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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Associazione Celtegh Medhelan</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Triskell. Agli albori del mondo celtico</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 15:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione Celtegh Medhelan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Celti]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia, folklore e letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[Un saggio sulla diffusione e il significato simbolico del triskell celtico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/croce-celtica_thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Celti" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;">Per gli architetti e gli scultori contemporanei, il triskell non è altro che una forma decorativa, un motivo ornamentali da porre sulle facciate delle chiese. La sua origine e la sua storia sono tuttavia poco conosciute; la sua utilizzazione limitata e il suo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> praticamente inesistente, anche se le sue radici affondano nel più profondo della notte dei tempi, della coscienza umana.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-952" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="triskell" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/triskell-300x296.gif" alt="" width="300" height="296" />Per alcuni ricercatori che si applicano nel campo dell&#8217;energetica, e nella nuova disciplina della &#8220;Geobiologia&#8221; o &#8220;Geoenergetica&#8221;, il punto d&#8217;approccio risulta essere del tutto differente poiché essi considerano il triskell per la sua forma e le sue emissioni energetiche come fonte di vita. Ecco che quindi nasce una nuova Coscienza che tiene conto dell&#8217;origine antica di questo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a>, come fu utilizzato, e del suo significato in campo applicativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu seguendo un criterio di armonia delle forme che gli antichi costruttori di cattedrali, utilizzarono il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del triskell, tutt&#8217;altro che casuale e ornamentale, ma che doveva rispecchiare una legge di Natura ben precisa: la cassa di risonanza energetica. È il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> più usato in tutto il mondo, tant&#8217;è vero che fu rinvenuto non solo nell&#8217;Europa di 15.000 anni fa, ma anche in America , Australia, Indie e in Egitto, come ci testimoniano alcuni reperti archeologici all&#8217;interno di grotte votive, sui dolmen e sui menhir del continente Europeo come ad esempio a Carnac in Bretagna, Newgrange in Irlanda e Stonehenge in Inghilterra.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma da dove proviene, come nasce, esattamente il Triskell? Triskell proviene dal celtico <em>triskin</em> che significa letteralmente &#8220;tre raggi di luce&#8221; (in bretone <em>an triskell</em>, in francese <em>triscèle</em>). Con il punto e il cerchio, la spirale, da cui ha origine il triskell, è uno dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> più antichi che l&#8217;Umanità abbia mai conosciuto. Prima ancora di essere un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a>, però, risponde ad una realtà funzionale che mette in comunicazione le forze cosmiche con la cassa di risonanza dell&#8217;Uomo, che è il torace. Il cerchio ha sempre rappresentato per l&#8217;Uomo antico, la perfezione, la vitalità del Sole e il segno stesso della Vita. Con la spirale, il cerchio diviene ancora più Vivo, poiché la rappresentazione dell&#8217;energia del cerchio, in rapporto ai suoi punti, diviene la rappresentazione stessa di Dio. La spirale, simbolicamente parlando, diviene il punto d&#8217;incontro tra il cerchio e la linea, aggiungendo a questi la curva. Con la spirale tutti i punti si allontanano e si riavvicinano in egual misura, in un eterno ritorno, in un eterno motivo rotatorio che non ha un centro preciso nello spazio. Con questo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> si voleva rappresentare l&#8217;Universo nella duplice veste di infinitamente grande e infinitamente piccolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8809040457"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/iceltialleorigini.bmp" border="0" alt="A. Cerinotti (cur.), I celti. Alle origini della civiltà d'Europa" width="95" height="136" /></a>Nel triskell esiste un movimento evolutivo ed uno involutivo che trovano un punto d&#8217;incontro nel movimento che equilibra le forze contrarie. Questi tre movimenti producono energia che nella realtà antica rappresentava l&#8217;essenza della Vita stessa. Il movimento involutivo rappresentante le forze telluriche congiungendosi con quella evolutiva delle forze cosmiche, non troverebbe mai un punto d&#8217;equilibrio senza una forza esterna che armonizza entrambi i movimenti. È per questo che i costruttori dei santuari e delle cattedrali hanno sempre cercato la presenza di  luoghi tellurici fortemente attivi, per la presenza sotterranea di acqua, per aver accesso a questa energia. Questa terza forza permette di equilibrare e veicolare delle forze che altrimenti si contrasterebbero e produrrebbero una dispersione di energia.</p>
