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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Felice Germonio</title>
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		<title>Tendenze antiromantiche</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Nov 2010 17:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Felice Germonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le tendenze antiromantiche dell'alpinismo a confronto con la filosofia di Carlo Michelstaedter e quella di Evola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tendenze-antiromantiche-alpinismo-contemporaneo.html' addthis:title='Tendenze antiromantiche '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;">Di fronte alle varie e spesso contradittorie interpretazioni del personaggio di Amleto, diceva Oscar Wilde a proposito di una cosi sfuggevole e multiforme personalità, che vi sono tanti Amleti quante melanconie.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6129" class="wp-caption alignright" style="width: 309px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-6129" title="Il massiccio delle &quot;Tre Cime di Lavaredo&quot; nelle Dolomiti di Sesto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/TreCimeDiLavaredo.jpg" alt="Il massiccio delle &quot;Tre Cime di Lavaredo&quot; nelle Dolomiti di Sesto" width="299" height="399" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Il massiccio delle &#8220;Tre Cime di Lavaredo&#8221; nelle Dolomiti di Sesto</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Lo stesso si può ripetere, ad ogni tentativo di tradurre in formula l&#8217;essenza della passione alpina, e ciò per l&#8217;esorbitante numero di variabili che concorrono nella complessa equazione. Una lunga, minuziosa, difficilissima indagine scioglierebbe solo in parte il groviglio dei motivi che spingono l&#8217;uomo alla montagna: il bisogno di moto, di vita primitiva e libera, il godimento delle altezze e dei vasti panorami, il fascino della solitudine e del silenzio; la curiosità artistica e scientifica; lo spirito d&#8217;avventura, che consiste nel piacere della lotta con gli elementi, nella tensione nervosa del rischio, nell&#8217;ebbrezza della vittoria; il piacere turistico e sportivo, l&#8217;ambizione dei «records», e infine il culto di potenza, sorta di «yoga», disciplinato esercizio di sviluppo di facoltà subconscie e volitive mediante l&#8217;imperio sul mondo alpestre.</p>
<p style="text-align: justify;">Culto di potenza che si fa creatore di leggendarie anime insottomesse le quali, non già condotte da quell&#8217;«<em>amor fati</em>» che Nietzche tanto ammirava negli eroi greci, lo recano in sè come necessità interiore, come fatalità psicologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Esiste dunque una serie svariatissima di alpinisti: scienziati, esploratori, avventurieri, <em>sportsmen</em>, solitari o collettivisti, edonisti o asceti, contemplatori o sacerdoti della potenza, di quella «<em>virtus</em>» che Plinio lodava negli atleti.</p>
<p style="text-align: justify;">Così pure prendendo per criterio una scala animica si va dai velleitari, <em>snobs</em> e <em>tartarins</em>, agli autentici eroi dell&#8217;azione, assertori della vita pericolosa, come Mummery, Lammer, Zsigmondy, Preuss, Dulfer: con tutte le sfumature intermedie e le combinazioni dei vari tipi. Limitandoci al solo campo estetico, vediamo che la montagna può presentare mille aspetti diversi alla predilezione dei suol ferventi adoratori: dalla bellezza idilliaca all&#8217;orrore glaciale e rupestre; può assumere mille volti, da quello sereno di Rachele contemplativa, o radioso di Beatrice che trae con sè all&#8217;Empireo, a quello enigmatico della Sibilla, o impietrante della Furia anguicrinita, o della Parca messaggera di morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può dunque affermare che ogni scorridore di montagne si foggi il suo speciale alpinismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-6133" style="margin: 10px;" title="Ghiacciaio alpino" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ghiacciaio-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" />Da questa massa variegata il Lammer, grande astrattore di quintessenze alpestri, e per proprio conto incarnazione genuina e cospicua di quello che gli Inglesi chiamano il «mountain spirit», il dèmone della montagna, estrasse a suo tempo due tipi fondamentali: l&#8217;estetico e il cavalleresco, ossia il contemplatore che si appaga di sedere «<em>seous pedes Domini</em>», ad piedi del Signore, come la Maria del Vangelo, e l&#8217;eroe sportivo, nato per l&#8217;avventura, per l&#8217;azione di pericolo e di conquista, e che invece del verbo religioso ama ascoltare, dalle eccelse rupi, il canto solenne della Valchiria, che gli annuncia essere forse egli la vittima designata. Spirito leonino, «<em>quaerens quem devoret</em>», cerca senza tregua la lotta coi suol pari, come il vecchio Ulisse. I salti vertiginosi, gli orridi strapiombi, le voragini azzurrastre dei crepacci, sono il soffio stesso della vita del suo essere.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo eroe sportivo si contrappone oggi, riconnettendosi al tipo estetico del Lammer, l&#8217;alpinista «classico», cosi detto perchè la maggioranza dei teorici ammette come canone alpinistico essenziale lo spirito d&#8217;avventura, per costituzione romantico.</p>
