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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Alfredo Cattabiani</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>San Giovanni e il paesaggio dell&#8217;anno</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 09:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/san-giovanni-e-il-paesaggio-dellanno.html' addthis:title='San Giovanni e il paesaggio dell&#8217;anno '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;">Parallelamente al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> delle porte solstiziali ce n&#8217;è un altro che disegna lo scorrere dell&#8217;anno in uno spazio simbolico, secondo il quale dai Pesci al Toro si estende il lago di fuoco dell&#8217;aurora, il Toro pascola sui verdi prati di un paesaggio montano, Gemelli e Leone sono castelli di due montagne fra le quali si estende con il Cancro la chioma dell&#8217;Albero del mondo, sede della Grande Madre munita di corna. La Vergine abita in una bella abitazione; e dalla Bilancia all&#8217;Aquario si estende la valle dominata dall&#8217;Albero del morti e che giunge fino al solstizio d&#8217;inverno dove la Grande Madre appare come filatrice, ovvero come Parca.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/calendario/619" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7673" style="margin: 10px;" title="calendario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/calendario1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Attraverso questo paesaggio cosmico [...] si svolge sia l&#8217;anno sia la vita umana che comincia, spiega Schneider, con la nascita nella zona &#8220;melmosa&#8221; e impura del pericolo e della malattia. «La culla del bambino, sempre attorniata dagli spiriti del morti, si trova in una laguna al margine dell&#8217;oceano settentrionale (Oceano dei morti, Aquario). Fino al raggiungimento della maturità sessuale il bambino equivale a un morto vivente (Pesci). La giovinezza si svolge sui colli sognanti del tempo che precede la primavera, nell&#8217;oriente dove arde senza fiamma il mare di fuoco. Ma solo con la luce della prima aurora (Ariete) il giovane freme d&#8217;un lieve presentimento del lago di fuoco. Il periodo di digiuno e il fidanzamento cadono nella zona delle prime colline solatie. Solo allora l&#8217;uomo raggiunge il primo altopiano dove, su un prato verdeggiante, scintilla quel lago dal fondo del quale rintrona una delle bocche del drago che erutta fuoco (Toro). Nell&#8217;ardore giovanile l&#8217;uomo rivolge il suo passo verso il castello sudorientale della montagna dov&#8217;egli raggiunge il pieno possesso della propria forza e guarda fiducioso verso il mezzogiorno del tempo. Poi egli riprende il suo cammino: mentre il sole raggiunge il suo apogeo, egli percorre la sella collinosa attraverso la quale giungerà al palazzo sulla cima della montagna antistante. Dopo essersi ristorato alla fonte gorgogliante del giorno di San Giovanni egli scala questa seconda montagna dall&#8217;alto della quale, con lieve senso d&#8217;angoscia, cerca di abbracciare con lo sguardo il tempo di occidente che si accinge a percorrere. Nel frattempo è giunta l&#8217;ora della discesa. Uomo maturo, egli lascia la montagna e volge i suoi passi verso la valle. Là riconosce nel pomeriggio di un autunno senza sogni la bellezza del mondo, ed ora i suoi anni fluiscono più veloci nel rosso fiammeggiare della sera calante. Ancora una volta gli viene concessa, per breve tempo, una seconda giovinezza finché nel freddo vento della sera l&#8217;incerta mano prende a tremargli&#8230; Viene novembre. Tranquillo egli riconosce il cacciatore appostato al margine del bosco: ode il sibilar della freccia e l&#8217;abbaiare del cane che vede l&#8217;approssimarsi della sua morte. Poi tutto si fa scuro e tranquillo. Una barca lo accoglie e lo trasporta all&#8217;isola del morti, a meno che un fedele delfino non lo riporti ancora sulla terra».</p>
<p style="text-align: justify;">Il paesaggio simbolico ci introduce nell&#8217;estate trionfante di cui San Giovanni è la fontana di vita: <em>Midsummer Day</em>, giorno di mezza estate, di quell&#8217;estate che nelle terre intorno al polo, da dove sono giunti i popoli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indo-europei</a>, dura due mesi con il sole che non tramonta mai. Questo &#8220;trionfo del Sole&#8221;, che si sposa al solstizio, secondo l&#8217;antica mitologia babilonese, con la Luna ovvero con la Grande Madre cornuta, potrebbe offrire un&#8217;ulteriore chiave interpretativa, e forse la più antica, per leggere meglio le usanze e le leggende di San Giovanni di là dalle stratificazioni del secoli. In tale luce le acque, analoghe simbolicamente alla luna, sarebbero fecondate dall&#8217;astro nello sposalizio solstiziale, e serberebbero una energia benefica per gli uomini al pari delle erbe bagnate dalla rugiada nella notte magica. E i falò solstiziali, <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> del Fuoco per eccellenza, avrebbero virtù sia purificatrici sia rigenerative.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La solennità del santi Pietro e Paolo</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Prima di addentrarsi nell&#8217;estate, dove i riti pagani affiorano prepotentemente nonostante l&#8217;accurata opera di cristianizzazione, occorre soffermarsi sulla solennità del santi Pietro e Paolo che, secondo una tradizione plurisecolare, avrebbero subito insieme il martirio il 29 giugno.</p>
<p style="text-align: justify;">La data è attestata nel più antico calendario liturgico che ci è pervenuto, la <em>Depositio martyrum filocaliana</em>, dove si fa risalire al 258 (<em>Tusco et Basso consulibus</em>) la festa celebrata inizialmente nella località in Catacumbas, al terzo miglio della via Appia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/santi-ditalia/617" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7674" style="margin: 10px;" title="santi-ditalia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/santi-ditalia-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>In realtà i due apostoli morirono in date e luoghi diversi: Pietro crocifisso con la testa in basso nello stadio di Caracalla, presso il colle Vaticano, durante la persecuzione neroniana del 64, Paolo decapitato nel 67 perché era cittadino romano e non poteva subire la pena, considerata infamante, della crocifissione. Anche la data del 29 giugno per Pietro è improbabile perché la persecuzione cominciò dopo l&#8217;incendio divampato fra il 18 e il 27 luglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Margherita Guarducci, che l&#8217;ha fissata al 13 ottobre, ha spiegato sulla scia di uno studioso tedesco, Carl Erbes, perché fu scelto il 29 giugno per ricordare il martirio dei due apostoli. Nell&#8217;antica Roma si celebrava il 29 giugno, sul Quirinale, la festa di Quirino intorno al tempio del dio che Augusto aveva rifatto nel 16 a.C. Quirino, dio sabino, era stato assimilato a Romolo intorno all&#8217;inizio del secolo III a.C., quando le leggende sull&#8217;origine di Roma avevano cominciato ad assumere la struttura definitiva. &#8220;Fin da allora presumibilmente&#8221; spiega Dumézil &#8220;i dotti proposero le due contrastanti versioni di Quirino Romolo e di Quirino Sabino, e fin da allora queste due formule diedero origine a due orientamenti, a due usi politico-religiosi di Quirino. Prima dell&#8217;intervento dei Giulii, che fecero diventare ufficiale l&#8217;identificazione Quirino Romolo, né l&#8217;una né l&#8217;altra delle concezioni di Quirino era riuscita ad eliminare la rivale e a superare il livello delle opinioni probabili&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma con i poeti dell&#8217;età augustea la figura di Quirino Romolo prevale sull&#8217;altra, come testimonia Ovidio e più tardi Plutarco riferendo la versione favorita dalla gens Julia, la quale pretendeva di essere originaria di Alba con l&#8217;antenato leggendario Proculo Giulio. Narra Plutarco che dopo la scomparsa di Romolo si era diffusa la voce che il fondatore di Roma fosse stato ucciso dai nobili. «Le cose erano giunte a questo punto&#8230; quando un patrizio, il primo forse per nobiltà di natali e stimato universalmente per la sua dirittura, nonché amico fidato dello stesso Romolo, un colono venuto da Alba, di nome Giulio Proculo, si presentò in mezzo al Foro e lì davanti a tutti, tenendo una mano sulle reliquie più sacre, disse: &#8220;O Romani, lo giuro: mentre venivo qui, Romolo mi è apparso e mi è venuto incontro, bello e grande come mai prima di allora l&#8217;avevo visto, rivestito di armi luminose e abbaglianti. Sconvolto dall&#8217;apparizione gli domando: O re, che fai o hai in animo di fare per lasciare i patrizi esposti ad accuse false e malevoli, e la città tutta immersa in un dolore senza fine per la perdita del suo padre? Egli mi rispose: agli dèi, o Proculo, dai quali provengo, piacque che io rimanessi tra gli uomini soltanto tanto tempo quanto ci fui e che, fondata una città destinata a grande imperio e gloria, di nuovo tornassi in cielo. Ma fatti animo, và a dire ai Romani che se coltiveranno la moderazione e il valore giungeranno al più alto grado di potenza concesso ai mortali. Io sarò il vostro dio protettore, Quirino&#8221;».</p>
<p style="text-align: justify;">Fino all&#8217;uccisione di Remo, Romolo presenta un tratto dominante: è un gemello inseparabile dal fratello, come testimonia anche la celebre Lupa conservata in Campidoglio. Sicché, secondo la tesi della Guarducci, la festa del 29 giugno aveva la funzione di celebrare i due gemelli ancora uniti nella fondazione di Roma: &#8220;Lo dimostra un frammento di rilievo storico, oggi conservato nel museo delle Terme, che rappresenta Romolo e Remo assistiti da vari personaggi divini ed eroici mentre osservano il volo augurale degli avvoltoi che precedette, secondo l&#8217;antica leggenda, la nascita di Roma sul Palatino&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">I cristiani si ispirarono alla festa per trasfigurarla nella solennità dei due apostoli considerati i fondatori della nuova Roma. In occasione del 29 giugno papa Leone Magno, verso la metà del secolo V, si rivolgeva nel sermone in onore del santi Pietro e Paolo a Roma personificata e le ricordava che gli apostoli le avevano portato il Vangelo di Cristo trasformandola da &#8220;maestra di errore&#8221; in &#8220;discepola di verità&#8221;. «Quelli sono i santi padri tuoi e i veri pastori che ti fondarono molto meglio e molto più felicemente di coloro per opera del quali fu stabilita la prima fondazione delle tue mura», spiegava rammentando che Romolo aveva macchiato la città col sangue fraterno.</p>
<p style="text-align: justify;">La solennità dei santi Pietro e Paolo è il più antico esempio di trasfigurazione di una festa romana in festa cristiana, precedente persino il Natale. «Appare altresì probabile», osserva la Guarducci, «che a questo culto abbia dato impulso l&#8217;idea della <em>Concordia Apostolorum</em>, un&#8217;idea che alla fine del secolo raggiunse il suo pieno e trionfale sviluppo».</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Brani tratti dal libro <a title="Calendario" href="http://www.libriefilm.com/calendario/619" target="_blank"><em>Calendario</em></a> (Rusconi, 1993).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/san-giovanni-e-il-paesaggio-dellanno.html' addthis:title='San Giovanni e il paesaggio dell&#8217;anno ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Zolla, il signore degli archetipi</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 17:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ricordo di Elémire Zolla e della sua opera scritto poco dopo la sua morte dall'amico e collaboratore Alfredo Cattabiani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/zolla-il-signore-degli-archetipi.html' addthis:title='Zolla, il signore degli archetipi '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p><img class="size-full wp-image-6191 alignright" style="margin: 10px;" title="Elémire Zolla (Torino, 9 luglio 1926 – Montepulciano, 29 maggio 2002) " src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/zolla.jpg" alt="" width="220" height="265" /></p>
<p style="text-align: justify;">Che ci aspetta dietro la soglia della morte, dopo la discesa agli inferi?  Alla catabasi seguirà l&#8217;anastasi?  Quali sono le vie per prepararci al periglioso passaggio?  Si deve amputare il nostro io fin da questa vita per accedere a uno stato di luce perenne?</p>
