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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Giuseppe Acerbi</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La questione dei &#8220;Tre Diluvî&#8221; nella tradizione ellenica</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 15:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Acerbi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Antica Grecia]]></category>
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		<description><![CDATA[La ricorrenza del tema diluviale nei miti greci]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/diluvi.html' addthis:title='La questione dei &#8220;Tre Diluvî&#8221; nella tradizione ellenica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/algiz.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Algiza" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p align="justify">Nella cosmologia ellenica si parla fondamentalmente di due Diluvî: uno forse più arcaico, il Diluvio ogigio; e uno forse più recente, quello di Deucalione e Pirra. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> narra, inoltre, del Diluvio atlantideo, che ha dei paralleli nei racconti degli Aztechi messicani, dei Maya costaricensi e degli Incas peruviani. Anzi, le tradizioni amerinde più esplicitamente pongono un Diluvio alla fine di ogni Era ciclica, il prospetto delle quali ricorda in maniera inequivocabile &#8211; a parte qualche importante variante indigena &#8211; quello delle cosmologie arcaiche del Vecchio Continente. La Mesopotamia tratta a sua volta del mito del Diluvio nell&#8217;<em>Epopea di Gilgameš</em>; allorché l&#8217;Eroe eponimo incontra Utnapištîm, il Vegliardo che vive su un&#8217;Isola oltre l&#8217;Oceano della Morte. A condurlo colà è Uršanabi, una figura di &#8220;Nocchiero&#8221; &#8211; sul tipo di quella di Caronte &#8211; che Gilgameš ha modo di conoscere solo dopo aver lasciato alle spalle il &#8220;Giardino delle Delizie&#8221;. Utnapištîm gli riferisce la storia del Diluvio, essendo l&#8217;Eroe alla ricerca del segreto dell&#8217;Immortalità; segreto celato misteriosamente, come si capirà poi, in una &#8220;Pianta&#8221; nascosta definita &#8220;Vecchio, ringiovanisci!&#8221; e cresciuta sul &#8220;Fondo dell&#8217;Oceano&#8221;. Le peregrinazioni e gl&#8217;incontri mitici di Gilgameš; si svolgono, come c&#8217;insegna il Gaster, secondo la nota formula dei racconti fiabeschi &#8220;Vecchio, più vecchio, vecchissimo&#8221;. Solitamente codesto tipo di narrazioni &#8211; ne ritroviamo di analoghe pure nelle fiabe di origine <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtica</a> del folclore nostrano &#8211; costituiscono la volgarizzazione di storie iniziatiche concernenti viaggi diretti verso svariate sedi di tipo paradisiaco (Palazzi, Isole, Monti, Giardini, etc.); espressioni in realtà di mete che hanno un valore non solo spaziale, ma anche temporale. O, per spiegarci meglio, il viaggiatore (cioé l&#8217;iniziato, cercatore del segreto dell&#8217;Immortalità) finisce sempre nel corso del suo vagabondare per arrivare al Paradiso Terrestre e, talora, a una meta oltremondana più elevata; o, persino, al Paradiso Celeste. Ragion per cui, il viaggio di costui è in verità volto a ritroso nel tempo, ogni luogo di sosta rappresentando in tal modo un particolare periodo ciclico trascorso.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libro.php?lid=5069&amp;pn=76"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cittaperdute.bmp" border="0" alt="David Hatcher Childress, Le città perdute di Atlantide, Europa antica e Mediterraneo" align="right" /></a> Nel caso di Gilgameš, però, la vicenda è piuttosto complessa, e non è facile comprenderne le più sottili sfumature nell&#8217;ambito dell&#8217;Epopea. Ivi si racconta comunque, per quel che qui ci riguarda, che &#8220;l&#8217;Isola in mezzo all&#8217;Oceano della Morte&#8221; è posta nell&#8217;Estremo Occidente, alla &#8220;confluenza di due Oceani&#8221;. L&#8217;episodio del Diluvio, per parte sua, si snoda secondo le consuete direttive: un dio (nella fattispecie Ea, Signore delle Acque, del tutto simile allo Zeus ellenico) avvisa un vecchio saggio (cfr. funzionalmente Utnapištîm con Noè, Deucalione o il Manu Satyavrata indiano) di edificare un&#8217;Arca (<a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> ermetico a indicare