<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:coop="http://www.google.com/coop/namespace"
	>

<channel>
	<title>Centro Studi La Runa &#187; Harm Wulf</title>
	<atom:link href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/harm-wulf/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.centrostudilaruna.it</link>
	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 15:49:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Wolfgang Willrich</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/wolfgang-willrich.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/wolfgang-willrich.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 14:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Studi La Runa online]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Heimat]]></category>
		<category><![CDATA[Rommel]]></category>
		<category><![CDATA[Stefan George]]></category>
		<category><![CDATA[völkisch]]></category>
		<category><![CDATA[Volksgemeinschaft]]></category>
		<category><![CDATA[Wandervogel]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=6770</guid>
		<description><![CDATA[La vita e le opere del pittore Wolfgang Willrich (Göttingen 31 marzo 1897-18 ottobre 1948), convinto assertore che la sola arte di valore fosse quella classica e che solo la grandezza etica dovesse essere soggetto di rappresentazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wolfgang-willrich.html' addthis:title='Wolfgang Willrich '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6810" class="wp-caption alignright" style="width: 426px"><img class="size-full wp-image-6810 " title="Willrich dipinge suo padre Hugo Willrich nel 1941." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/willrich-padre.jpg" alt="Willrich dipinge suo padre Hugo Willrich nel 1941." width="416" height="257" /><p class="wp-caption-text">Wolfgang Willrich ritrae suo padre Hugo nel 1941.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Wolfgang Willrich nacque a Göttingen il 31 marzo 1897 da una famiglia di tradizione contadina originaria della Bassa Sassonia e della Pomerania che gli trasmise un forte senso di attaccamento alla terra natale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il padre, Hugo Willrich, ebbe una grande influenza sulla personalità del giovane artista e sulle successive scelte del figlio: oltre ad essere insegnante del liceo e capitano della riserva era anche un famoso professore di filologia classica e storia all’università, autore di importanti lavori sull’ellenismo[1]. Grazie alle profonde conoscenze culturali del padre, Wolfgang crebbe nel suo tempo assimilando i valori e gli ideali della Grecia classica: il presente era analizzato in conformità a quei valori che da allora ispirarono la sua vita. Lo studio dei classici della Grecia arcaica, della storia dell’arte e degli ideali di bellezza ed armonia antichi, lo allontanarono dai suoi contemporanei e lo familiarizzarono con le opere d’artisti quali Leonardo, Michelangelo, Dürer, Velasquez, Holbein e Rembrandt.</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanissimo Willrich manifestò un precoce talento artistico: poteva comporre musica, dipingere, incidere, e disegnare con estrema facilità e naturalezza e, già da allora, il suo più grande desiderio era quello di diventare un artista. Terminato nel 1915 il “Max Planck Gymnasium” di Göttingen, entrò nello stesso anno nella Kunsthochschule di Berlino prendendo contatto con le varie tendenze artistiche astratte: il suo rapporto con gli “ismi” moderni fu subito conflittuale. Vide nei mercanti che imperversavano nelle gallerie d’arte, strombazzando una fraseologia nebulosa, solo un grande imbroglio. I valori estetici classici e la dura etica prussiana lo portarono a giudicare le nuove teorie come corrotte, dementi e contronatura.  Wolfgang Willrich insorse contro l’infatuazione per il miserabile, il volgare, l’impotenza e la malattia che gli sembravano caratterizzare l’arte dei suoi contemporanei: per lui il centro della rappresentazione artistica doveva essere l’uomo ben nato, libero, sicuro dei suoi valori. La bellezza del corpo doveva essere veicolo ed espressione di uno spirito ugualmente armonico e di una nobile anima. Fece sue le parole di Gundolf (nel “George-Kreis”, Berlin 1920 pag. 205):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Solo i Greci ed i Tedeschi hanno identificato l’essenza umana nella figura giovanile, nel cammino graduale verso la fioritura completa, il risveglio dello spirito e la perfezione fisica. Solo presso questi due popoli la giovinezza non è soltanto una condizione naturale, ma una condizione dello spirito[…] Solo questi due popoli conoscono la forza che dal corpo bello crea le imprese eroiche e le immagini degli Dei: l’amore come forza creatrice del mondo, l’unione della giovinezza trascorrente con lo spirito eterno, l’Eros”</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il perfezionamento artistico di Willrich trovò un grosso ostacolo nello scoppio del primo conflitto mondiale: nel 1916 si arruolò e divenne un soldato del 251° reggimento di fanteria combattendo prima sul fronte orientale e poi contro i francesi. Durante la guerra avrà l’esperienza decisiva che lo farà diventare un sostenitore della coscienza razziale ariana. Scriverà nelle sue memorie (pag.14 del libro di Klaus J. Peters <em>Wolfgang Willrich: Kriegszeichner-War artist</em>, 1990 R. James Publishing):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“A sinistra nella successiva trincea, tra i nostri rotoli di filo spinato e la terra, giaceva un giovane ufficiale: il più avanzato di tutti i morti russi. Nel profondo della mia anima pensavo che noi stavamo combattendo contro questa gente: fucilieri siberiani e guardie russe che con in faccia la morte erano avanzati contro di noi ed erano costituiti per la maggior parte da uomini generosi e ben fatti come quello che osservavo. Sentivo che quel giovane russo avrebbe potuto essere mio amico più di qualcuno degli uomini della mia stessa compagnia e che era una follia per il mio ed il suo popolo spararsi addosso e morire. D’ora in poi non avrei dimenticato l’ufficiale russo caduto. Riflettendo su ciò, mi veniva in mente che c’era qualcosa che ci univa saldamente trascendendo le frontiere nazionali e la lingua: la provenienza da una stessa stirpe, la stessa della nostra carne e del nostro sangue anche se ora, come nemico della patria, egli ci attaccava furibondo o rassegnato con lo scopo di annientarci”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Alla fine del marzo 1918 Wolfgang Willrich fu decorato con la croce di ferro di prima classe e promosso sergente. Trasferito sul fronte occidentale fu fatto prigioniero dai francesi. Internato nel campo di prigionia d’Orléan realizzò, nel lungo periodo di detenzione, numerosi schizzi e disegni e pubblicò il suo primo dipinto in una rivista di guerra della Croce rossa internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6813" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/der-todt-ruft-die-soldaten.jpg"><img class="size-medium wp-image-6813" title="Der Tod ruft die Soldaten" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/der-todt-ruft-die-soldaten-300x104.jpg" alt="Der Tod ruft die Soldaten" width="300" height="104" /></a><p class="wp-caption-text">Der Tod ruft die Soldaten</p></div>
<p style="text-align: justify;">Rilasciato nel 1920, iniziò un duro periodo di studio nell’accademia d’arte di Dresda. Trascorse quattro anni in quella città nella classe di disegno allievo di Richard Müller ed in seguito frequentò per sette anni i corsi di Hermann Dittrich, eccellente professore di anatomia plastica. Nel 1923 dipinse il trittico <em>Der Tod ruft die Soldaten</em> per ricordare alunni ed insegnanti della sua vecchia scuola caduti nella prima guerra mondiale, che fu posto nell’aula magna del “Max Planck Gymnasium” di Göttingen. Negli ultimi tre anni dell’accademia lavorò sotto la direzione del famoso pittore di affreschi Georg Lührig. In questo periodo Willrich si dedicò anche a studi di biologia ed antropologia, ottenne numerosi attestati onorifici ma non ricevette commissioni o borse di studio da parte delle autorità pubbliche, mentre gli adepti della “nuova arte” se n’accaparravano a profusione. Solo una piccola cerchia di uomini animati dallo spirito <em>völkisch </em>arrivava a comprendere la forza ed il valore di quest’uomo: videro in lui il pittore dell’unità germanica, capace di rendere visibile ciò che essi intendevano per “essere di buona razza”, nozione che aleggiava ancora vagamente nel loro spirito. Per loro Willrich esprimeva l’idea che la bellezza dei corpi potesse essere, come per gli antichi, l’incarnazione di un’umanità superiore e nobile. Alla decadenza in cui l’uomo era materia indifferenziata e merce, era necessario opporre lo spirito sano della comunità di sangue e suolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al cosmopolitismo opporre l’amore per l’<em>Heimat </em>e la gioia di un popolo sano: riprendere gli ideali che erano stati all’origine del movimento giovanile dei <em>Wandervögel </em>nel quale l’artista aveva attivamente militato. Le parole di Stefan George (<em>La Stella dell’alleanza</em>, Edizioni Novecento, 1987, pag. 73), uno dei poeti più amati della <em>Jugendbewegung</em>, evocavano il pericolo estremo, l’età del lupo della mitologia germanica, la fine della stirpe nordica:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>“Ihr habt, fürs Recken-alter nur bestimmte Und Nacht der Urwelt, später nicht bestand. Dann müsst ihr euch in fremde Gaue wälzen Eur kostbar tierhaft Blut verdirbt Wenn ihrs nicht mischt im Reich von Korn und Wein. Ihr wirkt im andren fort: nicht mehr durch euch, Hellhaarige Schar! Wisst dass eur eigner Gott Meist kurz vorm Siege meuchlings euch durchbohrt.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Durate quanto solo è destinato all’età degli Eroi E alla notte del mondo primitivo: non oltre. Poi dovete trascinarvi per ignote contrade E il vostro prezioso sangue animalesco e infantile si corrompe. Se non lo mescolate nel regno del grano e del vino. E sempre voi operate nell’altro – non più mediante voi – Schiera dai chiari capelli! Sappiate che il vostro dio Quasi sempre poco prima della vittoria a tradimento vi trafigge.”</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Willrich aderisce al <em>Tannenbergbund</em>, associazione <em>völkisch </em>diretta dal generale Ludendorff (eroe di guerra ed autore del tentato colpo di stato a Monaco nel 1923 con Hitler) e dalla moglie Mathilde [2]. Si allontanerà dall’associazione nel 1928 anche se, nel 1932 e nel 1934 il calendario del movimento dei Ludendorff, il <em>Tannenberg Jahrweiser</em>, avrà ancora sue illustrazioni. Willrich si farà conoscere come valido artista in tutta la Germania dipingendo, nel 1927, il ritratto del Generale Ludendorff e, nel 1929, quello del Generale Lettow-Vorbeck. Nel 1933 Willrich non è membro del partito nazionalsocialista e non ha i favori delle autorità: è rimosso dal suo posto di lavoro, al Ministero della cultura, per le sue simpatie col movimento di Ludendorff, ormai in rotta di collisione con Hitler. In quel periodo Willrich inizia una breve carriera come insegnante in una scuola privata di Dresda e continua i suoi studi di pedagogia, filosofia e biologia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ragazza-tedesca.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6814" style="margin: 10px;" title="ragazza-tedesca" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ragazza-tedesca-220x300.jpg" alt="" width="220" height="300" /></a>Nel 1934, dopo aver notato i suoi lavori su alcune riviste <em>völkisch</em>, il capo dei contadini tedeschi Richard Walther Darré lo chiamò a Berlino e lo fece assumere tra i suoi collaboratori con la paga di 500 marchi al mese ed il compito di cercare e dipingere contadini tedeschi con caratteri nordici. Dopo il libretto teorico del 1934 <em>Kunst und Volksgesundheit</em> nascono gli splendidi lavori pubblicati dalla casa editrice del Reichsbauernführer <em>Blut und Boden </em>di Goslar: <em>Aus deutschem Bauerntum</em> e <em>Bauerntum als Heger deutschen Blutes</em> del 1935. I tre portfolio di 12 dipinti ciascuno di <em>Vom Lebensbaum deutscher Art. Bilder und Gedanken zur Rassenfrage</em> (<em>Frauenspiegel</em>, <em>SS </em>[3], <em>Adel aus Blut und Boden</em>) dal 1935 al 1938. Nel 1938 per la casa editrice Bruckmann uscirono i due tomi di ritratti <em>Nordisches Blutserbe in Suddeutschen Bauerntum</em> insieme al pittore Oskar Just con la prefazione di Darré. Willrich rifiutò fermamente un’offerta della casa editrice Scherl che voleva acquistare i diritti di riproduzione di tutte le sue opere fino alla fine della sua vita così come una lucrosa offerta di Heinrich Himmler di conferirgli un alto grado nelle SS. Nonostante il suo lavoro per Darré non accettò di aderire al NSDAP né a nessuna delle organizzazioni annesse.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/nord_22.jpg" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6815" style="margin: 10px;" title="nord_22" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/nord_22-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>Willrich era un tipo solitario e ad eccezione della moglie Charlotte, sposata a Dresda nel 1931, ebbe pochi amici. Uno di questi, Paul Minke, responsabile per la scuola capi Hitlerjugend di Potsdam, dopo la pubblicazione nel 1938 presso la casa editrice Sigrune di <em>Das deutsche Antlitz</em>, lo mise in contatto con l’organizzazione <em>Volksbund für das Deutschtum im Ausland</em> che gli commissionò una grossa serie di ritratti che appariranno sul libro più bello ed affascinante di Willrich, pubblicato nel 1939 dalla casa editrice del VDA (Verlag Grenze und Ausland), <em>Des Edlen ewiges Reich</em> [4]. In quest’opera, Willrich riaffermava il suo ideale di un popolo sano e libero nel corpo come nello spirito. La liberazione doveva essere anche spirituale perché il cristianesimo era considerato una forma malata e straniera di <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religiosità</a>. Metteva in guardia i suoi lettori dal pericolo della civilizzazione materialista e cosmopolita americana e dalla catastrofe che una guerra civile europea poteva rappresentare per l’intero vecchio continente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1937, con Walter Hansen e con il conte Klaus von Baudissin è uno dei promotori della mostra inaugurata a Monaco <em>Entartete Kunst</em> che denuncia, come troppo moderata, la politica ufficiale d’opposizione al “bolscevismo culturale” dell’arte moderna e che si attira critiche all’interno dello stesso NSDAP (tra cui Adolf Ziegler presidente della camera dell’arte e del ministro Wilhelm Laegert). L’idea di Willrich dell’arte e della cultura fu così intransigente ed inflessibile che ogni altra concezione era considerata una degenerazione. Queste idee furono compiutamente espresse nel suo più grosso lavoro teorico del 1937 pubblicato dall’editore Lehmann <em>Säuberung des Kunsttempels</em>: una dura requisitoria contro le tendenze artistiche moderne. Willrich era convinto che la sola arte di valore fosse quella classica e che solo la grandezza etica dovesse essere soggetto di rappresentazione. L’arte non doveva essere il risultato di una teoria estetica ma doveva cercare la sua origine nello spirito del popolo. L’arte veniva dal popolo e perciò doveva essere comprensibile a tutti. L’arte non era autonoma, non possedeva un’esistenza indipendente, ma era il mezzo con cui il popolo esprimeva la sua identità. L’assioma centrale dei teorici <em>völkisch </em>era <em>Volk als Kulturboden</em>, l’arte nasceva nel terreno della <em>Volksgemeinschaft</em>, era la pianta che cresceva nella comunità del popolo. Missione dell’artista era definita dall’idea che la vita spirituale del popolo si basava sulla direzione dello Stato, che traeva la sua legittimità dalla conformità alla Tradizione espressa dal <em>Volksgeist</em>. Motivo essenziale dell’ispirazione di Willrich fu il mondo contadino che per eccellenza è il mondo dell’eterno ritorno delle cose, il mondo che attraversa i tempi in una natura immutabile, tutti i giorni identica a se stessa. Willrich scelse di dipingere quella gente, i contadini, i soldati, che avrebbero dovuto essere modello per tutto il popolo. Modello di qualità esteriori ed interiori:  modestia, onestà, diligenza, rispetto per la donna e la famiglia, radicamento alla terra ed alle tradizioni. Egli tirò dritto per la sua strada senza ricercare lodi, fama, carriera. Volle solo dedicarsi completamente alla sua arte con estrema dedizione mantenendo dignitosamente la propria famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6816" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/capitano-di-corvetta.jpg"><img class="size-medium wp-image-6816" title="Il capitano di corvetta Erdmenger, comandante dell'incrociatore &quot;Wilhelm Heidkamp&quot; e delle truppe di marina presso Narvik" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/capitano-di-corvetta-220x300.jpg" alt="Il capitano di corvetta Erdmenger, comandante dell'incrociatore &quot;Wilhelm Heidkamp&quot; e delle truppe di marina presso Narvik" width="220" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il capitano di corvetta Erdmenger, comandante dell&#39;incrociatore &quot;Wilhelm Heidkamp&quot; e delle truppe di marina presso Narvik</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel 1939 con la mobilitazione generale Willrich si presentò subito come volontario, ma fu scartato a causa dell’età: non si rassegnò. Scrisse un’incredibile lettera ad Erwin Rommel in persona (pag. 46 del libro di Peters) in cui chiese di andare al fronte: se non fosse stato possibile combattere voleva almeno mettere la sua arte a disposizione dell’esercito per ritrarre i soldati più valorosi. Dal 1939 ricevette ufficialmente il compito di disegnare, per conto del dipartimento propaganda dell’esercito, i soldati impegnati nella guerra che si erano distinti per il loro valore. La prima raccolta di ritratti fu quella dedicata ai sommergibilisti e ai comandanti della marina tra cui Karl Dönitz e <a title="Günther Prien" href="http://www.centrostudilaruna.it/il-toro-di-scapa-flow.html">Günther Prien</a>. Inviato nel 1940 sul fronte francese eseguì i ritratti del generale Guderian e di Erwin Rommel. Nel 1941 con i paracadutisti del battaglione d’assalto di Koch e poi in Norvegia-Finlandia con la fanteria di montagna, nel 1943 in Italia col generale Kesserling ed infine in Russia. Durante queste missioni eseguì moltissimi ritratti di personaggi famosi (Hans Ulrich Rudel, Hanna Reitsch, Ferdinand Schörner, Mölders, Galland, Dietl) come di semplici soldati. Willrich pubblicò con la casa editrice Grenze und Ausland le serie delle cartoline dedicate alle varie armi dell’esercito. Queste cartoline fecero il giro del mondo ed ancor oggi sono ricercatissime da collezionisti ed ammiratori.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6817" class="wp-caption alignright" style="width: 222px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/guderian.jpg"><img class="size-medium wp-image-6817" title="Heinz Guderian, generale delle truppe corazzate tedesche" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/guderian-212x300.jpg" alt="Heinz Guderian, generale delle truppe corazzate tedesche" width="212" height="300" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Heinz Guderian, generale delle truppe corazzate tedesche</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nel 1943 uscì il capolavoro <em>Des Reiches Soldaten</em> che raccoglieva i ritratti militari eseguiti da Willrich sui vari fronti: fanti, paracadutisti, marinai famosi o sconosciuti che con il loro valore stupirono il mondo. Verso la fine della guerra nel 1944 Willrich ricevette dall’esercito l’incarico di produrre un lavoro propagandistico per spiegare alla popolazione i motivi della lotta finale del soldato tedesco: finito in tempi strettissimi vedrà la luce solo nel 1949 stampato a Buenos Aires dalla casa editrice Duerer intitolato <em>Dafür kampfte der deutsche Soldat</em> (ristampato in francese dalla casa editrice Arès, Case Postale 222, 1233 Bernex, Suisse e prossimamente in edizione italiana presso l’Editrice Ritter). Il volume conteneva, oltre ai dipinti ed ad una breve biografia, il testo dell’orazione funebre letta in occasione della morte del pittore.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine della guerra Willrich fu fatto prigioniero e deportato in un campo di concentramento in Normandia dalla U.S. Military Police. Fu un periodo di fame e di sofferenze: la sua salute è minata a tal punto che deve essere ricoverato in ospedale e rilasciato in anticipo nel 1946. Dopo il rilascio Willrich tornò a Göttingen accanto alla moglie ed ai tre giovani figli che erano stati evacuati da Berlino. La sua casa era stata saccheggiata ed il 90% della sua opera era stata distrutta o trafugato dagli occupanti. Ripartì da zero iniziando nel 1947 a scrivere le sue memorie (<em>Aus Freunde am Schönen</em> completate dalla moglie Charlotte nel 1987 e rimaste inedite)  ma la sua salute era definitivamente compromessa. Le sue convinzioni non vacillarono e in una lettera del maggio del 1948 (pag. 265 del libro di Peters) riaffermò la sua concezione dell’arte. Dopo lunghi mesi di sofferenze Wolfgang Willrich si spense a Göttingen il 18 ottobre del 1948. Il suo superiore, generale Hellermann, lo ricordò in una lettera con queste parole:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Wolfgang Willrich fu impiegato come maresciallo in quest’ufficio della riserva. Egli ricevette il mio permesso di indossare abiti civili e di vivere nel suo appartamento di Berlino. Sentivo che ciò era necessario per lui, sapevamo di avere a che fare con un autentico artista. Ogni costrizione inibiva il suo lavoro. Si ribellava ad ogni vincolo e ciò a detrimento della sua creatività. Ho conosciuto pochi uomini che avessero un così gran bisogno di libertà. Sia come uomo, sia come artista ha sempre fatto ciò che riteneva giusto. Willrich possedeva un considerevole coraggio personale: una qualità assai rara. Nel suo rango di maresciallo non fu mai timoroso di esprimere le sue opinioni apertamente e con chiarezza di fronte ai superiori, generali compresi. Grazie alla sua creatività artistica ed alle sue vaste conoscenze in numerosi campi si potevano intrattenere con lui interessanti discussioni in cui egli dimostrava costantemente il suo carattere coraggioso. Il Partito e soprattutto le SS volevano sfruttarlo per i loro fini. Tutte quelle offerte, anche quelle provenienti dagli influenti uffici di Rust ed Himmler, furono persistentemente rifiutate… Questo atteggiamento di rifiuto significò per Willrich il disprezzo per i vantaggi personali. Egli viveva solo per la sua arte e per ciò che credeva fosse giusto. Fu un artista che, in semplicità spartana, andò per la sua strada senza alcuna considerazione per i profitti… Fu un artista indipendente nel vero senso del termine”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Dafuer.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6818" style="margin: 10px;" title="Dafuer" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Dafuer-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" /></a>Nel dopoguerra tutti i libri di Wolfgang Willrich furono messi al bando: il 13 maggio 1946 la Commissione Interalleata di Controllo emanò una legge” sull’estirpazione della <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> a carattere nazionalsocialista o militarista”. Contemporaneamente si creò nella zona d’occupazione sovietica un organismo speciale “Schriften-Prüfstelle bei der deutschen Bücherei, Leipzig” che intraprese subito la redazione di una nuova lista di libri proscritti. La lista iniziale di 526 pagine comprende 13.223 libri e 1.502 giornali proibiti dal 1 aprile 1946.A completamento di questa lista uscirono altri tre volumi rispettivamente il 1 gennaio 1947 (179 pagine, 4.739 libri e 98 giornali proibiti), il 1 settembre 1948 (336 pagine, 9.906 libri e giornali proibiti) e il 1 aprile 1952 (circa 7.000 libri e giornali proibiti). In totale furono proibiti poco più di 36.000 libri e periodici editi prima del 1945. Queste liste di proscrizione furono utilizzate ugualmente ad ovest e sono consultabili in quanto ristampate dall’editore antiquario Uwe Berg (<em>Liste des Auszusondernden Literatur</em>, quattro volumi richiedibili ad Uwe Berg Verlag, Tangendorferstrasse 6, D 21442 Toppenstedt.Tel.04173 6625 Fax 04173 6225). I libri sono classificati per autore in ordine alfabetico. Per ogni autore sono indicati i singoli libri proibiti o “l’intera opera”[5]. L’ultimo volume del 1952 è pubblicato a cura del ministero per l’Educazione Politica della DDR. La Germania federale è da allora l’unico paese dell’Europa occidentale che dispone di un sistema ufficiale di “messa all’indice” (<em>Indizierung</em>) dei libri giudicati indesiderabili [6]. Recentemente, grazie alla meritoria opera di Thule-Italia http://www.thule-italia.org/ è stato realizzato il sito più completo su Wolfgang Willrich a livello mondiale: <a title="Willrich" href="http://www.galleria.thule-italia.com/willrich.html">http://www.galleria.thule-italia.com/willrich.html</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bauern.jpg"><img class="size-medium wp-image-6819 alignright" style="margin: 10px;" title="bauern" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bauern-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a>Oltre alla bibliografia completa ed al catalogo delle opere di Willrich disponibili attualmente sul mercato, sono state messe in rete quasi tutte le opere dell’artista apparse sui suoi libri e il numero della rivista <em>Verhagen &amp; Klasing</em>, August n. 53, 1939 che contiene l’articolo di K. Nonn <em>Der Maler Wolfgang Willrich</em> e numerose riproduzioni di suoi quadri a colori. Ultimo scempio alla memoria del pittore fu fatto alla fine degli anni ottanta: dopo demenziali discussioni sulla natura “bellicista ed eroica” o meno del dipinto e malgrado l’intervento della sorella Ingeborg Willrich, della moglie Charlotte Willrich e di numerosi ex-studenti del liceo il trittico <em>Der Tod ruft die Soldaten</em> fu tolto dall’aula magna del “Max Planck Gymnasium” di Göttingen. La destinazione del gigantesco dipinto (3 metri x 7,10 metri) fu la mostra permanente “rieducativa” nei pressi delle famose Zeppelin Tribüne, <em>Faszination und Gewalt</em> nella città di Nürnberg (Ausstellung “Faszination und Gewalt” Reichparteitagsgelände, Museen der Stadt, Bayernstrasse 110, D 90471 Nürnberg) . Quanti amano la pittura di Wolfgang Willrich possono ammirarlo là, additato, malgrado sia stato dipinto nel 1923, come “esempio di arte nazionalsocialista” (<em>Dorothea Trittel Abgehängtes Gedenken. Das Aulabild im Max-Planck-Gymnasium in Verewigt und Vergessen</em> di Carola Gottschalk ed altri, VS 1992, Göttingen pag. 69-75).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[1] <em>De conjurationis Catilinariae fontibus </em>/ Willrich, Hugo 1893 Göttingen; <em>Juden und Griechen vor der makkabäischen Erhebung </em>/ Willrich, Hugo 1895 Göttingen; <em>Judaica </em>/ Willrich, Hugo 1900 Göttingen; <em>Caligula</em>/Willrich Hugo 1903 Wiesbaden; <em>Livia </em>/ Willrich, Hugo 1911 Leipzig; <em>Urkundenfälschung in der hellenistisch-jüdischen Literatur </em>/ Willrich, Hugo 1924 Göttingen; <em>Das Haus des Herodes zwischen Jerusalem </em>/ Willrich, Hugo 1929 Heidelberg; <em>Perikles</em> / Willrich, Hugo 1936; Göttingen <em>Cicero und Caesar </em>/ Willrich, Hugo 1944 Göttingen.</p>