<p style="text-align: justify;">È per un bisogno di energia cosmica, di attrazione spirituale che l&#8217;Uomo cerca di uscire dalla materia, ed è per un bisogno di incarnare tutte le cose nella materia, che  l&#8217;energia cosmica scende in terra. Nell&#8217;edificazione delle cattedrali come quella di Milano e di Chartres, la terza forza, il terzo movimento, veniva rappresentato dall&#8217;edificio stesso che con la sua altezza, faceva da cassa di risonanza per intercettare e veicolare al meglio le due forze in gioco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8843028715"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/dallecarbonareicelti.bmp" border="0" alt="Mario Dalle Carbonare, I Celti" width="95" height="148" /></a>Il principio trinitario lo ritroviamo in tutte le antiche Tradizioni ed anche in quella cattolica. Presso le popolazioni celtiche era l&#8217;espressione dell&#8217;increato, che si manifesta in tre principi fondamentali che sono l&#8217;Acqua, l&#8217;Aria ed il Fuoco, dai quali traggono origine tutte le forze create dell&#8217;Universo. Sono tre principi che la tradizione celtica ha simboleggiato in tre raggi, tre linee, che rappresentavano il Divino. Secondo la concezione celtica la manifestazione di queste forze passa per il Verbo e il Suono, una unità trinaria che espande se stessa tramite la manifestazione energetica vitale del numero tre.</p>
<p style="text-align: justify;">Le divinità che discendono da Dio, rappresentano queste manifestazioni terrene e nella Tradizione Celtica, vengono rappresentate da Lugh, Ogmios e Taranis/Nuada.</p>
<p style="text-align: justify;">Lugh viene spesso associato al Mercurio romano, dio della ruota (sue rappresentazioni le ritroviamo sparse per il nord Italia); manifestazione triplice che viene rappresentata anche da tre teste. È il dio più importante dei <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> perché è il dio della Creazione, degli scambi e delle comunicazioni. Realizza l&#8217;unione di ciò che sta in alto con ciò che sta in basso, lo spirito della materia col pensiero e con l&#8217;azione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogmios è l&#8217;equivalente del Giove romano, padre dell&#8217;eloquenza e del verbo, colui che libera tramite la parola. È l&#8217;inventore dell&#8217;alfabeto sacro e magico Ogham. È il dio della giustizia e dell&#8217;equilibrio per eccellenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Taranis/Nuada, si può identificare col Sole e con Marte: è il dio Re, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> delle anime, della conoscenza e della saggezza. È all&#8217;origine di tutte le forme di Vita, la forza motrice che anima il mondo e che veicola l&#8217;energia creatrice. Viene spesso associato al mistero della foresta, al mito dell&#8217;albero &#8220;asse del mondo&#8221; e <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di fecondità tra cielo e terra. Nella veste di Taranis rappresenta l&#8217;energia del Cielo che si trasmette tramite i fulmini, i tuoni, nella sua forma più attiva. È il maestro del cielo e del fuoco, la ruota cosmica simbolo dei giorni e delle notti, delle stagioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-celti-un-popolo-e-una-civilta-deuropa/6277" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/iceltiunpopolo.bmp" border="0" alt="Elena Percivaldi, I celti. Un popolo e una civiltà d'Europa" width="95" height="95" /></a>Ecco che il triskell riunisce le sue tre energie in una sola, in un perpetuo moto di rinnovamento e Vita. L&#8217;energia del tre permette di canalizzare l&#8217;energia primordiale nella materia, poiché funziona sui tre livelli della coscienza manifesta: piano fisico, energetico e spirituale. È un&#8217;energia capace di attivare, di dare vigore a tutto ciò che incontra. Sulle nostre cattedrali come quelle di Milano e Como, per fare solo alcuni esempi, il triskell viene sempre rappresentato come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> dei campi d&#8217;energia. Fra i costruttori delle cattedrali, i Maestri Comacini, erano profondi in quest&#8217;arte, perché conservavano il segreto delle &#8220;Onde di Forma&#8221; che sono alla base dell&#8217;edificazione sacra e magica.</p>
<p style="text-align: justify;">Notiamo, però, una curiosità: sulla facciata principale del Duomo di Como, oltre al triskell viene rappresentato anche il triskell a quattro braccia, simbolo del ritorno dell&#8217;energia in terra. Questo perché il triskell è un principio di emissione indotta delle forme, forma frattale che funziona con il quarto stadio della materia, cosicché il triskell a quattro braccia consolida l&#8217;energia veicolata dal triskell. Il triskell, con l&#8217;energia che riesce a liberare, ci permette di agire e lavorare su molteplici stati della coscienza, molteplici livelli che si richiamano ai modelli che Madre Natura ci ha messo a disposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Jean Bonvin, <em>La Forme et la Pierre</em>, éditions Mosaique.</p>
<p style="text-align: justify;">Elena Percivaldi, <em>I Celti una civiltà europea</em>, Giunti edizioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a>, <em>Simboli della scienza sacra</em>, Adelphi edizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Miranda Green, <em>Le divinità solari dell&#8217;antica Europa dal 2000 A.C. al 400 A.C.</em>, Ecig edizioni.</p>
