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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Daniele Pastori</title>
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		<title>Yoga e induismo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Pastori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un'introduzione all'induismo, alla sua spiritualità e alle sue vie iniziatiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/yogaeinduismo.html' addthis:title='Yoga e induismo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libro.php?lid=7438&amp;pn=76"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/bhagavadgita.bmp" border="0" alt="Swami Sivananda, La bhagavad gita. Traduzione integrale dal sanscrito e commento" width="95" height="134" align="right" /></a> L’”Hinduismo” è l’insieme di tutte le <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> della regione dell’Hindustan – “paese dei fiumi” -, cioè del subcontinente indiano, ad eccezione dell’islamismo, del cristianesimo, del mazdeismo, del buddhismo e del jainismo. E’ nata propbabilmente dallo spostamento (avvenuto attorno al 1000 aC) dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">popoli arii</a> (<em>arya </em>in sanscrito significa persona rispettata, quindi nobile) dall’Asia centrale verso l’India del Nord Ovest, un popolo con società patriarcale, divisa in quattro caste: <em>brahmana</em>, la casta sacerdotale (come i druidi celti e i magi persiani), <em>ksatriya</em>, quella guerriera (nella quale si trovavano anche i re, <em>raja</em>), <em>vaisya</em>, gli agricoltori e gli allevatori e infine <em>sudra</em>, i servi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> che compongono l’induismo hanno una stessa visione del mondo, anche se viene rappresentata attraverso diverse vie culturali, mistiche e metafisiche. Le diverse divinità di ogni tradizione, non sono infatti altro che rappresentazioni delle stesse potenze, che a loro volta sono differenziazioni del “Dio senza dualità” &#8211; il <em>Brahman </em>-, create per mezzo dell’<em>avidya</em>-ignoranza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=887750840X"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/canonebuddhista.bmp" border="0" alt="Pio Filippani Ronconi, Canone buddhista. Discorsi brevi" width="95" height="146" align="left" /></a> <em>Brahman </em>è il verbo creatore dell’Universo, è l’<em>atman </em>incarnato in ogni essere, è il motore immobile che spinge ogni cosa al movimento, senza far parte dello stesso moto; non può essere intravisto da occhi umani, può essere appena concepito da menti che si avviano verso la <em>jnana </em>(conoscenza, corrispondente alla <em>gnosis</em>) e con essa strappano il velo di <em>maia</em>. Scopo ultimo delle pratiche yoga è diventare questo <em>Brahman </em>superando ogni dualità e distruggendo il ciclo delle continue nascite e morti che ci costringono su questo mondo (il significato di <em>jnana </em>è proprio intuizione della propria identità con lo Spirito Universale, cioè dell’<em>Atman </em>con il <em>Brahman</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso il sacrificio della meditazione, dell’abbandono dei piaceri terreni (non si tratta di mortificazioni del corpo, ma soltanto di cercare un distacco dagli oggetti che potrebbero legare alla vita umana) e dell’autocontrollo, lo <em>yogi </em>arriva a dominare il corpo, il respiro e la mente per potersi dedicare senza interferenze alla meditazione sull’Assoluto. Lo <em>yogi </em>è al tempo stesso sacrificante, sacrificio e destinatario delle offerte, in quanto mira a diventare l’uno assoluto, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboleggiato</a> dal drago o dall’albero del mondo. L’unico modo per diventare l’unità è uccidere questo drago per poter creare ogni cosa. Infine, assimilando il serpente (molto simile all’eucaristia cristiana e alle varie bevande d’immortalità di ogni tradizione) si assumono i suoi poteri e si diventa di conseguenza il creatore stesso (mangiando il drago, inoltre, si elimina il suo male, assimilando soltanto la parte “positiva”). Questa non è altro che una rappresentazione dei cicli cosmici, per i quali l’Uno si distrugge e si divide in molti, per poi richiudersi in sé stesso e tornare