<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:coop="http://www.google.com/coop/namespace"
	>

<channel>
	<title>Centro Studi La Runa &#187; Aldo Marturano</title>
	<atom:link href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/aldo-marturano/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.centrostudilaruna.it</link>
	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 15:49:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>I Bulgari del Volga. Parte 3.</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-3.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-3.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 16:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Marturano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Civiltà medievale]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[Anticaucaso]]></category>
		<category><![CDATA[Artamonov]]></category>
		<category><![CDATA[Avari]]></category>
		<category><![CDATA[Bolgar]]></category>
		<category><![CDATA[Bulgari]]></category>
		<category><![CDATA[cazari]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Efesino]]></category>
		<category><![CDATA[Marcellino Comite]]></category>
		<category><![CDATA[nomadi]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Sciti]]></category>
		<category><![CDATA[steppa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=6837</guid>
		<description><![CDATA[I contatti con Bisanzio e la cultura "romea" delle popolazioni insediatesi nella Bulgaria del Volga.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-3.html' addthis:title='I Bulgari del Volga. Parte 3. '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>(Le prime due parti di questo articolo sono pubblicate <a href="http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-1-nella-steppa-europea.html">qui</a> e <a href="http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-2.html">qui</a>).</em></p>
<p style="text-align: justify;">Lasciamo da parte le ipotesi speculative su questi problemi che devono   essere studiati meglio per cancellare certi dubbi incombenti sulle   origini degli stati russi e occupiamoci delle fonti primarie più   affidabili che parlano della Bulgaria del Volga ossia, per la maggior   parte, degli scritti dei geografi e dei viaggiatori musulmani oltre a   quelli degli storici ufficiali e degli osservatori militari della corte   romea (preferiamo l’aggettivo romeo a bizantino) a stretto contatto (in   guerra o nei traffici mercantili) con la steppa e con i suoi popoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/e-tramontato-un-sole-sulla-terra-russa/1043" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6691" style="margin: 10px;" title="e-tramontato-un-sole" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/e-tramontato-un-sole.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>Su quegli scritti e su quegli autori, M.I. Artamonov, il fondatore   dell’archeologia moderna russo-sovietica, ha fatto un puntuale e   meticoloso studio nei primi capitoli della sua monumentale <em>Storia dei   Cazari</em>. Ci avverte che le prime menzioni dei Bulgari sono difficili da   interpretare giacché, semmai questa gente sia esistita come popolo a sé   (diciamo noi), solitamente si trovava in leghe tribali diverse e   separate da grandi distanze e, negli elenchi compilati dai vari autori   che ne danno notizia, appare e scompare con sospetta frequenza. Gli   stessi geografi musulmani evitano con cura di indicare Bolgar come città   dei Bulgari e invece la dicono dei Cazari, degli Slavi etc. (lo notava   già l’arabista tedesco G. Jacob nel 1887). Per di più, dacché si  acquisì  una sede stabile nella regione balcanica, il nome “bulgaro” non  fu più  il distintivo di una gente ben precisa, ma fu usato per  riferirsi agli  Unni o a tribù singole della lega unna con molta  genericità. A questo punto urge pure fare una considerazione ambientale per capire lo spirito   col quale le fonti romee, prima di altre, scrivono perché così si   possono forse capire i loro numerosi anacronismi che creano altra   confusione!</p>
<p style="text-align: justify;">L’area in cui ci stiamo movendo, il Ponto, ha subito a lungo (dal IV   fino alla metà del XV sec. d.C.) l’influenza culturale dell’Impero   Romano d’Oriente e quella dei popoli di ceppo turco (tante altre città   sulle foci del Don sono di origini turche). In modo analogo, ma per più   breve tempo (fino al XII sec.), la steppa asiatica ha subito quello   della Persia per cui i popoli migranti, sebbene attraversassero il   territorio cazaro, guardavano sempre nella direzione di Costantinopoli   che si era creata fama di faro di civiltà e di modello da imitare e da   emulare e, soprattutto, terra fertile da coltivare o da dare in pascolo   alle bestie.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ chiaro che molte delle categorie culturali, filosofiche e religiose   che i Romei dalle basi in Crimea e dal Bosforo Cimmerio (porta d’entrata   in Cazaria) diffondevano nel Caucaso attraverso l’espertissima   diplomazia (il più delle volte impersonata da esponenti religiosi   cristiani come, ad es., i famosi “apostoli degli Slavi” Cirillo e   Metodio) e l’ausilio degli “amici” nomadi diventavano per il “barbaro”   altrettanti punti di vista, atteggiamenti e maniere ai quali confarsi, a   costo dell’ostilità dei popoli vicini e della lotta armata elevata a   supremo mezzo d’emancipazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Impero infatti volentieri indulgeva a volte nelle misure militari   impelagandosi in guerre dirette o suscitandole fra i nomadi, con   smaccate operazioni condotte al fine di creare odii intestini fra un   capetto e l’altro. Si insinuavano sospetti di tradimento fra i parenti,   si subornavano consiglieri e generali con i tanto amati lussuosi doni  di  cui la Città dei Cesari era un immenso forziere. D’altronde,   quant’altro potesse provocare aspre lotte intestine fra i popoli   soggetti era benvenuto dai Cazari i quali alla fine facevano da   intermediari fra l’Impero Romano d’Oriente e la steppa, secondo la   logica di mantenere buone a tutti i costi le relazioni con i ricchi   partners commerciali. E noi sappiamo pure che sia Costantinopoli che   Itil (la capitale cazara sul Grande Fiume) spendevano gran parte del   budget delle rispettive entrate fiscali per mantenere un buon rapporto   con gli stranieri che premevano ai rispettivi confini mentre, allo   stesso tempo, sfruttavano la rinascita economica crescente del VII-VIII sec. d.C.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/loro-di-novgorod/6303" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6693" style="margin: 10px;" title="oro-di-novgorod" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/oro-di-novgorod.jpg" alt="" width="200" height="284" /></a>In tali circostanze s’accumulò tanta documentazione preziosa orale e   scritta che l’Imperatore Costantino VII Porfirogenito riuscì a mettere   insieme nel X sec. una specie di manuale storico-geografico sulla Steppa   Ucraina che diventò, addirittura, la più preziosa fonte occidentale   sull’argomento steppa. Le sue pagine (specialmente il <em>De administrando   Imperio</em>) sono una miniera ricchissima di testimonianze, spesso più tarde   rispetto a quanto ancora racconteremo, ma la cui parte più notevole è   quella in cui l’Imperatore descrive le prassi diplomatiche consolidate   per interpretare la scelta delle notizie di cui un governante deve  tener  conto per le sue politiche fondamentali affrontando i nomadi ben   elencati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci interessano moltissimo i principi giuridico-religiosi sui quali si   fondava diplomazia e che erano pure la base della civiltà romana, al di   là delle realizzazioni materiali che chiunque poteva ammirare nella  vita  e nei monumenti (le ricche chiese!) delle città greche maggiori. I   concetti più frequentemente diffusi col chiaro scopo di assoggettare  lo  straniero – prima ideologicamente e poi materialmente – partivano  già  dall’esaltazione delle figure dell’Imperatore Romano d’Oriente e  del suo  Patriarca (o dei loro delegati, in maniera equivalente). Questi  erano  presentati come le due uniche e massime autorità su tutta la  Terra alle  quali era dovuta obbedienza e sottomissione poiché il loro  potere  universale e sacro derivava dal dio più potente (e quindi  unico!)  abitante nei cieli, pari al turco Tenri.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto, venerazione, soggezione e sacralità del potere creavano   un’atmosfera che condizionava magicamente i modi di presentarsi a   trattare e, siccome analoghi concetti erano ben noti e rispettati e   usati per gli stessi scopi in Asia Centrale, le pretese romee restavano   per i barbari legittime e credibilissime! Val la pena di ricordare un   episodio autentico e tipico raccontato da Teofilatto Simocatta nel quale   la grande ammirazione e il fortissimo desiderio d’emulazione esistente   presso i barbari per il modo di vivere romeo è dipinto molto bene  nella  cerimonia del riuscire a godere del cibo di chi si ammira o si  stima  (oggi diremmo: <em>Ah, se potessi sedermi con lui alla stessa  tavola!</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo nel VII sec. d.C. e il Kaghan avaro minaccia la città di Tomis   (Costanza sul Mar Nero) assediandola. Non appena viene a sapere che, a   causa di una carestia prodottasi fra i Romei, il generale Prisco ha   difficoltà a procurarsi il cibo per l’esercito, il Kaghan interrompe   volentieri l’attacco. Fornisce aiuti alimentari (gli offre un posto alla   sua tavola) , ma chiede che almeno gli si cedano… le spezie indiane  che  l’Imperatore di Costantinopoli usa alla sua tavola! Lo scambio è  fatto e  tutto finisce con la pace rituale.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà i Romei tentavano in ogni modo di circondare la loro cultura   di un aureola di divino, di talmente superiore da incantare e quindi la   sola ammirazione o emulazione non bastava mai per accedere a contatti   paritari con l’Impero!</p>
<p style="text-align: justify;">I “barbari” non erano veri e propri esseri umani e prima d’ogni altra   cosa occorreva essere parte di una “nazione” secondo le sacre regole   imperiali fissate da tempo. Non solo!. Da quando (IV sec. d.C.) il   Cristianesimo era <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> dello stato questi principi erano ben chiari   nelle Sacre Scritture dove Dio stesso definiva le nazioni. Questo dio   cristiano me aveva fissate 72 da Noé in poi alle quali tutti gli esseri   umani facevano capo e di qui seguivano tutta una serie di criteri   “divini” per distinguere le “selvagge bande nomadi” dalla sola e unica   “nazione civile” o popolo di Dio. I Romei inoltre, oberati dalle   innumerevoli denominazioni barbare, rinunciavano a volte a trascrivere   tutti gli incomprensibili nomi che i capetti stranieri si davano e li   elencarono a casaccio sotto i 72 sopradetti etnonimi e i loro derivati   classici più soliti: Cimmeri, Sciti, etc. che già a quell’epoca non   esistevano ormai più etnicamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro aspetto ideologico (e pedagogico) degli incontri fra Barbari e   Romei che ci preme sottolineare era il fatto che la Corte Imperiale   aborriva dalle discussioni assembleari frequenti fra i Germani o fra i   nomadi in cui le decisioni erano prese con difficoltà e con gran perdita   di tempo. Negli eventuali contatti si pretendeva che ci si presentasse   al cospetto del diplomatico romeo di turno con un ristretto numero di   persone raccomandando che gli argomenti fossero esposti in modo  conciso.  Ogni conclusione o accordo sarebbe poi stato scritto e le  parole  fissate “per sempre” in questo modo magico! Alle udienze  diplomatiche  romee quindi, un capo alla volta, magari accompagnato da  qualche  dignitario, ma soprattutto con ricchissimi omaggi degni  dell’Imperatore e  del suo <em>entourage</em>: schiavi, cavalli o pellicce  pregiate.</p>
<p style="text-align: justify;">In quelle conversazioni (lo si fa ancora oggi nei contatti   internazionali) si approfittava per raccogliere ogni possibile   informazione: geografica, militare, etnografica etc. e di qui si   vagliava la credibilità dell’interlocutore, l’opportunità commerciale e   gli eventuali suoi piani militari segreti contro l’Impero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/arcivescovi-o-mercanti/6305" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5300" style="margin: 10px;" title="arcivescovi-o-mercanti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/arcivescovi-o-mercanti.jpeg" alt="" width="200" height="280" /></a>I Romei inoltre erano fortemente cerimoniali, sempre e comunque tesi ad   evidenziare la superiorità della loro civiltà rispetto agli usi dei   nomadi, marchiati, questi ultimi, al contrario di assoluta “inciviltà”, e   in ciò il ruolo della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> cristiana con la sua tradizione e i   suoi riti elaboratissimi era primario per lo spettacolo del potere che   tanto affascinava i nomadi. Le cerimonie impressionavano talmente i   barbari al punto di farsi battezzare per ritornare fra i loro uomini   vestiti di una maggiore sacralità mentre, allo stesso tempo, si   inculcava l’idea che chi non fosse battezzato con la Chiesa Cristiana   (ancora non lacerata dal Grande Scisma del 1054) non era che un uomo a   metà.</p>
<p style="text-align: justify;">Le mode costantinopolitane calorosamente raccomandate dai missionari   cristiani penetravano subdolamente fra i “barbari” e li illudevano di   farli entrare in un mondo nuovo più ricco e più potente. Anzi! Verso il   VI sec. si ebbe un Anticaucaso cristianizzato quasi fin sotto il medio   Don, fin dove i vescovi romei riuscivano ad arrivare. E per tutto il   tempo in cui Costantinopoli e il suo dominio politico-religioso furono   rispettati in qualche maniera nell’area del Mar Nero, pur mettendo   zizzania fra le miste genti, le azioni, le regole, le prescrizioni e le   abitudini romee costituirono lo sfondo ideologico comune dei testi   scritti giunti fino a noi. Messo ben in evidenza pure la frammentarietà   delle notizie a disposizione, dovrebbe essere possibile sfruttare   qualche episodio più saliente che ci racconti l’evolvere della diaspora   bulgara, sempre con l’indispensabile precisazione che Unni, Bulgari   stessi e Avari non sono mai stati popoli omogenei, ma hanno sempre   coperto sotto i loro nomi una mescolanza di etnie.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questo palcoscenico un’inaspettata ambasciata nel 463 d.C. incontra   la diplomazia romea. Narra Prisco di Pani che i Saraguri, gli Uroghi e   gli Onoguri in missione unitaria chiesero di poter diventare alleati   dell’Impero (<em>foederati</em>) e avere il permesso di risiedere pacificamente   vicino al confine cioè nella zona a nord e immediatamente ad est della   Crimea. Il capo-missione riferisce pure di aver dovuto abbandonare la   steppa abitata dai suoi (al di là del Volga) scacciato dai Saviri che a   loro volta erano stati spinti via dagli Avari in fuga da un popolo   arrivato da lontano delle rive dell’Oceano orientale (Pacifico? Mar   Giallo?)… Inoltre i Saraguri avevano battuto e conquistato gli Akatziri   ed ora cercavano anch’essi spazio vitale!</p>
<p style="text-align: justify;">Il racconto dei nomadi probabilmente è vero, se diamo uno sguardo agli   avvenimenti contemporanei in Asia Centrale, ma, a parte le strane   denominazioni dei popoli fino allora poco conosciuti dai Romei e gli   eventi abbastanza insoliti, dovette suscitare una grande apprensione a   Costantinopoli. Non solo! Qui sembra poter riconoscere una precoce e   “indiretta” menzione dei Bulgari perché le tribù nominate non sono che   le componenti etniche che più tardi ritroveremo in una specie di grande   lega bulgara. A parte il notare che gli Uroghi (Ugri?) sono forse gli   antenati dei Magiari (Ungheresi) o forse un’altra schiatta ugro-finnica   aggregatasi o imparentata, l’episodio ci riguarda, se lo consideriamo   riferito a dei probabili proto-bulgari e perciò lo terremo in debito   conto.</p>
<p style="text-align: justify;">Andiamo ancora avanti nel tempo e nel V sec. d.C. (482) troviamo dei   Bulgari alleati dell’Impero Romano d’Oriente invitati da Zenone per   battere i Goti benché pure qui, lo ripetiamo, l’etnonimo Bulgari non è   sicuro né univocamente attribuibile ad una precisa entità etnica.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre in ambito romeo, c’è un racconto interessante di Giovanni Efesino   che scriveva al tempo dell’Imperatore Maurizio (fine del VI sec.  d.C.).  E qui la storia comincia a diventare più complicata giacché si  narra  che tre fratelli provenienti dalla Bersilia Interiore (Ucraina?  Alania o  Cazaria?) a marce forzate si diressero con ben 30 mila Sciti  (è un nome  generico che i Romei attribuivano ai popoli della steppa  apparentemente  “non turchi”) verso il Mare d’Azov. Qui giunti e  accortisi di essere  giunti al confine dell’Impero Romano d’Oriente, uno  dei tre prese con sé  10 mila cavalieri e chiese all’Imperatore una  terra dove stabilirsi con  la sua gente al servizio dell’Impero. Il nome  del personaggio in  questione è cioè l’eponimo dei Bulgari! Gli altri  due fratelli invece si  diressero verso est nella terra degli Alani dove  c’era una città  costruita dai Romani chiamata Caspium e là abitarono.  Secondo il  racconto ci sarebbero, da una parte, i Bulgari che abitano ormai nella zona dei Balcani e dall’altra i Puguri (sono forse i   Fanagori, fondatori di Fanagoria, presso Kerc’/Keresc’ sul Mar d’Azov)   in Bersilia (tutti cristiani, ci rassicura l’autore). Da questi altri   Bulgari deriverebbero i Cazari che presero il nome dal più anziano dei   tre fratelli, Kazarik. Assoggettarono successivamente le altre genti   della regione per legame che unì per secoli Bulgari e Cazari, se non   fosse che purtroppo la versione di Giovanni Efesino è molto sospetta ed è   contestata per i suoi vari anacronismi (non per le conclusioni!)…</p>
<p style="text-align: justify;">Marcellino Còmite invece parla dell’Anticaucaso e delle sue genti e   c’informa che gli “Sciti” si trovano lì da lungo tempo insieme con le   genti turche ossia con gli Onoguri e i Kutriguri. Non solo! Nel racconto   degli anni seguenti lo stesso autore parla finalmente di “bulgari   comuni” (forse sono quelli che in seguito sono chiamati i “bulgari   piccoli” o <em>hudye </em>in russo ossia gli antenati dei Ciuvasci)! Purtroppo   nel V-VII sec. sono anni in cui i contatti dei Romei con la steppa sono   ancora un po’ nebulosi a causa della situazione in confusa evoluzione.   Ad ogni buon conto i nomi dei personaggi coinvolti sono trascritti in   modo non preciso e le loro apparizioni sono poste in sequenze   anacronistiche a volte e, benché ci sia perfino un famigerato elenco di   sovrani bulgari al quale ci si può riferire, in pratica dobbiamo  partire  da Kubrat/Kuvrat e dalla sua storia personale…</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/gli-indoeuropei-fatti-dibattiti-soluzioni/9218" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7010" style="margin: 10px;" title="gli-indoeuropei" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gli-indoeuropei.jpg" alt="" width="200" height="284" /></a>Prima però, seguendo Lebedynsky, diciamo che dai reperti archeologici   trovati nella zona del Mar Nero i Bulgari sembrano un po’ più   distinguibili (benché senza un’assoluta sicurezza) poiché siamo ai tempi   del favoloso Orkhan (o Mohodu khan) quando si forma una grande lega di   tribù turcofone, ugro-finniche e iraniche, già in parte trascinate  verso  ovest dagli Unni, che lascia qualche traccia “tipica” nella  Steppa  Ucraina. Orkhan si presenta come discendente della vecchia  dinastia  “sacra” turca dei Dulo, secondo quanto tramandatoci dagli  storici romei  Teofane Confessore e dal Patriarca Niceforo, e sembra che  sia rimasto a  lungo al potere nella lega come reggente in quanto il  successore, suo  nipote Kubrat/Kuvrat (Orkhan è suo zio per parte di  madre), è ancora un  bimbo. Nel 584 Kubrat finalmente succede allo zio  passato a miglior vita  e resta a capo della lega finché nel 619 non  decide di allearsi con  Costantinopoli. E’ ormai sul trono da 26 anni e,  sapendo che l&#8217;alleanza significa anche abbracciare il Cristianesimo, Kubrat si reca   dall’Imperatore romeo Eraclio (610-641) e si fa battezzare. Rimarrà   qualche tempo nella capitale a studiare presso il Patriarca (il suo   biografo Niceforo detto prima) e, quando finalmente tornerà   nell’Anticaucaso, sarà consacrato unico capo cristiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Più tardi gli Avari, mescolanza di varie popolazioni non ben   sedentarizzate, si scontrano con i Bulgari a nord del Ponto e portano   confusione nelle tradizionali relazioni steppiche. L’Impero Romano ha   tutto l’interesse a questo punto a sostenere Kubrat purché costui riesca   a contenere le incursioni àvare e così l’indipendenza (e la forza   politica e militare) della Grande Bulgaria (nome convenzionale del regno   di Kubrat) è assicurata.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla morte nel 642 (o 665?) d.C. del sovrano bulgaro le liti per la   successione fra i suoi numerosi figli causano lo sfascio della lega. I   fratelli Asparukh e Bat-bajan (Batbai o Bajan), forse a causa di dissidi   sulla posizione da prendere contro la forte e crescente pressione   politica interna cazara, si separano. Il primo, come è regola il minore   in età, si dirige verso l’Impero Romano dove fonderà la Bulgaria   danubiana con capitale Pliska (le cui rovine oggi si trovano nelle   vicinanze della cittadina di Aboba) mentre Bat-bajan rimane nella Steppa   Ucraina e confluisce nella realtà statale cazara. Un altro fratello,   Kotrag, si dirige a nord e superato il Don si stabilisce sulla riva   sinistra in vicinanza della riva alta del Volga. Che fine fa il   cristianesimo di Kubrat? Non lo sappiamo, ma di sicuro questa fede non   aveva coinvolto tutti i suoi fratelli.</p>
<p style="text-align: justify;">La migrazione di Asparukh è ricordata pure nella lettera del Kaghan   cazaro Giuseppe (fine del X sec.) al cordovano Hasdai Ibn Sc’aprut, gran   visir ebreo del Califfo Abd-ur-Rahman III, e qui si afferma che “… (i   Bulgari di Asparukh) abbandonarono la propria terra e fuggirono, e (noi   Cazari) li inseguimmo finché non raggiunsero la riva sinistra del   Danubio”. Forse è una vanteria esagerata visto che il passaggio dei   Bulgari nel bacino danubiano avveniva ormai da decine di anni fra il 660   e il 900 d.C. e se consideriamo il fatto che anche i Bulgari erano dei   turchi e che nei Balcani s’erano stabilite tribù turcofone già dal V   sec. d.C. Negli scavi, non è registrato però alcun trasferimento   improvviso e affrettato di famiglie a centinaia nell’arco di pochi mesi   al tempo della separazione di Asparuch da Bat-bajan, per cui   probabilmente, nel caso specifico, fu un’armata battuta che si allontanò   rapidamente cercando riparo fra i connazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ vero pure che col miglioramento del clima nella regione pontica si   ebbe un vero incremento della produzione alimentare e ciò causasse una   pressione demografica che irraggiava le migrazioni verso ovest e verso   nordest, chissà, pure in accordo con l’Impero Romano e Cazaro…</p>
<p style="text-align: justify;">Una cosa risulta da vari indizi degli scavi: I migranti sapevano bene   dove andare! L’avanguardia prendeva possesso della terra adatta e i   giovani successivamente vi si trasferivano cercando di raggrupparsi per   famiglie e per legami politici nei luoghi scelti. Solo più in là i   vecchi, se ancora in grado, si riunivano al resto della loro gente. Sarà   perciò avvenuto proprio questo su spinta dei Cazari che stavano   lentamente evolvendo verso un’organizzazione statale molto potente.   Risulta infatti che conducessero una politica non troppo amichevole   verso la Grande Bulgaria pontica, ancora 20 anni dopo la morte di   Kubrat, allo scopo d’indebolirla e costruire il proprio stato sulle sue   rovine. Secondo reperti archeologici recenti, il disegno cazaro è   visibile in una strana tradizione. Un capo bulgaro del gruppo di   Asparukh, non volle seguirlo. La ragione era che dai cazari avesse    avendo accumulato e sotterrato un tesoro che non voleva abbandonare né   dividerlo con altri. Naturalmente fu ucciso dai Cazari…</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il racconto fissatosi nell’epica locale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono, questi secoli VII-VIII d.C., anni di rafforzamento e di crescita dei   Cazari legati intimamente ai Bulgari di Bat-bajan in cui il modello   romeo (e persiano) di dominio si va affermando lasciando serpeggiare   l’idea che si possa passare da una aristocrazia di guerra e di razzia a   quella mercantile, più pacifica e quindi meno costosa. C’è la   possibilità di controllare a valle le vie d’acqua che conducono ai   grandi mercati di Costantinopoli o Baghdad oltre che alla ricca e   lontana Cina e perciò non si può perdere tempo. Un parallelo? E’ la   stessa situazione che incoraggia già nel 623 il mercante franco Samo a   crearsi uno stato fra gli Slavi Vendi della Moravia che, ahimè, avrà   vita corta come stato, ma farà prosperare Praga…</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto occorre disporre dei mezzi non solo per controllare, ma   anche per proteggere le vie d’acqua e di terra della Pianura da dannose   incursioni anche di tribù sorelle. Occorre essere in grado di stipulare   patti con i popoli confinanti da pari a pari, come fa Costantinopoli  e,  in più, si poteva o proclamare una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> di stato allo scopo di   avvicinarsi o adottare la tolleranza massima in questo campo per non   disturbare i mercanti ossia gli operatori economici da “coccolare” più   seriamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il commercio internazionale con prodotti ad alto valore aggiunto diretti   ad una clientela come le corti e i signorotti locali sparsi sui   territori dell’Eurasia richiede investimenti ingenti e a lungo termine   perché lungo è il tempo che impiegano le merci per muoversi da un punto   all’altro. E chi altri, se non i mercanti ebrei detti Rahdaniti   d’origine persiana hanno i mezzi per gestirlo? Sebbene non abbiamo molte   tracce di ebrei a Bolgar, i prodotti reperibili a costi convenienti  nel  Grande Nord d’Europa dove trafficano i mercanti bulgari arriveranno   comunque alle carovane gestite dai Rahdaniti senza grossi attriti   giacché la forte e stretta alleanza (parentela, la possiamo chiamare)   fra Bulgari e Cazari per il bene comune durerà molto tempo!</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta scelta questa via, sono proprio i mercanti ad aver la meglio   nell’evoluzione politica dello stato cazaro che alla fine avrà un   Kaghan-mercante, analogamente a quello bulgaro del Volga che avrà un   sovrano-mercante o bii.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ecco che cosa avviene invece sul Volga.</p>
<p style="text-align: justify;">Si individuano le aree per la gestione del transito nelle grandi anse   che il fiume fa prima della foce e la migliore, per vari motivi, è la   confluenza con la Kama dove sorgerà appunto Bolgar Vecchia. Risalendo a   monte si può penetrare di qui nelle terre dei popoli fornitori (Visu   delle fonti arabe e Ves’ delle Cronache Russe, Jura o Ugri etc., tutte   di ceppo ugro-finnico) e dai punti strategici sulla riva si possono   percepire gli altissimi balzelli (la decima parte del valore stimato dal   personale doganale) che gravano sulle merci.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli affari cominciano a crescere e gli Scandinavi Rus’, apparsi nel nord   già nel VIII sec. d.C. in bande armate di tipo mafioso organizzate a   far da scorta ai convogli per il sud, cominciano a pensare di poter fare   tutto da soli, scorta armata e mercanti, e tentano persino di   saccheggiare o ricattare con la paura le genti del nord in contatto   riservato coi Bulgari.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questa via li seguono gli Slavi che si emancipano e penetrano sempre   di più nella zona di Grande Rostov e della Suzdalia provenendo dal sud e   dal nordovest (Kiev) cercando alleanze con chiunque, senza scelta   preconcetta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’archeologia conferma felicemente questo quadro e, fra l’altro, porta   alla luce una grande quantità di monete di provenienza soprattutto araba   nelle aree più settentrionali dell’Europa, frutto del fiorente   commercio riscontrabile con lo stesso ritmo crescente nel resto   d’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">M.N. Artamonov – <em>Istorija Hazar</em>, Sankt-Peterburg 2001.<br />
J. Bac’ic’ – <em>Red Sea-Black Russia</em>, New York 1995.<br />
J.K. Begunov et al. – <em>Sokrovisc’c’a bulgarskogo naroda</em>, Sankt-Peterburg 2007.<br />
A. Bell-Fialkoff  (edit.) – <em>The Role of Migration in the History of the   Eurasian Steppe. Sedentary Civilization vs. “Barbarian” and Nomad</em>,   London 2000.<br />
B. Brentjes – <em>Die Ahnen Dschingis-Khans</em>, Berlin 1988.<br />
A. Burovskii – <em>Nesbyvsc’ajasja Rossija</em>, Novosibirsk 2004.<br />
G. Chaliand – <em>Les Empires Nomades</em>, Paris 2006.<br />
G. Dagron – <em>Empereur et Prêtre</em>, Paris 1996.<br />
R.N. Frye – <em>The Heritage of Central Asia</em>, Princeton 1996.<br />
L. N. Gumiljòv – <em>Drevnjaja Rus’ i Velikaja Step’</em>, Moskva 1992.<br />
L. N. Gumiljòv – <em>Tysiaceletie vokrug Kaspii</em>, Moskva 1993.<br />
L. Gumiljòv – <em>Otkritie Hazarii</em>, Moskva 2001.<br />
G. Herm – <em>I Bizantini</em>, Milano 1983<br />
G. Jacob – <em>Der nordisch-baltische Handel der Araber im Mittelalter</em>, Leipzig 1887.<br />
A. Karasulas/A. McBride – <em>Mounted Archers of the Steppe 600 BC – AD 1300</em>, Hailsham 2004.<br />
A.G. Kasymov – <em>Kaspiiskoe More</em>, Leningrad 1987.<br />
K.K. Kolesov &#8211; <em>Mir c’eloveka v slove Drevnei Rusi</em>, Leningrad 1988.<br />
G. Konzelmann – <em>Die Wolga, Schicksalsstrom der Völker</em>, Hamburg 1994.<br />
A.A. Krivosc’eev – <em>Donskoi Ulus Zolotoi Ordy</em>, Rostov-na-Donu 2007.<br />
E. Kul’pin – <em>Zolotaja Orda, problemy genezisa Rossiiskogo Gosudarstva</em>, Moskva 2008.<br />
V. Kurbatov – <em>Tainye Marsc’ruty Slavjan</em>, Moskva 2007.<br />
I. Lebedynsky – <em>Scythes, Sarmates et Slaves</em>, Paris 2009.<br />
A. Lebedynsky – <em>Les Nomades, Les peuples nomades de la steppe des origines aux invasions mongoles</em>, Paris 2007.<br />
C.A. Macartney – <em>The Magyars in the Ninth Century</em>, Cambridge Univ. 1968.<br />
A. Leontiev/M. Leontieva – <em>Biarmija: Severnaja Kolybel’ Rusi</em>, Moskva 2007.<br />
Z.A. L’vova – O Sbornike J.K.Begunova “Sokrovisc’a Bulgarskogo Naroda”,  www.bulgarizdat.ru 2009.<br />
J. Martin – <em>Treasure of the Land of Darkness</em>, Cambridge Univ. 1986.<br />
V.V. Mavrodin – <em>Ocerki istorii levoberezhnoi Ukrainy</em>, Leningrad 1940.<br />
F. Mosetti – <em>Le Acque</em>, Torino 1977.<br />
L. Nedashkovskii – <em>Zolotoordynskie Gorodanizhnego Povolzhija i ih Okruga</em>, Moskva 2010.<br />
K.F. Neumann – <em>Die Völker des südlichen Russlands in ihrer geschichtlichen Entwicklung</em>, Leipzig 1847 (rist.).<br />
D. Obolensky – <em>Byzantium ad the Slavs</em>, New York 1994.<br />
V.J. Petruhin/D.S. Raevskii – <em>Ocerki istorii narodov Rossii v drevnosti i rannem srednevekov’e</em>, Moskva 2004.<br />
M. Polo – <em>The Travels</em>, Letchworth 1958.<br />
A. Roth – <em>Chasaren</em>, Neu Isenburg 2006.<br />
S. Runciman – <em>Istorija pervogo bolgarskogo Carstva</em>, Sankt-Peterburg 2009.<br />
Saxo Grammaticus – <em>Gesta Danorum </em>– Wiesbaden 2004.<br />
A. Scirokorad – <em>Rus’ i Orda</em>, Moskva 2008.<br />
V.V. Sedov – <em>Slavjane v rannem Srednevekov’e</em>, Moskva 1995.<br />
S. Sturlusson – <em>Heimskringla</em>, Wiesbaden 2006.<br />
W. Suderland – <em>Taming the Wild Field</em>, Cornell Univ. 2004.<br />
R. Taagepera –<em>The Finno-ugric Republics and the Russian State</em>, London 1999.<br />
G.I. Tafaev – <em>Geroic’eskie Veka drevnebolgarskoi civilizacii</em>, Ceboksary 2010.<br />
G.I. Tafaev – <em>Civilizacii srednego Povolzh’ja v processe transformacii</em>, Ceboksary 2010.<br />
P.P. Toloc’ko – <em>Koc’evye narody stepei i Kievskaja Rus’</em>, Kiev 1999.<br />
A. Toynbee – <em>Costantino Porfirogenito e il suo mondo</em>, Firenze 1987.<br />
H. Vambéry – <em>Das Türkenvolk&#8230;</em>, Leipzig 1885 (repr. 2006).<br />
Vari Autori – <em>Istorija Krest’janstva SSSR</em>, Moskva 1987.<br />
Z.V. Udal’cova – <em>Vizantiiskaja Kul’tura</em>, Moskva 1988.<br />
M.Z. Zakiev/J.F. Kuzmin-Jumanadi – <em>Volzhskie Bulgary i ih potomki</em>, Kazan’ 1993.<br />
M.Z. Zakiev – <em>Istorija tatarskogo naroda</em>, Moskva 2008.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-3.html' addthis:title='I Bulgari del Volga. Parte 3. ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-3.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Civiltà medievale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Medioevo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Anticaucaso]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Artamonov]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Avari]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Bolgar]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Bulgari]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[cazari]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Giovanni Efesino]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Marcellino Comite]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[nomadi]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Russia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Sciti]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[steppa]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>I Bulgari del Volga. Parte 2. Il difficile passaggio a nordest</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-2.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-2.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 16:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Marturano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Civiltà medievale]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[Bactriana]]></category>
		<category><![CDATA[Bulgari]]></category>
		<category><![CDATA[ciuvascio]]></category>
		<category><![CDATA[tataro]]></category>
		<category><![CDATA[turco]]></category>
		<category><![CDATA[volga]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=6689</guid>
		<description><![CDATA[Uno studio sulla successione di stirpi che arrivarono sul Medio Volga e che occuparono e dominarono la regione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-2.html' addthis:title='I Bulgari del Volga. Parte 2. Il difficile passaggio a nordest '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;">Nota: la parte iniziale di questo articolo è pubblicata con il titolo <em><a id="I Bulgari del Volga. Parte 1. Nella steppa europea" href="../i-bulgari-del-volga.-parte-1.-nella-steppa-europea.html"><em>I Bulgari del Volga. Parte 1. Nella steppa europea</em></a></em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>2. Il difficile passaggio a nordest</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mettiamo da parte per un momento la steppa e le sue vicissitudini, benché non abbandoneremo mai questo teatro indispensabile agli eventi che racconteremo, e volgiamoci ad una questione primaria, ma intricata: Quali stirpi arrivarono per prime sul Medio Volga e quali in tempi successivi? Di solito chi s’insedia per primo in un certo luogo è definito autoctono, ma per usare in modo giusto questa semplice parola occorre esser pure in grado di mettere una presenza umana in relazione temporale con la sua migrazione da un altro luogo del mondo. E’ poi necessario documentarne l’anteriorità di fronte alle altre stirpi che si trovano nello stesso posto nel momento storico sotto osservazione. A che serve tutto ciò? In parole più semplici, se la stirpe che noi consideriamo protagonista della nostra storia è autoctona, sarà l’ospite ospitante per le stirpi giunte successivamente e i processi di influenze culturali reciproche che creeranno gli eventi della storia che raccontiamo avranno un certo andamento. Se al contrario essa fosse immigrata, gli eventi potrebbero prendere un’altra direzione e così via. Siccome è nostro intento cogliere la misura delle interazioni fra le diverse etnie ugro-finniche e balto-slave della Pianura con quelle turco-bulgare per riconoscere loro un successo o una decadenza (naturalmente in confronto con la realtà odierna del Tatarstan), fissare una cronologia (o tentarla, vista la scarsezza dei documenti) degli spostamenti dei Bulgari sul territorio è molto importante per non correre il rischio di scivolare negli anacronismi e falsare il racconto.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro nodo da sciogliere è: Riconoscendo la multietnicità della Pianura, come si fa a distinguere una stirpe/etnia da un’altra? Il metodo più immediato e collaudato da secoli è di registrare la lingua che la gente usa “all’interno” (cioè con i familiari e con gli altri membri della propria comunità) e cogliere la diversità da quella usata “all’esterno” (cioè con le comunità vicine). I nostri referenti medievali, poliglotti di alto livello e studiosi attenti dei costumi altrui, prima di altri facevano l’esperimento auditivo suddetto giacché sapevano che la lingua è la porta che si apre sulla tradizione e sulla cultura delle stirpi e in tal maniera raccoglievano dai locali le informazioni che ci hanno tramandato e delle quali oggi ci serviamo. Non è l’unico criterio di differenziazione fra gli esseri umani, ma altri criteri che siano in netto contrasto col quello linguistico, lo diciamo subito, sono molto rischiosi e possono diventare discriminanti!</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6834" class="wp-caption alignright" style="width: 235px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-6834" title="&quot;Camera nera&quot; a Bolğar" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/450px-Black_chamber_Bolgar-225x300.jpg" alt="&quot;Camera nera&quot; a Bolğar" width="225" height="300" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">&#8220;Camera nera&#8221; a Bolğar</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Nel secolo passato ci si illuse di poter classificare gli uomini e determinarne la provenienza geografica con grande precisione scientifica osservandone i tratti fisici (la razza!) in vivo o deducendoli dai resti ossei degli antenati esumati nelle necropoli. Gli antropologi M. Gerasimov, russo, e D. Sassoon, americano, diventarono famosi per le ricostruzioni (con metodi diversi) dei tratti del viso di uomini del passato partendo dai caratteristici segni d’usura lasciati sui teschi dalla muscolatura ormai scomparsa. I loro lavori misero in luce alcune volte certi errori interpretativi degli storici… Oggi però questi metodi insieme con il concetto di razza non hanno più il valore d’una volta e non servono più (per fortuna) a delimitare le aree geografiche da “assegnare” a una stirpe per cacciarne via un’altra, non considerata autoctona. Per i Bulgari le ricerche paleoantropologiche condotte finora lungo il Volga e nel resto della Pianura fra le tante incertezze sistematiche confermano che un tipo fisico puro e tipico “bulgaro” nei fatti non c’è. L’unica cosa che si può dire dai dati elaborati pure in altri campi disciplinari è che i Bulgari del Volga appartennero per cultura a un’etnia turco-cazara-alana formatasi al di qua degli Urali fra le rive settentrionali del Mar Caspio e quelle del Mar Nero e, oltremodo mescolata, solo sotto l’egida dell’Islam acquistò un aspetto più uniforme degno di nota dei nostri osservatori. Rifacendoci alle loro descrizioni quando s’interessarono di questi luoghi, ecco che a nordest di Mosca (la cosiddetta Suzdalia) troviamo una Bulgaria consolidata… ma soltanto nel XI sec. d.C.! A questo punto gli interrogativi sarebbero: Prima del IX-X sec. come mai la tradizione in certe fonti tace su Bolgar e invece parla di migrazioni? E allora chi fondò la città: gli epigoni dei Bulgari balcanici oppure i cosiddetti Bulgari Neri del Don-Dnepr, visto che questi due gruppi erano all’epoca due identità distinte? E come mai l’evento finì per essere dimenticato, sfuggendo all’attenta Costantinopoli che ben conosceva i Bulgari?</p>
<p style="text-align: justify;">Le fonti più accreditate suggeriscono che il “trasloco” dei Bulgari ebbe luogo verso il IX sec. d.C. verso questo nord. Se così fosse, c’è il sospetto che l’impresa di mandarli dal Ponto sul Medio Volga fosse pilotata dai Cazari al fine di colonizzare gli Ugro-finni e monopolizzare meglio il traffico dei loro prodotti che in quegli anni rendevano molto bene. In tal caso i Bulgari non abbandonarono i “parenti” cazari (parlano la stessa lingua, avverte Ibn Hauqal, fine del X sec.) e migrarono in massa perché le acque caspiche avevano invaso le coltivazioni, ma sono semplicemente agenti con il mandato del Kaghan cazaro…</p>
<p style="text-align: justify;">Malgrado quanto detto, dobbiamo registrare la sorpresa occidentale dei viaggiatori cristiani del passato nelle Terre Russe (come si chiamava la Pianura dal punto di vista della storia “russa”) i quali, sentendo parlare di uno stato bulgaro sul Volga, ancora nel XIII-XIV sec. erano increduli sulla sua reale esistenza. Eppure in ambito mediterraneo – Venezia e Genova dalle loro basi sul Mar Nero – e musulmano – dalla Spagna omayyade (al-Andalus) fino alla Persia di Baghdad e la Choresmia dei Samanidi – quel lontano stato era arcinoto (almeno per i suoi prodotti) anche prima e il suo ricordo cominciò a sfumare soltanto più tardi del XIV sec.! Insomma ci sono delle incongruenze…</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo allora dalla prima questione, dalla lingua.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo dicendo che il bulgaro dalla ricostruzione messa insieme dai filologi si può riconoscere in un bulgaro antico parlato nel IV-V sec. d.C. nella zona pontica e nella Depressione Caspica che, con la diaspora iniziata nel VII sec. d.C., si modificò da potersi riclassificare col nome di bulgaro medio. Di quest’ultimo non abbiamo molti riscontri sicuri nell’area del Medio Volga, ma possiamo presumere che dovesse essere parlato qui già dal X al XIII sec. benché sparso sul territorio e in concorrenza con le altre parlate turche, ugro-finniche e balto-slave pure presenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel XII sec. si hanno i primi scontri fra Bulgari del Volga e Genghiscanidi venuti dall’Asia Centrale, alleati degli Alani prima e dei Kipciaki poi. I Mongoli erano ai vertici dell’organizzazione militare attaccante (quella politica faceva capo al Gran Khan in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente/mongolia" target="_blank">Mongolia</a></span>), mentre i Kipciaki ne diventarono presto la casta dominante dal punto di vista numerico e quindi è logico che il bulgaro medio dové confrontarsi col turco kipciako (o tataro). Stranamente però, dopo il ritiro dei Tataro-mongoli più a sud nella nuova capitale di Sarai Batu, notiamo che la denominazione lingua bulgara sparisce! Non immaginando affatto che cadesse in disuso all’improvviso, ci chiediamo: In quali altra lingua si trasformò, visto che nel Tatarstan e nelle repubbliche limitrofe sopravvivono ancor oggi più d’una varietà di turco insieme con numerose parlate ugro-finniche? E perché mai certi storici locali tentano di provare, rilevando tantissime eccezioni, che il bulgaro medio si sia trasformato nel ciuvascio e che il tataro invece non proceda dal bulgaro medio, supposto scomparso?</p>
<p style="text-align: justify;">Non sembrino topiche secondarie, queste, per la nostra storia soprattutto perché gli unici resti di sicura identità bulgara nel Volga sono in primo luogo le lapidi delle tombe musulmane con le loro iscrizioni, tenendo presente che questi monumenti di pietra scolpita furono introdotti nell’uso funerario dai Tataro-mongoli e che all’esame le iscrizioni mostrano un’intensa penetrazione fra bulgaro e tataro-kipciako.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, quando Bolgar per ragioni storiche e fisiche (più in là le esamineremo) ha ormai perso molto del peso politico ed economico, i suoi cittadini lasciano la città e si trasferiscono nella nuova Bolgar situata un po’ più a nord sulla riva opposta dove domina la lingua kipciaka dei nuovi governanti tataro-mongoli. Kazan’ (così si chiama Bolgar Nuova) in quel momento è diventata una fortezza di confine con poca gente armata ed è chiaro che i bulgari di Bolgar in poco tempo diventano la maggioranza culturale cittadina. Ora dire che il bulgaro dei nuovi arrivati sarà sostituito dal tataro di Kazan’ è senz’altro esagerato. Le due lingue, per cause che tralasciamo, erano ancora poco differenziate fra loro e il bulgaro non fece altro che cambiare d’etichetta chiamandosi tataro, dovendo in certo qual modo riconoscere che questo era il “nome del potere” adesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto al ciuvascio, è sicuramente una lingua turca, ma si sviluppa separatamente dal tataro-kipciako di Kazan’ dove appare come lingua a sé nel XVI sec. La tradizione indica che il popolo portatore C’uvasc’ venne moltissimi anni prima dal Ponto sul Volga superando i monti, ma in realtà è solo nel 1524 che appare nelle Cronache Russe e ancora una volta nel 1551. Certamente era già parlata prima delle dette menzioni, ma dove? E se accettassimo l’idea di chi suggerisce che i Ciuvasci fossero Ugro-finni che persero la propria lingua e adottarono una nuova varietà di bulgaro passando in parte all’Islam? In tal caso sarebbe una specie di lingua bulgaro-finnica parlata da genti acculturate nel IX sec. d.C. quando Bolgar prende il ruolo di guida politica del Medio Volga. La struttura e il lessico del ciuvascio permettono di accettare tale ipotesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Evitando tecnicismi, diciamo semplicemente che il ciuvascio è turco di tipo “r” diverso dal bulgaro medio che invece è turco di tipo “z”. Sebbene il ciuvascio appaia in modo chiaro anche nelle lapidi di cui parlavamo sopra, ma in poche di esse e come una variante dialettale, le scritte più numerose sono in turco di tipo “z”. Di qui, se il ciuvascio fosse la figlia diretta del bulgaro medio, come mai negli epitaffi sarebbe così poco diffusa? Certo! I resti documentari sono scarsi e a volte incerti nella lettura, ma la realtà è quella spiegata da M. Z. Zakiev che prende in considerazione altri reperti scritti del patrimonio archeologico del Volga, oltre le steli funerarie…</p>
<p style="text-align: justify;">Ci scusiamo col nostro lettore per esserci soffermato sulla questione, ma purtroppo, dovendoci rifare alle ricerche degli studiosi locali, ogni speculazione sull’argomento è da evitare giacché l’eredità bulgara la una sua grande risonanza nel Tatarstan e nelle repubbliche limitrofe con minoranze o maggioranze turcofone che si riflette persino nelle ricerche scientifiche. Essa è un bene molto conteso e, se tante sono le ipotesi plausibili su quali etnie ne siano le eredi, tutti riconoscono che, una volta verificate, le ipotesi debbono armonizzarsi con la numismatica, con la toponomastica, con i reperti archeologici (anche linguistici). Noi in ragione di ciò ci siamo appellati alle ricerche di G. I. Tafaev, ciuvascio, e di M. Z. Zakiev, tataro, sebbene i due studiosi dibattano su sponde opposte, ciascuno geloso della propria identità etnica, e confessiamo che è stato difficile scegliere la verità, per noi più degna di fede.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6835" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-6835" title="&quot;Mausoleo del Khan&quot; a Bolğar" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/mausoleuo-del-khan-300x225.jpg" alt="&quot;Mausoleo del Khan&quot; a Bolğar" width="300" height="225" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">&#8220;Mausoleo del Khan&#8221; a Bolğar</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">A questo punto si può affermare che i Bulgari alla fine non sono Turchi “veraci” come quelli che la vecchia etnografia direbbe avere le radici nella steppa asiatica e perciò affondate nell’ethnos che ebbe i suoi primi successi nella lontana <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente/mongolia" target="_blank">Mongolia</a></span>! Anzi! Siamo obbligati ad accettare come dati più o meno sicuri, ma certamente provvisori, le presenze bulgare nell’ordine cronologico tradizionale. In altre parole, sono giuste le presenze 1. Prima nella Steppa Ucraina e Volga-Don 2. poi nei Balcani e infine 3. nella zona intorno all’Anticaucaso? O ci sono storie diverse?</p>
<p style="text-align: justify;">Se quest’ultimo modo di vedere convince di più, allora dobbiamo anche accogliere la tradizione che vede i Turchi provenire dalla steppa asiatica ed è al di là degli Urali che si cercherà la prima patria bulgara. Di quale miglior fonte d’informazioni disporre, se non degli scavi archeologici, visto che i Turchi d’Asia hanno lasciato pochissime notizie scritte dirette?</p>
<p style="text-align: justify;">Da quasi 150 anni sono state intraprese varie spedizioni ad est del Volga che hanno scavato con metodi sempre più raffinati necropoli e siti abbandonati. Moltissimo s’è scavato nel Turkestan e nelle regioni limitrofe a nord della Cina e si sono raccolti numerosi reperti quasi tutti ormai classificati e pubblicati. Sebbene alcuni grandi popoli, ora europei per geografia e per cultura, riconoscano le loro radici in quelle aree (sempre secondo la tradizione), per i Bulgari non è stata individuata alcuna cultura netta e distinta da quella degli altri nomadi o sedentari in antico contatto in Asia Centrale! Insomma, non esiste alcun oggetto (almeno finora, 2010) che si possa attribuire con convinzione ad un’ipotetica etnia bulgara… prima del X sec. d.C. e lontano dal bacino del Volga!</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ecco che lo studioso bulgaro (del Danubio) P. Dobrev in una cronaca anonima latina del 345 d.C. trova una strana toponomastica, sempre sulla questione dei Bulgari autoctoni: Le vicinanze del Pamir e dell’Hindu-Kush erano chiamate dai Sogdiani Terra di B’lgar, dagli Arabi Terra di Burgar e oggi ancora dagli afgani Falgar o Palgar! L’area in questione è più o meno l’antica Bactriana che non è lontana dal Volga né dalla Choresmia con cui Bolgar ebbe contatti costanti e stretti. Se teniamo presente che intorno al Mare d’Aral c’era persino una regione chiamata Balkh (senza la desinenza <em>-ar</em> che in turco significa “uomo”), non si può più negare, da un lato, la profonda <a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> della gente bulgara sparsa su una vastissima area sia al di qua degli Urali fino al Danubio sia poco al di là e, dall’altro, l’inconsistenza di massicce migrazioni dall’Asia.</p>
<p style="text-align: justify;">C’era già la nota <em>Cronaca Sira</em> dell’armeno Zaccaria Retore del VI sec., documento giudicato molto affidabile dove l’autore nel XII capitolo in un elenco di popoli descrive i Bulgari per una prima volta e li colloca subito a nord di Derbent. Poche righe dopo li nomina ancora quasi associati ai Kutriguri, ma ora un po’ più lontani cioè a nordest del Caucaso. Dice di loro che sono barbari pagani con una loro propria lingua (rispetto all’armeno dell’autore), che vivono in tende e si nutrono della carne degli animali e dei pesci, ma anche degli animali selvatici! Questa menzione è stata finora ammessa come la più antica per i Bulgari del Volga dagli specialisti, ma come abbiamo visto il documento di Dobrev la supera di gran lunga all’indietro nel tempo. E allora? I Bulgari, è gente autoctona del Medio Volga?</p>
<p style="text-align: justify;">C’è chi ha sperato di raccogliere maggiori e più sicure informazioni partendo dall’etnonimo sulla questione. E’ però un problema molto controverso giacché gli etnonimi del Medio Volga sono di vario tipo e prevalentemente turchi. Composti per la stragrande maggioranza di monosillabi, sono somiglianti fra loro e attribuiti persino a genti che sembrano di ceppo <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeo</a>. Si riferiscono solitamente all’apparenza fisica (bell’uomo, capelli rossi e sim.) o ai totem eponimi (cane, leone, falco e sim.) o al luogo dove la gente vive e poco, invece, alle attività svolte. In questo senso lo aveva creduto risolto il granadino al-Garnati, dotto musulmano in visita sul Volga nel XII sec. (1150 ca.), quando scriveva: “Siccome una persona saggia è chiamata (in turco-bulgaro) <em>bul’ar</em>, di conseguenza questa terra è chiamata Bul’ar cioè Terra dei Saggi e in arabo è stato trascritto Bulghar. Ho letto ciò nella Storia di Bolgar scritta da un giudice (<em>qadi</em>) bulgaro (Jakub ibn-Nugman che al-Garnati conobbe di persona) che aveva studiato con Abu ul-Masali G’uwaini.” A questo proposito, studi recenti suggeriscono la derivazione dalla radice verbale turca <em>*bulğa</em>- che significa mettere in disordine o mescolare più l’affisso –<em>ar</em>, uomo. Per I. Lebedynsky più che saggi i Bulgari sarebbero dei ribelli o mestatori e per M. Vassmer dei meticci mentre M. Z. Zakiev predilige gli etimi delle varianti <em> bolgar/balkar </em>per arrivare a gente di fiume o anche <em>biler/bailar </em>a gente ricca, abbiente, quest’ultimo più vicino al <em>bul’ar</em> di al-Garnati.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna di tali etimologie però è accettata dalla totalità dei turcologhi e l’opinione più generica è che <em>bulgar </em>fosse un soprannome, diventato abbastanza comune fra persone imparentate e che si perpetuasse affibbiandolo ai gruppi di potere che millantavano una qualche genealogia antica e famosa. Di turchi che passavano i propri nomignoli ad intere tribù se ne conoscono più d’uno (il khan Özbeg ha dato il nome alla nazione Uzbeka) e, conoscendo la cura di queste persone nella ricerca dei propri antenati e la costruzione di alberi genealogici (chiamati con parola araba sc’eg’ere) a giustificazione della propria posizione sociale, in tutto ciò può ben trovarsi l’origine della parola <em> b’lgar</em>&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">E qui s’aggancia la questione della Bjarmja.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6836" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-6836" title="Mausoleo settentrionale, Bolğar" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/mausoleo-nord-300x225.jpg" alt="Mausoleo settentrionale, Bolğar" width="300" height="225" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Mausoleo settentrionale, Bolğar</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Ne parla Saxo Gramaticus per primo nella <em>Storia dei Danesi </em>e nelle Saghe della <em>Heimskringla </em>si legge di uno stato chiamato Bjarmaland/Bjarmeland situato nell’estremo nord della Pianura Orientale Europea. Si estendeva dal Mar Glaciale Artico fino alle foreste della confluenza del Volga-Kama o del Volga-Okà. La Bjarmja è assimilata dai russi alla Terra di Pjerm’, vista la consonanza dei due toponimi, e dovette esistere realmente, addirittura prima del IX sec. d.C. Malgrado ciò, ci sono molti elementi nei detti testi che fanno sospettare una possibile identificazione della Bjarmja con il dominio bulgaro del Volga (Chi comanda in questo paese? I Bijar!) ai tempi in cui Bolgar non era ancora unita nelle mani di un solo sovrano. Gli elementi a favore di una tale versione sono <em>in primis </em>i prodotti nordici che gli Scandinavi venivano qui a procurarsi via mare (Mar Glaciale Artico) o via fiume (la Dvinà Settentrionale, chiamato Riva nelle saghe) ovvero pellicce pregiate, argento, denti di tricheco e schiavi… giusto le merci che Bolgar trafficava! <em>In secundis </em>c’è l’etimologia di Bijar- che è una chiara variante di Biljar con <em>–ma</em> suffisso ugro-finnico che indica il paese o con <em>–em</em>, possessivo turco di prima persona. Biljar infatti indicherebbe gruppi ugro-finnici assimilati o alleati coi Bulgari. A questo punto si prospetta un’ipotesi di per sé dissacrante per la storia antico-russa e per il suo classico impianto.</p>
<p style="text-align: justify;">Se accostiamo <em>boljar </em>(variante documentata di “bulgar”) ai nobili bojari (in italiano anche bojardi), la cui forma russa più antica è <em>boljarin </em>(sing.) e <em>boljare </em>(plur.) e in russo moderno <em>bojarin </em>(sing.) e <em>bojare </em>(plur.), noteremmo subito non solo la chiara identità dei termini, ma anche che <em>bojarin </em>ha la tipica desinenza -in degli aggettivi di nazionalità! In più, siccome <em>bojarin </em>è accettata dagli etimologisti sia come parola sia come istituzione di certa origine bulgara, non potrebbe ciò denunciare la presenza nella grande città russa del nordest, Grande Novgorod, di un’<em>élite </em>bulgara al potere? Senza dubbio Bolgar era meglio organizzata in tempi anteriori alla data di fondazione di Grande Novgorod (la più sicura è secondo l’archeologia ca. prima metà del X sec. d.C.) e poteva aver fatto benissimo o da modello o da sede coloniale bulgara nel Grande Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">Per di più Novgorod significa Città Nuova e non sarebbe possibile azzardare l’ipotesi che abbia perso (o abbia sostituito) la denominazione primitiva, ad esempio, di Città Nuova dei Bulgari (Jana Halig’ in bulgaro) quando passò in mano russa? Altre città lungo il Volga hanno adottato in modo simile il monco nome russo. Si spiegherebbe lo strano toponimo di Città Nuova che ne presuppone una antecedente di cui però non si trova traccia! A questo punto una verità di questo genere cancellerebbe la leggendaria chiamata di Rjurik e dei suoi due fratelli dalla Svezia nell’852 d.C. come è stata tramandata dalle <em> Cronache Russe </em>e che Giovanni IV di Mosca rivendicò come i gloriosi antenati della sua dinastia. I tre avventurieri con i loro armati furono chiamati (come racconta il fantasioso storico russo Tatisc’ev nel XVIII sec.) “…per mettere ordine nella regione…” e ciò non potrebbe significare che si volevano cacciare i Bulgari dalla Bjarmja di cui Novgorod era parte integrante? Chi ebbe l’idea di ribellarsi? Certamente le mafie baltiche svedesi che intendevano gestire i traffici con gli Slavi locali loro alleati direttamente e senza l’intermediazione bulgara. La leggenda racconta inoltre che uno dei tre inviato a Lago Bianco (Belo Ozero) per governarvi vi morì precocemente e, siccome la presenza bulgara è accertata nello stesso luogo molto prima dei novgorodesi “russo-svedesi”, la morte imprevista può essere avvenuta in uno scontro coi Bulgari!</p>
<p style="text-align: justify;">E quando nel 1237 Batu Khan a capo dei suoi Tatari tentò di conquistare Grande Novgorod, per Bolgar potrebbe essere stato il momento della rivalsa per “riprendersi” l’antica figlia del nord perduta. Certamente furono i Bulgari ad indicare alle armate il guado migliore per passare con le macchine d’assedio, cavalli e uomini e non è vero che Batu Khan rinunciò a proseguire verso il nord a causa del fango che si genera in primavera lungo i bordi della foresta. E’ vero invece che la campagna s’interruppe perché i bojari di Grande Novgorod accettarono di pagare per non essere annientati e che l’espediente fu taciuto nelle <em>Cronache Russe </em>dove la rinuncia all’attacco di Batu Khan è attribuita ad un intervento divino cristiano! La transazione in denaro è riferita nelle Cronache Tatare di Gazi Barag’ (tradotte da Z. Z. Miftahov e accettate come affidabili dal noto storico militare russo di questi anni, A. Sc’irokorad) dove il ruolo di Bolgar dovette avere il suo peso.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è anche la storia (e la vedremo più in là) della famosa Repubblica di Vjatka, sorta poco a nord di Bolgar, o delle imprese dei pirati usc’kuiniki che, facendo base a Vjatka, imperversavano sul Volga finanziati da Grande Novgorod forse contro gli interessi immediati di Bolgar.</p>