<p style="text-align: justify;">In tali domande si potrebbe riassumere il viaggio che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span> ha compiuto negli ultimi vent&#8217;anni di vita e di cui <a title="Discesa all'ade e resurrezione" href="http://www.libriefilm.com/discesa-allade-e-resurrezione/2502"><em>Discesa all&#8217;Ade e resurrezione</em></a> (Adelphi, Milano 2002, pagg. 200, € 9,00) è l&#8217;ultimo documento che ci ha offerto prima di lasciarci la primavera scorsa. Raccoglie una serie di saggi recenti, fra cui <em>Catabasi e anastasi </em>che fu pubblicato in poche copie nel 2001 presso l&#8217;editore Alberto Tallone di Torino: quasi un virtuale ritorno alla città dove lo scrittore, figlio di un pittore italo-francese, Venanzio, e di una pianista inglese, soffrì gli anni dell&#8217;adolescenza nella cupezza di un clima psichico e spirituale, ma anche, culturale e industriale, ai quali molti soccombevano, sprofondando o nella depressione o in atteggiamenti schizoidi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/discesa-allade-e-resurrezione/2502" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6192" style="margin: 10px;" title="discesa-all-ade-e-resurrezione" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/discesa-all-ade-e-resurrezione-177x300.jpg" alt="" width="177" height="300" /></a>Conobbi Zolla quando, nel 1966, diventato direttore editoriale di una casa editrice torinese di ispirazione cristiana, la Borla, decisi di affiancare alle collane esistenti testi che si ponessero di là della illusoria dialettica tra progressisti e conservatori, insegnando à seguire la difficile via dell&#8217;attenzione alla verità.  Nacque così la collana «Documenti di cultura moderna», diretta da Augusto del Noce e da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span>. Quella collaborazione continuò poi nella Rusconi Libri, dove i consigli del secondo, grazie alla mercuriale capacità di cogliere ogni novità nel più sperduto angolo del mondo, furono preziosi: a lui si devono ad esempio <em>Il Signore degli Anelli</em> di J.R.R. Tolkien, la scoperta di alcuni studiosi stranieri come Pavel Florenskji, Ananda K. Coomaraswamy, Seyyed Hossein Nasr, Marius Schneider, e di italiani come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/guido-ceronetti">Guido Ceronetti</a></span>, Cristina Campo e Giuseppe Sermonti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span>, approdato a Roma negli anni Cinquanta, era stato per qualche tempo redattore di «Tempo presente», la rivista-liberale che Nicola Chiaromonte dirigeva insieme con Ignazio Silone.  Scriveva anche su «Lo spettatore italiano» saggi sulla <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> anglo-americana che attirarono l&#8217;attenzione e la stima di Mario Praz aprendogli la strada per la carriera accademica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/un-destino-itinerante/2496" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6193" style="margin: 10px;" title="un-destino-itinerante" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/un-destino-itinerante-172x300.jpg" alt="" width="172" height="300" /></a>Nel 1958 usciva un suo saggio, <em>L&#8217;eclissi dell&#8217;intellettuale</em> che, insieme col successivo, <em>Volgarità e dolore</em>, entrambi editi da Bompiani, suscitò sconcerto ma anche interesse per la critica radicale a quella che allora si definiva società di massa, e dove si coglievano echi della Scuola di Francoforte che egli era stato il primo a introdurre in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non si sarebbe certo arrestato a quel livello.  Ancora una volta lo scrittore stupì l&#8217;aia culturale nostrana imboccando la via della cultura che al primato della prassi contrapponeva quello della contemplazione, e allo storicismo l&#8217;attenzione alla dimensione sovrastorica della realtà, come già testimoniava nel 1965 l&#8217;antologia <em>I mistici</em> (Garzanti) alla quale aveva collaborato significativamente Cristina Campo con molte traduzioni.  Pubblicava anche alcuni memorabili saggi che consiglierei di leggere ai giovani d&#8217;oggi perché sono perfettamente attuali: da <a title="Le potenze dell'anima" href="http://www.libriefilm.com/le-potenze-dellanima/4129"><em>Le potenze dell&#8217;anima</em></a> (Bornpiani 1968), un&#8217;anatomia spirituale dell&#8217;uomo che, attraverso il viaggio fra le culture tradizionali mostra i limiti della psicoanalisi; a <em>Storia del fantasticare</em> (Bompiani 1964) sulla fantasticheria nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> moderna privata dell&#8217;immaginazione metafisica; o ai <em>I letterati e lo sciamano</em> (Bompiani 1969) in cui sottolinea il duplice errore della cultura eurocentrica nei confronti dei pellirosse, giudicati ora dei primitivi prelogici, ora incarnazioni del buon selvaggio, fino a quando etnologi e antropologi di ispirazione tradizionale non ne restituirono l&#8217;identità che nulla aveva a che fare con le &#8220;favole&#8221; dell&#8217;<em>Enciclopedia </em>o con quelle dello stato di natura.</p>
<p style="text-align: justify;">La successiva sua riflessione s&#8217;indirizzò verso un approfondimento delle tradizioni sapienziali con un dislocamento progressivo in Oriente. «Scrissi sull&#8217;India <em>Le tre vie </em>(Adelphi) &#8211; osserva a questo proposito in un breve scritto finale, <em>Prospettive nuove </em>- dove illustravo il metodo indù per attingere la liberazione: ci sono tre strade distinte, la normale, ragionante, che perviene all&#8217;<em>advaita-vedanta</em>, conoscenza non duale; l&#8217;amorevole o <em>bhakta</em>, per cui ci si innamora di quanto ci avvolge; infine, terza via, maledetta dal borghese indiano, il <em>tantra </em>o scatenamento scandaloso che nel massimo della rivolta contro ogni norma attinge alla liberazione».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/archetipi/2495" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6194" style="margin: 10px;" title="archetipi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/archetipi-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>È ancora presto per tracciare un bilancio della sua opera. Ma già sin da ora  è possibile riconoscere in lui uno dei protagonisti del secondo Novecento italiano come esploratore delle tradizioni religiose, anche se talvolta incauto nel percorrere certe strade che potevano condurre a esiti inaspettati e inquietanti: si vedano ad esempio le pagine sulla realtà virtuale.  Tuttavia, leggendolo con discernimento, si attingeranno in ogni sua pagina scoperte, intuizioni e suggerimenti in un immaginifico caleidoscopio di erudizione, forse il più stupefacente dell&#8217;ultimo secolo in Italia.  Si pensi ad esempio, a libri come <a title="Aure" href="http://www.libriefilm.com/aure-i-luoghi-e-i-riti/680"><em>Aure</em></a>, <a title="Archetipi" href="http://www.libriefilm.com/archetipi/2495"><em>Archetipi</em></a>, <a title="L'amante invisibile" href="http://www.libriefilm.com/lamante-invisibile/679"><em>L&#8217;amante invisibile</em></a>, <a title="Verità segrete esposte in evidenza" href="http://www.libriefilm.com/verita-segrete-esposte-in-evidenza/681"><em>Verità segrete esposte in evidenza</em></a>, tutti pubblicati da Marsilio; all&#8217;<em>Androgino</em> presso la Red; al magistrale saggio <em>Simbologia</em>, pubblicato nella «Enciclopedia del Novecento» della Treccani; ma anche a Uscite dal mondo (Adelphi 1992) e a <em>Lo stupore infantile </em>(Adelphi 1993), una raccolta di saggi che spaziano dalla metafisica della luce ai <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismi</a> della montagna e della migrazione, dalle apocalissi al culto matriarcale delle selve, dalla rinascita ermetica fiorentina ad alcuni ritratti di protagonisti della cultura novecentesca di ispirazione sapienziale, come Karl Kérenyi e W.B. Yeats.</p>
<p style="text-align: justify;">In <a title="Discesa all'ade e resurrezione" href="http://www.libriefilm.com/discesa-allade-e-resurrezione/2502"><em>Discesa all&#8217;Ade e resurrezione</em></a>, dove emerge inaspettatamente la figura di Gesù in una cornice non certo ortodossa, poiché vi affiorano non casualmente molte suggestioni gnostiche insieme con altre cabbalistiche e alchemiche, sottolinea due convinzioni: in primo luogo che alla radice del nostro Occidente ci sia «una tradizione spirituale celata, concepita dai fondatori originari delle nostre scienze, ma poi travisata e cancellata con cura, sicché ben pochi ne conoscono oramai i nomi stessi, salvo i rarissimi che sappiano di avere in tasca la storia delle stelle e di poter andare in direzione del futuro guardando al passato».  E ne adduce molti esempi che spaziano dall&#8217;Oriente fino a san Paolo.  In secondo luogo, in una prospettiva che nega la sopravvivenza dell&#8217;anima in senso cristiano, invita a rinunciare alla centralità del nostro io come condizione indispensabile per accedere a quel bacile di carità e di luce del Buddha che secondo Coomaraswamy altro non era che il Graal.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il sole 24 ore</em> del 1 dicembre 2002.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/zolla-il-signore-degli-archetipi.html' addthis:title='Zolla, il signore degli archetipi ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Nicola Cusano e il gioco della palla</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 15:07:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo Mircea Eliade, l'umanesimo di Nicola Cusano sapeva coniugare le esigenze della scienza del misurabile con quelle della teologia e del linguaggio simbolico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nicola-cusano-e-il-gioco-della-palla.html' addthis:title='Nicola Cusano e il gioco della palla '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6069" class="wp-caption alignright" style="width: 230px"><img class="size-full wp-image-6069" title="Il cardinale Cusano rappresentato nelle Cronache di Norimberga" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cusano.jpg" alt="Il cardinale Cusano rappresentato nelle Cronache di Norimberga" width="220" height="337" /><p class="wp-caption-text">Il cardinale Cusano rappresentato nelle Cronache di Norimberga</p></div>
<p style="text-align: justify;">«Il movimento della vita perenne e indefinita è simboleggiato da un moto circolare», scriveva il cardinale Nicola Cusano nella sua operetta-dialogo <em>Il gioco della palla </em>che ha pubblicato recentemente Città Nuova, a cura di Federica Federici Vescovili, in occasione del sesto centenario della nascita.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«In ogni movimento circolare dev&#8217;esserci la rotondità la quale fa sì che tale movimento si svolga su se stesso. Né il concetto né la natura del movimento circolare o della perennità possono essere conosciuti o posseduti in altro modo se non come prendendo come principio il centro intorno al quale il movimento continuo si muove, tanto che se esso (il centro) non esistesse, non potrebbero essere conosciuti o esistere né la durata né il movimento perenne della vita che trova il proprio riferimento nell&#8217;eguaglianza fino all&#8217;identità; in questo modo si comporta il centro che è il Cristo rispetto a tutte le circolazioni».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo tende a quel centro lanciando una metaforica palla il cui movimento è somigliante al suo peregrinare terreno: movimento che devia spesso dalla retta via a causa della sua &#8220;terrestrità&#8221;, come quello della palla che incontra sul percorso ostacoli o deformazioni. Il tema del gioco della palla e della rotondità, di cui sono citate alcune applicazioni, si sviluppa in un dialogo spiraliforme dove il pensiero del Cusano più maturo viene esplicitato per metafore che richiedono al lettore non pochi sforzi, perché il suo linguaggio funambolico e ricco di neologismi non è facile da percepire immediatamente. Ma l&#8217;arricchimento spirituale e culturale che se ne ricava merita lo sforzo perché Cusano è di una straordinaria modernità, come hanno rilevato nel secolo scorso anche Cassirer, Jaspers e il teologo luterano Dietrich Bonhöffer, pur isolando dal più ampio contesto alcuni aspetti della sua riflessione filosofica e teologica. Si pensi, ad esempio, alla sua visione di Dio in cui tutto si annulla e coincide, Non-Altro dell&#8217;altro, punto indivisibile, luogo inconoscibile dove tutte le contraddizioni si annullano nella sua infinita onnipotenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-dio-nascosto/8721" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6070" style="margin: 10px;" title="il-dio-nascosto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-dio-nascosto.jpg" alt="" width="200" height="315" /></a>Nicola Cusano, così chiamato perché nato nell&#8217;agosto del 1401 a Cues (oggi Bernkastel-Cues), era figlio di un battelliere benestante, Giovanni Criffts o Kreves, che corrisponde a Krebs, gambero: per questo motivo sulla sua tomba in San Pietro in Vincoli, a Roma, si vede scolpito un gambero. Protetto dal conte Ulrico di Manderscheid, che ne aveva intuito il talento, studiò a Heidelberg e a Padova, dove conseguì il titolo di <em>doctor decretorum</em>. Poi si recò a Colonia per seguire gli studi di filosofia e teologia del neoplatonico Eimerico di Campo, che lo avviò alla lettura di Proclo e dello Pseudo Dionigi. Grazie a queste diverse frequentazioni spaziava agevolmente dal diritto alla scienza, dalla teologia alla filosofia.</p>
<p style="text-align: justify;">Consacrato sacerdote, s&#8217;impose a poco a poco come una delle figure più autorevoli della Chiesa anche per la sua tendenza conciliatrice ed ecumenica. Proprio nel 1438, mentre su una nave accompagnava a Roma il patriarca ortodosso e i padri greci per il concilio dell&#8217;Unione, che purtroppo non portò alla riunificazione delle due Chiese, ebbe l&#8217;intuizione della «dotta ignoranza» che avrebbe ispirato l&#8217;omonimo suo scritto. Capì che ogni conoscenza che acquistiamo è accompagnata dalla consapevolezza della nostra ignoranza perché il conoscere dell&#8217;uomo non è mai definitivo e preciso, così come i gradi di approssimazione alla verità sono infiniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Cusano si era posto anche il problema della molteplicità delle tradizioni religiose, che non si poteva risolvere decretando semplicisticamente che tutte erano false rispetto al cristianesimo. Una celebre pagina del <em>De docta ignorantia </em>spiega a questo proposito che i pagani chiamavano Dio con vari nomi secondo le relazioni varie con le sue creature: Giove per la sua mirabile bontà; Saturno per la profondità dei suoi pensieri e per le scoperte nel campo delle cose necessarie ai bisogni della vita, e così via. «Tali nomi &#8211; spiegava &#8211; sono esplicazioni di quell&#8217;unico nome ineffabile che complica tutti i nomi».</p>
