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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Ippolito Edmondo Ferrario</title>
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		<title>Diabolik, il &#8220;nero&#8221; dei fumetti</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 15:59:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ippolito Edmondo Ferrario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nascita e la storia dei fumetti di Diabolik e le ragioni del loro successo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/diabolik-il-nero-dei-fumetti.html' addthis:title='Diabolik, il &#8220;nero&#8221; dei fumetti '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2460" style="margin: 10px;" title="diabolik" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/diabolik.jpg" alt="" width="300" height="254" />All’anagrafe ha compiuto da poco i quarantacinque anni, ma non li dimostra. Indossa come sempre una calzamaglia nera che gli copre il volto, non ha rinunciato a pericolose imprese da ladro gentiluomo e a rocambolesche fughe a bordo della mitica Jaguar E-Type. Stiamo parlando di Diabolik, una vera e propria icona del fumetto per adulti che ha appassionato generazioni di lettori, attraversando indenne mode e tendenze. Le sue storie continuano a essere presenti in edicola stampate dalla casa editrice Astorina. L’imprendibile ladro mascherato,  ricercato dal ferreo quanto leale ispettore Ginko, e da sempre fedele all’affascinante compagna Eva Kant, continua a essere protagonista di libri e di svariate iniziative. Bipitalia Ducato ha emesso da poco una carta di credito prepagata dedicata proprio all’ispettore Ginko in tiratura limitata; mentre Diabolik arriva nell’omonimo videogioco “<em>Diabolik-the original sin</em>” (Diabolik- il peccato originale) che lo vede protagonista del furto di un prezioso dipinto che sta viaggiando su un treno diretto al museo di Maryville, la città dove Diabolik risiede.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/diabolik-alba-di-sangue/5205" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2461" style="margin: 10px;" title="diabolik-alba-di-sangue" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/diabolik-alba-di-sangue-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>Ma è la carta stampata a fare come sempre la parte del leone. Per la milanese Alacràn Edizioni è da poco uscito il romanzo di Andrea Carlo Cappi <a title="Diabolik. Alba di sangue" href="http://www.libriefilm.com/diabolik-alba-di-sangue/5205"><em>Diabolik, alba di sangue</em></a> che segue il precedente, sempre di Cappi, <a title="Diabolik. La lunga notte" href="http://www.libriefilm.com/diabolik-la-lunga-notte/5209"><em>Diabolik, la lunga notte</em></a>. Questa nuova storia vede Diabolik cedere al ricatto dei servizi segreti che rapiscono Eva Kant. Per salvarle la vita Diabolik dovrà tentare un furto impossibile sull’isola di Jornada affrontando da solo un intero esercito. Da qualche indiscrezione sappiamo che la fine non è propriamente scontata. Dunque l’ennesima impresa disperata per il protagonista creato a Milano dalle sorelle Angela e Luciana Giussani nel 1962, vere precorritrici del <em>comics noir</em> “made in Italy”. Diabolik nacque infatti dall’intuito di Angela, che abitava nelle vicinanze della Stazione dei treni di Cadorna e che aveva notato quanti pendolari, per ingannare il tempo, leggessero in treno. Si racconta che fece un’indagine di mercato per capire i gusti dei potenziali lettori che già allora prediligevano i gialli. Ecco come nacque il formato Diabolik, facile da leggere e da riporre in tasca. Diabolik esordì ufficialmente il 1 novembre 1962 con l’avventura dal titolo “Il re del terrore”.</p>
<p style="text-align: justify;">I connotati del personaggio erano fortemente controcorrente, antitetici ai valori comuni: spietatezza verso il prossimo e una  passione per il furto  che vede come vittime banche, famiglie facoltose o peggio altri criminali arricchitisi. Le sorelle Giussani, una volta creato il personaggio, seppero plasmarlo permettendogli di incontrare il favore di un pubblico sempre più vasto. Diabolik riuscì a ribaltare il proprio status di eroe negativo con poche, ma fondamentali accortezze.</p>
<p style="text-align: justify;">Dapprima fidanzato con Elisabeth Gray, dal terzo numero in poi incontrerà la compagna della sua vita, la bionda Eva Kant, alla quale dimostrerà una fedeltà assoluta. Da qui in avanti Diabolik smorzerà la sua spietatezza, abbandonando l’iniziale ruolo di assassino e facendo di Eva anche la sua insostituibile compagna nelle imprese. Si dovrà aspettare il 1968 per ricostruire il passato di Dioabolik attraverso l’albo “Diabolik, chi sei” che lo racconta come l’unico sopravvissuto di un terribile naufragio che lo fa giungere addirittura in fasce su un’isola sperduta. I riferimenti a illustri precedenti sono numerosi e svariati: dal biblico Mosè salvato dalle acque ai genitori del futuro Tarzan che abbandonati dalla ciurma della nave che li sta portando in Africa rimangono su un’isola deserta dove moriranno dopo poco lasciando da solo il bimbo appena nato.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti questi “pargoli” che sembrerebbero condannati a una fine crudele, sono invece destinati a un futuro ben preciso che noi tutti conosciamo: Mosè guiderà il suo popolo lontano dalla tirannia e Tarzan diventerà il re della giungla. Diabolik invece verrà allevato dagli uomini di King, un pericoloso malvivente che insegnerà a Diabolik tutto il suo bagaglio di esperienze criminali. Una volta adulto Diabolik fuggirà dall’isola dopo aver ucciso King e si rifugerà nel Deccan in <a title="oriente" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente">oriente</a>. Il percorso iniziatico dell’eroe non è ancora finito e segue gli schemi tipici del mondo della tradizione. Anche Diabolik incontrerà un maestro, una guida che di fatto ne sancirà un profondo cambiamento. Questo maestro non a caso si chiama Ronin, come quei samurai dell’antico Giappone, detti anche “uomini onda” che, non avendo padroni da seguire, erano guerrieri erranti; spesso si mettevano al servizio di villaggi da difendere da incursioni esterne, o ancora insegnavano al popolo le tecniche di combattimento. E sarà proprio da Ronin che Diabolik apprenderà le tecniche del <em>bushido</em>, la via del guerriero, alle quali Diabolik ricorrerà durante le sue imprese. Qui indosserà per la prima volta la calzamaglia nera, apprenderà micidiali tecniche a mano nuda e diventerà abilissimo nell’uso del coltello e nell’adottare travestimenti. In Ronin Diabolik troverà un esempio, una guida, ma il destino vuole che debba essere l’allievo a superare il maestro. Infatti Ronin e tutta la sua scuola di allievi, fatta eccezione per Diabolik, verranno massacrati da un certo Walter Dorian, peraltro sosia di Diabolik. Toccherà così a Diabolik  vendicare il maestro e i suoi amici. Dopo la morte del nemico, Diabolik ne assumerà l’identità e inizierà a viaggiare sulla sua auto, la Jaguar Type-E.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-regine-del-terrore/5207" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2462" style="margin: 10px;" title="le-regine-del-terrore" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/le-regine-del-terrore.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a> Per essere nato negli anni Sessanta dalla fantasia di due sorelle, Diabolik assumeva in sé numerosi tratti interessanti che si inserivano in un’immaginario popolare attratto, ma anche intimorito da personaggi di questo tipo. Diabolik giunse infatti in un contesto fumettistico italiano in cui, poco tempo dopo, sarebbero nati personaggi anomali e a tinte fosche quali “Kriminal” e “Satanik”, ideati da Luciano Secchi, alias Max Bunker, e apparsi per la prima volta nel 1964. Con essi si rompeva definitivamente la lunga catena di eroi senza luci e ombre, personaggi che tanto piacevano ai benpensanti. Bunker iniziò a collaborare con il disegnatore Roberto Raviola, in arte Magnus. Da questa “strana coppia” qualche anno dopo nascerà Alan Ford, un personaggio <em>sui generis</em>, grafico pubblicitario di professione, ma arruolato come agente segreto in un gruppo chiamato T.N.T che riprende le iniziali dei componenti del tritolo:Tri-Nitro-Toluene. E anche i compagni di avventura di Alan Ford saranno personaggi fuori dal coro, una sorta di armata Brancaleone decisamente assortita e per nulla mossa da buone intenzioni: si va dal tedesco Grunf, ex meccanico della Lutwaffe, a Bob Rock, il Conte Oliver ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti personaggi, a cominciare da Diabolik, che hanno rischiato l’accusa di essere fascisti o comunque di essere il frutto di un pensiero di destra. Max Bunker non si dichiarò mai di destra, ma neppure lo considerò certo un marchio di “infamia” o smentì certe sue simpatie. Così come erano palesi le simpatie fasciste dell’editore Gino Sansoni, marito di Angela Giussani, che nel suo studio sfoggiava una gigantografia di Benito Mussolini. Inoltre Diabolik incarnava tutte quelle caratteristiche che piacevano all’immaginario della destra: combattività, prestanza fisica, abilità nell’uso delle armi, amore per il rischio e le imprese azzardate.  