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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Alfonso De Filippi</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Razze e caste in India</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso De Filippi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno studio sulle diverse ascendenze razziali che informano il sistema delle caste indiano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/razzeecasteinindia.html' addthis:title='Razze e caste in India '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ame/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=1417974761"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/theoriginofthearyans.bmp" border="0" alt="Isaac Taylor, The Origin of the Aryans. An Account of the Prehistoric Ethnology And Civilization of Europe" width="93" align="right" /></a> Pochi si sono rallegrati quanto chi scrive per l’ascesa al potere in India di forze nazionaliste che si propongono, fra l’altro, di difendere quanto resta di una gloriosa civiltà che affonda le sue radici nel lontano passato, retaggi sempre più minacciati oltre che dall’implacabile avanzare dell’occidentalizzazione, anche da fattori quali l’impetuosa crescita demografica della (per ora) minoranza islamica e dalla subdola attività dei missionari delle varie confessioni cristiane. [1]</p>
<p style="text-align: justify;">Il clima di difesa della propria cultura che si sarebbe affermato in India (e di cui non possiamo non rallegrarci) spiega forse l’affermarsi e il diffondersi anche fuori dal subcontinente di alcune tesi che mirano a rivoluzionare la versione solitamente accreditata della storia dell’India antica: in parole povere si nega che vi sia mai stata una invasione ariana [2] e conseguentemente che il sistema delle caste, usualmente ritenuto creato dagli invasori per preservare la loro stirpe dalla mescolanza con i vinti soggiogati, rifletta delle originarie differenze razziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste tesi sono difese dalle formazioni della destra nazionale più o meno legata all’induismo e le possiamo trovare nell’interessante opera di un europeo che se ne è fatto portatore. Si tratta di Koenrad Elst, autore di una ponderosa opera in 2 volumi, <em>The saffron swastika. The notion of hindu fascism. Voice of India</em>, New Delhi, 2001 intesa a confutare ogni accusa di fascismo rivolta alla destra induista, cosa che, dobbiamo dire, gli riesce molto bene. [3]</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875456054"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ladimoraarticaneiveda.bmp" border="0" alt="Tilak Bâl Gangadhar, La dimora artica nei Veda" width="93" align="left" /></a> Costui sostiene che la teoria dell’invasione ariana non riposerebbe su alcuna prova archeologica (anzi si accumulerebbero quelle che la smentiscono) e che fu usata dai Britannici per giustificare il loro dominio coloniale. Inoltre le innegabili differenze che si notano, sul piano fisico, tra gli appartenenti alle diverse caste sarebbero dovute alle differenze ambientali, ad un gusto, sviluppato tardivamente, per le donne dalla carnagione chiara ed all’endogamia. Dato che gli appartenenti alle caste più basse sono quelli che cadono con maggiore facilità vittime della propaganda di quelli che, anche in India, vengono definiti monoteismi semitici, è chiaro come i difensori dell’induismo facciano di tutto per cancellare alcuni aspetti sfavorevoli a costoro di ciò che rimane del sistema delle caste (se non il sistema stesso, iniziando dall’abolizione dell’intoccabilità), negando <em>in primis </em>che esso si basi su una differenziazione razziale fra dominatori discendenti dagli invasori e la progenie delle popolazioni conquistate. [4]</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo che prima o poi bisognerà discuterne anche in Italia e, a questo proposito, segnaliamo un articolo apparso il 21 Maggio 2001 nell’edizione <em>online </em>del <em>Times of India </em>a firma di Chidanad Rajghatta, dal titolo <em>Indian male caste in european mould?</em>, che potremmo tradurre: <em>I maschi delle caste indiane sono di stampo europeo?