<p style="text-align: justify;">Successivamente, nel <em>De pace fidei</em>, il Cusano riprendeva il suo metodo filosofico a favore dell&#8217;unità delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> spiegando, a proposito delle differenze tra il monoteismo puro di ebrei e musulmani e quello trinitario dei cristiani, che Dio in quanto creatore è uno e trino, ma come essere infinito non è trino né uno né altra cosa formulabile con il nostro linguaggio; e osservava che i nomi attribuiti a Dio sono in realtà desunti dalle creature, mentre Egli è in sé ineffabile. Nel 1448 veniva nominato cardinale e due anni dopo vescovo-principe di Bressanone e legato pontificio per la predicazione del giubileo in Germania, dove si sarebbe trattenuto fino alla Pasqua del 1552 promuovendo riforme nella liturgia, nei costumi e nella disciplina ecclesiastica in senso rigoristico. Era infatti molto preoccupato dello stato di decadenza morale della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la sfortunata esperienza di vescovo-principe, che si era conclusa con la rivolta dei monasteri della zona, irritati per il suo desiderio di disciplinarli, e con la sconfitta subita nella guerra che gli aveva mosso il conte di Tirolo per alcuni territori di confine, Nicola Cusano tornò a Roma impegnandosi senza successo in un&#8217;opera di riforma della Curia e del governo temporale che forse avrebbe evitato il futuro scisma luterano. Un giorno &#8211; si era nel 1461 &#8211; sfiduciato e stanco aveva pregato Pio II di lasciarlo partire: «Se ti senti di ascoltare la verità &#8211; gli diceva &#8211; ti dirò che non mi piace niente di ciò che si fa in questa Curia. Tutto è corruzione. Nessuno soddisfa al suo dovere; né a te né ai cardinali sta a cuore la Chiesa. Quale osservanza dei canoni c&#8217;è qui? Quale riverenza per le leggi? Quale diligenza nel culto divino? Tutti seguono l&#8217;ambizione e la cupidigia. Se qualche volta in concistoro parlo di riforma vengo deriso. Qui sono del tutto inutile&#8230;». E scoppiò a piangere. Ma il Papa lo obbligò a restare nella Curia rimproverandolo ingiustamente: «Tutta la tua irrequietudine ha origine in te stesso. Dovunque andrai, il tuo animo ti suggerirà nuove ragioni di turbamento, in nessun luogo sarai tranquillo».</p>
<p style="text-align: justify;">Non sopravvisse a lungo a quell&#8217;immeritata umiliazione. Morì l&#8217;11 agosto 1464 a Todi mentre stava viaggiando verso Ancona per raccogliere e imbarcare le truppe dell&#8217;Italia centrale che avrebbero dovuto partecipare al tentativo di crociata contro i Turchi. Fu sepolto, secondo la sua volontà, a Roma, ma significativamente senza il cuore che aveva destinato alla natia Cues, dove venne sistemato nella cappella dell&#8217;Ospizio dei Poveri da lui fondato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante i suoi meriti filosofici e letterari &#8211; diventò uno degli ispiratori dell&#8217;umanesimo cristiano &#8211; la sua fama fu legata per secoli quasi esclusivamente alla sua attività pastorale e diplomatica. Oggi è giunto il momento di riprenderne le intuizioni e le argomentazioni per riproporre in chiave contemporanea quel suo umanesimo cristiano che, secondo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span>, sapeva coniugare le esigenze della scienza del misurabile con quelle della teologia e del linguaggio simbolico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Originariamente pubblicato con il titolo <em>Cusano passa la palla a Dio</em> su <em>Avvenire </em>del 19 giugno 2001.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nicola-cusano-e-il-gioco-della-palla.html' addthis:title='Nicola Cusano e il gioco della palla ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Solstizio d&#8217;estate</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 15:23:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I significati simbolici del solstizio d'estate nelle tradizioni religiose dei popoli dell'antichità. Brani dal Calendario]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/solstizio-destate.html' addthis:title='Solstizio d&#8217;estate '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;"><a href="http://www.libriefilm.com/calendario/619" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4852" style="margin: 10px;" title="calendario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/calendario-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Al solstizio d&#8217;estate, quando il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva (+23° 27&#8242;) rispetto all&#8217;equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso, comincia l&#8217;estate. L&#8217;evento era simboleggiato tradizionalmente dal matrimonio del Sole e della Luna: mezzogiorno del cosmo dove i due astri, uniti nelle nozze, spargono le loro energie nell&#8217;opulenza dei frutti tra il frinire delle solari cicale e il canto lunare dei grilli.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">Questo giorno, la cui data è variata secondo i calendari fra il 19 e il 25 di gugno, era considerato nelle tradizioni precristiane un tempo sacro, ancora oggi celebrato dalla <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religiosità</a> popolare con una festa che cade qualche giono dopo il solstizio, il 24 giugno, quando nel calendario liturgico della Chiesa latina si ricorda la Natività di san Giovanni Battista. E&#8217; una festa molto antica se già Agostino la ricorda nella Chiesa africana latina. Ma in Oriente veniva celebrata in altre date: il 7 gennaio tra i bizantini, la domenica prima di Natale in Siria e a Ravenna.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">La data del 24 giugno è collegata strettamente al Natale romano: quando si fissò per la Natività del Cristo l&#8217;ottavo giorno dalle calende di gennaio, ovvero il 25 dicembre, e conseguentemente l&#8217;Annunciazione nove mesi prima, fu facile ricavare, basandosi sui Vangeli, la data della nascita del Battista, che in realtà non si sarebbe dovuta festeggiare perché, come è noto, il <em>dies natalis</em> dei santi è quello della morte. Si è giustificata questa eccezione ispirandosi al Vangelo di Matteo, dove si narra che il Cristo si mise a parlare di Giovanni alle folle dicendo: &#8220;egli è colui del quale sta scritto: <em>Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te</em>. In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">Luca narra che Maria andò a visitare Elisabetta quando costei era al sesto mese di gravidanza, nei giorni successivi all&#8217;Annunziazione. Fu dunque facile fissare la solennità del Battista all&#8217;ottavo giorno dalle calende di luglio, sei mesi prima della nascita del Cristo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-family: Verdana;"><strong>San Giovanni &#8220;porta degli uomini&#8221;</strong></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">Nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca antica i due solstizi erano chiamati &#8220;porte&#8221;: &#8220;porta degli dei&#8221; l&#8217;invernale, &#8220;porta degli uomini&#8221; l&#8217;estivo. Nell&#8217;<a title="Odissea" href="http://www.libriefilm.com/odissea-2/4107"><em>Odissea</em></a> Omero descriveva il misterioso antro dell&#8217;isola di Itaca nel quale si aprivano due porte: &#8220;l&#8217;una rivolta a Borea, è la discesa degli uomini, l&#8217;altra, invece, che si rivolte a Noto è per gli dei e non la varcano gli uomini, ma è il cammino degli immortali&#8221;. Il poeta spiega che la porta degli uomini è rivolta a Borea, cioè a nord percheé al solstizio estivo il sole si trova a nord dell&#8217;equatore celeste; mentre quella degli dei e degli immortali è rivolta a Noto, ovvero a sud, perché l&#8217;astro al solstizio invernale si trova a sud dell&#8217;equatore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">I solstizi erano dunque <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> del passaggio o del confine tra il mondo dello spazio-tempo e lo stato dell&#8217;aspazialità e dell&#8217;atemporalità. Per la prima porta solstiziale, quella estiva, si entrava nel mondo della genesi della manifestazione individuale, per l&#8217;altra invece, si accedeva agli stati sopraindividuali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">In realtà questo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> non era solo greco: &#8220;Si tratta di una conoscenza tradizionale&#8221; commenta <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> &#8220;che concerne una realtà di ordine iniziatico, e proprio in virtù del suo carattere tradizionale non ha né può avere alcuna origine cronologicamente assegnabile. Essa si trova dappertutto, al di fuori di ogni influenza greca, e in particolare nei testi vedici, che sono sicuramente di molto anteriori al pitagorismo; si tratta di un insegnamento tradizionale che si è trasmesso in modo continuo attraverso i secoli (&#8230;)&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">Nella tradizione romana il Custone delle porte, comprese le solstiziali, era il misterioso Ianus (Giano), signore dell&#8217;eternità. (&#8230;) Giano tiene un bastone, ovvero uno scettro, nella mano destra e una chiave nella sinistra. Il primo è un emblema del potere regale, la seconda di quello sacerdotale: insieme simboleggiano la funzione regale-sacerdotale del dio al quale <a title="Ovidio" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-ovidio-nasone">Ovidio</a> fa dire nei <em>Fasti</em>: &#8220;Io solo custodisco il vostro universo e il diritto di volgerlo sui cardini è tutto in mio potere&#8221;. Egli è dunque colui che ruota sulla sua terza facia nascosta e invisibile, l&#8217;asse del mondo, che rinvia al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> solstiziale. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">L&#8217;etimologia del suo nome rivela questa funzione: <em>Ianus</em> deriva dalla radice indoeuropea <em>*y-a</em>, da cui il sanscrito <em>yana</em> (via) e il latino <em>ianua</em> (porta). Egli è Colui che conduce da uno stato all&#8217;altro, e dunque anche l&#8217;Iniziatore. Per questo motivo gli <em>iani</em> avevano la funzione catartica di eliminare ogni impurità in chi vi passava. Nel cristianesimo Giano venne interpretato come l&#8217;immagine profetica del Cristo, Via e Signore dell&#8217;Eternità.</span></p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">Brani dal libro <a title="Calendario" href="http://www.libriefilm.com/calendario/619"><em>Calendario</em></a>, tratti dal sito </span><a title="Nocturna" href="http://nocturna.iobloggo.com/tag/cattabiani">Nocturna</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/solstizio-destate.html' addthis:title='Solstizio d&#8217;estate ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il rospo di Cavoretto</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 15:16:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un dialogo tra un uomo e una donna sul simbolismo del rospo nella storia e nelle diverse tradizioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-rospo-di-cavoretto.html' addthis:title='Il rospo di Cavoretto '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: right;"><em>Chi sostiene sia Satana,<br />
chi l’ anima di un peccatore in cerca di suffragi.<br />
C’ è anche chi racconta che nell’ ultima cena<br />
il Cristo offrì a Giuda<br />
non un boccone intinto nel piatto<br />
ma un rospo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui </strong>– Aveva piovuto per tre giorni di seguito, come succede spesso dalle mie parti alla fine di agosto: una pioggia fine fine che annunciava l’ autunno precoce. Abitavo allora sulla collina torinese, in una valletta che guardava verso Monviso. La casa risaliva ai primi dell’ Ottocento, l’ aveva costruita un ex ufficiale di Napoleone che era rimasto nel Regno di Sardegna preferendo a Parigi la spartana Torino come un uomo di mondo che si ritiri in una trappa. Era una costruzione molto semplice, a due piani; ma sotto i cedri del Libano che orlavano il giardino alcune statue raffiguravano Venere, Giunone e Diana Cacciatrice imitando con provinciale diligenza lo scultore più celebrato dell’ epoca.</p>