lo Zodiaco) per trarsi in salvo dall&#8217;inondazione imminente (che nel linguaggio alchemico rappresenta le influenze malefiche, ossia le cd. &#8220;Acque Corrosive&#8221; della Mente). E questi, navigando sopra le &#8220;Acque del Diluvio&#8221;, al modo di uno <em>Yogi </em>che navighi sul mare intimo delle passioni, riesce alfine a salvarsi e a raggiungere un Monte; dopodiché la Terra sarà di nuovo ripopolata, ossia, fuor di metafora, l&#8217;anima di costui sarà rigenerata nello Spirito. La posizione geografica dell&#8217;Isola di Utnapištîm, a ogni modo, stuzzica un confronto con l&#8217;Atlantide platonica. Ma il racconto dei testi ellenici al riguardo (cfr., per es., <em>Tîm </em>- III-XII) ha un carattere storico, non mitico; sicché il confronto ne risulta oltremodo pericoloso e difficile. Ci viene in aiuto il fatto, tuttavia, che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> ponga accanto alla sua narrazione delle considerazioni di carattere cosmologico. In un altro dialogo (<em>Criti.</em>- v. 112/a) il filosofo greco afferma che l&#8217;enorme inondazione, la quale insieme a terremoti e a piogge torrenziali distrusse l&#8217;Atlantide, &#8220;fu la terza innanzi al Diluvio di Deucalione&#8221;. Di primo acchito, sembrerebbe logico accordare alla frase il senso che prima sia avvenuto il Diluvio atlantideo, poi due altri (l&#8217;ogigio compreso, magari) e infine quello di Deucalione. Se cosi fosse, però, la dottrina delle Settemplici Congiunzioni e quella dei Cicli a esse relativi &#8211; che l&#8217;India chiama &#8220;Avatarici&#8221; &#8211; di 6.480 anni non s&#8217;accorderebbero con i dati a disposizione di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>. Oppure, pur ammettendo un rapporto diretto tra accadimenti diluviali, settemplici congiunzioni e cicli esamillenarî, il Diluvio atlantideo sarebbe comunque da spostare più addietro nel corso dell&#8217;Eone; cosa che invece è contraddetta dal<em> Criti. </em>- III.108 &#8211; e, precisamente, da un passo dal quale sarebbe lecito dedurre che le idee dei filosofo ateniese si accordassero in linea di massima con le speculazioni cosmologiche tradizionali <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> e non, a parte qualche piccolo errore di calcolo. I1 riferimento cronologico di cui parla <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> (9.000 anni prima del millennio dei proprî contemporanei &#8211; tale sarebbe la distanza dell&#8217;avvenimento citato) è un riferimento generico, da intendere nel senso che l&#8217;evento si era verificato 9 millenni prima; cioè, secondo l&#8217;attuale datazione, nell&#8217;XI millennio av. l&#8217;E.V. Il calcolo astrologico dà esattamente la data del 10.960 a.C., scadenza ciclica del &#8220;Diluvio di Acqua&#8221;. Il<em> Tîm.</em> &#8211; III.23/a-b precisa che i Greci rammentavano nelle loro memorie solo l&#8217;ultimo Diluvio, di Deucalione e Pirra, ma che molti altri ne erano capitati in tempi più remoti. Non solo, ma aggiunge che tale tipo di fenomeno sarebbe avvenuto &#8220;di nuovo nel solito intervallo d&#8217;anni&#8221;, mostrandoci dunque che non era questione di favoleggiamenti &#8211; come purtroppo molti da allora fino a oggi hanno supposto &#8211; bensì di &#8220;vera storia&#8221; (ibîd., IV.26/e). Se poi ci accorgiamo che la teoria del <em>Magnus Annus </em>(letteralmente &#8220;Anno Perfetto&#8221;) e quella delle Congiunzioni Planetarie sono esposte a chiare lettere nel medesimo scritto (<em>ib.</em>, XI.39/c-e), non è più permesso dubitare del fatto che il Diluvio atlantideo sia stato l&#8217;ultima attualizzazione in sede temporale del &#8220;Diluvio di Acqua&#8221; conosciuto dalle speculazioni astrologiche antiche; quello precedente insomma al Diluvio di Deucalione e Pirra, e collocabile nell&#8217;XI millennio a.C.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Che cosa significherà allora quanto prima riferito (<em>Crit.</em> &#8211; v.112/a) circa la &#8220;Terza Inondazione&#8221;? <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, subito dopo i passi poc&#8217;anzi analizzati, dichiara nel <em>Tîm.