</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Vale la pena di segnalarne i contenuti; vi leggiamo infatti:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>la componente maschile delle caste superiori indiane è geneticamente più simile agli Europei di quella delle caste inferiori, che sarebbe maggiormente asiatica.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2867142873/centrostudila-21"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mabirethule.bmp" border="0" alt="Jean Mabire, Thulé: Le Soleil retrouvé des hyperboréens" align="right" /></a> Tali idee erano sostenute in un saggio destinato ad essere pubblicato sulla rivista <em>Human Menome</em>. Gli autori di tale studio sostenevano, sulla base dei dati tratti dalle conclusioni delle loro ricerche, che gli eurasiatici occidentali immigrati in India durante gli ultimi 10.000 anni erano per lo più maschi e il materiale genetico mostrava come gli antenati degli uomini e delle donne indiani provenissero da diverse zone del mondo. Inoltre tali studi rilevavano che le differenze riscontrate offrivano una chiave per la comprensione dell’origine del sistema delle caste; risulterebbe infatti che gli invasori e/o immigrati maschi abbiano lasciato più discendenti nelle caste alte che in quelle basse</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti il DNA mitocondriale (trasmissibile solo in linea materna) degli appartenenti alle varie caste è più simile a quello di altri popoli asiatici che a quello europeo, e tale somiglianza sarebbe maggiore nelle caste basse che in quelle alte. Al contrario, il cromosoma Y, che viene trasmesso solo in linea paterna, mostra in ogni casta una certa somiglianza con quello degli Europei, somiglianza che si accentua nelle caste superiori. Il che indicherebbe appunto che ad entrare nel subcontinente siano stati più uomini che donne.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1884964982/centrostudilarun"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/1884964982.bmp" border="0" alt="Encyclopedia of Indo-European Culture" hspace="3" vspace="3" align="left" /></a> Michael Barmshad dell’Università dello Utah, capo di questo gruppo di studiosi, sostiene che, avendo ampliato lo studio ad altri 40 geni addizionali, ereditari sia in linea maschile che femminile, ulteriori risultati hanno confermato che gli appartenenti alle caste più alte sono maggiormente simili agli Europei di quelli delle caste inferiori, il che rivela come nell’antica India vi fosse una certa mobilità sociale per le donne dal basso verso l’alto. [5]</p>
<p style="text-align: justify;">Tali ricercatori sarebbero giunti a stabilire una gerarchia delle caste in base alla loro somiglianza genetica con gli Europei, e questa classifica vede al primo posto i <em>Bramini</em>, al secondo gli <em>Kshatriyas</em>, al terzo i <em>Vaishyas</em>. Nei mesi seguenti non abbiamo più avuto notizie di questi studi e dei loro risultati, le cui implicazioni antiegualitaristiche li avrebbero resi politicamente scorretti. [6]</p>
<p style="text-align: justify;">I nostri lettori potrebbero affermare che si è scoperta l’acqua calda, ma non ci è parso inutile citare questi studi in relazione al dibattito in cui viene messa in dubbio la stessa realtà storica dell’invasione ariana dell’India.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><br />
1 Anni di letture, viaggi e riflessioni hanno mutato su questo argomento le opinioni di chi scrive, così che non scriverebbe più come un tempo : <em>noi ci siamo sempre rifiutati di fare dell’anticristianesimo puro e semplice l’unico criterio di giudizio o di schierarci con qualsivoglia “pagano” quando le sue concezioni siano inferiori a quelle di un modesto curato di campagna </em>(cfr. <em>Arthos </em>n. 16). Per riflettere sull’argomento si veda, con qualche cautela, il saggio di Silvano Lorenzoni <em>Origine del monoteismo, sua diffusione e conseguenze in Europa</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">2 La tesi che nega l’invasione dell’India da parte degli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">Indoeuropei</a> è stata fatta propria anche dal discusso e troppo spesso discutibile autore inglese Graham Hancock in <em>Civiltà sommerse</em>, Corbaccio, Milano, 2002, tuttavia consigliato ai lettori che – come il sottoscritto – continuano ad interessarsi al problema di Atlantide.</p>