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		<title>L&#8217;origine di Milano</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione Celtegh Medhelan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia e storia antica]]></category>
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		<description><![CDATA[Saggio sulla origine celtica e sulla fondazione di Milano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/croce-celtica_thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Celti" /><br/><p style="text-align: justify;">ORIGINI DEL NOME DI MILANO E SUO SIGNIFICATO.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880443640"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/celtiinitalia.bmp" border="0" alt="Venceslas Kruta, I Celti in Italia" align="right" /></a> Prendiamo come esempio le interessanti prime pagine dell&#8217;<em>Antologia dialettale</em> del prof. Beretta, riguardo appunto l&#8217;etimologia del nome. Innanzitutto bisogna dire che la Milano antica comprendeva un territorio che partiva da piazza Duomo, fino ad arrivare a p.zza della Scala, p.zza Cordusio e p.zza Missori.</p>
<p style="text-align: justify;">Bonvesin de la Riva nel suo <em>De Magnalibus Mediolani</em> cita un autore sconosciuto che ci descrive la Milano antica chiamata <em>Alba</em>, e già presente prima del VII° sec. a.C. In questo secolo la città aveva come fiumi importanti l&#8217;Olona, il Lambro (da cui presero probabilmente il nome gli Insubri lambriani) ed il Seveso.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché sono così importanti questi fiumi? Proprio per delimitare l&#8217;area cittadina che in quell&#8217;epoca già esisteva ed aveva una sua importanza. Plutarco ce lo conferma: &#8220;I Galli Cisalpini considerano Milano loro capitale&#8221;. Ora si sappia che il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> di Milano è una scrofa semilanuta, che si diceva essere stata bianca. <em>Alba</em> ha il significato di &#8220;chiara&#8221; &#8220;bianca&#8221;. Scrofa associata alla divinità femminile per eccellenza che è Belisama, identificata successivamente dai romani con Venere.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso gli stessi romani una volta conquistata la città attorno al 222 a.C., trovarono nell&#8217;area oggi occupata dal Duomo, un tempio &#8220;pagano&#8221; dedicato ad Atena, afferma Polibio, ossia presso i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> a Belisama. In questo tempio vi erano custodite delle insegne auree, definite dai <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> inamovibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso Cesare afferma nel <em>De Bello Gallico</em> che in Gallia era venerata una dea, che lui identifica con Minerva, che &#8220;insegna i principi delle arti e dei mestieri&#8221;. Ovviamente una volta diventata romana, la città aveva assunto come lingua quella latina, che alla fine gli abitanti conoscevano alla perfezione. Nonostante questo i milanesi, però, continuarono ad usare l&#8217;antico loro alfabeto che è quello leponzio, fino al primo secolo della nostra era, “…negando la romanità per un&#8217;affermazione ideologica di autoidentità politico/culturale e per volontà ideologica di autoidentificazione nazionale”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8809040457"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/iceltialleorigini.bmp" border="0" alt="A. Cerinotti (cur.), I celti. Alle origini della civiltà d'Europa" align="left" /></a> Sul nome di Milano si sono fatte molte altre ipotesi e congetture. Quella che riteniamo più valida e verosimile è la forma <em>Medhelan</em>. Quella &#8220;<em>dh</em>&#8221; sembra poco milanese, autoctona, ed assomiglia più ad un suono gaelico irlandese: ebbene non è così. Nei vocaboli del milanese antico ne troviamo splendidi esempi leggendo lo scrittore duecentesco Bonvesin de la Riva.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Doradha</em> = aurea, d&#8217;oro<br />
<em>Crudho</em> = persona dai modi burberi<br />
<em>Mudha</em> = cambia<br />
<em>Ornadha</em> = ornata<br />
e così via dicendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Di esempi eclatanti se ne trovano molti altri. Questo per far capire come questo suono poco latino, abbia invece costituito l&#8217;anima della città di Milano e dei milanesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Medhelan, significa non solo &#8220;terra di mezzo&#8221; ma anche &#8220;santuario di mezzo&#8221;. Pare infatti che i druidi, sacerdoti degli Insubri, erano soliti recarsi a Medhelan per completare la loro formazione spirituale e magica, a giustificare ancora una volta la grande importanza che rivestiva questa città. Il nome si è poi evoluto in <em>Milàn</em>, noto ormai a tutti. Dicevamo precedentemente che l&#8217;area cittadina, che in origine era un villaggio, esisteva già nel VII° sec. a.C. Il che ci riporta inevitabilmente a ipotizzare che la prima pietra fu &#8220;posta&#8221; in un&#8217;epoca ancora più remota.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8843028715"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/dallecarbonareicelti.bmp" border="0" alt="Mario Dalle Carbonare, I Celti" align="right" /></a> Perché? Perché non solo negli anni settanta fu scoperta una &#8220;strana&#8221; pietra o <em>menhir</em>, proprio sotto al Duomo, ma anche perché ne furono trovate altre entro l&#8217;area centrale. Tra queste ve ne sono alcune lavorate risalenti a ben il 4.500 a.C., trovate nei pressi della chiesa di San Giovanni in Conca, in piazza Missori, lo stesso importante luogo dove fu rinvenuta l&#8217;effige della scrofa semilanuta. Come si nota la nascita di Milano e la formazione linguistica sono del tutto di origini <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtiche</a> e gli autori classici e moderni ce lo confermano a più riprese.</p>