<p style="text-align: justify;">[2] Presso la casa editrice Hohe Warte, erede del pensiero di Erich e Mathilde Ludendorff, è possibile ordinare due ritratti di Mathilde Ludendorff eseguiti da Wolfgang Willrich nel 1941 e nel 1947: Verlag Hohe Warte GmbH, Tutzinger Str. 46, D – 82396 Pähl <a title="Hohewarte" href="http://www.hohewarte.de/"> http://www.hohewarte.de/</a> – E-mail: redaktion@hohewarte.de Su Mathilde Ludendorff vedi <a title="Mathilde Ludendorff" href="http://www.thule-italia.net/Storia/MathildeLudendorff.html">http://www.thule-italia.net/Storia/MathildeLudendorff.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">[3] A questo indirizzo: thule@thule-italia.org  – oppure tel: 340 4948046 è possibile ordinare una perfetta ristampa del porfolio <em>Vom Lebensbaum deutscher Art</em> di 12 disegni di militi SS di Wolfgang Willrich prefazione di Heinrich Himmler.</p>
<p style="text-align: justify;">[4] Presso la libreria ARNDT-Buchdienst, Postfach 3603, D 24035 Kiel <a title="Lesen und Schenken" href="http://www.lesenundschenken.de/">http://www.lesenundschenken.de/</a> &#8211; Tel. 04384 59700 Fax. 04384 597040 è possibile ordinare due poster formato 30×42 <em>Giovane contadina della Prussia Orientale </em>e <em>Deutsche Familie</em>, un portfolio di 12 ritratti 30×21 estratti dal libro <em>Das Edlen ewiges Reich</em> al costo di 15 euro. Il libro è stato messo completamente in rete per la parte del testo al sito <a href="http://www.galleria.thule-italia.com/DasEdlenEwigesReich.pdf">http://www.galleria.thule-italia.com/DasEdlenEwigesReich.pdf</a> e per la parte grafica al sito <a></a><a href="http://www.galleria.thule-italia.com/edlen.html">http://www.galleria.thule-italia.com/edlen.html</a>. Presso la casa editrice Effepi è possibile ordinare il volume <em> Donne e uomini di Germania. L’ideale ariano nei ritratti di Wolfgang Willrich</em>, Effepi, 2007, euro 10,00. Richiedere a: Edizioni Effepi Via B. Piovera 7 – 16149 Genova. Telefono: 010 6423334 cell 338 9195220 Posta elettronica: effepiedizioni@hotmail.com  – <a href="http://www.effepiedizioni.com">http://www.effepiedizioni.com</a></p>
<p style="text-align: justify;">[5] Consultabile anche al sito <a href="http://www.vho.org/censor/tE.html">http://www.vho.org/censor/tE.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">[6] Elenco dei libri al bando in Germania, Svizzera e Francia consultabile al sito <a href="http://vho.org/censor/Censor.html">http://vho.org/censor/Censor.html</a>; cfr. Martin Lüders, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/distruzionelibri.html"><em>La più grande campagna di distruzione di libri di tutta la storia</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Notizie biografiche in:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mortimer G. Davidson <em>Kunst in Deutschland 1933-1945</em>, Band II Malärei, 1992, Grabert Verlag, Postfach 1629, D – 72006 Tübingen Tel.07071 4070-0 Fax 07071 &#8211; 407026 – <a title="Grabert Verlag" href="http://www.grabert-verlag.de/">http://www.grabert-verlag.de/</a> – Email: info@grabertverlag.de</p>
<p style="text-align: justify;">Klaus J.Peters, <em>Wolfgang Willrich Kriegzeichner-War Artist</em>, R.James Publishing, P.O. Box 23456, San Jose, California 95153-3456 USA Tel.408 2255777 Fax 408 2254739 – <a title="Bender Publishing" href="http://www.bender-publishing.com/">http://www.bender-publishing.com/</a> &#8211;  E-mail: order@bender-publishing.com</p>
<p style="text-align: justify;">Tom Capparelli, <em>The military postcards of the third Reich</em>, Published by Tom Capparelli, P.O. Box 655, Villa Park, IL 60181,USA.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume <em>Aryan  Portraits </em>con ritratti di W. Willrich in bianco e nero, testo in inglese e tedesco, costo 10,00 dollari americano è ordinabile a: RJG Enterprises Inc. – PO Box 6424 – Lincoln NE 68506 – USA. E-mail: info@third-reich-books.com – <a href="http://www.third-reich-books.com/third-reich-nazi-books.htm#SS">http://www.third-reich-books.com/third-reich-nazi-books.htm#SS</a></p>
<p style="text-align: justify;">Sito che ha messo in rete gran parte dell’opera di Wolfgang Willrich, Galleria d’Arte Thule: <a href="http://www.galleria.thule-italia.com/ ">http://www.galleria.thule-italia.com/ </a></p>
<p style="text-align: justify;">Nello spazio dedicato a Wolfgang Willrich: <a href="http://www.galleria.thule-italia.com/catalogowillrich.html">http://www.galleria.thule-italia.com/willrich.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">Lavori di Wolfgang Willrich in commercio/Available works of Wolfgang Willrich: <a href="http://www.galleria.thule-italia.com/catalogowillrich.html">http://www.galleria.thule-italia.com/catalogowillrich.html</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wolfgang-willrich.html' addthis:title='Wolfgang Willrich ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/wolfgang-willrich.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Arte]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Centro Studi La Runa online]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Heimat]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Rommel]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Stefan George]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[völkisch]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Volksgemeinschaft]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wandervogel]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Hermann Hendrich</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/hermann-hendrich.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/hermann-hendrich.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 14:14:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Studi La Runa online]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[dipinti]]></category>
		<category><![CDATA[Elke Rohling]]></category>
		<category><![CDATA[Hendrich]]></category>
		<category><![CDATA[Hermann Hendrich]]></category>
		<category><![CDATA[Königswinter]]></category>
		<category><![CDATA[Nibelungenhalle]]></category>
		<category><![CDATA[Nibelungenhort]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[Thale]]></category>
		<category><![CDATA[Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[Walpurgishalle]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=5992</guid>
		<description><![CDATA[Hermann Hendrich fece parte di quel gruppo di artisti e pittori che furono fortemente ispirati dall’idea wagneriana del Gesamtkunstwerk e condivisero la passione per l’eredità germanica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/hermann-hendrich.html' addthis:title='Hermann Hendrich '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-5994" style="margin: 10px;" title="hendrich1" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hendrich1.jpg" alt="" width="232" height="233" /><em>Copertina rigida, 104 pagine, numerose illustrazioni a colori e bianco e nero. Testo in tedesco ed inglese, Selbstverlag Werdandi, 2001. IBSN 3-00-008228-X</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questo bel libro è frutto dell’entusiasmo e della passione di una persona. Qualche anno fa, Elke Rohling ebbe l’idea di formare un’organizzazione no-profit per raccogliere e diffondere il lavoro artistico del pittore tedesco Hermann Hendrich e per preservare i suoi templi dell’arte totale per le generazioni future. Il risultato di questo impegno è stata l’associazione culturale Nibelungenhort che ha prodotto questo libro, un CD dallo stesso titolo e un grosso sforzo per diffondere l’opera di Hendrich.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-5995" style="margin: 10px;" title="hendrich2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hendrich2.jpg" alt="" width="160" height="240" />Insieme a Fidus, Franz Stassen, e <a title="Ludwig Fahrenkrog" href="http://www.centrostudilaruna.it/ludwig-fahrenkrog.html">Ludwig Fahrenkrog</a>, Hermann Hendrich fece parte di quel gruppo di artisti e pittori che furono fortemente ispirati dall’idea wagneriana del <em>Gesamtkunstwerk</em>. Essi condivisero la passione per l’eredità germanica trasmessa dalle fiabe e dalle saghe dell’<em>Edda </em>che influenzò molti movimenti mistici, esoterici ed artistici del tempo. Presero parte a quella temperie culturale che, anche attraverso la pittura simbolista, la <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> sull’idea della natura mistica, e i movimenti della riforma della vita, cercarono di ricreare un nuovo paganesimo alla fine del 1800.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hendrich3.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5996" style="margin: 10px;" title="hendrich3" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hendrich3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In contrasto con le precise linee <em>Art Nouveau </em>di Stassen, Hendrich scelse una tecnica più espressionista che seppe magistralmente rappresentare leggende e paesaggi impregnati di misticismo. Spesso le sue figure sfumano e divengono parte stessa del paesaggio nella sua inscindibile totalità. Il suo ritratto di Odino nella luce del tramonto degli Dei ci mostra un Dio solo, avvolto dalle tenebre, mentre i fuochi del Ragnarök brillano distanti. In contrasto con i piani grandiosi ma mai realizzati di Fidus e Fahrenkrog per la creazione di templi architettonici, Hendrich riuscì a realizzare le sue idee per dare alla sua arte una sede stabile e pubblica: il Nibelungenhalle di Königswinter e il Walpurgishalle di Thale sono i due esempi più conosciuti e famosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hendrich4.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5997" style="margin: 10px;" title="hendrich4" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hendrich4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Per aumentare la diffusione del libro il prezzo è, per un libro d’arte con molte illustrazioni a colori e bianco e nero, assai contenuto. I testi sono in tedesco ed inglese. Nel volume sono presenti in separati capitoli i progetti architettonici che coinvolsero l’artista, un’esaustiva carrellata sui suoi quadri più famosi, una biografia e bibliografia completa ed un autoritratto biografico scritto dallo stesso artista. Speriamo che la visione di questo libro spinga al <em>Wanderlust</em> verso i templi di Hendrich coloro che volessero rendere omaggio al suo eccezionale lavoro artistico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hendrich5.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5998" style="margin: 10px;" title="hendrich5" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hendrich5-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Alla fine del XVIII secolo e negli anni seguenti molti circoli artistici furono caratterizzati dall’egemonia di una visione puramente razionalista del mondo, che comportava da un lato la rottura e la perdita dei valori religiosi e dall’altra una carenza nella comprensione integrale della realtà. La vita moderna con la sua crescente meccanizzazione, il rapido traformarsi dei valori e degli stili di vita, che si manifestavano anche con la diffusione di nuove concezioni metafisiche e religiose, segnavano dei profondi cambiamenti che erano particolarmente evidenti nell’arte e nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> di quel periodo. Bernahard Juchmann descriveva così questa atmosfera nella sua introduzione del libro di presentazione del “Halle Deutscher Sagenring”: “L’inquietudine e la frenesia della nostra epoca in cui le forze ferree della meccanizzazione distruggono molti luoghi dell’arte offriamo con le opere di Hendrich un eremo in cui le giovani generazioni possano dedicarsi alla riflessione e alla memoria nella contemplazione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle reazioni a questo crescente senso d’incertezza &#8211; un senso di minaccia provocato dalle rapide trasformazioni &#8211; fu l’interesse per la mistica. Al cambio del secolo nel mondo dell’arte si manifestò una simultanea tendenza a ritornare ai temi del Romanticismo e specialmente alla ripresa dell’interesse per il sacro, il mito, le antiche saghe. In questo spirito si può comprendere il lavoro artistico di Hermann Hendrich. La sua opera è ispirata dal neoromanticismo e dal <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> che manifestò le sua vitalità alla fine del XIX secolo. I suoi dipinti sono spesso caratterizzati dallo sforzo costante di non rappresentare solo l’immagine oggettiva del soggetto ma anche la sua verità nascosta, esoterica che si rivela allo stesso artista attraverso il percorso contemplativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hendrich6.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5999" style="margin: 10px;" title="hendrich6" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hendrich6-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nonostante il considerevole successo raggiunto alla fine del secolo scorso Hermann Hendrich sembra esser stato completamente dimenticato dal mondo dell’arte tedesca contemporanea. Nella maggior parte delle enciclopedie dell’arte il suo nome non è nemmeno menzionato e, quando lo è, le informazioni riportate sono spesso incomplete o completamente errate. In aggiunta a ciò non è disponibile in commercio nessuna monografia sul suo lavoro. Solo in pochissime pubblicazioni vengono mostrati i suoi dipinti: una selezione degli artisti della regione tedesca dello Harz o lo splendido lavoro antologico dedicato al riscontro artistico dell’opera di Richard Wagner (J. Mota- M. Infesta, <em>Das Werk Richard Wagners im Spiegel der Kunst</em>, Grabert Verlag 1995 grabert.verlag@t-online.de). Ma nessuna di queste pubblicazioni va oltre una presentazione generica. Oltre ai due famosi templi dell’arte, il Nibelungenhalle di Königswinter e il Walpurgishalle di Thale in cui i suoi affascinanti dipinti sono accessibili al pubblico, solo una strada a Berlino (Heringer Strasse che porta alla Hendrichplatz) ed una targa sulla sua casa natale di Heringen ricordano il pittore. Conseguentemente a ciò, dalla sua morte, la ricca produzione artistica di Hendrich non ha avuto il meritato riconoscimento. Il lavoro non si esaurisce ai dipinti ad olio e agli acquarelli ma comprende i grandi dipinti per cui furono costruiti i templi, testimonianze viventi della sua immensa passione per la mitologia germanica e per il Romanticismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo libro è la prima monografia completa dedicata all’artista dalla sua morte nel 1931 e cerca di riportare su Hendrich l’attenzione del pubblico. Nonostante le accurate ricerche sulla vita e le opere di Hendrich molti aspetti rimangono sconosciuti. Un numero considerevole dei suoi dipinti fu distrutto durante l’ultima guerra; molti dei suoi dipinti giovanili furono esposti e venduti negli USA e non se ne conosce più la localizzazione. Un indice completo delle opere mancanti non è stato compilato: nel testo abbiamo inserito un indice temporaneo e presumibilmente incompleto. Malgrado queste circostanze si sono elencate le opere principali ma anche la biografia resta incompleta. I registri civili dei luoghi dove Hendrich ha vissuto spesso non hanno fornito informazioni utili e molti documenti sono stati distrutti dalla guerra. Anche in mancanza di dati concreti si è cercato di fare un lavoro biografico nella maniera più accurata possibile, ma errori non possono essere esclusi. Per quanto riguarda i dipinti si è cercato di farne un elenco completo, elencando anche gli schizzi da cui provengono. Hendrich faceva molti schizzi che spesso diventavano un quadro solo quando i disegni erano diventati popolari sulle riviste o nelle esposizioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hendrich7.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5993" style="margin: 10px;" title="hendrich7" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hendrich7-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La sua ossessione per la pittura ci è mostrata dal fatto che spesso egli usava la tela sui due lati, specie quando l’ispirazione lo portava a rappresentarsi una variazione del soggetto che stava dipingendo. Molte informazioni di questo libro sono state fornite da persone che hanno conosciuto personalmente Hendrich. L’uso di queste fonti ha comportato il problema che molte di queste erano in rapporti di stretta amicizia con l’artista o erano ferventi ammiratori dell’opera di Richard Wagner come lo era lo stesso Hendrich. Spesso essi trovavano nei lavori di Hendrich il riflesso di uno stato ideale dell’essere e così il loro giudizio perdeva di oggettività.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea di questo libro su Hendrich è nata dal desiderio di avere e fornire ad altri maggiori informazioni sull’artista dopo la visita dei famosi templi dell’arte il Nibelungenhalle di Königswinter e il Walpurgishalle di Thale. L’intenzione del libro è quella di costruire un ponte tra la passata popolarità dell’artista e l’attuale stato di assoluta dimenticanza della sua opera nei tempi moderni, in cui da un lato il suo nome affonda sempre più nell’oblio e da un altro lato si assiste ad una forte tendenza verso il ritorno ai valori del passato e alla riscoperta delle proprie radici culturali, che possono riconoscersi anche attraverso i lavori di Hendrich. Questo lavoro non vuole essere un lavoro accademico. Sarebbe meglio considerarlo una prima traccia, un’introduzione ad un lavoro artistico che sarà sempre più difficile da trovare ed ammirare: sappiano, quanti avranno la possibilità di contemplare questi dipinti nella tranquillità della riflessione, quanti duri sforzi di ricerca è costato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Indice: </strong>Prefazione, H. Hendrich, il suo lavoro, il Walpurgishalle di Thale, il Nibelungenhalle di Königswinter, la sala Hendrich nella casa Kehden a Kiel, la Halle Deutscher Sagenring nel Burg an der Wupper, H. Hendrich la mia vita e il mio lavoro, indice, bibliografia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il costo del libro comprese le spese di spedizione è di 25 euro da inviare a: Werdandi Selbstverlag, Postfach 1231, D &#8211; 48727 Billerbeck, E-Post: ElkeRohling@aol.com <a href="http://www.nibelungen-hort.de/">http://www.nibelungen-hort.de</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/hermann-hendrich.html' addthis:title='Hermann Hendrich ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/hermann-hendrich.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Arte]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Centro Studi La Runa online]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[dipinti]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Elke Rohling]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Hendrich]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Hermann Hendrich]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Königswinter]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Nibelungenhalle]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Nibelungenhort]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Richard Wagner]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Thale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wagner]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Walpurgishalle]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Basilio Cascella: el alma misteriosa de los Abruzos</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/basilio-cascella-alma-misteriosa-abruzos.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/basilio-cascella-alma-misteriosa-abruzos.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 14:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Studi La Runa online]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Spagnolo]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzos]]></category>
		<category><![CDATA[Basilio Cascella]]></category>
		<category><![CDATA[Cascella]]></category>
		<category><![CDATA[pintor]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=5611</guid>
		<description><![CDATA[Más de 50 años después de su muerte, Basilio Cascella, litógrafo, pintor, artista gráfico, ceramista, ilustrador y fotógrafo no es bien conocida y no tiene ningún lugar que le corresponde en el mundo del arte]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/basilio-cascella-alma-misteriosa-abruzos.html' addthis:title='Basilio Cascella: el alma misteriosa de los Abruzos '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/basiliocascella.jpg" border="0" alt="Basilio Cascella" width="197" height="274" align="right" />Más   de 50 años después de su muerte, Basilio Cascella, litógrafo, pintor,   artista gráfico, ceramista, ilustrador y fotógrafo no es bien conocida y   no tiene ningún lugar que le corresponde en el mundo del arte. Probablemente, el polifacético artista Abruzzo paga el precio que nunca han cedido a las mafias de la modernidad artística. Hasta el final se mantuvo fiel a su concepción tradicional del arte. Plenamente en su labor esmerada y fructífera, casi taller renacentista, su inspiración fue el Abruzzo y su gente. Arte   inspirado en la gente y la gente directa y tan clara, realista,   figurativa, natural y capaz de evocar a los dioses de la tierra y el   linaje ancestral. La   naturaleza del espíritu de Basilio Cascella se resume bien en esta   descripción que dio el pintor Giorgio De Chirico en 1948 y presentará su   personal en Milán: &#8220;Es un hombre incansable de edad, un hijo de  aquel  país de gente guapa &#8216;s Abruzzo, que nunca se ha visto afectado  por el  modernismo y se mantuvo fiel a los ideales de su juventud y su  madurez&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Basilio Cascella nació en Pescara 2 de octubre 1860. Los padres se hacen a medida Francesco Paolo Cascella y su esposa Marianna Siciliano. Basilio   pasó su primera infancia a Ortona a Mare, donde se había trasladado de  su  pequeño taller padre que lo emplea en sus primeros trabajos como   aprendiz. A   tan solo 15 años Basilio decide seguir su vocación artística y se van   andando y con poco dinero la ciudad de Abruzzo para Roma. Asistió a la escuela nocturna y entrar en el Artieri como aprendiz en la imprenta establecimiento Salomón Louis. Esta experiencia de la infancia marcarán profundamente su trayectoria artística. En   1879 se estableció en Nápoles, el epicentro del arte del Sur, y entró   en contacto con muchos otros artistas: los hermanos Palacios Abruzos, Domenico   Morelli y Francesco Paolo Michetti, que había ganado fama en   1877 con el famoso cuadro <em>La fiesta del Corpus Christi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/basiliocascellalabellezza.jpg" border="0" alt="Basilio Cascella, La Bellezza, pannello in ceramica, Montecatini, Stabilimento Tettuccio, 1927" width="352" height="399" align="left" /> Su formación tiene lugar fuera de las escuelas académicas y se refiere   explícitamente al realismo, que siempre seguirá siendo un hito en la   manera de entender el arte. Sus actividades creativas son múltiples: un pintor, artista gráfico e ilustrador. Durante   el período de servicio militar en Pavía siente la necesidad de   centrarse en los trabajos figurativos pintados por el artista Vincenzo Irolli. Se trasladó a Milán, donde abrió en Corso di Porta Vittoria 3, un establecimiento litográfico de la ilustración. Trabaja   como diseñador gráfico para varias empresas y participa en algunas   obras en el Nacional de Arte de Turín en 1884, la Venecia de 1887, el   Londres de 1888 y el 1891 Palermo.<br />
<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888302239"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/basiliocascellalavita.bmp" border="0" alt="Franco Di Tizio, Basilio Cascella. La vita (1860-1950)" width="93" height="131" align="right" /></a> En 1889 contrajo matrimonio con Concetta Palmerio le dará siete hijos. Los tres hijos de Tommaso, Michele y Gioacchino continuar el trabajo de su padre y formar una dinastía familiar de arte única. Cascella   se trasladó a Pescara y 30 de enero 1895 el Concejo Municipal en   calidad de la oferta de tierra para que pueda construir una planta de la   litografía y la pintura se convertirá pronto en una verdadera escuela   de arte para mucha gente joven (ahora museo Via Marconi la construcción   dedicada a él). En   1899, después de reunir a su alrededor un círculo de escritores y   artistas locales, Cascella publica el primer número de &#8220;L’illustrazione abruzzese&#8221;. El amor por su tierra y el estudio de sus antiguas tradiciones ilumina el impulso fundamental la implantación de la empresa. Entre los más destacados colaboradores <a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/gabriele-dannunzio" target="_blank">Gabriele <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/gabriele-dannunzio" target="_blank">d&#8217;Annunzio</a></span><img id="snap_com_shot_link_icon" src="http://i.ixnp.com/images/v6.42/t.gif" alt="" /></a>, un punto de referencia e inspiración a través de las páginas de <em>novo Canto</em>, <em>Tierra Virgen</em>, <em>El Triunfo de la Muerte</em> y la <em>hija de Iorio</em>. Otros estímulos a la revista proviene de la investigación sobre el folclore de Antonio De Gennaro Finamore y Nino.<br />
<img class="aligncenter" style="border: 0pt none;" src="../immagini/basiliocascellasuonoesonno.jpg" border="0" alt="Basilio Cascella, Il suono e il sonno, olio su tela, 300x 400, 1893, Chieti, Palazzo della Prefettura" width="640" height="569" /><br />
Después del experimento de &#8220;L’illustrazione abruzzese&#8221;, duró cinco números  y  cerró por falta de fondos, Cascella se reanuda la actividad   periodística en 1900 con la revista &#8220;L’illustrazione meridionale&#8221; en 1905 se   reanudó con un segundo juego de aventura de &#8220;L’illustrazione abruzzese&#8221;,   que dura cinco números y continuará desde 1914 hasta 1915 con &#8220;La Grande illustrazione&#8221; se cerró con el comienzo de la guerra. Además   Cascella, que enriquece los extremos con dibujos, pinturas,   reproducciones de sus famosas postales, revistas colaborar para artistas   como Luigi <a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/luigi-pirandello" target="_blank"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/luigi-pirandello" target="_blank">Pirandello</a></span><img id="snap_com_shot_link_icon" src="http://i.ixnp.com/images/v6.42/t.gif" alt="" /></a>y   Umberto Saba, Gennaro Finamore, Filippo Tommaso Marinetti, Sibilla Aleramo,   Matilde Serao, Grazia Deledda, Ada Negri, Guido Gozzano, Giovanni   Pascoli y muchos otros. El   trabajo de litógrafo se expresa maravillosamente en la famosa serie de   tarjetas postales que se unen en el comienzo del siglo como la primera   obra de arte de los carteles y fotografías. Numerosas   series siempre han venido desde su fundación como tema la   representación del paisaje, tradiciones, costumbres y oficios de la   gente de Abruzzo. Una serie de postales de Basilio Cascella se presenta en la Exposición Internacional de Arte Decorativo en Turín en 1902. Incluso hoy en día, las tarjetas son un tema excepcional documento regional antropológica de la cultura rural.</p>
