<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:coop="http://www.google.com/coop/namespace"
	>

<channel>
	<title>Centro Studi La Runa &#187; Marcello Veneziani</title>
	<atom:link href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/marcello-veneziani/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.centrostudilaruna.it</link>
	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 15:49:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Dieci domande al gemello intellettuale di Fini</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/dieci-domande-al-gemello-intellettuale-di-fini.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/dieci-domande-al-gemello-intellettuale-di-fini.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 11:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Veneziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[L'arco e la clava]]></category>
		<category><![CDATA[Teiwaz]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Di Lello]]></category>
		<category><![CDATA[An]]></category>
		<category><![CDATA[Fini]]></category>
		<category><![CDATA[fratello]]></category>
		<category><![CDATA[gemello]]></category>
		<category><![CDATA[ghostwriter]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=3357</guid>
		<description><![CDATA[Il gemello segreto del presidente della Camera ha pubblicato un libro a nome di suo fratello]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dieci-domande-al-gemello-intellettuale-di-fini.html' addthis:title='Dieci domande al gemello intellettuale di Fini '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3359" style="margin: 10px;" title="fini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fini.jpg" alt="fini" width="320" height="208" />Il mistero di Gianfranco Fini è stato finalmente svelato. Tutti si chiedevano cosa gli fosse successo, perché avesse cambiato così radicalmente opinione; ma nessuno era in grado di spiegare il perché. Ora la spiegazione è arrivata dal libro <a title="Il futuro della libertà" href="http://www.libri-novita.it/2009/11/05/il-futuro-della-liberta/"><em>Il futuro della libertà</em></a> che è in libreria a firma Gianfranco Fini. Leggendo questo libro ci siamo accorti della verità. L’ex leader del Msi e di An ha un gemello omozigote che ha vissuto congelato fin dalla nascita in una cella frigorifera piena di libri. È stato condannato a leggere e studiare fino a diventare un intellettuale, a differenza del fratello parlante.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo gemello surgelato, che chiameremo Gianfranco Findus, ha trascorso la sua vita glaciale tra i libri; suo fratello il politico era condannato (…) agli orali, perché parlava nelle piazze, nei parlamenti e nelle sezioni; lui, invece, era condannato agli scritti, perché era costretto a leggere e scrivere e nient’altro. Ora è uscito finalmente allo scoperto pubblicando a firma del gemello politico il libro in questione. Nessuno degli entusiasti recensori e sviolinatori ha avuto il coraggio di dirlo, ma si capisce lontano un miglio che l’opera andata in libreria non è stata scritta dal presidente della Camera ma dal fratello nella camera ibernata, l’intellettuale congelato. Lo sveliamo per tutelare la sua fama di politico e non consentire a nessuno di insultarlo come intellettuale o di sostenere che scriva libri «indipendenti dal suo pensiero», per usare una sua stessa espressione rivolta ironicamente verso il direttore di questo Giornale. Preferiamo dire la verità per evitare facili ironie sulla sua inaspettata cultura che finora era riuscito così bene a mascherare; e per prevenire insinuazioni su corsi universitari per corrispondenza o su lauree filosofiche prese al Cepu.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-3358" style="margin: 10px;" title="pop-fini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/pop-fini.jpg" alt="pop-fini" width="280" height="187" /> Nel libro del fratello surgelato e colto, autori che Fini il politico non ha mai citato, letto e conosciuto, vengono sciorinati con familiarità in un linguaggio che non è assolutamente quello usato dal presidente della Camera, dai tempi del Fronte della gioventù a oggi. Ci sono riflessioni filosofiche e teologiche, sottili considerazioni sul nichilismo e sulla sociologia tedesca, letture per addetti ai lavori, e una gragnuola inverosimile di citazioni, come non figurano nemmeno nei libri degli accademici più enciclopedici. E per modestia o per non caricare il povero fratello politico di oneri insostenibili, il professor Findus non ha pubblicato la bibliografia in fondo e nemmeno l’indice dei nomi. Al povero Bondi che chiedeva a Fini come mai non ha mai citato nel suo libro Berlusconi e non si è mai riferito al suo passato missino, la risposta è semplice: perché questo libro lo ha scritto suo fratello il professore che non conosceva né l’uno né l’altro vivendo nella cella frigorifera. Non c’è neanche un politico citato nel testo, ma solo filosofi, teologi, storici, sociologi, preferibilmente di sinistra, se non comunisti (Hobsbawm, Cassano, Schiavone, Caracciolo, Viesti, Galimberti, Ginsborg e lo stesso Marx). Ammazza come risalta la diversità da suo fratello, quanti riferimenti, allusioni anche velate ad altre opere, rimandi, citazioni implicite. A chi insiste nell’attribuire a Fini la responsabilità di questo libretto intellettuale a scopo pedagogico, propongo un test scagionatorio. Rivolgo le fatidiche dieci domande a Fini desunte dal libro a sua firma:</p>
