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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Andrea Veronese</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La figura di Asmodeo</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 16:20:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veronese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brevi cenni sulla misteriosa figura biblica di Asmodeo, ritenuto comunemente il capo dei demoni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-figura-di-asmodeo.html' addthis:title='La figura di Asmodeo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><div id="attachment_2249" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><img class="size-medium wp-image-2249" title="asmodeo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/asmodeo.jpg" alt="Asmodeo nella raffigurazione del Dictionnaire Infernal di Collin de Plancy." width="220" height="249" /><p class="wp-caption-text">Asmodeo nella raffigurazione del Dictionnaire Infernal di Collin de Plancy.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Secondo la tradizione demonologica ebraica Asmodeo sarebbe il capo dei demoni e alle volte è stato identificato con il loro principe, Belzebù. Infatti Asmodeo figura sia nei vangeli apocrifi veterotestamentari, in cui viene presentato come uno spirito malvagio posseduto dalla concupiscenza, che nel <em>Libro di Tobia</em> nel quale vengono rammentati i 7 angeli contrapposti ai 7 <em>Amesha</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">In base alle varie tradizioni Asmodeo  risulterebbe ricoprire vari ruoli:</p>
<p style="text-align: justify;">- custode/scopritore di tesori (secondo il <em>Goetia</em>)<br />
- costruttore del tempio di Salomone (tradizione ebraica)<br />
- dalla strana zampa <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> dei mastri muratori (<a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> massonica)</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esatta etimologia del suo nome è incerta. Alcuni sostengono che l’appellativo “Asmodeo” discenderebbe dalla parola aramaica “As&#8217;medi” ovvero &#8220;Distruttore&#8221; come si evincerebbe anche dai testi di Tobia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788838484254" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2248" style="margin: 10px;" title="dizionario-personaggi-biblici" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/dizionario-personaggi-biblici-187x300.jpg" alt="" width="187" height="300" /></a>Dal punto di vista fonologico la parola <em>aeshma-daeva</em>, in cui <em>daeva</em> significa letteralmente “capo” ed <em>aeshma</em> sta ad indicare il termine “demone” , è possibile notare il forte collegamento con “Asmodeo”. Se ne dedurrebbe quindi che Aeshma-daeva indicherebbe la figura del “demone capo”, la quale si trova spesso indicata in alcune formule magiche in cui si invocherebbe  “colui che è il principe dei demoni”.</p>
<p style="text-align: justify;">Asmodeo, oltre a raffigurare la vendetta e la distruzione, sarebbe anche la personificazione dell’avidità e dell&#8217;ira.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli egiziani, che adoravano tutte le divinità, costruirono un tempio nel deserto Ryanneh in suo onore venerandolo come protettore del gioco d&#8217;azzardo. Questo ebbe un forte influsso sugli ebrei che vissero in schiavitù per lungo tempo in Egitto. Successivamente il giudaismo confonderà i demoni con gli spiriti malvagi dai quali non potevano liberarsi se non con cerimonie particolari ed esorcismi.</p>
<p style="text-align: justify;">Asmodeo è stato anche spesso associato alla figura di Lucifero poiché, come lui, scelse la via delle tenebre. Questo fatto lo accosta anche a Lilith, prima compagna di Adamo, che non accettando  l’autorità maschile fu condannata da Dio all’esilio dal paradiso terrestre. Vagando senza meta nel deserto incontrò Asmodeo e, dato che anche lui era stato esiliato dal Signore, si unì a lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Si narra, inoltre, che egli abbia amato anche Sara, figlia di Anna e  Raguele,  e abitante di Ecbàtana, e che abbia ucciso tutti e sette gli uomini che l&#8217;avevano sposata senza che nessuno di essi avesse potuto giacere con lei. Tobia, figlio di Tobi, innamorato di Sara, ricevette precise indicazioni dall&#8217;arcangelo su come scacciare il demone. L’arcangelo inseguì Asmodeo fino in Egitto e riuscì ad incatenarlo, consentendo a Tobia e Sara di vivere insieme. Nelle leggende che ritroviamo nel <em>Talmud</em>, Asmodeo (lì identificato con il nome di “Ashmedai”) viene posto in analogia con Salomone,  e considerato il responsabile delle sue esagerazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sembianze caprine di Asmodeo, secondo l’antica tradizione d’Israele, deriverebbero dal fatto che gli spiriti malvagi proverrebbero direttamente da Dio . Per gli Ebrei il Re dei demoni aveva tre teste : una di toro, una di un montone e la terza di uomo. Al posto della coda aveva un serpente, che secondo alcuni sarebbe il serpente che sedusse Eva, i piedi erano di oca e alitava fuoco; cavalcava un drago, portando in mano uno stendardo ed una lancia.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-figura-di-asmodeo.html' addthis:title='La figura di Asmodeo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Rotolo di Kirkwall</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 09:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veronese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno studio sul famoso telo massonico conservato dalla Loggia Kirkwall Kilwinning n° 38, nelle isole Orcadi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-rotolo-di-kirkwall.html' addthis:title='Il Rotolo di Kirkwall '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p><!--[if gte mso 9]><xml> Normal   0         14         false   false   false      IT   X-NONE   X-NONE                                                     MicrosoftInternetExplorer4 </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> </xml><![endif]--><!--  --><!--[if gte mso 10]> <mce:style><!   /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-priority:99; 	mso-style-qformat:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:"Calibri","sans-serif"; 	mso-ascii-font-family:Calibri; 	mso-ascii-theme-font:minor-latin; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-theme-font:minor-fareast; 	mso-hansi-font-family:Calibri; 	mso-hansi-theme-font:minor-latin; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-bidi-theme-font:minor-bidi;} --> <!--[endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> </xml><![endif]--></p>
<p style="text-align: justify;">Il Rotolo di Kirkwall è uno dei teli massonici più rinomati. Esso è stato chiamato così perché molti lo ritengono un tappeto da distendere a terra, mentre altri lo considerano da tempo un telo concepito per essere appeso alle pareti come un arazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Rotolo di Kirkwall, o Rotolo d&#8217;istruzione di Kirkwall, è quasi sicuramente il più antico manufatto di questo genere che ci sia pervenuto. Le sue dimensioni sono di 5,6 metri di altezza per 1,7 metri di larghezza ed è interamente di lino. Esso è custodito dalla Loggia Kirkwall Kilwinning n° 38 di Kirkwall appunto, nelle isole Orcadi, un tempo di dominio della famiglia Sinclair.</p>
<div id="attachment_956" class="wp-caption alignleft" style="width: 124px"><img class="size-medium wp-image-956" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="kirkwall" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/kirkwall.bmp" alt="Il rotolo di Kirkwall" width="114" height="400" /><p class="wp-caption-text">Il rotolo di Kirkwall</p></div>
<p style="text-align: justify;">La provenienza del Rotolo d&#8217;istruzione è incerta e dibattuta da lungo tempo, tanto che l&#8217;origine ignota e l&#8217;età di questo documento sono oggetto di discussione tra le varie scuole di pensiero, ognuna delle quali ha una propria teoria. Infatti, nonostante vari laboratori abbiano fatto numerose analisi scientifiche, i metodi utilizzati continuano ad essere criticati. Non esiste alcuna testimonianza di come e perché il Rotolo giunse alla Loggia di Kirkwall, ma esistono fondati motivi per credere che vi sia arrivato direttamente dal castello di Kirkwall stessa, costruito nel XIV secolo da Lord Hanry Sinclaire demolito perché gravemente danneggiato nel 1865. Appena due anni dopo fu pubblicato da Gorge W.Speth, fondatore della Loggia di ricerca Quatuor Coronati di Londra, il primo rapporto sul Rotolo, ma sfortunatamente le notizie giunte fino a noi sono ben poche. Sicuramente intorno al 1786 William Grame donò alla Loggia un telo massonico, che fu utilizzato per la celebrazione dei rituali durante i lavori di Loggia, ma non si sa con precisione se si tratti  o meno del Rotolo in questione, e nemmeno la Loggia stessa di Kirkwall ne è certa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2001 Andrew Sinclair è riuscito, tramite un ispettore della Criminal Investigation Depatment, ad ottenere dei campioni di tessuto del Rotolo, che ha poi fatto analizzare dall&#8217;Università di Oxford. Il Rotolo è composto da una larga parte centrale, con due sezioni più strette cucite ai lati, dalla cui parte inferiore sono stati prelevati i campioni analizzati. Mentre le analisi di questi campioni non avevano portato ad una conclusione convincente, altri studi al radiocarbonio effettuati sulla parte centrale del Rotolo hanno rilevato una datazione relativa al XV secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti storici hanno contestato questa datazione poiché sul Rotolo ci sarebbe raffigurato un disegno molto simile allo stemma della Loggia degli Antichi, fondata nel 1751. Di conseguenza sembrerebbe impossibile che il tessuto del Rotolo risalga ad un periodo così anteriore. Tuttavia queste obiezioni sono da molti considerate poco significative, in quanto porterebbero ad affermare che la massoneria non esistesse prima del 1717.