Nonostante questo il pubblico ne sancì il successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qualche mese è uscito un libro per le edizioni BD scritto a due mani da Davide Barzi e Tito Faraci intitolato <a title="Le regine del terrore" href="http://www.libriefilm.com/le-regine-del-terrore/5207"><em>Le regine del terrore. Angela e Luciana Giussani. Le ragazze della Milano bene che inventarono Diabolik</em></a>. Così Mario Gomboli della casa editrice Astorina rivela il segreto della longevità di Diabolik: ”Il coraggio che ha spinto due sorelle della buona borghesia milanese, Angela e Luciana Giussani, a creare nel 1962 il primo fumetto rivolto a un pubblico adulto; il primo imperniato su un personaggio “negativo” e tuttavia vincente; il primo a divenire oggetto di denunce, critiche feroci e ostracismi da parte dei benpensanti dell’epoca. Il coraggio, sempre delle autrici, di resistere a sequestri, insulti e processi per “corruzione di minori” piuttosto che per “incitamento a delinquere” (da cui, sia detto per inciso, uscirono sempre vincenti). Il coraggio di far uscire il loro personaggio dalle pagine a fumetti per portarlo nelle sale cinematografiche con la regia di Lamberto Bava”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il secolo d&#8217;Italia</em> del 22 novembre 2007.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/diabolik-il-nero-dei-fumetti.html' addthis:title='Diabolik, il &#8220;nero&#8221; dei fumetti ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La dittatura del PIL</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 17:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ippolito Edmondo Ferrario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Segnalazione del pamphlet di Pierangelo Dacrema contro l'uso del prodotto interno lordo quale indicatore di ricchezza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-dittatura-del-pil.html' addthis:title='La dittatura del PIL '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Verrà presentato lunedi 11 febbraio dalle ore 21 in poi presso Le trottoir di Milano (Piazza XXIV maggio) il libro <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831792844" target="_blank"><em>La dittatura del Pil</em></a> di Pierangelo Dacrema, edito da Marsilio Editore, una suggestiva e disincantata analisi di una delle più grandi ossessioni che ammorba economisti e politici di tutto il mondo, una sigla entrata ormai nel linguaggio comune di tutti: il Pil, ovvero il prodotto interno lordo.</p>
<div id="attachment_2080" class="wp-caption alignleft" style="width: 201px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831792844" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2080" title="la-dittatura-del-pil" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/la-dittatura-del-pil-191x300.jpg" alt="Pierangelo Dacrema, La dittatura del PIL" width="191" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pierangelo Dacrema, La dittatura del PIL</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dacrema, che ha insegnato Economia in diverse Università Italiane, parte dal principio che la classe politica di quasi tutti i paesi industrializzati indica nel Pil il dato indicatore del benessere di una nazione o meno, senza tenere conto delle condizioni di vita reali delle persone. Dacrema nella sua analisi ha un illustre precedente; uno dei primi a battersi contro il valore assoluto del Pil fu addirittura Bob Kennedy che nel 1968, durante il celebre discorso all’Università del Kansas, così profetizzò: “Non possiamo misurare i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana. Contabilizza le serrature speciali per le porte delle nostre case e le prigioni per coloro che cercano di forzarle…Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari…Si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere e l’onestà dei pubblici dipendenti. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti tra noi. Non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra compassione…”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dacrema, con un’arguzia e una sensibilità che si riscontra sempre meno tra gli economisti, analizza la situazione del nostro paese che naturalmente non sfugge alla cosidetta “dittatura del Pil”, come peraltro dimostra un passato scambio di battute tra Zapatero e il nostro Presidente del Consiglio, ciascuno teso a dar prova di come il PIL del proprio Paese fosse superiore a quello dell’altro:  “Il mercato è una giungla… Sappi che devi essere un leone, che alla caccia è affidata la tua sopravvivenza, all’abbondanza delle prede il vigore dei tuoi muscoli, la forza delle tue mascelle e la lucentezza del tuo pelo. Il tuo PIL è il numero delle gazzelle che riesci ad abbattere e sbranare. Occorre essere veloci e possenti, astuti e spietati. Ma come, ti chiedi, ti hanno insegnato a dire buongiorno e buonasera, a essere civile e gentile in tanti momenti della giornata e dell’esistenza, per poi costringerti a comportarti come una belva in materia di economia?”, dice Dacrema.</p>
<p style="text-align: justify;">
Partendo da questi presupposti la presentazione milanese del libro sarà un’occasione per ampliare questi argomenti con il pubblico e per entrare nel vivo di questioni più pratiche che teoriche. Dacrema tenterà infatti di dare una spiegazione a dati economici pressochè incomprensibili: “Come mai a Milano, una delle città più ricche di un Paese che, come il nostro, è dotato di uno dei PIL pro-capite più alti del mondo, il 30% delle famiglie stenta ad arrivare alla fine del mese? Come mai un autoferrotranviere della Lombardia, regione italiana a elevatissimo PIL pro-capite,  percepisce uno stipendio che gli consente di vivere appena sopra la soglia dell’indigenza, mentre un autoferrotranviere della Calabria, regione che quanto a PIL è fanalino di coda d’Europa, gode di una remunerazione che gli garantisce un relativo benessere? E se questo non bastasse Dacrema cercherà di spiegare perchè in Spagna, Paese che, come si è affannato a puntualizzare il nostro Primo Ministro, ha un PIL inferiore a quello italiano, si ha la percezione, a detta di tutti gli osservatori del mondo, italiani e spagnoli compresi, di un benessere superiore e più diffuso? Nel corso della presentazione interverranno numerosi personaggi tra cui  Paola Fiorido, anima culturale di <em>Markette</em>, che leggerà la pagina 57 de <em>La dittatura del PIL</em>. Nel clima di una Milano-Expo 2015 immaginato da Roberto Triolo sulle note del jazz metropolitano di Michelangelo Mazzari, verranno messe all’“asta” le opere dell’artista Michelangelo jr. L’arte come parte eccellente dell’economia è il tema su cui il pubblico interverrà con Pierangelo Dacrema, Paul de Sury, Running Mannarelli, Michelangelo jr e Andrea G. Pinketts, autori delle <em>Lezioni di Indisciplina</em> già tenute all’Università La Sapienza di Roma, all’Università della Calabria e al Teatro Strehler di Milano sempre in compagnia di Dacrema.</p>
<p style="text-align: justify;">“Dacrema- dice Pinketts- è un economista innovativo e geniale, capace di incantare le folle con le sue teorie da genialoide che sono alla portata di tutti, un’istrionico nell’insegnamento dell’economia. Non a caso fisicamente assomiglia ad Einstein”. Lo stesso Pinketts durante le Lezioni di Indisciplina ha trattato l’argomento della “circolarità dell’accendino” del quale il noirista milanese ha detto: “Sono partito dal fatto che sono un cleptomane di accendini, tutti quelli che me ne prestano uno difficilmente lo rivedono. Contemporaneamente il chiedere da accendere rimane per me uno dei modi migliori per avvicinare il gentil sesso”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Secolo d&#8217;Italia</em> dell&#8217;8 febbraio 2008.</p>