<p style="text-align: justify;">1) Ci spiega la teoria della crescita in Joseph Stiglitz da lei citata a p. 154?<br />
2) Ci chiarisce se il suo riferimento alla libertà di o alla libertà da, discenda da Isaiah Berlin, da Friedrich von Hayek o da Ralf Dahrendorf (p. 151-3)?<br />
3) Cosa l’ha più colpita del testo filosofico <em>Vita activa</em> di Hannah Arendt, così copiosamente citato (130 e <em>passim</em>)?<br />
4) Pensa di poter applicare il concetto di società liquida di Zygmunt Bauman da lei citato a p. 125, anche alle società del familismo amorale descritto da Edward Banfield, da lei citato a p. 79?<br />
5) Quando cita Alain Besançon definendo il comunismo e il nazismo gemelli eterozigoti (p. 47), allude anche all’eterotelia espressa da Jules Monnerot?<br />
6) Perché preferisce il <em>Nietzsche</em> di Karl Löwith (p. 59) al <em>Nietzsche</em> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Martin Heidegger</a></span>?<br />
7) Complimenti per i testi filosofici sul razzismo (Gobineau, Rosenberg, Hitler) ma perché cita a tale proposito pure il Mito di Arminio (p. 56-7)?<br />
8) Ama citare Christopher Lasch (p. 68 e <em>passim</em>): è alla sua <em>Cultura del narcisismo </em>che si ispira il suo capitolo dedicato appunto a Narciso?<br />
9) Ci spiega cosa ha voluto dire quando, dopo aver citato Karl Popper e Federico Moccia, invita i giovani a non rifugiarsi «in quella stratosfera di sogni» (p. 124); e da dove le è venuta quella metafora svolazzante sull’«l’Italia-farfalla che dovrà presto librarsi nell’aria» (p. 104)?<br />
10) Quali sono infine i testi di Peter Hahne (p. 75), di Maurice Duverger (144), Ernst Renan (131), <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span> (57) e Arthur Koestler, le opere di Fourier, Owene Saint-Simon (53), di Roger Scruton (50), Robert Conquest (49) Ulrich Beck, (20) e Pierre Teilhard de Chardin (10) citate nel suo libro? E Lazar, e Furet e Glucksmann, e Stuart Mill e Weber… e mi fermo qui per non spaventare il lettore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/sotto-falso-nome-2/6243" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3360" style="margin: 10px;" title="sotto-falso-nome" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sotto-falso-nome.jpg" alt="sotto-falso-nome" width="200" height="292" /></a>Naturalmente chiedo di rispondermi in diretta, senza usare l’aiuto del pubblico da casa e del suo addetto stampa Aldo Di Lello, colto giornalista culturale che conosce quei testi. Sono certo che non risponderà e questo lo discolperà dall’infamia di essere un intellettuale. Fini è portatore sano del suo testo, potrà abiurarlo più facilmente di ogni altra abiura finora effettuata.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma finite le domande a Fini chiedo alla stampa italiana che ha recensito ammirata il libro del professor Findus: ma per voi non conta niente la verità, l’autenticità, il pensiero, l’autore? Per carità, i <em>ghost writer </em>ci sono sempre stati, famoso tra tanti il saggio su Proudhon di Craxi scritto da Luciano Pellicani; ma qui siamo alla sostituzione di persona, il gemello professor Findus al posto di Fini il politico. Ad ambedue rivolgo l’invito a vedere il film <a title="Sotto falso nome" href="http://www.libriefilm.com/sotto-falso-nome-2/6243"><em>Sotto falso nome</em></a> e a rileggere <a href="http://www.libriefilm.com/il-doppio/6242"><em>Il doppio</em></a> di Otto Rank. Mi auguro solo una cosa: ora che il professor Findus è stato sbrinato, non vorrei che Fini andasse al suo posto nella cella frigorifero. Nascere dalla fiamma e finire in ghiacciaia sarebbe troppo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale </em>del 22 novembre 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dieci-domande-al-gemello-intellettuale-di-fini.html' addthis:title='Dieci domande al gemello intellettuale di Fini ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/dieci-domande-al-gemello-intellettuale-di-fini.