Alberto Lombardo à propos de Julius Evola

Michele Fabbri

Michele Fabbri, originario della subregione Romagna-Toscana, ha scritto i libri Trobar clus (Fermenti Editrice), Arcadia (Società Editrice Il Ponte Vecchio), Apocalisse 23 (Società Editrice Il Ponte Vecchio). Dopo la pubblicazione di Apocalisse 23 si sono perse le tracce dell’autore. Alcuni pensano che da allora Michele Fabbri abbia continuato a scrivere sotto falso nome…www.michelefabbri.wordpress.com

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9 Risposte

  1. paolo ha detto:

    Mi sembra vero l’esatto contrario di quel che di A. Lombardo e cioè che il periodo più significativo e innovativo di Evola sia stato il Ventennio fascista. In quegli anni Evola diede l meglio di sè. Tutto quel che viene dopo credo sia da considerarsi come una ‘coda’ con relativo ‘finale’ di un idealista ormai sconfitto nel suo progetto di una società ispirata ai principi della Tradizione. La lotta per la Weltanschauung continua ma i segni della fine imminente del ciclo sono inequivocabili e non più esorcizzabili.

  2. Michele Fabbri ha detto:

    capisco il punto di vista di Paolo, ma credo che per il lettore contemporaneo siano proprio le ultime opere di Evola a risultare più coinvolgenti: ovvero come stare in piedi in mezzo alle rovine…

  3. Alberto Lombardo ha detto:

    Scriveva Renato del Ponte nella sua Premessa alla seconda edizione di J. Evola, Etica Aria, Europa, Roma, 1992, p. 5: “Se è lecito distinguere nella produzione complessiva di J. Evola un periodo di maggiore lucidità e rigore intellettuale, il nodo intorno a cui far ruotare l’insieme del suo pensiero, questo, a nostro parere, può collocarsi fra il 1937 e il 1951”, salvo poi ravvisare un nucleo ulteriore nel periodo 1941-43. Forse ogni lettore di Evola può legittimamente formulare un giudizio sulla base della propria “equazione personale”.

  4. Alessandro S. ha detto:

    Non ho un opinione forte al riguardo e perciò rispetto entrambe le posizioni. Mi pare interessante notare che Evola stesso dichiara (“Il Cammino del Cinabro”), che la sua opera princiapale è “Rivolta contro il mondo moderno”, e questo credo supporti la tesi di Paolo. Personalmente (letteralmente) ho trovato molto più vicini Orientamenti, Cavalcare la Tigre e Gli uomini e le Rovine. Un altro punto su cui spesso sento pareri discordanti è la mancanza (apparente?) di un continuum fra il primo Evola pittore/poeta/”filosofo” e il Tradizionalista della maturità. In uno di questi discorsi ho sentito addirittura che Il “cammino del cinabro” è una rivisitazione del primo periodo evoliano, con gli occhi del tradizionalista ortodosso. Colgo l’occasione per ringraziare A. Lombardo e tutti coloro che contribuiscono a questo sito davvero unico nel suo genere e fonte di grandi spunti e riflessioni.

  5. Otello Fornasari ha detto:

    Io reputo il periodo più fecondo per Evola, sia stato quello durante il ventennio mussoliniano in specie quello dell’impegno sul fronte della razza.Nel dopo guerra ci fu da parte sua una caduta di stile, un non essere in ordine con i postulati migliori della Tradizione.Tutto ciò fu dovuto al suo becero anticomunismo, merce avariata, trappola fuorviante, che lo ha visto prodigarsi assieme a tanti pseudo tradizionalisti, difendere l’indifendibile, un mondo marcio come quello degli USA definito come male minore. In realtà lo dobbiamo constatare ora che il comunismo era il male minore e non l’americanismo!Schierarsi per Israele e per gli USA, per i collonelli greci, per Franco,per i golpe militari, ecco i’imperdonabile errore del barone.Ciò che sta franando (l’attuale mondo moderno) merita la spallata finale non il supporto!Dalle ceneri risorgerà una nuova alba dorata, ma il compimento finale prossimo del Kali Ygua è inarrestabile.

