è assicurato a comuni condannati; inoltre, da non sottovalutare, l’assoluta mancanza di difese attorno all’albergo, facile preda in caso di attacco nemico o di tentativi di liberazione vari ed eventuali.</p>
<p style="text-align: justify;">I montanari abruzzesi fotografarono coi loro occhi l’evolversi degli eventi, dal ventotto agosto all’atterraggio degli alianti del generale Kurt Student, comandante dei Fallschirmjäger, i parà della Luftwaffe, il 12 settembre (Operazione Quercia). Quegli scatti della memoria hanno poi alimentato le pagine di appunti dell’autore che, con stile lineare e un taglio giornalistico, ha ricostruito una vicenda che, non fosse vera, parrebbe un romanzo di Ken Follet o di Frederick Forsyth, con un Gran Sasso sfondo di situazioni avvincenti e in alcuni casi surreali.</p>
<p style="text-align: justify;">Surreale come la foto scattata pochi istanti dopo l’ingresso dei tedeschi nell’hotel, con un Mussolini sorridente attorniato da soldati tedeschi ed italiani, allegri e felici come in una foto ricordo da mostrare ai nipoti, malgrado Germania e Italia fossero ufficialmente in guerra ormai da più di due giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Piacerà: a coloro i quali non si accontentano della storia ufficiale, preferendo confrontare e confutare altri testi ed altre fonti, al fine di avere del passato prossimo italiano un quadro quanto più vicino alla realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Non piacerà: a chi sostiene che la Storia sia materia puramente accademica, riservata ai cattedratici e non ai giornalisti i quali tuttavia, volenti o nolenti, negli ultimi trent’anni hanno permesso a migliaia di italiani di conoscere personaggi ed eventi inghiottiti dalla memoria. Questo grazie ad uno stile di indagine e di divulgazione che permette a chiunque (anche a chi storico non è) di leggere ma soprattutto di capire.</p>
<p style="text-align: justify;">Degna di nota, a fine volume, l’analisi storico – militare di Alvise Valsecchi in merito all’ intervento dei Fallschirmjäger.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mussolini-al-gran-sasso.html' addthis:title='Mussolini al Gran Sasso ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Due di briscola</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 13:14:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Petrelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel romanzo d'esordio dell'avvocato Franco Legni rivivono personaggi che richiamano Fante, Bukowski, Salinger.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/due-di-briscola.html' addthis:title='Due di briscola '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8860071666/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860071666" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8440" style="margin: 10px;" title="due-di-briscola" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/due-di-briscola-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>Se <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/john-fante" target="_blank">John Fante</a></span> potesse leggere <a title="Due di briscola" href="http://www.amazon.it/gp/product/8860071666/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860071666" target="_blank"><em>Due di Briscola</em></a> (Ed. della Meridiana, 2010 / Curiosando Editore, 2011) credo rivedrebbe in Nichi Moretti la sua amata creatura, l’indimenticabile Arturo Bandini.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, perché nel romanzo di Franco Legni (avvocato pratese alla prima esperienza in ambito letterario), rivivono personaggi che richiamano Fante, Bukowski, Salinger.<br />
Seppure non “coetaneo” de <a title="Il giovane Holden" href="http://www.libriefilm.com/il-giovane-holden/1131" target="_blank"><em>Il Giovane Holden</em></a>, Nichi Moretti, un avvocato dalla vita dissoluta, alla pari di Holden Caulfield conquista il lettore proprio per i suoi piccoli, innumerevoli difetti. Difetti che, al di là del contesto più o meno comico nel quale possano palesarsi, sono umanissimi, appartengono alla quotidianità, al nostro essere o a quello delle persone che ci circondano.</p>
<p style="text-align: justify;">Personaggi del nostro mondo, nei quali riconoscersi, come il Jack Frusciante, nato dalla penna di un esordiente Enrico Brizzi o il ragazzaccio di Latina, Accio Benassi, il fasciocomunista vivace e un po’ casinista di Antonio Pennacchi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nichi, Accio, Bandini sono degli irrequieti desiderosi di staccarsi da quella realtà di provincia, tediosa e sempre uguale, nella quale sono costretti a vivere. Poco importa che ci si trovi in America, a Latina o Prato. La volontà di rompere, di evadere, di vivere e vedere oltre trascina i tre a muoversi, a fuggire in modo disordinato, confuso e con poche idee ma tanta volontà di non mollare e continuare a credere. Il viaggio diventa avventura ed esperienza formativa, con i suoi lati talvolta drammatici, altri ironici e, nel caso di Nichi, sovente grotteschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nichi è circondato da una pletora di soggetti poco raccomandabili o comunque emarginati nella vita quotidiana: una ballerina nana, un magnaccia, un barbiere extracomunitario, una prostituta, un trafficante, alcuni spacciatori. Gente da due di briscola appunto.</p>