l’indistinto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8877103094"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/induismoebuddhismo.bmp" border="0" alt="Ananda K. Coomaraswamy, Induismo e buddhismo" width="95" height="166" align="right" /></a> Il sacrificio riflette il mito. <em>Brahman </em>(non il Sé, il dio con quel nome, praticamente la parte maschile) genera tutto, <em>Visnu </em>mantiene e <em>Shiva </em>distrugge, per ricreare nuovamente tutto. Proprio come Iside, Apophis e Osiride; Odino, Loki e Balder e chi più ne ha, più ne metta. (Per <em>trimurti </em>(Brahman-Visnu-Shiva) ed altre “trinità” cfr. <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a>, <em>La Grande Triade</em>),</p>
<p style="text-align: justify;">E’ detto che ogni atto è sacro, ma anche che fare male equivale a non fare (si intende un’azione negativa, non lo spostarsi al di sopra dell’azione e costituirne il centro immobile) ed è quindi vano e profano. Il sacrificio puramente esteriore non porta a nulla, il vero sacrificio è interno e silenzioso, è il sé sacrificato al Sé, l’abbandono dell’io per diventare Quello. Il Sé è ciò che amiamo in tutte le cose, è l’indistinto che sussiste come dualità nel mondo materiale perché spiegato dal nostro punto di vista, il vero padre di tutti e tutto, nonché il motore immobile (essere) che fa muovere qualsiasi cosa (divenire).</p>
<p style="text-align: justify;">Per fermare il divenire e spostarsi sull’essere, lo <em>yogi </em>deve seguire la propria vocazione (a seconda della casta di cui fa parte) e pian piano staccarsi da tutto e tutti. Lo stadio finale è quello di abbandono di ogni legge morale e delle verità teologiche, arrivando addirittura (metaforicamente) a violentare la propria madre (potrebbe equivalere ad unirsi con il principio creatore).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842074071"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/storiafilosofiaindiana.bmp" border="0" alt="Giuseppe Tucci, Storia della filosofia indiana" width="75" height="125" align="left" /></a> Per gli indù la vita deve seguire quattro fasi (<em>ashrama</em>) : 1. Formazione e studio. 2. Uomo sposato e legato alle passioni. 3. Ritiro dal mondo e povertà. 4. Rinuncia totale (<em>samnyasa</em>). Quindi per potersi portare nella strada dell’ascesi bisogna aver prima conosciuto il vortice delle passioni e successivamente compiere il grande salto ed abbandonare tutto, così come fece il padre del Buddhismo, Gothama Siddartha. La coscienza (ragione) è soltanto un mezzo per controllare la volontà, ma poi va abbandonata (come la zattera per passare il fiume, secondo una nota allegoria buddhista) verso una super-coscienza – e non un in-coscienza. Per dirla con gli esempi di Guenon, la coscienza serve a diventare Uomo Vero (sé), mentre per diventare Uomo Trascendente (Sé) bisogna sbarazzarsene in modo da poter superare l’individualità. Per cui non bisogna abbandonarsi a se stessi, ma conoscere la padronanza e successivamente lasciarsi guidare dal sé verso il Sé. Il <em>dharma </em>(=legge, è la via da seguire per ogni casta) è la zattera, le virtù da portare al cospetto di Dio e da sacrificare, divenendo un <em>Arhat</em>, un dio che può fare ciò che vuole, perché al di sopra di ogni giudizio, anzi, al di sopra di tutto. Egli (l’<em>Arhat</em>) è inconoscibile (<em>ananuvedya</em>), nessuno può giudicare né capire il suo operato. E’ il Sé incarnato (al contrario degli <em>Avatara</em>, le incarnazioni degli dei portano all’individuo il <em>dharma</em>, mentre l’uomo divinizzato ha il compito opposto di riassorbirlo, di distruggerlo). In realtà questo Sé è già presente in noi, non è un’entità distinta. O meglio, non è un’entità.