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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Fabio Calabrese</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Nuovi patrioti e vecchie canaglie</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 17:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'ignobile spettacolo dei mondialisti che si riscoprono "patrioti" sulla via di Damasco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nuovi-patrioti-e-vecchie-canaglie.html' addthis:title='Nuovi patrioti e vecchie canaglie '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>NOTA: questo articolo, completamente riscritto, conserva solo il titolo uguale a quello già pubblicato su “Ciaoeuropa” nel 2007.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Io sono italiano. Non considero e non ho mai considerato la cosa un puro dato anagrafico, ma un elemento fondamentale di ciò che ritengo la mia identità come uomo. Essendo nato a Trieste da padre pugliese e madre toscana, non potrei neppure vantare un&#8217;appartenenza locale o regionale molto solida, e neppure dirmi pienamente e totalmente italiano “del nord” oppure “del sud”. C&#8217;è da dire che essere figlio di italiani dell&#8217;Italia “profonda” nato su uno dei confini più scomodi e “caldi” della nostra nazione, è una circostanza che ha pesato profondamente sia sul mio destino personale (il che forse non avrebbe grande importanza) sia sulla mia <em>Weltanschauung</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel terribile decennio postbellico 1945-1954, mio padre è stato uno di coloro che quasi tutti i giorni rischiavano la pelle, le fucilate della polizia civile e degli opposti manifestanti titini per testimoniare e reclamare l&#8217;italianità di Trieste.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai miei genitori ho appreso ad amare l&#8217;Italia al di sopra di qualsiasi altra cosa, di qualsiasi considerazione, e credo che non avrei il minimo dubbio a sottoscrivere le parole di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Più della madre e e più del padre e più degli altri progenitori presi tutti insieme è da onorare la patria, ella è più di costoro venerabile e santa, e in più augusto luogo collocata da dei e da uomini di senno. La patria si deve rispettare e più del padre si deve obbedire e adorare, anche nelle sue collere; o si deve persuaderla o si ha da fare ciò che ella ordina di fare, e soffrire, se ella ci ordina di soffrire, con cuore silenzioso e tranquillo”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni, però, mi capita di avvertire sempre più spesso un senso di fastidio, per non dire di nausea, quando vedo certe persone sventolare un tricolore e atteggiarsi a patrioti.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo abbiamo visto con sempre maggiore evidenza negli ultimi tempi: nel 2011 i centocinquant&#8217;anni dell&#8217;unità nazionale sono diventati il pretesto per l&#8217;esplosione di una bolla retorica di supposto patriottismo “da sinistra”, che quest&#8217;anno si è cercata di rendere permanente con l&#8217;istituzione della “festa dell&#8217;unità nazionale il 17 marzo (giorno, bizzarra coincidenza, che coincide con la ricorrenza di san Patrizio, patrono irlandese, quel St. Patrick&#8217;s Day che è diventato un po&#8217; il giorno-<a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di quanti si riconoscono nell&#8217;eredità celtica in tutto il mondo fra cui, da noi, molti “padani”, e non mi sentirei affatto di escludere che si sia voluto procurare loro un&#8217;incavolatura in più; anche se di questi tempi motivi per farsi venire l&#8217;ulcera non mancano loro di certo).</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; una specie di gioco a parti inverse, quello che abbiamo visto giocare l&#8217;anno scorso, “a sinistra” i (sedicenti) risorgimentali e patrioti, “a destra” gli antirisorgimentali, non solo i leghisti, ma i nostalgici degli stati pre-unitari che non mancano neppure nel sud, e quella fetta di tradizionalisti-oltranzisti cattolici che non ha ancora digerito Porta Pia.</p>
<p style="text-align: justify;">I motivi per cui i “compagni” sono diventati (o simulano di essere) “nuovi patrioti” sono sostanzialmente due; il primo, il più evidente ma anche il più superficiale, è quello di infastidire la Lega. Io adesso non mi metterò certo a fare l&#8217;avvocato difensore del partito di Bossi, ma si ammetterà che questo, come pretesto per scoprire una venatura di sedicente patriottismo che va contro tutto ciò che la sinistra ha sempre professato, contro la sua storia e la sua “cultura”, è un movente risibile, superficiale e squallido.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo motivo è ben più ipocrita e subdolo: sventolare il tricolore, fare professione di amor patrio per indorare la pillola o alzare la cortina fumogena attorno al progetto di snazionalizzazione mondialista che la sinistra non cessa di portare avanti, favorendo l&#8217;immigrazione, anteponendo gli immigrati agli Italiani e costruendo un&#8217;esaltazione retorica dei “nuovi italiani” color caffelatte, fino ad assestare il colpo definitivo, l&#8217;attribuzione della cittadinanza italiana a chiunque sia nato sul nostro suolo (o magari su di un barcone appena entrato nelle nostre acque territoriali). Ma perché, verrebbe da chiedersi se non conoscessimo da sempre la velenosa falsità dei “compagni”, ciascuno dei quali quando abbandona questa valle di lacrime fa la cosa migliore che possa fare, se un grizzly nasce in Cina è un panda? Se un cavallo nasce in Canada è un&#8217;alce?</p>
<p style="text-align: justify;">Sventolare il tricolore e cercare di manovrare un&#8217;ondata mediatico-emotiva per coprire il fatto che si sta svolgendo una politica contraria all&#8217;interesse nazionale, questo non è patriottismo, è solo una grottesca messinscena, e da questo punto di vista le responsabilità della sinistra sono uguali e condivise da un centrodestra in cui ciò che lo differenzia da essa appartiene in concreto al dominio degli slogan e delle fantasie, non alla realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne abbiamo fatta l&#8217;esperienza nel novembre 2003 all&#8217;indomani dell&#8217;attentato di Nassirya. L&#8217;ondata emotiva di patriottismo mediatico che si sollevò allora servì al preciso scopo di impedire che la gente si ponesse la domanda: cosa ci facevano allora (e cosa ci fanno oggi) i nostri militari in Irak e in Afghanistan? Quale interesse nazionale erano (sono) lì a difendere? La vita dei nostri uomini in uniforme è un capitale prezioso che dovrebbe essere rischiato e speso solo con la massima oculatezza. Ebbene, ci si è serviti di un mal riposto amor patrio sollevato ad arte per impedire di riflettere sul fatto che i nostri ragazzi erano (e sono) lì soltanto nell&#8217;umiliante funzione di ascari dell&#8217;imperialismo neo-colonialista americano e nell&#8217;interesse dell&#8217;entità sionista.</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo da una constatazione semplice ed elementare: il patriottismo è del tutto estraneo al DNA della sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Cito un episodio, uno fra i tanti che si potrebbero menzionare; eravamo nel 2004 (otto anni fa, non ottanta anni fa), e cadeva il cinquantenario del ritorno di Trieste all&#8217;Italia. Il Comune di Trieste aveva organizzato una cerimonia cui avrebbero dovuto partecipare i ragazzi delle scuole superiori, e delegazioni di esse avrebbero dovuto comporre un coro che avrebbe cantato l&#8217;inno di Mameli. All&#8217;uopo, alle diverse scuole erano stati recapitati pacchi contenenti copie dell&#8217;inno nazionale e di bandierine tricolori. Non solo i presidi, tutti rigorosamente di sinistra, decisero unanimemente di boicottare la manifestazione, ma uno di loro, preside di un liceo scientifico, un “compagno preside” che era stato candidato del centrosinistra alla presidenza della provincia, decise platealmente, con un gesto cui venne data la massima pubblicità, di far bruciare i pacchi con inni e bandierine nel cortile della scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo, io penso, dà la misura esatta di quali siano i “sentimenti nazionali” di costoro e di quegli insegnanti che, dopo che essa è stata sostanzialmente abbandonata da una classe operaia che ha smesso da un pezzo di tutelare, rappresentano ancor più dei ferrovieri e dei mezzadri dell&#8217;Emilia Romagna, quel che oggi rimane dello “zoccolo duro” della sinistra. Oggi, con una sterzata di centoottanta gradi i loro capi impongono loro di insegnare agli allievi l&#8217;inno di Mameli che tra l&#8217;altro recita: “I bimbi d&#8217;Italia si chiaman Balilla”? Ve lo confesso, godo al pensiero!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/trinariciuti.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9450" style="margin: 10px;" title="trinariciuti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/trinariciuti-300x244.jpg" alt="" width="300" height="244" /></a> Penso che tutti, tranne forse i più giovani, ricorderete l&#8217;immortale caricatura fatta da Giovannino Guareschi sulle pagine del “Candido” del “compagno” trinariciuto che cambia del tutto la propria testa e il proprio modo di pensare secondo gli ordini ricevuti dal partito. “Contrordine, compagni!”. O meglio, Guareschi pensava di aver fatto una caricatura, ma in realtà aveva solo tracciato un ritratto, e i “compagni” di oggi non sono per nulla meno trinariciuti di quelli del passato. Proprio intorno alla questione patriottica lo si vede meglio che in qualsiasi altra circostanza: coloro che fino a ieri “avevano l&#8217;ideale di un&#8217;internazionale” si sono scoperti patrioti per ordine di partito, resettando il loro cervello (o ciò che hanno dentro la scatola cranica, sia o no un cervello).</p>
<p style="text-align: justify;">Tempo fa, mi è capitato di sentir dire a un “compagno” che nel comunismo italiano ci sarebbe sempre stata una componente patriottica (questo a suo dire, perché nel <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> del vecchio PCI c&#8217;era uno straccio di bandierina italiana, cui veniva consentito appena di spuntare da sotto l&#8217;orlo della bandiera rossa con la falce e martello); la stessa persona non molti anni fa, durante un mondiale di calcio aveva dichiarato di provare fastidio vedendo sventolare tanti tricolori che “gli facevano tanto fascismo”.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia il senso dell&#8217;appartenenza a una comunità nazionale è debole, molto debole; ciò si deve senza dubbio alle profonde cicatrici lasciate dalla nostra sfortunata storia nazionale fatta di secoli e secoli di divisioni, all&#8217;azione sempre nociva e in questo caso altamente deleteria della Chiesa cattolica, ma la sinistra anche laico-marxista (e non solo cattocomunista) ha al riguardo responsabilità pesantissime.</p>
<p style="text-align: justify;">Al riguardo, vale la pena di citare uno stralcio di un bell&#8217;articolo di <a title="Marcello Veneziani" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/marcello-veneziani/">Marcello Veneziani</a>, <em>Non è la Lega ad aver ucciso l&#8217;amor patrio</em>, apparso su “Il Giornale” del 4.5.2010:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Non è colpa della Lega se il Risorgimento fu cancellato dai programmi delle scuole ai tempi del governo Prodi, quando era ministro il compagno Berlinguer. Non è colpa della Lega se la tv, i giornali, la cultura del Paese istigano all’oblio nazionale, incensano gli anti-italiani, e importano mode e modelli stranieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è colpa della Lega se la globalizzazione ha indebolito ancor più la passione nazionale e l’Europa unita è stata considerata da molti italiani una buona via per liberarsi dall’identità nazionale. Non è colpa della Lega se i flussi d’immigrati sbiadiscono e diluiscono l’identità nazionale italiana. Non è colpa della Lega se appena parli di radici nazionali trovi uno storico, di sinistra, che grida al razzismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è colpa della Lega se da decenni si combatte in Italia un guerra fredda di liberazione dall’Italia. In passato quella guerra aveva i vessilli ideologici dell’internazionalismo, dei «proletari non hanno patria» e si accucciava sotto l’ombrello sovietico, cinese, sudamericano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche dall’altro versante non mancavano i patrioti delle patrie altrui, i filo-americani, per non dire i filo-svizzeri e i filo-britannici. Eravamo sempre filo qualcosa e qualcuno situato all’estero, mai filo-italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia fu dominata da partiti e ideologie i cui riferimenti ideali erano decisamente fuori dall’onda risorgimentale: comunisti, socialisti, extraparlamentari di sinistra, o anche cattolici pacifisti e umanitari, democristiani a bassa tensione nazionale. La ragion di partito prevalse sulla ragion d’Italia, l’ideologia sul patriottismo, la fazione sulla nazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per decenni abbiamo visto bandiere rosse al posto di tricolori, abbiamo sentito insulti e visto sputacchiare tutto ciò che evocasse l’amor patrio, abbiamo sentito ripeterci che siamo cittadini del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sono leghisti i “prof” che insegnano a denigrare il proprio Paese, a rimuovere bandiere, eventi e <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> della tradizione italiana. Non è leghista la cultura neoilluminista che secerne ancora veleni su tutto ciò che è nazionale, bollandolo come provinciale, controriformista, oscurantista, antimoderno”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Verrebbe, per la verità, da dire che Veneziani sia stato anche troppo gentile nei confronti delle vecchie canaglie che oggi esibiscono la maschera di nuovi patrioti. Il danno che costoro hanno inflitto all&#8217;Italia, alla sua coesione nazionale umiliando, offendendo, denigrando, svilendo in ogni maniera qualsiasi sentimento di amor patrio, di appartenenza nazionale, è stato certamente enorme, ma è ancora poca cosa all&#8217;arretramento delle posizioni nazionali che costoro hanno consentito e voluto dappertutto, sì che sembrerebbe che agli effetti già devastanti della sconfitta che l&#8217;Italia ha subito nella seconda guerra mondiale (e che con un nauseante spirito di servilismo verso i vincitori, si continua a celebrare ogni 25 aprile, aggiungendo al danno la beffa) se ne sommassero quelli di un&#8217;altra che l&#8217;Italia ha subito senza combattere. Come se ancora tutto ciò non bastasse, oggi, sempre ben vista da cattocomunisti e sinistri assortiti, su questa unità nazionale già fragile, incrinata, compromessa, si riversa la devastante ondata mondialista fatta di globalizzazione, immigrazione, americanizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo dunque nei dettagli gli elementi di questa ulteriore guerra che l&#8217;Italia ha perduto senza nemmeno accorgersi di combattere. Per chiarezza, fissiamo subito quattro punti:</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;">Marxisti e “politici”sono costituzionalmente, per i presupposti ideologici e culturali che li definiscono, antinazionali ed antipatriottici.</li>
<li style="text-align: justify;">Sessant&#8217;anni di “democrazia antifascista” hanno leso l&#8217;italianità e l&#8217;interesse nazionale italiano ben al di là delle conseguenze della sconfitta nella seconda guerra mondiale.</li>
<li style="text-align: justify;">L&#8217;unità di comportamenti e d&#8217;intenti soprattutto sul terreno della lesione dell&#8217;interesse nazionale, dimostra almeno per quanto riguarda le vicende italiane, la piena congruenza e quasi l&#8217;indistinguibilità fra marxismo e “politico”.</li>
<li style="text-align: justify;">Se il fascismo commise forse l&#8217;errore di trascinare l&#8217;Italia in una guerra che non si poteva vincere (ma è tutto da dimostrare che fosse possibile evitarla), gli arretramenti delle posizioni italiane nel sessantennio di “antifascista”, non dovuti, o dovuti solo marginalmente ad ostilità esterne, si configurano come tradimento.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">La democrazia contiene in sé, per propria ineliminabile natura, un elemento di falsità. Occorre che coloro che sono governati, il “popolo sovrano” prendano “liberamente” le decisioni volute da coloro che contano, i poteri forti; che coloro che sono stati eletti a fingere di rappresentare il popolo attuino, appunto, decisioni prese in altro luogo e tutelino altri interessi simulando di eseguire la volontà del popolo e di averne a cuore il bene, ma bisogna ammettere che non tutte le democrazie sono false ed ipocrite nello stesso grado, e se al riguardo dovessimo stilare una classifica, l&#8217;Italia balzerebbe subito nelle primissime posizioni stabilendo un primato che ci sarebbe forse insidiato soltanto da qualche “repubblica delle banane”del Terzo Mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">La democrazia italiana, dono avvelenato dei nemici che ci sconfissero e ci umiliarono sessant&#8217;anni fa, è stata costruita in modo da non lasciare al popolo italiano alcuna libertà di scelta, è un ben architettato sistema di <em>lobbies</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Avete presente l&#8217;articolo 3 della costituzione della repubblica italiana (scusatemi, ma per una cosa del genere non ho voglia di perdere tempo a mettere le maiuscole), quello che stabilisce un principio che per essa dovrebbe essere fondamentale: l&#8217;uguaglianza di fronte alla legge dei cittadini, a prescindere da sesso, razza, <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a>, credo politico, condizioni sociali e personali? Bene, tenetelo ben a mente, perché una delle grandi passioni della repubblica democratica nata dalla resistenza, pare sia quella di barare al proprio gioco, infrangere le regole che essa stessa ha stabilito, e difatti esso è stato ripetutamente violato dalla discriminazione della maggioranza italiana fra le genti che popolano la nostra Penisola o, il che è lo stesso, di assurdo ed ingiustificato privilegio goduto da alcune minoranze etniche nel sistema costruito e gestito da questa partitocrazia cattocomunista che oggi in funzione anti – leghista con un&#8217;ipocrisia che ha dell&#8217;incredibile, si scopre – o si simula – neo- patriottica.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune minoranze, dicevo, non tutte, e il motivo c&#8217;è. Francofoni della Valle d&#8217;Aosta, tedeschi dell&#8217;Alto Adige, sloveni del Friuli Venezia Giulia sono – in termini di gruppi etnico-linguistici &#8211; “i cocchi” di questo regime, ma costoro non rappresentano la totalità di quel 2,5 – 3% di non italofoni che costituisce la popolazione nativa del Belpaese; non ci sono solo loro; nell&#8217;Italia meridionale, ad esempio, vi sono comunità di origine greca ed albanese e, ad esempio, i greci della Locride parlano ancora il greco antico, di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/eschilo">Eschilo</a></span> e di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> che oggi non è più parlato né compreso nella stessa penisola ellenica; non discendono, come la maggior parte delle comunità greche ed albanesi oggi esistenti, dalla grande fuga dalla penisola balcanica avvenuta nel XV secolo per sottrarsi all&#8217;invasione turca (si, è un nemico secolare dell&#8217;Europa quello che i falsi europeisti di Strasburgo vorrebbero oggi nell&#8217;Unione Europea, ma questo è un altro discorso), ma direttamente dalla Magna Grecia, costituiscono dunque un “documento antropologico” interessantissimo ed importantissimo, eppure non godono di nessuna speciale tutela. Perché? Ma perché, miei cari, a differenza che nel nord, nel meridione la partitocrazia non ha alcun bisogno delle minoranze etniche, ha ben altre “lobby di riferimento”, le associazioni mafiose e di criminalità organizzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi questo quadro si è ulteriormente complicato con la comparsa sul nostro suolo di nuove masse di allogeni portata dall&#8217;immigrazione. Quale sia al riguardo l&#8217;atteggiamento della sinistra, lo esemplifica bene quel che si verificò da noi in Friuli Venezia Giulia qualche anno fa: Riccardo Illy, rampollo radical-chic di una famiglia di industriali caffettieri portato dal centrosinistra alla presidenza della regione Friuli Venezia Giulia, cercò tagliare i fondi regionali agli asili nido per istituire un “salario di solidarietà” per gli immigrati. Il messaggio era chiaro: “Italiani, non fate figli, dovete estinguervi per lasciare il posto agli immigrati” e la morale era sempre quella: prima gli allogeni e gli immigrati, poi, molto poi, proprio se resta qualche posto in graduatoria, gli Italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arretramento delle posizioni italiane è complessivamente andato ben oltre quanto dovemmo subire con la sconfitta nel secondo conflitto mondiale, e per i suoi effetti cumulativi si può paragonare ad un&#8217;ulteriore guerra perduta, con la differenza che esso è stato voluto e pianificato dalla partitocrazia postbellica che ha trattato gli Italiani come nemici (ed è ora che gli Italiani la riconoscano a sua volta per il nemico che è), e questa non è certo storia di oggi. Esemplare in questo senso fu l&#8217;accordo concluso nel dopoguerra fra il presidente del Consiglio italiano De Gasperi ed il ministro austriaco Gruber, che ha previsto non solo il favorire il ritorno di qua del Brennero dei sudtirolesi che prima della guerra avevano scelto il Reich germanico (sentivamo la loro mancanza!), ma la concessione all&#8217;Alto Adige di un regime di così ampie autonomie che si può sinceramente dubitare che nella provincia di Bolzano viga la legge italiana o che essa faccia effettivamente parte dell&#8217;Italia. Notiamo che i sudtirolesi tornati in Italia rientrarono in possesso dei beni che vi avevano lasciato e dei quali erano già stati indennizzati, senza nemmeno dover restituire l&#8217;indennizzo. Tanto per fare un paragone, potremmo confrontare ciò con la sorte toccata ai nostri profughi costretti a fuggire dalla Venezia Giulia caduta sotto gli artigli della Jugoslavia comunista: costoro non hanno avuto né la possibilità di rientrare in possesso dei loro beni né indennizzi di sorta, ma cosa volete, si tratta di italiani, gente che non conta nulla, bestiame agli occhi della partitocrazia cattocomunista.</p>
<p style="text-align: justify;">La più eclatante deroga all&#8217;articolo 3 della nostra carta igienica costituzionale è rappresentata dalla famosa legge sulla “dichiarazione di appartenenza etnica” fortemente voluta dalla SVP, il partito dei sudtirolesi, per cui possiamo tranquillamente affermare che nella provincia di Bolzano non vige la legge italiana, e che se in Europa occidentale c&#8217;è una minoranza oppressa, questa era rappresentata fino a poco tempo fa dagli Italiani dell&#8217;Alto Adige; adesso se n&#8217;è aggiunta un&#8217;altra, con l&#8217;ingresso della Slovenia in quel fantoccio, in quella caricatura mondialista di Europa che è la cosiddetta Unione Europea, gli Italiani dell&#8217;Istria (non nel senso che prima non fossero oppressi sotto la Jugoslavia comunista, ma nel senso che erano esclusi dall&#8217;Europa occidentale).</p>
<p style="text-align: justify;">Contrariamente a quello che si può credere, l&#8217;accordo De Gasperi – Gruber non fu minimamente un&#8217;attuazione del Trattato di Pace ma unicamente un&#8217;elargizione “liberale” dell&#8217;Italia all&#8217;Austria, che aveva l&#8217;unico scopo di creare, con il rientro dei sudtirolesi a sud del Brennero, una potente <em>lobby</em> funzionale al potere democristiano. L&#8217;Austria era stata considerata dai vincitori nazione sconfitta non meno della Germania, e nell&#8217;immediato dopoguerra essa e Vienna erano state divise di quattro zone d&#8217;occupazione come la Germania e Berlino.</p>
<p style="text-align: justify;">Se i sudtirolesi erano “i cocchi” di casa democristiana, “i cocchi” della sinistra comunista (ma anche socialista) sono stati gli sloveni del Friuli Venezia Giulia. Sul confine orientale i rapporti fra italiani e slavi sono tesi da secoli. Il fascismo ha compiuto contro gli sloveni della Venezia Giulia nefandezze inenarrabili come l&#8217;italianizzazione dei cognomi, ragion per cui è stato inevitabile che costoro, inquadrati nel IX Corpus dei partigiani jugoslavi comunisti, quando il vento è cambiato, abbiano reagito con qualche comprensibile gesto di risentimento, come il massacro nelle foibe di decine di migliaia di nostri connazionali, ma bisogna capirli, poverini! Cosa volete che sia la vita di migliaia di italiani in confronto ad un bene inestimabile come la desinenza in “-ic”nel cognome?</p>
<p style="text-align: justify;">Per i comunisti cosiddetti italiani, l&#8217;italianità delle nostre terre è sempre stata una merce facilmente svendibile, e lo dimostra con chiarezza solare un episodio della sedicente “resistenza” che non trovate menzionato nei libri di storia: il massacro delle Malghe di Porzus. In questa località friulana di montagna, i comunisti della cosiddetta brigata Garibaldi, dopo averli catturati a tradimento, massacrarono fino all&#8217;ultimo uomo, in una mattanza allucinante, i partigiani non comunisti della brigata Osoppo. Il motivo? L&#8217;accordo intercorso tra il PCI ed il tiranno (e genocida di italiani) comunista jugoslavo maresciallo Tito, in base al quale il PCI prometteva alla Jugoslavia la cessione della Venezia Giulia e dell&#8217;intero Friuli fino al Tagliamento in cambio dell&#8217;aiuto a “fare la rivoluzione” in Italia. In questo quadro, tutte le formazioni partigiane giuliane e friulane dovevano passare agli ordini del IX Corpus. Quelli della Osoppo rifiutarono ed i comunisti li massacrarono a freddo in uno dei più atroci bagni di sangue della guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle ultime fasi del secondo conflitto mondiale e nei primi anni del dopoguerra, con la complicità di tutti i partiti comunisti internazionali, quello italiano in testa, Stalin e Tito attuarono un piano sicuramente studiato da lungo tempo, una “pulizia etnica” genocida allo scopo di far avanzare verso occidente il mondo slavo a discapito di quello germanico e latino. Nemmeno Stalin, tuttavia, poteva piegare ai suoi voleri le leggi della matematica, della semplice aritmetica che è lì a testimoniare l&#8217;orrore. Prima della guerra nei territori all&#8217;est dell&#8217;Oder vivevano quindici milioni di tedeschi, così come la Venezia Giulia prebellica passata sotto gli artigli jugoslavi era popolata da mezzo milione di nostri connazionali. Dopo il conflitto si sono contati dodici milioni di profughi tedeschi dalle terre ad est dell&#8217;Oder, e trecentocinquantamila italiani costretti a fuggire dalla Venezia Giulia, dall&#8217;Istria, da Fiume, dalla Dalmazia. Dove sono andati a finire tre milioni (tre milioni!) di tedeschi e 150.000 italiani? Le loro ossa, probabilmente giacciono sotto il suolo che quotidianamente calpestano i discendenti dei loro assassini. Forse il giorno in cui riuscissimo a squarciare davvero il velo di omertà che ancora oggi copre i misfatti del comunismo, e che per ora abbiamo solo scalfito, sarebbe chiaro che i nazisti, ammesso che siano stati realmente responsabili di tutto quel che è stato imputato loro al processo di Norimberga, al confronto erano dei dilettanti.</p>
<p style="text-align: justify;">“Pegno” dei buoni rapporti con l&#8217;Est europeo, gli Sloveni del Friuli Venezia Giulia, benvoluti dai comunisti ma anche dai socialisti (nel periodo di cattivi rapporti fra Tito e Stalin, costoro traslocarono nel PSI che li accolse a braccia aperte) ma anche dalla DC. Se costoro non sono riusciti finora a mettere gli italiani del Friuli Venezia Giulia nella condizione umiliante di stranieri in patria come è invece avvenuto per quelli dell&#8217;Alto Adige, è solo per la loro inconsistenza numerica. Quanti sono? Su questo, costoro hanno sempre cercato di stendere un velo di mistero, perché la loro esiguità numerica, svelata, renderebbe ridicole le loro pretese ed ancor più inaccettabili ed odiosi i privilegi di cui già godono.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è arrivati a situazioni grottesche; costoro ad esempio anni fa pretesero le carte d&#8217;identità bilingui nel comune di Trieste. Come controproposta, il Comune propose la carta d&#8217;identità bilingue non per tutti i cittadini ma per chi l&#8217;avesse richiesta. Tale soluzione fu respinta con sdegno dalla comunità slovena, perché sarebbe equivalsa ad un censimento! Le stime più attendibili attestano ad ogni modo la minoranza attorno al 3% della popolazione nella città di Trieste ed al 6% nei comuni della fascia carsica; complessivamente, siamo attorno alle 12.000 persone, non di più, nell&#8217;intera provincia.</p>
<p style="text-align: justify;">Non parliamo, per converso, del trattamento inflitto dai “sinistri” nostrani ai nostri profughi. Costoro erano/sono una realtà da rimuovere e censurare. Soprattutto dopo che la Jugoslavia titina era divenuta una star del terzomondismo, non si doveva sapere di quali atrocità si era macchiata verso la nostra gente. Coloro che avevano dovuto abbandonare tutto per rimanere italiani e salvarsi la vita, agli occhi dei “compagni” erano dei borghesi, dei fascisti, dei pazzi, dei traditori che fuggivano dal “paradiso socialista”.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;accordo di Osimo del 1973 è stato per la sinistra “rossa” e slavofila l&#8217;equivalente dell&#8217;accordo De Gasperi – Gruber. Anche in questo caso, quel che era italiano fu “liberalmente elargito” alla Jugoslavia comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre una piccola premessa storica: al termine del secondo conflitto mondiale, le bande comuniste jugoslave del IX Corpus del maresciallo Tito occuparono l&#8217;Istria e la Venezia Giulia, seminandovi orrori inenarrabili ai danni degli Italiani. Da Trieste queste ultime furono sloggiate dagli angloamericani che erano venuti a contatto con esse, dopo un mese e mezzo di occupazione che i triestini meno giovani ricordano ancora con orrore e sgomento, e lasciandosi dietro la foiba di Basovizza stipata di cadaveri di gente che aveva avuto il solo torto di essere italiana. Sulla carta, il Trattato di Pace istituiva un cosiddetto “Territorio Libero di Trieste” che avrebbe dovuto comprendere, oltre all&#8217;attuale provincia di Trieste, la costa occidentale dell&#8217;Istria. In realtà, Trieste (Zona A) rimase fino al 1954 sotto l&#8217;amministrazione militare angloamericana, mentre l&#8217;Istria occidentale, (Zona B), occupata dagli Jugoslavi, e dalla quale, come altrove, la popolazione italiana fu costretta a fuggire con una bestialità atroce, tale rimase.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l&#8217;accordo di Osimo, infine la partitocrazia cattocomunista regalò alla Jugoslavia la sovranità sull&#8217;ex Zona B. E&#8217; falso che avemmo come contropartita il riconoscimento dell&#8217;italianità di Trieste, perché già nel 1948 una risoluzione delle Nazioni Unite affermava che, non essendo mai venuto in essere il TLT, la sovranità italiana sull&#8217;intero territorio, Zona B compresa, non era mai venuta meno. E&#8217; vero che la sovranità italiana sulla Zona B era ridotta ad un fatto formale, ma con qualcosa la si sarebbe pure potuta negoziare: risarcimenti per i profughi, tutela per gli italiani rimasti oltre l&#8217;iniquo confine. E&#8217; falso che essa fosse il semplice riconoscimento di una situazione di fatto: le acque antistanti la costa istriana che fin allora erano considerate acque internazionali divennero acque territoriali jugoslave a tutti gli effetti, riducendo l&#8217;accesso al Golfo di Trieste ad uno stretto budello di acque basse non transitabile alle navi di grosso tonnellaggio. Per Trieste, città portuale, fu l&#8217;inizio della fine: da allora abbiamo scontato la perdita di qualcosa come duemila unità di popolazione all&#8217;anno. E&#8217; stato, in tutti i sensi, un coltello piantato nella schiena.</p>
<p style="text-align: justify;">“Cattolici politici” e “compagni” non sono in condizioni di dare lezioni di lealtà nazionale né di lealtà di qualsiasi specie, non dico ai leghisti, ma nemmeno a Giuda.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna però ammettere che il “patriottismo” del centrodestra non è di qualità molto migliore: esso è rigorosamente destinato a rimanere nel campo dei gesti simbolici e delle chiacchiere. Ricordo che nel 2003 la Slovenia è entrata nell&#8217;Unione Europea con l&#8217;assenso determinante del governo italiano, senza che questo assenso venisse negoziato tenendo a mente i molti problemi irrisolti con lo stato nato dalla disintegrazione jugoslava: dai beni abbandonati dei profughi alla tutela della minoranza italiana sopravvissuta al di là del confine, e, badate bene, il governo italiano allora in carica non era un centrosinistra ma l&#8217;esecutivo Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nuovi patrioti? No, vecchie canaglie riverniciate che conosciamo assai bene.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nuovi-patrioti-e-vecchie-canaglie.html' addthis:title='Nuovi patrioti e vecchie canaglie ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ma che cosa vi aspettavate?</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 17:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La società matriarcale contemporanea, fondata su mode e consumi, ha prodotto una serie di anomalie e disturbi del comportamento che spesso sfociano nella cronaca nera.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ma-che-cosa-vi-aspettavate.html' addthis:title='Ma che cosa vi aspettavate? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Otto marzo 2012. Nella giornata di questa festività artefatta di cui più che le donne sembrano beneficiare i fiorai che vendono mimose e le pasticcerie che non hanno ancora esaurito le scorte di cioccolatini accumulate in previsione di quell&#8217;altra festività consumistica che è San Valentino, siamo stati tempestati come non mai da appelli contro la “violenza sulle donne”. Ci si è messo anche il capo dello stato, Giorgio Napolitano, questo vecchio “ex” comunista che sembra aver aggiunto ai poteri attribuitigli dalla costituzione quello di grande (e retorico) proclamatore di luoghi comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, di una cosa possiamo essere sicuri: che tutto ciò lascerà esattamente il tempo che trova, e non si può affrontare un&#8217;emergenza sociale gravissima armati solo di retorica moraleggiante, perché la comprensione reale del fenomeno metterebbe gravemente in crisi il nostro attuale modello culturale democratico-retorico-femminista.</p>
<p style="text-align: justify;">Occupandomi professionalmente di psicologia da molti anni, credo di avere titolo per tentare di basare il discorso su elementi più concreti. Cominciamo allora a mettere qualche punto fermo. La violenza oggi è di certo molto più visibile che in passato: episodi che un tempo sarebbero rimasti racchiusi all&#8217;interno delle mura domestiche, balzano oggi agli onori della cronaca, quelli che un tempo sarebbero stati episodi di cronaca locale, oggi divengono casi di rilievo mediatico nazionale, ma, oltre a ciò, io credo che vi sia effettivamente un incremento oggettivo della violenza nella nostra società, per una serie di motivi che vedremo un po&#8217; alla volta.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, io oserei esprimere l&#8217;eretica opinione che la “violenza contro le donne” non è un fenomeno che esiste di per sé, ma fa parte del generale imbarbarimento dei rapporti umani, di una crescita della violenza che non riguarda soltanto i rapporti del sesso maschile con quello femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">La violenza che arriva all&#8217;omicidio nei rapporti coniugali e in genere uomo-donna, noi sappiamo che rappresenta comunque una casistica minoritaria, nella stragrande maggioranza dei casi non si arriva a situazioni così estreme, ma minoritaria non significa isolata; è esattamente quello che accade per ogni altra forma di violenza, ad esempio politica o “sportiva”. I terroristi sono pochi, così come sono pochi i tifosi pronti ad accoltellare qualcuno che indossa i colori della squadra avversaria, ma attorno c&#8217;è in entrambi i casi un diffusissimo alone fatto di atteggiamenti aggressivi, di slogan violenti, di comportamenti che per gradi si avvicinano sempre più alla “vetta”, alla punta dell&#8217;iceberg rappresentata dall&#8217;esplosione di forme di violenza sanguinaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo, noi sappiamo che i casi estremi che balzano agli onori della cronaca non sono altro che l&#8217;espressione più radicale di un malessere, di una incapacità di empatia, di una violenza sottintesa che in realtà sono diffusissimi, e non solo nei rapporti fra i sessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se nei rapporti fra partner è la donna in genere a subire la prepotenza del maschio, questo non avviene perché essa sia paziente e angelica, ma unicamente perché essa è svantaggiata in rapporto alla maggiore forza fisica muscolare dell&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni, noi abbiamo visto una casistica impressionante di donne, in genere ragazze giovani, che hanno ucciso i propri figli, di solito bambini molto piccoli, ma anche più grandicelli, come nel caso di Anna Maria Franzoni, la più nota delle madri assassine; la “logica” è la stessa che sta alla base della violenza che si vorrebbe prettamente maschile, ossia sfogare le proprie pulsioni distruttive su chi è più debole e si ritiene in totale propria balia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella maggior parte dei casi, di fronte a simili episodi si invoca la depressione <em>post partum</em>; secondo un modo di pensare molto americano (ci torneremo sopra) questi casi sono ricondotti a un&#8217;influenza indipendente dalla volontà della donna, uno squilibrio ormonale. Si tratta di una favola: la depressione induce all&#8217;apatia, non a comportamenti aggressivi.</p>