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[L'arco e la clava]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Teiwaz]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Aldo Di Lello]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[An]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Fini]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[fratello]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[gemello]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[ghostwriter]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Gianfranco Fini]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;illuminismo si è spento da solo</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/venezianiilluminismo.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/venezianiilluminismo.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Veneziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Centro Studi La Runa online]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[consumismo]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Scalfari]]></category>
		<category><![CDATA[filosofi]]></category>
		<category><![CDATA[illuminismo]]></category>
		<category><![CDATA[illuminista]]></category>
		<category><![CDATA[Isaiah Berlin]]></category>
		<category><![CDATA[la Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Marcello Veneziani]]></category>
		<category><![CDATA[neoilluministi]]></category>
		<category><![CDATA[oscurantismo]]></category>
		<category><![CDATA[pagine culturali]]></category>
		<category><![CDATA[ragione dei Lumi]]></category>
		<category><![CDATA[ragione strumentale]]></category>
		<category><![CDATA[sacro]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.oliodirialto.com/?p=697</guid>
		<description><![CDATA[Un'interessante analisi della attuale crisi dell'illuminismo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/venezianiilluminismo.html' addthis:title='L&#8217;illuminismo si è spento da solo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Sconfessato il sacro, respinta la tradizione, resta solo il dominio della tecnica e il consumismo </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804529946" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ivinti.jpg" border="0" alt="Marcello Veneziani, I Vinti. I perdenti della globalizzazione e loro elogio finale" width="95" height="147" align="right" /></a> Prosegue orinai dal millennio scorso il dibattito sull&#8217;Illuminismo che Eugenio Scalfari aprì sulle colonne de <em>La Repubblica </em>un mese e mezzo fa. Numerosi filosofi &#8211; neoilluministi e no &#8211; si avvicendano da settimane sulle sue pagine culturali per spiegare cosa voglia dire essere illuministi oggi. Eco, Vattimo, Maffettone, Volpi, Givone, Esposito, Moravia. All&#8217;apparenza, la questione dei lumi sembra spuntata dal nulla, senza una particolare ragione di attualità, oltre l&#8217;occasione dell&#8217;uscita di un libro di Isaiah Berlin, <em>Controcorrente </em>(Adelphi), che lambisce queste tematiche.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà i motivi che hanno innescato il dibattito sono due: uno riguarda la percezione dì una sconfitta del pensiero Neo- e illuminista davanti al trionfo giubilare del Papa e del tema <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>; l&#8217;altro riguarda la sottile guerra fredda che si combatte nelle pagine culturali de <em>la Repubblica </em>tra la linea illuminista, più omogenea al quotidiano e al suo fondatore, e molti collaboratori che sono figli e figliastri (di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span> e Nietzsche, di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> e <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a>, di Schmitt e di tradizioni platoniche, ma non razionaliste né legate alla filosofia analitica anglosassone.</p>
<p style="text-align: justify;">Il retrogusto di questo <em>serial </em>filosofico de <em>la Repubblica </em>è rendere omaggio a Scalfari come filosofo; un&#8217;ambizione o forse una civetteria a cui il grande Eugenio sembra tenere molto, dopo aver concluso in gloria la sua carriera giornalistica. E gli intervenuti hanno reso omaggio a Scalfari, salvo qualche scortese defezione: come quella di Vattimo, che ha ignorato del tutto Scalfari scrivendo un lungo articolo rivolto esclusivamente a Eco, infarcito di cadute politico-elettorali e di ossessioni etico-omosessuali. Ma non è di questo <em>gossip </em>che val la pena occuparsi. Chiediamoci piuttosto: perché oggi i Lumi sembrano spenti? Perché il progetto illuminista sembra raccogliere solo elitari consensi? La risposta degli illuministi ombrosi, che coltivano il pessimismo aristocratico o peggio il settarismo apocalittico, è che ha vinto l&#8217;oscurantismo. Ha vinto con la forza, con la suggestione e con il consenso delle masse. Un oscurantismo che si biforca in <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e ateo e si riassume in due figure opposte, ma per gli illuministi complementari: Nietzsche e il Papa, ovvero l&#8217;Anticristo e il Vicario di Cristo. I Neoilluministi tendono a condurre a unità questi due giganti così diversi, eccetto la comune origine polacca (più lontana per Nietzsche). E&#8217; curioso invece notare che l&#8217;odierna disfatta dell&#8217;Illuminismo sembra avvenuta soprattutto ad opera di un fattore che Nietzsche e il Papa hanno sempre osteggiato: il trionfo della civiltà consumistica di massa, che fa leva più sull&#8217;emisfero emotivo e irrazionale, sui desideri e gli istinti. La società opulenta cammina su due gambe che non sono propriamente né cattoliche né nietzschiane: la Tecnica e l&#8217;Economia. Alle origini di questa civiltà consumistica di massa c&#8217;è il divorzio tra la ragione dei Lumi e la ragione strumentale: la prima è stata congedata per far posto alla seconda. Così è cresciuta la Tecnica senza la Cultura.