<p style="text-align: justify;">En   1917 se trasladó con los niños en Rapino, a los pies de la Maiella,   donde las huellas de expresión popular, así como Abruzzo, desarrolla una   intensa alfarero de estar expuestos a la Exposición Internacional de   Artes Decorativas en Monza en 1925 y 1927. Realiza numerosas obras de cerámica y loza. En   1924, de entre tres paneles de colores para la tumba del héroe en la   cueva santuario Bafile Abruzzo Andrea Maiella, en 1926 siete grandes   paneles para la galería de la barra del bar de la copa en Montecatini   Terme, en el año 1930 con vistas a cinco grandes paneles ciudades   italianas para la galería de la estación de Milán, en 1939, los paneles   decorativos para la terminal del ferry en Messina en el proyecto de su   hijo Michael.<br />
<img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/basiliocascellamietitriceabruzzese.jpg" border="0" alt="Basilio Cascella, Mietitrice abruzzese, Coll. Casa del Pane" width="258" height="400" align="right" /></p>
<p style="text-align: justify;">Juntos se desarrolla la actividad de trabajo de alfarero con portadas   para revistas gráficas, la famosa serie de tarjetas postales de hoy   buscados por los coleccionistas, los pósters y política de compromiso   social. Después de conocida la simpatía por el socialismo a principios de siglo (trabajó en <em>Avanti della domenica</em>,   el suplemento del mismo diario), se adhiere al fascismo en los años 20  y  24 de marzo de 1929 fue electo diputado para el período de sesiones   Veinte, puesto que mantiene hasta 1934, con la participación en   cuestiones de arte aplicado, la educación artística y la formación de   los profesores de arte. Y   «convencido de que, con base en la experiencia personal de la   renovación del mundo artístico debe venir de una embarcación de la   escuela duros hechos de la manera tradicional por los profesores y   aprendices. Cascella   no tenía maestros, su inspiración provino de su alma y el encanto de  su  tierra natal: fue ante todo un artesano orgulloso de su origen  popular. Abruzzo,   y mítica tierra salvaje y su población rural a permanecer durante toda   su vida, la fuente principal de inspiración para el artista. En   la presentación de la segunda serie de &#8220;L’illustrazione abruzzese&#8221; Cascella  escribe estas palabras muy claras: &#8220;El poder y la simplicidad  de  nuestra tierra fue tan profundamente italiano, la belleza de su  suelo,  la solemnidad de los ritos, la rudeza de sus maneras, nuestro  ideal de  integrar el arte y expresarse&#8221;. Para explicar esta centralidad de la cuestión de la patria, Anna M. Damisela   escribió en su libro sobre el artista: &#8220;La persistencia en los mitos   Abruzzo más de cualquier otra región paganas de la supervivencia de un   panteísmo primitivo como el alma inmutable de la fuerza de la gente, la   superposición y confusión de los mitos con las cristianas dar a las   costumbres, las creencias que singular variedad y riqueza que atrae a   escritores y artistas&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8885854524" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/basiliocascellacatalogocartoline.bmp" border="0" alt="F. Battistella (cur.), Basilio Cascella. Catalogo delle cartoline" width="228" height="320" align="left" /></a> Basilio Cascella sigue siendo muy activa incluso en la vejez: Realizó   numerosas obras, muchas comprado por el soberano, incluyendo la tela   para la boda del Príncipe de Piamonte Villa Savoia en Roma en 1930, las   pinturas alegóricas <em>La terra e il mare </em>para el Palacio de Gobierno Bolzano en 1934 en colaboración con su hijo Thomas, <em>Il giorno della fede </em>en el Palacio del Quirinal en Roma, <em>Gente italica </em>e <em>Fabbro </em>al Ministerio del Interior en Roma, <em>Trebbia del grano </em>al Ministerio de Agricultura. Y presente en diversas exposiciones como la Cuadrienal de Roma de 1931,   la Cuarta Exposición Provincial del Sindicato fascista de Bellas Artes   de Abruzzo y Molise en Campobasso, en 1937. Se celebra el último solo show en Milán en 1948. Murió en Roma en 1950.</p>
<p style="text-align: justify;">Su   amigo José Romualdi escribe de él: &#8220;Su mayor sueño es puro y puede   significar la belleza de su tierra, pues la artista se refleja el alma   pagana&#8230; Tomó el alma de Abruzzo&#8230; Se perdió la señal inequívoca de   un alma fuerte y el desierto virgen, pero lleno de fe y juventud&#8230;   Estudió el alma del paisaje, las almas de su pueblo a veces triste ya   veces alegre pero triste&#8221;.<br />
<img class="alignright" style="border: 0pt none;" src="../immagini/basiliocascellatrionfodivenere.jpg" border="0" alt="Basilio Cascella, Trionfo di Venere, pastello su carta, 1900" width="393" height="400" align="right" /></p>
<p style="text-align: justify;">Cascella Basilio obras se pueden admirar en el Museo &#8220;Basilio Cascella&#8221; Via G Marconi 45-65121 Pescara tel. 085/4283515 (<a rel="nofollow" href="http://muvi.org/museocascella">http://muvi.org/museocascella<img id="snap_com_shot_link_icon" src="http://i.ixnp.com/images/v6.42/t.gif" alt="" /></a>) y el Museo de Arte Contemporáneo Palacio Farnese Pinacoteca Cascella, Paseo Oriente 3-66026 Ortona (Ch) tel. 085 9066202 (http://www.museofarnese.it), actualmente cerrado por renovación.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografía</strong><br />
A. M. Damigella – G. Reggi, <em>Basilio Cascella e la “Illustrazione abruzzese” dal verismo al simbolismo</em>, Carsa Edizioni, 1991, Pescara, 112 Ill. colori e b/n<br />
F. Battistella, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8885854524"><em>Basilio Cascella. Catalogo delle cartoline</em></a>, Carsa Edizioni, 1997, 320 Ill. colori e b/n.<br />
I. Mataloni, <em>Basilio Cascella Cartoline</em>, Intercard, 1997, Torino, www.intercardsrl.com.<br />
<em>Catalogo Pinacoteca Cascella</em>, Palazzo Farnese, Ortona, 2000.<br />
<em>Catalogo digitale Cascella una famiglia di artisti</em>, Museo “Basilio Cascella”, 2002, Pescara.<br />
F. Di Tizio, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888302239"><em>Basilio Cascella. La vita (1860-1950)</em></a>, Edizioni Ianieri, 2006, Altino (CH).<br />
Catalogo della mostra <em>Le cartoline di Basilio Cascella </em>a cura della Cassa Risparmio l’Aquila, 2006.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/basilio-cascella-alma-misteriosa-abruzos.html' addthis:title='Basilio Cascella: el alma misteriosa de los Abruzos ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/basilio-cascella-alma-misteriosa-abruzos.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Arte]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Centro Studi La Runa online]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Spagnolo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Abruzos]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Basilio Cascella]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Cascella]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[pintor]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Josef Weinheber</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/josef-weinheber.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/josef-weinheber.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 15:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura tedesca]]></category>
		<category><![CDATA[Auden]]></category>
		<category><![CDATA[Kirchstetten]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[völkisch]]></category>
		<category><![CDATA[volkslied]]></category>
		<category><![CDATA[Weinheber]]></category>
		<category><![CDATA[Wystan Hugh Auden]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=4135</guid>
		<description><![CDATA[Josef Weinheber (Vienna, 9 marzo 1892 – Kirchstetten, 8 aprile 1945) è stato un poeta austriaco, importante rinnovatore della tradizione dei Volkslieder]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/josef-weinheber.html' addthis:title='Josef Weinheber '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><strong><em>Premessa a questo breve scritto: Die Gedanken sind frei!</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche settimana fa scrissi ad una lista di insegnanti di tedesco del <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> Institut (tedesco-lis@goethe.de) per chiedere se qualcuno degli iscritti potesse fornirmi una traduzione (per errore scrissi tradizione) della poesia di Josef Weinheber “Künstler und Volk”. Non osavo avventurarmi nella traduzione di un grande poeta con il mio tedesco approssimativo ed appena sufficiente per la sopravvivenza in terre tedesche.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di questo mio intervento avevo solamente segnalato agli iscritti alla lista un canto lanzichenecco del 1525 e un incisione di Georg Sluyterman von Langeweyde che illustrava un <em>Volkslied</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non conoscevo assolutamente nulla di Weinheber: sapevo solo che era stato un grande poeta, un nazionalsocialista e si era suicidato nel 1945. Semplicemente mi incuriosiva un suo canto che avevo sentito in un filmato trovato sulla rete. Appena qualche giorno dopo dalla lista sorsero 5 o 6 feroci inquisitori che minacciavano sfracelli perché avevo inserito “propaganda nazista”. Chiedevano la mia rimozione, severe sanzioni, forse sognavano il mio internamento. Qualcuno ancora più zelante si diede alla caccia grossa. Trovò sulla rete il nome “Harm Wulf” scoprendo addirittura che avevo scritto articoli su artisti e scrittori con un passato non democraticamente doc (vedi <a title="Harm Wulf" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/harm-wulf/">lista</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa pietosa di questa demenziale vicenda è che non uno degli iscritti alla lista osò prendere posizione per spiegare (missione impossibile) ai solerti ed occhialuti inquisitori che se il poeta austriaco Josef Weinheber poteva essere catalogato tra i proscritti come “nazista” si sarebbe dovuto procedere con lo stesso criterio ad una catartica<strong> </strong><em>Bücherverbrennung </em>(rogo di libri di bruna memoria) inserendo nella pira i testi e le opere di altri “maledetti nazi” quali <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Martin Heidegger</a></span>, Carl Schmitt, <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>, Gottfried Benn, Richard Strauss, Herbert von Karajan, Arno Breker, <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a>, Ezra Pound, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span>, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span>,<strong> </strong>Louis Ferdinand <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span> ed altri quattro debosciati nella lista di proscrizione al sito: <a href="http://www.vho.org/censor/tA.html">http://www.vho.org/censor/tA.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">Comunico ai solerti inquisitori che purtroppo, anche oggi: <em>Die Gedanken sind<strong> </strong>frei!</em> <a href="http://ingeb.org/refer/diegedan.MP3">http://ingeb.org/refer/diegedan.MP3</a></p>
<p style="text-align: justify;">P.S.: Ai censori della lista consiglio di intervenire sul municipio di Vienna che ha addirittura fatto erigere nel 1975 un monumento al “nazista” nello Schillerpark (infame opera dello scultore Josef Bock), chiedendone la rimozione immediata.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Josef Weinheber</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(9/3/1892 Vienna – 8/4/1945 Kirchstetten) </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4136" class="wp-caption alignright" style="width: 248px"><img class="size-full wp-image-4136" title="Weinheber" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/Weinheber.jpg" alt="" width="238" height="326" /><p class="wp-caption-text">Josef Weinheber. Foto del 1937.</p></div>
<p><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«La terra che un giorno ci partorì</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>di nuovo ci accolse per purificarsi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E come ci inginocchiamo, al tuo servizio</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>la sua polvere ci donerà ali per divenire uomini».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da  <a title="Luca Lionello Rimbotti" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/luca-leonello-rimbotti/">L. L. Rimbotti</a> in <a href="http://www.uomo-libero.com/articolo.php?id=348">http://www.uomo-libero.com/articolo.php?id=348</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <a title="Marino Freschi" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/marino-freschi/">Marino Freschi</a> in <em>La letteratura nel Terzo Reich</em> (Editori Riuniti), Josef Weinheber è: “il più autentico poeta di lingua tedesca che aderisce al nazismo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Weinheber nasce a Vienna nel 1892 nel quartiere di Ottakring e perde nel 1904 i genitori e la sorella minore per la tubercolosi. Nel 1910 muore della stessa malattia anche la sorella più vecchia. Trascorre sei lunghi anni in un orfanatrofio in condizioni economiche precarie e nel degrado sociale prima che la madre di un compagno di scuola lo prenda a vivere con se.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il liceo serale, nel 1911, riesce a farsi assumere in un ufficio postale e trascorre molti anni in questo impiego, dedicandosi ad uno studio durissimo da autodidatta. Per leggere i classici impara il greco ed il latino e si dedica alla poesia di Hölderlin. Inizia un attività poetica priva di riconoscimenti malgrado la sua indiscussa maestria nello scrivere versi. Nel 1919 Weinheber sposa una giovane ebrea, Emma Fröhlich, che lo incoraggia al lavoro artistico della poesia e della pittura. Il matrimonio finisce in meno di un anno per il rifiuto dell’artista a formare una famiglia, compito a cui non si sentiva pronto.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1919 collabora con il periodico satirico viennese “Die Muskete” e viene influenzato delle opere di A. Wilgans, R. M. Rilke e K. Kraus. Del 1920 è la prima raccolta<em> Der einsame Mensch</em> (L&#8217;uomo solitario).  Nel 1923 esce il suo primo libro, <em>Von beiden Ufern</em> (Da entrambe le sponde), e nel 1924 l’autobiografia <em>Das Weisenhaus</em> (L’orfanatrofio) che viene pubblicata dal giornale socialista Arbeiterzeitung e nel 1926 <em>Boot in der Bucht</em> (La nave nella baia).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1927 si converte al protestantesimo e si sposa per la seconda volta con Hedwig Krebs, una collega di ufficio. Entra nel partito nazionalsocialista nel 1931 fino alla sua messa fuorilegge in Austria nel 1933. Frequenta gli amici M. Jelusich e R. Hohlbaum. Fino al 1932, anno di pubblicazione di <em>Adel und Untergang </em>(Nobiltà e tramonto),  ampliato nel 1934, non ottiene nessun tipo di riconoscimento da parte della critica letteraria, che non apprezza il suo rigoroso formalismo classico, il riferimento all’eroismo ed al richiamo del sangue. Queste tematiche, tipiche del movimento <em>völkisch</em>, e l’idea che il poeta incarni l’essenza del popolo piuttosto che la sua individualità, lo avvicineranno al movimento nazionalsocialista.</p>
<p style="text-align: justify;">“Weinheber si batte contro l’irresponsabilità dell’industria culturale, rivendicando la dignità immacolata della lingua tedesca, evocata dal poeta in ascetica solitudine, lontano dalla trivialità della società e dalla commercializzazione praticata dalla cultura moderna. Lo scrittore resta incurante del disprezzo sociale e superiore al successo e al consenso. Così vorrebbe restare, ma in realtà è tutt’altro che distaccato. Nel 1934 in <em>Sprache zur Abwehr</em> (Motto di difesa) esprime questo suo straziante complesso psicologico e poetico di risentimento e insieme di intenso visionarismo, che si eleva ad una conciliazione tra individualità e comunità popolare. “<em>Mich vollendend, diene ich dem Volke</em>” (compiendo me stesso servo il popolo). Si chiarisce il collegamento tra il titanismo eroico del singolo, dell’artista e la comunità attraverso quel servizio alla lingua identificato con la parola d’ordine nazionalsocialista di servire il popolo”.  (M. Freschi, op. cit. pag. 188).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1936 gli viene attribuito del Wolfgang Amadeus Mozart-Preis, un premio istituito dal cittadino americano Ernst Toepfer e dal fratello Alfred industriale di Amburgo per riparare i torti subiti dal popolo tedesco dall’iniquo trattato di Versailles. Con il denaro del premio acquista una casa a  Kirchstetten, la “Aigenhof”, dove vivrà con la moglie fino al 1945: molte delle sue poesie nasceranno in questa casa. Nel 1937 esce <em>O Mensch, gib acht (O uomo, fai attenzione)</em> schizzi e canzoni in forma popolare. Nel 1938<em> Zwischen Götter und Dämonen</em> (Tra dei e demoni) quattro odi sulla visione della realtà in cui raggiunge la perfezione formale del classico ispirandosi ancora ad Orazio e a F. Hölderlin.  Il meglio della sua poesia è tuttavia contenuto in <em>Kammermusik</em> (1939; Musica da camera). È anche autore della raccolta di strofe popolari, in parte in dialetto viennese, <em>Wienwörtlich</em> (1935; Vienna alla lettera). Nel 1941 ottiene il premio letterario Grillparzer-Preis insieme a Mirko Jelusich. Nel 1944 esce la raccolta di liriche <em>Dokumente des Herzens</em> (Documenti del cuore).</p>
<p style="text-align: justify;">L’8 aprile 1945 Josef Weinheber sceglieva il suicido o meglio la libera morte, in tedesco &#8220;Freitod&#8221;, per non cadere nelle mani dei russi. Secondo Ida Magli (in <a href="http://leguerrecivili.splinder.com/archive/2004-06">http://leguerrecivili.splinder.com/archive/2004-06</a> ) “si spegneva così una delle ultime voci di consapevolezza tedesca”.</p>
<p style="text-align: justify;">Con i sovietici già dentro Vienna il poeta, pochi giorni prima del suicidio, scrive questa nota:<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">“E’ necessario rappresentare ancora una volta la sostanza di tutta la poesia occidentale prima che essa  venga travolta nel generale naufragio dello spirito”.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, prima della sua tragica scelta:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Una povera esistenza si salva sempre</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>nella venale eredità di un giorno venale</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>grande è soltanto il nostro sacrificio.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Anche la terra si disperde e gli dei muoiono</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>eppure, anche la morte continua.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Permane l&#8217;inutilità e dura anche la notte che ci avvolge.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>A noi non si addice domandare.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>A noi si addice cadere, ciascuno sul proprio scudo&#8221;.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Nel 1947 viene pubblicato postumo <em>Hier das Wort (</em>Qui è la parola<em>)</em>. Per diverso tempo i libri del poeta furono proscritti dal governo austriaco, ma la raccolta completa del suo lavoro apparve tra il 1953 ed il 1956 in cinque volumi. Nella stessa cittadina di Kirchstetten nel 1958 acquisterà una casa il poeta inglese Wystan Hugh Auden 1907-1973 che è sepolto nel cimitero della chiesa cattolica. La sua abitazione (Hinterholz 6 oggi museo) distava pochi metri da quella di Weinheber. Auden  dedicherà una poesia al poeta austriaco che, malgrado si fosse riavvicinato al cattolicesimo, non poté essere sepolto nel cimitero della chiesa. Auden scrisse nella raccolta Cinque poesie d’occasione “Joseph Weinheber” inserita nella raccolta <em>City Without Walls and Other Poems </em>del 1965 (traduzione italiana <em>Città senza mura</em>, 1981, Mondadori, pagina 50):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>“Reaching my gate, a narrow<br />
lane from the village<br />
passes on into a wood:<br />
when I walk that way<br />
it seems befitting to stop<br />
and look through the fence<br />
of your garden where (under<br />
the circs they had to)<br />
they buried you like a loved<br />
old family dog”.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Giunge al mio cancello, uno stretto sentiero dal villaggio e s’inoltra in un bosco: quando vado in quel senso sembra giusto fermarmi e guardare dal recinto del giardino nel quale (lo dovevano in quelle circostanze) ti seppellirono come un vecchio amato cane di famiglia.”</p>
<p style="text-align: justify;">Nella poesia Auden ricorda con tristezza la parabola artistica ed esistenziale di Weinheber che immagina “irretito” da “uomini astute e pericolosi” che lo hanno tenuto all’oscuro dei loro crimini per avere il suo appoggio. La pietà affiora alla conclusione della poesia: “…Guardando in fondo alla nostra valle… rispetterei anche te, mio Vicino e Collega.”</p>
<p style="text-align: justify;">Nel novembre del 1995 la collezione Weinheber è diventata ufficialmente il Museo Josef Weinheber in cui si trovano gli scritti, le fotografie e gli oggetti appartenuti al poeta. Nel giardino della casa museo diretta dal figlio Christian Weinheber-Janota c’è la tomba del poeta (Museo Josef Weinheber- Josef Weinheber-Straße 36, 3062 Kirchstetten &#8211; Austria; Tel. (0043) (0)2743 89 89; <a href="http://www.kirchstetten.at/">http://www.kirchstetten.at/</a> -<a href="mailto:information@weinheber.at"> http://www.weinheber.at/</a>)</p>
<p><strong>1932</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>QUID PRO QUO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ich sehe mich ganz</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;überliefert&#8221; schon</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>reden Juden von unserer</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Tradition&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Mi vedo già</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;consegnato&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">parlano gli ebrei della nostra</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;tradizione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1933</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DIE NICHTEXISTENTEN</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Das Wort Jude ist tabu.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gibt es welche? Gibt es keine?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>was verbirgt es, das Getu?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ach wir kämen nie ins reine,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>bliebe da der Grund getrübt,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>nicht die Wirkung starr bestehen:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Daß es Antisemiten gibt,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>wird wohl kaum zu leugnen gehen.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GLI INESISTENTI</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La parola Giudeo è tabù.</p>
<p style="text-align: justify;">Ce ne sono? Non ce ne sono?</p>
<p style="text-align: justify;">cosa nasconde il Getu?</p>
<p style="text-align: justify;">Ahimé, non ci metteremo mai d&#8217;accordo</p>
<p style="text-align: justify;">se il motivo resta torbido,</p>
<p style="text-align: justify;">non considerare l&#8217;azione severamente</p>
<p style="text-align: justify;">che ci siano antisemiti,</p>
<p style="text-align: justify;">non si può certo negare.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DEUTSCHER FRÜHLING 1933</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Die Dichtkunst schloß sich freudig an.</p>
<p style="text-align: justify;">Es riecht nach Konjunktur.</p>
<p style="text-align: justify;">Herr Spunda trägt ein Hakenkreuz</p>
<p style="text-align: justify;">so groß wie seine Uhr.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PRIMAVERA TEDESCA 1933</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arte della poesia si chiuse allegramente</p>
<p style="text-align: justify;">Puzza di congiuntura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il signor Spunda porta una croce uncinata</p>
<p style="text-align: justify;">grande quanto il suo orologio.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1934</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DER FÜHRER DOLLFUSS</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ein Kurpfuscher in Rotweißrot</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>verordnet unseren Nöten Not.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ein Frömmling, keiner Fliege gram,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>raubt, foltert, mordet ohne Scham.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ein blutbefleckter Ministrant</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>zu Grabe läutet Volk  und Land.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ein grausiger Analphabet</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>den Sinn des Seins nach hinten dreht.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ein Nichts, das überall zur Stell,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>aufstört das Weltall mit Gebell,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ein Waisenknabenangesicht</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>verdeckt die Sonn: Der Führer spricht.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Der &#8220;Führer&#8221; spricht.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL </strong><strong>FÜHRER </strong><strong>DOLLFUSS</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un ciaraltano in rossobiancorosso</p>
<p style="text-align: justify;">decide i nostri bisogni.</p>
<p style="text-align: justify;">Un bigotto, indegno di una mosca,</p>
<p style="text-align: justify;">ruba, tortura, uccide senza vergogna.</p>
<p style="text-align: justify;">Un chierico sporco di sangue</p>
<p style="text-align: justify;">Suona a morto per il popolo e la terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Un terribile analfabeta</p>
<p style="text-align: justify;">ruota al contrario il senso dell&#8217;essere.</p>
