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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Alessandra Zuin</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Breve nota sull’«Anno dell’Elefante»*</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 18:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Zuin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristianesimo e monoteismi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
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		<description><![CDATA[Il cosidetto “anno dell’elefante” (‘am al-fil) è un anno non ancora identificato della seconda metà del VI secolo d.C. durante il quale probabilmente nacque Muhammad, il Profeta dell’Islam. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/breve-nota-sull%e2%80%99%c2%abanno-dell%e2%80%99elefante%c2%bb.html' addthis:title='Breve nota sull’«Anno dell’Elefante»* '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/maometto/9482" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-9073 alignright" style="margin: 10px;" title="maometto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/maometto-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" /></a>Nel 524 d.C. il sovrano ebreo del regno sudarabico di Himyar, Dhu Nuwas<a title="" href="#_ftn1">[1]</a> ordì il massacro degli abitanti cristiani delle oasi di Najran, Zufar e Mokha.<a title="" href="#_ftn2">[2]</a> L’imperatore bizantino Giustiniano I (482-565) esercitò forti pressioni sul Negus etiope, Alla Asbiha, affinché intervenisse in aiuto ai cristiani che si trovavano di fronte al suo Paese e, dopo alcune trattative, convinse l’abissino Abraha al-Ashram, condottiero del Regno di Aksum<a title="" href="#_ftn3">[3]</a> a sbarcare in Yemen con un esercito di circa settantamila uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 525 Dhu Nuwas capitolò ed Abraha si proclamò Vicerè della regione e comandante in capo delle truppe. Lo stato sudarabico divenne vassallo del regno di Aksum. Abraha fece edificare molte chiese, perseguitò ebrei e pagani, distrusse sinagoghe e vietò agli arabi pagani il pellegrinaggio al santuario della Ka’ba nella città di Mecca. Quest’ultimo fu il motivo per cui in una chiesa della capitale yemenita Sanà si verificò un episodio davvero spiacevole. Un uomo, pare un arabo della tribù dei Kinana proveniente dal Nordarabia, si fece chiudere di notte all’interno dell’edificio sacro unicamente per imbrattarlo coi suoi bisogni e poi fuggire. Abraha approffittò di questo incidente per armare i suoi uomini e dirigersi verso Mecca lanciando così un’offensiva alla tribù dei Banu Quraysh<a title="" href="#_ftn4">[4]</a> che, secondo lui, era riuscita a trasformare la città higiàzena in una repubblica mercantile talmente potente da danneggiare gli interessi degli arabi del Sud.</p>
<p style="text-align: justify;">Abraha arrivò alle porte di Mecca circondato dal suo esercito quasi come un trionfatore e, come vuole la tradizione, accompagnato da un enorme animale esotico – l’elefante (<em>al-fil</em>)<a title="" href="#_ftn5">[5]</a> – la cui imponenza e i cui suoni dovevano aver destato tanta meraviglia nei volti dei meccani!</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il suo sogno svanì presto. L’esercito fu decimato: forse da un’epidemia o – come narra un capitolo del <em>Corano</em> (<em>Sura</em> 105, 1-5) – da folti stormi di uccelli di una sconosciuta razza <em>ababil</em> che per intervento di Dio cominciarono a lanciare dai loro becchi “pietre indurite” contro i soldati abissini, uccidendoli:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;" align="center">Nel nome di Dio, clemente misericordioso!</p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><sup>1</sup>Non hai visto come oprò il tuo Signore con Quelli dell’Elefante? – <sup>2</sup>Non mandò forse in malora la loro astuzia? – <sup>3</sup>Inviò contro a loro uccelli <em>ababil</em> – <sup>4</sup>che li colpirono con pietre indurite, <sup>5</sup>facendo di loro come pula di grano svuotata. -</p>
</blockquote>
<p>La sconfitta di Abraha ebbe luogo in un periodo non ancora precisato, forse il 570.<a title="" href="#_ftn6">[6]</a> Secondo i tradizionalisti musulmani correva l’«anno dell’Elefante» (<em>‘am al-fil</em>), anno in cui a Mecca veniva al mondo Abu-l-Qasim Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn ‘Abd-l-Muttalib al-Hashimi, il futuro Profeta dell’Islam.<a title="" href="#_ftn7">[7]</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia</strong></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="326">al-Tabari, a cura di S. Noja 2002</td>
<td valign="top" width="326">Muhammad Ibn Jarir al-Tabari, <em><a title="Vita di Maometto" href="http://www.libriefilm.com/vita-di-maometto/10133" target="_blank">Vita di Maometto</a>,</em>a cura di S. Noja, II ed. Milano 2002.&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="326">Bobzin 2002</td>
<td valign="top" width="326">H. Bobzin, <a title="Maometto" href="http://www.libriefilm.com/maometto/9482" target="_blank"><em>Maometto</em></a>, Torino 2002.&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="326">Bausani 1978&nbsp;</td>
<td valign="top" width="326">A. Bausani, <em>Il Corano,</em> Firenze 1978.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="326">Bausani 2005</td>
<td valign="top" width="326">A. Bausani, <em>L’Islam. Una religione, un’etica, una prassi politica,</em>III ed. Milano 2005.&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="326">Cagni-Graziani-Giovinazzo 1990 iii&nbsp;</td>
<td valign="top" width="326">L. Cagni-S. Graziani-G.Giovinazzo, <em>Storia del Vicino Oriente preislamico III: Il Vicino Oriente dalla fine del II millennio a.C. all’avvento dell’Islam,</em>Sussidio didattico a circolazione interna, Napoli 1990.&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="326">Guzzetti 2004&nbsp;</td>
<td valign="top" width="326">Cherubino M. Guzzetti, <em><a title="Muhammad. La vita di Maometto" href="http://www.libriefilm.com/muhammad-la-vita-di-maometto-profeta-di-allah/10134" target="_blank">Muhammad. La vita di Maometto</a>, profeta di Allah,</em>Alba (Cuneo) 2004.&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="326">Lo Jacono 1995&nbsp;</td>
<td valign="top" width="326">C. Lo Jacono, <em>Maometto. L’Inviato di Dio, Roma</em>1995.&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="326">Noja 2006&nbsp;</td>
<td valign="top" width="326">S. Noja, <em>Maometto profeta dell’Islam,</em> Cles (TN) 2006.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;">
<p>* Il cosidetto “anno dell’elefante” (<em>‘am al-fil</em>) è un anno non ancora identificato della seconda metà del VI secolo d.C. durante il quale probabilmente nacque Muhammad, il Profeta dell’Islam. Finora nessuno conosce con esattezza il giorno, il mese e l’anno della sua nascita. Il calcolo fatto dagli studiosi si basa su due date certe della vita di Muhammad: il 622, anno dell’emigrazione (<em>hijra</em>) dalla città di Mecca all’oasi di Medina e il 632, anno della sua morte. Attualmente i paesi musulmani celebrano la festa della “nascita del Profeta” (<em>mawlid an-nabi</em>) il 12 del mese di rabi‘ I, ma si tratta di una celebrazione non riconosciuta ufficialmente dalla Legge, cfr. Bausani 2005, p. 54.</p>
<p><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-admin/post-new.php#_ftnref1">[1]</a> Il nome significa «Quello dai penduli ricci» ed è l’epiteto del re dell’Arabia meridionale, Yusuf Ash‘ar convertitosi al Giudaismo nei primi anni del VI secolo d.C., v. Lo Jacono 1995, nota 25, p. 23.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-admin/post-new.php#_ftnref2">[2]</a> Le oasi si trovavano all’interno del regno. Il regno di Himyar occupava il territorio al centro della parte sud-occidentale dell’antica Penisola Araba, cfr. Cagni 1990, iii, p. 428.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> In principio Aksum era una colonia fondata dai sudarabici Sabei nel VI-V secolo a.C., situata sull’altopiano etiopico del Tigré. Più tardi diventò un vero e proprio regno che comprendeva anche l’odierna Eritrea, cfr. Cagni 1990, iii, p. 431.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> La tribù più potente di Mecca.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> A proposito del vocabolo <em>al-fil</em>, Noja 2006, pp. 86-87 scrive che Carlo Conti Rossini «…il nostro grande etiopista, avanzò l’ipotesi che si trattasse d’una cattiva ricezione in arabo del nome del re abissino Afilas che due secoli prima aveva conquistato un po’ d’Arabia facendo fiorire un ciclo di leggende intorno alle sue gesta allora considerate eccezionali. E’ molto verosimile che i cantastorie della seconda generazione abbiano fatto dell’etiopico ‘Afilas’ l’arabo al-Fil (ovvero l’elefante), più rispondente a qualcosa di reale che non il nome del re straniero; così che la ‘spedizione di Afilas’ divenne per essi e per gli ascoltatori la ‘spedizione dell’elefante’. L’antica spedizione di Afilas fu probabilmente un’incursione diretta dall’Etiopia verso la Mecca e partita dalla costa del Mar Rosso; le storie si confusero forse, in seguito, con la tradizione che vedeva Abraha alla testa della spedizione verso la Mecca».</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> Alcuni sostengono fosse il 568 o il 569, altri il 571 o il 572, cfr. Bausani 1978, p. XXII e Lo Jacono 1995, p. 25. Anche il brano coranico sopra citato non fornisce alcuna indicazione né sulla nascita del Profeta, né sul periodo esatto in cui avvenne la spedizione di Abraha.</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> Secondo lo storico musulmano al-Tabari (839-923), Muhammad in persona raccontava di essere nato nell’anno della fallita spedizione contro la Mecca dell’armata di Abraha avvenuta durante il Regno del re della dinastia Sasanide di Persia, Cosroe I, che regnò dal 531 al 579, cfr. al-Tabari, a cura di S. Noja 2002, p. 3. Un’altra tradizione vuole che nel 570 Muhammad fosse già adulto e che suo nonno, ‘Abd al-Muttalib lo avesse addirittura inviato alla Mecca a portare la notizia della sconfitta degli Abissini, cfr. Guzzetti 2004, p. 37. Infine, secondo lo storico iracheno Ibn al-Kalbi (719-819), il Profeta nacque addirittura ventitrè anni dopo l’«anno dell’Elefante», v. Bobzin 2002, p. 34. La mancanza di precisione e le contraddizioni sulla data di nascita di Muhammad non dovrebbero stupire più di tanto, perché come scriveva un grande orientalista italiano, il Bausani « … rientrano in quelle abitudini di cui è ben conscio chi abbia viaggiato in Oriente o conosciuto orientali: la scarsa precisione nel computo della propria ed altrui età», v. Bausani 1978, p. XXII.</p>
</div>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/breve-nota-sull%e2%80%99%c2%abanno-dell%e2%80%99elefante%c2%bb.html' addthis:title='Breve nota sull’«Anno dell’Elefante»* ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Cenni storici sull&#8217;Arabia preislamica</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 14:56:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Zuin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Medio e vicino Oriente]]></category>
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		<description><![CDATA[Una precisa panoramica storica sulla penisola arabica e i suoi popoli prima dell'introduzione dell'islamismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cenni-storici-sullarabia-preislamica.html' addthis:title='Cenni storici sull&#8217;Arabia preislamica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><strong><em>Caratteristiche Geografiche.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-7666" style="margin: 10px;" title="Arabia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Arabia-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />La Penisola Araba (<em>jazirah al-‘arab</em>), la più vasta penisola desertica della Terra, è considerata dagli arabi la culla della loro cultura da più di due millenni<a href="#_ftn1">[1]</a>. Questo infinito oceano di sabbia rettangolare, grande più di tre milioni di chilometri quadrati, è caratterizzato ad occidente da una serie lunghissima di catene montuose che s’innalzano da nord (Golfo di Aqaba) a sud (Golfo di Aden) e attraversano sia le regioni centro-settentrionali del Higiàz, sia quelle meridionali dell’Asir.</p>
<p style="text-align: justify;">Le montagne higiàzene non superano i duemilacento metri di altitudine e costituiscono una vera e propria “barriera” che divide la bassa fascia costiera &#8211; la <em>Tihamah</em> – dal grande altopiano centrale del Nagd<a href="#_ftn2">[2]</a>. L’Higiàz confina a nord-ovest con il Mar Rosso, a nord-est con le altissime dune di sabbia del Nafud che si estendono per circa settantamila chilometri quadrati e a sud-est con uno dei più ampi deserti di sabbia al mondo, il “Quarto Vuoto” (<em>rub‘ al-khali</em>) che misura seicentocinquantamila chilometri quadrati. I due centri stanziali più antichi di questa regione, Mecca (<em>al-bakkah</em>) e Medina (<em>yathrib</em>), oggi sono le due città sante verso cui milioni di musulmani di tutto il mondo si rivolgono a pregare cinque volte al giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Yemen, le cime del massiccio di Asir svettano fino a tremila metri. Le aree meridionali dell’Arabia si distinguono da quelle settentrionali per la fertilità del suolo, le abbondanti piogge provenienti dall’India e i progrediti sistemi di irrigazione. Ancora oggi, i terreni del Yemen e dell’Oman si sviluppano, come in passato, sui pendii delle montagne (coltivazione a terrazze) e a parte alcune oasi sparse qua e là, il Sud rimane uno dei pochi angoli della <em>jazirah</em> in cui a dominare è il colore verde.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Genti d’Arabia.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’Arabia preislamica coabitavano due popolazioni semitiche: gli arabi del Nord, i (semi)nomadi beduini (<em>badawi</em>) con condizioni di vita rudimentali e gli arabi del Sud, i sedentari (<em>hadar</em>) con le loro progredite aree agricole<a href="#_ftn3">[3]</a>. I loro progenitori si chiamavano rispettivamente ‘Adnan e Qahtan. Dal primo discendevano gli arabi settentrionali, coloro che prima risiedevano nel deserto della Siria e in seguito all’addomesticamento del cammello (II millennio a.C.) si sparsero in varie zone della Penisola; dal secondo derivavano gli arabi meridionali, i nomadi Amorrei, dapprima stanziatisi in Mesopotamia nel corso del III millennio a.C. e, in seguito, spostatisi nelle regioni sud-arabiche dove si trasformarono in tribù allo stato sedentario.