<p style="text-align: justify;">Potremmo anche analizzare tutta la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbologia</a>, pervenutaci sotto forma &#8220;pietrificata&#8221;, presente in città, anche della forma poetica vicina a quella bardica, ed ancora una volta di matrice <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtica</a>, chiamata dai milanesi &#8220;la Bosinada&#8221;, canto che celebra, descrive o satireggia persone e/o avvenimenti, proprio come era in uso in tutti gli altri paesi &#8220;celtofili&#8221; e che rimase in uso fino a quasi ai giorni nostri.</p>
<p style="text-align: justify;">LA CIVILTA’ DI GOLASECCA.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8882898512"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/grandestoriacelti.bmp" border="0" alt="Venceslas Kruta, La grande storia dei celti. La nascita, l'affermazione e la decadenza" align="left" /></a> A partire dall’Età del Bronzo finale, nel territorio della <em>Regio Insubrica</em> si venne a delineare una nuova espressione culturale che caratterizzerà a fondo la storia del nostro territorio, archeologicamente nota con il termine di Cultura di Golasecca. Le sue testimonianze materiali si trovano sparse in un ampio territorio che va dal Sesia al Serio, dalla linea dello spartiacque alpino centrale al Po, e dunque ricalca, a grandi linee, i limiti dell’Insubria storica, oggi amministrativamente suddivisi fra Canton Ticino, Lombardia e Piemonte. Le nostre origini vanno ricercate in questo periodo perché la vocazione naturale di questo territorio &#8211; un ponte di collegamento tra il mondo centro-europeo e mediterraneo &#8211; fu per la prima volta valorizzata proprio dalle genti della Cultura di Golasecca: la continuità dello sviluppo culturale che seguì ne fece uno spazio storico-etno-culturale ben definito, destinato a mantenersi nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nome del territorio deriva dall’etnonimo della tribù <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtica</a> degli Insubri. Secondo le fonti storiche greco-latine, gli Insubri erano la tribù più potente della Gallia Cisalpina. Tito Livio racconta che quando il principe celta Belloveso, intorno al 600 a.C., attraversò il Ticino provenendo da ovest, apprese di trovarsi nell’<em>agrum Insubrium</em>, nome di un <em>pagus</em> degli Edui, una tribù della Gallia transalpina al suo seguito. Ritenendo questo un segno di buon auspicio decise di fondarvi Medhelan, latinizzato successivamente in <em>Mediolanum</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">IMPORTANTI RISULTATI DALLE RICERCHE CONTEMPORANEE.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli sviluppi della ricerca negli ultimi trent’anni, soprattutto dal punto di vista archeologico, epigrafico e linguistico, hanno permesso di risolvere il problema etnografico delle popolazioni golasecchiane, che soprattutto in base al dato linguistico sono oggi riconosciute <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtiche</a>. Non è possibile rintracciare nella documentazione archeologica le prove di un cambiamento radicale dovuto all’arrivo di una massa enorme di uomini intorno al 600 a. C., come vorrebbe la leggenda liviana: lo sviluppo di questa antica <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">cultura celtica</a> è ininterrotto dal XII secolo a. C. (e forse anche prima se consideriamo l’antecedente del Canegrate) fino al IV sec. a. C. quando arrivarono in Cisalpina altre tribù che rinnovarono la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">tradizione celtica</a> del nostro territorio. Le popolazioni golasecchiane sono dunque gli Insubri e gli altri popoli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a> pregallici: Leponti, Orobii, Laevi e Marici. È dunque possibile parlare di un celtismo autoctono sud-alpino, fatto questo nemmeno ipotizzabile fino a pochi decenni fa” (Giancarlo Minella, <em>A Varese per parlar di Celti</em>, in «Insubria», 23 giugno 2001).</p>
<p style="text-align: justify;">GLI INSUBRI.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Gli Insubri, invece, ci sono ancora oggi. Essi avevano come metropoli Mediolanum, che anticamente era un villaggio (tutti infatti abitavano sparsi in villaggi); ora invece è una città importante, al di là del Po, quasi ai piedi delle Alpi.&#8221;<br />