<p style="text-align: justify;">Professionista affermato, l’avvocato Moretti trascorre giornate stantie dominate dalla passione (morbosa) per la pornografia e dall’abuso di droghe. Finisce in carcere ma presto fugge. Lo ritroviamo passeggiare per il Barrio Chino di Barcellona, o come avventore dei bordelli praghesi; alla già variegata compagnia si aggiungeranno presto nuovi incontri, dalle hostess ai ‘palazzinari’ fino a giungere ad improbabili chiromanti dal marcato accento labronico. L’autore del romanzo ha vissuto in Spagna e in Repubblica Ceca, scegliendo non a caso Praga e Barcellona come <em>locations</em> proprio per il cosmopolitismo (a tratti caotico) che caratterizza due rinomate ‘capitali’ del divertimento <em>tout court</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un romanzo leggero e dal lessico scorrevole, grottesco, paradossale, partorito dalla penna di un giovane avvocato deciso a cimentarsi in un campo effettivamente distante dalla propria professione. Un lavoro durato due anni durante i quali Franco Legni ha potuto contare sull’appoggio di colleghi avvocati che hanno partecipato alla stesura della storia e alla caratterizzazione dei personaggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Due di briscola" href="http://www.amazon.it/gp/product/8860071666/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860071666" target="_blank"><em> Due di briscola</em></a> piacerà a quei trentenni, coetanei del protagonista, ancora indecisi tra il mettere su famiglia (e la testa a posto), o continuare a girovagare per il mondo, in un ‘disperato’ tentativo di restare aggrappati a piaceri, sensazioni e avventure che, col passare degli anni, lasciano inevitabilmente il posto a doveri e responsabilità. Non piacerà ai lettori ‘impegnati’, coloro i quali sono convinti che un romanzo debba per forza avere un fine sociale e che probabilmente storceranno il naso di fronte alle amicizie e alle situazioni molto <em>border line</em> di Nichi.</p>
<p style="text-align: justify;">Curiosità. La copertina di <a title="Due di briscola" href="http://www.amazon.it/gp/product/8860071666/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860071666" target="_blank"><em>Due di Briscola</em></a> è firmata da Emanuele Becheri, artista di fama internazionale, originario di Vaiano.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/due-di-briscola.html' addthis:title='Due di briscola ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Quei fascisti fatti passare per partigiani</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 16:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Petrelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo storico Pietro Cappellari ha dimostrato che una lapide nel centro di Terni bolla come "partigiani" alcuni caduti fascisti della Repubblica Sociale Italiana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/quei-fascisti-fatti-passare-per-partigiani.html' addthis:title='Quei fascisti fatti passare per partigiani '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">Verrebbe voglia di cominciare questa storia parafrasando le parole di Pietrangelo Buttafuoco ne <a title="Le uova del drago" href="http://www.libriefilm.com/le-uova-del-drago/380"><em>Le Uova del Drago</em></a>, fortunatissimo romanzo dell’autore siciliano<em></em>: «Accadde di tutto in Umbria a cavallo tra il 1943 e il 1944».</p>
<p style="text-align: justify;">Immaginando la storia della propria città come una collana di volumi, il tomo relativo alla seconda guerra mondiale a Terni sarebbe certamente quello spinto più in fondo allo scaffale, coperto di polvere e muffa e, una volta aperto, macchiato di macchie scure, secche, organiche. Macchie del sangue versato e sempre senza giustizia ricevuta, sangue di innocenti schiacciati da decine di incursioni aeree, con obiettivi non solo strategici (fabbrica d’armi e acciaieria), spesso anche inutili come case, chiese e scuole, rasi al suolo per obbedire ad una logica di guerra psicologica, di terrore volto a piegare e punire un’Italia che si era arresa da un lato, ma continuava a combattere dall’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino al Giugno del 1944, la piccola provincia del centro Italia era annessa alla Repubblica Sociale; il comando germanico, situato a San Gemini, era della <em>Luftwaffe</em>, l’arma cui apparteneva il feldmaresciallo Albert Kesserling.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lapidegramsci11.