<p style="text-align: justify;">3 Per un punto di vista un poco diverso cfr. Cristophe Jaffrelot, <em>Les nationalistes hindou</em>, Presses de la Fondation Nazionale des Sciences Politiques, Paris, 1993.</p>
<p style="text-align: justify;">4 Che la difesa delle tradizioni indù comportasse anche il curarsi delle caste più basse era già una preoccupazione del famoso esponente nazionalista indù G.D. Savarkar, il cui libro sull’argomento <em>A warning to the hindus</em>, pubblicato nel 1939 con prefazione di Savitri Devi, è stato ristampato nel 1993 a cura della Promilla Paperbacks di New Delhi. Sul personaggio di Savitri Devi (Maximiani Portas) si legga l’ottimo libro di N. Goodrich Clarke, Hitler Priestess (New York University Press 1998). Il libro in questione è avversato da Elst perché finirebbe per avvalorare l’accusa di fascismo rivolta a certi ambienti nazional<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosi</a> induisti (con i tempi che corrono consiglieremmo ai lettori di soffermarsi sul capitolo dedicato all’ecologismo radicale).</p>
<p style="text-align: justify;">5 D’altra parte, come scriveva H. Schreiber in <em>Sulle orme dei primi uomini</em>, Sugarco, Milano, 1988, pg. 118, &#8220;&#8230;non è ancora nata una organizzazione capace di impedire matrimoni misti fra vincitori e vinti e contatti sessuali tra dominatori e assoggettati&#8221;. In <em>Sintesi di dottrina della razza</em>, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a> faceva considerazioni molto interessanti sul ruolo della donna e dell’uomo sul meticciato. (cfr. pg. 100 e seguenti dell’ediz. Hoepli, Milano, 1941).</p>
<p style="text-align: justify;">6 Scriveva R. Battaglia, in <em>Razze e popoli della Terra </em>curato da R. Biasutti UTET, Torino, 1967, vol. 1, pg. 333: &#8220;&#8230;l’elemento razziale costituisce un fattore di primo piano nell’evoluzione dei popoli e delle nazioni, come in particolare nelle formazione delle classi dominanti e delle aristocrazie”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Arthos </em> nuova serie anno VI (2002) &#8211; vol. II &#8211; n. 10 (2002), pp. 100-103.<br />
Pubblicato in http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?postid=1907110#post1907110</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/razzeecasteinindia.html' addthis:title='Razze e caste in India ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Les Aryens dans l&#8217;Océan pacifique</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 11:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso De Filippi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presence des Aryens dans l'ancienne Pacifique]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/aryensoceanpacifique.html' addthis:title='Les Aryens dans l&#8217;Océan pacifique '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/algiz.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Algiza" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p align="justify">Celui qui a lu <em>Le mythe du sang </em>de <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a> (voir l’édition de 1942 rééditée en 1995 par les éditions SeaR de Borzano) se rappellera certainement de l’exposé fait par l’auteur sur les théories fascinantes (et trop souvent excessivement fantaisistes) de Hermann Wirth. Le savant hollandais, après avoir évoqué la célèbre «Patrie Arctique» et l’Atlantide de Platon, avait supposé que de nombreuses migrations avaient porté les Aryens jusqu’aux régions les plus reculées sinon en Australie (Evola, <em>op. cit.