<p style="text-align: justify;">E che ci sarebbe di male, oggi, ad ammettere che Cazari e Bulgari influissero sull’organizzazione della Rus’ di Kiev e, analogamente, su quella di Grande Novgorod con la loro provata esperienza politica e commerciale e gli antichissimi e solidi legami con il Grande Nord? E, se così fosse, non potremmo pensare che la parola biljar e le sue varianti assimilabili a bulgaro descrivesse una specie di consulente che dava le direttive per organizzare commercio, traffici e relazioni coi fornitori (detto così in termini moderni, ma naturalmente adattato all’epoca)? Non si può dimenticare il parallelismo di lombardo che nel <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> (ancor oggi lo si usa in molte lingue del Nord Europa) non aveva più un significato geografico o etnico, ma indicava il mestiere di colui che presta denaro ad usura su pegno!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>(continua).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>* * *</em></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-2.html' addthis:title='I Bulgari del Volga. Parte 2. Il difficile passaggio a nordest ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-2.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Civiltà medievale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Medioevo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Bactriana]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Bulgari]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[ciuvascio]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[tataro]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[turco]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[volga]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>I Bulgari del Volga. Parte 1. Nella steppa europea</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-1-nella-steppa-europea.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-1-nella-steppa-europea.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 17:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Marturano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Civiltà medievale]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[Bolgar]]></category>
		<category><![CDATA[Bulgari]]></category>
		<category><![CDATA[Bulgaria del Volga]]></category>
		<category><![CDATA[Caspio]]></category>
		<category><![CDATA[Caucaso]]></category>
		<category><![CDATA[cazari]]></category>
		<category><![CDATA[Ciuvascia]]></category>
		<category><![CDATA[Kiev]]></category>
		<category><![CDATA[novgorod]]></category>
		<category><![CDATA[Rus’]]></category>
		<category><![CDATA[steppa]]></category>
		<category><![CDATA[Tatari]]></category>
		<category><![CDATA[tundra]]></category>
		<category><![CDATA[volga]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=6680</guid>
		<description><![CDATA[La Bulgaria del Volga mantenne alle sue dipendenze non soltanto il nord della Pianura ove si coagulavano etnie slavo-baltico-russe, ma addirittura il controllo politico di Kiev per conto dei Cazari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-1-nella-steppa-europea.html' addthis:title='I Bulgari del Volga. Parte 1. Nella steppa europea '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;"><em><strong>La questione bulgara</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6684" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><em><em><img class="size-medium wp-image-6684" title="bulgari" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bulgari-300x271.jpg" alt="" width="300" height="271" /></em></em></dt>
<dd class="wp-caption-dd"><em>L’illustrazione è tratta dalla Cronaca Anglosassone e rappresenta dei cavalleggeri bulgari, benché dei Bulgari del Danubio.</em></dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em> </em><em>Il problema delle origini dei primi stati russi, da Grande Novgorod alla Rus’ di Kiev, oggi che ritornano a disposizione della comunità degli studiosi le vecchie cronache “tatare” in parte distrutte dalla cecità politica sovietica, mostra la sua enormità e denuncia le difficoltà a mettere in luce le grossolane manipolazioni e le leggende sulla steppa europea e sui popoli turchi che si leggono nelle </em><em>Cronache Russe dopo tanti secoli. Le </em><em>Cronache avevano un proprio punto di vista ideologico, ossia quello di provare l’indipendenza russa nell’ambito di un disegno divino di dominio universale affidato a Mosca e alla sua dinastia al potere nella costruzione del primo stato russo, santo e cristiano, legittimo occupante della grande Pianura Nordorientale Europea. Quanto agli stati turchi o d’altra etnia non russa che esistevano e esistono ancora sullo stesso territorio, essi non avevano che un’esistenza provvisoria e la loro cultura, le loro vicende non potevano trovar posto nella storia antico-russa. Questa storia viene “venduta” come la vera visto che l’unica storia accettata è quella messa insieme dai grandi storici russi, comprese le correzioni, le aggiunte e le interpolazioni nei documenti (denunciate da una vita di accurato studio da D. S. Likhaciov) fatte per ordine “russo-moscovita” in combutta con il neo-patriarcato moscovita. Così, nel confronto con le informazioni ricavabili dai documenti di parte “turco-tatara” (naturalmente anch’essi manipolati e interpolati e ancora privi di una buona critica storica) si disegna un nuovo quadro storico in cui lo stato bulgaro del Volga è di gran lunga più antico di qualsiasi altro stato russo e ne ha influenzato pesantemente lo sviluppo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>© 2010 di Aldo C. Marturano</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. Nella steppa europea</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sin dal primo <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> la steppa e i suoi popoli ebbero un ruolo sconvolgente in Europa con i loro transiti sia perché dal IV sec. d.C. sollecitarono lo sfaldamento dell’Impero Romano a cui seguì la costituzione dei primi nuovi stati europei – cristiani, musulmani, giudaici e pagani – sia perché influirono, a quanto pare migliorandole in maniera positiva, sulle comunicazioni fra Asia Centrale e Occidente. E non solo s’intensificò la reciproca conoscenza fra genti lontane o l’adozione di innovazioni tecniche o di prodotti perfezionati nel mondo della steppa come la staffa, i cavalli e gli arcieri montati, ma pure la possibilità di sfruttare risorse forestali e agricole finora rimaste in parte accessibili e di cui l’Occidente (rilievo economico molto importante) sentiva estremo bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà le cosiddette “invasioni barbariche” (in tedesco <em>Völkerwanderungen </em>e <em>Pereselenie Narodov </em>in russo) non erano né eventi improvvisi né inaspettati. Il massiccio e continuo fluire di varia umanità, di idee e di oggetti materiali era qualcosa già d’antico in Europa così come le mescolanze di sangue, senza mai dimenticare che neanche i “barbari” erano molto omogenei dal punto di vista etnico e culturale. A questo punto è logico riconoscere alla Pianura Europea Nordorientale (o Pianura Russa) il ruolo, fra il 1° millennio a.C. e il seguente, di essere l’area geografica mediatrice più esposta al passaggio di merci e di uomini e a nuovi usi e costumi. Riconosciuto ciò, per quel che ci riguarda è utilissimo studiare modi e tempi con cui questo ambiente fisico e antropico fu coinvolto e influì nelle vicende storiche dal IX sec. d.C. in poi in special modo. Infatti giusto adesso inizia la Storia Russa documentata con la redazione delle <em>Cronache Russe</em> da parte dei monaci e le osservazioni degli autori musulmani. Sono i primi scritti di interesse storico per  le genti della Pianura, sebbene in verità le <em>Cronache Russe </em>lascino trapelare la ricerca spasmodica di motivi cristiani che potessero giustificare l’esistenza del primo stato “russo”, identificato e idealizzato nella Rus’ di Kiev. La Rus’ altro non era che una federazione di città-fortini sotto l’egida armata dell’<em>élite </em>slavo-svedese-kieviana (costretta in seguito a convertirsi al Cristianesimo), ma a suo fondamento c’era il concetto che, per essere civile e organizzata secondo il modello divino, non potesse mai essere perfetta senza la Croce in un paesaggio desolato come la steppa o oscuro e insidioso come la foresta boreale, appena più a nord, zeppa di pagani.</p>
<p style="text-align: justify;">Un tale costrutto storico naturalmente è infondato, se si pensa che nel sudest della Pianura Russa era nato (~VIII sec. d.C.) e stava crescendo il potente Impero Cazaro che non era uno stato cristiano perché sceglierà presto il Giudaismo, ma che raggiungerà un enorme rilievo politico e un grande splendore culturale nel X sec. d.C., mentre la povera futura Rus di Kiev sta ancora a pagargli tributo. Un altro degli stati pre-russi di altrettanta levatura è la Bulgaria del Volga che più o meno negli stessi anni manterrà alle sue dipendenze non soltanto il nord della Pianura dove si vanno coagulando etnie slavo-baltico-russe anche prima di essere sottomesse dalle armi slavo-svedesi (dei Variaghi), ma tiene in mano, secondo le Cronache Tatare, addirittura il controllo politico di Kiev per conto dei Cazari!</p>
<p style="text-align: justify;">Da queste premesse è scaturito il presente tentativo di  ripercorrere una storia dei Bulgari del Volga e, in parte, delle sue relazioni con la Rus di Kiev come esempio sui generis di esperienza storica del mondo turco della steppa da sempre intimamente collegato al mondo slavo orientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci siamo fissati dei limiti cronologici che vanno dal VII-VIII sec. d.C. quando si fonda Grande Bolgar (o Bolgar Vecchia) fino al sec. XVI d.C quando Bolgar Nuova (oggi Kazan’) cade in mano russa. Non solo! Bolgar e Kazan’ sopravvissero a lungo alla Rus’ e solo nel XVI sec., con la conquista e l’incorporazione delle due dette città nel novello Impero Russo da parte di Giovanni IV (Ivan il Terribile), si pose la parola fine a quella specie di ossessione culturale e religiosa negativa che la loro esistenza aveva procurato all’<em>élite</em> moscovita.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/e-tramontato-un-sole-sulla-terra-russa/1043" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6691" style="margin: 10px;" title="e-tramontato-un-sole" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/e-tramontato-un-sole.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>Sappiamo bene che nominando i Bulgari lo sguardo si volge subito ai Balcani e al Danubio dove c’è la Bulgaria… slava oggi, ma fondata dai Bulgari turchi ieri. Non è però ad essa che ci riferiamo, ma ad un’altra che non c’è sulla carta geografica della Federazione Russa e non c’è mai stata neppure nell’URSS! Eppure nel secolo scorso si costituirono partiti “bulgaristi” a Kazan’ e a C’eboksary, in Ciuvascia, i cui esponenti con vari tentativi operarono per ripristinare (legittimo punto di vista storico!) il toponimo Bulgaria per farne uno stato confederale sovietico! Non è nostro compito soffermarci su quelle lotte che oggi riemergono nella politica attuale, ma sottolineiamo che la salomonica soluzione delle liti nazionali, pericolose per un’ideologia antinazionalista, negli anni sovietici fu di includere Bolgar e Kazan’… nel Tatarstan ossia nella Terra dei Tatari!</p>
<p style="text-align: justify;">Si dirà: che c’entrano i Tatari? L’etnonimo “tataro” fu attribuito probabilmente per la prima volta dai cinesi alle armate genghiscanidi (così Rasc’id ed-din informa nel XIV sec.) mentre nelle <em>Cronache Russe</em> si appiccicò sugli abitanti di Bolgar già dal 1236 quando vi s’insediarono i Tataro-mongoli da conquistatori e la città diventò un avamposto della nuova potenza chiamata Ulus G’öc’i o Orda d’Oro.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo. Un tale ruolo militare forzosamente attribuito dall’invasore genghiscanide all’<em>élite</em> bulgara non fu ben accetto e numerose furono le rivolte tanto che presto Bolgar fu lasciata al suo destino e una nuova capitale tataro-mongola, Sarai Batu, fu fondata più a sud, sempre lungo il grande fiume. Si riconfermò così la cultura mercantile, più che militare, dei Bulgari del Volga e la loro opportunistica politica di pace con tutti onde poter trafficare in tranquillità e in autonomia.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui si capisce che il Volga è il cuore della nostra storia, essendo la “strada” più frequentata e più conosciuta della Pianura e dove appunto la prosperità di Bolgar nasce e si culla per secoli. Volga però è il nome dato alla corrente da chi viene dal nordovest che la vede scaturire nei dintorni del Valdai e confluire nell’Okà e poi nel Kama più a valle. Per i rivieraschi ugro-finnici invece la corrente maggiore è giusto il Kama che viene dagli Urali. La prima denominazione, dal Valdai al Caspio, oggi prevale e il Volga può perciò essere classificato come il più lungo d’Europa. L’idronimo è di etimologia ugro-finnica (forse da <em>Volkea </em>ossia Bianco, che ne indica la posizione geografica nordica che non il colore delle acque) ed è passato da una lingua locale nel russo, soppiantando il più antico e misterioso nome Ra. Gli Ugro-finni tuttavia, come gli Udmurti, continuano a chiamarlo Kama fino alla confluenza. Dopodiché diventa Bydz’ym Kam o Grande Kama fino alla foce. Lo stesso è per i Bulgari che lo chiamavano il Grande Fiume o Idi El e Itil/Adil a seconda del dialetto a partire dall’ansa di Bolgar. Niccolò e Matteo Polo (nel XIII sec. d.C.), impressionati dall’enormità della corrente che stavano attraversando, lo chiamarono Tigri quasi fosse uno dei 4 fiumi del Paradiso Terrestre!</p>
<p style="text-align: justify;">E’ bene dire che non sono semplici nomi dati all’acqua, ma dei punti di vista storici rispettabili, poiché qui si viveva della gestione dei tanti centri-mercati fluviali e dominare la grande corrente era la chiave di volta dell’organizzazione economica d’allora.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza voler anticipare la nostra storia, aggiungiamo che quest’ultima condizione (dominare il corso inferiore del fiume) non fu né tanto semplice né tanto felice da mantenere sia per Bolgar che per Kiev finché la presenza del potente Impero Cazaro a sud controllò il Volga inferiore e fissò le relazioni interetniche tramite la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> o tramite le armi. Tutto si complicò ulteriormente nel XIII sec. con i Tataro-mongoli, il cui dominio durò fino al XV sec. e notiamo che da quel momento Mosca, attribuendosi il ruolo di unica riunificatrice della scomparsa Rus’ di Kiev, risolse il problema della propria convivenza con i nuovi e i vecchi venuti adoperandosi (senza riuscirci) con la forza della conquista alla loro “russificazione”. Fu il momento in cui il Volga si popolò di fortini e città nuove a dominanza russa e in cui si usarono le lapidi dei cimiteri islamici per pavimentare le strade e le chiese ortodosse. Addirittura, per obliterare la storia e la cultura dei popoli locali, l’etnonimo tataro si applicò ad ogni suddito dell’Impero che non fosse ancora “russificato”. Con tali politiche Mosca confessava al mondo che gran parte della sua esistenza la doveva proprio a questi nuovi sudditi…</p>
<p style="text-align: justify;">Nomadi e sedentari, tatari e mongoli, bulgari, cazari, russi e ugro-finnici erano per davvero etnie con abitudini e costumi talmente opposti da impedire una coabitazione “pacifica”? Dai documenti non risulta che gli stati sorti nella Pianura Russa prima del <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> fossero ingovernabili a causa della loro multietnicità. In nessun luogo al mondo peraltro sono esistite realtà statali di una certa estensione che non inglobassero più etnie. E inoltre, se le genti non “russe” sono riuscite ad oggi a conservare un’individualità propria più o meno ancora riconoscibile nelle stesse sedi occupate da secoli a nord e a sudest di Mosca contro il logorio dei secoli e l’oppressione delle dinastie imperiali succedutesi, vuol dire che il loro contributo alla “cultura russa” è stato prolifico e che le ragioni di tal successo devono esser meglio conosciute e raccontate.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione spinosa è che gli storici russi e ucraini con educazione eurocentrica spesso negano un seppur parziale ruolo innovativo della steppa sulla civiltà sedentaria agricola. Per costoro dai nomadi è venuta solo devastazione e distruzione e sempre dal lato asiatico. Allora ampliamo l’orizzonte e chiediamo: è possibile che genericamente si parli di acculturazione dei nomadi nelle società sedentarie e mai del contrario? E che cosa distingue il nomade dal sedentario? E il nomadismo è una categoria culturale o solo una specie di ostracismo ideologico? E la steppa, luogo di intensa vita umana, non ha giocato una parte preponderante per aver favorito il libero incontro e la commistione delle genti dell’Europa? Le risposte sono naturalmente già di fronte a noi nella realtà moderna delle nazioni, ma non si può dire come s’arrivò a questa realtà, se non si ha idea di che cosa significhino campi coltivati, foresta, steppa e paludi, magari recandovisi a visitarli per capirli dal punto di vista umano e non soltanto paesaggistico. Soltanto dopo appare più facile convincersi che alla fin fine la steppa non è un posto maledetto o abbandonato, ma abitato da uomini e da donne, da vecchi e da bambini in comunità (è vero!) gelose delle proprie tradizioni, eppure di per sé aperto e portatore di libertà assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella storia russa in particolare si legge di fortificate città nella foresta da cui mercanti e principi gestivano il commercio con la steppa, benché temessero attraversarla. Si viaggiava (in gruppo e armati!) per migliaia di chilometri lungo i fiumi superando pericolose cataratte, con acque che gelavano d’inverno e sulla cui superficie ghiacciata si poteva andare a piedi e quando finalmente si raggiungeva la steppa ci si aspettava di poter essere derubati o uccisi o rivenduti come schiavi. Ma, conoscendoli, i nomadi fornivano prodotti importanti per l’economia di quel tempo. Certe volte si percorrevano lunghi tratti di cammino senza vedere una città, ma poi s’indovinava la presenza del nomade non appena si vedevano in lontananza le tende rotonde o si sentiva il nitrire dei suoi focosi cavalli… E’ una visione caricata di contraddizioni, a volte troppo di parte perché, come vedremo, anche i Bulgari avevano città fortificate (e persino prima degli Slavi) e si occupavano di trafficare con la steppa pur non appartenendovi culturalmente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/quella-campana-non-suonera-piu/6302" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6692" style="margin: 10px;" title="quella-campana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/quella-campana.jpg" alt="" width="200" height="284" /></a>Certo! Era difficile far lega permanente con certi nomadi visto che i contatti si prendevano ogni volta con capi sempre diversi, ma non è in ciò il nocciolo della questione “steppa” e “nomadi”, colorata tanto negativamente nelle cronache di penna cristiana, russa e non.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque sia, ecco le parole di I. Lebedynsky, uno studioso della steppa: “All’inizio del primo millennio a.C. l’intera immensa steppa eurasiatica fra il delta del Danubio e la Cina settentrionale conosce una rivoluzione culturale profonda: L’apparizione del nomadismo pastorale, sotto la forma che doveva diventare classica in quelle regioni e costituire il modo di vivere dominante fino all’epoca moderna. Questo cambiamento è opera di popolazioni precedentemente sedentarie che, dopo aver accordato un posto crescente nella loro economia all’allevamento, passano al nomadismo per meglio sfruttare lo spazio steppico”. Continua ancora il nostro autore: “Il nomadismo nelle steppe eurasiatiche non è una sopravvivenza arcaica o un ritardo evolutivo, ma un adattamento all’ambiente o, più esattamente, ad un certo modo di sfruttare quell’ambiente”. Sono parole lapidarie e assolutamente condivisibili perché già si afferma che non è vero che i nomadi fossero selvaggi e intrattabili. Tale fama è piuttosto frutto d’una propaganda inscenata nei tempi andati per mettere in cattiva luce e senza distinguere il “pastore” dal “nomade”. Certo, si potrebbe obiettare a queste parole per i contenuti troppo eurocentrici perché considerano i nomadi esclusivamente di provenienza asiatica e quindi da respingere o colonizzare, ma chi aveva interesse a spargere nel passato tali notizie, comunque le si voglia giudicare?</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque gl’interrogativi sono numerosi, più intriganti e più complicati e occorre delimitare il teatro geografico e non solo storico a cui ci riferiamo. Lasciamo allora il Tatarstan e andiamo più a sud verso il Caspio, il Caucaso e il Mar Nero. Dal punto di vista antropico, l’area è notevole e non tanto per la sua estensione quanto per la sua intricatissima stratificazione etnica. Ciò pone un problema in più alla presente ricerca giacché col passar dei secoli e con l’avvicendarsi di popoli diversi su uno stesso territorio è difficile individuare delle tracce sicure per stabilire quale etnia precedesse e quale altra seguisse onde dedurne le successive influenze storiche. I popoli turchi e iranici che oggi sono qui non “si trovano in patria” da tanto tempo, ma sono venuti da lontano da poco più (o meno) di un millennio e sicuramente la steppa asiatica è uno dei loro luoghi d’origine. E questa temporalità, ricordiamolo, è la medesima dei cosiddetti Slavi Orientali.</p>
<p style="text-align: justify;">Come noi sappiamo, la sussistenza di una comunità basata sull’agricoltura o sull’allevamento del bestiame o su altri sistemi di raccolta e produzione del cibo è strettamente dipendente dall’alternarsi delle stagioni, dalla qualità delle terre coltivabili o da pascolo, dall’insolazione, dalle piogge, dalle temperature circadiane etc. e gli uomini, pena la distruzione o il disfacimento delle loro società, devono adattarsi in ogni momento alle vicissitudini locali del clima. I fattori climatici perciò (tutti, benché qualcuno sia di minor importanza storica) condizionano pesantemente l’esistenza degli esseri che vivono in simbiosi con l’uomo o da prede libere o da bestie d’allevamento giacché l’ambiente nella sua interezza può mettere le risorse alimentari di base a disposizione di tutti oppure no… a seconda di come è andata l’annata climatica! Non solo. Nella steppa si sente, nel vero senso della parola,  il ruolo vitale del clima molto di più che in altre ecologie e ogni suo variare sconvolge gli eventi perché detta le condizioni per favorire o scoraggiare gl’insediamenti. E’ un ambiente dove più che in ogni altro luogo del mondo, non è possibile agire per mantenerlo costante e legarlo ai propri bisogni e l’uomo è costretto per sopravvivere, persino, a lotte fratricide. La nostra storia va dunque raccontata in questo variabilissimo scenario benché a volte gli eventi non sono tanto evidenti da essere stati considerati degni di qualche riga scritta nelle cronache contemporanee. E’ un guaio per chi cerca documenti…</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla relazione clima-uomo-fauna-flora-steppa nel 1963 una spedizione dell’Università di San Pietroburgo (allora Leningrado), condotta da L. N. Gumiljòv lungo le rive del Volga e la costa settentrionale del Caspio, mise bene in evidenza come gli aspetti climatici dipendessero dalle forze cicloniche che si generavano a una decina di migliaia di km da qui e come esse avessero influito e lasciato tracce delle loro interazioni nella steppa russa e nei suoi abitanti. La spedizione multidisciplinare si proponeva di provare, e fra l’altro lo provò, che una civiltà intera, cioè l’Impero Cazaro, aveva dovuto cedere ad un’aberrazione del clima non più favorevole per un ulteriore sviluppo e soccombere. Noi ci rifaremo a questa esperienza (i particolari tecnici si traggano direttamente dalla relazione scientifica!) perché la storia dei Bulgari è legata ai Cazari…</p>
<p style="text-align: justify;">La steppa di cui vogliamo parlare perciò è quella che il compianto L.N. Gumiljòv chiamava la Grande Steppa e che si divide in una parte asiatica e in una parte europea. Per quanto riguarda la parte europea, essa si situa fra il 52.mo e il 48.mo parallelo Nord e si estende dal 60.mo fino al 15.mo meridiano Est cioè dagli Urali al Danubio fino in Ungheria dove è detta <em>puszta </em>(leggi <em>pùsta</em>!). Uno spazio enorme! Su una così grande estensione aspettarsi un clima dominante unico è inutile ed è più logico al contrario notare tutta la serie di microclimi regionali abbastanza distinti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le situazioni climatiche, sottolineiamolo, non restano immutate nel tempo, ma seguono la storia geofisica locale per cui, a seconda dei periodi considerati, gli uomini e gli altri gli altri esseri viventi si trovano di volta in volta davanti a delle aree da sfruttare e da difendere con risorse cambiate e con nuovi e inaspettati commensali. Le piante che hanno colonizzato la steppa in particolare mostrano il loro evidente adattamento non solo ai fattori ambientali esterni, ma pure alla composizione (edafica) del suolo e lo fanno vedere nei colori e nelle forme tipiche e sono la prima impressione di grande meraviglia per chi viene fuori dal più maestoso ambiente della foresta. Ci s’imbatte in una vegetazione la cui altezza non va oltre quella del basso arbusto, verdissima nella buona stagione e ondeggiante come un vero “mare d’erba” che poi però secca con i primi freddi passando al marrone scuro… Naturalmente la nostra descrizione è molto schematica e non è riconoscibile con facilità nel paesaggio attuale, sebbene dagli studi dei climatologhi russi sovietici e postsovietici, americani etc. sia possibile immaginare che il clima dei secoli passati non sia cambiato moltissimo rispetto all’oggi e che, sempre evitando fuorvianti semplificazioni, la steppa odierna – salvo variazioni intervenute più marcate – può essere considerata molto simile a quella raccontata nelle cronache medievali.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel linguaggio comune si distingue una steppa erbosa di solito coperta d’erbacee che crescono in piano fittamente l’una vicina all’altra, una steppa arida anche questa giacente in piano, ma con specie vegetali diverse e adattate alla penuria d’acqua e dunque molto più rade, e infine c’è una steppa di montagna sui declivi delle alture che ha un manto vegetale pure distinto dai precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/loro-di-novgorod/6303" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6693" style="margin: 10px;" title="oro-di-novgorod" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/oro-di-novgorod.jpg" alt="" width="200" height="284" /></a>Portiamoci allora sulla parte meridionale del Bassopiano Sarmatico (chiamare così la Pianura Orientale Europea e le antiche Terre Russe è tradizionale, benché il toponimo risulti ambiguo) la cui parte stepposa o Steppa Ucraina era la più frequentata e costituiva (ed è ancora così!) un fattore economico importante per i suoi frequentatori. E’ un’area variopinta nei suoi paesaggi ed inizia in pratica dagli Urali meridionali, segue la riva destra del fiume Ural (anticamente chiamato Jàik), s’interrompe nella Depressione Caspica e nell’Anticaucaso e ingloba i bacini inferiori del Volga e del Don, quelli del Terek e del Kuban. Dalle rive del Mare d’Azov e del Mar Nero (Ponto o Ponto Eussino per i greci) si estende a sud di città storicamente importanti come Kiev e Cernìgov. Molti sono i fiumi che la tagliano nel senso nord-sud e partendo dal Volga possiamo enumerare i maggiori: il Don, il Dnepr, il Bug, il Dnestr, il Prut (quest’ultimo è un affluente del Danubio).</p>
<p style="text-align: justify;">L’inverno qui termina ad aprile-maggio ed è solitamente molto freddo con punte fino a –5 °C mentre, al contrario, l’estate è caldissima con punte fino a +30 °C. I problemi si creano però, a parte la stagione, quando d’estate ci sono improvvisi e inaspettati cali di temperatura con escursioni di ben 20-25 gradi. Le piogge invece cadono nei primi mesi dell’estate per poi cessare del tutto prima della fine della stagione e così si finisce nella siccità ove verso la fine di settembre la vegetazione secca inesorabilmente e, se qualche pioggia cade ancora, è sotto forma di acquazzoni improvvisi la cui umidità evapora rapidamente dalla superficie fogliare senza riuscire a impregnare il suolo (l’esigua isoieta media annuale è di 500 mm!).</p>
<p style="text-align: justify;">La steppa erbosa ucraina col suo spazio coperto da un fitto tappeto verde, senza alberi o alti cespugli è ancora godibile in Crimea e, malgrado la bassa vegetazione, è uno spartivento fra il nord e il sud della Pianura Russa per la sua posizione rispetto alle basse correnti d’aria calda che vengono dalle consistenti (ma inadeguate dal punto di vista termostatico) distese d’acqua del Mar Nero, Mar Caspio e Mare d’Azov e genera delle zone semidesertiche intermedie prima della foresta settentrionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cadenze climatiche, è bene notarlo, non scivolano dolcemente l’una nell’altra come per i climi mediterranei più miti, ma sono nette e improvvise mentre l’intera steppa va alfine in quiescenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ovest di Kiev s’incontrano i Carpazi e i Balcani, massicci montagnosi che dividono i bacini misti del Dnepr, Dnestr e Danubio da una parte e della Vistola, dell’Elba e dell’Oder dall’altra e, allungandosi praticamente fino al Mar Nero, rappresentano un collo di bottiglia per tutte le migrazioni est-ovest di nomadi e sedentari, comprese quelle più famose già nominate Invasioni Barbariche. Al confine fra Ungheria e Ucraina odierne ci sono infatti passi montagnosi dove è possibile incontrare resti di genti che non passarono mai al di là e che oggi vivono lungo i declivi conservando lingue (moltissime di ceppo turco) e costumi caratteristici diversi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciando quei monti dietro di noi e proseguendo verso Nord, i confini più naturali scompaiono e passiamo nella cosiddetta Mitteleuropa dove è stato fissato artificiosamente un confine più politico che storico allungato fino alle rive del Baltico lungo l’affluente di destra della Vistola, il Bug, (omonimo dell’altro che scorre invece verso il Mar Nero, detto prima) fra Slavi Occidentali e Slavi Orientali, fra Polacchi e Lituani…</p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo ora attraversando la foresta europea boreale fra numerose polle gorgoglianti dal suolo da cui scaturiscono correnti e fiumi numerosi che col loro corso lento – siamo in una pianura quasi priva di accentuate pendenze – indugiano spesso in piccoli e numerosi laghi, paludi e marcite o confluiscono le une nelle altre in fiumi di più notevole portata. L’area più tipica è il bacino del Pripjat (affluente di destra del Dnepr) a nordovest di Kiev (quasi al centro della regione che stiamo descrivendo). Questo territorio (Polesje) in pratica trasforma la Bielorussia in una delle più grandi paludi del mondo (ca. 110 mila kmq) mista alla fitta foresta perlopiù a latifoglie (per l’85 % conservatasi fino ad oggi e chiamata a volte <em>taigà</em>) che nel passato copriva fittamente tutta la parte centrale e settentrionale delle Terre Russe.</p>
<p style="text-align: justify;">La selva s’estende fin sotto gli Urali mutandosi in tundra man mano che si va verso l’estremo Nord ossia sulle rive del Mar Glaciale Artico, mare poco conosciuto nel passato. Seppur chiamato Mare dell’Oscurità (Morje Mraka) a causa della sua posizione oltre il Circolo Polare con sei mesi di notte artica, più pittorescamente lo si chiamava Mare che respira o Dysc’ajusc’ee Morje per le sue spettacolari maree!</p>
<p style="text-align: justify;">Se ammettiamo l’importanza economica della foresta nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a>, facendo un confronto con i giacimenti di materie prime d’oggi, possiamo dire che la selva boreale europea costituiva il giacimento maggiore di ogni materia prima occorrente alla cultura materiale medievale per svilupparsi come la conosciamo oggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-cavaliere-russo/6304" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6694" style="margin: 10px;" title="il-cavaliere-russo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-cavaliere-russo.jpg" alt="" width="200" height="279" /></a>Per ritornare da qui verso sud abbiamo un’ampia scelta di vie d’acqua, badando di lasciare ad est i Monti Urali sui bordi più esterni della Pianura Russa. Queste cime sono la continuazione geologica sul continente dell’arcipelago di Terranova Russa (Nòvaja Zemljà) distesa di traverso nel Mar Glaciale Artico mentre sfilano in direzione nord-sud più o meno lungo il 60.mo meridiano Est di Greenwich. Gli Urali non sono molto alti (hanno picchi non oltre i 1800 m e in passato erano chiamati I Sassi o in russo Kamen’), ma costituiscono comunque una barriera per l’aria fredda che soffia dal Polo Nord e che incontra l’umidità che giunge  dall’Anticiclone delle Azzorre. In questo modo l’umidità utile per la maturazione delle piante alimentari viene soffiata via da qui e, senza irrigazione, i campi languono provocando carestie rimaste famose nelle <em>Cronache</em>. I pochi rilievi esistenti in Bielorussia o presso Grande Novgorod o Mosca sono colline di altezza irrilevante (sotto i 400 m) e non pongono ostacoli al gelido soffio che s’incanala in superficie facendo “il bello e il cattivo tempo” su tutto il territorio! L’umidità infatti è così raffreddata e cade sotto forma di abbondante neve sulla pianura. A qualche migliaio di km dal Caspio gli Urali s’interrompono, lasciando che il corso dell’Ural (le cui sorgenti si trovano proprio nella parte meridionale della detta catena) completi la linea di confine ideale orientale della Pianura Russa. Ed ecco il Volga, il fiume enorme che percorre migliaia di km e che, man mano che si avvicina alla foce sul litorale caspico, varia pure di alveo. Scorre lontano abbastanza dall’attuale Mosca, serpeggia nell’area della regione dei Bulgari dove ci sono le cosiddette fertili Terre Nere o Cernozjòm, lascia a monte la foresta attraversando la cosiddetta steppa boscosa decidua o <em>lesostep</em>’. Già qui il Volga “sta scivolando” verso il Caspio dove scenderà ad una quota molto al di sotto del livello del mare perché entra nella cosiddetta Depressione Caspica. A causa della maggiore pendenza acquisita improvvisamente il corso meridionale scorre quasi tumultuoso. Da queste parti, per un buon tratto lungo la riva destra e non lontano dalla foce, il suo alveo è contenuto da un basso massiccio poco arenoso (Jar) prima che si smisti in correnti parallele (la maggiore è l’Akhtuba) e prima che la riva sinistra si muti in un deserto sabbioso. Alla fine si fraziona in più bracci disposti a raggiera e siamo sull’amplissimo delta! Il Caspio, il più grande lago del mondo, è alimentato giusto dal Volga e dall’Ural oltre che da correnti d’acqua minori e per questo diventa un problema per l’uomo e per le sue attività quando la portata degli immissari varia e causa le cosiddette trasgressioni e regressioni cioè oscillazioni del livello locale delle acque caspiche (alle volte sono talmente lente da durare decenni e persino secoli!) simili alle sesse dei laghi alpini dovute al vento. Le acque decrescono, lasciano libera la terra fertile per il limo apportato oppure, crescendo, sommergono tutto. Nel passato, se da un lato ciò permise di coltivare il riso in piano o la vite lungo i declivi del limitrofo Caucaso, dall’altro, se l’acqua saliva, la gente era costretta a migrare verso Nord abbandonando dighe, campi e intere città.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto al Caucaso, esso si trova sul lato occidentale del grande lago e si allunga (più o meno) in diagonale fra i paralleli 40.mo e 45.mo Nord fra Baku, da un lato, e Kerc’ (presso l’antica Samkerc’ o Tmutarakan), dall’altro, ossia fra le rive occidentali del Mar Caspio e quelle orientali del Mar Nero e del Mare d’Azov. Sono montagne altissime (picchi oltre i 4000 m con le cime più alte d’Europa) e costituiscono una barriera per l’aria fredda che qui addirittura turbina lungo i declivi provocando inverni freddissimi sul lato nord e proteggendo il clima subtropicale del lato sud (Georgia).</p>
<p style="text-align: justify;">Se il Caspio domina da un lato il sistema idrografico riuscendo a regolare il clima di questa parte della steppa e segnandolo tipicamente, a sinistra del Volga/Ural il regime climatico è altro e distingue abbastanza nettamente la steppa asiatica. Gran parte di quest’ultima, dopo la fascia desertica che precede il Mare d’Aral, è “tagliata” in senso nord-sud da fiumi ricchi d’acqua in varie oasi distribuite lungo tutta la sua estensione nelle quali è possibile trovare erba fresca per gli animali tutto l’anno pur con brevi transumanze.</p>
<p style="text-align: justify;">La steppa asiatica inoltre, al di là della climatologia, ha un aspetto fissatosi ormai da millenni nell’immaginazione collettiva europea. La si vede come una distesa pianeggiante che consente al cavaliere aggressivo e attrezzato di coprire grandi spazi in groppa al meraviglioso cavallo in tempi relativamente brevi. Come si capisce, è un luogo frequentato in tutte le stagioni e ce ne dà un’idea l’efficace e rassicurante servizio di Posta Militare (scompigliato, ma poi ripristinato di notte e di giorno da Genghiz Khan nel XIII sec.) lungo le strade che univano il Volga al resto dell’Asia (dal Pacifico al Mar Nero). Qui le distanze si misuravano con il tempo per percorrerle a cavallo ossia, come le calcolavano i persiani, in <em>parasanghe </em>cioè ca. 6 km da percorrere in un’ora e il servizio non soltanto portava messaggi e informazioni ai centri del potere, ma agiva da deterrente contro banditi e grassatori. Era detto in mongolo <em>yam</em>, ma era ben noto e in funzione già dai tempi d’Erodoto e, come questo storico ci riferisce, gestito tradizionalmente dai turco-sciti, Khangar (i famosi Peceneghi delle <em>Cronache Russe</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">La <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> occidentale è piena di viaggi avventurosi o di personaggi famosi vaganti nella steppa e romanticamente vi si descrivono le vie e i camminamenti che si snodavano in paesaggi deserti e infiniti. Si parla di carovane di uomini e di bestie che si muovono verso lontanissime e misteriose destinazioni…</p>
<p style="text-align: justify;">Ad esempio, nella Steppa Ucraina che interessa di più la nostra storia, il romantico poeta russo Pusc’kin viveva l’inverno rigido che costringeva i pastori a spartizioni dolorose di territorio o a indesiderate migrazioni. Descriveva come, se si doveva svernare e si voleva sopravvivere, gli unici ripari dal freddo fossero ancora le tende di feltro riscaldate con lo sterco secco dei propri animali o, per chi restava all’alpeggio, la lunga <em>burka </em>di feltro.</p>
<p style="text-align: justify;">E che dire del poema russo <em>Il Canto della Schiera di Igor </em>che agita sentimenti di grande intensità proprio perché tutto si svolge nella steppa del Don? Certo, è <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a>, ma anche i poeti talvolta scrivono la storia.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-1-nella-steppa-europea.html' addthis:title='I Bulgari del Volga. Parte 1. Nella steppa europea ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/i-bulgari-del-volga-parte-1-nella-steppa-europea.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Civiltà medievale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Medioevo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Bolgar]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Bulgari]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Bulgaria del Volga]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Caspio]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Caucaso]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[cazari]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Ciuvascia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Kiev]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[novgorod]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Rus’]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[steppa]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Tatari]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[tundra]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[volga]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Un’epopea russo-lituana. Vytàutas-Witold-Vitovt il Grande e la nascente Rus’ di Mosca</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/epopea-russo-lituana.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/epopea-russo-lituana.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 09:24:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Marturano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Civiltà medievale]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[Basilio]]></category>
		<category><![CDATA[Bisanzio]]></category>
		<category><![CDATA[bojari]]></category>
		<category><![CDATA[Cavalieri Teutonici]]></category>
		<category><![CDATA[Cipriano]]></category>
		<category><![CDATA[khan]]></category>
		<category><![CDATA[Kiev]]></category>
		<category><![CDATA[Lituania]]></category>
		<category><![CDATA[Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[novgorod]]></category>
		<category><![CDATA[orda]]></category>
		<category><![CDATA[peste]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[smolensk]]></category>
		<category><![CDATA[tamerlano]]></category>
		<category><![CDATA[Tatari]]></category>
		<category><![CDATA[Vilnius]]></category>
		<category><![CDATA[volga]]></category>
		<category><![CDATA[Vytàutas]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=1624</guid>
		<description><![CDATA[Nella seconda metà del Trecento si dipanò un'avvincente storia dinastica tra le coste baltiche e le rive del Volga che diede vita alla Rus']]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/epopea-russo-lituana.html' addthis:title='Un’epopea russo-lituana. Vytàutas-Witold-Vitovt il Grande e la nascente Rus’ di Mosca '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/arcivescovi-o-mercanti/6305" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5300" style="margin: 10px;" title="arcivescovi-o-mercanti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/arcivescovi-o-mercanti.jpeg" alt="" width="200" height="280" /></a>Il dominio di Demetrio del Don (<em>Dmitrii Donskòi</em>) fu diviso fra i figli: a Basilio, il maggiore, andava Mosca e le sue dipendenze, a Giorgio, Zvenigorod e Galic&#8217;, ad Andrea Mozhaisk la lontana (ma economicamente e strategicamente molto importante) Lagobianco nella Terra di Perm&#8217; e infine a Pietro, la piccola Dimitrov o Dmitrov. Se localizziamo questi nomi sulla carta geografica vedremo che essi si trovano, più o meno, lungo le rive del Volga e dei maggiori affluenti nel suo corso superiore e tutti &#8211; questo è notevole! &#8211; confinano con la regione di Mosca.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre ai territori pare poi che al primogenito fossero passati  in eredità anche alcuni progetti politici da perfezionare e da portare a compimento&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Quali? Dopo la spedizione punitiva di Toqtamysc&#8217; del 1382 (alla quale abbiamo accennato) per ribadire l&#8217;autorità di Sarai su Mosca, già vendicarsi poteva essere il primo obbligo istituzionale di Basilio, benché nel testamento spirituale di Demetrio tramandato dalle <em>Cronache </em>non siano chiaramente espressi suggerimenti sul come comportarsi per liberarsi dalla soggezione dei Tatari. Qui si legge una semplice chiosa: &#8220;&#8230; <em>se Dio farà cambiare l&#8217;Orda, i miei figli non cercheranno vie di scampo in essa</em>&#8230;&#8221;. Ciò però vuol dire tutto e niente e per di più Basilio &#8220;in gioventù&#8221; era stato per molto tempo un ostaggio di Sarai, finché non era stato liberato per i buoni uffici degli uomini del principe lituano Vytàutas e trasferito in Moldavia. Dunque doveva conoscere bene i Tatari o per lo meno avere con loro una certa famigliarità e parlare la loro lingua&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Per queste ragioni se Basilio in realtà avesse avuto in serbo qualche velleità di affermarsi quale &#8220;erede&#8221; della Rus&#8217; di Kiev e contro i Tatari, come si crede di leggere nelle parole di Demetrio da parte di qualche autore russo, certamente non è in questo documento che va cercata. Né esiste una scelta ben chiara da parte della Chiesa Russa del sovrano moscovita quale <em>Riunificatore delle Terre Russe</em> rispetto al lituano, fino a questo momento! Saranno le circostanze successive a decidere e a suggerire al Metropolita di vedere negli epigoni della dinastia moscovita i Riunificatori&#8230; in nome di Cristo!</p>
<p style="text-align: justify;">Una di queste circostanze è, a nostro avviso, la nuova figura di sovrano di concezione occidentale che si va propagando in questi anni nel nordest.</p>
<p style="text-align: justify;">In precedenza abbiamo parlato del sistema di governare le Terre Russe come un affare &#8220;privato&#8221; della famiglia dei Rjurikidi attraverso la famigerata <em>lestviza</em>, ora al contrario il nuovo modello che va di moda proprio attraverso l&#8217;esempio della Lituania è quello del monarca assoluto &#8220;benedetto da Dio&#8221; e non più investito dell&#8217;autorità dovuta all&#8217;anzianità o per il fatto di ricevere il <em>jarlyk</em> di Gran Principe dai Tatari.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte tutto questo Cipriano (favorevolissimo al matrimonio di Basilio con la figlia di Vytàutas) è accolto a braccia aperte a Mosca in virtù della sua carica. Pimen&#8217; ormai è morto e, quando qualche anno dopo muore anche san Sergio di Radonezh, Cipriano è libero da ogni concorrente e la vecchia partita è definitivamente chiusa e la Chiesa Russa ritorna una e con un&#8217;unica autorità giurisidizionale su ortodossi &#8220;lituani&#8221; e ortodossi &#8220;russi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; vero! La capitale istituzionale della Bassa rimane ancora Vladimir-sulla-Kljazma dove Alessandro Nevskii si era fatto proclamare Gran Principe nella Cattedrale dell&#8217;Assunzione tantissimi anni prima. E&#8217; vero che, benché questa città continuasse ad esser considerata la sede naturale del principe anziano, da tempo ormai, non appena ottenuto il <em>jarlyk</em> da Sarai, il Gran Principe era obbligato venire qui per farsi incoronare dal Metropolita, ma poi l&#8217;incoronato poteva decidere di continuare a risiedere nella città di provenienza e ad occuparsi dei propri affari. Vladimir dunque aveva sostituito, senza una ragione giuridica vera, Kiev in queste funzioni e per questo andava fatta una scelta per svuotarne l&#8217;importanza. Ma quale città poi mettere al suo posto? Demetrio aveva già fatto il passo fatidico ed aveva invitato e accolto presso di sé il Metropolita a Mosca con la scusa di garantirgli protezione e sicurezza. Contro chi? Non si riesce a capire bene&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Poi con la confusione creatasi intorno a questa carica ecclesiastica e col fatto che anche il Metropolita aveva bisogno di un <em>jarlyk</em> dai Tatari per non pagar tasse sui latifondi ecclesiali che si andavano sempre più accrescendo, abbiamo visto come la faccenda era andata a finire. A Vladimir d&#8217;altronde continuava a risiedere il <em>Gran Baskak</em> (esattore capo delle imposte tataro) che faceva da occhi e orecchie per il <em>khan</em> di Sarai e la presenza di questo personaggio era un problema di cui andava tenuto dovuto conto.</p>
<p style="text-align: justify;">Se però guardiamo alla Chiesa Russa dal punto di vista religioso, ci accorgiamo che ad essa è dato il ruolo di interpretare i disegni divini ai quali è affidata tutta l&#8217;umanità e le azioni politiche di coloro che Dio ha scelto per governare &#8220;santamente&#8221; gli uomini. Ora però che si profilavano più centri di potere nelle Terre Russe (Lituania, Mosca, Tver e Novgorod, senza dimenticare Kiev) come fare a guidare un principe &#8220;santo&#8221;, se Dio non indica qual è quello giusto? Certo, un Metropolita eternamente itinerante &#8220;alla ricerca dell&#8217;eletto da ungere&#8221; o &#8220;da consigliare e porre sulla retta via&#8221; potrebbe essere utile, ma, se fosse così, come intervenire tempestivamente su questo Gran Principe (chiunque esso sia) quando ce n&#8217;è bisogno?</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario che in Occidente la situazione di frammentarietà degli stati russi, la limitatissima osmosi fra città pensante e sudditi operanti, la quasi inesistente stratificazione in classi della società medievale russa (ora che la funesta presenza di due Metropoliti era risolta) aveva portato finora solo sconquasso nel monopolio del pensiero ecclesiastico (erano apparse le prime eresie!). Dunque andava rimesso tutto di nuovo nei canali della dottrina ufficiale &#8220;unitaria&#8221; aborrendo addirittura qualsiasi pensiero laico e laicista. Il sovrano doveva proteggere, sì!, la Chiesa, ma anche sottostare alle indicazioni che Dio gli dava attraverso i suoi &#8220;santi uomini&#8221;. Soltanto così la Chiesa Russa, unica organizzazione &#8220;pensante&#8221; delle Terre Russe, concepisce un futuro stato riunito sotto l&#8217;egida di Cristo ed elabora la teoria della santità della Rus&#8217;, purché <em>ri-unita</em>: <em>E&#8217; la teoria storico-religiosa della missione del Sobiratel&#8217;stvo Rusi&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;Occidente intanto, dopo la conquista di Costantinopoli nel 1204 da parte dei Crociati, era venuta una spinta simile e la riunione di tutti i popoli cristiani era già in corso&#8230; sotto l&#8217;autorità papale che stava avendo tanto successo politico. Dobbiamo anche dire che le relazioni fra le due Chiese, Cattolica latina e Ortodossa greca che vicendevolmente si condannavano da secoli come scismatiche, sono mantenute e sono ancora buone. E allora, c&#8217;è una possibilità realistica di riunire latini e ortodossi? Cipriano lavorerà per questo dalla decentrata Mosca alleandosi e appoggiando le mosse politiche ora di Jogaila, sicuramente cattolico romano, e ora di Vytàutas, sebbene quest&#8217;ultimo passi con disinvoltura da un battesimo all&#8217;altro e litighi aspramente col cugino.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/introduzione-al-paganesimo-russo/7950" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5299" style="margin: 10px;" title="paganesimo-russo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/paganesimo-russo.jpeg" alt="" width="200" height="282" /></a>La Chiesa Russa dipende comunque da Costantinopoli (il Patriarcato è ridiventato ortodosso con Michele VII Paleologo, sebbene rimanga in trattativa coi Latini per l&#8217;Unione), ma il Patriarca non sembra aver più l&#8217;autorità di prima per intervenire e appoggiare Cipriano efficacemente, ora che ci sono duri contrasti con l&#8217;Imperatore. Sul Bosforo infatti Giovanni V Paleologo (fautore di Cipriano che allora era ancora monaco a Monte Athos) addirittura è passato alla fede latina, unica condizione &#8211; a suo dire &#8211; per avere un aiuto militare contro i Turchi che gli rubano lembo per lembo il territorio utile dell&#8217;Impero, e il Patriarca in carica ha già dichiarato che non a niente a che vedere con questa operazione che considera una questione strettamente personale dell&#8217;Imperatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai documenti che leggiamo ci pare che da questo lato Cipriano è in pratica abbandonato a se stesso e, se occorre scegliere la protezione di uno dei signori della Bassa, sarà quella del più promettente. Ora come ora però, se dovesse scegliere con chi stare nel mondo, dovrebbe accollarsi la pesante responsabilità di accrescere la confusione che regna nella regione quanto a supremazia. Perciò, prudenza! Basilio potrebbe essere il candidato buono! In particolare, dato che Vytàutas è anziano e non ha altri figli oltre Sofia, il <em>knjaz</em> moscovita, da unico genero, potrebbe essere benissimo il suo successore e Cipriano potrebbe giocare su entrambi i tavoli, russo e lituano, per riunificare il Regno di Cristo!</p>
<p style="text-align: justify;">In quel XIV secolo poi, sempre a causa delle beghe della Chiesa Russa, s&#8217;è aggiunta alle altre questioni la sospettata minaccia di proclamazione dell&#8217;autocefalia da parte dell&#8217;Arcivescovo novgorodese quando la Chiesa del nord paventa degli attentati alla &#8220;sua&#8221; indipendenza amministrativa!</p>
<p style="text-align: justify;">Qui s&#8217;inserisce la parte che Vladimiro di Serpuhov può avere in questa questione. La sua soggezione a Basilio è totale e lo sappiamo. E&#8217; il suo padrino visto che il ragazzo gli era stato affidato da Demetrio e poi perché è molto più vecchio di lui ed ha tantissima esperienza, ma sarà stato anche geloso dell&#8217;influenza di Vytàutas sul ragazzo, quando era stato sottratto alle grinfie di Sarai e tenuto presso il lituano invece di essere subito restituito a suo padre a Mosca.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Zio&#8221; Vladimiro dunque controlla col suo <em>udel</em> gran parte delle correnti di fiume che Novgorod-la-Grande usa per entrare nel Volga da destra e perciò costituisce una leva importante e ricattatoria verso la ricca città del nord dalla quale dipende tutta l&#8217;economia della Bassa. Per quanto riguarda Novgorod (attenzione a non confonderla con Novgorod-della-Bassa) aggiungiamo che (ufficialmente non dipende da Sarai non avendo bisogno di <em>jarlyk</em> per esistere), senza un&#8217;agricoltura sviluppata nel suo territorio, questa città è obbligata a comprare i cereali dalla Bassa e così per il quieto vivere già dal tempo di Alessandro Nevskii si è piegata (per non tagliarsi i viveri) a pagare una tassa &#8220;tatara&#8221; molto consistente e ad accettare per la propria difesa militare un Rjurikide. La tassa non era pagata regolarmente e talvolta non era arrivata neppure nelle tasche del <em>khan</em> in carica e proprio sulla raccolta di questa tassa un famoso avo di Basilio, Giovanni (detto a ragione <em>il Borsello</em> ossia col linguaggio della gente semplice, <em>Ivàn Kalità</em>), si era costruita la ricchezza dell&#8217;<em>udel</em> moscovita ed aveva inaugurato la scalata economico-territoriale-politica che Demetrio, con l&#8217;aiuto di Vladimiro di Serpuhov, aveva poi continuato. Dunque, se Mosca vuol crescere, deve contare su Novgorod-la-Grande e tenere sempre ottimi contatti con Vladimiro di Serpuhov.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse per questo motivo il Monastero della Trinità, sede del grande san Sergio di Radonezh, viene affidato alla protezione di Vladimiro. Ecco dunque che in Terra Russa, siccome la Chiesa in quegli anni resta l&#8217;unica istituzione che fa politica <em>unitaria</em>, la storia dei Rjurikidi può continuare solo all&#8217;ombra della &#8220;loro&#8221; Chiesa e noi siamo dell&#8217;avviso (ci perdonerete la digressione) che l&#8217;eredità bizantina dell&#8217;Impero Moscovita era da questo angolo di visuale un&#8217;eredità legittima che non poteva che sfociare nell&#8217;atteggiamento estremo verso il resto del mondo che ebbe e consolidò Giovanni IV detto il Terribile, vero ed ultimo Romano Imperatore e nipote diretto di quel Basilio di cui stiamo parlando in queste righe.</p>
<p style="text-align: justify;">Fissati questi punti, continuiamo allora il nostro racconto&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Forse al nostro lettore più informato sembrerà strano che nel nostro discorso non sia ancora entrata la Morte Nera che devastò l&#8217;Europa dal 1347 al 1351 e in varie altre ondate anche negli anni successivi. Fu un avvenimento talmente micidiale da svuotare letteralmente quasi tutte le istituzioni feudali d&#8217;Occidente, cambiando radicalmente le interrelazioni fra uomo e uomo, fra regno e regno, fra Terra e Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà neppure le Terre Russe ne restarono immuni, se non per qualche tempo. E stranamente! Infatti la peste si era propagata dalla Cina, aveva attraversato le steppe ucraine ed aveva assalito i Genovesi proprio a Caffa sul Mar Nero prima di proseguire per l&#8217;Italia e propagarsi in Europa occidentale&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-morte-nera/5230" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5301" style="margin: 10px;" title="morte-nera" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/morte-nera.jpeg" alt="" width="200" height="297" /></a>Tuttavia la peste giunse pure qui, ma anni più tardi e non fece altrettante vittime come in Occidente a causa della diversa distribuzione della popolazione e della limitatissima comunicazione fra città e campagna. Per questa ragione non provocò mutamenti altrettanto incisivi nel potere vista l&#8217;organizzazione famigliare dei Rjurikidi dove fra i tanti figli, con grande probabilità qualcuno sopravviveva sempre. Soltanto Novgorod, dove il numero di abitanti era maggiore di qualsiasi altra città russa dello stesso periodo e dove non esisteva una dinastia regnante, ne risentì pesantemente tanto che fu costretta a diminuire e a diversificare la propria produzione di merci per la mancanza di mano d&#8217;opera in quel XIV sec. I suoi traffici verso il sud cambiarono di consistenza e di valore e, soprattutto, di direzione. Certamente la peste fu solo una delle cause di queste &#8220;mutazioni&#8221; novgorodesi, mentre risultò determinante per la ripresa economica della città la crescita dei mercati europei occidentali i quali, dopo le ondate della sciagurata epidemia, erano ora diventati più attivi e con nuove e maggiori domande d&#8217;acquisto. Ecco perché sia l&#8217;Hansa di Lubecca sia i Cavalieri Teutonici, pur reduci dalla peste, proprio in questo scorcio di secolo si affermano nel Baltico come i mediatori di questi traffici e crescono commercialmente operando quasi all&#8217;unisono (le due organizzazioni d&#8217;altronde erano nate dai benevolenti della stessa città, sebbene per scopi differenti). C&#8217;era di sicuro una differenza! Se i Cavalieri destavano qualche sospetto di tentata conquista quando siglavano accordi, l&#8217;Hansa da questo punto di vista era certamente più neutra e quindi le si offrivano più possibilità di aprire proprie rappresentanze &#8220;sotto casa&#8221; dei governanti russi e così a Novgorod oltre alla Corte di san Pietro l&#8217;Hansa aveva ora incorporato anche quella di sant&#8217;Olaf, una volta appartenuta ai Goti dell&#8217;isola di Gotland e in altre parole  costituiva il maggior partner commerciale della repubblica nordica. Dell&#8217;Hansa ne godevano però pure Polozk e Smolensk dove c&#8217;erano altri uffici anseatici, tranquillamente accettati dai regimi principeschi russo-ortodossi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò però non limitava la dipendenza &#8220;alimentare&#8221; del nord dalla Bassa. Certo, Novgorod poteva comprare le derrate alimentari dall&#8217;Occidente, ma i costi sarebbero stati eccessivi. E&#8217; molto importante tenere conto di quella situazione novgorodese poiché è proprio contro la repubblica e le sue alleanze che Basilio e Vytàutas dirigeranno il loro sguardo e le loro ambizioni. D&#8217;altronde Novgorod doveva pagare le forniture della Bassa e lo faceva con i traffici attraverso il Volga. Il fatto però che l&#8217;Orda d&#8217;Oro, in quello stesso tempo, evidentemente non riusciva più a controllare tutti i territori soggetti con i vari capi locali continuamente in lite fra di loro per la percezione dei dazi lungo le rive, avevano reso questa via d&#8217;acqua poco sicura e, vedendo che lungo il fiume si ripetono continui atti di guerra ormai quasi regolarmente ad ogni bella stagione, erano più le barche piratesche che quelle dei mercanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Mosca, malgrado il vantato controllo sulle vie d&#8217;acqua interne, soffre più degli altri <em>udel</em> per non riuscire ad imporre la propria politica per un dominio unitario e alla fine risulta esercitare un controllo (soltanto parziale!) lungo la scorciatoia fluviale nord-sud interna (dalla riva destra del Volga) da Volok Lamskii, il grande deposito logistico di Novgorod, fino al fiume Kljazma. Più in là soprattutto a partire dalla confluenza di Novgorod-della-Bassa (ossia <em>Nizhnii Novgorod</em>) non può impedire che regni la confusione delle competenze. Infatti, passata quest&#8217;ultima città, i balzelli non si pagavano più e soltanto &#8211; come una volta &#8211; ai Bulgari della Kama (quelli che in futuro si chiameranno i <em>Tatari di Kazan&#8217;</em>), ma si erano moltiplicati e rincarati poiché ciascun capo locale rivierasco voleva la sua parte a scapito di Sarai.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima mossa che Basilio fa come Gran Principe però è quella di rito.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; giunto infatti il tempo di sposare Sofia figlia di Vytàutas (Basilio ha ormai 17 anni e ha conosciuto la ragazza in Moldavia quando questa si trovava lì con suo padre) e così un bel giorno i bojari moscoviti Alessandro Polje, un certo Bjelevut e un certo Sjelivan si recano in Prussia, dove in quel momento padre e figlia si trovano ospiti dei Cavalieri Teutonici, per trasferire la promessa a Mosca e celebrare il tanto sospirato matrimonio col rito ortodosso. Questa è una mossa molto azzardata dal punto di vista religioso da parte di Vytàutas , ma sembra che in quel momento i Cavalieri non avessero delle direttive rigide a riguardo.</p>