<p style="text-align: justify;">Al tramonto era spuntato un sole lattiginoso tra le nubi che si accavallavano sulle Alpi color del piombo. Con mio figlio, che aveva tre anni, m’ incamminai per la collinetta che saliva dietro la casa per affacciarsi sulla periferia di ciminiere e di contenitori d’immigrati. “Ecco, l’inferno è fatto così”, gli avevo detto un giorno, indicando quel paesaggio. “Allora questo è il paradiso”, aveva concluso lui, ancora ignaro; e da quel giorno la collinetta si chiamò “il Paradiso”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando a casa nell’ultimo crepuscolo correvamo lungo il sentiero quando il bimbo si aggrappò spaventato alle mie gambe: un rospo enorme palpitava inquieto davanti a noi. “Non aver paura”, gli dissi ridendo, “è soltanto un rospo. E’ buono, sai, ed è anche utile ai contadini perché divora gli insetti nocivi”. Ma lui era paralizzato dal terrore quasi avesse incontrato un mostro o un piccolo dinosauro. “Non ti fa nulla”, continuai. “Prova a toccarlo. Poi però devi lavarti le mani perché ha un liquido sulla pelle che irrita gli occhi e la bocca: gli serve per difendersi dagli altri animali”. Ma non ci fu verso di convincerlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Lei </strong>– Aveva ragione di spaventarsi: è un animale ripugnante, e non a caso è diventato il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> delle forze demoniache. L’abate Rousseau, medico alla corte di Luigi XIV, racconta che un giorno, passeggiando in campagna, s’imbatté in un rospo gigantesco. Aveva letto poco prima che l’uomo che osa fissare un rospo negli occhi impallidisce, trema e può addirittura svenire; ma all’immonda bestia spetta un destino ancora peggiore perché non riesce a sopravvivere allo sguardo umano. Provò dunque a fissarlo con insistenza, da buon discepolo dell’apostolo Tommaso, e la sua curiosità fu soddisfatta: il rospo si gonfiò enormemente e, senza distogliere lo sguardo dall’abate, cominciò a soffiargli rabbiosamente sul viso quasi per cancellarlo; poi, come un pallone che si affloscia, rese l’anima a Dio. Fu tale lo spavento del Rousseau che si sentì sul punto di svenire e cadde in uno stato di prostrazione dal quale sarebbe guarito lentamente, curandosi per otto giorni di seguito con una pozione di polvere viperina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui </strong>– Il povero abate aveva visto nel rospo quel che aveva voluto vedere&#8230; Nell’antica Grecia il rospo aveva invece due facce, l’ una benefica l’ altra malefica. Impersonava Ecate, la luna nera, collegata alla vita terrestre e sotteranea. Secondo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span>, se un uomo la invocava, lei poteva offrirgli la vittoria in guerra o nella gare di atletica e favorirlo nella pesca e nell’ allevamento del bestiame. Per altri scrittori era un’orca che atterriva i viandanti e veniva associata ai riti di stregoneria. Ecate-rospo era cioè bivalente, come d’ altronde tutte le divinità legate alle forze ctonie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei</strong> – Ma nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">medioevo</a> e nel rinascimento il rospo ha perduto questa ambivalenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignright size-full wp-image-4782" style="margin: 10px;" title="rospo2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/rospo2.gif" alt="" width="157" height="155" />Lui </strong>– Non del tutto, se Giovanni di Salisbury, il segretario di Tommaso Becket, racconta nel <em>Polycraticus sive de nugis curialum et vestigiis phiosophorum</em> che quando un rospo ci viene incontro annuncia avvenimenti favorevoli. E se ci trasferiamo dal 1200 al 1500 troviamo Giambattista Della Porta che nel suo libro sulla magia naturale gli attribuisce facoltà divinatorie. Vuoi far confessare a una donna i suoi segreti? Prendi due o tre lingue di rospi e, mentre lei sta dormendo, posale sul suo petto dalla parte del cuore. Poi interrogala con insistenza fino a quando svelerà tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma vi è una leggenda che spiega meglio di tanti pregiudizi la plurivalenza di questo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a>: quando i contadini di alcuni paesi della Bretagna lo vedono aggirarsi davanti alla loro casa, si guardano bene dal cacciarlo perché sono convinti che sia l’anima di un morto tornato dall’aldilà per chiedere preghiere di suffragio. La leggenda è una contaminazione del cristianesimo con la dottrina pagana della reincarnazione: l’anima di chi è rimasto schiavo delle passioni non perde la memoria dell’ esistenza precedente e non si incarna più in un nuovo corpo, ma risale temporaneamente dal Purgatorio assumendo le fattezze di un rospo per comunicare con i suoi familiari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Lei </strong>– Mi pare una conferma della mia tesi: chi è più adatto ad accogliere simbolicamente l’anima di un peccatore che cerca suffragi? Il rospo. D’ altronde, il gesuita Atanasius Kircher sosteneva che il rospo ha la funzione di raccogliere i veleni dell’ambiente circostante fino a quando non può più trattenerli, diventando pericoloso all’uomo: e allora bisogna ucciderlo al momento giusto, quando non è più utile come contenitore&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Lui </strong>– Eppure amica mia, al rospo venivano attribuite qualità terapeutiche. Secondo Dioscolide, la cenere di tre rospi bruciati vivi, mescolate a pece liquida o a miele, guarirebbe dall’alopecia; Sallustio Dionisio raccomanda di sospendere dei rospi per le zampe posteriori in modo che l’umore interno coli dalla bocca in un vaso di aceto bollente: così si ottiene un liquido che rafforzerebbe i denti vacillanti; per Plinio il Vecchio il fegato o il cuore avvolto in una stoffa di color cinerino sarebbe un ottimo amuleto contro la febbre quartana. E secondo i medici del Cinquecento e dell’età barocca la cenere di rospo, sospesa al collo di una donna dai flussi mestruali irregolari, ne ristabilirebbe la normalità. E non è finita: questa polvere miracolosa arresterebbe le emorragie, guarirebbe dall’incontinenza della vescica; bevuta, guarirebbe dall’idropisia; cosparsa sulla parte offesa da un morso avvelenato, succhierebbe il veleno; applicata alle piante dei piedi, sarebbe un rimedio contro le febbri e i disturbi cardiaci. E infine la pelle, disseccata e applicata sulla carne di un appestato, attrarrebbe a sé il morbo pestilenziale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignright size-medium wp-image-4785" style="margin: 10px;" title="rospo3" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/rospo3-283x300.jpg" alt="" width="283" height="300" />Lei</strong> – ma tu credi nell’efficacia di queste cure?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui</strong> – Ho usato, come avrai notato, il condizionale, perché non le ho mai sperimentate. Tuttavia non conviene negarle <em>a priori</em>, altrimenti si rischia di cadere nell’ errore di chi, una volta, derideva l’agopuntura considerandola una pratica assurda e prescientifica. Certo, occorre molta prudenza per non cadere nell’eccesso opposto, nella credulità di chi, per esempio, giurava sulle virtù miracolose del <em>bufonius lapis</em>,<em> </em>di un ossicino leggendario nascosto nella testa del rospo. Si diceva che fosse un rimedio sovrano contro molte malattie e si coprisse di sudore appena veniva a contatto con una coppa dov’era stata versata una goccia di veleno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei </strong>– Se queste virtù miracolose fossero dimostrate sarebberero un’ulteriore conferma della mia tesi. Si sa che il veleno può essere utilizzato come contravveleno: pensa ad esempio alla vipera. Il veleno come contravveleno è un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del male da cui la Provvidenza sa ricavare il bene: come dalle creature delle tenebre di cui il rospo è un’epifania.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui </strong>– Interpretare il rospo come veleno – contravveleno mi pare un punto di vista un poco grossolano se pensiamo alla dottrina degli alchimisti che considerava il rospo come il “fondo terrestre”, ma oscuro e fertile, della materia alchemica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Lei </strong>– Se hai visitato la Biblioteca Ambrosiana di Milano avrai notato un san Michele che trafigge non un drago ma un rospo enorme. E sul mantello di papa Clemente V, conservato a Saint – Bertrand de Comminges, il Cristo è raffigurato mentre offre a Giuda, durante l’ Ultima Cena, non il pane ma il rospo. Come vedi, l’ interpretazione cristiana concorda con la mia…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Lui </strong>– Consentimi di osservare che l’ Ultima Cena con il rospo è un’ immagine un po’ ardita, pur voluta da un pontefice.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei </strong>– E perché mai? Clemente V non fece che collegare figurativamente il versetto di Luca, che dice: “Allora Satana entrò in Giuda, detto Iscariota”, e quelli di san Giovanni: “Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: ‘In verità, in verità vi dico uno di voi mi tradirà’. I discepoli si guardarono gli uni e gli altri non sapendo di chi parlasse. Ora, uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola a fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: ‘Dì chi è colui al quale si riferisce?’. Ed egli, reclinandosi sul petto di Gesù, gli disse: ‘Signore, chi è?’. Rispose allora Gesù: ‘E’ colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò’. E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, Satana entrò in lui”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui </strong>– Povero rospo innocuo e utile! Come il capro, è diventato il ricettacolo di tutti i vizi e dello stesso demonio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei </strong>– E così era inteso anche nei riti satanici. Nella bolla <em>Vox in Roma </em>papa Gregorio IX descrive i riti di iniziazione satanica che si praticavano nella regione renana. E’ un documento ufficiale e perciò credibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui </strong>– Credibile in quanto ci spiega come era inteso questo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> dalla Chiesa medievale…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei </strong>– In ogni modo il diavolo compariva sotto le spoglie di un rospo che l’iniziando baciava appassionatamente fino a quando esso si trasformava in un uomo dal pallore straordinario: al Bel Tenebroso il novizio dava un altro bacio che lo spingeva a dimenticare la fede cristiana. Qualche secolo più tardi Pierre de Lancre racconta che alla cerimonia iniziatica seguiva una danza oscena alla quale dovevano partecipare tutti i presenti: immancabili i rospi che, assumendo di volta in volta forme e volti diversi, ballavano con movimenti lascivi spingendo le streghe più belle alla lussuria. E dopo la danza orgiastica si giungeva al banchetto, momento culminante della cerimonia satanica. La strega afferrava un rospo con i denti e lo scorticava vivo gettandolo poi nel calderone fra gli altri ingredienti infernali. Oppure gli troncava la testa con un coltello e, alzando gli occhi al cielo, pronunciava bestemmie contro Dio. Il rito era evidentemente una parodia dell’Eucarestia: il rospo era la vittima sacra che si doveva uccidere e smembrare come l’ostia è spezzata e mangiata. “La ferocia con cui la strega si accanisce contro il rospo”, ha spiegato Giuseppe Faggin, “è bivalente; è da un lato il gesto sacramentale della celebrante che compie il suo rito, ed è insieme il segno dela sua ostilità contro Cristo, di cui il rospo è, in quel momento, l’immagine capovolta e profanata”. Ma di là da queste interpretazioni, c’ è un dato inoppugnabile: che l’ opinione comune lo vedeva come il <a title="simbolo0" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del male.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui </strong>– Un’interretazione che suona manichea. Come puoi accettarla?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei</strong> – Io non ho mai affermato che il male sia un ente: questo me lo fai dire tu. Per me il male è privazione, nasce dal libero arbitrio degli angeli e degli uomini che tuttavia non possono allontanarsi completamente dal bene. Diceva Dionigi l’Areopagita: “Né tutte le cose sono completamente cattive in se stesse alla stessa maniera per tutti: per il demone il male consiste nell’essere fuori dall’intelligenza conforme al bene, per l’anima è il porsi fuori dalla ragione, per il corpo l’andare contro natura”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui </strong>– Ti stai inoltrando su una strada molto accidentata…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei</strong> – Lo so bene, ma che senso avrebbe camminare sempre per le vie ben lastricate? Ti dicevo che il male in quanto male non esiste. E nessuna cosa, nessun essere, è staccato dalla Provvidenza, né esiste alcun male che non sia mescolato al bene. Anzi, la Provvidenza si serve dei mali per l’ utilità di quelli che li commettono o di quelli che li subiscono. Nemmeno Satana è il male assoluto, perché, se così fosse, negherebbe l’onnipotenza divina. Il fatto che esista il male deriva non dalla potenza ma dalla debolezza. Anche nei demoni il male deriva dalla perdita volontaria del proprio bene, da un indebolimento di una perfezione che si addice alla natura angelica. Se non ti tedio troppo…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lui </strong>– Tediarmi? E come lo potresti? Tuttavia le spiegazioni razionali del mistero mi sono sempre sembrate inadeguate e, qualche volta, anche fuorvianti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei </strong>– Ma qualche congettura non del tutto infondata sarà permessa? Ti citavo poco fa Dionigi l’Areopagita che nel trattato sui Nomi divini parla fra l’altro del male. Ecco, questo brano è il degno, pur arduo, commento alla nostra conversazione: “Una sola è la Causa dei beni. Invece se il male è il contrario del bene, le cause del male sono tante: non già ragioni e forze capaci di fare il male, ma impotenza e debolezza e miscuglio sproporzionato di cose dissimili; né i mali sono immobili e sempre identici, ma infiniti e indeterminati, e sono portati in modi diversi nelle diverse cose, le quali sono pure infinite. Di tutti i mali il principio e la fine sarà il bene; infatti, a causa del bene, nascono tutte le cose che sono buone e tutte quelle che sono contrarie: invero, anche queste cose noi facciamo desiderando il bene perché nessuno fa ciò che fa desiderando il male. Perciò il male non ha una sua sussistenza, ma una controsussistenza, ossia un riflesso della sussistenza perché nasce non per se stesso ma a causa del bene”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Lui </strong>– Non posso concordare con Dionigi, ma rimango della mia opinione sul rospo. Preferisco vederlo come il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della terrestrità e non del diabolico. E, se mi consenti l’ ultima parola, vorrei anch’ io citare non un padre della Chiesa, ma più umilmente uno studioso di <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a>, Louis Charbonneau-Lassay, che nel suo <em>Bestiaire du Christe</em> dice: “Animale utile nell’economia generale della creazione, il povero rospo merita di essere trattato meglio dall’uomo che esso aiuta, a suo modo, quanto la rondine o la beccaccia”.</p>
<p style="text-align: justify;">E per cominciare, ti porterò doman una coppia di rospi per il tuo giardino: così sarà più accogliente…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>[Questo testo era stato originariamente pubblicato sul sito Alchemica, oggi non più </em><em>online. Recava la seguente dicitura: "raccolto da Cristofo Ascosi dal Bestiario segreto, dialogo  simbolico"].</em></p>