</em>, p. 177). Sans remonter, du moins pour l’instant, à des temps aussi reculés (et «fabuleux»), nous pouvons dire que les explorateurs européens eurent souvent l’occasion de remarquer parmi les insulaires du Pacifique, spécialement parmi les classes les plus élevées, des éléments très semblables aux europoïdes. Dans son <em>Voyage autour du monde </em>(1772) le Français Louis Antoine, comte de Bougainville, écrivait que «les habitants de Tahiti consistent en deux races d’hommes très différents entre eux&#8230; La première produit des hommes de grande taille, et il est très commun de les voir mesurer plus d’un mètre 80 de hauteur. Je n’ai jamais vu d’hommes mieux faits. La seconde race est de taille moyenne, avec des cheveux crépus et ils ne diffèrent pas beaucoup, pour la couleur de la peau, des mulâtres» (cité par A. Salza, <em>Atlante delle popolazioni</em>, éd. Garzanti, Milan 1997, p. 259). Plus récemment l’anthropologue français Louis Figuier (<em>Les races humaines</em>, frères Treves, Milan 1874) écrivait à propos des habitants de la Micronésie: «Les chefs&#8230; sont plus blancs et mieux faits que les autres insulaires» (p. 244), et sur les femmes de Tahiti (p. 240): «La couleur de leur peau est ordinairement couleur cuivre clair. Certaines toutefois sont remarquables par leur blancheur et spécialement les épouses des chefs».</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2080812327/centrostudila-21"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/dumezilmythesetdieux.bmp" border="0" alt="Georges Dumézil, Mythes et dieux des Indo-Européens" align="right" /></a> L’italien M. Canella dans ses <em>Razze umane estinte e viventi </em>(Sansoni, Florence 1942, p. 248) écrivait : «&#8230;le blondisme des Polynésiens, semble-t-il fréquent dans le passé, et dont s’est conservé le souvenir dans les traditions et dans les mythes, a fait supposer l’existence d’un élément nordique et proto-nordique dans leurs ancêtres». Alain de Benoist fournissait d’autres données dans son <em>Vu de Droite </em>(Akropolis, Naples 1981, p. 91): «Dans un compte- rendu de Pedro Fernandez de Quiros, qui fut pilote d’Alvaro Mendana de Neira à l’époque où celui-ci découvrit les Iles Salomon, on peut lire que «les indigènes de l’Ile de la Maddalena sont presque blancs. Ils ont les traits réguliers et agréables, de beaux yeux, le regard doux, les dents blanches et bien rangées. La majorité a des cheveux blonds&#8230;». Il existe des dizaines de témoignages de ce genre concernant les îles Sandwich, les Moluques, les Marquises&#8230; encore en 1902, Paul Huguenon observait que les familles des grands chefs de Nouka Hiva (une des Iles Marquises) s’appellent Arri, leur teint est plus clair, les yeux sont bleuâtres, les cheveux tendent vers le roux».</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2867142873/centrostudila-21"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mabirethule.bmp" border="0" alt="Jean Mabire, Thulé: Le Soleil retrouvé des hyperboréens" align="left" /></a> Nous avons repris ces vieilles notes après la lecture de R. Thorsten, <em>Lords of the Soil. The Story of Turehv. The White Tangata Whenua</em>, édité en Nouvelle-Zélande par la Spectrum Press et à commander à Renaissance Press (P.O. Box 1627 Papaparaumu Beach, Nouvelle-Zélande – de cette dernière nous signalons le catalogue très intéressant). L’auteur commence en examinant quelques légendes des Maoris de Nouvelle-Zélande dans lesquelles on fait allusion, parfois sur des tons fabuleux, à des gens qui auraient précédé les Maoris dans l’occupation de ces îles au point de pouvoir être considérés comme les authentiques «Seigneurs de la Terre» ou «Tangata Whenua». Ceux-ci, parfois, seraient décrits de teint clair, des cheveux blonds ou roux et des yeux bleus. Il transparaîtrait donc le souvenir d’habitants précédents nommés «Turehu» ou «Patapairehe», dont les caractères «caucasoïdes» réapparaîtraient irrégulièrement, encore aujourd’hui, parmi les Maoris, même là où ceux-ci seraient encore exempts de croisements avec les colonisateurs européens successifs. Les légendes parleraient même d’une sanglante bataille dite «des cinq forts» dans laquelle les Maoris renversèrent les défenses de leurs prédécesseurs blancs. Pour tenter une explication, l’auteur traite de l’hypothèse hardie du célèbre Thor Heyerdal qui croyait pouvoir relier les «Blancs» des îles du Pacifique avec ces individus très semblables aux Européens que les envahisseurs espagnols auraient remarqués parmi l’aristocratie de l’empire inca. Heyerdal écrivait (<em>Aku-Aku</em>, ed. Martello, Milan 1958, pp. 413-414): «Lorsque les Espagnols découvrirent le Royaume des Incas, Pedro Pizarro écrivit que, quoique les Indiens des Andes étaient sombres et de petite taille, les membres de la famille régnante des Incas étaient grands et de peau plus claire que les Espagnols eux-mêmes».