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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Léopold Kessler</title>
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		<title>Carl Larsson: il pittore dell’anima nordica</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 18:35:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Léopold Kessler</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[La vita e la straordinaria attività artistica di Carl Larsson, pittore svedese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/larsson.html' addthis:title='Carl Larsson: il pittore dell’anima nordica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;">Cantore della natura, della patria, della tradizione contadina dunque pagana, Carl Larsson fu probabilmente il pittore più popolare della Svezia. Raramente un artista è riuscito a descrivere così fedelmente l’anima di un popolo. Per tutte queste ragioni vogliamo rendergli omaggio con questo scritto sperando di renderlo più popolare al pubblico italiano che non lo conosce.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 211px"><img style="margin: 10px;" title="Carl Larsson (Stoccolma, 28 maggio 1853 – Sundborn, 22 gennaio 1919) " src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/larsson3.jpg" alt="Carl Larsson nel 1913" width="201" height="240" align="right" /><p class="wp-caption-text">Carl Larsson (Stoccolma, 28 maggio 1853 – Sundborn, 22 gennaio 1919) </p></div>
<p style="text-align: justify;">Carl Larsson nacque a Stoccolma il 28 maggio 1853. Di umili origini, cresce nei quartieri bassi i più poveri e malfamati della città. Fu ammesso a 13 anni ad un corso preparatorio all’Accademia delle Belle Arti a cui s’iscrisse tre anni più tardi. I suoi disegni di studente lo portano ad essere assunto come illustratore di Kasper, il più importante giornale satirico svedese. Diventa disegnatore reporter itinerante in Svezia e col suo guadagno mantiene la famiglia. Nel 1877 si installa a Parigi lasciando un salario sicuro e soddisfacente per dedicarsi completamente alla pittura, alternando i soggiorni presso la colonia degli artisti svedesi di Parigi ai <em>reportages </em>disegnati in Svezia. Prova a cimentarsi con l’arte decorativa, realizzando la su prima pittura murale, le illustrazioni per libri, specialmente quelli dei racconti di Andersen.</p>
<p style="text-align: justify;">Difficoltà economiche lo portano a Grez en Seine-et-Marne, villaggio rifugio degli artisti. Lì incontra Karin Bergöö, con cui si sposerà ed avrà sei figli. L’arte di Larsson si trasforma: &#8220;Improvvisamente tolsi le scaglie che mi avevano coperto gli occhi, un&#8217;atmosfera si era rotta. Io vedevo per la prima volta la natura. Ero stato nelle bizzarrie della lordura e l’acqua mi estraniava scombinando le idee. Quelle restavano. Non avevo aperto le mie braccia alla natura, ma semplicemente era entrata. La terra calda, la terra che genera sarà ormai l’oggetto della mia pittura&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Una pittura di <em>plein air</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/larsson2.jpg" alt="Brita en Idun, 1901 (Idun era nella mitologia nordica la guardiana delle mele della giovinezza che venivano mangiate dagli Dei quando si sentivano invecchiare)" width="233" height="342" align="left" /> Questo fu per Carl Larsson il suo primo periodo di successo. La sua arte rispondeva all’ideale artistico dell’epoca, che acclamava questa pittura che respirava la gran salute e la bellezza della natura. Quello che caratterizza la &#8220;pittura di <em>plein air</em>&#8221; è l’armonia tra l’uomo e la natura. I motivi folkloristici sono onnipresenti nella sua pittura, che cercava di ritrarre i contadini nel loro ambiente naturale. Il suo successo al salone di Parigi e le vendite di opere allo stato francese e a quello svedese migliorano la sua situazione finanziaria, ed egli decide nel 1885 di far ritorno al paese natale per scoprire e dipingere la natura svedese. Ma dopo qualche tempo sceglie altre fonti di ispirazione: la pittura monumentale e le immagini d’interni familiari. Contemporaneamente si impegna fortemente nella rivolta contro gli insegnamenti dell’Accademia delle Belle Arti e la politica delle acquisizioni di stato. I giovani artisti svedesi in rivolta organizzano le loro esposizioni e formano un sindacato, l’Associazione degli artisti, sul modello dei sindacati socialisti. Larsson lascerà l’organizzazione nel 1891 per protestare contro la sua politicizzazione: &#8220;questo stato di sciopero generale