Strabone, <em>Geografia</em>, V-6.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=881643628X"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/krutaceltimediterraneo.bmp" border="0" alt="Venceslas Kruta, I Celti e il Mediterraneo" align="right" /></a> Gli Insubri furono definiti da Polibio la più importante tribù <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtica</a> della penisola, mentre secondo la versione liviana sarebbero stati i primi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> ad abitare la Gallia Cisalpina, agli inizi del VII secolo AC. Avrebbero occupato il territorio corrispondente all&#8217;odierna Lombardia centroccidentale, il cui unico confine sicuro sembra essere quello meridionale, ossia il fiume Po: il territorio degli Insubri si distingue dagli altri territori insediati dai <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a>, in quanto rivela la presenza di una capitale, Medhelan, latinizzata da Livio in &#8220;Mediolanum&#8221;, centro politico-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> di una certa rilevanza per la confederazione insubre. Gli Insubri appartenevano alla cultura di Golasecca, che prende il nome da una località vicino a Varese, Golasecca appunto, dove avvennero i maggiori ritrovamenti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a> in Lombardia. È una cultura che si è sviluppata alla fine dell&#8217;Età del Bronzo finale tra il Lago Maggiore e il Serio, avendo il Po come confine naturale a sud e che ha come corrispettivo centro-europeo la civiltà di Hallstatt.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal IX al VII secolo a.C. la popolazione insubre preferì stanziarsi nella fascia pedemontana, forse a causa della crisi climatica che, intorno all&#8217;XI-VIII secolo a.C. ha segnato l&#8217;inizio del periodo subatlantico, con clima più freddo e piovoso: l&#8217;impaludamento delle aree pianeggianti e l&#8217;azione erosiva nelle valli dovevano aver limitato l&#8217;area ideale per gli insediamenti. Oltre alle urne cinerarie, due tombe di nobili hanno restituito a Sesto Calende un carro a due ruote, morsi e briglie per due cavalli e il corredo da combattimento, databili proprio all&#8217;epoca dell&#8217;arrivo di Belloveso, fine VII, inizi VI secolo a.C. Gli oggetti contenuti nelle due tombe di Sesto Calende dimostrano l&#8217;ampiezza degli scambi commerciali intrattenuti dagli Insubri, con oggetti d&#8217;importazione etrusca, picena e transalpina sia orientale (Stiria) che occidentale. Gli sviluppi della ricerca negli ultimi trent&#8217;anni (tra cui quelli del Dott. Minella dell&#8217;Associazione culturale &#8220;Terra Insubre&#8221;), soprattutto dal punto di vista archeologico, epigrafico e linguistico, hanno permesso di risolvere il problema etnografico delle popolazioni golasecchiane, che soprattutto in base al dato linguistico sono oggi riconosciute <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtiche</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è possibile rintracciare nella documentazione archeologica le prove di un cambiamento radicale dovuto all&#8217;arrivo di una massa enorme di uomini intorno al 600 a.C., come vorrebbe la leggenda liviana: lo sviluppo di questa antica cultura <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtica</a> è ininterrotto dal XII secolo AC (e forse anche prima se consideriamo l&#8217;antecedente del Canegrate) fino al IV secolo AC quando arrivarono in Cisalpina altre tribù che rinnovarono la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">tradizione celtica</a> di questo territorio. Le popolazioni golasecchiane sono dunque gli Insubri e gli altri <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">popoli celti</a> pregallici: Leponti, Orobii, Laevi e Marici. È dunque possibile parlare di un celtismo autoctono sud-alpino, fatto questo nemmeno ipotizzabile fino a pochi decenni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">LA FONDAZIONE DI MILANO.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978883847810"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/imperodeicelti.bmp" border="0" alt="Peter Berresford Ellis, L'impero dei Celti" align="left" /></a> «Circa il passaggio dei Galli in Italia conosciamo queste cose: mentre a Roma regnava Tarquinio Prisco, la parte dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a>, che è la terza parte della Gallia, era sotto il dominio dei Biturigi; questi fornivano un re al popolo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtico</a>. Questi fu Ambigato, potentissimo per valore e ricchezza tanto propria quanto pubblica, perché sotto il suo regno la Gallia fu a tal punto abbondante di messi e di uomini, da sembrare che una tale abbondante popolazione potesse a stento esser governata. Costui, desiderando alleviare il proprio regno da quella sovrabbondante popolazione, annunciò che avrebbe inviato Belloveso e Segoveso, figli di sua sorella, baldi giovani, nelle sedi che gli dèi, per mezzo degli auguri, avrebbero indicato; essi convocassero il numero di uomini che desiderassero, affinché nessuna tribù potesse opporsi a loro che arrivavano. Allora per sorte furono assegnati a Segoveso i balzi dell&#8217;Ercinia; a Belloveso gli dèi concedevano la strada verso l&#8217;Italia. Questi prese con sé i Biturigi, gli Arverni, i Senoni, gli Edui, gli Ambarri, i Carnuti e gli Aulerci. Quindi si erano trovati di fronte le Alpi; e non mi stupisco che esse apparissero vie invalicabili, non essendoci nessuna via secondo ricordo, se non si vuole credere che siano state valicate, secondo le leggende relative ad Ercole. Essi attraversarono le Alpi attraverso il territorio dei Taurini; e, dopo aver sconfitto in battaglia gli Etruschi non lontano dal fiume Ticino, vi fondarono una città; la chiamarono Mediolanum».</p>