<p style="text-align: justify;">La giovane è figlia unica (un fratello sembra essere morto prematuramente) e viene così affidata al parente più anziano, il principe lituano Giovanni figlio di Olghimont, e la carovana, attraverso le Terre di Novgorod (chiamate i <em>Quinti</em>), discende verso Mosca dove finalmente si celebrerà il tanto atteso sposalizio. L&#8217;evento fu epocale per tutta la Bassa perché indicava a chiare lettere da che parte si sarebbe posta la Lituania in caso di litigi fra i Rjurikidi e come le Terre Russe ormai rientrassero nella sfera d&#8217;influenza lituana e, chissà in futuro, anche in quella della Chiesa di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Basilio non può però trascurare il peso di Sarai. Una prassi non consolidata prescriveva che il Gran Principe che, dopo la consacrazione a Vladimir da parte del Metropolita, di presentarsi per il <em>jarlyk</em> a Sarai e fare omaggio al <em>khan</em> Toqtamysc&#8217;. Basilio esegue tutto secondo la tradizione e in più avvisa il Metropolita che il <em>jarlyk</em> che va a prendere non potrà pagarlo tutto da solo dalla sua cassa di principe mezza vuota, ma che la Chiesa deve coprire una parte dei costi. <em>Non ci sono soldi, Santità!</em></p>
<p style="text-align: justify;">La missione finalmente è pronta e parte diretta all&#8217;Orda nel 1392. E&#8217; stata preparata con cura e viene perciò accolta con grandi onori. Ciò non basta poiché tutti notano che questa cortesia è solo l&#8217;apparenza dovuta alla parentela di Basilio con Vytàutas (molto stimato da Toqtamysc&#8217;) e quindi, senza perder tempo, s&#8217;intavolano le richieste e gli argomenti che stanno più a cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre però sono le preoccupazioni del <em>khan</em> che s&#8217;aspetta un&#8217;invasione del Tamerlano da un momento all&#8217;altro e quindi costui tergiversa e rimanda. Timur i-Lang da Samarcanda (il Tamerlano) si trova in campagna militare proprio a sud del Caspio e l&#8217;Orda ha interesse che i russi collaborino sia offrendo aiuto militare (e ce n&#8217;è bisogno) sia standosene tranquilli senza creare troppi problemi. Ritorneremo su questo un po&#8217; più avanti&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni buon conto, non ci crederete, ma Basilio rimane a trattare a Sarai per ben tre mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Al rientro tuttavia ha ottenuto molte cose: Ha evitato di lasciare troppi uomini a guerreggiare per il <em>khan</em>. In più ha nelle mani un riconoscimento della sua autorità su alcune città russe lungo il Volga che interessavano in particolar modo! Soprattutto ha &#8220;carta bianca&#8221; sulla presa di possesso di Novgorod-della-Bassa dove ora c&#8217;è suo cugino Boris! L&#8217;azione è immediata. Appena giunto nelle vicinanze di Kolòmna, sulla via del ritorno da Sarai, manda a Novgorod-della-Bassa i suoi bojari insieme con i rappresentanti di Toqtamysc&#8217; per annunciare il passaggio di proprietà della città.</p>
<p style="text-align: justify;">In precedenza Boris aveva già paventato queste manovre contro di lui e aveva radunato i suoi per un consulto. Il capo dei suoi bojari, un certo Rumjanez, &#8220;comprato&#8221; da Basilio, lo aveva convinto allora che valeva la pena accordarsi con Mosca e perciò, quando la delegazione moscovito-tatara è sotto la città, è  proprio Rumjanez in persona che dà ordine di aprire le porte.</p>
<p style="text-align: justify;">I bojari moscoviti corrono subito al campanile maggiore, radunano la popolazione al suono delle campane ed annunciano che il nuovo signore della città sarà un <em>namestnik</em> di Mosca. E Boris? Il povero principe insieme con la sua famiglia è stato messo ai ferri e sotto scorta armata mandato fuori!</p>
<p style="text-align: justify;">Il colpo grosso dunque è fatto! Una volta impadronitisi di questa postazione daziaria, il Volga è completamente sotto controllo moscovita fino a Kazan&#8217;. Oltre Novgorod-della-Bassa infatti sono andate a Basilio anche le cittadine di Gorodez, che si trova un po&#8217; più a monte, ma anche Murom e Mesciòra dalla parte di Mosca. Naturalmente si tratta ora di mantenere queste posizioni e logicamente si prevedono scontri frequenti con gli altri principi parenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio immediato? I nipoti del sopra nominato Boris, fra cui un certo Simeone, avevano continuato a sedere sui troni di Suzdal in quanto Basilio li aveva lasciati indisturbati dove erano, ma poi costoro, non appena nel 1394 seppero che Boris era morto, sfruttando la scusa della loro visita a Sarai per la conferma del <em>jarlyk</em> per il proprio <em>udel</em> e dintorni, cercarono di ricomprarsi anche quello di Novgorod-della-Bassa. E così qualche anno dopo, uno dei due discendenti di Boris, Simeone, con l&#8217;aiuto di un contingente tataro (non mandato da Sarai, ma sicuramente da qualche capetto locale intorno a Kazan&#8217; di cui lo storico Pcelov dà il nome: <em>Jetjak</em>) assedia Novgorod-della-Bassa, per riconquistarla alla sua famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Basilio manda i suoi armati ausiliari con a capo il fratello Giorgio e dopo qualche scaramuccia, i Tatari e Simeone sono ricacciati verso sud (fra i Mordvini finnici della zona). Mosca però non vuole ricevere ulteriori sorprese dai figli di Boris né scontrarsi coi Tatari inutilmente. Manda a cercare Simeone e compagni per metterli sotto chiave. E&#8217; suo fratello Giorgio che ha l&#8217;incarico della battuta che dura ben tre mesi. Costui riesce però a trovare e a catturare la moglie di Simeone, Alessandra. La deporta a Mosca, dove costei rimane finché il marito non si piega a riconoscere Basilio quale principe anziano e ad interrompere ogni ulteriore azione di disturbo. E un altro paletto é così definitivamente piantato per il controllo del Volga poiché sembra che in questa campagna si riuscì a sottomettere a tributo persino Kazan&#8217;&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia non è finita&#8230; Ora gli occorre una collaborazione incondizionata da parte Vladimiro di Serpuhov perché teme defezioni anche da parte sua. E&#8217; vero! Ha sottoscritto un trattato di amicizia eterna dove era persino detto espressamente che: &#8221; <em>Se io stesso, Basilio di Mosca, mi trovo assediato nella mia città e riesco a farti fuggire, tu uscirai, ma lascerai in ostaggio presso di me tua moglie e i tuoi figli e i tuoi fidi bojari e così farò io nel caso che fossi io ad esser fuggito, perché lascerò a te mia madre, i miei fratelli e i bojari miei</em>.&#8221; Un accordo di ferro in piena regola&#8230; ma ne occorre uno ulteriore nel quale adesso appaia la cessione di Volok Lamskii a Mosca, in cambio di Gorodez per Vladimiro. E anche questa spartizione è fatta affinché non sorgano mai più liti con lo &#8220;zio&#8221; e tutto avvenga con il tacito assenso di Sarai e di Vytàutas&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene a quel che sembra Basilio non doveva eccellere granché rispetto agli altri suoi fratelli, salvo testardaggine e durezza come vedremo in seguito, ciò non toglie che, in questi primi anni da Gran Principe si sta dando parecchio da fare nell&#8217;espansione sistematica dell&#8217;<em>udel.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ed ora finalmente la sua meta prossima è Novgorod-la-Grande&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo detto, per tradizione la repubblica del nord prendeva ad ingaggio per periodi definiti e rinnovabili il figlio primogenito del Gran Principe kieviano affinché facesse da comandante militare alle truppe di difesa della città e del territorio annesso in caso di scontri e guerre. Da quando Kiev però non contava più come prima (o meglio per Novgorod l&#8217;itinerario via Kiev non era più interessante) e il baricentro politico dei Rjurikidi si era spostato a Vladimir-sulla-Kljazma, il comandante militare poteva a questo punto essere chiunque dei figli o degli uomini fidati del Gran Principe rjurikide con regolare <em>jarlyk</em>. Con tale veste Basilio perciò invita i novgorodesi a Mosca affinché &#8220;scelgano&#8221; il <em>rappresentante militare </em>(in russo <em>namestnik</em>)<em> </em>che lui offre. Quella volta i novgorodesi non si fecero pregare: per loro un <em>namestnik</em> moscovita o uno lituano o uno di un&#8217;altra città non faceva molta differenza. L&#8217;importante era però che si rispettassero i vecchi privilegi d&#8217;autonomia della città (concessi da Jaroslav figlio di san Vladimiro di Kiev secoli prima) e comunque sperando&#8230; <em>che il namestnik sapesse fare il suo lavoro!</em> L&#8217;accordo fu trovato lungo queste linee, benché con qualche ambiguità interpretativa, e Novgorod accettò quale capo delle forze di difesa della città il bojaro Eustachio Syt (o Sysc&#8217;), moscovita.</p>
<p style="text-align: justify;">Risolto il problema del <em>namestnik</em> per Novgorod e della promessa di quella città di incrementare i traffici, restavano le questioni pendenti con la Lituania che ad ogni occasione cercava di ingerirsi degli affari di Mosca. Per quest&#8217;ultima circostanza è bene sottolineare due aspetti: La personalità forte e decisa di Sofia e quindi la sua forte influenza sul marito accondiscendente, i costanti contatti di costei con suo padre e l&#8217;accordo fra suo padre e Jogaila e fra suo padre e i Cavalieri Livonici e Teutonici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-cavaliere-russo/6304" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5302" style="margin: 10px;" title="cavaliere-russo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cavaliere-russo.jpeg" alt="" width="200" height="279" /></a>In realtà fra questi due cugini il <em>Gentlemen&#8217;s Agreement</em> sarà ufficialmente stilato soltanto nel 1395 nella cittadina di Krevo, ma già in questi anni si stava cercando una linea comune di pace. A Krevo infatti fu messa per iscritto la parola fine alle beghe personali che stavano insanguinando le Terre Russe e i due principi lituano-russi si accordarono per una collaborazione perpetua. Anzi! Subito dopo la firma con una grande e solenne cerimonia a Vilnius Vytàutas viene proclamato e benedetto &#8220;cattolicamente&#8221;, vita natural durante, Granduca di Lituania e delle Terre Russe e Fratello Minore (cioè vassallo) di Jogaila, mentre quest&#8217;ultimo rimane &#8211; ormai è il suo destino &#8211; nella sfera politica della Polonia di cui è già re. Come si vede in questo discorso Mosca è tenuta assolutamente fuori.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella fine di secolo vede dunque grandi rivolgimenti nella regione e questi coinvolgono un po&#8217; tutti, chi più e chi meno da nord a sud tanto che non fa meraviglia la presenza dei polacchi alla corte tatara che operano per conto di Vilnius o dei Tatari in quella moscovita. Vytàutas ha grandi mire sulla Bassa del Volga, e probabilmente il matrimonio di sua figlia con Basilio fa apparire ai suoi occhi questo dominio già come parte del suo Granducato, senz&#8217;altro ostacolo. D&#8217;altronde i Lituani sono strettamente imparentati con quasi tutti i principi della Bassa (pure con Vladimiro di Serpuhov), attraverso i cosiddetti matrimoni dinastici, e perciò non si sentono degli estranei in nessuno di quegli <em>udel.</em> Ciò vuol dire che, se Vytàutas aveva promesso moltissimi suoi interventi politici ai Cavalieri Teutonici in questa zona, se e quando fosse asceso al potere supremo nelle Terre Russe e se costoro in cambio gli avessero offerto dei vantaggi sul Baltico o contro suo cugino Jogaila, non aveva detto delle millanterie&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica incognita non governabile in questo quadro restava la Chiesa il cui regista lontano era il Patriarca di Costantinopoli che, in certo qual modo, si muoveva contro il Papa di Roma (capo supremo dei Cavalieri). Come avremo notato nelle beghe intestine della Chiesa Russa, benché fosse la seconda figura della gerarchia ecclesiastica kieviana, l&#8217;Arcivescovo di Novgorod &#8211; questo è importante &#8211; non compare quasi mai. Come mai? Eppure il <em>vladyka</em> (monsignore) in questi ultimi anni era diventato più potente personaggio di Novgorod, quasi un vero principe-arcivescovo di modello tedesco.</p>
<p style="text-align: justify;">A ben riflettere sulla questione novgorodese neppure Basilio poteva agire senza guastare le proprie relazioni col suocero e proprio per questo motivo Mosca premeva su Monsignore per attirarlo dalla sua parte, usando con discrezione i partigiani locali ben pagati e le proprie spie. Ciò però non bastava. Senza dover ricorrere alla forza, occorreva lasciare agire il Metropolita, l&#8217;unico superiore nella gerarchia. Mosca tentò anche questa via, sebbene poi quando si accennava alle relazioni fra Mosca e Novgorod-la-Grande non si diceva mai che la prima volesse assoggettare la repubblica e si continuava a dire nel linguaggio diplomatico del tempo che, secondo i &#8220;costumi del passato&#8221; (<em>po starinù</em> in russo) la repubblica apparteneva al Gran Principe.</p>
<p style="text-align: justify;">Cipriano è dunque una pedina molto importante e ormai lo conosciamo. Bulgaro di nascita e cultura (era nato a Tirnovo la Grande), ma scrittore entusiasta nella nuova lingua grande russa, è ritornato a Mosca nel 1390, ed ormai si trova sotto la protezione di Basilio e addirittura benedice qualsiasi mossa del Principe tesa alla riunificazione delle Terre Russe. Per rendersi utile e ingraziarsi di più il &#8220;suo&#8221; rjurikide, cerca in primo luogo di penetrare in modo più diretto nell&#8217;amministrazione del patrimonio ecclesiastico che continua ad accrescersi in tutta la Terra Russa, per poterne disporre e controllare con maggiore efficacia i contadini e affezionarli al sovrano che risiede a Mosca. Propone di lasciare amministrare i villaggi che sorgevano intorno ai numerosi monasteri, da &#8220;laici timorati di Dio&#8221; (ma nominati su raccomandazione di Basilio) invece che dai monaci, affinché la gente nuova che si raccoglieva in questi novelli nuclei abitativi e di lavoro imparasse a diventare parte di una comunità che contribuiva materialmente alla costruzione della nuova Rus&#8217;. A questa riforma &#8220;democratica&#8221; (in realtà <em>colonialista</em>, se vogliamo usare un termine moderno) gli rispose una specie di rivolta degli ecclesiastici implicati, perché i conventuali affermarono che i villaggi &#8220;non andavano toccati&#8221; da mani profane ed anzi, ad evitare ulteriori ingerenze dal centro moscovita che mandava esperti e stranieri a dirigere l&#8217;economia del convento, molti di questi istituirono in tutta fretta delle scuole per formare propri monaci che facessero da amministratori e da economisti. Non doveva rendersi necessario richiederne da fuori anche perché i &#8220;moscoviti&#8221; avevano fama di spioni. Un&#8217;altra piaga che fu eliminata furono i frati questuanti. I conventi, infatti, per arrotondare le loro entrare mandavano in giro i frati (imitando gli ordini poveri dell&#8217;Occidente, i Francescani soprattutto) e questi erano diventati talmente numerosi ed assillanti da suscitare il fastidio e le ire persino degli altri prelati locali che fino ad allora li avevano tollerati, ma ora, temendo che diventassero veicoli di eresia e di propaganda politica &#8220;latina&#8221;, ne fu impedita la funzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo raccontato tutto questo per dare un&#8217;idea della personalità  e dell&#8217;autorità di Cipriano il quale, con la profonda conoscenza della realtà delle Terre Russe che si ritrova, per qualche anno sarà occupato esclusivamente in frequenti viaggi pastorali per riorganizzare le diverse diocesi&#8230; eccetto Novgorod.</p>
<p style="text-align: justify;">Subito dopo la morte di Pimen&#8217; tuttavia, insinuandosi il timore di qualche mossa inconsulta da parte di Monsignore del nord verso un&#8217;ulteriore autonomia in campo religioso che portasse (addirittura) alla &#8220;secessione&#8221; verso il mondo cattolico lituano, Cipriano si vede apertamente sollecitato a rimettere le briglie al <em>vladyka</em> novgorodese. Nel 1391 sarebbe pure pronto per la sua visita all&#8217;Arcivescovo novgorodese: manca solo l&#8217;invito!</p>
<p style="text-align: justify;">Monsignor Alessio (questo era il nome dell&#8217;Arcivescovo novgorodese allora in carica) sulla nomina di questo Metropolita non era stato d&#8217;accordo per principio e quando gli si chiese di invitarlo, siccome il Sinodo locale premeva sull&#8217;accettazione del prelato consacrato dal Patriarca, preferì dimissionare e si ritirò in convento. Al suo posto fu nominato Monsignor Giovanni e Cipriano alfine poté recarsi con tutta l&#8217;ufficialità necessaria nell&#8217;Arcidiocesi del nord.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dobbiamo però pensare che il Sinodo locale e la <em>Vece</em> che avevano eletto Monsignor Giovanni, avessero rinunciato alle loro prerogative autonomistiche, ma certamente la scomparsa di Alessio dalla scena mostrava una qualche apertura nella politica &#8220;ecclesiastica&#8221; novgorodese diretta a mantenere in certo qual modo tranquille relazioni con Mosca&#8230; ora così strettamente legata alla Lituania. Vytàutas stesso ormai si confermava signore di Kiev e aveva appena richiamato da Novgorod suo nipote Lugven Simeone per farsi dare una mano nelle diverse operazioni repressive militari nelle steppe ucraine. <em>Dunque vediamo che cosa ci richiede Sua Santità!</em></p>
<p style="text-align: justify;">Cipriano, non appena ricevuto l&#8217;invito, arriva subito in città e fa la sua richiesta di abrogare certe misure amministrative &#8220;anti-metropolita&#8221; che non gli consentivano più di incassare le solite prebende. La risposta però è deludente e chiara da parte dei novgorodesi: &#8220;<em>Santità! Noi abbiamo giurato davanti a Dio di essere sempre come un unico uomo e, dopo aver messo il suggello alla nostra nuova legge, abbiamo anche suggellato le nostre anime</em>.&#8221; E Cipriano: &#8220;<em>Datemi dunque quella legge ed io stesso, come capo della Chiesa, la strapperò e distruggerò i suggelli, liberando Novgorod da un giuramento ingiusto davanti a Dio e assolvendo tutti voi dall&#8217;aver commesso un così grave peccato (</em>verso la mia persona<em>)</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci fu niente da fare. Cipriano dovette andarsene deluso, lanciando irritatissimo il suo anatema su tutta Novgorod. Naturalmente anche Basilio rimase male e adirato e per ripicca tirò fuori la questione dei mancati pagamenti della famosa <em>Tassa Nera</em> per Sarai. Mandò al nord i suoi legati con la richiesta della rata dovuta e, con quella, fece dire di essere pronto (i legati ne erano stati espressamente incaricati) a sospendere <em>la legge sui tribunali</em> (anti-metropolita) per discutere meglio con Cipriano e togliere lo scomodo anatema.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rifiuto dell&#8217;Arcivescovo fu netto. Che cosa c&#8217;entrava il Principe di Mosca con gli affari della Chiesa?</p>
<p style="text-align: justify;">Mosca però stavolta non la lasciò passare e si ritorse e in modo abbastanza duro, ma scontato&#8230; occupando Mercato Nuovo (<em>Torzhòk</em>) e sigillando tutti i depositi alimentari.</p>
<p style="text-align: justify;">Si dice che questa volta l&#8217;azione moscovita fu veramente dura e spietata e chi poté dei mercatesi fuggì con moglie e figli a Novgorod o verso gli altri Quinti (così si chiamavano i territori novgorodesi intorno) lontani. Chi restò a Mercato Nuovo infatti fu costretto, suo malgrado, ad accettare malvolentieri le regole nuove (e le tasse e le corvées) che il bojaro moscovita Massimo andava fissando per conto del suo principe. Addirittura il culmine fu raggiunto quando costui fu ucciso e, alla ricerca del suo assassino, furono trovati ben settanta presunti omicidi. Questi furono deportati a Mosca, dove, come esempio della durezza imparata presso i Tatari di Sarai (così si mormorò allora), i responsabili furono condannati a morte, previe terribili torture pubbliche eseguite da aguzzini specializzati nella Piazza del Mercato di Mosca (oggi Piazza Rossa). Furono posti sulla ruota, le loro membra stirate e staccate a poco a poco, mutilati in vari modi finché stremati per il dolore e il sangue versato morirono fra lo sgomento di tutti gli astanti che raramente avevano visto una spietatezza del genere e così da vicino. Fu una brutta faccenda che la Chiesa Russa persino giustificò provocando ulteriori rancori. Novgorod dovette capitolare e sicuramente in previsione di vendette future pagò una parte della Tassa Nera e ricompensò Cipriano affinché togliesse l&#8217;anatema alla città mentre, allo stesso tempo, sospendeva la legge novgorodese anti-metropolita.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutto questo è inutile vedere concessioni e pentimenti perché nella realtà i tafferugli impedivano il traffico commerciale e dunque non conveniva a nessuna delle parti in causa complicarli ulteriormente. Quel che ci deve meravigliare invece è la parte di Mosca che si erge, senza giustificazione storica, a far da arbitro supremo su qualsiasi questione. Né dimentichiamo che Basilio si muove a briglia sciolta soltanto perché  Vytàutas è occupato in altre faccende.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli eventi nel frattempo incalzano nel bacino del Volga e, come si temeva, Toqtamysc&#8217; da novello Cinghiz Khan si lancia, non tenendo conto dei consigli del suo <em>baskak</em> Jedighei, alla conquista di Samarcanda mentre Tamerlano è occupato in Persia. Tamerlano naturalmente si vendica appena può e in uno scontro sbaraglia il nostro <em>khan</em> nelle steppe ad est del Volga e mette in ginocchio Sarai. Poi sembra voler proseguire nel sud delle Terre Russe, ma poco sotto Kiev, ripiega e si ritira in altre direzioni. L&#8217;Orda intanto sembra andare in pezzi dopo questo insuccesso, ma Toqtamysc&#8217; invece ripresosi si dirige di nuovo su Samarcanda. Lo scontro avviene stavolta in una zona chiamata Ornan nella Steppa della Fame ove il nostro <em>khan</em> è ancora una volta battuto e stavolta deve fuggire lontano dalle ire di Tamerlano. Si rifugia in Crimea, ma il Tamerlano lo scova e lo trascina in battaglia. Sulle rive del Terek nell&#8217;Anticaucaso i due si scontrano ancora una volta. Tutta la Bassa trema per paura della rappresaglia del Tamerlano poiché questo, battuto Toqtamysc&#8217;, sta risalendo su per le steppe verso nord. Basilio, come già suo padre, lascia Mosca nelle mani del vecchio Vladimiro di Serpuhov e si rifugia a Kolomna con la scusa che di là potrà controllar meglio il fiume Oka.</p>
<p style="text-align: justify;">Cipriano è a Mosca, non sapendo dove rifugiarsi, rinchiuso a pregare nella Chiesa dell&#8217;Assunzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tamerlano è ormai vicino a Kazan&#8217; e sembra intenzionato a scovare il <em>khan</em> di Sarai ovunque questi si trovi nel nord. Basilio è sempre in attesa trepida cercando di raccogliere sempre più forze intorno a sé benché riconosca che poco potrebbe fare contro la furia e la fama vittoriosa di Tamerlano. L&#8217;unica difesa rimasta è la mano di Dio e la protezione della Vergine. A questa infatti ricorre il Metropolita che incita tutti i moscoviti ad implorare la salvezza della Terra Russa presso la miracolosa icona della Vergine che Andrea Bogoljubskii aveva portato da Vysc&#8217;gorod a Vladimir.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto il Tamerlano fatti i conti che non vale la pena impegolarsi in un paese sconosciuto fitto di alberi decide di ritornare a sud e lungo la steppa ucraina poi dirigere verso occidente. Alla fine rinuncia a nche a questo progetto poiché non trova alcun traguardo interessante nella steppa deserta e, siccome il sogno della sua vita è quello di imitare Alessandro Magno come si diceva allora, la sua meta è l&#8217;India. Torna quindi verso il Caucaso, si ferma a svernare a Sarai fino all&#8217;estate del 1396 e in seguito abbandona definitivamente il Volga ritornando a Samarcanda dove si prepara alla spedizione indiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu la Vergine a fermare Tamerlano sul fiume Sosnà? Nessuno lo sa e dunque non possiamo dirlo con certezza. Cipriano al contrario ne fu sicurissimo. Si disse che la Vergine era venuta in sogno a Timur Aqsaq (così si chiama Tamerlano nelle Cronache Russe) e lo aveva avvertito che se avesse osato profanare la Terra Russa, grandissimo male gliene sarebbe incorso. Comunque sia Mosca è salva e nel 1395 la santissima icona della Vergine con una solenne processione lungo il fiume Kljazma da Vladimir è trasferita definitivamente nella Cattedrale a Mosca e consacra in tal maniera il ruolo &#8220;santo&#8221; della <em>nuova capitale della Bassa</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; curioso leggere N. A. Polevoi quando riporta le voci che si diffusero fra la gente su quell&#8217;evento. &#8220;<em>Si è compiuto un miracolo glorioso, una grande meraviglia per tutti! L&#8217;apparizione della Madonna ha impaurito e spaventato il cattivo imperatore. Lo ha messo in tale grande agitazione che il suo cuore si è riempito di timori, la sua anima si è addolorata e le sue ossa hanno tremato. Ha vacillato, la sua testa rasata</em> (ci si riferisce qui all&#8217;uso dei nomadi nobili di radersi la testa e lasciare solo un ciuffo che veniva poi raccolto con un anello) <em>è stata volta altrove da una forza irresistibile. Non siamo stati noi a mandarlo via né i nostri eserciti, ma l&#8217;ira di Dio&#8230;</em>&#8221; Chiaramente l&#8217;evento fu suggellato dalla Chiesa da una festività a memoria della &#8220;Salvezza di Mosca&#8221; da ripetere ogni anno: il 26 agosto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il più bello è che Basilio rientrò a Mosca quando ormai tutto era compiuto e Cipriano fu capace di proclamare che la Vergine gli aveva evitato la battaglia con Tamerlano affinché proseguisse il compito affidatogli (quando?) di &#8220;Riunificatore delle Terre Russe&#8221; e dunque doveva essere accolto, prima di altri, come un vincitore dei Tatari&#8230; E perché una tale benedizione proprio da Cipriano?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/loro-di-novgorod/6303" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5303" style="margin: 10px;" title="oro-di-novgorod" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/oro-di-novgorod.jpeg" alt="" width="200" height="284" /></a>Qui entra una questione ideologica importante per il futuro moscovita che prelato aveva portato con sé dai suoi Balcani: la famosa <em>Teoria della Terza Roma</em>. Questa si riferiva alla situazione dei Bulgari balcanici e affermava che, visti gli effetti della minaccia dei turchi selgiuchidi in Anatolia dove l&#8217;Impero Romano si era  ridotto ormai ad un ristretto e impoverito territorio e nella disperazione di un futuro che appariva incerto per un Regno Cristiano Universale, <em>se fosse caduta Costantinopoli (</em>chiamata alla sua fondazione <em>Roma Nova</em> o <em>Roma Secunda), ci sarebbe stata una terza Roma, situata ancora più a Oriente</em>. La teoria-diceria era in realtà scaturita da un monaco bulgaro di Monte Athos il quale, nel tradurre una cronaca greca del XII sec. in cui si parlava di come Costantinopoli avesse preso il posto di Roma antica, aveva sostituito il nome di Costantinopoli con quello della sua Tirnovo la Grande, quasi profetando che questa città sarebbe diventata la Terza Roma, se l&#8217;Impero sul Bosforo si fosse dissolto sotto i colpi degli infedeli. Questo finora non era più accaduto, ma quando la leggenda fu scoperta dagli studi di Cipriano, il prelato, con la sua autorità, la interpretò come un disegno profetico divino in cui si scopriva che il riferimento non era ai Bulgari balcanici bensì per quelli della Bassa (in verità ancora tutti da convertire) e che dunque non era Tirnovo la Grande, ma Mosca ad aver il ruolo di&#8230;<em> Terza Roma</em>! A prova di ciò, di questo destino fissato da Dio, il Metropolita Pietro &#8211; lo ricorderà espressamente Cipriano molti anni dopo nella vita di Pietro scritta da lui stesso -aveva deciso di stabilirsi e di morire a Mosca e aveva eletto la città a sua cattedra permanente prevedendo grandi destini per i Rjurikidi locali. Se questo è il destino profetizzato per la dinastia, non solo Mosca in primo luogo si abbellisce di costruzioni nuove e importanti, soprattutto chiese, ma anche le città dell&#8217;<em>udel</em> sono ora tenute meglio e il <em>Velikii Kniaz</em> si attribuisce un&#8217;autorità in cui è da solo a dover decidere di tutto e di tutti nella Bassa del Volga allo scopo di raccogliere le genti russe intorno alla sua persona. Basilio oserà persino entrare in contrasto col Patriarca quando proibirà di nominare l&#8217;Imperatore fedifrago Giovanni V nelle liturgie delle chiese moscovite proclamando (e facendolo sapere a Costantinopoli) che &#8220;<em>Abbiamo una Chiesa, ma non abbiamo un Imperatore</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui vale la pena andare un momento più a fondo nella questione. Nel 1396 in realtà l&#8217;Imperatore Sigismondo di Lussemburgo e re d&#8217;Ungheria era riuscito a mettere insieme un esercito contro i Turchi, ma a Nicopoli era stato clamorosamente battuto. L&#8217;Imperatore di Costantinopoli invece aveva dovuto addirittura riconoscersi vassallo dei Selgiuchidi che ormai lo circondavano da tutti i lati e pagare loro una tassa di vassallaggio. Basilio, proclamando di essere figlio di quel Demetrio che aveva battuti altri Turchi a <em>Kulikovo Pole</em>, non potè accettare questa posizione e decise la drastica misura liturgica che abbiamo detto. Sua Santità il Patriarca Antonio gli ribatté pacatamente che quel suo modo di vedere era sbagliato e qui confermerà, ma senza volerlo, i fondamenti dell&#8217;eredità divina che Mosca riceverà da Costantinopoli come Terza Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Citiamo da G. Ostrogorsky alcune righe della lettera del Patriarca: &#8220;<em>E&#8217; assolutamente impossibile per i cristiani avere una Chiesa e non avere un Imperatore. Giacché Impero e Chiesa costituiscono un tutt&#8217;unico ed è impossibile separarli. &#8230; (</em>san Pietro disse<em>) &#8230; Temete Dio, onorate l&#8217;Imperatore. Non disse &#8220;gli imperatori&#8221; affinché nessuno pensasse ai cosiddetti imperatori dei singoli popoli, ma disse &#8220;l&#8217;Imperatore&#8221; per indicare che nel mondo esiste un solo Imperatore&#8230; e se ora, per decreto divino, i turchi hanno accerchiato il regno dell&#8217;Imperatore, egli riceve ancora oggi dalla Chiesa la stessa consacrazione, gli stessi onori e le stesse preghiere &#8230; (</em>come<em>)&#8230; autocrate di tutti i cristiani.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Malgrado ciò vantarsi dell&#8217;impresa di suo padre Demetrio non fu considerata una cosa buona da Cipriano che vedeva questa ostilità contro i Tatari e i loro affini come un ostacolo alla loro conversione, tanto che negli Annali Metropolitani Russi iniziati ad essere stesi proprio sotto questo Metropolita la Battaglia di <em>Kulikovo Polje</em> non è addirittura neppure menzionata. Basilio dunque deve dimenticare questo episodio, se vuol essere il primo <em>Riunificatore della Rus&#8217;</em> di tutti i popoli lì presenti. E inoltre, se questa specie di proclama sul ruolo glorioso (ma futuro) di Basilio giunse alle orecchie di Vytàutas, non lo sappiamo con certezza perché il Principe lituano aveva in mente anche lui dei piani propri per riunire le Terre Russe intorno alla sua persona&#8230; a cominciare dalla repubblica del nord e includendo Mosca con suo genero.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la repubblica del nord, ad esempio, aveva individuato con estrema facilità che il nodo centrale del traffico diretto in Occidente era Smolensk e dunque volse lo sguardo su questa città della quale occorreva appropriarsi. Da tempo diventata un <em>udel</em> indipendente, questa volta non poté evitare le grinfie lituane. Fra i diversi Rjurikidi che pretendevano di occuparne il trono, uno di loro era ricorso addirittura a Rjazan&#8217; per farsi aiutare a dirimere la questione della successione ed evitare una sempre più ingombrante ingerenza lituana. Costui a nome Giorgio aveva ricevuto la città come ricompensa da Vytàutas stesso in cambio dell&#8217;aiuto dato quando avevano assediato insieme Vitebsk per scacciarne Svitrigaila, fratello di Jogaila. Naturalmente Gleb, il fratello di Giorgio, non era assolutamente disposto a lasciare il trono dove si trovava bene perché glielo imponeva Vytàutas e così Giorgio era dovuto ricorrere a Oleg di Rjazan&#8217; mentre Gleb era rimasto al suo posto. Il fatto di essere stato chiamato in questione aveva profondamente offeso il nostro Vytàutas il quale aveva avuto la grande idea di far vendetta senza farlo vedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente chiamato in aiuto da Toqtamysc&#8217; contro il Tamerlano aveva fatto sapere tutt&#8217;intorno che in quei giorni un&#8217;armata destinata a dirigersi verso la steppa con lui a capo sarebbe dovuta passare per Smolensk. Non appena fu in vista della città Vuytàutas richiese l&#8217;omaggio di Gleb il quale non si fece pregare e cadde nella trappola! Infatti fu immediatamente arrestato e i lituani occuparono tranquillamente la città. Vytàutas rimase a Smolensk per tutto il resto della stagione tanto che invitò Basilio a fargli visita. Insomma la campagna contro il Tamerlano era saltata. Addirittura Basilio era in compagnia di Cipriano e fra feste e banchetti confermò il &#8220;passaggio di proprietà&#8221; di Smolensk da Gleb al suocero. Le conversazioni fra i tre personaggi avevano tutt&#8217;altro oggetto e rimasero famose perché pianificavano in realtà l&#8217;ulteriore sviluppo paventato nel Grande Nord: Si formava un&#8217;alleanza per la conquista di Novgorod-la-Grande.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo Giorgio, il pretendente escluso, a questo punto pretese con maggior forza l&#8217;appoggio di Oleg di Rjazan&#8217; il quale mise in marcia i suoi armati<em>.</em> Mosca cercò di fermare Oleg mandando un suo bojaro di fiducia a parlamentare, ma non bastò perché Vytàutas decise l&#8217;annientamento dell&#8217;armata di Rjazan&#8217; e questa volta Basilio stette a guardare mentre i Lituani intervenivano! Anzi! Attese suo suocero a Kolomna dove ricambiò l&#8217;accoglienza con altre feste e pranzi in suo onore. In quell&#8217;occasione si tornò a parlare di Novgorod e si decise di mandare un&#8217;ambasciata comune per richiedere alla repubblica di rompere tutti i contratti con i Cavalieri e di rinunciare in futuro ad accogliere qualsiasi principe dissidente, sia di Mosca sia di Vilnius, come era accaduto finora. L&#8217;ambasciata fu affidata logicamente a Cipriano che nel 1395 si recò ancora un volta nel nord ad incontrare l&#8217;Arcivescovo novgorodese. Niente da fare! Cipriano tornò senza alcuna conclusione positiva benché fosse stato colmato di doni ed avesse benedetto la città con atto solenne.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/quella-campana-non-suonera-piu/6302" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5304" style="margin: 10px;" title="campana-suonera" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/campana-suonera.jpeg" alt="" width="200" height="284" /></a>Che fare? Controllare Novgorod risultava non facile, senza intervenire direttamente sulle autonomie repubblicane della città e senza scontrarsi con gli interessi degli altri <em>udel</em> della Bassa del Volga. In più come spezzare le alleanze molteplici e internazionali di Novgorod senza causare reazioni pericolose e imprevedibili nel Baltico? Se gli sbocchi mercantili di Polozk e di Pskov ad esempio (ma erano minuzie!!) con la fondazione di Riga nel 1202 alla foce della Dvinà (di Polozk) e di Reval (Tallinn) alla foce della Narva (di Pskov) erano sotto controllo dei Cavalieri, quelli di Novgorod erano ancora in Terra Russa e la strategia era molto più delicata e più a largo raggio&#8230; Quel che indispettiva di più erano le pretese di dominio consacrate addirittura dalla Bolla Papale che aveva proclamato tutta la regione, compresa Novgorod la Grande, <em>Patrimonium Sancti Petri</em>,  e lasciato mano libera ai Cavalieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Passata la mattana del Tamerlano, di certo avendolo già concordato con suo suocero, Basilio ricorre alla ritorsione armata. Occupa proditoriamente una parte del Quinto novgorodese detto <em>Bezhezkaja</em> che comprendeva il corso superiore della Dvinà settentrionale fino a Vologda e attende la reazione. A Mosca arrivò di tutta corsa infatti l&#8217;Arcivescovo novgorodese Giovanni insieme con il sindaco Bogdan e con altri notabili. Protestarono, cercarono con la blandizie e i doni costosi di rimettere le cose a posto, ma Basilio nicchiò per tutto il tempo finché l&#8217;ambasciata scoraggiata non decise di tornarsene nel nord per discutere meglio il da farsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Cronache riportano che la decisione presa in quella occasione dai <em>Gospodà</em> (il gruppo ristretto dei bojari al governo novgorodese) fu espressa nelle parole seguenti: &#8220;<em>Padre santo! Non possiamo sopportare una tale soperchieria dal Gran Principe di Mosca, Basilio figlio di Demetrio, che ci ha sequestrato alla città, ma anche a Santa Sofia, le città delegate e le loro regioni e vogliamo riprendercele</em>!&#8221; Poi giurarono di far di tutto pur di conseguire quello scopo e tutti uniti, baciando la croce, aggiunsero: &#8220;<em>O riotteniamo le nostre proprietà oppure offriremo la nostra testa a Santa Sofia</em> (ossia in altre parole, combatteremo).&#8221; Giovanni li benedisse (era cioè d&#8217;accordo) e il gruppo insieme a tre esperti generali decisero di fare una ricognizione verso la Dvinà Settentrionale, dove c&#8217;erano i famosi appannaggi del <em>namestnik</em> ora passati inopinatamente in mani moscovite. Non era logicamente solo una ricognizione, ma una spedizione punitiva vera e proprio contro quei funzionari novgorodesi che avevano tradito la repubblica e si erano dati a Mosca senza pensarci troppo e dunque gli uomini erano armati di tutto punto.</p>
<p style="text-align: justify;">Lagobianco (<em>Belo Ozero</em>) fu così data alle fiamme, Ust-jug assediata e anch&#8217;essa distrutta col fuoco, salvo l&#8217;icona della Vergine custodita nella chiesa locale che fu requisita. Insomma in ogni città fu chiesto il giuramento di fedeltà alla repubblica sempre alla ricerca dei generali che avevano aperto le porte ai moscoviti. Trovatili, furono incatenati e trascinati al giudizio della città. Uno di loro fu subito cucito in un sacco e poi lanciato al di là del Ponte Grande nelle acque del Volhov, altri due (bojari!) furono invece chiusi in convento con il consenso dell&#8217;Arcivescovo e un altro riuscì a fuggire non si sa dove. Vendetta era fatta ed ora ci si poteva ripresentare da Basilio per concludere un patto di pace&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Mosca accettò e così anche la Lituania, naturalmente chiamata in causa per l&#8217;occasione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non pare strana la cosa in sé? I territori che Mosca aveva occupato e che poi erano stati ripresi da Novgorod erano proprio quelli da cui venivano quelle merci di alto valore che da qualche tempo non viaggiavano più come prima lungo il Volga, ma andavano via terra o via Baltico verso i mercati d&#8217;Occidente, fra cui le preziosissime pellicce di zibellino e l&#8217;argento degli Urali! Ora, siccome Mosca aveva bisogno di questi traffici e di queste merci che riusciva a cedere a buon prezzo ai Genovesi e ai Veneziani, come avrebbe fatto ora che aveva rinunciato così facilmente a ritirarsi dalla tenzone da essa stessa voluta?</p>
<p style="text-align: justify;">La chiave di lettura di questa nostra storia, ma il nostro lettore l&#8217;avrà già capito per quante volte l&#8217;abbiamo ripetuto, è essenzialmente economica. La Rus&#8217; di Kiev era una <em>cleptocrazia</em> (secondo la definizione di Jared Diamond) e, più che sul tributo che si sarebbe potuto ricavare dai contadini sudditi, fondava la sua ricchezza sui traffici che attraversavano il suo territorio in cui le merci rappresentavano per la stragrande maggioranza quel prelievo obbligatorio che interi villaggi o regioni erano tenuti a cedere forzosamente all&#8217;<em>élite </em>al potere. Le merci provenivano dalla foresta che ancora copriva con un fittissimo manto verde l&#8217;intera Pianura Russa e questa, come tale, rappresentava un&#8217;immensa risorsa la cui consistenza non era neppur ben nota agli stessi principi degli <em>udel</em> dei quali essa faceva parte. Le città adagiate lungo le rive dei fiumi o dei laghi percepivano i balzelli (di solito sotto forma di una parte di quelle merci che passavano loro davanti) e i loro principi Rjurikidi non si limitavano solo ad offrire una minima assistenza logistica o militare ai mercanti, ma commerciavano essi stessi! Niente di molto diverso dal resto d&#8217;Europa, a parte qui la quasi assenza di denaro sonante&#8230; Orbene, siccome Novgorod-la-Grande racchiudeva la parte di territorio più ricca, di qui partiva la maggioranza degli articoli in parte rilavorati negli opifici della città (nelle cosiddette <em>usad&#8217;by</em> bojare oppure nei laboratori privati), mentre il resto delle Terre Russe proseguiva a produrre con fatica le derrate alimentari per il sostentamento sia dei contadini sia delle classi dominanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente se da un lato la &#8220;miniera&#8221; foresta andava mantenuta in ordine e curata (ricordiamo che le merci più preziose come pure l&#8217;argento dai lontani Urali era compreso nei prodotti &#8220;foresticoli&#8221; di Novgorod), dall&#8217;altra rimaneva un&#8217;efficace difesa militare perché impenetrabile a chi non la conoscesse e giocando in tutt&#8217;e due i casi un ruolo importante nella storia di queste terre! E questa era una delle ragioni del rallentamento della penetrazione dei Cavalieri nelle Terre Russe del nord in quegli anni!</p>
<p style="text-align: justify;">Se le spinte della Crociata Teutonica (e Livonica) nelle Terre Russe erano ormai in declino, la potenza papale era in pieno sviluppo ideologico e stava ormai assurgendo ad impero teocratico universale, con proprie politiche imposte senza mezzi termini ai nuovi potenti, re e imperatori, che essa stessa creava. Naturalmente da qualche secolo aveva allungato un occhio ben attento sulle Terre Russe. Addirittura una parte della foresta nordica era già passata in mano cristiano-romana (dei Polacchi), ma, siccome la Polonia era ancora uno stato frammentato e disturbato dalle liti dei magnati locali e non ancora dominato da un unico signore, la produzione polacca di articoli di lusso tratti dalle foreste non aveva avuto grande sviluppo. Sarà il principe lituano Jogaila a proclamare, ma solo in seguito, la foresta polacca (oggi è quella parte condivisa con la Bielorussia, attraversata dal Bug prima che questo fiume si versi nella Vistola) &#8220;sua esclusiva proprietà privata &#8221; per sfruttarla meglio, come vedremo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">I Cavalieri Crociati, con base nell&#8217;odierna Lituania Lettonia e Estonia, la cui presenza era stata dapprima invocata dal duca polacco Corrado di Masovia e autorizzata da Federico II, dopo la morte di questo Imperatore, erano ora direttamente gestiti dal Papa e dai suoi vescovi e nel XIV sec. erano diventati in qualche modo quasi inutili. I pagani del Baltico (i Lituani, dacché i Prussiani erano stati già decimati con le armi ed i Lettoni dovevano ancora formarsi come nazione a sé) infatti erano stati convertiti. Forse occorreva mutare l&#8217;obiettivo primario e volgersi sugli scismatici/eretici russi. I Cavalieri però avevano adocchiato un nuovo traguardo: Costruire un sistema economico stabile capace di garantire le forniture di materie prime e di prodotti di lusso sulla direttiva nord-sud ora che le vie dal Medio Oriente erano passate definitivamente in mani musulmane dopo il fiasco delle Crociate in Terra Santa. E, guarda caso, non era forse lo stesso traguardo dell&#8217;Hansa? E l&#8217;Imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo IV di Boemia, non aveva forse benedetto Lubecca per questo lavoro congiunto coi Cavalieri? Insomma le due organizzazioni collaboravano sempre più strettamente e l&#8217;Ordine Teutonico stava acquistando il ruolo di protettore di tutte le attività del Baltico in nome di Cristo e del Papa di Roma e, di abbandonare il Baltico, non se ne parlava.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ascesa della Lituania e la crescita della dinastia fondata da Ghedimino, primo grande signore lituano, come casata indipendente dai Rjurikidi erano proprio il frutto delle sollecitazioni della politica missionaria dei Cavalieri Teutonici e Livonici e dei consulenti papali (francescani e domenicani) mandati fra i principi locali. Lo scopo ultimo era infatti di sbriciolare il potere (che sembrava solido e monolitico, senza esserlo) dei Rjurikidi nelle Terre Russe e così i lituani, neofiti della politica papale e credendo in un&#8217;alleanza automatica coi Cavalieri per l&#8217;accrescimento del loro stato attraverso il semplice battesimo, s&#8217;erano invece trovati invasi da ferventi monaci (polacchi di solito) che facevano missionariato e interferivano nelle faccende politiche in nome del Cristo &#8220;cattolico&#8221;. Ciò diventava un ostacolo nel mantenere gli obblighi di parentela, legame importantissimo fra i principi delle Terre Russe, e i buoni rapporti di consenso con quei sudditi che erano da sempre in stragrande maggioranza fedeli all&#8217;ortodossia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/e-tramontato-un-sole-sulla-terra-russa/1043" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5305" style="margin: 10px;" title="tramontato-sole" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tramontato-sole.jpeg" alt="" width="200" height="281" /></a>In tal modo, sebbene i lituani avessero tutte le carte in regola per essere la potenza dominante nelle Terre Russe in sostituzione della vecchia Rus&#8217; di Kiev, a quanto sembra continuavano ad incappare in vari malintesi con la Chiesa Cattolica Romana e con la Chiesa Ortodossa Russa per le decisioni politiche che li coinvolgevano a volte insostenibili per la loro ambiguità religiosa. Non dimentichiamo il vecchio principio che il Cristianesimo occidentale stava introducendo anche qui nelle nazioni nuove: <em>Cuius regio, eius religio</em> e quindi chi sta sotto quel signore, deve accettare anche la sua <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per queste ragioni ad un bel momento Jogaila e Vytàutas dovettero scegliere in nome di quale Cristo governare i propri sudditi e così l&#8217;uno, Jogaila, si legò al Papa di Roma e l&#8217;altro, Vytàutas, si spostò verso Costantinopoli. L&#8217;unico neo in questa scelta era che da Roma ci si poteva aspettare un aiuto militare ed economico, mentre da Costantinopoli&#8230; Ci furono scontri fra i due sopradetti, ma poi, con l&#8217;accordo di Krevo di cui abbiamo già detto, le Terre Russe erano state inglobate nel Gran Ducato di Lituania che risultava unito al Regno di Polonia attraverso il loro legame di sangue e, sebbene si stabilisse che la massima autorità sarebbe rimasto Jogaila nell&#8217;altisonante veste di Re di Polonia (aveva sposato a questo scopo l&#8217;erede al trono polacco Jadviga e disdetto l&#8217;accordo fatto tanti anni prima di sposare invece una sorella di Basilio), Vytàutas, vita natural durante, rimaneva Granduca di Lituania e delle Terre Russe.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto visto che tutto dipendeva dall&#8217;avere i mezzi economici per condurre politiche realistiche e conseguire i traguardi fissati Vytàutas in questi anni tenta, giocando astutamente fra Cavalieri e Principi Russi e Jogaila (e suo genero!), di deviare o attirare i traffici di Novgorod verso il sud ucraino. L&#8217;ostacolo maggiore all&#8217;espansione economica fu proprio il potentissimo arcivescovo novgorodese ossia la seconda personalità ortodossa della Chiesa Russa che si opponeva in qualsiasi modo all&#8217;ingerenza lituana (ma anche di qualsiasi altra potenza vicina) nei propri affari! Una &#8220;repubblica&#8221; come Novgorod restava un&#8217;anomalia, a dir poco, fuori da qualsiasi regola di quel tempo! Per mettere in difficoltà la &#8220;repubblica&#8221; occorreva poi saltare l&#8217;Hansa germanica e ricattare i Cavalieri e, allo stesso tempo collaborare con le repubbliche marinare italiane che sembrano avere ottimi sbocchi economici quanto la stessa Hansa, guardando come operano da qualche tempo con Mosca che ha concesso loro un mercato riservato nella cittadina dell&#8217;estremo nord, Ust-jug.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli itinerari commerciali che portano alle coste del Mar Nero implicano tuttavia le trattative con i nomadi che si trovano nelle steppe ucraine!</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutte queste ragioni Vytàutas si reca a Königsberg perché, dopo le solite liti con Jogaila, caduto in una delle sue solite depressioni era andato a consultarsi col Gran Maestro dell&#8217;Ordine Teutonico, Corrado von Jüngingen. Costui lo ospitava volentieri (Vytàutas opportunamente si era fatto battezzare nella fede cattolica) perché lo considerava una pedina molto importante nella campagna di dominio sulla Polonia e sulla costa baltica (i due ordini, Teutonico e Livonico, erano divisi territorialmente da un tratto di costa baltica in mano a Vytàutas) e dunque contro Jogaila-Jagellone che reclamava la restituzione di tutto il territorio concesso da Federico II, visto che la missione originaria era ormai esaurita e che la Lituania era ormai cristiana e cattolica. Facciamo allora qualche passo indietro&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Vytàutas sta tessendo da tempo una trama molto complicata e, siccome gli interessi dell&#8217;Orda di Sarai sono pari ai suoi nelle steppe meridionali, nel 1391 non troppo inaspettatamente, ma sicuramente non con grande sorpresa, aveva lasciato senza intervenire che i Tatari di Toqtamysc&#8217; movessero verso il nord del Volga in missione militare&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>khan</em> ha mandato un suo figlio, di nome  Bektut, per una spedizione punitiva non contro Mosca stavolta, ma contro la Repubblica di Vjatka. I pirati-mercanti di questa organizzazione novgorodese lungo il fiume invece di pagare i balzelli dovuti, disturbano il traffico nel punto daziario della giovane città di Kazan&#8217;. Bektut riesce a conquistare qualche città in Vjatka e fa anche parecchi prigionieri, naturalmente avviati in Oriente per essere venduti schiavi, ma è però penetrato troppo a nord ed ha messo in allarme non solo Novgorod, ma  persino Mosca che ha i suoi interessi in Ust-jug.</p>
<p style="text-align: justify;">Per primi sono i novgorodesi a reagire, appena venuti a conoscenza dai fuggiaschi di Vjatka della presenza tatara e, quando i profughi richiesero a gran voce una rappresaglia esemplare contro gli infedeli di base a Kazan&#8217;, avevano immediatamente risposto all&#8217;appello mandando una flottiglia armata sul fiume. Erano scesi fino a Kazan&#8217;, dove avevano compiuto devastazioni e rapinato tutti i mercanti lì presenti, senza far distinzioni. L&#8217;impresa in sé non era così clamorosa se non fosse stato per un &#8220;piccolo&#8221; particolare: Si trovavano in zone dove i bojari moscoviti consideravano tali manovre &#8220;illecite&#8221; da parte dei novgorodesi. Ed infatti, per impedirne di ulteriori, i bojari convinsero Basilio, non appena si fosse recato dall&#8217;Orda per avere il <em>jarlyk</em>, di fare le proprie rimostranze e lamentarsi che nella Bassa niente doveva accadere senza avvertire prima Mosca. Questi furono dunque gli altri argomenti discussi durante la già detta visita del 1392.</p>
<p style="text-align: justify;">Vytàutas lasciò fare quella volta perché geograficamente era un problema al di fuori della sua portata e attese gli eventi. Tuttavia sapeva benissimo che l&#8217;Orda era sull&#8217;orlo del tracollo e bastava attendere che si sfasciasse completamente, per avere mano libera fino alla foce del Volga e persino sulla regione dell&#8217;Orda di Nogai, ridotta a poche città in Crimea da quando il <em>khan</em> Mamai, l&#8217;unico capace di opporglisi con le armi, era scomparso dalla scena del mondo nel 1380.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto a Sarai si susseguono sommosse e sconvolgimenti tanto che Toqtamysc&#8217; è costretto a fuggire e a lasciare il suo posto a Temir Kutlug che diventa così il nuovo <em>khan</em> nella capitale dell&#8217;Orda d&#8217;Oro. L&#8217;ex <em>khan</em> si rifugia presso Vytàutas che lo sta ad ascoltare attentamente e che gli fa grandi promesse di aiuto. Il Tataro a questo punto è praticamente nelle mani del suo ospite che con una tale buona carta da giocare stila con lui un accordo clamoroso riportato nelle Cronache con parole lapidarie: &#8220;<em>Io, Vytàutas, ti rimetterò sul trono di Sarai e tu, Toqtamysc&#8217;, mi metterai su quello di Mosca quale Gran Principe della Bassa e di tutte le Terre Russe</em> (inclusa Novgorod)!&#8221; Non ci sono commenti da fare su questo accordo, salvo uno: Non è sicuro che l&#8217;accordo fosse stato stipulato in quei termini proprio perché era segreto e il testo tramandato potrebbe essere solo una diceria sparsa per screditare i due alleati di fronte agli epigoni di Basilio e giustificare le loro azioni successive contro i lituani in generale e contro Sarai in particolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Mosca nel frattempo (e in questa misura la seguono volentieri tutti gli <em>udel</em> della Bassa) capeggia una cordata ribelle che non paga più alcun tributo ad un <em>khan</em> considerato illegittimo, come Temir Kutlug. Che  si accontenti dei doni spontanei che gli fanno i mercanti per continuare a vivere! Neppure in questo caso si può dire che questa &#8220;ribellione&#8221; non rispondesse ad accordi previi con la Lituania (per favorire  Toqtamysc&#8217;), ma ad ogni buon conto Basilio si vede investito di un&#8217;autorità che nessuno gli ha mai ufficialmente concesso. Ed allora come l&#8217;userà, se la userà in futuro?</p>
<p style="text-align: justify;">Da parte sua Vytàutas al contrario si dichiara pronto a scendere in campagna contro l&#8217;Orda di Sarai per togliere di mezzo l&#8217;usurpatore Temir Kutlug e ripristinare Toqtamysc&#8217;. E&#8217; una dichiarazione di guerra! Il vecchio Jedighei, ex consigliere di Toqtamysc&#8217;, è messo immediatamente in moto e si presenta puntuale all&#8217;appuntamento per scontrarsi coi lituani. Naturalmente è stato richiesto l&#8217;aiuto di Mosca oltre che da Vytàutas, probabilmente anche dal <em>khan</em>, ma Basilio ha poco da offrire sia all&#8217;uno che all&#8217;altro. A Vytàutas però assicura che, mentre il suocero si muove dal lato sud delle steppe ucraine, i moscoviti disturberanno Sarai dal lato del Volga. Senza troppa animosità e con grande ambiguità, sperando che Temir Kutlug interpreti le sue azioni come pure spedizioni punitive contro i ribelli rivieraschi del Volga e, se Dio vuole Toqtamysc&#8217; di nuovo sul trono, che questi sia riconoscente a Basilio.</p>
<p style="text-align: justify;">Sofia e i bimbi comunque sono mandati a Smolensk sotto la protezione lituana&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Vytàutas chiamati a raduno polacchi e moscoviti (un contingente a capo del quale c&#8217;era il vecchio condottiero di <em>Kulikovo Polje</em> Demetrio Bobrok) con l&#8217;armata va allo scontro sul fiume Vorskla dove si stanno già radunando i Tatari.</p>
<p style="text-align: justify;">Jedighei dall&#8217;altra riva, non appena lo vede arrivare, chiede di interrompere questa guerra. Basterà che gli venga riconsegnato Toqtamysc&#8217; e se ne andrà. La risposta è un rifiuto poiché Vytàutas è sicuro della vittoria! Ha con lui persino i Teutonici che gli hanno mandato un drappello di esperti cavalieri armati. Per il momento malgrado tutto l&#8217;urto non ha luogo perché s&#8217;intavolano trattative su trattative.</p>
<p style="text-align: justify;">Le notizie su queste lunghe conversazioni fra Jedighei e Vytàutas riportate dalle Cronache sono abbastanza curiose! Sembra che il tataro tentasse di convincere il Lituano a ritirarsi in ragione del fatto che è alla fine della sua vita (e invece morirà molto vecchio nel 1430) e quindi non val la pena morire in una battaglia come questa. Sarebbe consigliabile accordarsi, pagare un tributo, restituire Toqtamysc&#8217; e finirla lì. Niente da fare! Il 12 agosto 1399  lo scontro c&#8217;è. I Lituani si sono presentati con le nuove armi che circolano ormai in Europa da qualche tempo: I cannoni! Ma questo non basterà perché Jedighei è un vecchio esperto e sa che questi arnesi spaventevoli e rumorosi alla fine sono difficili da manovrare e da guadare mentre i suoi arcieri a cavallo sono mobilissimi e attaccano da tutti i lati. In poche parole alla fine Jedighei sbaraglia i Lituani e i loro alleati! Molti <em>knjaz </em>caddero quella volta, dice la Cronaca, e il Tataro inseguì il nemico sconfitto fin sotto Kiev. Chiese ed ottenne un indennizzo per fermarsi a quel punto e dopo aver saccheggiato i dintorni se ne tornò a casa, sebbene senza Toqtamysc&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">Jogaila, appena saputo dell&#8217;insuccesso del cugino, pensò bene, come Re di Polonia e futuro signore delle Terre Russe, di cessare ogni atteggiamento ostile contro Novgorod, facendo pervenire alla città tramite suo fratello Lugven, ospite di Mosca da un bel po&#8217; di tempo, il seguente proclama, che sarebbe stato lettoprima di insediarsi quale <em>namestnik</em>, questo occorre sottolinearlo, di Jogaila: &#8220;<em>Siccome Sua Maestà Ladislao, Re di Polonia, signore della Lituania e delle Terre  Russe e di altri domini, ci ha posto quale protettore sugli uomini e sui nobili di questa città, monsignor Grande Novgorod, così noi al re e alla regina Jadviga, promettemmo e promettiamo, finché saremo i protettori di questa città, di rimanere amici della corona polacca e di non allontanarci mai da essa</em>!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">A questa mossa illegittima Vytàutas sicuramente scivolò in un&#8217;ennesima profonda crisi (le Cronache ci dicono che era fatto così). Alla fine non si sentiva affatto vinto dall&#8217;Orda d&#8217;Oro. Che fare? Novgorod è forse persa? Deve ribellarsi a suo cugino? O fare intervenire Mosca? E come?</p>
<p style="text-align: justify;">Persino Basilio, provocatoriamente secondo noi, fa sposare suo fratello Giorgio con la figlia dello spodestato principe di Smolensk. Mettersi contro suo suocero che ritorna perdente dalla battaglia sulla Vorskla, son forse queste le sue intenzioni? Glielo ha consigliato Jogaila? La città di Smolensk infatti è e rimane in mano lituana, ma ora a quale dei due cugini risponderà? Insomma troppe pedine sono state mosse e la situazione è davvero di stallo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1400 muore il vecchio Oleg di Rjazan&#8217; suocero del padre di Basilio e dunque suo zio materno. Era stato un eterno ribelle in un certo senso. Sempre pronto a battersi per la propria indipendenza oppure a piegarsi al compromesso, ma comunque riservandosi la riscossa. Il figlio Teodoro che gli succede è ormai già legato mani e piedi a Basilio e perciò da adesso in poi Rjazan&#8217; diventa parte integrante del feudo di Mosca.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro potenziale avversario di Mosca era morto già l&#8217;anno prima: il rivale di Demetrio (e dunque anche di Basilio) Michele di Tver&#8217;! A quanto pare questa città è ormai rassegnata ad un suo ruolo inferiore nella Bassa e sta per entrare sotto l&#8217;ala moscovita. Anzi! Qualche anno prima Michele, su pressione dei  parenti Lituani, aveva sottoscritto un accordo con Basilio in cui si dichiarava che non avrebbe mai più accettato il <em>jarlyk</em> di Gran Principe di Vladimir anche se concesso dall&#8217;Orda spontaneamente, ma in cambio avrebbe preteso aiuti da Mosca nel caso di scontri con i Cavalieri Portaspada (cosa abbastanza improbabile).</p>