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831777769" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/vitanaturaldurante.bmp" border="0" alt="Marcello Veneziani, Vita natural durante" width="95" height="165" align="left" /></a> Ora, prima di attribuire la sconfitta dei Lumi all&#8217;agguato delle forze oscurantiste, non sarebbe il caso di svolgere una critica dell&#8217;illuminismo? E se il progetto illuminista fosse stato sconfitto dai mostri che ha esso stesso evocato? E se l&#8217;Illuminismo fosse stato indebolito dalle sue stesse promesse non mantenute e capovolte?</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo a sintetizzare in grandi linee. E&#8217; lecito parlare di Nietzsche e accostarlo automaticamente a Hitler (come fa l&#8217;ultimo numero di <em>MicroMega</em>); parlare del Papa e accostarlo automaticamente all&#8217;Inquisizione; e poi parlare di Voltaire e non accostarlo a Saint-Just, parlare di illuministi e non accostarli ai giacobini, parlare dei lumi e non riferirsi al Terrore? E&#8217; giusto identificare la Chiesa col rogo degli eretici e poi rifiutarsi di collegare i Lumi alla ghigliottina? Le semplificazioni generano semplificazioni di segno contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli illuministi di oggi quando parlano di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> stabiliscono un nesso automatico con superstizione, non distinguono tra credenti e creduloni, identificano fede con persecuzione, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> con inquisizione e con dispotismo. Ma così semplificando, autorizzano a compiere lo stesso procedimento di chi identifica razionalismo con dea Ragione, Rivoluzione con Terrore, spirito illuminista con spirito giacobino, egualitarismo con totalitarismo. La pretesa dei nuovi <em>philosophès </em>è tirarsi fuori dalla storia, distinguere i salotti dalle Vandee. Gli amabili conversari dai genocidi nel nome di quelle idee. E invece, bisogna avere il coraggio di fare i conti con i mostri partoriti dal grembo dell&#8217;illuminismo. Avendo cura, certamente, di non stabilire nessun rapporto automatico di causa ed effetto: ma avendo la capacità di cogliere i nessi e le divergenze, in questo come in altri casi. Voltaire non inventò la ghigliottina né ne sponsorizzò l&#8217;uso; ma se è per questo neanche Nietzsche inventò i <em>lager </em>o San Tommaso la caccia alle streghe.</p>
<p style="text-align: justify;">I due secoli di storia che ci siamo lasciati alle spalle, ci parlano di guerre mondiali, di regimi totalitari e di stermini che non avevano nulla a che fare, con le <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> e le tradizione criticate dagli illuministi; ma erano figlie, pur degeneri, che avevano voltato le spalle alle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> e alle tradizioni e che volevano prendere il loro posto (illuminista) di un&#8217;umanità autoredenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma lasciamo stare le degenerazioni, guardiamo al meglio il progetto illuminista: esso si compendiava nel nobile proposito di Kant di considerare l&#8217;umanità come fine e non come mezzo. Due secoli di storia e il nostro stesso presente sono purtroppo la prova che mai come oggi l&#8217;umanità è stata considerata come mezzo, come strumento e come merce. Il progetto illuminista prometteva: se ci liberiamo dalla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a>, avrà fine l&#8217;alienazione, l&#8217;uomo sarà padrone di se stesso, finalmente adulto. Ma dopo un vasto e radicale processo di scristianizzazione, di liberazione dalla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> e di disincanto, l&#8217;alienazione si è ingigantita anziché diminuire, e cresce man mano che l&#8217;uomo perde i legami con ciò da con l&#8217;Illuminismo voleva liberarci: la tradizione, la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a>, i legami naturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il paradosso è che I&#8217;Illuminismo anziché allargare le possibilità di vita e liberare maggiori opportunità, le impoverisce, perché esclude dai suoi orizzonti risorse e aperture che attengono ad altre