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		<title>Guénon e la tradizione cattolica</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 16:49:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Considerazioni dal punto di vista cattolico sul saggio di René Guénon L'esoterismo di Dante]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/guenon-e-la-tradizione-cattolica.html' addthis:title='Guénon e la tradizione cattolica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-4517" style="margin: 10px;" title="guenon" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/guenon.jpg" alt="" width="199" height="296" />Di <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a>, di cui ricorre il cinquantenario della morte, si è discusso in questi giorni perché la sua storia religiosa, che si concluse con la conversione all&#8217;islam, è significativa ancora adesso rispecchiando la crisi spirituale che attraversa il mondo occidentale. Adelphi ha ripubblicato <a href="http://www.ibs.it/code/9788845916588/gu-eacute-non-ren-eacute/esoterismo-di-dante.html?shop=2317"><em>L&#8217;esoterismo di Dante</em></a>, già uscito nel 1978 da Atanor; la Fondazione Julius Evola ha a sua volta stampato in uno dei &#8220;Quaderni di testi evoliani&#8221; (n.19) gli scritti del filosofo italiano sullo scrittore francese mentre all&#8217;Accademia di Romania si è svolto la settimana scorsa un convegno su &#8220;Esoterismo e religione nel pensiero di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;esoterismo di Dante</em> è uno dei testi che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> dedicò al cattolicesimo; si rammenteranno anche un saggio su <a title="San Bernardo" href="http://www.libriefilm.com/san-bernardo/683"><em>San Bernardo</em></a> e quello sul <a title="Il simbolismo della Croce" href="http://www.libriefilm.com/il-simbolismo-della-croce/811"><em>Simbolismo della Croce</em></a>. Era convinto che soltanto radicandosi in una tradizione religiosa si potesse accedere alla conoscenza di quella verità universale che chiamava Tradizione: &#8220;Tradizione che è dappertutto la stessa, nonostante le forme diverse che riveste per adattarsi a ogni razza e a ogni epoca&#8221;. Si potrebbe obiettare perché avesse abbandonato la sua <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>, il cattolicesimo. Probabilmente perché era attratto dall&#8217;islam, che nulla concedeva alle filosofie razionaliste e materialiste occidentali, e anche dal sufismo, al quale fu iniziato fin dal 1912.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa luce vanno lette le sue considerazioni sull&#8217;esoterismo di Dante giustificate dai celebri versi: &#8220;O voi che avete gl&#8217;intelletti sani,/mirate la dottrina che s&#8217;asconde/ sotto il velame delli versi strani&#8221; (<em><a title="Inferno" href="http://www.libriefilm.com/la-divina-commedia-inferno/2247">Inferno</a> </em>IX, 61-63). <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> vi proietta le sue idee sull&#8217;opera dantesca la quale d&#8217;altronde suscita ancora oggi tante riflessioni per il suo legame con l&#8217;associazione della &#8220;Fede santa&#8221;, di cui il poeta fiorentino pare sia stato uno dei capi, con l&#8217;ermetismo e persino con la tradizione islamica, testimoniato dalle analogie fra il suo &#8220;viaggio&#8221; da <em>Inferno </em>e <em>Paradiso </em>e quello che si ritrova nel <em>Kitâb el-isrà</em> (Libro del viaggio notturno che fece Maometto) e le <em>Fûtûhât el-Mekkihah </em>(Rivelazioni della Mecca) di Mohyiddin ibn Arabi, opere pubblicate 80 anni prima della <em>Commedia</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni modo i saggi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> sono sempre stimolanti a patto che vi si distinguano gli aspetti positivi da quelli inaccettabili da un cattolico, come sottolineava all&#8217;indomani della sua morte il gesuita Jean Daniélou il quale gli riconosceva alcuni meriti, come la critica degli errori delle culture materialiste e immanentiste, lo smascheramento dello pseudo spiritualismo delle dottrine occultistiche, il ristabilimento della corretta interpretazione delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> orientali e infine la rivalutazione del <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> tradizionale. Ma gli rimproverava di avere misconosciuto la verità assoluta del cristianesimo: &#8220;Vi sono elementi che non possedeva la tradizione precedente, una promozione spirituale. Questa promozione corrisponde al passaggio dalla conoscenza di Dio grazie al mondo visibile alla rivelazione della sua vita intima in Gesù Cristo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> infatti confondeva la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cosmica, che ogni tradizione ha ricavato dal mondo visibile, con quella che chiamava Tradizione, o trasmissione integrale delle verità metafisiche, svalutando così la Rivelazione di Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra critica a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> riguarda uno dei punti più deboli del suo pensiero. In <em>Les nouvelles littéraires </em>del 18 gennaio 1951, Louis Pauwels ricordava l&#8217;influenza su molti giovani attratti dal suo &#8220;profetismo dell&#8217;apocalisse&#8221;, ispirato alla dottrina dell&#8217;eterno ritorno e delle quattro età, secondo la quale la nostra concluderebbe in senso discendente un ciclo; ma soggiungeva che quel profetismo non offriva le chiavi per una partecipazione al mondo presente, anzi era paralizzante: &#8220;Per me, come d&#8217;altronde per molti giovani del mio ambiente, di là dalla conoscenza proposta dal filosofo del Cairo, vi è la scoperta di un obbligo complementare, che è l&#8217;obbligo dell&#8217;amore. Esso rende possibile la partecipazione al mondo e la comunicazione con gli esseri che solo il mistero dell&#8217;amore, chiuso a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, ci restituisce&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Avvenire</em> del 18 novembre 2001.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/guenon-e-la-tradizione-cattolica.html' addthis:title='Guénon e la tradizione cattolica ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il sole di Capodanno</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 18:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno studio sugli arcaici simbolismi legati a Capodanno e alle dodici notti che separano il Natale dall'Epifania]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-sole-di-capodanno.html' addthis:title='Il sole di Capodanno '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/calendario/619" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3304" style="margin: 10px;" title="calendario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/calendario1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Le feste natalizie erano nella Roma imperiale feste del solstizio, del nuovo sole che rinasceva dopo la morte simbolica, risalendo verso il nord dopo aver toccato il punto più basso con l&#8217;entrata nella costellazione del Capricorno. Anche il nuovo anno legale cominciava in quei giorni, alle <em>Kalendae Januarii</em>, nel periodo immediatamente posteriore al solstizio che, veniva convenzionalmente fissato al 25 dicembre per seguire la tradizione dei Romani più antichi che, poco esperti in astronomia, si erano fidati dei propri occhi.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Prima di cominciare l&#8217;anno&#8221;, scriveva l&#8217;Imperatore Giuliano nel discorso su Elio Re, &#8220;noi diamo in onore di Elio giochi magnifici, solennità consacrate a Elio Invincibile&#8230; Ah! si degnino gli dèi sovrani di permettermi di celebrare sovente questi misteri, e che il sovrano stesso dell&#8217;universo, Elio il primo, mi accordi questo favore! Sorto da tutta l&#8217;eternità intorno all&#8217;essenza feconda del Bene, mediatore fra gli dèi intelligenti, essi stessi mediatori, Egli ne assicura pienamente la continuità, la bellezza senza limiti, l&#8217;inesauribile fecondità, l&#8217;intelligenza perfetta, e li dota abbondantemente di tutti i beni atemporali&#8221; (1).</p>
<p style="text-align: justify;">La festa del Sole era diventata il culto più importante in Roma verso la fine del III secolo per l&#8217;influenza delle tradizioni orientali. L&#8217;imperatore Aureliano, originario della Dacia Ripensis e figlio di una sacerdotessa del Sole, istituì addirittura il culto statale del <em>Comes Sol Invictus</em>, la cui festa, il <em>dies Natalis Solis Invicti</em>, divenne il centro della liturgia imperiale. A questa eliolatria contribuiva non poco il progressivo diffondersi negli ambienti militari di un altro culto di origine orientale, il mithraismo, dove Mithra era considerato il Figlio del dio supremo Sol: Figlio del Sole e Sole lui stesso, nato da una roccia presso un albero sacro e con la torcia in mano, simbolo della Luce e del Fuoco che spandeva sul cosmo. Il mito narra che alcuni pastori presenti all&#8217;evento soprannaturale gli avevano offerto primizie dei greggi e dei raccolti. E superfluo sottolineare le analogie con la nascita del Cristo in una &#8220;grotta&#8221; illuminata da una stella mentre i pastori lo adoravano.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio del IV secolo la festa era diventata così popolare a Roma che persino i cristiani vi partecipavano accendendo con i &#8220;pagani&#8221; fuochi in onore dell&#8217;astro che rinasceva. La Chiesa, per allontanare i fedeli da quelle feste &#8220;idolatriche&#8221;, pensò di fissare la celebrazione della nascita del Cristo il 25 dicembre. D&#8217;altronde, chi era il Cristo se non il Sole di Giustizia, incarnazione della divina Bontà, Luce che illumina, produce, vivifica, contiene e perfeziona tutte le cose atte a riceverla? (2).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lunario/702" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3303" style="margin: 10px;" title="lunario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/lunario1.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>La prima notizia di una festa del Santo Natale a Roma risale all&#8217;anno 336. Da Sant&#8217;Agostino veniamo a sapere che anche in Africa la si celebrava nello stesso periodo. Verso la fine del IV secolo era ormai diffusa in tutta l&#8217;Italia settentrionale, così come in Ispagna. Nel Vicino Oriente invece, fino per lo meno all&#8217;inizio del V secolo, quando cominciò a diffondersi l&#8217;usanza occidentale, la nascita di Gesù era festeggiata il 6 di gennaio insieme con il suo battesimo e il miracolo di Cana, ed era chiamata Epifania. L&#8217;usanza derivava da un antico culto rammentato da Epifanio: la notte fra il 5 e il 6 gennaio si festeggiava ad Alessandria, in Egitto, la nascita del dio Eone dalla vergine Kore, scendendo in processione al Nilo con l&#8217;immagine di un bimbo, per raccogliere acqua che si sarebbe trasformata in vino (3).</p>
<p style="text-align: justify;">Epifania significa in greco &#8220;l&#8217;apparizione&#8221; di una divinità o un suo intervento prodigioso: e siccome la nascita di Gesù era l&#8217;apparizione per eccellenza, i cristiani, orientali, adottarono questo termine per il Santo Natale. Successivamente, quando la festa del Natale romano penetrò in Oriente l&#8217;Epifania divenne prevalentemente la festa del battesimo di Gesù, mentre in Occidente, che a sua volta l&#8217;aveva recepita, dall&#8217;Oriente, celebrava &#8220;la rivelazione di Gesù al mondo pagano&#8221; con la venuta dei Magi a Betlemme, la Casa del Pane. Sicché per la liturgia romana i dodici giorni che seguono il Natale sono un tempo liturgico unitario che ha il suo centro nella Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, alla quale ha dato il fondamento teologico papa san Leone Magno. Egli parla del mistero delle natività del Cristo (&#8220;<em>sacramentum nativitatis Christi</em>&#8220;) per indicare il valore salvifico dell&#8217;evento. Il Vangelo e i profeti, scrive san Leone Magno, &#8220;ci infervorano e ci ammaestrano che il Natale del Signore, quando il Verbo si è fatto carne (Gv. I,14), non ci appare come un ricordo del passato ma lo vediamo al presente&#8221;, e perciò ogni Natale rinnova per noi il Sacro Natale di Gesù (4).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Epifania a sua volta, con la festa che rievoca l&#8217;Adorazione dei Magi, visti come &#8220;primizie delle genti&#8221;, rammenta che il Cristo è Colui che trascende e illumina di vera luce ogni <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> come Sovrano universale. Il Vangelo di Matteo, l&#8217;unico fra i quattro canonici che testimoni la venuta dei sacerdoti &#8220;pagani&#8221;, narra che i Magi recarono in dono al Cristo oro, incenso e mirra: l&#8217;oro perché è il Sovrano universale, l&#8217;incenso perché è divino; la mirra perché è il Grande Medico che può vincere la morte (5).