<p style="text-align: justify;">Michele non era mai stato così battagliero come un suo antenato omonimo né come suo nipote omonimo che incontreremo più avanti. Lo abbiamo visto a Sarai una sola volta cercare di sottrarre il <em>jarlyk</em> a Demetrio, ma poi aveva rinunciato e si era messo da parte abbastanza pacificamente e aveva accettato le condizioni volute da Mosca. Manteneva contatti diretti col Patriarcato costantinopolitano e quando era stato chiesto aiuto contro i Turchi che minacciavano la capitale sul Bosforo aveva mandato soldi e doni di gran valore insieme con Mosca. Da uomo pio quando la tempesta turca sembrava essere passata, si racconta che in cambio dei doni inviati aveva richiesto un&#8217;icona santa tutta per sé. Era ormai giunto a tarda età quando fu assalito dal male che lo avrebbe portato alla tomba (la peste!). Deciso di andare in convento per le sue ultime ore con Dio, dettò le sue ultime volontà: l&#8217;<em>udel</em> fu diviso fra i suoi tre figli e il nipote (il quarto figlio era già deceduto) avvisando ciascuno delle condizioni sottoscritte con Basilio. E proprio in quei giorni aveva ricevuto il segno della gratitudine patriarcale e cioè l&#8217;icona miracolosa del Giorno del Giudizio richiesta portata dal prete Daniele passato da Costantinopoli nel suo ritorno dal pellegrinaggio in Terra Santa! Michele sembrò riaversi e ordinò di portargli immediatamente l&#8217;immagine per poterla baciare e perciò guarire. Si alzò dal letto per andare di persona incontro a Daniele, si salutò con tutti i suoi e si avviò alla chiesa dove il prete l&#8217;aspettava. Mentre camminava però sentì che gli mancavano le forze e, fattosi accompagnare in Convento, si fece monaco e morì qualche giorno dopo, senza neppure il conforto dell&#8217;icona. Per inciso, aggiungiamo che il prete Daniele rimase famoso nella storia russa non tanto per questo episodio, quanto invece per aver lasciato una specie di guida per il pellegrino russo che va in Terra Santa.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia la rivalità con Tver&#8217; non era per niente finita. Infatti il figlio di Michele, Giovanni, aveva tutt&#8217;altri piani e non riconobbe l&#8217;accordo fatto da suo padre. Da anni si trovava in dissidenza presso l&#8217;Orda di Sarai e a questo punto non gli restava che richiedere il <em>jarlyk&#8230;. </em>sebbene non di Gran Principe di Vladimir, ma almeno per il suo <em>udel</em>, formalmente rispettando il patto paterno, per garantirsi l&#8217;indipendenza da Mosca. Basilio non reclamò e accettò suo malgrado lo <em>status quo</em> contando su quella città comunque per l&#8217;aiuto futuro nel caso di azioni militari contro Novgorod-la-Grande.</p>
<p style="text-align: justify;">A nostro avviso tutte queste mosse, sia moscovite che lituane, erano una specie di piano d&#8217;assedio intorno a Novgorod-la-Grande, sempre alla stregua di quanto abbiamo detto al principio del capitolo, più che contro i piani moscoviti&#8230; Nel 1401 c&#8217;è ancora una nuova mossa: Convocato (con la complicità di Cipriano, naturalmente) l&#8217;Arcivescovo novgorodese a Mosca, il prelato viene imprigionato nel Convento dei Miracoli all&#8217;interno della cinta del Cremlino e trattenuto per&#8230; ben tre anni! Fu un vero scandalo, ma procurò poi dei vantaggi? E come mai Cipriano aveva avallato una tale mossa eccessiva e pericolosa?</p>
<p style="text-align: justify;">Facciamo un passo indietro.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ben ricordiamo Cipriano aveva lasciato Novgorod con un anatema sulla città che non aveva mai ritirato, ponendo così in imbarazzo la stessa autorità arcivescovile. E Novgorod aveva tentato tutto affinché la grave misura ecclesiastica fosse revocata al più presto! Era stata mandata allora una delegazione perché intercedesse presso S. S. Antonio a Costantinopoli, saltando Cipriano (e cioè Mosca). Naturalmente si usarono in quell&#8217;occasione tutti i ricatti possibili: dall&#8217;arma delle grandi donazioni a quella della minaccia d&#8217;abiura, ossia di passare al Papa di Roma. Il Patriarca, già informato da Cipriano, consigliò insistentemente ai bojari novgorodesi di trattare direttamente col Metropolita <em>e magari anche con il principe di Mosca</em>! Insomma per farla breve con la loro solita praticità i novgorodesi decisero di chinare la testa. Si accettò di abrogare la legge &#8220;autonomistica&#8221; e dopo aver pagato ben 350 rubli al Metropolita. La storia però non aveva trovato ancora una conclusione perché tre anni dopo Cipriano, come era di regola nel passato, si era recato senza essere invitato a Novgorod per il mese giudiziario, secondo una vecchia usanza non più in vigore. Né venne da solo, ma addirittura con un inviato di Costantinopoli con la scusa di far visitare questa importante arcidiocesi e affinché constatasse <em>de visu</em> lo stato dei fatti&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Grande accoglienza, imposizione delle mani sull&#8217;Arcivescovo Giovanni, ma niente giudizi o sentenze da emettere e dunque niente prebende da incassare. Che fare? Cipriano, a causa della presenza dell&#8217;inviato greco, decise di soprassedere da misure estreme e benedisse con gran solennità la città, prima di essere accompagnato lungo il fiume sulla via del ritorno insieme al suo ospite.  L&#8217;anatema finalmente era stato ufficialmente tolto&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Al ritorno a Mosca però Cipriano si lamentò con forza e Basilio promise al &#8220;suo&#8221; Metropolita che i novgorodesi l&#8217;avrebbero pagata cara e, dopo aver ponderato bene la situazione, con il consenso di Vytàutas e sfruttando la scusa che la ricca città del nord continuava a mantenere i suoi traffici con le città anseatiche del Baltico infischiandosene dell&#8217;ostilità dei tedeschi verso la Lituania e verso Mosca e la &#8220;sua&#8221; santa Chiesa, mandò i suoi plenipotenziari (insieme a quelli di Vytàutas beninteso!) a Novgorod, per esigere la rottura immediata degli accordi coi tedeschi &#8220;eretici&#8221; dell&#8217;Hansa.</p>
<p style="text-align: justify;">Era una richiesta assurda e inaccettabile per i novgorodesi benché comprensibile se fatta da parte di Basilio e la risposta più logica non poté essere che la seguente: &#8220;<em>Principe Basilio! Noi facciamo accordi con chi vogliamo e con chi ci conviene e quindi siamo in pace con voi, con Vytàutas ed anche con i tedeschi</em>!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva quelle richieste erano delle provocazioni fatte apposta ed infatti, non appena i bojari se ne tornarono a casa con la risposta negativa, l&#8217;armata moscovita, già pronta, si mosse per occupare con l&#8217;aiuto di Vladimiro di Serpuhov Volok Lamskii, Mercato Nuovo e Vòlogda. Da Mosca viene annunciato a chiare lettere che ogni accordo precedente non è più in vigore. Volok Lamskii viene addirittura ceduta a Svitrigaila, altro fratello di Jogaila, per ben 10 anni, sebbene&#8230; sotto la supervisione di Vladimiro di Serpuhov.</p>
<p style="text-align: justify;">Che fare? Anche i novgorodesi rispondono con un analogo proclama di abolizione degli accordi, ma dopo qualche tempo (anche per la conseguenze economiche che ne seguirono), chiesero di negoziare nuovi patti. Anzi! Colsero ingenuamente l&#8217;occasione della chiamata del loro Monsignore a Mosca da parte del Metropolita (anche questa era una scusa di Basilio concordata con Cipriano) per affiancarlo con una delegazione bojara di tutto rispetto e con&#8230; tanti doni.</p>
<p style="text-align: justify;">Monsignore, apparentemente chiamato per questioni ecclesiastiche, incontrò Basilio e lo benedisse, dicendo: &#8220;<em>Sire, Gran Principe! Ti benedico e ti prego di accogliere benevolmente le richieste del mio gregge novgorodese</em>!&#8221; Le richieste erano abbastanza semplici: Che si rilasciassero e si restituissero tutte le città occupate da Mosca. Purtroppo neppure Monsignore riuscì a smuovere Basilio e così, passato l&#8217;inverno, i bojari novgorodesi attesero invano che l&#8217;Arcivescovo Giovanni tornasse a Santa Sofia. Finalmente Monsignor Giovanni tornò e tenne una riunione con i bojari che espressero le loro preoccupazioni e i loro dubbi.</p>
<p style="text-align: justify;">La missione con gli armigeri novgorodesi lungo la strada incontra un tale che racconta come il principe Teodoro di Rostov, agli ordini di Basilio, è stato mandato a governare nella regione di Vjatka arrogandosi tutti i diritti che una volta appartenevano esclusivamente alla città e ai suoi funzionari&#8230; perché soltanto Basilio è autorizzato dal <em>jarlyk</em>.  A questo punto, non c&#8217;è più scelta! Se Basilio agisce in questo modo, occorre che i novgorodesi agiscano in modo simile e così, mentre Monsignore se ne torna a casa, i bojari e gli armigeri oltrepassano il confine con Lago Bianco e assalgono questa città, la conquistano, la saccheggiano e poi la danno alle fiamme.</p>
<p style="text-align: justify;">Continuarono queste azioni militari fino a Ust-jug che fu devastata e i mercanti stranieri (genovesi per lo più) maltrattati indicibilmente. Da tempo la cittadina era diventata una concorrente fastidiosa di Novgorod (e di Vjatka) per la presenza dei mercanti italiani e il fatto che fosse sotto il controllo di Mosca, aggravava oltremodo il fastidio dei novgorodesi sugli affari delle preziosissime pellicce pregiate.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si fermarono però qui. Proseguendo verso sud (avevano armato bel 250 barche) giunsero alfine dove si trovava Teodoro di Rostov. Costui fu spogliato di ogni cosa e offeso in tutti i modi. Sommamente felici del successo i nostri bojari ritornano a Novgorod con un grande bottino e portando con sé alcuni notabili fatti prigionieri con l&#8217;accusa di alto tradimento. Intanto i novgorodesi avevano già mandato a Mosca una nuova ambasciata formata dall&#8217;Arciprete di Santa Sofia (l&#8217;Arcivescovo evitò, non andando, l&#8217;umiliazione di prostrarsi ancora davanti al Principe), dal <em>tysiazkii</em>, dal <em>posadnik</em> e da due esponenti cosiddetti <em>autosufficienti</em> per concludere le liti in pendenza. Le ragioni della rappresaglia condotta da Novgorod erano abbastanza semplici: La città si era ripresi dei territori che erano da sempre stati di sua proprietà.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma i rapporti fra Mosca e Novgorod erano sempre più tesi e sempre più aspri. Lo stesso Vytàutas con grande opportunismo non teneva né per una né per l&#8217;altra parte ed anzi lasciava che i due avversari si sfibrassero a vicenda tanto che (fra i vari dispetti vicendevoli) accadeva spesso e volentieri che qualsiasi fuggitivo da Mosca o dai territori sotto influenza moscovita fosse sempre benaccolto nella città novgorodese o presso i Lituani. Già questo la dice molto lunga sui rancori che si andavano accumulando.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altronde quali diritti poteva vantare Mosca su Novgorod-la-Grande? Nessuno concretamente, sebbene Basilio (sempre sotto l&#8217;egida di Cipriano e il tacito consenso di Vytàutas) scegliesse di rifarsi alle antiche tradizioni che stavano scritte nelle Cronache dei Monasteri in cui la repubblica dipendeva da Kiev e tutto il resto.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; il 1406! Cipriano muore lasciando la sua grande eredità spirituale (per la verità dobbiamo dire che rimase nascosta nei suoi scritti per lungo tempo) alla dinastia moscovita e a tutti i Grandi Russi, quella di ricostruire l&#8217;Impero Romano Cristiano universale&#8230; <em>da Terza Roma</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; l&#8217;occasione buona per Vytàutas per raccogliere sotto la sua ala quest&#8217;alta carica ecclesiastica, sottraendola all&#8217;influenza di Mosca. Fa sapere al Patriarca che avrebbe preferito che fosse nominato quale successore un monaco greco che viveva già in Lituania, monsignor Teodosio Arcivescovo di Polozk, e mandò quest&#8217;ultimo di corsa a Costantinopoli. Basilio come al solito non sapeva che fare e si limitò ad inoltrare la sua preghiera al patriarca di dare l&#8217;incarico alla vecchia maniera e basta. Il Patriarca intanto aveva scelto un altro monaco a nome Fozio e costui era già a Costantinopoli per l&#8217;imposizione delle mani. Vedendo cadere il suo candidato, Vytàutas va su tutte le furie e mette in opera varie manovre per impedire a Fozio di raggiungere la sede moscovita&#8230; Anzi! Appena sa del suo arrivo a Kiev senza mezzi termini gli comunica che Kiev è la santa e vera sua residenza e che quindi si dimentichi di Mosca.</p>
<p style="text-align: justify;">Il povero Fozio dovette ubbidire e rimase. Pensate che s&#8217;insedierà a Mosca solo nel 1409.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio in quell&#8217;anno Jogaila avevano incominciato la sua campagna propagandistica contro i Cavalieri Teutonici che occupavano il territorio polacco quando ormai di pagani non ce n&#8217;erano più. Non trova però l&#8217;appoggio presso suo cugino. Anzi! E&#8217; ancora occupato con Novgorod e il nord e, in particolare, in un accordo con l&#8217;Ordine Livonico del 1398 era chiaramente detto che Vytàutas avrebbe aiutato i Cavalieri a piegare e a conquistare Pskov e i Cavalieri, a loro volta, l&#8217;avrebbero aiutato a conquistare Novgorod in barba ai voleri di Jogaila. Dunque non ha tempo per partecipare alle mosse di Jogaila ed ora che è giunto il momento giusto, nel 1405, con la scusa che Novgorod ha accolto in città Giorgio di Smolensk suo nemico giurato (e genero di Basilio!), dichiara guerra alla città! Entra dapprima nel territorio di Pskov dove si scontra. Devastazioni, prigionieri, incendi: tutta la regione lungo il fiume Velikà viene messa a soqquadro. Contemporaneamente manda una lettera a Novgorod in cui si impone quasi sotto forma di ultimatum di accettare la protezione lituana esclusivamente da lui e mai più da Jogaila e dai suoi luogotenenti, se si vogliono evitare guai maggiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente Pskov appollaiata su una collina e circondata dai due fiumi Pleskavà e Velikà (in russo <em>il fiume Grande</em>) era una fortezza abbastanza difficile da conquistare, ma l&#8217;intenzione del principe lituano era solo di spaventare e minacciare indirettamente Novgorod-la-Grande. Basilio volle essere anche lui partecipe ed aveva dato il suo nullaosta affinché il figlio di suo fratello Costantino che era in quel momento in ingaggio a Novgorod andasse in apparente aiuto di Pskov e contro Vytàutas. Forse era stanco delle improvvisazioni di suo suocero o osò troppo quando in quei frangenti dichiarò che gli avrebbe fatto guerra &#8220;&#8230;<em>per aver invaso il territorio di Pskov che è demanio del principe di Mosca</em>&#8230;&#8221; e per non averlo avvisato prima. In realtà erano esagerazioni perché di proposito gli aiuti novgorodesi a Pskov arrivarono solo quando Vytàutas si era già ritirato con il bottino e tanti prigionieri!</p>
<p style="text-align: justify;">Per di più, quando Pskov cercò di convincere i novgorodesi ad unirsi a loro per assediare Polozk, la risposta suggerita da Basilio fu in questi termini: &#8220;<em>Monsignore non ci ha benedetto per questa impresa in Lituania e Novgorod non ci ha detto di andare con voi contro i tedeschi</em>.&#8221; Che fare? I cittadini di Pskov rimandarono indispettiti a casa i novgorodesi e si diressero da soli verso i territori lituani.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ottennero però grandi risultati e solo l&#8217;anno dopo, stavolta col consenso di Mosca, assedieranno Polozk, ma senza riuscire ad espugnare la città benché l&#8217;assedio durasse ben tre giorni! Come d&#8217;abitudine si devastarono e si saccheggiarono i dintorni e si ritornò a casa soddisfatti, almeno di essersi parzialmente vendicati e del bottino che ripagava le spese sostenute&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Quella vendetta di Pskov provocò naturalmente la contromisura di Vytàutas nella regione di Polozk e di Vitebsk, tanto odiosa quanto inutile: La persecuzione religiosa dei novgorodesi e dei cittadini di Pskov che risiedevano in territorio lituano! Questi erano facilmente riconoscibili dal loro dialetto e dal loro vestire. E&#8217; logico che ci fu un conseguente fuggi-fuggi verso nordest della gente perseguitata e gran parte di questa fu persino accolta da Mosca e alloggiata nei dintorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine Basilio, come è evidente, aveva appoggiato tutta l&#8217;azione di Vytàutas sebbene avesse fatto mostra coi suoi armigeri di volersi scontrare con lui. E sul fiume Vjazma genero e suocero s&#8217;incontrano e si  dividono lo scacchiere e ora Basilio da una parte e Vytàutas dall&#8217;altra cominciano a devastare tutta la zona per mettere in ginocchio per prima Novgorod-la-Grande, la più lontana, ma poi anche  Pskov, la più vicina, giudicate ree di tenere rapporti amichevoli&#8230; coi Cavalieri Livonici! E gli accordi con questi ultimi? In fumo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Aggiungiamo che queste azioni concordate di suocero e genero mettevano sempre in allarme Sarai la quale attraverso propri segreti canali cercava di mettere zizzania fra i due parenti ora sfidando l&#8217;uno ora attaccando l&#8217;altro. In una di queste &#8220;liti&#8221; nel 1408 Vytàutas e di Basilio si incontrano sulle rive opposte, stavolta del fiume Ugrà. Qui le trattative andranno per le lunghe per i troppi festini, ma si concluderanno con la pace, e, cosa molto importante, si definisce il fiume Ugrà quale confine fra i due campi di influenza. Dalla riva sinistra è Lituania e dalla riva destra è Mosca. E così si chiude il ciclo di ostilità fra suocero e genero in barba alle manovre di Sarai&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Nubi nere si levano all&#8217;orizzonte però! I Tatari non perdonano! La notizia pervenuta a Mosca è che si organizzano per scendere in campagna militare. Contro chi? Probabilmente sia contro Basilio sia contro Vytàutas poiché il vecchio Jedighei considera illegittimo ogni accordo fra suocero e genero. Si è fatta anche l&#8217;ipotesi che i Cavalieri Livonici avessero messo il loro zampino in questi preparativi, ma non si può affermarlo con sicurezza dai documenti&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">In breve un bel giorno del novembre del 1408 sotto il Cremlino moscovita si presentano i Tatari e Basilio ha appena il tempo di asserragliarsi in difesa, mentre tutta la città bassa (il <em>Posàd</em>) è data alle fiamme. Neppure Vladimiro di Serpuhov riesce ad organizzare una resistenza efficace visto che si trova anche lui nel Cremlino. Basilio intanto è già riuscito a lasciare Mosca per rinchiudersi nel nord a Kostromà a tentare di smuovere i fratelli a dargli una mano. In realtà questi, Andrea e Pietro, sono a Mosca insieme a Vladimiro di Serpuhov e non riescono a passare alcun ordine ai loro bojari. Jedighei però non ha intenzione di espugnare la città, ma solo di fare bottino nella regione intorno e quindi non è molto propenso ad un lungo assedio. Anzi! Cerca di riattizzare l&#8217;inimicizia tradizionale con Tver&#8217; e manda i suoi a &#8220;dare ordine&#8221; al principe Giovanni, figlio del defunto Michele, perché accorra sotto le mura Mosca con i cannoni che ha ricevuto dalla Lituania! Giovanni però ha un problema: deve da una parte rispettare il patto con Mosca e dall&#8217;altra obbedire al Tataro, pena la perdita del <em>jarlyk</em> d&#8217;indipendenza! Come fare? La soluzione che troverà sarà quella di tirarla per le lunghe, andare molto piano con i cannoni che pesano e impicciano e non arrivare mai&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto gli uomini di Jedighei in giro da una città all&#8217;altra vicina requisiscono e saccheggiano. Persino il complesso monasteriale di san Sergio di Radonezh (oggi Sergiiev Posad) viene devastato! Per tre settimane va avanti così, finché Jedighei non viene raggiunto dalla notizia che in sua assenza suo figlio sta per essere rovesciato dal riapparso Toqtamysc&#8217;. A questo punto disposto a ritirarsi proclama che, se gli si paga un certo riscatto, se ne andrà. Si raccolgono 3000 rubli (una somma considerevolissima!) e i Tatari alla fine si ritirano&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Jedighei lascia una lunga lettera a Basilio tramandataci nei seguenti termini (<em>testo adattato da ACM</em>): &#8220;<em>Ossequi da Jedighei a Basilio! Ecco qui il nostro jarlyk e ti dico che mi ha mandato il nostro khan d&#8217;accordo col suo consiglio di stato. Abbiamo saputo che tu hai in ostaggio i figli di Toqtamysc&#8217; e per riprenderceli siamo venuti da te in forze. Non solo per  questo però perché ci è stato anche detto che i nostri mercanti e i nostri inviati quando vengono a farti visita sono trattati abbastanza male. Ciò non va bene! Nel passato il tuo udel ha sempre mostrato soggezione al khan e ha sempre pagato quanto doveva. Ha sempre trattato con deferenza i nostri messi e nostri mercanti e certamente lo sanno i tuoi anziani come avveniva prima. Ora invece non ascolti neanche loro e fai male! Quando era khan Temir Kutlug non ti sei fatto vedere. E&#8217; diventato khan Sciadi beg </em>(questo era il figlio di Jedighei!)<em> e non hai mandato nessuno dei tuoi a fargli omaggio. Dopo tre anni che Sciadi Beg è stato il tuo khan, ora lo è diventato Bulat Sultan </em>(nipote di Jedighei)<em> e di nuovo nessuno dei tuoi è mai venuti a Sarai per l&#8217;omaggio dovuto. Ma non sei forse tu il Gran Principe? Non è un tuo uomo Teodoro Kosc&#8217;ka? Quello sì, che è un uomo dabbene e ti ha ricordato qui, presso di noi a Sarai! Non sono alla tua corte suo figlio Giovanni, il tuo detentore della cassa principesca e i vecchi consiglieri? E tu perché non li ascolti? E perché vuoi comportarti da canaglia e uccidere servendoti di loro? Non lo fare. I giovani non sanno mai consigliare il giusto! Se vuoi rimanere sul tuo trono allora ascolta gli anziani e pensaci per bene. Mandaci dunque quanto da sempre abbiamo avuto da voi come ai tempi del khan Giani Beg e vedrai che non avrai guai, né tu ne i tuoi sudditi&#8230; Se vuoi aumentare i tuoi territori con la conquista devi lavorare duro&#8230; E ricordati che se qualcuno dei tuoi parenti principi o la Lituania ti offendono, non vorrai forse vendicarti? Eccoci pronti allora a darti una mano. Manda l&#8217;informazione e Sarai sarà a tua disposizione. Non eravamo d&#8217;accordo per un rublo ogni due aratri? E dove è andato a finire questo denaro?</em> &#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Il tono della lettera non è esattamente minaccioso, ma di rimprovero severo e dunque Jedighei non vuole proprio inimicarsi Basilio del tutto. Tuttavia Mosca è a terra. Il colpo inferto è stato duro e parecchi prigionieri sono stati catturati e trasferiti a Sarai. L&#8217;esito insomma è stato spaventoso e non si può che leggere le Cronache per capire quale grande colpo era stato sferrato quella volta di quel lontano 1408.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Fu dolorosissimo vedere &#8230; come un solo Tataro si trascinava dietro anche 40 giovani incatenati e come li batteva senza alcuna pietà. Molti erano caduti in battaglia, ma altri era morti anche per il gelo e per la fame e&#8230; in tutte le Terre Russe tutte le famiglie furono colpiti nel loro interno e le lacrime furono molte e inconsolabili e il dolore e i singhiozzi si udirono dappertutto da Rjazan&#8217; fino a Galic&#8217; e fino nel nord a Lagobianco&#8230;</em> (testo ridotto da ACM)&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto davanti a tutti questi insuccessi siamo convinti che Mosca è davvero incapace di tenere a bada i Tatari e Basilio ora come ora sarebbe impotente ad affrontare gli avvenimenti che lo incalzano. Se davvero c&#8217;era stato insomma, dov&#8217;era andato a finire lo spirito battagliero di <em>Kulikovo Polje</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Neppure Vytàutas gli dà un aiuto. E&#8217; forse d&#8217;accordo con quanto fatto da Sarai ai danni di Mosca? Già nel 1410 il Lituano aveva raccolto migliaia di Tatari contro i Cavalieri Teutonici&#8230; Come mai per Mosca adesso invece non si trovano modi per fermare il Tataro? Insomma, secondo noi c&#8217;è qualcosa che le Cronache  ci hanno nascosto.  Ci deve essere stato forse un accordo silente o segreto fra il Lituano e il <em>khan</em> di Sarai per fare in modo di tenere Mosca in crisi permanente, sebbene Sarai poi continui ad incolpare la Lituania per la protezione offerta a Toqtamysc&#8217; e ai figli di questi.</p>
<p style="text-align: justify;">Jedighei segue la solita politica in cui Mosca è ancora la realtà politica di una città piccola e ribelle sperduta nella foresta tanto che, quando aveva lasciato i dintorni l&#8217;ultima volta, restituisce Novgorod-della-Bassa ai figli del defunto Boris, così maltrattato da Basilio anni prima, e costoro sono addirittura incaricati (e per questo Jedighei mette a disposizione un buon contingente di Tatari armati) di rimettere ordine a Vladimir per reinsediare il <em>Gran Baskak</em>. Per Sarai occorre ridare una rinnovata dignità a Vladimir-sulla-Kljazma e mettere il guinzaglio a Mosca&#8230; Vladimir dunque verrà attaccata a mezzogiorno quando la gente dorme e sarà sottoposta al saccheggio.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà non è un saccheggio di per sé, se non invece una punizione per i moscoviti che vi dominano. Le Cronache scritte dai monaci naturalmente metteranno in risalto in questa occasione il martirio di un certo prete di nome Patrizio al quale era affidata la Cattedrale dell&#8217;Assunzione in nome del Metropolita di Mosca. Siccome noi sappiamo che la chiesa era anche un forziere è chiaro che costui custodisse tutti quegli oggetti preziosi insieme coi fedeli rifugiati presso di lui in uno scantinato. I Tatari irrompono nella chiesa e, non riuscendo a trovare le ricchezze previste né persone da mandare schiavi, cominciano a torturare il prete perché sveli dove ha nascosto uomini e cose. Patrizio si fa maltrattare fino alla morte, ma non dice nulla e la gente e le suppellettili &#8220;sacre&#8221; sono salve. Non così la chiesa e lui stesso! Diventerà un santo martire contro gli infedeli! E la profanazione del tempio cristiano? Soltanto un avvertimento per Basilio e il suo Metropolita!</p>
<p style="text-align: justify;">Vytàutas comunque è ancora impegnato nel nord con suo cugino Jogaila contro i Teutonici nella famosa Battaglia di Grunwald Tannenberg, e Jedighei sapendo di aver campo libero si spinge fino in Crimea, dove fa base Toqtamysc&#8217; con i suoi fidi.</p>
<p style="text-align: justify;">Mosca perciò langue senza poter reagire come vorrebbe. Muore anche Vladimiro di Serpuhov, ma nel suo testamento ribadisce ai suoi figli di servire il Gran Principe di Mosca senza mai ribellarsi! Anzi! Siccome Radonezh e il Monastero di san Sergio si trovano sotto la giurisdizione di Serpuhov, il testamento viene redatto proprio dall&#8217;igumeno del convento e i figli devono sottoscriverlo! Quindi niente defezioni in questa parte così importante della regione moscovita!</p>
<p style="text-align: justify;">A Sarai a Bulat Sultan intanto è successo ora il <em>khan</em> di Astrahan Timur Aghlen, quando Vytàutas trionfante ritorna dal nord e di nuovo rinnova il suo appoggio ai discendenti di Toqtamysc&#8217;, e così nel 1412 uno di questi, Zeleni Sultan, riesce a salire sul trono di Sarai e a Jedighei dalle steppe ucraine viene impedito di tornare sul Volga.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma le circostanze si fanno sempre più stringenti e a Mosca occorre un po&#8217; di tempo in pace per riprendere le forze. Ritorna sempre il maledetto problema del pagamento del <em>jarlyk </em>al nuovo<em> khan </em>che si può coprire soltanto se Novgorod-la-Grande paga la famosa tassa annuale (detta &#8220;nera&#8221;). Così nel 1412 Basilio su sollecitazione del suocero, ora che a Sarai c&#8217;è un protetto di Vytàutas, scende per il Volga e si reca dal <em>khan</em>. Tuttavia all&#8217;arrivo di Basilio il nuovo <em>khan</em> è cambiato ancora perché Zeleni Sultan è stato ucciso da suo fratello Kerim Berdei che ora è sul trono. Qualche risultato l&#8217;ottiene, parlando sempre a nome di suo suocero, ma sono solo esiti parziali perché per il momento non ci sono né uomini né mezzi per prendere posizioni diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciamo per un attimo Basilio e rivogliamoci ancora a Vytàutas e ai suoi rapporti con la Chiesa Russa. Non era stato mai d&#8217;accordo con suo cugino che ora si mostrava sempre in preghiera e sottomesso ai voleri del Papa e dei suoi messi e si sentiva cattolico solo in superficie, se così si può dire. Per la lui la scelta religiosa era fatta in base alle convenienze politiche. Si racconta come ancora nel 1414 avesse permesso senza batter ciglio che si svolgessero nella bella stagione celebrazioni pagane in Samogizia! D&#8217;altro canto, apprezzava ancor meno l&#8217;atteggiamento papale ostile verso gli ortodossi. Così, se nelle regioni sotto governo polacco (e cioè di Jogaila) non erano permessi e puniti duramente i matrimoni fra cattolici ed ortodossi (questi ultimi non erano nemmeno ammessi in carriere statali!), Vytàutas nei suoi domini concedeva la piena libertà. Quel che però non gli andava era vedere il Metropolita sempre a Mosca mentre le maggiori prebende le raccoglieva nelle sue terre e fra i suoi sudditi. Non poté fare granché finché Cipriano fu vivo (quest&#8217;ultimo sapeva come tenerlo buono!), ma appena questi morì le dispute per il Metropolita ricominciarono. Abbiamo detto della proposta di monsignor Teodosio di Polozk e come invece da Costantinopoli arrivasse il nuovo prelato, Fozio, dopo ben tre anni d&#8217;attesa e di litigi.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevamo lasciato Fozio a Kiev nelle mani di Vytàutas il quale soltanto nel 1410, mentre aveva il suo bel da fare contro i Cavalieri, gli permise di andare a Mosca &#8220;in visita pastorale&#8221;. Non si deve però pensare che tutto si svolgesse in maniera così semplice. Quando Fozio tornò a Kiev appena passato l&#8217;inverno, Vytàutas gli fece sapere ancora una volta che se intendeva far la spola fra le due città doveva allora chiedere al Patriarca di nominare un altro Metropolita per i fedeli ortodossi di Lituania che lo sostituisse per sempre. E poi se ne sarebbe potuto restare a Mosca.</p>
<p style="text-align: justify;">Che fare? Occorreva andare a Costantinopoli per discutere della faccenda. Stranamente però, quando Fozio chiese l&#8217;autorizzazione per partire, gli fu negato ogni permesso di viaggiare. Non restava che andarsene a Mosca di nascosto, con tutta la cassa metropolitana e seguire l&#8217;altro famigerato itinerario. Naturalmente i Lituani lo aspettavano al varco. Lo spogliarono di tutto e soltanto dopo lo lasciarono proseguire.</p>
<p style="text-align: justify;">Intorno nel 1414 poi un sinodo speciale composto dal vescovo di Cernìgov, Polozk,  Galic&#8217;, Smolensk, Holm, Cerven&#8217; e Turov, città abbastanza importanti nelle regioni sotto il dominio lituano, invocò l&#8217;intervento di Vytàutas contro Fozio perché costui stando sempre nella Bassa, trascurava le loro diocesi. Accusarono ancora una volta il Metropolita di raccogliere troppi soldi e di non passare alcunché alle diocesi lituane. Vytàutas accolse le lamentele, requisì tutte le proprietà metropolitane e consigliò ai vescovi di scegliersi un nuovo Metropolita esclusivamente per le diocesi ortodosse della Lituania (cioè per Kiev, Volynia e Lituania propriamente detta) e per la nomina ci avrebbe pensato personalmente. I prelati lo fecero, ma imposero che lo scelto fosse consacrato dal Patriarca non essendo il Sinodo in forza per poter nominare una tale carica.</p>
<p style="text-align: justify;">Fozio, presente al Sinodo, sperava che il Patriarca avrebbe capito e si sarebbe rifiutato di consacrare un altro prelato al suo posto e cioè il monaco Gregorio Zamblak scelto dal sinodo &#8220;lituano&#8221;. Infatti questo fu respinto! Vytàutas non si rassegna e ricorre ad un&#8217;altra arma. Riunito il sinodo a Novogrudok fa proclamare dai vescovi presenti Gregorio Zamblak, Metropolita di Kiev. Si risalì ai tempi di Clemente Smoljatic&#8217; tanti anni prima in cui a Kiev c&#8217;erano stati due Metropoliti contrapposti uno greco e uno russo e per giustificare questa presa di posizione. Il Sinodo approvò anche la mozione con la quale il nuovo Metropolita per le Terre Lituane e per la Volynia non avrebbe mai rinnegato la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> ortodossa né l&#8217;autorità del Patriarca costantinopolitano. Gregorio era però una persona molto intelligente e saggia e, benché avesse tutti i numeri per occupare il nuovo soglio di Kiev e Volynia, non voleva mettersi contro Fozio. Non riuscì però ad impedire che i prelati russi della Bassa accusassero in una lettera al Patriarca che Vytàutas volesse dividere la Chiesa Russa e volesse mettere gli uni contro gli altri usando Gregorio Zamblak stesso che, per questa ragione, fu maledetto e scomunicato.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; il 15 novembre 1415 e intanto a Mosca tutto tace&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Alla Battaglia di Grunwald Tannenberg del 1410 combattuta nel territorio sedicente polacco, ma ancora sotto l&#8217;Ordine Teutonico, fra Vytàutas e Jogaila da una parte e i Cavalieri dall&#8217;altra, i due cugini, giunti a Marienburg, la centrale dell&#8217;Ordine, avevano rinunciato a coronare la loro vittoria con la definitiva conquista del castello e del suo complesso perché di fronte all&#8217;assoluta imprendibibilità dell&#8217;enorme fortezza s&#8217;accorsero di non essere all&#8217;altezza dell&#8217;impresa. Malgrado ciò, dopo la battaglia alcuni termini dei rapporti fra i due cugini, fra Vytàutas e suo genero Basilio e fra Jogaila e i Cavalieri cambiarono.</p>
<p style="text-align: justify;">Vytàutas ora diventava più libero nei territori &#8220;lituani&#8221; e si sentiva investito di una maggiore autorità sul destino e sulla vita della Bassa e sulle imprese politiche di Basilio e cambiava anche l&#8217;atteggiamento suo verso il &#8220;nodo&#8221; novgorodese! E questo spiega il tenore di una lunga lettera mandata congiuntamente da Jogaila, Vytàutas e Lugven a Novgorod senza informare Basilio nel 1412 in cui si legge:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Noi vi avevamo proposto di essere con noi  contro i Cavalieri e voi avete allora rifiutato. Bene, ciò non ha guastato molto i nostri rapporti con voi. Poi vi abbiamo mandato Nemir e Zenobio figlio di Bratosc&#8217;b e voi avete detto loro che Novgorod non può acconsentire alle richieste del Re di Polonia perché è in amicizia con la Lituania e perché è in amicizia anche coi Cavalieri. Noi abbiamo poi richiamato il principe Lugven, con i Cavalieri abbiamo stilato un atto di pace eterno, ma anche con gli ungheresi e con tutti i vicini confinanti. E voi? Avete dimenticato la parola data. Ancora avete combattuto contro le nostre genti e le avete persino offese chiamandole &#8220;pagane&#8221;. Per di più avete accolto il nostro nemico, il Principe Giorgio di Smolensk! Lugven ha detto anche che si scusa, ma deve sciogliere il giuramento fatto con voi a suo tempo, perché Lugven in questo patto è dalla parte nostra</em>.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">In verità il tono è vagamente minaccioso, ma non prelude a scontri sanguinosi. Anzi! Nel 1414 Novgorod manderà una delegazione per trattare, come già aveva fatto Pskov qualche mese prima. E&#8217; da notare che anche stavolta Novgorod viene trattato come uno stato a sé stante dai Lituani e non come dominio tradizionale moscovita&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Successivamente Lugven ritorna a Novgorod in pratica con l&#8217;ordine di costituire là un partito lituano affinché questa città si convinca &#8220;per autonoma decisione&#8221; a far parte del Regno di Vytàutas o per lo meno ad orbitare intorno ad esso. Anzi! Fu forse proprio per eliminare le perplessità dell&#8217;Arcivescovo sulla sua non necessaria obbedienza al Metropolita che risiede a Mosca che Vytàutas fece eleggere alla Metropolia di Kiev il già nominato Gregorio Zamblak!</p>
<p style="text-align: justify;">Basilio, sornione, ma soprattutto privo di risorse materiali, aspetta che la situazione evolva&#8230;  Altro non può, se non cercare di avere un qualche peso nel decadente Impero Romano d&#8217;Oriente e sul Patriarca! In quegli anni infatti non solo manderà doni e sostanze a Costantinopoli, ma anche sua figlia andrà in sposa al futuro Giovanni VII Paleologo! Questa sua forzata inerzia evidentemente lascia più spazio a Vytàutas.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Lituano si scontra ancora una volta con Jedighei che, avendo ceduto Sarai ai figli di Toqtamysc&#8217;, aveva cercato di rifarsi un regno nelle steppe ucraine dove era rimasto bloccato anni prima, disturbando gli interessi lituani nella zona. Sappiamo che alla fine, pur di finire la sua vita in pace, il Tataro aveva mandato una lettera al Vytàutas accompagnata da tre cammelli coperti da eleganti drappi rossi più 27 cavalli della steppa e in essa c&#8217;era scritto che sia Jedighei sia Vytàutas erano ormai dei vecchi (ritorna sul suo modo di vedere) e che dovevano lasciare il loro posto ai giovani. Il sangue che avevano versato era ormai stato inghiottito dalla terra e che la cattive parole che si erano dette l&#8217;un l&#8217;altro erano state portate via dal vento per sempre. Dunque ora i loro cuori erano vuoti dall&#8217;odio e dovevano far la pace! E la pace fu fatta, proprio mentre giungevano le prime notizie di un vecchio flagello proveniente dalle steppe: La peste bubbonica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1417 infatti ecco come è descritta nelle Cronache:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Si è colpiti improvvisamente e improvvisamente si cade come urtati da un grosso animale e la febbre comincia a divorarti. Dicono di aver sentito un colpo nel mezzo del petto o fra le scapole e di non sapersi tenere più in piedi. Ed ecco con la febbre si comincia a tossire senza potersi fermare, ma non è sputo che viene dalla bocca, ma sangue&#8230; E poi si comincia a sudare e si è percorsi da brividi e tremiti terribili che fanno battere tutte le giunture. Compaiono poi bubboni su tutto il corpo, specialmente fra le cosce o sotto le ascelle o sul collo e talvolta sotto gli zigomi deformando il viso dell&#8217;infermo orribilmente. Si muore dopo pochissimi giorni oppure si sopravvive svuotati e dimagriti come non mai, ma a questi miracolati è concesso vivere per sempre in mezzo ai morti</em>! <em>Se il bubbone è blu allora ci sono solo tre giorni di vita ancora, se invece è rosso allora c&#8217;è la speranza di sopravvivere</em>&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">La peste arrivò dal Baltico. Attraversò Novgorod, Ladoga, Russa, Pskov, Mercato Nuovo, Tver, e s&#8217;insinuò funesta dappertutto, fin nei monasteri. Ne morivano tanti che i vivi non riuscivano più a seppellirli e dovevano lasciarli lì sulla strada ai corvi e ai cani. Certe case rimasero con due o tre persone vive, delle venti o trenta che vi abitavano, e moltissime rimasero completamente vuote. I credenti che volevano morire in <em>vesti d&#8217;angelo</em>, come si diceva a quel tempo, appena sentivano qualche stranezza dentro il proprio corpo correvano a farsi monaci e così a volte infettavano tutto un convento, senza che nessuno lo sospettasse.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/tempesta-dallest/3517" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5296" style="margin: 10px;" title="tempesta-est" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tempesta-est.jpeg" alt="" width="200" height="318" /></a>Chi l&#8217;aveva portata? E perché Dio puniva i cristiani così violentemente? Sulla Piazza del Mercato di Novgorod-la-Grande furono bruciati ben 12 maghi (<em>volhvy</em>) perché accusati di portar la peste! E non bastò&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Contro il flagello, oltre alle preghiere e al digiuno, la Chiesa trovò un modo nuovo per combatterlo in città, naturalmente senza successo: La costruzione di una chiesa in &#8220;un solo giorno&#8221;, chiamate in russo <em>obidenki</em> ossia &#8220;dell&#8217;espiazione dei peccati&#8221;! Naturalmente non erano chiese molto grandi, erano più che altro cappelle, ma in quei terribili giorni si videro persone affaticate a trasportare tronchi sulle spalle e sui cavalli, sulle barche e con le gomene a piedi, e poi a lavorarli con ascia e sega per costruire finalmente la chiesa, guardando il sole che pian piano calava, e, appena finita, si correva a chiamare il prete per benedirla e a dir la prima messa. Solo così tutta la gente intorno si sentiva quasi sicura di salvarsi dal flagello. E fu veramente terribile quest&#8217;ultima ondata pestifera. Un visitatore tedesco, un certo Kranz, riferì che a Novgorod e dintorni  erano morte ben 80 mila persone in soli sei mesi! La stessa cosa avvenne a Mosca e a Tver&#8230; Come conseguenza della peste, seguì di nuovo una diminuzione delle forze lavoro e una pesante carestia sfociando in una crisi economica mai vista che non trovava più sbocco! Aggiungiamo che questo decennio si chiuse con altri eventi naturali terribili. Fra gli altri:</p>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> nel 1419 cadde la neve a settembre per settimane facendo morire tutte le messi</li>
<li> nel 1421 un&#8217;inondazione tenne sott&#8217;acqua Novgorod-la-Grande per settimane</li>
<li> nel 1422 la temperatura nella Bassa scese a livelli bassissimi e raramente raggiunti prima con conseguente pesante carestia&#8230;</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Facciamo allora il punto della situazione per prepararci agli eventi che seguono.</p>
<p style="text-align: justify;">Se abbiamo avuto l&#8217;impressione che Mosca stia preparando chissà quale riscossa contro le numerose ingerenze dei parenti lituani, in realtà non è proprio così. L&#8217;<em>udel </em>di Basilio è un regno non tanto grande, in grande crisi economica, ma anche politica e morale, proprio perché ha da contrastare un suocero che, malgrado alcune incertezze, sta andando sempre più in auge in tutte le Terre Russe battendolo  in popolarità.</p>
<p style="text-align: justify;">Costantinopoli invece è in piena decadenza, sia materiale che spirituale, in seguito al rafforzamento della potenza turca negli ex territori dell&#8217;Impero Romano in Anatolia e in Tracia e ciò porta, com&#8217;è naturale, all&#8217;indebolimento cronico dell&#8217;autorità del Metropolita e al suo allontanamento dalle eparchie russe, senza avere alle spalle un forte e autorevole Patriarcato. I diversi vescovi ortodossi dunque sono fondamentalmente incerti sull&#8217;autorità del loro superiore e, chi più e chi meno, seguono delle politiche molto autonome nella gestione dei propri affari. Di qui gli sforzi sempre maggiori di Fozio, che si sente unico responsabile della Chiesa Russa, a combattere come può per affermare la propria autorità personale, partendo dall&#8217;eparchia più importante ossia da Novgorod.</p>
<p style="text-align: justify;">Brevemente possiamo dire che le più importanti diocesi nella Bassa rimangono quella di Vladimir-sulla-Kljazma e quella di Rostov-la-Grande, ma sono un nulla rispetto a Novgorod. In particolare Mosca in sé ha un&#8217;importanza religioso-politica solo per la presenza del Metropolita entro le mura del suo Cremlino, ma niente di più. Per di più la Metropolia della Rus di Kiev è ormai divisa da Vladimir o da Mosca. L&#8217;altro  Metropolita Gregorio Zamblak è ancora in funzione e, quando morirà nel 1419, lascerà il suo posto a Gerasimo che sarà consacrato dal Patriarca di Costantinopoli nel 1433! La frattura non si risanerà mai più!</p>
<p style="text-align: justify;">Neppure il Papato Romano ha più l&#8217;autorità che ha avuto finora. Nel 1408 si giunge ad avere ben tre Papi! Inoltre si va diffondendo l&#8217;idea del cosiddetto Conciliarismo in cui il Papa di Roma non è più un sovrano anche temporale (e addirittura il più autorevole in quanto sedicente rappresentante del potere divino universale), ma deriva tutta la sua autorità dal Concilio dei Vescovi e dei Prelati che lo eleggono e che quindi hanno la prerogativa di deporlo, in caso di comportamenti ritenuti gravemente illeciti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1414 finalmente si apre il Concilio di Costanza, molto importante pure per il mondo slavo in generale  sebbene indetto dal Papa di Roma. In questa sede viene riconosciuta l&#8217;idea di nazione che fino a quel momento non era impersonata dal popolo e dalla cultura particolare, ma dal principe che la dominava, e viene sancito il fatto che &#8220;&#8230;<em>da padrone che era stato, il Papa era ora il servo della Chiesa, un semplice funzionario, e la Chiesa poteva sempre limitare, modificare o anche togliergli il potere che il Concilio Generale gli aveva conferito</em>&#8230; (citato da W. Ullmann)&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-crociate-del-nord/3521" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5297" style="margin: 10px;" title="crociate-del-nord" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/crociate-del-nord.jpeg" alt="" width="200" height="315" /></a>Di qui si può subito comprendere perché i Cavalieri Teutonici (e il loro ramo Livonico) cominciano a muoversi più indipendentemente di prima ed addirittura presto si sentiranno in grado di costituire uno stato a sé, non più dipendente dal Papa e con politiche diverse, specie verso i popoli della Pianura Russa, e di qui, sottolineiamolo, verso Novgorod che non sarà più vista come una terra di scismatici o di eretici, ma come un &#8220;possibile&#8221; stato col quale confrontarsi e con il quale trattare.</p>
<p style="text-align: justify;">E Mosca? Segue pedissequamente le politiche lituane (non ne ha altre!) perché questo è l&#8217;unico modo per non essere schiacciata fra Vilnius e l&#8217;agonizzante Sarai.</p>
<p style="text-align: justify;">Su consiglio di Vytàutas e su pressione della moglie Sofia, Basilio ha già introdotto il principio giuridico che sul trono di Mosca non sarà più il principe più anziano della famiglia a sedere, ma un figlio in vita del principe defunto, in modo che non ci siano spezzettamenti del territorio e non nascano inutili lotte famigliari, come è stato finora. Addirittura ci sono stati tramandati ben due testamenti spirituali stesi molti anni prima da Basilio. In uno destina il suo patrimonio al primogenito e nel secondo, steso evidentemente un po&#8217; più tardi, fa la stessa cosa, ma stavolta lascia tutto a Basilio Junior. Ciò è spiegabile col fatto che ebbe tre figli maschi e che due gli premorirono, uno in tenera età e l&#8217;altro a nome Giovanni nel 1417. Nei due documenti comunque è chiaro invece che moglie, figli e nipoti sono affidati interamente alla protezione del suocero Vytàutas o del suo successore affinché vegli che non ci siano inutili liti e confusione dopo di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1420, quando si viene a sapere delle sue intenzioni testamentarie, c&#8217;è uno scontro con suo fratello Costantino sulle nuove regole sul trono di Mosca rispetto alla tradizionale <em>lestviza,</em> tanto che Costantino è costretto a cercare rifugio a Novgorod&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Questi fatti sconvolsero per qualche tempo la Bassa, disconoscendo ogni autorità giurisdizionale a Basilio sul patrimonio di famiglia, com&#8217;era invece era stato nel passato, e di qui il timore di questo principe per assicurarsi la protezione del suocero. A parte ciò, Vytàutas, per conto suo, non aveva grande interesse a mantenere Mosca e dintorni troppo potente nella Bassa e considerava la città in cui, chiunque sedesse sul trono, non era altro che il suo luogotenente. L&#8217;unico tassello che manca per avere un impero consolidato e ricco sotto di lui è Novgorod-la-Grande&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo già raccontato come la Lituania ha già cercato di conquistare la città del nord e non c&#8217;è riuscita per varie ragioni, mentre Mosca è ricorsa e ricorre ai continui ricatti economici e religiosi , anch&#8217;essa con fallimenti palesi. Sembra perciò che l&#8217;unico modo per sgretolare o deviare il potere bojaro-democratico della repubblica attraverso sia il finanziamento di partiti a favorevoli a Mosca o a Vilnius. Entrambi quindi si mettono a sovvenzionare fazioni politiche bojare pro o contro e, siccome poi queste fazioni si compongono anche del popolino che vota nella <em>Vece </em>(l&#8217;assemblea popolare cittadina), è difficile controllare tanta gente &#8220;anonima&#8221; da lontano&#8230; se non si coinvolge la Chiesa che può incidere profondamente dagli altari sulle coscienze cittadine individuali. Insomma ancora una volta torna in ballo l&#8217;Arcivescovo! Per questo motivo faremo sempre più attenzione alle persone che siederanno sulla cattedra di Santa Sofia di Novgorod.</p>
<p style="text-align: justify;">In quello stesso anno i novgorodesi incontrano i Cavalieri Livonici sulla Narva. Nell&#8217;incontro c&#8217;è il Maestro Provinciale, Siefert, il Commendatore livonico di Reval, Dietrich, e, in una specie di rappresentanza moscovito-lituana (ma senza alcun peso politico), il principe Teodoro figlio di Patrizio il Lituano. Per Novgorod c&#8217;è il <em>posadnik</em> in carica più un altro collega in pensione e tre bojari. Viene siglato un accordo per la definizione dei famosi  confini fra la repubblica e le aree rivierasche del Baltico e ci si accorda che per i traffici e l&#8217;eventuale logistica si discuterà con l&#8217;autorità della città di Reval in presenza di Monsignore, a Novgorod. Dunque il Volga e la sua Bassa contano sempre di meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel febbraio del 1425 muore Basilio, in seguito alla nuova ondata di peste, e lascia il trono, almeno secondo le nuove regole &#8220;latine&#8221; di successione, a suo figlio di appena 10 anni di nome pure Basilio (che abbiamo chiamato appunto Junior, come diremmo noi oggi, ma noto nella storiografia come Basilio II) sotto la tutela di sua madre Sofia. Questo ragazzino era il più piccolo rimasto vivo. Anzi! Alla sua nascita non c&#8217;erano stati presagi favorevoli: Sua madre stava quasi per morire e, se non fosse stato per l&#8217;intervento divino (come riportano le Cronache) di san Giovanni Battista e del suo Monastero, madre e figlio sarebbero morti.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte la nota folcloristica, dovrebbe filar tutto liscio e invece ad opporsi a quella successione è, primo fra tutti, lo zio Giorgio che vuol sedere sul trono appellandosi alle vecchie regole e al testamento di Demetrio del Don! Naturalmente trova l&#8217;opposizione dei bojari e della cognata Sofia! Ci sono lunghe trattative e un armistizio&#8230; che dura fino al 29 giugno 1425!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-cavalieri-teutonici-storia-militare-delle-crociate-del-nord/8123" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5298" style="margin: 10px;" title="cavalieri-teutonici" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cavalieri-teutonici.jpeg" alt="" width="200" height="299" /></a>Giorgio evidentemente non è soddisfatto e si ritira nella sua Galic&#8217; ad affilare le armi. La questione deve essere risolta e chi la può dirimere? Il <em>khan</em>! Nel 1431 zio e nipote perciò si recano a Sarai e, guarda caso, il <em>jarlyk</em> è di Basilio, con una calda raccomandazione da parte del khan Ulu Muhammed di pagare il famoso <em>vyhod</em> ossia la tassa annuale di soggezione a Sarai.</p>
<p style="text-align: justify;">Pieno di rancore Giorgio, non appena sa che la cerimonia d&#8217;incoronazione del nipote sta per aver luogo addirittura, scandalo enorme!, non più a Vladimir, ma nella cattedrale moscovita dell&#8217;Assunzione a Mosca in presenza del rappresentante del <em>khan</em>, manda i suoi ad impedirlo minacciando subito la guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto che lo zio Giorgio tenga molto al trono di Mosca denuncia due cose: O il riconoscimento della maggiore importanza strategica e politica di questa città sulle altre della Bassa oppure una cassa piena di soldi da saccheggiare, ma lo capiremo meglio nel seguito del nostro racconto.</p>
<p style="text-align: justify;">A Kostromà, Basilio Junior (in realtà, sappiamo benissimo che il ragazzo non è ancora in grado di far politica alla sua età e quindi è sua madre coi bojari che agisce al suo posto) cerca di riunire anche gli altri zii Costantino Andrea e Pietro intorno a sé affinché in qualche modo riconoscano la sua autorità e così convincano Giorgio di Galic&#8217; con la forza della ragione evitando scontri armati.</p>
<p style="text-align: justify;">Costantino promette. Si prende l&#8217;incarico di placare le ire del fratello e riesce infatti a concludere con lui una pace di un anno&#8230; ma armata. In realtà Giorgio ha acconsentito perché gli occorre tempo per riuscire a mettere insieme un&#8217;armata abbastanza consistente e delle alleanze opportune prima di muovere ulteriori passi contro Mosca. Non è facile raccogliere armati dopo carestie e pestilenze nei villaggi spopolati dalle ultime calamità e i giovani che si raccolgono intorno a lui sono solo contadini sopravvissuti che cercano di far fortuna rispondendo all&#8217;appello e alle promesse del principe di un ricco bottino se riuscirà ad entrare nel Cremlino.</p>
<p style="text-align: justify;">Mosca è perciò in pessime condizioni e, quando Sofia si rivolge al padre per aiuto, questi consiglia di mandare a Galic&#8217; il Metropolita al quale di solito tutti danno ascolto. Fozio si reca da Giorgio, ma, quando quest&#8217;ultimo gli fa vedere l&#8217;esercito che ha raccolto pronto a partire contro Mosca, diventa chiara la ridicolaggine della minaccia armata e la falsità della sua intenzione di pace. Fozio s&#8217;accorge bene che per  Giorgio armare uomini e assaltare Mosca è davvero impossibile nelle condizioni in cui adesso si trova. L&#8217;unica realtà è che non ha rinunciato a Mosca in alcun modo e, adiratosi della visita praticamente inutile, lascia Galic&#8217; e se ne torna a casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto scoppia ancora la peste che miete moltissime vittime fra i principi, oltre che fra la gente comune, e di conseguenza nella Bassa ci sono dei &#8220;naturali&#8221; aggiustamenti del potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre a Galic&#8217; in particolare, i contadini, visto come si muore velocemente e senza scampo, cominciano a mormorare contro Giorgio dicendo che la colpa di questo malanno è sua, perché ha mandato via il Santo Metropolita e costui, per vendicarsi, ha attirato gli spiriti maligni che ora uccidono senza pietà. Anche Giorgio ne è convinto tanto che corre verso Fozio che si era attardato sulla via del ritorno. Raggiuntolo, chiede che benedica la sua gente affinché la peste finisca e promette che farà la pace come è stato richiesto, accettando Basilio II quale principe anziano.</p>
<p style="text-align: justify;">Fozio acconsente, ma alla peste segue una grave siccità e, a questa, ancora una volta nel &#8217;42 e dopo un intervallo ancora nel &#8217;48&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Non dimentichiamo che tutta l&#8217;area intorno a Mosca è il &#8220;granaio&#8221; della Bassa e di Novgorod e  che quando avvengono questi malaugurati eventi naturali, si corre sempre il rischio di impoverimento non solo economico, ma soprattutto demografico sia per le morti sia perché i contadini fuggono e abbandonano le aree maledette. Un mancato raccolto poi non significa soltanto morte per i contadini locali, ma anche difficoltà di approvvigionamento alimentare per Novgorod-la-Grande.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione favorisce invece Vytàutas che riprende la sua politica di &#8220;assimilazione&#8221; delle Terre Russe. A Sarai c&#8217;è Ulu Muhammed, il figlio del suo pupillo Gelal ed-Din che aveva vissuto presso di lui quando era ancora bambino. A Mosca c&#8217;è suo nipote Basilio II e sua figlia Sofia che fa da reggente! Perciò sembra giunto il tempo di fondare un nuovo Regno Russo sotto il suo scettro e la sua corona a modello del regno che ora ha Jogaila.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo suo progetto ha però un punto debole: Vytàutas non ha eredi al trono di Lituania, tutt&#8217;al più può nominare Basilio II suo erede, ma come imporlo ai sudditi lituani e come annullare gli accordi di Krevo con suo cugino? Bisogna affrettarsi però perché è già in un&#8217;età avanzatissima&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">E poi al quadro manca sempre Novgorod-la-Grande.</p>
<p style="text-align: justify;">La repubblica in quegli anni di completo disfacimento degli ordini politici pregressi aveva già cercato l&#8217;avvicinamento con Vytàutas, riconoscendolo come sovrano maggiore dell&#8217;area, ma questi aveva ignorato il bonario tentativo e nel 1426 era entrato nei Quinti intenzionato a condurre una lunga campagna contro la città, dopo essersi presa Pskov. Per fortuna però, poi si era arrestato a causa di altre priorità e si era &#8220;accontentato&#8221; di 10 mila rubli d&#8217;argento per lasciare il Quinto di Ladoga dove era riuscito a giungere.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1427 c&#8217;è un nuovo accordo con Jogaila sulla divisione dei poteri nelle Terre Russe e finalmente a Vytàutas, nel 1429 alla famosa Conferenza di Luzk di cui parleremo più avanti, sarà riconosciuto il diritto di farsi proclamare Re.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto Novgorod ha il tempo di reclamare un accordo sui confini fra Lituania e i Quinti, simili a quelli che sono stati fissati con Mosca anni prima sull&#8217;Ugrà. Vytàutas, ancora una volta, decide di risolvere la questione con la pressione armata. Fa fondere una bombarda (sono le prime grosse armi da fuoco arrivate dall&#8217;Occidente) così pesante da dover essere trainata da ben 40 cavalli e attacca la fortezza di Porkhov sul fiume Scelon&#8217; sulla via per Novgorod. La bombarda spara e sfonda una parte delle mura, ma allo stesso tempo va in mille pezzi uccidendo molti lituani intorno. Lo spavento è grandissimo, ma l&#8217;effetto sulle autorità novgorodesi di Porkhov è immenso. Il <em>posadnik</em> della fortezza, Gregorio, e il bojaro &#8220;aggiunto&#8221;,  Isacco Borezkii (notiamo questo nome) infatti decidono immediatamente di capitolare, mettendo mano alla borsa. Da Novgorod arriva persino l&#8217;Arcivescovo Eutimio con l&#8217;incarico di chiudere la questione a tutti i costi, prima che Vytàutas vada oltre con queste armi diaboliche.</p>
<p style="text-align: justify;">Porkhov pagherà 5000 rubli (e dovrà essere ricostruita) e Novgorod altri 5000 più un migliaio per il riscatto dei prigionieri. Vytàutas allegramente incassa e promette formalmente che non entrerà mai più nei Quinti di Novgorod.</p>
<p style="text-align: justify;">La città in quegli anni non stava attraversando, malgrado tutto, un buon periodo. Tutte le sue attività risultavano sconvolte a causa sia delle calamità naturali che continuavano a susseguirsi sia delle conseguenze che queste provocavano nel lungo termine e sembrava che l&#8217;unico modo per uscire dalla crisi fosse la pace e l&#8217;unione con le altre forze vicine, fermo restando quanto fosse difficile scegliere fra l&#8217;amico e chi non lo era&#8230; Dal secolo d&#8217;oro della città sono ormai passati quasi 150 anni e il mondo intorno si è trasformato. I commerci internazionali hanno cambiato strada e prodotti e le calamità naturali hanno impedito un ingrandimento del territorio e le vecchie mura raccolgono più o meno ancora gli stessi abitanti del XII-XIII sec. sebbene siano sempre un bel numero per gli standard del tempo di varie decine di migliaia di abitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">La frequentazione degli stranieri non è aumentata e si è diversificata. Con la venuta dei Cavalieri e con l&#8217;introduzione delle nuove tecniche di coltivazione ormai ben sperimentate nella vallata del fiume Reno, lungo la costa baltica alcune coltivazioni si sono intensificate e danno ormai dei raccolti tali da permettere addirittura l&#8217;esportazione. La segala ormai ha un&#8217;importanza primaria al posto del frumento e dai porti di Riga o Danzica è possibile comprarne, attraverso l&#8217;Hansa, in quantità consistenti. A Novgorod l&#8217;acquisto dei cereali era stato sempre fatto a livello collettivo e, una volta fissato il prezzo d&#8217;acquisto e di vendita, veniva fatto arrivare in città e rivenduto. Altre derrate il cui consumo si era intensificato erano le radici ipogee come le rape o le varie liliacee (aglio, cipolla, dille etc.), mentre i frutti di bosco strettamente stagionali continuavano a raccogliersi coi metodi vecchi. Se qualche frutto si riusciva a seccarlo o a conservarlo addirittura in salamoia, poi si poteva consumarlo durante l&#8217;inverno o venderlo al mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">La campagna novgorodese al nord del lago Ilmen era poverissima sebbene da poco fosse anche arrivato l&#8217;aratro con il vomere di ferro nei campi a sud del lago, dando qualche vantaggio in più ai contadini. Nei Quinti novgorodesi dunque la vita continuava ad essere precaria e l&#8217;unica attività che rendeva perché permetteva lo scambio con le derrate &#8220;meridionali&#8221; era la caccia ai piccoli roditori da pelliccia. Di questi animaletti naturalmente, se la pelliccia veniva venduta, la carne veniva consumata o affumicata per mangiarla in altri momenti di necessità.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista spirituale Novgorod continuò ad essere una città coltissima, a tutti i livelli, ed è sintomatico di questa situazione che proprio qui si poterono elaborare teorie di riforma della vita religiosa, senza elaborare invece teorie politiche per una nuova vita civile come stava accadendo con le borghesie occidentali. Probabilmente si era così avvinti agli insegnamenti della Chiesa, alla staticità della propria vita e della società che un cambiamento di costume o di governo era visto come un peccato grave. E la Chiesa Russa cominciò a diffondere l&#8217;idea che tutto il male venisse proprio dalla &#8220;latinità&#8221;&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Odiare la latinità costò moltissimo a tutta questa parte d&#8217;Europa perché in questo modo si sottrasse tutta una massa di persone all&#8217;evoluzione tecnologica molto più rapida che coinvolse l&#8217;Occidente, ma questo accadrà successivamente. Qui al contrario nelle Terre Russe si inseguiva un ideale di purezza ormai sorpassato, come quello della santità del sovrano e della sacralità del suo agire e anche Novgorod, come diremo, condivise questo modo di vedere. Monsignore infatti capì che per mantenere lo <em>status </em>della sua posizione di potere, occorreva o cristallizzarsi nella struttura immobile della Chiesa Russa di fattura moscovita oppure entrare nel sistema di potere occidentale e legarsi al Papa come principe arcivescovo. La scelta in senso autonomo &#8220;occidentale&#8221; comunque non sarà fatta e accadrà negli ultimi tempi che saranno i <em>namestniki</em> a lasciare la città e non la città a cacciarli via per inadempienza ai loro compiti<em>.</em> I<em> namestniki</em> stessi constateranno che<em> </em>la società cittadina è diventata&#8230; troppo conservatrice.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo immaginare che la <em>Vece</em> (l&#8217;Assemblea legislativa cittadina) cominciò ad essere adunata molto più spesso, ma continuò ad essere una specie di spettacolo in cui gli astanti erano invitati e pagati da coloro che facevano da attori protagonisti, costituendo così un pubblico plaudente su comando, ma senza contare politicamente. A Novgorod non c&#8217;è un Robespierre o un <em>posadnik</em> coraggioso capace di trascinare le folle dietro un programma politico chiaro. Noi purtroppo abbiamo poche informazioni sulla vita quotidiana della gente comune poiché le Cronache si interessano sempre della classe al potere e poco ci dicono, se non per cenni vaghi e indiretti, su come scorreva una giornata di un cittadino comune. Possiamo solo stimare la popolazione della grande città e l&#8217;abbiamo fatto, ma, lo sottolineiamo, con grande approssimazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad esempio, da quel che abbiamo detto prima sul riscatto pagato a Vytàutas a Porkhov, sappiamo dai documenti che per raccogliere tutti questi soldi, 11000 rubli e dunque una somma enorme, la città aveva tassato gli abbienti per 1 rublo ogni dieci uomini da loro dipendenti per cui possiamo dedurre che più o meno la gente sotto il diretto governo novgorodese, compresa la città stessa, era di 110000 persone almeno.</p>
