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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Fiorenza Licitra</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>“Lode a Mishima”</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 09:43:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fiorenza Licitra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La bella morte avvenne in un periodo storico in cui a regnare non era più la guerra, ma una pace che Mishima, metaforicamente, rivestì di bianco, il colore tradizionale del lutto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/%e2%80%9clode-a-mishima%e2%80%9d.html' addthis:title='“Lode a Mishima” '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-4533" style="margin: 10px;" title="mishima" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/mishima.jpg" alt="" width="250" height="295" />Cosa direbbe, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Yukio Mishima</a></span>, dei tempi che corrono, se fosse ancora in vita?</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa penserebbe dei ragazzi di oggi &#8211; che un domani forse saranno uomini &#8211; i cui fini inconsapevoli risiedono nel conformismo e nella consunzione di sé? E cosa giudicherebbe più increscioso? Tali fini, ammesso e non concesso che così possano definirsi, o la netta mancanza di presa di coscienza del proprio essere nel mondo da tramutare in volontà e, quindi, in destino irripetibile?</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa farebbe, <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span>, nell’apprendere che un moralismo preconfezionato, il <em>politically correct</em>, ha soppiantato nell’uomo ogni tensione spirituale, ogni conflitto interiore teso al massimo sforzo come la corda di un arco da cui scocca l’inesorabile freccia?</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa direbbe, a chi antepone la vita al senso della vita? A chi consegna la propria storia e delega i compiti e i doveri di uno Stato a un Paese straniero, che, beffa delle beffe, è quasi privo di storia? Cosa penserebbe di chi, di fronte all’<em>horror vacui</em>, fa spallucce?</p>
<p style="text-align: justify;">L’autore giapponese, il quale riteneva che le proprie opinioni dovessero essere difese con il corpo e con le arti marziali, più che con il suffragio democratico di altre idee &#8211; visto come contraddizione di metodo – ha già risposto a queste domande, in sintonia con il proprio sublime credo, nel 1970 nel Ministero della Difesa di Tokyo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ispirato ideologicamente ed esteticamente dallo <em><a title="Hagakure" href="http://www.libriefilm.com/hagakure/1054">Hagakure</a> </em>di Jōchō Yamamoto, compendio zen  del samurai settecentesco, si consegna alla morte per mezzo del seppuku, rituale in cui splende la decisionalità tragica e ineluttabile del sacrificio di sé come estrema affermazione di sé.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-spada-riflessioni-sulla-morte-di-mishima/4237" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-4534" style="margin: 10px;" title="la-spada" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-spada-170x300.jpg" alt="" width="170" height="300" /></a>La sua morte fu un’azione dettata da una volontà interamente individuale, votata alla purezza e all’essenzialità di un atto, che in un istante concentra e consuma un’intera esistenza; questa è la rivelazione mishimiana: «è il fuoco d’artificio che possiede l’eternità dell’istante».</p>
<p style="text-align: justify;">Nella bella morte, <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> svela il suo estremo anelito alla vita, l’intima vocazione all’infinito e non, come più di uno ebbe a dire, una narcisistica ossessione della morte perseguita affannosamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello <a title="Hagakure" href="http://www.libriefilm.com/hagakure/1054"><em>Hagakure</em></a> è scritto che «vivere nell’affanno è follia» e <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> forgiò sempre l’azione, compresa l’ultima, nella calma e nella pazienza propria della disciplina sapienziale guerriera; l’attesa del momento propizio gioca qui un ruolo fondamentale: è nell’abitudine, negli esercizi estenuanti (come lo <em>zazen</em>) e persino nel tedio della vita quotidiana che il monaco guerriero si prepara a concentrare il tempo nell’istante decisivo, in cui volontà e azione raggiungono la loro reale efficacia;  tuttavia non è possibile progettare lo scontro più duro, quello tra piano e azione, laddove il caso può avere la meglio, con le sue misteriose incognite, sull’intelligenza dell’uomo; è per questo che il vero samurai deve abbattere le difese razionali, affidandosi interamente alla propria forza spirituale, che è trascendente e segreta quanto il caso.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> fu più lungimirante dei suoi contemporanei, accecati dai falsi idoli dell’umanesimo occidentale e dalla democrazia <em>prêt-à-porter</em>; egli visse non all’ombra delle caverne platoniche, ma alla luce solare di cui fu specchio la lama della sua spada.