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro punto che è stato fonte di forti dibattiti e discussioni è quello relativo alle due strisce laterali di tessuto. Alcuni studiosi sostengono che esse non siano due fasce indipendenti cucite insieme al pezzo centrale, ma che le profonde scanalature non siano altro che i segni, rimasti impressi nella stoffa e accentuatisi col tempo, di quando il tessuto rimaneva ripiegato nei periodi in cui non veniva utilizzato. Questa ipotesi non convince del tutto coloro che hanno avuto occasione di analizzare il Rotolo, anche se le sue due sezioni laterali sembrano essere costituite dello stesso tessuto della parte centrale. Questo ha rappresentato un altro punto di scontro, poiché secondo alcuni esse potrebbero essere state aggiunte in periodo posteriore per completare la più grande opera centrale. Dalle analisi effettuate, inoltre, sembrerebbe che il disegno naif  presente sul Rotolo sia stato eseguito con colori ad olio, ma nemmeno su questo dato si è giunti ad una conclusione certa.</p>
<p style="text-align: justify;">Se prendessimo per buona la datazione secondo cui la stoffa risalirebbe al XV secolo, e quella relativa allo stemma della Loggia, fondata a metà del 1700, ciò porterebbe a pensare che la stoffa sia rimasta piegata da qualche parte per circa 300 anni. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un&#8217;eventualità alquanto dubbia, e quindi l&#8217;unica via accettabile per avvicinarsi il più possibile alla realtà, sarebbe quella di studiare il Rotolo seguendo gli stessi criteri che si utilizzano per stabilire la datazione di un dipinto. Quindi bisognerebbe sottoporre ad analisi approfondite non la stoffa, ma piuttosto il colore presente su di essa.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia il mistero che circonda il Rotolo di Kirkwall è talmente affascinante, che pare che nessuno abbia intenzione di svelarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella descrizione lasciataci nel 1897 da Speth troviamo che nella parte posta a sinistra rispetto a chi guarda il Rotolo d&#8217;insegnamento, sarebbe presente la peregrinazione del popolo ebraico dalla Mesopotamia all&#8217;Egitto, attraverso la terra di Caan; infatti, nella parte inferiore si possono riconoscere i fiumi Tigri ed Eufrate, mentre in alto si troverebbe il Nilo. Inoltre Speth sosterrebbe che l&#8217;artista avrebbe conosciuto piuttosto bene il delta del Nilo, il Sinai e la terra di Caan. Nell&#8217;altro bordo invece, quello alla destra degli spettatori, sarebbe raffigurata l&#8217;uscita degli ebrei dall&#8217;Egitto, Mosè e Giosuè nel deserto del Sinai e l&#8217;arrivo nella terra promessa. In questa seconda sezione sarebbero presenti anche l&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza, la manna giunta dal cielo ed il vitello d&#8217;oro, costruito alla base del monte Horeb. Nella grande sezione centrale, infine, troviamo in alto Adamo ed Eva, nel paradiso dell&#8217;Eden, e poi, nella parte inferiore la raffigurazione di <a title="Simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> massonici. Nella parte centrale si notano inoltre il Tabernacolo con il Sancta Sanctorum e scene relative all&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre le sezioni laterali dovrebbero essere interpretate partendo dal basso e spostandosi verso l&#8217;alto, le sezioni che compongono il lembo centrale dovrebbero essere interpretate in senso opposto ( quindi dall&#8217;alto verso il basso).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Rotolo di Kirkwall presenta molti aspetti comuni alla tradizione massonica scozzese, alcune iscrizioni sono persino in codice massonico con l&#8217;uso dell&#8217;alfabeto edochiano. Le immagini presenti sul Rotolo si riferiscono, dunque, all&#8217;epoca di Mosè e all&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza: tutti temi che probabilmente erano di particolare interesse nel periodo in cui esso fu realizzato. Tuttavia, pare che per adesso il mistero che riguarda il Rotolo di Kirkwall e le sue origini non possa essere sciolto. Non resta che approfondire il suo studio, per quanto possibile, e lasciarsi coinvolgere dai suoi segreti.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-rotolo-di-kirkwall.html' addthis:title='Il Rotolo di Kirkwall ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il simbolo dell&#8217;Uroboro</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:35:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veronese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Studio sul significato simbolico del serpente Uroboro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/simbolouroboro.html' addthis:title='Il simbolo dell&#8217;Uroboro '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8811504813" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/biedermannenciclopediasimboli.bmp" border="0" alt="Hans Biedermann, Enciclopedia dei simboli" width="95" height="144" align="right" /></a> L’Uroburo è l’immagine di un serpente che si morde la coda e la inghiotte.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa diffusissima figura <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolica</a> rappresenta, sotto forma animalesca, l’immagine del cerchio che personifica l’ eterno ritorno. Esso sta ad indicare l’esistenza di un nuovo inizio che avviene tempestivamente dopo ogni fine. In <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbologia</a>, infatti, il cerchio è anche associato all’immagine del serpente che da sempre cambia pelle e quindi, in un certo senso, ringiovanisce. L’Uroboro rappresenta il circolo, la metafora espressiva di una riproduzione ciclica, come la morte e la rinascita, la fine del mondo e la creazione, e di conseguenza anche l’eternità iconograficamente rappresentata dal cerchio stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbologia</a> alchemica l’Uroburo è l’immagine allegorica di un processo, in sé concluso, che si svolge ripetutamente e che avviene attraverso l’aumento della temperatura, l’evaporazione, il raffreddamento e la condensazione di un liquido, ciclo che serve alla raffinazione delle sostanze. Per questo motivo il serpente, che va a costituire un cerchio, è spesso raffigurato con due creature che collegano la bocca alla coda. La creatura superiore, segno della volatilità, è rappresentata come un drago alato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libro.php?lid=7477&amp;pn=76" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/simbolisegretirosacroce.bmp" border="0" alt="Franz Hartmann, I simboli segreti dei Rosacroce" width="79" height="110" align="left" /></a> L’Uroboro nacque dall’esigenza percepita dagli alchimisti greci che, nell’intento di animare una figura geometrica ritenuta troppo arida, hanno voluto vedere nel Cerchio un Serpente che si morde la coda. È il <em>Serpens qui caudam devorat</em>, talvolta raffigurato metà bianco e metà nero, cioè <em>Yin </em>e <em>Yang </em>della tradizione del Taoismo cinese, le due opposte nature, il Rebis.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Schwarz (<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788871861203"><em>L’immaginazione alchemica</em></a>, Ediz. La Salamandra, 1980):</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il concetto delle due nature ci introduce ad un altro elemento cardinale del pensiero alchemico, e cioè al concetto che l’impulso alla differenziazione della materia prima nei suoi componenti maschile e femminile è dato dalla lotta e dalla conseguente unione delle polarità fondamentali. L’incesto filosofale (<em>coniunctio oppositorum</em>) dell’Alchimista, realizza il <em>filius philosophorum</em>, l’immortale Androgino, che si identifica nella Pietra Filosofale, annunciata dalla sua nascita. Infatti il Rebis non è che il prodotto delle nozze alchemiche tra il Mercurio, la donna, il principio lunare, e lo Zolfo, l’uomo, il principio solare&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Uroboro viene anche considerato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> dell’evoluzione che si conclude in sé stessa, e quindi dell’unità fondamentale del cosmo. Il motto <em>“en to pan”</em> (Uno il Tutto), con cui accompagnavano il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> ofidico, esprimeva la loro fede totale in ciò che esiste e può essere concepito. Per il sensista questo Tutto equivale a Niente, poiché ritiene reale solo ciò che può essere constatato oggettivamente.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/simbolouroboro.html' addthis:title='Il simbolo dell&#8217;Uroboro ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Necronomicon, libro maledetto</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:15:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veronese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul fantastico in generale]]></category>