<p style="text-align: justify;">A cosa serve questo dato? Ci dà il metro per giudicare l&#8217;importanza che Novgorod-la-Grande aveva per i destini delle Terre Russe tutte e per chiunque se ne fosse impadronito o se la repubblica si fosse costituita in stato a sé.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi anni, per quanto detto, Mosca e Vilnius sono occupate a cercare di prevalere l&#8217;una sull&#8217;altra, ma il punto di vista di Vytàutas, specialmente, è molto diverso da quello di Basilio II sulla repubblica del nord. Quello pensa di poter decidere dei destini della Bassa senza interferenze da parte del nipote che comunque ne potrebbe diventare l&#8217;erede e Sofia, col figlio, che vorrebbe assecondare il padre, ma che è intenzionata seriamente a radunare le Terre Russe sotto il proprio scettro (ossia di suo figlio Basilio II). In questa tenzone c&#8217;è un segno importante: La Chiesa di Roma ha intensificato la sua azione ideologico-religiosa, nelle Terre Russe sotto il dominio di Vytàutas, da quando a costui  è stata ventilata la possibilità di incoronarlo Re cattolico&#8230; come Jogaila. E per questa corona Vytàutas è disposto a tutto. Vuole dominare però un regno grande e ricco e perciò tutte le guerre e guerricciole nelle Terre Russe che il principe lituano favorisce o conduce personalmente sono lotte per il mercato, per assicurarsi un&#8217;economia ricca e favorevole alla sua Lituania, senza la quale un regno non potrebbe sussistere. Con la speranza di diventare re ed acquisire automaticamente attraverso la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> i diritti alla conquista delle terre del nordest, aveva persino coinvolto l&#8217;Imperatore del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica, Sigismondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo i prelati polacchi che Vilnius aveva mandato al Papa a perorare la candidatura a re erano dalla parte di Jogaila e prospettarono ben altra situazione a Roma, ora che tutto sembrava indicare che unire la Chiesa Ortodossa con quella Cattolica Romana era un traguardo prossimo. In altre parole, se Vytàutas avesse ricevuto la corona di Re della Lituania e della Rus&#8217;, sicuramente avrebbe dovuto ascoltare le richieste separatiste dei prelati russi, a partire da quello di Novgorod, e chi poteva garantire che gli eretici sarebbero tornati nel seno della Chiesa di Roma? I prelati russi avrebbero impedito qualsiasi opera di proselitismo ai monaci cattolici, anche in Terra Lituana! Già c&#8217;erano stati episodi di intolleranza a Polozk&#8230; Dunque c&#8217;erano dei problemi e delle trattative ancora da condurre&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">La buona occasione per Vytàutas fu proprio la Conferenza di Lucesk (oggi Luzk in Volynia) indetta per vedere tutte le possibilità di mettere pace nelle Terre Russe.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla conferenza sono presenti Jagellone Ladislao con l&#8217;attuale sposa ed altri notabili polacchi. C&#8217;è l&#8217;Imperatore Sigismondo di Lussemburgo e il re danese Eric in rappresentanza della Livonia. Naturalmente c&#8217;è Basilio II (con sua madre Sofia) accompagnato da Giovanni di Rjazan&#8217; e Boris di Tver e dal Metropolita Fozio. Ci sono i <em>khan</em> dell&#8217;Orda di Sarai e quello dell&#8217;Orda di Crimea. E&#8217; presente il Gran Maestro dell&#8217;Ordine dei Cavalieri Portaspada di Livonia e il rappresentante dei Cavalieri Teutonici. C&#8217;è infine il legato del Papa e il rappresentante dell&#8217;Imperatore di Bisanzio&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Si devono discutere molte cose, ma solo alcune ci interessano da vicino e cioè:</p>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> Come riunire le due Chiese, Cattolica Romana ed Ortodossa</li>
<li> Concedere la corona regale a Vytàutas</li>
<li> Separazione politica della Lituania dalla Polonia</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Quando la conferenza si chiuse, in realtà nessuna delle problematiche fu risolta, ma almeno per quanto riguarda Vytàutas si riconobbe che, come signore cattolico e secondo gli accordi fatti con Jagellone, potesse essere incoronato re.</p>
<p style="text-align: justify;">Vytàutas è ormai all&#8217;apice della sua gloria e non può più aspettare per avere la benedetta corona, ha quasi ottant&#8217;anni! E così il novello futuro re preparò tutta la cerimonia relativa. In primo luogo ordinò la corona in Germania a Norimberga che fosse la più bella e la più ricca possibile e poi organizzò la grande festa.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può evitare di dare qualche dato numerico su questo grande spettacolo organizzato a Trakai,  nel castello nuovo appena finito vicino a Vilnius, poiché dà l&#8217;idea del modo di fare di quei tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si prepararono per il consumo 700 botti di <em>mjod</em> (l&#8217;idromele, una specie di acquavite del tempo), oltre al vino per gli stranieri e la birra. Furono scannati ben 700 fra vacche, tori e manzi, 1400 montoni, 100 uri, altrettanti porci enormi e altri cibi prelibati. I banchetti cominciarono subito e continuarono per ben 2 mesi in attesa dell&#8217;arrivo della corona e del Legato Papale che l&#8217;avrebbe posta sul capo di Vytàutas in nome del Papa di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo Jagellone manovrava affinché tale incoronazione, che avrebbe portato ad una divisione della Lituania dalla Polonia, non avvenisse e ciò, in quel momento storico (siamo nel 1430), significava la fine del potente stato che aveva sognato. A causa di ciò, ma senza far trasparire nulla né negli atteggiamenti né nelle parole, decise di impedire l&#8217;entrata in Lituania del Legato Papale (certamente col consenso di Sigismondo). La corona venne sequestrata alla frontiera, fatta in pezzi e divisa fra gli ufficiali doganali.</p>
<p style="text-align: justify;">Risultato? Vytàutas fu talmente scosso quando gli fu dato l&#8217;annuncio di quel che era successo che dopo qualche mese, colto da un colpo apoplettico, morì!</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/epopea-russo-lituana.html' addthis:title='Un’epopea russo-lituana. Vytàutas-Witold-Vitovt il Grande e la nascente Rus’ di Mosca ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/epopea-russo-lituana.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Civiltà medievale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Medioevo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Basilio]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Bisanzio]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[bojari]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Cavalieri Teutonici]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Cipriano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[khan]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Kiev]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Lituania]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Mosca]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[novgorod]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[orda]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[peste]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Russia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[smolensk]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[tamerlano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Tatari]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Vilnius]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[volga]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Vytàutas]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Le Sante Assicurazioni s.p.a. (le Terre Russe fra Cattolicesimo e Ortodossia)</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/terre-russe-fra-cattolicesimo-e-ortodossia.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/terre-russe-fra-cattolicesimo-e-ortodossia.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 16:31:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Marturano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Civiltà medievale]]></category>
		<category><![CDATA[Cristianesimo e monoteismi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Ekelund]]></category>
		<category><![CDATA[Kiev]]></category>
		<category><![CDATA[novgorod]]></category>
		<category><![CDATA[Paganesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=2142</guid>
		<description><![CDATA[Storia del cristianesimo cattolico in terra russa e del suo declino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/terre-russe-fra-cattolicesimo-e-ortodossia.html' addthis:title='Le Sante Assicurazioni s.p.a. (le Terre Russe fra Cattolicesimo e Ortodossia) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><div id="attachment_2143" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/gp/product/0195103378?ie=UTF8&amp;tag=centrostudilarun&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=9325&amp;creativeASIN=0195103378" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2143" title="sacred-trust" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sacred-trust-200x300.jpg" alt="R. Ekelund, The Sacred Trust" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">R. Ekelund, The Sacred Trust</p></div>
<p style="text-align: justify;">Qualche anno fa per i tipi della Oxford University Press uscì <a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/gp/product/0195103378?ie=UTF8&amp;tag=centrostudilarun&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=9325&amp;creativeASIN=0195103378" target="_blank"><em>The Sacred Trust</em></a> di R. Ekelund et al., un lavoro accuratissimo di ricerca imperniato su un esame storico-economico dell’ascesa della Chiesa Cattolica nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> durante i secc. XIII-XV. Siamo sicuri che giammai alcun editore italiano tradurrebbe o pubblicherebbe quest’opera giusto per il suo contenuto, ma forse e soprattutto per autocensura. E sapete perché? Perché l’analisi, puntuale e documentata dei vari specialisti, mette a nudo le profondissime radici economiche della più grande organizzazione  assicuratrice esistente al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’organizzazione di cui si parla è talmente potente ancor oggi ed è così capillarmente diffusa (specialmente in Italia dove ha sede legale, ma anche in altri paesi sedicenti cattolici dell’America Latina e dell’Africa dove ci sono le filiali più importanti) che a parlarne su un piano diverso da quello “spirituale” (per chi è capace di astrarsi dal mondo reale) è molto pericoloso giacché ci si scontra con certi principi etici, cosiddetti universali dalla stessa Chiesa che li ha diffusi e inculcati, nei quali molta gente ha trovato i fondamenti mitologici per portare avanti la propria esistenza mondana e per riparare senza eccessive preoccupazioni nell’Aldilà e ai quali perciò è molto restia a rinunciare o a rivedere!</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa emerge allora dal lavoro condotto da quegli studiosi? Cercheremo di riassumerlo nelle parole che seguono e allo stesso tempo non ci fermeremo esclusivamente su quel libro (non dovendone fare una recensione), ma integreremo il discorso con quanto noi stessi abbiamo raccolto nel tempo, negli studi in relazione anche alla Chiesa Russa nel XIV-XV sec. Mettiamo in chiaro pure che i termini che qui useremo sono quelli correnti e convenzionali e non devono essere necessariamente colorati in modo negativo o positivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Intorno all’anno 1000 la Chiesa Cattolica comincia a dominare praticamente la parte centrale d’Europa dove ha sede il nuovo Impero Romano d’Occidente, da essa stessa voluto e fondato nel IX sec. contro quello d’Oriente o di Costantinopoli e contro il Paganesimo settentrionale fra Scandinavi e Slavi che continua a far concorrenza. Per di più il Cristianesimo non si muove unito in queste aree, ma trova le due centrali cristiane, Roma e Costantinopoli, in scontro quasi permanente per la predominanza. Nella parte sud (il Mediterraneo) invece la concorrenza è impersonata soprattutto dall’Islam che domina ormai tutto il Nord dell’Africa e la Spagna, oltre ai vari suoi tentativi di insediarsi in Provenza e di radicarsi meglio in Sicilia o a Creta.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si guarda bene la situazione e le circostanze, la concorrenza non è tanto ideologica ossia fondata soltanto sull’educazione delle “anime” a nuove maniere di vivere quanto invece sul mercato che queste anime costituiscono, abitando all’interno di un corpo materialmente consumatore, ed in quel momento storico di crescita economica e demografica europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Se poi ci si chiede che cosa la Chiesa commercializzi, allora la risposta è abbastanza semplice: La Vita Eterna! E dove? In un mondo popolato da uomini, donne e bambini la cui vita è soggetta 1. a dispotici signorotti militari in guerra continua l’uno contro l’altro e in cui i vittoriosi considerano come miglior bottino proprio gli esseri umani da catturare, 2. dove lo sviluppo dell’agricoltura è abbastanza arretrato e di conseguenza l’accumulo di derrate alimentari è poverissimo e 3. dove carestie e pestilenze sono frequenti a causa del bassissimo livello igienico e della farmacopea poco sviluppata oltre che all’alimentazione insufficiente! La Chiesa però, al contrario dei Paganesimi, offre non solo una Vita Eterna, ma vissuta in beatitudine nel proprio corpo originario! La prospettiva è molto attraente salvo il fatto che occorre passare attraverso il Giudizio Universale inappellabile e condotto dal dio cristiano il quale, se la vita sulla Terra è stata vissuta secondo i dettami cristiani, concederà la beatitudine altrimenti, ahinoi!, l’alternativa sono le pene eterne nel fuoco, anch’esso eterno, dell’Inferno! Con una vita precaria e di breve durata (media 30-40 anni) come quella del primo <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a>, se questo  “pacchetto di promesse” ha costi accettabili e effetti garantiti, passare da un Paganesimo indicato dalla Chiesa come negativo e foriero di tutti i guai del mondo (benché la Chiesa non abbia conosciuto affatto i contenuti mitologici dei vari Paganesimi nordici) ad una fede che promette tutte queste belle cose, sarebbe una scelta convenientissima.</p>
<p style="text-align: justify;">Come accedere allora all’acquisto della Vita Eterna? La Chiesa offre il pacchetto assicurativo giusto. Ci sono vari metodi e vari modi d’acquisto del “prodotto”, in cui i “listini” (<em>poenitentiales</em>) sono tutti fissati e regolati secondo la potenzialità economica dell’acquirente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda gli effetti garantiti, anche qui non ci sono problemi! La Chiesa possiede le testimonianze scritte (il fascino magico di un libro dallo scritto immutabile aveva un gran peso in quei lontani tempi) e confermate dei 13 discepoli (naturalmente comprendiamo anche Giuda Iscariota) del supposto fondatore del Cristianesimo stesso, Cristo, che l’hanno visto morire e poi l’hanno visto risorgere dalla morte per assurgere al cielo, non senza aver fatto la promessa solenne di portare con sé nella casa celeste tutti coloro che crederanno nelle sue parole e nelle sue prescrizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto non deve assolutamente scandalizzare il fatto di mettersi a studiare la Chiesa medievale sullo stesso piano di una multinazionale odierna che vende e commercia prodotti propri o fabbricati da altri, materiali o immateriali (in quest’ultimo caso, si pensi al <em>multilevel marketing</em>) poiché è proprio ad imitazione e per rielaborazione del sistema Chiesa Cristiana che è nata la moderna compagnia multinazionale (la Corporation di tipo “americano”, per intenderci).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8850203845" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/conversionedelleuropa.bmp" border="0" alt="Richard Fletcher, La conversione dell'Europa. Dal paganesimo al cristianesimo. 371-1386 d.C." width="95" height="149" /></a>D’altronde il problema che si pose a San Paolo, se fu proprio costui il primo costruttore della Chiesa come comunità di mutuo soccorso organizzata, fu quello di propagare le credenze giudaiche nella Diaspora mediterranea: Credenze nate nel Medio Oriente in un contesto di popoli nomadi con antichissime tradizioni e dunque diverso dall’ambiente dell’Impero Romano in cui si moveva il nostro innovatore. Roma era uno stato ormai multietnico la cui élite al potere a causa della bassissima tecnologia di quei tempi aveva bisogno di molti uomini al lavoro coatto per mantenersi e questo materiale umano se lo procurava con le guerre e le conquiste, allargando sempre più l’area delle invasioni armate. Di conseguenza i confini statali romani dovevano essere difesi contro tutte le eventuali intrusioni e, a quest’ultimo requisito, la risposta era la sedentarizzazione delle truppe (contadini abili sempre pronti a scendere in armi) lungo il <em>limes</em> e qualsiasi popolo che attentasse a questo ordine, come gli Ebrei, era considerato pericoloso. In altre parole l’Ebreo rappresentava per i romani un nemico potenziale da tenere costantemente sott’occhio ed è logico che il modo di vivere e di credere giudeo era guardato ancora con maggior sospetto, se si riproduceva nella Diaspora. San Paolo sapeva bene tutto questo ed è pertanto probabile che sia stato per questo motivo cioè per essere più libero di agire, che le credenze della “Setta Cristiana” furono offerte come una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> per tutti, anche per chi non fosse ebreo. Quando poi ci si accorse che il “Nuovo Ebraismo” era vincente e che gli adepti crescevano in numero, ecco che si ritenne utile riprodurre un vecchio schema ebraico di creare e mantenere un’<em>élite</em> scelta, libera dal lavoro manuale, che fosse dedita soltanto ai contatti con Dio Creatore. In Palestina questa <em>élite </em>era stata la tribù di Levi alla quale non era stato assegnato un territorio definito, ma il diritto per i suoi membri di poter abitare sparsi fra tutte le altre tribù ed essere da esse mantenuti per fare da ultimi giudici, da consiglieri etc. e per celebrare la grandezza del Dio d’Israele nelle feste comandate. A questo punto sorgeva il problema del consenso da parte dei membri delle nuove comunità che si andavano formando, non completamente ebraiche, ad appoggiare una istituzione passiva permanente simile alla tribù di Levi. Varie furono le maniere per vincere le resistenze, ma la più efficace fu ricorrere ad un’intensa propaganda, fatta tramite predicatori (o sedicenti profeti) professionisti. Di certo ciò fu un’innovazione nel mondo romano che raramente vedeva in giro per le città e per le campagne persone di questo tipo e al contrario imponeva il proprio modo di essere ricorrendo alle armi e con la costrizione fisica, ma disdegnando il parlare e l’elucubrazione astratta dei filosofi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui non c’interessa ripercorrere tutta la storia del Cristianesimo e del suo divenire da società quasi segreta a organo dello stato romano nei primi secoli del <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a>. Al contrario! A noi sta a cuore un periodo particolare: il volgere del XII sec. Come mai? Perché sono gli anni in cui l’élite celebrante e pensante cristiana raggiunse l’acme della popolarità e del potere e poté immettere sul mercato della fede un nuovo “servizio”: Dio ha concesso la sua rappresentanza personale esclusiva al Papa di Roma il quale, d’ora in poi con i suoi successori, deciderà delle sorti dell’uomo non più solo sulla continuazione della vita dopo la morte, ma anche sull’andamento della vita terrena attraverso uomini adatti!</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma dopo il 1000 in cui il Cristianesimo era minoritario in Europa (contro i primi successi anteriori), ora, con i piccoli passi di un successo che di nuovo arrideva, i dettati di San Paolo si modernizzano e la Chiesa si trasforma in una vera e propria Compagnia di Assicurazioni con una Polizza tipo che sfrutta l’angoscia primordiale dell’uomo del non riuscire a prevedere il proprio futuro!</p>
<p style="text-align: justify;">Convinti e rassegnati a ricercare la felicità dopo la morte, chiunque era ben felice di accogliere colui che fosse in grado di assicurargli una vita futura beata in un qualsiasi lontanissimo posto fuori dal mondo presente! E qui c’è un problema di comprensione: Come fare ad immaginare un altro mondo fuori da questo mondo? Il problema resterà irrisolto e la credenza che il Paradiso si trovasse sulla Terra durò fin nel XIV sec., se ricordiamo che a Novgorod, l’arcivescovo Monsignor Basilio II assicurava che certi suoi mercanti lo avessero visto in qualche luogo in Asia! La Chiesa comunque non aveva tempo per permettere inutili esitazioni o ripensamenti ed imponeva la sua fede presentandosi al cliente o con la minaccia paventata a parole dell’Inferno, che aveva sicuramente un enorme peso in questo contesto (san Vladimiro di Kiev fu convinto alla scelta del Cristianesimo proprio da un’icona che mostrava le pene dell’Inferno), oppure persino con gli armati ove fosse necessario! Vedremo infatti che nel periodo che contempliamo la Chiesa ha già la possibilità di ordinare ai re e ai signori “secolari” di costringere i “ribelli” (eretici, infedeli, scismatici) che non accettano la sua fede di ricorrere ai mezzi delle armi o della rappresaglia d’altro tipo anche più orribile della morte e delle torture corporali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804523727" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/crociatetestistoriciepoetici.bmp" border="0" alt="Crociate. Testi storici e poetici" width="95" height="159" /></a>L’abbiamo detto che nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> essere sopraffatti da un momento all’altro e privati della vita era per la stragrande maggioranza delle persone una realtà quasi quotidiana e le paure di non sapere quando e come la morte violenta avrebbe colpito erano molto maggiori e più pressanti di quelle che percepiamo noi, se pensiamo che oggi in un certo qual modo siamo più protetti e più curati nella collettività alla quale apparteniamo (almeno in una certa parte del mondo) e non abbiamo più bisogno di ricorrere ad altre istituzioni separate o diverse dalle nostre polizie o dai nostri eserciti per essere difesi. Eppure continuiamo a sottoscrivere polizze assicurative o a munirci di pensioni e ad accumulare ricchezze e risparmi… non riuscendo a sapere che cosa ci serbi il futuro! E’ forse un segno che non crediamo più a quanto il Cristianesimo ancora ci promette? Torniamo però alla Chiesa Cattolica Romana…</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di proseguire occorre aggiungere che la struttura che si delinea appare come un’organizzazione di tipo mafioso. Ancora una volta ribadiamo che nel termine non v’è alcuna negatività o positività voluta, ma che l’abbiamo scelto perché abbiamo constatato che cronologicamente le istituzioni cattoliche come parti di un’associazione organizzata in un certo modo precedono l’attività che la Mafia oggi conduce e che è considerata criminosa e fuori legge. A nostro avviso tuttavia, siccome è legittimo pensare che la Mafia si rifaccia a modelli anteriori, salvo poi applicarli, questi modelli, in un contesto storico e sociologico diverso come quello dell’oggi, da quel che sappiamo essa si presenta al suo cliente per difenderlo da attentati e da minacce, provocati infine da essa stessa, e di proporgli, dietro pagamento, l’assicurata immunità con l’impiego di propri specialisti prezzolati… esattamente nello stesso modo in cui si presenta la Chiesa medievale coi suoi possibili fedeli parlando di Vita Eterna e Salvezza dell’Anima!</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo allora come i servizi, resi in particolare dalla Chiesa Cattolica si erano evoluti e fissati fino a Innocenzo III per i re e per i potenti ossia per le <em>élites </em>armate cristiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ereditario custode (sedicente unico, con la clamorosa beffa della diffusione della Donazione di Costantino) del sistema romano di potere la Chiesa propagava la teoria che il dio cristiano concedesse il potere sugli altri uomini (sempre su intercessione del prelato addetto) soltanto ad alcuni “unti”. Costoro avevano poi il dovere di proteggere e appoggiare gli uomini di chiesa perché attraverso l’operato di questi ultimi il sistema si poteva mantenere saldo e durevole. Questi incaricati faranno in modo che i sudditi riconoscano il potere del “delegato divino” (<em>gratia Dei</em> cioè per concessione divina dice la formula ufficiale, ad esempio, del titolo di re) e che lo “onorino” difendendolo e sostenendolo materialmente con offerte e tributi, se non proprio con la morte… da martiri. Agli “unti” in cambio si richiede anche la decima annuale sulle loro entrate. Insomma, come si vede, le misure del servizio fede alla fine sono ritagliate a bella posta per il potere! I re, i signori, gli imperatori e i vescovi vengono fatti rientrare in supposti ruoli divini nella cornice di disegni imperscrutabili del dio cristiano e dunque, seppur costoro sono dispotici o pericolosi, tutto si rifà ad un piano voluto dal Creatore di redenzione dell’umanità intera dalla sua aberrante condotta terrena.</p>
<p style="text-align: justify;">Guai però a non rispettare i termini del “contratto” (ricordiamo che in latino <em>fides </em>significa pure credito da riscuotere) stretto con la Chiesa! E’ infatti nella facoltà di questa di revocare la “concessione” all’unto attraverso la “scomunica” o l’”interdizione”&#8230; se non paga le decime o una congrua multa in caso di altre trasgressioni!</p>
<p style="text-align: justify;">Certo! Qui non si vuol negare che la Chiesa offrisse tantissime soluzioni pratiche a certi inconvenienti tipici della società medievale, come ad es. l’accoglimento nelle proprie istituzioni dei reietti, dei deboli di mente, dei disoccupati, dei disabili, dei malati e simili. S’occupava persino di riscattare i prigionieri di guerra già cristiani, ma, appunto, per usufruire di tutto questo occorreva essere “cristiani”. Occorreva cioè seguire attentamente e rigidamente certi rituali, praticare certi esercizi spirituali (la preghiera, fare da spettatore alle cerimonie liturgiche, etc.) e corporali (il digiuno o l’astenersi dal sesso eccessivo ad esempio!) e purché si vivesse occupando il posto assegnato da Dio nella società, senza ribellarsi. Nella società cristiana occidentale erano già schematizzate le tre classi in cui l’uomo trova obbligatoriamente la sua collocazione nella vita terrena: Bellatores, Oratores e “Laboratores”. Una piramide in cui il corpo armato sta in cima, in mezzo il corpo degli intermediari con Dio e i faticatori, cioè tutto il resto della gente, alla base. Non solo! Si affermava che l’uomo è nato già col famoso “peccato originale” cioè con un danno o inferiorità che soltanto la Chiesa poteva eliminare col rito del Battesimo e quindi per aver l’accesso alla comunità cristiana occorreva subire questo immancabile rito! Il successo era però assicurato, come sappiamo, poiché dopo morti si andava in Paradiso!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842492191" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/mitiepersonaggimedioevo.bmp" border="0" alt="Willem P. Gerritsen, Anthony G. Van Melle, Miti e personaggi del Medioevo. Dizionario di storia, letteratura, arte, musica e cinema" width="95" height="144" /></a>A leggere l’<em>Elucidarium</em>, documento monastico di teologia (o in altre parole un manuale d’istruzioni per vendere meglio le Polizze Assicurative Cristiane, forse redatto in un monastero bavarese) era certo che dopo il Giudizio Universale Dio avrebbe cancellato tutte le conseguenze del peccato originale (e degli altri peccati): “Il castigo per il peccato – il gelo, la calura, la grandine, la tempesta, il fulmine, il tuono e le altre molestie – scomparirà completamente!” E ancora descrive la Terra che si sarebbe trasformata in un amabile e fragrante giardino avendo accolto tanto tempo fa il cadavere di Cristo. Inoltre, irrigata col sangue dei martiri cristiani essa sarà adorna di fiori dolcemente profumati, di gigli, di violette, di rose che mai appassiranno e… “non vi sarà più né fatica, né pena!” Il manuale è del 1100 e fu diffusissimo per tutto il <a title="medioeov" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> e, tradotto addirittura nei nuovi vernacoli nazionali, resistette fino al tempo dell’invenzione della stampa, testimone della dottrina cristiana trionfante!</p>
<p style="text-align: justify;">Attenti perciò! Dio e la Chiesa giudicano ogni atto umano e soltanto la Chiesa ha la facoltà di cancellare il mal fatto o peccato: Basta confessarsi al preposto ecclesiastico che invoca e ottiene da Dio il “perdono” (un’altra innovazione concettuale cristiana contro la logica della legge del taglione e della vendetta di sangue) dopo aver scontato le penitenze (e versato l’obolo volontario) già previste in modo preciso nei famosi “<em>poenitentiales</em>”. Ecco! Più o meno il pensiero e l’organizzazione ecclesiastica cattolica sono a questo punto nel XII-XIII sec..</p>
<p style="text-align: justify;">A nostro modo di vedere inoltre, le circostanze più importanti che portarono Innocenzo III al suo proclama furono 1. la chiusura della lotta fra Papa (in vincita) e Imperatore già inaspritasi con Gregorio VII contro Enrico IV, 2. l’allargamento delle conoscenze geografiche sia sul Nord Europa, temuta concorrente per il suo Paganesimo slavo e scandinavo, ma mercato importantissimo di materie prime (il legno, le pellicce pregiate, la santissima cera etc.) 3. l’incontro più immediato e intimo con l’Islam tramite le Crociate nel Medio Oriente e 4., ancor più importante, l’avvicinamento della Chiesa Ortodossa Costantinopolitana sotto i Comneni a Roma per la ventilata riunione con Roma, tanto desiderata dal Papa quale allargamento del proprio mercato della fede e poi mai avvenuta.</p>
<p style="text-align: justify;">Se guardiamo la svolta di Innocenzo III dal punto di vista commerciale, ci accorgiamo subito che la concorrenza “religiosa” era cresciuta nell’Europa sotto forma di critica dei poteri secolari al sistema ecclesiale troppo corrotto e spendaccione e con il sorgere di movimenti eretici sempre più insistenti sui temi della ricchezza e dell’ostensione del potere (che presentavano pacchetti assicurativi di fede migliorati, cioè). Per cui, come dice M. Erbstösser a quest’ultimo proposito, “la lotta per le Investiture che durava dalla seconda metà del XI sec. fino ai primi decenni del XII sec. era un tentativo da parte del papato di adattare la Chiesa Cattolica alle nuove condizioni sociali come pure un’offensiva potente per far del Papato il centro ideologico di tutta l’Europa. Qualsiasi dipendenza pratica del Clero dai poteri secolari doveva essere combattuta.”</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà al Papato, sebbene non andasse giù che fossero i poteri secolari (ossia l’Imperatore Romano d’Occidente, prima di altri) a nominare abati e vescovi, vedeva una forte concorrenza per le enormi entrate che confluivano a Roma proprio attraverso i cosiddetti regalia ossia l’imposizione di tasse, lavori in appalto e simili che il signore locale dava in cambio delle Investiture. C’era un esplicito tentativo di sostituire l’amministrazione papale con quella del signore ossia una cosa assolutamente illegittima per Roma che ormai aveva consolidato la propria struttura commerciale e ideologica in cui soltanto il Papa e la Camara Cardinalizia erano il massimo potere amministrativo in questioni di… fede!</p>
<p style="text-align: justify;">Esclusivamente in questa sede venivano prese tutte le decisioni sulla fornitura delle “polizze” e dei “servizi”. Qui venivano esaminate le domande di “franchising”, concesse o respinte, quando si trattava di fondare un’abbazia o un convento o ritagliare una nuova diocesi in un nuovo territorio. Non entreremo nel sistema fissato del “massimo prezzo di vendita ammesso” attraverso le indulgenze, esortando il lettore a consultare il libro da noi sopra nominato e diciamo invece più semplicemente che, per il fatto che troppi parenti dei poteri secolari erano ormai presenti nel circolo dei titolari del “franchising” della fede (vescovi e arcivescovi), bene fece Innocenzo III a prendere su di sé tutti i diritti di nominare, sospendere, spostare etc. queste persone senza alcuna interferenza da parte estranea. Ai signori locali, ai re e agli imperatori era soltanto concesso che i prelati “designati dal Papa” fossero riconosciuti e protetti, ma solo dopo essere stati nominati (consacrati) da Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Proclamandosi unico Vicario di Dio in Terra ossia Amministratore Unico dell’Assicuratrice Internazionale in questioni di Cristianesimo, Innocenzo III alla fine avocò a sé il diritto di consacrare e di scomunicare a suo assoluto ed esclusivo giudizio qualsiasi persona di qualsiasi rango all’interno della società cristiana tri-stratificata o, in altre parole, assunse il potere di licenziare i manager incapaci o ribelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste circostanze accrebbero l’allarme nella Chiesa Ortodossa quando si continuò a parlare di riunione con Roma, specie dopo l’”occupazione latina” di Costantinopoli del 1204, durata quasi sessant’anni.</p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa Ortodossa era organizzata parimenti sulla base di una Multinazionale che vendeva “polizze assicurative per la vita nell’Aldilà” e un “merger” con Roma non era auspicabile, se si rischiava di diventare una semplice filiale. Le prebende che fluivano intere al Patriarcato (già costantinopolitano) dalla diocesi maggiore ossia dalla Metropolia Russa (o della Rus’ Kieviana, com’era più nota) non erano da dividere con nessuno! In quegli anni inoltre nelle Terre Russe non esisteva più un unico stato cristiano-ortodosso in cui il Metropolita (il vescovo rappresentante unico del Patriarcato) potesse distribuire i suoi vescovi in piena libertà com’era stato tempo prima e le cose erano diventate molto più complicate e più instabili. Addirittura le entrate dalle quali trarre la decima non erano più calcolabili e incamerabili dall’unica centrale di Kiev, ma cadevano delle mani dei singoli vescovi che operavano presso un principe locale e non si potevano raccogliere agevolmente a causa delle continue guerre o delle decisioni “anomale” del principe con le conseguenti limitazioni al traffico che ne interrompevano spesso e volentieri i flussi. La situazione insomma soffocava persino le azioni di propaganda religiosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886928998" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/cavalieriteutonici.bmp" border="0" alt="William Urban, I cavalieri teutonici. Storia militare delle crociate del nord" width="93" height="140" /></a>Nel Baltico poi le azioni dei Cavalieri Teutonici sottraevano continuamente territori e persone alla Chiesa Russa così come nel Mar Nero, dove i Latini (Genovesi e Veneziani) agivano, da Costantinopoli alla Crimea, quasi in monopolio. Successivamente (nel 1240) nell’Anticaucaso si stabilirà lo stato dell’Orda d’Oro che isolerà frantumando ancor di più i piccoli stati russi e impedendone la tendenza ad unificarsi sotto un solo signore. Logicamente, siccome i traffici commerciali erano perlopiù per prodotti ad altissimo valore aggiunto, la Chiesa Ortodossa si assicurò non solo la protezione (e l’esenzione dalle tasse) dai nuovi signori tatari del Volga per le proprie attività, ma addirittura fondò una nuova eparchia nella capitale tatara “per le anime cristiane presenti” (i mercanti russi) ed i <em>khan</em> erano raccomandati al dio cristiano nelle preghiere e nelle liturgie, esattamente come i signori cristiani. In tal modo, siccome qualsiasi decima proveniente dalle Terre Russe era un apporto ricchissimo e indispensabile per il Patriarcato (ma anche per gli Imperatori imparentati con i principi russi) perché ne costituiva il cespite vitale maggiore, le entrate erano così assicurate. Evidentemente tutte le forze politiche, secolari e ecclesiastiche russe, non appena capirono meglio le intenzioni romane, s’impegnarono in tutti i modi per impedire che la Chiesa Cattolica partecipasse al lauto banchetto!</p>
<p style="text-align: justify;">E torniamo al Papato quale maggior protagonista dei mutamenti in corso. Nell’analisi storico-economica esso appare organizzato in laboratori di ricerca sotto il controllo di una Centrale che mettono a punto il prodotto Vita Eterna ossia i monasteri e le abbazie (al principio quelle cistercensi, più affidabili e meglio organizzate sul territorio). La Centrale, Roma, ne fissa le procedure per la compravendita fissando prezzo minimo e prezzo massimo in modo da affrontare ogni tipo di consumatore disponibile e battere ogni concorrenza e finalmente cede il pacchetto-fede in <em>franchising</em>. La rete è costituita dalle diverse filiali o diocesi vescovili (a capo di cui, come abbiamo detto, di solito c’era un parente del potere secolare e perciò erano a questo soggette) e che (sempre facendo capo alle indicazioni di Roma) agivano nel “mercato consumatore” o sollecitavano la domanda per il prodotto-fede nei mercati ancora vergini.</p>
<p style="text-align: justify;">Le filiali del tipo Abbazie e Conventi perciò non erano soltanto luoghi di preghiera o di santa illuminazione, ma veri laboratori sperimentali, ad esempio nella coltivazione agricola, nello sfruttamento intensivo delle risorse naturali e, soprattutto, nell’utilizzazione della mano d’opera a basso costo presa dai reietti della società. Questo, ad esempio, fu in gran parte il lavoro eseguito in diretta col Papa dai Cavalieri Crociati del Baltico i quali risiedevano appunto in Conventi e qui mettevano a punto i modelli di amministrazione e pianificazione del territorio. Questi modelli, ricordiamolo, furono imitati nei secoli successivi dagli stati che sorsero in quell’area come la Lituania o la stessa Russia Moscovita.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma s’intravedono i primi tentativi di instaurare un sistema a classi per lo sfruttamento dell’universo (risorse, uomini, natura) per il benessere di pochi e che in seguito il mondo protestante avrebbe chiamato capitalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte ciò, la Chiesa di Roma non può rinunciare alle ricchezze del Nordest europeo e tramite vari ammiccamenti ai principi russi e ai lituani, con la catechizzazione forzata dei capetti finnici e baltici per opera dei monaci Cavalieri Teutonici e Livonici o con crociate danesi e svedesi <em>ad hoc </em>e altre aperture “religiose” ai Tatari di Crimea tenta in molti modi di convincere gli abitanti della Pianura Russa a passare nella “parrocchia latina”. Addirittura adottò una strategia molto sottile in cui, alla fine di un lungo processo erosivo di conversione condotto da Francescani e Domenicani fra le varie eparchie ortodosse, queste sarebbero risultate svuotate dei propri fedeli e o si sarebbero estinte quasi naturalmente o sarebbero confluite forzosamente nell’Uniatismo. A questa conclusione finale (<em>Ut unum sint!</em>) tenderà proprio il Concilio di Ferrara-Firenze fra Cattolici e Ortodossi che porterà (fra i molti contrasti) ad un assorbimento, in verità marginale, di una parte degli Ortodossi nella Chiesa Cattolica (è infatti l’Uniatismo in cui si riconosce la supremazia del papa di Roma su qualsiasi altra autorità cristiana e in un’unica Chiesa Romana Universale) e, come reazione opposta russa, alla creazione del Patriarcato di Mosca sotto il patrocinio di un nuovo Imperatore Romano d’Oriente, stavolta il russo Giovanni IV il Severo (o Ivan il Terribile, se si preferisce)…</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo la Chiesa Ortodossa non istituendo ordini conventuali non era preparata alla concorrenza degli Ordini Mendicanti che si infiltravano in Bielorussia e in Volynia. Certo! Conosceva il monachesimo, ma i conventi nelle Terre Russe continuavano ad essere quelli delle origini ossia delle specie di cooperative di “disoccupati” che si radunavano su un pezzo di terra o concesso dal latifondo signoriale o abbandonato, sul quale e del quale costoro vivevano sotto la protezione di un qualche personaggio santo o altrimenti ben conosciuto. Le regole di convivenza non sempre erano ben definite finché il “convento” non veniva consacrato e passava sotto la dipendenza del vescovo più vicino o più influente nell’area. In altre parole tutto s’iniziava in un cosiddetto “deserto” nella foresta e, quando la comunità cresceva e il microvillaggio era riconosciuto dall’autorità ecclesiastica, veniva recintato come una fortezza secondo gli antichi usi slavi e a capo di esso era nominato un igumeno che rispondeva direttamente al vescovo. Solo allora erano imposte chiare regole da rispettare da parte di tutti i membri e il convento acquistava il diritto ad avere una chiesa alla quale fare riferimento. Quanto ad armarsi, i monaci russi lo fecero solo nel tardo XV sec. quando si intensificò la colonizzazione moscovita delle terre dei Finnici a partire dalla Terra di Perm’ per giungere nell’estremo nord, naturalmente suscitando l’ostilità dei locali che si vedevano privati della loro foresta dalla quale traevano tutto il loro vivere.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788888730134" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/cavalierielituani.bmp" border="0" alt="Aldo C. Marturano, Storie di cavalieri e di lituani" width="80" height="112" /></a>Lo scontro col Paganesimo, specialmente, è logicamente profondo e duro per la Chiesa Russa. Prima di tutto perché la mitologia slava non conosceva un vero e proprio Ade ossia un mondo dei morti come quello descritto dai preti cristiani. Per gli Slavi le anime dei defunti dopo la morte vagavano più o meno nell’oscurità in attesa di entrare in un corpo vivente nuovo e non esisteva il peccato ossia la colpa verso Dio, ma soltanto occasionali comportamenti devianti che però le forze della natura di solito arginavano e fermavano prima che si giungesse a danni irreparabili per gli uomini e per le cose. Quando tali danni c’erano, il fatalismo giustificava tutto affermando che gli dèi avevano deciso così a causa di qualche errore compiuto da qualcuno della comunità colpita e allo scopo di ripristinare l’equilibrio disturbato. La natura stessa, della quale l’uomo era parte (al contrario della mitologia cristiana che invece vedeva l’uomo messo al di sopra delle cose esistenti), non era a disposizione dei bisogni e delle voglie dell’uomo e non era “appropriabile” da parte di nessuno per questo motivo, essendo essa stessa una materializzazione del divino e quindi solo per decisione divina e per un certo periodo (da propiziarsi con riti adeguati) l’uomo era autorizzato ad interagire con essa a proprio vantaggio. Andare a caccia, coltivare piante etc. significava collaborare con tutti gli altri esseri viventi o combattere con essi, quando si poteva, in tenzone e non semplicemente assoggettarli alle proprie voglie, senza permesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo complesso mitologico, purtroppo malamente deducibile dalle notizie che la Chiesa Cristiana ha lasciato trasparire, aveva dunque un fondo “ecologico” molto forte che si opponeva alla filosofia cristiana e all’idea di profitto cioè di accumulare ricchezze sottraendole alla natura per mezzo di azioni economiche esclusivamente egoistiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Pertanto quando il Cristianesimo apparve nelle Terre Russe verso il X sec. esso fu soltanto il credo delle classi armate al potere nel primo stato russo che quell’<em>élite</em> stava costruendo… poggiando su un lungo passato pagano e “democratico” sui generis. Queste <em>élites </em>non avevano dietro di sé passati imperi romani, ma sorgevano quasi dal nulla incerte se scegliere, per il proprio sistema, il modello cristiano costantinopolitano, quello cristiano cattolico romano o quello cazaro-nomade, quest’ultimo quasi autoctono per le Terre Russe e in più di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> giudaica. Né le <em>élites</em> avevano idea di quello che esisteva sul territorio in risorse e in persone sui quali pretendevano di dominare e si viveva in un’organizzazione economica molto primitiva, ma eccessivamente mondana e vanitosa del proprio benessere.</p>
<p style="text-align: justify;">Soltanto con il consolidamento del potere intorno alla fine del XV sec. l’èlite della schiatta rjurikide, considerata la fondatrice di tutti gli stati russi e diventata ormai sacra con l’intima collaborazione della Chiesa Russa (tutti i primi santi russi, e sono molti, sono rjurikidi) chiaramente nazionale e nazionalizzata, tenterà di rammodernare il suo nuovo stato moscovita. In quel momento storico però Costantinopoli, modello tipico per la nuova Russia, non c’è più, la Chiesa Russa è ormai isolata rispetto alle altre centrali patriarcali ed ha come acerrima antagonista esterna una potentissima Roma (sebbene anche questa lacerata da altri conflitti e contestata dal suo stesso interno dai vari movimenti protestanti).</p>
<p style="text-align: justify;">Addirittura la Chiesa Russa sarà in grado di superare una crisi ideologica emersa principalmente al supposto avvicinarsi della fine del mondo proprio intorno al 1467 quando qui scoppia di nuovo la peste. L’epidemia infatti fu così micidiale che si cominciò a parlarne come di un segno annunciante la “fine del mondo”. Accenniamo brevemente alla questione che l’Occidente aveva già vissuto nell’anno 1000 allora con la derisione degli Ortodossi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella Chiesa Ortodossa erano state composte secondo la tradizione canonica le tabelle che calcolavano i cosiddetti <em>Paschalia </em>ossia le date della Pasqua anno per anno e i calcoli, sicuramente per ragioni pratiche, terminavano nell’anno 7000 dalla Creazione del Mondo, secondo il computo del tempo ortodosso, anno che, secondo invece il computo dei latini, corrispondeva al 1492 d.C. (dopo la Nascita di Cristo)!! Rifacendosi alle scritture e all’Apocalissi di San Giovanni, si ricordava che prima del grande giorno del Giudizio Finale ci sarebbero stati dei segni nel cielo e sulla terra e che chi li avesse riconosciuti e fosse ricorso quindi al pentimento per i propri peccati, avrebbe poi goduto del perdono divino e sarebbe andato direttamente in Paradiso. Uno di questi segni era l’apparizione sulla Terra dell’Anticristo. In quegli anni, quasi a comprovare il presentimento della fine, si erano viste comete, c’erano stati terremoti (eventi abbastanza rari), inondazioni ed incendi. Sul Lago Njero a Rostov, addirittura, c’era stata la tenebra per ben tre giorni e poi si era sentito uno strano boato prima che tornasse a splendere il sole! E ancora campane che si misero a suonare per loro conto, sangue che usciva dalle tombe dei prelati morti, ed altri casi strani e, come abbiamo detto, tutti pensarono che questi fossero i segni mandati dal cielo. A Mosca successe di tutto. Si videro preti abbandonare il loro comportamento solito e darsi al divertimento più sfrenato. Al contrario il Metropolita Teodosio, da santo uomo che era decise di abbandonare il suo incarico e di dedicarsi a rimettere ordine e fiducia visitando monasteri e chiese. Dopodichè si rinchiuse in una cella del Monastero dei Miracoli dove visse gli ultimi anni della sua vita… servendo un lebbroso! Non solo, ma cominciò a circolare la voce che proprio il principe rjurikide Giovanni III di Mosca che si stava dando da fare in tutti i modi per rifondare un nuovo stato russo potesse essere l’Anticristo! Poi il 1492 passa e tutto ritorna alla normalità, ma con la gente e la Chiesa che non sa trovare una spiegazione a quanto non è accaduto…</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto Mosca e il suo stato si trasforma spontaneamente nell’unica salvezza ideologica e fisica per le genti delle Terre Russe, ma, avendo assimilato moltissimo dei comportamenti tatari nel trattare con le persone e con le cose, si rinchiude in se stessa in una specie di autosufficienza in tutti i campi e sarà costretta quasi senza volerlo ad ergersi a modello “russo” per i popoli e per le etnie intorno e dovrà inventarsi nuovi ordinamenti e nuovi traguardi di vita “russa” che in Europa saranno a volte vituperati e a volte ammirati.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la Chiesa Cattolica ha al suo servizio molti dei poteri secolari occidentali, con le Crociate essa comincerà ad armarsi direttamente contro il mondo e trascinando dietro di sé l’Europa tutta. I Crociati saranno un vero e proprio esercito “papale internazionale” sotto la forma dei vari Ordini Monacali Armati e con compiti di <em>task forces</em> guidati da potentissimi santi protettori. Di qui ne seguirà il colonialismo, prima cattolico e poi protestante nelle Americhe e nell’Africa, che in seguito s’allargherà per il resto del mondo mascherato sotto la dicitura delle “Grandi scoperte geografiche” moltiplicando il “franchising” cristiano sul mercato della felicità futura.</p>
<p style="text-align: justify;">E il nuovo Impero Moscovita non fu da meno in questo quadro quando sorse sulle ceneri di Costantinopoli dopo il 1453. Anzi! Millantando alti ideali la Russia mentre colonizzava altri popoli e conquistava altre terre dal XVI al XIX sec. fece credere di essere stata da sempre uno stato esclusivamente cristiano e proclamò che le sue campagne ideologico-militari non erano altro che crociate o guerre sante, proprio come quelle cattoliche, per l’espansione della fede cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">E come mai, si chiede giustamente lo storico A. Burovskii in un suo divertente lavoro, dai Rjurikidi (e poi dai Romànov) non scaturì una Russia musulmana o cattolica o buddista quando l’Impero Russo all’apice del successo probabilmente includeva nel proprio dominio fedeli delle dette <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> in numero molto ragguardevole? E Pietro I non aveva forse frequentato gli ambienti protestanti olandesi da cui aveva tratto la decisione di chiudere i conventi ortodossi e di azzerare molti dei privilegi economici della Chiesa Russa?</p>
<p style="text-align: justify;">Ed oggi, ci chiediamo noi, dopo settant’anni di stato ateistico sovietico e, allo stesso tempo, di secoli di Paganesimo rimasto nascosto in seno alla campagna russa (la famosa tanto lamentata doppia-fede russa), è proprio vero che i russi stanno ritornando in seno alla Chiesa Russa Ortodossa o in realtà la generazione nuova che non ha mai conosciuto il Cristianesimo ne è ora incuriosita dallo sfarzo e dai riti pittoreschi? E perché non dovrebbe invece “ritornare” alla vecchia fede pagana slava che si è conservata fino ai nostri giorni nel grandissimo serbatoio di folclore e tradizioni europee che sono le Terre Russe?</p>
<p style="text-align: justify;">Evidentemente, a conferma di quanto abbiamo detto sin qui, il ruolo economico per il consolidamento del potere nelle mani di pochi continua ad avere un gran peso nelle “cose” di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana e, se il problema fosse soltanto religioso, allora i segni verso una nuova <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> ecologico-animistica ci sono già in Ucraina, in Bielorussia e nel Grande Nord tedesco e scandinavo, per quanto riguarda l’Europa, e forse fanno capolino anche a Krasnojarsk, in Siberia, dove appunto abita il prof. Burovskii in vicinanza di buddisti e sciamanisti che ancora non si sono organizzati col sistema delle Sante Assicurazioni o dei “futures” bancari…</p>
<p style="text-align: justify;">Bibliografia essenziale:</p>
<p style="text-align: justify;">J.-C. Bologne – <em>Du Flambeau au Bûcher, Magie et Superstition au Moyen Âge</em>, Paris 1993<br />
F. Braudel – <em>Capitalismo e Civiltà Materiale</em>, Torino 1977<br />
A. Burovskii – <em>Nesbyvs’c’ajasja Rossija</em>, Moskva 2007<br />
E. Christiansen – <em>The Northern Crusades</em>, London 1997<br />
P. Dinzelbacher – <em>Europa im Hochmittelalter 1050-1250</em>, Darmstadt 2003<br />
J. Delumeau – <em>Angst im Abendland, die Geschichte kollektiver Ängste im Europa des 14. bis 18. Jahrhunderts</em>, Hamburg 1985<br />
E. Donnert – <em>Russia in the Age of Enlightenment</em>, Leipzig 1986<br />
A. Ducellier – <em>Cristiani d’Oriente e Islam nel Medioevo</em>, Torino 2001<br />
R. B. Ekelund jr. et al. – <a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/gp/product/0195103378?ie=UTF8&amp;tag=centrostudilarun&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=9325&amp;creativeASIN=0195103378" target="_blank"><em>Sacred Trust, The Medieval Church as an Economic Firm</em></a>, New York 1996<br />
M. Erbstösser – <em>Ketzer im Mittelalter</em>, Leipzig 1984<br />
R. Fletcher – <em>The Barbarian Conversion</em>, New York 1998<br />
B.N. Florja red. – <em>Hristjanstvo v stranah vostoc’noi, jugo-vostoc’noi i centralnoi Evropy na poroge vtorogo tysjaceletija</em>, Moskva 2002<br />
B. Hamilton – <em>Die christliche Welt des Mittelalters, der Osten und der Westen</em>, Düsseldorf 2004<br />
A. Kappeler – <em>Russland als Vielvölkerreich</em>, München 1992<br />
M. Kaufhold – <em>Europas Norden im Mittelalter</em>, Darmstadt 2001<br />
C. McDannell &amp; B. Lang – <em>Storia del Paradiso</em>, Milano 1991<br />
J. Meyendorff – <em>Byzantium and the Rise of Russia</em>, New York 1989<br />
N.M. Nikol’skii – <em>Istorija Russkoi Cerkvi</em>, Moskva 1988<br />
W. Ullmann – <em>Il Papato nel Medioevo</em>, Roma 1999<br />
J. Verdon – <em>Sombras y Luces de la Edad Media</em>, Buenos Aires 2006<br />
K.-F. Werner – <em>Nascita della Nobiltà, lo sviluppo delle élites politiche in Europa</em>, Torino 2000<br />
K. Znosko – <em>Istoriceskii oc’erk Cerkovnoi Unii</em>, Minsk 2007</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/terre-russe-fra-cattolicesimo-e-ortodossia.html' addthis:title='Le Sante Assicurazioni s.p.a. (le Terre Russe fra Cattolicesimo e Ortodossia) ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/terre-russe-fra-cattolicesimo-e-ortodossia.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Civiltà medievale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Cristianesimo e monoteismi]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Medioevo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Religione]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Chiesa]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Chiesa cattolica]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[cristianesimo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Ekelund]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Kiev]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[novgorod]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Paganesimo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Roma]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Russia]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Il cavaliere medievale russo</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/il-cavaliere-medievale-russo.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/il-cavaliere-medievale-russo.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 11:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Marturano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini del medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[bojari]]></category>
		<category><![CDATA[cavaliere]]></category>
		<category><![CDATA[druzhina]]></category>
		<category><![CDATA[druzhinniki]]></category>
		<category><![CDATA[Ibn Muskaweyi]]></category>
		<category><![CDATA[Kiev]]></category>
		<category><![CDATA[knjaz]]></category>
		<category><![CDATA[muzh]]></category>
		<category><![CDATA[muzhì]]></category>
		<category><![CDATA[Pian delle Beccacce]]></category>
		<category><![CDATA[Radziwill]]></category>
		<category><![CDATA[Tatari]]></category>
		<category><![CDATA[Variaghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=1577</guid>
		<description><![CDATA[Vita quotidiana, status sociale e visione del mondo della cavalleria russa (muzhì)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-cavaliere-medievale-russo.html' addthis:title='Il cavaliere medievale russo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;">[...] A questo punto perciò l&#8217;unico <em>Cavaliere del Medioevo Russo</em> che ci rimane, se lo si può chiamare così, è il <em>druzhinnik</em> anteriore al 1478 al quale possiamo ascrivere qualcuna delle caratteristiche del cavaliere latino occidentale oppure, come è più logico e più giusto, presentarlo come figura simile, ma originale russa e unica (sperando naturalmente di non idealizzarlo troppo) dato che non ci sono convincenti concordanze.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ritter_jpg.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1579" style="margin: 10px;" title="ritter_jpg" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ritter_jpg-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a><em>Druzhina</em> è una parola che, sebbene rassomigli ad un termine norreno (la lingua dei Variaghi) di simile significato, è diffusissima nelle lingue slave e si deve far risalire alla radice <em>*drug</em><strong> </strong>ossia <em>amico</em>, <em>fidato</em> ed evidentemente è stata attribuita dai cronografi posteriori al XII sec., forse per etimologia popolare, anche alle compagnie armate variaghe non ancora slavizzate. Chi ha diritto ad averne una? Da vari accenni nelle Cronache abbiamo visto che l&#8217;avevano i bojari locali (di origine slava o di altra etnia e prima dell&#8217;arrivo dei Variaghi) di solito, ma non sempre. Il <em>knjaz</em> invece ne ha sempre una, altrimenti non può chiamarsi tale e non potrebbe rifarsi con tutti i diritti alla genealogia rjurikide. Detto ciò, essa risulta composta di molte classi di età riducibili per semplicità a due: Gli adolescenti e gli adulti. Data questa composizione diversa dei <em>druzhinniki</em>, a ciascun gruppo &#8220;omogeneo&#8221; toccavano incarichi diversi non solo come conseguenza dell&#8217;età, ma anche dell&#8217;esperienza e della provenienza (schiatta). La classe più bassa sono i ragazzi di 8-10 anni chiamati in russo <em>deti</em> e cioè coloro che hanno appena raggiunto l&#8217;inizio del <em>rok,</em> il periodo assegnato dagli dèi alla vita attiva di ogni essere umano. Questi ragazzi sono dunque iniziati all&#8217;arte della guerra e, benché non siamo sicuri se assimilarli ai <em>buccellarii</em> occidentali, imparano anch&#8217;essi ad usare tutte le armi tradizionali. Non abbiamo notizie di scuole apposite, bensì sappiamo che il tirocinio militare si svolgeva proprio a caccia dove, più che ammazzare animali, si imparava a nascondersi in attesa dell&#8217;attacco, a mettere trappole e agguati, a vivere in tenda, a combattere con la spada, ad accendere i fuochi con l&#8217;acciarino e senza incendiare l&#8217;intera foresta. Agli <em>otroki</em> inoltre venivano affidati varie incombenze quali ad esempio: messaggeri (<em>gonez</em>), guardiani <em>dei fuochi militari</em> o delle mura (<em>gridi</em>), etc. Un gruppo ristretto di questi (agli ordini di un <em>muzh</em>), a guisa di allenamento e tirocinio, curavano la difesa generica della persona del <em>knjaz</em> col privilegio di dormire vicino a lui, proprio come una specie di <em>guardia pretoriana</em>! Controllano quel che mangia e quel che beve affinché nulla sia avvelenato e gli organizzano materialmente i banchetti rituali. Ci sono poi coloro che ricevono dal <em>knjaz</em> dei compiti temporanei come quelli di portare delle ambasciate in grande stile: i cosiddetti <em>tijùny </em>(termine di derivazione scandinava che significa <em>servo</em>)! Esiste anche la figura dell&#8217;intendente che tiene sottochiave derrate, preziosi e armi: il <em>kljuc&#8217;nik</em>!</p>