</em> -XII.39/e-40/a che &#8220;Quattro Stirpi&#8221; (una prima delle quali celeste e divina, una seconda alata e aerea, una terza acquatica e una quarta pedestre e terrena) sono state create dalla Divinità. Che non si tratti di questioni biologiche è evidente dal tono del dialogo. Si analizzi anche il seguito del passo platonico sopra indicato (XIII <em>sgg</em>), in cui si fa presente che da Urano nasce Oceano; da Oceano Crono, da Crono Zeus e da questi altri &#8220;Figli Minori&#8221; (=Apollo, Artemide, etc.). Le &#8220;Stirpi&#8221; sono, in tale circostanza &#8211; ci pare &#8211; le principali genealogie divine, strettamente connesse alle Ere cicliche. Non è il caso di soffermarci su questo problema. Ma è evidente se non altro che Diluvî, Congiunzioni planetarie, Età mitiche e Generazioni divine sono argomenti assolutamente correlati.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">La nostra ipotesi è allora che la &#8220;Terza Inondazione&#8221; prima del Diluvio di Deucalione debba necessariamente essere interpretata come il cataclisma, ovviamente d&#8217;origine astrale secondo il sapere tradizionale, che si narra abbia sconvolto il globo alla fine del IV Grande Anno (cfr. col scr. Mahâyuga); tale cataclisma coincide perfettamente con quello tramite cui si sarebbe concluso al dire della dottrina cosmologica <em>hindu </em>l&#8217;VIII Ciclo Avatarico, il quale essendo di 6.480 anni (esattamente la metà di 12.960, che è la durata di un intero <em>Mahâyuga</em>), ne costituisce la seconda parte o sezione finale. Insomma coll&#8217;evento che avrebbe segnato, in base alla dottrina induista (puranica), la fine del Ciclo di Balarâma; figura mitica pressoché coincidente, da un punto di vista avatarico, con quella del fratello Krishna in veste di <em>Gopâla </em>(&#8220;Pastore di vacche&#8221;). Vedi nel <em>Vi.P.</em> -v.10-1 <em>sgg </em>il sollevamento del Monte Govardhana a opera di Krishna, onde proteggere i pastori dal Diluvio scatenato da Mahendra, per ripicca contro di loro, a causa dell&#8217;abbandono del culto di cotale dio in favore di quello di Krishna medesimo. Dobbiamo intendere ancora, però, circa la &#8220;Terza Inondazione&#8221; del &#8220;Crizia&#8221; platonico, le motivazioni reali di codesta definizione. Sembrerebbe, in prima istanza, di dover interpretare il Diluvio intermedio tra l&#8217;atlantideo e quello deucalionico come un avvenimento minore. Ma, confessiamo onestamente che l&#8217;ipotesi non ci convince assolutamente. In questo momento, d&#8217;altronde, non abbiamo migliore spiegazione da offrire. Siamo tuttavia personalmente convinti che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, ovvero gli informatori di questi, circa la definizione di &#8220;Terza Inondazione&#8221; abbiano fatto una certa confusione tra il Diluvio realmente atlantideo, conosciuto come tale solo presso fonte egizia ma secondo noi corrispondente invero a quello noaico, e il Diluvio successivo di Deucalione. Le tre ipotetiche &#8220;Inondazioni&#8221; appaiono effettivamente distinte, di primo acchito, in sede tradizionale; è comunque lecito arguire che esse siano da ridurre a due sul piano cronologico, a meno d&#8217;invertire l&#8217;ordine supposto da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> tra la &#8220;Seconda&#8221; e la &#8220;Terza Inondazione&#8221; (ossia tra il Diluvio atlantideo e quello ogigio). Possiamo viceversa supporre, ed è questa la nostra personale opinione, che: a) il Diluvio atlantideo fosse l&#8217;evento posto a chiusura dell&#8217;VIII &#8220;Ciclo Avatarico&#8221; e avvenuto nell&#8217;Ecumene Occidentale, in qualsiasi maniera si voglia chiamare questa misteriosa Terra Atlantica; b) l&#8217;accadimento ogigio quello suggellante il &#8220;IX Ciclo&#8221;, legato all&#8217;Ecumene Nordoccidentale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Le ricerche dell&#8217;ing. Vinci, qualora abbiano realmente basi storiche, che l&#8217;A. stesso invita del resto a reperire, paiono suffragare indirettamente la seconda ipotesi da noi formulata. In tal caso, il Diluvio ogigio e quello di Deucalione sarebbero dei doppioni l&#8217;uno dell&#8217;altro; la cosa potrebbe essere del tutto possibile, visto che le tradizioni epiche dell&#8217;India raccontano di un cataclisma simultaneo avvenuto nel <em>Bhâratavarsha </em>(il &#8220;Paese di Bhârata, vale a dire il suolo patrio) e avente quale epicentro Dvârakâ, la principale isola di un mitico arcipelago del M. Arabico (sede originaria di Krishna).