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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Bruce Dickins</title>
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		<title>Antichi poemi runici</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 09:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruce Dickins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le rune e l'alfabeto runico: una breve storia del loro impiego nel mondo germanico-scandinavo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/antichipoemirunici.html' addthis:title='Antichi poemi runici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><div id="attachment_5714" class="wp-caption alignright" style="width: 186px"><img class="size-medium wp-image-5714" title="rune-stone" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/rune-stone-176x300.jpg" alt="Pietra runica da Baldringe, Malmöhus län, Skåne" width="176" height="300" /><p class="wp-caption-text">Pietra runica da Baldringe, Malmöhus län, Skåne</p></div>
<p style="text-align: justify;">INTRODUZIONE</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Alfabeto Runico</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’origine dell’alfabeto runico, la primitiva scrittura dei popoli teutonici, è ancora materia di disputa. Isaac Taylor lo fa derivare da un alfabeto greco della Tracia; Wimmer di Copenhagen dall’alfabeto latino. Entrambe le teorie però sono ancora da esaminare bene e, forse ha ragione Von Friesen di Uppsala che è una derivazione di entrambi gli alfabeti. E’ sufficiente comunque dire che deve essere stato noto a tutti i popoli teutonici e che se ne ha notizia fin dal 4° secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente i Goti lo conoscevano prima della loro conversione al Cristianesimo, poiché Wulfila utilizzò molti di questi caratteri per il suo alfabeto gotico; due iscrizioni (Pietroassa in Valacchia e Kovel in Volmynia) sono state trovate in terre occupate dai Goti in questo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua forma originale l’alfabeto runico consisteva di 24 lettere che, per la loro assenza di curve e linee orizzontali, erano particolarmente adatte per essere incise su legno. Di seguito una testimonianza di Venanzio Fortunato: “I barbari dipingono le rune su legno di frassino, come fosse papiro, senza virgole”. Ed è questo il più antico riferimento letterario ai caratteri runici. Altri riferimenti vengono dalle saghe irlandesi, da poemi anglosassoni chiamati “messaggi del marito”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/runemal/4947" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5715" style="margin: 10px;" title="runemal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/runemal.jpg" alt="" width="200" height="293" /></a>Un altro ritrovamento, unico nel suo genere, di queste antiche iscrizioni, si trova inciso sulla punta di una lancia ritrovata a Kragehul (Finlandia).</p>
<p style="text-align: justify;">In Islanda l’alfabeto fu più tardi diviso in tre gruppi così nominati: <em>Freys Aett</em>, <em>Hagals Aett</em>, <em>Tys Aett</em>, dalle loro lettere iniziali F, H, T.</p>
<p style="text-align: justify;">Si pensa che questi nomi si riferissero alla famiglia di Frey (<em>Frey’s family</em>), ecc. Il termine <em>Aett </em>può derivare da <em>atta</em>, &#8220;otto&#8221;, ossia ottavo.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre ogni lettera occupava una posizione definita. Nel <em>Codex Sangallensis 270</em> si fa menzione di svariate cifre in lettere runiche come: <em>Isruna</em>, <em>Lagoruna</em>, <em>Hahalruna</em>, <em>Stofruna</em>. Sarebbe necessario conoscere l’esatta posizione di ogni lettera nell’alfabeto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel latino <em>corvi</em> ad esempio, si posiziona la “c” come sesta lettera della prima serie, la <em>o</em> come ottava della terza serie, la <em>r</em> come quinta della prima serie, la <em>v</em> come seconda della terza serie, la <em>i</em> come terza della seconda serie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio di questi crittogrammi si stima fosse attribuito all’Abate del monastero di Fulda, certo Hrabanus Maurus (822-856). La parola latina <em>Corpus </em>è l’equivalente di <em>Hraban</em>. Gli studenti medievali amavano molto latinizzare i loro nomi teutonici. Es: Hrotsvith = “<em>Clamor validus</em>”; Aldhelm = “<em>Vetus galea</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le più antiche iscrizioni ritrovate in Nord Europa nei depositi di torba di Nydam e Torsbjaerg nello Slesvig e Kragehul in Finlandia, sono databili dal terzo o quarto fino al sesto secolo. Queste iscrizioni sono, si presume, in una lingua che è l’antenata comune dell’inglese e dello scandinavo, ne mantiene la cadenza per cui è più primitiva del gotico di “Wulfila”. Altre iscrizioni dello stesso periodo furono ritrovate, incise su una spilla, a Charnay nel Burgundy, e sulla punta di una lancia a Muncheberg (Brandeburgo).</p>