<p style="text-align: justify;">Con ciò non è da inferire che i classici dell&#8217;alpinismo avversino lo spirito d&#8217;avventura: gli danno anzi pieno diritto di cittadinanza nella teorica dell&#8217;alpinismo, ma per fonderlo armonicamente con gli altri fattori della passione per la montagna.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli eroico-sportivi, cioè la quasi totalità degli arrampicatori della «scuola di Monaco», del Karwendel, del Kaisergebirge e delle nostre Dolomiti, tendono invece a stabilire una assoluta preminenza dell&#8217;azione sulla contemplazione. Giungono persino ad elevare il concetto di sport ad elemento chiarificatore della coscienza eroica mediante la misura esatta delle forze fisiche e delle energie psichiche dello scalatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Lammer stesso dichiara che soltanto nell&#8217;arrampicata e nella vittoria sui pericoli è sempre  consistito per lui il fascino supremo dell&#8217;alpinismo. Egli rispetta,  però, la concezione nettamente antipodica del grande Kugy, per la cui  anima musicale ciò che conta è il trovarsi in cospetto del sublime,  l&#8217;errare sugli alti nevaii avvolto da vapori silenziosi, o colpito dai  raggi rutilanti di un sole che declina. Gli epigoni del Lammer ostentano  un certo disdegno, quasi un pudore rovesciato, per tutto ciò che va  sotto la denominazione generica di «romantico», e che ha sempre avuto  così gran peso nel formarsi e nell&#8217;evolvere della passione per i monti;  cioè le prerogative estetiche della montagna: « purezza e limpidità  cristallina dell&#8217;atmosfera, incanto magico delle albe e dei tramonti, colori vivacissimi dei fiori  alpini, scintillio delle corazze ghiacciate, pallore lunare delle coltri  nevose, murmure delle cascatelle e dei torrenti, basse note pedali del  fondo valle, quasi respiro del paesaggio, creanti uno di quegli stati di  fascinazione alliterativa da cui sgorga spontaneo «il cantar che ne  l&#8217;anima si sente».</p>
<p style="text-align: justify;">Sensazioni e sentimenti di cui troviamo validissime  testimonianze e conferme nella poesia popolare, nelle favole, nelle  saghe, nei miti, le cui figure, silfidi, ondine, fate, maghi, dragoni,  gnomi, coboldi, nani, giganti, sono il riflesso di una natura romantica  in un «medium» spirituale, sorta di amplificatore di luci e di suoni,  di fantasmi e di voci, che si giova della personificazione come  strumento espressivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi la mentalità prevalentemente tecnica degli  audacissimi arrampicatori monachesi, viennesi e di un ristretto gruppo  di trentini e di cadorini respinge tutta questa trasfigurazione e  animazione mitologica della natura. Questi uomini soprattutto fattivi e  dinamici sono attratti, più che altro, dalla dimensione verticale e  dalla massa delle montagne, da ciò che chiamiamo «grandiosità»; e la  loro sensibilità estetica è sollecitata quasi esclusivamente dal sublime  terribile, dagli a picchi rocciosi, dai paradossali strapiombi, dai  bizzarri seracchi che si inclinano, perplessi, sulle grandi cascate  di ghiaccio, dalle guglie che si slanciano vertiginosamente verso il  cielo come immani jaculatorie pietrificate.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora il senso evidente  della propria piccolezza e impotenza, anziché assumere la forma di  timore reverenziale e di smarrimento pànico, si aderge con impulso  affettivo irresistibile a sopraffare quella sgradevole constatazione di  insufficienza, e quindi a tentar di abbassare ciò che è grande per  innalzare il proprio «io».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/fenomenologia-dellindividuo-assoluto/947" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4748" style="margin: 10px;" title="fenomenologia-individuo-assoluto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/fenomenologia-individuo-assoluto.jpg" alt="" width="200" height="278" /></a>Ma su ciò ritorneremo in dettaglio, e non  mancherà l&#8217;occasione di chiarire come questo curioso e ben delimitato  antiromanticlsmo si ricolleghi, in sede filosofica, al sistema della «persuasione» di Michelstaedter, pensatore geniale morto, ahimè,  giovanissimo; e come si volga anche, nel suoi ultimi atteggiamenti,  verso l&#8217;«idealismo magico» di <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In rapida sintesi, la «persuasione» consiste nel concepire un uomo che, ripudiate le illusioni  in cui altri ripone la sua felicità, non ne insegue, nel futuro, il  fantasma fuggevole, ma vive concentrato nel presente, bastando a se  stesso, «autarca persuaso».</p>