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		<title>I quattro dell&#8217;Oca Selvaggia</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 16:14:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ippolito Edmondo Ferrario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del libro di Daniel Carney e del film omonimo diretto da Andrew McLaglen]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-quattro-delloca-selvaggia.html' addthis:title='I quattro dell&#8217;Oca Selvaggia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Nulla è più bello dell’uomo quando avanza. Il soldato che esce dalle file e si dichiara volontario. Il torero che si strappa fuori dal burladero, scaccia i suoi peones e si spiega la cappa. E l’immagine ingenua del cow boy che entra nel </em><em>saloon, fende l’adunanza pietrificata e si dirige verso il bar. Tutto scricchiola nel cuore degli altri uomini quando uno di loro si fa avanti di due passi, si stacca dalla fila e così foggia intorno a sé una barriera invarcabile di rispetto. Le madri e le fidanzate supplicano e non capiscono che possono avere per rivale la morte. “Non farti avanti! Torna indietro!”. E’ tardi. Il figlio o l’amante ha udito l’incredibile appello di un altro amore e volge verso le donne un viso d’ombra, uno sguardo vuoto. “Non ci conosce più” urla la madre. E’ vero. Lui non è più lo stesso, da quando si è fatto avanti. Non ha più un passato. Donne, vi è straniero perché egli ha scelto di nascere una seconda volta ed è uscito, in quell’istante, da se stesso e non dalle vostre viscere. L’eroismo: selvaggia creazione di sé a opera di se stesso, dell’uomo a opera dell’uomo&#8221;. </em></p>
<div id="attachment_1889" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/dvd/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=8016207304324" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1889" title="Andrew McLaglen, I 4 dell’Oca Selvaggia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/4-dell-oca-selvaggia.jpg" alt="Andrew McLaglen, I 4 dell’Oca Selvaggia" width="200" height="287" /></a><p class="wp-caption-text">Andrew McLaglen, I 4 dell’Oca Selvaggia</p></div>
<p style="text-align: justify;">Così scriveva lo scrittore francese Jean Cau nel suo <em>Il cavaliere la morte il diavolo</em> (Ciarrapico Editore, 1985) cogliendo lo spirito più autentico del guerriero, di colui che al di là delle bandiere, abbandona le certezze del vivere quotidiano per andare incontro ad un destino incerto, che presagisce come foriero di morte, ma al quale non può resistere. Questo atteggiamento inconscio, dominato dall’oscuro fascino esercitato dalla signora con la falce, è lo stesso ispirò il romanzo di Daniel Carney <em>I quattro dell’Oca Selvaggia</em>, pubblicato nel 1977.</p>
<p style="text-align: justify;">Cambiano gli scenari, alla spada e all’usbergo del cavaliere di Cau, si preferiscono bombe a mano e mitra, e si va a “cercar la bella morte”, possibilmente lontano da casa. Questi combattenti di ogni epoca e di ogni campo di battaglia rifuggono la vita borghese, l’illusione di poter sfuggire al destino mettendosi al sicuro; il solo modo che hanno per vivere è quello di non fermarsi mai, di non mettere radici. Gli stessi ambienti della destra italiana subiscono il fascino della figura del mercenario; se la sinistra guardava al Che, nel 1968 Pino Caruso cantava “Il mercenario di Lucera”, l’inno antiborghese per eccellenza. E’ la stessa filosofia dei pistoleri de “Il mucchio selvaggio” del regista Peckinpah che di fronte alla prospettiva di andare incontro alla morte, rispondono: “Perché no?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Carney con <em>I quattro dell&#8217;Oca Selvaggia</em> mette in scena la figura dei mercenari, che ben conosce anche attraverso le sue vicende personali. Lo scrittore infatti nasce in Libano nel 1944 e dopo aver condotto i propri studi in Inghilterra si stabilisce nella tormentata ex Rodhesia, oggi Zimbawe. Il quadro psicologico che l’autore adotta per i protagonisti della sua storia è dominato da un profondo disadattamento nei confronti della vita civile che tutti hanno intrapreso dopo il mestiere delle armi. Ci troviamo di fronte all’atavica difficoltà dell’inserimento dei reduci nella cosiddetta società civile, sentimento sul quale, pochi anni dopo, David Morrell baserà la figura del reduce per più popolare del mondo, John J. Rambo interpretato per la pellicola cinematografica da Silvester Stallone.</p>
<p style="text-align: justify;">Carney però, influenzato da decenni di guerre sul suolo africano, ipotizza una storia che non si discosta di molto dalla realtà: un uomo d’affari inglese, Sir Edward Matherson, che rappresenta gli interessi di un gruppo bancario, chiede al colonnello Allen Faulkner (con il volto di Richard Burton) di mettere insieme una forza mercenaria per liberare Limbani, deposto capo politico congolese e avversario dell’attuale generale golpista Ndofa che con la sua politica di statalizzazione delle miniere di rame sta nuocendo agli investimenti anglosassoni. Inizia così la prima parte della storia, segnata dall’incontro con i vari personaggi che faranno parte della missione. L’universo dei mercenari è variopinto: si va dallo scapestrato <em>playboy</em>, Shawn Fynn tenente pilota e assiduo frequentatore di <em>night</em> (interpretato da un giovane Roger Moore), al capitano Rafer Janders, che sopravvive facendo il corriere per un’organizzazione malavitosa alla quale si ribella, uccidendone atrocemente il rampollo, quando scopre di trafficare in droga. Quest’ultimo poi si porta appresso il peso di un matrimonio fallito e la responsabilità di un figlio ancora piccolo che mantiene in una scuola svizzera. Il rapporto tra padre e figlio, le difficoltà a comunicare l’affetto, mutano con l’imminente partenza del padre per la missione e la sua ultima visita al ragazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">I mercenari di Carney sfuggono ai dolori della vita andando in guerra; i soldi diventano un pretesto. Ci si commuove nel leggere del mal d’Africa provato dal mercenario Peter Coetzee, con un passato da esploratore nella valle dello Zambesi che lo hanno portato sull’orlo della follia: ”Sono vissuto in una grotta, con poche interruzioni per diciotto mesi. Non uscivo mai quando faceva chiaro, strisciavo solo al buio. E uccidevo, uccidevo. Quasi sempre da molto vicino: così li vedevo, sentivo l’odore della loro paura” racconta al suo commilitone davanti a una birra in una bettola londinese. In questi uomini però, dietro la spietatezza mostrata battaglia, si annida una profonda umanità: è sempre Coetzee a rifuggire la sua condizione di predatore di uomini rimpiangendo il ruolo iniziale di guardiacaccia al quale era destinato “…mi ero sempre visto come uno che protegge le cose, non uno che le distrugge”.</p>
<div id="attachment_176" class="wp-caption alignright" style="width: 208px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788842541097" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-176" title="mercenari" src="http://www.centrostudilaruna.it/huginnemuninn/wp-content/uploads/2009/02/mercenari-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ippolito Edmondo Ferrario, Mercenari. Gli italiani in Congo 1960</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ognuno di loro ha in tasca un sogno che lo aiuta a rimanere a galla: Coetzee spera solo di rivedere la sua Africa, Janders con i soldi dell’ingaggio vorrebbe comprare una fattoria e con essa l’illusione di una vita tranquilla insieme al figlio. Lo stesso Tenente Finn, prossimo alla missione, durante una delle libere uscite, s’innamora di una prostituta che rischia di compromettere la sua determinazione. Il distacco dalla donna è sofferto, ma in questo caso il nuovo amore sarà la motivazione necessaria per riportare a casa la pelle. Nella realizzazione cinematografica il regista Andrew W. McLaglen si affidò alla supervisione di uno che la guerra la conosceva bene e ce l’aveva nel sangue: Thomas Michael Bernard Hoare, celebre mercenario irlandese, al quale Carney si ispirò anche per il titolo del libro: infatti il Gruppo Cinque, composto dai mercenari agli ordini di Hoare, aveva per emblema un’oca selvaggia, già adottata dai mercenari irlandesi del diciottesimo secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se Carney per scrivere la storia non aveva dovuto ricorrere alla fantasia, allo stesso modo le vicende cinematografiche si intrecciarono con la realtà, con risvolti incredibili. Il set del film cementò l’amicizia tra “Mad Mike” Hoare e l’attore italiano Tullia Moneta; i due, nel 1981, tre anni dopo le riprese, s’imbarcarono in un tentativo andato poi a vuoto di colpo di stato alle isole Seychelles.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso Hoare, intervistato a proposito, ironicamente aveva detto: “Avrei dovuto portare con me Richard Burton e Roger Moore, e avremmo avuto un lieto fine”. Naturalmente non si può non guardare ad un’altra figura leggendaria che senz’altro influenzò Carney con le sue vicende rocambolesche: il mercenario Bob Denard, classe 1929, che dopo aver combattuto tra le fila della Legione Straniera francese in Indocina, costruì la sua fama di eroe portando in salvo la popolazione bianca presente in Congo Belga nel 1961 durante la secessione. La sua epopea mercenaria toccò l’apice con la conquista delle isole Comore nel 1976 sui cui mantenne il potere fino al 1989. Carney per i suoi mercenari prevede un’ulteriore prova, ovvero l’impiego sul campo di battaglia attraverso un lancio notturno col paracadute. Il portellone dell’aereo che si apre sul vuoto, l’affidare la propria vita a un pezzo di stoffa tenuto insieme da cordicelle, è sinonimo di una scelta che non ammette ripensamenti. E’ lo storico Dominique Venner, combattente d’Algeria, a riassumere in poche parole la metamorfosi spirituale che si conquista attraverso il lancio:”Il parà è un iniziato. Ha subito delle prove che fanno di lui un altro uomo. Ha scoperto il segreto dell’ordine. E’ il depositario del Graal”.</p>