<p style="text-align: justify;">In generale, noi sappiamo che oggi viviamo in una cultura che spinge le persone a ricercare la propria gratificazione immediata come unico scopo di vita; da essa sono escluse virtù un tempo comuni nella vita quotidiana come la pazienza, lo spirito di mediazione, il pensare a lungo termine, l&#8217;avere in vista il benessere di chi ci sta attorno oltre che il nostro. I rapporti reali fra le persone concrete non sono mai idilliaci: i bisogni, le aspirazioni, le pulsioni delle persone tendono a entrare in conflitto: se non esiste la capacità di scendere a compromessi, di venirsi incontro, di smussare gli angoli, di pensare alla famiglia come a una <em>Gestalt</em>, di pensare in prospettiva, di sacrificare una soddisfazione momentanea in vista del benessere futuro, i rapporti entrano fatalmente in crisi, e va da sé che non sempre le cose si risolvono in maniera più o meno civile.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa cosa che avviene per i rapporti fra partner, avviene nella relazione madre-figli. Le donne arrivano a diventare madri con un&#8217;idea della maternità plasmata dalla pubblicità dei prodotti per l&#8217;infanzia (sempre la televisione, il grande totem dei nostri tempi) e si scontrano con il fatto, al quale sono psicologicamente del tutto impreparate, che avere un bambino comporta sacrificio, dedizione, fatica, notti insonni, non avere tempo per sé, drastica riduzione delle occasioni di divertimento e di relazione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro che depressione <em>post partum</em>: le motivazioni di un&#8217;aggressività che talvolta può arrivare fino all&#8217;omicidio sono qui, nella frustrazione di chi è abituato a mettere la propria gratificazione immediata in cima a tutto, motivazioni che sono praticamente le stesse della violenza di tanti uomini contro la propria partner o ex partner.<br />
Tuttavia, nel diffondersi della violenza, nell&#8217;imbarbarimento dei rapporti umani entrano in gioco altre concause più sottili.</p>
<p style="text-align: justify;">Desensibilizzazione da iperstimolazione è un&#8217;espressione tecnica alquanto complicata per definire un fenomeno piuttosto conosciuto e apparentemente banale. Quando uno stimolo è ripetuto oltre una certa frequenza, si smette di percepirlo, o la percezione di esso si riduce significativamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio classico che sarà capitato a tutti di osservare: se abitate in una strada trafficata anche nelle ore notturne, dopo un po&#8217; di tempo il rumore del traffico non lo sentite più. Rimane a dormire da voi un vostro amico, e passa la notte in bianco.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; in sostanza ciò che con un linguaggio più quotidiano potremmo chiamare abitudine, assuefazione, farci il callo.<br />
Un bambino non è differente da un adulto solo per dimensioni, sono diverse le proporzioni corporee e i lineamenti del viso; sono tondeggianti con una prevalenza delle linee curve; nel loro insieme, questi segnali che permettono di distinguere a colpo d&#8217;occhio un bambino da un adulto per esempio in una fotografia, quindi indipendentemente dalle dimensioni, sono i segnali infantili che dovrebbero bloccare l&#8217;aggressività dell&#8217;adulto e provocare un sentimento di protezione. Normalmente, i segnali infantili dovrebbero essere così efficaci da superare la barriera tra le specie: un cucciolo provoca un senso di affezione e simpatia laddove un adulto della stessa specie lascia indifferenti. Notiamo anche che ad esempio le razze di cani da compagnia sono state selezionate in modo da conservare per tutta la vita una morfologia infantile, come si vede facilmente facendo il confronto con le razze da lavoro e a maggior ragione con l&#8217;antenato selvatico del cane, il lupo; troviamo infatti in queste ultime cranio bombato, muso schiacciato, corpo tozzo, zampe corte e ovviamente taglia piccola.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi oggi viviamo immersi in un&#8217;atmosfera satura di segnali infantili, rappresentati dai personaggi dei fumetti e dei cartoni animati, da giocattoli e <em>pelouche</em>, dai bambini perfetti degli spot pubblicitari cinematografici e televisivi. Tutto ciò ha il difetto di rendere meno sensibili verso i segnali infantili dei bambini reali, che non suscitano più alla loro semplice vista un abbassamento dell&#8217;aggressività e un istinto di protezione, cala, spesso pericolosamente al disotto del livello di guardia, la barriera naturale che li dovrebbe proteggere dalla violenza degli adulti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa teoria ha ormai una tradizione ben consolidata nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> psicologica, solo che a questo punto sorge un interrogativo che è strano che ben pochi si siano posti, o almeno nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> psicologica io non ne ho trovato traccia. Come la figura del bambino è portatrice di segnali infantili che dovrebbero in condizioni di normalità bloccare l&#8217;aggressività dell&#8217;adulto ed evocare un senso di protezione, allo stesso modo, quella della donna è portatrice di segnali femminili che dovrebbero del pari bloccare l&#8217;aggressività e indurre un atteggiamento di protezione nel maschio, oltre a suscitare la <em>libido</em>, ed è chiaro che noi oggi viviamo in un&#8217;atmosfera satura di segnali femminili molto più che di segnali infantili: pensiamo all&#8217;uso e all&#8217;abuso che si fa dell&#8217;immagine femminile nella pubblicità (pare sia impossibile vendere qualsiasi genere di prodotto senza associarvi la figura di una donna non troppo vestita) e nello spettacolo (anche qui, quella che un tempo era trasgressione, oggi è diventata noiosa <em>routine</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">I prevedibili effetti di questa sovraesposizione sono una minore sensibilità ai segnali femminili delle donne reali, quindi in primo luogo calo della <em>libido</em> ma anche sparizione di quel blocco dell&#8217;aggressività e di quel senso di protezione che dovrebbero essere normali nell&#8217;uomo nei confronti della donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia di questo non si parla, non sarà mica perché è molto più facile prendersela con i <em>pelouche</em> che mettere sotto accusa tutto il mondo della pubblicità e dello spettacolo con il loro immenso business?</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto però abbiamo esaminato forse metà del problema, rimane l&#8217;altra metà: chiediamoci quale immagine della donna ci è rimandata dai <em>media</em>, complice il femminismo, e quale effetto ha ciò sul comportamento di uomini e donne?</p>
<p style="text-align: justify;">Se la combinazione fra femminismo e l&#8217;immagine femminile sprintosa, grintosa, aggressiva di <em>Pretty Woman</em> costantemente proposta dai media fa sì che l&#8217;uomo veda nelle donne che si trova al fianco tutti i giorni in casa, sul lavoro, nella vita di relazione non, come avveniva nel passato, una figura angelicata, ma un diavolo che veste Prada, pronto a fare di lui uno zerbino con cui pulirsi le scarpe dal tacco a spillo (o a forcone), possiamo davvero pensare che il suo rimanga l&#8217;atteggiamento cavalleresco di un tempo? A prescindere naturalmente dalla questione di quanto questa immagine mediatica di <em>Pretty Woman</em> corrisponda effettivamente alla realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Una ricerca di estremo interesse si potrebbe fare sul modo in cui il sistema cinematografico hollywoodiano ha distorto la nostra percezione storica e “riscritto” alcuni classici della <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a>, tenendo presente che nella “civiltà dell&#8217;immagine” la finzione tende a sostituirsi sempre di più alla realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Un paio di anni fa, mi è capitato di soffermarmi davanti a uno spazio per le affissioni su un muro cittadino dove per caso erano stati posti l&#8217;uno accanto all&#8217;altro due manifesti: il primo riguardava la giornata delle Forze Armate del 4 novembre, e raffigurava una soldatessa italiana impegnata in una delle varie missioni di pace nel mondo, che teneva in braccio un bambino di colore, l&#8217;altro reclamizzava una tournée dei Trocadero Ballet; nel loro insieme, formavano un&#8217;immagine davvero icastica (e sarcastica) della nostra epoca: donne in uniforme e uomini in tutù.</p>
<p style="text-align: justify;">Se noi confrontiamo, ad esempio, la trilogia letteraria del <a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506" target="_blank"><em>Signore degli anelli</em></a> di John R. R. Tolkien con quella cinematografica che ne ha tratto Peter Jackson, vediamo che una delle differenze più evidenti fra le due, è nella versione cinematografica l&#8217;enfatizzazione della figura di Arwen, trasformata in donna guerriera. Non si tratta solo di un fraintendimento-tradimento delle intenzioni dell&#8217;autore (come un <em>Giulietta e Romeo</em> col lieto fine), perché questo non è certo un caso isolato, anche in <em>King Arthur</em> di Antoine Fuqua del 2004, ad esempio, compare un&#8217;inedita Ginevra amazzone che va ad aggiungersi ai molti fraintendimenti del mito arturiano presenti in questa pellicola.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli effetti del sistema mediatico americano è la perdita della categoria della storicità, la capacità di percepire che le epoche passate erano diverse da quella che ci è toccato in sorte di vivere; dobbiamo rassegnarci, la preistoria è <em>I Flintstone</em>, l&#8217;antichità <em>Quo vadis</em> o <em>300</em>, il medioevo <em>Prince Valiant</em>, così allo stesso modo se negli eserciti moderni le soldatesse sono presenti quanto i soldati o poco meno, si popolano i tempi andati di guerriere in spregio alla realtà storica, dimenticando ovviamente che nella guerra moderna le occasioni di contatto fisico diretto fra i combattenti dei fronti opposti si sono drasticamente ridotte rispetto al passato, e che se un tempo le donne non impugnavano solitamente le armi, se Giovanna d&#8217;Arco e le amazzoni (ammesso che siano realmente esistite) erano un&#8217;eccezione, questa non era una discriminazione, né dipendeva soltanto dalla minore forza fisica femminile, ma dal fatto elementare che la fecondità di una popolazione dipende dal numero delle donne in età fertile, e che quindi era saggio non mettere la loro vita a repentaglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questo è ancora il minimo. I <em>serial</em> televisivi d&#8217;importazione americana mettono in scena un numero impressionante di <em>virago</em> in grado di sovrastare gli uomini in termini di pura, bruta forza fisica. Partendo dalla capostipite Wonder Woman, abbiamo La Donna Bionica, Buffy, Xena, Relic Hunter e senza scordare neppure le Charlie&#8217;s Angels e le bagnine di Baywatch.</p>
<p style="text-align: justify;">Buffy, la cacciatrice di vampiri, è forse particolarmente impressionante perché vediamo una fanciulla dall&#8217;aria delicata e fragile che in quattro e quattr&#8217;otto mette fuori combattimento degli esseri che non sono solo degli energumeni, ma creature dotate di poteri soprannaturali, ma forse Hunter è un esempio ancora peggiore. Si veda soprattutto il personaggio di Nigel, il comprimario maschile della cacciatrice di reliquie, esempio veramente miserevole di come dovrebbe essere ridotto l&#8217;uomo nei più sfrenati sogni delle femministe: dipendente, infantile e sottomesso leccatore degli stivali della sua “dea”.</p>
<p style="text-align: justify;">Anni fa mi è capitato di sentire in un <em>talk show</em> televisivo una ragazza affermare in tutta serietà:</p>
<p style="text-align: justify;">“Oggi noi donne siamo più forti degli uomini”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tragico è che lo credesse veramente, e che probabilmente non è la sola a nutrire una simile idea (idiozia).</p>
<p style="text-align: justify;">Se una ragazza, nell&#8217;illusione di potersela cavare comunque, si mette in una situazione dalla quale una sua antenata si sarebbe ben guardata, e finisce stuprata o peggio, chi la risarcisce, Relic Hunter?</p>
<p style="text-align: justify;">Il grande totem “culturale”, l&#8217;oracolo dei nostri tempi, è il sistema mediatico, soprattutto televisivo, è esso che forma la percezione del mondo dei nostri contemporanei, soprattutto delle generazioni più giovani, è esso che dà sistemi di valori, modi di pensare, griglie per interpretare la realtà assai più di altre “agenzie educative” ormai sfaldate e impotenti a contrastare la sua influenza, la scuola e la famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, è piuttosto evidente che esso presenta modelli e valori solo femminili, e gli uomini perlopiù sono o slavate figure di contorno, o personaggi negativi, oppure subiscono senza reagire quella che a tutti gli effetti è una prevaricazione femminile, oppure si dimostrano egocentrici, irresponsabili e infantili allo stremo.</p>
<p style="text-align: justify;">In un mondo dal quale i valori tradizionali, soprattutto quelli maschili: il senso di responsabilità, l&#8217;onore, la fedeltà alla parola data, la lealtà, sembrano scomparsi, ecco che soprattutto gli uomini caratterialmente più deboli si attaccano alla violenza, all&#8217;esercizio, per così dire, della loro superiorità fisica come unico mezzo rimasto per affermare la loro virilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quale motivo, per quali motivi la pubblicità e la televisione sembrano quasi ignorare o tenere in scarsissima considerazione la metà maschile della nostra specie?</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, di solito in famiglia o almeno in molte famiglie sono le donne a tenere i cordoni della borsa, e una donna casalinga passa in casa e davanti al televisore molte più ore della giornata rispetto a un uomo che lavora, ma questo genere di spiegazioni appare insufficiente e alquanto superficiale, anche se si può notare che da qualche anno quella che era forte l&#8217;ultima roccaforte maschile nell&#8217;universo pubblicitario, ossia la pubblicità delle automobili, ha miseramente capitolato, e oggi non ci viene più proposto l&#8217;acquisto della macchina per partire all&#8217;avventura, ma per andare a fare shopping e sembrerebbe, a giudicare dagli spot pubblicitari, che sulle nostre strade circolino soltanto guidatrici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il motivo per cui i totem televisivi-pubblicitari sembrano quasi ignorare l&#8217;esistenza di una fetta di umanità che non porta né il reggiseno né i tacchi a spillo, deve essere più profondo. Sulla psicologia accademica, ufficiale non c&#8217;è da fare affidamento, ma ad aver capito tutto è stato invece Sergio Gozzoli che nel suo bellissimo saggio <em>L&#8217;incolmabile fossato</em> pubblicato su “L&#8217;uomo libero” nel 1984 aveva contrapposto il “virile attaccamento alle proprie tradizioni” alla “donnesca curiosità [e] disponibilità ad accogliere, a fagocitare, a ridigerire qualunque apporto, qualunque eccentricità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Con tutte le possibili variazioni individuali, la donna tende più dell&#8217;uomo a sentire l&#8217;attrattiva del nuovo, del cambiamento, della moda, a ritenere migliore di ciò che è precedente quel che si presenta con i crismi della novità, ed è quindi il “target” ideale di un sistema che ha bisogno della più rapida obsolescenza possibile delle merci, per tenere in piedi e portare al massimo sviluppo il ciclo produzione-vendita-consumo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per capire fin dove arriva questa differenza di atteggiamenti, basta un fatto: nulla sembrerebbe più immutabile delle differenze legate alla biologia e alla fisicità, eppure&#8230; Dalle veneri di Lascaux alla pittura barocca, l&#8217;arte ci testimonia l&#8217;apprezzamento maschile per la donna “bene in carne” dalle caratteristiche femminili ben evidenti, eppure in un paio di generazioni la moda ha imposto un modello di donna longilinea e filiforme, unicamente perché una modella magra può indossare qualsiasi abito, e questo è più comodo nelle sfilate. Per un particolare di convenienza “tecnica” milioni di ragazze sono state spinte sulla strada dell&#8217;anoressia; forse che questa non è una forma molto pericolosa di violenza contro le donne?</p>
<p style="text-align: justify;">In una cultura che non offre nessun modello maschile, per le personalità più fragili, le possibilità sono estremamente limitate, o ci si attacca all&#8217;aggressività, alla violenza come estrema possibilità di testimoniare la propria virilità, o si finisce per assimilare, proprio perché non ce ne sono altri, un modello femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">Che l&#8217;omosessualità sia un comportamento non solo oggi più visibile e più accettato che nel passato, ma anche in espansione a me pare, a mio modestissimo avviso, estremamente probabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui occorrerebbe aprire un discorso a parte. E&#8217; perlomeno curioso che la psicologia americana così netta, perlopiù, nel negare importanza alla genetica e sostenitrice dell&#8217;onnipotenza dell&#8217;ambiente, si ostini a cercare per l&#8217;omosessualità cause genetiche e/o connesse alla fisiologia del cervello nonostante non ne abbia finora trovata la minima traccia. Si tratta in sostanza di non voler capire che se ben difficilmente l&#8217;orientamento sessuale di una persona può essere modificato da esperienze dell&#8217;età adulta, le cose stanno altrimenti nell&#8217;età infantile o anche adolescenziale. D&#8217;altra parte, in termini biologici è facile capire che la possibilità che comportamenti che abbassano o azzerano la facoltà riproduttiva, abbiano una base genetico-adattiva è più nulla che scarsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è a volte insistito sul fatto che certe strutture del cervello dei maschi omosessuali, avrebbero una conformazione più simile a quella del cervello femminile che a quello degli altri soggetti maschili, senza mai peraltro produrre risultati convincenti. Si vede qui un tratto tipico della psicologia americana (ne abbiamo accennato riguardo alla depressione <em>post-partum</em>); c&#8217;è sempre alla base di un certo comportamento un “ingranaggio” fuori posto, uno squilibrio ormonale o una conformazione “non giusta” di un&#8217;area del cervello; la psicologia americana tende a cancellare le differenze fra l&#8217;organismo, l&#8217;uomo e la macchina, e quella europea si sta lasciando sempre più influenzare da questa nefasta tendenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla base della violenza di certi uomini verso le loro compagne o le donne in genere, non c&#8217;è la persistenza di un modello culturale arcaico, ma l&#8217;affermazione del moderno modello democratico-consumista-femminista che alla fine non lascia agli uomini psicologicamente più fragili altro modo di affermare la propria virilità che con la violenza. Là dove, nonostante tutto, ancora sopravvive il modello culturale tradizionale, con la sua idea cavalleresca di rispetto per la donna, di non infierire su chi è fisicamente più debole, è forse ancora l&#8217;unico argine a protezione delle nostre compagne che precariamente rimane.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è poi un altro fattore che va considerato: l&#8217;immigrazione. L&#8217;immigrazione incide pesantemente sulla violenza contro le donne sotto due aspetti: in primo luogo, essa ha portato a una complessiva degenerazione della qualità della vita e dell&#8217;ordine pubblico con un aumento esponenziale dei reati, compresi quelli a sfondo sessuale. Certo, non bisogna generalizzare e ci sono anche immigrati che sono persone perbene, ma resta il fatto che metà dei crimini che avvengono in Italia (fra cui in genere, i più efferati), sono commessi da immigrati. Poiché ancora oggi (forse non ancora per molto) gli immigrati sono lontani dal costituire la metà della popolazione, si capisce che l&#8217;incidenza <em>pro capite</em> di fatti criminali è molto più alta rispetto alla popolazione italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Che una donna possa essere stuprata, picchiata, magari uccisa come reato accessorio nel corso di una rapina in villa, di un&#8217;aggressione per strada, o magari nel caso di resistenza a uno scippo, è diventato un tipo di fatti di cronaca sui quali ormai non ci si sofferma più di tanto.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altro aspetto è rappresentato dal fatto che gli immigrati provengono perlopiù da culture che disprezzano, segregano, umiliano, tiranneggiano le donne in tutte le maniere possibili, e una volta arrivati da noi non hanno alcuna intenzione di rinunciare ai loro costumi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ultimamente mi è capitato di parlare con un mio parente che vive in una città dove c&#8217;è una forte immigrazione islamica. Mi ha raccontato che la moglie, insegnante, si trova in grandissime difficoltà con classi composte da ragazzi mussulmani che sono abituati a non avere nessunissimo rispetto per una donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il problema non è costituito soltanto dagli islamici. Pensiamo ai Cinesi, provenienti da una cultura dove è ancora diffusissimo l&#8217;infanticidio femminile, o agli Africani subsahariani fra i quali, mussulmani o cristiani che siano, è diffusa la pratica dell&#8217;infibulazione, ossia della mutilazione genitale femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, provate a immaginare il dilemma di un nostro medico cui viene richiesto di infibulare una bambina, e che sa benissimo che se rifiuta, la bambina sarà mutilata ugualmente, possibilmente su un tavolo da cucina, con un pezzo di vetro o un coltello da cucina, senza anestesia e senza nessunissima asepsi. E&#8217; un dilemma di fronte al quale i nostri medici si troveranno sempre più spesso.</p>
<p style="text-align: justify;">I democratici (e fra essi le femministe, ovviamente) sembrano incapaci di capire che dove si insedia un immigrato, una famiglia, una comunità di immigrati, è un pezzo di anti-Europa che avanza, che si insinua fra noi come una cellule tumorale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secolo e mezzo che ci separa dai tempi di Marx, più un altro secolo se vogliamo risalire a quell&#8217;altro genio che è stato Jean Jacques Rousseau, di stupidaggini i democratici, i “sinistri”, i “compagni” ne hanno inventate tante, eppure quella del multiculturalismo le batte tutte, urta in modo plateale contro l&#8217;evidenza. Tuttavia, mi viene da pensare che si tratti di stupidità (stupidità indotta da ideologie che forniscono coordinate errate) più che malafede.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha cominciato quel re degli imbecilli che è stato l&#8217;illuminista ginevrino con l&#8217;idea di una bontà innata dell&#8217;essere umano, gli ha fatto eco Marx con il suo mito internazionalista, “proletari di tutto il mondo unitevi”, ci si sono messi gli psicologi comportamentisti con l&#8217;idea che la cultura, i comportamenti, l&#8217;essere umano siano modellabili a piacere (vi rimando al mio saggio <a title="L'altra faccia della stupidità" href="http://www.centrostudilaruna.it/laltra-faccia-della-stupidita.html" target="_blank"><em>L&#8217;altra faccia della stupidità</em></a> sul sito del Centro Studi La Runa per verificare tutta l&#8217;infondatezza scientifica del comportamentismo), aggiungete una spruzzata, un&#8217;eco di egualitarismo cristiano, e il gioco è fatto: costoro sono così ingenui, così pericolosamente stupidi da credere davvero che gli immigrati giunti sul nostro suolo o i loro figli si sbarazzerebbero della loro “cultura” per adottare la nostra.</p>
<p style="text-align: justify;">Care compagne femministe, cari compagni democratici, marxisti, mondialisti, multiculturalisti: la violenza contro le donne, e non soltanto quella, è esattamente il risultato del mondo che avete voluto e costruito. Ma che cosa vi aspettavate? Pensavate davvero che ne sarebbe uscito qualcosa di diverso?</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ma-che-cosa-vi-aspettavate.html' addthis:title='Ma che cosa vi aspettavate? ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il sesto impostore</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 15:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il "quinto principio della termodinamica" applicato alle scienze sociali rivela il disegno dell'omologazione mondialista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-sesto-impostore.html' addthis:title='Il sesto impostore '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Nell&#8217;età medievale si è a lungo favoleggiato dell&#8217;esistenza di un libro leggendario, <em>I tre impostori</em> nel quale sarebbero svelate le falsità e le mistificazioni dei tre fondatori delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> monoteiste: Mosè, Gesù Cristo e Maometto. Sfortunatamente, non risulta che un tale libro sia stato scritto, ma certamente la leggenda pura e semplice della sua esistenza rivela un sentimento più diffuso di quanto crederemmo, un atteggiamento di rivolta dell&#8217;Europa contro la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> monoteista impostale <em>obtorto collo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-libro-maledetto-lincredibile-storia-del-trattato-dei-tre-profeti-impostori/10242" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9382" style="margin: 10px;" title="il-libro-maledetto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-libro-maledetto.jpg" alt="" width="166" height="240" /></a>Sebbene <em>I tre impostori </em>sia stato attribuito a vari personaggi, colui che ne è stato indicato più spesso come autore, è stato l&#8217;imperatore Federico II, e anche questa attribuzione è piuttosto significativa. Federico II, <em>stupor mundi</em>, che scandalizzò per la sua indipendenza di giudizio, che si prese una scomunica (una delle tante) per aver riportato “i luoghi santi” meta ambita delle crociate, per l&#8217;ultima volta in mani europee senza versare nemmeno una goccia di sangue, semplicemente con una trattativa col califfo (e quando mai si era visto che una crociata non fosse “santificata” da una bella strage di “infedeli”!). Fu praticamente l&#8217;unico imperatore del Sacro Romano Impero (a parte il pallido precedente di Ottone III) che, essendo anche re di Sicilia e facendo dell&#8217;Italia il centro della sua azione politica, sembrò aver fatto rinascere per davvero l&#8217;impero romano. Per di più, nella sua persona il sangue svevo degli Hohenstaufen si congiungeva con quello normanno degli Altavilla; era dunque l&#8217;uomo più indicato per incarnare lo spirito dell&#8217;Europa insofferente sotto il giogo cristiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Io ho sempre pensato che se un tale libro dovesse essere scritto per davvero nella nostra epoca, l&#8217;elenco degli impostori, fondatori di pseudo-religioni da smascherare, di necessità si allungherebbe, costoro dovrebbero salire di necessità almeno a cinque, quanto meno occorrerebbe aggiungere all&#8217;elenco Karl Marx e Sigmund Freud, ma come vedremo, ce n&#8217;è anche un sesto, molto meno noto, ma il cui “pensiero”, messo in pratica da adepti volonterosi quanto poco dediti alla propaganda, sta tuttavia avendo effetti dirompenti e disastrosi a livello planetario.</p>
<p style="text-align: justify;">Che almeno il quarto e quinto impostore abbiamo le stesse origini etnico-religiose (oggi non è consentito usare la parola “razziali”) nel contesto semitico-mediorientale da cui provengono i primi tre fondatori di “grandi <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a>”, questo ritengo sia difficile considerarlo una semplice coincidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Varie volte mi sono riproposto di scrivere qualcosa sugli errori e/o le mistificazioni che stanno alla base della <em>Weltanschauung </em>marxista, ma ho finito sempre per lasciar perdere, non perché mi sembrasse un compito del quale non ero all&#8217;altezza, ma proprio perché quel che ho da dire in proposito mi è sembrato fin troppo ovvio ma, dato che questa “ovvietà” sembra ancora sfuggire a moltissimi, decidiamoci ad affrontare l&#8217;argomento.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è prima di tutto una constatazione empirica: dovunque i discepoli di Marx hanno preso il potere, i sistemi politico-sociali che sono riusciti a costruire si sono rivelati dei moloc oppressivi e sanguinari che non hanno prodotto altro che oppressione, paura e miseria, hanno riempito di oppositori le carceri, i <em>gulag </em>e i manicomi, e non hanno migliorato per nulla le condizioni di vita delle classi lavoratrici, ma le hanno semmai abbassate al livello della disperazione e della fame.</p>
<p style="text-align: justify;">Il crollo dell&#8217;Unione Sovietica e dei regimi satelliti ad essa collegati, ci ha offerto lo spettacolo fin allora assolutamente inedito nella storia, di un sistema crollato per implosione interna, sotto il suo stesso peso.</p>
<p style="text-align: justify;">Oh, certo, conosciamo la replica standard degli odierni epigoni di Marx: quei regimi non erano il “vero” socialismo, così come non lo sono quelli che tuttora sopravvivono in Cina, a Cuba, in Corea del nord, in Vietnam. Possiamo davvero credere che esista una musica stupenda che però tutte le volte che viene suonata – da musicisti stonati con strumenti scordati, evidentemente – si trasformi in un&#8217;orrida cacofonia? Non è più credibile che essa sia una cacofonia orrenda <em>ab origine</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Marx amava molto definire la sua utopia “socialismo scientifico”. Di scientifico, essa in verità non aveva nulla. La dialettica hegeliana interpretata non più come movimento di pensiero, ma posta a fondamento del reale è incompatibile non solo con la scienza moderna (il che sarebbe ancora poco, visto che, come vedremo meglio più avanti, la scienza moderna è anch&#8217;essa una costruzione ideologica che si presta facilmente alla manipolazione), ma con due millenni e mezzo di pensiero e con la logica come si è sviluppata da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> in poi.</p>
<p style="text-align: justify;">Stretto nella sua pastoia hegeliana, nella sua esigenza di “dialettizzare” la storia, a Marx è sfuggito qualcosa di fondamentale che sarebbe dovuto essere ovvio per chiunque: a “rivoluzione” realizzata, passato il controllo effettivo dei mezzi di produzione nelle mani dei “rivoluzionari”, anche se la proprietà <span style="text-decoration: underline;">teorica</span> di essi viene data alle masse, costoro diventano a tutti gli effetti una “nuova classe”, una nuova oligarchia che viene a detenere nelle sue mani un potere enorme, tutto il potere politico e sociale, ed è nella natura del potere assoluto la tendenza ad abusarne. E&#8217; probabilmente un tratto sintomatico che per questa “nuova classe” non si sia trovato nemmeno un nome meno pudico e ipocrita di “nomenklatura”, che nella terminologia del bolscevismo pre-rivoluzionario indicava la lista dei “compagni di sicura fede”.</p>
<p style="text-align: justify;">La maggiore ironia è forse data dal fatto che Marx ed Engels con il termine “ideologia” intendevano l&#8217;insieme delle idee <span style="text-decoration: underline;">false</span> presenti in una data cultura e che subito dopo di loro si sia cominciato a parlare di ideologia marxista. Il marxismo è esattamente questo, ideologia, una mistura di vaghe aspirazioni morali, di asserzioni dalle credenziali scientifiche molto dubbie, di buoni propositi di quel tipo di cui è lastricata la via dell&#8217;inferno.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse alcuni di voi che avranno sentito parlare della psicanalisi credono che essa sia una branca della psicologia scientifica; beh, in questo caso devo deludervi: <span style="text-decoration: underline;">di scientifico, la psicanalisi non ha nulla!</span> Condivide almeno questo col marxismo, che la sua pretesa di basarsi sulla scienza è completamente infondata. Nella psicanalisi non esistono né sono mai esistiti protocolli sperimentali, ricerche condivise, verifiche da parte di ricercatori terzi e (si suppone) imparziali; solo la parola indiscutibile del maestro, Sigmund Freud, in effetti somigliante molto di più a un guru che a un qualsiasi scienziato vissuto prima, contemporaneamente o dopo di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Freud aveva organizzato il “movimento psicanalitico” come una vera e propria setta composta da adepti che dovevano essere disposti a giurare sulle sue parole, sacre e intangibili, e fu pronto a stroncare qualsiasi manifestazione di originalità di pensiero. Sono storici, a questo proposito, gli scontri, culminati con l&#8217;espulsione/scomunica dei reprobi che ebbe con Carl Gustav Jung che ne sarebbe dovuto essere il delfino, e con Alfred Adler.</p>
<p style="text-align: justify;">Che esista una certa parte della mente umana che sfugge o tende a sfuggire al controllo razionale dell&#8217;io cosciente e si manifesta nei sogni, negl stati allucinati, o quando la ragione non riesce a controllare le pulsioni istintive, questo nessuno l&#8217;ha mai negato, lo sapeva bene già <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> venticinque secoli prima di Freud, che paragonava l&#8217;anima umana a un cocchio dove l&#8217;auriga (la ragione) deve controllare gli istinti nobili (cavallo bianco) e quelli bassi (cavallo nero); ma tutta l&#8217;educazione classica era concepita allo scopo di rafforzare la ragione e tenere sotto controllo gli istinti passionali, la cui esistenza ci si guardava bene dal negare.</p>
<p style="text-align: justify;">La “novità” di Freud consiste nell&#8217;aver ridotto il ruolo della ragione a una piccola isola luminosa persa nell&#8217;oceano tenebroso delle reazioni inconsce, e di aver visto nell&#8217;uomo solo gli impulsi bassi ed egoistici. “Freud ha scoperto il porco nell&#8217;uomo”, ha detto qualcuno, “E ne ha fatto un porco triste”.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è mai capitato di discutere con uno psicanalista? Se lo avete fatto, saprete che è come camminare sulle sabbie mobili, non si trova mai un terreno solido dove poggiare i piedi. Tutto simboleggia qualcos&#8217;altro in un gioco di rimandi senza fine, finché non si arriva alla sessualità. Ad esempio “cavolo” è una parola che è usata spesso come eufemismo al posto della più incisiva allusione all&#8217;organo maschile. Quindi, state attenti, se vi piacciono i cavoli, magari i crauti o l&#8217;insalata di cavolfiore, può essere che siate degli omosessuali latenti, e lo stesso si potrebbe pensare di una donna cui piacciono i fichi. Il contenuto “scientifico” della psicanalisi è pressappoco questo. E dal punto di vista terapeutico?</p>
<p style="text-align: justify;">La psicanalisi “cura”, gli psicanalisti “curano” (e a tariffe di solito inferiori a quelle dei santoni che “curano” con l&#8217;imposizione delle mani, ma comunque non proprio popolari e stracciate) i pazienti per anni e talvolta decenni, ma non risulta abbiano mai guarito nessuno, né ottenuto altro beneficio se non quello dell&#8217;effetto <em>placebo</em> temporaneo che deriva al paziente dalla convinzione di essere curato. E&#8217; noto il detto che una “terapia” psicanalitica “può concludersi con la morte del paziente, ma mai con la rinuncia dell&#8217;analista a curare”.</p>
<p style="text-align: justify;">Karl Marx e Sigmund Freud sono il quarto e il quinto impostore di cui ci occupiamo, e credo si tratti di due personaggi noti alle persone di media cultura della nostra civiltà, ma il sesto chi è?</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di dirvi il suo nome che è molto probabile vi risulti del tutto sconosciuto, è necessario un discorso preliminare. In altre epoche, le imposture si basavano sulla presunzione di una diretta rivelazione divina; nell&#8217;epoca moderna lo stesso ruolo è tenuto dalla “scienza” e dalla “scientificità” costantemente invocate da imposture come il marxismo e la psicanalisi, anche se il reale contenuto scientifico dell&#8217;uno e dell&#8217;altra è rigorosamente nullo.</p>
<p style="text-align: justify;">In teoria la scienza non dovrebbe essere, o dovrebbe essere solo in seconda istanza un “corpus” di dottrine, teorie, conoscenze; dovrebbe essere prima di tutto un metodo per l&#8217;accertamento dei fatti, per elaborare delle teorie e sottoporle a verifica, verifica delle teorie mediante la riproducibilità degli esperimenti che dovrebbe essere possibile a chiunque. In pratica, però le cose non funzionano in questo modo, perché l&#8217;armamentario sperimentale è diventato sempre più complesso e costoso, non certo alla portata di chiunque, e l&#8217;elaborazione teorica di particolari sempre più complessi all&#8217;interno di un quadro generale, richiede conoscenze “tecniche” sempre più specifiche. Questo fa sì che i controlli siano oggi molto più allentati che nel passato, e vere e proprie truffe hanno modo di “passare”, truffe che riescono tanto più a farla franca quanto più sembrano accordarsi ai desideri della classe (economica, politica e culturale) dominante.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio in questo senso è stata la famosa “decifrazione” del DNA umano compiuta nel 2001 da Craig Venter: Venter aveva asserito di aver mappato il DNA di 200 persone di tutte le popolazioni del mondo, e di aver ottenuto risultati davvero sorprendenti: le differenze genetiche all&#8217;interno della nostra specie sarebbero state inferiori a quelle che si riscontrano in una tribù di antropoidi composta da una quindicina di individui strettamente imparentati; in più essa avrebbe confermato l&#8217;origine africana dell&#8217;<em>homo sapiens</em>. “Tutti gli uomini sono fratelli”, alla lettera; ce n&#8217;era di che mandare in solluchero coloro che erano alla ricerca di pretesti per farci digerire la globalizzazione e la trasformazione di qualsiasi società in un “frullato” di popoli ed etnie. L&#8217;insistenza sulla nostra presunta origine africana, sembrava poi un invito rivolto a noi Europei ad accogliere a braccia aperte i “fratelli” provenienti dall&#8217;altra sponda del Mediterraneo, che in fondo avevamo solo un po&#8217; preceduto nella migrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Coincideva troppo con i desideri dei nostri padroni che ci vogliono imporre la globalizzazione incontrando la minor resistenza possibile, troppo per non essere una bufala, e difatti lo era, anche se ci sono voluti dieci anni per scoprirlo, e infine lui stesso ha confessato: era tutto falso, Venter non aveva mappato nessun altro DNA oltre al proprio. Tutto sommato non si è trattato altro che di un grossolano falso materiale; non è lui il sesto impostore di cui ci dobbiamo occupare. Venter ci serve soprattutto per capire quanto sia facile compiere delle mistificazioni in campo scientifico.</p>