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Abbiamo in altra sede cercato di dimostrare come la suddetta Inondazione di Dvârakâ costituisca un parallelo indiano &#8211; con conferme nella mitologia sumero-mesopotamica &#8211; dell&#8217;Inondazione egeo-cretese di Deucalione. E&#8217; probabile, dunque, che il Diluvio ogigio rappresenti la versione eroico-achea, di provenienza nordico-atlantica stando alle congetture del Vinci, della medesima catastrofe ciclica registrata nel Mediterraneo Orientale e nella zona occidentale dell&#8217;Oc. Indiano. Non vi sono, crediamo, altre più ragionevoli spiegazioni da offrire. Pure il Diluvio noaico, e fors&#8217;anche quello di Gilgameš, sembrerebbero in fondo confermare questa nostra personale supposizione; siccome essi ricalcano nei tratti in modo evidente, da un punto di vista cronologico e direzionale, il Diluvio che avrebbe provocato la fine dell&#8217;Atlantide secondo la testimonianza egizia, raccolta da Solone e trasmessa ai posteri da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">* * *</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tratto da <a href="http://www.centrostudilaruna.it/Algiza.html"><em>Algiza</em></a> 9, pp. 10-13.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">(La presente versione è stata pubblicata priva delle note).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/diluvi.html' addthis:title='La questione dei &#8220;Tre Diluvî&#8221; nella tradizione ellenica ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il racconto del Graal, aliâs il mistero delle origini</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 09:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Acerbi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Saggio sul mito del graal e le sue origini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/raccontodelgraal.html' addthis:title='Il racconto del Graal, aliâs il mistero delle origini '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/algiz.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Algiza" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p align="justify">Non è molto logico commentare la <em>Presentazione </em>di un libro, tanto più se il volume altrove presentato da altri è il proprio. Ma vale la pena di fare un&#8217;eccezione per la premessa scritta dal dott. E. Albrile, redattore di codesta Rivista e nostro gentile patrocinatore presso questa ed altre pubblicazioni semestrali e non, ad un opuscolo del sottoscritto, attualmente in bozze presso un editore pugliese. Facciamo ciò, naturalmente, non allo scopo di farci pubblicità; benché ne avremmo sinceramente bisogno, trattandosi del nostro primo scritto di un certo formato, a parte il volume in corso di pubblicazione presso questo stesso editore.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">L&#8217;Albrile è dell&#8217;opinione, sulla scorta del Rigbom e del Corbin, che la descrizione del Castello del Graal apparsa attorno al 1275 nel <em>Der jüngerer Titurel </em>di Albrecht von Scharffenberg sia stata occultamente influenzata da una conoscenza dell&#8217;architettura emblematica di un antico tempio iranico, il cd. &#8216;Trono degli Archi&#8217; (<em>Taxt-i Taqdis</em>). Da ciò, oltreché da altre corrispondenze rilevabili nel <em>Parzival </em>di Wolfram von Eschenbach (scritto compilato fra il 1200 ed il 1210), è deducibile senz&#8217;ombra di dubbio un&#8217;influenza persiana nella misteriosofia graaliana. Tale influenza non può essere messa in dubbio e si può ritenere motivatamente che essa sia stata trasmessa da parte degli Assassini, i famosi Guardiani ismailiti della Terra Santa. Probabilmente attraverso i Templari, che raggiunsero Gerusalemme un ventennio dopo (1119) la conquista della Città Santa da parte della Prima Crociata (1099). Anche i Templari fungevano da Custodi del luogo sacro, con le medesime prerogative ed una gerarchia iniziatica approssimativamente parallela, nel versante cristiano. Orbene siamo del parere, non meno di un noto scrittore attuale, che anche le idee proprie dei Templari sul Tempio di Salomone e l&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza abbiano influenzato notevolmente il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> graaliano. Vediamo dunque in che maniera le due linee di azione s&#8217;intersechino nel raggiungere l&#8217;Occidente tardomedievale. Naturalmente qui si parla d&#8217;influenze, poiché è chiaro che la letteratura graalica rientra nell&#8217;esoterismo