<p style="text-align: justify;">A parte ciò, soltanto dopo aver superate le prove prescritte, si era scelti e si passava alla classe più alta detta dei <em>muzhì</em> ossia dei &#8220;maschi&#8221; più &#8220;vecchi&#8221;. Possiamo aggiungere a questo riguardo che a 20 anni i <em>muzhì</em> erano &#8220;più che adulti&#8221; e, se non erano uccisi prima e raggiungevano i 40 anni, erano già considerati degli anziani, visto che quella era la durata media della vita nel <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a>! Anche fra questi membri esisteva tutta una gerarchia di funzioni che purtroppo non è facile classificare data la scarsità e la non specializzazione delle fonti. Non è neppure possibile dire se la gerarchia corrispondesse ad una carriera da percorrere per arrivare al grado più alto e si può soltanto affermare che i <em>druzhinniki</em> (chiamati allora <em>voitely</em>, <em>voiny</em>) più vecchi erano considerati all&#8217;apice della carriera!</p>
<p style="text-align: justify;">Il numero dei componenti la <em>druzhina</em>? Se guardiamo alle origini, essa non doveva essere maggiore di una ciurma visto che le bande che attraversavano il Baltico e poi viaggiavano lungo i fiumi per la maggior parte del tempo, era un gruppo di ca. 40-50 uomini a barca. Dunque sono bravissimi costruttori di barche utilizzando tutto il materiale di un solo albero e Costantino VII Porfirogenito (sec. X), che li conobbe meglio di altri contemporanei, dice che, con quelle loro imbarcazioni, sono velocissimi! Riferiamo ciò perché l&#8217;attività militare della <em>druzhina</em> sembra dipendere tutta dalle condizioni delle acque. Allo stesso tempo però aggiungiamo che nelle Terre Russe quando i fiumi in alcuni periodi dell&#8217;anno sono coperti dal ghiaccio e quindi impercorribili con le barche&#8230; <em>si va a piedi o con le slitte anche in campagna militare!</em> Qui le stagioni definiscono i ritmi vitali molto più nettamente che nel resto del continente e la guerra o le altre attività sono regolate rigidamente col tempo atmosferico (Napoleone insegna!).</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre parlando del numero di uomini, dobbiamo sottolineare che di solito la <em>druzhina</em> costituita da più giovani era chiamata la <em>piccola</em> perché meno numerosa (la selezione fisica contava molto!) e quella dei <em>muzhì</em> era la <em>druzhina grande</em>. A parte quanto detto or ora la scelta del membro della <em>druzhina</em>, lo ripetiamo, è basata sulla forza fisica. Un conoscitore musulmano delle Terre Russe del X sec., Ibn Muskaweyi, descrive i <em>druzhinniki</em> così: &#8220;<em>Questa gente ha un corpo possente, la loro statura è grande, ha un grande impeto. Non sanno tirarsi indietro per fuggire, nessuno di loro, se non quando ha colpito o è stato colpito a morte</em>.&#8221; Dunque tanti bei giovani e poteva raggiungere il numero di 400 e più come quella racimolata a Kiev da san Vladimiro in cui più <em>druzhine</em> erano confluite sotto il suo comando, essendo risultato lui il capo che aveva eliminato tutti gli altri.</p>
<div id="attachment_1581" class="wp-caption alignright" style="width: 272px"><img class="size-medium wp-image-1581" title="radziwill" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/radziwill-262x300.jpg" alt="Cronache di Radziwill. Particolare di miniatura" width="262" height="300" /><p class="wp-caption-text">Cronache di Radziwill. Particolare di miniatura</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se però fra questi uomini si trovano i <em>Cavalieri russi</em>, dovranno forse essere dei <em>Cavalieri senza cavallo</em>? Nelle icone novgorodesi del XIII-XIV sec. i <em>druzhinniki</em> sono rappresentati sempre a cavallo mentre circondano il <em>knjaz</em>, pure in sella. Lo stesso è per i manoscritti illustrati (famosi quelli della collezione <em>Radziwill</em>), sebbene occorre fidarsi con un grosso grado di prudenza di queste ultime illustrazioni molto posteriori che idealizzano l&#8217;antica Rus&#8217;. Alla fine dobbiamo concludere che la <em>druzhina</em> era un corpo speciale di rappresentanza e perciò il cavallo (ma non il cavalcare) rivestiva un suo ruolo spettacolare necessario al rango e basta. Niente di scandaloso o di diverso, rispetto al modello occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora fra questi qual è il <em>druzhinnik</em> che può concorrere per la qualifica di <em>Cavaliere</em>? Dovremmo già individuare questo <em>druzhinnik</em> come il personaggio del <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> Russo simile al Cavaliere occidentale? E&#8217; difficile dirlo e, sebbene gli uomini della <em>druzhina del knjaz</em> possano considerarsi veri nobili minori, non li vediamo tanto vicini al <em>Cavaliere</em> di Jean Flori o ai <em>milites castri</em> di Francia del XII sec.</p>
<p style="text-align: justify;">Sottolineiamo invece una cosa notevole dal punto di vista concettuale. Se si tratta di un problema di fiducia, allora il probabile <em>Cavaliere Russo</em> potrebbe essere colui, scelto direttamente dal <em>knjaz</em>, del quale si può fidare ciecamente e del cui consiglio tiene gran conto! Nei racconti popolari (<em>byline</em>) i <em>muzhì</em> sono incaricati di trasferire in portantina il <em>knjaz</em> difendendolo da qualsiasi attacco &#8220;lungo la strada&#8221;. Nelle Cronache inoltre si dice che i <em>muzhì</em> presenzino persino agli &#8220;accoppiamenti sacri&#8221; del <em>knjaz</em> con le donne del nemico vinto o, rispecchiando usi forse acquisiti dalle steppe o comunque ibridi, con donne vergini affinché la terra continui a dare i frutti. Altre fonti ci dicono che, se ci sono da prendere le grandi decisioni, intorno al principe si riuniscono le persone più importanti in cui è compresa la nobiltà locale -  i bojari &#8211; ma in ogni caso l&#8217;assemblea &#8211; questa (salvo che a Novgorod) è la cosiddetta <em>duma</em> &#8211; non sarebbe completa, appunto, se mancassero i <em>druzhinniki</em> scelti la cui presenza è costantemente confermata. Quelli descritti sono compiti di altissimo onore e perciò non affidabili a chiunque&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">A qualche <em>druzhinnik</em> addirittura il <em>knjaz</em> concede talvolta il comando di una parte della propria <em>druzhina</em> o lo autorizza ad averne una (di numero di membri inferiore, è sottinteso) e lo insignisce del titolo di <em>velmozh</em> o <em>voivod</em>, traducibili in italiano rispettivamente con <em>comandante</em> o <em>generale</em>. Di questi <em>druzhinniki</em> speciali ne conosciamo parecchi nelle Cronache ed alcuni addirittura concorrono col <em>knjaz </em>per la prevalenza politica. Tuttavia questi incarichi non sono ereditari, notiamolo bene, e perciò non ci sembra che i <em>voivody</em> o i <em>velmozhi</em> possano essere automaticamente definiti i <em>Cavalieri Russi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E di che vive il <em>druzhinnik</em>? Dall&#8217;indagine ci sembra che la sua sussistenza materiale dipende completamente al suo signore: dal <em>knjaz</em>! E&#8217; il <em>knjaz</em> che fissa il tempo della guerra e della pace e quindi la ripartizione e la destinazione del bottino sia tratto dal saccheggio sia ottenuto per accordi o cessioni forzate di ricchezze. Li conduce con sé quando cambia di <em>udel</em> ed anzi, nei trasferimenti da un <em>udel</em> all&#8217;altro da vari racconti e circostanze sappiamo che i <em>druzhinniki</em> a volta fanno fatica ad acclimatarsi nel nuovo ambiente dove ora il <em>knjaz</em> è stato mandato a risiedere e, agendo con inutile spavalderia, procurano fastidio e reazioni sanguinose nella gente locale offesa. Ciò non toglie che il <em>knjaz</em> li copre per ogni loro eccesso poiché dei <em>druzhinniki</em> non può fare a meno e poiché sono una sua proprietà personale. Se però il mantenimento è solo attraverso la guerra, dobbiamo forse immaginare gli <em>udel</em> russi in guerra permanente? E&#8217; esattamente così! La guerra sarà a lungo la realtà dello stato russo delle origini, salvo (ma ciò è rarissimo!) che il <em>knjaz</em> non abbia accumulato tanta ricchezza da poter tenere alto il suo livello di vita e quello dei suoi <em>druzhinniki </em>per lungo tempo. Solitamente perciò, non appena il tempo lo permette, i diversi <em>knjaz</em> si mettono in moto per scendere l&#8217;uno contro l&#8217;altro. Le ragioni si trovano sempre in vecchie liti che si risolvono col &#8220;g<em>iudizio di dio</em>&#8220;, come si chiamano gli scontri, benché a volte si ricorra al duello di due campioni scelti fra gli uomini in conflitto. Di solito però l&#8217;eliminazione &#8220;rituale&#8221; dell&#8217;avversario è importante e si uccide senza tanti complimenti! Si crede infatti che in ogni caso un dio (o il dio cristiano) prende le parti di un avversario al quale arriderà la vittoria perché più potente del dio che protegge la parte avversa&#8230; Tuttavia è sbagliato pensare ad uno stato in cui in ogni momento ci si inventi una lotta armata, quanto invece ad una sistematica politica guerresca, condotta dai <em>knjaz,</em> e mirata ad instaurare un clima di terrore continuo nel territorio. Siccome nel X sec. la <em>druzhina </em>rappresenta l&#8217;unica armata del <em>knjaz</em> con la quale costruire uno stato e stabilizzare come istituzione legittima la rapina delle ricchezze che si trovano in un certo territorio o che fabbrica o raccoglie la gente che lì vive, se la <em>druzhina</em> è abbastanza numerosa e ben esercitata, essa col suo <em>knjaz</em> ben rappresenta il sistema repressivo che occorre allo scopo. L&#8217;eventuale difesa o l&#8217;attacco militare diventano attività del tutto secondarie. Essa è il servizio d&#8217;ordine in città e nella campagna circostante. E non solo! Si presta alla parata e al trionfo dove i <em>druzhinniki</em> compaiono come figuranti a fianco del principe in mostra ai propri sudditi o ai propri vinti. In questo caso, come prescrive la regola che si deduce dalle Cronache russe, è d&#8217;uopo mantenere tutti insieme un contegno quasi truce senza accennare neppur l&#8217;ombra di un sorriso&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1583" style="margin: 10px;" title="medievalbridal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/medievalbridal-297x300.jpg" alt="" width="297" height="300" />E tuttavia, per quanto li si possano risparmiare negli scontri armati, alla fine i <em>druzhinniki</em> o invecchiano per cause naturali o si ritirano dalla vita attiva col passar del tempo. Occorre quindi un&#8217;&#8221;alimentazione&#8221; esterna di nuovi membri perché la <em>druzhina</em> continui ad esistere e soltanto i figli dei <em>druzhinniki</em> o i parenti stretti del <em>Velikii Knjaz,</em> che erano i primi a poter entrare nella <em>druzhina,</em> non bastano. Al principio dello stato kieviano san Vladimiro invita i giovani (con le famiglie) da tutti gli angoli del paese per colonizzare la regione a sud di Kiev, inglobando probabilmente parte di essi nella sua  <em>druzhina</em>. Non è però solo questo il modo per sostituire i membri scomparsi. Ad esempio, se teniamo presente che  tutte le partite di merci che passavano da Kiev dirette ai mercati meridionali pagavano una decima al <em>Velikii Knjaz</em> in natura, possiamo immaginare che anche dalle &#8220;partite di schiavi&#8221; si traessero come balzello giovani da destinare alla <em>druzhina</em>, dopo l&#8217;adeguato addestramento.</p>
<p style="text-align: justify;">Col Cristianesimo alla <em>druzhina</em> saranno assegnati uno o più preti cappellani dai quali si raccolgono poi le notizie che serviranno a compilare le Cronache. Questi ecclesiastici benediranno le armi e gli armati prima e penseranno dopo alle cure dell&#8217;anima dopo. Alla fine dello scontro infatti, seppelliranno i morti o daranno le estreme unzioni ai morenti. Talvolta, come nel caso già noto della Battaglia di Pian delle Beccacce nel 1380, i due monaci assegnati al grande esercito coinvolto (forse centomila armati, ma sembra un numero esagerato) indosseranno per l&#8217;occasione un saio con una croce disegnata sul petto. Anzi! Fra i due campioni scelti nei campi avversari, quella volta fu proprio un monaco a sfidare il gigante tataro del campo avversario e, benché il duello finisse, a dire del cronachista, a favore dei russi, la battaglia scoppiò comunque e continuò fino alla sconfitta (messa in fuga) dei Tatari.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo stava però intervenendo un&#8217;altra mutazione importante nella questione del mantenimento materiale dell&#8217;armata del principe.</p>
<p style="text-align: justify;">I <em>druzhinnik</em>i di solito dividevano il bottino (o il tributo forzato) subito dopo la conclusione dell&#8217;azione militare secondo rituali propri fissati dalla tradizione. A partire dall&#8217;epoca di santa Olga il bottino, sotto forma di tributo, ora arrivava al <em>knjaz</em> da tutto il territorio soggetto senza doverlo andare a prelevare personalmente, e perciò alla <em>druzhina</em> e ai suoi membri tocca trasformarsi in un&#8217;organizzazione un po&#8217; più sofisticata. Il <em>knjaz,</em> cercando di mantenere in vita un sistema che comunque gli garantisca l&#8217;assoluta libertà di distribuire le risorse a suo piacimento ad esempio tenersele per sé nei propri forzieri, ribalta la <em>druzhina</em>, per il mantenimento (<em>izhdivènie</em>), alla gente locale ossia, in pesantissimo modo, ai bojari e ai loro contadini. Fu una trasformazione lenta e impercettibile tanto che al momento della frantumazione della <em>Rus&#8217; di Kiev</em> in <em>udel</em> separati e indipendenti fra di loro sotto il giogo tataro, i bojari richiesero sempre di più la loro partecipazione alle decisioni del principe, pena o la sospensione dei loro &#8220;servizi tributari&#8221; o la cacciata del principe dall&#8217;<em>udel</em> o l&#8217;abbandono del &#8220;servizio&#8221; presso il principe (questo a seconda della regione e gli usi in vigore in quell&#8217;<em>udel</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente per favorire la mutazione e mitigare allo stesso tempo il nuovo e pesante onere economico quasi certamente si favorì l&#8217;incontro fra le figlie dei bojari e i <em>druzhinniki</em> stessi in modo che a poco a poco si cominciasse a creare un nuovo corpo di bojari più controllabili di quelli tradizionali. I nuovi nobili essendo stati (ed essendolo ancora in teoria) dei <em>muzhì</em> e quindi ancora legati dal giuramento di obbedienza al <em>knjaz</em> difficilmente avrebbero avuto il coraggio di ostacolarne le decisioni<em>.</em> Tuttavia una volta legato alla terra ricevuta come compenso o di un servizio o come feudo da sfruttare, il nuovo bojaro cominciava ad avere altri interessi talvolta anche opposti a quelli del <em>knjaz</em> e la sua richiesta d&#8217;indipendenza comincia a crescere.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante il periodo del giogo tataro abbiamo poi una nuova questione per il <em>druzhinnik</em> quale guerriero scelto e affidabile: la possibilità di essere mandato a far parte dell&#8217;esercito tataro nelle campagne dei <em>khan</em> in Asia Centrale e nelle vicinanze del Caspio e morire lontano dalla sua terra per non essere stato riscattato e ritornare a casa. Il &#8220;tributo tataro&#8221; prevedeva non solo trasferimento di ricchezze sotto varie forme tributarie, ma anche la cessione di contingenti militari. E questo era un problema per ogni <em>knjaz</em> del Basso Volga! Significava infatti doversi privare di una parte delle difese personali diminuendone la potenza armata e quindi vedremo spesso i <em>knjaz</em> recarsi alla capitale tatara di Sarai per portare i loro tributi con una piccola parte della <em>druzhina</em> onde evitare che fosse sequestrata! Riscattare i propri armati era poi una spesa non indifferente e  non tutti i <em>knjaz</em> furono sempre disposti a farla, tanto che il Vescovado russo ortodosso di Sarai (istituito nella seconda metà del XIII sec. proprio per loro) dovette intervenire con le proprie sostanze o intercedere presso la corte del <em>khan</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-1582" style="margin: 10px;" title="800px-lissner_troicesergievalavr" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/800px-lissner_troicesergievalavr-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" />Ci troviamo dunque nell&#8217;imbarazzo se vogliamo fotografare il <em>druzhinnik</em> in un certo momento della storia russa, senza sfuggire ai limiti cronologici &#8220;imposti&#8221; dall&#8217;unico poema cavalleresco russo &#8211; il <em>Cantare della Schiera di Igor</em> &#8211; apparso poco dopo gli eventi ivi cantati verso la fine del XII sec. Non dimenticando così quest&#8217;opera cercheremo di individuare (se c&#8217;è) un certo codice d&#8217;onore in maniera da attribuire un carattere &#8220;tipico&#8221; al <em>druzhinnik</em> e, siccome all&#8217;incirca con la caduta di Kiev nel 1240 questo personaggio sarà talmente sconvolto nelle sue funzioni che non risorgerà più come prima, la nostra indagine si fermerà.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque il periodo scelto è ricco di eventi, specie quando una nuova circostanza matura fra le continue lotte per la conquista di una supremazia assoluta di un <em>udel</em> sul parentado rjurikide. Più o meno in questi stessi anni un rjurikide, nominalmente <em>Velikii Knjaz di Kiev</em>, stanco di dover combattere contro le ambizioni di quelli che lo assediano, parenti amici e altri, abbandona Kiev con gli uomini che lo servono e fonda una nuova corte nel Nordest della Terra Russa. Qui cercherà di far diventare tutti i frequentatori della sua corte dei semplici dipendenti salariati da lui a Vladimir-sulla-Kljazma ricostruita letteralmente sul modello di Kiev. Via i <em>druzhinniki </em>e i bojari! Che ci siano soltanto cortigiani ben pagati e soldati ingaggiati per le questioni militari che lo stesso <em>knjaz</em> comanderà senza mai più intermediari. E&#8217; una serie d&#8217;innovazioni talmente sconvolgenti per le tradizioni che, come abbiamo detto, nel 1174 questo innovatore Andrea Bogoljubskii figlio di Giorgio Lungamano, fondatore di Mosca (vicinissima a Vladimir), deve scomparire. Ormai però la nuova Rus&#8217; del Volga, malgrado le nubi tatare che si addensano all&#8217;orizzonte, è stata varata! <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine della nostra corsa non abbiamo trovato un esatto corrispondente del cavaliere occidentale né siamo in grado di distinguere una cavalleria di mestiere da una d&#8217;<em>élite</em> cavalleresca &#8220;all&#8217;occidentale&#8221;. Abbiamo invece scoperto una figura che potrebbe prendere il titolo di <em>Cavaliere Russo</em> cioè il <em>muzh</em>, ossia il più meritevole e il più anziano <em>druzhinnik</em>, per le ragioni che diciamo qui di seguito.</p>
<p style="text-align: justify;">In russo <em>muzh</em> significa <em>uomo</em>, nel senso più esaltante la virilità. Da <em>muzh</em> deriva addirittura <em>muzhèstvennyi</em> ossia <em>coraggioso</em> <em>e forte</em> e con <em>muzh</em> si designa persino il marito giusto come <em>forza</em> della famiglia (che successivamente però acquisterà un altro plurale per non confondere <em>mariti</em> e <em>cavalieri</em>) che però insegna a rispettare i costumi tradizionali ai figli. Né possiamo naturalmente sfuggire al paragone con <em>vir</em>, <em>virilis</em>, <em>virilitas</em> e <em>virtus</em> e i significati che queste parole avevano acquisito nelle corti occidentali nel X-XIII sec.</p>
<p style="text-align: justify;">Come distinguere il <em>muzh</em> dagli altri armati? Certamente dalle armi che porta&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">E qui sono da mettere in evidenza due cose importanti: 1. Le armi nel periodo nel quale vogliamo &#8220;fotografare&#8221; il nostro cavaliere russo sono oggetti costosissimi e, a seconda della potenza materiale e magica attribuita ad esse, possono essere portate esclusivamente da persone scelte 2. Diventare <em>muzh</em> implica delle cerimonie rituali pagano-cristiane che sono riservate solo a lui.</p>
<div id="attachment_1580" class="wp-caption alignleft" style="width: 268px"><img class="size-medium wp-image-1580" title="cavaliererusso" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/cavaliererusso-258x300.jpg" alt="Disegno di O. Fjodorov (per gentile concessione)" width="258" height="300" /><p class="wp-caption-text">Disegno di O. Fjodorov (per gentile concessione)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ci riferiremo per far ciò alla figura qui a lato. E&#8217; la ricostruzione del <em>druzhinnik</em> del X sec. in base a vario materiale reperito nelle necropoli intorno a Kiev (sebbene con speciale riferimento alla cosiddetta Tomba Nera di Cernìgov datata circa 860 d.C.) che ci sembra raccogliere tutti i tratti e l&#8217;abbigliamento necessari al cavalleggero ideale epico russo descritto nelle <em>byline</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo allora il primo punto. In una società militarizzata come quella medievale dove chiunque girava armato in qualche modo e in special modo come quella di Kiev della stessa epoca in cui il ceto e il posto nella gerarchia degli onori della militari sono indicati dal tipo d&#8217;arma che s&#8217;indossa al di là del modo di vestire, pur non senza importanza. Ciò significa, nel nostro caso, che <em>spada</em> e <em>ascia</em> <em>da guerra</em> della figura sono attribuibili al <em>muzh</em> e a nessun altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Fermiamo un momento la nostra attenzione su queste armi paragonandole comunque con le altre più note in uso. Com&#8217;è già chiaro, le fonti per sapere quali armi circolassero sono o le illustrazioni iconografiche dei Codici e delle sacre icone o i reperti archeologici, mentre le menzioni e i termini nelle Cronache, con l&#8217;evoluzione della lingua antico-russa, devono essere sempre riconfrontate e corrette. Dai reperti dissotterrati possiamo subito dire che l&#8217;armamentario militare subì per lunghi secoli l&#8217;influenza dell&#8217;Asia quanto a materiali, uso e forme e la tipicità cazaro-steppica delle armi russe e del modo di &#8220;portarle&#8221; sarà sempre visibile e riconoscibile. Inoltre, malgrado la recente introduzione della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana, le armi sono ancora considerate come esseri quasi vivi che vanno &#8220;nutrite&#8221; ad es. col sangue dell&#8217;avversario. Tirare fuori la spada dal suo fodero solo per far paura implica da parte del &#8220;padrone&#8221; che rimedi allo stimolo inutile sulla &#8220;forza magica&#8221; dell&#8217;arma&#8230; facendo scorrere la lama sulla propria carne in modo che l&#8217;arma si abbeveri del sangue &#8220;che aspettava&#8221; e rimanga &#8220;viva&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Nella figura notiamo subito il &#8220;cappotto&#8221; che ha il pelo verso l&#8217;interno mentre la pelle esterna è ben conciata e quindi dura e resistente (non troppo) alle frecce o ai colpi di lancia non pesanti. Non porta scudo perché questo è considerato un arnese destinato ai fanti dell&#8217;<em>opolcenie</em>, sebbene l&#8217;evoluzione, quando l&#8217;attività militare si sposterà verso sud, sarà verso l&#8217;adozione d&#8217;uno scudo anche per il <em>druzhinnik</em> in forme varie e di misura ridotta, rispetto a quello del fante.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si nota, il <em>muzh</em> ha una cintura. E&#8217; uno dei più antichi segni distintivi del rango e non è che il <em>cingulum</em> romano ereditato in tutta Europa e passato qui nelle Terre Russe(<sup>57</sup>). La cintura (<em>pojas</em>) era non soltanto colorata e ricamata con disegni apotropaici, ma adornata di perle di fiume, fili d&#8217;oro e d&#8217;argento in numero e disegni ben determinati diversi per i bojari o per i principi. Più alta quella del <em>knjaz</em> e più stretta quella del <em>muzh</em>. In più dà la forza e l&#8217;impeto a chi l&#8217;indossa.</p>
<p style="text-align: justify;">A sinistra in questa cintura c&#8217;è la spada infilata in un fodero di legno ricoperto di cuoio.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto dobbiamo alle ricerche della sig.ra M. Semjònova (<sup>50</sup>) che ci informa su quanto a lungo si è discusso in passato sulla questione da dove queste spade potessero giungere nelle Terre Russe. Riassumiamo dicendo che in passato si era affermato, basandosi su reperti archeologici certi, che fossero stati i variaghi a portarle nella <em>Rus&#8217; di Kiev</em> visto che in russo la spada per di più si chiama <em>mec&#8217;</em> che è parola di origine norrena. Invece studi più recenti e più circostanziati hanno confermato che, a parte l&#8217;acciaio, l&#8217;impugnatura e il montaggio e la lavorazione della lama erano eseguiti nelle fucine russe del X-XIII sec. La spada deve considerarsi un prodotto &#8220;russo&#8221; originale sebbene pochi artigiani alla fin fine vi abbiano apposto la propria firma, come invece si usava in Occidente, e ciò per le ragioni magiche che coinvolgeva il fabbro che la forgiava. L&#8217;acciaio (o la ricetta e il metodo per farlo) veniva certamente dalla Persia visto che è chiamata in russo <em>bulat </em>(dall&#8217;iranico <em>pulad </em>ossia <em>acciaio di Puluadi</em> antico regno caucasico-armeno famoso per le sue fucine). Ha un&#8217;impugnatura con il pomo istoriato e lavorato e talvolta, nel caso di persona ricca che se lo può permettere, l&#8217;elsa è persino incastonata con pietre preziose. La lama non sempre ha una punta (e questa è già una bella differenza rispetto alle spade scandinave che vengono usate nelle saghe infilzandole nel ghiaccio dall&#8217;impugnatura e lanciandosi <em>sulla loro punta</em> per suicidarsi) ed ha lungo tutta la sua lunghezza un incavo allo scopo di alleggerirne il peso che in questo modo non supera 1,5 kg e per renderla elastica giacché deve sempre turbinare libera e tagliente. Con l&#8217;introduzione del Cristianesimo apparirà anche la croce come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della benedizione eseguita sull&#8217;arma e quest&#8217;arma resterà <em>il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a></em> <em>esclusivo per il</em> <em>muzh</em>!</p>
<p style="text-align: justify;">Riportiamo qui le parole di J. V. Suharev (<sup>37</sup>): &#8220;<em>Nel IX &#8211; prima metà del XI sec. il diritto (e la possibilità) di possedere una buona e preziosa arma</em> (l&#8217;autore si riferisce alla spada, ACM) <em>l&#8217;avevano solo quegli uomini che appartenevano allo strato più alto della società: Gli anziani della druzhina. Fra i giovani, a giudicare dai reperti degli scavi delle sepolture dei druzhinniki, ancora nel XI sec. della spada disponevano esclusivamente le persone che avevano un incarico importante e cioè i comandanti di drappelli di giovani, di otroki, che nel tempo di pace  agivano quali poliziotti dell&#8217;ordine oppure dei posti daziari o in altre funzioni speciali e per questo erano chiamati mec&#8217;niki ossia portatori di spade</em> (naturalmente da restituire al <em>knjaz</em> alla fine del mandato)&#8221;. Che cosa succede della spada quando il <em>muzh</em> muore o è vinto da un altro? E&#8217; facile immaginarlo! Alla fine di uno scontro si raccolgono le armi dei vinti sapendo che sono degli &#8220;esseri quasi viventi&#8221; e appartengono solo ad una sola persona, secondo l&#8217;uso slavo orientale. Per questo motivi chi voglia prendersele per sé dovrà ritualmente pagare il vecchio padrone! E&#8217; da notare che, nell&#8217;uso dei nomadi la spada del vinto veniva al contrario resa inservibile, piegandone la lama, per timore che essa in seguito si vendicasse autonomamente sull&#8217;illegittimo portatore!</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-1584" style="margin: 10px;" title="strelt3" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/strelt3-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" />Un&#8217;altra arma che vediamo nella figura è l&#8217;ascia da guerra che a giudicare dai reperti archeologici è di tre tipi. La <em>sekira</em> (dal latino <em>securis</em>), usata nei lavori dei campi e per la forma importata di sicuro dal sudovest europeo, era usata dai fanti. La seconda è il <em>cekan</em> usata dai tagliaboschi e forse di origine turca e finalmente il comunissimo <em>topor</em> dal lungo manico che è quello presente in figura. Quest&#8217;arma è da lancio o da colpo a seconda delle circostanze e di solito va recuperata al più presto perché è &#8220;personale&#8221;. Col Cristianesimo il <em>topor</em> diventò il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del comando del <em>voivod</em> e in tal caso porta sempre il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della croce ben visibile sulla lama stessa. Quando il <em>voivod</em> la innalza significa che ci si muove all&#8217;attacco! Al contrario dare la propria spada a qualcun altro tenendola per la parte della punta significava aver perso lo scontro e che ci si rimetteva alla clemenza dell&#8217;avversario vincente o si chiedeva di parlamentare.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre armi naturalmente erano a disposizione come pugnali e mazze da guerra, ma soprattutto la lancia (<em>kopjò</em>) ben ritratta nei Codici miniati Radziwill del XVI sec. Essa è lunga e serve più che altro a tenere lontano il nemico restando a cavallo e dunque come arma &#8220;russa&#8221; è abbastanza tarda. La sciabola invece è molto rara&#8230; Soltanto dopo la Battaglia di Pian delle Beccacce (Kulikovo Pole, 1380) come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del potere e come arma di rango la spada cedette il posto alla sciabola, ma solo nella zona del bacino del Volga sotto la supremazia moscovita, e ciò probabilmente fu dovuto al fatto che la guerra da queste parti era cambiata e si scendeva in campagna militare più volentieri a cavallo seguendo le tattiche tataro-mongole.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;armato russo disponeva di corazze a maglie di ferro che però il <em>muzh</em> evidentemente disdegnava preferendo affrontare la lotta &#8220;a petto nudo&#8221; nel corpo-a-corpo. Solo così poteva mostrare la sua bravura e arditezza (<em>hrabrost&#8217; i derznost&#8217;</em>) e appartenere agli uomini forti e coraggiosi &#8211; <em>muzhestvo</em> &#8211; e ciò poteva servirgli per conseguire la lode e una parte maggiore di bottino e di onori da parte del suo <em>knjaz</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel seguito però il <em>muzh</em> indossò anche lui una cotta di anelli di ferro (sotto però aveva una maglia di lino per proteggere la pelle dal calore del metallo) e un elmo, al posto della mozzetta orlata di ermellino che vediamo in figura. L&#8217;elmo, di vari tipi, è sferico-conico di metallo semplice e lucido con punta superiore allungata, con speciali lavorazioni per il <em>muzh</em>. Tuttavia è diverso da quello del <em>knjaz</em> che è dipinto con effigi di santi protettori (lavoro eseguito in officine non europee). E&#8217; difficile poi non immaginarlo con la famosa frusta o <em>knut</em> sempre fra le mani!</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arco e le frecce, come abbiamo già detto sono armi da contadini e non del <em>druzhinnik</em> che non imparerà mai a scoccare frecce mentre è a cavallo come invece sapevano fare i tatari piantati sulle staffe da loro stessi inventate!</p>
<p style="text-align: justify;">Sul secondo punto delle cerimonie di iniziazione c&#8217;è molto poco da dire. Nel <em>Cantare della Schiera di Igor</em> non ne sono sottolineate di particolari. Dalle <em>byline</em> sappiamo che i <em>muzhì </em>(insieme al loro <em>knjaz</em>) però partecipavano a celebrazioni magiche particolari, ma nelle Cronache queste sono ricordate raramente e qualcuna solo per nome e basta come ad esempio la <em>triznà</em>, sicuramente per paura di rinfocolare quei riti pagani. La <em>triznà</em> si celebrava per la morte di un &#8220;collega&#8221; importante e consisteva nel banchetto funebre con probabili canti e tenzoni armate.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica cerimonia &#8211; pagana &#8211; di cui abbiamo una vera descrizione, sebbene più sommaria, in occasione della &#8220;firma&#8221; di un trattato fra Kiev e Costantinopoli è la <em>rotà</em>. Essa consisteva nel recarsi al santuario pagano di Perun vicino a Kiev e là i <em>muzhì </em>e il <em>knjaz</em> con la mano destra sulle armi &#8220;abbandonate&#8221; giuravano solennemente il loro impegno a rispettare gli accordi alla presenza del sacerdote, il <em>volhv</em>. Costui poi dava a ciascuno una foglia di quercia da tenere sul petto per la durata del giuramento. Il giuramento si chiudeva con le parole: &#8220;&#8230;<em>che possa diventare giallo come l&#8217;oro (</em>dall&#8217;itterizia<em>) e che possa essere distrutto dalle mie stesse armi</em>&#8230;&#8221; Col quel giuramento inoltre si prendeva l&#8217;impegno solenne nei termini tradizionali per la morte davanti a Dio con molto onore specialmente se si difendeva la vita del capo, del <em>knjaz </em>o di chi per lui, poiché, in caso di non ottemperanza a questo dovere, si poteva essere uccisi legittimamente da qualunque dei compagni&#8230; <em>purché il giustiziere impugnasse un&#8217;arma &#8220;benedetta&#8221;.</em> Ecco un altro tipo di omicidio, legittimo e consacrato! Successivamente fu introdotto il rito cristiano del <em>bacio della croce</em> (<em>krestocelovanie</em>) davanti al sacerdote o vescovo.</p>
<div id="attachment_1585" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1585" title="radzivill_igor-945" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/radzivill_igor-945-300x167.jpg" alt="Igor di Kiev (primo da destra). Miniatura dalle Cronache di Radziwiłł." width="300" height="167" /><p class="wp-caption-text">Igor di Kiev (primo da destra). Miniatura dalle Cronache di Radziwiłł.</p></div>
<p style="text-align: justify;">E qui rammentiamo una cerimonia abbastanza curiosa ai nostri occhi del XXI sec. che tiene uniti questi uomini riconfermando il loro patto di fedeltà. Il banchetto rituale o <em>pir</em> nel quale una serie di bevute personalmente indette dal <em>knjaz</em> e l&#8217;ubriacatura è segno indelebile dell&#8217;appartenenza al gruppo. I primi tre brindisi era già fissati e prescritti e la coppa da cui bere era la propria che andava svuotata senza esitazioni oppure il &#8220;secchio comune&#8221; di legno (<sup>31</sup>). Il primo era al Dio supremo, il secondo ai propri compagni e il terzo alle soglie delle case (intendendo la propria gente). A questi ne seguivano innumerevoli altri. Lo stesso san Vladimiro, accusato di bere troppo, risponderà che l&#8217;ebbrezza dà la carica ai suoi <em>Rus&#8217;</em> (con questo appellativo sarà d&#8217;ora in poi chiamata la <em>druzhina</em> del principe di Kiev) per significare che in questo modo sacro e rituale si consolidano i legami di cameratismo e di amicizia. La cerimonia del <em>pir</em> rimase solenne fino oltre il XVI sec. e non escluse nemmeno che vi prendesse parte Sua Santità il Metropolita!</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine di questa indagine abbiamo ricevuto un&#8217;impressione piuttosto insolita del <em>druzhinnik di età maggiore</em> sebbene, quando lo abbiamo paragonato al <em>Cavaliere all&#8217;occidentale</em>, ci è sembrata una grossa forzatura. Tuttavia, se andiamo oltre il <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> nella storia russa, la figura che prevale è quella del <em>cosacco</em> e del <em>bogatyr&#8217;</em> come guerriero indomito e senza inutili freni morali e ciò quando ormai l&#8217;idea del <em>Cavaliere</em> in Occidente si è ormai rifugiata nella leggenda. Siccome però l&#8217;apogeo della <em>Cavalleria </em>si colloca nel periodo compreso fra il X e il XIV sec., il <em>muzh</em> è l&#8217;unica figura di <em>druzhinnik </em>che più s&#8217;avvicina.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, esprimendoci attraverso le categorie etiche del nostro tempo e con le tante riserve necessarie -<strong> </strong>soprattutto! &#8211; tratteggiamo qui di seguito un &#8220;immaginario&#8221; <em>Cavaliere medievale russo</em>:</p>
<ol style="text-align: justify;" type="1">
<li><strong>L&#8217;iniziazione.</strong> La festa del <em>postrig</em> ossia del primo taglio dei capelli è      proprio la festa dell&#8217;iniziazione dei giovani nobili alle armi.      Naturalmente il <em>postrig </em>del figlio del <em>knjaz</em> è descritto      molte volte nei documenti e di conseguenza ci doveva essere una simile      festa anche per i ragazzi o figli dei <em>druzhinniki</em> o cooptati nei      modi che abbiamo detto. E&#8217; l&#8217;inizio di una specie di tirocinio (in russo <em>otrocestvo</em>)      quale parte della vita dei giovanissimi rampolli. Ibn Rusté intanto      informa: &#8220;<em>Quando nasce un maschietto fra i loro uomini (</em>della <em>druzhina)      il padre sguaina una spada e la porta al bimbo ponendogliela nelle mani e      dicendo: Non ti lascio in eredità alcuna ricchezza e non possiederai      niente altro che quello che riuscirai a procurarti con questa spada</em>.&#8221;      Dunque i figli entravano a far parte immediatamente dei <em>druzhinniki,</em> sebbene a quelli<em> </em>del <em>knjaz</em> fosse riservato un trattamento      particolare dato che il loro destino militare era già segnato e il loro      traguardo in questo caso era alla fine un trono. Come esempio di      distinzione possiamo indicare che per Svjatoslav, figlio di Igor e di      Olga, fu scelto il variago Asmud (in norreno-sved. Asmund) e poi possiamo      aggiungere che non tutti i fratelli del primogenito erano trattati in      questo modo né tutti i figli del <em>kniaz</em> erano sicuri di assicurarsi      un appannaggio (<em>udel</em>) col sistema-carosello che abbiamo visto e      perciò qualcuno era costretto a diventare un fuorilegge o un mercenario      come nel caso di <em>Giovanni Berladnik </em>(<sup>37</sup>) abbassandosi al      rango di semplice <em>druzhinnik. </em></li>
<li><strong>L&#8217;aspetto</strong>. Il viso incorniciato dai lunghi capelli e onorato da barba e      baffi gli danno un superbo e maschio comportamento e lo sguardo fiero &#8220;da      lupo&#8221;, come qui si usava dire. Per quanto riguarda i capelli, abbiamo      qualche incertezza poiché è probabile che il <em>muzh</em> non portasse una      folta capigliatura, ma un ciuffo che spiccava al centro del cranio      accuratamente rasato. E&#8217; così che ci viene descritto da Leone Diacono Svjatoslav      nell&#8217;incontro con Giovanni Zimisce. A parte ciò al <em>muzh,</em> uomo      solitamente spavaldo verso chiunque non sia della sua cerchia, basta      un&#8217;offesa minima per incendiarlo e indurlo ad un combattimento all&#8217;ultimo      sangue che di solito finisce con la morte dell&#8217;avversario. I <em>muzhì</em> infatti sono gli unici che circolano sempre armati di <em>topor</em> (detto      con vezzeggiativo <em>toporik</em>), la micidiale ascia da guerra già      menzionata che lanciano o usano senza mai fallire il bersaglio, sebbene      ora col battesimo debbano trattenersi non potendo più uccidere chiunque,      ma soltanto <em>chi non è cristiano</em> come loro.</li>
<li><img class="alignright size-medium wp-image-1586" style="margin: 10px;" title="hungarianilluminatedchronicle" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hungarianilluminatedchronicle-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /><strong>Condotta militare</strong>. Non discute gli ordini del <em>knjaz</em> ed è      sempre pronto ad eseguirli senza alcuna osservazione, costi quel costi,      anche la stessa vita. Con il Cristianesimo addirittura ogni sua azione è      benedetta, quando benedette sono le armi che ha addosso, ma mai come il <em>knjaz</em> che si muove solo perché le sue azioni sono guidate dal dio cristiano. Un      ruolo al quale aspira negli scontri è quello di tenere alto e diritto nella      mano lo <em>stjag</em> (lo stendardo del principe di solito istoriato e      abbellito con icone del Cristo o della Vergine) oppure quello di reggere a      piedi le briglie del cavallo del <em>knjaz</em>. Il <em>muzh</em> è l&#8217;unico      che può possedere un paio di cavalli e usarli senza tema di offendere il      suo <em>knjaz</em> perché ha già un comportamento ben fissato nella sua      funzione e sa tenersi entro i limiti impostigli. Se nei primi secoli      tornare dalla battaglia, sia persa o vinta, è motivo di celebrare e far      festa per essere tornati vivi o eroi morti, col Cristianesimo soltanto la      vittoria sul nemico può essere festeggiata, giacché significa che Dio ha      punito i perdenti per i loro troppi peccati e lascia che chi ha fatto      giustizia trionfi. Il <em>muzh </em>si vanta di essere capace di bere e di      mangiare oltre qualsiasi misura e dunque disdegna una tavola che non offra      una tale quantità di cibo e di bevande che non lo soddisfino, come quella      semplice del contadino. Quasi certamente adopera sostanze che leniscono il      dolore come la comune canapa di cui inala i fumi oppure gli infusi di <em>Amanita      muscaria</em>. A lui è riservata una birra speciale molto alcolica quando è      il caso di caricarsi per la lotta. Rispetta attentamente il digiuno      prescritto dalla chiesa, salvo che in guerra! E&#8217; notevole infatti che, al      contrario che in Occidente, nelle Terre Russe non è previsto alcun      armistizio per le feste comandate (domeniche, Pasqua etc.) e dunque il <em>muzh</em> combatte, &#8220;senza peccato&#8221;, finché le forze glielo permettono. Nel <em>Cantare      della Schiera di Igor</em> l&#8217;eroe, Igor figlio di Svjatoslav, si mette in      cammino proprio al martedì santo, il 23 aprile del 1186. Addirittura,      quando si festeggiava san Giorgio! Non ha problemi dove dormire o dove      meglio accomodarsi, né ha grandi pretese quando è in campagna, ma al      momento del saccheggio sa ben riconoscere ciò che vale da ciò che non vale      e arraffare per metter nel mucchio comune che il <em>knjaz </em>dividerà.      Aggiungiamo che nelle Cronache si racconta di una cerimonia funebre      tradizionale di riguardo degli slavi, ossia la <em>triznà</em>, in cui i <em>muzhì</em> venivano a scontrarsi in una tenzone in onore del nobile morto, ma come      essa si svolgesse e quali fossero le mosse prescritte, è cosa      assolutamente ignota.</li>
<li><strong>Il rapporto con le donne</strong>. Per quanto riguarda il rapporto fra i <em>muzhì</em> e le donne, dai documenti riusciamo a capire che una donna non può né deve      sottrarsi all&#8217;accoppiamento con lui, quasi sia una ierogamia, ma l&#8217;amore      non è permesso sempre e comunque: Esso è debolezza perché significa      sottomettersi alla donna e ciò è scandaloso. Certo! Alla fine della      battaglia vittoriosa un&#8217;orgia non è peccato, ma deve cercare di esser      moderato in tutte le sue azioni, poiché il cappellano (<em>pop</em>) sarà      sempre lì a controllarlo. Non dovremmo quindi vederlo frequentare taverne      e bagni pubblici a Kiev (o peggio che mai a Novgorod). Possiamo      immaginarlo condurre quasi una vita monacale, se non fosse per le      frequenti campagne militari impostegli dal suo ruolo in cui talvolta deve      sopraffare le donne, se sono quelle del nemico, ma difenderle, se sono      quelle della propria gente. In seguito si sposerà, ma solo con colei che      il <em>knjaz</em> gli ha indicato e i figli saranno presentati al <em>knjaz </em>prima      che a qualsiasi altro affinché siano accolti nella <em>druzhina</em>! Non      vive per accumulare ricchezza, ma gli piace pavoneggiarsi nella sua      uniforme davanti alle donne, sempre attento ai sortilegi che da queste      possono venire. Come abbiamo detto nella <em>Rus&#8217; di Kiev</em> la poesia o      la lirica esaltante l&#8217;amor cortese non esisteva, perché la donna veniva      sempre tenuta da parte nella società russa patriarcale, ma questo non      significa che la donna non avesse un ruolo importante nella vita del <em>muzh</em>.      Nella letteratura russa antica è esaltato il dolore e la lamentazione      lirica dell&#8217;amata sul <em>muzh</em> che non è più tornato e tuttavia, lo      ripetiamo, la donna resta un essere misterioso e fondamentalmente      pericoloso. Contro di lei il <em>muzh</em> perciò si fornisce di amuleti e      croci per evitare il malocchio o l&#8217;amore non voluto e, addirittura, il <em>muzh</em> si astiene da contatti sessuali prima di ogni campagna (<sup>28</sup>).</li>
<li><strong>Il vestito</strong>. Nell&#8217;illustrazione lo vediamo imbacuccato in una divisa      invernale, ma, come abbiamo già detto, ciò è abbastanza logico poiché le      campagne militari si fanno d&#8217;inverno. Al nord, perché la coltre di      ghiaccio forma della ampie radure sui numerosi laghi ed è abbastanza      spessa per accogliere fanti e cavalli poco pesanti e, al sud, perché i      nomadi sono più attaccabili quando svernano e si concentrano in certi      luoghi ben noti che non alla bella stagione quando invece si spostano      continuamente da un posto all&#8217;altro. Però quando non è in campagna      militare al <em>muzh</em> piacciono i bei vestiti e di solito ha cura di tre      capi di vestiario in particolare: il cappello, la cintura e le scarpe.      Della cintura abbiamo già detto, mentre il cappello o <em>sciapka</em> che      vediamo in figura, non molto diversa da quella indossata dal <em>knjaz</em> che certamente è ornata da pelli molto più pregiate, è diversa da quella      portata dai mercanti-bojari novgorodesi (un&#8217;alta tiara di pelliccia      pregiata molto alta). Alla <em>sciapka</em> si attribuisce la virtù magica      di rendere invisibile chi lo porta, ancora al tempo del Cristianesimo.      Quanto alle scarpe, ostentavano stivaletti a punta in finissima pelle      vaccina conciata a Cordova o a Baghdad mentre i rozzi <em>laptì</em> di      scorza di tiglio toccavano al contadino dell&#8217;<em>opolcenie</em>.</li>
<li><img class="alignright size-medium wp-image-1587" style="margin: 10px;" title="siege_refugees" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/siege_refugees-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /><strong>Gli ideali</strong>. Prima di altri aspira ad emulare san Michele Arcangelo, suo      protettore e vincitore del demonio, ma poi persino san Giorgio che uccide      il drago quando scende in guerra. Anche Alessandro Nevskii, dopo la morte,      diventò un ideale da imitare, persino fra i Tatari. E la pietà? E la      misericordia verso vedove e poveri? Dalle Cronache sappiamo che san      Vladimiro, subito dopo aver preso il battesimo (988) portava da mangiare      casa per casa a Kiev ai poveri e riceveva chiunque avesse guai e lamentele      per cercare di aiutare e che sospese ogni pena cruenta dai suoi tribunali      fino alla sua morte. Sicuramente in queste straordinarie esternazioni era      aiutato dai suoi <em>muzhì</em>, sebbene poi non possiamo dire quanto peso      queste ebbero nel modificare il comportamento personale dei <em>muzhì </em>per      i secoli successivi. Comunque la morale è tutta improntata sulla vergogna,      più che sulla ricerca di gloria o su un&#8217;onorabilità personale da      ostentare. D&#8217;altronde già per il fatto di essere un membro della <em>druzhina</em> del <em>knjaz</em>, il <em>muzh</em> ha un onore da difendere. Era considerato      un traditore tuttavia se, ritirandosi dal servizio attivo, avesse offerto      i suoi servigi ad un principe straniero e, peggio ancora, a un non      cristiano!</li>
<li><strong>Tempo libero</strong>. Le nostre fonti qui sono le icone e specialmente la produzione      novgorodese del XII-XIII sec. nelle quali il <em>muzh</em> durante il tempo      libero, oltre alla caccia che però era un attività collettiva, viene      dipinto mentre passa il suo tempo a mantenersi in forma fisicamente, ad      imparare nuove tecniche di lotta, ad esempio impegnandosi nel      corpo-a-corpo a mani nude. Altre attività erano arrampicarsi sugli alberi,      correre e guadare i fiumi ed esercitarsi nei mestieri di riparazione nei      vari materiali usati (il legno soprattutto) nelle operazioni militari      poiché non esisteva una logistica organizzata che accompagnava la <em>druzhina</em> in cammino. Ed infine, quando proprio non trovava altro da fare&#8230; giocava a      scacchi o ai dadi!</li>
<li><strong>La morte</strong>. E che cosa avveniva alla morte di un <em>muzh</em>? Non abbiamo      notizia di sepolture particolari per il <em>muzh</em>, salvo per quello che      ad una certa età decide di chiudersi per sempre in convento e che perciò      sarà sepolto insieme con gli altri monaci. Sappiamo però che essi facevano      donazioni alle chiese dove poi avrebbero voluto la loro tomba, purché la      chiesa o il convento non appartenesse al principe. Dalle Cronache della      Battaglia di Pian delle Beccacce apprendiamo poi che i cadaveri dei      guerrieri cristiani e russi furono raccolti e ricomposti. Portati fino a      Mosca, furono esposti al pianto dei parenti sulla Piazza del Mercato (la      Piazza Rossa) in file ordinate secondo il rango. Il <em>knjaz</em> Demetrio      pagò un indennizzo ai famigliari di ciascun caduto in relazione al grado      di ciascuno nella <em>druzhina</em>. Riportiamo perciò dalla <em>Zadonsc&#8217;cina,</em> ossia la raccolta dei componimenti scritti dopo la Battaglia, un brano del      cosiddetto <em>Pianto delle Vedove</em> di fronte ai propri mariti <em>muzhì</em> morti. &#8220;&#8230;<em>Gli uccelli avevano intonato lamentosi canti e tutte le vedove      si sciolsero in pianto, sia le principesse sia le spose dei bojari sia      quelle dei generali morti in battaglia. Maria Dimitrevna, moglie di Nicola      figlio di Basilio piangeva al mattino lungo le rive della Moscova, sotto      le bianche mura, dicendo con voce cantilenata: O Don, o Don Fiume rapido      Tu che hai varcato le pietrose montagne e sei passato nella Terra dei      Polovzi, riportami il corpo del mio signore, Nicola di Basilio, e Teodosia      moglie di Timoteo Volujevic&#8217; anche piangeva dicendo: Non c&#8217;è più gioia per      me quando vago nella gloriosa città di Mosca perché so che non incontrerò      più il mio signore e Maria moglie di Andrea e Xenia moglie di Michele      piangevano quel mattino dicendo: Ormai per noi due il sole si è oscurato      nella città di Mosca. Dal rapido Don sono arrivate brucianti notizie, di      grandi sventure. I valorosi guerrieri russi sui loro cavalli sono morti      sul campo del sacrificio, sul Pian delle Beccacce</em>&#8230;&#8221; (<sup>66</sup>)</li>
<li><strong>Alcuni nomi famosi</strong>. Di solito nelle Cronache i nobili, i bojari      prima degli altri, sono chiamati con il nome di battesimo seguito da <em>figlio      di&#8230;</em> e il nome del proprio padre; del <em>knjaz</em> si dà il nome      (eventualmente seguito dal nome del padre per distinguerlo da un omonimo      come <em>Alessandro figlio di Jaroslav detto Nevskii</em>), ma per il <em>muzh</em>?      Non sappiamo come ci si rivolgesse a lui e non riusciamo a distinguerlo      con sicurezza nei documenti. Comunque sia, ecco alcuni nomi di personaggi      coinvolti in eventi storici che hanno lasciato qualche segno e che, a      quanto pare, furono degli importanti <em>muzhì</em>: <em>Svèneld, Prètic&#8217;,      Vysciàta, Blud, Nikìfor, Mikùlja, Ciùdin</em>, come pure lo zio di san      Vladimiro <em>Dobrynija </em> o      l&#8217;amante omosessuale di san Boris, <em>Giorgio l&#8217;Ungherese</em>.</li>
</ol>
<h5 style="text-align: justify;">LETTERATURA SELEZIONATA:</h5>
<p style="text-align: justify;">Le note fra parentesi rimandano all&#8217;opera che tratta la questione meglio di altre.</p>
<p style="text-align: justify;">1.       M.I. Artamonov &#8211; Istorija Hazar, Sankt-Peterburg 2001</p>
<p style="text-align: justify;">2.       S. N. Azbelev (red.) &#8211; Byliny, Leningrad 1984</p>
<p style="text-align: justify;">3.       E. Bazzarelli (edit.) &#8211; Il Canto dell&#8217;Impresa di Igor, Milano 2000</p>
<p style="text-align: justify;">4.       A. Borst (red.) &#8211; Das Rittertum im Mittelalter, Darmstadt 1976</p>
<p style="text-align: justify;">5.       R. Boyer &#8211; La Vita Quotidiana dei Vichinghi, Milano 1998</p>
<p style="text-align: justify;">6.       J. Brøndsted &#8211; I Vichinghi, Torino 1976</p>
<p style="text-align: justify;">7.       R. Burton &#8211; The Book of the Sword, New York (rist. del 1884) 1987</p>
<p style="text-align: justify;">8.       F. Cardini &#8211; Istoki Srednevekovogo Ryzarstva, Moskvà 1987</p>
<p style="text-align: justify;">9.       P. Contamine &#8211; La guerra nel Medioevo, Bologna 1986</p>
<p style="text-align: justify;">10.   H. Delbrück &#8211; Geschichte der Kriegeskunst &#8211; Das Mittelalter, Hamburg 2003</p>
<p style="text-align: justify;">11.   A. Demurger &#8211; I Cavalieri di Cristo, Milano 2004</p>
<p style="text-align: justify;">12.   J. Diamond &#8211; Armi Acciaio e Malattie, Einaudi 1997</p>
<p style="text-align: justify;">13.   S. I. Dmitrieva &#8211; Ocerk etnokul&#8217;turnoi istorii Arhangelskogo Pomor&#8217;ja, RFNG Proekt 02-01-00013a 2006</p>
<p style="text-align: justify;">14.   F. Engels &#8211; Storia e Lingua dei Germani, Roma 1974</p>
<p style="text-align: justify;">15.   S. Fischer-Fabian &#8211; Ritter, Tod und Teufel, Bergisch-Gladbach 2005</p>
<p style="text-align: justify;">16.   C. Goehrke &#8211; Russischer Alltag, Zürich 2003</p>
<p style="text-align: justify;">17.   L. N. Gumiljov &#8211; Drevnjaja Rus&#8217; i Velikaja Step&#8217;, Moskvà 1992</p>
<p style="text-align: justify;">18.   O. Henne am Rhyn &#8211; Geschichte des Rittertums, Wien s.d.</p>
<p style="text-align: justify;">19.   M. Hitrov &#8211; Svjatyi blagovernyi Velikii Knjaz Aleksandr Jaroslavic&#8217; Nevskii, Moskvà 1893</p>
<p style="text-align: justify;">20.   K. Hsü &#8211; Klima macht Geschichte, Zürich 2000</p>
<p style="text-align: justify;">21.   D. Ilovaiskii &#8211; Carskaja Rus&#8217;, Moskvà 2003</p>
<p style="text-align: justify;">22.   V. L. Janin &#8211; Srednevekovyi Novgorod, Moskvà 2004</p>
<p style="text-align: justify;">23.   G. Jones &#8211; I Vichinghi, Roma 1977</p>
<p style="text-align: justify;">24.   D.H. Kaiser &#8211; The Laws of Rus&#8217;, X to XV cent., Salt Lake City 1992</p>
<p style="text-align: justify;">25.   N. Karamzin &#8211; Istorija Rossiiskogo Gosurdarstva, Sankt-Peterburg 1998</p>
<p style="text-align: justify;">26.   V. Kljucevskii &#8211; Kratkii Kurs po russkoi istorii, Moskvà 2000</p>
<p style="text-align: justify;">27.   K.K. Kolesov &#8211; Mir Celoveka v Slove Drevnei Rusi, Leningrad 1986</p>
<p style="text-align: justify;">28.   A.S. Mandzak &#8211; Boevaja Magija Slavjan, Minsk 2007</p>
<p style="text-align: justify;">29.   A. Maschke &#8211; Der Deutsche Orden, Berlin 1928</p>
<p style="text-align: justify;">30.   A.C. Marturano &#8211; Storie di Cavalieri e di Lituani, Poggiardo 2005</p>
<p style="text-align: justify;">31.   A.C. Marturano &#8211; Vita di Smierd, Poggiardo 2007</p>
<p style="text-align: justify;">32.   V.I. Merkulov &#8211; Otkuda rodom varjazhskie gosti?, Moskvà 2005</p>
<p style="text-align: justify;">33.   A.E. Musin &#8211; Milites Christi Drevnei Rusi, Sankt-Peterburg 2005</p>
<p style="text-align: justify;">34.   Morus (R. Lewinsohn) &#8211; Gli Animali nella Storia della Civiltà, Einaudi 1956</p>
<p style="text-align: justify;">35.   A. Nicolle &#8211; Armies of Medieval Russia 750-1250, Oxford 1999</p>
<p style="text-align: justify;">36.   M. Ossovskaja &#8211; Ryzar&#8217; i burzhuà, issledovania po istorii morala, Moskvà 1987</p>
<p style="text-align: justify;">37.   V.B. Perhavko/J.V. Suharev &#8211; Voiteli Rusi IX-XIII vv., Moskvà 2006</p>
<p style="text-align: justify;">38.   I.V. Petrov &#8211; Gosudarstvo i Pravo drevnei Rusi (750-980gg.), Sankt-Peterburg 2003</p>
<p style="text-align: justify;">39.   V.A. Petruhin/D.S. Raevskii &#8211; Ocerki istorii narodov Rossii v drevnosti i rannem Srednevekov&#8217;e,    Moskvà 2004</p>
<p style="text-align: justify;">40.   R. Picchio -  La Letteratura Russa Antica, Milano 1993</p>
<p style="text-align: justify;">41.   M. Pokrovskii &#8211; Russkaja Istorija, Sankt-Peterburg 2002</p>
<p style="text-align: justify;">42.   V. Propp &#8211; Le radici storiche dei racconti di fate, Torino 1972</p>
<p style="text-align: justify;">43.   N. A. Pusc&#8217;kareva &#8211; Marfa Boreckaja i ee rol&#8217; v kolonizacii zemel&#8217; Russkogo Severa, in Mirovozzrenie i Kul&#8217;tura Severnorusskogo Naselenija, Moskvà 2006</p>
<p style="text-align: justify;">44.   E. A. Razin &#8211; Istorija voennogo Iskusstva VI-XVI vv., Moskvà 1999</p>
<p style="text-align: justify;">45.   C. Rendina &#8211; I Capitani di Ventura, Roma 1985</p>
<p style="text-align: justify;">46.   B. Rybakov &#8211; Kievan Rus&#8217;, Moscow 1984</p>
<p style="text-align: justify;">47.   G. Schramm &#8211; Altrusslands Anfang, Freiburg i/Breisgau 2002</p>
<p style="text-align: justify;">48.   A. Scirokorad &#8211; Russkie Piraty, Moskvà 2007</p>
<p style="text-align: justify;">49.   V. V. Sedòv &#8211; Slavjane v rannem Srednevekov&#8217;e, Moskvà 1995</p>
<p style="text-align: justify;">50.   M. Semjònova &#8211; My, Slavjane!, Sankt-Peterburg 2005</p>
<p style="text-align: justify;">51.   A.G. Silaev &#8211; Istoki Russkoi Geraldiki, Moskvà 2002</p>
<p style="text-align: justify;">52.   R. G. Skrynnikov &#8211; Krest i Korona, Sankt-Peterburg 2000</p>
<p style="text-align: justify;">53.   S. Solovjòv &#8211; Istorija otnosc&#8217;enii mezhdu russkimi knjaz&#8217;jami&#8230;, Moskvà 2003</p>
<p style="text-align: justify;">54.   S. Solovjòv &#8211; Rus&#8217; Iznac&#8217;alnaja, Moskvà 2005</p>
<p style="text-align: justify;">55.   A. V. Valerov &#8211; Novgorod i Pskov, ocerki politiceskoi istorii severo-zapadnoi Rusi, Sankt-Peterburg 2004</p>
<p style="text-align: justify;">56.   M. Vassmer &#8211; Etimologiceskii Slovar&#8217; Russkogo Jazyka, Moskvà 1987</p>
<p style="text-align: justify;">57.   K. F. Werner &#8211; La nascita della nobiltà, Milano 2000</p>
<p style="text-align: justify;">58.   G. K. Wright &#8211; Geograficeskie Predstavlenija v epohu krestovyh pohodov, Moskvà 1988</p>
<p style="text-align: justify;">59.   A. Karasulas &amp; A. McBride &#8211; Mounted Archers of the Steppe 600 b.C.-1300 AD, Oxford 2004</p>
<p style="text-align: justify;">60.   F. Hageneder &#8211; Geist der Bäume, Saarbrücken 2004</p>
<p style="text-align: justify;">61.   L. Prozorov &#8211; Kavkazskii Rubezh, Moskvà 2006</p>
<p style="text-align: justify;">62.   E.A. Mel&#8217;nikova (red.) &#8211; Drevnjaja Rus&#8217; v svete zarubezhnyh istoc&#8217;nikov, Moskvà 1999</p>
<p style="text-align: justify;">63.   E.P. Savel&#8217;ev &#8211; Drevnjaja Istorija Kazacestva, Moskvà 2002</p>
<p style="text-align: justify;">64.   A.C. Marturano &#8211; Rasdrablienie, Poggiardo 2006</p>
<p style="text-align: justify;">65.   A.C. Marturano &#8211; Cristo e la Mafia dei Rus, Poggiardo 2004</p>
<p style="text-align: justify;">66.   A.C. Marturano &#8211; Pian delle Beccacce, Poggiardo 2005</p>
<p style="text-align: justify;">67.   V.Orlov &#8211; Tainy polockoi istorii, Minsk 1995</p>
<p style="text-align: justify;">68.   B.Hamilton &#8211; Die christliche Welt des Mittelalters, Düsseldorf 2004</p>
<p style="text-align: justify;">69.   S. Turnbull &amp; P. Dennis &#8211; Crusader Castles of the Teutonic Knights, Oxford 2003</p>