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-8037" style="margin: 10px;" title="lapidegramsci11" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lapidegramsci11-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Macerie in città, sfollati nelle campagne, caos generale, ma autorità locali che, con pochi mezzi e con mille difficoltà, tentano di evitare espropriazioni di materiale bellico ed industriale da parte dei tedeschi, alleati furibondi per l’armistizio e spaventati dalla travolgente avanzata degli angloamericani.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ nel caos e nella confusione generale che trovano <em>humus </em>favorevole torbide vicende di vendetta e di morte, ai danni sovente di inermi cittadini, sospettati di simpatie per la parte politica allora perdente.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso giugno Pietro Cappellari (ricercatore di Nettuno ed autore di saggi sulla battaglia di Anzio e la resistenza nell’area umbra e reatina) e il Centro Studi Nadir di Terni resero pubblici gli atti di sottomissione di comandanti ‘garibaldini’ al Duce, malgrado essi fossero stati arrestati per reati che si risolsero in assoluzione per insufficienza di prove.</p>
<p style="text-align: justify;">Rinnegare il passato comunista per evitare qualche mese di prigione, poiché il dolo stava unicamente nell’aver distribuito copie di un giornale clandestino, roba da far rivoltare nella tomba ‘luminari’ della dottrina comunista come Bordiga e Gramsci.</p>
<p style="text-align: justify;">Già, Gramsci. Chissà cosa avrebbe detto il padre politico de <em>L’Unità</em> e dell’<em>Ordine Nuovo </em>di questa storia e dei suoi drammatici sviluppi.</p>
<p style="text-align: justify;">Caduto Mussolini gli atti di sottomissione finiscono negli archivi; ben altre sono le necessità della popolazione e dei capi dell’antifascismo, dal reperimento dei mezzi di sussistenza all’organizzazione delle formazioni, in vista di ulteriori eventi, che non tarderanno a manifestarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, nel dopoguerra, l’oblio. Dimenticate le abiure, dimenticati morti, la cui fine è stata orrenda. Il silenzio, squarciato anni dopo da libri subito tacciati di becero revisionismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre Terni assisteva a strade e rotatorie intitolate a partigiani rei di assassinii lontani dalla guerra (un sindacalista che lotta contro le espropriazioni tedesche, un ottantenne, una ragazza di sedici anni, Iolanda Dobrilla, violentata e fatta saltare con una granata, un comandante badogliano dissidente sparito nel nulla) , Nadir e Pietro Cappellari aprivano una nuova crepa nel passato cittadino: nomi di caduti della RSI sulla lapide della brigata “Antonio Gramsci’, esposta a Palazzo Farini.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lapidegramsci2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8038" style="margin: 10px;" title="lapidegramsci2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lapidegramsci2-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Un tempo sede podestarile, Palazzo Farini ospita da anni la biblioteca comunale. Sul lato dell’edificio adiacente a corso Vecchio, una grande lapide marmorea, con  in rosso i nomi dei caduti della formazione comunista “Gramsci” e del Gruppo Combattimento “Cremona” (Corpo Italiano Liberazione), reparto del cosiddetto “Esercito del Sud”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne <a title="I gendarmi della memoria" href="http://www.libriefilm.com/i-gendarmi-della-memoria/1365" target="_blank"><em>I Gendarmi della Memoria</em></a> Giampaolo Pansa è coadiuvato nella sua ricerca dall’attività, onerosa quanto zelante, del gruppo di studio L’altra Verità (<a href="http://www.altraverita.it/">www.altraverita.it</a>) e della Fondazione della RSI Istituto Storico (<a href="http://www.fondazionersi.org/">www.fondazionersi.org</a>), fornendo al giornalista dati precisi sui caduti della Repubblica Sociale, prima e dopo la liberazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Pietro Cappellari, membro della Fondazione RSI, segnala a Nadir alcuni nomi: Ugo Tavani, Ivano Palla, padre Vincenzo Chiaretti, Remo Cesaretti, Attilio Calandrini. Nomi che figurano tra gli antifascisti fucilati durante un tragico rastrellamento tedesco a Leonessa,  paese del reatino, il 7 aprile del 1944.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti fucilati, causa una delazione di Rosa Cesaretti, non spia dei tedeschi come la vulgata resistenziale la descrive, bensì donna animata da sentimenti di rancore verso i compaesani. Come noto, allora vendicarsi era cosa alquanto semplice: una blanda denuncia alle autorità di occupazione o al locale comando partigiano e un innocente finiva giustiziato.</p>