<p style="text-align: justify;">Immaginate di voler creare un&#8217;impostura veramente in grande stile; non potreste basarvi, come ha fatto Venter, su di una falsificazione materiale, dovrebbe essere qualcosa di abbastanza teorico da non poter essere colti con le mani nel sacco. Dovrebbe in ogni caso trattarsi di un&#8217;impostura a base (presunta) scientifica, perché se andate a raccontare in giro che Dio vi parla direttamente, oggi è difficile farsi prendere sul serio, potete magari finire al manicomio, a meno che non siate il presidente Bush. La cosa migliore sarebbe riuscire ad appoggiare la vostra impostura a una teoria scientifica largamente accettata, che il pubblico dei profani abbia sentito nominare, ma che sia abbastanza esoterica perché pochi ne abbiano una comprensione profonda.</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente, mi è capitato, per puro caso, di imbattermi in quello che è il nocciolo della sesta impostura mentre stavo facendo una ricerca in internet per tutt&#8217;altri motivi. Io vi chiedo di avere pazienza perché dovremo ripassare alcuni concetti scientifici che forse risulteranno ostici ad alcuni di voi, ma – credetemi – ne vale la pena.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso che tutti voi abbiate almeno sentito nominare i <span style="text-decoration: underline;">principi della termodinamica</span>. Sono alcuni principi che, formulati inizialmente per lo studio degli scambi di calore, hanno finito per diventare un po&#8217; una base di tutta la fisica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo principio della termodinamica è il principio della conservazione dell’energia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo principio riguarda l’impossibilità di trasferire calore da un corpo più freddo a uno più caldo e quindi, poiché lo scambio termico fra due corpi equivale a lavoro, la tendenza alla degradazione dell’energia utilizzabile (entropia).</p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo principio, o teorema di Nernst, dà una misura dell’entropia.</p>
<p style="text-align: justify;">A questi tre principi è stato successivamente aggiunto un quarto principio, che logicamente li precede, ed è perciò stato denominato “principio zero”, che afferma che se due corpi sono in equilibrio termico, cioè non può avvenire nessun trasferimento di calore dall’uno all’altro, essi sono alla stessa temperatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ambito, come si vede, molto tecnico e legato alla fisica di base, che non si vede che genere di rapporti potrebbe avere con la dimensione umana, culturale, sociale, politica, ma non bisogna mai mettere limiti né alla provvidenza né all’inventiva umana, soprattutto quando quest’ultima è volta a finalità negative.</p>
<div id="attachment_9381" class="wp-caption alignright" style="width: 212px"><img class="size-medium wp-image-9381" title="Howard Thomas Odum" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/howard-thomas-odum-202x300.jpg" alt="Howard Thomas Odum" width="202" height="300" /><p class="wp-caption-text">Howard Thomas Odum (1924, Chapel Hill, North Carolina–2002 Gainesville, Florida)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Questi principi sono rimasti “la termodinamica” per tutto il XIX e per gran parte del XX secolo, fino a quando nel 1987 è entrato in scena il nostro sesto impostore, Howard Thomas Odum, che ha aggiunto un “quarto” (in realtà, come abbiamo visto, quinto) principio della termodinamica che, stranamente, invece degli scambi di calore della fisica di base, riguarda l’ecologia, l’economia, la politica.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea di Odum è quella di unificare termodinamica, ecologia, economia riducendo energia, beni e risorse a una sola unità di misura rappresentata dall’energia solare accumulata nei sistemi viventi e nei combustibili fossili. Questo docente dell’Università della Florida, servendosi di un suggerimento di David Scienceman, uno studente australiano in visita, introdusse i concetti di emergia (<em>embodyed Energy</em>, energia incorporata) e empotenza, ossia l’energia incorporata che può essere trasformata in lavoro in un momento dato. Fino a qui può sembrarci solo una speculazione astratta e molto ardita, ma sostanzialmente innocua, ma state a sentire! Vi riporto la citazione così come si trova su Wikipedia:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Si ottiene un&#8217;economia &#8220;completa&#8221;, che include l&#8217;energia, l&#8217;emergia, i servizi e i flussi di denaro; questo metodo poggia principalmente sul principio della potenza massima, così come inteso da H. T. Odum. Da un certo punto di vista, l&#8217;uso di questo principio nell&#8217;analisi dell&#8217;economia globale implica il fatto che essa si possa muovere verso un&#8217;efficienza ottimale solo se la competizione non è frenata da differenze culturali, geografiche, di comunicazione o di legislazione”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">In realtà ci rendiamo conto, non senza sorpresa, di avere qui a che fare con il concetto chiave che sembra aver guidato, e tuttora guida la politica degli Stati Uniti verso il resto di questo pianeta, di aver “beccato” né più né meno che l’ideologo della globalizzazione, ma è probabile che il presunto “quarto principio della termodinamica” abbia rappresentato la linea guida della politica americana dalle due guerre mondiali in poi ben prima di essere esplicitamente formulato: arrivare a un mondo dove lo sviluppo del mercato non fosse più frenato da differenze culturali od etniche, o dalla diversità delle legislazioni e delle strutture degli stati, da ridursi a fantocci a sovranità limitata e ovviamente esemplati sul modello americano. Tutti noi ricordiamo, io penso, le tracotanti dichiarazioni del comandante delle truppe NATO in Kossovo che all&#8217;indomani dell&#8217;aggressione contro la Serbia dichiarò:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Non ci sarà più posto in Europa per popoli non ibridati, è per questo che gli Stati Uniti hanno combattuto dalla seconda guerra mondiale”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Non ci sono dubbi che il cosiddetto quarto principio della termodinamica sia il principio ispiratore della politica americana.</p>
<p style="text-align: justify;">Non occorrerebbe nemmeno sottolineare che le credenziali scientifiche di questa concezione che è prettamente ideologica sono, quanto meno, assai discutibili.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa Wikipedia ammette (pudicamente) che si tratta di un “problema aperto”:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Il principio della massima empotenza è generalmente considerato il quarto principio della termodinamica; in realtà, come molti studiosi hanno notato, affinché ciò accada esso deve soddisfare due requisiti fondamentali: innanzitutto deve essere uno strumento utile a fornire una misura quantitativa del fenomeno analizzato: nel caso di questo principio, significa che esso deve fornire una misura dell&#8217;empotenza; in secondo luogo deve esistere un certo numero di equazioni matematiche in grado di dimostrare la relazione, verificabile sperimentalmente, tra l&#8217;empotenza e le altre grandezze termodinamiche”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">In altre parole, mancano le condizioni minime della validità scientifica: la possibilità di esprimere matematicamente il concetto, ed evidenze sperimentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente ci possiamo e ci dobbiamo chiedere, se la teoria fosse corretta e l&#8217;obiettivo della potenza massima fosse realmente perseguibile, se varrebbe la pena o sarebbe giustificato farlo: ridurre la grande complessità culturale costruita dalla storia a una pappa informe, così come non può essere giustificato l&#8217;obiettivo del massimo profitto se comporta la riduzione dei lavoratori in uno stato di schiavitù subumano.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, un occhio appena un po&#8217; esercitato comprende di vedere che abbiamo a che fare con una costruzione non scientifica ma prettamente ideologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di tutto, noi sappiamo che i saperi sono disposti lungo una scala (che non è una gerarchia di valore fra le diverse scienze) che è storica e logica, di crescente complessità e specificità, che va dalle entità puramente astratte (logica e matematica) agli enti fisici (fisica, appunto) alle interazioni fra molecole (chimica), alla materia vivente (biologia), al comportamento individuale (psicologia) e di gruppo (sociologia, economia); il salto dalla fisica di base all&#8217;economia e alla dimensione sociale è veramente troppo ampio, e dà al “quarto principio” lo scivoloso aspetto di un ragionamento per analogia, di una metafora, e con le metafore – si sa – si può arrivare dove si vuole, tranne che alla correttezza scientifica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma soprattutto, delle termodinamica si sono occupati anche gli studiosi di scienza dell&#8217;informazione e i biologi, e le implicazioni che ne hanno tratto sembrano contrastare in maniera schiacciante con la teoria di Odum. Il concetto di entropia si applica allo stesso modo all&#8217;informazione che all&#8217;energia: la dispersione del segnale equivale alla degradazione energetica che avviene con la conversione dell&#8217;energia cinetica in calore, e a loro volta i sistemi viventi sono informazione codificata (DNA) e decodificata (strutture proteiche). Il concetto di sistema vivente non si limita all&#8217;individuo, sono sistemi viventi le società (e l&#8217;essere umano non è l&#8217;unico animale sociale); in questo caso l&#8217;informazione è presente in forma codificata come informazione circolante, e in forma decodificata come istituzioni politiche, sociali, economiche perché un altro concetto che possiamo considerare equivalente a quello di informazione decodificata è complessità strutturale. Qui si vede bene la connessione fra l&#8217;informazione e l&#8217;energia, proprio perché nel corso della storia della vita, i sistemi viventi hanno sviluppato una crescente complessità in vista di un utilizzo ottimale dell&#8217;energia disponibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando noi mescoliamo insieme acqua calda e acqua fredda, con la perdita della differenza di temperatura fra i due liquidi, abbiamo una perdita di energia potenziale che non può essere recuperata se non impiegando altra energia, abbiamo una dissipazione, un aumento dell&#8217;entropia; la stessa cosa avviene con il mescolamento di culture e popolazioni imposto dalla globalizzazione: esso non tende alla potenza massima ma alla degradazione entropica. Alcuni teorici dell&#8217;informazione, giustamente allarmati, hanno definito la globalizzazione “il tritacarne”, precisamente nel senso in cui un organismo le cui parti sono state tritate e mescolate in un tritacarne rappresenta un&#8217;evidente perdita di complessità strutturale e di informazione rispetto all&#8217;animale vivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il minimo che si può dire, è che il cosiddetto quarto principio della termodinamica è in totale contrasto con il secondo, e con il terzo che ne è un corollario; non è scienza, ma pura e semplice ubbia ideologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla vita di Karl Marx e quella di Sigmund Freud abbiamo informazioni abbastanza dettagliate, mentre non sappiamo praticamente nulla di quella dei primi tre impostori, Mosè, Gesù e Maometto. Tutto quanto i vangeli ci raccontano di Gesù è privo di riscontri storici, è elaborazione leggendaria creata a posteriori per conciliarsi con il ruolo teologico che gli è stato attribuito. Quella di H. T. Odum appare avvolta nello stesso mistero, forse perché un domani si possa intessere attorno al sesto impostore lo stesso tessuto leggendario che si converrà al profeta del nuovo millennio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco quanto riporta la (solitamente informatissima) Wikipedia al riguardo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Howard Thomas Odum (Chapel Hill, 1924 – Gainesville, 2002) è stato un ecologo statunitense.</p>
<p style="text-align: justify;">È noto per il suo lavoro pionieristico sugli ecosistemi e per il suo provocatorio approccio alla termodinamica, improntato alla teoria dei sistemi”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">E non una parola di più, a parte una fitta bibliografia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul rapporto fra ideologia e realtà, si discute da quasi due secoli. Certamente un&#8217;ideologia rispecchia certe tendenze presenti almeno in certi segmenti della realtà storica e sociale nella quale nasce, ma ha anche il potere di orientare la realtà nella misura in cui influenza o determina i comportamenti e le decisioni degli uomini; inefficace nel raggiungere gli scopi che si prefigge, è tuttavia spaventosamente efficace nel lasciare il suo segno nella storia: i disastri e la gigantesca montagna di cadaveri che il comunismo si è lasciato dietro, ne sono una spaventosa testimonianza.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi sono forse alcuni intellettuali che ritengono di avere il dono della scienza infusa, che da quando hanno avuto il dono della parola e dello scrivere hanno sempre potuto insegnare senza dover mai imparare alcunché o ricredersi su qualcosa. Di certo, io non vedo il mio ruolo in questo modo, e potrei anzi dire che, da questo punto di vista la mia vita è un interminabile apprendistato.</p>
<p style="text-align: justify;">Tempo fa, un lettore che si è firmato come “Max” ha posto un&#8217;obiezione seria e importante al mio articolo <em><a title="La tirannide democratica" href="http://www.centrostudilaruna.it/la-tirannide-democratica.html">La tirannide democratica</a> </em>pubblicato sul sito del Centro Studi La Runa, proprio in ordine al tema della globalizzazione:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Mi si permetta una osservazione , quando viene espresso il concetto che l&#8217;importazione di masse extracomunitari serve a meticciare e imbarbarire i popoli europei per finalità di mercato globale e arricchimento delle banche e magari delle grandi industrie non sarebbe forse un po&#8217; azzardato? Se, come il sig. Calabrese afferma, importiamo nostro malgrado materiale umano che vale meno degli europei e che andrà a far scadere complessivamente l&#8217;organizzazione, gli apparati , l&#8217;efficienza di paesi di grande tradizione industriale e amministrativa come le nostre nazioni provocando necessariamente impoverimento, fallimento e decadenza come potranno pretendere di arricchirsi le banche e i poteri forti ? Sarebbe come se si stessero paradossalmente dando la mazzata sui piedi! Un autentico suicidio”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Sono sincero, gli diedi una risposta che non soddisfece me per primo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi sono in grado, dopo la scoperta del “quarto principio” del “profeta” H. T. Odum, di dargli una risposta più adeguata: “Max” ha con ogni probabilità ragione nel sostenere che coloro che dirigono la politica americana e l&#8217;economia mondiale stanno facendo delle scelte che, oltre che esiziali per noi, si riveleranno controproducenti anche per loro, ma noi non dobbiamo sottovalutare il potere dell&#8217;ideologia di sostituirsi alla percezione della realtà. Il precedente più chiaro in questo senso, è rappresentato forse dalla collettivizzazione dell&#8217;agricoltura praticato dai comunisti dovunque abbiano preso il potere. Invariabilmente, essa ha provocato il crollo della produzione agricola e li ha costretti a dipendere per la loro stessa sopravvivenza, dall&#8217;importazione delle eccedenze agricole dei Paesi “capitalisti”, eppure non hanno mai rinunciato a tale misura prescritta dall&#8217;ideologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi non dobbiamo fare l&#8217;errore di credere che coloro che si sono arrogati nelle loro mani il destino del nostro pianeta abbiano una comprensione della realtà adeguata al potere di cui dispongono.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; recentissima, ad esempio, la notizia che gli Stati Uniti hanno deciso di potenziare il loro arsenale nucleare (ma l&#8217;attuale presidente degli Stati Uniti non ha avuto il premio nobel per la pace?). Essere in grado di distruggere dieci volte il nostro pianeta non gli basta, sentono il bisogno di poterlo fare undici volte! Una simile decisione avrebbe avuto senso ai tempi della Guerra Fredda, dell&#8217;equilibrio del terrore basato sul principio della mutua distruzione assicurata, ma è una risposta del tutto inadeguata ai problemi attuali, alla “guerra asimmetrica” infinita che blocca i marine americani in alcune aree del pianeta, a un nemico che colpisce all&#8217;improvviso con armi ben più rudimentali e scompare prima di diventare a sua volta un bersaglio, ai pantani iracheno e afgano che consumano uomini e risorse senza che il colosso a stelle e strisce riesca venire a capo di nulla e sapendo benissimo di avere l&#8217;unica alternativa di ritirarsi e ammettere la propria sconfitta. Esemplare, il caso del cosiddetto ritiro dall&#8217;Irak, che è stato un <em>bluff</em>, poiché in Irak sono rimasti quattromila americani, senza i quali il regime collaborazionista sarebbe sostituito nel giro di una notte da uno stato islamico. In queste condizioni, non solo l&#8217;ulteriore riarmo nucleare è perfettamente inutile, ma può solo contribuire ad aggravare lo sperpero di risorse.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è dubbio che alla lunga l&#8217;impero americano finirà per crollare proprio come quello sovietico. Il problema è quando, e dopo aver inferto quanti danni all&#8217;intera umanità.</p>
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		<title>La conoscenza inutile</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 22:19:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il liberalismo si basava su due presupposti che l'esperienza di questi ultimi vent'anni si è incaricata di dimostrare essere del tutto falsi: che il disporre di diritti (legalmente statuiti sulla carta) sia lo strumento principe per il soddisfacimento dei bisogni, e che l'esistenza di istituzioni rappresentative (cioè composte da rappresentanti eletti) sia garanzia di libertà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-conoscenza-inutile.html' addthis:title='La conoscenza inutile '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Sebbene ancora oggi molti si ostinino a non capirlo, da una ventina di anni a questa parte siamo entrati in un&#8217;epoca nuova, caratterizzata da un profondo ridisegnamento della situazione geopolitica mondiale rispetto al passato, che richiede risposte nuove ai problemi che ci si prospettano, e ancor di più un cambio profondo di mentalità.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;evento storico fondamentale che ha caratterizzato l&#8217;ultimo decennio del XX secolo è stato non tanto la scomparsa dell&#8217;Unione Sovietica, quanto il conseguente passaggio da un sistema politico mondiale basato sulla contrapposizione in blocchi antagonisti permanentemente sul piede di guerra, una guerra che non si decideva mai a scoppiare, a un sistema basato sull&#8217;egemonia planetaria di un&#8217;unica superpotenza.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello di ideologie, questa trasformazione ha lasciato sul campo due grossi cadaveri che insieme rappresentano la grande maggioranza dei modi di pensare che gli uomini hanno avuto nel corso del XX secolo: il marxismo e il liberalismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-9342" style="margin: 10px;" title="yalta" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/yalta-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" />La disfatta dell&#8217;ideologia marxista è ovvia: il crollo dell&#8217;Unione Sovietica ha mostrato chiaramente, tranne che a una minoranza di ciechi volontari (non c&#8217;è peggior cieco di chi non vuol vedere) qualcosa che coloro che erano minimamente consapevoli sapevano già da un pezzo, ossia che le “rivoluzioni socialiste” sempre e dovunque sono state realizzate, non hanno prodotto altro che tirannide e miseria, che ha colpito in maniera spietata soprattutto quelle classi lavoratrici che il marxismo dichiarava di voler emancipare.</p>
<p style="text-align: justify;">Meno scontata e quasi inavvertita è stata la frana dell&#8217;ideologia liberale, eppure si è trattato di un crollo analogo e ancor più devastante. La morte dell&#8217;ideologia liberale è avvenuta in maniera molto più silenziosa, il suo ultimo rantolo non è stato un grido ma un sospiro; tuttavia fateci caso, oggi più nessuno si definisce liberale, caso mai “liberal”, che non è solo una concessione all&#8217;anglicismo imperante ma una cosa del tutto diversa, poiché “liberal” nella terminologia importata d&#8217;oltreoceano è ciò che noi definiremmo piuttosto “di sinistra”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il liberalismo si basava su due presupposti che l&#8217;esperienza di questi ultimi vent&#8217;anni si è incaricata di dimostrare essere del tutto falsi: che il disporre di diritti (legalmente statuiti sulla carta) sia lo strumento principe per il soddisfacimento dei bisogni, e che l&#8217;esistenza di istituzioni rappresentative (cioè composte da rappresentanti eletti) sia garanzia di libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Che il primo presupposto sia falso, lo dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio l&#8217;andamento dell&#8217;economia planetaria di questi ultimi vent&#8217;anni ma soprattutto dell&#8217;ultimo decennio, perché i cittadini dotati di “inalienabili diritti” delle nazioni democratiche in cui il sistema politico è semplicemente lo specchio di un&#8217;economia di mercato senza regole, si stanno vedendo spogliare dei loro beni e sprofondare sempre più sotto la soglia della povertà da un potere finanziario internazionale che non è altro che quello che una volta, praticato su piccola scala, si chiamava usura, strozzinaggio (per non ripetermi troppo, vi rimando alla lettura del mio scritto <a title="Il coltello alla gola" href="http://www.centrostudilaruna.it/il-coltello-alla-gola.html"><em>Il coltello alla gola</em></a>, pubblicato sul sito del Centro Studi La Runa).</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene questa politica economica abbia prodotto il generale immiserimento e la recessione delle economie occidentali, vediamo che la “cura” alla situazione di “crisi” che stiamo vivendo (e che non è una congiuntura eccezionale ma il prevedibile effetto di questa politica), somministrataci dai nostri politici (in Italia, da questo punto di vista è esemplare il governo imposto <span style="text-decoration: underline;">contro</span> gli Italiani del signor Monti, ma non è che altrove le situazioni siano molto diverse), consiste in un&#8217;ulteriore miscela di privatizzazioni, <em>deregulation, </em>smantellamento dello stato sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Se un medico, quando un paziente risulta intossicato da una “medicina”, prescrive dosi più massicce della stessa, o è un perfetto idiota (ma non pare che sia questo il caso), oppure la sua intenzione non è quella di salvare il paziente, ma di avvelenarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">La falsità del secondo presupposto è altrettanto lampante, ma richiede di essere verificata su di un piano diverso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema di “alleanze” costruito dagli Stati Uniti nel mondo cosiddetto “libero” (cioè sottoposto al dominio americano) all&#8217;indomani della seconda guerra mondiale, è sempre stato un sistema di <em>foedera iniqua</em>, di vassallaggi, ma fino a che esso sembrava rispondere all&#8217;esigenza di una difesa da una possibile aggressione da parte del blocco comunista, la cosa poteva passare inosservata.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la scomparsa del nemico contro il quale questo sistema di “alleanze” era stato <span style="text-decoration: underline;">in teoria</span> edificato, le cose sono cambiate; per continuare a farsi accettare dai vassalli che dovevano rimanere quanto più possibile inconsapevoli di aver perso la loro libertà, esso doveva basarsi su motivazioni diverse, che in concreto sono state due: la sostituzione del nemico scomparso con uno fantomatico e in gran parte immaginario, il terrorismo. Se, come è probabile, l&#8217;attentato alle <em>Twin Towers </em>dell&#8217;11 settembre 2001 è stato un auto-attentato (e si vede il libro-inchiesta di Maurizio Blondet <em>Auto-attentato in USA</em> che gli è costato il posto a “L&#8217;Avvenire”), ciò non sarebbe privo di precedenti nella politica americana. Nel dicembre 1941, nell&#8217;imminenza dell&#8217;attacco giapponese a Pearl Harbor, di cui la Casa Bianca e il Pentagono erano perfettamente informati, dopo aver messo in salvo le portaerei, le corazzate e i loro equipaggi furono lasciati a fare da bersaglio per far credere all&#8217;opinione pubblica americana che gli Stati Uniti fossero stati aggrediti a tradimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Da sola, però, la sostituzione di un nemico reale con uno immaginario, non c&#8217;era da aspettarsi che si rivelasse troppo efficace; l&#8217;altra parte del piano-plagio consiste nell&#8217;operazione propagandistico-repressiva: accentuare nei vassalli europei la gratitudine per averli “liberati” con la seconda guerra mondiale, e il senso di colpa per aver permesso “l&#8217;olocausto” e nello stroncare senza pietà le poche voci dissidenti.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutta l&#8217;Europa “democratica” si è introdotto il reato d&#8217;opinione: in Francia la legge Gayssot; in Italia dove la democrazia è sempre stata un ossimoro, la preesistente legge Scelba è stata man mano inasprita con le leggi Reale, Mancino, Mastella, ma misure analoghe sono state introdotte dovunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Io adesso non voglio entrare nel dibattito sul cosiddetto olocausto, discorso che ci porterebbe lontano, ma quando una democrazia fa di un&#8217;opinione espressa civilmente un reato, nega quei presupposti libertari che in teoria dovrebbero esserne il fondamento, e svela il suo volto tirannico (consiglio di leggere sempre sul sito del Centro Studi La Runa il mio articolo <a title="la tirannide democratica" href="http://www.centrostudilaruna.it/la-tirannide-democratica.html"><em>La tirannide democratica</em></a>), con risultati talvolta grotteschi se non fossero tragici; così ad esempio l&#8217;insigne linguista Noam Chomsky è stato accusato di essere antisemita per il fatto di aver osato asserire che anche i revisionisti hanno diritto di esprimere la loro opinione. Piccolo particolare che rende grottesca e surreale la faccenda: Noam Chomsky è ebreo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Non sono d&#8217;accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa professarle liberamente”, diceva Voltaire. Fosse vivo oggi, sarebbe considerato un pericoloso estremista di destra, e se avesse osato pronunciare queste parole a sostegno di Robert Faurisson, in base alla legge Gayssot sarebbero scattate le manette pure per lui; di certo ha corso meno rischi sotto l&#8217;<em>ancien regime.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La libertà non è a compartimenti stagni; il divieto di manifestare la propria opinione in un settore finisce per riflettersi su tutti gli altri. Basandosi su di un&#8217;interpretazione estensiva delle leggi anti-revisionismo, si è mandato in carcere lo scrittore austriaco Gert Honsik, colpevole di aver rivelato <em>Il piano Kalergy in 21 punti</em>, teso a distruggere l&#8217;Europa attraverso il declino demografico, l&#8217;immigrazione, il meticciato; sebbene sia chiaro che il contenuto del suo libro con l&#8217;olocausto non c&#8217;entri per nulla; analogamente, come “premio” per il suo ottimo libro-inchiesta sull&#8217;11 settembre, Maurizio Blondet è stato cacciato dalla redazione de “L&#8217;Avvenire”, e anche quella delle <em>Twin Towers</em> è una questione che con l&#8217;olocausto non ha, mi pare, nulla a che spartire. In pratica si commette un “reato d&#8217;opinione” tutte le volte che si ha il coraggio di rivelare una verità sgradita ai padroni americani.</p>
<p style="text-align: justify;">I due pilastri del liberalismo, la presunzione che “i diritti” (molto più facilmente calpestabili di quanto non si pensi) assicurino il soddisfacimento dei bisogni, e che istituzioni elettive garantiscano la libertà, sono entrambi crollati. Il liberalismo è morto, ucciso dalla democrazia, o meglio dal democraticismo (termine che io considero preferibile, perché evidenzia che si tratta di un&#8217;ideologia con quanto di bugiardo è lecito presumere da questo tipo di costruzioni astratte).</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla tomba del pensiero liberale, ci si può tuttavia interrogare su che genere di eredità il <em>de cuius </em>abbia lasciato, visto che in esso sono stati coinvolti alcuni dei più reputati intellettuali dello scorso secolo e di quello precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente uno degli intellettuali liberali del tardo XX secolo la cui opera è ricca di spunti suscettibili di essere riutilizzati in un altro contesto, è stato il francese Jean François Revel, per molti anni redattore di punta di quel “L&#8217;Express” che era l&#8217;antagonista diretto di “Le monde”, a sua volta bastione del pensiero “liberal” e “radical-chic”. Il suo scritto più vasto è stato probabilmente il libro <em>La conoscenza inutile</em>, pubblicato in Francia nel 1988 e in Italia l&#8217;anno successivo, quindi proprio alla vigilia della caduta del muro di Berlino e di tutti rivolgimenti che si sono verificati a partire da questo evento.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre tenendo presente che noi siamo noi e che loro <span style="text-decoration: underline;">erano</span> loro, e che alcune posizioni espresse in un testo di questo genere erano allora, e a maggior ragione sono oggi assolutamente inaccettabili, dall&#8217;atlantismo e filo-americanismo alla convinzione della bontà dell&#8217;economia di mercato, tuttavia vi sono alcune analisi che non hanno per nulla perso attualità e ancora oggi si rivelano straordinariamente utili.</p>
<p style="text-align: justify;">La conoscenza inutile è quella degli intellettuali, in particolare di sinistra, nei quali Revel nota una singolare schizofrenia: costoro in genere sono ben informati dei fatti, conoscono la storia, hanno una conoscenza talvolta non disprezzabile dell&#8217;economia e della sociologia, ma tutte le loro conoscenze diventano di colpo inoperanti, inutili appunto, quando si parla dei regimi sedicenti socialisti fatti oggetto da parte di costoro di un&#8217;adorazione semi-religiosa, a dispetto del fatto di sapere benissimo che questi regimi si sono instaurati e consolidati con la violenza più brutale (a cominciare dalla cosiddetta rivoluzione d&#8217;ottobre che fu in realtà un golpe militare) e non hanno prodotto altro che oppressione, terrore e miseria per i loro sudditi. A posteriori, si può – io credo – riscontrare una notevole analogia con il bis-pensiero, il pensiero scisso riscontrato da Orwell.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ci pensiamo bene, questo costituisce una risposta anticipata a una domanda che – credo – tutti noi ci saremo posti prima o poi: oggi non ci confrontiamo più con la minaccia sovietica, tuttavia continuiamo ad essere subissati da un sinistrismo imperante, da un marxismo strisciante e umorale che porta a esiti grotteschi se non fossero tragici; ad esempio, il mito dell&#8217;internazionalismo si è oggi convertito in un&#8217;accettazione talvolta entusiastica della globalizzazione, nella frenesia di “integrare” nelle nostre società un&#8217;immigrazione inassimilabile, senza che gli eredi di Marx sembrino rendersi conto di essere oggi a tutti gli effetti i più zelanti complici delle manovre del grande capitalismo internazionale inteso a distruggere popoli, etnie e culture. Possibile che eventi epocali come il crollo del muro di Berlino, la dissoluzione dell&#8217;impero comunista nell&#8217;Europa dell&#8217;est e poi la scomparsa dell&#8217;Unione Sovietica non abbiano indotto nessuno a un salutare ripensamento che sia stato altra cosa dai <em>make-up</em> di facciata e l&#8217;abbandono semplicemente della <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbologia</a> comunista?</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, la risposta la troviamo qui, in un&#8217;adesione al marxismo di tipo para-religioso unita alla vuotezza, all&#8217;astrattezza, all&#8217;ipocrisia che sono le stigmate del ceto intellettuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre il cadavere del liberalismo è stato definitivamente sepolto, così non è avvenuto per quello del marxismo; possiamo dire che oggi la sinistra è una sorta di mostro di Frankenstein rabberciato con i cascami di esperienze storiche fallite.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, e l&#8217;analisi di Revel lo mette bene in rilievo, il problema non si limitava e non si limita oggi a coloro che si dichiaravano comunisti o erano militanti dei partiti con la falce e martello, ma si estende a tutti coloro che, socialisti e socialdemocratici, “democratici” e “compagni di strada” delle più varie specie, hanno trattato nei decenni della Guerra Fredda il comunismo come se fosse un&#8217;ideologia rispettabile invece che il trasparente alibi di un sistema di tirannidi totalitarie e come se i suoi progetti aggressivi volti all&#8217;instaurazione della “rivoluzione” su scala mondiale fossero meno che manifesti.</p>
<p style="text-align: justify;">A posteriori, possiamo capire con tutta evidenza perché non si è verificata nessuna “Norimberga del comunismo”, perché il più delle volte alle vittime della più gigantesca e mostruosa tirannide del XX secolo non è stato riconosciuto nemmeno il tributo della memoria: le complicità esistenti “prima” hanno continuato a funzionare anche “dopo”, e i “compagni” socialisti, socialdemocratici e utili idioti assortiti hanno subito offerto ai comunisti il mantello di una “ritrovata appartenenza democratica” per coprire le loro vergogne e data per buona la loro conversione alla democrazia rappresentativa nel giro di una notte.</p>