<p style="text-align: justify;">Un nulla, che trovi ovunque,</p>
<p style="text-align: justify;">disturba l&#8217;universo con latrati,</p>
<p style="text-align: justify;">un volto da orfano</p>
<p style="text-align: justify;">copre il sole: il Fuehrer parla.</p>
<p style="text-align: justify;">Parla &#8220;la guida&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aforismi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gegen nichts sollte man mehr Mißtrauen hegen als gegen die Vielseitigen.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Er kann alles&#8221;:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Das bezeichnet in 999 von tausend Fällen nicht einen</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Renaissance-Menschen, sondern &#8211; den jüdischen Reporter.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La diffidenza non andrebbe nutrita verso nulla se non il molteplice.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Egli può tutto&#8221;:</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò identifica in 999 casi su 1000 non un uomo rinascimentale,</p>
<p style="text-align: justify;">bensì un reporter ebreo.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Die Polizei ist das schlechte Gewissen des Staates.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La polizia è la cattiva coscienza dello stato.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kein Tier hat Religion, weil es den Tod nicht fürchtet!</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nessun animale ha religione, poiché essi non temono la morte!</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Deutschland: Das Sklavenvolk mit der Herrengeste.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Germania: il popolo di schiavi con movenze da Signori.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Staatsmänner werden gestürzt oder gehen.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sie sind nichts Dauerndes.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Gli uomini di governo vengono rovesciati o se ne vanno.</p>
<p style="text-align: justify;">Non rappresentano nulla di eterno.</p>
<p style="text-align: justify;">______________________________________________</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il video celebra il canto del poeta austriaco <em>Künstler und Volk</em>:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/DcH4s56cj08&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/DcH4s56cj08&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Molte delle opere del filmato si trovano in <a href="http://www.galleria.thule-italia.com/">http://www.galleria.thule-italia.com/</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Künstler und Volk </strong>testo di Josef Weinheber <a href="http://ingeb.org/Lieder/lebteinl.html">http://ingeb.org/Lieder/lebteinl.html</a></p>
<p><em>Lebt ein Leib ohne Herz?<br />
Und du Volk, lebst ferne der Kunst?<br />
Adelst die Hände nicht, die den Traum deiner Stirn,<br />
getreu, binden an das Gesetz? Siehe die bildenden!<br />
Wie? Du leidest, und Leid beraubt<br />
dich, zu horchen hinab, wo das Geheimnis ruht?<br />
Wann denn hätte nicht jeglich Leid<br />
Ehr gezollt dem Gefäß, Ehrfurcht des Leidens Maß,<br />
Ruhm dem Herzen? Du duldest, Volk:<br />
Aber, bittrer allein, duldet dein Genius.<br />
Not des Leibs, sie vergeht im Leib,<br />
doch das Opfer der Kunst, da es vergeblich war,<br />
kann nicht hingehn. Es zeugt, es weist<br />
allem spätern Geschlecht stumm die Entartung vor.<br />
Denn so leidet kein Hungernder;<br />
und der Sterbende wird besser, fürwahr, erlöst.<br />
Ach, ein Volk, das nicht hört, sein Herz<br />
nicht mehr hört, ist vorbei. Jeder Altar versöhnt<br />
den ihm eigenen Gott. Ein Rauch-<br />
werk ins Leere ist Hohn, frevelnder. Denk es, Volk!</em></p>
<p><strong>Artista e popolo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vive un corpo senza il cuore?<br />
E tu, popolo, vivi lontano dall’arte?<br />
Non nobiliti le mani che, fedeli vincolano alla legge<br />
il sogno della tua fronte? Guarda i creatori di forme!<br />
Come? Tu soffri e la pena ti impoverisce<br />
fin giù dove riposa il segreto?<br />
Quando non avrebbe ogni pena tributato<br />
onore al contenitore, rispetto alla grandezza della sofferenza,<br />
gloria al cuore? Tu soffri popolo:<br />
ma, più amaramente da solo, soffre il tuo genio.<br />
La miseria del corpo svanisce nel corpo<br />
ma il sacrificio dell’arte, poiché era invano,<br />
non può svanire. Mostra e testimonia<br />
alle mute stirpi future la degenerazione.<br />
Poiché così nessuno ne soffre;<br />
e il moribondo viene confortato davvero meglio.<br />
Ahimé, un popolo che non ascolta<br />
più il suo cuore è finito. Ogni altare riconcilia<br />
il suo proprio Dio. Scherno è una boccata di fumo nel vuoto,<br />
un sacrilegio. Pensa a ciò popolo!</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/josef-weinheber.html' addthis:title='Josef Weinheber ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/josef-weinheber.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://ingeb.org/refer/diegedan.MP3" length="441051" type="audio/x-mpeg" />
			<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Letteratura]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Letteratura tedesca]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Auden]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Kirchstetten]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[nazismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[poesia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[völkisch]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[volkslied]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Weinheber]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wystan Hugh Auden]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Ludwig Fahrenkrog</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/ludwig-fahrenkrog.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/ludwig-fahrenkrog.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 09:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Studi La Runa online]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Fidus]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[Heimat]]></category>
		<category><![CDATA[Ludwig Fahrenkrog]]></category>
		<category><![CDATA[Paganesimo]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>
		<category><![CDATA[völkisch]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=4094</guid>
		<description><![CDATA[Uno degli aspetti più interessanti di Ludwig Carl Wilhelm Fahrenkrog è stata la sua straordinaria versatilità artistica: pittore, illustratore, scultore, poeta, autore di teatro, filosofo, studioso di religioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ludwig-fahrenkrog.html' addthis:title='Ludwig Fahrenkrog '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><div id="attachment_4096" class="wp-caption alignright" style="width: 412px"><img class="size-full wp-image-4096" title="fahrenkrog" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fahrenkrog.jpg" alt="" width="402" height="283" /><p class="wp-caption-text">Ludwig Fahrenkrog nel suo studio</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ludwig Carl Wilhelm Fahrenkrog nacque il 20 ottobre  1867 a Rendsburg nella regione dello Holstein della Germania  settentrionale. Il nome, strano ed arcaico, si trova solo nella zona  costiera dello Holstein dove esiste un ruscello Fahrenkrog vicino al  Kellersee e un posto chiamato Fahrenkrug. Il nome significa in  alto-tedesco “<em>Krug an der Fähre</em>” cioè locanda al traghetto. Il ramo  paterno della famiglia era danese con antenati marinai e cacciatori di  balene. La famiglia era povera: il padre faceva paralumi artigianali e  Ludwig e il fratello compresero subito che ogni cosa nella vita doveva  essere conquistata con il lavoro. “Se un bambino non ha giocattoli –  scrisse più tardi – se li creerà da solo se veramente ne ha bisogno”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin da bambino cominciò a manifestare uno spiccato ed eclettico talento  artistico. Ludwig e il fratello iniziarono dalla fanciullezza a  dipingere, disegnare, scrivere liriche e a suonare musica. Già molto  giovane era in grado di suonare il piano e produrre la sua musica.  Insieme al fratello organizzavano piccoli spettacoli teatrali in cui  recitavano. All’età di 15 anni Ludwig iniziò il suo apprendistato  artistico come pittore e decoratore ad Altona nei pressi di Amburgo e,  nel 1887 s’iscrisse alla Königliche Akademie der Bildenden Künste  (l’Accademia reale di arti figurative) di Berlino dove studiò con i  maestri Woldemar Friedrich e Hugo Vogel e divenne l’allievo prediletto  del famoso pittore di scene storiche Anton von Werner. Durante questo  periodo di studi si guadagnò faticosamente da vivere come illustratore  per cataloghi museali, disegni anatomici e manifesti di grafica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordando il difficile periodo degli studi scrisse: “Se guardo indietro  nel mio passato quello fu il periodo in cui svolsi la maggior parte dei  miei lavori: credevo in Dio ed in me stesso”. L’esperienza lavorativa  giovanile in qualità di decoratore gli fu di enorme utilità quando  iniziò la sua attività di pittore di grandi affreschi per pareti di  castelli, chiese e scuole. All’età di 23 anni ricevette il Premio  Statale Prussiano per una tela di cinque metri per quattro intitolata <em>Die Kreuzigung Christi</em>, che fu acquistato dalla città di Mülheim nella  Ruhr. Si sposò con Charlotte Lüdecke “Lotte”, che rimase la sua compagna  per tutta la vita, e trascorse due anni in Italia per completare i suoi  studi. A Roma, studiando in modo intensivo l’opera di Michelangelo,  sviluppò e radicò la sua concezione del lavoro artistico come missione  per trasmettere al popolo un superiore messaggio spirituale rifiutando  completamente la decadente concezione “dell’arte per l’arte”. Durante il  soggiorno romano nacque la loro prima figlia, che fu chiamata Bianca  Colomba perché al momento della nascita il pittore vide uno di questi  uccelli. Anche la figlia diventerà un’eccellente pittrice.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fahrenkrog2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4102" title="fahrenkrog2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fahrenkrog2.jpg" alt="" width="567" height="133" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la  nascita della figlia la sua pittura si arricchisce di nuove tematiche  più allegre e gioiose: scene di vita familiare, piccole felicità  domestiche. Di ritorno a Berlino Ludwig si guadagnerà da vivere  dipingendo imponenti affreschi nelle case di facoltosi nobiluomini. Dal  1898, nominato docente presso la scuola di Arte decorativa, si  trasferirà nella Renania a Barmen per dedicarsi all’insegnamento e qui  rimarrà fino al 1931 anno del suo ritiro. Questo nuovo lavoro non gli  impedì di sviluppare il suo lavoro artistico in diverse direzioni.  Poeta, drammaturgo, scrittore, filosofo d’ispirazione <em>völkisch</em>, a  partire dal 1907 scrisse una serie di articoli per la rivista di  Wilhelms Schwaner “Der Volkserzieher” in cui definì i fondamenti di una <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione"> religiosità</a> specificamente germanica e i punti di contrasto radicale tra  il risorgente Paganesimo ed il Cristianesimo: Dio è in noi, la legge  morale è in noi, la redenzione deve venire da noi stessi. Già dal 1900  Fahrenkrog e la sua famiglia avevano abbandonato la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana  che ritenevano ormai incompatibile con una <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religiosità</a> specificamente  germanica. La sua pittura si orienta su tematiche pagane e germaniche.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_4103" class="wp-caption alignright" style="width: 430px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-4103" title="destino" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/destino.jpg" alt="" width="420" height="283" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Destino, Olio, 1917</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">I temi della sua evoluzione religiosa e le sue idee filosofiche sono  esposte nel <em>Die Geschichte meines Glaubens</em> e nei sette tomi della  colossale opera <em>Gott im Wandel der Zeiten</em> da lui scritta ed  illustrata. Nel corso di questi due anni Fahrenkrog fonda il <em>Bund für  Persönlichkeitskultur </em>(Associazione per la cultura della personalità),  rivolta a consolidare la sua visione religiosa pagana fondata sul culto  degli antenati, delle forze della natura e delle personalità eccellenti  della stirpe. Negli anni successivi si dedicherà alla creazione di  un’organizzazione religiosa di carattere pagano germanico rompendo  definitivamente con il Cristianesimo. Nel 1912 creerà la  <em>Deutsche-religiöse Glaubensgemeinschaft </em>con Wilhelm Schwaner (1863 –  1944) da cui si separerà l’anno successivo. Il 3 agosto 1913 fonda a  Thale sullo Harz la <em>Germanische Glaubens-Gemeinschaft</em> (GGG) che adotta il  motto “<em>Gott in uns</em>” (Dio in noi) e “<em>Selbsterlösung</em>” (Autoredenzione).  L’organizzazione sarà in seguito guidata da Holger Dom e Arthur  Auerbach. Nel 1913 riceve il titolo di Professore. Pubblica numerosi  saggi, libri illustrati e commedie teatrali che usualmente erano  rappresentate nella prima presso il teatro di montagna Ernst Wachler  nello Harz. A proposito del suo <em>Wölund</em>, Wilhelm Kiefer scrisse nel 1915  sulla rivista “Bühne und Welt” che, per la prima volta, si era  rappresentato un dramma inspirato alla coscienza razziale di un popolo e  al suo rifiuto di essere annientato da popolazioni straniere. Il  concetto di reazione alla <em>Überfremdung</em>, la distruzione dell’identità  etnica tedesca, fu un tema costante dei suoi lavori artistici e  filosofici. Da questo punto di vista non è errato ritenere che i suoi  lavori fornirono una base teorica al movimento nazionalsocialista, anche  se il movimento della <em>Germanische Glaubens-Gemeinschaft</em> (GGG) fu  perseguitato dal regime e, nel 1936, fu messo al bando con divieto  ufficiale di riunione. In una delle riunioni generali del movimento GGG,  l’<em>Althing </em>del 1923, l’artista chiarì le sue posizioni: “Noi vogliamo  costruire! Le rovine sono attorno a noi e nei nostri cuori ma noi  abbiamo anche fede nella rinascita. Il nostro scopo: da un piccolo seme  generare un bosco di sangue e spirito. Tramonto dell’Occidente? Ma noi  siamo vivi! Per nessuno benefici e per nessuno danni, noi vogliamo  solamente essere noi stessi. Questo è il motivo per cui noi non siamo  una delle associazioni antisemite che traggono la ragione della propria  esistenza dal disprezzo per l’essere ebreo. No, noi siamo importanti e  necessari abbastanza da esistere per la nostra stessa causa. E non per  questo siamo un associazione filo-semita o che sostiene qualche altra  ideologia straniera… No, noi della GGG siamo popolo germanico e solo  popolo germanico…. Questa è la ragione per cui non siamo un partito,  anzi vediamo nei partiti un modo per dividere il desiderio di unione dei  popoli germanici. Noi sappiamo solo che vogliamo l’autodeterminazione e  che l’autodeterminazione viene dall’interno.. in modo pacifico ed  organico come la crescita e lo sviluppo delle querce tedesche”.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-4098 alignleft" style="margin: 10px;" title="indogermanisch" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/indogermanisch.jpg" alt="" width="465" height="283" />Fahrenkrog anima la rivista “Die Weihwart” che prenderà dal 1921 il  titolo “Der Deutsche Dom. Blätter für nordiche Art und Deutschen  Glauben” che si avvale anche della collaborazione del pittore Fidus  (Hugo Reinhold Karl Johannes Höppener 1868 – 1948). Collabora con  disegni ed illustrazione anche alle riviste <em>völkisch </em>“Kultur – Arbeit”  ed al mensile “Neues Land”. In quegli anni di intensa attività  filosofica i temi della sua pittura sono fortemente influenzati dalla  propria maturazione: nel 1918 realizza l’opera <em>Die heilige Stunde</em> che  riprende il tema del famosissimo <em>Lichtgebet</em> di Fidus. Un uomo prega,  nel modo degli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>, in piedi e con le braccia alzate davanti  all’incanto della luce e della natura rigogliosa. Nel 1920 realizza <em>Der  Väter Land</em> magnifico dipinto ad olio in cui il pittore mostra al  figlioletto, vita nuova risorgente, la bellezza della terra dei Padri,  la <em>Heimat</em>. I temi della mitologia nordica sono frequenti nei drammi e  nei dipinti. Celebri in questo senso sono i quadri <em>Edda</em> del 1910, <em>Baldur</em> del 1908, <em>Der Tempel des Schweigens</em> del 1920 e <em>Das heilige  Feuer</em> del 1921.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli aspetti più interessanti di Ludwig Carl  Wilhelm Fahrenkrog è stata la sua straordinaria versatilità artistica:  pittore, illustratore, scultore, poeta, autore di teatro, filosofo,  studioso di <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>. Nel corso della sua vita pubblicò sette volumi  intitolati <em>Gott im Wandel der Zeiten</em> illustrati da suoi disegni e con  sue poesie e commedie teatrali. La casa editrice Verlag der Schönheit di  Dresda stamperà e popolarizzerà i suoi lavori più importanti tra cui i  famosissimi <em>Das goldene Tor</em>, <em>Das heilige Feuer</em>, <em>Die heilige  Stunde</em>, <em>Der Väter Land</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1921 presso la stessa casa editrice uscirà  una breve biografia del pittore di Kurt Engelbrecht intitolata <em>Ludwig  Fahrenkrog und seine Schöpfungen und ihre Bedeutung für unser Volkstum</em> che contiene moltissime riproduzioni delle opere dell’artista ed è  ricercatissima dai collezionisti. Nel 1925 fu richiesto come insegnante  dall’Università americana di Mitchell nel Dakota. Viene nominato membro  onorario dell’associazione dei pittori di Amburgo e dell’Accademia di  Napoli. Nel 1928 riceve il primo premio dell’Esposizione al Palazzo del  Vetro di Monaco. Durante il terzo Reich avrà qualche difficoltà per i  suoi legami con i vecchi gruppi <em>völkisch</em>. Partecipa nel 1943 alla terza  esposizione itinerante della <em>Deutsche Kunstgesellschaft</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_4099" class="wp-caption alignright" style="width: 210px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-4099" title="volkslied" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/volkslied.jpg" alt="" width="200" height="283" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Volkslied, Olio, 1915</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Muore il 27  ottobre del 1952 a Biberach sul Riss nel sud della Germania dove aveva  installato il suo <em>atelier</em>. Il lascito delle opere e degli scritti  dell’artista è conservato presso l&#8217;Archiv für Bildende Kunst del  Germanisches Nationalmuseum, Kartäusergasse 1 D &#8211; 90402 Nürnberg.  L’eredità dell’associazione <em>Germanische Glaubens-Gemeinschaft </em>fondata  nel 1907 da Ludwig Fahrenkrog non è andata dispersa. Due associazioni  del composito mondo del neopaganesimo tedesco si sono idealmente  collegate al suo messaggio. La <em>Artgemeinschaft &#8211; Germanische  Glaubens-Gemeinschaft</em> è attualmente la più vasta comunità pagana tedesca  con aderenti anche tra le altre nazioni germaniche. Fondata nel 1951 e  riunitasi nel 1965 con la <em>Nordischen Glaubensgemeinschaft </em>fondata nel  1928 e rinominata nel 1954 <em>Nordisch-religiöse Gemeinschaft</em>. A queste si  unì l’associazione <em>Nordungen </em>fondata nel 1924. La <em>Artgemeinschaft </em>ha  assunto l’eredità del pensiero religioso di Fahrenkrog e della sua prima  associazione del 1913. I membri dell’originaria <em>Germanische  Glaubens-Gemeinschaft</em>, dopo il 1957 anno del suo scioglimento ed  eliminazione dal registro delle associazioni, sono confluiti nella <em> Artgemeinschaft</em>. L’associazione pubblica la rivista “Nordische Zeitung”  ed una serie di libri di tematiche religiose. Per informazioni <em> Artgemeinschaft</em> &#8211; GGG e.V. , Postfach 55709, 22567 Hamburg o in rete <a title="Asatru" href="http://www.asatru.de/"> http://www.asatru.de/jotunheim.htm</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1982 per diffondere l’eredità artistica del  pittore fu creato il “Freundeskreis Ludwig Fahrenkrog” e,  contemporaneamente, fu fondata la Heidnische Glaubens-Gemeinschaft con  il compito di diffondere il messaggio religioso dell’artista. Nel 1991 i  membri rinominarono l’associazione Germanische Glaubens-Gemeinschaft.  L’associazione pubblica il periodico “Germanen Glaube”. Per informazioni  Catrin Wildgrube, Am Berg 1, D -14806 Werbig o in rete <a href=" http://www.fornsedr.de/"> http://www.fornsedr.de/ggg/ueberuns/index.php</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a> </a>Dettagliata bibliografia a pag. 282 del volume <em>II. Malerei </em>dell’enciclopedia<em>Kunst in Deutschland 1933 – 1945</em> di Mortimer G.  Davidson, 1992 Grabert Verlag e-mail: grabert.verlag@t-online.de</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia</strong><br />
<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_4104" class="wp-caption alignright" style="width: 366px;">
<dt class="wp-caption-dt"><em><em><img class="size-full wp-image-4104" title="edda" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/edda.jpg" alt="" width="356" height="283" /></em></em></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Edda, 1910</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Stimmen des Sehnsucht</em>, Mappe, testo di Kurt Engelbrecht, 1905<br />
<em>Geschichte meines Glaubens</em>, Verlag Gebauer-Schwetschke, Halle,  1906<br />
<em>Selbsterlösung</em>, Verlag Fahrenkrog, Leipzig, 1912<br />
<em>Germanische Glaubens-Gemeinschaft</em>, Verlag Fahrenkrog, Leipzig,  1913<br />
<em> Lucifer, Dichtung in Bild und Wort</em>, Verlag Greiner &amp; Pfeiffer,  Stuttgart, 1913<br />
<em>Der Märschenkessel</em>, Verlag Attenkofer, Stuttgart<br />
<em>Aufsätze zum Germanenglaube</em>, Verlag Fahrenkrog, Leipzig, 1914<br />
<em>Sechs farbige Kunstblätter nach Gemälden von Fahrenkrog</em>, Verlaf f.  Volkskunst und Volksbildung, Keutel, 1915 ca<br />
<em>Die Schönheit, Sonderheft (Zu des Malerdichters 50. Geburtstag am  20. Oktober 1917)</em>,<em> </em>Verlag der Schönheit, Dresden<br />
<em>Das Deutsche Buch</em>, Verlag Kraft und Schönheit, Berlin 1921<br />
<em>Gott im Wandel der Zeiten</em>, 7 tomi, Verlag Hartung (1-4) e Verlag  der Fahrenkrog Gesellschaft (5-7), Leipzig, 1922 – 1927<br />
<em>Geschichte meines Glaubens</em>, Verlag Gebauer-Schwetschke, Halle, 1923<br />
<em>Germanischer Glaube</em>, Verlag Hartung, Leipzig, 1924<br />
<em>Die Germanische Glaubensgemeinschaft</em>, Wölund Verlag, Rostock, 1925<br />
<em>Das Goldene Tor. Dichtungen in Wort und Bild</em>, Verlag der  Fahrenkrog-Gesellschaft, Leipzig 1927<br />
<em>Pantheismus und Dualismus: eine Antwort auf bisher ungelöste  Fragen</em>, Verlag Hubricht, Freiberg 1929<br />
<em>Der Sinn des Hakenkreuzes und die germanische  Glaubens-Gemeinschaft</em>, Fahrenkrog Verlag, Leipzig, 1933<br />
<em>Germanisches Glaubensgut</em>, Verlag Winter, Heidelberg, 1934<br />
<em>Wie sagst du es deinem Kinde</em>? Verlag Peter, Leipzig, 1935<br />
<em>Jung-deutsche Religion</em>, Verlag Fahrenkrog, Leipzig, 1935<br />
<em>Held oder Händler?</em>, Verlag Fahrenkrog, Leipzig, 1936<br />
<em>Aufsätze zum Germanenglauben</em>, Verlag Fahrenkrog, Leipzig, 1937<br />
<em>Kunst: Mein künstler Glaubensbekenntnis</em>, Verlag Biberacher,  Biberach an d. Riß, 1949</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Drammi teatrali:</strong><br />
<em>Nornegast</em>, Verlag Hatrung, Leipzig, 1920<br />
<em>Die Godenstochter</em>, Verlag Hatrung, Leipzig, 1921<br />
<em>Baldur</em>, Verlag Greiner &amp; Pfeiffer, Stuttgart e Türmerverlag,  Stuttgart, 1908<br />
<em>Wölund Drama</em>, Verlag Greiner &amp; Pfeiffer, Stuttgart, 1919<br />
<em>Stimmen des Sehnsucht</em>, Verlag Hatrung, Leipzig<br />
<em>Die Seele des Kindes</em>, Verlag Hatrung, Leipzig<br />
<em>Die heilige Stunde</em>, Verlag Sonntag, Berlin</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">K. Engelbrecht, <em>Ludwig Fahrenkrog und seine Schöpfungen und ihre  Bedeutung für unser Volkstum</em>, Kunstgabe 2. Dresden, Verlag der Schönheit, senza anno di  pubblicazione, circa 1922<br />
K. Engelbrecht, <em>Sturm über Land. Kriegsbilder von Professor L.  Fahrenkrog</em>, Verlag Keutel, Stuttgart, 1918<br />
G. E. Pohl, <em>Ludwig Fahrenkrog. Leben und Wert eines deutschen  Malers</em>, Dichters und Glaubenskünders, Nachlass Fahrenkrog,1942</p>
<p style="text-align: justify;">Ulteriori informazioni sull’artista:<br />
<a title="Ludwig Fahrenkrog" href="http://www.ludwigfahrenkrog.com/"> http://www.ludwigfahrenkrog.com/</a></p>
<p style="text-align: justify;">Gundram Erich Pohl, <em>Ludwig Fahrenkrog. Leben und Wert eines  deutschen Malers</em>, Dichters und Glaubenskünders, 1942 in <em>Nachlass  Fahrenkrog</em>, Archiv für Bildende Kunst</p>
<p style="text-align: justify;">Wolff, Markus, <em>Ludwig Fahrenkrog and the Germanic Faith  Community: Wodan Triumphant</em>, in TYR, volume 2, Atlanta, USA, 2004.  p.221-242 (Ultra PO Box 11736 Atlanta, GA 30355 USA)</p>
<p style="text-align: justify;">Daniel Junker, <em>Gott in uns! Die Germanische  Glaubens-Gemeinschaft Ein Beitrag zur Geschichte völkischer Religiosität  in der Weimarer Republik</em>, Verlag Daniel Junker, Hamburg. http://www.daniel-junker.de/ e-mail: info@daniel-junker.de/</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Archiv für Bildende Kunst</em> c/o Germanisches Nationalmuseum  Kartäusergasse 1 D &#8211; 90402 Nürnberg <a href="http://www.gnm.de/ ">http://www.gnm.de/ </a><em>Der Nachlass Ludwig Fahrenkrogs</em> di  Christiane Maibach in Monatanzeiger/ Germanisches Nationalmuseum 2003,  H. 269, 6-7. http://www.gnm.de/Download/aug_2003.pdf</p>
<p style="text-align: justify;">La Roland Faksimile Verlag (Postfach 330404, D – 28334 Bremen)  ha recentemente ristampato il fondamentale testo del Prof. Fahrenkrog  <em>Germanische Glaubens Gemeinschaft </em>del 1920.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignright size-full wp-image-4097" style="margin: 10px;" title="sohn" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sohn.jpg" alt="" width="392" height="283" />A ciascuno il suo<br />
Non mi piacciono le vostre chiese oscure!<br />
Preferisco il sole luminoso e splendente!<br />
E le mie donne mi son mille volte più care<br />
Della vostra Madonna dipinta.<br />
E il figlio che mia moglie mi ha dato<br />
Mi è mille volte più caro<br />
Del vostro crocifisso dorato,<br />
Con le sue gambe e braccia contorte.<br />
Sopra tutto non mi piace ciò che è estraneo a questo mondo<br />
Quello che è freddo, appassito e senza vita.<br />