dimensioni costruttive della persona umana: per esempio le facoltà <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a>, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboliche</a>, mitiche, rituali. Credere che tutto questo appartenesse ad uno stadio infantile, primitivo e tribale della società e non piuttosto all&#8217;anima umana, ha significato un impoverimento, una perdita, che ha ingigantito angosce, depressioni e solitudini. E&#8217; stata cosi opposta la razionalità alla ragionevolezza, come scrive Serge Latouche; ma anche l&#8217;umanità astratta agli uomini concreti, il cosmopolitismo alle differenze tra i popoli, separando la ragione dalla realtà e l&#8217;umanità dalle sue radici; sostituendo nuovi pregiudizi ai vecchi. Insomma, se i Lumi oggi sembrano spenti forse la causa non è degli oscurantisti che hanno spento l&#8217;interruttore, ma del cortocircuito che i Lumi stessi hanno determinato. Ci sono più cose in cielo e in terra di quelle che certifica la Ragione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale </em>del 12 luglio 2001.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?shop=2317&amp;Type=ExactAuthor&amp;Search=Veneziani+Marcello">Tutti i libri di Marcello Veneziani (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/autore?action=bollibri&amp;tipoContrib=AU&amp;codPers=0002379">(BOL)</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/venezianiilluminismo.html' addthis:title='L&#8217;illuminismo si è spento da solo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/venezianiilluminismo.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Centro Studi La Runa online]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Filosofia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[consumismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Eugenio Scalfari]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[filosofi]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[illuminismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[illuminista]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Isaiah Berlin]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[la Repubblica]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Marcello Veneziani]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[neoilluministi]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[oscurantismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[pagine culturali]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[ragione dei Lumi]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[ragione strumentale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[sacro]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[tradizione]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Perché il &#8220;Popolo di Seattle&#8221; non rappresenta l&#8217;umanità</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/popolodiseattle.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/popolodiseattle.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Veneziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Orientamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Teiwaz]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.oliodirialto.com/?p=546</guid>
		<description><![CDATA[Il popolo di Seattle come parte integrante del sistema e stampella della globalizzazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/popolodiseattle.html' addthis:title='Perché il &#8220;Popolo di Seattle&#8221; non rappresenta l&#8217;umanità '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804529946"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ivinti.jpg" border="0" alt="Marcello Veneziani, I Vinti. I perdenti della globalizzazione e loro elogio finale" align="right" /></a> Diciamo la verità: gli ultimi a sperare nel dialogo sono proprio loro, i diretti interessati, gli anti GB, che invece sognano un bel conflitto col potere. In fondo sono dannunziani e cercano a Genova l&#8217;ebbrezza di Fiume o della trasvolata su Vienna. Vanno a Genova per vivere un&#8217;emozione e lasciare un segno, fosse pure di vetrine rotte. Sperano che Bush, come la Ferilli, si spogli a furor di pubblico. Certo, è un vero peccato che il nodo della globalizzazione sia affidato a un manipolo di suoi agenti che si limitano soltanto a far funzionare la Megamacchina e a un manipolo di contestatori che la combattono come il Grande Satana, usando mezzi ridicoli che colpiscono solo i passanti e i poliziotti. Un mondo in balia di due minoranze: e in mezzo il vuoto, abitato però dal resto dell&#8217;umanità, costretto a tifare per una delle due squadre in campo. E magari ad appiattirsi sugli imperativi della globalizzazione con la doppia motivazione che la sua marcia non si può arrestare e che chi la contesta è un estremista violento e antimoderno. Eppure un conto ragionevole dei vantaggi e dei danni della globalizzazione non è stato ancora fatto: così cade nel deserto l&#8217;intenzione di governare la globalizzazione e di individuare argini concreti, veri contrappesi e risposte adeguate.</p>