<p style="text-align: justify;">Un dato che emerge con sconcertante chiarezza, è che furono gli ingannati a volersi ingannare, prima ancora che gli ingannatori avessero il tempo di mettere in piedi la loro macchinazione, a partire dalla cosiddetta rivoluzione d&#8217;ottobre e dall&#8217;edificazione dello stato sovietico.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“La falsificazione del reale carattere della dittatura leninista costituì un&#8217;operazione intenzionale, frutto dell&#8217;iniziativa dei socialisti francesi, già prima della scissione di Tours (dicembre 1920), in un periodo in cui il giovane Stato bolscevico non disponeva evidentemente di nessun servizio di propaganda per l&#8217;estero e non esisteva ancora alcun partito comunista occidentale in grado di manipolare i fatti. L&#8217;inganno fu inventato dagli ingannati, non dagli ingannatori” (pag. 352).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Un settore nel quale la demagogia di sinistra ha avuto modo di avere libero sfogo, e dove ancora conserva le sue posizioni più forti, un settore che assolutamente a torto tendiamo a considerare marginale, e invece è di importanza fondamentale, perché attraverso essa passa la formazione – e spesso la deformazione – delle nuove generazioni, è quello della scuola, diventata un “feudo rosso” a partire dal 1968, e tale sciaguratamente rimasta ancora oggi. Revel parlava per la Francia vent&#8217;anni fa, ma non è che la situazione italiana fosse migliore, o che si sia sostanzialmente modificata rispetto ad allora.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;errore, l&#8217;immenso errore, e il delitto (perché priva le nostre società della possibilità di essere guidate dagli elementi più idonei e più capaci) è quello di confondere il principio giuridico dell&#8217;uguaglianza (dare a tutti uguale possibilità di dimostrare le proprie differenti capacità) con l&#8217;uguaglianza di fatto, di vedere dietro a qualsiasi dimostrazione di talento e merito il privilegio sociale, e mirare di conseguenza all&#8217;appiattimento di tutti al livello minimo.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Solo la classe sociale, il privilegio economico, il vantaggio culturale conferiti dall&#8217;ambiente spiegano le differenze [tra allievi più e meno dotati]&#8230;La scuola non ha dunque che una sola missione: neutralizzare l&#8217;influenza di questi fattori ristabilendo al suo interno la rigorosa uguaglianza di risultati che sfortunatamente non si riscontra al di fuori delle sue mura&#8230;Il buon allievo deve essere mantenuto al livello dei cattivi, considerata l&#8217;equa media sociale” (pag. 300-301).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Un capitolo a parte in questo discorso è rappresentato dalla Chiesa. Oggi, a venti e passa anni di distanza da quei fatti, un lasso di tempo più che sufficiente per appannare la memoria di qualcuno (specie se non si vuole ricordare o si vuole ricordare solo quello che fa comodo) è facile sentire leggende sul ruolo avuto dai cattolici e dal papa polacco nel determinare il crollo dell&#8217;impero comunista nell&#8217;Est europeo. Basta però scorrere queste pagine scritte quasi in concomitanza con gli eventi per rendersi conto come tali leggende siano assolutamente prive di fondamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Concilio Vaticano II fu sostanzialmente un&#8217;apertura della Chiesa verso il comunismo che essa era convinta sarebbe uscito vincitore dal lungo braccio di ferro della Guerra Fredda (che volete, si vede che in quel momento “lo Spirito Santo” era distratto), e in questo la “Sposa di Cristo” non faceva altro che mantenersi fedele alla sua bimillenaria tradizione di “puttaneggiar coi regi”, di schierarsi sempre e comunque dalla parte di chi riteneva sarebbe stato il vincitore.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“E&#8217; un luogo comune alquanto diffuso che la Chiesa cattolica si sia improvvisamente accorta, dopo millenovecentosessanta e passa anni, di essersi sempre trovata dalla parte dei più forti e che era ormai tempo di conformarsi alla sua missione evangelica e passare dalla parte dei deboli. Dunque è passata nel campo dell&#8217;anticapitalismo. Ma sarebbe un errore credere che l&#8217;abbia fatto per subitanea carità verso i deboli. Se ha abbracciato l&#8217;interpretazione socialista del mondo è perché essa crede, e spero a torto, che il campo comunista sia quello dei futuri vincitori, particolarmente nel terzo mondo. Rimane quindi sempre fedele alla propria tradizione: stare dalla parte dei più forti” (pag. 335).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ma non è tutto, perché – e qui Revel presenta una tesi estremamente suggestiva – la Chiesa sapeva bene di non poter riguadagnare terreno nel laicizzato mondo occidentale, mentre in società uniformemente cristallizzate attorno a miti totalitari, poteva sempre sperare di sostituire alla bandiera del comunismo la propria. Solo così si possono spiegare certi atteggiamenti che retrospettivamente appaiono quasi incredibili.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Perché avviene tutto ciò? Senza dubbio perché il seguito del cattolicesimo come <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> propriamente detta è in diminuzione. I teologi della liberazione preferiscono l&#8217;ortodossia marxista alla completa assenza di ogni ortodossia. Il loro odio si concentra tutto sulla società liberale, che coi suoi miliardi di varianti individuali risulta incontrollabile. Questo tipo di società, lo sanno bene, non potrà più essere riconquistato dal clero. La società collettivistica, al contrario, già unificata dal marxismo, può, almeno credono, ritornare un giorno nelle loro mani, cambiando semplicemente di stampo” (pag. 333).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Se noi guardiamo quale era la situazione geostrategica ai tempi della Guerra Fredda, è facile rendersi conto che nello scacchiere europeo non era pensabile a un avanzamento di uno dei due schieramenti contrapposti senza che questo portasse all&#8217;innesco di una terza guerra mondiale verosimilmente da combattersi con armi nucleari, e questo nessuno era  tanto pazzo da volerlo, ma nel Terzo Mondo, soprattutto grazie al caos lasciato dalla decolonizzazione, la situazione si presentava molto più fluida, e qui in effetti l&#8217;aggressione comunista fra gli anni &#8217;60 e gli anni &#8217;80 del XX secolo ha fatto sostanziali progressi, arrivando quasi a stringere d&#8217;assedio il mondo non comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo ci porta a un&#8217;altra questione riguardo alla quale le riflessioni di Revel risultano ancora oggi estremamente istruttive. Come ben sappiamo, una consolidata tradizione sociologica di sinistra cristiano-marxista attribuisce la responsabilità delle condizioni di persistente miseria del Terzo Mondo, in particolare dell&#8217;Africa al mondo occidentale bianco e non comunista. Per l&#8217;ordinario sono state enormemente sottovalutate o nascoste, e si continuano a nascondere sia le responsabilità della politica condotta verso queste aree del mondo dal blocco comunista fino alla fine degli anni &#8217;80 sia le cause puramente endogene del sottosviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo alle prime, Revel mette assieme un dossier davvero impressionante che vanno dalla destabilizzazione politica (ed è raro che delle guerre civili facciano bene all&#8217;economia di qualsivoglia nazione) a una politica commerciale basata sull&#8217;importazione di materie prime ed esportazione di armi che per moltissimo tempo hanno rappresentato il genere d&#8217;importazione largamente preferito dai tirannelli africani più o meno progressisti e socialisti, e che Unione Sovietica e Paesi satelliti hanno fornito con generosità; per non parlare degli esempi di “socialismo” africano, ad esempio quello rappresentato dal regime “rosso” dell&#8217;Etiopia che copiò letteralmente negli anni 70 il metodo impiegato da Stalin quarant&#8217;anni prima verso l&#8217;Ucraina, provocando deliberatamente la carestia nelle regioni sospettate di opporsi al governo di Addis Abeba.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a ciò, però non vanno occultate né minimizzate le cause puramente endogene del sottosviluppo dell&#8217;Africa nera, a cominciare dalla totale inefficienza e corruzione delle classi politiche africane e da quella causa permanente di conflitti e di guerre “civili” che è il tribalismo.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“E&#8217; comprensibile che certi dirigenti del terzo mondo tengano alla tesi dell&#8217;origine puramente esterna del sottosviluppo. Essa permette di attribuire ai paesi sviluppati i loro insuccessi, di stornare l&#8217;attenzione dalla loro incompetenza e dalla loro rapacità, nonché di ottenere nuovi crediti per perpetuarne l&#8217;esercizio” (pag. 103).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il tribalismo che costituisce la forma di base dell&#8217;organizzazione (o della disorganizzazione) sociopolitica dell&#8217;Africa subsahariana, e il lungo, lunghissimo strascico di conflitti intertribali: se noi sommiamo la perdita di braccia da lavoro degli arruolati nelle bande armate tribali, dei deceduti nei conflitti, la distruzione dei raccolti, il cronico autoperpetuarsi di questa situazione da parte di “ribelli” e guerriglieri che fin da bambini non hanno imparato altro modo di vivere che il saccheggio con le armi in pugno, davvero non occorre molto altro per spiegare le condizioni di miseria e di carestia cronica che affliggono il “continente nero”.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo a ciò, l&#8217;unica “colpa” rinfacciabile a noi Europei è il lungo stop ai conflitti tribali imposto dalla colonizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Di tutto questo non si parla anche perché oggi si cerca più che mai di coltivare in noi europei “bianchi” dei sensi di colpa che ci rendano psicologicamente disarmati nei confronti di un&#8217;immigrazione che rischia di cancellarci come etnie.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso, perché possiamo essere del tutto disinformati della realtà delle cose, Revel fa notare di non aver trovato in nessuno dei molti manuali di sociologia e di antropologia culturale in circolazione una qualche specie di analisi dell&#8217;istituto tribale che pure costituisce la società di base subsahariana.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Le spiegazioni politiche e ideologiche tratte dalla retorica occidentale in effetti mascherano con una vernice superficiale conflitti che, in profondità, oppongono diverse tribù fra loro. Le realtà tribali costituiscono un fattore della storia della cui esistenza la sinistra benpensante, quella cioè portata a idealizzare il terzo mondo, non ama essere messa al corrente. Per averla nonostante tutto ricordata, sia pure con tutte le precauzioni oratorie possibili, mi sono fatto un giorno fischiare da un uditorio molto terzomondista, a Parigi nel 1985, in occasione di un dibattito pubblico su “Democrazia e sviluppo” (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Avendo avuto la curiosità di consultare vari trattati recenti di sociologia, in inglese e in francese, mi ero accorto che in essi non si trovava più alcun capitolo dedicato alla nozione di tribù in quanto tale. Analogamente, i dizionari enciclopedici si limitano ormai a darne una vaga definizione, si accontentano di frasi generali, senza produrre i numerosissimi esempi storici e recenti che permetterebbero di cogliere il fenomeno nella sua concretezza” (pag. 89-90).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">In contrasto con tutto ciò e la “sinistra” tendenza ad attribuirci in quanto europei, tutte le colpe possibili del mondo, forse senza accorgersene, Revel finisce per voltare le spalle alla tradizione cosmopolita tipica del liberalismo e per riconoscere la superiorità dei valori civili e morali europei.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“E&#8217; solo con la civiltà greca, poi con Roma e con l&#8217;Europa moderna, che nacque un giorno, in una cultura, non certo una modestia totale, ma almeno un punto di vista autocritico in seno a questa medesima cultura (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> o, nel XVIII secolo nei filosofi dei Lumi (cui appartengono i Padri fondatori americani) questo principio relativista significa non che tutti i costumi si equivalgono, ma che tutti devono essere imparzialmente giudicati, compreso il nostro. Noi non dovremmo, secondo tali filosofi, essere più indulgenti con noi di quanto siamo con gli altri, ma non dovremmo neppure essere più indulgenti con gli altri di quanto siamo con noi stessi. L&#8217;originalità della cultura occidentale consiste nell&#8217;aver stabilito un tribunale dei valori umani, dei diritti dell&#8217;uomo, dei criteri di razionalità, di fronte al quale tutte le civiltà devono parimenti comparire, non nell&#8217;aver proclamato che tutte le civiltà sono equivalenti (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra civiltà ha inventato l&#8217;autocritica in nome di un corpus di principi valido per tutti gli uomini a cui quindi devono ispirarsi tutte le civiltà&#8230;Essa perde la sua ragion d&#8217;essere se abbandona questo punto di vista. I Persiani di Erodoto pensavano che tutti avessero torto fuorché loro; noi altri occidentali moderni siamo ormai prossimi a pensare che tutti abbiano ragione fuorché noi. Ma questo non è un progresso dello spirito critico, sempre auspicabile, è il suo abbandono totale” (pag. 110-111).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">E&#8217;, come si vede, un brano notevole che mette impietosamente il dito sulla piaga di quel multiculturalismo di cui la sinistra si delizia tanto e che è, in poche parole, una vera e propria brama di suicidio, un <em>cupio dissolvi</em> estremamente pericoloso nel momento in cui ci confrontiamo con culture compatte e aggressive, estremamente forti nella loro identità e in fase di espansione virulenta <span style="text-decoration: underline;">sul nostro stesso suolo</span> grazie all&#8217;immigrazione, come è oggi quella islamica, ma non solo essa.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto questo, sono però necessari alcuni distinguo che, in ultima analisi, sono quelli che ci consentono di rilevare la differenza fra il punto di vista liberale e il nostro.</p>
<p style="text-align: justify;">Per prima cosa, occorrerebbe smettere una volta per tutte di parlare di “civiltà occidentale”. Quest&#8217;espressione aveva un senso all&#8217;incirca fino a un secolo fa, quando indicava l&#8217;Europa e le sue propaggini al di là degli oceani, le Americhe e l&#8217;Oceania. Oggi, soprattutto dopo il 1945, l&#8217;uso di quest&#8217;espressione tende a nascondere il fatto che con le due guerre mondiali c&#8217;è stato un ribaltamento dei rapporti di forza a livello planetario e che all&#8217;interno del contesto “occidentale” l&#8217;Europa non ha più una posizione egemone <span style="text-decoration: underline;">e nemmeno paritaria</span> nei confronti del dominatore americano. E&#8217; di <span style="text-decoration: underline;">civiltà europea</span> e non “occidentale” che dobbiamo avere il coraggio di parlare; non solo, ma occorre tenere presente che proprio l&#8217;americanizzazione è oggi la minaccia più grave, più diretta, quella verso la quale abbiamo minori difese, al nostro retaggio culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, rileviamo come, evidenziando un pregiudizio o una distorsione mentale assolutamente tipici di una cultura di base liberale o liberal-massonica, Revel salti in maniera incredibile dall&#8217;antichità classica al secolo dei Lumi. E in mezzo non c&#8217;è stato nulla? Il tempo e una storiografia più obiettiva hanno poco a poco mostrato tutta la falsità del pregiudizio illuminista riguardo al <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">medioevo</a> come epoca barbara e bigotta. Al contrario, fu un&#8217;epoca vigorosa, nonostante la cristianizzazione. E il rinascimento, dove lo mettiamo? C&#8217;è molta parte della civiltà europea tra <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> e Voltaire. O Dante, Leonardo, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/william-shakespeare" target="_blank">Shakespeare</a></span>, Galileo non li dobbiamo tenere in nessun conto?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/civilta-americana-scritti-sugli-stati-uniti-1930-1968/9046" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" title="civilta-americana" src="../wp-content/uploads/civilta-americana1-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>A ogni modo, Revel fa una cosa molto utile menzionando qualcosa che di solito non si ricorda mai, i cosiddetti padri fondatori degli Stati Uniti come parte del movimento illuminista, mettendo così indirettamente e involontariamente a fuoco i limiti e le falsità dell&#8217;illuminismo stesso, perché questi padri fondatori, padri di una pseudo-nazione, il più gigantesco aborto della storia, erano uomini di un&#8217;ipocrisia spaventosa; pensiamo per tutti a Thomas Jefferson, che ha redatto quella dichiarazione d&#8217;indipendenza che è anche, forse, il più esaustivo “manifesto” dell&#8217;illuminismo: nel momento in cui proclamava solennemente la libertà e l&#8217;uguaglianza come diritti fondamentali spettanti per nascita a qualsiasi uomo, costui era un latifondista e proprietario di centinaia di schiavi!</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;America ha rimasticato a modo suo alcuni elementi della cultura europea, facendone qualcosa di totalmente altro e profondamente falso. Vorrei invitarvi a questo riguardo alla lettura del bel saggio di Sergio Gozzoli <em>L&#8217;incolmabile fossato</em>, pubblicato parecchio tempo fa su “L&#8217;uomo libero”, ma tuttora reperibile in internet.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Europa e la sua civiltà millenaria, non “l&#8217;occidente” a egemonia USA, è il nostro retaggio storico e ciò che abbiamo il dovere di preservare a qualunque costo.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, possiamo dire che sebbene risulti una volta di più che il liberalismo è un&#8217;ideologia superata e morta che ha forse avuto il suo canto del cigno nell&#8217;epoca della Guerra Fredda, quella che risulta tuttora non superata, utile e molto istruttiva, è la <em>pars destruens</em> di questo libro, nello svelare i meccanismi demagogici, le ipocrisie, le falsificazioni che stanno alla base della mentalità “di sinistra”.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa, a mio parere, è importante non tanto riguardo alla minaccia bolscevica che oggi fortunatamente non esiste più, ma nei riguardi di quel sinistrismo democratico che nei tempi che furono ha offerto alla prima tutte le coperture e tutti gli alibi possibili, e oggi tende a portarci all&#8217;accettazione rassegnata o addirittura collaborativa ed entusiastica della nostra scomparsa come popoli, etnie e culture per gli effetti combinati della globalizzazione manovrata dall&#8217;alta finanza internazionale, dell&#8217;americanizzazione della nostra cultura e del meticciato conseguente all&#8217;immigrazione. Un testo che merita di essere preso, in alcune delle sue analisi, non come una guida ma come un&#8217;arma.</p>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 17:37:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-tracotanza-e-il-servilismo.html' addthis:title='La tracotanza e il servilismo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-9299" style="margin: 10px;" title="tv-media-octopus" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tv-media-octopus-300x225.gif" alt="" width="300" height="225" />Viviamo senza dubbio in tempi di imbonimento mediatico. Guardando a quella cosa penosa che è diventata oggi la sedicente informazione, si nota con chiarezza solare che fatti di cronaca nera che un tempo avrebbero occupato per un tempo relativamente breve le pagine interne dei giornali, sono diventati degli affari di stato oggetto di una sovraesposizione mediatica martellante che cerca di coinvolgere tutti noi tendenzialmente all&#8217;infinito. Questo avviene probabilmente perché la formula televisiva dei <em>reality show </em>ha dimostrato di non funzionare granché bene nell&#8217;ipnotizzare il pollame costituito dal pubblico del piccolo schermo, e il fine, evidentemente, è sempre lo stesso, <em>panem et circenses</em>, offrire distrazioni che allontanino la gente dalla riflessione sui problemi reali.</p>
<p style="text-align: justify;">Più una vicenda è squallida, più i <em>media </em>ci pescano a piena mani. Io credo che, ad esempio i nomi di Melania Rea, Salvatore Parolisi, Sarah Scazzi, Michele e Sabrina Misseri, Yara Gambirasio siano giocoforza diventati familiari a tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad essere sinceri, non è che qualche insegnamento sul mondo nel quale viviamo, queste vicende non lo offrano; pensiamo per tutti al caso di Anna Maria Franzoni, la madre assassina di Cogne: è diventata una star, alle udienze del suo processo, un pubblico strabocchevole, soprattutto femminile, si è conteso i posti in aula creando un imponente problema di servizio d&#8217;ordine, e non parliamo naturalmente di quanti, (di quante) hanno “premiato” la sovraesposizione mediatica del caso di Cogne con un&#8217;<em>audience </em>eccezionalmente elevata. Il fatto è che, più o meno consciamente, moltissime donne si sono riconosciute in Anna Maria Franzoni, che ha fatto ciò che anche loro desidererebbero fare, ed è diventata, per così dire, la loro portabandiera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il modo di vivere e di concepire la vita insegnato dalla “cultura” contemporanea è tutto imperniato sulla soddisfazione e la gratificazione immediate. Non c&#8217;è posto per la dedizione, il sacrificio o anche la capacità di fare progetti a lungo termine. Le donne arrivano a diventare madri con un&#8217;idea della maternità plasmata dalla pubblicità dei prodotti per l&#8217;infanzia (sempre la televisione, il grande totem dei nostri tempi) e si scontrano con il fatto, al quale sono psicologicamente del tutto impreparate, che avere un bambino comporta sacrificio, dedizione, fatica, notti insonni, non avere tempo per sé, drastica riduzione delle occasioni di divertimento e di relazione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">In linea di massima, però, la criminologia spiccia che ci viene ammannita in dosi generose serve soprattutto a distrarci da questioni ben più importanti e con ben altro impatto sulla vita di tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo solo al fatto che noi oggi ci troviamo a vivere la situazione paradossale di subire i tagli al <em>welfare </em>e i sacrifici economici imposti da un governo che non è in nessun modo espressione di una maggioranza voluta dagli elettori ma che ci è stato imposto con un inedito “commissariamento” da parte dell&#8217;UE, tagli e sacrifici che non serviranno a farci uscire dalla crisi economica ma solo a renderla più grave a esclusivo beneficio degli usurai della BCE (e al riguardo vorrei rimandarvi a un&#8217;attenta lettura del mio articolo <em><a title="Il coltello alla gola" href="http://www.centrostudilaruna.it/il-coltello-alla-gola.html">Il coltello alla gola</a> </em>pubblicato su sito del Centro Studi La Runa), eppure l&#8217;esempio dell&#8217;Ungheria dimostra che resistere ai diktat della BCE e salvare il nostro futuro è possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">In una situazione come questa, un evento da sfruttare mediaticamente quanto più possibile per distrarre la gente dai problemi veri, ci voleva proprio, ed è capitato il naufragio della nave Costa Concordia davanti all&#8217;Isola del Giglio. Io non dico che questo incidente sia stato provocato, ma di certo capita a fagiolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Stando così le cose, io avrei evitato di parlarvene a mia volta, se non fosse per il fatto di aver notato nella faccenda un&#8217;incongruenza che apre scenari del tutto inediti, ma prima sarà forse il caso di dire qualche parola sul modo in cui i <em>mass media</em>, a livello nazionale e internazionale, hanno trattato la questione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comandante Schettino, che avrebbe abbandonato la nave con codarda tempestività, è subito diventato popolarissimo, una macchietta sui media e sul web, venendo in qualche modo a rafforzare lo stereotipo dell&#8217;italiano congenitamente vigliacco. Ai media internazionali non è parso vero di avere un&#8217;occasione in più per coprirci di sterco, e per ulteriore disgrazia sembra che esista un buon numero di nostri <em>presunti </em>connazionali che pare compiacersi di ciò.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché mettere sotto i riflettori un comandante che non è stato all&#8217;altezza del suo ruolo, e non parlare quasi per nulla di un commissario di bordo che si è prodigato rischiando la vita e che ce l&#8217;ha quasi rimessa per mettere in salvo i passeggeri, e che pure, del pari, non è di certo né uno svedese né un marziano, e neppure un superuomo <em>yankee</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Italiani sarebbero nella loro generalità incapaci di coraggio? Considerando la nostra storia anche recente, proprio non si direbbe. Mi vengono in mente gli episodi della seconda guerra mondiale dove i nostri soldati furono soverchiati da nemici superiori per numero e per mezzi, ma diedero prova di un valore indiscutibile, El Alamein, dove ributtarono indietro i tank britannici e Nikolajewka dove fecero altrettanto con quelli sovietici, in entrambi i casi quasi a mani nude. Mi vengono in mente le parole del nostro grande <a title="Silvano Lorenzoni" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvano-lorenzoni/">Silvano Lorenzoni</a>, un periodo che da solo vale interi trattati di sociologia:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“E&#8217; opinione dello scrivente che fra le popolazioni dell&#8217;area geografica italiana la percentuale di vigliacchi, traditori, disonesti, abietti non sia superiore a quanto possa essere in tanti altri paesi. Ma la “qualità”/il difetto di nascita dell&#8217;Italia è tale che quel tipo di figuri hanno nello spazio politico italiano più “spazio di manovra” e possibilità di emergere che in tanti altri paesi. E peggio ancora, l&#8217;Italia è un luogo nel quale essi, più facilmente che in tanti altri paesi assurgono a rappresentare la “tipicità”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Questa <em>favola</em> della presunta vigliaccheria italiana è stata appassionatamente coltivata allo scopo di farne una profezia che si auto-adempie, oltre che dalla sinistra da sempre avversa a tutto ciò che è nazionale, almeno fino a quando l&#8217;emergere del fenomeno leghista l&#8217;ha costretta a un ridicolo dietrofront, da chi ha ininterrottamente governato l&#8217;Italia dalla fine della seconda guerra mondiale al 1991, e ha cercato di renderla quanto meno <em>caserma</em> e quanto più <em>sacrestia</em> possibile, e soprattutto da chi, alle spalle di questi ultimi, ha condizionato e continua a condizionare la nostra vita civile e il nostro costume da secoli, ed è mia opinione che se un giorno gli Italiani dovessero davvero presentare il conto alla Chiesa cattolica, i danni prodotti alla fibra morale del nostro popolo, non sarebbero la voce più piccola  e meno importante dell&#8217;elenco.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma torniamo al naufragio della Costa Concordia. Se si esamina la tempistica dell&#8217;incidente, ci si accorge di qualcosa di molto strano. La nave sarebbe andata a urtare contro lo scoglio vicino all&#8217;Isola del Giglio e avrebbe iniziato a imbarcare acqua alle nove e mezza di sera. Cinque minuti dopo, alle 21 e 35 il comandante Schettino si mette in contatto con un funzionario della Costa Crociere. Tuttavia l&#8217;allarme viene dato oltre un&#8217;ora dopo, intorno alle 22.40. Cosa è stato fatto in quell&#8217;ora, non solo da parte del comandante Schettino, ma anche da parte della Costa Crociere dove <em>si sapeva</em> che una nave con quattromila persone a bordo era a rischio di affondamento?</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo che Schettino non si è curato della vita dei passeggeri a lui affidati, ma si è preoccupato di portare con sé un computer (che gli è stato sequestrato al momento dell&#8217;arresto la mattina dopo) e uno <em>smartphone</em> (di cui si sono perse le tracce) e pare abbia tentato di manomettere una delle tre scatole nere di bordo. E&#8217; chiaro che ha avuto tutto il tempo di cancellare eventuali messaggi. E alla Costa, cosa facevano dalle 21.35 alle 22.40?</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; chiaro che Schettino si è dato da fare per coprire delle responsabilità, ma quali? Non le sue, che non potevano essere nascoste. Ce ne sarebbe più che a sufficienza per imporre a qualsiasi GIP appena un po&#8217; sveglio di iscrivere Costa Crociere nel registro degli indagati, ma questo non è successo e non succederà, e il motivo è ovvio: la Costa Crociere non è altro che un&#8217;emanazione della Carnival, una società americana.</p>
<p style="text-align: justify;">Per intenderci, la Carnival – Costa è una multinazionale delle crociere che usa personale di tutto il mondo, proveniente soprattutto dai Paesi più poveri, sottopagato e di sicuro insufficientemente addestrato soprattutto per le emergenze, potremmo dire – volendo – che è una sorta di equivalente turistico di quel Mc Donald&#8217;s che con la sua catena di <em>fast food </em>ha contribuito notevolmente a diffondere la diseducazione alimentare e l&#8217;epidemia di obesità che colpisce sempre di più anche da noi, soprattutto fra i giovani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il naufragio – come minimo colposo – della Costa Concordia va ad aggiungersi all&#8217;elenco già considerevolmente lungo dei delitti commessi da cittadini statunitensi sul nostro suolo o – come l&#8217;uccisione di Nicola Calipari – a danno di cittadini italiani, e rimasti e destinati a rimanere per sempre impuniti. Vogliamo ricordarne qualcuno?</p>
<p style="text-align: justify;">“L&#8217;incidente” di Ustica: nonostante tutte le cortine di fumo e i depistaggi sollevati, si sa benissimo come sono andate le cose: il DC9 dell&#8217;Itavia fu abbattuto dal missile lanciato da un aereo da caccia americano che inseguiva un velivolo libico.</p>
<p style="text-align: justify;">“L&#8217;incidente” del Cermis: i cavi della teleferica furono tranciati da un aereo da ricognizione statunitense tipo “prowler” i cui piloti, quattro <em>cow boys</em> ubriachi, si erano messi a fare pericolose evoluzioni a bassa quota. Le autorità americane si sono rifiutate di consegnare all&#8217;Italia i quattro assassini identificati con certezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Poco tempo dopo la strage del Cermis, in un albergo di Roma scoppiò un incendio causato da due turiste americane che provocò la morte di quattro persone. Le due donne ubriache fradice avevano buttato dei mozziconi accesi in un cestino che avevano riempito di carta e dove avevano versato il contenuto di una bottiglia di whisky. Alla polizia italiana fu consentito di indagare (ossia mettere il sale sulla coda) solo dopo che l&#8217;ambasciata <em>yankee</em> di via Veneto ebbe provveduto a rimpatriare le due assassine in tutta fretta.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;omicidio per errore del funzionario italiano in Irak Nicola Calipari, freddato a un posto di blocco da un <em>marine </em>dal grilletto facile. Anche in questo caso le autorità <em>yankee</em> si sono rifiutate di consegnare il responsabile a quelle italiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Il caso più vergognoso, più umiliante per chi ha il senso della giustizia e vorrebbe che questa nostra disgraziata Italia non fosse così bassamente asservita al dominatore d&#8217;oltreoceano, è stato con ogni probabilità il delitto di Perugia. Qui, durante una festicciola di <em>halloween</em> a base di sesso, alcool e forse meno naturali e più stupefacenti ingredienti, una studentessa inglese, Meredith Kercher è stata uccisa, forse per aver resistito a un tentativo di stupro, dai suoi “amichetti”, l&#8217;ivoriano Rudy Guede, l&#8217;italiano Raffaele Sollecito e l&#8217;americana Amanda Knox.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/civilta-americana-scritti-sugli-stati-uniti-1930-1968/9046" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7982" style="margin: 10px;" title="civilta-americana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/civilta-americana1-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Come era prevedibile, dopo che Amanda e Raffaele sono stati condannati in primo grado, in attesa del processo di appello, negli Stati Uniti si è scatenata un&#8217;enorme pressione mediatica, Amanda Knox è diventata un&#8217;eroina, una novella Giovanna D&#8217;Arco di cui si invocava la liberazione a tutti i costi. E&#8217; intervenuto persino il Segretario di Stato, l&#8217;ex first lady Hilary Clinton. A costei non deve essere parso vero di avere un&#8217;occasione di “mostrare i muscoli” a poco prezzo dopo il fallimento dell&#8217;intervento umanitario in favore di Haiti terremotata (il cervello, quello gli <em>yankee</em> non lo possono mostrare, perché per mostrare qualcosa bisogna averla). Un&#8217;ingerenza della politica nell&#8217;azione giudiziaria che non sarebbe stata tollerabile già all&#8217;interno di un singolo stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla tracotanza americana, è prontamente corrisposto il servilismo italiano, il processo d&#8217;appello è stato una ridicola e umiliante farsa; le prove che avevano determinato la condanna in primo grado (prova chiave il reggiseno di Meredith su cui era stato identificato il DNA di Sollecito) sono comparse in aula irrimediabilmente deteriorate, e così un&#8217;altra assassina a stelle e strisce è stata rimessa in libertà con tutti gli onori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, io vorrei evidenziare che questo atteggiamento di arrogante supponenza che fa sì che gli Stati Uniti non tollerino che lo <em>yankee</em> responsabile delle azioni più infami possa essere chiamato a rispondere davanti a un tribunale estero non dipende da un&#8217;elevata considerazione dei propri cittadini: la “giustizia” americana è una delle più spietate del mondo, che in più di un caso è arrivata a condannare a morte minorenni. No, si tratta di un “principio” diverso, semplicemente i servi, quali ci considerano, non devono avere il diritto di giudicare i padroni.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altra faccia della medaglia della tracotanza americana è ovviamente l&#8217;assoluta mancanza di rispetto per la sovranità altrui. Non ho purtroppo sottomano il numero preciso degli “interventi” di tipo militare fatti senza dichiarazione di guerra nello spazio territoriale altrui dagli Stati Uniti dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi: dal Vietnam all&#8217;Afghanistan, da Grenada all&#8217;Irak, Cuba, Santo Domingo, Serbia, Cambogia, Libia, un po&#8217; dappertutto, seminando allegramente bombe e napalm, ma è un numero che certamente si scrive con tre cifre.</p>
<p style="text-align: justify;">Non parliamo naturalmente di embarghi, sabotaggi, atti di pirateria informatica, quelli proprio non si contano, come l&#8217;ultimo recentissimo contro l&#8217;Iran. Il concetto di base che ispira la politica americana è che questo pianeta nella sua interezza non è altro che una periferia degli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli USA, l&#8217;abbiamo visto, i trattati internazionali sono pezzi di carta, a cominciare da quelli di estradizione, e se non tollerano che il peggior criminale a stelle e strisce compaia davanti a un tribunale straniero, non si sono a loro volta mai fatti scrupolo di sottoporre a processi (farsa, naturalmente) neppure capi di stato stranieri rei di svolgere una politica contraria ai loro interessi tutte le volte che sono riusciti a mettere loro le mani addosso: Karl Doenitz, Slobodan Milosevic, Saddam Hussein, per fare qualche nome; esemplare il caso di Slobodan Milosevic, il presidente serbo che gli assassini a stelle e strisce non hanno avuto il coraggio di portare nell&#8217;aula di un tribunale internazionale dove egli avrebbe avuto modo di denunciare la vilissima aggressione NATO contro il proprio Paese, e si è preferito avvelenare in carcere. Analogamente Muhammar Gheddafi è stato vittima di una “esecuzione preventiva”.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può constatare non senza amara ironia che l&#8217;unico straniero che la “giustizia” americana ha rinunciato a perseguire in quanto capo di stato estero, è stato Joseph Ratzinger che in quanto presidente della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant&#8217;Uffizio) ha insabbiato le numerose segnalazioni sui preti pedofili negli Stati Uniti e altrove, poiché mentre il procedimento era in corso, lo stesso è diventato papa Benedetto XVI.</p>
<p style="text-align: justify;">Io personalmente ritengo che il totale, umiliante servilismo nei confronti del moloc americano da parte dell&#8217;Italietta democratica e antifascista nata dal tradimento dell&#8217;8 settembre 1943, sia una delle nostre maggiori vergogne nazionali. La cosa sarebbe forse meno umiliante se questo atteggiamento fosse limitato alla classe politica, che tutti indistintamente sappiamo composta di intrallazzatori e disonesti. Purtroppo le cose non stanno così.</p>
<p style="text-align: justify;">Anni fa mi è capitato di ascoltare un&#8217;intervista televisiva a una certa signora presentatrice e conduttrice di <em>reality show</em> che molto appropriatamente risponde al nome di S. Ventura (cioè sfortuna, iella, disgrazia). Costei, con l&#8217;espressione gioiosa tipica di un personaggio mediatico che sta per dire una colossale stupidaggine, ha dichiarato di amare l&#8217;America e di aver insegnato ai suoi figli ad amarla. I miei genitori, persone di certo molto meno <em>trendy </em>(perché anche la nostra lingua si sta imbastardendo) della signora Sventura, mi hanno insegnato ad amare l&#8217;Italia, e io ho insegnato la stessa antiquata cosa ai miei figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, non si tratta certo di un caso isolato: da tutto il sistema mediatico spande una nauseante americanofilia. Ricordo ad esempio un irritante piagnisteo da parte di una trasmissione televisiva altre volte seria, “Super Quark”, in un servizio sullo sbarco in Normandia, sui poveri giovanottoni <em>yankee</em> morti “per la nostra libertà”. Che lo sbarco in Normandia sia stata un&#8217;operazione mal preparata e mal condotta che senza l&#8217;enorme sproporzione delle forze in campo, si sarebbe risolta in un disastro per i nemici dell&#8217;Europa, questo è un fatto, ma i <em>nostri </em>caduti dove li mettiamo? Gli eroi di El Alamein o i ragazzi della RSI che nel 1944 sfondarono le linee angloamericane in Garfagnana (un successo che non fu possibile sfruttare per mancanza di riserve), e i civili, i bambini vittime del bombardamento di Gorla, gli infoibati dell&#8217;Istria e della Venezia Giulia; non sono degni che su di loro si versi neppure una lacrima?</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, questo è ancora il minimo. Pensiamo al danno enorme rappresentato dall&#8217;americanizzazione, cioè dall&#8217;imbarbarimento della nostra cultura e del nostro stile di vita. A una civiltà più che bimillenaria si sta sostituendo una “cultura” rudimentale, infantile, fracassona e irrimediabilmente stupida.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un caso che il titolo di questo articolo richiami il famoso pamphlet della non rimpianta Oriana Fallaci <em>La rabbia e l&#8217;orgoglio</em> scritto all&#8217;indomani dell&#8217;attentato dell&#8217;11 settembre 2011, e della bella risposta datale da Franco Cardini: <em>La paura e la vergogna </em>che ne smontava le paturnie americanofile. E come dimenticare il bel saggio di Maurizio Blondet <em>Auto-attentato in USA</em>, un bellissimo esempio di autentico giornalismo investigativo che illustrava bene i molti indizi che fanno ritenere inverosimile l&#8217;attribuzione dell&#8217;attentato ai terroristi islamici e lasciano intravvedere invece lo zampino della CIA e del Mossad israeliano. Saggio che costò a Blondet il suo lavoro come giornalista de “L&#8217;avvenire”, a riprova del fatto che in democrazia si può propalare qualsiasi sciocchezza delirante, ma se si osa dire la verità, te la fanno pagare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo con disgusto all&#8217;indomani dell&#8217;attentato, una grande manifestazione capeggiata a Roma dagli allora leader del centrodestra (e a quel tempo solidamente alleati) Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, dove le poche bandiere italiane sembravano quasi contaminate, infettate in mezzo al profluvio di stracci a stelle e strisce e stelle di David. Poco dopo, arrivò la dichiarazione dell&#8217;allora leader dell&#8217;opposizione di centrosinistra, Francesco Rutelli, a dire del quale i due non erano stati abbastanza pronti nel presentare agli Stati Uniti la solidarietà italiana. Centrodestra e centrosinistra competevano in un&#8217;umiliante gara di servilismo.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa più ironica, però, è che questi ipervitaminizzati superuomini <em>yankee</em> che si credono i padroni del mondo, in realtà non sono padroni di un bel nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Avete presente la metafora biblica del possente toro condotto al pascolo da un fanciullo? In realtà non è un&#8217;impresa così difficile, perché la cartilagine nasale dei bovini è molto sensibile, e basta un anello infisso in essa, e una corda legata all&#8217;anello, e l&#8217;animale per non sentire dolore seguirà anche una lieve trazione. L&#8217;anello al naso del toro USA è la <em>lobby</em> ebraica americana; nessun politico <em>yankee</em> può sperare di fare carriera se non si dimostra uno zelante sostenitore dei suoi interessi, essa non ha solo un immenso potere economico, ma il controllo monopolistico dei <em>media</em>, a cominciare da Hollywood che ne è totalmente asservita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il colosso americano è in realtà un burattino che il burattinaio circonciso può manovrare come vuole. Se ne accorse in maniera drammatica alcuni anni fa una ragazza americana, Rachel Corrie, che lavorava come cooperante in Palestina. In occasione di un&#8217;ennesima distruzione di un villaggio palestinese da parte dei corazzati israeliani, si mise davanti a un carro armato sperando di ostacolare lo scempio contro la popolazione inerme nell&#8217;illusione che la sua qualità di cittadina americana l&#8217;avrebbe protetta. Una raffica di mitragliatrice di un <em>Merkava </em>la tolse di mezzo. Ovviamente, il suo assassinio a freddo ebbe pochissima eco sui media internazionali e nessuna su quelli americani.</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro il tracotante e decerebrato predominio americano, chiediamoci chi sono i veri padroni di questo pianeta.</p>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 11:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Credere nell'Europa, nella sua civiltà, nei destini profondamente interrelati dei popoli che la compongono, volere che essi abbiamo un futuro, non significa credere nella UE; al contrario, occorre essere consapevoli che la UE è uno strumento nelle mani del grande capitale finanziario internazionale con la testa e il cuore a Washington per asservire e distruggere]]></description>
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<p style="text-align: justify;">La crisi economica che stiamo vivendo ha radici lontane, ma per riuscire a capirlo come per prevederne le conseguenze, è necessaria una premessa di ordine metodologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo celebre saggio <a title="Congetture e confutazioni" href="http://www.libriefilm.com/congetture-e-confutazioni-lo-sviluppo-della-conoscenza-scientifica/10154" target="_blank"><em>Congetture e confutazioni</em></a>, il filosofo Karl Popper individua tre pseudo-scienze al disotto dei requisiti minimi di scientificità: l’astrologia, la psicanalisi, il marxismo inteso come (presunto) metodo di analisi storico-sociologica. A mio parere, a questo elenco andrebbe aggiunta anche una quarta pseudo-scienza, l’economia, la “scienza economica” come viene comunemente intesa. Essa si fonda su due premesse assolutamente erronee che il più delle volte sono sottintese guardandosi bene dall’enunciarle apertamente, esse sono:</p>