Io amo la vita, la gioia e la luce<br />
Ed il sangue, fluttuante e rosso.</em><br />
Ludwig Fahrenkrog (traduzione di <a title="Harm Wulf" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/harm-wulf/">Harm Wulf</a>)</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ludwig-fahrenkrog.html' addthis:title='Ludwig Fahrenkrog ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/ludwig-fahrenkrog.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Arte]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Centro Studi La Runa online]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Fidus]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[germania]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Heimat]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Ludwig Fahrenkrog]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Paganesimo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[pittura]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[völkisch]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Nel segno del Wolfsangel</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/nel-segno-del-wolfsangel.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/nel-segno-del-wolfsangel.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 10:31:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura tedesca]]></category>
		<category><![CDATA[Arnold Böcklin]]></category>
		<category><![CDATA[brughiera]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Heimat]]></category>
		<category><![CDATA[Hermann Löns]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[runa]]></category>
		<category><![CDATA[Wehrwolf]]></category>
		<category><![CDATA[Wolfsangel]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=4047</guid>
		<description><![CDATA[Vita e opere del poeta e scrittore tedesco Hermann Löns (29 agosto 1866 – 26 settembre 1914) ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nel-segno-del-wolfsangel.html' addthis:title='Nel segno del Wolfsangel '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;">L’opera di <a title="Hermann Loens" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hermann-loens/">Hermann Löns</a> fa parte di quel movimento di  reazione radicale contro la devastazione della vita spirituale  determinato dall’industrializzazione, dall’urbanesimo e dal materialismo  culturale ed economico. Questa reazione in Germania tra il 1890 ed il  1920 s’incarna nel movimento <em>völkisch</em> che vedeva nel ritorno alla terra e  nelle origini contadine e tradizionali l’unica via di salvezza. <a title="Hermann Lons" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hermann-loens/">Hermann  Löns</a>, scrittore, poeta, giornalista ed antesignano del movimento  ambientalista può essere considerato per la sua sensibilità assai vicino  alle tematiche <em>völkisch</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il profondo amore ed il radicamento sulla  “<em>Heimat</em>”, la terra degli antenati, l’interesse per i miti e per la  preistoria germanica coinvolsero in quegli anni un vasto numero  d’intellettuali, scienziati, scrittori, artisti e poeti. Oggi più di  allora le campagne sono abbandonate e le città sono diventate  tentacolari ed alienanti. Sarebbe buona cosa riprendere la lettura di  questo autore lungimirante ed oggi praticamente sconosciuto. In Italia è  stato tradotto il suo romanzo più famoso <em>Der Werhwolf </em>e il drammatico  racconto dedicato dallo scrittore alla violenta cristianizzazione dei  Sassoni <em>Die rote Beeke </em>(<a title="Il fiume rosso" href="http://www.centrostudilaruna.it/fiumerosso.html"><em>Il fiume rosso</em></a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://www.archiviostorico.info/Rubriche/Autori/storici/HarmWulf/fotoarticoliWulf/Lons/lons1.jpg" alt="" width="142" height="208" /> <img src="http://www.archiviostorico.info/Rubriche/Autori/storici/HarmWulf/fotoarticoliWulf/Lons/lons2.jpg" alt="" width="142" height="196" /> <img src="http://www.archiviostorico.info/Rubriche/Autori/storici/HarmWulf/fotoarticoliWulf/Lons/lons3.jpg" alt="" width="142" height="237" /> <img src="http://www.archiviostorico.info/Rubriche/Autori/storici/HarmWulf/fotoarticoliWulf/Lons/lons4.jpg" alt="" width="142" height="214" /></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Hermann Loens" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hermann-loens/">Hermann Löns</a> nasce il 29 agosto 1866 a Kulm  (oggi Chelmno) nella Prussia occidentale sulle sponde della Vistola. Il  padre era insegnante, ma il nonno, Diederich Löns, aveva sposato la  figlia di un contadino e questo fatto potrebbe forse spiegare il precoce  interesse di Hermann per la natura, gli animali e la cultura contadina.  Dal lato materno uno dei bisnonni era il poeta romantico Moritz  Bachofen che aveva scritto libri come <em>Gunloda </em>e <em>Arminia </em>e pubblicava il  periodico <em>Das Nordlicht</em>. Appena un anno dopo la sua nascita, i genitori  di Hermann si trasferirono a Deutsch-Krone, dove il padre era stato  mandato per insegnare nel locale liceo, e lì il giovane crebbe fino  all’età d’otto anni. Nella sua futura piccola autobiografia intitolata <em> Von Ost nach West </em>scriverà che già da piccolo gli piaceva osservare il  volo delle mosche e le attività degli altri piccoli animali. Stava  nascendo la sua immensa passione per le scienze naturali che si sarebbe  approfondita nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1873 entra nella scuola pubblica e diventa  uno degli studenti migliori. Il tempo libero lo trascorre esplorando i  boschi, le brughiere e gli acquitrini. In una di queste escursioni  solitarie rinviene appeso ad una quercia il corpo di un ubriaco che  aveva posto fine alla sua esistenza impiccandosi. E’ attratto dagli  animali e specialmente dagli uccelli: a sedici anni scrive un rapporto  sulla fauna locale in cui vengono elencati 130 specie di volatili. Prova  a sviluppare le sue capacità pittoriche ma la mancanza di talento lo  dissuade: il mondo dell’arte lo attrarrà sempre e molti dei suoi amici  più stretti saranno artisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1884 Friedrich Wilhelm Löns fu chiamato  ad insegnare a Münster nella nativa Westfalia. Questo spostamento sarà  decisivo per la formazione del giovane: prende coscienza delle radici  della famiglia e scrive: “Divento consapevole di ciò che sono sempre  stato: un uomo della Bassa Sassonia”. Nella scuola superiore viene  soprannominato dai compagni <em>der Käfer </em>(il coleottero) per la sua  passione per gli insetti e la fauna della foresta. Nel 1885 il Dottor  Hermann Landois annuncia che lo studente <a title="Hermann Loens" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hermann-loens/">Hermann Löns</a> ha scoperto una  nuova specie di lumaca, l’Aceka Menkeana. Dopo il diploma della scuola  superiore, nel 1887, <a title="Hermann Loens" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hermann-loens/">Hermann Löns</a> s’iscrive all’Università di Greifswald  sulla costa baltica e subito scopre le sue nuove passioni: i duelli, le  danze e le belle ragazze. Iscritto alla <em>Burschenschaft Cimbria</em> si procura diverse  cicatrici sul volto in vari duelli per difendere il suo onore.  Contemporaneamente approfondisce i suoi interessi naturalistici e  pubblica diversi articoli su riviste scientifiche.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi legami con il  mondo contadino ed i suoi abitanti sono costanti e profondi e formeranno  i principi guida per il suo prossimo lavoro letterario. Questi svariati  interessi lo portano a trascurare lo studio ed il padre, dopo una dura  lite, lo costringe a tornare a Münster per studiare le scienze naturali.  Negli anni da studente sviluppa la sua passione per la poesia  influenzato dall’opera di Detlev von Liliencron, Annette Droste-Hülshoff  e da quella del filosofo Friedrich Nietzsche. Con gran disappunto della  famiglia non termina gli studi e decide di diventare giornalista e a  questo scopo si trasferisce a Hannover nel 1892. La città è in una  posizione strategica per il giovane autore: ci sono vicino diverse  varietà di paesaggi che egli amerà e a cui dedicherà il suo impegno  ecologico: sono la catena dei monti dello Harz, la Suntel e,  soprattutto, la brughiera di Lüneburg.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/till-ulenspiegel/6946" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4060" style="margin: 10px;" title="till-ulenspiegel" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/till-ulenspiegel.jpg" alt="" width="200" height="274" /></a>Dopo un anno di lavoro per il  giornale di Hannover <em>Hannoversche Anzeiger</em> si sposa con Elizabeth Erbeck  che aveva conosciuto a Münster. Il lavoro giornalistico procede bene e  si fa una discreta fama sulla stampa locale firmando pezzi di denuncia  anche con vari pseudonimi tra cui “Ulenspiegel” (nome di Thyl  Ulenspiegel protagonista del libro di Charles De Coster  <em>La leggenda di  Thyl Ulenspiegel</em>, Ed. Studio Tesi, 1991) e “Fritz von der Leine”. Nel  1902 prende la direzione editoriale del periodico <em>Niedersachsen </em>dedicato  alla storia ed al folklore locale. La sua posizione politica di quel  periodo è molto pragmatica: detesta i partiti politici, di cui lamenta  la mancanza di lungimiranza ed unità, e la politica mediocre dei piccoli  intrighi parlamentari. L’arte è sempre al centro dei suoi interessi. Il  suo sguardo sul mondo è quello dell’artista. E’ affascinato dai pittori  simbolisti, specialmente dallo svizzero Arnold Böcklin. Le persone  della classe borghese, attratte dalle lusinghe della modernità, gli  appaiono false ed artificiose: cerca la sua strada tra la gente semplice  ed incorrotta della campagna. Tra loro troverà l’ispirazione artistica  per i personaggi delle sue novelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1901 Löns divorzia dalla prima  moglie, mettendo fine ad un rapporto sempre più infelice e senza figli.  Lo scrittore si ritira nella natura e promette a se stesso di non  sposarsi mai più, ma, dopo pochi mesi, s’innamora di Lisa Hausmann che  sposa nella primavera del 1902. L’anno precedente aveva pubblicato il  libro di poesie <em>Mein goldenes Buch </em>che conteneva vivide descrizioni  della caccia e del mondo contadino. Löns era diventato cacciatore  all’inizio del 1890 prendendo note minuziose di tutte le atmosfere e  delle strategie venatorie che sembravano interessarlo più dell’uccisione  della preda stessa. Negli anni successivi lavorò al libro di racconti  <em>Mein braune Buch </em>che fu pubblicato nel 1907. Löns trascorre molto del  suo tempo lontano dalla città “che uccide i muscoli e divora i nervi”  immerso nella natura e nel mondo contadino che sembra ricaricarlo di  potenti energie creative. Il sottotitolo del libro è “Impressioni dalla  brughiera” perché diverse storie sono ambientate nella Lüneburger Heide,  un’area che solo allora veniva “scoperta” in Germania. Era un paesaggio  unico e magico che stava diventando famoso per il terreno rosso bruno,  gli alti alberi di ginepro, le brughiere e le dune sabbiose. Una delle  storie del libro verrà in seguito pubblicata diverse volte con  illustrazioni: si tratta della celebre novella <em>Die rote Beecke</em>. Il titolo, <a title="Il fiume rosso" href="http://www.centrostudilaruna.it/fiumerosso.html"><em>Il fiume  rosso</em></a>, allude al massacro dei 4500 capi sassoni che rifiutarono il  cristianesimo ed il battesimo e che perciò furono fatti decapitare da  Carlo Magno. La storia racconta della crociata intrapresa per  evangelizzare le popolazioni germaniche rimaste fedeli alla loro <a title="RELIGIONE" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione"> religione</a> atavica e della resistenza della popolazione locale contro lo  straniero, tema che sarà ripreso nel romanzo <em>Der Wehrwolf</em>. Come nelle  restanti storie del <em>Mein braune Buch</em>, anche <em>Die rote Beecke</em> si  caratterizza per i periodi brevi, le descrizioni incisive, lo stile  colorito che, da ora, sarà una delle caratteristiche della prosa di  Hermann Löns. Queste caratteristiche stilistiche lo porteranno  all’attenzione della critica letteraria ufficiale e lo renderanno famoso  col soprannome <em>Heidedichter</em>, il poeta della brughiera.</p>
<p style="text-align: justify;">La preistoria  dei Sassoni e la storia germanica in generale continueranno ad  influenzare l’opera letteraria di Hermann Löns. In questo periodo  l’artista adotterà gli antichi nomi germanici dei mesi, molto più  simbolici e legati ai cicli naturali di quelli latini. Nel 1901 scrive  all’amico Traugott Pilf che stava leggendo molto di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span>, Cesare e  Procopio per accrescere le sue conoscenze sulla storia germanica. In  una dedica del 1912, sempre a Pilf, su una copia del suo libro <em>Der letze  Hansbur </em>scrive: “Dobbiamo sempre ricordare che un tempo, la croce  cristiana era in realtà uno Swastika”. Dall’inizio del 1902 adotta come  emblema il <em>Wolfsangel</em>,<em> </em><a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> molto usato dai contadini della Bassa  Sassonia: una N rovesciata con una sbarra verticale nel mezzo. Il  <em>Wolfsangel</em>, tagliola o gancio per i lupi, era uno strumento per  catturare questi animali, costituito da un doppio uncino su cui era  posta un&#8217;esca. Egli scrive che i contadini avevano visto il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> osservando i fuochi e le diverse forme che le scintille assumevano  nell’aria “vedevano disegnarsi strane rune rosse nell’oscurità. Si  formavano croci che terminavano con uncini”. Il <em>Wolfangel</em> e lo Swastica  ricorrono frequentemente nei due libri più famosi di Hermann Löns, <em>Der  letze Hansbur</em> e <em>Der Wehrwolf</em>. Le copertine di molte edizioni dei libri  sono marcate con questi <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>. Nel <em>Wehrwolf</em> (pag. 115 edizione  italiana) Wolfsangel è usato per segnalare le attività di guerriglia dei  contadini “…Per questo penso dovremmo battezzarci i Wehwölfe e lasciare  sul terreno dove abbiamo combattuto l’infamia un segno con tre colpi di  scure: uno a destra, uno a sinistra e uno di traverso.”</p>
<p style="text-align: justify;">La naturale  unione di Hermann Löns con la sua terra e le sue bellezze naturali  ebbero altre conseguenze: l’artista divenne un antesignano della  protezione dell’ambiente e sostenne attivamente il movimento per la  creazione di parchi naturali nelle zone ancora selvagge ed inviolate  della Germania. Scrisse numerosi articoli per periodici descrivendo il  suo concetto di “<em>Heimatschutz</em>” (protezione dell’<em>Heimat</em>) che significava  anche difesa delle tradizioni e della comunità popolare. Nell’opera di  Löns la difesa della bellezza naturale è un tema ricorrente. Tra le  altre cose ciò lo porterà al coinvolgimento nel progetto per la  creazione del parco dello Harz e a scrivere il testo per la descrizione  dell’area protetta. Si impegnerà anche per la creazione dell’area  protetta dei monti Wilseder. I cambiamenti ambientali nella Lüneburger  Heide lo portano a scrivere i primi poemi ecologisti <em>Die Letzen </em>e <em> Bohrturm</em>,<em> </em>entrambi inseriti nella raccolta del 1909 <em>Mein blaues Buch </em>che  contiene diversi poemi con riferimenti alla storia antecedente  precristiana e pagana. <em>Die rote Beecke</em>, <em>Die Varusschlacht</em> e <em>Das  Osterfeuer</em> ne sono esempi evidenti. La raccolta di poesie <em>Die kleine  Rosengarten</em> sarebbe diventato il suo libro poetico più popolare: il tono  dell’opera è più luminoso ed accessibile di quello del <em>Mein blaues  Buch</em>. Molte delle poesie della raccolta diverranno famose canzoni. Nel  1932 sarà girato il film <em>Grün ist die Heide,</em> che rappresenta la vita  degli abitanti della brughiera e prende il titolo da una poesia di  Löns, musicata da Karl Blume ed utilizzata come colonna sonora della  pellicola.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 152px"><img src="http://www.archiviostorico.info/Rubriche/Autori/storici/HarmWulf/fotoarticoliWulf/Lons/lons6.jpg" alt="" width="142" height="194" /><p class="wp-caption-text">Incisione del 1936 di Georg Sluyterman von Langeweyde che rappresenta Harm Wulf, il protagonista del Der Wehrwolf, con la sua famosa mazza ferrata. Sotto il Volksmund, proverbio contadino, “Aiutati che Iddio ti aiuta!” ed il simbolo del Wolfsangel.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel 1907 dopo molti anni movimentati trascorsi ad Hannover  l’artista sceglie di vivere nel piccolo villaggio di Bückeburg. Lì  trascorrerà quattro anni che saranno tra i più infelici ma produttivi  della sua esistenza. Aveva prodotto una grande quantità d’opere  letterarie dedicate al mondo naturale ed ora sentiva il bisogno di  ritornare al mondo degli umani. Il risultato di questa scelta furono i  romanzi <em>Der letze Hansbur </em>e <em>Der Wehrwolf </em>e la novella psicologica <em>Das  zweite Gesicht</em>. <em>Der Wehrwolf </em>racconta la storia della stessa stirpe che  si era battuta contro Carlo Magno al tempo di Witukind, ma il tempo  dell’azione è traslato di 800 anni, durante la guerra dei trent’anni  1618-1648. In quel periodo i contadini sassoni dovettero armarsi ed  unirsi per difendersi dalle truppe straniere e dai malfattori che  infestavano il paese commettendo violenze e soprusi approfittando del  caos della guerra. Nell’avvincente racconto i contadini, obbligati ad  uscire dalla loro tranquilla esistenza, sono costretti alla violenza per  impedire ulteriori e più gravi spargimenti di sangue. Questo conflitto  interiore è riassunto dallo stesso titolo del romanzo, nome coniato da  Löns. Un <em>Wehrwolf </em>è un essere umano che si trasforma in combattente per  difendersi usando la forza della belva furiosa. Il termine <em>Wehr </em>viene  dal verbo tedesco “<em>wehren</em>” che significa difendere. Ma <em>Wehrwolf </em>si  riferisce alla ferocia che i contadini impiegano sul campo di battaglia  contro i saccheggiatori e la soldataglia. Ferocia giustificata dal fatto  che la guerra potrebbe minare le basi della loro stessa esistenza. <em>Der  Wehrwolf </em>riscuote un immediato, clamoroso successo superando  rapidamente le 700.000 copie (in italiano è stato tradotto da  Alessandra Borgonovo e pubblicato nel 1999 dalle Edizioni Herrenhaus di  Seregno: <em>Il Wehrwolf. Cronaca contadina</em>, Edizioni Herrenhaus, indirizzo  di posta elettronica:  herrenh@tin.it).</p>
<p style="text-align: justify;">Il grande scrittore <a title="Ernst Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst  Jünger</a> nel suo diario (Ed. Longanesi, 1979, pag. 192) scrive il 23  dicembre 1942 dal fronte russo a proposito del libro: “Lettura: <em>Wehrwolf </em>di Löns, che non ho letto più dalla mia infanzia. L’ho trovato qui nella  biblioteca di un bunker. Malgrado quella sua maniera xilografica, che  rende tutto più grossolano, la descrizione risente delle antiche saghe,  dell’antico <em>nomos</em>. Senza dire che sono prevenuto, perché l’azione si  svolge nelle immediate vicinanze di Kirchhorst, meglio ha Kirchhorst  come centro”. <a title="http://www.centrostudilaruna.it/autore/marino-freschi/" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/marino-freschi/">Marino Freschi</a>, nel suo interessante saggio <em>La  letteratura nel Terzo Reich</em> (Ed. Riuniti, 1997, pag. 143) riconosce  Hermann Löns come “uno dei più prestigiosi esponenti della <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> nazionalpopolare del <a title="storia contemporanea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a>”. <em>Der Wehrwolf</em> ispirò diversi gruppi  della <em>Jugendbewegung</em>, il movimento giovanile tedesco (vedi il  fondamentale testo di Nicola Cospito <em>I Wandervögel. La gioventù tedesca  da Guglielmo II al nazionalsocialismo</em>, II ed. ampliata Ed. della Biga  Alata, Roma 1999, nicola.cospito@libero.it ), che adottarono il  <em>Wolfsangel </em>come insegna.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la fine della seconda guerra mondiale  anche il movimento di resistenza tedesco all’occupazione alleata  prenderà il nome di <a title="Werwolf" href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html"><em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span></em></a> (senza <em>h</em> il più delle volte) e adotterà il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli"> simbolo</a> del <em>Wolfsangel </em>richiamandosi all’opera di Löns. Mentre  lavorava a <em>Der Wehrwolf</em> Löns soffrì di un esaurimento nervoso causato  dallo stress e dalle numerose preoccupazioni ma, nonostante ciò, il 20  novembre 1909 poté apporre il <em>Wolfsangel </em>al termine del romanzo. Gli  ultimi anni della vita di Löns furono segnati dalla dolorosa separazione  dalla moglie e dal figlio malato, da costanti disillusioni e da viaggi  senza quiete in Austria e Svizzera. Nonostante il periodo nero egli fu  in grado di produrre altri rimarchevoli lavori: la raccolta di lavori  sulla natura del <em>Mein buntes Buch</em> e il romanzo <em>Die Häuser von Ohlendorf</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="margin: 10px;" src="http://www.archiviostorico.info/Rubriche/Autori/storici/HarmWulf/fotoarticoliWulf/Lons/lons5.jpg" alt="" width="425" height="332" />Nel 1914, sebbene la sua fama di scrittore avrebbe potuto benissimo  portarlo ad un incarico tranquillo come corrispondente di guerra, chiese  di essere arruolato, quasi cinquantenne, nelle truppe combattenti. Il  24 agosto 1914 fu assegnato al 73° reggimento di fanteria. Sebbene egli  avesse ritenuto la guerra necessaria e catartica, il suo diario ne  riporta la delusione: “Trovo che il fragore della battaglia ricordi il  rumore delle fabbriche. Non mi eccita, ma mi riempie solo di disgusto”. E  due giorni prima di morire: “Dalla mia trincea guardo stelle che  esplodono. Penso alla loro deflagrazione. Nel cielo notturno c’è sempre  lo stesso pericolo ed agonia. La vita è morte: veniamo al mondo solo per  andare verso la rovina”. Il 24 settembre 1914 Hermann Löns cade sul  fronte occidentale, un mese dopo il suo arruolamento, durante un assalto  contro una postazione nemica. Il 5 gennaio 1933 l’agricoltore francese  Jules Sohièr arando il suo campo nei pressi di Reims vide nel terreno un  paio di stivali militari tedeschi e delle ossa. Dal numero di matricola  della piastrina (I. R. 73, 4 Kp., Nr. 309 cioè 73° Reggimento di  fanteria, 4° compagnia, numero 309) si scoprì che i resti appartenevano  allo scrittore. Il 30 ottobre 1934 un semplice funerale militare salutò  il ritorno dei suoi resti in patria. Fu sepolto il 2 agosto 1935 tra  Fallingbostel e Walsrode presso Wacholderhain bei Tietlingen, nell’amata  Lüneburger Heide. La sua tomba è sotto un masso di pietra su cui è  inciso “Hier ruht Hermann Löns” (qui giace) ed il segno del Wolfsangel.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ulteriori informazioni sullo scrittore e la sua opera presso:<br />
Hermann-Löns-Kreise in Deutschland und Österreich e. V.<br />
Hermann-Löns-Straße 8,<br />
D 29664 Walsrode &#8211; Deutschland Tel.0049 5161 977197</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le poesie musicate dello scrittore al  sito <a href="http://ingeb.org/hermannl.html">http://ingeb.org/hermannl.html</a></p>
<table style="text-align: justify;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Höret di Hermann Löns</strong>Es gibt nichts Totes auf der Welt,<br />
Hat alles sein Verstand,<br />
Es lebt das öde Felsenriff,<br />
Es lebt der dürre Sand.</p>
<p><em>Laß deine Augen offen sein,<br />
Geschlossen deinen Mund<br />
Und wandle still, so werden dir<br />
Geheime Dinge kund.</em></p>
<p><em>Da  weißt du, was der Rabe ruft<br />
Und was die Eule singt,<br />
Aus jedes Wesens Stimme dir<br />
Ein lieber Gruß erklingt.</em></td>
<td><strong>Ascolta</strong>Non c&#8217;è nulla di morto al mondo<br />
ogni cosa ha la sua ragione<br />
vive lo scoglio solitario<br />
vive la secca sabbia.<br />
Lascia i tuoi occhi aperti<br />
chiusa la tua bocca<br />
e cammina silenzioso, così ti saranno<br />
svelate le cose segrete.<br />
Lo sai, ciò che urla il corvo<br />
e ciò che canta civetta<br />
la voce di ogni essere vivente<br />
risuona come un gradito saluto</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="text-align: justify;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td><img src="http://www.archiviostorico.info/Rubriche/Autori/storici/HarmWulf/fotoarticoliWulf/Lons/lons7.jpg" alt="" width="142" height="242" /></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="text-align: justify;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td>
<div>
<p><strong>Gli ultimi</strong><br />
di Hermann Löns [Hannover]</p>
<p>Sulla nuda brughiera<br />
Sulla grigia pietra erratica<br />
Sta un nero, alto ginepro<br />
Così fiero e solitario.</p>
<p>La pietra erratica viene distrutta<br />
Il ramo cade sotto i colpi dell&#8217;ascia.<br />
La brughiera viene consumata.<br />
Non sono più fatti per il mondo.</p>
<p>prima edizione 1899</p>
</div>
</td>
<td><img src="http://www.archiviostorico.info/Rubriche/Autori/storici/HarmWulf/fotoarticoliWulf/Lons/lons8.jpg" alt="" width="283" height="434" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://www.archiviostorico.info/Rubriche/Autori/storici/HarmWulf/fotoarticoliWulf/Lons/lons9.jpg" alt="" width="624" height="449" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Das Osterfeuer – Fuoco di Oster (1)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Camminavo sulla brughiera, la brughiera così lontana e vasta,<br />
La solitudine sussurrava al mio orecchio parole cupe.<br />
Mormorava di tempi defunti, quando qui ancora erravano gli uri  (2).<br />
Sulla palude l’aquila volava alta nel cielo;<br />
Là il feroce lupo lasciava rune di morte,<br />
Là il possente alce ancora cadeva per mano del cacciatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Là la dottrina straniera (3) non aveva ancora trasformato il  bene nel male,<br />
E i nobili Wodan e Frigga erano ancora solennemente venerati;<br />
Là contava ancora il coraggio dell’uomo e non solo il suo  denaro,<br />
Là l’eroe difendeva il suo diritto con la spada lucente;<br />
Né con vile parola, e né con giuramenti a buon mercato;<br />
Questo segretamente mi insegnava la mortale solitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">I nostri Dei erano ancora chiamati amore e potenza,<br />
Potenza generava la vita, amore portava il piacere.<br />
La nostra legge era breve, la nostra legge era questa:<br />
Amore all’amore, ma anche odio per l’odio.<br />
Mano leale ad ogni uomo che si dimostrava amico,<br />
Mano sanguinosa per il furfante che si avvicinava come nemico.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri tempi sono passati sulla brughiera,<br />
Prima che la forma malvagia abbattesse la sacra foresta di  Wodan;<br />
Frigga, l’amata donna, trasformata in una strega,<br />
Ogni luogo sacro profanato come posto di orrori.<br />