<p style="text-align: justify;">I mercenari di Carney cadono uno dopo l’altro, uniti dal medesimo destino, traditi da Mattherson che in nome di repentini mutamenti politici, decide di annullare la missione e di lasciarli al loro destino. Soli e braccati dai sanguinari guerrieri Simba agli ordini del generale Ndofa scelgono la morte in battaglia. Si battono con sprezzo fino all’ultima pallottola, contro le forze nemiche soverchianti per numero. I pochi superstiti che riescono a mettersi in salvo hanno negli occhi la morte dei camerati; tra loro, nella carlinga del Dakota pilotato da un capitano Fynn morente, c’è Limbani, il leader politico, obbiettivo della missione; gravemente malato, è sopravvissuto alla morte grazie al sacrificio del mercenario Mctaggart che dopo l’iniziale diffidenza razzista abbraccia la causa di Limbani giurandogli fedeltà. Sarà proprio quest’ultimo a veder morire il mercenario “razzista” e a piangerne la morte con “grandi lacrime silenziose”. La versione cinematografica del romanzo ha la sua conclusione nel ritorno a Londra di Faulkner deciso a vendicare i suoi uomini e lo farà uccidendo sir Matherson. Carney invece, fedele alla filosofia mercenaria rifuggirà il lieto fine lasciando morire Faulkner sul campo di battaglia.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Secolo d&#8217;Italia</em> del 13 luglio 2006.</p>
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		<title>La spada di Solomon Kane</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 10:10:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ippolito Edmondo Ferrario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una panoramica sul personaggio di Solomon Kane, creato dallo scrittore statunitense Robert Ervin Howard]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-spada-di-solomon-kane.html' addthis:title='La spada di Solomon Kane '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><div id="attachment_1802" class="wp-caption alignleft" style="width: 195px"><img class="size-medium wp-image-1802" title="L'edizione Newton Compton del ciclo di Solomon Kane" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/solomon-kane-newton-185x300.jpg" alt="L'edizione Newton Compton del ciclo di Solomon Kane" width="185" height="300" /><p class="wp-caption-text">L&#39;edizione Newton Compton del ciclo di Solomon Kane</p></div>
<p style="text-align: justify;">E’ una notizia ufficiosa, ma che ha trovato riscontro nell’ambiente cinematografico internazionale. Sarà l’attore inglese James Purefoy, (già protagonista de <em>Il Destino di un cavaliere</em>, <em>George e il drago</em>, <em>Resident Evil</em>) a interpretare per la prima volta sullo schermo il personaggio letterario di Solomon Kane, frutto della penna del celebre scrittore americano Robert Ervin Howard (1906-1936), il creatore dell’<a title="Heroic Fantasy" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico"><em>heroic fantasy</em></a>. Il film, le cui riprese sarebbero state affidate al regista Samuel Adida, dovrebbe avere un <em>budget </em>di cinquanta milioni di euro e potrebbe essere il primo di una trilogia dedicata a questo personaggio conosciuto e amato  dai lettori di Howard.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima avventura di Solomon Kane risale al 1928 con il racconto <em>Ombre Rosse </em>che aprirà la strada ad una quindicina di scritti tra racconti, romanzi e frammenti. Con esso Howard,  conosciuto dal grande pubblico per aver dato i natali a <em>Conan il cimmero</em>, creò un personaggio decisamente lontano dai tipici schemi della <a title="letteratura fantasy" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">letteratura <em>fantasy</em></a>, grazie soprattutto alla connotazione storica di Solomon e al ruolo incarnato. Howard scelse per Solomon Kane il sedicesimo secolo e lo fece figlio di un puritanesimo anglosassone del quale Solomon si trasformò in strenuo difensore a colpi di spada e di pistola. Abbigliato perennemente di nero, pallido di carnagione, magro, abilissimo nel maneggiare le armi, con un carattere d’acciaio e una fede incrollabile, Solomon Kane rientra nel <em>topos </em>del cavaliere errante destinato ad una vita di sacrificio e di continue sfide con il male. Egli incarna l’eredità spirituale degli uomini d’arme medievali, dei paladini che in nome delle fede partivano per terre lontane per portare un messaggio di giustizia, saldi nel loro usbergo quanto nelle fede in Dio. “La sua spada  era come il tocco del cobra e la morte ne cantava la melodia; il suo braccio era come l’acciaio e la quercia nodosa sotto la luce della luna”, scrive Howard. E ancora così lo descrive nel racconto <em>Le lame della fratellanza</em>: “Aveva un cappello nero e floscio, senza piume. Dal collo alle caviglie era coperto di abiti aderenti di colore scuro, senza ornamenti né gioielli. Le dita potenti non portavano alcun anello. Nessuna gemma ornava l’elsa della spada, e la lunga lama era protetta da un fodero di semplice cuoio. I suoi abiti non aveva bottoni d’argento, né le scarpe erano chiuse da fibbie lucide”.</p>
<div id="attachment_1801" class="wp-caption alignright" style="width: 201px"><img class="size-medium wp-image-1801" title="solomon-kane-fanucci" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/solomon-kane-fanucci-191x300.jpg" alt="Un'edizione Fanucci degli anni '80 del ciclo di Solomon Kane" width="191" height="300" /><p class="wp-caption-text">Un&#39;edizione Fanucci degli anni &#39;80 del ciclo di Solomon Kane</p></div>
<p style="text-align: justify;">Lo scrittore texano, considerata l’incrollabile fede del suo personaggio, non gli risparmiò i più truci incontri, facendolo muovere in un mondo dominato da spietate creature la cui natura spesso non è neppure umana.  E’ innegabile la contaminazione che Howard subì dal rapporto di pronfoda amicizia con lo scrittore <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> con il quale stringerà un’intensa corrispondenza a partire dal 1930. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> si dimostrò un entusiasta delle storie di Howard e sicuramente i due si influenzarono a vicenda. Così <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> scriveva a proposito del ciclo di Solomon Kane e della scrittura di Howard: “ …ha raggiunto effetti di grande suggestione, descrivendo enormi città megalitiche di mondi primigeni, attorno alle cui torri oscure, e nei tenebrosi sotterranei, aleggia un’aura di necromanzia e di terrori pre-umani”.</p>