ha dato un bel colpo al mio vecchio liberalismo. Io credo ormai che i grandi ed i potenti debbano restare al di sopra, in una frase, credo che la forza superi il diritto! (&#8230;) Il dispotismo illuminato, questo è, in questo momento, il mio ideale politico&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Un pittura radicata</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/larsson4.jpg" alt="Brita e io! (1895, Kunstmuseum Göteborg)" width="205" height="482" align="right" /> Un concorso per una pittura murale fu bandito dal museo Nazionale di Stoccolma per affrescare otto ali di muro. Larsson sottopose ripetutamente alla commissione i suoi lavori di carattere storico ma la decisione non veniva presa. Si occupò della decorazione del nuovo liceo femminile di Göteborg scegliendo come tema &#8220;a donna svedese nel corso dei secoli&#8221; (13 composizioni imponenti istoriate di ricchi ornamenti). Trasferendosi a Sundborn, vicino a Falun, nella provincia di Dalarna, Larsson cerca di creare un’arte specificamente svedese, fatta di una pittura più aspra, talvolta anche più brutale. Si immerge nella foresta della Dalarna per ricercare i motivi più primitivi. Voleva riformare i gusti dei suoi contemporanei mostrando loro la cultura contadina; era per lui dovere dell’artista quello di esprimere la gioia che gli procuravano i paesaggi, le feste, gli artigiani e i costumi svedesi. Il contadino è per lui un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> nazionale: &#8220;Quando il paese è in pericolo, è sempre presente per la sua difesa. Con quello che produce e con il suo sangue!&#8221;. Ma questa tendenza doveva presto sfumare sotto l’influenza sempre maggiore delle sue riflessioni sulla pittura monumentale e del suo lavoro di illustratore. Con lo sviluppo della riproduzione a colori egli aveva la possibilità di raggiungere un pubblico più sempre più ampio. Una serie d’acquarelli accompagna i suoi scritti apparsi nel 1894 col titolo di <em>La nostra casa</em>. Sosteneva a suo modo di dipingere una specie di &#8220;documento familiare da trasmettere ai futuri capi famiglia&#8221;: &#8220;(&#8230;) Io immagino di aver fatto tutto con molto buon senso che credo possa servire da modello. Un modello chiaro, tipicamente scandinavo, l’opposto della standardizzazione tetra e senza stile che inizia a corrompere i focolari domestici svedesi alla fine del XIX secolo&#8221;. Larsson detestava ora l’immagine di Parigi, che simboleggiava per lui tutto quello che si doveva bandire. Riscopriva sempre più i legami che lo univano alla tradizione svedese ed alle proprie origini contadine. Acquista una fattoria e, nel 1903, per il suo cinquantesimo compleanno, viene festeggiato calorosamente da tutti. La sua carriera è all’apogeo. Poi la sorte sarà meno felice. Ulf, il figlio primogenito, muore due anni più tardi. Il suo vecchio amico August Strindberg lo attacca pubblicamente in modo ignobile. Il morale di Larsson ne risente. Nel suo nuovo scritto <em>La casa del sole </em>sorprende per il contrasto tra i suoi dipinti di un’infanzia spensierata, le immagini solari di Sundborn e la sua prefazione disperata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una pittura monumentale</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/larsson5.jpg" alt="" width="300" height="552" align="left" /> Dopo qualche insuccesso Larsson riesce, nel 1908, a rendere concreto un suo vecchio sogno: realizzare gli affreschi interni del famoso Museo Nazionale di Stoccolma. L’entrata di Gustav Vasa a Stoccolma il giorno di San Giovanni del 1523 è una pittura murale monumentale, solare ed eroica, dalle linee chiare e limpide. Oltre a questo lavoro del vestibolo ovest restava un progetto da completare. Larsson invia al Museo uno schizzo con un motivo d’epoca pagana, <em>Sacrificio del Solstizio d’inverno </em>(<em>Midvinterblot</em>), che contrasta totalmente con l’immagine piena di gioia estiva del re trionfante. Egli lo spiega così: &#8220;Ecco il sacrificio di un re per il bene del suo popolo&#8221; (per ottenere un buon raccolto). Questo progetto viene fatto oggetto di critiche molto forti sia per il soggetto che per la forma. La commissione dichiara che Carl Larsson doveva terminare il lavoro ma che non si poteva accettare come soggetto il sacrificio benevolo di un re, evento non confermato da nessuna fonte storica. La Commissione propone che si dipinga una rappresentazione del Solstizio d’inverno senza questa componente macabra. Nel 1914 Larsson rifiuta e scrive al Ministro dell’Industria e a quello del Culto di