<p style="text-align: justify;">1. L’oggetto dell’economia è qualcosa di oggettivo, esterno alle comunità umane, un po’ come l’oggetto della meteorologia.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Esiste qualcosa che si può definire come l’interesse complessivo della/delle società. Quest’ultimo è il vecchio dogma del liberismo, mai dimostrato e tuttavia pecorescamente accettato come una verità di fede, della “mano invisibile” fantasticata (o delirata) da Adam Smith, che armonizzerebbe gli interessi individuali in un bene collettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ necessario ribadire che:</p>
<p style="text-align: justify;">1. L’economia è sempre il prodotto dei comportamenti umani.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Gli interessi umani (dei singoli e dei gruppi) possono essere, e il più delle volte sono, in conflitto. Può succedere ad esempio che una ristretta <em>élite</em> oligarchica danneggi l’intera società in vista del proprio potere e interesse personali e/o di ceto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le fumosità e il linguaggio criptico, finto-tecnico degli pseudo-scienziati economisti servono precisamente a nascondere queste due verità che una volta enunciate con chiarezza si rivelano semplici e ovvie.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi economica che stiamo attraversando viene da lontano, da molto più lontano di quanto penseremmo, e il fatto che sia esplosa negli ultimi anni non è per nulla casuale: è stata voluta, provocata, pianificata a tavolino con un&#8217;accurata scelta dei tempi, e le misure prese “per farvi fronte” produrranno risultati molto diversi da quelli che si proclama di voler ottenere.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo in prima battuta quale è stato l&#8217;innesco della crisi, tenendo presente che l&#8217;esplosivo da far detonare è stato accumulato e piazzato molto, molto tempo prima, una vicenda che, se considerata isolatamente, appare assurda e paradossale, ma che una volta collocata nel giusto contesto rivela una logica molto precisa.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto sembra essere cominciato nel 2008 con lo scoppio della “bolla speculativa” dei mutui <em>subprime </em>negli Stati Uniti. In poche parole, questo termine indica i mutui concessi con larghezza dalle banche statunitensi a clienti che non offrivano sufficienti garanzie (e in questo si differenziavano dai mutui <em>prime </em>concessi a clienti solvibili), questi ultimi sono diventati ben presto crediti inesigibili o, come si dice nel linguaggio finanziario-bancario, <em>sofferenze</em>, che a questo punto le banche americane hanno trasformato in prodotti finanziari, i cosiddetti <em>derivati</em>, più tardi riconosciuti come <em>prodotti tossici </em>che le banche americane hanno venduto a quelle europee che a loro volta le hanno girate ai propri clienti presentandoli come forme d&#8217;investimento, con un certo margine di rischio ma con rendimenti interessanti.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà si trattava di scatole vuote scambiate con denaro contante e sonante. Molti, moltissimi risparmiatori (e perlopiù non si è trattato di grossi investitori, ma di piccoli risparmiatori, gente che <em>si fida</em> della banca perché non ha accesso ad altre forme d&#8217;informazione sull&#8217;andamento dei mercati finanziari) hanno visto svanire di colpo nel nulla i risparmi di una vita. In pratica, negli ultimi quindici-venti anni gli statunitensi hanno perlopiù vissuto al di sopra dei loro mezzi e della loro capacità produttiva. Ora, con un&#8217;abile partita di giro-presa in giro, il conto del loro scialacquio è stato presentato anche (e soprattutto) agli europei.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-9160" style="margin: 10px;" title="draghi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/draghi.jpeg" alt="" width="290" height="174" />Le conseguenze maggiori, però, non si sarebbero viste subito, ma da lì a tre-quattro anni, cioè adesso. Come era prevedibile, infatti, la crisi di liquidità ha avuto ricadute sull&#8217;economia reale. La mancanza di liquidità, quindi della possibilità per le imprese di compiere investimenti, ha portato alla contrazione delle attività produttive e dei posti di lavoro, cioè in pratica si è innescata una spirale recessiva, per l&#8217;ovvio motivo che una contrazione della domanda dovuta al fatto che quando si va incontro a una riduzione dei propri introiti o addirittura alla perdita del posto di lavoro, si cerca di ridurre i consumi, e in questo modo il mercato tende sempre più a restringersi. Questa spirale recessiva è stata favorita, guarda caso, dall&#8217;introduzione dell&#8217;euro, cioè dalla rinuncia degli stati nazionali europei a esercitare un controllo sulla moneta.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto occorre fare, come in ogni storia poliziesca che si rispetti, un passo indietro. Possibile che le banche europee non fossero consapevoli, acquistando e rivendendo i <em>derivati </em>USA, di truffare i loro clienti? Di cedere loro delle scatole vuote in cambio dei risparmi di una vita? Ma vogliamo scherzare? Quella è gente che ne mastica di economia e di finanza. C&#8217;era pure stata pochi anni prima l&#8217;esperienza dei <em>bond </em>argentini! Volendo essere cattivi, ritenendo che l&#8217;attuale crisi sia stata voluta e pianificata, si può pensare che quello dei <em>bond </em>argentini, dove già il denaro dei risparmiatori era scomparso inghiottito in una voragine senza fondo, sia stato un esperimento pilota in vista dello scatenamento di una crisi di ben maggiori proporzioni, come è stata quella innescata dai mutui <em>subprime</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quali ragioni vi sono per pensare che questa crisi in cui si dibattono le economie europee, e che – cosa del tutto ovvia – ha colpito in maniera più dura quelle più deboli: Grecia, Portogallo, Spagna, Italia, Irlanda, sia stata voluta e programmata a tavolino? La prova più chiara in tal senso si desume dal fatto che tutte le misure imposte ai singoli stati (che con il diktat del Trattato di Lisbona firmato dalle classi politiche degli stati europei nonostante le opinioni espresse dai popoli là dove è stato sottoposto a referendum, ma perlopiù, ed è anche il caso italiano, sottoscritto senza consultarli e sostanzialmente a loro insaputa, hanno ceduto gran parte della propria sovranità) “per superare la crisi” puntano nella direzione delle privatizzazioni, della globalizzazione dell&#8217;economia, della riduzione del potere residuo degli stati nazionali, dell&#8217;eliminazione dello stato sociale, del far pagare all&#8217;economia reale e alle classi lavoratrici i debiti del sistema bancario-finanziario, dello scuoiare i popoli per salvare le banche, e certamente non possono produrre altro che recessione, aggravare la crisi stessa, ma visibilmente costituiscono un ulteriore passo in avanti nella realizzazione di quel piano Kalergy di cui gli eurocrati si ostinano a negare l&#8217;esistenza dopo aver sbattuto in galera Gert Honsik per averlo rivelato, ma la cui sistematica attuazione abbiamo sotto gli occhi giorno dopo giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vogliono far credere che la via d&#8217;uscita alla crisi possa consistere nelle privatizzazioni, nello smantellamento dello stato sociale, nell&#8217;accentuazione della spinta all&#8217;economia globalizzata in modo che gli stati nazionali non possano in alcun modo erigere delle barriere di protezione a tutela delle economie più fragili, in definitiva nel trasferimento di tutto il potere economico nelle mani del grande capitale bancario-finanziario, cioè in definitiva dei grandi usurai internazionali. Possiamo davvero credere che costoro useranno il potere accaparrato in questo modo per il bene della società (delle società) nel suo (loro) complesso? Siamo davvero così ingenui o stupidi fino a questo punto?</p>
<p style="text-align: justify;">Qui tocchiamo veramente i limiti di quello che è stato chiamato il pensiero unico. In poche parole, dopo il crollo dell&#8217;Unione Sovietica e dei regimi comunisti, come se quella fosse stata l&#8217;unica forma di socialismo concepibile e possibile, si è imposta la convinzione della bontà del liberismo in campo economico, la convinzione che per far progredire le economie occorra arricchire sempre più i ricchi e impoverire sempre più i poveri; una rinnovata fede nella “mano invisibile” delirata da Adam Smith, secondo il quale lasciando agire il “libero mercato” senza freni né controlli, né contrappesi, per un miracolo di recondita armonia si finirebbe per realizzare l&#8217;interesse di tutti. E&#8217; chiaro che questa specie di nuova mistica che si cerca di inocularci non ha nessunissima base, e la “mano invisibile” sta dimostrando piuttosto la sua efficacia nello strangolare le società.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; invece visibile che i provvedimenti che dovremmo adottare per uscire da questa crisi sono esattamente il contrario di quelli che la BCE impone agli stati nazionali e che non potranno che rendere la crisi più grave (per essere sicuri che non possiamo trovare scampo, gli eurocrati della BCE sono arrivati al punto di “commissariare” uno stato nazionale come l&#8217;Italia, che come dimensioni e importanza non è esattamente Malta o Cipro, e diciamolo chiaro, Mario Monti non è altro che un commissario impostoci dalla BCE, a riprova che con il Trattato di Lisbona la nostra sovranità è stata svenduta senza dircelo).</p>
<p style="text-align: justify;">Per prima cosa, occorrerebbe abolire l&#8217;euro. Questa moneta-trappola non significa altro che la rinuncia degli stati nazionali ad esercitare un controllo sulla valuta. Il ritorno alle monete nazionali sarebbe il primo passo, ma ovviamente non basta. Bisogna invertire il <em>trend </em>alle privatizzazioni. Nessuna privatizzazione ha mai migliorato la situazione economica se non in termini di liquidità immediata, è come vendere i gioielli di famiglia, ed è un chiodo in più sulla nostra bara. Sarebbe necessario anche nazionalizzare le banche e cambiare radicalmente il sistema fiscale.</p>
<div id="attachment_9158" class="wp-caption alignleft" style="width: 239px"><img class="size-medium wp-image-9158" title="Marinus van Reymerswaele, Usurai (circa 1540), Firenze, Museo Stibbert." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/usurai1-229x300.jpg" alt="Marinus van Reymerswaele, Usurai (circa 1540), Firenze, Museo Stibbert." width="229" height="300" /><p class="wp-caption-text">Marinus van Reymerswaele, Usurai (circa 1540), Firenze, Museo Stibbert.</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aumento della pressione fiscale, lo sappiamo bene, è il metodo più facile e più usato dagli stati per fare fronte ai debiti, ma esso, oltre allo scontento dei cittadini, può provocare recessione, perché con meno denaro a disposizione, i consumi si riducono, e con essi la produzione, cala la competitività delle aziende, e i posti di lavoro sono a rischio sempre maggiore, in una spirale dalla quale è difficile trovare una via d&#8217;uscita.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, la strada per evitare di cadere in questa trappola sarebbe relativamente semplice: colpire con l&#8217;imposizione fiscale i redditi più alti non sarebbe solo eticamente giusto, ma anche economicamente conveniente, perché mentre i redditi medio-bassi perlopiù si traducono in consumi che non è possibile non deprimere se si aumenta l&#8217;imposizione fiscale, la frazione dei redditi alti, specie dei super redditi destinata ai consumi è marginale, ed essi vengono perlopiù capitalizzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorrerebbe l&#8217;introduzione di una consistente imposta patrimoniale che colpisca soprattutto i grossi patrimoni. Di più, un&#8217;imposta di questo genere non dovrebbe essere un&#8217;<em>una tantum</em>, ma dovrebbe entrare stabilmente nel nostro sistema fiscale. Occorrerebbe spostare l&#8217;imposizione fiscale dal reddito al patrimonio. Ciò avrebbe il vantaggio di rendere più efficace la lotta all&#8217;evasione fiscale, perché si occulta molto più facilmente un reddito che una proprietà.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; ovvio, assolutamente ovvio che il governo Monti non farà nulla di tutto questo, e che la BCE vigilerà per impedire l&#8217;introduzione di misure simili in un qualsiasi stato europeo, al contrario, tutti i provvedimenti che “lor signori” adotteranno serviranno a (sono calcolati per) spingere noi e le altre nazioni europee sempre più velocemente verso il baratro.</p>
<p style="text-align: justify;">Io non so se ci avete fatto caso, ma una parola ormai scomparsa da una decina d&#8217;anni dal gergo politico dopo essere stata ripetuta per decenni in maniera martellante, è “europeismo”. All&#8217;Europa come aspirazione abbiamo smesso di crederci perché è diventata un fatto, oppure è invece diventato evidente che questo termine non significa nulla se non abbiamo le idee chiare di quale Europa stiamo parlando, e come?</p>
<p style="text-align: justify;">Un punto è e deve essere assolutamente chiaro: credere nell&#8217;Europa, nella sua civiltà, nei destini profondamente interrelati dei popoli che la compongono, volere che essi abbiamo un futuro, non significa credere nella UE; al contrario, occorre essere consapevoli che la UE è uno strumento nelle mani del grande capitale finanziario internazionale con la testa e il cuore a Washington per asservire e distruggere i popoli europei, per trasformare l&#8217;Europa in una periferia degli Stati Uniti dominata dalla legge del mercato e dal “pensiero unico” liberista-democratico e ibridata, indebolita nella sua sostanza umana anche dal punto di vista etnico. Non c&#8217;è scampo, <em>tertium non datur</em>, essere per l&#8217;Europa significa essere contro la UE.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa crisi, dicevo, arriva da lontano, ma difficilmente ci rendiamo conto da quanto lontano. Nel corso del mezzo secolo all&#8217;incirca che va dalla conclusione della seconda guerra mondiale al crollo dell&#8217;Unione Sovietica, nell&#8217;era della Guerra Fredda, l&#8217;Europa è stata spartita fra le due superpotenze allora esistenti, ma bisogna anche riconoscere che, almeno in una certa misura, Stati Uniti e Unione Sovietica si neutralizzavano a vicenda, e gli effetti più deleteri del predominio americano sull&#8217;Europa e sul nostro intero pianeta hanno potuto dispiegarsi in tutta la loro ampiezza solo negli ultimi vent&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: justify;">La potenza americana, a sua volta, però non è che un proconsolato dietro il quale sta il potere del grande (per meglio dire, enorme) capitale anonimo, dell&#8217;alta finanza internazionale che mira e ha sempre mirato al dominio  mondiale incontrastato, perché non è possibile separare l&#8217;economia dalla politica, la ricchezza dal potere. E&#8217; qui che bisogna guardare se vogliamo capire le tragedie che hanno colpito il nostro continente e il nostro pianeta nell&#8217;ultimo secolo, a cominciare dalle due guerre mondiali.</p>
<p style="text-align: justify;">Che la prima guerra mondiale sia stata voluta dalla Gran Betagna, progettata nella <em>City </em>londinese allo scopo di stroncare la concorrenza che l&#8217;espansione dell&#8217;industria tedesca faceva all&#8217;ormai obsoleto sistema industriale britannico, è un fatto accertato, dimostrato con larghezza di prove, e a questo riguardo, vi rimando al mio saggio <em>Il grande equivoco</em> pubblicato sul n. 70 de “L&#8217;uomo libero” (ma reperibile anche in internet) di cui vi raccomando caldamente la lettura; anche se nel corso della prima fase (1914-1918) e ancor più nella seconda (1939-1945) della loro impresa criminosa, gli squali britannici dovettero passare la mano ai loro – ancora  peggiori – complici statunitensi.</p>
<p style="text-align: justify;">Come per la prima, anche per la seconda guerra mondiale, la responsabilità è stata fatta ricadere interamente sulla Germania provocando sistematicamente le “aggressioni” tedesche facendo sistematicamente vessare dai governi vassalli cecoslovacco e polacco le popolazioni tedesche dei Sudeti e della Prussia occidentale, date loro in ostaggio con gli innaturali confini stabiliti a Versailles nel 1919, ma il motivo vero del più spaventoso conflitto della storia umana è presto detto: una nazione che rifiuta di indebitarsi fa infuriare gli usurai.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto possa sembrare strano, abbiamo a suffragio di ciò le esplicite ammissioni dei responsabili, a cominciare da Winston Churchill che nel 1960 dichiarò:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Il delitto imperdonabile della Germania prima della Seconda Guerra Mondiale fu il suo tentativo di sganciare la sua economia dal sistema di commercio mondiale, e di costruire un sistema di cambi indipendente di cui la finanza mondiale non poteva più trarre profitto”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Gli fa eco uno storico della seconda guerra mondiale, il generale J. P. C. Fuller:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Non fu la politica di Hitler a lanciarci in questa guerra. La ragione fu il suo successo nel costruire una nuova economia crescente. Le radici della guerra furono l’invidia, l’avidità e la paura”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Nel 1992, il segretario agli esteri statunitense James Baker ha poi precisato che:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“La guerra [la seconda guerra mondiale] era solo una misura economica  preventiva”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente, dopo il conflitto c&#8217;è stato un intoppo, la Guerra Fredda ha imposto all&#8217;assoggettamento dell&#8217;economia planetaria all&#8217;alta finanza, cioè <em>all&#8217;usura</em> internazionale uno stop di mezzo secolo, ma da allora la spoliazione delle ricchezze mondiali e dei popoli europei è ripresa alla grande, e lo pseudo-europeismo della UE ne è lo strumento principale.</p>
<p style="text-align: justify;">La riduzione alla fame del Terzo Mondo, di quelli che ancora oggi con macabra ironia si continuano a chiamare i “Paesi in via di sviluppo” ha poi il vantaggio di provocare l&#8217;immigrazione verso l&#8217;Europa di milioni di disperati, e il vantaggio per gli usurai che vogliono strangolarci è duplice: destabilizzare la situazione economica e politica degli stati europei, e minarne la compattezza etnica in modo da renderli più facilmente manovrabili.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-9159" style="margin: 10px;" title="prodi-monti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/prodi-monti.jpeg" alt="" width="274" height="184" />Quello che in questo contesto per molti sarà un enigma incomprensibile, è l&#8217;atteggiamento della sinistra, o di ciò che passa per tale. Per limitarci a considerare il caso italiano, essa ha portato ai vertici dello stato italiano gli uomini della Goldman-Sachs e del Bilderberg, i valletti del capitalismo finanziario internazionale: Romano Prodi, Tommaso Padoa Schioppa, Mario Draghi e oggi Mario Monti, mostrando uno spirito di collaborazione, un servilismo totale verso quello che in teoria, molto in teoria dovrebbe essere il nemico di classe. Walter Veltroni, già candidato premier del centrosinistra è di un filoamericanismo, di un&#8217;adorazione del <em>moloc</em> americano che è sconvolgente, e nel corso della campagna elettorale 2008 dichiarò che “la lotta di classe non esiste”; un po&#8217; come se; non vogliamo dire il papa, diciamo il presidente della CEI avesse dichiarato che il vangelo è una massa di stupidaggini, senza provocare nel proprio <em>entourage</em> nemmeno un moto di stupore. D&#8217;altronde ricordiamo che fu il governo del “compagno” Massimo D&#8217;Alema a permettere alla NATO di usare il territorio italiano come base per la vilissima aggressione contro la Serbia.</p>
<p style="text-align: justify;"> Certo il piano Kalergy ha elementi che a sinistra possono apparire logicamente attraenti: è il progetto del mondialismo, della totale ibridazione della scomparsa dei popoli e delle culture, ma il fatto che esso sia totalmente a favore del grande capitalismo finanziario più rapace che possiamo concepire, non dovrebbe provocare almeno qualche resistenza? Se avete dubbi di questo genere, allora non avete capito per nulla cosa è la sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">È sempre esistito il tipo del “compagno” di estrazione alto ma anche medio o piccolo borghese per il quale ostentare “apertura verso il proletariato” costituiva/costituisce una forma di snobismo, quel che si chiama o forse un tempo si aveva il coraggio di chiamare <em>radical-chic</em>, ma per lunghissimo tempo è stato un tipo nettamente minoritario rispetto al classico proletario di estrazione operaia opportunamente sindacalizzato. Oggi le proporzioni numeriche sembrano essersi capovolte, e se andiamo a vedere chi sono e cosa pensano “i compagni”, troviamo molto pacifismo, mondialismo, femminismo, una spruzzata di “no global”, di ambientalismo, di misticismo <em>New Age, </em>diritti dei gay, molto odio antifascista (verso di noi, è chiaro, indipendentemente dal fatto che per ragioni anagrafiche legami col fascismo storico non ce ne possono essere), e i problemi delle classi lavoratrici vengono all&#8217;ultimo, all&#8217;ultimissimo posto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, come e perché si è verificata questa “mutazione genetica” o quanto meno mutazione antropologica, anche questo non è di sicuro un mistero. All&#8217;analisi di questo fenomeno ho dedicato ampio spazio nell&#8217;articolo <a title="Oltre la destra e la sinistra" href="http://www.centrostudilaruna.it/oltre-la-destra-e-la-sinistra-2.html" target="_blank"><em>Oltre la destra e la sinistra</em></a> pubblicato sul sito del Centro Studi La Runa e altrove (non è per autocitarmi, ma per non dovermi ripetere troppo spesso), vediamo di ripetere qui la questione in forma più succinta, anche se vi rimando alla lettura dell&#8217;articolo suddetto; un&#8217;analisi che ho svolto riguardo alla società italiana, ma che certamente trova rispondenze anche altrove. Tutto parte dalla data fatidica del &#8217;68, e un evento quello della cosiddetta contestazione sulla quale ancora oggi esiste una marea di equivoci.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1968 gli studenti delle università dalle quali partì la contestazione, erano ancora nettamente di estrazione altoborghese, ma erano premuti alle spalle dalla scolarizzazione di massa che, già estesa alle scuole medie e alle superiori, stava per portare negli atenei una popolazione molto più variegata in termini di estrazione sociale, che avrebbe loro reso molto più difficile, e sicuramente non automatico riprodurre la posizione sociale dei loro genitori: c&#8217;era il rischio che il progetto insito nella riforma gentiliana di una scuola selettiva tendente a far avanzare i migliori a prescindere dalla condizione sociale d&#8217;origine che, per l&#8217;arretratezza dell&#8217;Italia di anteguerra non aveva potuto trovare che un&#8217;attuazione molto larvata, si traducesse in realtà, che capacità e merito l&#8217;avessero vinta sulla condizione sociale d&#8217;origine.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanti piccoli Metternich travestiti da Robespierre e Filippo Buonarroti si rivoltarono contro la “scuola selettiva” gentiliana, con l&#8217;ovvio risultato che la selezione cacciata da una scuola che distribuiva/distribuisce titoli di studio inflazionati, si è ripresentata nella società sotto forma di appartenenze familiari, amicizie, raccomandazioni, tessere di partito, magari affiliazione a clan mafiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si concretizzò un <em>pactum sceleris</em> fra i “contestatori” e i partiti di sinistra, vantaggioso per entrambi. In cambio di una certificazione di autenticità marxista data ai nuovi piccoli Metternich, questi ultimi ci guadagnarono una robusta iniezione di ideologia marxista nella cultura e nella società, una futura classe di <em>apparatcik</em>, un controllo in molti importanti gangli della società, dalla magistratura all&#8217;informazione, alla pubblica istruzione, un quasi-monopolio davvero prezioso dei “compagni” per infettare con la loro ideologia le persone nel momento più delicato della loro formazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi ci ha rimesso, sono state le classi lavoratrici che hanno perso un&#8217;importante occasione di promozione sociale per i loro figli, e l&#8217;Italia nel suo complesso, privata della possibilità di avere una classe dirigente all&#8217;altezza delle sfide dei nostri tempi, che si è vista imporre una democrazia che è ogni giorno di più il dominio dei mediocri e dei peggiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, a ben guardare, la storia della sinistra internazionale è costellata di simili “stranezze”. Negli anni &#8217;30 l&#8217;ascesa al potere del nazionalsocialismo in Germania attirò l&#8217;odio di Wall Street contro i Tedeschi, di fatto diede il via alla preparazione della seconda guerra mondiale: negli stessi anni, i <em>media </em>controllati dal grande capitale non profondevano altro che simpatia per l&#8217;Unione Sovietica e il regime di Stalin sul punto di trasformarsi – a loro dire – nella più liberale delle democrazie.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1939 l&#8217;attacco della Germania alla Polonia, che Inghilterra e Francia avevano indotto i Polacchi a provocare in ogni modo, indusse le democrazie occidentali a scatenare il più spaventoso conflitto della storia umana pur di estirpare il nazionalsocialismo, eppure l&#8217;attacco sovietico alle spalle alla Polonia già impegnata contro i Tedeschi non modificò in alcun modo le relazioni fra Stalin e gli Occidentali, senza contare che poco prima o poco dopo l&#8217;Unione Sovietica invadeva le repubbliche baltiche, toglieva alla Romania la Bessarabia, alla Cecoslovacchia la Rutenia Subcarpatica, e aggrediva la Finlandia, ma a quanto pare a “zio Joe” tutto era concesso dai suoi amici di Wall Street e della City londinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la caduta dell&#8217;Unione Sovietica, quel che rimane oggi del comunismo si rivela strettamente funzionale e grandemente utile al grande capitale internazionale, soprattutto americano, in particolare la Cina con il suo immenso mercato di braccia sfruttate a bassissimo costo per l&#8217;industria <em>yankee</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe perfino nutrire un “orribile” sospetto, che in ultima analisi il socialismo di tipo marxista, destinato invariabilmente a mostrarsi utopico o a partorire mostruosità di tipo sovietico, sia stato creato o comunque usato per prevenire l&#8217;avvento dell&#8217;unico vero socialismo possibile, il socialismo nazionale, ossia una comunità <em>Volksgemeinschaft</em> che decide di difendere il proprio futuro proteggendosi dalla speculazione della grande usura internazionale parassitaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-9155" style="margin: 10px;" title="schiavi-degli-invisibili" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/schiavi-degli-invisibili-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Sicuramente da questa sinistra non possiamo aspettarci altro che appoggio supino alle misure “per fronteggiare la crisi” adottate da coloro che l&#8217;hanno provocata, e “crisi” e misure non sono altro che le due parti della stessa manovra intesa a spogliare i popoli della loro ricchezza a favore di una ristretta classe di speculatori cosmopoliti.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo il coltello puntato alla gola, questa è la verità.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un libro, considerato un classico della fantascienza, che descrive una situazione molto simile a quella che stiamo vivendo, <em><a title="Schiavi degli invisibili" href="http://www.libriefilm.com/" target="_blank">Schiavi degli invisibili</a> </em>di Eric Frank Russell; anche in esso, l&#8217;umanità è tiranneggiata da mostruose creature che ne succhiano le energie; la differenza rispetto al romanzo, è che i nemici reali dell&#8217;umanità non sono invisibili di per sé, ma perché passano per comuni esseri umani.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una frase di questo libro che vi consiglio di meditare, perché indica chiaramente quella che è l&#8217;unica reale possibilità di salvezza:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“L&#8217;ignoranza può essere una benedizione, ma la conoscenza è un&#8217;arma”.</p>
</blockquote>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-coltello-alla-gola.html' addthis:title='Il coltello alla gola ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Squalo divora squalo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 11:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La menzogna è più di uno strumento indispensabile per l'affermazione del comunismo, è, potremmo dire, l'essenza più profonda del comunismo stesso. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/squalo-divora-squalo.html' addthis:title='Squalo divora squalo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Io devo essere grato al Centro Studi La Runa che, oltre a pubblicare i miei lavori più recenti, mi ha permesso di ripresentare alcuni miei scritti degli anni scorsi che non hanno avuto una circolazione adeguata, a condizione che si tratti di argomenti rilevanti e che non abbiamo perso attualità. L&#8217;articolo che segue rientra in pieno in questa casistica. </em><em>L’occasione di redigere questo scritto mi capitò nel 2007, quando mi trovai sottomano un documento dell’IRCI, Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata, redatto sei anni prima e anch’esso circolato in forma quasi clandestina nonostante il suo notevolissimo valore storico; documento che era una risposta al “rapporto” della commissione mista, prima italo-iugoslava, poi italo-slovena pubblicato dal quotidiano “Il Piccolo” di Trieste il 4 aprile 2001, e che era il distillato di ben un decennio di “lavori” della commissione mista che, all’indomani del crollo dei regimi comunisti nelle repubbliche iugoslave come nel resto dell’Europa orientale, aveva il preciso e molto orwelliano scopo di dare la versione ufficiale e definitiva, definitivamente assolutoria per i carnefici della nostra gente sul confine orientale, di quanto vi era successo dall’ottocento alle due guerre mondiali, di chiudere la porta a possibili rivendicazioni e di interdire ulteriori future ricerche, rendendo impossibile una volta di più aprire gli occhi sulle spaventose realtà del totalitarismo comunista e dell’oltranzismo nazionalistico slavo, facendo ricadere la colpa di tutto sugli italiani in quanto allora fascisti (ma anche prima e dopo il regime, “fascisti” in quanto italiani), non si voleva come non si vuole oggi arrivare a una Norimberga del comunismo, neppure in un settore limitato dell’Europa, perché le complicità tra la tirannide colla falce e martello e le “democrazie occidentali”, primo fra tutti il regime <span style="text-decoration: underline;">collaborazionista</span> instaurato in Italia dai vincitori, sono state e sono ramificate ed estese.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dalla stesura del mio articolo quattro anni fa ad ora, diverse cose sono cambiate, ma che non gli hanno tolto validità, ma semmai, paradossalmente, l’hanno rafforzata. Certo, oggi la sinistra, quella che si dice non più comunista, non ha il volto truce e truculento dei tempi andati, è diventata più melliflua, e forse proprio per questo più pericolosa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La novità maggiore di questi ultimi anni è stata probabilmente la confluenza dei sedicenti ex comunisti e dei sedicenti ex democristiani nel PD, partito-museo (o mausoleo) della Prima Repubblica, quasi un’esplicita ammissione che costoro, che sono vissuti per cinquant’anni dell’antagonismo reciproco delle rispettive basi, hanno preso gli Italiani per i fondelli per mezzo secolo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Oggi un governo nato da una congiura di palazzo come sedicente risposta a una crisi economica provocata apposta per spingere sulla strada dell’eliminazione del residuo potere degli stati nazionali, delle privatizzazioni, della globalizzazione, si appresta a liquidare quel che resta dello stato sociale, eredità del fascismo, che per decenni ha garantito il benessere del nostro popolo, e un governo clerico-finanziario sostenuto dalla UE e dalla sinistra si appresta ad allargare le quote d’ingresso degli extracomunitari in Italia in ossequio alle richieste della CEI, con la benedizione di quel vecchio arnese comunista che ingombra le stanze del Quirinale, che ha dichiarato “follia” non dare di corsa la cittadinanza italiana a chicchessia che una donna clandestina scodelli sul nostro suolo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E’ chiaro che si vuole colpire il popolo italiano nella sua sostanza etnica.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non è proprio questo il momento di lasciare nell’ombra gli scheletri nell’armadio comunista.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Fabio Calabrese" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/fabio-calabrese/">Fabio Calabrese</a><em></em></p>
<p>* * *</p>
<p style="text-align: justify;">“Cane non mangia cane”, dice un proverbio, ed è vero, ma ci sono animali ben più feroci dei cani, ad esempio gli squali ed i comunisti, gli uni e gli altri non solo sono ben più pericolosi di un cane anche idrofobo, ma praticano disinvoltamente il cannibalismo ed anche l&#8217;autofagia, ossia il divorare se stessi; uno squalo eccitato dall&#8217;odore del sangue, in preda alla frenesia alimentare, se ha il ventre squarciato, può divorare le proprie viscere; esattamente come nei processi staliniani gli imputati confessavano spontaneamente delitti mai commessi, convinti in tal modo di rendere un servizio “alla causa”, “causa” che poi coincideva con gli umori del pazzo sanguinario insediato al Cremlino, il più grande assassino della storia umana. Squalo divora squalo, comunista sbrana comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">Su ciò non possono esserci dubbi. Chi è stato l&#8217;uomo che ha fatto uccidere più comunisti nel corso del XX secolo? Mussolini no di certo, la sua è stata una dittatura blanda che non ha conosciuto né lager né persecuzioni di massa, e forse a tratti persino troppo generosa con i nemici. Hitler? Pinochet? Certamente no; è stato sempre lui, l&#8217;inarrivabile Josef Vissarionovich Djugasvili, in arte Stalin che ne ha fatti massacrare a decine di milioni; il suo primato è forse insidiato solo da Mao Tse Tung (o Dse Dong) se andiamo a considerare i milioni di cinesi uccisi prima, dopo ma soprattutto durante la cosiddetta “rivoluzione culturale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo lo sappiamo, lo sappiamo da tempo, non rappresenta in alcun modo una novità, ma la storia del comunismo, il vero <span style="text-decoration: underline;">impero del male</span> del XX secolo, (altro che quei <span style="text-decoration: underline;">dilettanti</span> dei nazisti; e di quei bonaccioni dei fascisti che non sono mai riusciti ad andare molto oltre qualche manganellata ed un po&#8217; di olio di ricino, non parliamo proprio!) è un pozzo senza fondo di orrori, e più si scava, più atrocità, una più agghiacciante dell&#8217;altra, vengono alla luce. Tuttavia, quella che vorrei segnalarvi questa volta, è un&#8217;atrocità tutta particolare per il suo significato,  anche nell&#8217;ambito del cannibalismo con la falce e martello (comunisti trucidati da comunisti), e pur situandosi storicamente come un episodio marginale in una mattanza di ben più vaste dimensioni compiuta dai boia con la stella rossa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/foibe.jpg"><img class="alignleft  wp-image-9099" style="margin: 10px;" title="foibe" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/foibe.jpg" alt="" width="349" height="420" /></a>Prima di procedere, però, è opportuna una premessa. Oggi viviamo, sembra proprio, in tempi di revisionismo, un revisionismo strano e schizofrenico nel quale sono proprio gli eredi del comunismo che, con sessant&#8217;anni di ritardo, si recano a rendere un omaggio tardivo alle vittime dei loro padri e dei loro consanguinei ideologici. Ad inaugurare questa “nouvelle vague” revisionista fu nel 2005 Walter Veltroni che venne qui da noi a Trieste a piangere sulla foiba di Basovizza; l&#8217;anno scorso fu Massimo D&#8217;Alema a recarsi in Ungheria a rendere omaggio ai caduti dell&#8217;insurrezione del 1956. Quest&#8217;anno è stato il presidente Napolitano a parlare delle foibe, provocando la reazione isterica di chi ha la coda di paglia lunga un chilometro, della presidenza croata. Ora diciamo chiaro che tutto questo è inaccettabile: costoro glissano in maniera spudorata sul fatto di aver taciuto e mentito per sessant&#8217;anni, peggio, di aver condannato all&#8217;ostracismo, all&#8217;emarginazione, alla demonizzazione politica coloro che osavano dire la verità. Se veramente costoro avessero intenzione di fare ammenda delle nefandezze della loro parte politica, dovrebbero arrivare a ripensamenti di ben altra portata, abbandonare l&#8217;agone politico; invece, in questi termini il “messaggio” suona contraddittorio ed ipocrita: “Vi abbiamo mentito per sessant&#8217;anni, quindi continuate ad avere fiducia in noi!”</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, costoro, che proclamano di aver finalmente compreso gli orrori del totalitarismo “rosso”, continuano ad intrattenere ottimi rapporti con i regimi cinese e cubano dove questi orrori sono realtà presenti ed attuali, a chiara dimostrazione che finché esiste, questo tipo di regime non è e non sarà mai compatibile con il rispetto dei diritti umani: è un esempio eclatante di quel che Jean François Revel chiamerebbe “la conoscenza inutile”, George Orwell avrebbe identificato come bis-pensiero e noi possiamo ad ogni modo definire come “pensare a compartimenti stagni”.</p>