</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2228889563/centrostudila-21"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sergentlesindoeuropeens.bmp" border="0" alt="Bernard Sergent, Les Indo-Européens" align="right" /></a> Le savant norvégien supposait en effet un empire maritime préhistorique nord-européen étendu à une grande partie du monde. Si l’hypothèse de migrations depuis l’Amérique du Sud vers le Pacifique est discutable, les pages que Heyerdal consacra à l’Ile de Pâques (Rapa Nui) sont indiscutablement intéressantes. La culture de cette île se serait écroulée aussi à cause du conflit qui aurait opposé une caste dirigeante d’aspect semblable à celui des Européens (les «longues oreilles») à une population plus sombre (les «courtes oreilles»). Mais les événements de Rapa Nui méritent, sans aucun doute, d’y revenir dans le futur. Thorsten, se demandant à quelle antiquité reculée peut remonter la présence de Blancs dans les îles du Pacifique, arrive à supposer qu’elle peut en premier lieu se rattacher à l’expansion de la «culture mégalithique» à laquelle pourraient s’attribuer certains sites archéologiques, en réalité assez mystérieux, présents dans quelques îles du Pacifique. A ce propos il cite un passage significatif du volume du Prof. J. Mc Millan Brown, <em>Maori and Polinesian</em>: «&#8230;cette habileté à transporter d’énormes dalles de pierre dans les temps anciens doit avoir été&#8230; la possession d’un type d’hommes déterminé. Il ne s’agit pas d’un stade dans l’évolution de toutes les races. Les uniques zones habitées par des mongoloïdes dans lesquelles s’en retrouvent des traces sont les steppes de l’Asie, la Sibérie méridionale, la Mongolie, la Manchourie, la Corée, le Japon et la Malaisie, l’Amérique Centrale et le Pérou. Et l’existence de gens au crâne allongé, aux cheveux ondulés et de teint clair dans des parties isolées de ces régions indique que la couche mongoloïde est postérieure à la couche caucasoïde précédente. Partout où&#8230; la trace de la Civilisation Mégalithique apparaît, on peut déduire que là a été présente la partie caucasique de l’Humanité. Bref, on peut dire qu’il s’agit d’une trace caucasique à travers la planète». En laissant de coté le fait que le terme «caucasique» est maintenant entièrement dépassé, on peut dire que tout cela est très suggestif même si cela nécessite des preuves ultérieures.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">En poursuivant, notre hypothèse est que la Nouvelle-Zélande elle-même a été atteinte, dans l’antiquité, par des navigateurs phéniciens et égyptiens. Plus que d’Egyptiens, selon l’auteur, on devrait parler d’Egypto-Libyens. Ils auraient été des descendants de ces «Peuples de la Mer» qui avaient tenté d’envahir le Delta du Nil vers 1200 av. J.C. et qui, semble-il, auraient été, du moins en partie, indo-européens. J. Vercoutter écrivait dans <em>l&#8217;Ancien Egypte </em>(Garzanti, Milan 1960, p. 84): «Les tribus aryennes s’étaient répandues dans toute l’Europe méridionale et en traversant la mer étaient venues occuper la Libye. Rapidement elles commencèrent à chercher à s’infiltrer en Egypte». Des «Peuples de la Mer», Gerard Herm écrivait (<em>Il mistero dei Celti</em>, Garzanti, Milan 1975): «Des contingents (des «Peuples de la Mer», NDA) réussirent à fonder la Ligue des Cités Philistines&#8230; pendant que d’autres s’unirent aux Cananéens au Liban en les aidant à édifier leur Empire commercial; ces Phéniciens&#8230; étaient en effet en mesure de construire les navires nécessaires pour une semblable entreprise, bien mieux que n’importe quel autre peuple indigène de la Méditerranée». En pensant aussi à des influences de l’Inde, il est en effet possible que l’expansion hindoue qui fut à l’origine de la civilisation khmère dans l’actuel Cambodge et qui eut une grande influence sur les cultures indonésiennes, soit même parvenue à atteindre l’Océanie. Et, finalement, on ne voit pas pourquoi on ne pourrait pas supposer que les Vikings seraient allés beaucoup plus loin que ce qu’on pense communément.