I nobili corvi di Wodan chiamati gli uccelli della forca.<br />
Le buffe civette di Frigga oltraggiate come pollame dei  cadaveri.<br />
Ed il tredici, il più sacro dei numeri segreti,<br />
Tramutato in numero di sfortuna e di paura.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le querce sorgeva una sola casa col tetto di paglia,<br />
Dal frontone di muschio cavalli mostravano i loro colli;<br />
Un’apertura a forma di cuore aperto era tagliata per i gufi,<br />
Per tenere con se un vecchio ed amichevole ospite.<br />
Sulla porta grigia c’era il cerchio sacro,<br />
Inciso e colorato come al tempo della vecchia saggezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed una runa solare, di fortuna, appena accanto,<br />
Proprio come avrebbero fatto gli antenati nella loro seria e  perseverante tradizione.<br />
Su entrambi i lati del muro nero della terra,<br />
Il cavallo di battaglia di Wodan coraggiosamente impennato,<br />
Come se egli volesse nitrire su di me tutta la sua forza:<br />
Ancora adesso porto Wodan amico, e tu ancora credi a Frigga.</p>
<p style="text-align: justify;">Camminai oltre, verso la terra al crepuscolo,<br />
Dietro tramontava il sole rotondo e rosso.<br />
Nell’altro lato, oltre la palude imbrunita<br />
Una luminosa fiamma rossa saliva verso il cielo senza stelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fumo bianco si alzava prima della distesa della nera foresta,<br />
Fino a che scompariva nelle nuvole della sera.<br />
Io stavo fermo e rimanevo a fissare la luminosità del fuoco,<br />
ed ascoltando il rallegrarsi delle ragazze e le grida acute dei  giovani.<br />
Ridevo e pensavo: nonostante tutto la gioiosa via degli antenati<br />
È stata tenuta sempre fedelmente viva dal mio popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora essi onorano il loro dio nella buona tradizione degli avi<br />
Con braci luminose e col bianco e vorticoso fumo.<br />
Tutto è sempre rimasto com’era nei tempi antichi.<br />
Il blu negli occhi e nelle menti, luminosi i cuori ed i capelli.<br />
Sempre essi hanno mantenuto i loro corpi ed i loro spiriti  forti,<br />
Sempre sani sono le loro gambe, il loro sangue ed il midollo.</p>
<p style="text-align: justify;">Camminavo sulla brughiera, la brughiera così lontana e vasta,<br />
La solitudine sussurrava al mio orecchio parole gioiose.</p>
<p style="text-align: justify;">(1)Oster significa Pasqua, ma riprende il nome  germanico di Ostara da Öistre, antica dea nordica dell’alba, della  primavera (è festa dell’<a title="equinozio di primavera" href="http://www.centrostudilaruna.it/apequinoziodiprimavera.html">equinozio di primavera</a>) e dell’amore equivalente  alla dea scandinava Freya. Assumendo ed incorporando nella liturgia  cristiana il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> legato alla rigenerazione della Natura, la  Chiesa ha successivamente assimilato questa ricorrenza festiva pagana  alla risurrezione di Cristo. Vedi R. von Sebottendorff, <em>Prima che Hitler  venisse</em>,<em> </em>Ed. Arktos, 1987, pag. 227<br />
(2)animale del centro Europa simile al bisonte, ora scomparso<br />
(3) Welsch sta per romano, latino e straniero in genere.</p>
<table style="text-align: justify;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Der Bohrturm</strong></p>
<p><em>Es steht ein schwarzes Gespenst im Moor;<br />
das ragt über Büsche und Bäume empor.<br />
Es steht da groß und steif und stumm;<br />
sieht lauernd sich in Kreise um.</em></p>
<p><em>In Rosenrot prangt das Heideland;<br />
”Ich zieh dir an ein schwarzes Gewand&#8221;.<br />
Es liegt das Dorf so still und klein;<br />
„dich nach ich groß und laut und gemein.“</em></p>
<p><em>Es blitzt der Bach im Sonnenschein;<br />
”bald wirst du schwarz und schmutzig sein.“<br />
Es braust der Wald so stark und stolz;<br />
”dich fälle ich zu Grubenholz.“</em></p>
<p><em>Die Flamme loht, die Kette klirrt,<br />
es zischt der Dampf, der Ruß, der schwirrt,<br />
der Meißel frißt sich in den Sand;<br />
der schwarze Tod geht durch das Land.</em></td>
<td>
<div><strong>La torre di trivellazione</strong></p>
<p>C’è un nero spettro nella palude;<br />
Si erge in alto sopra gli arbusti e gli alberi.<br />
Sta lì grande, rigido e muto;<br />
si guarda attorno spiando.</p>
<p>Nel rosso roseo rispende la terra della brughiera;<br />
“Io ti metto una veste nera”.<br />
Giace il villaggio così silente e piccolo;<br />
“Poi ti faccio grande, rumoroso e popolato.”</p>
<p>Luccica il ruscello nei raggi del sole;<br />
“Presto sarai nero e sporco.”<br />
Rumoreggia la foresta così forte e fiera;<br />
“Ti abbatterò per far legname da miniera.”</p>
<p>La fiamma arde, la catena cigola;<br />
fischia il vapore, svolazza la fuliggine,<br />
la punta si consuma nella sabbia;<br />
la morte nera scorre attraverso la terra.</p>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">La poesia <em>Der Bohrturm</em> è  la descrizione dell’inizio della distruzione della brughiera a seguito  della scoperta del petrolio a Ölheim presso Peine dove, nel 1881 fu  trovato in grande quantità.</p>
<p style="text-align: justify;">Traduzioni di <a title="Harm Wulf" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/harm-wulf/">Harm Wulf</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nel-segno-del-wolfsangel.html' addthis:title='Nel segno del Wolfsangel ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/nel-segno-del-wolfsangel.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Letteratura]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Letteratura tedesca]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Arnold Böcklin]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[brughiera]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[germania]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[guerra]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Heimat]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Hermann Löns]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[natura]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[runa]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wehrwolf]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wolfsangel]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Sepp Hilz, il pittore dei contadini</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/sepp-hilz-il-pittore-dei-contadini.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/sepp-hilz-il-pittore-dei-contadini.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 22:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Studi La Runa online]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Adolf Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[contadini]]></category>
		<category><![CDATA[Goebbels]]></category>
		<category><![CDATA[Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Goebbels]]></category>
		<category><![CDATA[pittore]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>
		<category><![CDATA[Rosenheim]]></category>
		<category><![CDATA[Sepp Hilz]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=3316</guid>
		<description><![CDATA[Una panoramica sulla vita e l'opera del pittore tedesco Sepp Hilz (1906-1967), definito 'Bauernmaler' (pittore dei contadini)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/sepp-hilz-il-pittore-dei-contadini.html' addthis:title='Sepp Hilz, il pittore dei contadini '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p><img class="alignright" style="margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sepp1.jpg" alt="" width="219" height="283" /></p>
<p align="justify">Sepp Hilz nacque a Bad Aibling in alta Baviera il 22 ottobre 1906. Apprese i primi insegnamenti dal padre George Hilz, pittore e apprezzato restauratore di chiese (tra cui quelle di St. Sebastian, Berbling, Willing, Weihenlinden, Tuntenhausen e Bacherting), che lo mandò, dopo la <em>Volksschule</em>, nella scuola per apprendisti pittori di Rosenheim in cui si esercitò nella copia dei vecchi maestri tedeschi &#8211; soprattutto di Dürer, Cranach e Altdorfer.</p>
<p align="justify">Ritiratosi presto dalla scuola, venne utilizzato dal padre come ragazzo di bottega e apprendista artigiano. Ciò conferì al giovane Sepp una solida base di manualità che fu importantissima per il suo successivo lavoro artistico. Studiò a Monaco dal 1921 al 1927 frequentando per tre semestri la <em>Kunstgewerbeschule</em>, poi la scuola privata d’arti grafiche del Prof. Moritz Heymann e, come apprendista, il pittore di chiese Xaver Dietrich.</p>
<p align="justify">Cominciò l’attività di pittore nel suo atelier di Monaco lavorando per mostre ed esposizioni regionali e continuando ad esercitarsi senza sosta anche nella copia degli amatissimi pittori fiamminghi Rembrandt, Vermeer, van Delft e Brouwer. Fino alla fine degli anni venti si dedicò al suo studio e ai dipinti per chiese dell’Oberland bavarese. Tornato nel 1928 al paese natale per lavorare nell’impresa paterna, sposò lo stesso anno Erika von Satzenhoven che dopo un anno gli diede il primo figlio Benno.</p>
<p align="justify">Insieme con altri artisti divenne il motore della vita culturale di Bad Aibling. Il luogo di ritrovo in cui stabilmente si incontravano era il Caffè Rupp: discutevano e organizzavano eventi culturali e mostre pittoriche a carattere locale. Hilz dipinse dal 1930 molti quadri a soggetto rustico nello stile di Wilhelm Leibl (pittore tedesco, 1844 – 1900) che gli valsero l’appellativo di “Bauernmaler” (pittore dei contadini) ed una buona notorietà nella regione. Il mondo contadino della sua Baviera è uno dei temi favoriti della sua pittura: scene di vita agreste, i volti semplici della gente di campagna, il riposo dopo il lavoro, le ragazze del villaggio. Gli occhi dell’artista sembrano incantati dalla semplicità e dalla spontaneità della vita rurale. Un mondo senza tempo che ripeteva ciclicamente le azioni rituali del duro lavoro dei campi, del riposo e della festa nello scorrere perenne delle stagioni. Un mondo assediato dall’urbanesimo, dal progressivo spopolamento delle campagne, dall’industrializzazione incessante che metteva in discussione l’esistenza stessa del ceto contadino.</p>
<p align="justify">Sepp Hilz, ormai affermato ritrattista, pittore di chiese, di scene rustiche e paesaggista, presentò ventidue opere alla <em>Haus der Deutschen Kunst</em> e alla <em>Grosse Deutsche Kunstausstellung </em>dal 1938 al 1944 tra cui, nel 1941, il famoso trittico “Bäuerliche Trilogie” (Triologia contadina). Il giovane pittore è diventato un artista poliedrico in grado di padroneggiare le diverse tecniche lavorative, e di manifestare compiutamente il suo eccezionale talento. Dai ritratti ai dipinti di grandi dimensioni, Hilz riesce a rappresentare i caratteri, le atmosfere, la poesia e la realtà dei suoi soggetti: egli sosteneva: “<em>Jedes Ding hat seine Seele, musst bloss malen wie es ist</em>” (ogni cosa ha la sua anima, dobbiamo solo dipingerla per quella che è).</p>
<p align="justify">Il suo dipinto intitolato “Nach Feierabend” esposto alla <em>Haus der Kunst</em>, è acquistato nel 1938 per 10.000 RM da Adolf Hitler che in seguito acquistò anche l’opera “Wetterhexe” del 1942. Un anno dopo presenta il famoso “Bäuerliche Venus” (Venere contadina), splendido dipinto di una nuda venere contadina bavarese che lo consacra definitivamente come uno degli artisti più apprezzati del tempo, anche se nei suoi quadri non appaiono mai espliciti riferimenti politici. Il dipinto causò una gran risposta di pubblico e critica e fu acquistato da Joseph Goebbels. Giovani e soldati stravedevano per il quadro che, ben presto, divenne un’icona popolare: migliaia di lettere d’ammiratori dell’opera e della modella arrivarono all’artista. A molti egli dovette rispondere di non essere un agenzia matrimoniale! La stessa modella, Annerl Meierhanser, fu utilizzata per il dipinto dell’anno successivo “Die Eitelkeit”.</p>
<p align="justify">Nelle affascinanti raffigurazioni delle scene rustiche di grandiosi dipinti quali <em>Bauernbraut </em>del 1940, <em>Bäuerliche Trilogie </em>del 1941 e <em>Wetterhexe </em>del 1942 si conferma la padronanza della tecnica acquisita in gioventù con il faticoso apprendistato da artigiano. La scelta di rappresentare il mondo contadino non è senza implicazioni politiche: sono gli anni in cui il ceto contadino, che aveva violentemente sostenuto le proprie rivendicazioni alla fine degli anni venti, riesce a guadagnarsi i favori del regime e a fare approvare la legge che rendeva invendibile, indivisibile e non ipotecabile la piccola e media proprietà agricola. Il contadinato è visto dagli ideologi nazionalsocialisti come un baluardo della comunità popolare che si oppone, in nome della tradizione, alle forze della disgregazione cosmopolita delle città. Cantore del contadinato, a soli 32 anni il “Bauernmaler” Sepp Hilz è insignito del prestigioso premio Lenbach della città di Monaco nel 1938 per un ritratto della moglie Erika von Satzenhoven (oggi di proprietà della <em>Städtischen Galerie </em>di Lenbachhaus).</p>
<p align="justify">Su raccomandazione del fotografo Heinrich Hoffmann, Hitler gli assegnò nel 1939 la somma di 1.000.000 RM per la costruzione di un nuovo studio progettato dall’architetto Degano a Gmund sul Tegernsee. Dal 1940 espone nella mostra <em>Künstler in Kriegseinsatz</em>. Durante la seconda guerra mondiale acquista un piccolo possedimento terriero a Willing villaggio vicino alla sua città natale. A soli 36 anni, nel 1943, riceve dal Ministro del Reich Joseph Goebbels il titolo di Professore. Nel 1944 riceve il premio Leibl-Sperl della città di Rosenheim.</p>
<p align="justify">Occupata dagli americani, riempita di profughi che scappavano da Monaco e dai territori dell’est occupati dai russi e sede del più gran campo di concentramento per soldati tedeschi, Bad Aibling vive la tragedia della sconfitta. Dopo la guerra Hilz, tra mille difficoltà, riprende il lavoro e realizza i restauri dei dipinti delle chiese di Schäflarn, Schlehdorf sul Kochelsee, Obholting, Baumburg ( il chiostro della Chiesa, Altenmarkt an der Alz) e la Chiesa francescana di Bad Tölz. Esegue diversi quadri a carattere sacro, ritratti e paesaggi della sua amata Heimat bavarese. Nel 1949 muore il padre Georg e, nell’autunno dello stesso anno, in un incidente automobilistico sulla Alten Strasse per Rosenheim e Oberaudorf bei Brannenburg perde il figlio Benno. La tragedia causa, in seguito, anche la rottura del matrimonio con Erika. Nel quadro <em>Heilege Drei Könige </em>(I tre Re magi) del 1949 l’artista ricorderà il figlio scomparso così drammaticamente rappresentando Benno come l’ultimo dei tre Re magi.</p>
<p align="justify">Nel 1950 il pittore si risposerà in seconde nozze con Christa Frein von Rehlingen- Haltenberg (1926-1968). Da questo matrimonio nacquero i due amatissimi figli Sibylle e Florian. Il 26 ottobre 1950 nella riunione che ricostituiva il <em>Kunstverein </em>di Bad Aibling fu annotato: “ Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, 1948 e 1949, periodo molto difficile per pittori e scultori, Sepp Hilz si è domandato come potesse aiutare questi artisti. Egli è stato l’artefice della creazione del <em>Kunstverein </em>e del suo sostegno attraverso il reperimento di molti associati. Questa associazione ha potuto, grazie a lui, acquistare diversi lavori aiutando gli artisti in miseria”.</p>
<p align="justify">Il 20 ottobre del 1951 a Monaco vi fu un tentativo da parte di appassionati d’arte di far esporre artisti che erano stati celebrati anche durante il Nazionalsocialismo tra cui lo scultore Joseph Thorak e lo stesso Hilz. Cominciarono subito proteste pubbliche contro gli artisti che avevano presentato le loro opere nella &#8220;Haus der Deutschen Kunst&#8221;. Hilz ne fu amareggiato. Dovette intervenire il Ministro bavarese dell’Educazione Schwalber che fece appello alla tolleranza democratica e alla libertà dell’arte, stabilita dalla Costituzione, che disse “non poteva essere proibita perché a suo tempo era piaciuta ai capi del Nazionalsocialismo”. Malgrado ciò, grazie ai suoi buoni contatti ed alla sua indiscussa bravura, poté incrementare l&#8217;attività di restauratore e pittore di chiese che portò avanti fino al 1956, anno in cui decise di dedicarsi completamente alla pittura.</p>
<p align="justify">Sepp Hilz morì a Bad Aibling il 30 settembre 1967, cinque mesi prima della seconda moglie. Anche Hilz, come la totalità degli artisti che operarono nel periodo nazionalsocialista, subì la proscrizione dopo la guerra. Molte della sue opere furono trafugate, alcune distrutte, qualcuna portata negli Stati Uniti. Oggi è praticamente impossibile studiare la qualità della sua opera. Il silenzio assoluto è calato sull’artista per ridicole e pretestuose motivazioni politiche. Anche i suoi stessi compatrioti, le poche volte che si è tentato di ricordare il suo lavoro, hanno inscenato patetiche proteste per il suo presunto coinvolgimento col regime. L’aver avuto successo negli anni del Nazionalsocialismo è considerato sufficiente per meritare un bando perpetuo. Gli estimatori privati custodiscono gelosamente le sue opere che ormai valgono somme considerevoli ma, a parte la meritoria opera di Mortimer G. Davidson (<em>Kunst in Deutschland 1933-1945</em> &#8211; Pittura, tomo I e II Grabert Verlag, 1989-1994. Grabert Verlag, Postfach 1629, D &#8211; 72006 Tübingen E-mail: grabert-verlag@t-online.de ), non ci sono state monografie, studi, esposizioni sull’artista dalla fine della seconda guerra mondiale.</p>
<p align="center"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/hilz1.jpg" alt="" width="208" height="283" /> <img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/hilz2.jpg" alt="" width="208" height="283" /></p>
<p align="justify">Gli antiquari vendono vecchi numeri delle riviste artistiche di quegli anni che spesso contengono riproduzioni fotografiche dei suoi quadri, ma lo studioso d’arte che volesse approfondire la conoscenza del lavoro di Sepp Hilz potrà vedere solamente una piccola parte delle sue opere nella <em><a href="http://www.galerie-bruckmuehl.de">Galerie Markt Bruckmühl</a> </em>(Sonnenwiechser Straße 12, D83052 Bruckmühl, tel. 08062 5307 &#8211; E-mail: webmaster@galerie-bruckmuehl.de) che espone lavori di Hilz nella collezione “<a href="http://www.galerie-bruckmuehl.de/Sammlung/sammlung.html">Georg Dorrer</a>”.</p>
<p align="justify">Il bellissimo <a href="http://artroots.com/">sito</a> dedicato da Brigitte Gastel Lloyd all’arte mondiale ed anche agli artisti bavaresi del passato e contemporanei contiene molte opere dell’artista visibili alla pagina: <a href="http://artroots.com/art2/sepphilz1906works.htm">http://artroots.com/art2/sepphilz1906works.htm</a>. Scandalosamente non uno dei dipinti dell’artista è visibile nelle Pinacoteche di Monaco. Nel <em>Heimatmuseum</em> di Bad Aibling (Wilhelm Leibl Platz 2, 83043 Bad Aibling tel. 08061 8724) è conservato, resipiscenza postuma senza commento alcuno, un solo dipinto di Sepp Hilz: <em>Müder Alter</em> (il vecchio stanco) del 1943.</p>
<p align="justify">L’editore libraio di Bad Aibling <a href="http://www.cortolibri.de">J. N. Cortolezis</a> (Kirchzeile 4, D 83043 Bad Aibling tel. 0861 2572 fax 0861 30641) ha stampato nel 2004 l’opera di Christine e Klaus Jörg Schönmetzler <em>Kunst und Künstler in Bad Aibling. Ein Bayerischer Bilderbogen</em> che contiene circa venti pagine dedicate all’artista e le riproduzioni di alcune delle sue opere.</p>
<p align="center"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/image004.jpg" alt="" width="132" height="283" /> <img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/image002.jpg" alt="" width="310" height="283" /></p>
<p align="justify">Tutti i cataloghi delle Grosse Deutsche Kunstausstellung 1937- 1943 sono acquistabili al prezzo di 20 euro ciascuno (catalogo n. 18 del maggio 2004 Kulturgeschichte dal n. 832 al n. 839) presso l’Antiquariat Schmidt, Postfach 8, D 72402 Bisingen, Deutschland tel. 0049 7476 1609 fax 0049 7476 3458.</p>
<p align="justify">Il numero 24, febbraio 2004 di “El Barco Vikingo. Revista de arte, tradiciòn y cultura” contiene un articolo dedicato a Sepp Hilz. Costo 2 euro, abbonamento a cinque numeri 15 euro Europa, 20 altri paesi. Richiedere a Javier Nicolàs, Ap. 14.215 E 08080 Barcelona jnc1960sp@hotmail.com</p>
<p align="center"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/image006.jpg" alt="" width="206" height="283" /> <img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/image008.jpg" alt="" width="211" height="283" /> <img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/image010.jpg" alt="" width="259" height="283" /><br />
Bäuerliche Venus, 1939 Eitelkeit, 1940 &#8211; Die rote Halskette, 1942</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/sepp-hilz-il-pittore-dei-contadini.html' addthis:title='Sepp Hilz, il pittore dei contadini ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/sepp-hilz-il-pittore-dei-contadini.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Arte]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Centro Studi La Runa online]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Adolf Hitler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[contadini]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Goebbels]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Hitler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Joseph Goebbels]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[pittore]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[pittura]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Rosenheim]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Sepp Hilz]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Il Toro di Scapa Flow</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/il-toro-di-scapa-flow.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/il-toro-di-scapa-flow.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 May 2009 17:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
				<category><![CDATA[1939-1945]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Effepi]]></category>
		<category><![CDATA[Günther Prien]]></category>
		<category><![CDATA[Kriegsmarine]]></category>
		<category><![CDATA[Scapa Flow]]></category>
		<category><![CDATA[U-47]]></category>
		<category><![CDATA[U-Boot]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=2228</guid>
		<description><![CDATA[Un libro sulla vita e le leggendarie imprese di Günther Prien, il "Toro di Scapa Flow"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-toro-di-scapa-flow.html' addthis:title='Il Toro di Scapa Flow '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><div id="attachment_2230" class="wp-caption alignright" style="width: 185px"><img class="size-medium wp-image-2230" title="prien" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/prien.jpg" alt="Günther Prien (Osterfeld il 16 gennaio 1908 -  7 marzo 1941)" width="175" height="250" /><p class="wp-caption-text">Günther Prien (Osterfeld il 16 gennaio 1908 -  7 marzo 1941)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Günther Prien (Osterfeld il 16 gennaio 1908 &#8211;  7 marzo 1941) ufficiale tedesco, uno dei dieci migliori assi degli U-boot della Kriegsmarine nel corso della seconda battaglia dell&#8217;Atlantico, durante la seconda guerra mondiale. Sotto il suo comando il sottomarino tedesco U-47 affondò più di 30 navi alleate per più di 200 000 tonnellate. La sua impresa più importante fu comunque l&#8217;affondamento della nave da battaglia britannica HMS Royal Oak ancorata a Scapa Flow.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato a Osterfeld in Sassonia, Prien intraprese la vita di mare fin da giovane; nel 1925 sopravvisse al naufragio dell&#8217;Hamburg lungo le coste irlandesi. Ottenuto il brevetto di ufficiale della marina mercantile, fu però costretto ad abbandonare il servizo a causa della situazione disastrosa della marina tedesca a causa della Grande Depressione. Nel 1933 entrò nella <em>Reichsmarine</em>, servendo inizialmente sull&#8217;incrociatore leggero Königsberg, prima di essere trasferito agli U-Boot nell&#8217;ottobre del 1935, venendo promosso nello stesso anno Leutnant zur See, e Oberleutnant zur See nel 1937. Nominato comandante di uno nuovi sottomarini Tipo VIIB,  l&#8217;U-47, il 17 dicembre 1938, il primo febbraio dell&#8217;anno successivo venne ulteriormente promosso Kapitänleutnant.</p>
<div id="attachment_2229" class="wp-caption alignleft" style="width: 205px"><img class="size-medium wp-image-2229" title="il-toro-di-scapa-flow" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-toro-di-scapa-flow.jpg" alt="Il Toro di Scapa Flow" width="195" height="300" /><p class="wp-caption-text">Wolfgang Frank, Il Toro di Scapa Flow</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il 4 settembre del 1938 il sommergibile tedesco U-47, al comando del tenente di vascello Prien, affonda in posizione 45° 29&#8242; N &#8211; 9° 45&#8242; W il piccolo cargo inglese Bosnia. Lo stesso sommergibile, il giorno successivo, affonda nella stessa zona la nave Rio Claro, e il giorno dopo un terzo, il Gartavon.</p>
<p style="text-align: justify;">La notte fra il 13 e il 14 ottobre del 1939, Günther Prien al comando dell’U-47 riesce a penetrare nella base navale britannica, eludendo le difese nemiche. L’azione ha inizio la sera, in assenza di luna, ma col favore dell’aurora boreale. Fino a quel momento l’equipaggio non è stato informato sugli obiettivi della missione. Dopo una lunga manovra, Prien riesce a oltrepassare la barriera costituita dalle navi affondate in prossimità del passaggio, ed entra in porto alle 0:27, trovandosi di fronte due navi corazzate e vari cacciatorpediniere inglesi. Il nucleo principale della marina britannica si è già spostato verso la costa occidentale della Scozia, ma in porto resta, fra le altre, una delle più prestigiose unità della marina britannica, la Royal Oak, che nel 1916 aveva partecipato alla battaglia dello Jutland. Si tratta di una corazzata della lunghezza di 187 metri, con un dislocamento di 29.150 tonnellate.</p>
<div id="attachment_2231" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2231" title="prien-decorato" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/prien-decorato-300x209.jpg" alt="Günther Prien decorato da Hitler con la Croce di Cavaliere" width="300" height="209" /><p class="wp-caption-text">Günther Prien decorato da Hitler con la Croce di Cavaliere</p></div>
<p style="text-align: justify;">Alle 0:59, l’U-47 lancia una prima scarica di quattro siluri, che non ha successo: uno non parte, gli altri tre mancano il bersaglio. Dopo una manovra, un ulteriore tentativo con il siluro principale va a vuoto. La Royal Oak è soltanto scossa da un forte urto; a bordo si pensa a un’esplosione interna. Intanto, Prien ordina di caricare i siluri di riserva. Terminata la lunga operazione, che avviene in superficie in mezzo alla baia silenziosa, alle 1:27 parte la seconda scarica, che centra in pieno l’obiettivo: la Royal Oak, sventrata, si rovescia su un fianco e affonda nel giro di appena un quarto d’ora, trascinando con sé tutti gli 833 membri dell’equipaggio. Per i tedeschi si tratta ora di sottrarsi alla reazione delle altre unità britanniche. A tutta velocità, I’U-47 percorre la via del ritorno tenendosi lungo costa per non essere localizzato, e riesce così a sfuggire ai cacciatorpediniere nemici e a varcare indenne il passaggio. Tre giorni dopo giunge alla base di Wilhelshaven. Nel collegamento seguente è visionabile un cinegiornale tedesco dedicato al trionfale rientro in patria di Günther Priem dopo l&#8217;impresa di Scapa Flow:</p>