non interessarsi alle decorazioni dei muri! A suo rischio e pericolo e senza l’appoggio di nessun mecenate dipinge lo stesso il Sacrificio del Solstizio d’inverno con le dimensioni di un murale (3,60 m. per 13.60 m.). Il dipinto fu appeso per prova nel 1915, ma la Commissione del museo rifiutò di acquistarlo, mantenendo la sua richiesta verso Larsson per un soggetto di decorazione meno sensazionale e, così si direbbe oggi, più politicamente corretto. Larsson non si degna nemmeno di rispondere. La polemica cresce ed arriva fino al governo tanto che Larsson declina definitivamente l’ordinazione nel 1916. L’inquietudine per il destino di questo dipinto avvelena i suoi ultimi anni. Infaticabilmente egli continua nonostante tutto a dipingere i suoi acquarelli domestici tanto amati dal pubblico. Nel 1910 aveva acquistato una piccola casa nella fattoria di Lövhult nel comune di Hammarby che era stata di proprietà dei suoi avi. La famiglia Larsson ritorna sulla terra dei suoi antenati, l’anello si chiude. Dipinge la chiesa e il cimitero del villaggio con un&#8217;opera intitolata <em>Le tombe dei nostri avi</em>. Durante i suoi ultimi anni dipinge soprattutto ritratti su commissione e scrive le sue memorie (che saranno pubblicate col titolo <em>Jag </em>(Io). All’inizi del gennaio del 1919 viene colpito da una leggera crisi apoplettica. Muore tra i suoi cari il 22 dello stesso mese.</p>
<p style="text-align: justify;">
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<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 524px"><img title="Sacrificio del Solstizio d’inverno, rifiutato dalla commissione, fu acquistato dai giapponesi. Solo negli anni ’90 il Museo Nazionale di Stoccolma si rende conto del suo errore e riacquista l’opera che oggi troneggia fieramente sul muro ovest del vestibolo d’ingresso. Non tutto è perduto in Svezia, dove ancora sanno riconoscere i loro geni!" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/larsson1.jpg" alt="Sacrificio del Solstizio d’inverno" width="514" height="230" align="middle" /><p class="wp-caption-text">Sacrificio del Solstizio d’inverno, rifiutato dalla commissione, fu acquistato dai giapponesi. Solo negli anni ’90 il Museo Nazionale di Stoccolma si rende conto del suo errore e riacquista l’opera che oggi troneggia fieramente sul muro ovest del vestibolo d’ingresso. Non tutto è perduto in Svezia, dove ancora sanno riconoscere i loro geni!</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo tratto da <em>Réfléchir &amp; Agir. Revue autonome de désintoxication idéologique</em>, 12 (été 2002). E-mail: reflechiretagir@fr.st</p>
<p style="text-align: justify;">Bibliografia italiana</p>
<p style="text-align: justify;">Renate Puvogel, <em>Carl Larsson</em>, Ed. Taschen, 1999.</p>
<p style="text-align: justify;">Hans-Curt Koster, <em>Tra gente felice. Il mondo luminoso di Carl Larsson</em>, Ed. Longanesi, 1983.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.clg.se/">Sito della casa-museo Carl Larsson</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/larsson.html' addthis:title='Carl Larsson: il pittore dell’anima nordica ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Franz von Stuck. Pittore e principe degli artisti</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 17:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Léopold Kessler</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Profilo biografico del pittore Franz Von Stuck]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/franzvonstuck.html' addthis:title='Franz von Stuck. Pittore e principe degli artisti '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p align="justify">Numerosi furono i romantici, i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/socialismopreraffaeliti.html">pre-raffaelliti</a> e i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolisti</a> che trassero ispirazione dalla mitologia greco-romana ma rari furono quelli che, come Franz von Stuck, fecero della loro vita un&#8217;opera d’arte totale sotto il segno della gran salute della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> pagana.