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Hypothèses fascinantes sur lesquelles nous pourrons revenir plus en détail dans le futur. Ce qui semble l’aspect le plus significatif est le fait que les témoignages des explorateurs européens sur la présence d’éléments plus ou moins semblables aux Européens concernent surtout les familles des chefs et les «aristocraties» en général. Des phénomènes semblables se rencontrent aussi dans le système indien des castes, parmi les diverses populations africaines et, <em>mutatis mutandis</em>, parmi les Afro-américains des USA. C’est un fait sur lequel nous invitons les lecteurs à réfléchir.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Alfonso de Filippi </strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Extrait de la revue italienne <a href="http://www.centrostudilaruna.it/Algiza.html"><em>Algiza</em></a>, N° 14, pp. 8-9.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/aryensoceanpacifique.html' addthis:title='Les Aryens dans l&#8217;Océan pacifique ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Gli Arii nell&#8217;Oceano Pacifico</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 09:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso De Filippi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulle tracce della migrazione indoeuropea, sino agli estremi limiti sudorientali della diaspora]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ariipacifico.html' addthis:title='Gli Arii nell&#8217;Oceano Pacifico '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/algiz.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Algiza" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p align="justify">Chi avrà letto <em>Il mito del sangue </em>di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a> (se ne veda l&#8217;edizione del 1942 riproposta nel 1995 dalle edizioni SeaR di Borzano) ricorderà certamente l&#8217;esposizione fatta dall&#8217;Autore delle affascinanti (e troppo spesso eccessivamente fantasiose) teorie di Herman Wirth. Lo studioso olandese, dopo aver evocato la famosa &#8220;Patria Artica&#8221; e l&#8217;Atlantide di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> aveva supposto che numerose migrazioni avessero portato gli Arii fin nelle regioni più remote se non nell&#8217;Australia (<a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Evola</a>, <em>op. cit.</em>, p. 177). Senza risalire, almeno per ora, a tempi così remoti (e &#8220;favolosi&#8221;), possiamo dire che gli esploratori europei ebbero spesso modo di notare tra gli isolani del Pacifico, specie tra i ceti più elevati, elementi assai simili agli Europoidi. Nel suo <em>Viaggio attorno al mondo </em>(1772) il francese Louis Antoine Comte de Bouganville scriveva che &#8220;gli abitanti di Thaiti consistono in due razze di uomini molto diverse tra loro&#8230; la prima produce uomini di grande taglia, ed è molto comune vederli misurare dal metro e 80 di altezza in su. Non ho mai visto uomini fatti meglio. La seconda razza è di taglia media, con capelli crespi e non differiscono molto, per il colore della pelle, dai mulatti&#8221; (cit. da A. Salza, <em>Atlante delle popolazioni</em>, ed. Garzanti, Milano 1997, p. 259). Più recentemente l&#8217;antropologo francese Luois Figuier (<em>Le razze umane</em>, fratelli Treves, Milano 1874) scriveva a proposito degli abitanti della Micronesia: &#8220;I capi&#8230; sono più bianchi e meglio fatti degli altri isolani&#8221; (p. 244), e intorno alle donne di Thaiti (p. 240): &#8220;Il colore della loro pelle ordinariamente color rame chiaro. Alcune tuttavia sono rimarchevoli per la bianchezza e specialmente le spose dei capi&#8221;.</p>
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<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0521234204/centrostudilarun"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/indoaryanlanguages.jpg" border="0" alt="C.P. Masica, The Indo-Aryan Languages" hspace="3" vspace="3" align="right" /></a> L&#8217;italiano M. Canella nel suo <em>Razze umane estinte e viventi </em>(Sansoni, Firenze 1942, p. 248) scriveva: &#8220;&#8230;il biondismo dei Polinesiani, frequente pare in passato e del quale si è conservato il ricordo nelle tradizioni e nei miti, ha fatto supporre l&#8217;esistenza di un elemento nordico e protonordico nei loro antenati&#8221;. Altri dati li forniva Alain de Benoist