<p style="text-align: justify;">Di più: questo “buonismo” di cui oggi costoro si ammantano, è forse l&#8217;ultima, ben congegnata, mistificazione; se costoro sono “dei buoni”, ecco che gli orrori della loro parte politica sono automaticamente retrocessi ad “errori”, e ci possiamo chiedere se costoro stiano rendendo alle vittime dell&#8217;abominio comunista un tardivo omaggio, o l&#8217;ultimo sottile insulto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può parlare di errori del comunismo, perché il comunismo è stato, è, dove è ancora sciaguratamente al potere, in sé, per sua natura, una macchina totalitaria stritola-uomini. In questo contesto, la storia dei comunisti vittime del comunismo, di coloro che sono stati inghiottiti dalla mostruosità cannibale di cui erano partecipi, non è certo quella che muove a maggiore pietà (“sono andati a cercarsela”, si potrebbe dire), ma probabilmente è la più illuminante sulla reale natura dell&#8217;ideologia folle e sanguinaria che ha cercato di realizzare “il paradiso in terra” su di una montagna di cadaveri.</p>
<div id="attachment_9100" class="wp-caption alignright" style="width: 336px"><img class=" wp-image-9100 " title="Achille Beltrame, copertina de &quot;La Domenica del Corriere&quot;, del gennaio 1944." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/foibe-beltrame.png" alt="Achille Beltrame, copertina de &quot;La Domenica del Corriere&quot;, del gennaio 1944." width="326" height="419" /><p class="wp-caption-text">Achille Beltrame, copertina de &quot;La Domenica del Corriere&quot;, del gennaio 1944.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sarà bene avere chiaro il quadro storico: nell&#8217;imminenza della fine della seconda guerra mondiale e della capitolazione dell&#8217;Asse, da parte comunista, ossia di Stalin e del suo manutengolo jugoslavo Tito, in perfetto accordo con il primo, fu portata avanti un&#8217;operazione, senza dubbio pianificata da lungo tempo a tavolino, di far avanzare il mondo slavo verso occidente ai danni di quello germanico ed italiano, di cancellazione della presenza tedesca ad est del fiume Oder e di quella italiana sulla sponda orientale dell&#8217;Adriatico. Questo significava il massacro a sangue freddo di decine, centinaia di migliaia, milioni di persone, civili non combattenti, in massima parte donne, vecchi e bambini, per costringere gli altri ad abbandonare le loro case e le loro terre fuggendo per salvarsi la pelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima del 1940 vivevano nelle terre tedesche ad est dell&#8217;Oder quindici milioni di persone. Dopo la guerra sono stati contati in Occidente dodici milioni di profughi da quelle regioni; e gli altri tre milioni che fine hanno fatto? Nel febbraio 1945 i Tedeschi riconquistarono temporaneamente il paese di Gumbinnen nella Prussia orientale e si trovarono di fronte scene allucinanti da sconvolgere i più incalliti veterani: cadaveri di vecchi cui era stato dato fuoco dopo averli crocifissi alle porte delle loro case, corpi di donne che erano state lasciate ad agonizzare con il ventre squarciato dopo essere state stuprate innumerevoli volte; i medici della <em>Wehrmacht </em>riscontrarono segni di stupro sui corpicini di bambine di età inferiore a tre anni; insomma, il comunismo nella sua essenza più pura.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle nostre terre la stessa realtà porta un nome che un tempo indicava solo le cavità naturali scavate nella roccia dal dilavamento delle acque, ma che oggi indica l&#8217;epitome dell&#8217;orrore: foibe. Gli assassini jugoslavi con la stella rossa trascinavano le loro vittime, colpevoli solo di essere italiane, sul bordo di questi inghiottitoi naturali che si trovano con frequenza sul Carso, dopo averle legate le une alle altre in fila indiana di solito con il filo spinato; quindi sparavano ai primi della fila che trascinavano gli altri con sé cadendo. In questo modo si risparmiavano le pallottole, mentre molte delle vittime di questo trattamento rimanevano con le ossa rotte sul fondo della foiba ad agonizzare per ore o per giorni.</p>
<div id="attachment_9101" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-9101  " title="Recupero di salme di infoibati" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/recupero-300x300.jpg" alt="Recupero di salme di infoibati" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Recupero di salme di infoibati</p></div>
<p style="text-align: justify;">Quanti italiani furono massacrati nelle foibe? Riuscire a capirlo è importante perché da parte comunista e “sinistra” non solo jugoslava, ma anche italiana (ed è la cosa che fa più schifo) è esistito ed esiste ancora un estesissimo riduzionismo e negazionismo, poiché l&#8217;esistenza delle foibe e degli orrori di cui esse sono state teatro non possono essere negati, la tendenza a ridurre la cosa ad una serie di vendette personali, rese comprensibili, anche se non giustificate, dal clima della guerra. Tutto ciò è assolutamente falso, si trattò di un&#8217;estirpazione dell&#8217;etnia italiana certamente pianificata, dalla sponda orientale dell&#8217;Adriatico, in poche parole, di un <span style="text-decoration: underline;">genocidio.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni anni fa la Slovenia pubblicò un elenco di circa 3.000 infoibati <span style="text-decoration: underline;">nella sola provincia di Gorizia</span> avanzando la ridicola pretesa che questo elenco fosse completo e comprensivo di tutti gli Italiani massacrati dalle bande titine. A smentirli, a smentire queste canaglie cui oggi è stato concesso di entrare nell&#8217;Unione Europea senza nemmeno fare i conti con il loro passato, senza dover rendere alle vittime ed ai loro familiari nemmeno il tributo della memoria, basterebbero le dichiarazioni rilasciate dall&#8217;ex braccio destro di Tito e poi dissidente Milovan Gilas, che quantificò le vittime delle foibe in circa 30.000, aggiungendo con sorprendente candore: “Li ammazzammo, non perché fossero fascisti, ma perché erano italiani”.</p>
<p style="text-align: justify;">Trattandosi dell&#8217;ammissione di uno dei responsabili, ci possiamo aspettare che questa cifra sia sottostimata, non certo sovrastimata; infatti <span style="text-decoration: underline;">i numeri, i puri e semplici numeri</span> parlano un linguaggio ancora diverso. Il censimento del 1921 quantificò in 500.000 gli Italiani viventi nell&#8217;Istria e nella Venezia Giulia di allora, che costituivano circa il 70% della popolazione complessiva. Purtroppo, fra il 1921 ed il 1940, non furono tenuti censimenti, ma è ragionevole supporre che in questo lasso di tempo la popolazione sia cresciuta piuttosto che diminuita. Dopo la guerra si sono contati in Italia 350.000 profughi dalle regioni annesse alla Jugoslavia. Ed i 150.000 che mancano all&#8217;appello? Un&#8217;esigua minoranza, quella che  costituisce la minoranza italiana in quelle che oggi sono la Slovenia e la Croazia riuscì a salvarsi; erano coloro che riuscirono a farsi passare per sloveni o croati; altri saranno deceduti per fatti di guerra, ma una stima prudente delle vittime delle foibe non può scendere al disotto di 70-80.000 unità, e quasi sicuramente il numero reale supera i 100.000 assassinati.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul concetto di “fatto di guerra”, poi occorre intendersi; infatti, ad esempio Zara subì tra il 1943 e la metà del 1945, 37 bombardamenti, di quelli che cambiano la topografia del paesaggio, pur non ospitando né installazioni militari né impianti industriali. “La colpa” di Zara era quella di essere la più importante città italiana della Dalmazia, e la presenza italiana in Dalmazia doveva essere annientata, anche perché essa rivelava la verità, imbarazzante per gli “alleati” occidentali, che con la pace di Parigi del 1919 che aveva poi creato le premesse del secondo conflitto mondiale, la nostra vittoria era stata effettivamente mutilata ed i sacrifici e gli eroismi del Piave e di Vittorio Veneto annullati, negandoci la Dalmazia e Fiume (non fosse stato per l&#8217;impresa dannunziana). La verità è che gli “alleati” occidentali furono conniventi e complici assieme agli assassini comunisti, di atrocità assolutamente analoghe di quelle di cui poi finsero d&#8217;indignarsi tanto a Norimberga, né altrimenti si possono considerare bombardamenti terroristici contro la popolazione civile nel quadro di una “pulizia etnica” chiaramente genocida.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, questo è il quadro storico; vediamo ora le circostanze che hanno portato alla stesura del documento che ci apprestiamo ad esaminare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pentitismo ed il revisionismo che oggi i “compagni” manifestano su queste tematiche è una novità recente ed improvvisa; fino a pochissimo tempo fa, la loro politica era quella di negare e dissimulare, indicare (al pubblico ludibrio!) come “fascisti” tutti quelli che avevano il coraggio di dire la verità. Ricordo benissimo un comunicato della CGIL scuola nel 2004 (tre anni fa, non trenta anni fa) nel quale si stigmatizzavano le manifestazioni per il cinquantennale del ritorno di Trieste all&#8217;Italia come “nazionalismo intollerante” (che è sempre quello italiano, mai quello slavo), e le foibe, ed il lungo martirio subito dalle nostre genti per 11 anni, dal 1943 al 1954, non esistevano proprio!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/1984/8861"><img class="alignright size-medium wp-image-8333" style="margin: 10px;" title="1984" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/1984-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>La prima e l&#8217;ultima vittima del comunismo e della prassi dello sterminio di massa come normale strumento “politico” è sempre la verità. Orwell l&#8217;ha insegnato con chiarezza, dipingendo in <em><a title="1984" href="http://www.libriefilm.com/1984/8861">1984</a> </em>con precisione i meccanismi interni del sistema comunista. Il totalitarismo trae la sua linfa vitale dalla menzogna e dalla riscrittura della storia. La menzogna è prassi comune nell&#8217;“educazione” delle nuove leve slovene e croate, laddove lo sciovinismo nazionalistico ha semplicemente sostituito l&#8217;ideologia comunista, mantenendone la ferocia omicida. Ai ragazzi sloveni e croati si fa credere che nelle terre strappateci dai loro padri con la violenza più bestiale e che furono parte integrante della civiltà veneta, gli Italiani non sarebbero giunti prima del 1919, e si gabellano le chiese ed i campanili veneziani della costa dalmata da cui è stato scalpellato il leone di San Marco per “arte croata”. Non basta, le vittime devono essere persuase della “giustezza” dell&#8217;abuso compiuto, come espiazione di presunti “crimini fascisti” non devono turbare la “convivenza democratica” con rivendicazioni o semplicemente con la persistenza della memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo decennio del secolo scorso, e fino al cambio di rotta dell&#8217;ultimo paio d&#8217;anni, è stato forse il periodo peggiore; fidando della scomparsa per naturale estinzione dei testimoni diretti, era il momento ideale per far passare la “riscrittura orwelliana” della storia, anche con la scusa di favorire “l&#8217;uscita dal comunismo” prima della Jugoslavia, poi dei Paesi nati dal suo smembramento, si dovevano porre le condizioni perché fosse una volta per tutte impossibile chiedere conto delle atrocità commesse.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-fantasmi-del-cansiglio-eccidi-partigiani-nel-trevigiano-1944-1945/9971" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9102" style="margin: 10px;" title="cansiglio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cansiglio.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>In questo clima, nel quale la democrazia si faceva a tutti gli effetti erede del comunismo e pretendeva di fondare il futuro sulla menzogna allo stesso modo di questo, nacque nel 1991 la “commissione mista” italo-jugoslava, divenuta poi italo-slovena di storici o sedicenti tali, che doveva fissare la “verità storica” di regime su questi eventi una volta per tutte, con un procedimento da “ministero della verità” orwelliano ed in modo da sbarrare la strada per sempre ad ulteriori ricerche storiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “documento” riflette in maniera pressoché totale lo “spirito di Osimo”, sempre per “non turbare l&#8217;evoluzione democratica della Slovenia”, gli “storici” italiani della commissione hanno finito per sposare in pieno le tesi dell&#8217;altra parte, che poi non si distinguono in nulla dalla propaganda titina sull&#8217;argomento: una forte minimizzazione degli eccidi e delle violenze delle foibe, presentati come “comprensibile reazione” alle presunte e mai specificate “violenze fasciste”, una sottostima della presenza storica italiana nelle terre passate alla Jugoslavia e tutto l&#8217;armamentario del rivendicazionismo slavo fino all&#8217;Isonzo e, se possibile, fino al Tagliamento, con in più una nota quasi umoristica se non stessimo parlando di una tragedia colossale: l&#8217;esodo degli Italiani dell&#8217;Istria spiegato come effetto del boom economico italiano <span style="text-decoration: underline;">che doveva verificarsi una decina d&#8217;anni più tardi</span>.</p>
<p style="text-align: justify;">I “lavori” della commissione mista hanno richiesto una digestione particolarmente laboriosa, ed il “documento” è stato defecato solo una decina di anni dopo, comparendo sul “Piccolo”, il quotidiano triestino il 4 aprile 2001, e considerando l&#8217;entità dello stesso, la commissione non ha steso più di una o due paginette l&#8217;anno, per le quali di certo è stata lucrosamente retribuita col denaro pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Null&#8217;altro vi sarebbe da aggiungere a questo riguardo, tranne segnalare il fatto che uno almeno dei membri italiani della commissione, R. P., è un ex puledro di razza della DC locale che, dopo il terremoto politico del 1991, si è riciclato come “storico” e giornalista, e non per altro se non per segnalare la totale contiguità esistita fra democristiani e comunisti nel  quadro politico italiano, che non ha solo prodotto un sistema d&#8217;intrallazzo politico-mafioso di cui il PCI ha sempre largamente beneficiato insieme alla DC, ma anche, sul confine orientale, quella politica di totale cedimento all&#8217;interesse slavo-comunista, di mancata tutela, di compromissione delle posizioni italiane che ha avuto il suo infame capolavoro nel trattato di Osimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/infoibati/6849" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9103" style="margin: 10px;" title="infoibati" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/infoibati.jpg" alt="" width="200" height="298" /></a>Il “documento” defecato dopo dieci anni dalla commissione evidentemente affetta da stipsi, ha avuto una ben più pronta risposta in un opuscolo pubblicato dall&#8217;IRCI (Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata) nel giugno 2001, <em>Dieci anni per un documento</em>, curato da Piero Delbello ed a cui hanno collaborato Almerigo Apollonio, Antonio Sema, Pierluigi Sabatti e Roberto Spazzali. E&#8217; quest&#8217;ultimo fascicolo che c&#8217;interessa, poiché in esso, con un lavoro di ben altra serietà rispetto alle coprologie propagandistiche della commissione mista, non ci si è limitati a ribattere punto per punto le mistificazioni del coprolito decennale, ma si è andati a sviscerare anche aspetti poco noti della storia di questa regione durante gli anni terribili; ad esempio, sebbene a Trieste esista, foraggiato dal denaro pubblico, s&#8217;intende, un pleonastico e propagandistico “Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione”, che serve soprattutto come sinecura per fornire un doppio stipendio ad alcuni docenti evidentemente comunisti, nessuno ci ha mai raccontato cosa accadde delle formazioni partigiane composte da comunisti di nazionalità italiana che militarono agli ordini del IX Corpus titino; squali e giuda che finirono sbranati dal più grande squalo, dal leviatano jugoslavo, s&#8217;intende, sulla cui sorte non vale la pena di spendere una lacrima di pietà, ma è una storia che è utile conoscere, perché ci dà modo di comprendere qualcosa che forse finora ci era sfuggito sulla vera natura del comunismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche qui, però, bisogna fare un passo indietro: sebbene non esistano documenti che lo provino, tutto lascia intendere che durante la “resistenza” fra il PCI ed i comunisti jugoslavi, fra Togliatti e Tito, sia avvenuto un immondo baratto: l&#8217;appoggio alle rivendicazioni jugoslave su tutta la Venezia Giulia e tutto il Friuli fino al Tagliamento in cambio dell&#8217;aiuto ai comunisti italiani da parte della Jugoslavia per fare anche da noi “la rivoluzione socialista”; difatti solo così è possibile spiegare il fatto che le formazioni partigiane comuniste della Venezia Giulia e del Friuli transitarono agli ordini del IX Corpus jugoslavo, e la brigata di partigiani non comunisti Osoppo, per essersi rifiutata di farlo rendendosi conto che si trattava di un atto che prefigurava l&#8217;annessione dell&#8217;intero Friuli alla Jugoslavia, fu massacrata fino all&#8217;ultimo uomo dai partigiani comunisti della brigata Garibaldi, dopo essere stata circondata e disarmata con l&#8217;inganno, alle malghe di Porzus, in uno degli episodi più luminosi (nel senso che gettano una chiara luce rivelatrice) della “resistenza”.</p>
<p style="text-align: justify;">La sorte cui andarono incontro costoro nelle zone rimaste italiane (non certo per loro merito!) del Friuli e della Venezia Giulia, ed in quelle passate sotto controllo jugoslavo (compresa Trieste nell&#8217;immediato dopoguerra) fu ovviamente diversa. Nelle prime, come nel resto d&#8217;Italia, costoro diventarono “gli eroi” di una guerra che non avevano combattuto (posto che fare attentati per provocare la rappresaglia contro le popolazioni civili,  tendere agguati sparando alla schiena e massacrare i vinti disarmati dopo che si sono arresi, non è combattere), e sugli episodi più infami della “resistenza” come la strage di Porzus fu steso un velo di silenzio omertoso, mentre coloro che avevano veramente combattuto per difendere l&#8217;Italia, i ragazzi della RSI, rimanevano esposti alle vendette più feroci.</p>
<p style="text-align: justify;">Quelli che invece si trovarono nelle zone passate sotto controllo jugoslavo, andarono incontro ad un destino alquanto diverso, ce lo racconta Antonio Sema nell&#8217;articolo <em>Riflessioni su un documento del confine orientale</em>, nel fascicolo dell&#8217;IRCI.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Il documento omette di approfondire le vicende dei numerosi combattenti partigiani italiani eliminati in maniera sospetta, come:</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni Zol, comandante del Battaglione Triestino che nell’ottobre 1943, quando i tedeschi occuparono l’Istria, si ritira nel Carso istriano. Zol cerca un’intesa con gli sloveni che non vogliono una presenza autonoma di comunisti italiani nel territorio appena annesso, poi a novembre viene ucciso in un’imboscata dai contorni alquanto ambigui.</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni Pezza: rifiuta la confluenza nelle file slovene, costituisce il Battaglione italiano autonomo Giovanni Zol, che risponde al PCI triestino nel contesto del CLN italiano. Alla fine del febbraio 1944, viene passato per le armi da un distaccamento partigiano comandato dallo sloveno Carlo Maslo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ferdinando Marea, il comandante del Battaglione Triestino d’Assalto che vuole contattare il PCI triestino mentre il suo comando politico è d’accordo con gli sloveni, e viene catturato a Doberdò dai tedeschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il documento omette pure di ricordare la vicenda del battaglione autonomo Alma Vivoda che nell’agosto del 1944 riceva dagli sloveni l’ordine di sciogliersi, ma la Medaglia d’Oro Vincenzo Gigante risponde negativamente. A ottobre, il CLN sposta l’unità all’interno dell’Istria, dove sarà circondata e distrutta dai tedeschi”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Costoro, anche se partigiani comunisti, erano pur sempre italiani, e per loro non c&#8217;era posto nella costruenda Jugoslavia del maresciallo Tito. Non è il caso d&#8217;impietosirsi sulla loro sorte: gli utili giuda si rivelarono giuda idioti, e riscossero il salario di Giuda, ma la loro vicenda svela forse meglio di ogni altra la vera natura del comunismo: una menzogna dentro una menzogna, un inganno avvolto in un altro inganno, come una matrioska od un gioco di scatole cinesi: l&#8217;unità antifascista ed il presunto obiettivo del ristabilimento della democrazia erano evidentemente un imbroglio, una trappola per i gonzi, come dimostra chiaramente la strage di Porzus, ma anche il comportamento di certi “gentiluomini” della “resistenza” come il capo partigiano Salvatore Moranino, uso a denunciare alle SS i movimenti delle formazioni partigiane non comuniste; i comunisti in realtà avevano un solo obiettivo, “la rivoluzione”, ossia cancellare qualsiasi altro esclusi loro stessi per impiantare anche in Italia un abominio totalitario di tipo sovietico, ma gli ingannatori furono a loro volta ingannati perché “l&#8217;internazionalismo proletario” al quale credevano, altro non era che la maschera dello sciovinismo nazionalistico slavo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tito ed altrove Stalin hanno applicato alla lettera la ricetta suggerita da Hitler nel <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/mein-kampf-hitler-adolf-edizioni/libro/9788889515358?a=395521" rel="nofollow" target="_blank">Mein Kampf</a></span></em>: il suolo straniero si può assimilare alla propria nazione; il sangue straniero no, va cacciato o soppresso.</p>
<p style="text-align: justify;">La menzogna è più di uno strumento indispensabile per l&#8217;affermazione del comunismo, è, potremmo dire, l&#8217;essenza più profonda del comunismo stesso. Nel vangelo è contenuto l&#8217;immortale detto (che si può apprezzare si sia credenti oppure no): “La verità rende liberi”, che ha un converso, la menzogna rende schiavi (oppure, come in questi casi e molti altri, cadaveri). Cancellazione della verità e soppressione della libertà vanno di pari passo. Menzogna, schiavitù, cancellazione dei diritti umani, soppressione degli oppositori o di chiunque non sia conforme magari per motivi etnici; il comunismo non è stato e non è, la dove ancora esiste, altro che questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi i “compagni” si presentano contriti e redenti dagli errori del passato, circonfusi da un alone di mitezza e di bontà. Permettetemi di essere scettico: dalle uova di squalo non possono nascere altro che squali.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/squalo-divora-squalo.html' addthis:title='Squalo divora squalo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;altra faccia della stupidità</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 17:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Progressismo, democraticismo e socialismo non sono che una serie di superstizioni che non possono reggere l'occhio impietoso e obiettivo della ricerca scientifica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/laltra-faccia-della-stupidita.html' addthis:title='L&#8217;altra faccia della stupidità '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8857" style="margin: 10px;" title="dna" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/dna-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" />Un detto antireligioso sostiene che “Con o senza la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> i buoni farebbero il bene e i malvagi farebbero il male, ma ci vuole la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> per indurre i buoni a fare il male”. Esso vuole senza dubbio evidenziare l&#8217;intolleranza e il fanatismo a base religiosa che ha percorso varie volte, talvolta con episodi atroci la storia umana, e non si può dire sia scomparso nemmeno al presente. Tuttavia non è un detto giusto: prima di tutto, le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> non sono tutte uguali; paganesimo, scintoismo e buddismo, ad esempio, non mi risulta abbiano mai promosso alcuna forma di fanatismo e intolleranza, poi bisogna riconoscere alle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> una certa, sia pure circoscritta, capacità di indurre anche i malvagi al bene col timore di castighi ultraterreni, infine, abbiamo conosciuto “religioni laiche” come il giacobinismo e il bolscevismo capaci di spingere a un fanatismo feroce che non ha avuto niente da invidiare agli eccessi delle religioni “religiose”.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo concetto si potrebbe però parafrasare affermando che con o senza l&#8217;ideologia, le persone intelligenti direbbero e farebbero cose intelligenti e gli stupidi cose stupide, ma ci vuole l&#8217;ideologia per indurre le persone intelligenti a dire, fare, pensare cose stupide.</p>
<p style="text-align: justify;">In passato mi sono occupato di una stupidità ideologica in particolare, quella che deriva dall&#8217;identificazione errata fra le idee di evoluzione e di progresso, ed ho più volte sostenuto che non c&#8217;è nulla di “progressista” nell&#8217;idea darwiniana di evoluzione per selezione naturale: essa implica la sopravvivenza e il successo degli organismi “più adatti”, “più bravi a sopravvivere e a riprodursi” e – anche se gli scienziati sono riluttanti a usare questa parola – in definitiva “i migliori”. La tendenza a cercare di riprodurre e diffondere nelle generazioni future il proprio genoma, va in direzione esattamente contraria a quel cosiddetto spirito cosmopolita che animerebbe la democrazia e il marxismo discendendo direttamente dai magnanimi lombi della <em>Weltanschauung </em>cristiana e viene ad avallare piuttosto quelle “brutte cose” che si chiamano nazionalismo od anche razzismo.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia opinione è, in ultima analisi, che una visione del mondo basata su di una corretta impostazione razionale e scientifica, che include la biologia evoluzionista, viene a essere <em>la più bruciante sconfessione</em> di quelle superstizioni del nostro tempo che chiamiamo progressismo, democraticismo, marxismo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;erronea identificazione evoluzione-progresso è <em>simmetrica</em>, comune sia “a destra” che “a sinistra”. Poiché succede spesso che le questioni interne a un ambiente cui si sente di appartenere coinvolgano più di ciò che sta al di fuori, mi è capitato di “bacchettare” i camerati che, avendo a disposizione un argomento formidabile che taglia impietosamente i garretti alla <em>Weltanschauung </em>avversaria, preferiscono ignorarlo e fare come chi, avendo un potente pezzo di artiglieria, lo lascia fermo in arsenale e preferisce scendere in battaglia con le fionde. Ma per <em>par condicio</em> ora lasceremo perdere il dibattito interno al nostro ambiente ed esploreremo piuttosto <em>l&#8217;altra faccia della stupidità</em>, ovvero i contorcimenti intellettuali e le farneticazioni di quanti, scienziati e pensatori evoluzionisti e “progressisti” si sono arrampicati sugli specchi pur di non arrivare alle conclusioni assolutamente ovvie ma “politicamente scorrette” in contrasto con l&#8217;ortodossia democratica dominante implicite nella visione del mondo scientifica.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo il coraggio di dirlo una volta per tutte: progressismo, democraticismo, “socialismo” (della specie marxista), non sono altro che una serie di superstizioni che non possono reggere l&#8217;occhio impietoso e obiettivo della ricerca scientifica.</p>
<p style="text-align: justify;">Premesso che “la democrazia” o, come preferisco definirla io, il democraticismo non è proprio per nulla la libertà di esprimere le proprie idee o la tolleranza verso qualsiasi idea espressa in forma civile, ma un&#8217;ideologia coi suoi dogmi precisi che determinano l&#8217;anatema per il reprobo che non ha intenzione di sottostarvi, noi vediamo che poiché non ha nessun genere di argomenti da opporre alla ricerca scientifica, i suoi adepti ne difendono i dogmi cercando di proibire la ricerca o la divulgazione dei suoi risultati, oppure semplicemente con la violenza, esattamente come accadeva per il geocentrismo tolemaico ai tempi di Galileo, difeso, in mancanza di argomenti da opporre a Copernico, dal pugno di ferro dell&#8217;Inquisizione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lanello-di-re-salomone/283" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8856" style="margin: 10px;" title="l-anello-di-re-salomone" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/l-anello-di-re-salomone-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>Questo non è qualcosa che scopro io ora. Sergio Gozzoli nel suo articolo <em>La rivincita della scienza</em> pubblicato sul n. 44 de “L&#8217;uomo libero” ne ha dati diversi esempi, fra cui l&#8217;aggressione subita da parte di un commando di femministe dal sociobiologo Edward O. Wilson quando nel corso di un convegno osò parlare delle basi biologiche delle differenze comportamentali fra uomo e donna, e la maniera allucinante, davvero orwelliana, in cui a un altro scienziato, Frederick K. Goodwin, fu impedito di presentare i risultati di uno studio decennale sulle basi genetiche dei comportamenti aggressivi nei giovani maschi americani (1). In questi casi, buona norma democratica vuole che il ricercatore a cui si tappa la bocca sia ingiuriato con l&#8217;epiteto di “fascista” e forse i “buoni democratici” non si rendono conto che in questo modo fanno diventare ogni giorno di più “fascismo” sinonimo di libertà e di indipendenza di pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo, naturalmente, non è il peggio, perché può succedere che siano gli scienziati stessi, non sappiamo se per interesse, quieto vivere, opportunismo, o perché prevaricati dalla stessa ideologia democratica, a farsi portatori delle falsità e/o sciocchezze “politicamente corrette”, e allora l&#8217;altra faccia della stupidità ci appare in tutta la sua chiarezza, quando vediamo uomini molto intelligenti asserire cose molto stupide.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio palmare in questo senso è stato rappresentato dal defunto Stephen Jay Gould, geologo e divulgatore scientifico i cui libri hanno goduto di una discreta popolarità, che era interessante e coinvolgente finché parlava di scienza, ma quando si trattava di estendere le sue osservazioni alla società umana e alla politica, in omaggio alla “correttezza politica” di sinistra, riusciva a dire delle stupidaggini incredibili per un uomo della sua levatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Trascrivo questo esempio da <em>Questa idea della vita</em>, un libro in cui sono raccolti vari saggi in cui espone quella che è (secondo lui) la concezione evoluzionista:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Negli ultimi dieci anni [l'edizione originale del libro è del 1977] siamo stati sommersi da un risorgente determinismo biologico, che va dalla etologia “per tutti” al più scoperto razzismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Padrino di questa rinascita è stato Konrad Lorenz; grazie al lavoro di drammatizzazione di Robert Ardrey ed a quello narrativo di Desmond Morris si è data dell&#8217;uomo l&#8217;immagine di una “scimmia nuda” discendente da un carnivoro africano, con una aggressività innata ed una altrettanto innata tendenza al dominio del territorio” (2).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"> Effettivamente, per un buon democratico che voglia tenere le implicazioni sociali e politiche dell&#8217;evoluzionismo ferme all&#8217;ottocento quando si mischiavano al progressismo, al socialismo alla Proudhon (se non a quello di Marx), a residui di hegelismo, al ballo <em>Excelsior </em>di Manzotti, alla convinzione comunque di uno sviluppo ascendente automaticamente garantito dal dio immanente della storia, l&#8217;emergere di una serie di nuove scienze come la sociobiologia e l&#8217;etologia può sembrare una specie di congiura.</p>
<p style="text-align: justify;">Se invece si è sprovvisti di paraocchi, la reazione che si presenta spontanea è un misto di ironia e di scetticismo. Innanzi tutto, quel che negli Stati Uniti passa per destra, oltre a essere puro liberal-conservatorismo in campo sociale, dal punto di vista ideologico è cristianesimo fondamentalista venato di creazionismo, e a ogni modo quanto di più lontano sia possibile immaginare da un&#8217;interpretazione dell&#8217;uomo e della società in termini biologico-evoluzionisti, e già questo basterebbe a far cadere da sola la <em>farneticazione</em> di Gould, ma se andiamo a esaminare più da vicino gli autori nominati, i membri della supposta congiura, ci accorgiamo ancora meglio che ciò con cui abbiamo a che fare è l&#8217;inconsistenza, il vuoto che caratterizza tutte le petizioni di principio degli evoluzionisti democratici.</p>
<p style="text-align: justify;">Robert Ardrey è stato uno scrittore e drammaturgo con la passione della scienza, che ha dedicato molta parte della sua opera alla divulgazione scientifica. Il suo libro più famoso, che fu un vero best seller negli anni &#8217;60 è <em>African Genesis</em>, pubblicato in Italia nel 1968 con il titolo <em>L&#8217;istinto di uccidere </em>(3). Da allora, ogni buon scienziato evoluzionista che voglia nel contempo dimostrare di essere un buon democratico, si è fatto un sacrosanto dovere, con pecoresca ritualità, di ingiuriarlo e maledirlo. Cosa ha mai detto quest&#8217;uomo di così blasfemo e sconvolgente?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo libro, che riflette almeno in parte le idee del paleoantropologo Raymond Dart, lo scopritore dell&#8217;australopiteco, Ardrey sostiene che l&#8217;aggressività di cui l&#8217;umanità attuale fa così abbondante sfoggio deriva direttamente dagli istinti predatori dei nostri lontani antenati vissuti nelle savane. Cosa c&#8217;è in questa tesi di così blasfemo da provocare gli attacchi isterici degli evoluzionisti democratici?</p>
<p style="text-align: justify;">Considerando la notevole aggressività mostrata dagli scimpanzé, nostri parenti evolutivi più prossimi anche verso i loro consimili di altre tribù, e il fatto che per tutta la storia e la preistoria documentate, l&#8217;uomo è stato un costruttore di armi, un cacciatore e un guerriero, sul piano logico essa equivale ad affermare che poiché all&#8217;inizio della filogenesi degli equini abbiamo un cavallino di piccole dimensioni e alla fine i cavalli attuali, gli stadi intermedi devono essere rappresentati da cavalli di dimensioni man mano crescenti, piuttosto che da bovini muniti di corna o da giraffe. Il fatto è che questa <em>ovvietà</em> viene a urtare contro uno di quei dogmi impliciti nella mentalità democratica, che non possono essere enunciati chiaramente pena il mettere in luce tutto il carattere di <em>stupidità e chiusura mentale</em> dell&#8217;ideologia democratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dogma che Ardrey ha avventatamente trasgredito, è la contrapposizione fra natura e cultura, innato e appreso, eredità e ambiente, che costituisce uno dei pilastri della mentalità democratica e/o di sinistra. Poiché l&#8217;aggressività e la violenza hanno delle cause di ordine sociale (ed è chiaro che ce ne hanno), è assiomatico che <em>non ne possano</em> avere di più profonde di ordine biologico.</p>
<p style="text-align: justify;">“L&#8217;uomo nasce buono e la società lo corrompe”, e rimodellando i rapporti fra le classi sociali è possibile creare il paradiso in terra. Sono i fantasmi di Jean Jacques Rousseau e di Karl Marx che parlano attraverso la bocca di Gould. Si tratta di un modo di vedere (o meglio, di non vedere) le cose che, prima di essere una falsità, è una stupidaggine.</p>
<p style="text-align: justify;"> Come diceva Konrad Lorenz: “L&#8217;uomo è <em>per natura</em> un animale culturale”. È la sua base genetica prodotta dall&#8217;evoluzione che ne ha fatto un essere capace di dare vita non a una ma a una molteplicità di culture, non altro, e contrapporre le due cose come antitetiche come fanno i buoni marxisti e democratici, è semplicemente insensato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-scimmia-nuda-studio-zoologico-sullanimale-uomo/10041" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8850" style="margin: 10px;" title="la-scimmia-nuda" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-scimmia-nuda-187x300.jpg" alt="" width="187" height="300" /></a>Il torto principale di Desmond Morris è quello di essere, oltre che uno zoologo specializzato nello studio del comportamento dei primati, un bravo scrittore capace di rendere le proprie idee facilmente accessibili al grosso pubblico. Il suo libro <em><a title="La scimmia nuda" href="http://www.libriefilm.com/la-scimmia-nuda-studio-zoologico-sullanimale-uomo/10041">La scimmia nuda</a> </em>è stato a lungo un <em>best seller</em>. Ciò che differenzia a colpo d&#8217;occhio l&#8217;uomo dagli altri primati, è il fatto di avere la pelle nuda, non ricoperta di pelo, o con una peluria assai rada a paragone di quella degli antropoidi. La struttura fisica dell&#8217;uomo è quella di un primate, e lo sono pure i suoi modelli comportamentali, propri di un primate molto intelligente, ma sempre tale (4).</p>
<p style="text-align: justify;">Quando non si hanno argomenti a sostegno delle proprie tesi, allora è meglio creare effetti suggestivi facendo appello all&#8217;emotività, e i democratici sono bravissimi in questo. “Rozzo determinismo biologico”. Quante volte avete sentito quest&#8217;espressione? E quando mai avete sentito parlare di rozzo determinismo sociale-ambientale? Poiché l&#8217;uomo è il prodotto sia di fattori biologici sia di fattori ambientali, perché sempre e solo il determinismo biologico deve essere “rozzo”? L&#8217;unica spiegazione ragionevole è che democraticismo e marxismo devono mettere la massima distanza possibile tra la coscienza dell&#8217;uomo e la sua natura biologica perché non sono altro che prolungamenti del cristianesimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, pensateci un attimo. Quando per esempio un giudice democratico, possibilmente di sinistra, condanna un efferato delinquente a una pena irrisoria perché tanto comunque “la colpa è della società”, questo in quale altro modo si potrebbe definire se non un rozzo determinismo sociale?</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i congiurati della cospirazione antidemocratica, poche righe sotto Gould mette nell&#8217;indice/lista di proscrizione anche Carleton S. Coon. Coon, che era un antropologo, è stato autore di un voluminoso studio su <em>L&#8217;origine delle razze</em>. L&#8217;<em>homo sapiens</em>, la nostra specie, fa notare Coon, esiste da poche decine di migliaia di anni, un tempo perché sembrerebbe davvero troppo breve, considerando il fatto che noi non siamo insetti ma una specie a riproduzione lenta, fra le più lente che esistano, considerando il tempo che un essere umano impiega a diventare adulto, perché essa possa essersi differenziata nel numero di razze dalle caratteristiche differenti che vediamo, per differenziare un esquimese da un pigmeo, un europeo da un aborigeno australiano.</p>