<p style="text-align: justify;">Altre ancora, risalenti all’ottavo secolo, su piccoli oggetti ritrovati in Germania dove, peraltro, molte incisioni sono rare e quasi illeggibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza dubbio furono gli invasori sassoni ad introdurre l’alfabeto in Inghilterra, anche se le iscrizioni databili ai primi due secoli dopo l’invasione sono assai rare e frammentarie. Una però è particolarmente interessante, incisa su una moneta d’oro, di provenienza sconosciuta, a imitazione di un <em>solidus</em> di Onorio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880613974" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mitileggendenord.bmp" border="0" alt="Vilhelm Gronbech, Miti e leggende del Nord" width="95" height="148" align="left" /></a> Altro ritrovamento è sulla montatura di un fodero nella località Chessell Down nel Wight. La forma di queste ultime incisioni è simile a quella trovata su oggetti provenienti da Kragehul e Lindholm (Scania), databili ai primi anni del sesto secolo, per quanto gli oggetti dei ritrovamenti inglesi siano posteriori.</p>
<p style="text-align: justify;">Furono ritrovate inoltre molte monete d’argento con incisi in runico riferimenti a leggende relative a re inglesi come “<em>Aepil(i)raed</em>” (senza dubbio re Aethelred 675-704) o “<em>Pada</em>” (Peada suo fratello). Molte altre scritte in runico si trovarono su piccoli oggetti di metallo o di osso. L’alfabeto runico andò in graduale disuso, come si nota dalle monete ritrovate, durante l’ottavo e nono secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo nome che si legge in runico su una moneta è quello del re Beonna dell’”<em>East Anglia</em>” (750) ma anche lì si nota una “<em>o</em>” latina. Qualche lettera rimane pur tuttavia incisa, solitamente la “<em>L</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre lettere runiche che continuarono ad essere usate erano quelle con cui si firmavano i coniatori di monete in Inghilterra.</p>
<p style="text-align: justify;">Di iscrizioni in runico su tombe se ne trovarono parecchie (soprattutto nel nord dell’Inghilterra), alcune sia in caratteri latini che runici. Risalgono quasi tutte al periodo compreso tra settimo e nono secolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884525529" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/raccontipopolariislandesi.bmp" border="0" alt="Racconti popolari e fiabe islandesi" width="95" height="149" align="right" /></a> Si presume che rimanesse l’uso di incidere in lettere runiche solamente sulle monete. Dopo l’invasione danese (866) non v’è più traccia dell’alfabeto runico. A partire dal sesto secolo, tuttavia, l’alfabeto inglese si differenziò da quello scandinavo. Alle originali 24 lettere se ne aggiunsero altre 6: <em>Aesc</em>, <em>Ac</em>, <em>Yr</em>, <em>Ear</em>, <em>Calc</em>, <em>Gar </em>e forse la settima <em>Ior</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ha notizia dell’ultimo alfabeto runico conosciuto in Danimarca, Svezia, Norvegia, Islanda, Groenlandia, Isole Faroer, Isole Orcadi, Isola di Man e in Inghilterra. In generale possiamo affermare che l’alfabeto runico, più o meno collegato a pratiche di magia, cadesse sotto il sospetto di stregoneria e fosse quindi bandito nei paesi scandinavi durante il periodo delle terribili superstizioni medievali e delle riforme <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il presente brano costituisce l&#8217;Introduzione al libro di Bruce Dickins <em>Runic and Heroic Poems of the Old Teutonic Peoples</em> (Cambridge, 1915). La traduzione in italiano è opera di Fernanda Reborati. Il brano è stato tratto, col gentile consenso, dal sito www.reiki.it.</p>
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