L’Apocalisse di Giuliano da Toledo

Europa, 642 dopo Cristo. Il Regno Longobardo d’Italia si consolida assimilando il diritto romano per mezzo dell’Editto di Rotari. In Francia inizia l’ascesa dei maestri di palazzo che segna il passaggio dall’età merovingia a quella carolingia. A Levante l’Impero Bizantino si sbarazza dei suo avversari storici ( i Persiani) e ancora riesce a fronteggiare le incursioni degli Arabi. L’Islam già dilaga nel Medio Oriente e in Nord Africa, ma prima che lo stretto di Gibilterra sia varcato dalle armate del profeta, in Spagna fiorisce il regno romano- germanico dei Visigoti. La Spagna visigota manifesta una insospettata diffusione di cultura in tutte le sue classi dirigenti. I laici intervengono nelle dispute letterarie e teologiche.

Siviglia, Toledo, Saragozza sono le città culturalmente più vivaci e ad esse si aggiungono i centri di irradiazione rappresentati dalle scuole monastiche: lì rinascono la liturgia, l’agiografia, la teologia. E la fedele trascrizione degli inni sacri alimenta il gusto della poesia, della musica. In particolare a Toledo i re visigoti convertiti al cattolicesimo danno prova di mecenatismo incentivando la vita letteraria e creando biblioteche cittadine famose in tutta la cristianità.

Giuliano di Toledo. Cattedrale di Toledo, Sala Capitolare.

La vivacità del dibattito culturale risente della necessità avvertita dal clero ispanico di portare fino in fondo la conversione delle élite germaniche, approdate al cattolicesimo da posizioni di cristianesimo ariano. La chiesa visigota tenta di dare alla Spagna una coesione religiosa attorno al cattolicesimo, ma anche una coesione giuridica per mezzo di quindici concili tenuti a Toledo, che raccolgono l’alto clero e vedono la partecipazione attiva di laici. Proprio a Toledo nasce nel 642 Giuliano che sarà vescovo della città e protagonista della vita politico-religiosa del regno nella seconda metà del VII secolo.

Francesco Piazza, ordinario di teologia dogmatica presso la pontificia facoltà teologica di Napoli, ha tradotto di recente il Prognosticon Futuri Saeculi, il testo del vescovo Giuliano che inaugura la riflessione sistematica sulla tematica dell’Apocalisse: su quelle che la Chiesa chiama le “realtà ultime”. Conoscere le ultime realtà è il titolo del libro pubblicato dalle edizioni L’Epos di Palermo, contenente la traduzione e l’ampio saggio introduttivo di don Franco Piazza. Il testo alto-medievale sorprende il lettore per la sua capacità di confutare tanti pregiudizi che ancora girano riguardo al carattere superstizioso e sgomento del pensiero medievale. In verità, Giuliano è ben lontano dalle paure millenaristiche: il suo commento dell’Apocalisse rifugge dalle immagini spaventose di distruzione imminente, come pure evita la tentazione di interpretare in chiave storico-politica gli eventi spirituali rivelati dal Libro.

Ai fanatici che presumono di sapere l’ora della fine del mondo, il teologo ricorda l’esplicita volontà di Dio di non rivelare tale “particolare”. La rozzezza delle interpretazioni letterali non sfiora neppure il suo studio, quando l’autore deve chiarire il significato della “valle di Josafat” (laddove Cristo radunerà l’umanità per giudicarla nel suo insieme) dice chiaramente che si tratta di un luogo metafisico. È evidente: Giuliano è uomo di profonda cultura filosofica, non solo cristiana. Quando argomenta i motivi per cui il cristiano non deve temere la morte, sembra quasi che tra le righe emerga la figura di Socrate accanto a quella di Cristo. E, ancora, colpisce della trattazione di Giuliano la passione con la quale il teologo pregusta i frutti della resurrezione della carne. I corpi risorti, dice Giuliano, avranno l’immortalità, l’incorruttibilità, conserveranno la distinzione dei sessi, perfezioneranno le qualità naturali tipo l’agilità, la snellezza. Risorgeranno anche i capelli. I corpi dei beati torneranno alla loro età più prestante; le imperfezioni saranno eliminate ed una metafisica nudità sarà tollerata dallo sguardo dei puri senza suscitare scandalo e senza morbosità. I movimenti dei corpi saranno agili e aerei, essi si sposteranno con una levità mercuriale. La volontà non più mortificata dalla gravità del peccato diventerà più forte; il divino sarà premio ed eterna soddisfazione per chi lo ha cercato già in terra.

A questo dotto del Medio Evo la morte appare come un increscioso incidente di percorso della umanità, scaraventata al di fuori della sua età dell’oro per effetto della “caduta”. Ma la promessa di redenzione cristiana viene chiaramente indirizzata non solo alle anime (che già adesso hanno la possibilità di contemplare Dio nell’aldilà), ma agli stessi corpi per effetto della trasmutazione dei tempi finali. Questo per Giuliano è il senso più intimo dell’Apocalisse. Il “corpo della resurrezione” così tratteggiato appare allo storico delle religioni strettamente imparentato con il “corpo di gloria” delle tradizioni egizio-ellenistiche o anche con il “corpo di diamantefolgore” del buddhismo mahajana.

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Tratto da L’Indipendente del 17 gennaio 2006 (ivi originariamente pubblicato col titolo Che cos’è l’Apocalisse).

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