<p style="text-align: justify;">Howard infatti si sbizzarrì a inventare un mondo cupo per il suo personaggio, fatto di continenti misteriosi, terre selvagge ed esotiche che molto avevano in comune con il mondo di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>. E ancora nel 1931 Howard scrisse <em>La pietra nera</em>, il primo di un ciclo di quattro racconti dedicati al mito di Cthulhu, facente parte di quella cosmogonia aliena inventata da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>. Con Solomon Kane ci si trova di fronte a un personaggio che fa dei principi morali la propria bandiera, senza per questo  diventare un eroe per benpensati o per borghesi. Ha un passato sanguinario dal quale si è riscattato, come dice lo stesso Solomon: “Comandavo una masnada di bravacci, sia detto a mio disonore, sebbene la causa fosse la stessa. Durante il saccheggio di quella città che avete nominato, furono commesse molte nefandezze in nome di una causa, e il mio cuore si riempì d’orrore…”. Il puritanesimo di Solomon Kane diventa uno stile di vita senza compromessi, i cui tratti ascetici  potrebbero riassumersi nel motto “<em>Vita est militia super terram</em>”. Rispetto a Conan il cimmero (che apparirà per la prima volta nel dicembre del 1932 con il racconto <em>La fenice sulla lama</em>) insofferente a qualsiasi tipo di autorità e di potere che ne possa in qualche modo mettere in discussione la libertà personale, Solomon si sente al servizio di Dio. Un Dio che gli ha chiesto di sacrificare tutto per trasformarsi nel proprio vendicatore, un angelo nero inviato per rendere giustizia ai pù deboli.  Solomon appare pienamente consapevole di questo ruolo ed è per questo che il suo ricorrere alla violenza non è mai gratuito o fine a sé stesso. Egli rappresenta uno stadio psicologico più evoluto rispetto a Conan, ma ciò è connaturato ai due mondi in cui si muovono entrambi. L’epoca Hyboriana, in cui vive il cimmero, è un tempo dominato dalla totale incertezza, in cui l’impronta medioevale si mescola alla fantasie e alle visioni più cupe. Un’epoca riassumibile nel dialogo tra il padre di Conan e il figlio, scena iniziale del film “Conan Il barbaro”, magistralmente diretto da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/registi/john-milius" target="_blank">John Milius</a></span> nel 1981, e interpretato da Arnold Schwarzenegger: “Fuoco e vento provengono dal Cielo, dagli Dei del cielo. Ma è Crom il tuo dio, Crom che vive nella terra. Un tempo i giganti vivevano sulla terra, e mistificarono Crom per rubargli il segreto dell&#8217;acciaio. Crom si adirò, e fuoco e vento abbatterono quei giganti e scagliarono i loro corpi in mare. Ma nel loro furore gli déi si scordarono del segreto dell&#8217;acciaio, e noi che lo trovammo siamo uomini, Conan, né Dei né giganti, solo uomini. E il segreto dell&#8217;acciaio nasconde un mistero. Devi padroneggiarlo, Conan, impararne la disciplina e il valore. Perché di questo solo ti puoi fidare. Né uomini, né donne, né bestie. Di questo solo ti puoi fidare.. ».</p>
<div id="attachment_1803" class="wp-caption alignleft" style="width: 203px"><img class="size-medium wp-image-1803" title="L'edizione Nord del ciclo di Solomon Kane" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/solomon-lane-nord-193x300.jpg" alt="L'edizione Nord del ciclo di Solomon Kane" width="193" height="300" /><p class="wp-caption-text">L&#39;edizione Nord del ciclo di Solomon Kane</p></div>
<p style="text-align: justify;">Questa è la sola fede, quella nell’acciaio e nella mano che lo brandisce, la filosofia di vita che viene impartita al giovane Conan. In Solomon l’acciaio diventa il più potente strumento di giustizia guidato della volontà di Dio e dunque invincibile. Senza dubbio sia in Conan, ma soprattutto in Solomon, si legge una voglia di rivalsa e di ribellione alle angherie che caratterizzò lo stesso Howard. Sappiamo che lo scrittore subì i maltrattamenti del padre e che fu oggetto di scherno da parte dei compagni di scuola a tal punto da somatizzare il desiderio di giustizia nello sport. In pochi anni Howard forgiò il proprio fisico con duri allenamenti diventando un ragazzo forte e imponente. Questo suo spirito di rivalsa si riversò inevitabilmente in entrambi i personaggi. Sia Conan che Solomon affrontano la morte con la stessa temerarietà, ma dettata da ragioni diverse. Conan è figlio del suo tempo, dove la vita ha ben poco valore e ciò che conta è sopravvivere. La ragione di vita di Solomon è combattere ogni tipo di ingiustizia senza mai cedere alle tentazioni. Entrambi comunque sviluppano un proprio senso dell’onore e una coscienza che gli eleva agli occhi del lettore, portandolo inevitabilmente a immedesimarsi. Per quanto riguarda il film sappiamo solo che la storia ruoterà intorno a un’isola misteriosa sulla quale verranno mandati un gruppo di sanguinari ergastolani. Ad attenderli uno spietato personaggio incaricato di eliminarli uno ad uno. C’è da augurarsi che il personaggio di Solomon non subisca una trasposizione cinematografica improntata alla pura e semplice all’azione, facendo passare Solomon Kane per uno dei tanti paladini del bene troppo spesso privati di quello spessore psicologico da renderli scialbi. E spesso perfino poco simpatici. Vedremo se l’attore James Purefoy saprà interpretare quel Solomon nei cui occhi “…c’era il grigio del ghiaccio antico, ma anche l’azzurro freddo delle profondità insondabili del Mare del Nord”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Secolo d&#8217;Italia</em> del 28 ottobre 2007.</p>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 10:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ippolito Edmondo Ferrario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le ragioni dell'intramontabile successo del personaggio di Conan creato da Robert Ervin Howard e alcune anticipazioni sul nuovo film Re Conan]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-ritorno-del-cimmero.html' addthis:title='Il ritorno del Cimmero '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804546352" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/ilcerchionero.bmp" border="0" alt="Robert Ervin Howard, Conan. Il cerchio nero" width="95" height="156" /></a>Numerose e contrastanti sono le notizie che in queste ultime settimane giungono da Hollywood e che riguardano un possibile ritorno sul grande schermo del barbaro più famoso di tutti i tempi: Conan Il cimmero. Da tempo si rincorrono le voci di un nuovo ingaggio milionario per il non più giovanissimo, ma pur sempre granitico, Arnold Schwarzenegger, ora Governatore della California, che potrebbe tornare a vestire i panni del guerriero frutto dell’estro letterario del geniale scrittore americano Robert E. Howard, creatore dell’<em>heroic- fantasy </em>e suicidatosi a soli trentatre anni con un colpo di pistola alla testa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8887011885" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/micheletetroconan.bmp" border="0" alt="Michele Tetro, Conan il barbaro. L'epica di John Milius" width="80" height="106" /></a>Secondo alcuni questo terzo episodio della fortunata saga potrebbe  essere un semplice <em>remake </em>del primo <em>Conan il Barbaro</em>, diretto magistralmente da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/registi/john-milius" target="_blank">John Milius</a></span> del 1982 e con protagonista un Arnold Schawarzenegger appena sceso dal podio del Mister Olympia. La Warner Bross ne avrebbe già ceduto i diritti alla Millennium e la regia dovrebbe essere affidata a Fredrick Malmberg. Per questo nuovo <em>King Conan: Crown of Iron</em> (<em>Re Conan, La Corona di ferro</em>) sono però spuntati, insieme al nome della “quercia austriaca”, anche quello di Milius che secondo un’altra fonte sarebbe invece il regista in corsa per dirigere questo nuovo film. E tanto per creare ancora più mistero sembrerebbe che Schwarzy abbia rinunciato all’ultimo al ruolo per limiti di età. Ed ecco che si sarebbe aperta una vera e propria caccia per trovare il “nuovo” Conan che potrebbe essere selezionato tra alcuni dei più famosi <em>body builder</em> del momento o tra i campioni di wrestling.</p>
<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/dvd/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=8010312059971"><img class="size-medium wp-image-1725" title="conan-il-barbaro" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/conan-il-barbaro.jpg" alt="John Milius, Conan il barbaro" width="200" height="288" /></a>