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ogni dio è una rappresentazione di una potenza, Brahman (per chi non l’avesse ancora capito, scrivere <em>Brahman </em>è equivalente a scrivere Sé) è l’unione di queste potenze, comprese tempo è spazio; è ciò che regge tutto, ma è anche il tutto. E’ difficile capire se sia più giusto dire che il Sé è in noi o che noi siamo nel Sé. Resta comunque importante la divinizzazione dell’uomo stesso, la volontà cosciente che comanda le forze che lo circondano, attraverso la conoscenza transrazionale (<em>jnana</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Na-adevo devam arcayet</em>, “chi non sia già un dio, non veneri un dio”. Come già detto, per diventare un dio bisogna sacrificare il sé e liberarsi dal flusso (<em>samsara</em>) di nascite e morti creato dall’<em>avidya</em>-ignoranza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827201475"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/saggisulbuddhismozen1.bmp" border="0" alt="Daisetz Teitaro Suzuki, Saggi sul buddhismo Zen. Vol. 1: Una spiegazione chiara e precisa dello zen" width="95" height="132" align="right" /></a> <em>Samsara </em>è l’esperienza di vita materiale condizionata da tre negatività: <em>dnava-mala</em>: l’errore di identificarsi in qualcuno, <em>karma-mala</em>: l’errore di ritenersi padrone delle proprie azioni e <em>maia-mala</em>: l’errore di prendere per reale il mondo. Bisogna quindi andare oltre il concetto di bene e male, superare cioè sia i <em>deva </em>(gli dei “buoni”) che gli <em>asura </em>(i loro opposti). Degno di nota è il fatto che ogni <em>deva </em>abbia un <em>asura </em>corrispondente e possano essere considerati come due aspetti di una sola entità (proprio come Odino-Wotan). L’Induismo non dice affatto di liberarsi del lato negativo o femmineo, bensì di conoscerlo e farlo diventare parte di sé, bisogna sposare Shiva con Shakti: conoscere le potenze e farle proprie, portandosi sul piano dell’azione pura, libera dalle conseguenze (cfr. il “cavalcare la tigre” evoliano).</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà anche il concetto di casta può essere ricollegato alla zattera, anch’esso sarà riassorbito quando la persona diventerà qualcosa di più che uomo, dopo che avrà strappato il velo creato da MaiaShakti (<em>Shakti </em>vuol dire semplicemente sposa -o potenza, è solo un modo di personificare il velo di Maia), superando cioè <em>buddhi</em>, <em>ahamkara</em>, <em>indriya</em> e <em>manas </em>(rispettivamente psiche, ego, facoltà di azione e percezione, mente).</p>
<p style="text-align: justify;">Sta quindi a noi se scegliere la via dei padri (<em>pitr-yana</em>, la strada della reincarnazione, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboleggiata</a> dalla luna) o la via degli dei (<em>deva-yana</em>, la strada da cui non si ritorna, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboleggiata</a> dal sole), rispettare o superare i limiti umani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ananda J. Coomaraswami, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8877103094"><em>Induismo e Buddhismo</em></a>.<br />
Taisen Deshimaru, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8877103094"><em>Il vero Zen</em></a>.<br />
Leonardo Vittorio Arena, <em>Buddha</em>.<br />
Pio Filippani-Ronconi, <em>L’Induismo</em>.</p>
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		<title>La Rinascita della tragedia</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Pastori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una rilettura controcorrente de La nascita della tragedia di Friedrich Nietzsche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/rinascitadellatragedia.html' addthis:title='La Rinascita della tragedia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845901998"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/lanascitadellatragedia.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, La nascita della tragedia" align="right" /></a> Cosa si può dire di questo ormai secolare <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845901998">libro</a> di Nietzsche, senza intaccare la forza schietta con cui è stato scritto?</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845901998">opera</a>, dedicata in prefazione a Richard Wagner, è il sunto delle conoscenze filologiche dello scrittore e non solo, poiché è facilmente comprensibile anche da chi di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">storia antica</a> non ne sa nulla. Scritta da un Nietzsche neanche trentenne, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845901998"><em>La nascita della tragedia</em></a> contiene le sue speranze di vedere rifiorire l’arte dionisiaca, attraverso compositori del suo tempo come Bach, Beethoven e soprattutto Wagner, il portavoce dello splendore della tragedia greca rinascente nella musica con rinnovato vigore. Il risveglio della musica tedesca avrebbe dovuto eliminare qualsiasi sentimento antidionisiaco, vale a dire ogni atteggiamento volto a chiudere l’uomo in se stesso, senza fargli provare l’ebbrezza di sentirsi dio, e dar luogo così alla rinascita del mito.