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/pansuonailflauto.bmp" border="0" alt="Pan suona il flauto, 1920, Collezione privata" align="left" /> Il 23 febbraio 1863 a Tettenweis nella Bassa Baviera da una famiglia cattolica di contadini e mugnai nacque Franz Stuck. Dall’età di sei anni si mette in evidenza nel suo villaggio come autore di caricature. Lascia la famiglia a 15 anni per iscriversi alla Scuola reale d’Arti decorative di Monaco. Questa esperienza formativa di quattro anni gli permetterà di formarsi delle solide basi per la sua futura opera di pittore, architetto, decoratore e scultore. Gli anni seguenti, mentre si guadagna da vivere come illustratore di libri ed autore di caricature per riviste, comincia a dipingere. Di natura gioviale e scherzosa, si unisce all’ambiente degli artisti di Monaco senza prendersi troppo sul serio. Nel 1889 espone al Palazzo del Ghiaccio di Monaco per la prima volta tre dei suoi dipinti ad olio: <em>Innocenza</em>, <em>Il guardiano del Paradiso</em> e il <em>Combattimento tra fauni</em>.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Le tele sono ritenute provocatrici per i loro temi, i loro colori chiari e la loro tecnica, ma <em>Il guardiano del Paradiso </em>ottiene una medaglia d’oro ed un premio di 60.000 marchi. Ritroviamo già nelle tre tele della giovinezza le tematiche predilette di von Stuck: la bellezza conturbante e sensuale della donna (<em>Innocenza</em>), la trattazione a volte irriverente e a volte eroica delle tematiche <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a> (<em>Il guardiano del Paradiso</em>) ed infine la mitologia e le divinità antiche, quale il Dio Pan, rappresentate in un ambiente selvaggio e pagano ricorrente nella sua opera (<em>Combattimento tra fauni</em>). La sua prima tela ad olio non è altro che una rappresentazione della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/leggendacacciaselvaggia.html">Caccia selvaggia</a>, il <em>Wilde Jagd </em>wotanico che supera naturalismo e impressionismo per creare un nuovo stile, un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> mistico di una grandezza primitiva.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Erede spirituale del pittore svizzero Arnold Böcklin, nei suoi famosi combattimenti tra centauri e nei suoi fauni maliziosi che godono di una natura risplendente, Stuck andrà più lontano, in una pittura pagana non priva d’ambiguità. Nel 1892 il movimento della Secessione di Monaco viene fondato, tra gli altri da Stuck che concepisce il manifesto con la divinità Atena con l’elmo. La Secessione raggruppa degli artisti che rifiutano i <em>diktat </em>dell’accademia, e riceve un riconoscimento ufficiale quando a von Stuck viene conferito, nel 1893, il titolo di professore. La gioventù si accalca all’esposizione della Secessione per vedere <em>Il Peccato </em>(<em>Die Sunde</em>), senza dubbio l’opera di Stuck che ha ottenuto il maggior successo e clamore. Glorificazione di un Eva avvinta ad un serpente, <em>Il Peccato </em>è un’interpretazione moderna e sviata di un tema giudeo-cristiano. Il nudo corpo femminile splende come un fanale nella cornice dorata che racchiude il dipinto. Questa è un’altra delle caratteristiche dello stile di von Stuck: scegliere delle cornici originali e spesso massicce che si integrano totalmente all’opera dipinta. La maggior parte di queste cornici sono scolpite con cura e si differenziano dalla massa dei prodotti industriali economici, interscambiabili e senza identità.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/amazzoneferita.bmp" border="0" alt="Amazzone ferita, 1904, Van Gogh Museum, Amsterdam" align="right" /> Stuck continua a scioccare per i temi e il genere delle sue opere (<em>Lucifero</em>, <em>Il Vizio</em>, <em>Sirene</em>, <em>La Guerra…</em>), la polizia proibisce l’esposizione delle fotografie del <em>Bacio della Sfinge</em>. I suoi corsi di pittura sono seguiti specialmente da Kandinsky, Klee e Albers (futuro professore del <em>Bauhaus</em>). Nel 1897 si sposa con un’americana monachense d’adozione, Mary Lindpainter, ed ottiene una medaglia d’oro all’Esposizione d’arte internazionale di Monaco in cui espone tra le altre opere <em>L’amazzone ferita</em>. Questa tela, come molte altre di von Stuck, integra la fotografia nel processo di creazione: le modelle fotografate sono stilizzate e ed utilizzate in forma creativa, anche in numerosi ritratti commissionati ed autoritratti dell’artista e della sua famiglia. Senza pudore il pittore si serve anche di modelli fotografici per studiare successivamente i movimenti del corpo maschile.