<p style="text-align: justify;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/bNwyPxa1HcQ&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/bNwyPxa1HcQ&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Insignito della Croce di Cavaliere della Croce di Ferro, divenne il primo membro della Kriegsmarine a ricevere questa alta onorificenza, venendo inoltre soprannominato <em>Der Stier von Scapa Flow</em> (Il toro di Scapa Flow): questo emblema venne verniciato sulla torretta esterna dell&#8217;U-47, e divenne l&#8217;emblema dell&#8217;intera 7ª flottiglia di U-Boot. Ritornato in mare, Prien continuò a perlustrare l&#8217;Atlantico e ad affondare le navi mercantili alleate, venendo decorato, per i suoi successi, con le fronde di quercia della Croce di Cavaliere nel 1940.</p>
<p style="text-align: justify;">Morì, insieme a tutto l&#8217;equipaggio dell&#8217;U-47, l&#8217;8 marzo 1941, poco dopo essere stato promosso Korvettenkapitän in seguito all’affondamento da parte del cacciatorpediniere britannico Wolverine in acque Islandesi.</p>
<div id="attachment_2232" class="wp-caption alignleft" style="width: 228px"><a href="http://www.galleria.thule-italia.com/willrich.html"><img class="size-medium wp-image-2232" title="prien-willrich" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/prien-willrich.jpg" alt="Il ritratto di Günther Prien eseguito dall'artista tedesco Wollfang Willrich " width="218" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il ritratto di Günther Prien eseguito dall&#39;artista Wolfgang Willrich</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sebbene fosse rimasto in mare per meno di due anni, Prien realizzò il record di affondamenti durante la seconda guerra mondiale: in 238 giorni trascorsi in mare, affondò 30 navi nemiche per un tonnellaggio complessivo di 193.808 tonnellate. Va rimarcato che l&#8217;ammiraglio Karl Dönitz. in un raro momento di commozione disse che Prien «era tutto ciò che un uomo doveva essere: una grande personalità, piena d&#8217;impegno, energia e gioia di vivere, totalmente dedito al dovere». Il ritratto di Günther Prien eseguito dall&#8217;artista tedesco Wollfang Willrich nel 1939 si trova in Galleria Thule, artista <a title="Wolfgang Willrich" href="http://www.centrostudilaruna.it/wolfgang-willrich.html">Wolfgang Willrich</a>, sezione pubblicazioni, <em>Des Reiches Soldaten</em>: http://www.galleria.thule-italia.com/willrich.html</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1959 la ARCA Filmproduktion GmbH produsse il film <em>U-47, Kapitänleutnant Prien</em> (tradotto in Italia con l&#8217;improbabile titolo <em>Gli squali del terzo Reich</em>, produzione Export Film, distribuzione Cestia Film) con l&#8217;attore Dieter Eppler nel ruolo del protagonista sotto la regia di Harald Reinl sulla vita e le imprese militari di Günther Prien. Per altre notizie su Prien vedi: <a href="http://uboat.net/men/prien.htm">http://uboat.net/men/prien.htm</a></p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Wolfgang Frank, <em>Il Toro di Scapa Flow. Vita e gesta del Korvettenkapitän Günther Prien, Comandante dell’U 47</em>. Allegato al volume un DVD con materiale d’epoca su Günther Prien, l’U 47 e l’arma sommergibilistica tedesca nella II Guerra Mondiale. Edizioni Effepi 2009, Genova, pagine 258, 10 illustrazioni, euro 30,00.</p>
<p style="text-align: justify;">Richiedere il volume a: Effepi Edizioni, Via Balbi Piovera 7 &#8211; 16149 Genova &#8211; Telefono: 010 6423334 &#8211; 338 9195220 &#8211; Posta elettronica:effepiedizioni@hotmail.com<br />
Sito <a title="Effepi" href="http://www.effepiedizioni.com/">http://www.effepiedizioni.com/</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-toro-di-scapa-flow.html' addthis:title='Il Toro di Scapa Flow ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/il-toro-di-scapa-flow.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[1939-1945]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Storia contemporanea]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Effepi]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Günther Prien]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Kriegsmarine]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Scapa Flow]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[U-47]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[U-Boot]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Werwolf</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:25:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
				<category><![CDATA[1939-1945]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[Hermann Löns]]></category>
		<category><![CDATA[intolleranza]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza tedesca]]></category>
		<category><![CDATA[seconda guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Wehrwolf]]></category>
		<category><![CDATA[Wehrwolf Bund]]></category>
		<category><![CDATA[Werwolf]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.oliodirialto.com/?p=712</guid>
		<description><![CDATA[Una storia dei Werwolf, movimento di resistenza tedesca all'occupazione militare straniera verso la fine della seconda guerra mondiale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html' addthis:title='Werwolf '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0708314465/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0708314465" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7872" style="margin: 10px;" title="werwolf" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/werwolf.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Il termine &#8220;<em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span></em>&#8221; significa “uomo lupo”, “lupo mannaro” o “licantropo”. Il termine &#8220;Wehrwolf&#8221;, che è pronunciato nello stesso modo, significa “armata del lupo” o “difesa del lupo”. Il termine &#8220;Wehrwolf&#8221; richiama una vecchia tradizione di lotta non convenzionale in Germania. Un famoso <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=888776106X" rel="nofollow">racconto scritto da Hermann Löns</a> (1866 &#8211; 1914) e pubblicato nel 1910 descrive la guerriglia dei contadini del nord della Germania durante la Guerra dei trent’anni (edizione italiana Ed. Herrenhaus, Seregno, 1999). Il movimento di resistenza tedesco fu chiamato &#8220;<em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span></em>&#8221; sia per il particolare suono evocativo del nome sia perchè un &#8220;<em>Wehrwolf Bund</em>&#8221; era già esistito intorno agli anni ’20 nell’area nazionalista.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’autunno del 1944 durante un incontro tra il capo della Gioventù hitleriana Artur Axmann, <em>SS-Obergruppenführer </em>Hans Adolf Prützmann, il capo <em>RSHA </em>Ernst Kaltenbrunner e il <em>Waffen-SS Obsturmbannführer </em>Otto Skorzeny, Himmler espose il suo piano per il <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span></em>. Prützmann, capo SS nel 1943 per il settore sud orientale e l’Ucraina e dal 1944 generale SS della polizia, assunse la direzione dell’organizzazione ed il compito di reclutare volontari e di organizzare il loro addestramento che sarebbe stato poi messo in pratica dagli <em>SS-Jagdverband </em>(squadre di caccia) di Skorzeny. Una volta addestrate, le unità <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>sarebbero passate dalla guida d’inesperti ragazzi della <em>Hitlerjugend </em>(<em>HJ</em>) a quelle d’ufficiali veterani dell’esercito e della Waffen SS.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Quartier Generale del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>fu organizzato nel castello (<em>Schloss</em>) di Hülchrath, vicino alla città renana di Erkelenz. I primi duecento volontari reclutati arrivarono lì alla fine di novembre e gli uomini di Skorzeny gli impartirono lezioni intensive sulle tecniche di sabotaggio, demolizione, armi leggere, sopravvivenza e radio comunicazioni. Prützmann cercò anche di organizzare altri centri d’addestramento nei sobborghi di Berlino ed in Baviera. Contemporaneamente furono approntati <em>bunker </em>speciali vicino al fronte da usare come depositi d’armi e materiali del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>prima di essere fatti occupare dagli alleati. I membri del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>furono muniti di documenti falsi forniti dalla <em>Gestapo </em>per essere in grado di mescolarsi anonimamente con la popolazione e di assumere la loro identità di combattenti clandestini solo durante le operazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0873642481/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0873642481" rel="nofollow" target="_blank"><img class="size-full wp-image-7873 alignleft" style="margin: 10px;" title="ss-werewolf-instruction" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ss-werewolf-instruction.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Le azioni del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>furono quelle tipiche della guerriglia: cecchinaggio, guerriglia, sabotaggio di strade e materiali. Nella zona d’occupazione britannica le attività del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>furono circoscritte ad imboscate ed attentati tra cui quella che uccise il Maggiore John Poston, che era stato Maresciallo in campo di Montgomery nel deserto, in Sicilia e nel nord dell’Europa. Come Maresciallo di collegamento tra gli ufficiali Poston spesso viaggiava per raccogliere informazioni dello spionaggio per fornirle ai responsabili della pianificazione delle battaglie. Nell’ultima settimana della guerra, Poston fu attaccato da una squadra di giovani del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span></em>, mentre guidava il suo mezzo in una tranquilla strada di campagna dirigendosi verso il quartier generale di Montgomery. Colpito una prima volta cercò di difendersi, ma fu finito da una scarica di mitragliatore. Ci furono molti altri scontri tra i giovani partigiani e le divisioni armate britanniche. Sul versante americano la resistenza <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>fu molto più intensa. Nel settembre del 1944, allorché Montgomery si disse sicuro di potersi spingere fino nel cuore della Germania, dopo sei settimane d’assedio il 21 ottobre 1944 Aquisgrana, completamente distrutta, cadde in mano americana. Il 30 ottobre del 1944 gli occupanti nominarono sindaco l’avvocato Franz Oppenhof. La prima autorità tedesca imposta dal nemico. Il <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>lo considerò un traditore e lo perciò lo condannò a morte. Per giustiziarlo l’organizzazione pianificò la <em>Unternehmen Karneval </em>(Operazione Carnevale) alla quale parteciparono Ilse Hirsch di 22 anni, il tenente delle SS Wenzel, il suo operatore radio Sepp Leitgeb, Karl Heinz Hennemann, Eric Morgenschweiss di 16 anni e Heidorn. Per preparare l’operazione s’incontrarono nel castello di Hülchrath. Il 24 marzo del 1945 il commando <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>fu lanciato col paracadute nei sobborghi di Aquisgrana città che Ilse conosceva perfettamente. Oppenhoff di 41 anni, sua moglie ed i tre figli vivevano nella Eupener Strasse al n. 251. Una volta davanti alla casa, bussarono alla porta e Wenzel e Leitgeb lo freddarono. Mentre scappavano dalla città Ilse Hirsch fu ferita dall’esplosione di una mina e una scheggia uccise Sepp Leitgeb. Curata in ospedale la ragazza tornò nella sua casa di Euskirchen. Tutti i membri del commando, ad accezione del tenente Wenzel, furono catturati e processati dopo la guerra. Il “Processo <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span></em>” tenuto ad Aquisgrana nell’ottobre del 1949 riconobbe colpevoli Henneman e Heidorn che ebbero da uno a quattro anni di carcere. Ilse ed Eric Morgenschweiss furono assolti per la loro età. Qualche tempo dopo Ilse si sposò e visse ad un chilometro di distanza dal luogo dell’episodio più famoso della sua vita. Del tenente Wenzel si persero le tracce e s’ignora la sua sorte. Oppenhof fu una delle molte persone accusate di collaborazionismo con il nemico che caddero per mano dei “Lupi mannari”. Il 1 aprile il Ministro del Reich Minister Goebbels annunciando alla radio la sua uccisione disse che il braccio del partito era lungo e che i suoi <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>erano vigilanti. Era l’annuncio ufficiale dell’esistenza del movimento clandestino di resistenza contro l’invasore. Altre radio diedero l’annuncio, il grido di battaglia della vecchia guardia tornava a risuonare. Un intero programma di propaganda del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>fu trasmesso. Dalla radio si sentì la dichiarazione che chiariva il carattere del movimento clandestino di resistenza:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I raids terroristici hanno distrutto le nostre città dell’ovest. Le donne ed i bambini che muoiono lungo il Reno ci hanno insegnato ad odiare. Il sangue e le lacrime dei nostri uomini massacrati, delle spose oltraggiate, dei bambini uccisi nelle aree occupate dai rossi gridano vendetta. Coloro che sono nel <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>dichiarano in questo proclama la loro ferma e risoluta decisione di restare fedeli al loro giuramento, di non arrendersi mai al nemico anche se stiamo soffrendo in condizioni spaventose e possediamo solo risorse limitate. Disprezziamo i <em>confort </em>borghesi, resistiamo, lottiamo, facciamo fronte con onore alla possibile morte torneremo a vincere uccidendo chi avrà attentato alla nostra stirpe. Ogni mezzo è giustificato se apporta danni al nemico. Il <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>ha le sue corti di giustizia che decidono la vita o la morte del nemico come quella dei traditori del nostro popolo. Il nostro movimento scaturisce dal desiderio di libertà del popolo ed è votato all’onore della Nazione tedesca di cui ci consideriamo i guardiani. Se il nemico ci ritiene deboli crederà di poter ridurre in schiavitù il popolo tedesco come ha fatto con i popoli rumeni, bulgari, finlandesi deportati ai lavori forzati nelle tundre russe o nelle miniere inglesi o francesi; fategli allora sapere che nelle zone della Germania da cui si è ritirato l’esercito è sorto un nemico che non aveva previsto e che sarà per lui più pericoloso, che combatterà senza tener conto del vecchio concetto borghese di Guerra adottato dai nostri nemici solo quando gli fa comodo ma che è cinicamente rifiutato se non gli apporta vantaggi. Odio è la nostra preghiera. Rivincita è il nostro grido di battaglia&#8221;.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203308" rel="nofollow"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshitlerjugend.jpg" alt="Rupert Butler, SS-Hitlerjugend. The History of the Twelfth SS Division 1943-45" width="130" height="162" align="left" border="0" /></a> La paura del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>si diffuse insieme con quella della creazione del ridotto alpino: l’idea di Goebbels di creare una sacca di resistenza permanente tra l’Austria e la Germania arroccandosi sulle montagne per continuare la lotta. L’ordine di reazione degli alleati fu spietato: ogni combattente <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>catturato doveva essere fucilato sul posto. Molti innocenti pagarono con la vita la durezza della battaglia finale. Le azioni del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span></em>, o supposte tali, furono represse con selvagge atrocità. Un esempio di rappresaglia di massa compiuto dagli Alleati è citato da Heinrich Wendig (1):</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;All&#8217;esercito tedesco viene rinfacciato di avere utilizzato nella sua guerra contro le spietate uccisioni perpetrate dei partigiani, contrarie al diritto internazionale, quote di rappresaglia da uno a 10 (e raramente maggiori) quale misura dissuasiva. Gli Alleati hanno tuttavia ricambiato con quote assai più elevate, anche in casi manifestamente immotivati. Un episodio esemplare avvenne nel marzo 1945 presso il castello di Hamborn, vicino Paderborn in Westfalia. In quel luogo il generale americano Maurice Rose era stato ucciso da un regolare soldato tedesco. La radio nemica addossò l&#8217;azione a del tutto inesistenti &#8220;Partigiani &#8211; Lupo mannaro&#8221; che avevano &#8220;ucciso alle spalle&#8221; il generale. Come risposta gli Americani liquidarono 110 prigionieri tedeschi che assolutamente nulla avevano a che fare con la morte del generale. La &#8220;<em>Paderborner Zeitung</em>&#8221; (4 aprile 1992), dopo decenni, scrisse sullo svolgersi di quel fatto: &#8220;Il <em>Panzerkommandant </em>tedesco sporse la testa dalla torretta, fece cenno con la sua <em>Maschinenpistole </em>e ordinò agli Americani di deporre le armi, cosa che fecero. Rose, che era generale, portava la sua pistola in una tasca, che egli voleva sbottonare. In quell&#8217;istante la <em>Maschinenpistole </em>del <em>Panzerkommandant </em>sparò. Il tedesco aveva palesemente frainteso il movimento del generale americano. Maurice Rose stramazzò sulla strada, morì sul colpo. Coloro che lo accompagnavano riuscirono a fuggire&#8221;. Sulla misura della vendetta dice il menzionato giornale: &#8220;Con violenza cieca gli Americani uccisero nel complesso 110 soldati tedeschi prigionieri, che nulla avevano a che fare con l&#8217;episodio, tra cui giovani della <em>Hitlerjugend </em>e uomini di mezz&#8217;età del <em>Volkssturm</em>. Dietro al cimitero a Etteln morirono in 27. Testimoni ricordano che 18 altri cadaveri con un colpo alla nuca furono trovati a Doerenhagen dietro una siepe, tutti assassinati! Si lasciarono lì i cadaveri dei tedeschi per giorni. Gli Americani non permisero a civili tedeschi di seppellire i morti. Al <em>Patton-Museum </em>a Fort Knox (USA) i fatti inerenti alla morte di Rose sono riportati correttamente, non si fa però alcuna menzione dell&#8217;azione di rappresaglia fatta dalle truppe americane. Questo palese crimine di guerra degli Americani non è stato minimamente espiato o criticato nella stampa internazionale o addirittura stigmatizzato come altri (2)&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(1) Heinrich Wendig, <em>Richtigstellungen zur Zeitgeschichte</em>, Heft 8, Grabert, Tübingen 1995, S. 46.<br />
(2) Nota 1 rimanda al <em>Hefte </em>2 (1991, S. 47ff.) e 3 (1992, S. 39ff.) dello stesso <em>Hefte </em>(<em>Anm. </em>6); vedi anche <em>Heft </em>10 (1997), S. 44f.<br />
Dall’interessante saggio “Sulla legalità della rappresaglia in guerra” di Germar Rudolf apparso sul n. 1, 1997 della rivista trimestrale <em>Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung</em> (http://www.vho.org/VffG/1997/1/RudGei1.html)</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scrittore tedesco Hans Zöberlein (1895-1964) (figlio di un ciabattino, laurato in architettura, eroe di guerra, membro del Corpo franco di Franz Epp aderisce alla NSDAP dal 1921, vedi anche http://www.polunbi.de/pers/zoeberlein-01.html#lit) pubblica, per la casa editrice ufficiale del partito Eher di Monaco, due romanzi di guerra monumentali: nel 1933 <em>Der Glaube an Deutschland. Ein Kriegserleben von Verdun bis zum Umsturz</em> (“La fede nella Germania. Un’esperienza di guerra da Verdun fino alla difatta”) e nel 1937 <em>Der Befehl des Gewissens. Ein Roman von den Wirren der Nachkriegszeit und der ersten Erhebung</em> (“L’imperativo della coscienza. Un romanzo sulle turbolenza del dopoguerra e della prima sollevazione”). A capo di un gruppo <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>nella notte tra il 28 e il 29 aprile 1945, alla vigilia del suicidio di Hitler e a pochi giorni della capitolazione, guida l’esecuzione di otto cittadini di Penzberg che avevano deposto il sindaco nazionalsocialista. Sul luogo vengono lasciati volantini con questo scritto:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Warnung an alle Verräter und Liebesdiener des Feinde!<br />
Der Oberbayerische <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> warnt vorsorglich alle die jenigen, die dem Feinde Vorschub leisten wollen oder Deutsche und deren Angehörige bedrohen oder schikanieren, die Adolf Hitler die Treue hielten. Wir warnen! Verräter und Verbrecher am Volke büßen mit dem Leben und ihrer ganzen Sippe. Dorfgemeinschaften die sich versündigen am Leben der Unseren oder die weiße Fahne zeigen, werden ein vernichtendes Haberfeldtreiben erleben, früher oder später. Unsere Rache ist tödlich!<br />
Der <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span>&#8220;</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Monito a tutti i traditori ed amorevoli servitori del nemico!<br />
Il <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>dell’alta Baviera ammonisce ad ogni buon conto tutti coloro favoreggiano il nemico tra i tedeschi e i loro parenti o che minacciano o vessano chi mantiene la sua fedeltà a Adolf Hitler. Noi ammoniamo! Traditori e criminali del popolo che pagheranno con la loro vita e con quella della loro intera genia. Le comunità dei villaggi che attenteranno alla vita dei nostri od esporranno la bandiera bianca, saranno annientati prima o dopo. La nostra vendetta è la morte!<br />
Il <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span>”</p>
<p style="text-align: justify;">Nel primo dopoguerra, per quest’episodio si fece un processo (per una descrizione dei fatti http://www.mordnacht.de/derprozess.shtml). I principali protagonisti furono condannati a forti pene detentive o a morte. Hans Bauernfeind, capo di uno dei “tribunali volanti” come &#8220;Incaricato speciale del Führer&#8221;, responsabile per la sentenza eseguita “in nome del popolo” dichiarò: “Sono consapevole di non avere nessuna colpa” ed aggiunse “Come venni a conoscenza dei disordini contro la <em>Wehrmacht </em>a Penzberg, sono andato là dove era mio dovere per non piantare in asso migliaglia di soldati e ufficiali del fronte che si mantenevano fedeli.”. Lo scrittore ed eroe di guerra Hans Zöberlein, capo di una delle unità <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>che andarono a Penzberg per eseguire l’ordine di “Impiccare funzionari e caporioni comunisti del KPD della città”. Dopo l’azione disse: “A Penzberg c’era un porcile che adesso è stato ripulito”. Condannato a morte e poi all’ergastolo fu liberato nel 1958 per gravi motivi di salute. Ragazzi di 12 anni subirono processi e condanne all’ergastolo da parte delle corti marziali americane. Due membri della gioventù hitleriana di 16 e 17 anni furono condannati a morte alla fine del marzo del 1945 ed assassinati il 5 di giugno. Il gionale delle truppe americane <em>Stars and Stripes</em> disse che erano accusati d’essere cecchini ad Aquisgrana. A Budeburg vicino al Wesel l’8 aprile del 1945 uomini della 116 Divisione Corazzata furono assassinati senza processo dai soldati dell’esercito Americano a seguito della scoperta di volantini del <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> che invitavano alla resistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Volantino del <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span>: “La lotta continua! Il nemico non ha vinto. Con la menzogna e la sobillazione vuole confonderti. Non prestare orecchio al nemico! Sorgi e combatti! La svolta viene! Solo il traditore ed il voltagabbana perdono il coraggio. Sii deciso fino all’estremo! Essere tedesco significa essere combattente. Meglio morto che schiavo”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opuscolo del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>(ristampato in inglese col titolo <em>SS <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> Combat Instruction Manual</em>, a cura di Michael Fagnon, Paladin Press, 1999) che conteneva le istruzioni per condurre la guerra di guerriglia con sabotaggi, attentati sintetizzava le ragioni di queste operazioni con queste parole:</p>
<p style="text-align: justify;">Il nemico dovrà sottrarre truppe dalla linea del fronte per difendere le altre strade. La capacità offensive el nemico sarà indebolita. Ogni cosa che riusciamo a distruggere dovrà essere sostituita. Ogni danno apportato al nemico aiuta le nostre truppe.</p>
<p style="text-align: justify;">Cellule del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>furono scoperte tra i soldati convalescenti. Ufficiali gravemente feriti ed anche infermiere furono sorpresi ad incitare i commilitoni ad atti di sabotaggio e resistenza. Non ci fu pietà per nessuno. Atti di resistenza continuarono isolati, ma il castello di Hülchrath cadde nelle mani degli alleati nell’aprile del 1945 e a questo punto l’organizzazione ufficiale del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>cessò d’esitere. Nonostante la mancanza di una direzione centrale per la perdita del quartier generale atti isolati di resistenza continuarono anche dopo la cessazione delle ostilità. Il capo di zona della <em>Hitlerjugend </em>di Mansfeld divenuto <em>Sturmbannführer SS </em>e ferito gravemente nella battaglia di Kharkov organizzò 600 ragazzi della <em>HJ </em>nel <em>Kampfgruppe Harz</em>. Raccolse dagli ospedali veterani SS, studenti della <em>NAPOLA</em>, membri della <em>Luftwaffe </em>e ragazzi membri delle unità anticarro. Con questi effettivi incominciarono le azioni contro le truppe americane il 1 aprile 1945. dopo venti giorni oltre settanta combattenti erano caduti. In un tentativo d’imboscata ad un convoglio delle truppe americane molti caddero falciati dagli aerei giunti in soccorso dei soldati. Heinz Petry di sedici anni e Josef Schomer di diciassette furono processati come spie e fucilati il 5 giugno 1945. A nord di Amburgo verso la fine di aprile un gruppo trincerato di <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>ed i loro comandanti SS rifiutarono di arrendersi alla 11° Divisione corazzata Britannica. La loro resistenza continuò anche dopo l’appello alla resa dell’ammiraglio Karl Doenitz del 1 maggio. Alla fine del 5 maggio Doenitz fece la seguente proclamazione da Radio Copenhagen, Praga e Flensburg: “Il fatto che al momento sia in atto un armistizio significa che devo chiedere ad ogni tedesco, uomo o donna, di cessare ogni attività illegale nell’organizzazione <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>o altre dello stesso tipo nei territori occupati perché queste causerebbero solo danni al nostro popolo”. Il Generale SS Hans Adolf Prützmann nato il 31 agosto del 1901 a Tollkemit in Preuss, ispettore del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> Bandenkampfverbände </em>fino al maggio del 1945, catturato dai britannici si suicidò a Lüneburg il 21 maggio 1945.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Bibliografia</em></strong> Rose, Arno, <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> 1944-1945. Eine Dokumentation</em>, Motorbuch Verlag, 1980.<br />