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		<description><![CDATA[Storia del Necronomicon di Abdul Al-hazred immaginato da H.P. Lovecraft]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/necronomicon-libro-maledetto.html' addthis:title='Il Necronomicon, libro maledetto '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8834708652"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/necronomicon1.bmp" border="0" alt="Il Necronomicon. Storia di un libro che non c'è. Vol. I" width="95" height="147" align="right" /></a> Il “<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/necronomicon-libro-maledetto.html">Necronomicon</a></span>” è considerato da molti un testo maledetto. Esso è il “libro dei Morti”, e probabilmente il suo autore è un poeta arabo di nome Abd al-Hazred, nato nello Yemen nel 700 DC. Il titolo originale dell’opera era <em>Al Azif</em>, che significa “suono delle voci dei demoni”, ma popolarmente sta ad indicare il suono che producono gli insetti notturni. Secondo varie fonti Al-Hazred, folle poeta di Sanaa, capitale dello Yemen, che si dice sia vissuto nel periodo dei Califfi Ommaiadi, nell&#8217;ottavo secolo dopo Cristo, non era mussulmano ma adorava entità pagane chiamate Yog Sototh e Cthulhu. L&#8217;autore prese parte a molti misteriosi pellegrinaggi tra le rovine di Babilonia e le catacombe segrete di Memphis e trascorse dieci anni in completa solitudine nel grande deserto dell&#8217;Arabia meridionale, il Raba El Khaliyeh, (o “Spazio vuoto” degli arabi antichi) e Dahna, o “Deserto Cremisi” dei moderni, ritenuto dimora di spiriti maligni e mostri mortiferi. Tutti coloro che sostengono di aver attraversato questo deserto, narrano di strane ed incredibili meraviglie.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8834709896"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/necronomicon2.bmp" border="0" alt="Il Necronomicon. Storia di un libro che non c'è. Vol. I" width="95" height="147" align="left" /></a> Intorno all’anno mille una traduzione segreta bizantina attribuì al testo maledetto il titolo greco <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/necronomicon-libro-maledetto.html">Necronomicon</a></span></em>, letteralmente “il libro delle leggi dei morti”. Si dice che alcune copie di questo libro siano scritte con il sangue e rilegate con la pelle di esseri umani uccisi nel corso di riti sacrificali. Il <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/necronomicon-libro-maledetto.html">Necronomicon</a></span></em> prevederebbe che il Grande Cthulhu, dio con testa di Polipo, segretamente venerato da folli adoratori nei più disparati recessi della terra, sarebbe stato imprigionato all’alba dei tempi nella sua città sommersa dalle acque. Lì Cthulhu attenderebbe pazientemente il momento in cui le stelle torneranno nella giusta posizione. A quel punto il mostro dovrebbe riemergere e riprendere il dominio della terra. Nei suoi ultimi anni Al Hazred avrebbe vissuto a Damasco, dove venne scritto l’Al Azif, e della sua morte nel 738 d.C., si raccontano particolari terribili. Per esempio Ibn Khallikan, biografo del XII secolo, afferma che Al Hazred venne afferrato in pieno giorno da un mostro invisibile e divorato in maniera agghiacciante di fronte un gran numero di testimoni gelati dal terrore. Anche la sua follia fu oggetto di molti racconti. Al Hazred affermava di aver visitato la favolosa Irem, la Città dalle Mille Colonne, e di aver trovato fra le rovine di un innominabile villaggio desertico le straordinarie cronache ed i segreti di una razza più antica dell&#8217;umanità. Per più di un secolo il <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/necronomicon-libro-maledetto.html">Necronomicon</a></span> </em>favorì innominabili esperienze, finché non venne soppresso e bruciato intorno al 1050 dal vescovo Michele, patriarca di Costantinopoli. Successivamente il nome del volume fu solo furtivamente sussurrato ma, nel tardo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> (1228), il danese Olaus Wormius ne fece una traduzione latina, basata sulla versione greca di Fileta, che vide la stampa due volte: una alla fine del XV secolo, in caratteri gotici in Germania, poi nel XVII in Spagna. L&#8217;opera, sia in latino che in greco, nel 1232 fu posta all&#8217;indice nell&#8217;<em>Index Expurgatorius</em> da papa Gregorio IX.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Copie custodite:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8806135392"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/orrendorichiamo.bmp" border="0" alt="L'orrendo richiamo" width="95" height="159" align="right" /></a> ·	Il British Museum custodisce nei suoi archivi riservati una copia del testo in caratteri gotici, completo (XV sec).<br />
·	Un miliardario americano sembra che possieda una copia del testo in caratteri gotici.<br />
·	La Bibliothèque Nationale a Parigi è in possesso di un esemplare dell&#8217;edizione spagnola (XVII sec).<br />
·	La Miskatonic University di Arkham, Massachussets, possiede una copia dell&#8217;edizione spagnola (XVII sec).<br />
·	La Biblioteca dell&#8217;università di Buenos Aires possiede anch&#8217;essa una copia dell&#8217;edizione spagnola.<br />
·	La Widener Library di Harvard ha un&#8217;altra copia spagnola (XVII sec).<br />
·	La Biblioteca dell&#8217;Università di Lima nel Perù possiede una copia dell&#8217;edizione italiana.<br />
·	La Kester Library di Salem, Massachussets, custodisce una copia del <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/necronomicon-libro-maledetto.html">Necronomicon</a></span> in caratteri gotici.<br />
·	La Central Libray della California State University, Los Angeles, possiede una copia dell&#8217;edizione spagnola.<br />
·	In una collezione privata del Cairo si trova un esemplare dell&#8217;edizione italiana.<br />
·	La Biblioteca Vaticana possiede una copia del testo in caratteri gotici ed una dell&#8217;edizione italiana.<br />
·	In una Località sconosciuta della Cina, esiste una copia manoscritta del testo arabo.<br />
Sicuramente esistono numerose altre copie presso dei privati.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Versioni:</em></p>
<p style="text-align: justify;">·	Originale arabo: tre copie manoscritte risalenti al 730-738.<br />
· Teodoro Fileta (traduzione greca): una copia manoscritta, risalente al 950, in Costantinopoli. Versione ricavata dal testo arabo.<br />
· Olaus Wormius (traduzione latina): una copia manoscritta, del 1228 circa, nello Jutland. Versione ricavata dal testo greco di Fileta.<br />
· John Dee (traduzione inglese) una copia manoscritta, del 1580, in Londra. La versione probabilmente è ricavata dal testo di Fileta.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Edizioni:</em></p>
<p style="text-align: justify;">· Edizione tedesca: testo in latino, impresso in caratteri gotici, riproducente la versione di Olaus Wormius. Non ha data né luogo di pubblicazione: è stato stampato probabilmente a Norimberga alla fine del secolo XV.<br />
· Edizione italiana: il testo è in greco, e riproduce la versione di Teodoro Fileta. Senza data né luogo di pubblicazione: è stato probabilmente stampato a Roma, intorno al 1567.<br />
· Edizione spagnola: il testo in latino riproduce la versione di Olaus Wormius. Privo di data e di luogo di pubblicazione. Stampato probabilmente a Madrid, intorno al 1623.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845247627"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/lovecrafthouellebecq.bmp" border="0" alt="Michel Houellebecq, H.P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita" width="95" height="130" align="left" /></a> Una leggenda sostiene che la vera versione del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/necronomicon-libro-maledetto.html">Necronomicon</a></span></em> esista davvero e per riconoscerla sia sufficiente guardare la copertina del libro. Se essa fosse di pelle umana allora non ci sarebbero dubbi; sarebbe l’originale.Resta tuttavia ancora il dubbio se sia realmente esistito o meno, se le copie che ci sono in giro siano un <em>bluff</em>, o realtà. Molti hanno provato ad usare le sue formule, pochi sono riusciti a superare le prove alle quali sono stati sottoposti. C’è chi come Paracelso sostiene che basti la convinzione psicologica per fare accadere le cose, mentre per altri, invece, bisogna usare le formule corrette. Qui di seguito inserisco una delle tante traduzioni di un rituale per l’evocazione di Yog-Sothoth che si possono trovare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Rituale per l’evocare di Yog-Sothoth e aprire il Passaggio.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ESCLUSIONE.</p>
<p style="text-align: justify;">Zazii, Zamaii, Puidmon il Potente,<br />