<p style="text-align: justify;">70.   C. Kelchen &#8211; Lettlandische Historia oder kurze Beschreibung der denkwürdigsten Kriegs- und Friedensgeschichte Esth- Lief- und Lettlandes, Revall 1695</p>
<p style="text-align: justify;">71.   A.J. Toynbee &#8211; Costantino Porfirogenito e il suo mondo, Firenze 1987</p>
<p style="text-align: justify;">72.   A.L. Mongait &#8211; Archeology in the USSR, Hammondsworth 1965</p>
<p style="text-align: justify;">73.   D. Nicolle &amp; A. McBride &#8211; Armies of Medieval Russia 750-1250, Oxford 2001</p>
<p style="text-align: justify;">74.   A. Martinet &#8211; Des Steppes aux Océans, Paris 1986</p>
<p style="text-align: justify;">75.   N. Ohler &#8211; Krieg und Frieden im Mittelalter, Hamburg 1997</p>
<p style="text-align: justify;">76.   J. Schildhauer/K. Fritze/W. Stark &#8211; Die Hanse, Berlin 1982</p>
<p style="text-align: justify;">G. Ozerov &#8211; Knjaz Daumantas: Cesti svoei nikomu ne otdam&#8230;, Vilnius 1999</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-cavaliere-medievale-russo.html' addthis:title='Il cavaliere medievale russo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/il-cavaliere-medievale-russo.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Medioevo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Uomini del medioevo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[bojari]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[cavaliere]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[druzhina]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[druzhinniki]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Ibn Muskaweyi]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Kiev]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[knjaz]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[muzh]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[muzhì]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Pian delle Beccacce]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Radziwill]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Tatari]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Variaghi]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Le radici del progresso europeo sono nel Nord?</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/le-radici-del-progresso-europeo-sono-nel-nord.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/le-radici-del-progresso-europeo-sono-nel-nord.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 May 2008 08:01:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Marturano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Civiltà medievale]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[cluny]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[novgorod]]></category>
		<category><![CDATA[progresso]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=792</guid>
		<description><![CDATA[Riflessioni sull'idea di progresso, il suo rapporto con le religioni e alcuni fatti storici]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/le-radici-del-progresso-europeo-sono-nel-nord.html' addthis:title='Le radici del progresso europeo sono nel Nord? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;">Il progresso è un cammino ideale del pensiero nella storia della società e delle attività umane. Di solito porta ad un immediato miglioramento della vita rispetto al passato, seppure nei diversi modi ammessi a seconda della cultura che lo adotta. Inoltre è un processo storico, parallelo a quello della cultura stessa giacché non esiste società umana e la sua storia senza progresso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788888730134"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/cavalierielituani.bmp" border="0" alt="Aldo C. Marturano, Storie di cavalieri e di lituani" width="80" height="112" align="left" /></a> Con queste poche parole non vogliamo nemmeno tentare di darne una definizione perché non è il nostro campo di ricerca attuale, ma vogliamo invece rilevare che, giacché il progresso è percepibile “a fior di pelle”, come si dice, quando si confronta con la storia (pure personale), è bene capirne di più su come esso si origini facendo qualche riflessione in quest’ambito. E’ ovvio che perché ci sia un progresso, materiale o spirituale, occorre che ci sia qualcuno che abbia il tempo e i mezzi materiali e, ben inteso, intellettuali per provocarlo. Questa persona in grado di riflettere sugli eventi, sugli oggetti e sugli uomini poi deciderà di sua spontanea volontà di intervenire, sperimentando su quanto ha visto. E’ vero pure che l’intervento può avere esiti ambigui: positivi o negativi o, addirittura, finire in un vicolo cieco! Tuttavia essendo il progresso un cambiamento, una mutazione, non è importante che sia giudicato da chi lo “subisce” buono o cattivo, utile o dannoso. E’ un giudizio puramente soggettivo e, soprattutto, storico! Infatti è valido oggi e sarà sbagliato o superato domani, ma quel che conta è che il cambiamento avrà avuto comunque luogo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò premesso, chi può essere la persona o il gruppo (non importa quanto numeroso) che agisce sulla natura per sollecitare o suscitare un passo verso un progresso? E chi sceglie queste persone?</p>
<p style="text-align: justify;">La storia c’insegna che il riflettere, il pensare, l’elucubrare e simili sono attività intellettuali che richiedono una concorrenza di circostanze diverse affinché si crei del “tempo libero” ossia un tempo di non occupazione né di preoccupazione. I greci antichi chiamavano questo tempo <em>σχολή</em>, ossia ozio in modo positivo, da cui la parola scuola etc. Solo quando il corpo ozia, l’intelligenza può riflettere e… sognare! E allora ci si può finalmente occupare intensivamente di completare un’indagine senza essere distratti dai problemi della sussistenza. Di qui nasce la scienza e da ogni scienza il progresso!<br />
Procurarsi il tempo libero non per riposare dunque, ma per indagare, è il solito gran problema del ricercatore, del curioso, del filosofo perché, secondo la teoria di chi ne ha già tanto a disposizione, dacché altri lavorano per lui e gli tolgono le preoccupazioni dell’esistenza quotidiana, non tutti hanno diritto a godere del tempo libero. E a questo punto s’insinua la scelta politica e religiosa perché l’indagine, l’esperimento sono condotti sulla natura.<br />
Le ideologie che hanno attraversato la storia hanno inventato tantissime teorie per difendere la natura e l’universo da tali umane curiosità, ma soprattutto in Europa è stata la Chiesa Cristiana (cattolica specialmente) che, dopo aver istituzionalizzato il tempo, ha affrontato il problema del “ficcare il naso nelle opere divine” in modo indiretto cioè prescrivendo quanto a lungo e in quali momenti della vita si può avere del tempo di “non-lavoro”! San Benedetto n’è stato uno dei massimi teorizzatori. L’ozio diventa un peccato capitale e si diffonde l’adagio che è pure il padre dei vizi. Non solo! E nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo" target="_self">Medioevo</a> “cristiano” nascono quindi tutta una serie di timori per colui che ha del tempo libero, ma non lo impiega come “Dio vuole” ossia pregando e facendo l’elemosina!<br />
In altre parole per il Cristianesimo investigare per sapere di più sulle cose e sugli uomini è vietato!<br />
Già la cacciata dall’Eden di Adamo ed Eva è l’esempio della volontà divina di proclamare che il sapere appartiene solo a “Dio”, fonte d’ogni scienza. Quest’entità suprema, avendo creato l’universo e sapendo bene come funziona, non permette a chiunque di carpirne i segreti. A che servirebbe? Tutto funziona a dovere…<br />
Si sa però che l’uomo è curioso. Si sa che ognuno vorrebbe avere una vita sempre migliore, ma è Dio a concedere la felicità o il dolore a suo piacere, secondo piani imperscrutabili. Dunque accettare la natura com’è! Certo! Soltanto se Dio vuole, i segreti della natura sono rivelati e soltanto agli “autorizzati da lui in persona”!</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 910 è la nascita del grande complesso abbaziale di Cluny che assurge a pensatoio ufficiale “dell’Europa cristiana” e così il convento, il monastero, lo <em>scriptorium</em> saranno d’ora in poi i luoghi dove pensare e studiare poiché solo all’ecclesiastico Dio mette a disposizione del tempo libero e indulgere a curiosare nella natura delle cose! La Chiesa Cattolica, unica rappresentante di questo dio in Terra, fissa però i “limiti divini” dentro i quali la curiosità umana si deve muovere e li definisce come “principi etici ed universali” scaturiti dalla millantata eredità ricevuta da Cristo. Una situazione questa che quasi impedirà, secoli dopo, la scoperta dell’America…<br />
Guardando una mappa dell’Europa ricostruita intorno al X-XI sec. d.C. ci accorgiamo che il territorio nel quale agisce l’ideologia cristiana ha una conformazione, spesso nascosta e alienata dagli studi “medievistici normali”, che è molto più limitato rispetto a quelli in cui agiscono… il Paganesimo e l’Islam! Accortici di ciò, è logico chiedersi: qual è l’atteggiamento di queste altre grandi ideologie nei confronti del progresso possibile e prevedibile? Incuriositi proprio su questo particolare aspetto e poiché l’esistenza della più numerosa ed estesa comunità pagana europea del X-XIV sec. d.C. è la multietnica “nazione” degli Slavi Orientali o Rus’ di Kiev, ci viene il dubbio che il suo ruolo sul resto del continente non c’è stato mai chiarito esaurientemente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel cruciale periodo che va dal X al XIII sec. è un dato di fatto acquisito che lo sviluppo dell’Europa si sposti verso il Grande Nord. Perché mai? La risposta a nostro avviso è semplice: Da queste regioni proprio in questo periodo si sviluppano enormi volumi di traffico col resto del continente e quantità enormi di prodotti costosissimi e indispensabili, compresi gli esseri umani, si spostano verso il Sud europeo sotto forma di merce in compravendita e creano le circostanze particolari di cui parlavamo sopra riguardo al tempo libero. Il problema è l’uso che le <em>élites</em> cristiane ne faranno, visto che sono esse a comprarne e a goderne, essendosi classificate dei <em>bellatores</em> e degli <em>oratores</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Terre Russe sono quindi il centro pagano maggiore europeo e, fra queste, Monsignor Grande Novgorod (così suonava la denominazione ufficiale della città-repubblica) è il maggior esportatore di ricchezze verso l’Occidente.  Per di più, se si tiene conto dell’immenso territorio che dominava e delle popolazioni che qui abitavano, pagane anch’esse, la città rimase un’anomalia politica e religiosa fino al XV sec. Gelosa della sua libertà (in russo <em>Volja</em>) sacra e “pagana”, dei suoi costumi e dei suoi eccessi, ma prima d’ogni altra cosa tronfia della sua potenzialità di fornitrice di roba di lusso, era naturale che diventasse un elemento di sfida per le monarchie che si stavano consolidando intorno alla croce di Cristo nel continente, provocando addirittura contro se stessa la crociata dei Cavalieri Teutonici.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/le-radici-del-progresso-europeo-sono-nel-nord.html' addthis:title='Le radici del progresso europeo sono nel Nord? ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/le-radici-del-progresso-europeo-sono-nel-nord.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Civiltà medievale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Medioevo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[cluny]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[cristianesimo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[novgorod]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[progresso]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Russia]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>I secoli degli schiavi slavi</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/i-secoli-degli-schiavi-slavi.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/i-secoli-degli-schiavi-slavi.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 09:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Marturano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Civiltà medievale]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[schiavi]]></category>
		<category><![CDATA[schiavismo]]></category>
		<category><![CDATA[schiavitù]]></category>
		<category><![CDATA[slavi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=770</guid>
		<description><![CDATA[Saggio sulla condizione sociale e le rotte del commercio di schiavi, particolarmente di quelli slavi, in epoca medievale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-secoli-degli-schiavi-slavi.html' addthis:title='I secoli degli schiavi slavi '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Sappiamo che  il Nord Russo era conosciuto ai musulmani che descrivono le Terre Settentrionali  del Mondo col nome <em>Paese degli schiavi “bianchi”</em> ossia <em>Bilad  as-Saqalibat, </em>e le fonti sono affidabilissime poiché quegli autori scrivono  per averle visitate personalmente (più di qualcuno), o per notizie raccolte da  altri viaggiatori altrettanto di fiducia, o persino per eredità culturale da  autori classici anteriori. Tuttavia non indicano una regione ben delimitata che  ci autorizzi a dire in quale punto geografico tale commercio iniziava o si  concentrava. <em>Saqalibat</em> infatti non è che un adattamento del greco  <em>Sklavinos</em><span> </span>o  <em>Sklabenos/Stlabenos</em> alla fonetica araba mentre “bianchi” l’abbiamo  aggiunto noi in quanto il colore della pelle costituiva un segno distintivo e  selettivo nella classificazione della qualità di questa merce umana nei secoli  dal IX al XIV d.C. e dunque <em>Bilad as-Saqalibat</em> si può estendere a tutta  la cosiddetta Slavia nordica del X sec. E’ possibile dedurre<span> </span>che fossero proprio i greci (di  Costantinopoli e del Levante siriano) ad aver trasmesso ai mercanti la preziosa  informazione dove poter comprare gli schiavi da quando i Germani, essendo  diventati parte del “popolo romano” e addirittura l’<em>élite</em> dell’Impero Franco,  non erano più “merce vendibile”.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Tutta questa  storia è già nascosta nella parola che si diffuse intorno al X sec. in quasi  tutte le lingue romanze (come in italiano) e che indicava gli <em>schiavi</em>. <em>Schiavi</em> e <em>Slavi </em>non sono che due varianti dell’etnonimo attribuito  dai classici greco-romani alle popolazioni che premettero intorno dal V-VII sec.  sui confini dell’Impero. Né è superfluo aggiungere che i mercanti di schiavi più  famosi furono gli ebrei detti <em>rahdaniti</em> nel X-XI sec. seguiti poi da Venezia la  quale, dal X sec. fino alla scoperta delle Americhe, ne custodì l’esclusiva di  vendita e di trasporto.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>La prima  domanda che dobbiamo porci adesso è: chi era lo schiavo e come diventava tale? </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Ci siamo  ripromessi di non addentrarci nella giurisdizione alla quale lo schiavo era  soggetto nei vari paesi europei e nei paesi limitrofi, in quanto lo giudichiamo  un argomento farraginoso e complesso e che va trattato separatamente da quello  del traffico commerciale, dove invece si accentra il nostro interesse, e dunque  rimandiamo il lettore interessato ai lavori specialistici. In questa sede  accenneremo a grandi tratti soltanto a qualche aspetto legale sulla schiavitù,  lasciando da parte specialmente i concetti di libertà, di limitazione dei  diritti civili etc. che nell’epoca che attraversiamo (IX-XI sec.) hanno  definizioni lontanissime da quelle di oggi e richiedono perciò una preparazione  culturale notevole al lettore non sia “ben armato”. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Vediamo  allora qualche caso tipico di come si può<span> </span>“cadere in schiavitù”. Il primo è il destino di un soldato perdente il  quale, se non riusciva a sfuggire alla cattura alla fine dello scontro, era  portato via prigioniero dal vincitore (stato di <em>celjad’</em> in russo). Per  questo giovane c’erano poche buone opzioni sul proprio destino futuro. Ad  esempio, nel caso più fortunato poteva essere riscattato dai suoi, se il  vincitore aveva tempo e voglia di contattare il signore perdente e istallare  delle trattative a questo scopo con le persone giuste. Il che accadeva molto  raramente per un soldato semplice, mentre era più possibile per una persona di  alto rango. Dunque gli schiavi erano una parte del bottino vinto in battaglia e  solo se ancora in buona condizione fisica, altrimenti, se feriti o moribondi,  venivano abbandonati al loro destino. Capitava pure che, in moltissimi casi,  fossero trascinati in schiavitù anche i famigliari dei soldati, se  accompagnavano l’armata, ossia donne e bambini. Se poi teniamo presente che  nell’epoca che ci interessa la guerra e gli scontri erano pane quotidiano sia  d’inverno che nella bella stagione, possiamo facilmente immaginare come gli  schiavi ottenuti dopo uno scontro costituivano un approvvigionamento di uomini  abili quasi regolare. Non valevano però molto perché erano già “vecchi” secondo  gli standard di vita del tempo ed era poi difficile mantenerli o metterli al  lavoro, mentre le donne e i bambini erano in realtà più utilizzabili “con  profitto”. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Dalle notizie  che abbiamo, sappiamo che gli Slavi non erano soliti tenere schiavi per lungo  tempo e dopo un certo numero di anni a questi prigionieri veniva concessa la  scelta di andarsene per proprio conto o di entrare a far parte della comunità in  cui ormai si trovavano, formandosi una famiglia propria. Tuttavia altri autori  che scrissero sugli Slavi in epoca ancora anteriore ammettevano che i  prigionieri risparmiati alla schiavitù, talvolta<span> </span>erano sacrificati agli  dèi!</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>A parte ciò,  è chiaro che nessuno di questi casi interessava i mercanti per farne  traffico.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Nella società  cittadina – nella <em>Rus’ di Kiev</em> si era appena ai suoi inizi – un modo per  trovare lavoro o per vivere meglio, se non si avevano altre possibilità, era  quello di vendersi ad un facoltoso padrone in modo da assicurarsi difesa, cibo,  rifugio e quanto serviva alla propria vita quotidiana (stato di <em>rab</em> o  <em>slugà</em> in russo). Essere specialisti nel saper fare qualcosa, permetteva  logicamente di esser accolto meglio dal padrone eventuale come artigiani, sempre  con alloggio e vitto (talvolta il padrone si preoccupava di trovare la sposa per  il proprio lavorante) inclusi, non esistendo un vero <em>contratto di lavoro</em> come oggi. Questo fu il caso più comune dei lavoranti di Novgorod presso le  cascine di città dei bojari della repubblica o dei prigionieri russi ritrovati a  Qara Qorum in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente/mongolia" target="_blank">Mongolia</a></span> da Giovanni da Pian del Carpine nel XIII sec. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Oppure si  diventava schiavi per obblighi non onorati o per debiti pregressi e,  addirittura, per debiti ancora da fare ossia per crediti (stato di <em>holop</em> in russo). Era abbastanza comune per i contadini in seguito a qualche mattana  naturale, inondazione o incendio o pestilenza e simili, di impelagarsi in  accordi di questo genere, talvolta molto rischiosi. Infatti essendo una  schiavitù a tempo determinato, c’era il caso di ritrovarsi a servire il  creditore furbo per tutta la vita, se non si erano stipulati dei patti molto  chiari! </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Anche questi  schiavi non erano “roba” da traffico, come si capisce bene. E allora dove  trovavano i mercanti questa merce da vendere visto che la domanda era in  aumento? </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>In verità  abbiamo messo da parte un altro tipo di schiavitù o di vendita di “merce umana”  che ancora oggi si fa, sebbene poi la si mascheri sotto altri nomi eticamente  più accettabili nella monetizzazione odierna, ossia la vendita dei propri figli. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Prima però di  parlarne più in dettaglio, ricordiamo dove andavano a finire e come erano  impiegati questi schiavi.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 36pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Sull’argomento  purtroppo la letteratura è scarsissima perché pochi contemporanei  s’interessarono dei destini degli schiavi, salvo che come decoro e ornamento  nelle descrizioni delle grandi dimore e delle grandi corti in cui se ne  contavano a migliaia oppure nelle molto più tarde considerazioni “etiche” della  Chiesa di Roma sulla schiavitù in generale. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>In questi  secoli di bassissima automazione moltissime attività che oggi sono compiute da  macchine erano allora fatte da uomini o donne e non solo perché richiedevano lo  sforzo continuo di una o più persone, ma anche perché certe attività e certi  lavori erano considerati “inferiori” o troppo impegnativi dall’<em>élite</em> al potere e  dai suoi emuli e baciapile e quindi era preferibile che li eseguissero altri  individui di rango più basso. E qui entra benissimo il mercante poiché questo  era il genere di merce che fruttava di più di ogni altra simile con dei clienti  che in principio erano in grado di pagar bene. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Distinguiamo  così tre tipi di schiavi principalmente:</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt 53.4pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>1.<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; font-family: 'Times New Roman';"> </span></span></span><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>da mettere in  servizio militare permanente;</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt 53.4pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>2.<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; font-family: 'Times New Roman';"> </span></span></span><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>da impiegare  per i lavori domestici (compresi i servizi sessuali);</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt 53.4pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>3.<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; font-family: 'Times New Roman';"> </span></span></span><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>per i lavori  pesanti e ripetitivi.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 36pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Per quanto  riguarda il primo tipo, il mercante ne ritrovava presso i popoli della steppa  ucraina e asiatica dove i ragazzi già puberi erano “venduti” sapendo già  cavalcare e tirare d’arco. Erano considerati schiavi di ottima qualità e, se  teniamo presente che costoro riuscirono a fondare addirittura una dinastia di  governo “egiziana” ossia i <em>Mammelucchi</em> (dall’arabo <em>mamluk</em> ossia  “uomini di proprietà del signore”), possiamo immaginare come fossero apprezzati  e che carriere potessero percorrere (vedi il Saladino). In questo caso gli  schiavi erano di sesso maschile e il serbatoio di rifornimento era il cosiddetto  <em>Paese dei Turchi</em> ossia <em>Bilad al-Atrak</em> ossia il territorio a  nordest della Coresmia. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 36pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Per quanto  riguarda il terzo tipo di schiavi, la fonte primaria era l’Africa Nera  (<em>Zinj</em> nelle fonti arabe) e i giovani erano quasi sempre di pelle molto  scura, quasi a voler riconoscere subito che tipo di lavoro facessero rispetto ad  altre persone di servizio con la pelle più chiara e compiti di maggior  prestigio. Erano di entrambi i sessi ed avevano un prezzo più basso rispetto  agli altri perché considerati di qualità inferiore. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 36pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>E finalmente  giungiamo agli schiavi slavi che erano inclusi nella stragrande maggioranza nel  secondo tipo. Erano di tutt’e due i sessi, di alto prezzo e destinati ad  attività varie e particolari, tanto da richiedere spesso interventi  corporali.<span> </span></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Naturalmente  sull’argomento schiavi occorre abbattere degli stereotipi e noi lo faremo  adesso. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Per  comprendere meglio questo traffico che durò per secoli (ma non dura ancora  oggi?) e che in pratica fu una vera e propria migrazione quasi forzata di  migliaia e migliaia di persone da una parte all’altra del continente eurasiatico  dobbiamo dire che fruttò fior di quattrini, non solo a chi semplicemente  trafficava, ma anche a chi percepiva gabelle e pedaggi.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Che questi  ragazzi e ragazze fossero poi trattati male dai mercanti è un’assoluta menzogna.  Costavano talmente tanto e il prezzo era riscosso soltanto se la “merce” si  presentava bene! Figuriamoci quindi se non venissero curati affinché arrivassero  a destino in piena forma! Di certo viaggiavano ben nutriti, ben puliti e in  ordine. E il viaggio era pure lungo. Per dare qualche esempio su quest’ultimo  punto diremo che da Kiev a Costantinopoli ci voleva circa un mese mentre per  giungere a Cordova ce ne volevano anche tre. Si può quindi immaginare quali  spese incontrava il mercante per questi ragazzi che doveva tenere in ozio per  risparmiarli dalle fatiche. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Un altro  quadro sbagliato è quello di vedere sempre gli schiavi esposti al mercato! Al  contrario! Quelli destinati alle corti signoriali erano già prenotati e quindi  non dovevano neppure essere visti per sbaglio dall’acquirente occasionale. Al  limite, soltanto quelli scartati andavano successivamente sul mercato! </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Nei dipinti  poi a volte vediamo schiavi incatenati o con le braccia legate e il mercante con  la frusta in mano che volge loro uno sguardo che sembra minaccioso perché  promette di batterli a sangue. Anche questo non è il caso per gli schiavi  <em>saqaliba</em>! Erano presentati nudi affinché non si nascondessero eventuali  difetti fisici ed erano palpati e guardati in tutti i recessi corporei… questo  sì! Alla fine non era un grande scandalo per i costumi dell’epoca, perché i  giovani erano già puberi e dunque la loro era una nudità innocente e artistica,  se così si può dire.<span> </span></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>E vediamo un  po’ di capire come e dove venivano raccolti. Nemmeno qui le fonti sono di grande  aiuto e tutt’al più possiamo dedurre come avvenisse la “raccolta” dal folclore  nordico che probabilmente ne ha conservato nelle favole un lontano ricordo  “cristianizzato”. Si può esser sicuri che, dietro le fiabe tedesche di Grimm  come Pollicino o delle <em>byline </em>russe sulla Baba Jagà, si è tramandato proprio  tutto un complesso di eventi legato giusto alla vendita degli schiavi  giovanetti.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Partiamo  invece dalla precaria economia contadina, basata sullo sfruttamento d’un  appezzamento di terreno che col passar del tempo cala di rendimento. Ad un certo  momento la resa agricola non permette che il numero di persone nutrite si  accresca oltre e, data l’alta natalità (ma anche tenendo conto della grande la  mortalità perinatale e della selezione biologica rispetto alla resistenza alle  malattie) bisogna liberarsi delle bocche in soprannumero… pena la penuria di  cibo per tutti! </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Per le  ragazze di solito c’era il matrimonio esogamico che ribaltava il problema della  bocca in più ad un’altra famiglia in un altro villaggio (la famosa famiglia  allargata degli Slavi del sud, la <em>zadruga</em>, qui nel nord infatti era molto  meno diffusa). E presso gli Slavi prendere una moglie in un altro villaggio  significava pagare il <em>veno</em> ossia il prezzo “per l’allevamento” ai  genitore di lei!</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Per i maschi  invece occorreva trovare un altro esito e così, per il loro bene, ma anche per  il bene di tutti, i ragazzi venivano – addirittura! – portati al mercato per  affidarli a chi li volesse… pagando qualcosa. Alla fine di tutti questi percorsi  possibili (ricostruiti) ecco che qualche genitore più lungimirante che amava  davvero i figli decideva di affidare i propri (e quelli di altri che erano  d’accordo con lui) al mercante di bambini. Niente di diverso di quello che si fa  oggi <em>ovunque e ancora nel mondo</em>, magari in modo più protervo!<span> </span></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Questi sono  dunque gli schiavi che noi chiamiamo qui di seguito <em>saqaliba</em>. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Premesso  questo, ipotizziamo di ricostruire dei termini di  “consegna”.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Anzitutto è  fuorviante pensare a grandi numeri, sebbene i censimenti degli schiavi adulti  presenti in ogni corte musulmana, ma anche nel Laterano, citati da M. Lombard  parlino di una decina di migliaia di schiavi slavi per corte. A nostro avviso,  sono numeri globali relativi ad un certo numero di anni perché, da altri  paragoni documentari che abbiamo, un dato più reale è al massimo una cinquantina  di ragazzi (e ragazze insieme) per ogni spedizione dal Nord. Questi sono  condotti in un certo luogo dove il mercante (forse dietro <em>l’Uomo Nero</em> delle favole,<span> </span>il bielorusso  <em>Kraciùn</em>, si nasconde proprio costui) li esamina, fa un prezzo, lo paga  (di solito in natura) al portatore e finalmente può portar via con sé la partita  acquistata.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Quanto poi  all’immaginare carovane di schiavi giovinetti commerciati dai <em>Rus’</em> e dai  Rahdaniti come una triste processione di ragazzi battuti a sangue o trattati  male, è assolutamente irreale! Infatti gli schiavi provenivano anche da altre  plaghe slave più a sud del Baltico e dai Balcani e non si riesce a determinare  un centro di vendita ben definito localizzato per lungo tempo in un luogo. Altro  errore è pensare sempre a catture forzate nei villaggi slavi o finnici o baltici  del Nord per ottenerne, benché dobbiamo ammettere che talvolta ciò accadde. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>A  Costantinopoli (e in generale nel mondo cristiano) lo schiavo era visto, sì, con  pietà, ma anche come colui che colpito dal peccato era caduto tanto in basso per  volontà di Dio e perciò, quella che fosse la sua funzione, finché non avesse  espiato le sue colpe era considerato come un uomo in penitenza perpetua. In  questo quadro ideologico perciò rientra bene la descrizione che Costantino VII  Porfirogenito fa degli schiavi slavi portati dai <em>Rus’ </em>ossia: incatenati e  mandati avanti a spintoni dai padroni. Questo infatti era il modo che i  <em>Rus’</em> <em>erano obbligati</em> <em>a rispettare per portarli in città… </em>secondo le prescrizioni di polizia previste come corollario al Trattato di  Olga di Kiev del 947 d.C. L’accesso nella capitale imperiale era possibile  esclusivamente ad un certo numero di uomini che non poteva essere superato (50)  e perciò gli schiavi da vendere entravano in città solo se legati come animali e  in tal modo non contavano come esseri umani veri e propri. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Per il mondo  musulmano abbiamo la testimonianza di Ibn Fadhlan del 921 d.C. il quale fra le  altre cose ci dice come gli schiavi <em>saqalibat </em>erano alloggiati nella  tenda del loro custode dove il compratore poteva andare a guardarseli nudi e  trattarne il prezzo. E’ chiaro che gli schiavi più belli e speciali destinati ai  clienti altolocati non erano disponibili come ci dimostra la grande<span> </span>reticenza di un mercante Rus’, Dilli, a dare  in vendita una ragazza muta già promessa ad altri, nel racconto della <em>Saga  degli uomini di Laxdal</em>.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Insomma il  destino che attendeva questi slavi giovanetti non era assolutamente negativo,  anzi. Perdevano la poca cultura che avevano acquisito durante l’infanzia, ma ne  acquistavano un’altra molto più elevata, visto che diventavano membri di  famiglie molto abbienti in luoghi d’Europa di alta civiltà. Certo, dimenticavano  la loro lingua e persino il luogo dove erano nati e gli unici segni distintivi  che denunciavano la loro origine esotica erano il colore della loro pelle, i  loro capelli biondi e i loro occhi azzurro cielo. E addirittura, specie nei  paesi musulmani, erano quasi sempre circoncisi e sottoposti ad un regime  giuridico molto leggero e non oppressivo malgrado la loro attività dipendente,  proprio come membri di famiglia…</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Inoltre la  morale sessuale era diversa a quei tempi e, se una ragazza era adibita  esclusivamente ai servizi sessuali nella famiglia che l’aveva comprata, non  c’era gran che di male, salvo le lamentele dei soliti benpensanti musulmani che  si preoccupavano che queste “slave” dessero al mondo figli malaticci… <em>a causa  del colore così pallido della loro pelle</em>! Lo stesso Ibn Fadhlan sorprende un  venditore <em>Rus’</em> in accoppiamento con una delle schiave e si adombra perché  costui completa il suo coito prima di rivolgersi al cliente che sta ad attendere  guardando! Allo stesso modo non c’era nulla di male che i maschietti, destinati  già ad una carriera più prestigiosa, fossero castrati (Samarcanda, Verdun,  Ratisbona erano dei centri rinomati per questo, dove i medici ebrei sapevano far  bene tali operazioni senza conseguenze per la salute futura dei piccoli  pazienti). </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Perché  evirarli? Evidentemente ciò era fatto con lo stesso criterio con cui si  castravano i torelli ossia <em>per calmare i loro bollenti spiriti</em>!  Soprattutto lo si faceva affinché non si creassero problemi di prole illegittima  con le donne di casa. Tuttavia integri sessualmente erano adibiti  tranquillamente agli amori pederastici (o pedofilici che dir si voglia) in voga  in tutto il mondo mediterraneo, senza distinzione di <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a>… salvo  l’osservazione poco benevola di qualche moralista cattolico del tempo al quale  il mercimonio schiavistico era odioso in sé e per sé. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>E allora  quali attività erano loro riservate? Per quanto ne sappiamo e mettendo insieme  ambienti cristiani e musulmani, le ragazze servivano da domestiche, da badanti,  da cuoche, da assistenti alle dame della casa, da compagne di letto, da  ballerine o da spogliarelliste. Gli uomini invece ricevevano anche incarichi di  fiducia quale dispensiere e magazziniere oppure guardiano, scudiero etc. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Perché ci  siamo fermati di più sul mondo musulmano? La risposta è presto data: Le corti  musulmane furono le più assidue (durarono più a lungo, come clientela) nella  compravendita degli schiavi, rispetto alle cristiane. D’altronde la conquista  musulmana del VII sec. d.C. di gran parte dell’Impero Romano non aveva causato  distruzioni dei centri cittadini e dei mercati già esistenti e dunque in queste  “nuove” società più progressiste in cui si fondevano il credo islamico con le  abitudini bizantine (e sassanidi nella parte più orientale), nelle strutture e  negli impianti lo schiavo era già presente: non tanto come strumento vivente che  fa girare macine o che rema fino a spossarsi incatenato al banco sulle navi  perché questo tipo di schiavitù di solito era assegnato ad un delinquente  condannato ai lavori forzati (come il soldato vinto!), quanto piuttosto come  persona di servizi domestici. E di questi schiavi si faceva mercato più  intensamente, quasi che il mercante fosse una specie di agenzia di collocamento  al lavoro! E’ inteso pure che per queste occupazioni i giovani non dovessero  soltanto star bene in salute o essere forti e robusti, ma dovessero essere  soprattutto belli docili e pronti ad accondiscendere a qualsiasi richiesta del  padrone perché li aspettavano attività di fiducia e persino prestigiose. Poco  male se certi non hanno appreso un mestiere quando arrivano dal nuovo padre e  padrone. Faranno il tirocinio qui! </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Certo, se  sbagliano, sono puniti e forse più duramente di altri non schiavi, ma questo è  naturale e dipende dall’umore e dal carattere dei padroni più che dagli errori  commessi…</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Comunque sia,  nell’Islam erano trattati meglio che in altri posti, seguendo le raccomandazioni  di Maometto quando il sant’uomo aveva paragonato gli schiavi ai poveri e ai  disabili degni di cura, di misericordia e d’attenzione maggiori da parte di  chiunque, credente oppure no. E poi non fu forse la Spagna musulmana  (al-Andalus) uno dei mercati di passaggio per gli schiavi (specialmente le belle  andaluse) che andavano in acquisto presso l’Europa cristiana via  Lione?</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Intanto  n<span style="color: black;">ella cornice della morale cristiana medievale, la  schiavitù non era da sopprimere e non rientrava esattamente nel quadro delle  deliberazioni dei Concilii, intese al miglioramento delle condizioni materiali e  morali delle persone fisiche. La politica della Chiesa Cattolica mirò  soprattutto acché questi uomini e queste donne non aumentassero il numero degli  infedeli (vista la loro origine prevalente dalle steppe asiatiche già convertite  all’Islam) e degli eretici (visto che provenivano da un ambiente pagano o  ortodosso come il Grande Nord). Questa fu la posizione riflessa di Ottone I  quando avvertì il Doge Pietro IV Candiano che quel traffico di Venezia con gli  schiavi Slavi dal Mar Nero non gli piaceva affatto perché lo metteva in cattiva  luce con gli Slavi dell’Elba che stava “evangelizzando”. E’ da dire che i  Veneziani però non si attennero alla promessa, ma anzi, per risparmiare i lunghi  viaggi dal Mar Nero fino all’Adriatico, si misero a trafficare gli Slavi della  vicina Dalmazia dal fiume Neretva (gli schiavi narentini). Per di più, come nel  caso dei turchi delle steppe, si rafforzavano le armate militari dei regni  musulmani che premevano l’Impero da tutti i lati. </span></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>Dunque  intorno al X sec., maschi e femmine, erano destinati (e lo ripetiamo) più agli  usi domestici e soltanto in minor misura ai lavori agricoli, come era stato  sotto l’Impero Romano antico. Pertanto: numero limitato per l’impiego nei lavori  logoranti (sotto il sole nei lavori agricoli la pelle si abbronzava e le donne  non piacevano più!), lunghi percorsi dal punto di “produzione” ai mercati di  vendita e dunque preoccupazione che arrivassero a destino malati o esausti e  guadagni notevolissimi per i mercanti (ricordiamolo!) principalmente Rahdaniti e  Veneziani. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>Quanto  costavano all’ultima vendita, detratte le spese di mantenimento, viaggio e  gabelle pagate lungo gli itinerari? </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>Fatti  i debiti conti (molto approssimativi) al genitore-venditore andava un ben misero  compenso in natura rispetto a quanto metteva in tasca il mercante e tuttavia per  l’economia rurale del tempo, quell’arnese o quell’utensile ottenuto in cambio  del figlio era abbastanza vantaggioso da ripagargli l’allevamento e soprattutto  perché prometteva un futuro molto roseo al ragazzo partito per terre lontane che  a casa sua non avrebbe mai potuto avere a causa degli stenti derivati dalla sua  presenza. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>Vediamo  però i prezzi correnti. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>L’archeologo  F. Schlette, ci dà un prezzo generico per il X sec. in area carolingia: 300 g  d’argento che paragona a quello d’un cavallo che ne costava quasi altrettanto o  d’una vacca, 100 g, o d’una spada, 125 g. Un altro autore, lo storico americano  Y. Rotman, ci dà un prezzo (minimo) di 10 <em>nomismi</em> d’oro o due rotoli di  seta in area bizantina nel IX sec. Una schiava negra invece costava soltanto 4  nomismi, sempre a Costantinopoli! </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>I  prezzi dati sopra sono comunque somme molto alte rispetto al tenore di vita del  tempo della gente semplice (2 nomismi era il salario d’un intero anno di un uomo  libero al lavoro dipendente!) che viveva dove questi schiavi venivano comprati e  perciò solo un re o un signore di pari potenza economica poteva permettersi di  averne o di usarne. Come esempio, aggiungiamo che per un servizio sessuale con  una schiava di un altro padrone il prosseneta incassava dal cliente ben 36  nomismi per una notte!!</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>Gli  acquirenti registrati comunque sono fra i più notevoli: La corte musulmana di  Baghdad, Costantinopoli, il Papa di Roma, le corti carolingie, l’Egitto,  Palermo, l’Arcivescovato di Magonza, Ingelheim etc. etc.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>Ed  ecco che si presenta il problema di individuare quali erano gli itinerari  mercantili più frequentati che portavano gli schiavi slavi dal Nord russo al  Mediterraneo e come erano fra loro collegati e come evolsero, almeno fino al XIV  sec.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>Prima  di addentrarci in questo argomento diciamo subito che qui non lo esauriremo e  aggiungeremo che in questi traffici l’unica città russa nel X sec. che ci  guadagnò più delle altre fu Kiev con le gabelle (in natura ossia proprio  “pagando” qualche schiavo per mercante, di solito poi assegnato alla  <em>druzhina</em> del <em>knjaz</em>) e che la raccolta maggiore era nell’attuale  Bielorussia in cui Polozk e Druzk mantennero le vendite di schiavi più cospicue  fino al 1430! E proprio dalla Bielorussia i traffici di schiavi viaggiavano “via  terra” (in realtà viaggiavano lungo affluenti interni del Danubio) e poi  entravano nell’Impero Franco attraverso il posto di dogana di Raffelstetten in  Austria odierna (passando prima dalla franca Ratisbona, un’altra delle  “fabbriche d’eunuchi”) fino al XI sec. Una città slava che fiorì con questo  commercio era proprio all’uscita dell’itinerario che passava per Raffelstetten:  Praga (anch’essa centro di castrazione). Ce lo dice un visitatore ebreo andaluso  interessato a questi traffici, Ibrahim ben Jaqub, che passò da queste parti  intorno al 965 d.C.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>Val  la pena leggerlo in qualche rigo: “<em>Praga è la città più ricca per i traffici  … in questo paese. I Russi e gli Slavi portano qui le loro merci passando da  Cracovia. Anche i musulmani, gli ebrei (</em>rahdaniti<em>) e i turchi dal Bilad  al-Atrak portano le loro merci e i pezzi d’argento per trafficare. … (</em>Qui  comprano<em>) schiavi, stagno e vari tipi di pellicce</em> (pregiate)…”<span> </span></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>Tuttavia  la via preferenziale degli schiavi <em>saqaliba</em> fu il Dnepr e il Mar Nero.  Dalle Terre Russe del Nord via Chersoneso in Tauride si andava fino a  Costantinopoli. I traffici diretti in Spagna, per al-Andalus, invece usufruivano  dei trasporti via mare che collegavano (ce lo dicono le carte della famosa  Ghenizà del Cairo) velocemente le coste palestinesi o Alessandria d’Egitto con  Almeria sul Mediterraneo o con Siviglia al di là dello Stretto di Gibilterra.  Per queste ragioni le carovane dopo aver percorso il Volga non attraversavano il  Caucaso da Derbent, ma aggiravano il Mar Caspio lungo la riva orientale nel  territorio della Coresmia e poi scendevano verso Baghdad e di qui proseguivano  per il litorale mediterraneo. Il Mar Nero era escluso a causa dei nomadi delle  steppe ucraine e delle ostilità con Costantinopoli. Alla fine il Mar  Mediterraneo fu e si affermò come la strada più frequentata da questo traffico.  Infatti sappiamo che anche i rahdaniti risalivano il Rodano fino a Lione con i  loro carichi entrando dalla foce con le navi noleggiate…</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>La  concentrazione lungo le coste meridionali baltiche di tesoretti composti di  monete d’argento coniate nel Vicino Oriente musulmano ci dicono che gli schiavi  passavano anche per di qua, certamente insieme con altre merci altrettanto  costose e importanti. Andavano nelle corti del Regno Franco? Non ne abbiamo la  certezza, ma visto che i Vichinghi norvegesi trovavano mercato per i loro  prigionieri lungo il Mare del Nord, è possibile che anche gli schiavi slavi  prendessero le stesse vie visto che le monete coniate in Inghilterra  cominceranno ad aumentare nel Baltico intorno alla fine del X sec. Può anche  darsi che, dalle coste del Golfo di Biscaglia (allora praticamente disabitata e  quindi terra di nessuno), i carichi arrivassero di nuovo in terra musulmana di  Spagna. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>Una  domanda però è d’uopo a mo’ di conclusione: a chi e a che cosa serviva  circondarsi di tanti servitori?</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>Come  abbiamo visto i clienti-padroni erano tutti facoltosi e nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo" target="_self">Medioevo</a> ciò  significava avere potere sugli uomini per poter imporre il diritto di prelievo e  l’obbligo di produrre un <em>surplus </em>e questi ricchi, la loro famiglia e il loro  gruppo avevano la necessità di mostrare questo potere attraverso l’ostentazione  del prestigio e la legittimazione quotidiana attraverso l’ideologia religiosa  dominante. Dedicavano tutti i loro sforzi, ideologici e finanziari, a questo  scopo: lo spettacolo del potere. Ciò logicamente implicava l’allestimento di  continui eventi che richiamassero la gente soggetta ad applaudire e ad approvare  (processioni, mercati, sagre, compleanni del signore e simili liturgie) in cui  occorreva non solo materiale e oggetti preziosi, ma anche tantissimo tempo  perché le cerimonie e la preparazione alle stesse lo richiedevano. Per questi  motivi una numerosa servitù era importante per fornire il tempo libero  occorrente e ciò era tanto più vero quanto più l’esercizio del potere era  concentrato nelle mani di re e reucci, di nobili e signori della Chiesa. </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>Nel  mondo musulmano gli spettacoli del potere erano alquanto meno imponenti e, se  possiamo esprimerci così, più popolari poiché la società voluta da Maometto non  ammetteva capi o imperatori, ma solo difensori della fede e grandi credenti.  Questa differenza è qualitativamente incisiva per distinguere la visione del  mondo da quella del Cristianesimo. Nell’Islam sia il ricco notabile sia il  califfo o l’emiro dedicavano tutto questo tempo libero… alla cultura! E non solo  impegnandosi personalmente, ma anche attraverso elargizioni e fondi. Quel  mecenatismo che<span> </span>veniva dai vertici era  una specie di <em>zakat</em> (elemosina obbligatoria rituale) verso quelle menti  inclini alla ricerca scientifica, ma prive dei mezzi necessari! La ricchezza  infatti era un’elargizione divina e veniva affidata a pochi uomini non perché ne  disponessero a proprio piacimento, ma per aiutare i più deboli e per spingere  nei modi permessi al progresso comune! E qui i nomi di emiri o califfi colti e  di uomini indigenti forniti di mezzi dal califfo o, pensate, dai ricchi mercanti  per impegnarsi nella scienza pratica sono una lista  lunghissima…</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>Tutto  al contrario del mondo “cristiano” che invece amava la pompa e le discussioni  vuote sui temi più astrusi vietando alle menti più libere di indagare la  natura.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia; color: black;"><span>Malgrado  ciò, non ci interessa tanto sottolineare che in quel periodo il mondo islamico  fosse più avanti nel progresso materiale e spirituale, quanto invece il  risultato generale ove tutta l’Europa progredì e una delle cause scatenanti  (lasciamo al lettore giudicarne il peso e l’importanza) di questo progresso fu  proprio l’aumentare del tempo libero per l’<em>élite</em>… in conseguenza dei servigi  resi dagli schiavi!</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-771" title="slavi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/slavi.bmp" alt="Mappa delle migrazioni degli slavi" /></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 8pt; font-family: Georgia;"><span>Le  vie degli schiavi slavi secondo W. Durant (a nostro avviso va corretta la via  verso Baghdad che non attraversava il Caspio, ma lo aggirava sulla costa est  (Choresmia) e KUZARI è da leggersi in forma italiana CAZARI (nota di  ACM).</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Georgia;">Bibliografia  essenziale:</span></span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>D.  Abramov – <em>Tysjaceletie vokrug Cernogo Morja</em>, Moskva 2007</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>V. I.  Sergeevic’ – <em>Drevnosti Russkogo Prava</em> (repr.), Moskva 2006</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>D.  Quirini-Popławska – <em>Niewolnictwo i niewolnicy w Europie od starożytnosci po  csasy nowożytne</em>, Kraków 1998</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>Y.  Rotman – <em>Les Esclaves et l’esclavage, de la Méditerranée antique … VI – XI  siècles</em>, Paris 2004</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>M.  Lombard – <em>L’Islam dans sa première grandeur</em>, Paris 1971</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>I, J.  Frojanov – <em>Rabstvo i Dannicestvo</em>, Sankt-Peterburg 1996</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>V.  Dolgov – <em>Byt i Nravy Drevnei Rusi</em>, Moskva 2007</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>O.  R. Constable – <em>Trade and Traders in Muslim Spain</em>, Cambridge  1994</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>C.  Goehrke &#8211; <em>Russischer Alltag. Die Vormoderne</em>, Zürich 2003</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>J.  Attali – <em>Les Juifs, le Monde et l’Argent, histoire économique du peuple juif</em>,  Paris 2002</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>R.  Lopez &amp; I. Raymond – <em>Medieval Trade in the Mediterranean World</em>, New York  2001</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Georgia;"><span>L.  Capezzone – <em>La trasmissione del sapere nell’Islam Medievale</em>, Roma  1998.</span></span></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-secoli-degli-schiavi-slavi.html' addthis:title='I secoli degli schiavi slavi ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/i-secoli-degli-schiavi-slavi.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Civiltà medievale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Medioevo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[schiavi]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[schiavismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[schiavitù]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[slavi]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>I Variaghi</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/variaghi.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/variaghi.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Marturano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini del medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[Baltico]]></category>
		<category><![CDATA[cronache russe]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[slavi]]></category>
		<category><![CDATA[Variaghi]]></category>
		<category><![CDATA[Vichinghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.oliodirialto.com/?p=694</guid>
		<description><![CDATA[Saggio sui Variaghi e la storia delle loro imprese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/variaghi.html' addthis:title='I Variaghi '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Un’organizzazione di tipo mafioso<br />
apparsa in Terra Russa nel primo Medioevo</em></p>
<p style="text-align: justify;">Quando si parla di Variaghi di solito si pensa, quasi naturalmente, al Mar Baltico e alla Russia ed è sicuramente giusto immaginare queste persone vissute secoli fa come gente alla ricerca di un loro modo di vita proprio nella zona del Grande Nord (che a noi sta a cuore più di altre per i nostri studi) e cioè nella grande Pianura Russa. Tuttavia erroneamente li si associa con i Vichinghi e di qui si arriva a identificarli con i Rus’. Si continua infatti a leggere su Internet (ma anche su libri scritti da storici professionisti) etichette e didascalie dove i Variaghi sono descritti come Vichinghi dell’Est e simili. Non è solo questione di termini non pertinenti, ma ciò denuncia tutta una serie di atteggiamenti culturali creati e fissati da una filmografia dello spettacolare di tanti anni fa nei confronti di questi avventurieri al fine di omologarli agli schemi più popolari dell’eroe vittorioso nordico, imbattibile e senza regole, alla Kirk Douglas per intenderci. Tutto questo però non ha un gran fondamento storico.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel che pare questi scandinavi, se venivano dalle coste norvegesi, portavano con sé un certo tipo di spirito di avventura, mentre se venivano da quelle svedesi partivano forse con un molto minor impeto. A nostro avviso, i norvegesi partivano davvero verso l’ignoto quando si avventuravano nel Mar del Nord in cui un viaggio verso le coste più vicine in realtà comportava una navigazione &#8211; minimo &#8211; di una giornata intera con correnti contrarie e tempeste frequenti. Al contrario, gli svedesi si muovevano in mare interno, relativamente calmo e con brevi distanze da costa a costa. Nella discussione che qui segue cercheremo di chiarire proprio questi punti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8884024560"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/lospazioletterariodelmedioevo1.bmp" border="0" alt="Autori Vari, Lo spazio letterario del Medioevo. Le culture circostanti. Vol. 1: La cultura bizantina" width="95" height="134" align="right" /></a> Prima di tutto prendiamo una carta della Scandinavia fisica e mettiamocela sotto gli occhi. Se teniamo presente che nei tempi passati essa era considerata un’isola circondata dal Mare Oceano (cioè la si vedeva situata ai Limiti del Mondo, secondo le concezioni degli antichi geografi) possiamo subito accorgerci che per quanto riguarda i norvegesi, data una ragione per lasciare le proprie terre e cercarne delle altre lontane, recarsi nelle Terre Russe avrebbe significato dover fare tutto un giro vizioso intorno alle loro coste piene di fiordi fino a Capo Nord per poi virare verso sudest. Un’impresa certamente “spaventosa” perché condotta con le navi lungo le correnti dell’Oceano (Atlantico, come lo chiamiamo noi oggi sapendo che non finisce nell’orizzonte) popolato di mostri e che versava le sue acque attraverso vortici mortali (il Mælstrom, ad es., se ricordate <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/edgar-allan-poe" target="_blank">Edgar Allan Poe</a></span>) nell’abisso!</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo dalle saghe islandesi che malgrado questi estremi pericoli ci fu chi riuscì, forse casualmente, ad aggirare il Capo Nord ed entrare nell’odierno Mar Bianco. Vagando sperduti nella taigà costoro capitarono presso un tempio dei Finni che lì abitavano e lo saccheggiarono delle pellicce e delle altre cose preziose lì custodite, ma fu una di quelle imprese isolate che non furono più reiterate! A parte atti isolati comunque che rimanevano nelle favole, un’alternativa per “norvegesi” intraprendenti che volevano evitare l’Oceano avrebbe potuto essere quella di passare le montagne che dividono le coste svedesi da quelle norvegesi (le cosiddette Alpi Scandinave) e portarsi sulle coste baltiche. In questo caso però ci sarebbero state delle difficoltà ancora maggiori perché si entrava in terre non proprie e dove gli intrusi sarebbero stati trattati da nemici! A questo punto si può soltanto dire che, se non vogliamo far diventare i Vichinghi del passato degli eroi onnipresenti a tutti i costi, già dovremmo rinunciare ad immaginarli a spasso nel Baltico! Dalla carta aperta davanti a noi invece l’impresa di esplorare il Baltico (già lo si può immaginare) era più facile e più semplice per gli svedesi…</p>
<p style="text-align: justify;">Detto questo però, dobbiamo chiederci: Che cosa poteva spingere questi Variaghi (li chiamo così da subito) a migrare proprio ora, a lasciare le coste di casa propria per andare in terra straniera nel VIII-IX sec. d.C.? Così impostata la questione però in realtà è falsa, se non si corregge una questione di fondo: non bisogna assolutamente pensare a migrazioni di interi popoli come già quelle nei secoli anteriori dei Germani diretti a sud del continente verso l’Impero Romano alla ricerca di nuove occasioni da sfruttare! Non c’è prova infatti, dopo la vera e massiccia migrazione dei Goti partiti dalle stesse lande nel II sec. d.C., di spostamenti esodali nelle epoche successive! Il clima freddo infatti che aveva complicato e ridotto i frutti della terra spingendo i Goti fuori casa ora si andava riscaldando.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880448061" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/quellanticafestacrudele.bmp" border="0" alt="Franco Cardini, Quell'antica festa crudele. Guerra e cultura della guerra dal Medioevo alla Rivoluzione francese" width="95" height="143" align="left" /></a> E diciamo qualcosa a proposito dei Goti. Il loro storico è Jordanes o Jornandes, vescovo di Crotone (531 d.C.), che raccolse le tradizioni orali (che allora si conservavano molto bene nei ricordi degli anziani) nella sua famosa opera <em>Gesta dei Goti</em>. Qui si trovano non solo gli itinerari seguiti da questi svedesi, l’accenno alle necessità che li spingevano a lasciare la terra avita, ma anche i nomi delle genti del Grande Nord con le quali vennero a contatto durante il loro peregrinare, accompagnati talvolta da descrizioni anche puntuali sui costumi e sulle lingue. Sono notizie di questa regione che appaiono la prima volta nella storia europea e ci aiutano a capire molte cose del Nord Europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Siccome è utile riferirsi a quest’opera, ne riportiamo qui di seguito qualche rigo a conferma di quanto detto prima:</p>
<p style="text-align: justify;">“Nel Nord nei flutti salati del Mare Oceano c’è una grande isola: la Scandinavia. Ha la forma di una foglia di albero di limone con i lati frastagliati, distesa per il lungo e chiusa in se stessa. Pomponio Mela informa che essa si trova sul Kattegat dove infatti il Mar Oceano arriva con le sue onde. La parte anteriore (orientale) è proprio davanti alla foce della Vistola che nasce nei Monti della Sarmazia e arrivato in vista della Scandinavia si divide in tre rami e si versa nell’Oceano (qui c’è una qualche confusione con il fiume Elba) dividendo la Germania dalla Scizia. L’isola scandinava ad Oriente ha un grande lago (è il Malaren) …. e in Occidente è bagnata da un mare immenso che la tocca fin nel nord e non è navigabile…”.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggendo oltre in questa opera preziosissima ecco che apprendiamo come un fosco mattino nella Terra dei Goti si raccogliessero a concione le famiglie dei maggiorenti per discutere di una situazione che ormai stava diventando invivibile. La comunità si era talmente accresciuta che la precarietà della locale agricoltura e delle altre risorse di cibo disponibili non permetteva più di nutrire a sufficienza tutti. Si decise allora di dividere il popolo in tre gruppi e poi di tirare a sorte per decidere quale di questi avrebbe lasciato la patria per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1852851430/centrostudilarun" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/1852851430.bmp" border="0" alt="Brian Murdoch, The Germanic Hero: Politics and Pragmatism in Early Medieval Poetry" hspace="3" vspace="3" width="89" height="140" align="right" /></a> Nel 150 d.C. il gruppo scelto dalla sorte dunque lascia le coste svedesi più o meno dalle parti dove si trova oggi Stoccolma e si dirige verso sudest. La geografia che illustra la penetrazione dei Goti attraverso terre oggi polacche è abbastanza chiara. Il primo fiume che incontrano sul continente è la Vistola che viene percorsa contro corrente. Ad ogni buon conto, senza andare oltre, la spedizione ebbe successo e il nome dei Goti si sparse per tutta l’Europa insieme con la fama di quell’impresa. Questa fama fu tale che ritornò nel nord fissandosi nelle tradizioni locali come la realizzazione di un grande sogno. E’ quasi sicuro che da essa nacque quel desiderio di volgersi a sud dove c’è la vera ricchezza (nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> intesa come abbondanza di cibo soprattutto), dove il calore del sole ti avvolge per tutto l’anno e dove ci sono città bellissime etc. etc. Non solo! La validità dell’itinerario scelto era confermata per chi ne avesse voglia nei secoli seguenti di percorrerlo ancora. Secondo noi, se per i Goti di Ermanarico (fu costui il capo della spedizione) la meta ultima era Roma in Italia, in seguito, dopo la devastazione vandala, la meta preferita diventò <em>Roma Nova</em> o <em>Secunda</em> ossia Costantinopoli. Questa mitica città che le genti del nord chiamavano semplicemente la Città Grande (<em>Mikla Gårdhr</em>) riconoscendola (come tutti i contemporanei d’altronde) come la più grande città del mondo, rimase invitta e accessibile almeno fino al XIII sec.</p>