<p style="text-align: justify;">Di certo l’eredità lasciata da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/registi/john-milius" target="_blank">John Milius</a></span> è di quelle non facili da raccogliere; già il secondo episodio <em>Conan il distruttore</em> datato 1984, diretto da Richard Fleischer, seppur campione di incassi, non ebbe il fascino del primo film. Di certo, in questo continuo avvicendarsi di notizie e smentite, emerge l’autentico <em>revival </em>per gli eroi senza compromessi,  protagonisti di epiche saghe e di altrettanto titanici scontri tra bene e male che investe la cinematografia internazionale. Conan il cimmero, dal giorno della sua nascita, sancita con il racconto <em>La fenice sulla lama</em>, pubblicato sulla rivista americana <em> Weird Tales</em> nel dicembre del 1932, fu dotato di una precisa connotazione: barbaro, nel senso di insofferente alla vita comoda, guerriero abile e spietato, ladro e mercenario, ma sempre pronto a mettersi dalla parte dei deboli e dei bisognosi rischiando la vita in prima persona. Naturalmente Howard lo pensò fisicamente come un guerriero imponente, dotato di una forze eccezionale, agilissimo quanto astuto, capace di gettarsi nella mischia in battaglia, incurante delle forze nemiche soverchianti, così come di improvvisarsi ladro e di darsi alla fuga dopo aver rubato preziosi tesori.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente la psicologia di Conan è figlia di quello spirito critico, ribelle e antiborghese di Howard che non perdeva occasione per criticare la società del suo tempo inflacidita da progresso e falsi miti. Per Conan Howard creò con meticolosa precisione un’epoca immaginaria, la cosiddetta “Era Hyboriana”, dominata da caos e guerre, una sorta di <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">medioevo</a> cupo e <a title="fantastico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">fantastico</a> nel quale convivono i miti nordici, quelli di Atlantide  e influenze esotiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8883434935" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/conanwindsorsmith3.bmp" border="0" alt="Roy Thomas, Il mostro dei monoliti e altre storie. Le cronache di Conan. Vol. 3" width="95" height="164" /></a> “Di quell’epoca, conosciuta dai cronisti nemediani come il Pre-Cataclisma si sa poco, salve per l’ultima parte, e anche questa è velata dalla nebbia della leggenda” dice Howard. E ancora: “Atlantide e Lemuria sprofondarono e le isole dei Pitti furono sollevate a formare le vette delle montagne di un nuovo continente”. Conan, figlio di un fabbro, trascorre la sua infanzia e adolescenza in Cimmeria, una regione aspra e montagnosa dove il giovane eroe forgerà la sua tempra di barbaro e guerriero, insuperabile nelle prove di forza quanto nell’uso della spada. La cosmogonia del cimmero è semplice: sarà Crom, il dio depositario del segreto dell’acciaio, l’unica divinità alla quale Conan si appella più per imprecare che per pregare.</p>
<div id="attachment_1722" class="wp-caption alignleft" style="width: 298px"><img class="size-medium wp-image-1722" title="conan" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/conan-288x300.jpg" alt="Conan in una celebre illustrazione di Frank Frazetta" width="288" height="300" /><p class="wp-caption-text">Conan in una celebre illustrazione di Frank Frazetta</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ma Conan non è destinato a rimanere col suo popolo. Lo aspetta il viaggio, il vagabondaggio in terre straniere, spesso ostili, dove Conan conoscerà re, avventurieri, ladri e splendide donne e diventerà re lui stesso, con la propria forza. Il tema è lo stesso di sempre, quello del viaggio, dell’uomo che abbandona la propria casa, quello che ha, che seppur poco, è comunque una sicurezza: in questo caso la terra natia, il proprio popolo. Il cimentarsi in nuove imprese, mettersi in cammino per confrontarsi con quello che sta fuori dal nostro mondo accomuna un certo tipo di visione del mondo, dai cavalieri erranti medioevali fino alla <em>Beat Generation </em>raccontata da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span>. La sola differenza è nell’epoca e nei modi, ma il senso del viaggio è lo stesso: guardarsi fuori per conoscersi dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo aspetto psicologico fondamentale della saga del cimmero era stata pienamente capita dal regista <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/registi/john-milius" target="_blank">John Milius</a></span> che meglio di chiunque altro avrebbe potuto mettere sullo schermo Conan. Lo stesso Milius, classe 1944, originario del Missouri, all’età di sedici anni, dopo aver letto <em>I vagabondi del Dharma</em> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> intraprese un avventuroso viaggio sui treni merci nel cuore dell’America. Svolse le professioni più disparate (dal bagnino all’istruttore di surf). Regista di film che hanno segnato la storia del cinema (<a title="Un mercoledì da leoni" href="http://www.centrostudilaruna.it/un-mercoledi-da-leoni.html"><em>Un mercoledì da leoni</em></a>, <em>Apocalypse Now</em>, <em>Lo squalo</em>, <em>Ispettore Callaghan, il caso Skorpio è tuo</em> ecc) Milius è un personaggio poliedrico, estremamente colto e complesso, sempre dominato da un’insofferenza per quel tipo di visione comoda e borghese della vita già ampiamente criticata da Howard. Nei suoi confronti le accuse di fascismo non sono mai mancate. Una frase dello stesso Milius è indicativa del suo spirito libero e in antitesi allo  star system holliwodiano: &#8220;La mia immagine di destra è di un genere pagano, animalistico e permeata da un’idea di libertà. Non ha niente a che fare con cose come la censura e le imposizioni religiose…sono un pagano, un pagano onesto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804525878" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/conanconquistatore.bmp" border="0" alt="Robert Ervin Howard, Conan il conquistatore" width="95" height="147" /></a>Nel film <em>Conan il barbaro</em> non a caso il cimmero è alle prese con una pericolosa setta che non solo, dopo avergli massacrato la famiglia, lo ha ridotto in schiavitù per anni, ma che successivamente mira al controllo del mondo attraverso l’indottrinamento di nuovi adepti. Così nella saga letteraria, Conan si trova più volte a lottare contro il potere subdolo quanto potente della magia che a volte può sconfiggere quello della spada, rappresentato dall’acerrimo nemico Toth Amon, il mago. Quella di Howard-Conan-Milius appare oggi più che mai una triade mossa da un viscerale amore per la libertà dell’individuo e dal desiderio di combattere, di impugnare penna, ascia bipenne o cinepresa che sia, per ribellarsi al nemico. Un nemico che manipola le menti, che ricorre alla magia, come alla morale, lo stesso che incatena a sé sia con malefici che con raffinate operazioni di <em>marketing</em>. E’ ancora lo stesso Milius a dire: “Vedo tutti questi controlli, tutte queste regole, che stanno calando su di noi: corsie divisorie, limiti di velocità, niente fuochi d’artificio il 4 di luglio, orari per le famiglie alla tv, pressioni contro i giocattoli bellici. Protezione dai cattivi istinti. E’ un modo di effeminare gradualmente la nazione affinché possa essere intimidita e conquistata dai totalitaristi. In fondo al cuore io sono un anarchico di destra: non ho programmi costruttivi, perché ogni programma puzza di governo, di sistema. Meno organizzazione c’è, meglio è”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804547847" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/iltesoroditranicos.bmp" border="0" alt="Robert Ervin Howard, Conan. Il tesoro di Tranicos" width="95" height="147" /></a>E questa contraddizione di fondo si rivela anche in tutto il cammino-parabola di Conan che lo vede nascere barbaro, diventare mercenario, ladro e infine re. Il terzo episodio cinematografico dovrebbe appunto ispirarsi alla biografia del cimmero che da poco superati i quarant’anni si ritrova ad aspirare al trono di Aquilonia. Conan, dopo aver guidato da generale le truppe di Re Numedide di Aquilonia, temendo costui la popolarità crescente del cimmero, lo fa imprigionare. Una volta sfuggito alle catene e ritrovato il grande tesoro di Tranicos, con l’aiuto dei suoi commilitoni di un tempo, Conan marcerà contro il re che lo ha tradito e ne prenderà l’ambito trono, subito dopo aver strangolato il contendente.</p>
<p style="text-align: justify;">Un cenno lo merita anche la carriera fumettistica di Conan che per lunghi anni ha appassionato una nutrita schiera di appassionati. Era il 1970 quando la per la Marvel uscì la serie <em>Conan the barbarian</em> disegnata da Barry Windsor Smith che durò per ben 275 numeri fino al 1993.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Secolo d&#8217;Italia</em> del 10 novembre 2007.</p>
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		<title>Nelle terre estreme</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 16:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ippolito Edmondo Ferrario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del libro di Jon Krakauer 'Nelle terre estreme' e del successivo film di Sean Penn ispirato a esso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nelle-terre-estreme.html' addthis:title='Nelle terre estreme '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><div id="attachment_1669" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788879729253" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1669" title="krakauer-nelle-terre-estreme" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/krakauer-nelle-terre-estreme.jpg" alt="Jon Krakauer, Nelle terre estreme" width="200" height="295" /></a><p class="wp-caption-text">Jon Krakauer, Nelle terre estreme</p></div>