nel suo <em>Visto da Destra </em>(Akropolis, Napoli 1981, p. 91): &#8220;In un resoconto di Pedro Fernandez de Quiros, che fu pilota di Alvaro Mendana de Neira all&#8217;epoca in cui questi scoprì le Isole Salomone, si può leggere che &#8220;Gli indigeni dell&#8217;Isola della Maddalena sono quasi bianchi. Hanno i lineamenti regolari e gradevoli, dei begli occhi, lo sguardo dolce, i denti bianchi e ben sistemati. La maggioranza ha capelli biondi&#8230;&#8221;. Esistono decine di testimonianze di questo genere che riguardano le isole Sandwich, le Molucche, le Marchesi&#8230; ancora nel 1902 Paul Huguenon osservava che le famiglie dei grandi capi di Nouka Hiva (una delle Isole Marchesi) si chiamano Arri, il loro colorito è più chiaro, gli occhi sono bluastri, i capelli tendono verso il rosso&#8221;.</p>
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<p align="justify">Abbiamo ripreso questi vecchi appunti dopo la lettura di R. Thorsten, <em>Lords of the Soil. The Story of Turehv. The White Tangata Whenua</em>, edito dalla neozelandese Spectrum Press e ottenibile dalla Renaissance Press (P.O. box 1627 Papaparaumu Beach, New Zealand &#8211; di quest&#8217;ultima segnaliamo il catalogo assai interessante). L&#8217;autore inizia prendendo in esame alcune leggende dei Maori della Nuova Zelanda in cui si fa cenno, talvolta in toni fiabeschi, a genti che avrebbero preceduto i Maori stessi nell&#8217;occupazione di tali isole così da poter essere considerati gli autentici &#8220;Signori della Terra&#8221; o &#8220;Tangata Whenua&#8221;. Costoro, talvolta, verrebbero descritti di carnagione chiara, capelli biondi o rossi e occhi azzurri. Trasparirebbe perciò il ricordo di abitatori precedenti detti anche &#8220;Turehu&#8221; o &#8220;Patapairehe&#8221;, i cui caratteri &#8220;caucasoidi&#8221; riapparirebbero saltuariamente, ancor oggi, tra i Maori anche dove questi sarebbero, ancora, immuni da incrocî coi i successivi colonizzatori europei. Le leggende narrerebbero anche di una sanguinosa battaglia detta &#8220;dei 5 forti&#8221; nella quale i Maori travolsero le difese dei loro predecessori bianchi. Per tentare una spiegazione l&#8217;autore tratta delle ardite ipotesi del famoso Thor Heyerdal che credeva di poter collegare i &#8220;Bianchi&#8221; delle isole del Pacifico con quegli individui assai simili agli europei che gli invasori spagnoli avrebbero notato tra l&#8217;aristocrazia dell&#8217;Impero Inca. Scriveva l&#8217;Heyerdal (<em>Aku-Aku</em>, ed. Martello, Milano 1958, pp. 413-414): &#8220;Quando gli Spagnoli scoprirono il Regno degli Incas, Pedro Pizarro scrisse che, sebbene gli Indiani della Ande fossero scuri e di piccola statura i componenti della famiglia regnante degli Incas erano alti e di pelle più chiara degli stessi Spagnoli&#8221;.</p>
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<p align="justify">Lo studioso norvegese ipotizzava infatti un preistorico impero marittimo nordeuropeo esteso a gran parte del mondo. Se è discutibile l&#8217;ipotesi di migrazioni dal Sud America al Pacifico, sono senz&#8217;altro interessanti le pagine che l&#8217;Heyerdal dedicò all&#8217;Isola di Pasqua (Rapa Nui). La cultura di quest&#8217;isola sarebbe crollata anche a causa della lotta che avrebbe opposto una casta dirigente di aspetto simile a quella degli Europei (le &#8220;orecchie lunghe&#8221;) a una popolazione più scura (le &#8220;orecchie corte&#8221;). Ma le vicende di Rapa Nui meritano, senz&#8217;altro, che vi si ritorni in futuro. Il Thorsten chiedendosi a quanto remota <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> possa risalire la presenza di bianchi nelle isole del Pacifico giunge a ipotizzare che essa possa, in primo luogo, ricollegarsi all&#8217;espansione della &#8220;cultura megalitica&#8221; alla quale potrebbero attribuirsi varî siti archeologici, in realtà alquanto misteriosi, presenti in alcune isole del Pacifico. A proposito egli cita un significativo brano dal volume del prof. J. Mc Millan Brown, <em>Maori and Polinesian</em>: &#8220;&#8230; questa abilità nel trasportare enormi lastre di pietra nei tempi antichi deve essere stata&#8230; possesso di un determinato tipo di uomini. Non si tratta di uno stadio nell&#8217;evoluzione di