cristiano e come tale va intesa. Qualcuno in passato ha espresso però l&#8217;opinione che la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">tradizione celtica</a> non sia finita con la cristianizzazione della Gallia, ma che abbia continuato a sopravvivere attraverso la copertura exoterica della Chiesa culdea (altri lo definisce &#8216;monachesimo kuldeo&#8217;). Ragion per cui ad un certo punto, allorché i tempi erano evidentemente maturi, si sarebbero prodotti un incontro ed una fusione a livello esoterico fra la tradizione cristiana e quella <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtica</a>. Ci si può chiedere quale fosse la confraternita cristiana coinvolta. A giudicare dalle citazioni di Wolfram, sembrerebbe che la parte intervenuta sia quella dei Templari.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978882720502"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/misterodelgraal.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Il mistero del Graal" align="right" /></a> Ripercorrendo la storia di codesto Ordine, dalla fondazione nel 1119 sotto l&#8217;egida di S. Bernardo (nipote di uno dei Nove Cavalieri fondatori e redattore quasi un decennio dopo della Regola loro imposta, dietro il riconoscimento ufficiale della Chiesa) sino alla distruzione del medesimo nel 1306 ad opera del Re di Francia (Filippo IV, altrimenti noto quale Filippo il Bello) e di Clemente V (un papa del periodo avignonese), si arriva a capire quale importante ruolo esso debba aver svolto in ambito esoterico nel corso dei due secoli circa nei quali ha potuto agire liberamente. A giudicare dalle accuse intentate all&#8217;Ordine del Tempio durante il processo che ha condannato al rogo i Templari, vale a dire il fatto di praticare culti osceni e venerare il Serpente sethiano , pare lecito affermare che si trattava di una confraternita di tipo gnostico. Ma in che modo è giunta la Gnosi in Europa nel Tardo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a>? Gli Gnostici, com&#8217;è risaputo, costituivano a loro dire i trasmettitori delle conoscenze segrete degli Apostoli; in altre parole, erano i veri conoscitori dei Misteri cristici.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Dopo la persecuzione perpetrata a loro danno in epoca tardoantica da parte della Chiesa dei primi secoli (II-IV sec.), le loro dottrine ed i loro riti potrebbero essere stati ripresi occultamente dai Catari, nonostante s&#8217;intraveda in costoro una certa influenza manichea. In un&#8217;interessante trasmissione televisiva di qualche tempo fa sono state mostrate visivamente in una cartina le tappe percorse dal movimento gnostico durante l&#8217;espansione dal Vicino Oriente in Europa. Le tappe considerate sarebbero state le seguenti: dalla Palestina alla Siria e da qui all&#8217;Armenia; indi, passando attraverso l&#8217;impero bizantino, esso si è trasferito nei Balcani ed in seguito in Bosnia, assumendo attorno al X sec. la denominazione di Bogomilismo. Alla metà del XII sec., sotto il nome di Catarismo, ha conquistato l&#8217;Italia Centro-settentrionale e la Francia Meridionale (Provenza, Linguadoca), diffondendosi anche nel resto della Francia ed in Renania. Sul piano pratico il radicalismo cataro propugnava un rigoroso ascetismo, condannando la pratica cattolica dei sacramenti e minando in tal maniera le basi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a> della società feudale. Pur tuttavia nella Francia Meridionale esso è riuscito a diffondersi presso l&#8217;aristocrazia. Il suddetto documentario supponeva inoltre che il movimento cataro abbia in tal modo stimolato la nascita della saga del Santo Graal. In particolare sarebbe stato il vate tedesco Wolfram a subire codesta influenza. Altri ha invece supposto che l&#8217;epica in questione sia servita a mobilitare la cavalleria del nord contro i Catari. Ma questa seconda tesi francamente non regge. Sta di fatto che è indiscutibile l&#8217;influenza dei Templari su von Eschenbach, e da dove hanno tratto i Templari il loro culto e la loro dottrina se non attraverso quelle propaggini della Gnosi che hanno raggiunto l&#8217;Europa all&#8217;inizio del X sec.? Una volta raggiunta l&#8217;Europa l&#8217;esoterismo cristiano deve essersi congiunto con certi depositi della tradizione latina serbati dalle associazioni dei mestieri (<em>Collegia Fabrôrum</em>), poiché si deve supporre che anch&#8217;essa non si sia estinta nel 391 dopo il proclama di Teodosio, il quale giungeva a vietare le pratiche pagane di culto.