<p style="text-align: justify;">Analoga posizione nel pensiero  dell&#8217;<a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>; ma con forte impronta sportiva. L&#8217;esoterismo orientale  diviene in lui tecnica magica ed è elaborato dalla sua lucida mente  senza effusioni mistiche alla Novalis, ma con freddo e preciso spirito  scientifico.</p>
<p style="text-align: justify;">Vedremo come si tratti di una filosofia atletica,  agonistica, atea, antisentimentale, come ha già rilevato, da par suo, il  Tilgher.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/dialogo-della-salute-e-altri-scritti-sul-senso-dellesistenza/8636" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6132" style="margin: 10px;" title="dialogo-della-salute" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/dialogo-della-salute.jpg" alt="" width="200" height="311" /></a>Quando, per esempio, gli arrampicatori «al limite del  possibile» affermano che al di sopra della sfera della «potenza» non  vi è nulla, essi concepiscono implicitamente la vita intera come campo  di forze che cospirano e si scompongono in un sempre risorgente  equilibrio, senza alcuna legge occulta che ne controlli e regoli, dal di  fuori, il libero giuoco. Mostreremo quali punti di attacco abbia questa  concezione con l&#8217;«eterno ritorno» di Nietzsche e, ciò che può essere  di pregnante attualità, con le ultimissime ipotesi cosmiche di  Eddington, di Sturmer, di James Jeans, per i quali, nell&#8217;Universo, la  materia sarebbe, in alcuni punti, raffinatamente organizzata, mentre in  altri, a miliardi di anni-luce, si troverebbe allo stato caotico  originario. Materia, cioè, allo stato nascente.</p>
<p style="text-align: justify;">Con un non lieve  divario, però, fra le estreme conseguenze logiche della «Persuasione» e  dell&#8217;«Idealismo magico» e quelle di dette ipotesi cosmiche: cioè che  le premesse sentimentali su cui poggiano (come tutte le filosofie  sistematiche) anche le teorie di Michelstaedter e di Evola, rivelano nei  due filosofi un temperamento «monistico» ben accentuato. Invece gli  astronomi fisico-matematici summenzionati,  gente che passa la vita ad  indagare la natura degli «oggetti» celesti, pianeti, aeroliti,  comete, soli, stelle, costellazioni, ammassi stellari, nebulose, non  hanno la mentalità, denunciata da Kant, dell&#8217;uomo dagli occhiali  azzurri,  che vede solamente un mondo azzurro.</p>
<p style="text-align: justify;">È certo che i vari modi  di percezione per cui la mente umana prende conoscenza del reale rendon  l&#8217;uomo incline a veder la natura attraverso gli occhiali del matematico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/meditazioni-delle-vette/658" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6131" style="margin: 10px;" title="meditazioni-delle-vette" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/meditazioni-delle-vette.jpg" alt="" width="200" height="285" /></a>Ma queste vaste menti di scienziati-poeti sanno anzitutto che i nostri  remoti antenati fallirono tentando di interpretare la natura con  concetti antropomorfi; che anche gli stampi meccanici più recenti  dovettero esser spezzati. Ma cosi forte è in loro l&#8217;imperativo  categorico della probità intellettuale, che quando constatano il  successo delle interpretazioni con concetti puramente matematici, non ne  inferiscono più di quanto significar volesse Galileo quando diceva che  il linguaggio dell&#8217;Universo era fatto di circoli e di triangoli, o  <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> quando usava ripeterà che Dio «geometrizza» sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là  dunque delle ultime «nebule» essi concedono ulteriori interminati  spazi, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete, alla ragione del  primo motore, del «<em>movens non motum</em>» (come chiamano Dio i  tomisti), la cui gloria «per l&#8217;Universo penetra e risplende», — in una  parte più e meno altrove.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>La Stampa</em> del 13 novembre 1933.</p>
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