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-primi-arabi/9483" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7665" style="margin: 10px;" title="i-primi-arabi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-primi-arabi.jpg" alt="" width="200" height="253" /></a>Gli arabi settentrionali risiedevano nei territori aridi e stepposi del centro-nord e rappresentavano la maggior parte della popolazione<a href="#_ftn4">[4]</a>. Le loro attività principali erano l’allevamento di pecore, capre e cammelli, la caccia e le scorrerie. I beduini praticavano un nomadismo di tipo pastorale e per questo erano costretti a spostare periodicamente i loro animali per sfruttarne i magri pascoli. Durante la stagione estiva preferivano accamparsi nelle oasi o nei pressi dei villaggi per poter barattare i loro prodotti, come per esempio il latte e le pelli, con altre mercanzie (datteri, cereali, armi e tessuti). Se per gli abitanti delle oasi, la palma da dattero rappresentava il principale sostentamento di vita, per i beduini del deserto il cammello era un altrettanto preziosissimo mezzo, non solo di sopravvivenza, ma anche di trasporto. Questo animale, soprannominato la ‘nave del deserto’, permetteva loro di percorrere centinaia di chilometri al giorno trasportando enormi carichi, consumando poco foraggio e resistendo senz’acqua alle lunghe marce sotto il sole cocente<a href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La dicotomia tra nomadi e sedentari non era così netta per motivi soprattutto ambientali e perciò poteva accadere che i sedentari fossero presenti anche nei luoghi abitati dai beduini e viceversa. Nelle regioni settentrionali, le tribù nomadi dei Nabateni e dei Palmireni furono in grado di sviluppare degli Stati indipendenti grazie soprattutto al commercio. Dal 63 a.C., anno in cui iniziò a frantumarsi l’Impero Seleucide, i Nabatei crearono nell’attuale Giordania una società molto fiorente: la loro capitale, Petra, rimase per circa tre secoli un crocevia importante sulla via carovaniera tra il Mediterraneo, il Sinai, l’Higiàz e l’Arabia meridionale<a href="#_ftn6">[6]</a>. Questa città, “ (…) scavata all’interno di una gola nell’arido e cocente deserto giordano circa 200 chilometri a sud-est di Gerusalemme e 120 chilometri a nord di Aqaba (…)”<a href="#_ftn7">[7]</a> era considerata un punto nevralgico, sia per l’immagazzinamento delle merci, sia per i traffici commerciali. Il primato di Petra durò fino al 106 d.C., quando l’imperatore Traiano annesse lo Stato dei Nabatei alla <em>Provincia Arabia </em>con<em> </em>capitale Bosra<a href="#_ftn8">[8]</a>: da allora, la maggior parte dei commerci controllati dai Nabatei passò nelle mani dei Palmireni e la città di Palmira prese il sopravvento su Petra. Palmira era un luogo ricco di sorgenti d’acqua e circondato da una vegetazione rigogliosa, in particolare di palme ed ulivi. Le merci che arrivavano a Palmira provenivano non soltanto dall’India e dall’Arabia meridionale ma anche dall’Estremo Oriente attraverso due vie principali: quella del Golfo Persico e quella che attraversava l’Asia centrale e la Persia<a href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli arabi meridionali<a href="#_ftn10">[10]</a> erano agricoltori-allevatori e vivevano in condizioni climatico-ambientali davvero invidiabili rispetto a quelle dei nomadi del centro-nord. Essi risiedevano nei territori montuosi fertili, bagnati da piogge periodiche e attraversati da corsi d’acqua che favorivano la coltivazione dei terreni e, di conseguenza, la sedentarizzazione delle popolazioni. Tra il II millennio a.C. e i primi secoli dell’èra cristiana nel Yemen, regione sud-occidentale della Penisola Araba, si insediarono alcune genti semitiche non arabe che crearono dei piccoli regni molto sviluppati. Queste popolazioni erano simili agli arabi, ma non identiche: le accomunavano la lingua, il sudarabico, ma differivano dagli abitanti autoctoni per <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a>, politica, società ed economia. Esse provenivano dalle zone aride e steppose dell’Arabia nord-orientale e “ (…) percorsero presumibilmente la via carovaniera che scendeva, a una certa distanza dalla costa, lungo il Golfo Persico fino alla grande oasi di al-Hagar (…) e che di lì piegava prima verso sud-ovest, penetrando nel cuore della penisola attraverso una serie di oasi, e poi più decisamente verso sud, costeggiando a occidente il <em>rub‘ al-khali</em> fino all’oasi di Nagràn, dove si congiungeva con l’altra via carovaniera che proveniva dal Mediterraneo; poco più a sud cominciava lo Yemen”<a href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La penetrazione di queste genti verso l’Arabia meridionale avvenne molto lentamente e in periodi successivi dando vita a quelli che l’Impero Romano riunì sotto il nome di <em>Arabia Felix</em><a href="#_ftn12">[12]</a>: i Regni Sudarabici. Il benessere dell’<em>Arabia Felix</em> si basava sull’agricoltura, con i suoi perfezionati metodi d’irrigazione e sul commercio delle spezie e delle rinomate essenze d’Oriente che viaggiavano fra l’Oceano Indiano e il Mar Mediterraneo. Per molti secoli, i Regni Sudarabici controllarono la più importante strada commerciale dell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica/">antichità</a>, che collegava gli empori dell’Arabia meridionale ai porti della Siria e dell’Egitto, snodandosi lungo la costa del Mar Rosso. Perle del Golfo Persico, spezie e tessuti dell’India, seta della Cina, oro, avorio e schiavi provenienti dall’Africa orientale risalivano l’Arabia fino ai mercati del Mediterraneo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/search/ref=sr_adv_b/?search-alias=stripbooks&amp;unfiltered=1&amp;__mk_it_IT=%C5M%C5Z%D5%D1&amp;field-isbn=9788845210402&amp;sort=relevancerank&amp;Adv-Srch-Books-Submit.x=42&amp;Adv-Srch-Books-Submit.y=5&amp;tag=cestlaru-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7042" style="margin: 10px;" title="storia-arabia-saudita" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storia-arabia-saudita.jpg" alt="" width="200" height="324" /></a>In particolare, i cammellieri trasportavano due prodotti molto pregiati: la mirra e l’incenso del Hadramàut<a href="#_ftn13">[13]</a>. Queste due resine erano utilizzate in svariati modi e il loro commercio, molto fiorente e redditizio, interessò diverse zone del mondo antico. Entrambe erano indicate nella cura di alcune malattie come la cefalea, le infezioni e la paralisi, ma venivano utilizzate anche nella preparazione dei profumi, dei cosmetici e degli unguenti (soprattutto la mirra). L’incenso era molto richiesto dagli antichi egizi che lo utilizzavano nel procedimento dell’imbalsamazione, dai babilonesi che diffondevano il suo soave profumo durante i rituali in onore delle divinità, infine dai romani, prima del Cristianesimo, i quali usavano bruciare grosse quantità d’incenso nelle cataste di legno innalzate per distruggere i cadaveri.</p>
<p style="text-align: justify;">L’<em>Arabia Felix</em> dette una forte stabilità economica all’intera Penisola Araba e consentì ai suoi abitanti di condurre – grazie a un sistema di scrittura alfabetica, a un fiorente commercio, a delle sviluppate strutture economico-amministrative e a un ricco <em>pantheon </em>astrale – una vita sociale e religiosa più progredita rispetto a quella semplice e primitiva che conducevano i nomadi del settentrione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il regno sudarabico meglio documentato per l’episodio riportato dalla tradizione biblica, secondo il quale la sua regina fece visita al re Salomone, è il Regno di Saba, che raggiunse il massimo splendore durante i secoli VIII e VII a.C.<a href="#_ftn14">[14]</a>. L’economia dei Sabei si fondava essenzialmente sul commercio e sull’agricoltura. Le coltivazioni, infatti, erano molto sviluppate perché questa popolazione fu in grado di inventare un elaborato sistema di irrigazione fatto di dighe e canali che permetteva di bagnare qualsiasi fazzoletto di terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Màrib, la seconda capitale dopo Sirwah (odierna al-Kharibah) a circa centosettanta chilometri ad est di Sanà possedeva una posizione invidiabile: essa incrociava le vie commerciali che provenivano dalle zone sud-orientali della regione con quelle che portavano direttamente ai porti di alcune città meridionali, come quello della città di Aden. La diga di Màrib era considerata dagli storici classici una delle opere di ingegneria più importanti dell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica/">antichità</a>. Essa “ (…) chiudeva la foce del grande bacino del <em>wadi</em> Dhanah: era costruita da un terrapieno lungo ben 700 metri, rafforzato con materiale cementizio e rivestito con lastre di pietra (…). Dalla diga l’acqua veniva immessa nella pianura antistante mediante un sistema di chiuse e di canali su due lati creando due zone di ricca vegetazione (…)”<a href="#_ftn15">[15]</a>. Nel 120 d.C., la diga subì un grave danno che comportò conseguenze negative all’economia del paese, ma continuò a rimanere in funzione fino al 570 d.C.<a href="#_ftn16">[16]</a>. Non furono soltanto i problemi economici causati dal cattivo funzionamento della diga a determinare la fase di declino dell’opulenza sabea. Un fattore climatico nuovo ed inaspettato, i monsoni, contemporaneamente a un forte calo della domanda d’incenso da parte del mondo romano determinata dall’avvento del Cristianesimo costrinsero i commercianti sabei a spostare i loro traffici commerciali dalle vie terrestri a quelle marittime e a non detenere più il primato commerciale nella regione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel cuore della Penisola la città higiàzena di La Mecca era il centro stanziale più conteso dalle tribù arabe. Nonostante fosse un luogo poco accogliente &#8211; il suo clima era insopportabile e l’agglomerato urbano appariva come un’accozzaglia di costruzioni ammucchiate disordinatamente in una valle arida – costituiva uno dei principali poli commerciali dell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica/">antichità</a> presso il quale si svolgevano numerose fiere-mercato che attiravano una miriade di viaggiatori. Alla Mecca confluivano, inoltre, molti pellegrini provenienti da ogni parte dell’Arabia per visitare il santuario più venerato della Penisola, la <em>ka’bah</em>, il ‘Cubo’. Ogni anno queste manifestazioni richiamavano moltitudini di uomini e di credenti che contribuivano ad arricchire i forzieri della città.</p>
<p style="text-align: justify;">I Banu Quraish s’impadronirono della Mecca nel V secolo d.C., grazie a uno dei loro comandanti, un tale Qusayy ibn Kilab, sposato con una delle figlie del capo-tribù dei Banu Khuza’a, fino ad allora i padroni della città. La passione che i Banu Quraish nutrivano per il commercio e i viaggi, l’attenta premura per gli affari e le loro virtù guerriere contribuirono ad aumentare il prestigio non solo della tribù, ma anche dell’intera città. La fortuna di Mecca era la posizione geografica strategica che i Quraisciti seppero sfruttare perfettamente. La città, con le sue strade affollate e piene di vita e di colori rappresentava la diramazione più importante delle principali vie carovaniere, quegli antichissimi letti di fiumi disseccati (<em>wadi</em>) che segnavano il tragitto delle carovane verso la Siria e la Mesopotamia e verso il Yemen per giungere in Etiopia<a href="#_ftn17">[17]</a>. Fu così che i Banu Quraish, abili commercianti soprattutto nella vendita delle merci al dettaglio “ (…) seppero diventare i personaggi principali del commercio interarabo e stabilirono anche dei regolari rapporti commerciali con la Siria, l’Arabia Meridionale e l’Etiopia”<a href="#_ftn18">[18]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La Struttura Sociale.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La struttura sociale degli antichi arabi era di tipo tribale. La tribù comprendeva numerose famiglie patriarcali unite dal ‘legame di sangue’. Non era insolito che una tribù si formasse anche attraverso il ‘legame di clientela’, ovvero tramite coloro che chiedevano protezione ad un’altra tribù (<em>mawali</em>). Le famiglie abitavano in tende ed erano raggruppate in clan formati da centinaia di nuclei domestici che si spostavano insieme, condividevano i pascoli e partecipavano uniti ai combattimenti. I matrimoni erano di tipo endogamico, cioè si celebravano tra membri della stessa famiglia. Se, per esempio, due fratelli – dai loro rispettivi matrimoni – avevano il primo un figlio e il secondo una figlia, i due cugini venivano fatti sposare per preservare il patrimonio familiare.</p>
<p style="text-align: justify;">I membri di una tribù si consideravano discendenti da uno stesso antenato e perciò indistintamente fratelli di sangue. La discendenza di ogni singola tribù era narrata da un personaggio molto particolare, il cantastorie, che nelle fiere e nei mercati affollati delle città e dei villaggi catturava l’attenzione di grandi e piccoli con i racconti dei due antenati, ‘Adnan e Qahtan. La passione per la genealogia era molto sentita fra gli arabi. Frequentemente le tribù entravano in conflitto tra loro per difendere il proprio territorio e prima di iniziare una scaramuccia seguivano un vero e proprio rituale. Il poeta di una tribù vantava alla parte nemica le gesta gloriose dei propri antenati; poi seguiva un insulto al gruppo avversario accusandolo di non essere nobile. Infine, al grido di battaglia dei guerrieri, si udiva il nome dell’antenato al quale dicevano di appartenere. Il valore di un uomo dipendeva dalla nobiltà della stirpe e colui che non poteva vantare nobili origini riusciva a salvarsi soltanto chiedendo asilo politico presso un’altra tribù.</p>
<p style="text-align: justify;">A capo della tribù vi era un’autorità massima, il Signore (<em>sayyid</em>), liberamente eletto in base ai suoi meriti e all’età. Il <em>sayyid</em> doveva appartenere a una famiglia benestante; avere l’obbligo morale di aiutare i più bisognosi; possedere doti di praticità, risolutezza e prudenza che mettessero in evidenza la sua qualità migliore, quella della mediazione<a href="#_ftn19">[19]</a>. Tra le sue mansioni vi erano sia i trattati di pace, sia le dichiarazioni di guerra anche se, in quest’ultimo caso, il suo potere era limitato da un’assemblea di dignitari, gli “Anziani”.</p>