<p style="text-align: justify;">Difatti, quel 7 aprile ’44, di partigiani a Leonessa nemmeno l’ombra, poiché una settimana prima reparti tedeschi avevano sferrato un attacco massiccio contro il piccolo comune, scacciando la <em>Gramsci</em><em> </em>dopo appena due settimane di controllo dell’area.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-gendarmi-della-memoria/1365" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8039" style="margin: 10px;" title="gendarmi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gendarmi-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" /></a>Conquistato il presidio, avvenuta la delazione, ad essere indicati come ‘fiancheggiatori’ dei partigiani sono persone estranee alla guerra civile e, addirittura, elementi legati al PFR (Partito Fascista Repubblicano). L’elenco dei caduti fornito dalla Fondazione RSI (centinaia di nomi contenuti in un voluminoso PdF) segnala Ugo Tavani come morto per <em>errata rappr. ted</em>. Stessa sorte per Ivano Palla. Chi erano Palla e Tavani? Di certo non partigiani, poiché iscritti al fascio repubblicano con mansioni di non poco conto. Tavani, maggiore medico, comandava il presidio leonessano della Guardia Nazionale Repubblicana; Palla faceva parte dell’IML, Ispettorato Militare del Lavoro, tesserato al PFR.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, da 67 anni le vittime di quella strage sono indicate come partigiani della “Gramsci”. Perché?</p>
<p style="text-align: justify;">Domanda che si è posto anche Cappellari a suo tempo, vale a dire nel 2004 quando, dopo il rinvenimento di una fossa comune nei pressi di Leonessa, così scriveva ai giornali:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">[…]Allora scomodare Don Concezio Chiaretti per dipingerlo come Cappellano di Brigata partigiana; scomodare il Maggiore medico delle Camicie Nere Ugo Tavani per dire che era d’accordo con i ribelli; dimenticare chi fascista era sempre rimasto come gli squadristi Ivano Palla o Silvestro Crescenzi; ignorare la passata carriera nel PNF di Roberto Pietrostefani e di Carlo Calandrini per asserire che erano tutti partigiani della Brigata “Gramsci” solo perché furono fucilati dai Germanici, è davvero poco corretto[…].</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ecco, forse la correttezza è mancata dal quel tragico ’44. La correttezza e l’onestà di ammettere che di resistenti caduti in quella strage non ce ne sono stati. Gente comune, invece, come i tanti che pagarono per gli attentati e i sabotaggi di gruppi troppo ardimentosi; o fascisti, liquidati nella logica del semplice sospetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Concezio Chiaretti, sacerdote estraneo alla dicotomia fascismo e antifascismo, si spese, ed è vero, per evitare uno spargimento di sangue. Ma lo fece per i parrocchiani, non per la brigata, della quale neanche faceva parte, malgrado l’ANPI lo ricordi come cappellano (col grado di capitano) della ‘Gramsci’.</p>
<p style="text-align: justify;">Stessa cosa dicasi per il Calandrini (nome ancora non presente sulla lista della Fondazione): veterano della guerra civile spagnola, al cui figlio diede il nome di Franco, in onore del <em>caudillo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche Calandrini è oggi commemorato quale partigiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Una brutta storia quella della lapide di Palazzo Farini. Viene da pensare che, se non per errore, quei nomi siano stati scolpiti per gonfiare la storia di un reparto che, nella guerra civile umbra e laziale, ha avuto tanti lati oscuri e un peso militare molto inferiore rispetto a quello che si è invece attribuito.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scontro con la divisione <em>Hermann Goering</em>, granatieri corazzati della Luftwaffe, la dice lunga sulla precaria veridicità storica di alcuni avvenimenti: nel periodo in cui sarebbe avvenuta la battaglia coi granatieri, la <em>HG</em><em> </em>si trovava a Capannori.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi gli atti di sottomissione taciuti, la liquidazione di civili inermi e di combattenti per la libertà come Mario Lupo, badogliano, i cui resti potrebbero ritrovarsi nella buca rinvenuta nel 2004. Anche Lupo morì per una spiata: non condividendo processi ed esecuzioni sommarie abbandonò la Brigata nella primavera del 1944, per poi essere additato come traditore e servo dei tedeschi dagli ex compagni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’articolo di Cappellari si conclude con un appello importante per l’attività storiografica e per chi si spende al fine di ricostruire con la maggiore obiettività possibile il nostro passato recente<em>: </em>«La storia si dovrebbe fare con i documenti e, soprattutto, con onestà».</p>