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-spada-di-mishima/3541" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4535" style="margin: 10px;" title="spada-di-mishima" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/spada-di-mishima-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a> Tra lui e il suo ultimo gesto eroico non vi fu alcun sdoppiamento narcisistico, non si ammirò come un oggetto e la sua azione, come la bellezza, fu gratuita: nell’atto estremo, infatti, non conta il fine, ma come lo si consegue; prevalgono l’etichetta, il codice comportamentale e morale, che, secondo il <em>kendō</em>, regolano le contese nell’universo virile, esaltano l’autorità e salvano comunque dalla disfatta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esteta guerriero &#8211; come da noi lo fu Drieu La Rochelle &#8211; proverebbe, oggi come ieri, senz’altro pudore dinnanzi agli eventi, che hanno la meglio sugli uomini e anche di fronte a questi ultimi, che non sono più padroni della loro stessa esistenza.  Sarebbe un pudore culturale e spirituale quello di <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span>; un pudore che ai più è sconosciuto, se va bene, altrimenti viene marchiato ed esiliato.</p>
<p style="text-align: justify;">E, oggi come ieri, con un convulso grido d’attacco, estrarrebbe dalla guaina la sua spada per fendere, in linea retta, la cieca frenesia attuale e permettere così l’irrompere, lo sbocciare di un attimo di eternità, fiore di loto in cui dimora il vero.</p>
<p style="text-align: justify;">L’azione di <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> risiede nel coniugare l’eleganza alla tradizione guerresca, nell’allontanare il chiacchiericcio, verso cui l’azione resta irriducibile &#8211; non essendo di natura logica &#8211; e nel rendere «il proprio spirito sottile come il sangue».</p>
<p style="text-align: justify;">La bella morte avvenne in un periodo storico in cui a regnare non era più la guerra, ma la pace; una pace che <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span>, metaforicamente, rivestì di bianco &#8211; colore tradizionale del lutto – emblema della fine simbolica, cioè effettiva, del Giappone, Paese in cui sorgeva il sole d’acciaio e soffiava il vento divino.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può comprendere, si deve comprendere l’atto di sacrificare la vita per qualcosa che vale più della vita.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/%e2%80%9clode-a-mishima%e2%80%9d.html' addthis:title='“Lode a Mishima” ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Del rapporto tra volo e scrittura in Saint-Exupéry</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 11:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fiorenza Licitra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei racconti e nei romanzi di Saint-Exupéry si delinea l’infinita ricerca del senso attraverso la simbologia  del viaggio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/del-rapporto-tra-volo-e-scrittura-in-saint-exupery.html' addthis:title='Del rapporto tra volo e scrittura in Saint-Exupéry '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/saint-exupery-lultimo-volo/7017" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4131" style="margin: 10px;" title="pratt-saint-exupery" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/pratt-saint-exupery.jpg" alt="" width="200" height="275" /></a>Robert Brasillach, scrittore e critico cinematografico del secolo scorso, rimproverò Saint-Exupéry di aver scritto della sua esperienza d’aviatore, asserendo che solo chi non ha esperito un mestiere e la sua arte sia in grado di parlarne con semplicità e stupore, al contrario di chi, conoscendoli bene, tende più a infiorare il racconto di sfarzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Come a dire che la caccia al leone può raccontarla meglio un animalista che un Hemingway.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autore del <em>Volo di notte</em> non ha bisogno di apologie, ha già fatto da sé spiegando all’ingenuità di Brasillach che un mestiere non è il risultato di una serie di regole contenuta in un manuale tecnico e non è neanche un’esperienza esteriore che vive di resoconti teorici, ma è  più la storia intima di un’azione fisica e sensuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello su cui a tal proposito vale la pena riflettere è la stretta connessione che c’è tra il volo e la scrittura, che non sono mondi dispari ed estranei, ma talmente affini da essere metafora l’uno dell’altra.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ grazie alle pagine di Saint-Exupéry che, se non si apprende la tecnica del volo, se ne vive tuttavia l’intima riflessione, la sospensione dal tempo e il legame con lo spazio.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle sue rotte sospese l’aviatore-scrittore crea «una topografia celeste, più importante di quella terrestre, d’ordine quasi occulto, poiché si esprime solo attraverso i segni»: interpreta così le curve delle dune, decifra il colore della sabbia &#8211; scuro o tenero per un atterraggio di fortuna -, scopre che di notte la nebbia è una forma di luce e che le bianche pieghe del mare insegnano l’avversità del vento.</p>