Sedon il Forte, El, Yod, He, Vau, He,<br />
Iah, Agla, proteggimi e aiutami mentre io evoco il Passaggio!<br />
(è necessario in questa fase accendere incenso e candele)<br />
Nessun diavolo può avvicinarsi dal Nord!<br />
Nessun diavolo può avvicinarsi da Est!<br />
Nessun diavolo può avvicinarsi da Sud!<br />
Nessun diavolo può avvicinarsi da Ovest!<br />
Nessun diavolo può avvicinarsi dallo Zenith!<br />
Nessun diavolo può avvicinarsi dal Nadir!<br />
(è necessario piegarsi verso le varie direzioni)<br />
Il Cerchio Infuocato chiude ogni cosa dentro!<br />
Draba, draba, kalta, kalta, entemoss!<br />
Il Cerchio Infuocato chiude ogni cosa fuori!<br />
Draba, draba, kalta, kalta, entemoss!<br />
Accar, Zour e Maroud! Chiudete il cerchio e non permettete a nessun diavolo di passarci attraverso!<br />
Draba, draba, kalta, kalta, entemoss!<br />
(coloro che partecipano al rituale devono camminare in cerchio e spruzzare sale, acqua e incenso)</p>
<p style="text-align: justify;">EVOCAZIONE.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Adonai Elohim, Adonai Jehova<br />
Adonai Sabaoth, Metraton Ou Agla Methon,<br />
Verbum Pythonicum, Mysterium Salamandrae<br />
Cenventus Sylvorum, Antra Gnomorum<br />
Demonia Coeli God, Almonsin Gibor<br />
Jehoshua Evam Zariathnatmik, Veni, Veni, Veni!<br />
(A questo punto bisogna mettere le mani sopra la tua testa con i pollici e gli indici uniti così da creare un triangolo equilatero. Ruotare , poi, la mano destra in modo da dividere la metà del triangolo che punta giù, creando un parallelogramma. Ruotare infine la mano sinistra in modo da creare un triangolo che punta in giù. Muoverlo in basso lungo la fronte, giralo in su, così che il triangolo si trovi sopra la fronte.)<br />
Ascoltami!<br />
Re dello spazio infinito!<br />
Motore dei pianeti!<br />
Il Fondatore della velocità!<br />
Il Sovrano dei terremoti!<br />
Il Conquistatore del terrore!<br />
Il Creatore del Panico!<br />
Distruttore!<br />
Il Vincitore splendente!<br />
Figlio del Caos e del Vuoto!<br />
Guardiano dell&#8217;Abisso!<br />
Dio delle Estreme Oscurità!<br />
Signore delle Dimensioni!<br />
Conoscitore dei Misteri!<br />
Guardiano dei Segreti!<br />
Signore del Labirinto!<br />
Vertice degli Angoli!<br />
Mestro dei gufi<br />
Punto Omega!<br />
Signore del Passaggio!<br />
Colui che apre la Strada!<br />
Il più Vecchio!<br />
Tutto-in-Uno!<br />
L&#8217;unico protratto nella vita!<br />
Umr At-Tawil!<br />
Iak-Sathath!<br />
YOG-SOTHOTH NAFL&#8217;FTHAGN!!!<br />
I tuoi servi ti chiamano!<br />
In questo passaggio si ha bisogno di un bastone. Esso va ruotato in posizione orizzontale e spostato in sequenza: da destra a sinistra, su-giù, avanti e indietro.</p>
<p style="text-align: justify;">APRIRE IL PASSAGGIO.</p>
<p style="text-align: justify;">(In questa fase il bastone deve essere in posizione orizzontale)<br />
Yog-Sothoth conosce il Passaggio.<br />
Yog-Sothoth è il Passaggio.<br />
Yog-Sothoth è la chiave e il guardiano del Passaggio.<br />
Passato, presente e futuro, tutto è uno in Yog-Sothoth.<br />
Per ciò che non può essere nominato,<br />
Per Azathoth,<br />
Per Nyarlathotep,<br />
Per Shub-Niggurath,<br />
Per i due serpenti,<br />
Per ciò che creò il Vuoto,<br />
Per Kadath nel Desolato Freddo,<br />
Per il Plateu del Leng,<br />
Per Yuggoth,<br />
Per la lente lunare,<br />
Per l&#8217;Imprigionato,<br />
Per il Libero,<br />
Per Samas, Gibil e Nusuku,<br />
Per l&#8217;Alto Nome di Ea,<br />
Per i Sette Demoni,<br />
Guardiano, lascia che il Passaggio sia aperto!<br />
Per il Caos,<br />
Per il Vuoto,<br />
Per la Luce,<br />
Per le Tenebre,<br />
Per l&#8217;Aria,<br />
Per il Fuoco,<br />
Per l&#8217;Acqua,<br />
Per la Terra,<br />
Chiave, apri il Passaggio!<br />
Per il mio giuramento impaurito,<br />
Lascia che costoro che vogliono uscire escano!<br />
Lascia che costoro che vogliono entrare vengano!<br />
Lasciaci guardare nella Luce Nascosta!<br />
Lasciaci guardare nelle Cieche Tenebre!<br />
Squarcia il Velo!<br />
Rompi lo Specchio!<br />
Rivela l&#8217;Illusione!<br />
Osserva, il Passaggio si apre!<br />
(Lentamente il bastone deve essere ruotato dalla posizione orizzontale a quella verticale. Successivamente va fatto il segno dello Squarcio del Velo.)<br />
Osserva, i Nodi sono riempiti di Potere!<br />
Osserva, le Linee sono riempite di Potere!<br />
Osserva, gli Angoli contorti e aperti!</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/necronomicon-libro-maledetto.html' addthis:title='Il Necronomicon, libro maledetto ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Gli Esseni e i rotoli di Qumran</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/essenirotolidiqumran.html</link>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 15:58:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veronese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristianesimo e monoteismi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Medio e vicino Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Storia antica]]></category>

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		<description><![CDATA[Saggio sui rotoli di Qumran, il loro ritrovamento e la comunità religiosa degli Esseni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/essenirotolidiqumran.html' addthis:title='Gli Esseni e i rotoli di Qumran '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8838424683"><img class="alignright" style="float: right; border: 0; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/manoscrittisegretidiqumran.bmp" border="0" alt="Robert H. Eisenman, Michael Wise, I manoscritti segreti di Qumran" align="right" /></a> Sul significato del nome Esseni sono state fatte numerose supposizioni. Alcuni sostengono che la forma latina derivasse dall&#8217;ebraico &#8220;<em>hasidim</em>&#8221; (che significa pii), altri che il nome derivasse dall&#8217;aramaico &#8220;<em>asya</em>&#8221; (che significa medico).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Nel 1947, all&#8217;interno delle grotte situate nella zona di Qumran, nei pressi del Mar Morto, vennero ritrovati dei rotoli che contenevano documenti manoscritti. Buona parte di questi documenti è già stata pubblicata ed è entrata a far parte dei “Vangeli apocrifi” o “gnostici”. Sebbene nei rotoli ritrovati non compaia il nome Esseni, i primi studiosi che ebbero la possibilità di tradurli si convinsero che questi documenti fossero stati redatti proprio da tale comunità, già nota da secoli attraverso gli scritti degli antichi autori, tra cui Filone Alessandrino, filosofo giudaico, e Giuseppe Flavio. Anche Plinio il Vecchio, vissuto nel I secolo d.C., autore di un&#8217;opera di storia naturale in lingua latina, parla della presenza di una comunità essena. Nelle fonti greche essi vengono citati come <em>Essaioi </em>o <em>Essenoi</em>. Tuttavia, anche se i rotoli trovati contengono opere che sicuramente sono riconducibili agli Esseni, ve ne sono altri che non sono integralmente riferibili a tale comunità. Gli Esseni probabilmente studiavano a fondo la <em>Bibbia </em>per ritrovare il loro ruolo nella storia, e proprio per questo motivo composero delle opere di esegesi biblica. Si stanziarono nella zona di Ein Gedi nel Mar Morto, e fondarono la loro comunità. Probabilmente i rotoli furono riposti nelle grotte per essere protetti e per far sì che sopravvivessero intatti, nella speranza che non cadessero in mani sbagliate.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Secondo Plinio, gli Esseni erano una comunità che non accettava le vanità del mondo e che le aveva pertanto abbandonate. Così facendo essi si sarebbero elevati spiritualmente ed avrebbero conseguito una conoscenza mistica davvero solida.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Testimonianze riguardanti il loro stile di vita ci pervengono dagli scritti dei loro contemporanei, che li definivano come &#8220;una razza particolare, più interessante di tante altre&#8221; e venivano considerati &#8220;i più antichi iniziati che ricevono il loro insegnamento dall&#8217;Asia centrale&#8221;.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8837219180"><img class="alignleft" style="float: left; border: 0; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/oltrelipotesiessenica.bmp" border="0" alt="Gabriele Boccaccini, Oltre l'ipotesi essenica. Lo scisma tra Qumran e il giudaismo enochico" align="left" /></a> Gli Esseni si dichiaravano pacifisti, ma al tempo stesso si preparavano per una rivoluzione universale che li avrebbe resi popolo elitario di Israele. Erano agricoltori e frutticoltori, vivevano sulle rive dei laghi e dei fiumi, distanti dalle città, e ostentavano una grande conoscenza del suolo e del clima, che permetteva loro di coltivare una notevole varietà di frutta e vegetali anche in zone desertiche.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Gli Esseni condannavano la schiavitù sotto qualsiasi forma, e nella loro comunità non esistevano ricchi o poveri, perché queste erano considerate limitazioni e deviazioni dalla loro legge. Si dedicavano allo studio della medicina, dell&#8217;astronomia e della <em>Bibbia</em>. Furono considerati i discendenti dell&#8217;astronomia persiana, caldea, dell&#8217;arte egizia della guarigione ed esperti profeti che si preparavano alla profezia con un prolungato digiuno.