<p style="text-align: justify;">La spiegazione di Coon a questo apparente paradosso è semplice, perfettamente coerente con i dati disponibili e con la teoria evoluzionista. Noi sappiamo che in un ampio arco di tempo che va da circa 400-300 a 70-50 mila anni fa sono esistite numerose popolazioni “di transizione” fra <em>homo erectus </em>e <em>homo sapiens</em>. Cosa accadeva quando una popolazione più avanti sulla via verso <em>sapiens </em>si espandeva e veniva a contatto con altre (che non erano enormemente diverse)? Probabilmente, si determinava uno scambio genetico, e la popolazione mista che ne risultava finiva alla lunga per conservare i caratteri in ogni caso più vantaggiosi per la sopravvivenza, cioè da un lato quelli <em>sapiens </em>della nuova arrivata, dall&#8217;altro quelli della popolazione precedente che rappresentavano un valido adattamento alle condizioni ambientali locali, cioè i caratteri <em>razziali</em>. Questo spiega l&#8217;apparente paradosso per il quale le caratteristiche che contraddistinguono le razze umane sembrerebbero essere più antiche della comparsa dell&#8217;<em>homo sapiens </em>moderno.</p>
<p style="text-align: justify;"> Questa teoria coincide quasi perfettamente con quella che oggi, trent&#8217;anni dopo, si chiama teoria dell&#8217;evoluzione multiregionale che si contrappone a quella dell&#8217;origine esclusivamente africana di <em>homo sapiens</em> (che è bene specificare, è una questione del tutto diversa da quella dell&#8217;origine africana degli ominidi ancestrali, che è del tutto pacifica) e sembra avere di gran lunga maggiori probabilità di essere quella esatta (ad esempio, il fossile umano noto che ha le maggiori probabilità di essere l&#8217;antenato comune di <em>h. sapiens sapiens </em>e dell&#8217;uomo di Neanderthal non è africano, è stato ritrovato a Ceprano in Italia, e l&#8217;Italia, che io sappia, non è un pezzo d&#8217;Africa, o meglio, non lo è ancora, anche se i buoni democratici fanno di tutto per farla diventare tale favorendo l&#8217;immigrazione incontrollata).</p>
<p style="text-align: justify;">Apriti cielo! Solo sentir parlare di razze ha fatto scatenare contro Coon le reazioni fobiche e l&#8217;ostracismo della consorteria dei buoni democratici politicamente corretti. È una di quelle cose che evidenziano come forse meglio non si potrebbe che “democrazia” è praticamente un sinonimo di idiozia allo stato puro. <em>Una cosa</em> è constatare che le razze esistono, e magari cercare di capire perché e come si sono formate, <em>un&#8217;altra, completamente diversa</em> stabilire delle differenze di valore fra gli esseri umani in base alla loro appartenenza razziale. È la stessa differenza che corre fra la constatazione ovvia che la nostra specie, come tutte quelle animali superiori, è divisa in due sessi, e il voler affermare la superiorità di un sesso sull&#8217;altro. Ma in questi casi non c&#8217;è ragionevolezza che tenga, i democratici hanno una coda di paglia lunga chilometri, e solo sentir sussurrare qualcosa che richiami alla lontana l&#8217;aborrita parola “razzismo”, li getta nel panico.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, proviamo a considerare quali alternative ragionevoli esistono alla teoria di Coon. Diciamo centomila anni fa esistevano in ogni angolo del mondo eccetto le Americhe numerose popolazioni umane pre-<em>sapiens</em>. Se non vi è stata alcuna mescolanza fra esse e il “nuovo” essere umano che si suppone uscito dall&#8217;Africa, i casi sono due: o si sono graziosamente estinte di loro spontanea volontà per far posto al nuovo venuto, il che è del tutto inverosimile, oppure <em>homo sapiens </em>le ha sterminate sistematicamente, ma in questo caso i nostri antenati sarebbero stati degli assassini sanguinari al cui confronto l&#8217;ominide predatore descritto da Robert Ardrey parrebbe un Figlio dei Fiori o un monaco buddista. È un piccolo particolare di cui i sostenitori dell&#8217;<em>OOA</em> (<em>Out Of Africa</em>) dovranno prima o poi renderci conto.</p>
<p style="text-align: justify;">Meno male che l&#8217;ultimo articolo/capitolo del libro di Gould s&#8217;intitola <em>Un animale ingegnoso e buono</em>. Ma lui e tutti quelli come lui che professano di credere nell&#8217;innata bontà umana, hanno mai aperto la pagina di cronaca di un quotidiano o ascoltato un TG?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/konrad-lorenz-letologo-e-i-suoi-fantasmi/10044" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8853" style="margin: 10px;" title="konrad-lorenz-etologo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/konrad-lorenz-etologo.jpg" alt="" width="143" height="240" /></a>Ho lasciato appositamente per ultimo quello che mi sembra il fatto più grave, che Gould trascini su banco degli imputati considerandolo nientemeno che il “padrino” della rinascita della biologia non soggetta ai <em>diktat</em> ideologici democratici (e quindi fascista, razzista e chi più ne ha più ne metta), Konrad Lorenz. Chi ha letto i libri di Lorenz ha potuto facilmente rendersi conto dello spirito che li permea: un grande amore per la natura e per tutte le forme viventi, unito a una vivace curiosità e un rigore scientifico a tutta prova, assolutamente alieno da preconcetti e paraocchi ideologici di qualsiasi tipo; tutte qualità che hanno permesso a Lorenz di fare dell&#8217;osservazione del comportamento degli animali nel loro ambiente naturale una nuova scienza, l&#8217;etologia. Sinceramente, leggendo l&#8217;atto d&#8217;accusa di Gould ho avuto la stessa impressione che ci può dare qualcuno di dubbia credibilità quando attacca un galantuomo di onestà intemerata.</p>
<p style="text-align: justify;">Konrad Lorenz è stato un indagatore della natura del tutto alieno da preconcetti ideologici di qualsiasi tipo. Il suo libro più “politico” è stato forse <em>Evoluzione e modificazione del comportamento</em> (5) (tra l&#8217;altro pubblicato in Italia da una casa editrice “progressista” come Boringhieri). In esso, Lorenz difende dai suoi critici un concetto cardine dell&#8217;etologia che è quasi una banale ovvietà: l&#8217;evoluzione e la selezione naturale darwiniana, così come hanno modellato i caratteri fisici degli esseri viventi, ne hanno plasmato anche i comportamenti, e questo vale anche per la nostra specie come per tutte le altre.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa che può forse sembrare strana, i critici di Lorenz sono in grande maggioranza psicologi comportamentisti. La storia del comportamentismo meriterebbe di essere meglio conosciuta dal grosso pubblico, perché è un esempio davvero palmare di come i paraocchi democratici possano deformare la ricerca scientifica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato nel secondo decennio del XX secolo, i comportamentismo si è basato su di un assunto metodologico giusto e ne ha tratto conseguenze sbagliate, non implicate in esso e fortemente in linea con l&#8217;ideologia democratica. L&#8217;assunto metodologico giusto era che non si può osservare la mente altrui, e che la psicologia deve dedicarsi allo studio del comportamento osservabile. Da ciò <em>NON SEGUE</em> che tutta l&#8217;attività psichica si possa ridurre ai riflessi condizionati pavloviani, che non sia possibile distinguere fra comportamento intelligente e finalizzato a uno scopo e comportamento insensato e non finalizzato, né, infine, che il patrimonio genetico e la storia evolutiva delle specie (uomini compresi) non abbiano alcuna influenza sul comportamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/evoluzione-e-modificazione-del-comportamento/9602" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8854" style="margin: 10px;" title="evoluzione-e-modificazione-del-comportamento" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/evoluzione-e-modificazione-del-comportamento1.jpg" alt="" width="200" height="293" /></a>Basato su di un riduzionismo a colpi d&#8217;accetta, il comportamentismo ebbe uno straordinario successo negli Stati Uniti <em>perché proprio in conseguenza dei suoi errori logici</em>, veniva a rispondere molto bene a certe istanze della mentalità democratica americana: quella di una psicologia fai-da-te facilmente applicabile attraverso la lettura di appositi manuali, l&#8217;idea <em>molto democratica</em> che, a parte le influenza ambientali, gli esseri umani siano tutti uguali e che (particolare molto attraente per una non-nazione ibrida come gli Stati Uniti) l&#8217;origine di ciascuno non conti per nulla, e l&#8217;idea che l&#8217;essere umano sia manipolabile a piacere (il lato totalitario sempre presente e nemmeno tanto ben nascosto della democrazia).</p>
<p style="text-align: justify;">“Datemi un bambino”, sosteneva John B. Watson, fondatore della scuola comportamentista, “E ne farò quello che volete, volete che ne faccia un delinquente? Ne farò un delinquente. Volete che ne faccia il presidente degli Stati Uniti? Ne farò il presidente degli Stati Uniti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse non è nemmeno il caso di insistere troppo sul fatto che, effettivamente alcuni presidenti degli Stati Uniti sono stati fra i peggiori delinquenti che la storia umana abbia mai conosciuto, ad esempio Franklin Delano Roosevelt che lavorò attivamente a travolgere il mondo nella tragedia della seconda guerra mondiale allo scopo di annientare l&#8217;antica centralità europea e assicurare l&#8217;egemonia planetaria americana, o Harry Truman che ordinò i bombardamenti nucleari sul Giappone <em>quando quest&#8217;ultimo si era già arreso</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il colmo del ridicolo probabilmente gli pseudo-psicologi comportamentisti lo raggiunsero negli anni &#8217;30 e &#8217;40 quando vennero a contatto con molti psicologi di origine europea che si rifugiarono negli Stati Uniti, psicanalisti e gestaltisti, coi quali ingaggiarono dispute furibonde. Quello che non riusciva loro di accettare della psicanalisi, non era l&#8217;accentuazione delle tematiche della sessualità, ma il fatto che essa lasciasse intravedere una complessità della vita psichica che andava ben oltre il loro risibile riduzionismo. Le colpe degli psicologi della <em>Gestalt</em> ai loro occhi erano ancora più gravi: i gestaltisti sostenevano il carattere innato dei processi percettivi, erano degli innatisti che sostenevano che nell&#8217;uomo ci fosse qualcosa che non era il prodotto delle influenze ambientali, erano quindi (come Jean Piaget, d&#8217;altronde), dei cripto-fascisti. (Teniamo presente che in ogni caso era gente che era fuggita dall&#8217;Europa per sottrarsi ai fascismi, e fra questi c&#8217;erano non pochi ebrei).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aspetto grottesco della faccenda, è che costoro contestavano semplicemente un&#8217;ovvietà, come discutere se due più due faccia quattro oppure no. I meccanismi percettivi sono innati, devono precedere l&#8217;esperienza perché sono essi che la rendono possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli anni &#8217;60 non esiste più una scuola psicologica comportamentista riconoscibile come tale, ma questo non significa che un “fondo” comportamentista non continui a impregnare gran parte della mentalità americana.</p>
<p style="text-align: justify;">I comportamentisti avevano mutuato le loro concezione da Ivan Pavlov, il fisiologo russo scopritore dei riflessi condizionati, e come lui avevano preteso che questi fossero la spiegazione di tutta la vita psichica. Ivan Pavlov, a sua volta, sebbene non si fosse mai dichiarato comunista e appartenesse alla generazione pre-rivoluzionaria (era nato nel 1849), non solo passò indenne il periodo staliniano, ma dal potere sovietico ricevette solo incoraggiamenti e onori: l&#8217;idea dischiusa dalla sua psicologia, che l&#8217;essere umano fosse, grazie agli stimoli giusti, manipolabile e plasmabile a piacere come creta molle, era troppo allettante per la nomenklatura sovietica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dovremmo mancare di riflettere sul fatto che nei due imperi che hanno dominato la scena mondiale nella seconda metà del XX secolo, la concezione dell&#8217;uomo sia stata esattamente la stessa, uno di quei fatti che inducono a pensare che, nonostante le apparenze, la differenza fra l&#8217;uno e l&#8217;altro sia stata più una questione di dettagli che di sostanza.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia della scienza in Unione Sovietica, o meglio ancora della “scienza sovietica”, di ciò che in Unione Sovietica è passato per scienza, è un capitolo mal conosciuto e ricco di sorprese. Non si venga a dire che essa ha avuto almeno il merito di portare il primo uomo nello spazio. A portare il primo uomo nello spazio nel 1961 non è stata la “scienza sovietica” ma la tecnologia rubata ai Tedeschi nel 1945.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-due-scienze/3438" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8855" style="margin: 10px;" title="le-due-scienze" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-due-scienze.jpg" alt="" width="200" height="298" /></a>È piuttosto noto il caso di Trofim Lysenko, il “biologo” sovietico presidente dell&#8217;Accademia delle Scienze Agricole dell&#8217;URSS che fondò le sue “teorie” sulla negazione pura e semplice della genetica, provocando la deportazione o la morte in carcere di molti genetisti e dando un contributo determinante al crollo della produzione agricola sovietica. Quello che è meno noto, invece, è che il caso Lysenko non è semplicemente una mostruosità riconducibile al periodo staliniano, non fosse altro perché Lysenko rimase al suo posto per tutta l&#8217;era di Krushev per “cadere in disgrazia” soltanto con l&#8217;avvento di Leonid Breznev, e non certo perché Breznev fosse più aperto o interessato di Krushev alla scienza occidentale, ma unicamente per i meccanismi di potere interni alla nomenklatura sovietica, perché è inutile girarci intorno, Lysenko esprimeva un bisogno fondamentale del comunismo, non solo sovietico, che l&#8217;eredità biologica, il passato, la storia, non solo degli uomini ma di tutte le forme viventi, non contassero nulla, e non aveva importanza quanto questo bisogno fosse campato in aria, lontano dalla realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche fra i democratici vi sono persone che non sono né stupide né in malafede; sono una minoranza, ma ci sono. La cosa interessante è che quando questi ultimi si impegnano in un lavoro teorico e sono abbastanza onesti da riportare tutti i dati a loro disposizione, questi smentiscono regolarmente le teorie “politicamente corrette” che essi cercano di sostenere.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio notevole in questo senso anche se lontano dalle scienze, tranne quella storica, è il libro tratto dall&#8217;omonima inchiesta televisiva <em>La notte della repubblica </em>di Sergio Zavoli (6). Dalla massa dei dati raccolti, dalle interviste, dai resoconti giornalistici, emerge la verità a dispetto delle intenzioni dichiarate dell&#8217;autore: Negli <em>anni di piombo</em>, la “strategia della tensione” fu messa in atto dai servizi segreti italiani niente affatto deviati, non per destabilizzare il sistema politico ma per stabilizzarlo. All&#8217;epoca era in corso un “attacco al cuore dello stato” portato avanti dalle Brigate Rosse, ma non solo dalle Brigate Rosse che erano solo la punta di diamante della vasta area della cosiddetta autonomia e della sinistra extraparlamentare. Fu costruito di sana pianta un “terrorismo nero”, reclutando come manovalanza individui tra i meno accorti, meno intelligenti, meno politicamente preparati della destra estrema, allo scopo di impedire che l&#8217;attacco brigatista facesse spostare per reazione l&#8217;opinione pubblica “a destra”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel campo scientifico che stiamo esaminando, troviamo un esempio molto simile. Negli anni &#8217;70 il genetista di origine ucraina naturalizzato americano Theodosius Dobzhansky scrisse il saggio <em>Diversità genetica e uguaglianza umana </em>(7), uno scritto che è quanto di più “politicamente corretto” ci si possa immaginare, con l&#8217;intento di dimostrare che gli uomini vanno considerati tutti uguali a dispetto delle evidenti differenze fisiche, comportamentali e genetiche, di condannare il razzismo e via dicendo. Poiché è stato abbastanza onesto da non censurare i dati, tuttavia riporta nel libro una tabella con i coefficienti di correlazione (cioè, potremmo dire il grado di somiglianza, ricordando però che si tratta di dati solo quantitativi) dei quozienti d&#8217;intelligenza di persone con vari gradi di parentela. Ai due estremi della scala, troviamo gemelli monozigoti separati alla nascita (con la stessa struttura genetica, ma cresciuti in ambienti diversi) con un coefficiente di correlazione del 75%, ed estranei geneticamente allevati assieme (fratelli adottivi), con un coefficiente di correlazione del 24%.</p>
<p style="text-align: justify;">Davvero non occorre altro per concludere che l&#8217;intelligenza dipende per tre quarti dall&#8217;eredità genetica e solo per un quarto dall&#8217;ambiente, e se le cose stanno in questi termini, e non vi è dubbio che lo siano, psicologi comportamentisti, divulgatori alla S. J. Gould, democratici assortiti possono solo andare a nascondersi!</p>
<p style="text-align: justify;">La democrazia, l&#8217;ideologia democratica, il democraticismo, sono un sistema di superstizioni che ha ben pochi punti di contatto con la realtà, sono una chiara espressione della stupidità umana, e non possono sopravvivere senza esercitare un&#8217;azione deformante sulla ricerca scientifica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE</strong></p>
<ol>
<li style="text-align: justify;">Sergio Gozzoli: <em>La rivincita della scienza</em>, “L&#8217;uomo libero” n. 44, 1.11.1997.</li>
<li style="text-align: justify;"> Stephen Jay Gould: <em>Questa idea della vita </em>(<em>Ever since <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span></em>), Editori Riuniti 1984, pag. 225-226.</li>
<li style="text-align: justify;">Robert Ardrey: <em>L&#8217;istinto di uccidere </em>(<em>African Genesis</em>), Feltrinelli, Milano 1968.</li>
<li style="text-align: justify;">Desmond Morris: <em><a title="La scimmia nuda" href="http://www.libriefilm.com/la-scimmia-nuda-studio-zoologico-sullanimale-uomo/10041" target="_blank">La scimmia nuda</a> </em>(<em>The naked Ape</em>), Bompiani, Milano (1968) 2003.</li>
<li style="text-align: justify;">Konrad Lorenz: <em>Evoluzione e modificazione del comportamento</em>, Universale Scientifica Boringhieri, Bologna 1974.</li>
<li style="text-align: justify;"> Sergio Zavoli: <em>La notte della repubblica, </em>ERI – Mondadori 1992.</li>
<li style="text-align: justify;">Theodosius Dobzhansky: <em>Diversità genetica e uguaglianza umana</em>, Einaudi Nuovo Politecnico, Torino 1975.</li>
</ol>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/laltra-faccia-della-stupidita.html' addthis:title='L&#8217;altra faccia della stupidità ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La rinascita è possibile</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 09:06:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Noi non siamo gli ultimi di una temperie culturale e politica prossima a esaurirsi, quel che dovremmo incarnare è lo spirito della difesa identitaria dell’Italia e dell’Europa".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-rinascita-e-possibile.html' addthis:title='La rinascita è possibile '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Tutti quanti noi, almeno fra coloro che hanno un’età non più verdissima, sappiamo che la fine della Guerra Fredda diede il via in Italia a una stagione di camaleontismo politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Che il PCI, quello che fin allora era stato il più forte partito comunista dell’Europa occidentale, tentasse di riciclarsi, di darsi un volto o una maschera nuovi dopo l’evidente fallimento dei regimi comunisti dell’Est, caso unico nella storia di regimi crollati sotto il loro stesso peso davanti alla dimostrata incapacità di dare ai loro sudditi altro che oppressione e miseria, era una cosa del tutto ovvia. Il PCI diventò PDS, poi DS, per confluire infine nel PD.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre la fine della Guerra Fredda, il cambiamento della situazione internazionale comportò la necessità di un drastico <em>make-up</em> anche per la Democrazia Cristiana che era stata fin allora l’asse del sistema politico italiano, il più forte partito di governo ininterrottamente dalla fine della seconda guerra mondiale al 1991. Questa longeva presenza al potere aveva permesso alla DC di creare un articolato e capillare sistema di sottogoverno, appropriazione della cosa pubblica, corruzione, di cui tutti sapevano e che tutti, a cominciare dalla magistratura, hanno fatto finta di non vedere.</p>
<p style="text-align: justify;">La ragione per cui gli Italiani si sono adattati per lunghissimo tempo a sopportare questa situazione indegna di una nazione civile, da Paese del Terzo Mondo, da “repubblica delle banane” come allora si diceva, era che essa appariva comunque un meno peggio rispetto all’avvento di un regime comunista, la cui instaurazione una vittoria elettorale del PCI avrebbe potuto provocare (anche se per la verità non si conosce un solo caso in cui i comunisti abbiano preso il potere in seguito a libere elezioni).</p>
<p style="text-align: justify;">Assieme al muro di Berlino e all’Unione Sovietica, è crollata ovviamente anche la paura del comunismo che era il collante di tutto il potere democristiano, e anche per la DC è cominciata la stagione dei balletti e dei trasformismi. L&#8217;ex “balena bianca” si è trasformata prima in Partito Popolare resuscitando il nome dei tempi di don Sturzo, poi è andata incontro a varie scissioni e fusioni prima di coagularsi nuovamente per un certo tempo come “Margherita” e infine confluire nel PD assieme agli ex comunisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa si debba pensare di quest&#8217;ultima mossa trasformistica che ha portato gli ex democristiani e gli ex comunisti a confluire nel medesimo partito, è chiaro. Per decenni gli uni e gli altri hanno vissuto di un reciproco antagonismo di facciata e di collaborazione sottobanco. Ora era come se dicessero esplicitamente: “Cari Italiani, vi abbiamo presi in giro per mezzo secolo, e intendiamo continuare a farlo!”</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/una-storia-della-repubblica/2383" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8674" style="margin: 10px;" title="una-storia-della-repubblica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/una-storia-della-repubblica1-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>Ora tutto questo ci interessa nella misura in cui ci fornisce gli elementi per rispondere alla domanda se la ricostruzione in Italia di una forza politica di “destra radicale” al di là dei partitini residuali oggi esistenti sia possibile, perché è chiaro che ciò da cui partiamo nella nostra analisi, è la trasformazione-dissoluzione del MSI almirantiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Una precisazione certamente superflua per i più scaltriti fra noi, ma che può essere utile per qualcuno. Su questo stesso sito trovate il mio articolo <a title="Oltre la destra e la sinistra" href="http://www.centrostudilaruna.it/oltre-la-destra-e-la-sinistra-2.html"><em>Oltre la destra e la sinistra</em></a> nel quale ho sintetizzato i motivi per i quali, a mio parere, non possiamo considerarci “di destra” più di quanto possiamo definirci “di sinistra”, e rispetto ad esso non ritengo di dover modificare nulla. “Destra” significa conservazione, e nell&#8217;attuale sistema che gli Italiani subiscono a partire dalla seconda guerra mondiale, non mi pare vi sia proprio nulla che meriti di essere conservato.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; chiaro quindi che “destra radicale” è un termine del tutto improprio, è comunque forse l&#8217;unico termine che possiamo usare, poiché definirci in termini più propri e corretti, in questa libera democrazia, comporterebbe conseguenze penali. D&#8217;altra parte è difficile immaginare quale collocazione potrebbe avere in termini di puro e semplice spazio fisico (che significa quel che significa), un eventuale “MSI rinato” se non alla destra dell&#8217;attuale PDL.</p>
<p style="text-align: justify;">Che quelli che fino a vent&#8217;anni fa erano (ma che poi sotto altre denominazioni e oggi addirittura nello stesso partito-museo della Prima Repubblica, in sostanza sono rimasti) comunisti e democristiani, avessero la necessità di prodursi nei balli in maschera che abbiamo visto, è cosa del tutto ovvia: i mucchi di spazzatura che avevano da nascondere sotto il tappeto erano davvero enormi, e coincidevano in sostanza con l&#8217;intera storia di entrambi. Io credo che gran parte dell&#8217;immondizia sia ancora sotto il tappeto, e non si tratta solo di corruzione e di finanziamenti illeciti che comunque, vista l&#8217;estensione che hanno avuto, rappresentano già di per sé un fenomeno gravissimo, ma anche cose ben più tragiche e imbarazzanti. Si pensi all&#8217;infinita serie di scheletri negli armadi del fenomeno resistenziale, che più si scava, più si rivela un fenomeno di pura delinquenza; e si pensi al livore con cui è stato attaccato uno storico come Gianpaolo Pansa quando ha sollevato parzialmente il velo su certe verità. Ma non basta, abbiamo anche il caso di un grande partito di massa che per decenni ha cospirato contro l&#8217;Italia in combutta con una potenza ostile, l&#8217;Unione Sovietica.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse ingenuamente, mi sono chiesto quali motivi giustificassero da parte nostra l’abbandono della denominazione Movimento Sociale Italiano per immetterci in un balletto di trasformismi analogo alle piroette di ex (?) comunisti ed ex (?) democristiani. Quali scheletri nell’armadio, quale immondizia sotto il tappeto avevamo? Dovevamo forse vergognarci di aver avuto ragione sul conto del Moloch comunista miserevolmente imploso? Dovevamo vergognarci di aver difeso l’italianità sempre, dovunque e comunque? Oppure di essere l’unica grande forza politica nazionale uscita indenne dalla bufera di Tangentopoli, l’unica rimasta estranea al sistema della corruzione generalizzata?</p>
<p style="text-align: justify;">O era dei nostri caduti che ci dovevamo vergognare, di Sergio Ramelli, di Mikis Mantakas, delle vittime di Primavalle o di Via Acca Larenzia, e di tutti i ragazzi che avevano rischiato la pelle nelle piazze per sbarrare la strada alla sovversione rossa?</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-8675" style="margin: 10px;" title="fini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/fini.jpeg" alt="" width="183" height="275" />Ora, si comprende bene che con la fine della Guerra Fredda eravamo entrati in un’epoca nuova che comportava nuovi problemi e nuove risposte, ma queste mi pareva che secondo ogni logica andassero nella direzione contraria a quella imboccata da Gianfranco Fini e da A.N. La Guerra Fredda ci aveva costretti a una serie di alleanze innaturali, per non dire umilianti subalternità, dettate dall’esigenza di fare muro contro il comunismo. Con la minaccia sovietica era venuta meno anche la funzione difensiva della NATO, sarebbe stato il momento di reclamare lo scioglimento di questa struttura di cui veniva alla luce lo scopo non recondito di subordinazione degli stati europei alla potenza americana. Analogamente, sul piano interno la lotta al comunismo ci aveva costretti ad alleanze e convivenze sgradevoli, a confonderci con “la destra” liberal–conservatrice e borghese. Sarebbe stato il momento di recuperare l’anima anticapitalista del nostro movimento, ma è chiaro che tutte le novità introdotte da Fini andavano esattamente nella direzione contraria.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo quello che è successo dopo: prima la trasformazione del MSI in AN, poi la confluenza nel PDL berlusconiano, quindi l’uscita a sinistra dallo stesso con la creazione di quell’improbabile formazione che è il FLI.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una favola orientale che racconta di uno sceicco (o di un emiro) che riuscì ad avere ragione di un rivale grazie al tradimento di un servo di quest&#8217;ultimo. Dopodiché lo sceicco fece mettere a morte il servo che lo aveva aiutato. A chi gli chiedeva il perché di ciò, egli rispondeva:</p>
<p style="text-align: justify;">“Era un traditore, prima o poi avrebbe tradito anche me”.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse se avesse conosciuto questa novella, Berlusconi non avrebbe mai co-fondato il PDL assieme all&#8217;ineffabile Gianfranco, visto il modo in cui quest&#8217;ultimo aveva già tradito noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ora però guardiamo il percorso politico compiuto da quest&#8217;uomo, vediamo che è andato a cacciarsi in un vero <em>cul de sac</em>, un suicidio politico. Possiamo davvero pensare che l&#8217;attuale (ancora per poco) presidente della Camera, che è un uomo che certamente non difetta di furbizia, abbia portato avanti per anni un disegno tendente alla morte della formazione politica di cui era <em>leader</em> senza rendersi conto dove stava andando? E&#8217; più verosimile pensare che essa, la liquidazione dell&#8217;eredità almirantiana e la perdita della propria credibilità politica fino a livelli infimi, siano state “concordate” con qualcuno dietro le quinte, qualcuno che deve avergli fatto balenare una ricompensa adeguata, magari sotto forma di una grossa e inamovibile carica istituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Riflettete attentamente su questo punto: vi sembra credibile che qualcuno si sia dato tanta pena solo per accelerare la scomparsa dal quadro politico italiano di una forza in via di dissoluzione destinata comunque a sparire in tempi più o meno rapidi? Davvero il gioco non sarebbe valso la candela.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ci pensiamo bene, tutta la nostra storia postbellica costituisce un enorme paradosso. Vi sono stati dei momenti e dei luoghi in cui il Movimento Sociale era la terza forza politica, subito alle spalle come consistenza elettorale della DC e del PCI. In certi momenti, in particolare nel Meridione e nell’Alto Adige negli anni ’70 abbiamo anche scavalcato i comunisti. Eppure, se ci pensiamo bene, dobbiamo ammettere che non avevamo una vera funzione politica.</p>
<p style="text-align: justify;">La Guerra Fredda e la minaccia comunista (esterna ed interna) ci costringevano ad appiattirci su posizioni atlantiste, filoamericane, filoborghesi, conservatrici che di fatto, a parte un distinguo culturale, erano sempre sul punto di trasformarci in null’altro che un’appendice della “destra” liberal-democratica.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Invece, oggi che c&#8217;è un disperato bisogno di noi, noi non ci siamo!</span></p>
<p style="text-align: justify;">Cerchiamo di avere un’idea chiara su questo punto, che è essenziale. Durante la Guerra Fredda comunismo sovietico e americanismo si sono, almeno in parte, neutralizzati a vicenda. E’ occorsa la sparizione dell’impero “rosso” perché il predominio americano svelasse le sue estreme conseguenze e il suo vero volto, perché allora non potevano essere attuate molte cose che avrebbero spinto per reazione gli stati europei in braccio all’avversario.</p>
<p style="text-align: justify;">La globalizzazione, la totale interdipendenza economica degli stati e delle diverse aree del mondo in un’economia appunto globale centrata sugli Stati Uniti: questo significa lo svuotamento di significato pressoché totale degli stati nazionali, perché sappiamo che il potere politico dipende dal potere economico. Già adesso si vede bene che gli stati nazionali d’Europa non possono fare altro che eseguire gli ordini del capitalismo transnazionale privato della BCE.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo però è ancora il meno: le politiche economiche condotte in questi decenni a livello planetario sono un’evidente incentivo all’emigrazione da alcune aree del nostro pianeta preventivamente impoverite e devastate, verso le nostre latitudini, perché si vuole arrivare non solo al mercato globale, ma a un mondo ibridato, imbastardito, multietnico cancellando quella secolare diversità di culture e tradizioni che è la ricchezza della nostra specie, per sostituirla con un insieme ibrido e indifferenziato che non sia in sostanza altro che una gigantesca periferia degli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">In varie parti d’Europa stanno nascendo, si stanno organizzando movimenti identitari di difesa dell’identità storica, culturale ed etnica dei popoli europei. Per la sua storia e per la sua identità culturale, oltre al fatto obiettivo di essere allora il più forte fra i movimenti politici europei “di destra radicale”, una volta liberato da certe scorie “atlantiste” divenute anacronistiche con la fine della Guerra Fredda, il Movimento Sociale sarebbe stato in una posizione ideale per assumere questo ruolo; un’eventualità che avrebbe potuto dare parecchio fastidio non solo ai nostri politici nazionali, ma anche ai nostri padroni planetari. Ce n’è abbastanza da sospettare che nell’operazione “Disfa il MSI” Gianfranco Fini sia stato “teleguidato” e che “il telecomando” si trovi fuori dall’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">A dimostrare che in Italia come in molti stati europei, c’è quanto meno uno spazio che dovremmo essere noi a riempire, uno spazio identitario, di gente sensibile all&#8217;esigenza della difesa a oltranza della nostra identità etnica e storica, c&#8217;è anche il fenomeno leghista.</p>
<p style="text-align: justify;">Anni fa, scrivendo per “Ciaoeuropa” di Antonino Amato, ho affermato che “La Lega è riuscita ad acquisire un notevole consenso fingendo di essere ciò che noi dovremmo essere”.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo di precisare meglio il senso di questo giudizio che non ritengo di dover modificare in alcun modo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il movimento leghista ha una serie di idee: difesa dell&#8217;identità etnica e culturale, opposizione al centralismo, contrasto all&#8217;immigrazione, che sarebbero ottime se &#8230; se il leghisti non le riferissero invece che all&#8217;Italia nel suo insieme, solo alla parte settentrionale della nostra Penisola, a una “piccola patria” che, a prescindere da qualsiasi altra considerazione, non potrebbe che essere rapidamente sommersa dal montare dell&#8217;ondata multietnica.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi sarebbe parecchio da dire anche a proposito dell&#8217;islamofobia della Lega che l&#8217;ha spinta su posizioni “occidentali” e filoamericane simili a quella della non rimpianta Oriana Fallaci. Ora bisogna dire con chiarezza che l&#8217;islam è un falso bersaglio. Il problema non è dato dall&#8217;islam in quanto <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a>, ma dall&#8217;immigrazione che rischia di cancellarci per sostituzione e/o imbastardimento. Da questo punto di vista, che gli immigrati siano mussulmani, cristiani, induisti, buddisti o sikh, non cambia assolutamente nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Il leghismo, per così dire, si è centrato sul problema dell&#8217;immigrazione in seconda battuta; all&#8217;origine c&#8217;è invece uno spirito separatista dell&#8217;Italia settentrionale contro Roma e il sud.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; vero che il meridione italiano campa sfruttando parassitariamente le risorse del nord? Questo assunto non è mai messo in discussione, e su di esso si basa tutto il fenomeno leghista. Eppure, diversi anni fa “Il Giornale” pubblicò un&#8217;inchiesta giornalistica che cadde letteralmente nel vuoto, ma che se vivessimo in una realtà in cui l&#8217;informazione non è manipolata, dove le informazioni realmente importanti non sono sepolte sotto una montagna di spazzatura mediatica, avrebbe dovuto suscitare uno scalpore enorme.</p>
<p style="text-align: justify;">“Il Giornale” provò semplicemente a fare “i conti della serva” del rapporto stato-regioni, verificando quanto ciascuna regione riceve dallo stato attraverso trasferimenti, stipendi e pensioni, e quanto gli versa in termini di prelievo fiscale. Che i risultati di questo confronto siano stati sorprendenti, è davvero il meno che si possa dire. Le regioni settentrionali versano allo stato significativamente di più di quanto non ricevano, questo è vero, mentre quelle meridionali ricevono un po&#8217; più di quanto versino; il che è abbastanza logico, poiché essendo il reddito più basso, il prelievo fiscale è minore, ma non è la differenza spropositata data per scontata da tutti a cominciare dai leghisti.</p>
<p style="text-align: justify;">E qui arriva la vera sorpresa: le vere miracolate da un diluvio di finanziamenti a pioggia sono, o sono state fino a poco tempo fa, le regioni del centro, le regioni “rosse”, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Toscana.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; chiaro cosa significa questo? Negli anni della Guerra Fredda la buona qualità dei servizi, il buon tenore di vita delle regioni “rosse” italiane, la cosiddetta “vetrina del comunismo” hanno avuto un enorme valore propagandistico non circoscritto davvero solo all&#8217;Italia. Ora scopriamo che ciò non era dovuto alle qualità degli amministratori “rossi” né tanto meno all&#8217;ideologia marxista in sé, ma era una realtà artefatta, costruita appunto a scopi propagandistici sottraendo, rubando ricchezza costruita dal lavoro di tutti gli Italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">In più, è impossibile che questo sia avvenuto senza che coloro che erano al governo, e lo sono stati per decenni, ne fossero al corrente. Non è probabilmente un caso che oggi i sedicenti ex comunisti e i sedicenti ex democristiani, dopo aver ingannato e derubato gli Italiani per decenni, siano oggi confluiti nello stesso partito per rifarsi una verginità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il modo più semplice per produrre sofismi, cioè ragionamenti falsi che abbiano l&#8217;apparenza della correttezza, consiste nella duplicazione del termine medio; ad esempio: “La regina è un pezzo degli scacchi, Elisabetta II è una regina, dunque Elisabetta II è un pezzo degli scacchi”. E&#8217; chiaro che il termine “regina” è assunto in due significati differenti.</p>