<p style="text-align: justify;">La legge della tribù era il ‘modo di agire’<a href="#_ftn20">[20]</a> dell’antenato divenuto norma secolare per i suoi discendenti. Quest’ultimi erano molto solidali tra loro: se un membro subiva un torto, il suo clan lo vendicava; se era un suo membro a commettere un torto, il gruppo ne era responsabile. Quando uno degli appartenenti allo stesso clan feriva oppure uccideva un uomo di un’altra tribù le soluzioni erano sostanzialmente due: o la vendetta di sangue individuale, o il pagamento di un compenso materiale previo accordo tra le due famiglie. Nel caso, infatti, di un delitto all’interno della stessa famiglia, l’omicida poteva essere espulso per sempre dalla sua tribù. Questo significava andare incontro a morte sicura: chi non godeva più della protezione tribale era un fuorilegge che chiunque poteva assalire impunemente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La Sacra Arabia</em>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte degli arabi del deserto e di coloro che vivevano nelle oasi e nei centri urbani dell’Arabia centrale professavano l’idolatria<a href="#_ftn21">[21]</a>. Essi adoravano una pluralità di dèi, convinti che gli oggetti, specialmente le pietre, le rocce e gli alberi fossero abitati da potenze divine: di conseguenza, il luogo ove dimorava il masso o la pianta era considerato sacro (<em>haram</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Il santuario pagano più conosciuto e venerato della Penisola Araba era la <em>ka’bah</em>, nella città di Mecca<a href="#_ftn22">[22]</a>. La <em>ka’bah</em> ospitava più di trecento idoli, fra i quali il dio Hubal, il ‘Signore della <em>ka’bah</em>’. Il santuario era circondato da un terreno sacro e la sua custodia era affidata alle famiglie meccane più influenti che si tramandavano i compiti di padre in figlio. Presso la <em>ka’bah </em>si svolgevano dei riti importanti, fra i quali il pellegrinaggio al dio Hubal e altri cerimoniali come, ad esempio, la circumambulazione attorno il luogo sacro (<em>tawaf</em>), il pellegrinaggio (<em>hagg</em>) alla collina di ‘Arafat e la corsa verso la località di Muzdalifa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella vita religiosa dell’Arabia preislamica è difficile intravedere un corpo sacerdotale sviluppato, probabilmente perché lo stile di vita dei beduini impediva la formazione di culti stabili ed organizzati. La forma più antica di santuario era quella mobile, trasportata sul dorso di un cammello circondato da donne. Il compito sacrificale poteva essere esercitato da qualsiasi individuo e consisteva nell’offerta di animali che venivano sgozzati e mangiati dai partecipanti. Le figure che più delle altre si avvicinavano al sacro erano tre: il <em>sadin</em>, il <em>kahin</em> e la <em>kahina</em>. Il <em>sadin</em> era il custode del santuario; il <em>kahin</em> era l’indovino, colui che emetteva oracoli, prevedeva il futuro, recitava misteriose formule magiche e per questo veniva consultato in ogni momento importante della vita tribale; la <em>kahina</em> era la moglie del <em>kahin</em>, la quale collaborava con il marito nell’interpretazione dei sogni oppure nel ritrovamento di cammelli smarriti e sbrigava altre pratiche sacre. Gli arabi, inoltre, credevano che gli indovini e i poeti fossero ispirati dai <em>ginn</em>, una specie di folletti buoni e cattivi, maschili e femminili, creati dal fuoco, metà uomo e metà divinità. Questi esseri soprannaturali erano presenti nei deserti o in altri luoghi solitari e venivano propiziati o esorcizzati mediante gli scongiuri<a href="#_ftn23">[23]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nome di Essere Supremo, ‘Iddio’ (<em>allah</em>) non era del tutto sconosciuto agli arabi politeisti del settentrione<a href="#_ftn24">[24]</a>. A questo dio essi non tributavano alcun culto particolare, ma ritenevano che gli dèi e le dèe del loro pantheon fossero rispettivamente figli e figlie di <em>allah</em>. Il caso più noto era quello delle tre divinità femminili chiamate Allàt (<em>ilat, allàt</em>), Uzza (<em>al-uzza</em>) e Manat (<em>al-manat</em>). Allàt, la dèa per eccellenza, aveva il suo santuario nei pressi della città di Ta’if, a sud-est della Mecca. I suoi abitanti, i Banu Thaqif, si dedicavano a preservare al meglio la sua effigie, un grande sasso bianco. Il santuario di Uzza, la ‘potente’, si trovava a Nakhla sulla via di Ta’if, a sud di Mecca. Questa divinità si rivelava in tre alberi sacri di acacia ed era venerata dalla tribù meccana dei Banu Quraysh, i quali le offrivano numerosi sacrifici. Manat, la ‘fortuna’, era la divinità più antica, ma la meno conosciuta e stando al significato del nome probabilmente rappresentava la dèa del destino; il suo templio era situato a Qudayd, sul Mar Rosso, a circa 20 chilometri a sud di Yathrib<a href="#_ftn25">[25]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel VI secolo d.C., gli arabi idolatri erano già entrati in contatto con gli zoroastriani, gli ebrei, i cristiani e i <em>hanif</em> ossia i “puri”, coloro che praticavano un mero monoteismo, diffusosi soprattutto nelle regioni sud-arabiche, non contaminato né dall’ebraismo né dal cristianesimo e per il quale, però, non possiamo parlare di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> vera e propria<a href="#_ftn26">[26]</a>. L’introduzione di concezioni ebraiche e zoroastriane nella Penisola Araba era facilitata dalla presenza a nord-est dall’Impero Sasanide di Persia (226 a.C.-650 d.C.), “ (…) il principale centro di dottrina religiosa ebraica, ed un rifugio per filosofi pagani e scienziati di medicina provenienti dalle città elleniche del mondo mediterraneo”<a href="#_ftn27">[27]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ebraismo era diffuso sia nell’Arabia centrale (Higiàz), sia in quella meridionale (Yemen). La popolazione dell’oasi higiàzena di Yathrib (poi Medina)<a href="#_ftn28">[28]</a> era costituita da due elementi religiosamente diversi: gli arabi pagani e gli ebrei<a href="#_ftn29">[29]</a>. I primi adoravano <em>al-manat</em>, la dea del destino e professavano altri culti politeisti; i secondi erano in attesa di un Messia. Gli arabi, di probabile origine yemenita<a href="#_ftn30">[30]</a>, si suddividevano in due gruppi tribali in competizione fra loro, i Banu Qaila e i Banu Khazrag mentre gli ebrei erano rappresentati dalle tre grandi tribù dei Banu Qaynuqa’, Banu Nadir e Banu Qurayzah e non avevano rapporti di buon vicinato con le due sopra citate tribù arabe. I Banu Qaynuqa’ erano artigiani e dimoravano nell’area a nord-ovest dell’oasi; i Banu Nadir e Banu Qurayzah erano agricoltori esperti e risiedevano a sud.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo alcune teorie precristiane la presenza di colonie giudaiche nelle città-oasi del Higiàz è probabilmente da attribuirsi alla diaspora ebraica, conseguente alla conquista della città di Gerusalemme da parte dei Babilonesi nel 586 a.C.. Sulla base di una nuova e più recente scoperta, invece, gli insediamenti giudaici nella regione higiàzena risalirebbero a una spedizione in Arabia del re babilonese Nabonedo (VI secolo a.C.), al termine della quale il sovrano decise di lasciare in zona alcuni reparti ebraici del suo esercito<a href="#_ftn31">[31]</a>. Dopo la seconda distruzione di Gerusalemme, questa volta da parte dell’Imperatore romano Tito nell’anno 70 d.C., gruppi di ebrei appartenenti alla classe sacerdotale continuarono a migrare nelle oasi dell’Arabia settentrionale, occidentale (Fadak, Khaibar, Wadi-l-Qura, Tayma’ e Dedan) e meridionale. Le tribù giudaiche che dalla Palestina giunsero nella Penisola erano di lingua e cultura araba e si distinguevano dagli arabi pagani soltanto per la <a href="#_ftn32"><a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a>[32]</a>. Esse erano più colte dei beduini coi quali convivevano, tant’è che la maggior parte delle famiglie arabe preferivano far studiare i propri figli presso i maestri ebrei.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cristianesimo avanzava più lentamente e in maniera diversa all’interno dell’Arabia rispetto all’ebraismo. I cristiani erano sparsi un po’ qua e un po’ là, in località non ben precisate e questo conferiva loro una tipologia sociale più frammentata e meno strutturata. La percentuale di cristiani nel Higiàz era molto più bassa di quella ebraica. A Mecca, i cristiani, rappresentati dagli schiavi abissini e dai mercenari etiopi appartenenti alle milizie della città, erano pochissimi.</p>
<p style="text-align: justify;">La trasmissione del cristianesimo era affidata soprattutto ai singoli individui e si basava sulle singole conversioni. Nei luoghi di aggregazione come le grandi fiere annuali non era difficile incontrare in mezzo ai mercanti, portatori d’acqua, incantatori di serpenti, poeti, profittatori, fumatori di narghilè e cantastorie, la figura del missionario intento a diffondere il credo cristiano. I racconti leggendari sulla figura e la vita di Gesù e lo stile di vita ascetico dei monaci si diffondevano velatamente attraverso le vie carovaniere con la Siria. Questi tragitti non venivano utilizzati soltanto dai trafficanti per trasportare le loro merci, ma anche dai predicatori itineranti per propagandare il loro credo e dai monaci eremiti che, con il loro comportamento severo e rigoroso, raggiungevano le zone più remote ed inospitali dell’Arabia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-corano/9478" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7664" style="margin: 10px;" title="il-corano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-corano.jpg" alt="" width="200" height="305" /></a>La penetrazione cristiana nella Penisola Araba era favorita a nord-ovest dalla sua vicinananza con i territori dell’Impero cristiano-orientale di Bisanzio e a nord-est con quelli dell’Impero Sasanide di Persia. Un ruolo importante nella diffusione del cristianesimo lo svolsero i delegati di queste potenze imperiali che intervenivano diplomaticamente e politicamente nella Penisola per tutelare i loro interessi commerciali. Influenze cristiane cominciarono a circolare nei territori arabi attraverso gli stati-cuscinetto infeudati all’Impero Bizantino e a quello Sasanide, rispettivamente quello dei Ghassanidi e quello dei Lakhmidi: i primi cristiani monofisiti, i secondi cristiani nestoriani<a href="#_ftn33">[33]</a>. I Banu Ghassan e i Banu Lakhm erano due tribù arabe allo stato nomadico che, per motivi ancora poco conosciuti, forse più per convenienza (o pressione politica) che per convinzione religiosa, si posero sotto le ali protettrici di Costantinopoli e Ctestifonte<a href="#_ftn34">[34]</a> con il compito d’impedire attacchi lungo le vie commerciali oppure di mitigare eventuali contrasti con altre tribù arabe<a href="#_ftn35">[35]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’Arabia meridionale la situazione era diversa. Nel Yemen, il cristianesimo era radicato da tempo grazie alle sue continue relazioni con l’antico Regno cristiano di Aksum, in Abissinia<a href="#_ftn36">[36]</a>. La cristiana Etiopia, situata nella sponda opposta del Mar Rosso rappresentava, da un punto di vista politico, un ostacolo al giudaismo imperante nell’Arabia meridionale<a href="#_ftn37">[37]</a> dove colonie ebraiche dedite all’agricoltura, all’artigianato, all’oreficeria, alla fabbricazione di armi e all’attività bancaria già risiedevano disseminate in numerose oasi yemenite<a href="#_ftn38">[38]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sovrano ebreo del Regno di Himyar, Dhu Nuwas<a href="#_ftn39">[39]</a> incarnava le rivendicazioni del nazionalismo yemenita contro la dominazione etiopica e attraverso le lotte politico-religiose rese animati i primi decenni del VI secolo. Nell’anno 524 d.C., Dhu Nuwas ordì il massacro degli abitanti cristiani delle oasi sudarabiche di Nagràn, Zufar e Mokha. L’Imperatore Giustiniano esercitò forti pressioni sul <em>negus</em> etiope, Alla Asbiha affinché intervenisse in aiuto ai cristiani che si trovavano di fronte al suo Regno. Con il pretesto di proteggere i nuclei cristiani, il comandante etiope, Abraha al-Ashram sbarcò in Yemen con un esercito di circa settantamila uomini. Un anno più tardi, Dhu Nuwas capitolò ed Abraha si proclamò Vicerè del Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Abraha iniziò a perseguitare ebrei e pagani, fece costruire molte chiese, distrusse le sinagoghe e vietò agli arabi pagani il pellegrinaggio al santuario della <em>ka’ba</em><em>h</em>, a Mecca. Questo fu il motivo per cui in una chiesa di Sanà &#8211; capitale del Regno &#8211; si verificò un episodio davvero spiacevole. Un arabo pagano della tribù dei Kinana proveniente dal Nordarabia si rinchiuse di notte all’interno della chiesa unicamente per imbrattarla coi suoi bisogni e poi fuggire. Abraha colse l’occasione al volo, armò i suoi uomini e si diresse verso La Mecca per lanciare un’offensiva alla tribù dei Banu Quraysh, la quale era riuscita a trasformare la città higiàzena in una repubblica mercantile talmente potente da danneggiare gli interessi degli arabi meridionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/larabo-in-epoca-preislamica-formazione-di-una-lingua/9479" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7663" style="margin: 10px;" title="arabo-in-epoca-preislamica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/arabo-in-epoca-preislamica.jpg" alt="" width="200" height="302" /></a>Abraha cominciò la sua spedizione punitiva arrivando alle porte della Mecca circondato dal suo esercito quasi come un trionfatore e, come vuole la tradizione, accompagnato da un enorme animale esotico -  l’elefante &#8211; la cui imponenza e i cui suoni dovettero destare tanta meraviglia agli occhi e alle orecchie dei meccani. Purtroppo il suo sogno svanì presto. Il suo esercito fu decimato: forse da una epidemia o – come narra un capitolo del <em><a title="Corano" href="http://www.libriefilm.com/il-corano/9478">Corano</a> </em>(<em>Sura</em> 105, 1-5)<a href="#_ftn40">[40]</a> – da folti stormi di uccelli di una sconosciuta razza <em>ababil</em> che, per intervento di <em>Allah</em>, cominciarono a lanciare dai loro becchi &#8216;pietre indurite&#8217; contro i soldati etiopi, uccidendoli:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Nel nome di Dio, clemente misericordioso!</p>
<p style="text-align: justify;"><sup>1</sup>Non hai visto come oprò il tuo Signore con Quelli dell’Elefante? – <sup>2</sup>Non mandò forse in malora la loro astuzia? – <sup>3</sup>Inviò contro a loro uccelli ababil – <sup>4</sup>che li colpirono con pietre indurite, <sup>5</sup>facendo di loro come pula di grano svuotata.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">La sconfitta di Abraha ebbe luogo in un anno non ancora precisato, forse tra il 567 e il 572 d.C.<a href="#_ftn41">[41]</a>. Di sicuro correva l’“anno dell’Elefante” (<em>‘am al-fil</em>), anno in cui nella città di Mecca, secondo i tradizionalisti musulmani, veniva alla luce Muhammad, l’ultimo dei profeti <a href="#_ftn42">[42]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La parola di Dio &#8211; in lingua araba per il popolo arabo &#8211; trasmessagli attraverso l’arcangelo Gabriele, scese al cuore di Muhammad, per la prima volta, in una notte sacra conosciuta ai posteri come la “notte del destino” (<em>laylah al-qadr</em>), che cadeva il ventisei o il ventisette del mese di Ramadan dell’anno 610<a href="#_ftn43">[43]</a>. Con lo sbocciare nella Penisola Araba di un terzo monoteismo, l’Islam, si concludeva la prima parte della storia degli arabi che i musulmani chiamarono e chiamano con il nome di <em>giahiliyyah</em> (‘ignoranza’)<a href="#_ftn44">[44]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Bibliografia.</em></strong></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="326" valign="top">Bausani   1978</td>
<td width="326" valign="top">A. Bausani, <a title="Il Corano" href="http://www.libriefilm.com/il-corano/9478"><em>Il Corano</em></a>, Firenze 1978.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Bausani   2005</td>
<td width="326" valign="top">A. Bausani, <a title="L'Islam" href="http://www.libriefilm.com/lislam/9474"><em>L’Islam. Una religione, un’etica, una prassi politica</em></a>, Milano   2005.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Bobzin   2002&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="326" valign="top">H. Bobzin, <a title="Maometto" href="http://www.libriefilm.com/maometto/9482" target="_blank"><em>Maometto</em></a>, Torino 2002.</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Cagni-Graziani-Giovinazzo   1990</td>