<p style="text-align: justify;">La globalizzazione non fa crescere solo le opportunità e il benessere ma anche i divari e i malesseri; potenzia il mercato ma spesso mortifica la libera concorrenza perché privilegia gli oligopoli rispetto alla pluralità di offerte, aumenta gli <em>standard </em>tecnologici e sanitari ma diminuisce le sovranità popolari e nazionali; libera da vecchie schiavitù ma ne genera di nuove; facilita le comunicazioni ma degrada l&#8217;ambiente naturale e culturale. Promuove gli individui e mortifica le persone, arricchisce le masse e impoverisce i popoli. Questa doppia contabilità non è stata ancora effettuata, fuori da ogni fatalismo e fanatismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842077178"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/controstoriadelliberalismo.bmp" border="0" alt="Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo" align="left" /></a> Anche se i temi e i sentimenti degli antiglobalizzatori corteggiano sensibilità, allergie e culture conservatrici, comunitarie e perfino antimoderne, il segno prevalente a cui è associata la loro contestazione è a cavallo tra l&#8217;anarchia, la sinistra radicale, l&#8217;ecologismo militante e il cristianesimo pacifista e umanitario. Una miscela abbastanza affine a quella che produsse il Sessantotto; che non a caso si chiamò Contestazione globale. Questa impronta è stata ulteriormente accentuata da quando il principale Imputato, gli Stati Uniti, è guidato da Bush e nel nostro Paese il premier è Berlusconi. Da allora perfino la sinistra di potere, per anni guardia rossa dell&#8217;<em>establishment</em>, si è scoperta a fianco degli antiglobalizzatori. Eppure tutta la loro cultura è un&#8217;istigazione a correre verso la globalizzazione. E fino a ieri i vertici sulla globalizzazione sono avvenuti proprio quando a livello planetario le grandi potenze erano guidate da <em>leadership </em>progressiste, se non addirittura proveniente dal Sessantotto. Da Clinton in giù, fino a D&#8217;Alema. Fu inventato perfino l&#8217;Ulivo planetario come precettore della globalizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Premesso dunque lo sguardo critico verso la globalizzazione, ci sono tre cose che non ci piacciono degli anti G8, a parte lo scontato rífiuto della violenza. La prima: il &#8220;popolo di Seattle&#8221; non è l&#8217;umanità Che si costituisce parte civile nel processo di globalizzazione. Anzi mi rifiuto di usare l&#8217;espressione &#8220;popolo&#8221; riferita a quelle frange mutanti: i contestatori dei <em>summit </em>sono per numero equivalenti ai funzionari della globalizzazione, costituiscono cioè un&#8217;infima e autoreferenziale minoranza. Non è possibile concepire il gigantesco processo della globalizzazione come una lotta tra due sparute minoranze di cui l&#8217;una all&#8217;insegna dell&#8217;aggressiva impotenza a modificare i processi planetari e l&#8217;altra all&#8217;insegna dell&#8217;autocratica onnipotenza a deciderli. Vero è che la storia è sempre frutto di minoranze attive e volitive, ma il &#8220;popolo di Seattle&#8221; non costituisce un campione rappresentativo dell&#8217;umanità o dei popoli che vorrebbe riscattare, ma di una minoranza estrema e marginale di alcuni Paesi occidentali, separata e a volte sprezzante nei confronti degli stessi popoli di appartenenza. Non si vorrà far credere, per esempio, che i centri sociali siano rappresentativi del popolo italiano? O che i catto-ribelli siano un campione rappresentativo del comune sentire dei cattolici, e le tute bianche dei lavoratori? Insomma, gli antigiottini non rappresentano né i loro Paesi né la loro generazione. La seconda è il moralismo astioso che li caratterizza, tipico dei nuovi giacobini. L&#8217;errore degli antiglobalizzatori è identificare le grandi agenzie mondiali, le multinazionali, i poteri globali con le forze del Male, che vogliono infliggere morte e miseria ai popoli. In realtà fanno semplicemente i loro legittimi interessi. E&#8217; comprensibile che vogliano espandersi sempre di più; non si può pretendere che chi guida, per esempio, il commercio mondiale, abbia gli stessi obiettivi dei padri comboniani o della Croce rossa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831777769"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/vitanaturaldurante.bmp" border="0" alt="Marcello Veneziani, Vita natural durante" align="right" /></a> Chi guida un&#8217;azienda non può avere come suo fine redimere il mondo dalla fame e dalla miseria. Allora il vero problema non è indicare nel capitalismo, nell&#8217;America o negli oligopoli, il Male da abbattere; ma la carenza della controparte, politica e sociale, che dovrebbe rappresentare gli interessi generali e i valori condivisi, tutelando i più deboli. Non crociate contro i globalizzatori ma separazione dei poteri, per evitare sconfinamenti, egemonie, e riduzione degli interessi globali e umani a quelli economici, tecnocratici e oligarchici.</p>