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, basandosi su uno scritto di H. Martin (storico francese), ha a suo tempo dichiarato indirettamente che in seguito alla distruzione dell&#8217;Ordine del Tempio la Cavalleria del Graal è divenuta la Massenia del San Graal, da cui sembra in parte discendere la stessa Massoneria moderna. I membri di tale confraternita chiamavansi i Templisti. Nel <em>Titurel </em>(1215-1220) di Wolfram, composto dal templare svevo precedentemente al <em>Titurel </em>recenziore del poeta bavarese Albrecht, è il personaggio stesso di Titurel a fondare il Tempio del Graal &#8211; nella Gallia Meridionale, ai confini con la Spagna &#8211; e la costruzione viene diretta secondo i dettami di Merlino; che è stato iniziato da Giuseppe d&#8217;Arimatea al piano del Tempio per antonomasia, vale a dire il Tempio di Salomone. L&#8217;opera di Albrecht pone invece il sacro edificio con la preziosa reliquia a Salvaterre in Spagna. Ed infine il Santo Vasello, al fine di essere sottratto alla profanazione da parte degli uomini ingiusti e corrotti del tempo, viene trasportato dagli Angeli agli estremi confini del mondo, in una località attigua al Paradiso Terrestre.</p>
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<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978888289686"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/templariguardianisantograal.bmp" border="0" alt="Franjo Terhart, I Templari guardiani del Santo Graal" align="left" /></a> Ragion per cui, potremmo arguire da tutto ciò, i due fratelli della storia del Parzival di Von Eschenbach (il primogenito Feirefiz ed il secondo nato, appunto Parsifal medesimo) rappresentano in realtà due correnti esoteriche parallele ed ugualmente valide dell&#8217;ambiente tardomedievale. Il loro affratellamento spirituale si basava sull&#8217;origine comune delle dottrine alle quali i seguaci dell&#8217;una e dell&#8217;altra parte si ispiravano. È chiaro che alludiamo qui agli Assassini ed ai Templari, i quali fungevano entrambi da Guardiani della Terra Santa. La Terra Santa era un&#8217;immagine visibile del Centro del Mondo ossia del Paradiso Terrestre, che le antiche e recondite leggende situavano cosmograficamente al Polo Boreale. Ma la Terra Santa stessa aveva a sua volta un proprio centro ed era esattamente il colle ove era un tempo collocato il Tempio di Salomone. Non è certo un caso che i Templari abbiano stabilito la loro residenza nella Città Sacra, durante la loro permanenza ivi prima della riconquista di Gerusalemme da parte di Saladino nel 1187, nei pressi delle fondamenta di tale distrutto edificio. Il cuore del Tempio era stato in passato l&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza (ebr. <em>Tebah</em>, palaaram. <em>Tebuta </em>/ <em>Tebota</em>, et. <em>Tabot</em>), una specie di quadrilatero <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolico</a> che rifacendosi emblematicamente all&#8217;Arca di Noè costituiva un simulacro terreno della Gerusalemme Celeste dalle Dodici Porte. Dodici come gli Apostoli di Gesù o le Tribù d&#8217;Israele. Tutte immagini terrene dello Zodiaco Celeste, come del resto i Dodici principali Cavalieri della Tavola Rotonda. Ciò spiega perché nel <em>Parzival </em>è scritto che il &#8216;pagano&#8217; Flegetanis abbia contemplato il Graal in cielo.</p>
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<p align="justify">Orbene, siccome il Graal era custodito secondo l&#8217;opera di Albrecht nella Terra del Prete Gianni , il <em>Sacerdos-rex </em>in cui il Tardo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> ha incarnato il Sovrano Universale ossia il <em>Cakravarti</em>, per dirla con gli Indú, ecco che si spiega in tal modo il rapporto d&#8217;identità tra il Graal e l&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza giustamente ipotizzato da Graham Hancock, che ha il solo torto di non aver mai letto <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>. Infatti l&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza, come c&#8217;insegna il brillante autore di <em>best-seller </em>mondiali, era stata trafugata dal Tempio di Salomone secondo il <em>Kebra Nagast </em>etiope ad opera di Menelik I, il