<td width="326" valign="top">L. Cagni &#8211; S. Graziani – G.   Giovinazzo,  <em>Storia del Vicino Oriente preislamico III: Il Vicino Oriente dalla   fine del II millennio a.C. all’Avvento dell’Islam</em>, Sussidio didattico a   circolazione interna, Napoli 1990.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Chiesa   2007</td>
<td width="326" valign="top">B. Chiesa, <em>Gli ebrei arabi</em>, in <a title="I primi arabi" href="http://www.libriefilm.com/i-primi-arabi/9483" target="_blank"><em>I primi arabi</em></a>, a cura di Sergio Noja, II   edizione, Milano 2007, pp. 167-198.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Crespi   2007</td>
<td width="326" valign="top">G. Crespi, <em>Gli arabi cristiani</em>, in <a title="I primi arabi" href="http://www.libriefilm.com/i-primi-arabi/9483" target="_blank"><em>I primi arabi</em></a>, a cura di Sergio Noja, II<sup>a</sup> edizione, Milano 2007, pp. 199-210.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Di Nola   2004</td>
<td width="326" valign="top">Alfonso M. Di Nola, <em>L’Islam. Storia e segreti di una civiltà</em>,   Roma 2004.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Garbini   2007</td>
<td width="326" valign="top">G. Garbini, L’Arabia meridionale,   in <em><a title="I primi arabi" href="http://www.libriefilm.com/i-primi-arabi/9483" target="_blank">I primi arabi</a></em>, a cura di Sergio Noja, II edizione, Milano 2007, pp.   111-166.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Guzzetti   2004</td>
<td width="326" valign="top">Cherubino M. Guzzetti, <em>Muhammad. La vita di Maometto, profeta di   Allah</em>, Alba (Cuneo) 2004.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Gabrieli   2001</td>
<td width="326" valign="top">F. Gabrieli, <em>Maometto e le grandi conquiste arabe</em>, Roma 2001.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Hourani   1998</td>
<td width="326" valign="top">A. Hourani, <em>Storia dei popoli arabi. Da Maometto ai nostri giorni</em>, Cles (TN)   2006.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Lo Jacono   1995</td>
<td width="326" valign="top">C. Lo Jacono, <em>Maometto. L’Inviato di Dio</em>, Roma 1995.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Noja 2006&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="326" valign="top">S. Noja, <em>Maometto profeta dell’Islam</em>, Cles (TN) 2006.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Noja 2007&nbsp;</p>
<p><em> </em></td>
<td width="326" valign="top">S. Noja, <em>L’Arabia sedentaria e nomade</em>, in <a title="I primi arabi" href="http://www.libriefilm.com/i-primi-arabi/9483" target="_blank"><em>I primi arabi</em></a>, a cura di Sergio   Noja, II edizione, Milano 2007, pp. 19-92.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Rodinson   1995&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="326" valign="top">M. Rodinson, <em>Maometto</em>, Torino 1995.</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Colombo   2007</td>
<td width="326" valign="top">V. Colombo, <em>Nabateni e Palmireni</em>, in <a title="I primi arabi" href="http://www.libriefilm.com/i-primi-arabi/9483" target="_blank"><em>I primi arabi</em></a>, a cura di Sergio Noja, II   edizione, Milano 2007, pp. 93-110.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Piotrovski   2007</td>
<td width="326" valign="top">Michail B. Piotrovski, <em>L’economia dell’Arabia preislamica</em>, in <a title="I primi arabi" href="http://www.libriefilm.com/i-primi-arabi/9483" target="_blank"><em> I primi arabi</em></a>, a cura di Sergio Noja, II edizione, Milano 2007, pp. 211-239.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="326" valign="top">Zuin 2009</td>
<td width="326" valign="top">A. Zuin, <em>La   Siria e le Figlie di Maria Ausiliatrice</em>, in IN COLLEGAMENTO. NOTIZIARIO   DELL’ISPETTORIA TRIVENETA MADRE MAZZARELLO, Conegliano-Anno VII n°1 febbraio   2009, pp. 29-31; www. cgf.manet.org (19 gennaio 2009); www. donboscoland.it.   (14 gennaio 2009).&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div>
<hr size="1" />
<div style="text-align: justify;">
<p><strong><em>Note</em></strong></p>
<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> Escludendo la Palestina, l’Iraq, il Regno Hashemita di Giordania e la Repubblica araba di Siria, la Penisola Araba attualmente è formata dai seguenti Stati: 1. Il Regno dell’<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span> (capitale Riyad); 2. Il Bahrein (capitale al-Manamah); 3. La Federazione degli Emirati Arabi Uniti (Abu Dhabi, Dubai, Sharjah, Ras al-Khaymah, Ajman, Umm al-Qaiwain e Fujairah); 4. L’Emirato del Kuwait (capitale al-Kuwait); 5. Il Sultanato di Oman (capitale Musqat); 6. L’Emirato del Qatar (capitale Doha); 7. La Repubblica araba del Yemen (capitale Sanà &#8211; Yemen del Nord); 8. La Repubblica dei Popoli Democratici del Yemen (capitale Aden &#8211; Yemen del Sud).</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref2">[2]</a> Nome antico che significa ‘terra elevata’, cfr. Noja  2007, p. 21. L’area è quasi disabitata e il suo centro principale è Hail. I monti raggiungono quota millequattrocento metri e a mano a mano che si scende il versante orientale vi sono numerosi <em>wadi</em> nei pressi dei quali sorgono alcune oasi.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref3">[3]</a> Secondo la Genesi, i Semiti sono i discendenti di Sem, uno dei figli di Noè. Le lingue parlate dai Semiti si suddividono in tre gruppi: 1. Il gruppo orientale o accadico del quale fanno parte il babilonese e l’assiro del II millennio a.C.; 2. Il gruppo nord-occidentale rappresentato dai seguenti idiomi: ugaritico, fenicio, ebraico, aramaico. In questo gruppo s’inserisce anche la lingua ebraica moderna dello Stato d’Israele; 3. Il gruppo sud-occidentale che comprende l’arabo classico, la lingua ufficiale del Maghreb (Libia, Tunisia, Algeria, Marocco) e del Mashreq (Egitto, Palestina, Siria, Libano, Iraq, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span>, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahreian, Oman e Yemen) e l’aramaico, idioma ufficiale dell’Etiopia.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref4">[4]</a> Ad essi appartenevano diversi gruppi come i Banu Hanifah, i Banu Quraish, i Banu Tamim e i Banu Hawazin, cfr. Noja 2006, p. 48.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref5">[5]</a> In realtà gli spostamenti avvenivano di notte illuminati dalla luce bianca della luna e dalla brillantezza delle stelle.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref6">[6]</a> Il territorio nabateno si estendeva dai confini settentrionali dell’odierna <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span>, comprendendo il deserto del Negev, sino a buona parte della Siria, cfr. Colombo  2007, p. 93.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref7">[7]</a> Cfr. Colombo 2007, pp. 95; 98.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref8">[8]</a> Antico centro cristiano della Siria meridionale e importante svincolo carovaniero che portava al Mar Mediterraneo, al Mar Rosso, al Golfo Arabico, ai territori centrali dell’antica Arabia (Higiàz) e a quelli meridionali (Yemen). Bosra conserva, ancora oggi, un monastero risalente al IV secolo. Secondo la tradizione islamica, l’eremo è considerato il luogo in cui avvenne l’incontro tra l’allora dodicenne Muhammad e il monaco Bakhira, cfr. Zuin 2009, p. 30, nota 6.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref9">[9]</a> V.<em> </em>Colombo 2007, pp. 93-95.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref10">[10]</a> Come, ad esempio, i Banu Kindah, i Banu Kinana, i Banu Lakhm, i Banu Gassan, i Banu Tayy, i Banu Aws e i Banu Khazrag, v. Noja 2006, p. 47.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref11">[11]</a><em> </em>Cfr.<em> </em>Garbini 2007, pp.<em> 137-138.</em></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref12">[12]</a> Secondo i romani l’Arabia era suddivisa in tre aree ben distinte: 1. l’<em>Arabia deserta </em>che comprendeva i territori desertici a sud della città di Palmira (odierna Siria); 2. l’<em>Arabia Petraea </em>che corrispondeva alla zona intorno alla città di Petra (odierna Giordania); 3. la sopra citata <em>Arabia Felix</em> (odierni Yemen del Nord e del Sud ed Oman).</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref13">[13]</a> La mirra e l’incenso sono delle resine aromatiche che trasudano dai tronchi di alcune piante che crescono nell’Arabia meridionale e in Africa. V. inoltre Pietrovski 2007, pp. 229-230.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref14">[14]</a> Gli altri regni erano i seguenti: il Regno dei Minei (capitale Ma‘in) situato nell’area del <em>wadi</em> Jawf che attualmente corrisponderebbe alla regione sud-orientale della capitale yemenita, Sanà; il Regno di Qataban (capitale Timna‘) a sud-ovest del Regno di Saba; il Regno di Hadramawt (capitale Shabwah, alla foce dell’omonimo fiume) posizionato ad est del Qataban e a sud-ovest del Regno dei Minei; il Regno di Ausan che estendeva parte dei suoi confini fino al Qataban e i suoi traffici commerciali si spingevano fino alle coste africane e all’Isola di Zanzibar; il Regno di Himyar (capitale Zafar) collocato al centro della parte sud-occidentale dell’Arabia meridionale che raggiunse il massimo splendore con la fase di decadenza dei Sabei.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref15">[15]</a> V. Cagni- Graziani- Giovinazzo 1990, p. 418.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref16">[16]</a> Dopo questa data, la diga non è stata più utilizzata fino ai giorni nostri. E’ stata ricostruita nel 1986 grazie al contributo dello Sceicco degli Emirati Arabi Uniti, Zayd bin Sultan.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref17">[17]</a> I convogli diretti a nord partivano durante la stagione estiva; quelli che si dirigevano a sud viaggiavano nel periodo invernale. Formare una carovana per un lungo tragitto significava radunare più di duemila cammelli sotto l’occhio vigile di centinaia di uomini armati.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref18">[18]</a> Cfr. Pietrovski 2007, p. 230.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref19">[19]</a> La mediazione è una vocazione molto radicata nel mondo arabo e “ (…) deriva dalla connaturata repulsione per l’arabo vero a riconoscere una autorità imperante (…). Il capo della tribù mediava, gli dèi erano forse mediatori tra l’uomo e l’Essere supremo, e Maometto fu chiamato a Medina a mediare tra due tribù contendenti. Bisogna dunque riaffermare fino alla monotonia, che gli Arabi formarono il loro impero e ampliarono le loro conquiste non solo con la spada, ma anche e soprattutto con i trattati. (…) La stessa conquista della Mecca da parte del profeta dell’Islam era il prodotto di un negoziato e si caratterizzò per l’abbattimento degli idoli e non per una strage”, v. Noja 2007, pp. 24-25.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref20">[20]</a> In arabo <em>sunnah</em>, v. Noja 2006, p. 50.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref21">[21]</a> Culto fondato sulla venerazione di molti idoli, sinonimo di paganesimo e di politeismo.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref22">[22]</a> La <em>ka’bah </em>è una piccola costruzione cubica di pietra (12 metri di lunghezza, 10 di lunghezza e 15 di altezza) appoggiata su una base di marmo. Attualmente si trova al centro della Grande Moschea. Con l’arrivo dell’Islam, la <em>ka’bah </em>diventò il centro principale del mondo religioso islamico, mèta del ‘pellegrinaggio alla Mecca’ e rivelatrice della <em>qiblah</em>, la direzione esatta verso la quale i musulmani di ogni parte del mondo si orientano durante la preghiera. Secondo alcune leggende arabo-islamiche, la <em>ka’bah</em> rappresenta la prima casa di Dio (<em>bayt allah</em>) sulla Terra eretta da Adamo con l’aiuto degli angeli e spazzata via dal diluvio universale al tempo di Noè. Saranno Abramo e suo figlio Ismaele – il progenitore degli arabi – a ricostruirla e a porvi la Pietra Nera che l’arcangelo Gabriele consegnò ad Abramo. All’epoca di Adamo, la Pietra Nera era di colore bianco ma in seguito diventò nera a causa dei peccati degli uomini. Attualmente la Pietra Nera si trova all’esterno della costruzione, inserita in una cornice ovoidale d’argento nell’angolo di sud-est. Secondo alcune teorie si tratterrebbe di una meteorite conosciuta come ‘mano di Allah’ (<em>yad allah</em>) o, secondo altre opinioni più recenti, di un bètilo cioè una pietra adorata a somiglianza di una divinità.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref23">[23]</a> La credenza che questi spiritelli possano parlare ed entrare in relazione con gli uomini è ancora molto viva tra gli arabi dei giorni nostri.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref24">[24]</a> V. Di Nola 2004, p.12</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref25">[25]</a> Su queste divinità v. Di Nola 2004, p. 14; Lo Jacono 1995, p. 21; Noja 2006, pp. 59;66.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref26">[26]</a>Lo zoroastrismo (detto anche mazdeismo) è una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> arcaica dell’antica Persia. Il suo nome deriva dal suo fondatore, Zarathustra (Zoroastro). Questa dottrina si basa sul dualismo (lotta fra il Bene e il Male fino alla definitiva sconfitta di quest’ultimo) e su elementi e credenze che appartengono alle grandi <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> monoteistiche. Il termine arabo <em>hanif</em> deriva dal siriaco <em>hanpa</em> che in origine significa pagano, eretico e poi dissidente religioso, cfr. Gabrieli 2001, p. 33. V. inoltre Bausani 1978, p. xx; Di Nola 2004, p. 22; Guzzetti 2004, p. 25; Lo Jacono 1995, p. 24; Noja 2006, p. 70.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref27">[27]</a> V. Hourani 1998, pp. 11-12.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref28">[28]</a> Yathrib, distante da Mecca circa trecentocinquanta chilometri era un’oasi molto attraente. La sua economia si basava soprattutto sulla coltura della palma da dattero e di altri alberi da frutto, grazie alle abbondanti falde acquifere sotterranee che permettevano l’irrigazione dei terreni necessaria alle varie colture. La superficie dell’oasi era molto estesa e le abitazioni erano ben distribuite e distanziate l’una dall’altra, circondate da giardini tappezzati di piante ornamentali, fiori di ogni colore e abbelliti da fontane e zampilli d’acqua. Yathrib prenderà il nome di Medina nel momento in cui il profeta Muhammad compirà l’ègira (<em>higrah</em>), la fuga da Mecca a Medina, avvenuta il 16 luglio 622 d.C.. Il nome esatto è <em>madinah-an-nabi</em> che significa ‘la città del profeta’ ovvero la città per eccellenza. Attualmente è una delle città sante dell’Islam, luogo di pellegrinaggio alla tomba del profeta Muhammad.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref29">[29]</a> I termini arabi che designano la parola “ebrei” sono <em>al-yahud</em> oppure <em>banu isra’il</em> (letteralmente ‘i figli di Israele’) cfr. Guzzetti 2004, pp. 28; 104-105. V. anche Rodinson 1995, p. 118.