<p style="text-align: justify;">La terza riserva riguarda la fumosità dei rimedi proposti dai contestatori, che viaggiano tra l&#8217;utopia di un mondo migliore, affidato alle pie intenzioni e alle azioni eversive, e il ritorno di vecchi apparati <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolici</a> ed esotici della militanza. Per dirla con un&#8217;immagine, i rimedi oscillano tra l&#8217;Onu e Che Guevara. Virtuosi sermoni e azioni dimostrative, oltre il progetto di un&#8217;imprecisata democrazia universale che dovrebbe scaturire da una specie mistica di autocoscienza collettiva mondiale. Senza dire che molte delle utopie coltivate sono in fondo l&#8217;altra faccia, rustico-floreale, del Mondo: prima fra tutte la legalizzazione delle droghe, la libertà sessuale, il rifiuto della politica. A volte si ha l&#8217;impressione che la guerra alla globalizzazione sia animata dal desiderio di spostare il liberismo dell&#8217;economia ai costumi. Lo stesso Guevara è usato come un&#8217;icona priva dì storia e contenuto, puro marchio di ditta come la M di McDonald&#8217;s. Fu vera gloria? Ai poster l&#8217;ardua sentenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842080055"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/comunitarioliberal.bmp" border="0" alt="Marcello Veneziani, Comunitari o liberal. La prossima alternativa?" align="left" /></a> A volte si ha l&#8217;impressione di assistere a un film già visto: il potere che li adula, i media che li coccolano, i Tg che amplificano la loro presenza. Un film già visto a cui più di trent&#8217;anni fa Pasolini aveva già scritto il commento: &#8220;Ripetete a memoria quel che non sapete, idee-spray schiuma di vecchie e nuove idee (più vecchie che nuove)&#8230; la mamma, tutto qui il problema&#8221;. La loro mamma si chiama globalizzazione e sta sempre incinta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> * * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale</em> del 28 giugno 2001.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/popolodiseattle.html' addthis:title='Perché il &#8220;Popolo di Seattle&#8221; non rappresenta l&#8217;umanità ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/popolodiseattle.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Orientamenti]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Teiwaz]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Alfredo Cattabiani: la cultura di un indipendente</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/cattabianiveneziani.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/cattabianiveneziani.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 13:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Veneziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfredo Cattabiani]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli su Alfredo Cattabiani]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://runa.netsons.org/cattabianiveneziani.html</guid>
		<description><![CDATA[Il ricordo di Alfredo Cattabiani scritto da Marcello Veneziani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cattabianiveneziani.html' addthis:title='Alfredo Cattabiani: la cultura di un indipendente '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><br/><p align="justify">Pochi si sono accorti nella società delle Belle lettere e nelle Accademie del pensiero della scomparsa di Alfredo Cattabiani. Ma pochissimi si erano accorti di lui, nel pur vasto clero degli Intellettuali, mentre era in vita: non lo notavano, non ne parlavano, non lo invitavano nei luoghi sacri in cui si barrica il consenso culturale del Paese. Potremmo rifugiarci ipocritamente dietro il suo stile discreto e lieve, la sua indole gentile che non amava la chiassosa evidenza e il rumore grossolano delle polemiche. Ma non è così. Se la casta degli intellettuali ha ignorato Cattabiani in vita e ora in morte non è a causa del suo appartato e vellutato vivere in altri mondi e in altri tempi. Ma a causa del suo modo di essere e di pensare.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Cosa non hanno perdonato ad Alfredo Cattabiani? Direi o tre quattro cose. La prima è che Cattabiani smentiva l&#8217;archetipo del tradizionalista, come è stato fabbricato in questi decenni: non era grezzo e squadrista, fanatico e superstizioso, ma raffinato e delicato, un po&#8217; <em>dandy </em>e orientale, tutt&#8217;altro che autoritario nei modi e nei pensieri. Smentiva il luogo comune della rozzezza culturale della destra, in senso lato; perchè Cattabiani era un impolitico e quell&#8217;etichetta ideologica l&#8217;ha subita più che rivendicata. Cattabiani era persino torinese (con ascendente parmense) come molti degli intellettuali neoilluministi che hanno detenuto il potere culturale del nostro paese: era dunque una specie di rimedio omeopatico rispetto all&#8217;egemonia gramsciano-gobettiana dell&#8217;ideologia piemontese o come la definivano Del Noce e Noventa, della &#8220;scuola torinese&#8221;.