<p style="text-align: justify;">Per i nostri Variaghi, sebbene le condizioni incontrate nell’ambiente attraversato dai loro antenati fossero molto cambiate nel VIII-IX sec. d. C., le sollecitazioni che li spingono verso le coste baltiche meridionali e orientali sono più o meno le solite, ma diverse nella sostanza da quelle che muovono invece i loro congeneri norvegesi verso Scozia etc. Sappiamo bene che è difficile distinguere i Norvegesi dagli Svedesi in base a costumi e lingua ancora oggi, ma siccome il nome di Vichinghi o, rispettivamente, di Variaghi è stato loro attribuito da altri (non scandinavi), pensiamo che sia importante distinguere bene i due epiteti per poter ricostruire le rispettive differenti prospettive. Né dobbiamo dimenticare che in quest’epoca (e fino al XII sec.) la Scandinavia non era unita sotto un unico signore, ma era ancora una congerie di signorie gelosissime dei propri territori.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842492191" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mitiepersonaggimedioevo.bmp" border="0" alt="Willem P. Gerritsen, Anthony G. Van Melle, Miti e personaggi del Medioevo. Dizionario di storia, letteratura, arte, musica e cinema" width="95" height="144" align="left" /></a> Il danese J. Brønsted mette Norvegesi e Svedesi in un unico fascio e, secondo noi, sbaglia. Addirittura esagera nel voler dimostrare che la misteriosa città di Volin sull’Oder fosse anch’essa “vichinga”. Alla stessa stregua bisognerebbe allora dirlo di Björkö… in Svezia o no? Insomma, a nostro avviso, questa è un’idealizzazione della realtà in cui, visto che i Vichinghi conquistarono la lontana Islanda e che, come sembra, si spingessero fino alle coste del Canada, perché non attribuire a questi eroici navigatori anche la scoperta e la colonizzazione delle coste balto-russe per completare il quadro trionfante? Addirittura nella <em>Thidrekssaga</em> (XIII sec.) si accenna ad una Grande Svezia da un estremo all’altro del Baltico comprendendo la Russia in un immaginario grande regno.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ anche vero che in Norvegia arrivavano più frequentemente informazioni sugli insediamenti cristiani dei monaci cristiani irlandesi, visto che furono questi a colonizzare per primi le coste della lontana Islanda facendo tappa lungo le coste e nei fiordi. Essi narravano delle loro abbazie, dei loro conventi organizzati con i villaggi annessi lungo le coste francesi e inglesi e sulle isole ancor più a occidente. <em>Hibernia</em> è una di quelle da dove essi stessi provengono ed è situata in mezzo “all’innavigabile” mare Oceano che solo un santo monaco come san Brandano poteva attraversare. Con questi racconti e con i loro libri i monaci tentavano naturalmente allo stesso tempo di evangelizzare questi popoli pagani! E invece il loro raccontare attirò di certo l’attenzione e l’avidità di qualcuno e provocò le malaugurate imprese vichinghe su quelle abbazie e su quei villaggi indifesi… con base di partenza proprio da questa parte norvegese della Scandinavia. In Svezia invece sono i mercanti a portare la notizia dell’esistenza di un’altra Roma nel sud situata più ad oriente e delle capitali musulmane altrettanto magnifiche e ciò, secondo noi, risulterà molto allettante quando gli Svedesi capiscono di essere più vicini di altri geograficamente a queste città ricchissime purché riescano ad individuare le strade più corte per giungervi. Qui nel Nord giungerà persino l’informazione che ci siano le possibilità di essere ingaggiati a far da scorta armata a convogli commerciali oppure a diventare guardie a re ed imperatori o ancora a far da truppa speciale nelle spedizioni guerresche dell’Impero Romano… molto ben pagati! Questo è quello che è documentato!</p>
<p style="text-align: justify;">Dove trovare un mondo migliore per vivere invece di restare a penare in questo duro e precario nord? Come un qualsiasi avventuriero disperato deciso a dare una svolta alla sua vita, il futuro Variago intraprendente cerca perciò una vita più agiata e, siccome l’unica cosa che sa far meglio è la lotta armata (anche per ragioni di dimensioni corporee e visto che il migrante è sempre un giovane in ottima salute e ben in forze). Attenzione però, non la guerra come la intendiamo oggi, ma l’arte di combattere nel corpo a corpo. Sarà uno di questi arditi a mettere insieme un giorno un gruppo di intenzionati come lui a partire! Seleziona i suoi compagni, si procura i finanziatori, acquista le armi (le migliori spade sono le lame importate dal Regno Franco, dove a quei tempi c’erano fior di maestri nella lavorazione dell’acciaio), costruisce la sua nave e, giunta la buona stagione, si va per il mare alla ricerca delle vie che portino a sud.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8837025580" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/medioevoimmagineracconto.bmp" border="0" alt="Medioevo: immagine e racconto. Atti del Convegno internazionale di studi, Parma, 27-30 settembre 2000" width="95" height="134" align="right" /></a> Se osserviamo bene il Mar Baltico esso è un mare interno pochissimo esteso in confronto al Mediterraneo. E’ pienissimo di isole, quasi come l’Egeo e dunque facile da attraversare cabotando da un’isola all’altra… persino a nuoto! Muoversi da una costa all’altra è molto agevole e non c’è neppur bisogno di navi attrezzate per le tempeste “oceaniche” del Mare del Nord o per le lunghe traversate. Le famose enormi e impressionanti navi “vichinghe”, i <em>knoerrar</em> o i <em>drakkar</em> trionfali, qui sono superflue ed è inutile credere a quei documentari o a quelle storie di Vichinghi che viaggiano in queste acque su queste pittoresche navi! Un qualsiasi svedese alla ricerca di avventure non aveva difficoltà ad approdare sulle coste di fronte a lui, come fanno ancora oggi i suoi epigoni con le popolarissime barche a vela, senza dover necessariamente essere attrezzato con certi mezzi marittimi costosi… Ribadiamo che le grandi navi ritrovate dagli archeologi danesi e svedesi e ricostruite in vari musei, erano più necessarie sull’Oceano che non nel Baltico e, figuriamoci poi, lungo i fiumi russi! Lasciamo dunque i norvegesi nel loro Mare del Nord… a fare i Vichinghi e spostiamoci in Svezia sud-orientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad esempio qui, partendo dall’Uppland dove oggi c’è Uppsala o da Sigtuna, a poche miglia c’è subito la grande isola di Gotland. Poco oltre, verso nordest, s’incontra già la costa della Curlandia e le isole che chiudono il Golfo di Riga e ancora dopo, qualche miglio più avanti, si entra nell’odierno Golfo di Finlandia per giungere così alle isolette che sbarrano oggi ancora il porto della moderna San Pietroburgo. Questo è il Baltico e questi sono i suoi navigatori medievali: i detti Variaghi! Non sono soltanto grossi gruppi organizzati in viaggio, ma anche qualche navigatore solitario. Anzi! Questi ultimi, se avevano fortuna, si stabilivano nei dintorni dell’approdo più favorevole e si rifacevano una vita sposando una figlia delle genti locali e la loro vita si concludeva felicemente. Di tanto in tanto sarebbero anche tornati in patria dai loro vecchi, proprio in vista del facile viaggio di andata e ritorno e, allo stesso tempo, avrebbero raccontato nel giro di amicizie delle esperienze fatte in quelle terre straniere che ora erano la nuova patria. Anche questo è documentato nelle saghe scandinave…</p>
<p style="text-align: justify;">Se riusciamo ad avere in mente questo scenario medievale e la sua epoca ecco che il quadro dei Variaghi nel Baltico diventa più realistico, rispetto alle fantasiose ricostruzioni di autori poco informati. Pensiamo a questo punto che sia chiaro che l’attività sanguinaria (secondo il nostro modo di vedere moderno) e la necessità di scorrerie lampo come quelle intraprese dai Vichinghi non possono essere ribaltate, <em>sic et simpliciter</em>, sui Variaghi!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788888730134" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cavalierielituani.bmp" border="0" alt="Aldo C. Marturano, Storie di cavalieri e di lituani" width="80" height="112" align="left" /></a> Un altro punto serve evidenziare e sottolineare ancora una volta per non deviare il nostro lettore lungo sentieri errati: non è mai esistito un “popolo variago” alla ricerca di una terra dove fondare una nazione variaga nuova e perciò neppure la ricerca di un focolaio d’origine dei Variaghi in un esatto punto della costa svedese ha ragion d’essere. A noi consta che i Variaghi costituiscano delle bande armate organizzate per imprese di saccheggio. L’impresa deve fruttare tanta ricchezza da poter tornare in patria a riprendersi un posto sociale nella comunità migliore di quello che hanno lasciato. Forse sono gente emarginata o messa fuori legge o comunque che non ha altra possibilità che darsi all’avventura in mare. Questi viaggi, ricordiamolo, nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> erano pari alla morte! Si sapeva quando si partiva, ma si ignorava se si sarebbe mai tornati e, se è vera l’ipotesi che costoro fossero degli emarginati, con quel viaggio scomparivano per sempre socialmente. Se non lo sono ancora, diventano insomma dei corsari, dei predoni armati che si presentano nella veste di mercanti, più o meno “pacifici”, e infine, oseremmo dire, li possiamo vedere come i precursori sia della “legale” dell’Hansa germanica sia degli “illegali” <em>Vitalienbrüder</em> di qualche secolo dopo che batteranno le loro stesse rotte! Ciò non contraddice il fatto che altri loro congeneri (di certo non esclusi i danesi e i frisoni, tanto per non far torto a Saxo Grammaticus) si possano trovare invece già integrati nelle realtà straniere della costa baltica meridionale, come abbiamo detto, perché da un’analisi linguistica del termine Variaghi si evidenzia che esso si riferisse solitamente agli armati che andavano verso il Baltico orientale più remoto e non a quelli che s’insediavano sulle coste o vivevano ospiti in qualche città delle Terre Russe “pacificamente” o in altre Terre Slave del Baltico. Il termine Variago infatti appare intorno all’XI sec. presso i cronografi greci ed è attribuito genericamente a gruppi armati di gente del nord e perciò, secondo la mia lettura, le Cronache Russe errano (sono state scritte alcuni secoli dopo questi avvenimenti!), nell’elencare i Variaghi fra i “popoli” del Baltico, a meno che non si leggano come una delle classificazioni dei popoli secondo la <em>Bibbia</em> (la famosa dispersione per il mondo dopo la Torre di Babele) in cui un “apolide” come uno svedese fuggiasco o pellegrino è inconcepibile. Per di più ci pare di poter distinguere nella nomenclatura fissatasi due tipi di svedesi: i Variaghi e i Kolbjaghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Kolbjag è anch’esso un termine che compare tardi (XI sec. in Michele Attaliate, bizantino, e XVI sec. accettato nelle Cronache Russe) per un portapacchi, un trasportatore, un traghettatore o in realtà una specie di postino o guida che sa dove andare, se gli affidate qualcosa da consegnare ad un determinato destinatario, ma&#8230; straniero e svedese della zona di Polozk e di Pskov! Il termine ha un’etimologia norrena (la lingua degli scandinavi in cui sono scritte le saghe islandesi e antenata del moderno svedese e delle due lingue norvegesi ancora in uso) nella parola <em>kylfingr</em> che indica uno che usa la pertica o il bastone (per appoggiarsi, per indicare o come pegola), dunque più pittorescamente uno sperticatore (più avanti capiremo il perché della mia interpretazione)! Un Kolbjag è molto importante per chi voglia viaggiare lungo i numerosi corsi d’acqua della Pianura Russa. Infatti chi naviga contro corrente, se non conosce la strada per giungere al luogo prefissato, corre il rischio ad una confluenza di perdersi nella corrente sbagliata! Da Costantino Porfirogenito sappiamo che addirittura lungo i grandi fiumi russi (e moltissimi lo sono, avendo percorsi lunghi centinaia di km) sono da evitare le rapide (così come le secche)! Una guida che conosca bene l’itinerario, man mano che ci si addentra nel folto, è quindi importantissima. Non solo deve conoscere il luogo, ma saper anche parlare le lingue dei nativi che si incontrano per accordarsi con loro, per avere informazioni aggiornate giacché le correnti possono aver cambiato alveo etc. Insomma in altre parole deve essere uno che vive nella zona e che si presenta come persona affidabile in terra straniera. Dagli storici contemporanei sappiamo (ma si fa così ancor oggi in tutto il mondo) che il costume dei locali, una volta sorpresi e fattisi abbordare da chi viaggia nelle loro terre, é di dare informazioni sbagliate agli stranieri troppo curiosi (si aspettavano sempre guai dagli intrusi) proprio per sviarli e tenerli lontani dai propri villaggi nascosti nel fitto della foresta. Ecco dunque che dobbiamo immaginare il Kolbjag mettersi a capo (ben pagato!) della carovana di barche per guidarle lungo un percorso scelto, con la sicurezza delle proprie conoscenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo allora come si organizzano i Variaghi all’inizio dell’avventura.</p>
<p style="text-align: justify;">La parola <em>Varjag</em> ci dà il primo indizio! Anch’essa ha un etimo norreno ossia nella parola <em>varing/væring</em> e significa colui che ha fatto un patto oppure colui che ha un ingaggio e, ripetiamo, anche questa parola è più tarda rispetto alle origini della storia russa. I Variaghi sono dei giovani scapoli presi a contratto a tempo determinato! A capo del gruppo c’è uno che comanda e organizza, che sa dove andare e che cosa fare, che ha raccolto notizie e informazioni su un certo luogo dove si trova un certo bottino. Ci si impadronirà di quella ricchezza e, il capo assicura, farà tornare tutti ricchi a casa. Altri particolari sull’intrapresa? Nessuno! I dettagli non vengono mai svelati, naturalmente!</p>
<p style="text-align: justify;">Quali sono i requisiti per la scelta dei partecipanti? Li abbiamo già delineati prima: Innanzitutto bisogna essere ben prestanti, saper maneggiare le armi e cioè spada e ascia di guerra e saper ingegnarsi a lavorare legno e ferro quando occorra, cucinare e cucire vele etc. perché qui si fa tutto da sé, senza alcun aiuto esterno. Se ci sarà da battersi tuttavia, ci si batterà fino alla morte. Per essere ingaggiati occorre però prestare giuramento e accettare la vara ossia i termini del contratto nelle mani del capo-spedizione. A questo scopo prima di partire ci sarà una grande cerimonia conviviale in cui si preparerà il cibo e lo si mangerà tutti insieme. Soltanto in questo modo il patto sarà sancito e chiuso con una solenne bevuta come è costume qui nel nord! A proposito! Nel gruppo non sono ammesse donne, salvo talvolta quella del capo…</p>
<p style="text-align: justify;">Aggiungiamo che non sappiamo se i Variaghi ricorressero anche loro al <em>berserkr</em> nel modo di combattere, come facevano i loro congeneri Vichinghi ubriacandosi, ma sappiamo invece che erano certamente buoni bevitori e pronti a tirar fuori le armi per farsi giustizia da sé alla prima offesa ritenuta lesiva. Le navi che armano, è stato già detto, non sono grandi ed ogni equipaggio non supera la quarantina di persone (anche questo lo sappiamo dalle Cronache) ed ha vela e remi. Probabilmente hanno prora doppia come il <em>knoerr</em> vichingo in modo da non doverle manovrare troppo laboriosamente quando si inverte il senso di navigazione dopo un approdo. Addirittura sono convinto che, dopo la traversata via mare e prima di addentrarsi nelle correnti fluviali, le si lasciasse a secco in un posto sicuro proprio perché le imbarcazioni più adeguate erano quelle che usavano gli Slavi o i Finni (gli <em>strugy</em> o i <em>paromy</em>?) e dunque bisognava rivolgersi a loro per averne o farsene fabbricare una simile.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando il tempo è arrivato, non appena il mare è libero dai ghiacci, si può salpare! Nel IX sec. la situazione “politica” delle coste baltiche ad est dell’arcipelago danese dipendeva ancora dalle “voglie” dei Vendi (in questo etnonimo sono conglobati tutti gli slavi presenti nel bacino dell’Elba e della Vistola) che si erano attestati a nord lungo la costa da Lubecca fino alla Curlandia dopo lo spazio lasciato dalle grandi migrazioni germaniche verso sud (<em>Völkerwanderungen</em>). I Vendi avevano un santuario nazionale ad Arkona nell’isola di Rügen e difendevano le loro terre dagli intrusi con le armi e le imboscate fino al XII-XIII sec.! Arenarsi sulle loro spiagge era perciò molto pericoloso perché si correva il rischio, mentre si facevano i tentativi di rimettere la propria barca in mare, di essere improvvisamente circondati (i Vendi erano solitamente in agguato fra gli alberi fitti presenti già a venti-trenta metri dal bagnasciuga!), spogliati letteralmente di tutto, fatti prigionieri e venduti schiavi nel sud! Anzi! A parte l’affidabilità storica di Saxo Grammaticus, questo ecclesiastico danese del XII sec. d. C. ci riferisce che una spedizione approdata sulle coste baltiche meridionali fu impedita a proseguire perché i Vendi avevano sparso il terreno con dei chiodi a quattro punte (tetraedrici) che non facevano camminare, se non si avevano delle spesse scarpe di legno! Dunque le coste dove ci sono i Vendi non sono ospitali e senza sostare si proseguirà oltre verso est.</p>
<p style="text-align: justify;">Se una banda si può affidare ad una guida esperta che è già a bordo, magari si passa fra le isole (oggi) estoni (Saaremaa e Hiumaa, soprattutto) che chiudono a nord nel cosiddetto Stretto di Irbes l’enorme “lago di mare” che è il Golfo di Riga, e costeggiando verso sud si giunge facilmente alla foce della Dvinà (chiamata dai lettoni Daugava). Anche qui però ci sono i Vendi (Ventspils sullo stretto, significa in lettone proprio Città dei Vendi!) ed è meglio evitarli, tenendo quelle isole a tribordo. Così facendo si giunge alla foce della Narva (fiume non lontano da Tallinn) che non è molto bene in vista dal mare, ma che è l’unico accesso verso il grande lago Peipus (o, come lo chiamano i russi “dei Ciudi” e “di Pskov”) giù fino a Pskov (anticamente Pleskov). Neanche questa però risulta una rotta molto battuta…</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque si continua e si entra nel moderno Golfo di Finlandia fino alla foce della Nevà! Questo golfo è parte dell’estuario molto largo di quel fiume e la corrente non è molto forte poiché il dislivello fra il lago Nevo (oggi Ladoga) dal quale la Nevà scaturisce e il Mar Baltico è di ca. 5 m distribuito lungo una settantina di km! Si naviga perciò agevolmente persino contro corrente. Mantenendosi più o meno al centro (la Nevà è quasi rettilinea e i suoi pochi affluenti sono facilmente distinguibili dalla presenza di fitti canneti) si evitano facilmente pericoli o agguati, sebbene non si sia vista un’anima viva finora! La densità abitativa nella cosiddetta Ingria (Ingermannsland in norreno e Izhora in russo, è il nome della zona dove oggi si trova la provincia di San Pietroburgo) ancor oggi è bassissima.</p>
<p style="text-align: justify;">A vista della costa si entra nel lago Ladoga, si arriva ad una specie di penisola abbastanza elevata e si è davanti alla foce del fiume Volhov. Perché ci si ferma qui? Evidentemente perché soltanto dopo aver doppiato questa penisola si sono scorti i fili di fumo che salgono dalle case del villaggio su palafitte sulla riva destra del fiume (noi, con i Variaghi, siamo arrivati sulla riva sinistra) dei Finni locali. Non fidandosi di approdare, i Variaghi avranno fatto sosta dove oggi si trova Ladoga, una base logistica ancora abitata sulle rovine della vecchia stazione variaga. Qui si trova una fortezza costruita in mattoni nel XVI sec. e porta il nome di Ladoga la Vecchia (Stàraja Làdoga). Le tracce della postazione antica sono più tarde di quelle del villaggio finnico che si trova di fronte sull’altra riva e ciò ci conferma che i Finni erano presenti lì molto prima dell’arrivo degli Svedesi. Anzi! L’archeologia ci dice che i due gruppi etnici vivevano separatamente e che Ladoga, sebbene abitata solo stagionalmente e visto che non si sono trovate tracce indicanti un intenso consumo di alimentari né di una conflittualità permanente, era una postazione molto antica degli scandinavi persino anteriore all’arrivo, qui, degli Slavi. A questo punto occorre decidere il da farsi perché il tempo stringe e, se si deve proseguire per il sud, sarà meglio affrettarsi per organizzarsi adeguatamente, prima che il duro inverno ostacoli il cammino. Dobbiamo tener presente che le visite di queste bande rispettavano sempre delle date precise per non incappare nel ghiaccio invernale o nella fanghiglia primaverile nelle piste forestali e quindi se si partiva un certo giorno dalla costa svedese occorreva prevedere di tornare ad un cert’altro giorno per non rimanere bloccati dalla stagione sfavorevole. Possiamo pensare che più o meno il periodo rispettato era lo stesso del calendario marittimo dell’Hansa nel quale, dato che non ci sono stati notevolissimi mutamenti di clima fra il IX e il XV sec. d.C., si prevedeva la chiusura dei traffici fra Novgorod la Grande sul lago Ilmen’ e Lubecca a San Martino (11 novembre) lungo proprio quest’antica rotta variaga…</p>
<p style="text-align: justify;">Novgorod la Grande oggi non è molto lontana da San Pietroburgo e si trova (ad est) sulla sponda nord del lago Ilmen proprio all’uscita dalle acque di questo lago del fiume Volhov (che ne è l’unico emissario) e che, come abbiamo visto, scorre verso il Ladoga e vi sfocia dopo ca. 200 km. Qual è il legame fra la più antica repubblica europea e i nostri Variaghi?</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo le Cronache Russe i Variaghi apparvero nei dintorni dell’area dove sorge Novgorod intorno agli inizi del VIII-IX sec. d.C. e s’insediarono sulla cosiddetta Cittadella di Rjurik (Rjurìkovo Gorodìsc’ce) sulla sponda nord-est del Lago Ilmen da dove vengono fuori le acque del Volhov e alle loro prime apparizioni s’imposero come predoni e sfruttatori delle genti locali assoggettandole a tributo. Tenendo presente anche questo per il momento, proseguiamo il viaggio verso l’interno. La risalita del fiume si presenta abbastanza difficile perché la corrente ha alcune rapide e l’ultima è proprio poco prima della caduta nel lago Nevo. Il nome Ladoga (Aldeigja in norreno) deriva infatti proprio da questa situazione perché in finno-carelico con le parole <em>Alode Jogi</em> (di qui deriva Aldeigja) si indica il Fiume Basso. Abbiamo lasciato la barca con la quale siamo approdati e ci siamo procurati una barca di quelle che usano qui senza chiglia perché dovremo affrontare alcuni problemi di trasbordo ed è l’unico tipo d’imbarcazione agevole ad essere trascinata sul terreno. Con l’aiuto dei cavallini locali aliamo la barca sui rulli lungo la riva per superare le rapide oppure, dopo le rapide, con lunghe pertiche la teniamo al centro della corrente. Tutto questo si può fare soltanto accordandosi coi Finni locali (che le Cronache Russe chiamano genericamente Ciudi o talvolta Vesi). Non è perciò plausibile che i Variaghi ricorrano all’assalto o alla distruzione dei villaggi perché così agendo ricaverebbero bottino soltanto una volta, ma questo è già l’inizio di una filosofia della violenza che in queste circostanze i Variaghi saranno costretti un po’ alla volta ad abbandonare…</p>
<p style="text-align: justify;">Una cosa è da notare qui, ma ci spiega anche tante altre di cui parleremo più avanti: l’itinerario che stiamo percorrendo è, per così dire in termini moderni, sperimentale! Questa rotta infatti fu inaugurata proprio dai Variaghi! Abbiamo infatti accennato prima alle prove archeologiche relative ad un’antica presenza scandinava…</p>
<p style="text-align: justify;">Andare verso sud… ma per far che cosa?</p>
<p style="text-align: justify;">Le informazioni che i capi-spedizione hanno raccolto dicono che Costantinopoli o Baghdad sono lontane e per recarsi in quelle città occorre aver merce da scambiare e tutte le relazioni necessarie (accordi, mercanti riconosciuti etc.) per poter percorrere senza grandi intoppi l’itinerario abbastanza lungo e irto di punti daziari in mano a genti ostili. Questa prima tratta tuttavia passa in una landa veramente desolata. Gli informatori però hanno una sorpresa: risalendo il fiume si arriva al lago Ilmen’ (o Ilmer’) che è a due passi dalle sorgenti del Volga, del Dnepr e della Dvinà (occidentale)! Questa è già una buona notizia perché è un indizio sicuro che lungo questi fiumi si viaggia verso i mercati delle città ambite! I Finni hanno informato che qui vicino, sulle rive nord del lago, è un ottimo posto dove trovare roba perché qui si formano i convogli e dove arrivano anche gli Slavi e gli Ebrei per commerciare. Il luogo a cui si fa riferimento diventerà più tardi Novgorod che non esisteva ancora alle prime venute dei Variaghi visto che è ricordata nelle Cronache Russe come “città nuova” solo nell’XI sec.</p>
<p style="text-align: justify;">Vicino alla Cittadella di Rjurik lo spazio per il mercato e posto di scambio c’era di certo poiché troviamo sulla stessa riva una postazione slava posta su un’elevazione del terreno e più a nord non molto lontano una postazione finnica, abbastanza antiche. Il lato in questione è più o meno quello che oggi costituisce la cosiddetta Riva del Mercato di Novgorod odierna. Un po’ più a sudovest, oltre il Lago Ilmen’, più o meno con le stesse caratteristiche c’era Gnjòzdovo che poi fu abbandonata e spostata qualche chilometro più in là, nella moderna Smolensk prima del X sec. Che intendiamo però per postazione, mercato, posto di scambio?</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo dalle Cronache Russe e da altri autori che i Finni raccoglievano le pellicce pregiate con trappole apposite affinché la pelliccia non si rovinasse e dopo averle preparate ne facevano scambio con derrate alimentari di origine agricola dalle coltivazioni più meridionali degli Slavi con il famoso metodo del “commercio muto”. Il miele e la cera si raccoglieva invece nelle foreste più fitte dell’odierna costa Baltica e delle Paludi del Pripjat’. Per quanto riguarda poi gli schiavi, per i quali questa area diventò notissima in tutte le regioni musulmane, sappiamo poco in particolare sebbene possiamo immaginare che le famiglie che vivevano di limitate risorse naturali non esitavano a cedere i propri figli (bocche in più!) ai mediatori di schiavi in previsione di una vita migliore. Ebbene tutte queste “merci” (insieme con altre che qui tralasciamo) venivano ben impacchettate e stipate sulle imbarcazioni. I posti di passaggio da una corrente all’altra (<em>vòloki</em> e ne riparleremo più avanti) costituivano infatti un momento di riposo, di riorganizzazione prima di ripartire. Detto questo, quando la frequentazione variaga in queste zone si fece preoccupante per le società slave più organizzate come Kiev deve esser successo che, non appena saputo della “nuova via” aperta dai Variaghi lungo le direttive nord-sud, l’<em>élite</em> meridionale al potere mandasse immediatamente gruppi di slavi (gli Slaveni/Sloveni) per colonizzare massicciamente la zona e metterla sotto controllo (sec. X sec.)! Costoro si arrestano dapprima sulla riva meridionale del lago Ilmen dove oggi forse lo prova la presenza della cittadina che porta il nome di Rusa (oggi Stàraja Rusa), ma poi si affacciano sulle sponde settentrionali senza però proseguire fino al lago Ladoga.</p>
<p style="text-align: justify;">L’arresto sulla sponda meridionale del lago è spiegabile col motivo già individuato due secoli fa dallo storico S. Solovjòv e cioè che gli Slavi da contadini quali erano non si spinsero oltre perché il clima non favoriva le loro coltivazioni tradizionali. Forse per ragioni di sicurezza o a causa del regime molto variabile del lago che a volte invadeva i terreni sulle sponde per chilometri di qui si passò sulle sponde settentrionali e così, insieme con gli alleati baltici in via di slavizzazione ossia Krivici e Dregovici, addirittura elevarono sulla riva opposta alla Riva del Mercato un santuario al dio balto-slavo Peryn (Perun, dio conosciuto anche a Kiev). Finalmente in periodi successivi (ca. X sec.) l’archeologia ci disegna Novgorod cioè la nuova città (questo è il significato del toponimo) come l’insieme di tre centri abitati vicini fra loro: uno su un’altura, un altro oltre un piccolo affluente del Volhov e un altro ancora sulla riva opposta alla Riva del Mercato corrispondente alla tradizionale Riva di Santa Sofia. E’ proprio dai toponimi conservatisi che possiamo arguire che sull’altura abitavano gli Slavi, al di là del piccolo affluente i Finni e nel terzo, separato in seguito nettamente dal resto della città, vi abitavano i Variaghi.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire da questa situazione tutta nordica si offrono due possibilità alle diverse bande variaghe: offrirsi come scorta con ingaggio stagionale per i convogli che partono per il sud oppure rifornirsi di merci e dirigersi autonomamente sulla stessa rotta. Per quest’ultima ipotesi ancora una volta ciò significa o scambiare quello che si ha oppure depredare con la forza quello che non si ha! La seconda soluzione potrebbe essere applicata più facilmente visto che i Variaghi sono superiori militarmente, ma è anche senza sbocco perché poi bisognerà contattare gli intermediari che gestiscono i traffici e questi non si possono sottoporre ad azioni di forza, se si vogliono realizzare dei vantaggi. Si può anche rompere tutte le possibili barriere lungo le rotte, ma qui incontrerebbe l’opposizione delle altre bande variaghe o comunque dei popoli rivieraschi. Questa azione predatoria inoltre può riuscire una volta, ma non sarà più possibile una seconda perché tutto l’ambiente si ritorcerebbe ostilmente e addirittura verrebbe loro preclusa la via del ritorno! E’ escluso poi che si possa proseguire con intenzioni bellicose lungo i fiumi fino al prossimo punto daziario perché qui ci si troverebbero altri armati locali della Bulgaria del Volga e dei Cazari, molto più forti. Dunque si rinuncia a fare i pirati “alla vichinga”… Qui bisogna adeguarsi all’ambiente e presentarsi come vere e proprie “forze dell’ordine”, ma… a servizio dei capi locali! E chi sono i capi locali?</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle notizie che abbiamo, l’<em>élite</em> al potere a Kiev è formata da Slavi. Altri insediamenti slavi nel nord sono: Polozk, Turov, Pskov, Rusa etc. e diventeranno stabili soltanto intorno al X-XI sec. sotto Kiev. Non ci fermeremo qui sui prodotti apprezzatissimi nei mercati del sud, ma dobbiamo ammettere che ci si accorse subito del valore delle merci ottenibili qui e della possibilità che si offriva tramite gli Slavi con i loro agganci di organizzare dei traffici molto proficui! Certamente il traffico Nord-Sud da queste parti non era cosa nuova giacché già <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> ne parla a proposito dell’ambra e dell’avorio, quest’ultimo sia fossile dai mammut sotto il ghiaccio sia dai trichechi dell’Artico ottenuto sempre tramite i Finni (gli Aestii?).</p>
<p style="text-align: justify;">Rivediamo allora gli itinerari e la logicità della loro esistenza. Il primo in funzione per moltissimo tempo è quello lungo la Dvinà di Polozk. Gli Slavi di Polozk, i Krivici e i Polociani, erano attestati molto all’interno rispetto alla foce del fiume che sbocca dove oggi si trova Riga e ciò si spiega con motivi sia ecologici che di spazi disponibili per la coltivazione. Infatti le tribù slave in migrazione avevano dovuto fermarsi dove la zona era occupata da popoli a loro affini: i Baltoslavi (da cui poi scaturiranno Lituania e Lettonia). Non ci sono tracce clamorose di conflittualità nell’archeologia locale e quindi possiamo pensare che queste genti riuscissero a convivere e a mescolarsi senza litigare. La presenza di bande variaghe a Polozk è più antica di Novgorod, ma non sembra imposta con la forza benché la città dai reperti archeologici risulti spostata nel X sec. rispetto ad un centro originario anteriore andato a fuoco. Da Polozk si risale il fiume Dvinà fino all’altezza del lago di Lepel’. Dopo aver percorso un breve <em>volok</em> (spartiacque dove appunto le imbarcazioni venivano tirate a secco e trascinate da una corrente all’altra sui rulli, come abbiamo accennato prima), si entra a Borisov (dove c’era una famosa pietra morenica – valun – che indicava la strada) e si è già sulla Berezinà, affluente del Dnepr, non molto lontani da Kiev.</p>
<p style="text-align: justify;">L’altro itinerario lungo la Narva (o Néreva) segue il breve tratto di questo emissario del lago Peipus. Si entra nel lago attraversando il primo bacino, poi il secondo più piccolo e inframmezzato da isole ed infine si prosegue per il terzo chiamato più propriamente lago di Pskov. Di qui si entra sulla corrente del fiume Grande (Velikaja) e si risale fino ad un volok che separa quel fiume dalla Dvinà. Dalla zona di Novgorod invece si attraversava il lago Ilmen’ dirigendosi verso sudovest e si entrava in uno degli immissari, la Lovat’ e si risaliva fino a Holm. Qui c’è il volok che separa questa stazione da Toropez sulla Dvinà e si prosegue fino a Vitebsk. Di lì sul volok si passa ad Orscia e si è già sul Dnepr. Questa rotta è quella che le Cronache Russe chiaman la Via dai Variaghi ai Greci che però stranamente è nominata pochissime volte rispetto a quella che seguiva il Volga, la cosiddetta Via verso i Figli di Sem…</p>
<p style="text-align: justify;">Degli itinerari appena sopra descritti quello lungo il Dnepr fu in auge finché Costantinopoli costituì il maggior mercato compratore delle merci del nord, ma poi decadde prima con la conquista della capitale dell’Impero Romano d’Oriente da parte dei Crociati nel 1204 e poi con le conquiste dei Tatari (Mongoli) della steppa ucraina intorno alla metà del sec. XIII. Ed infine c’è l’altra rotta per il sud la “Via dei Figli di Sem” (perché diretta verso l’Impero Cazaro ebraico), la più importante storicamente dato che qui si svolsero le vicende più sofferte della storia russa. Questa partiva dal Lago Ilmen’ e, sempre percorrendo la Lovat’ e deviando prima di Vitebsk lungo il fiume Kasplija, ci si portava a Smolensk, si risaliva il Dnepr, che qui è ancora un fiume giovane vicinissimo alle sorgenti, e si giungeva a Dorogobuzh dove dopo aver superato il <em>volok</em> con l’Ugrà si è già quasi sull’Oka che confluisce nel Volga alcuni chilometri più avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutta questa rete (e abbiamo tralasciato altri itinerari percorsi di solito in caso di guerre locali o di altri problemi di percorribilità) deve essere tenuta sempre libera da impedimenti ed è proprio questo il motivo per cui il mitico <em>knjaz</em> (russo per principe, capo et sim.) variago Oleg scendendo verso Kiev fonda lungo questi fiumi altri nodi “di servizio”. Come abbiamo detto, in questi nodi i convogli si fermano per riposare, per mangiare, per riparare arnesi e barche o per agganciarsi ad altri gruppi prima di proseguire. Questi nodi vanno difesi… Da chi e contro chi?</p>
<p style="text-align: justify;">Ed eccoci arrivati al punto cruciale del nostro discorso. A nostro modo di vedere i Variaghi costituiscono una vera e propria mafia che si può chiamare tranquillamente Mafia dell’Acqua in varie bande che si muovono attraverso accordi taciti o espliciti… Non sono venute qui per servire o guadagnare quel che si può, ma per fare grandi imprese in cui si costruiscono grandi ricchezze e si ritorna in patria in trionfo. Sono questi gli ideali per i quali sono in giro e rischiano la loro vita. E’ tacito che dove c’è la frequenza stabile di una banda, a meno di scontri, un’altra evita di penetrare. A questo punto però si scontrano con gl’interessi degli Slavi, ultimi arrivati qui nel nord, almeno sul lago Ilmen’ e, siccome d’altra parte gli Slavi non sono genti d’arme altrettanto esperte quanto i Variaghi, bisognò trovare un <em>modus vivendi</em>. Dalle Cronache, come abbiamo già detto, sappiamo che i Variaghi in un primo tempo avevano imposto (naturalmente con la forza) un tributo alle genti locali della zona del Volhov e che questo regime era diventato talmente esoso (parallelamente con la crescita della domanda dei mercati del sud) che tutti si erano ribellati e avevano ricacciato i Variaghi nel Baltico! Tutto questo è confermato indirettamente all’archeologia… Nella zona fra il lago Ladoga e il lago Ilmen’ gli Slavi ormai sono la classe dominante insieme coi capetti finnici e quando si accorgono che, scacciare una banda variaga non è una cosa così facile giacché ne segue subito un’altra, capiscono che senza una forza bene armata non si sarebbe mai riusciti a governare i traffici vitali. Se dobbiamo credere a Tatiscev e alle Cronache rifatte nel XVI sec. a Mosca, l’<em>élite</em> slava decise allora di andare a Gotland, punto di concentramento delle bande svedesi, per negoziare un qualche accordo con una banda locale più forte delle altre. La Cronache in modo non credibile dicono che fu espresso un invito a quella di Rjurik dandogli il benvenuto nella zona di Ladoga. Che prendesse le redini del comando militare come “terzo membro” militare nell’impresa commerciale slavo-finnica!</p>
<p style="text-align: justify;">Questa Banda di Rjurik si presenterà non più come sfruttatrice, ma come la difesa ultima dagli attacchi di altre bande che eventualmente capitino da queste parti! Questa è la legittimazione del ruolo di Rjurik e dei suoi due fratelli giunti qui insieme con una ben nutrita banda di armati (non più di una cinquantina di ragazzi ciascuno, comunque). Naturalmente la ricompensa è adeguata: l’egemonia militare e politica sul territorio e lo sfruttamento ora legittimato con l’aiuto dei capetti slavi, finnici e baltici. La Banda di Rjurik dunque è una vera e propria organizzazione poliziesca privata: né più né meno come si presenta la mafia siciliana a chiedere il pizzo ai commercianti! Né Rjurik è il solo ad essere presente come armati e impositori di tributo nella zona. A Polozk, secondo lo storico del XIX sec. Belaev, c’era già la banda di un certo variago Kvillan che poi passerà il potere ad un altro variago a nome Ragnvald (in russo Rogvolod). C’è anche Turov dove domina il variago Tur (ossia Thor) e, come ci dice la <em>Vita di Santa Olga</em>, persino a Pleskov (oggi Pskov) c’erano i Variaghi, stavolta integrati ai balto-slavi locali. Forse è per questa ragione che uno dei fratelli di Rjurik (Sineus), non potendo entrare in quest’ultima città già “occupata”, si era sistemato lì vicino, a Izborsk su un’altura un po’ interna rispetto alle sponde del lago.</p>
<p style="text-align: justify;">Il biologo australiano Jared Diamond ha chiamato questo sistema di dominio basato sull’alienazione forzata dei beni altrui da parte di un’<em>élite</em> armata cleptocrazia quella che, secondo noi, in Europa conosciamo oggi sotto il nome siciliano di mafia. Questo regime dunque si imporrà e si estenderà con Oleg fino a Kiev e con Svjatoslav fino al Delta del Danubio e fino al Mar d’Azov, scompigliando il monopolio dei corsi d’acqua del Volga e del Don (sul Danubio, la sua sosta sarà breve) tenuto fino ad allora da altre potenze (i Cazari soprattutto) e cucendo il tutto in un grande tessuto politico che si estende dal Mar Bianco al Mar Nero tenuto insieme con il terrore delle armi! Questa Mafia dell’Acqua si disseminerà le rive dei fiumi russi con i suoi forti blindati (<em>gorod</em>) dove conserva le merci “raccolte” e (soprattutto) dove detiene in ostaggio i figli dei capi locali che hanno concluso con loro quei rapporti permanenti! Ogni città russa sarà sempre dominata da questo forte-deposito che in seguito si allargherà e si abbellirà trasformandosi nei vari Cremlini (secondo la nostra interpretazione, per queste ragioni nel nord il Cremlino è chiamato originariamente <em>Detinez</em> o Deposito dei Bambini)!</p>
<p style="text-align: justify;">Come mai i Variaghi perdono la loro identità culturale svedese? E quale <em>etnos</em> nasce sotto il nome di Rus’? Qui siamo disposti a dare una risposta solo alla prima domanda vista la lunga (di secoli, ormai) polemica sull’origine del termine Rus’ e cioè che le bande hanno una cultura “nazionale” bassissima ed insufficiente. Ed è logico! Sono costituite da ragazzi scapoli e incolti che sono quasi dei disperati reietti della loro società d’origine. Accolti poi in un consesso di gente che invece ha un senso orgoglioso della propria identità slava che rinnova ad ogni occasione possibile, assimilati attraverso matrimoni in famiglie nuove non scandinave o comunque miste dal punto di vista culturale, non avendo altro da offrire che la loro abilità a predare… non possono che slavizzarsi (d’altronde imitando le altre etnie finniche e baltiche che hanno già fatto altrettanto rispetto alla marea slava circostante) e tutto ciò malgrado le regole più solite del matrimonio esogamico praticato dagli Slavi che prevedevano la “morte” culturale della donna!</p>
<p style="text-align: justify;">E che nome darsi poi una volta penetrati nella nuova <em>élite</em> al potere? Uno tutto nuovo, Rus’, che magari li identifica meglio di altri o forse inventato lì per lì o ancora affibbiato loro dai Cazari o da altri! Non possiamo dire con sicurezza a quale parola originaria risalga la parola Rus’ e non vogliamo entrare in polemiche oziose su normannismo e antinormannismo, ma accenniamo solo ad una nostra ipotesi che si collega alla tesi “mafiosa”: E’ probabile che Rus’ fosse un nomignolo dato agli Scandinavi al loro primo apparire dai Cazari!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nota finale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La nostra discussione è basata su varie ricerche di vari autori che non abbiamo nominato nel testo perché altrimenti sarebbe stato un campo di battaglia di note e noticine, rimandi e inserzioni, che avrebbero distratto il lettore dal <em>fil rouge</em> da noi seguito. Nella bibliografia seguente perciò chi volesse approfondire troverà i lavori che abbiamo consultato dove ci sono le analisi filologiche, storiche e archeologiche che ci hanno aiutato più di altri.</p>
<p style="text-align: justify;">M. I. Artamonov – <em>Istorija Hazar</em>, Sankt-Peterburg 2001<br />
I. Belaev – <em>Istorija Polocka ot drevneiscih vremjon do Ljublinskoi Unii</em>, Moskvà 1872<br />
R. Boyer – <em>La Vita Quotidiana dei Vichinghi</em>, Milano 1998<br />
J. Brøndsted – <em>I Vichinghi</em>, Torino 1976<br />
R. Dion – <em>Aspects politiques de la géographie antique</em>, Paris 1977<br />
F. Durand – <em>Les Vikings</em>, Paris 1965<br />
W. Froese – <em>Geschichte der Ostsee</em>, Gernsbach 2002<br />
E.S. Galkina – <em>Tainy Russkogo kaganata</em>, Moskvà 2002<br />
C. Goehrke – <em>Russischer Alltag, die Vormoderne</em>, Zurich 2003<br />
K. Hsü – <em>Klima macht Geschichte</em>, Zürich 2000<br />
H.-J. Hube – <em>Saxo Grammaticus</em>, Wiesbaden 2004<br />
D. Ilovaiskii – <em>Stanovlenie Rusi</em>, Moskvà 2003 (ristampa del 1909)<br />
V. L. Janin – <em>Srednevekovyi Novgorod</em>, Moskvà 2004<br />
G. Jones – <em>I Vichinghi</em>, Roma 1977<br />
A.P. Kazhdan – <em>Vizantiiskaja Kul’tura (X-XII vekov)</em>, Moskvà 1968<br />
Z. Kiaupa/J. Kiaupiené/A. Kuncevicius – <em>The History of Lithuania before 1795</em>, Vilnius 2000<br />
E. Klassen – <em>Drevneisc’aja Istorija Slavjan i Slavjano-russkov</em>, (ristampa del 1861) Moskvà 2005<br />
V.V. Kolesov – <em>Mir celoveka v slove Drevnei Rusi</em>, Leningrad 1986<br />
K. Krogh – <em>Viking Greenland</em>, Copenhagen 1967<br />
D.S. Lihacjov – <em>Russkie letopisi (XI-XVI vekov)</em>, Moskvà fino al 2006<br />
M. Lombard – <em>L’Islam dans sa première grandeur VIII-XI siècle</em>, Paris 1971<br />
E.A. Mel’nikova (red.) – <em>Drevnjaja Rus’ v svete zarubezhnyh istoc’nikov</em>, Moskvà 1999<br />
V.I. Merkulov – <em>Otkuda rodom varjazhskie gosti?</em>, Moskvà 2005<br />
W. zu Mondfeld – <em>Wikingfahrt</em>, Bergisch-Gladbach 1967<br />
A.L. Mongait – <em>Archaeology in the USSR</em>, Hammondsworth 1955<br />
V. Orlov – <em>Tainy Polockogo Istorii</em>, Minsk 1995<br />
E. Pcelov – <em>Rjurikovici, Istorija Dinastii</em>, Moskvà 2003<br />
V. B. Perhavko &amp; J. V. Suharev – <em>Voiteli Rusi IX-XIII vv.</em>, Moskvà 2006<br />
V. J. Petruhin/D.S. Raevskii – <em>Ocerki istorii narodov Rossii v drevnosti i rannem Srenevekov’e</em>, Moskva 2004<br />
R. Picchio – <em>La Letteratura Russa Antica</em>, Milano 1993<br />
B. A. Rybakov – <em>Kievskaja Rus’ i Russkie Knjazhestva</em>, Moskvà 1993<br />
G. Schramm – <em>Altrusslands Anfang</em>, Freiburg in Breisgau 2002<br />
V.V. Sedov – <em>Finno-Ugry i Balty v epohu srednevekovja</em>, Moskvà 1987<br />
M. Vasmer – <em>Etimologiceskii Slovar’ Russkogo Jazyka</em>, Moskvà 1987<br />
T.I. Vendina – <em>Srednevekovyi celovek v zerkale staroslavjanskogo jazyka</em>, Moskvà 2002</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/variaghi.html' addthis:title='I Variaghi ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/variaghi.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Medioevo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Uomini del medioevo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Baltico]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[cronache russe]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Russia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[slavi]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Variaghi]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Vichinghi]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Ci sono streghe e stregoni nel medioevo russo? &#8211; 1</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/streghemedioevorusso.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/streghemedioevorusso.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Marturano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Civiltà medievale]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[alberi]]></category>
		<category><![CDATA[foresta]]></category>
		<category><![CDATA[Kiev]]></category>
		<category><![CDATA[piante]]></category>
		<category><![CDATA[Rjurikidi]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[russo]]></category>
		<category><![CDATA[Rus’]]></category>
		<category><![CDATA[smierd]]></category>
		<category><![CDATA[streghe]]></category>
		<category><![CDATA[stregoni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.oliodirialto.com/?p=657</guid>
		<description><![CDATA[Un saggio sul folklore slavo e le sue radici nel medioevo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/streghemedioevorusso.html' addthis:title='Ci sono streghe e stregoni nel medioevo russo? &#8211; 1 '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788888730134" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cavalierielituani.bmp" border="0" alt="Aldo C. Marturano, Storie di cavalieri e di lituani" width="80" height="112" align="right" /></a> La foresta è una miniera di materie prime per fabbricare moltissime cose, ma nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> il suo sfruttamento (fortunatamente!) non era così intenso e distruttivo come è generalmente oggi nelle foreste del mondo, pensando in negativo a quel che accade nella foresta del Mato Grosso, in particolare. Infatti, molta parte della foresta europea si è conservata, sebbene moltissima altra sia scomparsa per… ricavarne terreno da coltivare e aumentare il latifondo!</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea che si andava affermando in quegli anni dell’alto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> di gran fervore missionario (IV-V sec. d.C.), propagata a tutti i livelli e in tutti i modi possibili (anche cruenti!) dai molti santi perlopiù irlandesi, era: Distruggere la selva, per eliminare i templi del demonio e i suoi servi! Inoltre aumentando l’estensione del terreno da coltivare si offriva la possibilità a sempre più numerose famiglie di vivere una vita cristiana lavorando e guadagnandosi il paradiso col sudore della fronte, secondo l’indicazione delle Sacre Scritture e, soprattutto, legando la gente al latifondo signorile dove queste persone svolgevano il proprio lavoro. Tutto questo è detto meglio con le parole lapidarie di un grande studioso francese, Roland Bechmann, che noi qui chiamiamo in aiuto: “Distruggere la foresta fu per la Chiesa una soluzione per eliminare questi rifugi agli spiriti maligni, questo nido di superstizioni diaboliche e di pratiche di stregoneria. Allo stesso tempo si allargava lo spazio coltivabile e si aumentava la produzione dei prodotti di sussistenza e si affrontavano i problemi di una popolazione in aumento”. Nonostante quella sistematica distruzione, che rimanesse pure qualche lembo di bosco per la caccia dei cavalieri nobili e per l’indispensabile raccolta di qualche prodotto fondamentale per la vita elegante delle corti! Allo stesso tempo però che tutto fosse sotto controllo, parcellizzato e… santificato!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842069396" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/lamagianelmedioevo.bmp" border="0" alt="Richard Kieckhefer, La magia nel Medioevo" width="95" height="145" align="right" /></a> Nell’Europa Occidentale il Papa, essendosi con la sua Chiesa affermato come un’autorità molto forte in tutti i campi, con le sue politiche “ecumeniche” (specialmente quando erano in gioco il rafforzamento e l’espansione della Chiesa Romana stessa e minacciava il pericolo dello scisma e dell’eresia dal barbaro nord) s’insinuava persino nelle politiche di quegli stati indipendenti che non rientravano nella giurisdizione ecclesiastica diretta di Roma. La deforestazione dunque fu consacrata come un atto santo cristiano e addirittura dopo ogni grande carestia la si spinse più a fondo perché, si fece notare, queste calamità erano dovute proprio ai peccati di chi non aveva molto da fare a causa della… mancanza di terreno da coltivare! In questo modo la distruzione della foresta giunse ad essere intesa come un obbligo morale di ogni signore cristiano, di ogni re timoroso di Dio e perciò eseguita ed approvata con “santa” convinzione. Per fortuna (dobbiamo dirlo!) nell’Europa settentrionale e nordorientale, dove il Cristianesimo non si era ben affermato fino al X-XII sec., il piano di intenso disboscamento non fu attuato e in particolare il Bassopiano Sarmatico dall’Elba agli Urali con la sua fitta foresta vergine rimase momentaneamente quasi intatto. Non solo: quando la domanda per i prodotti silvicoli andò aumentando nei secoli XI-XIII sec. in Occidente, la foresta nordica europea diventò l’unica risorsa dove trovare le indispensabili materie prime!</p>
<p style="text-align: justify;">Si capisce dunque che la protezione e lo sfruttamento dell’ambiente si trasformò in un interesse primario per la <em>Rus’ di Kiev</em>, dove dominavano i Rjurikidi. Già s’iniziò <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolicamente</a> con l’atto arbitrario di santa Olga di Kiev a metà del X sec., quando costei riservò a suo uso personale alcune zone forestate del nord. Naturalmente la foresta restò a disposizione di tutti coloro che vivevano intorno con quasi nessuna limitazione giuridica, purché lo <em>smierd </em>continuasse a raccogliere non solo ciò che serviva per la propria vita, ma anche ciò che serviva per produrre prodotti pronti e semifiniti da passare come tributo all’<em>élite </em>al potere che ne traeva guadagno. A quei tempi inoltre, non esistendo alcun contratto sociale definito fra il potere e i sudditi del tipo obbligo di assistenza sanitaria o economica in caso di cataclismi, alla foresta fu affidato un ulteriore compito: Quello di rappresentare letteralmente il luogo dove cercare e trovare la soluzione a qualsiasi tipo di problema quotidiano! Vediamo di capir meglio quest’ultima nostra affermazione. Nella concezione mitologica slava, all’uomo erano assegnati dalla nascita un certo numero di anni da vivere (<em>rok/po?</em>) trascorsi i quali si passava ad un altro tipo di vita nel mondo dei morti. Osservando la natura, in cui ogni anno il ritmo alterno delle morti e delle nascite si ripeteva fedelmente senza grandi mutamenti, non c’era ragione per non credere che non dovesse accadere lo stesso nel mondo degli uomini. Durante il periodo “attivo” della vita però capitavano imprevisti che potevano abbreviare o allungare, danneggiare o deviare il <em>rok </em>personale. Se il corpo umano era costruito più o meno come quello degli altri animali, doveva funzionare regolarmente per il tempo assegnato e, solo quando una forza maligna penetrava nel suo interno, ne scombussolava il funzionamento e ne seguivano dolori, malattie, disagi psichici e simili. Non necessariamente però doveva seguirne la morte! Questa arrivava comunque per consumazione o vecchiaia, purchè non prima del previsto e nei modi ammessi! Morire prima o vivere troppo… questo era l’imprevisto! E sull’imprevisto provocato dalla capricciosa intromissione di forze invisibili il Creatore non interveniva, se non opportunamente implorato e pregato. Inoltre gli Slavi Orientali erano certi che fra gli alberi abitassero degli esseri viventi dai poteri soprannaturali i quali, se la Cristianità ne riconobbe successivamente l’esistenza reale definendoli però “esseri diabolici”, per lo <em>smierd </em>regolavano l’andamento del mondo per conto del Creatore persino insidiando l’uomo. Dunque, se c’è un evento è possibile contrastarlo o evitarlo rivolgendosi anche a loro oppure, alla stessa maniera e perciò col loro intervento, si può impetrare che avvenga qualcosa che desideriamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842074837" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/medioevosimbolico.bmp" border="0" alt="Michel Pastoureau, Medioevo simbolico" width="95" height="145" align="left" /></a> Ma di quali problemi stiamo parlando? Un malanno fisico? Un disagio psichico? Un problema economico? E davvero è possibile trovare soluzioni efficaci a tutte queste cose vagando nella selva? Sicuramente lo <em>smierd </em>si trovava ogni giorno ad affrontare ostacoli personalissimi di varia natura, ma come membro di una grande famiglia trovava sempre assistenza e aiuto concreti da parte dei congiunti e non sempre occorreva ricorrere all’intervento dei poteri soprannaturali. E non è per questa ragione che il tempio degli dèi slavi si trova qui fra gli alberi? Per questo anche la mediazione del <em>volhv </em>per i problemi della vita umana rimase indispensabile. Tuttavia c’erano pure casi in cui ci si poteva di certo arrangiare da soli. Tutti sapevano che l’infinita provvidenza del Creatore aveva creato gli animali e le piante proprio allo scopo di aiutarsi reciprocamente e in questo creato erano compresi naturalmente gli uomini. In particolare il Creatore deve mantenere l’uomo efficiente, se vuole essere nutrito a dovere. E sì! Nutrire! Gli dèi devono vivere ed hanno destinato l’uomo a questo servizio indispensabile e sacro di mantenerli in vita (in russo si diceva proprio così, nutrire gli dèi ossia <em>kormit’/??????? </em>più che servire adorare o venerare). E allora in momenti di crisi di salute o di debolezza come fare a riconoscere la pianta o l’animale che avrebbe porto l’aiuto giusto all’uomo affinché questi tornasse in piena salute al servizio degli dèi?</p>
<p style="text-align: justify;">E qui s’innestava la secolare esperienza che gli antenati avevano accumulato e tramandato di uomo in uomo e (soprattutto) di donna in donna nella grande famiglia slava. Bastava chiedere alle “persone che sanno” (e non solo al <em>volhv</em>) ed esse avrebbero aiutato a trovare la pianta o l’animale destinati ai bisogni “sanitari” nel misterioso mondo della foresta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842073431" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/medioevosuperstizioso.bmp" border="0" alt="Jean-Claude Schmitt, Medioevo «superstizioso»" width="95" height="150" align="right" /></a> C’erano però delle regole da rispettare. La foresta è viva e nessuno ha il diritto di uccidere i suoi abitanti a proprio piacere! Può farlo solo se debitamente “autorizzato”! Questo sì! Insomma occorre capire che nella selva si è ospiti in casa d’altri e quindi si deve sempre chiedere il permesso allo spirito (fra gli altri) che qui governa, al <em>Lescii</em>. Questo essere, se implorato nel modo corretto, si presterà volentieri a sacrificare sia le sue piante sia i suoi animali, perché sa che un giorno anche l’uomo gli potrebbe essere sacrificato nel caso ce ne fosse bisogno! Ne segue che è inutile affannarsi a cercare piante e animali particolari a caso e senza una concessione “divina” perché se così facessimo ce ne potrebbe cogliere male in quanto attireremmo l’attenzione delle solite forze maligne che stanno ad osservarci le quali alla minima nostra esitazione sono pronte a ridurci a loro ostaggi (<em>zalòzhniki/?????????</em>). E questa sarebbe per noi la fine… E’ bene quindi aver pazienza, chiedere quanto ci serve col rito giusto e la pianta o l’animale comparirà davanti a noi senza neppur fare un gesto oppure un <em>ljudnik/?????? </em>(ossia gnomo, elfo) ci accompagnerà o si farà vedere in sogno indicandoci dove trovare quanto cerchiamo! Evitare l’ingordigia poi è molto importante perché non è ammesso accumulare riserve e occorre sempre lasciare alla foresta quella parte di ciò che si usa, non come rifiuto senza valore, ma come offerta sacra, scusandosi se è troppo poco o se abbiamo preso troppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco! Questo è, schematizzato, il comportamento che lo <em>smierd </em>mantiene di fronte agli alberi, agli animali, alle piante etc. Di qui, lo ripetiamo, la necessità non tanto di conoscere bene piante e animali quanto invece di celebrare tutti i riti necessari per accostarsi a questi esseri della foresta, visibili ed invisibili, senza offenderli!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842497509" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mitileggendesuperstizionimedioevo.bmp" border="0" alt="Arturo Graf, Miti, leggende e superstizioni del medio evo" width="95" height="142" align="left" /></a> Sappiamo bene che la ricerca del benessere fisico e psichico (se è possibile fare tale distinzione!) è un bisogno naturale e diffuso. Anche qui però per lo <em>smierd </em>ha gran valore l’osservazione degli animali. E’ certo: questi subiscono talvolta, ma rarissimamente a quanto pare, disagi fisici, ma poi in breve tempo ritornano come prima… dopo essersi aggirati nel folto! Evidentemente hanno trovato qualche sostanza che ha ridonato loro il benessere! Qualche esempio? Tutti coloro che hanno in casa un gatto sanno benissimo che ogni tanto questo piccolo dolce carnivoro ha bisogno di cercare la cosiddetta erba gattaia. Questa erba ha effetti vomici che serve per rigurgitare i peli che il gatto ha accumulato nello stomaco a causa delle varie “pulizie” con le leccate periodiche che fa sulla propria pelliccia. Anche qui il gatto ha un disagio e deve liberarsene e lo fa ricorrendo ad una pianta. Dando allora per scontato che questo accade sempre, per farla breve, se gli animali sanno tenersi in forma, così gli uomini, non molto diversi da loro, possono scoprire ciò che serve in tutti i casi di disagio… proprio fra le erbe della foresta! In un Inno dei <em>Rigveda </em>si legge: “Nelle erbe si trova tutta la potenza dell’Universo. Colui che conosce le segrete facoltà delle piante è una persona onnipotente”. E, se ben riflettiamo, questa è un’antica verità universale che, se valeva nei millenni passati, non c’è ragione per negarne il valore oggi (e tanto più nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a>) giacchè le piante curano e guariscono, uccidono o danneggiano il nemico o ci sollazzano e ci fanno sognare! Noi oggi sappiamo che questi effetti sull’organismo sono dovuti ai composti chimici che esse elaborano partendo dai minerali del terreno, ma, rispetto all’antico, è soltanto cambiato il modo di esprimere quel principio vedico, ma non il suo contenuto! In altre parole forse è vero che nella foresta c’è il rimedio a tutto! Dunque erbe, più che animali, possono aiutare l’uomo a ritrovare il benessere…</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciamo un momento da parte questa conclusione e facciamo un’ulteriore osservazione. Ciò che mette in ansia l’uomo però non è forse il malanno o il guaio in sé, ma, come abbiamo detto, fa paura non poterlo prevedere o non aver colto i segni che ne indicavano l’approssimarsi. Ogni qual volta è possibile prevedere e premunirsi, l’uomo vive meglio. Per questo si ricorre all’osserv