<p style="text-align: justify;">Già sappiamo, da ricerche approfondite compiute da noti archeologi e storici, che Milano fu fondata dagli Insubri: ma quando esattamente? La maggior parte degli studiosi ha le idee poco chiare in merito, in quanto se ci affidiamo unicamente alle leggende, abbiamo dati contrastanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno fra gli storici dell&#8217;Impero Romano, Tito Livio, ci offre un&#8217;ipotesi alternativa ma più valida delle altre, che retrodata la fondazione di Milano ad almeno al VII secolo a.C., durante il regno di Tarquinio Prisco (616-579 a.C.). Questo racconto della fondazione di Milano, però, potrebbe anche riferirsi ad un periodo antecendente, in quanto il resoconto riportato da Livio, era stato &#8220;ascoltato&#8221; da un Gallo (abitante della Gallia Cisalpina) che glielo aveva raccontato. Questo dato è confutato dal fatto che durante gli scavi compiuti in Via Moneta, della Metropolitana della linea 3, e di altre zone centrali limitrofe, sono stati ritrovati reperti del periodo Golasecchiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880903140"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/Percivaldi.jpg" border="0" alt="Elena Percivaldi, I Celti. Una civiltà europea" align="right" /></a> <em>Biblioteca Ambrosiana (Piazza Pio XI n. 2 &#8211; Milano)</em>. Sono stati trovati materiali del V secolo a.C. tipici della fase di Golasecca IIIA, come frammenti di vasi, una fibula, due urne funerarie di finitura piuttosto grossolana, contenenti resti umani e di pecora o capra, e altro materiale residuale di un banchetto funebre. Considerando che i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a>, golasecchiani o transalpini, collocavano le proprie necropoli fuori dagli insediamenti abitativi, si è dedotto che questa sepoltura sia piuttosto arcaica, e comunque collocabile nell&#8217;età del bronzo, senza ulteriori dettagli (Notiziario Soprintendenza Archeologica del 1990).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Via Moneta (vicino a Cordusio, di fronte alla Banca d&#8217;Italia)</em>: dal 1987 in poi sono stati eseguiti differenti scavi. In uno di questi sono state ritrovate 130 buche che attestano l&#8217;esistenza di un focolare dell&#8217;età golasecchiana (X &#8211; VIII secolo a.C.) (orientato in direzione differente da quella tipica degli edifici romani), in un altro sono stati ritrovati frammenti vascolari della stessa epoca. (Notiziario Soprintendenza Archeologica del 1987-1990-1994). Gli scavi connessi ai lavori per la costruzione della linea metropolitana 3 hanno evidenziato elementi di grandissimo interesse. La stranezza di Milano è che la fase romana ha visto una strutturazione della città decisamente anomala rispetto al classico modello basato su cardo e decumano. Gli scavi hanno confermato l&#8217;esistenza di importanti assi viabilistici pre-romani, dunque <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtici</a>, che collegavano Milano a Como, Bergamo, Brescia, che hanno condizionato in modo decisivo la Milano romana.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827213708"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ereditaceltica.bmp" border="0" alt="Alwin Rees - Brinley Rees, L'eredità celtica" align="left" /></a> La leggenda che più si avvicina e si ricollega a questi dati archeologici, è quella del racconto liviano secondo il quale un pago degli Edui, provenienti dalla Gallia Transalpina (Francia), erano giunti nella Pianura Padana perché avevano sentito dire che questo territorio era chiamato «Insubrio», proprio come il nome della loro tribù principale, gli Insubri. Ritenuto il fatto un segnale sacro, decisero di fermarsi in quel luogo e di chiedere ai loro sacerdoti, i Druidi, di dialogare con gli dei per capire dove poter fondare il loro villaggio. Gli dei ascoltando le loro invocazioni, mandarono come messaggero una scrofa semilanuta bianca di cinghiale che li condusse presso una radura di Biancospini, attraversando un bosco di querce e castagni. Qui fondarono Medhelan che in lingua insubre significa «centro sacro».</p>
<p style="text-align: justify;">Perché questi segni erano ritenuti sacri?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La scrofa bianca</em>. In quel periodo la Pianura Padana era popolata da un numero incredibile di cinghiali. Il fatto però di vedere una scrofa bianca, era raro e quindi, secondo la superstizione degli antichi era di buon auspicio. Il colore bianco era <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> di purezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La siepe di Biancospino</em>. Il biancospino era la pianta che più rappresentava una delle divinità più venerate dagli Insubri: Belisama.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, avendo ricevuto due elementi sacri, decisero di fermarsi ed iniziare a costruire il villaggio, servendosi del legno di questa pianta per recintare il luogo sacro. I druidi posero la prima pietra, un <em>menhir </em>(letteralmente significa «pietra allungata»), nel punto di congiunzione tra una fonte d&#8217;acqua sorgiva e, osservando il Cielo, (i Druidi erano abili astronomi) il punto riportato in terra per speculazione, della stella che in quel momento era più brillante: <a href="http://www.centrostudilaruna.it/levaresirio.htm">Sirio</a>. Anche quest&#8217;ultima non era casuale, in quanto era una delle tante rappresentazioni della dea Belisama.