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref30">[30]</a> Probabilmente alcune tribù ebraiche erano immigrate nell’Higiàz in seguito al crollo della diga di Marib (120 d.C.).</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref31">[31]</a> V. Guzzetti 2004, p. 27 e Noja 2006, pp. 70-72.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref32">[32]</a> Secondo Gabrieli 2001, p. 32 gli ebrei erano degli “(…) elementi giudaizzati, che avevano la lingua e la cultura comune coi loro connazionali pagani, e solo se ne distinguevano per il culto sinanogale, e la gerarchia dei rabbini e dottori (…)”; cfr. anche Noja 2006, p. 72.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref33">[33]</a> Cfr. Hourani 2006, pp. 10-11. Il monofisismo è una dottrina che riconosce in Cristo una ‘sola natura’, quella divina (e non quella umana). Questa concezione è stata elaborata nel V secolo dal monaco Etiche. Il Concilio di Calcedonia (451) condannò definitivamente il monofisismo, ribadendo la doppia natura di Cristo. Tuttavia, alcune comunità cristiane rimasero fedeli alla dottrina monofisita e da esse nacquero le chiese ortodosse orientali (armena, siriaca e copta). Il Nestorianesimo è la dottrina elaborata da Nestorio, teologo africano e vescovo di Costantinopoli (dal 428), a seguito di una polemica con il vescovo di Alessandria, Cirillo. Nestorio si oppose all’affermazione di Cirillo, secondo il quale Cristo aveva un’unica natura umano-divina, sostenendo che la nascita e la passione in Cristo debbano essere ricondotte alla sua natura umana (e non divina). Nonostante il Concilio di Efeso (431) condannò le parole di Nestorio, che si rifugiò in un monastero ad Antiochia, il suo pensiero fu portato avanti da molti suoi seguaci che fondarono le Chiese nestoriane, attualmente attive in Siria, Iraq ed Iran. I Nestoriani svolsero un’attività missionaria così intensa che il loro messaggio giunse fino in Cina, cfr. Noja 2006, p. 100.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref34">[34]</a> Capitale sassanide situata nella zona fertile e popolosa al centro dell’Iraq, lambita dalle acque sacre del Tigri e dell’Eufrate cfr. Hourani 2006, p. 11.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref35">[35]</a> I Banu Ghassan erano installati nella regione a sud di Amman (odierna Giordania); la capitale dei Banu Lakhm era la città di Hira (odierno Iraq), famoso centro episcopale, dove le chiese e i monasteri erano numerosissimi. Su queste due tribù, v. Crespi 2007, pp. 199-205; Gabrieli 2001, pp. 32-33 e Guzzetti 2004, p. 30.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref36">[36]</a> L’imperatore Costanzo (337-361) inviò in Yemen una delegazione con a capo il diacono indiano Teofilo per diffondervi il messaggio cristiano e per stabilire dei nuovi rapporti commerciali con l’India, cfr. Guzzetti 2004, pp. 30-31.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref37">[37]</a> V. Garbini 2007, p. 163.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref38">[38]</a> Numerosi erano gli ebrei presenti nel Yemen fino alla loro emigrazione in Israele (1948-1950), cfr. Bobzin 2002, p. 52.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref39">[39]</a> Questo era il suo soprannome che significa “quello coi riccioli”; il vero nome del re era Yusuf As’ar Yath’ar, cfr. Garbini 2007, p. 153 e Lo Jacono 1995, nota 25, p. 23.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref40">[40]</a> Cfr. Bausani 1978, p. 489. Sulla veridicità storica dell’episodio cfr. Noja 2007, pp. 27-28 e Lo Jacono 1995, pp. 23-25.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref41">[41]</a> Secondo Bobzin 2002, p. 119 l’anno dell’Elefante corrisponde al 547.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref42">[42]</a> Muhammad era un sedentario, discendente da un ramo della tribù dei Quraishiti, i Banu Hashim. Questo “(…) diede un’impostazione irreversibile all’Islam che non fu affatto una civiltà di beduini lanciati all’assalto di imperi di sedentari, con la spada nella destra e il Corano nella sinistra – immagine questa cara agli illustratori occidentali, ma addirittura proibita dal diritto musulmano che impone di tenere il Corano con la destra – alla carica in ranghi serrati contro le schiere dei miscredenti”, cfr. Noja 2007, p. 24.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref43">[43]</a> Le rivelazioni continuarono fino al giorno della sua morte, avvenuta l’8 giugno dell’anno 632 d.C., cfr. Bobzin 2002, p. 119. Il messaggio religioso del profeta dell’Islam rimane, senza dubbio, “il contributo più importante che l’Arabia abbia dato alla storia dell’umanità (…); da questo messaggio è nata un’intera civiltà che si è diffusa, e continua a diffondersi, dall’Atlantico al Pacifico.”, v. Garbini 2007, p.111.</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref44">[44]</a> Gli arabi applicano alla loro storia una suddivisione fondamentale: il periodo preislamico (<em>jahiliyyah</em>) e quello islamico. La <em>jahiliyyah</em> si divide a sua volta in due fasi: l’antica <em>jahiliyyah</em> è il periodo che va da Abramo a Noè e da Abramo a Gesù e la nuova <em>jahiliyyah</em>, quello da Gesù a Muhammad.</p>
</div>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cenni-storici-sullarabia-preislamica.html' addthis:title='Cenni storici sull&#8217;Arabia preislamica ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il grande regno assiro (1950-609 circa a.C.)</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 16:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Zuin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un'accurata panoramica sulla storia degli Assiri e le conquiste militari dei suoi sovrani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-grande-regno-assiro.html' addthis:title='Il grande regno assiro (1950-609 circa a.C.) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/gli-assiri/1841" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6894" style="margin: 10px;" title="gli-assiri" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gli-assiri-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" /></a><strong><em>L&#8217;Antico Regno Assiro </em><em>(1950-1750 circa a.C.)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">I confini del Paese erano circoscritti alla sola città di Assur che era a capo di un&#8217;importante rete commerciale. In questo periodo i regnanti della città-Stato non si fregiavano ancora del titolo di «re» (<em>sarrum</em>) ma usavano quello di «Governatore» (<em>issiakkum</em>) del dio Assur. Essi utilizzarono il titolo di <em>sarrum</em> solo nel momento in cui il dio Assur e le altre divinità del pantheon li autorizzarono ad oltrepassare i confini della città-Stato e ad esercitare il potere supremo di comando su tutta la Mesopotamia. Da quel momento, la conquista di nuove terre, la devastazione del territorio nemico, la deportazione degli abitanti dalle regioni vinte e l&#8217;annessione delle città straniere erano legittimate dal volere divino. L&#8217;artefice della prima fase di espansione del territorio dell’Assiria fu il Re Samsi-Adad I (1815-1872 a.C.), il primo a fregiarsi del titolo di re (<em>sarrum</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Un re amorreo: </em><em>Samsi-Adad I (1815-1782 a.C.)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Samsi-Adad I apparteneva alle tribù degli Amorrei che regnavano a Ekallatum, una località poco distante da Assur. Suo padre, un tale Ila-Kabkabi era uno dei più importanti capi tribali amorrei che combatterono per il controllo dei territori attorno al delta del fiume Habur, all&#8217;estremo nord dell&#8217;Assiria. La capitale del suo Regno era Assur, ma Samsi-Adad I preferiva risiedere a Subat-Enlil, località situata nel cuore dell&#8217;Assiria.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo re fu il primo governatore d’Assiria che riuscì ad ampliare i confini della città-Stato di Assur e a trasformarla in una grande potenza. Insieme ai suoi soldati, infatti, percorse un territorio molto vasto che andava dalle montagne dello Zagros fino al fiume Eufrate. Il suo obiettivo principale era quello di incorporare all&#8217;Assiria tutti i paesi conquistati, anche quelli situati al di fuori della Mesopotamia.</p>
<p style="text-align: justify;">Samsi-Adad I si fregiò per primo anche del titolo di <em>sar kissatim</em>, che significa «Re dell&#8217;Universo». Alla fine del suo regno, egli possedeva l&#8217;intera Mesopotamia del Nord e la Siria. I confini dell&#8217;Assiria erano così estesi che il re decise di dividere la sua autorità con i suoi due figli, Isme-Dagan e Yasmah-Adad. Il primo fu posto sul trono della città di Ekallatum, sul fiume Tigri per osteggiare le popolazioni ribelli delle montagne e vigilare il Paese di Esnunna. Il secondo, invece, fu insediato nella città di Mari, sul fiume Eufrate. Con l&#8217;aiuto dei suoi due figli, Samsi-Adad I riuscì finalmente a sorvegliare l&#8217;enorme struttura amministrativa dell&#8217;Assiria. Purtroppo, in seguito alla sua scomparsa, l&#8217;Assiria iniziò a restringersi entro i confini naturali poiché nessun suo successore fu in grado di governare i paesi e le provincie da lui conquistati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Le colonie commerciali in Anatolia</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">I mercanti della città-Stato di Assur avevano creato una solida rete di empori mercantili che risalivano il fiume Tigri e si irradiavano nella Siria settentrionale e in Anatolia. Si trattava della produzione, distribuzione e vendita di tessuti pregiati e di altre merci nei Paesi situati al di là della Mesopotamia.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli uomini d&#8217;affari assiri commerciavano con le città anatoliche di Kanis, Alisar e Boghazkeui. Le stoffe realizzate in Mesopotamia erano molto richieste all&#8217;estero perché erano di ottima qualità e alla moda. Oltre ai tessuti, gli Assiri trasportavano stagno in cambio di argento oppure barattavano i loro beni con altri prodotti. I loro ricavi erano enormi perché il prezzo di acquisto dello stagno veniva raddoppiato e quello dei tessuti addirittura triplicato. Lo stagno &#8211; necessario per la produzione del bronzo e la costruzione di numerosi utensili e armi &#8211; proveniva dall&#8217;Est. Assur era l&#8217;unica città mesopotamica che deteneva il controllo dell&#8217;importazione di questo metallo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le merci venivano trasportate con gli asini. I trasportatori guidavano le carovane di asini una volta all&#8217;anno. I convogli partivano da Assur, arrivavano a Kanis e prima di ritornare in Assiria si fermavano in altri villaggi anatolici. Le carovane percorrevano circa venticinque chilometri al giorno e il viaggio durava in media una cinquantina di giorni. Ogni asino trasportava due grandi pacchi ai lati della sella, più uno piccolo: dodici stoffe per lato più quattro o al massimo sei tessuti sulla sella. Il carico completo (stagno e tessuti insieme) era di circa novanta chilogrammi per asino. Ogni prodotto era impacchettato, sigillato e portava il nome del destinatario.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando i traffici e le compravendite stipulate fra i mercanti assiri e la popolazione dell&#8217;Anatolia s&#8217;intensificarono, molti mercanti assiri decisero di stabilirsi definitivamente in Anatolia. Tuttavia risiedere a Kanis o in altre città dell&#8217;Anatolia non era semplice. Il mercante doveva chiedere ed ottenere l&#8217;autorizzazione del re; il consenso scritto del sovrano permetteva sì al mercante di vivere in terra straniera e svolgere i suoi commerci, ma ad una condizione. Lo straniero non poteva abitare all&#8217;interno delle mura della città dove si trovavano il palazzo del re, i templi delle divinità e le case degli abitanti, ma al di fuori di esse. Per questo gli Assiri costruirono le loro case &#8211; a uno o due piani con cortile, magazzino e laboratorio &#8211; fuori dalle mura delle città anatoliche. Il quartiere dove vivevano i mercanti assiri si chiamava «<em>karum</em>». Questa originale organizzazione commerciale durò pressapoco fino all&#8217;epoca del Re Samsi-Adad I e scomparve definitivamente intorno al 1830 a.C. allorché fu demolito l&#8217;ultimo <em>karum</em> rimasto, quello della città di Kanis.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/citta-perdute-della-mesopotamia/9195" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6891" style="margin: 10px;" title="citta-perdute-della-mesopotamia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/citta-perdute-della-mesopotamia-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a><strong><em>Il Regno di Hanigalbat</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la morte di Samsi-Adad I si spengono le luci sull&#8217;Assiria per quasi quattro secoli. La ricostruzione degli avvenimenti del popolo assiro riprende grazie al ritrovamento di cinquemila tavolette cuneiformi datate quattrocento anni dopo la morte del sovrano amorreo. Questo cospicuo numero di documenti fu scoperto durante gli scavi di Nuzi, una città dell&#8217;antico Regno di Hanigalbat. Le tavolette facevano parte degli archivi privati delle famiglie più in vista della città hurrita e forniscono preziose informazioni sulla situazione politica dell&#8217;Assiria e degli altri Paesi della Mesopotamia del Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla lettura delle tavolette risulta che l&#8217;Assiria non era più la potenza forte ed indipendente dell&#8217;epoca di Samsi-Adad I perché il Re degli Hurriti Saustar conquistò la capitale assira e la sottomise a tributo. La città di Assur venne distrutta e saccheggiata. I soldati del Regno di Hanigalbat rubarono le porte d&#8217;oro e d&#8217;argento di Assur e le trasportarono nella loro capitale, Wassukkanni. L&#8217;Assiria – ridotta entro i suoi confini naturali &#8211; era ormai una regione vassalla degli Hurriti e continuò a pagare consistenti tributi almeno fino all&#8217;epoca del Re Tusratta (1375-1350 a.C.).</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;anno 1370 a.C., il Regno di Hanigalbat attraversò un momento politicamente burrascoso e fu seriamente attaccato dalla popolazione anatolica degli Hittiti. Il Re degli Hittiti, Suppiluliuma (1370-1342 a.C.) entrò con il suo esercito nella capitale Wassukkanni e Tusratta fu ucciso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il Medio Regno Assiro </em><em>(1350-1050 circa a.C.)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Assur non era più uno Stato cittadino di piccole dimensioni ma una vera e propria nazione: l&#8217;Assiria. Anche la titolatura dei re era diversa rispetto il periodo precedente come attesta la seguente iscrizione: «Re del Paese di Assur» (<em>sar mat as</em><em>-</em><em>sur</em>). La capitale Assur perse la sua importanza politica ma non il suo primato religioso. Le sue mura, infatti, racchiudevano il grande complesso templare dedicato al dio omonimo, l&#8217;unico luogo di culto e di pellegrinaggio della divinità in tutto il Paese. I sovrani furono dei grandi conquistatori. Il re che inaugurò la seconda fase di espansione territoriale fu il vittorioso Assur-Uballit I (1353-1318 a.C.).