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/simboli-miti-e-misteri-di-roma/618" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3624" style="margin: 10px;" title="simboli-miti-misteri-roma" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/simboli-miti-misteri-roma-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a> Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> solare informa il periodo natalizio collegando la tradizione orientale-romana al cristianesimo. La narrazione di Matteo, come le leggende e le usanze che vi sono connesse, testimonia di un&#8217;epifania di Luce e di Fuoco. E quale mai altro <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> si poteva applicare alla sua Natività non soltanto a Roma ma anche in Oriente, dove dall&#8217;Egitto all&#8217;Iran, l&#8217;eliolatria era diffusa? Nella <em>Cronaca di Zuqnin</em>, redatta nel 774-775 dal monaco Isó, e non dissimile da altre leggende coeve, si narra che i Magi, sacerdoti di origine iranica, depositari della sapienza esoterica, si tramandavano di padre in figlio una <em>scriptura</em> attribuita al terzo figlio di Adamo, Seth, che profetizzava l&#8217;apparizione di una stella che li avrebbe condotti fino al Salvatore, atteso in tutte le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> del Vicino e Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai loro antenati i Magi, che sarebbero andati a Betlemme, avevano ricevuto una raccomandazione orale: &#8220;Aspettate una luce che sorgerà da Oriente, luce della Maestà del Padre, una luce che sorgerà in aspetto di stella sopra il Monte delle Vittorie e si fermerà sopra una colonna di luce dentro la Caverna dei Tesori dei Misteri&#8221;. Quell&#8217;anno i Magi, saliti secondo l&#8217;usanza sul Monte delle Vittorie, dov&#8217;erano conservati i rotoli di Seth che rivelavano i &#8220;misteri&#8221; tramandati da Adamo sulla maestà di Dio e le istruzioni suoi doni che si dovevano portare al Salvatore, avevano appena compiuto i riti purificatori quando videro qualcosa &#8220;simile a una colonna di luce ineffabile scendere e fermarsi sopra la caverna&#8230; E al di sopra di essa una stella di luce tale da non potersi dire: la sua luce era molto maggiore del sole, ed esso non poteva stare innanzi alla luce dei suoi raggi&#8221;. Poi la stella andò a fermarsi davanti alla Caverna, il cielo si apri come una grande porta da dove scesero uomini gloriosi portando sulle mani la stella di luce e si fermarono sulla colonna di luce mentre tutto il monte splendeva di una luce ineffabile. Infine la stella entrò nella Caverna dei Tesori Occulti mentre una voce chiamava i Magi: &#8220;Entrate dentro senza dubbi, con amore, e vedrete una vista grande e mirabile&#8221;. Entrarono e videro quella luce ineffabile trasformata in un piccolo uomo umile che disse: &#8220;Salute a voi, Figli dei Misteri Occulti&#8221;, rivelandosi come il Cristo. Quella stella, manifestazione ed emanazione della Luce di Dio, e dunque Dio stesso, li accompagna fino alla grotta della Natività dove essi vedono &#8220;la colonna di luce scendere e fermarsi davanti alla caverna, e scendere quella stella di luce e fermarsi sulla caverna dov&#8217;era nato il mistero e la luce di vita&#8221;. Durante il viaggio di ritorno riappare loro la luce ineffabile dicendo: &#8220;Io sono in ogni luogo e non v&#8217;è luogo dove non sono; io sono dove voi mi avete lasciato perché io sono più del sole del quale non v&#8217;è luogo del mondo che ne sia privo, pur essendo esso uno, e se venisse meno al mondo tutti i suoi abitanti starebbero nella tenebra. Quanto più sono io che sono il Signore del sole e la mia parola e la mia luce sono maggiori di quelle del sole!&#8221; (6).</p>
<p style="text-align: justify;">Ispirate al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> solare sono anche alcune usanze natalizie collegate al mondo vegetale (7), come per esempio l&#8217;albero di Natale, &#8211; emblema nelle tradizioni dell&#8217;Europa centrale e dell&#8217;Italia alpina &#8211; dell&#8217;albero cosmico che unisce i cieli alla terra nutrendo con i suoi &#8220;frutti&#8221; tutti gli esseri. Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> di origine precristiana fu assimilato dai cristiani che lo riferirono alla Croce, ovvero al Cristo. &#8220;Questo legno&#8221; scriveva Ippolito da Roma in un inno del secolo III «mi appartiene per la salvezza eterna. Me ne nutro, me ne cibo, sto attaccato alle sue radici&#8230; Quest&#8217;albero, che si allunga fino al cielo, sale dalla terra al cielo. Pianta immortale, s&#8217;innalza al centro del cielo e della terra, fermo sostegno dell&#8217;universo, legame di tutto, sostegno di tutta la terra abitata, legame cosmico che comprende in sé tutta la molteplicità della natura umana&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Albero di Natale è dunque il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del Cristo-Albero cosmico, analogo al Cristo-Sole che nasce per offrire la sua luce e i suoi frutti agli esseri, ponte fra cielo e terra. Per questo motivo si appendono all&#8217;abete tanti lumini che rappresentano da un lato la nascita del nuovo Sole, del Sole Bambino, e dall&#8217;altro la luce che dispensa all&#8217;umanità. Analogamente, i frutti dorati e i doni appesi ai suoi rami sono l&#8217;emblema della vita che il Cristo dona, e i dolciumi il suo amore. Riunirsi la notte di Natale intorno all&#8217;Albero significa essere in comunione con il Cristo, illuminati dalla sua luce, nutriti dalla sua linfa, pervasi dal suo amore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/volario/703" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3625" style="margin: 10px;" title="volario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/volario.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a> Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> dell&#8217;albero solstiziale era stato posto in ombra dal Presepe di san Francesco d&#8217;Assisi, che è diventato dal <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> l&#8217;usanza più popolare in Italia e che merita un futuro scritto sull&#8217;interpretazione dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> che contiene, dalla capanna o grotta agli animali, il bue e l&#8217;asino. Ma qualcosa era sopravvissuto nel nostro Paese prima del ritorno novecentesco dell&#8217;Albero sull&#8217;onda del mito americano che l&#8217;ha stravolto in emblema del Consumo: era &#8211; perché oggi va scomparendo &#8211; la cosiddetta festa del ceppo diffusa non soltanto in Toscana, ma in varie regioni italiane; in Piemonte ad esempio si chiamava <em>süc</em>, nel trevigiano <em>zòch</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il filologo ottocentesco Pietro Fanfani, nel <em>Vocabolario dell&#8217;uso toscano</em>, scriveva che nella Val di Chiana, la sera della vigilia di Natale, tutte le famiglie si riunivano tra loro e mettevano nel camino un ceppo dicendo in coro: &#8220;Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane; ogni grazia di Dio entri in questa casa; le donne facciano figliuoli, le capre capretti e le pecore agnelletti, abbondi il grano e la farina, e si riempia la conca di vino&#8221;. Poi si bendavano i bambini che dovevano avvicinarsi al camino e battere con le molle sul ceppo recitando una canzoncina detta <em>Ave Maria del Ceppo</em>: e quella canzoncina aveva la virtù di far piovere sul ragazzo dolci e regalini.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle campagne piemontesi si diceva che il ceppo si sarebbe incenerito nelle 12 notti tra il Natale e l&#8217;Epifania, <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> dei 12 mesi dell&#8217;anno durante i quali il sole nuovo, rappresentato dal legno che si consumava, avrebbe nutrito il cosmo e gli uomini con la sua luce e il suo calore. Quel ceppo altro non era se non il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del Cristo-Sole-Albero cosmico che nutriva l&#8217;umanità offrendole i suoi doni durante l&#8217;anno. Ecco perché i bambini, percuotendo il ceppo, sentivano piovere sul capo strenne e dolciumi; e perché si diceva &#8220;domani è il giorno del pane&#8221;: il pane <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> per eccellenza del cibo spirituale e materiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo si mangiano a Natale dolci a base di farina, tra i quali il più celebre è il panettone milanese. E un&#8217;usanza antichissima, diffusa in tutta l&#8217;Europa. In Francia, ad esempio, si usava cuocere un grosso pane, chiamato <em>pain de Calandre</em>. Poi se ne tagliava un pezzetto sopra il quale venivano incise tre o quattro croci, e lo si conservava come un talismano capace di guarire da molti mali. Il resto del <em>pain de Calandre </em>era distribuito a tutta la famiglia. In Inghilterra i fornai regalavano ai clienti focacce chiamate <em>Christmas-batch</em>, e i fornai lombardi offrivano il panettone ai clienti.</p>
<p style="text-align: justify;">E persino la mancia aveva un significato religioso. In un libretto di Amedeo Costa dal titolo chilometrico, “<em>Curioso discorso intorno alla Cerimonia del Ginepro, aggiuntavi la dichiarazione del metter Ceppo e della Manda solita a darsi nel tempo di Natale</em>”, (Bologna 1621), si dice a questo proposito: &#8220;Suol darsi la Mancia in queste Santissime Feste di Natale in memoria della gran liberalità del Nostro Signore Dio, il quale diede se stesso a tutto il mondo, e in memoria di quella gran Mancia della Pace, che dagli Angeli della Natività di esso fu data e annunciata in terra a tutti gli uomini e per caparra ancora del preziosissimo sangue ch&#8217;egli era per cominciare a spargere nel giorno della sua Santissima Circoncisione, il quale dovea poi versare affatto nella sua Passione sul duro legno della Croce&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Direttamente collegate al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> solare sono i fuochi d&#8217;artificio e le fiaccolate sui monti innevati, che celebrano il nuovo anno, ovvero il nuovo Sole, e hanno anche un valore magico, come ha spiegato il Frazer nel <a title="Il ramo d'oro" href="http://www.libriefilm.com/il-ramo-doro-2/6558"><em>Ramo d&#8217;oro</em></a>. Ma, come ha osservato Maria Grazia Chiappori, il fuoco è collegato anche simbolicamente al Cielo, chiamato nello zoroastrismo &#8220;cristallo di rocca&#8221; (8). In molte leggende orientali si narra che il bambino donò ai Magi una pietra tratta dalla caverna in cui era nato, una pietra tanto pesante che essi la trasportavano con enorme difficoltà.<br />
Con quel peso non sarebbero riusciti a proseguire il viaggio; e allora, visto un pozzo, ve la gettarono. Ma dopo qualche istante dalle profondità del pozzo s&#8217;innalzò una lingua di fuoco che sali fino al ciclo. &#8220;Questo fuoco &#8211; commenta la Chiappori &#8211; è una rivelazione sotto forma ignea, e dunque luminosa &#8211; come la stella &#8211; di Dio. La manifestazione luminosa della divinità ricorda la greca folgore di Zeus e l&#8217;iranico fuoco che, nella visione del tardo mazdeismo, scende dal cielo per annunciare la missione di Zoroastro tra gli uomini&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sole, Albero, Stella, Fuoco: tanti <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> che alludono in una complessa trama di corrispondenze, al mistero del divino che pervade il cosmo, e a quel cristallo luminoso che è deposto anche nel nostro cuore se sappiamo vederlo con il terzo occhio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* **</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1 – 156 b-d</p>
<p style="text-align: justify;">2 &#8211; Cfr. Dionigi Areopagita, <em>Nomi divini</em>, 697 C.</p>
<p style="text-align: justify;">3 &#8211; O. Giordano, <em>Religiosità popolare nell&#8217;Alto Medioevo</em>, Bari 1969, p. 51.</p>
<p style="text-align: justify;">4 &#8211; Cfr. san Leone Magno, <em>Discorso del Natale </em>(XXIX), e <em>Discorso del Natale</em> (XXIV), 2.</p>
<p style="text-align: justify;">5 &#8211; Sul simbolismo dei doni e sui Magi cfr. Mario Bussagli-Maria Grazia Chiappori,<em> I Re Magi, realtà storica e tradizione magica</em>, Milano 1985.</p>
<p style="text-align: justify;">6 &#8211; Sul simbolismo della stella oltre ai Re Magi cfr. Emilio Servadio, “Quell&#8217;angelo luminoso che accende le tenebre, ne &#8220;Il Tempo&#8221;, 13 dicembre 1985.</p>
<p style="text-align: justify;">7 &#8211;  Cfr. Alfredo Cattabiani, <em>Erbario</em>, Milano 1985, pp. 217-231.</p>