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Nietzsche, lo sviluppo dell’arte è legato alla duplicità e al continuo avvicendarsi dell’elemento apollineo e di quello dionisiaco, dove il primo è <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboleggiato</a> dalla scultura, per via della sua illusorietà e della composta rigidezza, mentre al secondo si può affiancare l’arte non figurativa della musica, che trasporta i cuori in alto, nell’ebbrezza più totale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845256561"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/nietzscheframmentibiografia.bmp" border="0" alt="Manlio Sgalambro, Nietzsche (Frammenti di una biografia per versi e voce)" align="left" /></a> Apollo, il bellissimo dio spesso raffigurato come il sole, era il protettore delle arti e della musica. Sempre distinto dalla lira a sette corde di sua invenzione in mano, per il nostro filologo era il portavoce dell’arte intesa come sogno, dove ogni cosa è sentita come divina e proprio questo permette di liberarsi attraverso la gioiosa illusione di bellezza. Le prerogative dell’apollineo sono la conoscenza di sé e la misura nei propri atteggiamenti, al contrario dell’eccesso dionisiaco. Eccesso che non è altro che la figurazione della verità, da cui dipende però l’affannoso mondo dei sogni, il quale non può continuare ad esistere, dopo che ha conosciuto l’angoscia. Così Dioniso, grazie al quale l’arte e la natura rivivono quell’esaltazione mistica che nell’ebbrezza squarcia il velo dell’apparenza, identificando l’individuo con la natura e il dolore primordiale, scalza Apollo e i due continuano a battagliare finché non si giunge all’unione di entrambi nella tragedia Attica e nei ditirambi drammatici. Infatti, «la musica spinge all’intuizione <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolica</a> dell’universalità dionisiaca, e in secondo luogo la musica fa risaltare l’immagine <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolica</a> in una suprema dignificazione».</p>
<p style="text-align: justify;">Se Apollo è l’apostolo dell’eternità dell’apparenza, Dioniso è il motore che crea il mutamento delle apparenze, fino a distruggere il velo di Maia (per l’induismo è il velo che copre la realtà agli occhi dei non risvegliati) destando finalmente l’uomo dal suo assopimento (l’immagine del coro ditirambico è per lo scrittore la perfetta immagine di un coro di trasformati, di ritornati).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845905438"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/crepuscolodegliidoli.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli ovvero come si filosofa col martello" align="right" /></a> Raggiunta la conoscenza del dolore come della gioia, possiamo identificarci nell’uno assoluto. “La conoscenza fondamentale dell’unità di tutto ciò che esiste, la concezione dell’individuazione come causa prima del male, l’arte come lieta speranza che il dominio dell’individuazione possa essere spezzato, come presentimento di una ripristinata unità” (parlando di una presunta dottrina misterica della tragedia, con una visione del mondo profonda e pessimistica). L’immagine di un satiro danzante è, infatti, l’esempio lampante di una propria serenità che sfida ogni morale, andando anche contro gli dei, alzando il peccato attivo a “vera virtù prometeica”. Inoltre esso rappresenta l’emozione di ogni uomo e il desiderio di libertà, portati verso l’assoluto. Così come la musica, rappresenta la pura volontà. E proprio nella musica che portavano avanti i sopraccitati compositori, Nietzsche sentiva i riesumatori di una musica creata non per stimolare e né per evocare (tipiche dello spirito antidionisiaco), ma soltanto per limpida ebbrezza, per gioia e dolore – e anche un po’ per follia.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/rinascitadellatragedia.html' addthis:title='La Rinascita della tragedia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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