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Assur-Uballit I (1353-1318 a.C.)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;invasione degli Hittiti nel Regno di Hanigalbat coincise con la «rinascita» degli Assiri che inaugurarono la loro seconda fase di espansione territoriale. Dopo la morte del Re Tusratta, il sovrano assiro Assur-Uballit I approfittò della situazione instabile e riuscì ad annettere all’Assiria una parte del territorio hurrita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il re possedeva accortezza ed abilità nel condurre faccende importanti e delicate e, grazie a queste sue doti speciali, seppe intrecciare dei rapporti amichevoli con l&#8217;Egitto. Nel sito archeologico antico-egiziano di El-Amarna sono state ritrovate parecchie lettere scritte da Assur-Uballit I al Faraone Amenophi IV, che documentano il rapporto di amicizia fra i due sovrani. Tuttavia, questa “fratellanza” tra Assiria ed Egitto non era benvoluta dai re di Babilonia, perché l’Assiria era ancora sotto la loro influenza. Molto meno amichevoli erano le relazioni con i Cassiti anche se Assur-Uballit I fece un gesto di distensione, concedendo in sposa al Re Cassita di Babilonia, Burna-Burias (1359-1333 a.C.) sua figlia, la Principessa Muballitat-Serua. In questo modo, Assiria e Babilonia riuscirono finalmente ad accordarsi sulla definizione dei rispettivi confini. Quando Assur-Uballit I passò a miglior vita, lo Stato assiro godeva di grande rispetto internazionale al pari dell&#8217;Egitto e della Babilonia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Adad-Nirari I (1295-1264 a.C.).</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Adad-Nirari I fu uno dei più grandi conquistatori assiri. Egli cercò di risolvere la questione delle tribù nomadi che si erano stanziate ai confini del suo Stato. Erano le tribù dei Gutei e dei Lullubiti che provenivano dall&#8217;altopiano persiano e quelle degli Ahlamu e dei Sutei che arrivavano dal deserto siriano. Adad-Nirari I non riuscì mai a domare completamente queste tribù, ma dai loro capi tribali ottenne il libero accesso per il transito di alcune materie prime (metalli, pietre e legname da costruzione) che giungevano in Assiria proprio attraverso l&#8217;altopiano dell&#8217;Iran e il deserto della Siria. Il re stipulò con i beduini degli accordi di «pascolo»: essi potevano allevare il bestiame e curare le greggi a condizione che prestassero servizio come spie, messaggeri, agricoltori o mercenari. Questo, secondo il re assiro, era l&#8217;unico modo per tenere le tribù sotto controllo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;anno 1300 a.C., Adad-Nirari I occupò la capitale del Regno di Hanigalbat. Sattuara I, Re degli Hurriti fu fatto prigioniero, deportato nella città di Assur insieme alla sua famiglia e rilasciato dietro il pagamento di un consistente tributo. Ecco come Adad-Nirari I stesso descriveva i fatti nei suoi <em>Annali</em>:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Quando però Shattuara, il re del paese di Hanigalbat … divenne ostile nei miei confronti, divenne aggressivo, io lo affrontai su ordine del dio Assur, il mio signore (…), lo portai nella mia città di Assur, gli feci prestare giuramento e poi tornare nel suo paese. Anno per anno, finché egli visse, accettai in effetti il suo tributo nella mia città di Assur. Successivamente però Wasashatta, suo figlio, si ribellò, divenne ostile nei miei confronti (e) aggressivo. Egli si rivolse per aiuto al paese di Hatti; l&#8217;ittita accettò in effetti i suoi doni corruttori, ma non lo soccorse! Con le potenti armi del dio Assur, il mio signore (…) io conquistai e catturai Taidu, la sua grande residenza (e inoltre) le città di Amasakku, Kasat, Suru, Nabula, Hurra, Sudukku e Wasukanni. Io mi impadronii del bottino di queste città, dei tesori di suo padre, delle ricchezze del suo palazzo e li portai nella mia città di Assur. (…) I grandi dèi mi diedero (il paese) da Taidu fino a Iride, da Eluhat fino ai monti Kasijari (…) fino alla sponda dell&#8217;Eufrate ……….. ».</em><strong><a href="#_ftn1">[1]</a></strong><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Tukulti-Ninurta I (1233-1197 a.C.).</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tukulti-Ninurta I<em> </em>arrivò con il suo esercito in ogni angolo della Mesopotamia. Ad oriente il re lottò contro gli abitanti dei Monti Zagros e li sottomise. Ad occidente vinse contro le popolazioni a nord del fiume Tigri e giunse fino alle miniere di rame dell&#8217;antica città di Harran. I confini settentrionali dell&#8217;Assiria erano insicuri per la presenza degli abitanti del Paese di Nairi. L&#8217;esercito di Tukulti-Ninurta I sconfisse ben quaranta regnanti di Nairi. I sovrani furono incatenati, portati nella città di Assur e liberati soltanto dopo aver pagato il tributo. Nell&#8217;anno 1233 a.C., Tukulti-Ninurta I si diresse verso sud e sconfisse il Re di Babilonia, Kastilias IV deportato in Assiria. Nel 1215 a.C., il re assiro saccheggiò la capitale Babilonia e si proclamò re di Babilonia. Per festeggiare la conquista della città, Tukulti-Ninurta I ordinò ai suoi scribi di redigere la celebrazione della sua vittoria in dialetto babilonese e non in quello assiro. Il successo di Babilonia assicurò all&#8217;Assiria il controllo degli scambi fluviali, dei traffici nel Golfo Persico e del commercio di metalli, pietre preziose e legnami da costruzione che passava attraverso i Monti Zagros.</p>
<p style="text-align: justify;">Tukulti-Ninurta I fu ucciso da uno dei suoi figli. I suoi successori purtroppo non furono in grado di controllare, amministrare e governare tutti i Paesi da lui conquistati e questo comportò ancora una volta la dissoluzione del Regno Assiro per quasi un secolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>«Kar-Tukulti-Ninurta».</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tukulti-Ninurta I progettò la costruzione di una nuova città, situata sulla sponda orientale del fiume Tigri a circa tre chilometri dalla capitale Assur. La nuova città si chiamava «Kar-Tukulti-Ninurta» che significa il «Porto di Tukulti-Ninurta» e pare sia stata costruita per volontà del dio Assur come scriveva lo stesso sovrano:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Il mio signore mi esortò ad erigere una città di culto sull&#8217;altra riva rispetto alla mia città (ovvero Assur), sede della divinità, e mi chiese di costruire il suo santuario. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per ordine del dio Assur, che mi ama, ho fondato una città del dio Assur, sull&#8217;altra riva, dalla parte opposta della mia città di Assur (…) in una zona di pascoli e terreno incolto, dove non c&#8217;è né casa né abitazione, dove non sono ammucchiate terra e colline, non vi sono mattoni: Kar-Tukulti-Ninurta (è) il suo nome».</em><a href="#_ftn2"><strong>[2]</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Una Credenza Religiosa</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">I sovrani assiri cambiavano spesso residenza non per motivi politici ma religiosi. I re credevano, infatti, che l’universo fosse governato a turno da dieci divinità. Colui che saliva al trono, aveva l’obbligo di dimora in una delle città dedicate al culto della divinità cui spettava in quel momento reggere il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Re Samsi–Adad I (1815-1782 a.C.), ad esempio, fece trasferire la sua residenza da Assur a Subat-Enlil, perché era iniziato il governo di Enlil, dio principale di quella città. I sovrani si spostarono a Kalhu, perché credevano che in quella città fosse cominciato il turno del dio Ninurta. I re si stabilirono a Ninive allorché la guida dell’universo era nelle mani della dea Istar. Coloro che vissero ad Harran erano convinti che la divinità che governava il mondo &#8211; al momento della loro inconorazione &#8211; fosse il dio della luna, Sin.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Tiglat-Pileser I (1114-1076 a.C.).</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo sovrano fu un grande stratega e seppe riportare l&#8217;Assiria ai suoi passati splendori. Nell&#8217;anno 1115 a.C., l&#8217;esercito di Tiglat-Pileser I conquistò la città di Karkemis, sconfisse i Muski e arrivò fino al lago di Van e in altre città dell&#8217;Anatolia. I suoi soldati si diressero anche verso il Mar Mediterraneo e conquistarono la Fenicia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tiglat-Pileser I marciò su Babilonia almeno due volte, senza però conquistare il trono babilonese: intraprese quattordici guerre contro le tribù degli Aramei in Siria ed attraversò il fiume Eufrate ventotto volte. Ecco come negli <em>Annali </em>il sovrano in persona raccontava le sue gesta:</p>
<p style="text-align: justify;"><em> «Io sono Tiglat-Pileser, il re legittimo, il re del mondo, il re dell&#8217;Assiria, il re delle quattro parti della terra, il coraggioso eroe guidato dagli oracoli di Assur e di Ninurta, grandi dèi suoi signori, colui che ha abbattuto i nemici… Al comando del mio signore Assur, la mia mano ha esteso la conquista da oltre il fiume Zab meridionale fino al Mare Superiore che giace all&#8217;occidente. Tre volte ho marciato contro le regioni dei Nairi… Ho piegato ai miei piedi trenta re delle regioni dei Nairi ed ho preso ostaggi tra loro. Ho ricevuto in omaggio cavalli piegati al giogo. Ho imposto loro tributi e doni. Poi ho raggiunto il Libano. Ho tagliato del legno di cedro per il tempio di Anu e Adad, i grandi dèi miei signori, e l&#8217;ho asportato. Sono tornato contro la regione di Amurru. Ho conquistato l&#8217;intera regione di Amurru. Ho ricevuto tributi da Biblo, Sidone e Arvad.»</em><a href="#_ftn3"><strong>[3]</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la morte del re, i suoi successori non furono in grado di amministrare e controllare i vasti confini del Paese e l&#8217;Assiria cadde nuovamente in un periodo di oscuramento per almeno due secoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il Nuovo Regno Assiro (1010-609 circa a.C.)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie ad uno sviluppato e sempre più organizzato apparato bellico, si concretizzò la terza ed ultima fase di espansione territoriale che fece dell&#8217;Assiria un vero e proprio «impero». Quest&#8217;epoca è ricordata anche con il nome di «Età Imperiale».</p>
<p style="text-align: justify;">La terza ed ultima fase della storia degli Assiri si sviluppò tra il IX e l&#8217;VIII secolo a.C. e fu caratterizzata da uno sforzo espansionistico costante da parte di quasi tutti i sovrani. L&#8217;allargamento dei confini dell&#8217;Assiria raggiunse la sua massima estensione: dall&#8217;Anatolia all&#8217;Egitto. Significativa è la seguente iscrizione dedicata ai due sovrani, Esarhaddon (680-669 a.C.) e Assurbanipal (668-627<sup>?</sup> a.C.) che recita: «Esarhaddon, il Re di Assur, e Assurbanipal, suo figlio, cui Sin, il Re degli Dèi, affidò tutti i paesi».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Assur-Nasirpal II (883-859 a.C.)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/dai-palazzi-assiri-catalogo-della-mostra/9193" target="_blank"><img class="size-full wp-image-6892 alignright" style="margin: 10px;" title="dai-palazzi-assiri" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/dai-palazzi-assiri.jpg" alt="" width="200" height="291" /></a>Assur-Nasirpal II era un re molto severo che costringeva i popoli vinti a pagare pesanti tributi, terrorizzandoli. I re degli Stati vassalli vivevano nella paura di subire ritorsioni e per evitare che le truppe assire saccheggiassero e incendiassero i palazzi oppure le case degli abitanti inviavano doni molto costosi alla corte del re.</p>
<p style="text-align: justify;">Assur-Nasirpal II era un uomo molto colto, conosceva la lingua sumerica, la matematica, possedeva una spiccata predilezione per la politica. Si dedicò molto alla ristrutturazione interna del suo Regno costruendo alcuni palazzi e restaurando i templi degli dèi Sin e Samas nella città di Assur. Ordinò la ricostruzione del santuario della dea Istar nella città di Ninive e fece edificare un palazzo a Imgur-Enlil. Tuttavia, la sua opera più grandiosa fu quella di progettare una nuova residenza in un piccolo centro abitato sul fiume Tigri, distante circa trentacinque chilometri da Ninive e che si chiamava Kalhu. Un suo antenato, il Re Salmanassar I (1263-1234 a.C.) aveva già costruito un palazzo in quell&#8217;area.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La città di </em><em>Kalhu</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto della città iniziò nell&#8217;878 a.C. e terminò nell&#8217;859 a.C.. Le mura di Kalhu – i cui lavori furono ultimati dal figlio e suo successore Salmanassar III (858-824 a.C.) &#8211; erano lunghe sette chilometri e mezzo e abbracciavano una superficie di trecentosessanta ettari. All&#8217;interno delle mura furono innalzati il palazzo reale, nove templi, un acquedotto e un ingegnoso sistema di canalizzazione. Nei parchi di Kalhu vivevano numerose specie animali e furono seminati diversi tipi di piante.</p>
<p style="text-align: justify;">La famiglia reale andò a vivere nel palazzo chiamato il «Palazzo di Ginepro». Le pareti interne dell&#8217;edificio erano formate da lastre molto alte scolpite a bassorilievo (ortostati) che raffiguravano il sovrano in diverse scene di culto. Durante i festeggiamenti durati parecchi giorni, si racconta che furono consumati milleduecento manzi, diciasettemila pecore, mille cervi, centocinquantamila anatre, millecinquecento oche, trentunmila uccelli, diecimila pesci, diecimila uova, diecimila pani, diecimila boccali di birra, diecimila otri vino ed altri cibi per un totale di sessantanovemilacinquecentosettantaquattro invitati!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Salmanassar III (858-824 a.C.)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Salmanassar III governò l&#8217;Assiria a lungo ma dovette superare due ostacoli principali: lo Stato aramaico di Bit-Adini e la città di Damasco.</p>