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Dopo il lavoro nei campi e nelle vigne, consumavano il loro pasto in silenzio; non mangiavano carne e non bevevano vino. La loro giornata iniziava la sera, e il Sabato, o giorno santo, dedicato allo studio e alla discussione, era per loro il primo giorno della settimana. Per essere ammessi nella loro comunità occorreva sostenere un periodo di prova di un anno, quindi seguivano tre anni prima dell&#8217;iniziazione, seguiti da sette anni di tirocinio prima di essere ammessi completamente.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Quasi tutte le <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> riportano tracce del loro insegnamento, e i principali insegnamenti della loro cultura vennero diffusi in India, Persia, Palestina, Egitto, Tibet, Grecia e molti altri paesi.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">L’Albero della Vita rappresentava la parte esoterica del loro insegnamento, con le Comunioni Essene con gli Angeli e la Settupla Pace. L&#8217;insegnamento esoterico appare nel primo libro del <em>Vangelo Esseno della Pace </em>e nei <em>Rotoli del mar Morto </em>e contiene i concetti fondamentali del Brahmanesimo, dei <em>Veda</em>, e anche i sistemi dello Yoga. La loro dottrina si ritrova nello <em>Zend Avesta </em>di Zarathustra, che la trasformò in uno stile di vita che ebbe numerosi seguaci per migliaia di anni. Anche le idee che Buddha divulgò e il suo &#8220;sacro Albero dell&#8217;Illuminazione&#8221; sono collegate all&#8217;Albero della Vita esseno.</p>
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<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8882898938"><img class="alignright" style="float: right; border: 0; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/manoscrittisegreti.bmp" border="0" alt="Paolo Cortesi, Manoscritti segreti. Dai misteri del Mar Morto alle profezie di Nostradamus" align="right" /></a> In Tibet il loro insegnamento viene espresso nel Cerchio della Vita Tibetano. Esso fu anche parte integrante della cultura dei Fenici e della scuola alessandrina di filosofia in Egitto, e contribuì a espressioni della cultura occidentale come la <em>Cabbalah</em>, il Cristianesimo, lo Gnosticismo e la Massoneria. Era come se gli Esseni vivessero in questo mondo, ma non ne facessero parte in modo reale. Erano infatti convinti di vivere in compagnia degli angeli, di sentire di essere la &#8220;comunità di Dio&#8221;, di essere gli eletti da Dio. L&#8217;esseno era quindi una persona la cui elezione era stata predestinata. Egli viveva nel mondo, ma il fatto stesso di dover affrontare il rituale per entrare a pieno diritto nella comunità ne avrebbe fatto oggetto di predestinazione.</p>
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<p align="justify">Gli Esseni chiamavano questo cambiamento, disposto da Dio, &#8220;pentimento&#8221;, che così acquistò un significato differente tra gli Esseni rispetto agli altri Ebrei. Essi non avevano, però, solo questo concetto riguardo alla predestinazione, ma anche quello dualista tra bene e male, già apparso nella <em>Bibbia</em>, ma “aggiornato” dagli Esseni che vi aggiunsero un altro dualismo: l&#8217;opposizione tra i Figli della Luce, da cui sarebbero derivate tutte le generazioni dei Figli della Luce, e i Figli delle Tenebre, che avrebbero dato origine alle generazioni dei Figli delle Tenebre. Quindi la divisione tra malvagi e giusti era una delle componenti base della predestinazione essena. Un uomo predestinato, fin dalla nascita ad essere Figlio della Luce, lo diventava realmente a tutti gli effetti e si univa alla comunità. Dio stesso lo avrebbe preservato dalle sofferenza e dai peccati. Fondamentale all&#8217;interno del mondo spirituale era anche la divisione tra bene e male: esistevano due generi di uomini e due generi di esseri spirituali. Gli spiriti potevano essere di due tipi: quelli di “menzogna” o Figli delle Tenebre, a capo dei quali si trovava Belial (Satana) e rappresentati da Ebrei e gentili, condannati all&#8217;inferno; e quelli di “verità”, a capo dei quali si trovava l&#8217;arcangelo Michele, e che rappresentavano i Figli della Luce e gli eletti della setta. La parte malvagia sarebbe stata sconfitta nella Guerra della Fine dei Giorni e solamente i giusti sarebbero sopravvissuti. L’uomo doveva quindi dare prova della sua elezione attraverso i suoi progetti, dimostrando agli altri e a se stesso di far parte degli eletti.</p>
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<p align="justify">Gli studiosi disponevano di pochi testi originali e integrali fino al ritrovamento nel 1945 a Nag Hammadi, nell’Alto Egitto, di un’intera biblioteca gnostica. Le fonti per lo studio delle teorie gnostiche erano costituite per lo più da descrizioni e da citazioni contenute nelle confutazioni da parte di autori cristiani, che scrivono in difesa dell’ortodossia. Si veda, ad esempio, sant&#8217;Ireneo, vescovo di Lione nel II secolo, nella sua opera <em>Denuncia e confutazione della pseudo-gnosi</em>.</p>
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<p align="justify">Nelle grotte di Qumran venne scoperta un’enorme quantità di Rotoli, ma buona parte di essi era stata danneggiata dagli agenti atmosferici e dai parassiti. Furono rinvenute, in meno di venti grotte, testimonianze indispensabili per lo studio e la comprensione della letteratura <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> ebraica e cristiana. Una parte dei rotoli sono commentari a vari libri dell&#8217;<em>Antico Testamento</em> e ad altre opere ebraiche apocrife.</p>
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<p align="justify"><em>I rotoli</em></p>
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<p align="justify">I manoscritti ritrovati a Qumran possono essere divisi in diverse categorie:</p>
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<p align="justify"><em>I Manoscritti biblici</em>: Circa un quarto dei manoscritti scoperti a Qumran (202 su quasi 800) è costituito dai volumi che, dalla fine del I secolo d.C., furono inseriti dai Giudei nel canone palestinese della <em>Bibbia</em>: il <em>libro dei Salmi </em>è quello più attestato con ben 36 copie, seguito da <em>Deuteronomio</em>, <em>Isaia</em>, <em>Esodo</em>, <em>Genesi</em> e <em>Levitico</em>. Tutti i libri dell’<em>Antico Testamento </em>sono certificati, eccetto <em>Neemia </em>ed <em>Ester</em>.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><em>Testi deuterocanonici</em>: I testi deuterocanonici (cioè del secondo canone) sono i libri dell’<em>Antico Testamento </em>presenti nel canone lungo della <em>Bibbia</em>, accolto dalla Chiesa cattolica, ma non in quello breve, chiuso definitivamente dagli Ebrei a cavallo tra il I e il II secolo d.C. A Qumran sono state rinvenute tre copie aramaiche e una ebraica del <em>Libro di Tobia</em>, più alcuni frammenti del Siracide (<em>Ecclesiastico</em>).</p>
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<p align="justify"><em>Tefillim e mezuzot</em>: I <em>tefillim </em>(filatteri) ,scoperti nella grotta 26, e le <em>mezuzot</em>, scoperte nella grotta 8, sono piccole pergamene contenenti testi dell’<em>Esodo </em>e del <em>Deuteronomio</em>. I <em>tefillim </em>vengono ancora oggi collocati in scatole legate al braccio sinistro o alla fronte dell’orante; i <em>mezuzot </em>sono invece affissi agli stipiti della porta di casa, in osservanza al precetto divino: “Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi, e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte” (<em>Dt </em>6,8-9).</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><em>I Targumim</em>: I <em>targumim </em>sono le traduzioni in aramaico, lingua corrente dell’epoca, delle Scritture ebraiche. A Qumran sono stati ritrovati <em>targumim </em>dei libri del <em>Levitico </em>e di <em>Giobbe</em>.</p>
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<p align="justify"><em>Vangeli Apocrifi</em>: I testi sacri scritti negli ultimi secoli prima di Cristo e nei primi due secoli dell’era cristiana e che non entrarono a far parte di nessun canone <em>Bibbia</em>, vengono definiti “Apocrifi”. Questi sono anche detti pseudoepigrafi, perché attribuiti falsamente ad un autore. Molti frammenti aramaici rinvenuti nella grotta 4 appartengono alla “letteratura enochica” (<em>Libro dei Vigilanti</em>, <em>Libro dei Sogni</em>, <em>Epistola di Enoc</em>, <em>Libro dell’Astronomia</em>). C’è anche parte del <em>Libro dei Giganti</em>. Da questi frammenti è possibile ricostruire la presenza di 15 o 16 copie del <em>Libro dei Giubilei</em>. Sono stati inoltre rinvenuti alcuni frammenti di opere che servirono come base per la stesura del <em>Testamento di Neftali</em>, di <em>Giuda</em>, di <em>Giuseppe </em>e di <em>Levi</em>, detto anche <em>Testamento dei XII Patriarchi</em>. Oltre all’apocrifo della <em>Genesi</em>, le grotte hanno restituito agli studiosi anche alcuni resti di opere finora sconosciute come brevi testi su Noè, Geremia, Daniele, Giuseppe, Samuele, Abramo, Mosè, Giosuè, Ezechiele, Davide, Giacobbe, Qohelet ed Ester. Ci sono poi numerosi frammenti di testi che assomigliavano ai libri sapienziali della <em>Bibbia </em>(<em>Proverbi</em>, <em>Giobbe</em>, <em>Ecclesiaste</em>, <em>Siracide </em>e <em>Sapienza</em>).</p>