<p style="text-align: justify;">E, aggiungo, con l’auspicio di poter garantire a vittime dimenticate la memoria e il rispetto che meritano.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/quei-fascisti-fatti-passare-per-partigiani.html' addthis:title='Quei fascisti fatti passare per partigiani ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Elia Rossi Passavanti. Un eroe di Terni</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 10:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Petrelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brevi cenni sulla vita coraggiosa di Elia Rossi Passavanti, legionario fiumano e podestà fascista della città di Terni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/elia-rossi-passavanti.html' addthis:title='Elia Rossi Passavanti. Un eroe di Terni '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/-RsJHbA-aGQ?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/-RsJHbA-aGQ?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Durante una visita al cimitero di Terni mi imbatto nella tomba di Elia Rossi Passavanti: una scultura di Arnaldo Pomodoro sulla quale è adagiata una corona di fiori dono dell’ ANAC (Associazione Nazionale Arma Cavalleria) e una targa, recante la scritta di cui sopra.</p>
<p style="text-align: justify;">Pochi a Terni hanno idea di chi sia Elia Rossi Passavanti, eccetto magari per il largo a lui intitolato, a metà di Corso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span>, la via che taglia il cuore della città. Strano che sia così, cioè che uno dei principali personaggi della storia locale sia quasi ignoto alla maggior parte della popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato nel 1896, due medaglie d’oro al valor militare guadagnate nella I e II Guerra Mondiale, comandante de “La Disperata”, giovanissimo deputato, magistrato: un individuo eccelso la cui vicenda umana e politica è raccontata in un piccolo libro, una raccolta di atti di una conferenza, atti firmati da storici cittadini tra i quali Vincenzo Pirro, storico, preside e fondatore del Centro Studi Storici di Terni.</p>
<p style="text-align: justify;">«Il Tenente Elia Passavanti, il più prode ed il più buono dei legionari fiumani, un primissimo eroe tre volte mutilato, un italiano di antica gentilezza, esempio continuo di sacrificio e di costanza». Queste le parole con le quali D’Annunzio celebra il comandante della sua guardia personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Elia, ferito più volte in guerra, dallo spirito avventuroso, dedito al proprio dovere fino quasi all’eccesso, non poté non raggiungere ed essere  partecipe dell’esperienza della Reggenza del Quarnaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro a lui dedicato è una chicca, un piccolo tesoro, uno di quei tanti volumi nascosti tra i ripiani delle biblioteche comunali, dimenticati quasi, quei libri che aperti dopo tanto tempo profumano ancora di nuovo, di stampa.</p>
<p style="text-align: justify;">Le pagine esaltano l’eroe ma approfondiscono il rapporto tra il politico e la città.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la I Guerra Mondiale la crisi internazionale era nell’aria. Ancor prima del crollo della Borsa di Wall Street (1929) le imprese di Terni (cuore pulsante dell’industria pesante italiana) subirono pesanti contraccolpi e giunsero a minacciare tagli e licenziamenti, questo in tempi in cui i diritti dei lavoratori non erano ‘scontati’ come oggi. Memore dei principi d’avanguardia espressi dalla Carta del Quarnaro, legato al fascismo diciannovista e alle sue idee rivoluzionarie, Passavanti giungerà perfino a mettersi contro la “Società Terni”, la grande corporation dell’acciaio e dell’energia elettrica che, nel 1925, proporrà addirittura la privatizzazione dei canali idrici dell’area urbana.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur di salvaguardare la salute ma anche il diritto all’acqua pubblica dei ternani, il giovane podestà e deputato fascista (raccomandato a Mussolini da D’Annunzio) metterà a repentaglio la sua carriera, sino ad essere deposto. Il Fascismo, consolidato il potere, finì per accettare il compromesso con la classe imprenditoriale. Questo equilibrio non poteva certo essere spezzato e Passavanti finì per pagare le conseguenze delle sue idee.</p>
<p style="text-align: justify;">L’amore per la città, la lotta per renderla centro sempre più d’avanguardia, non si esaurirà anche nei momenti più bui, come dopo l’8 settembre, quando Elia risalirà la Penisola con l’uniforme del CIL (Corpo Italiano di Liberazione), al seguito degli Alleati, esattamente come un altro figlio illustre, di un altro centro industriale italiano: Curzio Malaparte, pratese, ufficiale dell’Esercito cobelligerante.</p>
<p style="text-align: justify;">Tre lauree, magistrato presso la Corte dei Conti, vivrà nella sua casa-museo di via Carrara sino alla sua morte, nel 1985. Il patrimonio archivistico di Elia Rossi Passavanti è custodito presso la biblioteca comunale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondimenti, si consiglia: <a rel="nofollow" href="http://www.edizionithyrus.it/collana_di_studi_e_ricerche_loca.htm"><em>Elia Rossi Passavanti nell’Italia del Novecento</em></a> raccolta degli atti del convegno tenuto a Terni nel 2002 e curato dal Vincenzo Pirro per le Edizioni Thirus.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/elia-rossi-passavanti.html' addthis:title='Elia Rossi Passavanti. Un eroe di Terni ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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