<p style="text-align: justify;">La Lega con il celebre slogan “Roma ladrona” ha fatto un&#8217;operazione dello stesso genere: “Roma” infatti, da un lato significava “la casta” annidata nei palazzi della politica che si trovano nella capitale ma certamente non solo lì, dall&#8217;altro però, a sostegno delle sue smanie separatiste, la Città Eterna e la sua popolazione più, ovviamente, le decine di milioni di Italiani che vivono al disotto della sua latitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando parliamo di Italia del nord, non scordiamoci che non parliamo solo dell&#8217;ambiente rurale delle valli bergamasche, ma di una realtà che comprende milioni di persone di provenienza o di origine meridionale; immigrati o figli di immigrati certamente di un&#8217;altra epoca, che arrivavano al nord (o in Svizzera, nell&#8217;Europa settentrionale, nelle Americhe, in Australia) non per farsi mantenere, ma per lavorare.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; stato il lavoro dei nostri operai, fra cui è innegabile una forte componente meridionale, che ha reso grande l&#8217;industria del nord-Italia, ad esempio quella FIAT che oggi Marchionne vorrebbe delocalizzare nella città africana di Detroit (Non è per errore che ho scritto “africana” invece di “americana”; a Detroit l&#8217;81% della popolazione è di colore. I capitalisti della “città dell&#8217;auto” preferiscono questo tipo di lavoratori nella convinzione di poterli sfruttare meglio; è la stessa ragione per cui anche da noi i capitalisti favoriscono l&#8217;immigrazione).</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; saggezza non solo politica, la capacità di rinunciare a qualcosa per salvare tutto il resto. Il qualcosa a cui occorre saper rinunciare in questo caso sono le piccole e piccolissime “patrie” generate dalla tendenza alla frammentazione localistica, nemmeno scogli, ma sassi e ghiaia destinati a essere sommersi dalla montante marea globalizzatrice, per salvare l&#8217;identità nazionale ed europea.</p>
<p style="text-align: justify;">La Lega è stata spinta in alto fino a diventare una forza protagonista della nostra vita politica nazionale dalla rabbia e dall&#8217;entusiasmo, dalla rabbia verso la partitocrazia corrotta e dall&#8217;entusiasmo della gente che si vedeva finalmente offerta un&#8217;alternativa. A partire dalle elezioni amministrative del 2011 sembra aver finalmente imboccato la parabola discendente, una parabola che non potrà che accentuarsi nel prossimo futuro, offrendoci degli spazi di manovra se sapremo coglierli.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là degli slogan roboanti e dei gesti plateali, in questi venti anni, infatti, la Lega non ha fatto proprio nulla tranne che trasformarsi in una stampella del berlusconismo, in una ruota di scorta del PDL. Anche la legge Bossi-Fini è stata ben lontana dal rivelarsi uno strumento di contrasto efficace all’immigrazione, e le nostre frontiere rimangono un colabrodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dobbiamo però dimenticare che i motivi di risentimento nella gente che fecero a suo tempo decollare il fenomeno leghista ci sono ancora tutti, e semmai si sono esasperati.</p>
<p style="text-align: justify;">Neppure il prevedibile declino del fenomeno leghista, che certamente ha assorbito una parte del nostro potenziale elettorato, tuttavia potrà esserci di grande aiuto senza la comprensione dei motivi per i quali finora i tentativi di “agganciare” o di “riagganciare” una base elettorale hanno ottenuto risultati ben scarsi, e senza una precisa volontà di porvi rimedio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il MSI di Almirante non era certo privo di limiti, difetti e contraddizioni, anche se rispetto alla miseranda situazione attuale ci appare quasi un eden perduto, eppure dobbiamo ammettere che alcuni dei semi delle difficoltà nelle quali oggi ci troviamo, furono piantati proprio allora, a cominciare da quell’atteggiamento psicologico che ci vedeva irrimediabilmente in declino, ed è diventato una profezia che si auto-adempie.</p>
<p style="text-align: justify;">Quei tempi erano, lo ricordiamo, l’epoca della Guerra Fredda, una situazione che non ci lasciava altra soluzione che quella di accodarci in funzione anticomunista, ad altri nostri nemici: al dominio americano, alla destra liberal – borghese e capitalista. Il principale collante del Movimento era allora la nostalgia, ovviamente legata a chi aveva vissuto l’esperienza prebellica e/o quella della RSI, e il Movimento sembrava destinato a scomparire lentamente con la cessazione naturale di quella generazione. Coloro che hanno cercato – con una serie di tentativi alquanto maldestri – di ricostruire il Movimento, con i fallimenti cui sono andati incontro, hanno rinforzato il senso di sconfitta precostituita e inevitabile.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte questo sottofondo psicologico, i motivi più contingenti che hanno portato alla sconfitta dei vari movimentini che hanno tentato di riempire il vuoto, sono facilmente individuabili: il frazionismo prima di tutto, complicato sia dall’egocentrismo di alcuni ducetti, sia dall’attrattiva molto forte per alcuni, di apparentarsi in qualche modo alla coalizione di centrodestra, unico modo in tempi di maggioritario, di assicurarsi una presenza negli organi elettivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre prima di tutto togliersi dalla testa la mentalità della sconfitta precostituita; noi non siamo gli ultimi di una temperie culturale e politica prossima a esaurirsi, quel che dovremmo incarnare è lo spirito della difesa identitaria dell’Italia e dell’Europa di cui c’è più che mai bisogno, e sempre più persone ne stanno diventando consapevoli. Dal passato possiamo trarre utili insegnamenti, ma è nel futuro che dovremo vivere d’ora in avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta fatti forti di questa consapevolezza, vediamo l’altro nodo della questione. Di un leader carismatico non si può disporre a comando o aspettarsi che compaia solo perché se ne desidera uno; si tratta di personalità particolari sostanzialmente irripetibili, che le circostanze possono far sì che si presentino oppure no. Dobbiamo quindi ragionare partendo dal presupposto che personaggi di questa statura al momento non ce ne sono, certamente non fra i leader dei micro-partitini residuali che si contendono quel che oggi rimane della nostra Area.</p>
<p style="text-align: justify;">Non credo occorra sforzarsi di dimostrare che il frazionismo è di per sé un male, lo è specie nell’epoca del sistema elettorale maggioritario; non è un rimedio, tuttavia, il modo in cui finora si è cercato di superarlo, attraverso accordi “di potere” di chi in verità potere non ne ha per nulla, comunque “di vertice”, tipo “tot poltrone (potenziali, possibilità di concorrere a poltrone che generalmente si conclude con un buco nell’acqua) a me, tot a te”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la gente si ritrova sulla scheda elettorale tre o quattro listarelle “a destra del PDL” dove la differenza fra l’una e l’altra risulta del tutto esoterica e misteriosa a chi non è “addentro alle secrete cose”, la gente si stanca e si scoraggia e non vota o, altrimenti, per non sprecare completamente il suo voto e non favorire un’eventuale vittoria delle sinistre, magari vota per il centrodestra (spesso Lega).</p>
<p style="text-align: justify;">Alle elezioni amministrative del 2011 a Trieste è accaduto una specie di miracolo: “alla destra del PDL” c’era per non so quale fortunata circostanza, una sola formazione politica, che ha ottenuto oltre il 10% dei voti, e questo nonostante la presenza del MSI-FT nella coalizione di centrodestra. Questo risultato che si può definire brillante visto il livello dal quale ordinariamente partiamo, non ha avuto peso a causa del sistema maggioritario, ma ha il pregio di dimostrare che un elettorato potenziale paragonabile a quello del vecchio MSI e forse più esteso, esiste ancora, e il problema è “riagganciarlo”.</p>
<p style="text-align: justify;">In assenza di un leader carismatico che si imponga a tutti con la sua autorevolezza, credo che ci sia un solo rimedio al frazionismo: un programma chiaro, basato su pochi punti, fra i quali non potranno mancare l’opposizione allo strapotere americano in casa nostra, lo stop all’immigrazione e l’espulsione dei clandestini: chi lo condivide è dentro, chi non lo condivide è fuori.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è naturalmente il problema che il sistema elettorale maggioritario è fortemente penalizzante per le formazioni minori, ma allora diciamolo con chiarezza: l’obiettivo è quello di costituire un movimento forte e significativo nel Paese, fra la gente; quello della presenza negli organi rappresentativi potrà venire in un secondo momento. Se abbiamo pensato che il nostro problema sia quello di ottenere qualche consigliere comunale qua e là, abbiamo sbagliato tutto, un errore tanto più grave se ci siamo limitati a pensare a coalizioni temporanee per fini elettorali.</p>
<p style="text-align: justify;">Che non ci sia “grasso che cola” è perfino meglio: chi si accosterà a noi non lo farà per fini personali.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia e l’Europa non hanno mai avuto tanto bisogno di noi come adesso: subordinate al dominio americano e prive di reale indipendenza, minacciate di essere stravolte nelle loro basi etniche dalla valanga umana che si riversa dal sud del mondo, non c’è mai stato tanto bisogno come ora di un forte movimento identitario che conduca la lotta per la sopravvivenza, per dare un futuro ai nostri figli e ai figli dei nostri figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto le nubi all’orizzonte siano fosche, il futuro è sempre – almeno in parte – il frutto delle nostre decisioni.</p>
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		<title>La storia ignorata</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 16:17:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il muro delle menzogne comincia a mostrare le prime crepe, ma non ci dobbiamo illudere: l'era degli inganni non è finita e non finirà né domani né dopodomani, ma un giorno la gente non ne potrà più di coloro che non hanno fatto altro che ingannarla, e sulla menzogna hanno fondato il loro potere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-storia-ignorata.html' addthis:title='La storia ignorata '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-8472" style="margin: 10px;" title="armistizio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/armistizio.jpeg" alt="" width="239" height="196" />L&#8217;articolo che segue è stato scritto nel 2007 e pubblicato per la prima volta su “Ciaoeuropa”, il cessato periodico di Antonino Amato. Le ragioni per le quali intendo ripresentarlo adesso non sono difficili da intuire. L&#8217;argomento trattato è la tematica storica che, come tale, non corre il rischio di perdere di attualità, ma soprattutto ritengo che sia utile ripresentare e ribadire i concetti in esso esposti, perché ci si muove in un campo dove la mistificazione, il furto di verità, la censura sono enormi.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ricorda uno degli autori citati:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«Il “muro di gomma” che esiste sull&#8217;argomento sembra essere stato messo in piedi per nascondere qualsiasi tipo di ricerca della verità storica da intellettuali faziosi e direttamente controllati dalla struttura partitica&#8230; la sinistra in generale (il riferimento è al Pci ma anche al Psi) [ha] sempre avuto dalla sua parte, gestendo con molta attenzione una cerchia di giornalisti, scrittori e intellettuali che avrebbero permesso una “scrittura”, appunto, della storia relativa a questi partiti soprattutto, poco veritiera o strettamente di parte».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;occasione per scrivere questo articolo fu data da una circostanza insolita, accadde che un bollettino di una casa editrice, La bottega editoriale, nulla affatto collegata all&#8217;“area” presentasse ben tre testi di argomento storico in qualche modo “revisionista” o perlomeno controcorrente: <a title="Il telefonista che spiava il Quirinale" href="http://www.libriefilm.com/il-telefonista-che-spiava-il-quirinale-25-luglio-1943/9884" target="_blank"><em>Il telefonista che spiava il Quirinale – 25 luglio 1943</em></a>, di Paola Palma, <em>La resistenza demitizzata</em> di Giampaolo Pansa e <a title="Compagno cittadino" href="http://www.libriefilm.com/compagno-cittadino-il-pci-tra-via-parlamentare-e-lotta-armata/9885" target="_blank"><em>Compagno cittadino, il PCI tra via parlamentare e lotta armata</em></a> di Salvatore Sechi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tre tasselli importanti che non collimano con il mosaico complessivo della nostra storia ufficiale e che, guarda caso, coincidono con tre nervi scoperti: i retroscena della caduta del fascismo, la cosiddetta resistenza (e il mito resistenziale), il comportamento (e i segreti ancora tutti da svelare) del PCI e della sinistra negli anni della guerra fredda.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante il tempo trascorso, riscrivendo l&#8217;articolo adesso, avrei dovuto modificare molto poco: nella nostra “democratica” democrazia (e non solo a livello italiano, ma europeo e mondiale) si moltiplicano le leggi tese a colpire la libertà di espressione, e in ogni caso rimane pur sempre la Legge Scelba, legge che il PCI, dotandosi di una struttura paramilitare, la Gladio Rossa, ha sistematicamente violato fino a tutti gli Anni &#8217;80, ma era ovvio che ciò non potesse avere alcuna rilevanza penale, dal momento che anche i sassi sanno che si tratta di una legge concepita apposta per colpire “i fascisti”, noi. C&#8217;è solo una cosa più odiosa delle leggi ingiuste: le leggi ingiuste applicate ingiustamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Riscrivendo oggi l&#8217;articolo avrei evitato probabilmente qualche espressione che potrebbe essere interpretata come di apprezzamento per l&#8217;antiamericanismo del Brasile di Lula e del Venezuela di Chavez. Così come l&#8217;anticomunismo non ci ha resi e non ci rende filoamericani, così l&#8217;antiamericanismo non ci rende filocomunisti. Tanto nella falce e martello quanto nelle stelle e strisce riconosciamo i simboli del nemico che ha schiantato l&#8217;Europa nel 1945 e la tiranneggia da allora. Recentemtente, il caso Battisti è venuto a ricordarci che a protezione dei terroristi, degli assassini “rossi” (e Battisti è solo la punta dell&#8217;iceberg) esiste e continua a esistere una rete di complicità, una vera e propria “mafia rossa” internazionale che fa capo al Brasile, al Venezuela, al Nicaragua, alla Francia di monsieur Sarkozy sposato Bruni, e questo è un altro tassello della nostra storia ignorata sul quale varrebbe tanto più la pena di indagare, quanto più molti, troppi, vorrebbero chiudere gli occhi.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni anni fa il principe Otto d&#8217;Asburgo allora rettore dell&#8217;Università di Urbino, nella sua prolusione di inizio dell&#8217;Anno Accademico, a proposito della conoscenza della storia, fece un commento meno banale e più profondo di quel che può sembrare a prima vista:</p>
<p style="text-align: justify;">«Chi non sa da dove viene», disse, «non può sapere dove va, perché non sa dove si trova».</p>
<p style="text-align: justify;">I concetti che noi abbiamo della storia influenzano l&#8217;idea che ci facciamo del presente, e quindi contribuiscono a determinare le nostre azioni in vista del futuro; per questo motivo, tutti gli studiosi dei fenomeni sociali e e politici, da Malinsky e De Poncins a George Orwell, hanno messo in rilievo il fatto che la manipolazione della conoscenza storica è uno degli strumenti principali dei sistemi che, totalitari o sedicenti democratici che siano si propongono di plagiare l&#8217;opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Le democrazie, è noto, non ricorrono ad un sistema dichiarato di censura, ma al plagio di un potente sistema mediatico, oltre alla sommersione delle voci dissidenti in un coro continuo di &#8220;informazioni&#8221; futili e/o irrilevanti.</p>
<p style="text-align: justify;">«È possibile ingannare tutti per un certo tempo», recita un detto, «ed è possibile ingannare qualcuno per sempre, ma non si possono ingannare tutti per sempre». Io mi auguro ardentemente che ciò sia vero, e forse non solo lo è, ma siamo giunti ad un punto di rottura. Se il catalogo di un&#8217;agenzia libraria <em>on line</em> che si occupa di diffondere le opere di piccole case editrici, che non ha una caratterizzazione politica, somiglia sempre di più a quello di una libreria revisionista, questo significa che “il potere” pur con i suoi potenti mezzi sta rimanendo sempre più solo nel ripetere le sue sempre meno credibili menzogne di stato soprattutto in campo storico, su tematiche quali fascismo e antifascismo, resistenza, comunismo, guerra fredda; è una situazione che per certi versi ricorda la <em>glasnost</em> degli ultimi tempi dell&#8217;Unione Sovietica con Gorbacev.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà che di questi tempi il Grande Fratello mondiale non se la passa troppo bene: l&#8217;Irak somiglia sempre di più al Vietnam, Bagdad è peggio di Saigon; in Afghanistan la resistenza che sembrava schiacciata sta rialzando la testa, anche in Libano Hezbollah si è dimostrata uno scoglio più duro del previsto, poi c&#8217;è l&#8217;Iran che non si piega né alle minacce né ai ricatti, e come se non bastasse ci sono anche le rogne nel cortile dietro casa: il Venezuela di Chavez, il Brasile di Lula. Fatto sta che anche nella sin qui servilissima colonia Italia si comincia a parlare un linguaggio più libero, cominciando proprio dal revisionismo storico, così temuto dal Grande Fratello orwelliano e da quello reale. La storia (sin qui) ignorata torna sotto i riflettori e le sue lezioni possono indurre a rivedere l&#8217;atteggiamento verso il presente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-telefonista-che-spiava-il-quirinale-25-luglio-1943/9884" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8470" style="margin: 10px;" title="il-telefonista-che-spiava-il-quirinale" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-telefonista-che-spiava-il-quirinale-186x300.jpg" alt="" width="186" height="300" /></a>Parliamo de “La bottega editoriale”, il bollettino, reperibile all&#8217;indirizzo bottegaeditoriale1@soveria.info che recensisce due collane “dire-fare-scrivere” e “scripta manent” dell&#8217;editore Rubettino. Nella prima troviamo la recensione del libro di Paolo Palma <a title="Il telefonista che spiava il Quirinale" href="http://www.libriefilm.com/il-telefonista-che-spiava-il-quirinale-25-luglio-1943/9884" target="_blank"><em>Il telefonista che spiava il Quirinale – 25 luglio 1943</em></a>, (recensione di Paolo Acanfora), nella seconda <em>La resistenza demitizzata</em> di Giampaolo Pansa (recensione di Francesco Fatica) e <em><a title="Compagno cittadino" href="http://www.libriefilm.com/compagno-cittadino-il-pci-tra-via-parlamentare-e-lotta-armata/9885" target="_blank">Compagno cittadino, il PCI tra via parlamentare e lotta armata</a> </em>di Salvatore Sechi (recensione di Carmine De Fazio).</p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.libriefilm.com/il-telefonista-che-spiava-il-quirinale-25-luglio-1943/9884" target="_blank">Il telefonista che spiava il Quirinale</a></em> non è un personaggio letterario, è Giuseppe Mangione, allora appunto telefonista del quirinale e che dopo la guerra acquisì una certa fama come sceneggiatore, che intercettò e trascrisse le conversazioni telefoniche del re Vittorio Emanuele III e del suo <em>entourage</em> attorno al luglio 1943. Le trascrizioni furono poi consegnate al noto esponente partigiano Rodolfo Pacciardi fra le cui carte sono state recentemente ritrovate.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che ne emerge, è un quadro completamente diverso da quel che ci eravamo abituati a considerare di un episodio chiave della nostra partecipazione al secondo conflitto mondiale, quale fu quello del 25 luglio 1943, il “ribaltone” con cui fu soppresso il regime fascista, e che doveva preludere di lì a poco all&#8217;altro ed ancor più drammatico ed infamante “ribaltone”, l&#8217;armistizio ed il cambiamento di fronte dell&#8217;8 settembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Contrariamente a quel che ci è stato fatto credere così a lungo, l&#8217;“arresto” (ma di arresto non si trattò) di Benito Mussolini quando questi, dopo essere stato messo in minoranza nella seduta del Gran Consiglio del fascismo si recò dal re per presentargli le proprie dimissioni, non fu per nulla frutto di una decisione improvvisa di Vittorio Emanuele III, ma l&#8217;esito ultimo di una cospirazione accuratamente preparata, una congiura che ebbe la sua “anima”, la sua “eminenza grigia” nel ministro Acquarone, un personaggio che finora gli storici hanno considerato assolutamente di secondo piano.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli antifascisti di allora, di poi, di oggi, è sempre stato motivo d&#8217;imbarazzo il fatto che la “bieca” dittatura mussoliniana finisse in una maniera così “parlamentare”, con una votazione, ed ancora il fatto che dopo essere stato messo in minoranza dal Gran Consiglio, Mussolini si sia recato tranquillamente ad offrire al re le proprie dimissioni. È stato questo il comportamento di un tiranno? O non piuttosto quello di un leale servitore dell&#8217;Italia con la coscienza tranquilla, il cui torto, semmai, è stato quello di non avvertire la fosca atmosfera da congiura da basso impero bizantino che altri gli avevano addensato attorno, come spesso accade alle persone sincere e leali che non sono in grado di comprendere fino in fondo la malizia altrui? Se invece Mussolini scelse consapevolmente di consegnarsi nelle mani di chi voleva distruggerlo, può averlo fatto solo nel tentativo di evitare che per l&#8217;Italia alla tragedia del conflitto si sommasse l&#8217;altra tragedia della guerra civile. In ogni caso, la sua statura morale ne esce ingigantita: un gigante circondato da una torma di squallidi gnomi intenti solo a cercare di trarre un profitto personale dalle sventure della Patria.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà questo libro aggiunge nuovi tasselli ad un mosaico che il gran parte conoscevamo già, così come sappiamo che all&#8217;uscita dal Quirinale Mussolini non fu arrestato con un atto che avesse qualche parvenza di legalità, ma rapito e portato via in segreto su di un&#8217;ambulanza: è evidente che i cospiratori temevano una reazione popolare, ed in tal modo confessavano involontariamente la popolarità di cui ancora godeva Mussolini a dispetto del disastroso andamento della guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">E non parliamo di altri fatti oscuri di quella tragica fine di luglio che sembrava anticipare sinistramente la guerra civile, come l&#8217;assassinio in un vile agguato di Ettore Muti, “il più bello” e sicuramente uno dei più amati <em>leader</em> fascisti.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, non è da adesso che sappiamo che fin dall&#8217;inizio del conflitto la monarchia e gli alti gradi militari ad essa vicini tennero un comportamento ambiguo, “il piede in due staffe”, come si dice, e arrivarono a sabotare lo sforzo bellico collaborando apertamente con il nemico, al prezzo delle vite cinicamente sacrificate di migliaia di nostri combattenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché la repubblica nata dalla “resistenza” si è sempre preoccupata di non far conoscere agli Italiani la verità sulla tragedia che li aveva colpiti, e di nascondere il volto vile e laido dell&#8217;antifascismo, quello che fu il nostro più valido scrittore di cose militari, Antonino Trizzino, andò incontro nel dopoguerra a tre processi per aver affermato e documentato nel suo celebre <em>Navi e poltrone</em> un fatto basilare ed incontrovertibile: la condotta della Regia Marina, dei suoi alti comandi, fu, dal punto di vista dell&#8217;interesse nazionale, folle e suicida: i nostri convogli destinati al nord-Africa furono mandati senza scorta lungo le rotte di un mare dove i britannici avevano una schiacciante superiorità; le vite di migliaia di nostri marinai furono sacrificate invano, e nel contempo la penuria di rifornimenti determinò il crollo del fronte africano che aprì le porte all&#8217;invasione dell&#8217;Italia. Non basta, in un altro libro dal titolo eloquente, <em>Gli amici dei nemici</em>, Trizzino ha documentato i contatti che ci furono fra i nostri alti comandi ed i britannici che furono costantemente informati dei movimenti delle nostre truppe e dei nostri convogli. La monarchia ed il suo <em>entourage</em>, gli alti gradi militari si preparavano a saltare sul carro del probabile vincitore o (le due ipotesi non sono in contrasto) vedevano nella sconfitta un mezzo per sbarazzarsi del fascismo. Peccato che intanto a farne le spese erano, con le loro vite, i nostri soldati ed i nostri marinai, e tutto ciò ha sempre avuto un solo nome: tradimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Se poi aggiungiamo che la monarchia fece forti pressioni sul fascismo perché si arrivasse al più presto all&#8217;entrata in guerra, essendo Mussolini riluttante, ed i Tedeschi che conoscevano lo stato d&#8217;impreparazione delle nostre forze armate dopo che l&#8217;Italia aveva appena speso tutte le sue energie in due guerre consecutive in Etiopia e in Spagna, nettamente contrari, è difficile sottrarsi alla conclusione che le vite degli Italiani e l&#8217;avvenire stesso dell&#8217;Italia siano stati sacrificati sull&#8217;altare di uno sporco gioco di potere.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-sangue-dei-vinti/4644" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5935" style="margin: 10px;" title="il-sangue-dei-vinti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-sangue-dei-vinti-189x300.jpg" alt="" width="189" height="300" /></a>Passiamo all&#8217;altro libro che bene s&#8217;inserisce su questa tematica: <em>La resistenza demitizzata</em> è per ora l&#8217;ultimo anello di una catena che l&#8217;autore ha iniziato nel 2003 con il bestseller <a title="Il sangue dei vinti" href="http://www.libriefilm.com/il-sangue-dei-vinti/4644" target="_blank"><em>Il sangue dei vinti</em></a>, proseguita poi con <a title="Sconosciuto 1945" href="http://www.libriefilm.com/sconosciuto-1945/1454" target="_blank"><em>Sconosciuto 1945</em></a> del 2005 e <a title="La grande bugia" href="http://www.libriefilm.com/la-grande-bugia/1453" target="_blank"><em>La grande bugia</em></a> del 2006. La resistenza, lo sappiamo, non fu un&#8217;epopea, non ebbe nulla di nobile, fu un carnaio truce e vile, fatto di attentati e di colpi alla schiena, diretta contro i Tedeschi, ma soprattutto contro coloro che dopo l&#8217;8 settembre 1943 avevano continuato a combattere lo stesso nemico, e contro quanti minacciavano di essere un ostacolo alla “rivoluzione socialista” che si pensava d&#8217;instaurare a guerra finita. La stragrande maggioranza dei militi della Repubblica Sociale uccisi da mano comunista non caddero in combattimento, ma furono trucidati dopo essersi arresi ed aver ceduto le armi, quando non erano più in grado di difendersi. Con il 25 aprile 1945 non arrivò la “liberazione” ma la mattanza. Coloro che per due anni sanguinosi non erano stati capaci di fare altro che nascondersi sulle montagne, compiere attentati, colpire alla schiena, ora, vincitori per procura grazie ai bombardieri ed ai <em>tank</em> americani, sfogavano sui vinti e sugli inermi la loro barbarie bestiale.</p>
<p style="text-align: justify;">La “resistenza” non è stata altro che questo, la pagina forse più vergognosa della nostra storia bimillenaria. Noi questo lo sappiamo, lo sapevamo già ben prima che Giampaolo Pansa arrivasse a dirlo, tuttavia è un fatto molto importante che uno storico di formazione di sinistra e quindi antifascista arrivasse a dirlo, a renderlo noto al grosso pubblico tenuto nell&#8217;ignoranza per più di mezzo secolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-grande-bugia/1453" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6153" style="margin: 10px;" title="la-grande-bugia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-grande-bugia1-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Giampaolo Pansa ha iniziato questo percorso nel 2002, con un testo sui combattenti della Repubblica Sociale, <a title="I figli dell'aquila" href="http://www.libriefilm.com/i-figli-dellaquila/9886" target="_blank"><em>I figli dell&#8217;aquila</em></a>, e probabilmente a questo punto si è trovato di fronte alla verità di cosa è stata la “resistenza”, un&#8217;orrenda faida condotta soprattutto a guerra finita contro un “nemico” ormai inerme, poteva, come tanti prima di lui, insabbiare tutto, invece ha avuto il coraggio di rompere il muro dell&#8217;omertà. Come <a title="La grande bugia" href="http://www.libriefilm.com/la-grande-bugia/1453" target="_blank"><em>La grande bugia</em></a>, <em>La resistenza demitizzata</em> è dedicata soprattutto a smentire gli avvocati d&#8217;ufficio della resistenza, i ben pagati megafoni e leccapiedi del regime che vorrebbero tenere la grande bugia ancora in piedi: Giorgio Bocca, Alessandro Curzi, Paolo Flores d&#8217;Arcais, Sergio Luzzatto, ed altri esemplari del più lugubre bestiario di quanti vilipendono la storia e prostituiscono l&#8217;informazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi mente sapendo di mentire, molto spesso finisce per darsi la zappa sui piedi, e così Pansa ha buon gioco citando un&#8217;affermazione di Giorgio Bocca, il più accanito di quanti vorrebbero confutarlo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«Il terrorismo ribelle non è fatto per prevenire quello dell’occupante, ma per provocarlo, per inasprirlo. Esso è autolesionismo premeditato: cerca le ferite, le punizioni, le rappresaglie per coinvolgere gli incerti, per scavare il fosso dell’odio. È una pedagogia impietosa, una lezione feroce».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">In poche parole, il solco di ostilità fra la popolazione ed i Tedeschi e i combattenti repubblicani fu creato artatamente, con attentati che aveva lo scopo di provocare le rappresaglie secondo la logica del “tanto peggio, tanto meglio” da parte di chi mirava a fare “la rivoluzione” e non aveva alcuna preoccupazione di quanto questa logica aberrante sarebbe costata all&#8217;Italia in termini di morti e distruzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel libro è contenuto un omaggio doveroso ad un uomo che ha cercato invano di raccontare agli Italiani la verità: Giorgio Pisanò, autore di volumi come <em>Storia della guerra civile in Italia</em> e <em>Gli ultimi in grigioverde</em> che, nonostante un&#8217;indiscussa competenza, serietà e probità come storico non riuscì a trovare un editore abbastanza coraggioso da pubblicare la verità sul periodo più buio della storia d&#8217;Italia, allora divenne egli stesso editore, e la cui tipografia fu distrutta per ben quattro volte da quattro attentati rimasti rigorosamente senza colpevoli e che non ebbero alcuna eco sui mezzi “d&#8217;informazione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Da parte mia, aggiungerei un punto che sembra finora sfuggito a Pansa ed alla gran parte degli storici che si sono occupati di questi fatti. A sinistra è diffusa la leggenda, che ha sicuramente meno fondamento di quella dell&#8217;esistenza del mostro di Loch Ness, che la “liberazione” sarebbe stata opera dei “resistenti”, dei partigiani, e che gli angloamericani arrivati a cose fatte, si sarebbero limitati a togliere loro di mano il frutto della vittoria. Questa leggenda comporta una confusione fra attentati, pistolettate alla schiena nei vicoli, atti di terrorismo ed azioni militari. C&#8217;è poi da stupirsi se qualcuno cresciuto in questo tipo di “cultura” abbia poi pensato di riprendere “la lotta rivoluzionaria” con gli stessi metodi? Diciamo la verità una volta per tutte: le Brigate Rosse sono state figlie legittime della “resistenza” e della “cultura resistenziale”!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/compagno-cittadino-il-pci-tra-via-parlamentare-e-lotta-armata/9885" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8469" style="margin: 10px;" title="compagno-cittadino" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/compagno-cittadino-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>In questo discorso, ben s&#8217;inserisce il terzo libro citato, <a title="Compagno cittadino" href="http://www.libriefilm.com/compagno-cittadino-il-pci-tra-via-parlamentare-e-lotta-armata/9885" target="_blank"><em>Compagno cittadino, il PCI tra via parlamentare e lotta armata</em></a> di Salvatore Sechi. In questo caso, non si tratta per la verità di un testo organico ma di una raccolta di saggi, ma questo non muta in nulla la sostanza delle cose, che è semplicemente questa: il PCI ha sempre posseduto una struttura paramilitare segreta pronta a intervenire per instaurare con la forza anche in Italia un regime comunista non appena le circostanze di politica interna e soprattutto internazionale l&#8217;avessero reso possibile, quella cui si è ripetutamente alluso come “Gladio rossa”.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima cosa che Sechi e De Fazio sulle sue orme ci fanno notare, è l&#8217;estrema difficoltà che esiste ancora oggi nel raccogliere informazioni su questo argomento, stante il clima omertoso, il “muro di gomma” che ancora oggi circonda tutto ciò che riguarda il Partito Comunista, eretto con l&#8217;attiva complicità di giornalisti e sedicenti intellettuali di sinistra:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«Il “muro di gomma” che esiste sull’argomento sembra essere stato messo in piedi per nascondere qualsiasi tipo di ricerca della verità storica da intellettuali faziosi e direttamente controllati dalla struttura partitica. Questa componente rappresenta un altro elemento di critica di Sechi, quello cioè, che la sinistra in generale (il riferimento è al Pci ma anche al Psi) avesse sempre avuto dalla sua parte, gestendo con molta attenzione una cerchia di giornalisti, scrittori e intellettuali che avrebbero permesso una “scrittura”, appunto, della storia relativa a questi partiti soprattutto, poco veritiera o strettamente di parte».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Una delle poche cose che appaiono sicure al riguardo, è che questa struttura non sarebbe potuta esistere senza la disponibilità di grandi quantità di denaro, di origine certamente illecita. La fonte principale sembra essere stato il sistema di tangenti imposto dal PCI alle aziende italiane che intendevano commerciare con i Paesi comunisti, ossia proprio quel sistema di “pizzo” mafioso che tutti conoscevano fino alla fine degli anni &#8217;80 e di cui l&#8217;inchiesta “mani pulite” non ha voluto trovare traccia:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«A fianco delle grosse capacità di gestione e mantenimento del sistema partitico, c’era un apparato che prendeva sostentamento dalle ingenti quantità di denaro che il Pci riusciva a cooptare dai grandi mercati internazionali e che, a dire dell’autore, ne faceva il punto di riferimento del mercato <em>import-export</em> verso e dai paesi europei sotto l’orbita sovietica e anche verso il mercato “rosso” orientale rappresentato dalla Cina».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una considerazione che merita aggiungere: il nomignolo di “Gladio rossa” attribuito alla struttura paramilitare clandestina del PCI che, c&#8217;informa Sechi, non cessò di essere operativa prima degli anni &#8217;80, è del tutto improprio. “Gladio”, ovvero “Stay Behind” era una struttura segreta ma pienamente legittima costituita in ambito NATO con il compito di organizzare la resistenza dietro le linee in caso d&#8217;invasione sovietica. L&#8217;esistenza di tale struttura fu resa di dominio pubblico, vanificandone la funzione, dall&#8217;allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti con un atto contrario alla sicurezza nazionale, per ingraziarsi il PCI. Se qualcuno agì in modo illecito ed in danno dell&#8217;interesse nazionale nella vicenda “Gladio” fu lo stesso Andreotti, un individuo che, non solo per questa vicenda, ma si pensi ad esempio alla sua implicazione nell&#8217;assassinio del giornalista Mino Pecorelli e ai suoi legami con il boss mafioso Totò Riina, dovrebbe sedere a vita non sui banchi di Palazzo Madama ma sul tavolato di una cella.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello di “Gladio” non fu il solo caso nel quale una struttura del tutto legittima che svolgeva attività anticomunista, fu criminalizzata e fatta passare per golpista; un altro esempio allucinante fu la vicenda di Edgardo Sogno, a capo di una struttura che si occupava di fornire assistenza a quanti cercavano di fuggire od erano fuggiti dai “paradisi” comunisti dell&#8217;Est. Il PM Luciano Violante imbastì contro di lui una montatura giudiziaria “golpista” che non aveva nessun riscontro nella realtà. Per Sogno iniziò una lunga ed allucinante vicenda giudiziaria che è poco definire kafkiana, e per Violante una rapida carriera politica che lo ha portato fino alla presidenza della Camera. Dovremmo seriamente interrogarci sul vero significato di una democrazia che tratta da criminali coloro che difendono la libertà, e porta ladri, assassini e farabutti di ogni specie ai supremi vertici dello stato.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosiddetta “Gladio rossa”, invece, era un&#8217;organizzazione del tutto illegale con compiti di sovversione e, presentandosi l&#8217;occasione, di presa del potere con la violenza o di fiancheggiamento di un&#8217;eventuale invasione sovietica. Tutto ciò nell&#8217;ormai desueto linguaggio dei nostri padri aveva un nome preciso: tradimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Indipendentemente da quali fossero le sue finalità, la “Gladio rossa” era un&#8217;organizzazione illegale di per sé, poiché in Italia c&#8217;è una legge, la legge Scelba, che proibisce ai partiti di dotarsi di organizzazioni paramilitari, ma siamo sinceri, nessun PM avrebbe mai incriminato né tanto meno nessun giudice avrebbe mai condannato il PCI in base alla legge Scelba, perché la democrazia ha un&#8217;altra stranezza, certe leggi sono “strabiche”, colpiscono una parte politica (e sono fatte apposta per colpirla), ma non le altre. Un esempio recente di ciò è anche la legge Mastella da poco introdotta che introduce il reato di “istigazione al genocidio”, ma possiamo essere matematicamente sicuri che essa non colpirà mai gli esaltatori delle foibe; ed io che vivo a Trieste, una città dove c&#8217;è una minoranza slovena che ha mantenuto intatto tutto il suo sciovinismo antiitaliano, vi posso assicurare che ce ne sono.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è qualcosa di ancora più moralmente ripugnante delle leggi ingiuste: la loro applicazione ingiusta e “strabica”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il muro delle menzogne comincia a mostrare le prime crepe, ma non ci dobbiamo illudere: l&#8217;era degli inganni non è finita e non finirà né domani né dopodomani, ma un giorno la gente non ne potrà più di coloro che non hanno fatto altro che ingannarla, e sulla menzogna hanno fondato il loro potere.</p>
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