<p style="text-align: justify;">E’ arrivato da pochi giorni nelle librerie il romanzo di <a title="Jon Krakauer" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jon-krakauer">Jon Krakauer</a> <em>Nelle terre estreme</em> (Corbaccio,  272 pag., 16,60 euro), pubblicato in America nel 1996, che già si preannuncia come il degno erede a distanza di ben trantanove anni anni dalla sua uscita del capolavoro di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> <em>On the road</em>, manifesto della <em>beat generation</em>. Di questa ennesima storia di ribellione ad una società consumistica e massificante abbiamo avuto un assaggio durante la passata edizione della Festa Internazionale del Cinema di Roma con il film <em>Fuga in Alaska</em>, tratto dal romanzo di Krakauer e diretto magistralmente dal “ribelle” di Hollywood Sean Penn. E’ la storia vera di un ventidueenne americano, Christopher McCandless, meglio consciuto come Alexander Supertramp, che negli anni Novanta, dopo la laurea, abbandonò la propria famiglia, diede in beneficienza il proprio patrimonio di 25.000 dollari,  rinunciò ad ogni comodità ed iniziò un lunghissimo viaggio attraverso l’America che lo porterà a raggiungere l’Alaska in un una disperata ricerca di felicità che non coincide con i valori assodati della società borghese.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin qui non sembrerebbe nulla di nuovo visto che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> già aveva profetizzato l’idea di una fuga come salvezza dall’ipocrisia e da quel “lavaggio del cervello” che la società contemporanea impone all’individuo. Di coloro che come Chris si caricavano uno zaino in spalla e partivano all’avventura così <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> scriveva: “Nomadi con il sacco sulle spalle, che si rifiutano di aderire alle generali richieste ch’essi consumino prodotti e perciò siano costretti a lavorare per ottenere il privilegio di consumare tutte quelle schifezze che tanto nemmeno volevano veramente come frigoriferi, apparecchi televisivi, macchine, almeno macchine nuove ultimo modello, certe brillantine per capelli e deodoranti e tutta quella robaccia che una settimana dopo si finisce col vedere nell’immondezza, tutti prigionieri di un sistema di – lavora, produci, consuma, lavora, produci, consuma…”.</p>
<div id="attachment_1670" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/dvd/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=8032807023182" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1670" title="sean-penn-into-the-wild" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sean-penn-into-the-wild.jpg" alt="Sean Penn, Into The Wild" width="200" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">Sean Penn, Into The Wild</p></div>
<p style="text-align: justify;">Quello che però rimane d’attualità è uno spirito di ribellione che evidentemente la società capitalistica, e tantomena quella comunista, non sono riuscite del tutto a sedare nelle nuove generazioni. Il mettersi in viaggio per il giovane Chris così come  per lo scrittore Sal Paradise, protagonista di <em>On the road</em>,  ha una valenza <a title="simbolica" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolica</a> profonda che assume l’aspetto del rito inziatico con il quale si cambia definitivamente. Entrambi i viaggiatori, seppur con esperienze molto diverse, sono accomunati dalla ricerca di una felicità che non corrisponde ai canoni assodati e che inseguono nel loro vagabondare. E poco importa se il personaggio di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> finisce per sperimentare le droghe, la libertà sessuale, i paradisi artificiali perché il fine ultimo del suo viaggio è la conquista di una dimensione nuova, di un qualcosa che i i soldi o la posizione sociale non possono garantire. Forse è proprio l’incontro con Dio il fine di questa ricerca, come peraltro ammise candidamente lo stesso Keoruac quando all’epoca gli chiesero che cosa cercasse davvero: “Dio.Voglio che Dio mi mostri il suo volto”.</p>
<p style="text-align: justify;">E anche Chris insegue la sua felicità cercandola nella natura, quella aspra e selvaggia del nuovo mondo e nella solitudine dove televisione, <em>marketing </em>e mode non hanno più alcun valore. Chris diventa a tutti gli effetti un rivoluzionario, un qualcosa che sfugge al controllo della società, ai valori consolidati. Una sorta di San Francesco laico che con la svestizione scopre una dimensione nuova in cui l’elemento spirituale è primario. Non c’è bisogno di prendere i vosti e indossare un saio per cercare Dio o qualcosa per cui valga la pena vivere davvero e questo Chris lo dimostra a pieno titolo. Anche in Italia questo spirito di ribellione e di anticonformismo fu raccolto in passato da destra a cominciare da <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> che non temeva di valutare positivamente anche le esperienze estreme della Beat Generation:</p>
<p style="text-align: justify;">“L’alcool, il sesso, la musica jazz, la velocità, le droghe sono state dei mezzi usati per poter sostenere con sensazioni esasperate il vuoto dell’esistenza. Un vuoto che per la gioventù internazionale del secondo dopoguerra era stato accentuato, in modo spesso traumautico, sia dalle vicende belliche vere e proprie, sia dalle successive, e cospicue conseguenze”. E se molti intellettuali di sinistra dell’epoca bollavano <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> e compagni come esempi di estremo individualismo spinto all’eccesso, lo storico gruppo di musica alternativa italiana “La Compagnia dell’Anello” raccoglieva questa eredità e la faceva sua con la canzone “Sulla strada”, autentico manifesto di una gioventù europea fatta di ragazzi “stanchi, sporchi, ma felici” in cerca di valori antichi e profondi che andavano al di là della politica e delle bandiere. L’invito a “prendere dalla vita ciò che puoi” cantato dalla band padovana  è lo stesso seguito da Chris che per la cronaca verrà trovato morto nel cuore dell’Alaska con accanto il suo zaino. Sarà così che lo scrittore Krakauer, allora inviato di una rivista, fu incaricato di scrivere della vicenda “inspiegabile di questo ragazzo che all’apparenza aveva tutto e che trovò la sua felicità a migliaia di chilometri da casa.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Secolo d&#8217;Italia</em> del 13 gennaio 2008.</p>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 13:46:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ippolito Edmondo Ferrario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una rassegna cinematografica dedicata allo scrittore giapponese Yukio Mishima]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mishima-ultimo-samurai.html' addthis:title='Mishima, ultimo samurai '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804493933" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/mishimaromanzieracconti1.bmp" border="0" alt="Yukio Mishima, Romanzi e racconti. Volume 1" width="95" height="159" /></a>Da decenni è una delle icone del Giappone tradizionale e guerriero, patria dei <em>kamikaze</em>, che, nel dopoguerra è diventato una formidabile fucina di tecnologia, cercando in qualche modo di dimenticare il proprio passato imperiale e militarista.  