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<p align="justify"><em>Commentari biblici</em>: Anzitutto i <em>pešârîm</em>, commenti che seguono passo passo il testo biblico, citandone i versi e separandoli dall’interpretazione con una frase del tipo “Il senso di queste parole è…”. Alcuni testi vengono spiegati in funzione della storia della setta essena, altri nel quadro generico della storia del tempo, altri in modo escatologico. Ricordiamo il <em>Commento ad Abacuc</em>, a <em>Naum</em>, ai <em>Salmi</em>, a <em>Michea</em>, a <em>Isaia</em>. Il <em>Commento ad Abacuc </em>fu ritrovato nella grotta n. 1 ed è considerato il testo che più si avvicina ad una cronaca della comunità. Esso racconta che un certo numero di membri della comunità, seguendo gli incitamenti di un personaggio chiamato &#8220;uomo di menzogna&#8221;, si allontanarono rompendo il patto e finirono per non rispettare più la Legge. Questo fece sì che esplodesse un conflitto fra loro e il Maestro di Giustizia, capo della comunità. Nel documento viene nominato anche un avversario malvagio conosciuto come il &#8220;Sacerdote empio&#8221;. Se questi fosse stato un membro della gerarchia del Tempio, ciò significherebbe che il Tempio esisteva ancora. Come nella “Regola della Guerra”, in questo rotolo si fa riferimento alla Roma Imperiale, quindi alla Roma del I secolo avanti Cristo. Il <em>Commento ad Abacuc</em> fa riferimento ad una pratica particolare: le truppe romane vittoriose facevano offerte sacrificali alle loro insegne. Tale prassi non avrebbe potuto essere riferita durante il periodo della Roma repubblicana, anche perché a quell&#8217;epoca le truppe vittoriose avrebbero offerto sacrifici agli dei. Solo con la nascita dell&#8217;Impero, quando l&#8217;imperatore divenne una divinità agli occhi dei suoi sudditi, la sua immagine o il suo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> furono riprodotti sulle insegne dell&#8217;esercito. Quindi la <em>Regola della Guerra</em>, il <em>Rotolo del Tempio</em> ed il <em>Commento ad Abacuc</em> si riferiscono all&#8217;epoca di Erode.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Vi sono poi alcune esposizioni tematiche, che raccolgono testi biblici riguardanti un argomento particolare, tratte da libri diversi delle Scritture.</p>
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<p align="justify"><em>Testi legali</em></p>
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<p align="justify"><em>Lettera Halakika </em>(4QMMT): è stata definita come una lettera del Maestro di Giustizia e dei suoi adepti alla classe sacerdotale di Gerusalemme, capeggiata dal Sacerdote empio. Nella lettera vengono elencate le differenze rituali e legali dei due gruppi, quello dei giusti e quello degli empi, e vengono invitati i gerosolimitani a conformarsi alle usanze proposte dalla setta qumranica.</p>
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<p align="justify"><em>Rotolo del Tempio </em>(11QTemple): Il <em>Rotolo del Tempio</em> fu probabilmente ritrovato nella grotta n. 11. Esso tratta del tempio di Gerusalemme, fornendone la pianta, gli ornamenti, gli equipaggiamenti, ed elenca i riti che vengono praticati al suo interno. Il <em>Rotolo del Tempio</em> è stato definito come una specie di <em>Torah </em>alternativa usata dalla comunità di Qumran e da altre sette palestinesi. La <em>Torah </em>ufficiale comprende i primi cinque libri dell&#8217;<em>Antico Testamento</em>: <em>Genesi</em>, <em>Esodo</em>, <em>Levitico</em>, <em>Numeri </em>e <em>Deuteronomio</em>. Il <em>Rotolo del Tempio</em> è considerato il sesto <em>Libro della Legge</em>, che contiene le regole riguardanti le cerimonie del culto del Tempio, e quindi il rituale di purificazione, le pratiche sessuali e le leggi riguardanti il matrimonio. Esso comprende anche i regolamenti riguardanti l&#8217;istituzione della monarchia in Israele, il comportamento, i costumi e gli obblighi del re. Infatti è severamente vietato che il re appartenga ad un&#8217;altra nazionalità, che sia poligamo e che, come tutti gli ebrei, sposi la sorella, la zia, la moglie del fratello o la nipote. Gli esperti considerano i rotoli come risalenti all&#8217;epoca dei re Maccabei di Israele. Con l&#8217;ascesa al trono di Erode e dei suoi discendenti la situazione si modificò radicalmente. Innanzitutto, Erode era uno straniero, un arabo dell&#8217;Indumenea, zona a sud della Giudea. Inoltre tra i re erodiani era consueto sposare le nipoti. Tutto ciò ci permette di capire che i divieti elencati nel <em>Rotolo del Tempio</em> si riferivano ad un tempo preciso e sono una critica diretta alla dinastia di Erode, dinastia di re stranieri imposti e mantenuti dalla Roma imperiale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><em>Regola della Comunità o Manuale di Disciplina </em>(QS): Venne rinvenuta nella grotta n. 1. Essa illustra i riti e le regole che facevano da guida alla vita della comunità, le conoscenze del Maestro e dei suoi subalterni, le regole fondamentali di comportamento e le punizioni per tutti coloro che, in qualche modo, le avessero tradite. Il testo iniziava presentando i principi in base ai quali tutta la comunità si distingueva. Secondo questi principi, i membri della comunità si impegnavano ad un &#8220;Patto davanti a Dio per fare tutto quanto Egli ha ordinato&#8221; e, sempre secondo i suddetti principi, a chi praticava l&#8217;obbedienza sarebbero &#8220;state perdonate tutte le colpe&#8221;. Fondamentale era la fedeltà alla Legge. Tra le varie definizioni che indicavano i membri c&#8217;erano i &#8220;Guardiani del Patto&#8221; e gli &#8220;Zelanti della legge&#8221;. Il Patto prevedeva riti ben precisi, tra cui il lavaggio e la purificazione per mezzo del battesimo, non una volta soltanto, ma tutti i giorni. Vi erano le preghiere quotidiane all&#8217;alba e al tramonto e la recita della Legge. Tra tutte le cerimonie di questa comunità a noi note, troviamo anche il &#8220;patto della comunità&#8221;, che somiglia molto, come dimostrato da vari rotoli, all&#8217;Ultima Cena. In essa si parla anche del Messia. I membri della comunità devono rispettare la Legge per poter procedere nella &#8220;via della perfezione fino alla venuta del Profeta e dei Messia di Qumran e di Israele&#8221;. La cerimonia in questione fa riferimento a due figure regali, due differenti Messia: uno sarebbe il discendente dalla stirpe di Aronne, l&#8217;altro della stirpe di Davide e Salomone, quindi del regno di Israele. Bisogna però specificare che il termine Messia aveva un significato ben diverso da quello che è pervenuto fino a noi: questo termine stava ad indicare &#8220;l&#8217;Unto&#8221;, ossia colui che era stato consacrato con l&#8217;olio. Nella tradizione di Israele sia i re che i sacerdoti erano unti, e quindi messia.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><em>Documento di Damasco</em>: Fu conosciuto in un primo tempo dagli studiosi poiché rinvenuto nel 1896 nella <em>Ghenizâ</em> del Cairo, cioè il luogo in cui erano riposti i vecchi manoscritti dismessi della sinagoga di Esdra. Copie del X e del XII secolo furono, poi, rinvenute a Qumran, in frammenti che risalgono al I secolo a.C. L’opera è composta da due parti: quella delle “esortazioni”, in cui vi sono varie analisi sulla storia della setta, sul tema della perfezione, della predestinazione e sulle tentazioni di Belial; e quella degli “ordinamenti”, in cui sono contenute le regole giuridiche sulla vita in comune, sull’ammissione al gruppo, sul giuramento, sulle norme di purità e sul sabato.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><em>Scritti liturgici</em>: Alcuni testi liturgici stabiliscono le festività giudaiche secondo un calcolo del calendario solare di 364 giorni. Le <em>mishmarot </em>stabiliscono i turni di servizio dei 24 gruppi dei sacerdoti del Tempio e fissano alcune tavole di equivalenza tra i vari calcoli. Vi sono poi testi poetici simili a quelli del libro dei <em>Salmi</em>: gli <em>Hôdayôt </em>(cioè inni di ringraziamento), dallo stile antologico, in cui l’autore parla in prima persona e medita sulla benevolenza divina. Vi sono anche altre composizioni poetiche: due opere liturgiche (4Q392-393), i <em>Salmi di Giosuè </em>(4Q378-379), <em>Salmi apocrifi </em>(4Q380-381) e altre preghiere (4Q286-293; 434-456). Pare tuttavia che queste non fossero opere destinate alla celebrazione cultuale pubblica.</p>