<p style="text-align: justify;">Accostandosi al misterioso linguaggio della natura, il cui alfabeto muto è denso di significati e di rimandi, stringe un tessuto di relazioni con il mondo grazie al quale «una pianura si fa più verde e diventa più pianura, un villaggio più villaggio».</p>
<p style="text-align: justify;">Saint-Exupéry sa che apprendere un nuovo linguaggio, sottostando a quelle che sono le regole del gioco &#8211; tradotte a volte anche nei colpi di fucile dei Mauri &#8211; sia la vera meta del viaggiatore, a differenza del semplice turista che, ancorato alle sue convenzioni, dei luoghi coglie solo l’esotico e il pittoresco, gli aspetti più insignificanti del viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ nella scrittura che il pilota francese trasferisce la dialettica appresa in cielo: nei suoi racconti come nei suoi romanzi si trova la visione perspicua del mondo, la relazione con la notte e i suoi abissi, o quella con il deserto del Sahara, che delinea l’infinita ricerca del senso attraverso la <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> del viaggio e il viaggio nella <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-piccolo-principe/801" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-4132" style="margin: 10px;" title="il-piccolo-principe" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-piccolo-principe.jpg" alt="" width="200" height="269" /></a>La <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> non è forse questo? Non è la dimensione in cui l’uomo manifesta, mediante la parola scritta, la sua imperscrutabile relazione simbolica con il mondo? In Saint-Exupéry lo è senz’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autore, senza utilizzare gerghi tecnici, traccia nero su bianco la rotta di stelle percorsa durante le traversate, affidando alle pagine il proprio sentimento di tenerezza per la sera che scende sulla città, che lo schianta molto più di quanto oserebbe la paura di un pericolo imminente, quella del vuoto e della morte.</p>
<p style="text-align: justify;">A sostenere il suo lungo volo così come i suoi versi &#8211; è molto probabile che sia un poeta &#8211; è la necessità interiore, la cui voce si sente appena nel frastuono delle distrazioni e nelle abitudini indotte, ma che diviene forte e chiara quando un uomo è solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco un altro aspetto sostanziale che accomuna il pilota allo scrittore: la solitudine di chi passeggia tra gli astri, in cerca di “un’unica stella su cui abitare”, è della stessa pasta di quella di chi prova a disegnare sulla mappa di un foglio bianco un fiume capace di toccare ogni regione del suo pensiero e ogni paese in cui dimora un sentimento. E’ una solitudine fatta d’inquietudine, di strade ignote e volti lontani, ma anche di fitte relazioni con il circostante al quale ci si accosta più facilmente quando lo si pensa, lo si immagina, lo si sente interiormente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/pilota-di-guerra-lettera-a-un-ostaggio-taccuini/7015" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4133" style="margin: 10px;" title="pilota-di-guerra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/pilota-di-guerra.jpg" alt="" width="200" height="306" /></a>Infine quello che lega indissolubilmente i due mestieri, o meglio le due arti, dell’uomo Saint-Exupéry è il sogno: il pilota, che dal cielo immagina una donna in particolare o le schiene doppie dei cammelli, sogna allo stesso modo dello scrittore che, impugnando una penna, segue una visione più forte del vero.</p>
<p style="text-align: justify;">Saint-Exupéry troverà la morte nel Luglio del 1944, mentre sorvola l&#8217;Île de Riou, a sud di Marsiglia. Nonostante le lunghe ricerche, durate anni, il suo corpo non è mai stato ritrovato, ma è normale che sia così: non lo troverete in fondo al mare, ma sul pianeta del Piccolo Principe a guardare &#8211; quando la malinconia lo coglierà forte &#8211; quarantatré tramonti in compagnia di una rosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il resto del tempo sarà più facile scorgerlo mentre «si esercita agli attrezzi tra le stelle», come quell’equilibrista del volo e della scrittura che fu.</p>