Stiamo parlando dello scrittore <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Yukio Mishima</a></span>, figura complessa ed enigmatica entrata a far parte dell’immaginario popolare quale esempio di risolutezza e determinazione estrema che porta alla morte. Con un accostamento azzardato se <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> fosse stato un cartone animato certamente si sarebbe trovato a suo agio nei panni di Gemon, il temibile e imperturbabile Samurai, che insieme al pistolero Gigen, componeva la banda di Lupin, il famoso imprendibile ladro gentiluomo. Di <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> rimangono immagini forti, considerate da alcuni sintomo di un fanatismo difficilmente concepibile per un occidentale, foto che lo ritraggono impugnare la <em>katana</em>, la celebre spada dei samurai, e con la testa fasciata dalla <em>chimachi</em>, la fascia bianca recante il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del Sol Levante. Per molti <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> rimane a tutt’oggi un cattivo maestro, per altri un esempio da seguire. E ancora tutti i cultori di arti marziali non possono che illuminarsi quando sentono parlare di lui e della via del <em>Bushido</em>, la via del guerriero, in cui arti marziali, filosofia e spiritualità si fondono permettendo all’indivuduo di raggiungere la perfezione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804493941" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/mishimaromanzieracconti2.bmp" border="0" alt="Yukio Mishima, Romanzi e racconti. Volume 2" width="95" height="160" /></a>Per chi volesse conoscere più da vicino, e approfondire il <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> scrittore e drammaturgo, libri e suggestioni a parte, a Milano verrà proiettato il 21 febbraio prossimo, presso il Centro di Cultura Giapponese di Milano (Via Lovanio 8, tel. 3489200948) il rarissimo film del regista Paul Schrader “<span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span>: A life in a Four Chapters” del 1985 che rientra in una più ampia rassegna intitolata “Bellezza e tristezza del cinema giapponese” che il Centro ha voluto dedicare ai capolavori del cinema del Sol Levante ogni giovedi alla ore 19.00 fino al 22 maggio. Questi incontri, curati da Giampiero Raganelli, Massimiliano Matteri e Yumiko Matake hanno il compito di mostrare con un occhio diverso le millenarie tradizioni del Giappone attraverso alcune pellicole d’autore che comprendono, oltre al film di Schrader, anche “Sentimenti umani e palloncini di carta” di Sadao Yamanaka, film del 1937 e presentato al Festival del Cinema di Venezia del 2005, e  film del regista Kenji Mizuguchi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film dedicato a <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> rievoca lo scrittore nipponico autore di libri quali <em>Confessioni di una maschera</em> o <em>Sole e acciaio</em> che dal giorno della sua scomparsa è entrato nell’immaginario collettivo come non solo il più grande scrittore giapponese dell’età moderna, ma soprattutto come l’ultimo erede della tradizione nipponica e del culto dell’Imperatore. <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> infatti mise fine alla sua esistenza con il <em>seppuku</em>, ovvero il suicidio rituale tipico dei samurai, diventanto un’icona del mondo tradizionale che non si voleva arrendere ad un dopoguerra dove la sconfitta del Giappone ne aveva condizionato gli usi e costumi. <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> ad esempio da intellettuale e scrittore si era sempre opposto, non riconoscendolo, il trattato di San Francisco del 1951 col quale gli Stati Uniti imponevano al Giappone il divieto di avere un proprio esercito e obbligando il paese sconfitto a ricorrere al vincitore per la difesa del proprio territorio.</p>
<img class="size-medium wp-image-1609" title="yukio-mishima" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/yukio-mishima.jpg" alt="Yukio Mishima" width="226" height="299" />
<p style="text-align: justify;">Era il 25 novembre del 1970 quando <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span>, dopo aver preso in ostaggio nel suo ufficio il generale dell’esercito di autodifesa Mashita, e dopo un accorato appello-testamento recitato dalla finestra dell’ufficio di fronte a tutti gli uomini del reggimento e alla presenza di giornalisti e televisioni, si tolse la vita con l’antico rito samurai. In Italia lo scrittore venne subito etichettato come fascista e militarista in quanto assoluto cultore del fisico e della disciplina marziale senza interpretarne il pensiero; solo di recente grazie a nuovi studi approfonditi e si è riusciti ad andare oltre alle semplici apparenze. Lo stesso Alberto Moravia che lo aveva incontrato personalmente non aveva esitato a definirlo “un conservatore decadente” e in un certo senso lo era, figlio di un Giappone costretto a rinnegare il proprio passato e a subire la cultura del vincitore. L’idea di <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> esulava il semplice patriottismo di stampo europeo, il suo culto per la figura dell’Imperatore era un’idea trascendente che di certo lo rendeva più simile a un pensatore quale <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> e alle sue idee in materia di tradizione che non a un comune nazionalista.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film di Schrader è diviso in quattro capitoli, ognuno ispirato ad un’opera dello scrittore. Il primo, intitolato “La bellezza” è tratto dal romanzo <em>Il padiglione d’oro</em> del 1956 e narra la storia di un ragazzo, un accolito buddhista fisicamente deforme, che rimane a tal punto affascinato da quest’esempio di architettura da diventare balbuziente; il solo modo per liberarsi dalla malia di ciò che ha visto sarà distruggere il padiglione stesso. Il tema dell’estetica e della bellezza inseguita che diventa un ossessione  domina questa sorta di parabola tipica della tradizione Zen.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo capitolo “L’arte”, ispirato al romanzo <em>La Casa di Kioko</em> (1956) il protagonista è un giovane attore di nome Osanu che vive un rapporto di conflittualità con la madre e che non riesce ad accettare il proprio corpo quando è a letto con la sua donna Mitsuko. Osanu decide così di intraprendere la via delle arti marziali per raggiungere un ideale di bellezza perfetta al cui vertice rimane solo il suicidio. Il tema del suicidio rituale, dell’esercizio delle arti marziali come veicolo per raggiungere un ideale di perfezione spirituale e guerriera sono fondamentali in <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span>. Non dimentichiamo che oltre ad essere un prolifico scrittore di romanzi e di testi teatrali, che gli valsero tra l’altro riconoscimenti internazionali, <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> dal 1955 iniziò a dedicarsi sempre di più alla pratica del Kendo e alle discipline militari in genere. Fondò una vera e propria associazione di combattenti privati denominata <em>Tate no Kai</em>, ciè Società degli Scudi, che secondo lo scrittore era dove incarnare lo spirito del giappone tradizionale e imperiale di fronte al sopruso del Trattato di San Francisco imposto dal vincitore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8877106034" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/lezionispiritualipergiovanisamurai.bmp" border="0" alt="Yukio Mishima, Lezioni spirituali per giovani samurai e altri scritti" width="95" height="166" /></a>Il terzo capitolo intitolato “L’azione” sembra riassumere in sé tutta la parabola di <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> scrittore-guerriero: Isao, studente di Kendo, l’antica arte della scherma, e cadetto dell’esercito, si dedica unicamente al culto dell’Imperatore e con i suoi compagni decide di eliminare dal  Giappone la piaga del capitalismo americano, ma una volta che il suo piano d’azione viene scoperto non ha scelta. Imprigionato e torturato per il suo progetto di colpo di stato, una volta evaso riesce a uccidere il politico responsabile del suo fallimento. Dopodichè Isao sceglierà la via del <em>seppuku</em>, suicidandosi in riva a un fiume. Esattamente come <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> nella realtà e nelle sue opere; lo scrittore fu sempre ossessionato dalla morte, così come testimonia il biglietto che la mattina in cui suicidò lasciò nel suo studio e sul quale vi era scritto:”la vita umana è breve, ma io vorrei vivere sempre”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ultimo capitolo “Armonia tra penna e spada” viene messa in scena l’ultima azione di <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span>, il suo proclama e la sua morte. E con questo finale in apparenza tragico <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> e inspiegabile agli occhi di molti, riuscì a consegnarsi all’immortalità, grazie ad un’idea sulla quale aveva plasmato la sua intera esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Le immagini di <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> mentre lancia il suo ultimo appello, il suo sguardo gettato oltre la realtà delle piccole cose, il <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> samurai, armato di <em>Katana</em>, ultimo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della tradizione guerriera nipponica in un secolo dominato dalla grande industria, ancora oggi continuano a fare il giro del mondo e a raccontare di questo ultimo samurai.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Secolo d&#8217;Italia</em> del 21 febbraio 2008.</p>
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