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<p align="justify"><em>Testi escatologici</em>: Sono molti i testi che trattano gli eventi riguardanti la fine del mondo, alcuni scritti a Qumran, altri portati lì al momento della sua fondazione. Tra questi, l’opera più nota è il <em>Rotolo della Guerra</em> (QM), che descrive la guerra di 40 anni che avrà come protagonisti i giusti e gli empi, con l’intervento degli angeli. Il rotolo ha il chiaro scopo di istigare la comunità contro il nemico, fornendo anche una dimensione metafisica e teologica alla lotta, riconoscendola appunto come lo scontro tra i Figli della Luce e i Figli delle Tenebre. Il rotolo contiene inoltre degli elementi essenziali per la sua datazione. Quando in esso si parla dei Romani troviamo scritto &#8220;il loro re&#8221;, quindi non si riferisce al periodo della Roma repubblicana, ma al periodo della rivolta palestinese del 6 d.C., quando i soldati della Roma imperiale invasero la Palestina. Quindi la <em>Regola della Guerra </em>appartiene al I secolo dopo Cristo. L’opera è ricca di riferimenti alla strategia militare, alla guerra, alle armi, alle formazioni di battaglia, alle insegne utilizzate e alla funzione rivestita dai sacerdoti. &#8220;Anche le sette formazioni dei cavalieri si terranno alla destra e alla sinistra della linea di combattimento, ma prenderanno posizione da una parte&#8221;. Manca l’attesa del Messia davidico, in quanto il ruolo predominante è quello del sommo sacerdote. La datazione potrebbe essere attribuita al periodo che va dal il 110 a.C. al 25 d.C. Ci sono poi alcuni frammenti di un’opera che descriveva la nuova Gerusalemme.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><em>Rotolo di rame</em>: Il <em>Rotolo di Rame </em>(3Q15) fu ritrovato nella grotta n. 3 di Qumran. Questo documento è l&#8217;inventario di 64 luoghi dove era nascosto un tesoro composto da oro, argento e pietre preziose che ammonterebbe a 30 milioni di sterline. Molti dei luoghi che vengono nominati si trovano a Gerusalemme, sotto o nelle vicinanze del Tempio, altri sono territori vicini a Qumran. Ma ciò che conta più del valore materiale è il significato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolico</a>: questo renderebbe il tesoro davvero inestimabile. Quando fu rivelato il contenuto del rotolo, nessuno disse che in esso si parlava del tesoro del Tempio di Gerusalemme, che fu trasportato in diversi luoghi per essere nascosto e protetto dagli invasori romani. Si ha così la possibilità di concludere che il <em>Rotolo di Rame</em> risalga al 68 d.C., tempo dell&#8217;invasione romana. Alcuni sostengono che si tratti di un tesoro immaginario, per altri, invece, esso è esistito davvero. Purtroppo è impossibile individuare i luoghi segreti nominati nel rotolo in questione, in quanto luoghi e punti di riferimento citati hanno nomi geografici ormai dimenticati e sostituiti da tempo. Nel 1988 un&#8217;ulteriore scoperta portò alla luce una piccola anfora risalente all&#8217;epoca di Erode e dei suoi discendenti, a poca distanza dal luogo dove era stato trovato il <em>Rotolo di Rame</em>. Questa anfora doveva essere considerata di grande valore, poiché era stata nascosta con molta cura ed era stata avvolta in un telo di fibre di palma. In essa era contenuto un olio rosso, denso, la cui composizione risultò essere sconosciuta anche alle analisi chimiche. Si ipotizza che questa sostanza fosse in realtà un balsamo, un&#8217;essenza preziosa prodotta a Gerico ed usata per consacrare i legittimi re d&#8217;Israele. La sua composizione, tuttavia, non può essere stabilita con certezza perché l&#8217;albero da cui probabilmente l&#8217;olio veniva estratto è ormai estinto da quasi 1500 anni. Comunque, il merito principale del <em>Rotolo di Rame</em> è di aver dimostrato che Qumran non era una comunità isolata, ma legata a gruppi collegati al Tempio di Gerusalemme.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><em>Testi commerciali</em>: tra i frammenti trovati nella grotta 4, sono state trovate alcune lettere, una ricevuta, documenti di vendita di terreni, atti commerciali e conti relativi a quantità di denaro o di grano.</p>
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<p align="justify">Tutte le analisi che sono state fatte sui testi, come la datazione al radiocarbonio, convergono a confermare la datazione paleografica proposta dagli studiosi: tra il III sec. a.C. e il I sec. d.C. Buona parte dei testi è collocabile tra l’ultimo terzo del II sec. a.C. e il I sec. d.C.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">* * *</p>
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<p align="justify">Bibliografia</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Luigi Moraldi, <em>I manoscritti di Qumran</em>, traduzione italiana, Torino, 1986(2).<br />
F. García Martínez, <em>Testi di Qumran</em>, a cura di Corrado Martone, Brescia, 1996.<br />
W. F. LIBBY, <em>Radiocarbon Dating</em>, Chicago, 1952, p. 72.<br />
F. M. CROSS, <em>The Development of the Jewish Scripts</em>, in G. E. WRIGHT (a cura di), <em>The Bible and the Ancient Near East: Essays in Honor of W. F. Albright</em>, Doubleday, 1961, pp. 133-202.<br />
G. BONANI – S. IVY – W. WÖLFLI – M. BROSHI – I. CARMI – J. STRUGNELL, <em>Radio Carbon Dating of Fourteen Dead Sea Scrolls</em>, in <em>Radiocarbon</em> XXXIV (1992), pp. 843-849.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/essenirotolidiqumran.html' addthis:title='Gli Esseni e i rotoli di Qumran ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 10:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veronese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia dell'Arca perduta e ipotesi sulla sua collocazione attuale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/arcadellalleanza.html' addthis:title='L&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p>Su un monte sacro nella penisola del Sinai, nella zona dell’antico Egitto, Mosè si trovava inginocchiato davanti ad un roveto in fiamme. Egli stava ricevendo gli ordini dati dal Dio di Israele. Gli fu detto: &#8220;Farai un&#8217;arca di legno d&#8217;acacia e la rivestirai di oro puro. E dentro vi porrai la Testimonianza che io ti darò”. Seguendo alla lettera le indicazioni ricevute dal suo Dio, Mosè obbedì e costruì una cassa 125 cm di lunghezza x 75 cm di altezza x 75 cm di larghezza e la ricoprì di purissimo oro. Successivamente la coprì con il propiziatorio, ovvero un coperchio che stava a rappresentare il cielo, mentre il contenitore stava a rappresentare la terra. Secondo la tradizione cabalistica, la forma che meglio la rappresenta a livello spirituale è il cubo. Il “contenitore” era formato da tre scatole distinte: quelle esterne erano due ed erano entrambe d&#8217;oro, mentre quella mediana era di legno d&#8217;acacia. L’acacia è albero od arbusto di origine africana ed australiana, della famiglia delle Mimosaceae. Ha foglie pennate. Vi sono circa 500 specie di acacia, distribuite in tutto il mondo. Le comuni robinie, come anche la mimosa, il carrubo e l&#8217;albero di Giuda, appartengono alla famiglia delle acacie. Il suo tipico colore verde, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> della esistenza e della vita, ne fa il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> dell&#8217;immortalità e dell’incorruttibilità. Nell’<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> era considerato anche <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> del legame tra il visibile e l’invisibile. L’acacia viene considerata sacra soprattutto perché sistematicamente impiegata dai Giudei nella fabbricazione di vari accessori del Tabernacolo. Secondo la <em>Caballah</em>, l&#8217;anima dei Maestri e degli Illuminati contiene due macrocategorie: quella avvolgente e quella interna. Ognuna è dotata di diversi gradi intermedi. Le Tavole della Torà all’ interno del contenitore costituiscono l&#8217;anima nascosta. Fondamentale è l’anima interiore visto che è limitata, mentre la prima si estende all&#8217;infinito. I due recipienti d&#8217;oro costituiscono il primo e il secondo grado dell&#8217;anima avvolgente (rispettivamente <em>Chaià </em>che rappresenta l&#8217;Anima Vivente, e <em>Yechidà</em>, che rappresenta l&#8217;Anima della Perfetta Unione col Divino). Infatti, uno degli scopi dell&#8217;&#8221;anima avvolgente&#8221; è quello di difendere l&#8217;organismo dagli attacchi delle entità malvagie e negative, anch’esse presenti nella dimensione dello spirito. Proprio per questo motivo il materiale usato era l&#8217;oro, che rappresenta la consapevolezza, quello che l&#8217;Alchimia chiama “oro filosofico”.</p>