<p style="text-align: justify;">Il piccolo Stato aramaico di Bit-Adini, governato dal principe Ahuni era situato tra i due fiumi, Balih ed Eufrate. Ahuni pagava le tasse al re assiro senza rispettare i patti e continuava ad amministrare su alcune terre bagnate dall&#8217;Eufrate. Salmanassar III fu perciò costretto a dichiarargli guerra. Durante questa spedizione militare gli Assiri distrussero duecento città ed espugnarono sei fortezze. Nell&#8217;856 a.C., il Principe Ahuni fu catturato e deportato in Assiria insieme alla sua famiglia e a ventiduemila sudditi. Il piccolo Stato aramaico di Bit-Adini fu incorporato all&#8217;Assiria. Salmanassar III potè quindi sorvegliare e amministrare l&#8217;intera valle del fiume Eufrate senza nessuna intrusione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;853 a.C., Salmanassar III con il suo esercito partì da Ninive alla volta di Damasco perché alcune città della Siria, della Cilicia e della Fenicia non volevano più pagare i tributi. L&#8217;esercito di Salmanassar III fu assalito dagli Stati aramaici di Hama e Damasco nei pressi della città di Qarqar. Gli scontri furono molto violenti ma non ci furono né vincitori né vinti. Tuttavia, Salmanassar III riuscì ad ottenere il controllo definitivo della via carovaniera che dall&#8217;Anatolia portava alla città di Assur. Nell&#8217;849 a.C., il re riprese sotto il suo controllo la città di Karkemis e nell&#8217;841 si diresse nuovamente verso Damasco. Oltre a Damasco furono sottomesse anche le città di Tiro e Sidone. Negli anni seguenti, Salmanassar III affrontò i Medi che nell&#8217;anno 836 a.C. furono obbligati a pagare un consistente tributo al re assiro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Adad-Nirari III (810-783 a.C.)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quando fu fatto salire al trono, Adad-Nirari III era ancora minorenne e il Regno fu di fatto guidato da sua madre, Sammu-Rammat. Quest&#8217;ultima fu aiutata, a sua volta, dagli assistenti di palazzo, fra i quali il <em>turtanu</em> Samsu-Ilu, il Generale Supremo dell&#8217;esercito. Durante il governo di questo sovrano furono intraprese diverse incursioni contro Babilonia ma anche alcuni tentativi per migliorare le relazioni fra i due Paesi come, ad esempio, un patto di fratellanza e pace.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la fine della monarchia di Adad-Nirari III, l&#8217;Assiria attraversò un periodo di forte indebolimento interno durato circa quarant&#8217;anni. I suoi primi tre successori, Salmanassar IV (782-772 a.C.); Assur-Dan III (771-755 a.C.) e Assur-Nirari V (754-745 a.C.) non furono capaci di comandare il Paese e creare un sistema centrale forte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Tiglat-Pileser III (744-727 a.C.)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tiglat-Pileser III salì al trono nella città di Kalhu con un colpo di stato e fece dell&#8217;Assiria un vero e proprio «impero». Egli allargò i confini del suo Regno fino verso Israele dove nel 734 a.C. e nel 738 a.C. impose pesantissimi tributi. Tra il 732 a.C. e il 730 a.C., Tiglat-Pileser III si diresse verso la sua alleata Babilonia prima liberandola da un tale Mukin-Zeri della tribù caldea di Bit-Amukkani e poi dalle due tribù di Bit-Dakkuri e Bit-Yakkin. Infine, il re raggiunse il Golfo Persico e si recò in pellegrinaggio ai grandi santuari.</p>
<p style="text-align: justify;">A capo della Babilonia non mise uno dei suoi figli ma incoronò sè stesso facendosi chiamare con un altro nome, Pulu. In Assiria egli si fregiò del titolo di <em>sar kissatim</em>, «Re dell&#8217;Universo» mentre a Babilonia, Pulu, <em>alias </em>Tiglat-Pileser III si fece incoronare con il titolo di <em>sar bab-ilim</em>, «Re di Babilonia». Questo sovrano riuscì a conquistare numerosi paesi tanto che la sua autorità si estendeva dalla Siria del Nord fino ai territori sottostanti i Monti Zagros.</p>
<p style="text-align: justify;">Tiglat-Pileser III fu un grande legislatore. Egli promulgò delle riforme nuove che migliorarono l&#8217;efficienza e la sicurezza del Regno Assiro. I membri del ceto dirigente erano reclutati fra i componenti delle famiglie più in vista di Assur. Tuttavia, i governatori di alcune provincie che non appartevano a queste famiglie riuscirono, attraverso alcune imprese, ad entrare nelle grazie dei sovrani, a controllare delle regioni molto estese dell&#8217;Assiria e ad acquisire maggiore autorità e potere tanto da indebolire la stessa istituzione del re. Queste figure emergenti si comportavano &#8211; nelle aree a loro destinate &#8211; come se fossero essi stessi il «Re»: costruivano palazzi, templi, città che portavano i loro nomi. Inoltre, essi facevano redigere delle steli nelle quali si autocelebravano come dei veri e propri sovrani. Tiglat-Pileser III pose un freno a tutto questo introducendo nell&#8217;amministrazione un nuovo funzionario, il <em>bel pihati</em>. Il compito principale di questo funzionario era quello di nominare i generali incaricati di gestire e amministrare le provincie conquistate. Il Paese fu suddiviso in provincie e i vassalli del re erano sostituiti con dei governatori assiri di fiducia. A capo di questa burocrazia articolata stava il re assiro e ogni provincia aveva il dovere di fornire un apparato militare e pagare il tributo stabilito. Fu così che l&#8217;apparato militare assiro diventò un&#8217;imponente macchina da guerra permanente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/mesopotamia-assiri-sumeri-e-babilonesi/9192" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6893" style="margin: 10px;" title="mesopotamia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/mesopotamia.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><strong><em>Sargon II (722-705 a.C.)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Il nome Sargon è la traduzione biblica dell&#8217;accadico, Sarru-Kin che significa «il re legittimo». Appena salito al trono, Sargon II ordinò la deportazione di più di seimila criminali assiri nella città siriana di Hama. Nell&#8217;anno 721 a.C., l&#8217;esercito del re assediò la città di Samaria, deportò ventisettemila uomini e distrusse tutta la parte settentrionale del Regno d&#8217;Israele. Poi invase la Giudea e prese la città di Gerusalemme. Il brano che segue è tratto dagli Annali di Sargon II, il quale narrava, in prima persona, della conquista della città israelitica di Asdod e la conseguente deportazione degli abitanti nel territorio assiro:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Azuri, re di Asdod, aveva progettato di non dar più dei tributi ed aveva inviato messaggi contro l&#8217;Assiria ai re suoi vicini. A seguito del male da lui commesso, io gli tolsi il governo del popolo del suo paese e nominai Ahimiti, suo fratello minore, loro re. Ma gli Hittiti, che progettano sempre misfatti, odiarono il suo regno ed elevarono al potere su di loro un greco che, senz&#8217;alcun diritto al trono, non ebbe rispetto</em><em> </em><em>per la mia autorità, proprio come loro. Acceso d&#8217;ira, non mi fermai a riunire tutta la massa del mio esercito né a preparare il campo, ma mossi contro Asdod con quei soli guerrieri che, anche in zone pacificate, non lasciavano mai il mio fianco. Questo greco, però, seppe da lontano dell&#8217;avanzare della mia spedizione e fuggì in Egitto, al confine dell&#8217;Etiopia: né poté essere scoperto. Io lo assediai e conquistai le città di Asdod, Gat, Asdudimmu; dichiarai bottino i suoi dèi, sua moglie, i suoi figli, tutti i suoi possedimenti ed i tesori del suo palazzo, come pure gli abitanti del suo Paese. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riorganizzai quelle città e vi stabilii della gente delle regioni orientali, che avevo io stesso conquistato. Posi un mio ufficiale a governarli e li dichiarai cittadini assiri.»</em><a href="#_ftn4"><strong>[4]</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Il Regno di Urartu rappresentava un serio pericolo per i sovrani assiri e il suo obiettivo era quello di espandersi fino ai piedi dei Monti Zagros. Nel 714 a.C., Sargon II decise di avanzare con una piccola schiera di mille soldati contro Musasir, località al confine tra Urartu e Assiria. Imprigionò i suoi abitanti, li deportò e saccheggiò i palazzi reali e il templio del dio della tempesta, Haldi. Il bottino consisteva in una tonnellata d&#8217;oro, dieci tonnellate d&#8217;argento e cento tonnellate di bronzo. I soldati assiri rubarono circa trecentomila oggetti di grande valore che confluirono nelle casse del palazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sargon II concluse un&#8217;alleanza di pace con il Re di Babilonia, Marduk-Apla-Iddina II che apparteneva alla tribù di Bit-Yakkin. Intorno all&#8217;anno 710 a.C. il loro accordo si ruppe e il sovrano assiro adottò la linea dura sottomettendo Babilonia all&#8217;Assiria. Marduk-Apla-Iddina II si rifugiò nel vicino Stato dell&#8217;Elam. Sargon II morì in battaglia nell&#8217;Anatolia sud-occidentale e il suo corpo non fu seppellito ad Assur secondo i riti dovuti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La Città di </em><em>Dur-Sarrukin</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli introiti provenienti dai traffici commerciali, i consistenti tributi versati dalle popolazioni vinte allo Stato assiro e i bottini di guerra rappresentavano le entrate più cospicue delle casse palatine assire. Grazie a queste abbondanti ricchezze i sovrani potevano rafforzare l&#8217;esercito, sviluppare l&#8217;agricoltura, costruire nuove città oppure restaurare quelle già esistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;anno 717 a.C., Sargon II dette il via ai lavori di costruzione di una nuova città che chiamò Dur-Sarrukin, la «Fortezza di Sargon». Essa era situata quindici chilometri a nord di Ninive. La sua posizione geografica non era più importante di quella di altre città assire ma il suo terreno pianeggiante, ricco di falde acquifere sotterranee produceva almeno due raccolti l&#8217;anno. Per la realizzazione di questo importante progetto, il re si servì dei deportati e dei prigionieri di guerra provenienti da tutte le parti del Regno.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavori edilizi durarono circa dieci anni e l&#8217;inaugurazione della nuova città avvenne nell&#8217;anno 706 a.C.. Essa era circondata da un muro di cinta interrotto da otto porte. All&#8217;interno delle mura furono costruiti numerosi palazzi, templi, una grande ziqqurat e gigantesche statue di tori androcefali in pietra collocate ai lati delle porte degli edifici. Le aree sacre erano collegate a quelle profane grazie ad un elaborato sistema di scale e ponti. <strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Sennacherib (704-681  a.C.</strong>)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la morte indegna di Sargon II, suo figlio e successore Sennacherib abbandonò definitivamente la città di Dur-Sarrukin e si trasferì a Ninive. Probabilmente la sua scelta aveva un significato più scaramantico che politico. Gli Assiri infatti erano convinti che le anime dei defunti senza sepoltura girovagassero sulla terra con l&#8217;intento di procurare il male ai vivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sennacherib si diresse con le sue truppe verso le ribelli città di Ascalona, Sidone, Ekron e Gerusalemme distruggendo quarantasei città. Il re non riuscì a far capitolare la città di Gerusalemme perché il suo esercito fu colpito da una pestilenza. Nel 721 a.C., Ezechia fu costretto a pagargli un tributo consistente.</p>
<p style="text-align: justify;">Sennacherib mise sul trono babilonese uno dei suoi figli, Assur-Nadin-Sumi che nell&#8217;anno 694 a.C. fu rapito e ucciso dagli Elamiti. Per vendicare l&#8217;uccisione del figlio, il re cominciò una soppressione durissima contro Babilonia ed Elam. Babilonia cadde definitivamente dopo un lungo assedio nell&#8217;anno 689 a.C.. La città fu saccheggiata, data alle fiamme e rasa al suolo. Il re babilonese, la sua famiglia e la statua del dio nazionale babilonese, Marduk furono deportati in Assiria. Ecco cosa scriveva Sennacherib riguardo alla distruzione di Babilonia:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Distrussi la città (di Babilonia) e le case dalle fondamenta alla merlatura, le rasi al suolo, le bruciai con il fuoco. Ho rimosso i mattoni e la terra dalle mura (interne) e da quelle esterne, dai templi e dalla ziqqurat (la torre a gradoni, nota anche come Torre di Babele) finché ce ne era e li ho gettati nel Tigri. In mezzo a questa città ho scavato dei canali e ho spianato fondamenta e l&#8217;ho annientata con più di una inondazione. Affinché in futuro non sia più possibile identificare il luogo dove sorgeva questa città e i suoi templi l&#8217;ho sciolta nell&#8217;acqua, l&#8217;ho spianata come un terreno alluvionale».</em><a href="#_ftn5"><strong>[5]</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Sennacherib fu assassinato con la spada da uno dei suoi figli, Urdu-Mullissu mentre pregava in un templio della città di Ninive. Per alcuni, la sua morte rappresentò il castigo divino per aver distrutto la capitale babilonese, i suoi <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> religiosi e le immagini degli dèi. Per altri, si trattò di un complotto organizzato dai suoi figli maggiori per aver nominato suo successore al trono l&#8217;ultimo dei suoi figli (Esarhaddon) e non il primo come voleva la tradizione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La Città di </em><em>Ninive</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/ninive/9194" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6890" style="margin: 10px;" title="ninive" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ninive.jpg" alt="" width="200" height="221" /></a>Ninive era un centro abitato molto antico. Sennacherib lo fece ristrutturare con un gusto urbanistico nuovo. I materiali edili provenivano dai paesi conquistati. La costruzione della residenza reale, il «Palazzo senza Rivali» cominciò nel 702 a.C. e terminò dieci anni più tardi. L&#8217;area della città fu più che raddoppiata e raggiunse una superficie di settecentocinquanta ettari. Le mura urbiche erano attraversate da ben quindici accessi e le strade erano molto ampie. La «via regia», cioè la via principale della città, era più larga di trenta metri. Gli spazi all&#8217;aperto erano vasti e consistevano in giardini, frutteti, parchi esotici e riserve di animali selvatici. Gli abitanti di Ninive potevano coltivare liberamente alcuni appezzamenti di terreno e seminare il cotone. L&#8217;acquedotto, collegato ad una fitta rete di canali, era considerato una delle opere ingegneristiche più importanti di tutta l&#8217;antica Mesopotamia. L&#8217;ambiente paesaggistico fu curato nei minimi particolari. Oggi c&#8217;è addirittura chi sostiene che i famosi «giardini pensili» di Babilonia si trovassero a Ninive e non a Babilonia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Esarhaddon (680-669 a.C.)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Esarhaddon<em> </em>fu nominato dal padre, il Re Sennacherib, suo principe ereditario e suo successore al trono nell&#8217;anno 683 a.C.. Con questa decisione Sennacherib andò contro le usanze e le tradizioni che stabilivano la regolamentazione al trono. La consuetudine era che fosse il figlio maggiore a detenere lo scettro dopo la morte del padre. Esarhaddon era figlio di Naqia-Zakutu, una donna di origine aramaica che faceva parte dell&#8217;harem di Sennacherib. Questa donna era molto intelligente e possedeva un forte ascendente sul re: ordinò la costruzione di un piccolo edificio per Esarhaddon e si occupò di amministrazione templare in diverse città dell&#8217;Assiria.</p>