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Nel 1898, Stuck fa costruire secondo un suo progetto una casa-atelier a Monaco, la Villa Stuck, in uno stile imponente e neoclassico ispirato direttamente ad un quadro di Böcklin (<em>Villa in riva al mare</em>). Una delle sue più grandi sculture (<em>Amazzone che lancia il giavellotto</em>) troneggerà più tardi davanti alla villa. Tutte le decorazioni interne, compresi i mobili, i quadri e le sculture vengono concepiti da von Stuck. Egli si eleva al rango di “Principe degli artisti” di talento universale tra i migliori artisti europei. I mobili della sua villa ottengono una medaglia d’oro all’esposizione universale di Parigi del 1900. Il principe reggente Leopoldo di Baviera lo nomina cavaliere dell’Ordine al merito della corona bavarese nel 1905. Il titolo nobiliare coincide con l’apogeo della carriera di Franz von Stuck. L’inizio del XX secolo vede la sua aura decrescere, i movimenti del <em>Blaue Reiter</em>, <em>Die Brücke </em>e del <em>Fauves </em>(fr., belve) iniziano a suonare la campana a morte per i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolisti</a> considerati da questi giovani come dei ruderi ben sistemati. I tempi cambiano…</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/afflizionedeinibelunghi.bmp" border="0" alt="L’afflizione dei Nibelunghi,1920, Collezione privata" align="left" /> Nel 1914 egli realizza una scultura in rapporto diretto con l’inizio della guerra (<em>I nemici da tutti i lati</em>). Il titolo di questa scultura guerriera è ripreso da uno <em>slogan</em>. Il combattente con la spada appare in numerosi manifesti di propaganda che invitano ai prestiti di guerra. Questa opera di von Stuck riapparirà più tardi in un suo dipinto con i tratti di un Ercole biondo che lotta contro l’Idra a molte teste. Nel 1919 viene tenuto qualche giorno in ostaggio da estremisti di sinistra. L’anno seguente dipinge <em>L’angoscia dei Nibelunghi</em> ispirato alla mitologia germanica, che evoca il pericolo per la Germania vinta dopo la guerra. Continua ad insegnare la pittura rifiutando le tendenze più moderne dell’arte che vede come già contenenti il germe della decadenza. Realizza dei dipinti raffiguranti fauni e ninfe dal provocatorio contenuto erotico, una rappresentazione tragico-eroica di Sisifo e un Pan che suona un flauto. Nella vecchiaia von Stuck s’identifica sempre più con Pan che diviene la sua divinità tutelare. Pan non segue che le sue pulsioni, è lascivo, diretto da Eros all’inseguimento delle belle ninfe, molto legato alla natura, facente parte del lato bestiale di Dioniso.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Prova la pittura d’influenza “impressionista” in due quadri (<em>Bambini con la slitta </em>e <em>Caccia allo struzzo</em>) che saranno acclamati dalla critica dell’epoca. Considerate oggi come anodine queste opere fanno sorridere e mostrano a che punto i gusti sono versatili in materia di moda. Ritornerà dopo questa parentesi al suo stile originario con la rappresentazione di <em>Elena di Troia</em> e delle tre divinità Atena, Era e Afrodite che concludono degnamente una carriera folgorante, prima di spegnersi un 30 agosto del 1928.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Léopold Kessler </strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Bibliografia selettiva:</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Eva Mendgen, <em>Von Stuck</em>, Ed. Taschen, 1995.<br />
Heinrich Voss, <em>Franz Von Stuck. Werkkatalog der gemälde</em>, Ed. Prestel, 1993.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Musei</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Museum Villa Stuck<br />
Prinzregentenstr. 60<br />
D -81675 München<br />
Tel.: 089 45 55 51 25<br />
Fax: 089 45 55 51 24<br />
E-mail: villastuck@muenchen.de<br />
Orario di apertura da martedì a domenica dalla 10.00 alle 18.00.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Museum Geburtshaus Franz von Stuck<br />
Kirchplatz 4<br />
D &#8211; 94167 Tettenweis<br />
Tel: 08534/1299<br />
Fax: 0851/9293949<br />
E-mail: info@woerlen.de<br />
Orario di apertura dalle 14.00 alle 16.30 chiuso il lunedì e il martedì.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Opere di von Stuck al sito: <a rel="nofollow" href="http://www.artmagick.com/paintings/date/stuck.aspx">http://www.artmagick.com/paintings/date/stuck.aspx</a></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Articolo tratto dal n. 16 (hiver) 2003 di <em>Réfléchir &amp; Agir. Revue autonome de désintoxication idéologique</em>. (c/o CREA, BP 227, F–31004 Toulouse Cedex 6, <a rel="nofollow" href="http://reflechiretagir.chez.tiscali.fr/">http://reflechiretagir.chez.tiscali.fr/</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/franzvonstuck.html' addthis:title='Franz von Stuck. Pittore e principe degli artisti ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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