<p style="text-align: justify;">8 &#8211; Ne <em>I Re Magi</em>, cit., pp. 165-174.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-sole-di-capodanno.html' addthis:title='Il sole di Capodanno ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Origini e significati dei Saturnalia</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 17:32:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Origini, peculiarità, significati simbolico-religiosi ed eredità nei tempi attuali della festa romana dei Saturnalia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/saturnalia.html' addthis:title='Origini e significati dei Saturnalia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/calendario/619" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3304" style="margin: 10px;" title="calendario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/calendario1.jpg" alt="calendario" width="200" height="308" /></a>Il tempo che precede il solstizio d&#8217;inverno e le feste ad esso collegate, dal Natale al Capodanno, è un periodo di passaggio tra il vecchio e il nuovo anno, tra il sole che sta morendo e il nuovo che deve &#8220;risorgere&#8221;. La Chiesa ha trasformato questo periodo con la liturgia dell&#8217;Avvento, che consta di quattro domeniche, <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> dei 4.000 anni mitici di attesa del Messia dopo la Caduta originale. Il carattere dell&#8217;Avvento è duplice: di penitenza, che si esprime con il carattere violaceo delle paramenta, la proibizione dei fiori sull&#8217;altare e del suono dell&#8217;organo, la soppressione del <em>Gloria in excelsis </em>e del <em>Te Deum</em>; e di un santo &#8220;entusiasmo&#8221;, di un intenso desiderio della venuta del Messia, espresso nei numerosi <em>Alleluia</em>. Ma la liturgia cristiana non è se non un velo sovrapposto a una sequenza di riti che ancor oggi riaffiorano, pur stravolti, nell&#8217;ambito delle feste natalizie e di fine d&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Per orientarci meglio in questi meandri, dove convivono residui mitici e rituali di epoche diverse, occorre cominciare dal calendario. Il dodicesimo mese dell&#8217;anno, in cui si situa il periodo pre-solstiziale, si chiama dicembre, dal latino <em>december</em>, che deriva a sua volta da <em>decem</em>, dieci. Questa contraddizione si spiega ricostruendo la storia del calendario romano che prima della riforma di Numa Pompilio &#8211; secondo la narrazione tradizionale &#8211; constava di dieci mesi. L&#8217;anno cominciava a marzo e terminava a dicembre (oggi ancora, settembre, ottobre e novembre ricordano l&#8217;antico calendario). «Sei mesi», riferisce Macrobio «aprile, giugno, sestile, settembre, novembre e dicembre, erano di 30 giorni; quattro; marzo, maggio, quintile e ottobre, di 31» (1).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;anno sarebbe stato dunque di 304 giorni. Come fossero ordinati gli altri giorni dell&#8217;anno solare, non lo sappiamo con certezza. Sappiamo tuttavia dalla tradizione, che Numa riformò il calendario aggiungendo i mesi di gennaio e di febbraio e facendo così un anno lunare di 355 giorni, cominciante sempre da marzo. Ma per uniformarlo a quello solare si dovevano intercalare 22-23 giorni, che venivano collocati dopo il 23 febbraio: i cinque giorni tolti a questo mese venivano aggiunti all&#8217;altro, detto &#8220;intercalare&#8221;, che era di 27 o 28 giorni. Il calendario di Numa durò lino al 46 d.C., quando Giulio Cesare lo riformò con la collaborazione dell&#8217;astronomo Soligene di Alessandria, formando un anno solare di 365 giorni e 6 ore (più il giorno dell&#8217;anno bisestile per recuperare ogni 4 anni le 6 ore eccedenti) e facendolo cominciare il 1 gennaio. Si sa che nemmeno la riforma giuliana riuscì ad accordare perfettamente il calendario all&#8217;anno solare, sicché fu necessaria un&#8217;ulteriore riforma &#8211; quella gregoriana del 1582 &#8211; per eliminare l&#8217;eccedenza di 11 minuti e 9 secondi sul corso del sole. E nemmeno quella fu perfetta perché è rimasta un&#8217;eccedenza di 24 secondi sull&#8217;anno tropico che fra 3.500 anni formerà lo spazio di un giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma torniamo all&#8217;antico calendario romuleo di dieci mesi: secondo alcuni studiosi, era l&#8217;eco di quello dei popoli di lingua <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indo-europea</a>. Rifletteva il ciclo dell&#8217;anno nelle regioni intorno al polo artico da dove provenivano, secondo la tradizione, gli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei:</a> dieci mesi di luce cui seguiva la lunga notte polare. «Quando il popolo ario», osserva il Tilak, «migrò più a sud dall&#8217;antica patria, fu obbligato a mutare calendario per adattarsi alla nuova patria, aggiungendo due nuovi mesi al vecchio anno. Ma le tracce dell&#8217;antico calendario non furono del tutto cancellate e abbiamo molte prove dalla tradizione e dai sacrifici, per poter sostenere che l&#8217;anno di dieci mesi, seguito da una notte di due mesi fosse bene conosciuto al tempo degli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indo-europei</a>» (2).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lunario/702" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3303" style="margin: 10px;" title="lunario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/lunario1.jpg" alt="lunario" width="200" height="299" /></a>La notte artica cominciava in realtà verso la fine di novembre, e quindi dicembre non corrisponde esattamente al decimo mese degli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indo-europei</a>. Vi corrisponde tuttavia in un altro senso, perché le notti più lunghe dell&#8217;anno sono quelle intorno al solstizio, che cade appunto il 21 dicembre quando il sole, toccato il punto più basso, comincia la sua &#8220;rinascita&#8221; sull&#8217;orizzonte.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel periodo pre-solstiziale, si celebravano a Roma i <em>Saturnalia</em>, la festa in onore del dio Saturno: dapprima il 17 dicembre, poi per sette giorni fino al 24 dicembre, cioè alla vigilia del <em>Natalis Solis</em>, del Natale del Sole, festa solstiziale perché anticamente i Romani, come narra l&#8217;Imperatore Giuliano, «stabilirono questa festa non nel giorno esatto della conversione solare, ma nel giorno in cui il ritorno del sole, dal sud al nord, appare agli occhi di tutti. Nell&#8217;ignoranza in cui si trovavano ancora delle leggi scoperte dai Caldei e dagli Egizi, e condotte alla loro perfezione da Ipparco e Tolomeo, si fondarono sulle testimonianze sensibili e sulle semplici apparenze, imitati poi dai loro successori che, come ho già detto, hanno adottato questo punto di vista» (3).</p>
<p style="text-align: justify;">I Saturnalia erano la ricorrenza più festosa dell&#8217;anno. Gli schiavi erano temporaneamente liberi di far quel che credevano, venivano scambiati doni, specialmente candele di cera e piccole immagini o bambole di terracotta, dette <em>sigillaria</em>. Si eleggeva anche una specie di re di burla, <em>Saturnalicius princeps</em>. Poi, intorno al secolo IV gran parte di quelle celebrazioni vennero trasferite al capodanno. Quel clima festoso, su cui regnava Saturno, celebrava la notte &#8220;artica&#8221;, la notte solstiziale, il momento di passaggio e di rinnovamento annuale in cui si ristabiliscono simbolicamente le condizioni anteriori all&#8217;inizio: perciò i riti e le usanze di rovesciamento, &#8220;osserva Brelich&#8221;, e di &#8220;sospensione dell&#8217;ordine&#8221;, anche ove cronologicamente posteriori, si innestano coerentemente sul corpo più antico della festa» (4).</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altronde il passaggio tra l&#8217;anno vecchio e il nuovo, è analogo a quello tra due cicli cosmici: è simbolicamente un passaggio sulle acque, reintegrazione del mondo nella sua origine informale. E non casualmente nell&#8217;alchimia Saturno rappresenta l&#8217;opera in nero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845907643" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/simbolidellascienzasacra.bmp" border="0" alt="René Guénon, Simboli della Scienza Sacra" width="95" height="145" /></a>Un mito induista narra che Vishnu in forma di pesce apparve &#8211; alla fine del ciclo che ha preceduto il nostro &#8211; a Satyavrata, il futuro Manu o Legislatore, annunciandogli che il mondo stava per essere distrutto dalle acque. Poi gli ordinò di costruire l&#8217;arca nella quale si dovevano rinchiudere i germi del mondo futuro; e infine guidò l&#8217;arca, con Satyavrata a bordo, sulle acque durante il cataclisma. <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a> ha osservato, non sappiamo con quale fondamento, che Satyavrata ha la stessa radice di Saturno. Sicché il mito induista potrebbe confermare questa funzione del dio (5).</p>
<p style="text-align: justify;">Da tale punto di vista è facile spiegare la confusione rituale dei giorni natalizi che segna appunto il rimescolamento, il passaggio, la notte da cui dovrà sorgere la nuova alba. Questa confusione, tipica di ogni &#8220;capodanno&#8221; (e anche il Carnevale, erede per tanti aspetti dei Saturnalia, è un &#8220;capodanno&#8221;) giunse nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">medioevo</a> persino all&#8217;interno delle chiese con le Feste dei Folli, l&#8217;Episcopello e l&#8217;Asinaria Festa, che si svolgevano fra il Natale e il primo dell&#8217;anno, nei giorni in cui era stata spostata la festa romana a partire dal secolo IV.</p>
<p style="text-align: justify;">Si eleggeva persino un <em>Episcopus puerorum</em> o <em>innocentium </em>(vescovo dei fanciulli o degli innocenti) cantando un ritornello significativo, dove affiora la funzione saturnalizia che ristabilisce le condizioni anteriori all&#8217;inizio della storia umana: «<em>Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles </em>(depose i potenti dal seggio ed esaltò gli umili)» (6).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma Saturno non è soltanto il dio che presiede al rinnovamento dell&#8217;anno, che attraversa &#8220;le acque&#8221;. È anche il dio che approda alla nuova riva felice, che regna sull&#8217;età dell&#8217;oro. Non è soltanto il dio che spegne il passato e accende il futuro, è il dio del regno senza ombre e senza conflitti. Secondo la tradizione romana, Giano, il Creatore e Iniziatore per eccellenza, il Tempo Infinito che genera tutti gli dèi, accolse Saturno, giunto nel Lazio, associandolo nel regno che fu un periodo di pace e di tranquilla operosità, l&#8217;Età dell&#8217;Oro. Dopo quel lungo regno, amministrato in concordia con Giano, Saturno «improvvisamente scomparve» (7).</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, le due funzioni di Saturno sembrano quasi il frutto di una giustapposizione mitica di cui non abbiamo tuttavia riscontro. Né ci aiutano gli scrittori dell&#8217;epoca, che anzi avvolgono il dio in un velo di mistero, come ad esempio Macrobio che faceva dire a uno dei suoi personaggi nei <em>Saturnali</em>: «Infatti nelle stesse sacre cerimonie non è concesso di illustrare le origini occulte e promananti dalla fonte della pura verità: se poi qualcuno le consegue, gli è ordinato di contenerle protette nella coscienza» (8).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-mulino-di-amleto/3966" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3302" style="margin: 10px;" title="il-mulino-di-amleto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-mulino-di-amleto.jpg" alt="il-mulino-di-amleto" width="200" height="313" /></a>Giorgio de Santillana e Herta von Dechend ne danno un&#8217;interpretazione che lo collega esclusivamente all&#8217;età dell&#8217;oro: «Era Yama in India, Yina Xsaeta nell&#8217;<em>Avesta </em>antico-iranico (nome che in persiano è diventato Jamshid), Saeturnus e poi Saturnus in latino. Saturno o Kronos era noto sotto molti nomi come il Sovrano dell&#8217;Età dell&#8217;Oro&#8230; Era il Signore della Giustizia e delle Misure» (9). Questo Saturno-Kronos, in cui è difficile distinguere gli apporti greci da quelli specificamente etrusco-laziali, venne detronizzato da Zeus che lo gettò dal carro, esiliandolo in un&#8217;isola desertica ove dimora addormentato perché, essendo immortale, non può morire: vive in una specie di vita-nella-morte, avvolto in lini funerari fino a quando non verrà il tempo destinato al suo risveglio, ed egli allora rinascerà a noi come bambino; rinascita che coinciderà con l&#8217;inizio del nuovo ciclo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875458057" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/deiemitiitalici.bmp" border="0" alt="Renato del Ponte, Dei e miti italici" width="94" height="141" /></a>Questo mito è simbolicamente analogo a un rito che si svolgeva ogni anno a Roma durante la festa del dio. Macrobio narra che i legami in cui veniva serrata la statua di Saturno nel tempio ai piedi del Campidoglio, venivano sciolti il giorno della sua festa (10), quasi potessero ritornare, sia pur per breve durata «quelle condizioni la cui apparente contraddittorietà ci aveva sinora stupito», commenta <a title="Renato Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">Renato Del Ponte</a>: «da una parte la notte e la confusione dell&#8217;indeterminato, dall&#8217;altra la gioia e il lucore di una lontana età di pienezza». E soggiunge: «Lo scioglimento del dio sta semplicemente a significare, secondo le leggi della magia simpatica, lo scatenamento della sua forza (benefica, ma nel contempo ambigua, come tutto ciò che è anteriore all&#8217;inizio), nel tempo sacro che la sua festa ogni anno riammette nella comunità» (11).</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo i giorni &#8220;solstiziali&#8221; fino a Capodanno sono vissuti, spesso inconsapevolmente, nell&#8217;apparente contraddizione fra euforia, confusione e desiderio di rinnovamento, fra mortificazione, penitenza (l&#8217;Avvento) e attesa di una palingenesi. Saturno, dio contraddittorio, regna su queste contraddizioni solstiziali, ma regna anche con un ambiguo sorriso, quello di Colui che ha le chiavi del Grande Gioco cosmico. Egli infatti è il dio che chiude un ciclo e ne apre uno nuovo, che ritira simbolicamente i dadi dalla tavola e li rigetta formando nuove combinazioni. Non si è parlato a caso di dadi: non è soltanto una metafora, perché il gioco d&#8217;azzardo era strettamente connesso con il dio, tanto che a Roma era permesso giocare soltanto durante i Saturnalia. Con il tempo, dopo tante modifiche e aggiunte, il gioco d&#8217;azzardo è stato introdotto nel banchetto privato e considerato un divertimento privato. Ma all&#8217;origine era sacro.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ha osservato Margarethe Riemschneider nel saggio sui Saturnalia (12), l&#8217;enigmatico dio non è soltanto Colui che regna sulla notte solstiziale, non soltanto Colui che regna sull&#8217;Età dell&#8217;Oro, ma anche il Giocoliere supremo che possiede la chiave del Gioco Cosmico, ovvero di ogni ciclo: «Egli regola l&#8217;Ordine Universale con le mosse del suo bastone scettro», commenta <a title="Renato Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">Del Ponte</a> (13). Molti di noi hanno giocato alla tombola nei giorni natalizi: ebbene, questo gioco non è se non il ricordo sbiadito del Grande Gioco del dio e parallelamente del gioco-oracolo con il quale anticamente, e non soltanto a Roma, si cercava di capire la nostra collocazione nel cosmo.</p>