<p style="text-align: justify;">Non bisogna cercarlo in fondo al mare, non è laggiù; più facile, invece, sarà trovarlo mentre si esercita agli attrezzi tra le stelle, come quell’equilibrista del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> che è.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/del-rapporto-tra-volo-e-scrittura-in-saint-exupery.html' addthis:title='Del rapporto tra volo e scrittura in Saint-Exupéry ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Nel viaggio delle parole</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 17:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fiorenza Licitra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel degrado moderno del significato delle parole si rispecchia il mistero della decadenza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nel-viaggio-delle-parole.html' addthis:title='Nel viaggio delle parole '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Il viaggio più lungo che l’uomo abbia intrapreso è nella parola, manifestazione non del cosa ma del come sia il mondo, epifania di ciò che non si lascia mai totalmente rappresentare, è più <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> che segno.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un viaggio che non ha fine poiché è impossibile risalirne l’inizio o, meglio, dirlo. Ogni volta che si è dato alla parola un volto nuovo e una nuova espressione il rapporto dell’uomo con il mondo e la sua storia sono cambiati.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ho avuto modo di seguire la loro nomade peregrinazione, ma sono figlia di mio nonno ed è da qui che intendo iniziare, dalla parola <strong>nonno</strong>. Fino a non troppo tempo fa era lui il vero patriarca della famiglia, la solida colonna portante del primo assetto sociale; da lui il passato prendeva forma e il presente sostanza, da lui le favole acquisivano il valore di propedeutica al soprannaturale. Il nonno aveva le spalle curve, gli occhi sempre velati, le mani fragili e nel petto un cuore saldo, senza paure e, forse per questo, più vicino al perdono. I nipoti del patriarca erano suoi stessi figli. Oggi il nonno é un ingombro inutile e, al posto della famiglia che gli siede attorno, ha una badante scocciata che non lo sta a sentire e non sa capire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bambino</strong> era colui che spensierato praticava, anima e corpo, il gioco spontaneo e crudele della crescita. A lui i genitori dicevano sì e più spesso no. Dopo le malefatte, puntuali cadevano giù i ceffoni, segni legittimi della propria individualità di cui andar fieri. Al bambino si dovevano le raccomandazioni di non interrompere mai gli adulti, di star seduti composti, di ringraziare sempre. Quello di oggi non dovrebbe più esser chiamato bambino: seppure in miniatura, è già un adulto pieno di impegni a cui far fronte, è smaliziato e privo dell’ingenuità la cui etimologia richiama la libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">La parola <strong>festa</strong> &#8211; non a caso, il Carnevale è un valido esempio &#8211; indicava il giorno agognato e conquistato della redenzione dagli affanni, dagli obblighi verso se stessi e verso gli altri; era un evento extra-ordinario in cui l’ordine consueto veniva rovesciato e in virtù del quale “una volta l’anno era lecito impazzire”. Questa parola ha smarrito l’eccezionalità: svincolati da qualsiasi tipo di ordine &#8211; sia sociale che privato &#8211; siamo ogni giorno fuori di testa e, se volessimo davvero vivere l’eccezione, sarebbe meglio pagare penitenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Terra</strong>, parola sulla quale si affacciavano gli occhi dei vecchi e dei giovani tutti, che, nonostante l’indigenza, la fame e la povertà dei tempi, era <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di appartenenza, di casa, di misura e di confine. Regno dei Cieli in Terra, propriamente. A seguito della civilizzazione, questa sacra parola, di cui siamo tutti ospiti, è stata ricoperta di cemento, di bruttura ed è divenuta sinonimo di mera funzionalità edificabile, non edificante. La terra che prima era rifugio adesso è prigione. Il paradiso è più lontano oggi che nella miseria più nera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ribellione</strong> è parola che, <em>in primis</em>, abitava nell’interiorità di un uomo le cui vicende erano plasmate non dagli eventi esterni, contrari o bizzarri che fossero, ma da una legge spirituale, che certamente non contemplava l’ammutinamento, il tradimento di se stessi. La ribellione adesso è più un fatto di massa e la volontà, la fede, l’audacia non c’entrano proprio nulla. Il più delle volte, e’ solo la spettacolarizzazione di chi non vuole, di chi non crede, di chi da solo non è.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono centinaia le parole che dovrebbero essere elencate e centinaia sono i significati, i rimandi, le memorie ancestrali a cui esse richiamano. Non so quando le parole torneranno a casa, forse quel silenzio in cui si danno e che le scandisce le une dalle altre, dovrebbe divenire più duraturo dando a loro un respiro e uno spazio proprio e a noi il modo di interrompere quel fatuo chiacchiericcio, proprio di chi non ha nulla da dire.</p>
<p style="text-align: justify;">La parola è un dono, si muove circolarmente attraverso lo scambio: io so le parole che mi furono insegnate e le affido a qualcuno che, a sua volta, le destinerà a un nuovo passaggio. Vi sarà un loro ritorno e, quando avverrà, l’Invisibile tornerà ad abitare nelle parole, che avranno ancora il tratto del sublime e la vocazione all’ineffabile.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nel-viaggio-delle-parole.html' addthis:title='Nel viaggio delle parole ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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