  6. Paolo Longhi ha detto:

    Per chi, come me, ha qualche anno in più sulle spalle, il Comunismo degli Anni Quaranta e Cinquanta era veramente qualcosa di terribile, un orco, una furia scatenata, una vera e propria incarnazione del Male. C’erra cascato anche Pio XII nell’antitesi fra americanismo e bolscevismo. Ti credo che tutti quanti si fossero appoggiati agli USA per la paura che poteva incutere il Drago rosso nostrano e d’oltre cortina. Il Comunismo allora erra violento e uccideva. Quindi mi sento di scusare tutti gli intellettuali che caddero nella trappola dell’antitesi anche se poi si venne a sapere che Togliatti, una volta svoltesi le elezioni, dietro le quinte si metteva d’accordo con i democristiani. Ad ogni modo, per tornare all’argomento di cui sopra, l’Evola fascista è il vero Evola. Quello che si vedrà nel dopo guerra è un intellettuale che sopravvive a se stesso e che non fa altro che rivisitare, a volte in modo discutibile, quelli che furono i suoi cavalli di battaglia giovanili.

  7. Otello Fornasari ha detto:

    Egregio Longhi, anch’io non ho più una verde età, che mi escluda dai ricordi diretti di che cosa fu il comunismo. Certo ci fu la volante rossa,l’epurazione, ma ci fu anche la macchiavellica amnistia Togliatti, senza scordare l’accoglimento di molti ex fascisti nelle file del PCI.Voglio testimoniare personalmente un ricordo nitido, che ebbi durante un breve soggiorno, che feci nella Berlino est (capitale della DDR rossa).Le autorità comuniste per contrastare la propaganda stercaiola occidentale, ripristinarono le migliori tradizioni prussiane; l’esercito (Nationale Volks Armee) indossava una divisa simile a quella della Wermacht; restaurarono il monumente a Federico il grande Re di Prussia, abbattuto dall’armata rossa nel 1945. Ripristinarono il cambio della guardia nella mitica Unter den Linden, al monumento al milite ignoto, cambio della guardia cui assistetti personalmente, che mi lasciò a bocca aperta, allor quando vidi un reparto della NVA, marciare a gamba tesa, al suono della marcia prussiana di Beethoven (stessa marcia usata dai prussiani e durante il Terzo Reich).Credimi se il barone Evola fosse stato presente e al pari mio avesse fatto il paragone tra la Germania occidentale, americanizzata, satura di porno shop,africani,drogati,puttane, e la DDR avrebbe optato per quest’ultima molto ma molto più in “ordine” dal punto di vista tradizionale che l’altra putrida e decadente. Concludo ricordando che nonostante il comunismo la DDR fece funzionare il comunismo stesso e assicurò un tenore di vita ai propri cittadini (sanità, scuole, abitazioni gratuite) da farla primeggiare tra i paesi del patto di Varsavia. Ergo forse il comunismo paragonandolo con l’attuale americanismo imperversante era il male minore.

  8. Paolo Longhi ha detto:

    Concordo con te, Otello. Solo che tu ti riferisci ad una forma di Comunismo che era evidentemente assai diversa e ben più sana di quella nostrana. I partigiani italioti ed i loro eredi erano veramente degli esseri sub-umani oltre che degli assassini o degli elementi potenzialmente tali. Purtroppo si trattava di gentaglia di infima categoria mescolata a criminali comuni. Sicuramente sia i governanti dell’URSS che della DDR avevano uno stile che difettava ai dirigenti del PCI. Poste tali premesse ricordiamo che Pio XII caldeggiò – o forse comandò di persona – l’adesione dell’Italia al criminale Patto Atlantico!

  9. Ialkarn ha detto:

    Io credo che il nodo della questione sia la natura differente del marxismo-leninismo ed del puritanesimo capitalista: mentre il primo ha mostrato il proprio volto in maniera dirompente, il secondo si e’ affermato in modo progressivo, quindi la sua subdola ascesa e’ stata molto più’ efficente. La società’ americana degli anni 50 era molto diversa da quella odierna,non stupisce che qualcuno potesse vederla come un male minore e vi era forse l’illusione di un raddrizzamento, di uno spazio di manovra che il totalitarismo sovietico non offriva. Poi non illudiamoci: se la Russia oggi esprime una società meno secolarizzata della nostra, più’ sana e vitale, forse lo deve sopratutto all’immensa energia e sensibilita dei popoli slavi. Dopo tutto Marx considerava la Russia come la realtà’ meno adatta al manifestarsi del Socialismo; che sia proprio il sangue ad aver salvato i nostri cugini dell’ est?

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