<p style="text-align: justify;">La sovrapposizione del Natale cristiano alle antiche usanze cristiane ha reso meno riconoscibili queste altre usanze che pure, come quella della tombola, continuano a sussistere. Margarethe Riemschneider le ha studiate nel saggio che si è già citato. Ma persino i comportamenti più banali, come ad esempio l&#8217;usanza di sbarazzarsi degli oggetti inservibili nella notte di San Silvestro, o la confusione euforica delle ore che precedono il Capodanno sono un segno che certi archetipi sono radicati nella psiche e non soggetti all&#8217;usura del tempo. D&#8217;altronde non si dice anche &#8220;Anno nuovo, vita nuova&#8221;? Pare un detto banale, eppure si ricollega perfettamente ai giorni su cui regna enigmaticamente Saturno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1 &#8211; Macrobio, <em>Saturnali </em>I. 12, 3.</p>
<p style="text-align: justify;">2 &#8211; G.B. Tilak, <em>The </em><em>arctic home in </em><em>the Vedas</em>. Poona 1971. cap. VIII.</p>
<p style="text-align: justify;">3 &#8211; Imperatore Giuliano, <em>Su Elios Re</em>, 156b.</p>
<p style="text-align: justify;">4 &#8211; Angelo Brelich, <em>Tre variazioni romane sul tema delle origini</em>, Roma 1955, p. 89.</p>
<p style="text-align: justify;">5 &#8211; <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, «Alcuni aspetti del simbolismo del pesce» in <em>Simboli della scienza sacra</em>, Milano 1975.</p>
<p style="text-align: justify;">6 &#8211; Cfr. V. De Bartolomeis, <em>Origini della poesia drammatica italiana</em>, Torino 1952, pp. 180-182.</p>
<p style="text-align: justify;">7 &#8211; Virgilio, <em><a title="Eneide" href="http://www.libriefilm.com/eneide/530">Eneide</a> </em>VII, 319; Ovidio <em>Fasti </em>I, 239.</p>
<p style="text-align: justify;">8 &#8211; Macrobio, cil. 1, 7, 18.</p>
<p style="text-align: justify;">9 &#8211; Giorgio de Santillana e Herta von Dechend, <a title="Il mulino di Amleto" href="http://www.libriefilm.com/il-mulino-di-amleto/3966"><em>Il mulino di Amleto</em></a>, Milano 1983, pp. 179 ss.</p>
<p style="text-align: justify;">10 &#8211; Macrobio, cit. I, 8, 15.</p>
<p style="text-align: justify;">11 &#8211; Renato Del Ponte, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875458057" target="_blank"><em>Dèi e miti italici</em></a>, Genova 1985, pp. 104 e 119.</p>
<p style="text-align: justify;">12 &#8211; Margarethe Riemschneider, <em>Saturnalia </em>in &#8220;Conoscenza religiosa&#8221;. n. 4. 1981 e n. 1-2, 1982.</p>
<p style="text-align: justify;">13 &#8211; Renato Del Ponte, cit., p. 106.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/saturnalia.html' addthis:title='Origini e significati dei Saturnalia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La notte di Valpurga</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 08:53:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Miti e significati simbolici della notte di Valpurga, la tradizionale festa della notte tra 30 aprile e 1 maggio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-notte-di-valpurga.html' addthis:title='La notte di Valpurga '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/calendario/619" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2757" style="margin: 10px;" title="calendario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/calendario.jpg" alt="calendario" width="200" height="308" /></a>Anticamente fra i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> la notte fra il 30 aprile e il 1° maggio segnava il passaggio alla bella stagione: una notte di veglia, una specie di capodanno primaverile, durante la quale si susseguivano danze e banchetti in un&#8217;atmosfera orgiastica aspettando il nuovo giorno che segnava l&#8217;inizio del trionfo della luce sulle tenebre e quando si sarebbe celebrata la festa di Beltane da cui sarebbe derivato il Calendimaggio medievale. Sulla notte, si diceva, vegliava la Grande Madre della fertilità che governava il destino dei viventi e dei morti. Con la cristianizzazione dell&#8217;Europa centrale la notte del 30 aprile subì una metamorfosi perché si raccontava che vi si dessero convegno spiriti inferi, streghe e stregoni che si dovevano espellere grazie all&#8217;intercessione di santa Valpurga: una monaca inglese (710-778), diventata badessa del monastero tedesco di Heidenheim presso Eichstatt, dove fu sepolta il 1° maggio 871 nella chiesa di Santa Croce, che ha ereditato le funzioni della Grande Madre e ha dato il nome alla notte, chiamata popolarmente «la notte di Valpurga».</p>
<p style="text-align: justify;">La coincidenza calendariale l&#8217;ha trasformata dunque nella santa che protegge dalle streghe: dalle pietre dove le sue ossa furono sepolte, sgorgava il miracoloso «olio di santa Valpurga» che fra le tante virtù avrebbe avuto anche quella di proteggere dalle stregonerie. Il 1° maggio, cacciate le streghe, ovvero ricacciati i morti negli inferi, si portava e si porta ancora, dove la tradizione è sopravvissuta, un albero dal bosco collocandolo in mezzo al paese: è l&#8217;Albero di Maggio o semplicemente il Maggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lunario/702" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2758" style="margin: 10px;" title="lunario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/lunario.jpg" alt="lunario" width="200" height="299" /></a>«Nella Svezia, il 1° maggio &#8211; riferisce il Frazer &#8211; si soleva portare nei villaggi un gran pino che veniva adornato di nastri e drizzato in piedi; poi il popolo vi danzava allegramente intorno a suon di musica. L&#8217;albero verde restava nel villaggio sostituito da uno fresco il 1° maggio seguente&#8230;». Sull&#8217;albero sfrondato, cui rimaneva soltanto una corona di foglie, venivano posti salsicce, dolci, uova e altri cibi oltre a nastri variopinti. I giovani vi si arrampicavano per impossessarsene: una sopravvivenza di queste usanze si ritrova negli Alberi della Cuccagna delle nostre fiere. Quell&#8217;albero altro non era che il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> dell&#8217;Albero Cosmico, le cui fronde si trovano di là dal visibile, nel non manifestato, analogo alla scala di Giacobbe, asse del mondo grazie al quale si può giungere alla comunione divina.</p>
<p style="text-align: justify;">Maggi erano anche i ramoscelli che i giovani offrivano alle ragazze come augurio di amore e fecondità; oppure erano portati in processione di porta in porta da gruppi di questuanti che chiedevano cibi o dolciumi in cambio. Quelle processioni avevano la funzione di ottenere grazie al «magico» maggio rinnovamento e prosperità. Come per la notte del 30 aprile la Chiesa cercò nel corso dei secoli se non di cristianizzare per lo meno di rendere più accettabili queste cerimonie: nacque così l&#8217;usanza, ancora viva in alcuni paesi fra cui l&#8217;Andalusia, di sostituire l&#8217;albero con la Croce di Maggio. Chi è d&#8217;altronde il Cristo se non l&#8217;Albero della Vita?</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Tempo</em> del 1 maggio 2003.</p>
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		<title>Le forbici dell&#8217;Anarca</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 15:41:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le riflessioni di Ernst Jünger su morte e vita nel libro La forbice]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/le-forbici-dellanarca.html' addthis:title='Le forbici dell&#8217;Anarca '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/ernstjunger48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Ernst Jünger" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788877463852" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/duevoltelacometa.bmp" border="0" alt="Ernst Jünger, Due volte la cometa" width="95" height="159" /></a>Quel che stupisce di <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger" target="_self">Ernst Jünger</a> non è la pur straordinaria longevità, ma la lucidità con cui percorre questi estremi anni della sua vita. Versatile e operoso, continua a scrivere con la disinvoltura di un uomo maturo, passando da un appassionante romanzo giallo, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788845913389" target="_blank"><em>Un incontro pericoloso</em></a> (Adelphi 1986), a un diario di un viaggio in Malesia e Indonesia, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788877463852"><em>Due volte la cometa</em></a> (Guanda 1989), a saggi e raccolte di aforismi. I suoi libri vengono tradotti con qualche anno di ritardo, sicché soltanto ora, mentre compie centouno anni, ci giunge <em>La forbice</em> (Guanda), che scrisse quando ne aveva appena novantacinque: una serie di brevissimi capitoletti che seguono un percorso spiraliforme, enigmatico, balenante di intuizioni, di immagini, di domande. Chi vi si addentri non si aspetti un discorso formalmente compiuto, dovrà porsi in ascolto per captare le più impercettibili risonanze, perché sono queste a dare il tono alla riflessione. Lo stile stesso, come ha osservato Quirino Principe nella sua introduzione, è meno smagliante, meno trasparente che nel passato, ma forse più adamantino: ma sarà difficile accorgersene per i lettori italiani perché la traduzione di Alessandra Iadicicco non è sufficiente per restituircene interamente l&#8217;aroma.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni lettore sarà colpito dai temi che più lo interessano, lo preoccupano, lo incantano. Impossibile riassumerli tutti, possibile invece percorrere quelli che sono le nervature più consistenti del libro, cominciando dalla continua presenza dell&#8217;invisibile nel tessuto quotidiano così come nell&#8217;opera d&#8217;arte, la quale altro non è se non visione poiché è dal Silenzio, dal non manifestato, che essa sorge, è nel contatto con il trascendente che trae la sua forza: «Non è il mondo, sia pure con quanto di bello o di tremendo gli appartiene, né la società con le sue virtù e i suoi vizi, ciò che conferisce all&#8217;opera d&#8217;arte riuscita la sua durata. Doveva sopraggiungere qualcosa che si sottraeva all&#8217;intenzione: come il contatto di una mano su una spalla, come il fugace bagliore di un faro che nella notte sfiora la fronte. Ciò che è senza tempo si ripete in modo sorprendente nel tempo».</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger"><img class="alignleft size-medium wp-image-1848" style="margin: 10px;" title="la-forbice" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/la-forbice.jpg" alt="" width="95" height="153" />Jünger</a> accenna a un bagliore: metafora che rimanda a quella dimensione di luce e di splendore che appare negli astri, non casualmente chiamati con i nomi degli dei, e si cela persino nelle cose apparentemente inanimate, come nelle <em>Miniere di Falun</em> di Hoffmann, dove Elis Fröbom, indirizzato dallo Spirito della Montagna, entra in una caverna dove lo splendore della pietra gli permette di scorgere persino ciò che è nascosto al di sopra delle nuvole. D&#8217;altronde non è una voce comune fra coloro che sono ritornati in vita dal coma di aver incontrato una indescrivibile luce proveniente dall&#8217;aldilà? Me lo narrò in una delle sue bizzarre cartoline postali anche Giuseppe Prezzolini, quasi centenario, dopo un suo tentato suicidio. Luce così straordinaria, così pacificante che molti provano delusione tornando in vita fino al punto di domandare: «Perché non mi avete lasciato morire?». È quel luogo di luce dove la forbice, che dà il titolo al libro, non taglia: la forbice della divisione, della morte, dell&#8217;esclusione, l&#8217;opposto della spirale che avvolge tutto, nulla separa, l&#8217;opposto del tempo senza tempo, dell&#8217;eternità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma altri temi costellano queste pagine spiraliformi, dove si avvertono le presenze di una vena sapienziale che dal platonismo giunge fino a Hölderlin e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span>, attraversando il nichilismo di Nietsche: i territori della visione, della profezia, della preveggenza che mostrano come il tempo possa essere percorso, anticipato in una sorprendente incursione che rende paradossalmente passato il futuro visitato; la storia vista senza meta, il cammino valutato più importante della meta poiché è in esso che si realizza il destino di un uomo: «Il cammino», scrive <a title="Ernst Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, «è più importante della meta, nel senso che esso la contiene in ogni istante, soprattutto in quello della morte». In esso è significativo ogni tratto, è il cammino il compito di ogni persona. «La meta è sempre possibile, sempre e dappertutto; il viandante la porta con sé, come il suo orologio. E se il cammino è pensato come una passione, egli si porta la sua croce fin dal principio. Nessuno muore prima di aver realizzato il suo compito».</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788845913389" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/unincontropericoloso.bmp" border="0" alt="Ernst Jünger, Un incontro pericoloso" width="95" height="149" /></a>Vi sono infine quelle riflessioni sulla nostra epoca che i lettori dello scrittore tedesco conoscono già dai suoi libri precedenti: la carica elettrica e plutonica dell&#8217;attuale atmosfera dove trionfa la potenza del fuoco sulla terra, l&#8217;aria e l&#8217;acqua, la riduzione in cifre della società, il senso di insoddisfazione che le istituzioni e le conquiste tecnologiche, pur nel benessere generano nell&#8217;uomo contemporaneo insieme con una difficilmente sopportabile inquietudine. E soprattutto la profezia secondo la quale sta giungendo il secolo dei Titani; che tuttavia è destinata a tramontare: «Che i Titani non siano alla fine sufficienti», conclude enigmaticamente lo scrittore, «fu dimostrato in forma augurale dal naufragio sull&#8217;iceberg della nave battezzata con il loro nome. È ben raro che Cassandra scenda, come allora, nei dettagli».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale</em> del 29 marzo 1996.</p>
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