<p>Nell’<em>Esodo </em>si afferma che l&#8217;universo presente è dominato dalle forme sferiche, mentre quello futuro sarà dimora soprattutto di figure cubiche. Questa trasformazione contiene il segreto del passaggio da un tempo circolare che tende a ripetersi secondo il mito del “Ritorno all’infinito” ad un tempo completamente differente, formato da linee rette, che portano verso un traguardo completamente diverso dal punto di partenza. Questo è infatti uno de punti più forti dell’innovazione del pensiero ebraico e che è giunto fino a noi. Dal punto di vista <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolico</a> tutto ciò viene rappresentato tramutando lo spazio fisico da una forma sferica a quella cubica. Quest&#8217;insegnamento ci viene mostrato anche dal più antico testo di <em>Caballah</em>, il <em>Libro della Formazione</em>, che si occupa anche delle corrispondenze tra pianeti, lettere dell&#8217;alfabeto ebraico e segni zodiacali. Il testo parla di un &#8220;cubo dello spazio&#8221;, composto da ben dodici lati che rappresenterebbero i dodici segni zodiaco. Ma come abbiamo già detto, l&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza non era cubica, ma a forma di parallelepipedo. Questo stava a rappresentare i &#8220;nuovi Cieli&#8221; e la &#8220;nuova Terra&#8221; in via di formazione, mentre erano ancora in movimento e non avevano ancora raggiunto uno stato di definitivo riposo. Troviamo scritto nell&#8217;<em>Esodo </em>(25, 18-21): &#8220;Farai due cherubini d&#8217;oro: li farai lavorati al martello sulle due estremità del coperchio. Fa&#8217; un cherubino ad una estremità e un cherubino all&#8217;altra estremità. Farete i cherubini tutti di un pezzo con il coperchio, alle sue due estremità. I due cherubini avranno le due ali stese di sopra, ricoprendola, e i loro volti saranno rivolti l&#8217;uno verso l&#8217;altro, e verso il coperchio. E porrai il coperchio sulla parte superiore dell&#8217;Arca, e collocherà nell&#8217;Arca la testimonianza che ti darò&#8221;. La tradizione ebraica dà ai cherubini il volto di bambini, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> di purezza, trasparenza e sincerità. Importante anche il fatto che i volti dei cherubini siano uno maschile e uno femminile. Questo vorrebbe sottolineare una sorta di matrimonio mistico, di congiunzione degli opposti, che grazie alle ali poste sopra al coperchio del contenitore, permettono di effettuare un volo nei mondi divini. Infine alcuni studiosi che si sono soffermati sulle ali degli angeli, mostrano come la loro forma possa essere ricondotta a quella del portale che un giorno “accoglierà i giusti”.</p>
<p>Ai lati della cassa Mosè inserì quattro anelli per agevolarne lo spostamento e per far sì che essa non fosse toccata. Questo contenitore è considerato l’oggetto più sacro della tradizione <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> ebraica e viene denominato Arca della testimonianza. Al suo interno Mosè depose il bastone con cui separò le acque del Mar Rosso e scatenò le piaghe contro l’Egitto, una manciata della manna ricevuta durante la traversata del deserto e le Tavole dei Dieci Comandamenti, testimonianza dell’avvenuto contatto e alleanza tra Dio e l’uomo. Mosè impose poi al suo popolo, per la custodia dell’Arca dell’alleanza, una serie di ordini difficilmente comprensibili da coloro che gli stavano intorno. L’<em>Esodo </em>prosegue la narrazione dicendo che “Dell’Arca si occuperanno i figli di Aronne ed i leviti non vi si potranno avvicinare se non dopo che questa sia stata coperta dai sacerdoti; durante l’esodo la cassa sarà posta all&#8217;interno della Tenda del Signore, una sorta di tempio scomponibile, nelle soste e portata alla testa del popolo durante le marce; nessuno dovrà mai toccarla. E soprattutto, in particolari momenti spetterà solo a me servirmene per lasciarvi comparire Dio in trono nello spazio fra i due cherubini”. Gli ordini vennero seguiti fino a che nel 587 d.C. l’Arca scomparve, probabilmente a causa della sconfitta degli ebrei da parte dei babilonesi che li derubarono di tutti i loro averi. Fino a quel momento, una volta raggiunta la Terra Promessa, i leviti avevano posto l’Arca nel <em>sancta sanctorum</em>, una cella segreta sotterranea nel Tempio di Gerusalemme. Nessuno poteva eccedere alla segreta e l’Arca veniva mostrata solamente in casi particolarmente eccezionali, anche perché ad essa era attribuita una incontrollabile potenza. Per esempio i racconti biblici narrano che grazie all’Arca alla loro testa gli ebrei riuscirono ad annientare le decine di tribù nemiche incontrate durante l’esodo nel deserto del Sinai. Nel <em>Secondo libro di Samuele </em>si dice che chiunque toccasse l’Arca moriva percosso da Dio. Gli stessi figli di Aronne morirono così, sebbene fossero proprio loro i custodi del sacro contenitore.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8838410755" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/hancockmisterograal.bmp" border="0" alt="Graham Hancock, Il mistero del sacro Graal" width="95" height="154" align="right" /></a> Robert Charroux, scrittore francese, sostiene che l’Arca potesse sviluppare delle scariche elettriche che si aggirano intorno ai 700 volt. Questo potrebbe trovare spiegazione grazie al fatto che Mosè in Egitto aveva ricevuto nozioni di essoterismo, alchimia, meteorologia e fisica dai sacerdoti egiziani. Quindi l’Arca sarebbe stata strutturata come un condensatore elettrico che sfruttava il legno di acacia come isolante tra i due strati d’oro. Questo potrebbe spiegare anche il perché dei raggi di fuoco che le aleggiavano intorno e le terribili scosse scaricate su chi la toccava. Il tempio che avrebbe contenuto l’Arca fu saccheggiato nel 925 a.C. dagli egiziani del faraone Soshenq Iº, nel 797 da Gioas re d&#8217;Israele, nel 621 dalle forze armate caldee e babilonesi. Quando nel 516 a.C. Zorobabel fece ricostruire il Tempio di Gerusalemme, l’Arca era già scomparsa e non si sa bene in quale circostanza. Possiamo così riassumere le principali tappe dell&#8217;Arca: Gerusalemme, Elefantina, Axum. Il rabbino israeliano Shlomo Goren sostiene fermamente che l’Arca della testimonianza sia riuscita a sfuggire ai vari saccheggi e che si trovi ancora nel <em>sancta sanctorum </em>in cui attualmente si trova la spianata delle moschee islamiche di Gerusalemme, e le autorità <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a> preferirebbero non intaccare ulteriormente quel poco equilibrio che sarebbe rimasto in quella zona. La cronaca etiope del trecento <em>Kebra Nagast </em>(Gloria dei re) afferma che l’oggetto sacro, identificato con l’Arca dell’alleanza, sarebbe stato portato di nascosto nella chiesa di Santa Maria di Sion ad Axum (Etiopia) da Menelik, figlio di Re Salomone e della regina di Saba conosciuta come Makeda. Tutto il mistero che si è con il tempo sviluppato intorno all’Arca, e mitizzato dai racconti di vario genere, ha coinvolto una moltitudine di ricercatori che hanno iniziato a seguire le tracce dell’Arca. Tra questi troviamo l’archeologo ebreo Vendil Indiana Jones, che ha ispirato l’omonimo personaggio cinematografico impersonato da Harrison Ford in numerosi film, e lo studioso inglese Graham Hancock, esperto di storia templare che sostiene fermamente il sacro contenitore sia custodito in una cappella nella zona del lago Tana in Etiopia. Purtroppo ognuna delle circa ventimila chiese copte dell’Etiopia custodisce una copia dell’Arca e quindi pare che trovare l’originale sia pressoché impossibile. Un’altra teoria seguita è quella che gli ebrei di Gerusalemme temessero Manasse, spietato ed incline al culto degli idoli, e che quindi l&#8217;Arca sia stata trasportata in un altro di luogo 687 a.C. circa. Dobbiamo ricordare che per gli Ebrei l&#8217;unico posto degno di poter conservare l&#8217;Arca era il Tempio di Gerusalemme, poiché tutti i territori stranieri erano blasfemi. Un gruppo di archeologi tedeschi trovò dei resti attribuiti ad un tempio giudaico risalente al 650 a.C (periodo della fuga dei sacerdoti da Manasse), sull&#8217;isola di Elefantina e le misure di questo corrispondevano più o meno alle misure del Tempio di Gerusalemme. Grazie ad alcune scoperte effettuate nell’isoletta di Tana Kirkos, nei pressi di Elefantina, una leggenda narra che l&#8217;Arca nel suo viaggio verso l&#8217;Etiopia si fermò per circa otto secoli nell&#8217;isola. Nel III secolo d.C. ecco di nuovo l’Arca in Etiopia, ad Axum, per opera di Re Ezana. Se provassimo a sottrarre gli otto secoli dal III secolo d.C. della permanenza nell&#8217;isola di Tana Kirkos, arriveremmo al V secolo a.C., che è il momento in cui dovrebbe essere stato distrutto tempio di Elefantina. Ma anche tre italiani sarebbero riusciti ad avere notizie dirette dell’Arca. Si tratterebbe del prof. Vincenzo Francaviglia, direttore del CNR per le tecnologie applicate ai Beni culturali, il prof. Giuseppe Infranca, dell’Università di Reggio Calabria, e dell&#8217;architetto Paolo Alberto Rossi del Politecnico di Milano. Trovandosi ad Axum su un invito del governo etiopico, furono invitati ad un incontro con l&#8217;<em>abuna</em>, la massima autorità <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> locale. L’<em>abuna </em>li ricevette e li condusse a visitare la vecchia chiesa cristiana di S.Maria di Sion ad Axum, Dietro l&#8217;altare maggiore, ci sarebbe stata l&#8217;Arca protetta da un baldacchino di velluto rosso. Solo un caso permise loro di vedere quel che restava della cassa di legno scuro, lunga più o meno un metro e alta circa sessanta centimetri, con il tetto a doppio spiovente. Le lamine d&#8217;oro erano scomparse. Appena l&#8217;<em>abuna </em>si rese conto che i tre avevano notato il contenitore lo fece rapidamente coprire. Infatti, secondo la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> copta, nessuno può vedere l’Arca, poiché è un privilegio consentito ad un solo <em>abuna </em>per generazione. Nonostante in qualche modo sia possibile ripercorrere la storia dell’Arca e tutte le sue caratteristiche, non ci sono prove tangibili della sua esistenza, inserendola di diritto nella lunga lista dei tesori scomparsi. La ricerca dell’Arca, comunque, non si interromperà qui, e molti continueranno a cercare questa testimonianza dell’alleanza tra tutti gli uomini.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/arcadellalleanza.html' addthis:title='L&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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