figlio che il saggio israelita aveva avuto dalla Regina di Saba. È d&#8217;altronde innegabile che esista un certo rapporto fra il meticcio Feirefiz di Wolfram e cotal Menelik, così come fra la nera Regina Madre Belacane e la Regina di Saba. Dato che Gianni era il nome del figlio generato a Feirefiz da Repanse de Schoye, tutti i sovrani discesi da quella nobile famiglia avrebbero da allora in poi assunto il nome <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolico</a>, in quanto custodi del Graal (cioè, <em>mutatis mutandis</em>, dell&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza gelosamente custodita dai sovrani etiopi discesi dinasticamente da Menelik), di Prete Gianni. La cosa è apertamente suggerita da Von Scharffenberg, il quale non era che un mero discepolo di Von Eschenbach, come abbiamo già visto.</p>
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<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978882721516"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/lenigmadirenneslechateau.bmp" border="0" alt="Giorgio Baietti, L'enigma di Rennes le Chateau. I Rosacroce e il tesoro perduto del Graal" align="right" /></a> Nel contempo possiamo dichiarare che Parsifal, divenuto alla fine della saga graaliana il novello Re Sacro capace di avvicendarsi a Re Anfortas (il Re Pescatore, in altre parole l&#8217;Uomo in senso adamitico) dopo che per il proprio valore di puro cavaliere dedito alla ricerca della Verità ultima lo ha guarito dall&#8217;insanabile male (provocato dal Tempo corruttore), rappresenta una figura strettamente equivalente a quella di Feirefiz. Nel senso che il cavaliere cristiano incarna l&#8217;ideale gnostico dei Templari, mentre il cavaliere &#8216;pagano&#8217; impersona l&#8217;ideale ismailita degli Assassini. Per cui non sarebbe errato stabilire parallelamente una connessione da un lato fra Re Anfortas ed il Gran Maestro dell&#8217;Ordine Templare, dall&#8217;altro fra il Prete Gianni ed il Veglio della Montagna. Se è vero allora che il Tempio del Graal risale tramite il Tempio di Salomone e l&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza, venerata dai Patriarchi ebraici, al <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> noaico e quindi si rifà per ciò stesso alla tradizione atlantidea, è pur vero che esso per via delle sue implicazioni con l&#8217;esoterismo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtico</a> ci rimanda viceversa alla tradizione iperborea. Egualmente l&#8217;antico tempio persiano di cui parlavasi al principio della nostra argomentazione (su segnalazione dell&#8217;Albrile) deve essere ricollegato per via ario-indoiranica alla Tradizione primigenia, proveniente direttamente dal Paradiso Terrestre; e per via islamica alla Città Santa, al Tempio di Salomone, all&#8217;Arca e all&#8217;Atlantide. Tra le due tradizioni menzionate non ci può essere dunque contraddizione, ma solo accordo armonico.</p>
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<p align="justify"><em> Appendice</em></p>
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<p align="justify">Trattando dei rapporti del Graal coi Rosacroce, Evola  cita un enigmatico personaggio come capo dell&#8217;Ordine, l&#8217;<em>Imperâtor</em>; il cui nome e la cui sede dovevano rimanere sconosciuti, in quanto il personaggio non esercitava la propria funzione in sede temporale, bensì sul piano spirituale. Basta dire che nell&#8217;elenco di <em>Imperatôres </em>succedutisi nel corso del tempo figurava persino la figura gnostica di Seth. Dal punto di vista rosicruciano il Papa non era che un usurpatore, siccome si presentava come il capo spirituale per eccellenza di tutta la comunità cristiana, cosa che normalmente non poteva spettare ad un&#8217;autorità che esercitava il suo dominio sul piano exoterico. È chiaro che l&#8217;Imperatore di cui parlavano i Rosacroce altri non è che il Jagadguru degli Smrti (Tradizione) hindu, venerato dagli Smârta, l&#8217;Ordine fondato da Çankaracârya. Si diceva infatti che egli avrebbe esercitato uno speciale ruolo alla &#8216;Fine dei Tempi&#8217;. Questo tuttavia non è altro che il compito del Re del Mondo, la cui funzione necessariamente si richiama al mistero delle origini, poiché essa non è molto diversa da quella del Re del Graal. La differenza tra l&#8217;una e l&#8217;altra consiste nel fatto che la figura del Re del