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><a href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.ita-bol.com/bol/main.jsp?action=bollibri&amp;tipoContrib=AU&amp;codPers=0000972" rel="nofollow"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/alfredo2.JPG" align="right" border="0" /></a> La seconda è che Cattabiani più di trent&#8217;anni fa, aveva dato a quel mondo legato alla tradizione, al conservatorismo, cattolico e no, una dignità culturale ricca di riferimenti e di aperture. Era riuscito nell&#8217;ardua impresa di mettere insieme scrittori e pensatori solitamente allergici ai sodalizi; un <em>club</em> di intellettuali disorganici è un miracolo già in sé. Fu la sua direzione editoriale di Borla e di Rusconi, oltre il suo ruolo di capo servizio culturale del Settimanale, a far scoprire la vastità e la nobiltà di una cultura tradizionale, conservatrice, a volte reazionaria, non solo italiana. Cattabiani apriva gli orizzonti della cultura non conformista, non legata al pensiero radical-progressista e marxista, scoprendo autori, filoni, tematiche che si sono poi rivelati di sorprendente e lungimirante vitalità.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Cattabiani ha messo al mondo in Italia quella sensibilità editoriale di cui si è poi impossessata negli anni la casa editrice Adelphi; é stato lui il precursore, e molti degli autori che hanno avuto successo con il marchio adelphian, erano stati scoperti e valorizzati da lui. Evito gli elenchi perché li hanno giá fatti gli altri. Ma Cattabiani riuscì a portare allo scoperto autori e sensibilità di cui oggi si nutre larga parte della cultura alta e non solo. E questa progenitura è stata rimossa, anche perché in Cattabiani l&#8217;apertura agli autori &#8220;esoterici&#8221;, antichi e recenti. Che diventarono poi pane dello spiritualismo elitario dell&#8217;Adelphi era coniugata con un&#8217;attenzione verso la tradizione cattolica e le radici cristiane. Cattabiani ci teneva a ricordare l&#8217;impronta cattolica e cristiana per contrastare chi, da Pasolini in poi, accusava la sua cultura di un profilo iniziatico, gnostico, quasi settario.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Neanche il suo itinerario di autore tra i simboli e i mondi ulteriori rispetto a quello storico e umano è stato riconosciuto nella sua integrità: Cattabiani ha calato il senso della trascendenza nel mondo, mostrando i nessi sottili, invisibili ma tenaci, che legano il cosmo in tutte le sue fibre. Cattabiani ha tirato fuori dalla superstizione e dal feticismo, i legami dell&#8217;uomo con la terra, con l&#8217;acqua, con gli animali, con il cielo, con gli astri; e al tempo stesso ha composto un viaggio spirituale nella fede cristiana vissuta attraverso i santi e le feste, i calendari e gli innesti nelle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">civiltà precristiane</a>.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Chi oggi accusa di rozzezza e di incultura la destra in Italia, dovrebbe ricordarsi come fu trattato Cattabiani, e con lui i suoi libri, le sue collane, i suoi autori, con la richiesta esplicita di isolare lui e i suoi testi, come se fossero appestati: un&#8217;odiosa egemonia culturale ha scoraggiato ogni tentativo di portare alla luce una dignitosa cultura cattolica, conservatrice, legata alla dimensione spirituale, metafisica e tradisionale: Era molto più facile l&#8217;alternativa tra progressismo o barbarie, tra cultura impegnata a sinistra e rozzezza squadrista o bigotta tra i cattolici o a destra.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Chissà quanti articoli, quante lauree <em>honoris causa</em>, quante cattedre e quanti premi avrebbe avuto Cattabiani se avesse fatto parte dei club intellettuali dominanti. Se anziché Rusconi avesse fatto parte dei club intellettuali dominanti. Se anziché Rusconi avesse incontrato Einaudi o Feltrinellli&#8230;</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><strong>* * *</strong></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Tratto da <em>Il Giornale</em> del 21.5.2003.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cattabianiveneziani.html' addthis:title='Alfredo Cattabiani: la cultura di un indipendente ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/cattabianiveneziani.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Alfredo Cattabiani]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Articoli su Alfredo Cattabiani]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
	</item>
	</channel>
</rss>