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo considerare che gli Insubri come tutte le altre tribù <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtiche</a>, non facevano le cose così per caso: quando dovevano edificare un villaggio, un tempio, prendevano in considerazione non solo la posizione geografica, ma anche la presenza di particolari stelle o elementi del territorio che consideravano significativo. Questo perché erano elementi che rappresentavano un centro d’equilibrio tra Cielo e terra. Dell’origine <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtica</a> di Milano, ai giorni nostri, si possono vedere ancora dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> particolari. Prima di tutto è bene ricordare la «scrofa semilanuta» posta in piazza Mercanti e che rappresenta uno dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> più antichi della città. Abbiamo poi la quercia, pianta <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> dei Druidi, visibile sul portone di sinistra del Duomo. All’interno della cattedrale sul soffitto di destra possiamo vedere tanti bei <em>Triskell</em>, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> per eccellenza che rappresenta il percorso che il Sole compie durante tutto l&#8217;anno e <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> di perfezione. Ma di questi esempi, se ne trovano parecchi girando per le vie di Milano. Non ultimo, la pietra tanto venerata dai milanesi che San Barnaba utilizzò per evangelizzare i cittadini di Milano. È, questa, una pietra antica importante per il popolo Insubre in quanto rappresenta, coi suoi 13 raggi, il calendario luni-solare e la ruota della Vita, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> del dio Belenos e della Dea Belisama.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso, quando giunse San Barnaba, i milanesi si erano radunati attorno alla pietra per compiere «strani rituali», che oggi sappiamo essere legati proprio alle feste del calendario insubre. Questa pietra è meglio conosciuto col nome di «tredesin de Marz», e la possiamo vedere presso la chiesa di Santa Maria della Passione. Altro <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> di origine <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtica</a>, ma non ultimo, è la rosa a sei petali, o stella a sei punte, chiamata anche Sole delle Alpi, che rappresenta la ruota solare e la consolidazione dell’unione tra Uomo e Cosmo. La rappresentazione <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolica</a> del Sole è di origine antica e la ritroviamo in molte valli e paesi del Nord Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">LA LEGGENDA DELLE INSEGNE AUREE DI MILANO.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo alcuni studiosi, l&#8217;area del Duomo sarebbe stata occupata da edifici sacri già due millenni e mezzo di anni fa. Qui si sarebbe trovato un tempio in cui, secondo quanto racconta lo storico Polibio, i Galli insubri custodivano le loro sacre insegne, stendardi tessuti di lana e d&#8217;oro chiamati immobili, che venivano tolti dal tempio solo in caso di estremo pericolo e che i guerrieri dovevano difendere a prezzo della vita, non indietreggiando oltre il punto in cui venivano piantati nel terreno. In questo luogo si sarebbero radunati i giovani Insubri quando i romani, guidati dal Console Marcello, posero l&#8217;assedio vittorioso alla città nel 225 AC, consacrando a Minerva il tempio dei nemici sconfitti. In seguito, sull&#8217;area attualmente occupata dal Duomo, sorsero quattordici tra chiese e battisteri, tra cui Santa Maria Maggiore, dotata di una torre campanaria alta quasi 147 m (40 m in più della più alta guglia del Duomo), abbattuta nel 1162 per volontà dell&#8217;imperatore svevo Federico I Barbarossa che considerava la chiesa una sfida all&#8217;autorità imperiale. Le insegne furono portate in luogo sicuro, in montagna. Da allora se n’è persa traccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco la fonti storiche antiche sui <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> Insubri (che occupavano le terre dell&#8217;odierna Lombardia occidentale e del Piemonte nord Orientale):</p>
<p style="text-align: justify;">POLIBIO, <em>Storie</em>, II,17.<br />
<em>&#8220;…(le terre) che sono situate nei dintorni delle foci del Po furono abitate dai Laevi e dai Lebeci, e dopo di loro dagli Insubri, il più grande di questi popoli; e a valle lungo il fiume, vivevano i Cenomani. Le contrade prossime ad Adria erano occupati da un&#8217;altra popolazione antichissima, i Veneti… che poco differiscono dai Celti per gli usi e i costumi ma parlano un&#8217;altra lingua… Al di là del Po si sono fissati per primi gli Anari, poi i Boi, in direzione dell&#8217;Adriatico i Linoni, infine, vicino al mare, i Senoni&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">POLIBIO, <em>Storie</em>, II,17.<br />