tutte le razze. Le uniche zone abitate da mongolodii in ui se ne ritrovano tracce sono le steppe dell&#8217;Asia, la Siberia meridionale, la <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente/mongolia" target="_blank">Mongolia</a></span>, la Manciuria, la Corea, il Giappone e la Malesia, l&#8217;America Centrale e il Perù. E l&#8217;esistenza di genti dal cranio allungato, capelli ondulati e carnagione chiara in parti isolate di queste regioni indica che lo strato mongoloide è posteriore rispetto a un caucasoide precedente. Dovunque&#8230; la traccia della Civiltà Megalitica appare, si può dedurre che ivi sia stata presente la parte caucasica dell&#8217;Umanità. In breve si può dire che si tratti di una traccia caucasica attraverso il pianeta&#8221;. Lasciando da parte il fatto che il termine &#8220;caucasico&#8221; è ormai del tutto superato, si può dire che tutto ciò sia assai suggestivo anche se necessitante di ulteriori prove.</p>
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<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1884964982/centrostudilarun"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/1884964982.bmp" border="0" alt="J. P. Mallory (ed.), Encyclopedia of Indo-European Culture" hspace="3" vspace="3" align="left" /></a> Proseguendo, il Nostro ipotizza che la stessa Nuova Zelanda sia stata raggiunta, nell&#8217;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a>, da navigatori fenici ed egizî. Più che di Egizî, secondo l&#8217;Autore, si dovrebbe parlare di Egitto-libici. Sarebbero stati discendenti di quei &#8220;Popoli del Mare&#8221; che avevano tentato di invadere il Delta del Nilo verso il 1200 a.C. e che, a quanto pare, sarebbero stati, almeno in parte, indoeuropei. Scriveva J. Vercoutter ne <em>L&#8217;Antico Egitto </em>(Garzanti, Milano 1960, p. 84): &#8220;Tribù ariane si erano sparse in tutta l&#8217;Europa meridionale e traversando il mare erano venute a occupare la Libia. Subito cominciarono a cercare di infiltrarsi in Egitto&#8221;. Dei &#8220;Popoli del Mare&#8221; scriveva Gerard Herm (<em>Il mistero dei Celti</em>, Garzanti, Milano 1975): &#8220;A contingenti (dei &#8220;Popoli del Mare&#8221;, N.d.A.) riuscì di fondare la Lega delle Città Filistee&#8230; mentre altri si unirono nel Libano ai Cananei aiutandoli all&#8217;edificazione del loro Impero commerciale, quello fenicio&#8230; erano infatti in grado di costruire navi necessarie per una simile impresa, molto meglio di qualsiasi altro popolo indigeno del Mediterraneo&#8221;. È anche da pensare a influssi dell&#8217;India, è infatti possibile che l&#8217;espansione indù che fu all&#8217;origine della civiltà Khmer nell&#8217;attuale Cambogia ed ebbe grande influenza sulle culture indonesiane, sia giunta anche a toccare l&#8217;Oceania. E, infine, non si vede perché non si possa ipotizzare che i Vichinghi siano giunti molto più lontano di quanto comunemente si pensi.</p>
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<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0801839386/centrostudilarun"> <img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/Comparative.jpg" border="0" alt="Jaan Puhvel, Comparative Mythology" hspace="3" vspace="3" align="right" /></a> Ipotesi affascinanti sulle quali potremo ritornare più dettagliatamente in futuro. Quello che ci pare l&#8217;aspetto più significativo è il fatto che le testimonianze degli esploratori europei sulla presenza di elementi più o meno simili agli Europei riguardino soprattutto le famiglie dei capi e le &#8220;aristocrazie&#8221; in genere. Fenomeni simili si riscontrano anche nel sistema indiano delle caste, tra le varie popolazioni africane e, <em>mutatis mutandis</em>, tra gli Afro-americani degli USA. È un fatto sul quale invitiamo i lettori a riflettere.</p>
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<p align="justify"><strong>* * *<br />
</strong></p>
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<p align="justify">Tratto da <em>Algiza </em>14, pp. 8-9.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ariipacifico.html' addthis:title='Gli Arii nell&#8217;Oceano Pacifico ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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