<p style="text-align: justify;">Esarhaddon ampliò i confini dell&#8217;Assiria sottomettendo a tributo diverse città della Fenicia. Nel 673 a.C., il re decise di invadere l&#8217;Egitto e nel 670 a.C. arrivò con le sue truppe fino alla città egiziana di Menfi. L&#8217;Egitto fu suddiviso tra i governatori assiri e i regnanti locali. Ecco come il Re Esarhaddon in persona descriveva nei suoi <em>Annali </em>l&#8217;invasione dell&#8217;Egitto:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em> </em>«<em>Dalla città di Ishupri fino a Memfi, la residenza regia, distante quindici giorni, combattei quotidianamente, senza interruzione, sanguinosissime battaglie contro Taharqa, re d&#8217;Etiopia, maledetto da tutti i grandi dèi. Cinque volte gl&#8217;infissi con la punta delle frecce ferite irreparabili. Posi l&#8217;assedio a Memfi, la sua residenza regia, e la conquistai in mezza giornata con pozzi, gallerie e scale d&#8217;assalto, la distrussi, ne abbattei le mura, le bruciai col fuoco. Sua moglie, le donne del suo palazzo, l&#8217;erede Ushnakhuru, gli altri figli, i possedimenti, i cavalli, il bestiame in quantità immensa portai via come bottino in Assiria. Tutti gli Etiopi deportai dall&#8217;Egitto, non lasciandone nemmeno uno a render omaggio. Dovunque in Egitto nominai nuovi re, governatori, funzionari, ispettori marittimi, ufficiali e scribi. Instaurai sacrifici ad Assur e agli altri grandi dèi, miei signori, per tutti i tempi. Imposi il loro tributo dovutomi come Signore </em><em>S</em><em>upremo, tributo annuo e senza intermissione».</em><a href="#_ftn6"><strong>[6]</strong></a><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie al bottino della campagna egiziana, Esarhaddon potè pensare alla ricostruzione di Babilonia, a quel tempo annessa all&#8217;Assiria. Il sovrano voleva riparare i danni causati precedentemente dal nonno e dal padre e mettere pace fra il popolo babilonese e quello assiro. Egli fece ricostruire la capitale babilonese, il tempio del dio Marduk e la ziqqurat. Numerosi edifici pubblici, privati e religiosi furono progettati per altre città babilonesi come Uruk, Nippur, Borsippa e Sippar.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;anno 672 a.C., Esarhaddon decise di ripartire il suo potere tra i suoi due figli, il primogenito Samas-Sumu-Ukin (668-647<sup>?</sup> a.C.) e il secondogenito Assurbanipal (668-627<sup>?</sup> a.C.). Il primo fu incoronato a Babilonia; il secondo in Assiria.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Assurbanipal (668-627<sup>?</sup> a.C.)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Assurbanipal era un uomo sportivo, molto vanitoso, grande appassionato di scienze e lettere. Fu nel suo palazzo a Ninive che gli archeologi ritrovarono l’enorme raccolta di tavolette redatte in cuneiforme (circa venticinquemila testi), la famosa «Biblioteca di Assurbanipal».</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo l’incoronazione, Assurbanipal ordinò ai membri del palazzo reale un giuramento di lealtà davanti agli dèi nel quale venivano ricordati i suoi fratelli. Samas-Sumu-Ukin fu confermato a capo della Babilonia con l’incarico di svolgere le mansioni di culto poiché le decisioni politicamente importanti spettavano ad Assurbanipal. Il re riconsegnò a Babilonia le immagini delle divinità che erano state saccheggiate da Sennacherib. L’altro fratello, Samas-Metu-Uballit fu nominato Sommo Sacerdote (<em>sangu</em>) del dio Sin nella città di Harran.</p>
<p style="text-align: justify;">Assurbanipal si occupò soprattutto di politica estera. Nel 658 a.C., i Medi delle zone montane – vassalli degli Assiri &#8211; insorsero contro il potere centrale ma i loro tumulti furono subito repressi. Furono organizzate due spedizioni in Egitto. Con la prima avvenuta nel 664 a.C., Assurbanipal conquistò la città di Tebe. Con la seconda spedizione, invece, il re si assicurò l’egemonia sul Delta del Nilo fino al 655 a.C., anno in cui gli Assiri furono definitivamente scacciati dal territorio egiziano.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 652 a.C., Samas-Sumu-Ukin vietò a suo fratello Assurbanipal di accedere ai luoghi sacri di Babilonia. Samas-Sumu-Ukin era a capo di una coalizione antiassira formata non solo dai Babilonesi ma anche da altre popolazioni come gli Elamiti e gli Arabi del Sud.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 653 a.C., Assurbanipal affrontò l’Elam e lo annientò in una cruenta battaglia che si svolse sul fiume Ulai. L’Elam fu ridotto a vassallaggio ma questo non bastò ad Assurbanipal, il quale decise di punirlo definitivamente cinque anni più tardi, nel 648 a.C.. Le truppe assire repressero altri focolai di rivolta a Babilonia e a Uruk e gli abitanti di queste città furono deportati in Assiria. Assurbanipal designò dei funzionari nuovi in ogni città e impose alla popolazione locale l’obbligo di pagare tributi. Il fratello indomito e coloro che lo sostenevano furono sconfitti. Con la morte di Assurbanipal si conclude la storia indipendente dell&#8217;Assiria e ha inizio l&#8217;ascesa dell&#8217;ultimo Regno Babilonese (626-539 a.C.).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La Capitolazione Finale</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un militare di origini caldee di nome Nabopolassar ascese al trono di Babilonia nel 626 a.C. e vi rimase fino al 605 a.C.. Egli fondò la Dinastia dei Caldei che governò in Babilonia per ben ottantasette anni fino al 539 a.C., anno in cui il Re di Persia, Ciro il Grande conquistò Babilonia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nabopolassar intraprese diverse incursioni militari verso il nord della Mesopotamia fino al centro dell&#8217;Assiria. Nel 616 a.C. egli giunse nel Balih dopo aver risalito il fiume Eufrate. L&#8217;anno seguente l&#8217;esercito babilonese attaccò la città di Assur ma le truppe assire respinsero il nemico. Assur fu conquistata nel 614 a.C., dopo che Nabopolassar sottoscrisse un trattato di alleanza con i Medi. La capitale dell&#8217;impero Ninive cadde nell&#8217;anno 612 a.C., dopo tre mesi d&#8217;assedio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>L&#8217;Ultimo Re d&#8217;Assiria</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo re assiro si chiamava Assur-Uballit II e regnò nella città di Harran dal 612 a.C. al 609 a.C.. Assur-Uballit II temeva un duro attacco da parte dei Medi e dei Babilonesi e chiese aiuto al Regno Egiziano. Il Faraone Necao II si diresse con il suo esercito verso il fiume Eufrate per difendere gli Assiri ma i rinforzi egiziani non furono sufficienti a bloccare la caduta dell&#8217;ultima capitale assira. Il re assiro riparò al di là dell&#8217;Eufrate protetto dai soldati egiziani e Harran fu completamente distrutta e saccheggiata. Questo evento mise definitivamente la parola «fine» alla storia dinastica, politica ed indipendente dell&#8217;Assiria.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Elenco dei p</strong><strong>rincipali Re d’Assiria dei tre periodi Paleo, Medio e Neo-Assiro</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">* I sovrani <em>in corsivo</em> sono quelli menzionati nel testo.</p>
<table style="text-align: justify;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="288" valign="top">Kikkia</td>
<td width="288" valign="top">ca. 2000 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Akiya</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1985 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Puzur-Asur I</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1970 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Sallim-Ahhe</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1960 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Ilusuma</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1962-1942 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Erisum</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1941-1902 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Ikunum</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1900-  ?     A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top"><em>Samsi-Adad I</em></td>
<td width="288" valign="top">ca. 1815-1782 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top"><em>Isme-Dagan I</em></td>
<td width="288" valign="top">ca. 1780-1740 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Mut-Askur</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1730 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Rimus</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1720 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Asinum</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1710 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Eriba-Adad I</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1380-1354 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top"><em>Assur-Uballit I</em></td>
<td width="288" valign="top">ca. 1353-1318 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Enlil-Nirari</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1317-1308 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Arik-Den-Ili</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1307-1296 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top"><em>Adad-Nirari I</em></td>
<td width="288" valign="top">ca. 1295-1264 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Salmanassar I,</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1263-1234 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top"><em>Tukulti-Ninurta I</em></td>
<td width="288" valign="top">ca. 1233-1197 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Assur-Nadin-Apli</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1196-1193 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Assur-Nirari III</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1192-1187 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Enlil-Kudurri-Usur</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1186-1182 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Ninurta-Apil-Ekur</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1181-1169 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Assur-Dan I</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1168-1133 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Ninurta-Tukulti-Assur</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1133-1132 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Assur-Resa-Isi I</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1132-1115 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top"><em>Tiglat-Pileser I</em></td>
<td width="288" valign="top">ca. 1114-1076 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Asared-Apil-Ekur</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1075-1074 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Assur-Bel-Kala</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1073-1056 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Eriba-Adad II</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1055-1054 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Samsi-Adad IV</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1053-1050 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Assur-Nasirpal I</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1049-1031 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Salmanassar II</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1030-1019 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Assur-Nirari IV</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1018-1013 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Assur-Rabi II</td>
<td width="288" valign="top">ca. 1012-972 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Assur-Res-Isi</td>
<td width="288" valign="top">ca. 970-966 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Tiglat-Pileser II</td>
<td width="288" valign="top">ca. 966-935 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Assur-Dan II</td>
<td width="288" valign="top">ca. 934-912 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Adad-Nirari II</td>
<td width="288" valign="top">ca. 911-891 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Tukulti-Ninurta II</td>
<td width="288" valign="top">ca. 890-884 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top"><em>Assur-Nasirpal II</em><em> </em></td>
<td width="288" valign="top">ca. 883-859 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top"><em>Salmanassar III</em></td>
<td width="288" valign="top">ca. 858-824 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Samsi-Adad V</td>
<td width="288" valign="top">ca. 823-811 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Adad-Nirari III</td>
<td width="288" valign="top">ca. 810-783 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Salmanassar IV</td>
<td width="288" valign="top">ca. 782-772 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Assur-Dan III</td>
<td width="288" valign="top">ca. 771-755 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Assur-Nirari V</td>
<td width="288" valign="top">ca. 754-745 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Tiglat-Pileser III</td>
<td width="288" valign="top">ca. 744-727 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Salmanassar V</td>
<td width="288" valign="top">ca. 726-722 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top"><em>Sargon II</em><em> </em></td>
<td width="288" valign="top">ca. 722-705 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top"><em>Sennacherib</em></td>
<td width="288" valign="top">ca. 704-681 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top"><em>Esarhaddon</em><em> </em></td>
<td width="288" valign="top">ca. 680-669 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top"><em>Samas-Sumu-Ukin </em><em> </em></td>
<td width="288" valign="top"><em>ca. 668-647<sup>?</sup> A.C.</em><em> </em></td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top"><em>Assurbanipal </em><em> </em></td>
<td width="288" valign="top">ca. 668-627<sup>?</sup> A.C.<sup> </sup></td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Assur-Etel-Ilani</td>
<td width="288" valign="top">ca. 627<sup>?</sup>-625<sup>?</sup> A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Sin-Sumu-Lesir</td>
<td width="288" valign="top">ca. 623<sup>?</sup> A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top">Sin-Sar-Iskun</td>
<td width="288" valign="top">ca. 623<sup>?</sup>-612 A.C.</td>
</tr>
<tr>
<td width="288" valign="top"><em>Assur-Uballit II</em><em> </em></td>
<td width="288" valign="top">ca. 612-609 A.C.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Cancik-Kirschbaum, <a href="http://www.libriefilm.com/gli-assiri/1841"><em>Gli assiri</em></a>, p.45.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Cancik-Kirschbaum, <a href="http://www.libriefilm.com/gli-assiri/1841"><em>Gli assiri</em></a>, p. 53.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> Moscati, S. <em>Antichi</em> <em>Imperi d’Oriente</em>, pp. 71-72.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> Moscati S., <em>Antichi Imperi d&#8217;Oriente</em>, p. 74.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> Cancik-Kirschbaum, <a href="http://www.libriefilm.com/gli-assiri/1841"><em>Gli assiri</em></a>, p. 81.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> Moscati, S., <em>Antichi</em> <em>Imperi d&#8217;Oriente</em>, pp. 74-75.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-grande-regno-assiro.html' addthis:title='Il grande regno assiro (1950-609 circa a.C.) ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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