Graal ha un carattere esclusivamente primordiale e costituisce per così dire un punto di riferimento ideale, a livello iniziatico; giacché il Re Sacro è in realtà solo un simulacro e rappresenta l&#8217;Uomo Universale (o alternativamente l&#8217;Uomo Vero) nella sua dimensione sovrannaturale; mentre la figura del Re del Mondo ha un significato perenne, che va al di là delle Età cicliche ed è strettamente legata ad una particolare vocazione umana. Insomma, rifacendoci a scopo comparativo al <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> hindu, potremmo spiegare tale differenza di ruolo paragonando il Re del Graal al I Avatâra; vale a dire a Manu <em>aliâs </em>il Re Pescatore, il quale è più o meno identificabile al Pesce Divino, a seconda che ci si riferisca al Paradiso Terrestre oppure a quello Celeste. Invece il Re del Mondo corrisponde all&#8217;Avatâra eterno, che la tradizione islamica conosce sotto il nome di Seyidnâ El-Khidr e tratteggia come un essere di color verde, detentore perpetuo di una sapienza superiore a quella stessa dei Profeti. Tornando alla questione della &#8216;Fine dei Tempi&#8217;, è chiaro che il magistero esercitato dal Re Mondo, ossia dall&#8217;<em>Imperâtor </em>di rosicruciana memoria, ha lo scopo di favorire il recupero dello stato primordiale; ma tale azione si svolge in segreto, non alla luce del sole, come invece è il caso del X Avatâra (denominato Kalkyâvatâra).</p>
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<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978882721383"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/lucedelgraal.bmp" border="0" alt="Luce del Graal" align="left" /></a> Quest&#8217;ultimo, viceversa, si richiama direttamente a Manu; cioè al Re Pescatore, di cui è un&#8217;incarnazione (il termine evoca precisamente l&#8217;idea di una &#8216;Discesa terrena&#8217;) nei tempi ultimi. Kalki è presentato dalle Scritture hindu come una sorta di cavaliere che discende dal Cielo per sconfiggere i Fuori-casta, ma ciò non deve essere preso troppo letteralmente. Piuttosto dovremmo dire che egli giunge tra noi per rammentarci la nostra vera natura. Per questo l&#8217;azione di siffatto personaggio non può essere circoscritta all&#8217;ambiente indiano, ma deve evidentemente esercitarsi a livello universale. Il che sottintende la riunificazione di tutte le tradizioni e la loro subordinazione alla Rivelazione primeva. Cosmologicamente Kalki, figurativamente descritto con la Testa Equina o addirittura come un Cavallo Bianco , è identificabile all&#8217;asterismo di Canopo, che ha retto il Polo Sud nel X Ciclo Avatarico (4.480 a.C.-2000 d.C.); per contro il Jagadguru (lett. &#8216;Maestro del Mondo&#8217;), in termini ebraici il &#8216;Re del Mondo&#8217;, identificasi alla costellazione del Dragone, reggente nello stesso periodo indicato il Polo Nord. Ora, a ben vedere, nel 2000 c&#8217;è stato un passaggio di consegne ai due Poli; nel senso che a Nord l&#8217;Asse è passato dal dominio ciclico del Dragone a quello della Stella Polare ed a Sud, parimenti, al presidio di Canopo è subentrato quello della Croce del Sud. Dalla qual cosa dobbiamo dedurre che la svolta spirituale di cui si parlava più addietro c&#8217;è già stata in effetti, dal momento che secondo la cronologia tradizionale ci troviamo a vivere nell&#8217;Alba di una novella Età dell&#8217;Oro. Ed è stata una svolta tutta interiore, della quale purtroppo la maggior parte dei contemporanei non ha avuto ancora coscienza, tanto che non ha aggiornato il calendario. Ma, sebbene il freddo della notte appena trascorsa prevalga tuttora, il sorgere di un nuovo Sole &#8211; da Virgilio preconizzato in una famosa Ecloga come la nascita di un innocente <em>Puer </em>dai tratti apollinei &#8211; è ormai prossimo e non mancherà ben presto di produrre i suoi frutti.</p>
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<p align="justify"><strong>* * *<br />
</strong></p>
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<p align="justify">Tratto da <em>Algiza </em>15, pp. 6-11. La presente versione è stata pubblicata priva delle note a pié di pagina.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/raccontodelgraal.html' addthis:title='Il racconto del Graal, aliâs il mistero delle origini ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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