<em>&#8220;I Celti abitavano in villaggi non fortificati, ed erano privi di ogni altra comodità. Dormivano su letti di fieno e di paglia, mangiavano solo carne e non esercitavano altro mestiere che la guerra o l&#8217;agricoltura, tutt&#8217;altra scienza, tutt&#8217;altra arte era loro sconosciuta. L&#8217;avere di ciascuno consisteva in bestiame e in oro poiché erano le sole cose che potevano, secondo le circostanze, portare con loro e spostare a loro grado. Portavano la più grande attenzione a formare delle associazioni (<em>etaireìas</em>), poiché presso di essi il più temibile e potente è colui che mostra di avere il maggior numero possibile di uomini pronti a servirlo e a fargli da corteo&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">POLIBIO, <em>Storie</em>, II,22, 23.<br />
<em>&#8220;I più grandi di questo popolo, gli Insubri e i Boi, si concertarono e mandarono degli inviati presso i Galli che abitavano lungo le Alpi e il Rodano, quelli che sono chiamati, perché facevano la guerra per soldo, Gesati &#8211; è il significato della parola… I Galli Gesati, dopo aver messo in piedi una armata, magnifica e potente, valicate le Alpi, arrivarono al Po otto anni dopo (nel 225 a.C.) la spartizione del paese (tra i coloni romani)&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">TITO LIVIO, <em>Historiae</em>, V, 34.<br />
<em>&#8220;A Segoveso fu quindi destinata dalla sorte la Selva Ercinia; a Belloveso invece gli Dei indicavano una via ben più allettante: quella verso l&#8217;Italia. Quest&#8217;ultimo portò con sé il soprappiù di quei popoli, Biturgi, Arverni, Senoni, Edui, Ambarri,Carnuti, Aulirci. Partito con grandi forze di fanteria e di cavalleria, giunse nel territorio dei Tricastini. Di là si ergeva l&#8217;ostacolo delle Alpi… Ivi, mentre i Galli si trovavano come accerchiati dall&#8217;altezza dei monti e si guardavano attorno chiedendosi per quale via potessero, attraverso quei gioghi che toccavano il cielo, passare in un altro mondo… Essi poi, attraverso i monti Taurini e la valle della Dora, varcarono le Alpi; e, sconfitti in battaglia gli Etruschi non lungi dal Ticino, avendo sentito dire che quello in cui si erano fermati si chiamava territorio degli Insubri, lo stesso nome che aveva un cantone degli Edui, accogliendo l&#8217;augurio del luogo, vi fondarono una città che chiamarono Mediolanium&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">STRABONE, <em>Geografia</em>, V,3.<br />
<em>&#8220;&#8230; Da questi confini, pertanto, è chiusa la Celtica Cisalpina (…). Questa regione è una pianura fertile, ornata di colli fruttiferi. Il fiume Po la divide quasi nel mezzo e le due regioni si chiamano Cispadana e Transpadana; si chiama Cispadana la parte che è situata verso gli Appennini e la Liguria, Transpadana la restante. La Cispadana è abitata dai popoli Liguri e Celtici che abitano i primi sui monti, i secondi in pianura; la seconda dai Celti e dai Veneti. I Celti appartengono alla stessa stirpe dei Celti d’oltralpe. Quanto ai Veneti, c&#8217;è su di loro una duplice tradizione: alcuni, infatti, sostengono che sono anch&#8217;essi coloni di quei Celti omonimi che abitano lungo le coste dell&#8217;Oceano; altri invece sostengono che, dopo la guerra di Troia, alcuni dei Veneti della Paflagonia, trovarono scampo qui, sotto la guida di Antenore e adducono, a testimonianza di ciò, la cura con cui attendono all&#8217;allevamento di cavalli, attività che oggi è quasi scomparsa del tutto, ma che una volta era tenuta in grande onore presso di loro a ricordo dell&#8217;antico zelo verso le cavalle generatrici di muli. Di ciò fa menzione anche Omero quando dice: &#8220;di tra gli Eneti, da dove proviene la stirpe delle mule selvagge&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">STRABONE, <em>Geografia</em>, V,6.<br />
<em>&#8220;Anticamente, dunque, come ho detto, la regione intorno al Po era abitata per la maggior parte dai Celti. Le stirpi più importanti tra i Celti erano quelle dei Boi e degli Insubri e, inoltre, quelle dei Senoni che con i Gesati avevano occupato al primo assalto la città dei Romani. Questi popoli furono completamente distrutti dai Romani e i Boi furono cacciati dalle proprie sedi. Essi andarono ad insediarsi nelle regioni dell&#8217;Istro e qui abitarono insieme con i Taurisci, combattendo contro i Daci finché tutta la loro stirpe fu sterminata. Abbandonarono così, come pascolo per i popoli vicini, quella terra che faceva parte dell&#8217;Illiria. Gli Insubri, invece, ci sono ancora oggi. Essi avevano come metropoli Mediolanum, che anticamente era un villaggio (tutti infatti abitavano sparsi in villaggi); ora invece è una città importante, al di là del Po, quasi ai piedi delle Alpi&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">BIBLIOGRAFIA</p>
<p style="text-align: justify;">Giancarlo Minella: articoli vari su “Terra Insubre”.<br />
Venceslas Kruta: <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8882898512"><em>La Grande storia dei celti</em></a>, Newton &amp; Compton edizioni &#8211; Roma 2003.<br />
Kruta V.- Manfredi: <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880443640"><em>I Celti in Italia</em></a>, Mondadori, Milano 1999.<br />
Kruta, V.: <em>L&#8217;Europa delle Origini</em>, Rizzoli, Milano, 1993.<br />
Elena Percivaldi: <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880903140"><em>I Celti. Una civiltà europea</em></a>, Giunti Firenze, 2003.</p>
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