Trees, Wolfgang, <em>Charles Whiting Uternehmen Karneval. Der <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span>-Mord an Aachens Oberbürgermeister Oppenhoff</em>, EA.Triangel Verlag, 1982.<br />
Whiting Charles, <em>Werewolf: The Story of the Nazi Resistance Movement 1944-1945</em>, Pen &amp; Sword Paperback, 1996.<br />
Prieß, Benno, <em>Erschossen im Morgengrauen, &#8220;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span>&#8220;-Schicksale mitteldeutscher Jugendlicher Verhaftet &#8211; Gefoltert &#8211; Verurteilt &#8211; Erschossen</em> Calw/Benno Prieß, 1997.<br />
Biddiscombe, Perry, <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span>! The History of the National Socialist Guerrilla Movement, 1944-1946</em>, University of Toronto Press, 1998.<br />
Fagnon, Michel, (a cura di) <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> Combat Instruction Manual</em>, Paladin Press, 1999.<br />
Bridges, Bill, <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span>: Die letzte Schlacht</em>, Feder &amp; Schwert, 2004.<br />
ARTHOS anno VI &#8211; n 10 &#8211; nuova serie, <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span>, gli ultimi guerrieri del nazionalsocialismo </em>di Alfonso De Filippi.<br />
Orientamenti anno VII n. 3-4, maggio/settembre 2004, <em>Sulle orme della Wehrwolf </em>di Mjolnir.</p>
<p style="text-align: justify;">I combattenti del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>sono stati rappresentati nel film <em><a title="Europa" href="http://www.libriefilm.com/europa/7297">Europa</a> </em>di Lars von Trier del 1991 ed hanno ispirato una bella canzone del gruppo musicale degli Intolleranza (richiedere a perimetroscrl@tin.it o telefonicamente allo 06 78851846 costo 15,50 euro).</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html">werwolf</a></span> </em>- Intolleranza</p>
<p style="text-align: justify;"><em> Berlino è caduta sotto i miei occhi<br />
spettri di soldati affamati e distrutti<br />
vola sulle macerie la bandiera nemica<br />
ha il colore del sangue chi ha dato la vita.<br />
Non accetto la resa non depongo le armi<br />
prima di avermi dovran venire a cercarmi<br />
sono l&#8217;ultimo rimasto del mio plotone<br />
ma ho due bombe a mano e un caricatore.<br />
Per me questa guerra non è finita<br />
per questa guerra ho dato la vita.<br />
Non so quale sia la mia uniforme<br />
non ho più bandiera ma ho un fucile e due bombe<br />
non ho più un paese ho soltanto una terra,<br />
non ho più un nome io sono la guerra.<br />
Per me questa guerra non è finita<br />
per questa guerra ho dato la vita.<br />
La guerra finirà quando morrò io<br />
ma non sono più un uomo io sono un Dio<br />
sono il figlio d&#8217;Europa il mio sangue è la storia<br />
non ho più una lingua la mia lingua è la gloria.<br />
Per me questa guerra non è finita<br />
per questa guerra ho dato la vita.<br />
Il nemico s&#8217;illude perchè tutto tace<br />
ma finchè vivrò non avranno pace<br />
sono il lupo mannaro non sono più un uomo<br />
sono il lupo mannaro la mia forza è il tuono<br />
sono il lupo mannaro non sono più un uomo<br />
sono il lupo mannaro la mia forza è il tuono!</em></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html' addthis:title='Werwolf ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/werwolf.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[1939-1945]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Storia contemporanea]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[germania]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Hermann Löns]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[intolleranza]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[resistenza tedesca]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[seconda guerra mondiale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wehrwolf]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wehrwolf Bund]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Werwolf]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Wir kapitulieren nie! Lipsia, aprile 1945</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/wirkapitulierennie.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/wirkapitulierennie.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:25:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
				<category><![CDATA[1939-1945]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 1945]]></category>
		<category><![CDATA[cimitero di Lipsia]]></category>
		<category><![CDATA[Elsterbecken]]></category>
		<category><![CDATA[Felsenkeller]]></category>
		<category><![CDATA[Hauptbahnhof]]></category>
		<category><![CDATA[Hitlerjugend]]></category>
		<category><![CDATA[Kurt Lisso]]></category>
		<category><![CDATA[Le uova del drago]]></category>
		<category><![CDATA[Lee Miller]]></category>
		<category><![CDATA[Lipsia]]></category>
		<category><![CDATA[Neuen Rathaus]]></category>
		<category><![CDATA[Panzerfaust]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Nazionalsocialista]]></category>
		<category><![CDATA[Pietrangelo Buttafuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Regina Lisso]]></category>
		<category><![CDATA[Reich]]></category>
		<category><![CDATA[Rosental]]></category>
		<category><![CDATA[Völkerschlachtdenkmal]]></category>
		<category><![CDATA[Volkssturm]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Dönicke]]></category>
		<category><![CDATA[Weissenfels]]></category>
		<category><![CDATA[Werhmacht]]></category>
		<category><![CDATA[wir kapitulieren nie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.oliodirialto.com/?p=715</guid>
		<description><![CDATA[Gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale per la città di Lipsia e l'eroica resistenza del popolo tedesco all'invasione angloamericana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wirkapitulierennie.html' addthis:title='Wir kapitulieren nie! Lipsia, aprile 1945 '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><div class="wp-caption alignright" style="width: 404px"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/combattimentilipsia.jpg" border="0" alt="Combattimenti nel centro della città di Lipsia" width="394" height="264" align="right" /><p class="wp-caption-text">Combattimenti nel centro della città</p></div>
<p style="text-align: justify;">Verso la metà d’aprile del 1945, Lipsia resisteva agli invasori. La città, quinta per dimensioni nel <em>Reich</em>, 750.000 abitanti, era un importante centro d’industrie, commerci e cultura. Sua era una delle università più antiche, sua la sede del <em>Reichsgericht</em>, la Corte suprema tedesca. Il suo nome era legato anche al ricordo della Battaglia delle Nazioni in cui Prussia, Russia, Impero austro-ungarico e Svezia avevano battuto l’esercito di Napoleone nell’ottobre 1813. Gli ultimi bombardamenti terroristici anglo-americani sulla città di Lipsia erano stati effettuati il 6 ed il 10 aprile 1945. La popolazione era terrorizzata sia dalle incursioni aeree (dall’agosto 1942 all’aprile 1945 c’erano stati 24 attacchi aerei, con circa 5000 morti, migliaia di feriti e senza tetto) che dalle notizie di distruzione totale che provenivano dalla capitale e da gran parte delle città del <em>Reich</em>. Il 17 aprile i carri armati americani si avvicinavano alla città incontrando poche, ma determinate, sacche di resistenza formate essenzialmente da battaglioni del <em>Volkssturm</em>, la milizia popolare reclutata tra giovani ed anziani, e della <em>Hitlerjugend</em>, dotate solo d’armi leggere e <em>Panzerfaust</em>. La difesa della città organizzata attorno a pochi punti strategici, la stazione ferroviaria <em>Hauptbahnhof</em>, la birreria Felsenkeller, l’<em>Elsterbecken</em>, il parco Rosental, il nuovo municipio <em>Neuen Rathaus </em>e l’imponente monumento alla battaglia delle Nazioni <em>Völkerschlachtdenkmal</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La 69° Divisione di fanteria dell’esercito americano si avvicina lentamente ma inesorabilmente alla città, preceduta dai primi carri armati della 9° Divisione corazzata guidata dal Generale John W. Leonard. Le forze americane provenienti da ovest riescono a conquistare Weissenfels dopo due giorni di furiosi combattimenti e formano un semicerchio attorno a Lipsia che si prepara alla battaglia. Il 17 aprile i colpi dell’artiglieria americana cominciano a piovere attorno alla città e la mattina del 18 le due divisioni sono pronte per l’attacco finale. Le forze disponibili per la difesa sono: un battaglione della riserva del 107° Reggimento di fanteria con 750 uomini tra cui 50 reclute mal addestrate; un battaglione di trasporto di riserva con 250 uomini entrambi sotto il comando della <em>Werhmacht </em>col Generale Hans von Poncet; otto battaglioni del <em>Volkssturm </em>comandati dal vecchio sindaco (in carica fino al 1938) e dirigente locale del partito nazionalsocialista Generale Walter Dönicke; 3.500 uomini della polizia cittadina sotto il comando del Generale Wilhelm von Grolman. Le armi a disposizione sono solamente quelle leggere, poche mitragliatrici, molti <em>Panzerfaust </em>ma nessuna arma pesante o carro armato. La situazione è evidentemente disperata, ma sono organizzate tre linee di difesa: la prima ad ovest della città è tenuta dai ragazzi della <em>Hitlerjugend </em>e armata di <em>Panzerfaust </em>per bloccare i carri, la seconda, tenuta dalla <em>Werhmacht</em>, si attesta intorno al periplo della città; la terza e principale linea di difesa segue il corso del fiume Elster che separa la parte occidentale, più piccola, da quella principale, ad est. Se i nemici arrivassero sin qui si farebbero saltare tutti i ponti della città.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/neuenrathaus.jpg" border="0" alt="Il Neuen Rathaus di Lipsia" width="300" height="326" align="left" /><p class="wp-caption-text">Il Neues Rathaus di Lipsia</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il 14 aprile si tiene un incontro organizzativo tra il Generale Hans von Poncet, i comandanti militari e civili, il sindaco Alfred Freyberg, il Generale del <em>Volksstrum </em>Walter Dönicke e il Generale Wilhelm von Grolman. Tra le titubanze di quest’ultimo, che non voleva far saltare i ponti ed impegnare la polizia nella difesa della città, von Poncet spiegò a tutti che era necessario difendere Lipsia fino all’ultimo colpo. Si prepararono le barricate con autobus che sbarravano le strade riempiti di pietre. Gli ultimi ridotti da difendere erano il municipio, la stazione ed il <em>Völkerschlachtdenkmal</em>. Il 17 aprile su ordine di von Poncet il Generale del <em>Volksstrum </em>Walter Dönicke con 500 membri della milizia popolare si barricano nel <em>Neuen Rathaus</em>. Lo stesso von Poncet con 300 dei suoi uomini migliori si asserraglia nel monumento della Battaglia delle Nazioni colmo d’armi, viveri e munizioni: era la rappresentazione ideale dell’indomito spirito di resistenza tedesco, come nel 1813 si doveva tener testa al nemico anche quando tutto sembrava perduto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ame/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=0500285586"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/leemillerswar.bmp" border="0" alt="David E. Scherman, Lee Miller's War" width="122" height="160" align="right" /></a> La notte del 17 aprile 1945 manipoli di SS attraversavano i sobborghi della città obbligando la popolazione a togliere le poche bandiere bianche esposte e ad organizzare la resistenza. La mattina del 18 aprile il 23° battaglione di fanteria, appoggiato da due battaglioni di carri armati, il 741° e il 612°, iniziano ad occupare la città. La popolazione osserva attonita, qualcuno applaude e offre fiori e viveri, la maggioranza osserva silenziosa. Alla fine delle due arterie principali verso i ponti, rimasti intatti per decisione del borgomastro, che voleva evitare altre sofferenze alla popolazione, comincia il fuoco dei <em>Panzerfaust</em>. Diversi carri sono centrati e prendono fuoco. Incomincia la lotta casa per casa, i cecchini fanno fuoco sugli americani. Gli scontri si susseguono in tutto l’abitato. L’assalto finale nel centro inizia alle 12,45: la lotta impari prosegue. Con le armi leggere ed i <em>Panzerfaust</em>, i ragazzi della <em>Hitlerjugend </em>attaccano senza sosta le avanguardie nemiche, i tiratori scelti colpiscono gli americani che reagiscono furiosi con colpi d’artiglieria contro le case. Un soldato americano che spara con una mitragliatrice da un balcone sul ponte Zeppelin viene centrato da un tiratore tedesco: la scena è immortalata dal fotografo americano Robert Capa di <em>Life</em>. L’artiglieria si accanisce sui centri di resistenza martellandoli senza sosta. Il monumento delle Nazioni, in cui la resistenza diretta da von Poncet è fortissima, la stazione, il municipio sono ripetutamente colpiti dai colpi dei carri e degli obici. La battaglia continua disperata ed inesorabile. Intermediari americani cercano di trattare la resa della città: il Generale von Grolman ha deciso di arrendersi con la polizia ma gli altri non cedono. Alle 21,30 uno strano silenzio cala sulla città e la notte passa tranquilla. La mattina del 19, dopo un pesante bombardamento del <em>Rathaus </em>e altri due assalti falliti, alle 9.30 attraverso la proposta di un prigioniero tedesco mandato a trattare con i difensori del municipio, e sotto la minaccia della totale distruzione della struttura con artiglieria pesante e lanciafiamme, parte dei difensori accetta la resa. Vengono catturati un generale e 175 uomini e 13 agenti di polizia.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/reginalisso.jpg" border="0" alt="Lee Miller, Regina Lisso, Lipsia 19 aprile 1945" width="350" height="345" align="right" /><p class="wp-caption-text">Lee Miller “Regina Lisso” Lipsia 19 aprile 1945</p></div>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804535369"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/leuovadeldrago.bmp" border="0" alt="Pietrangelo Buttafuoco, Le uova del drago. Una storia vera al teatro dei pupi" width="95" height="155" align="left" /></a> A mezzogiorno il comandante della 69° Divisione di fanteria Generale Reinhardt issa la bandiera americana sull’edificio. Nella <em>Turmzimmern </em>(camera della torre) e nelle stanze adiacenti sono rinvenuti i cadaveri di nove persone. La scena viene immortalata da diversi fotografi: J.M. Heslop del <em>USA Signal Corps photographer Tech/5</em>, e due famose fotografe americane, Lee Miller e Margaret Bourke-White. Lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco ha scelto per la copertina del suo bel <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804535369">romanzo</a> (<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804535369"><em>Le uova del drago</em></a>, edito da Mondadori nel 2005) proprio uno degli scatti della Miller. Negli anni tra il 1941 ed il 1945 la Miller lavorò come <em>reporter </em>fotografica di guerra per la rivista <em>Vogue</em>. Tutto il lavoro della fotografa, circa 60.000 negativi, fotografie originali e manoscritti, è conservato nel Lee Miller Archives (Lee Miller Archives: Farley Farm House, Muddles Green, Chiddingly, East Sussex, BN8 6HW, England E-mail: archives@leemiller.co.uk web: www.leemiller.co.uk). Essendo <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804535369"><em>Le uova del drago</em></a> uno dei successi editoriali dell’anno, la già famosa fotografia è diventata assai popolare anche in Italia, paese in cui il lavoro di documentazione della Miller è noto solo a pochi specialisti. Nel libro <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ame/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=0500285586"><em>Lee Miller’s war</em></a> (edito da Thames &amp; Hudson, New York, 2005) la fotografa scrive a pagina 176: “In uno degli uffici un uomo dai capelli grigi (Alfred Freyberg) sedeva con la testa appoggiata sulle mani incrociate sul tavolo. Di fronte a lui riversa su una poltrona una donna pallida con gli occhi aperti ed un rivolo di sangue seccato sul mento. Sdraiata sul sofà una ragazza con dei denti straordinariamente belli, dal colorito cereo e impolverata. La sua uniforme da crocerossina è cosparsa di calce segno della battaglia che è continuata fuori dal municipio dopo la loro morte. Nella stanza successiva un mostruoso manichino di un uomo in uniforme da generale del <em>Volksstrum </em>giace sulla schiena. C’è un altro gruppo familiare nella terza anticamera. Nel seminterrato due ufficiali delle SS hanno bevuto del <em>brandy </em>seduti ad un tavolo e si sono suicidati”. La descrizione della Miller è parziale e poco accurata. In realtà il suicidio della famiglia di Alfred Freyberg non è mai stato fotografato. La rivista inglese <em>After the battle</em> (www.afterthebattle.com) n. 130, dedicata alla battaglia per conquistare Lipsia, ci fornisce con maggior precisione i dettagli della fotografia. Il 18 aprile 1945, mentre la città sassone è sotto assedio e resiste agli invasori americani, il Dottor Kurt Lisso (nato il 7 marzo 1892) vicesindaco e <em>Stadtkämmerer </em>(tesoriere comunale), la moglie Renate Lübbert (nata il 12 aprile 1895) e la figlia di 21 anni Regina Lisso (nata il 24 maggio 1924) con la fascia al braccio della croce rossa tedesca si danno la morte avvelenandosi con il cianuro nell’ufficio della <em>Neuen Rathaus</em>.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/suicidiodellafamiglia.jpg" border="0" alt="Margaret Bourke-White, Suicidio della famiglia Lisso, Lipsia 19 aprile 1945" width="384" height="260" align="middle" /><p class="wp-caption-text">Margaret Bourke-White “Suicidio della famiglia Lisso”. Lipsia, 19 aprile 1945</p></div>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/suicidiodellafamiglia2.jpg" border="0" alt="J.M. Heslop, Suicidio della famiglia Lisso, Lipsia 19 aprile 1945" width="600" height="403" align="middle" /><p class="wp-caption-text">J.M. Heslop “Suicidio della famiglia Lisso”. Lipsia, 19 aprile 1945</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804535369">romanzo di Buttafuoco</a> a pagina 30, Regina, diventata Annelise Boldt, viene descritta così: “Tutto qua: Eughenia offre i propri servigi al <em>Führer</em>. Si farà un punto d’onore di continuare ad obbedirgli oltre la sua morte, malgrado la sconfitta militare e l’annientamento della nazione germanica; se ne farà un punto di stile, perciò continuerà la missione trascinandosi dietro, quali cemento, malta e ferro per la cuccia delle sue “Uova”, tre bauli carichi d’oro e di segreti. Perseverante, procederà nel tessere la trama anche quando da Lipsia, nell’aprile del 1945, i servizi segreti inglesi le faranno arrivare sotto gli occhi, a scopo pedagogico, la foto di Annelise Boldt, sua compagna ai tempi dei corsi di preparazione organizzati dallo Stato Maggiore. Una foto niente male, quanto a rapina estatica. E’ uno scatto di Lee Miller, fotografa americana che collezionò le istantanee dei cadaveri di suicidi disseminati ovunque in Germania. Annelise Boldt ha le braccia composte nell’abbandono, sembra colta in un istante di sovrappiù d’assenza. La pelle delle mani è bianchissima. Il volto, bianchissimo. La corona dei denti, intravista tra le labbra socchiuse nell’atto definitivo del mancato respiro, bianchissima. Anche le labbra sono bianchissime, e c’è bianco tutto intorno: un bianco, però, di sporco. Bianco di polvere è il divano di duro cuoio dove Annelise resta distesa, col collo piegato all’indietro come a voler dare spinta ai capelli, biondi ma sporchi di bianco, cosparsi di polvere. Sporco di bianco il corpo, sporco il cappotto militare, sporca la fascia della croce rossa, sporcata di bianco”.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 490px"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/kurtlisso.jpg" border="0" alt="J.M. Heslop, Dr.Kurt Lisso, Lipsia 19 aprile 1945" width="480" height="437" align="right" /><p class="wp-caption-text">J.M. Heslop”Dr.Kurt Lisso”. Lipsia, 19 aprile 1945.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nella stanza accanto si tolgono la vita, con la stessa tecnica, l’<em>Oberbürgermeister </em>Alfred Freyberg, sua moglie e la figlia diciannovenne. Stranamente nessuna fotografia viene scattata nonostante la stanza sia adiacente a quella del Dottor Lisso. Bruno Erich Alfred Freyberg era nato a Harsleben bei Halberstadt il 12 luglio 1893, fu avvocato e uomo politico del NSDAP. Studiò giurisprudenza nelle università di Genf, Königsberg, München e Halle. Dal 1923 al 1926 fu impiegato presso il <em>Reichsfinanzverwaltung</em>. Dal 1926 comincio la carriera di avvocato a Quedlinburg. Dal 21 maggio 1932 Alfred Freyberg fu presidente del consiglio del <em>Land </em>Sassonia-Anhalt. Fu il primo nazionalsocialista a raggiungere quella carica. Dal 21 agosto 1939 fu <em>Oberbürgermeister </em>della città di Leipzig (Lipsia).</p>
<p style="text-align: justify;">Le foto di Margaret Bourke-White correttamente fanno riferimento al nome Lisso. La didascalia recita “<em>Dr. Kurt Lisso, Leipzig&#8217;s city treasurer, and his wife and daughter after taking poison to avoid surrender to U.S. troops, Leipzig</em>” (dal sito http://masters-of-photography.com). La versione della fotografa trova conferma anche nel resoconto di Edward Ward della BBC Broadcast del 19 aprile 1945, che descrive correttamente la scena (<em>After the Battle</em>, n. 130 pag. 26). La serie delle famose immagini mostra da diverse angolature i corpi della famiglia Lisso all’interno dell’ufficio comunale. Una sottile coltre di polvere li ricopre e testimonia dei bombardamenti americani di qualche ora prima. La figlia di Kurt Lisso, Regina, bellissima con la cuffietta delle crocerossine ed il volto angelico, è riversa su un divano con le braccia conserte. Tutti e sei hanno scelto la libera morte &#8211; suicidio in tedesco di dice anche <em>Freitod</em> (libera morte) &#8211; nella tarda mattinata del 18 aprile. Nell’anticamera dello studio del Dr. Lisso giace un uomo: è il dirigente locale del partito nazionalsocialista, precedente <em>Oberbürgermeister </em>e generale della milizia popolare di difesa <em>Volkssturm</em>, Walter Dönicke, strenuo sostenitore della difesa ad oltranza della città. Nella stanza del consiglio comunale ci sono i corpi di due suoi ufficiali: il <em>SA-Oberführer </em>Paul Strobel ed il dirigente del NSDAP Willy Wiederroth. Si sono suicidati la mattina del 19 poco prima della presa dell’edificio. Nove tedeschi hanno mantenuto fede alla promessa dello <em>slogan </em>ripetuto ossessivamente da giornali e radio: <em>Wir kapitulieren nie!</em> (Non capitoleremo mai). Al disonore, alla resa ed all’occupazione della patria hanno preferito la morte.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 426px"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/doenicke.jpg" border="0" alt="J.M. Heslop, Generale, dirigente del partito e precedente sindaco di Lipsia Walter Dönicke, Lipsia 19 aprile 1945" width="416" height="394" align="right" /><p class="wp-caption-text">J.M. Heslop “Generale, dirigente del partito e precedente sindaco di Lipsia Walter Dönicke”. Lipsia, 19 aprile 1945.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tra pochi giorni altri cadranno e seguiranno l’esempio. La sera del 19 aprile, il giorno antecedente al compleanno del <em>Führer</em>, il <em>Reichsminister </em>Dottor Joseph Goebbels concluderà il suo messaggio alla radio con queste parole: “La Germania è la terra della fedeltà. Festeggerà nel pericolo il suo più bel trionfo. Parlando di questi giorni, la storia non potrà mai dire che il popolo abbia abbandonato il suo capo o il capo abbia abbandonato il suo popolo. E questa è la vittoria!”. Appena dopo queste parole echeggiarono alte, in coro, le strofe di <em>Deutschland hoch in Ehren</em>, canto di Ludwig Bauer del 1859: “<em>Haltet aus, haltet aus, laßet hoch das Banner wehn! Zeigen ihm, zeigt dem Feind, daß wir treu zusammenstehn! Daß es unser alte Kraft erprobt, wenn der Sturmwind uns entgegentobt, haltet aus im Sturmgebraus!</em>” (testo al sito http://www.liedertafel.business.t-online.de/O_Deutschland.htm, ascoltabile al sito http://www.liedertafel.business.t-online.de/odeutschlandmono.mp3). “Resistete, resistete, tenete alta la bandiera! Dategli prova, dimostrate al nemico che fedeli restiamo uniti! Mettete alla prova l’antica forza quando il vento furioso ci è avverso, resistete nell’urlo della tempesta!”. (vedi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/romualdispeciale.html">A. Romualdi</a>, <em>La Battaglia di Berlino</em>, Ed. Ar, 1977, pag. 29). Dei corpi dei caduti sembra sia stato fatto scempio dai “liberatori”: nonostante le ricerche non è dato sapere la locazione delle tombe dei nove martiri ma forse, tra coloro che leggeranno il mio articolo, ci sarà qualcuno che le troverà nel cimitero di Lipsia&#8230;</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wirkapitulierennie.html' addthis:title='Wir kapitulieren nie! Lipsia, aprile 1945 ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/wirkapitulierennie.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[1939-1945]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Storia contemporanea]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[aprile 1945]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[cimitero di Lipsia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Elsterbecken]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Felsenkeller]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Hauptbahnhof]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Hitlerjugend]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Kurt Lisso]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Le uova del drago]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Lee Miller]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Lipsia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Neuen Rathaus]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Panzerfaust]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Partito Nazionalsocialista]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Pietrangelo Buttafuoco]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Regina Lisso]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Reich]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Rosental]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Völkerschlachtdenkmal]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Volkssturm]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Walter Dönicke]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Weissenfels]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Werhmacht]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[wir kapitulieren nie]]></coop:keyword>
	</item>
	</channel>
</rss>

