L’agenda del nuovo papa
Una definizione sintetica del libro potrebbe suonare più o meno così: teologi compiacenti ed esperti lacchè uniti nel confezionare un volume sulle attese “riforme” di una futuribile Chiesa. Appelli al “nuovo ecumenismo” giungono dai cinque continenti: tra le idee di base un posto privileguato spetta alla cosidetta “ecclesiologia di comunione” (pp.77 ss.), un’ecclesiologia che supera le ormai labili barriere tra le Chiese e si concretizza in un livellamento verso il basso dei valori condivisi dalla comunità cattolica.
Secondo i nostri eruditi autori la koinonia auspicata dal messaggio evangelico implica un arretramento, un “depotenziamento” ideologico e rituale della Chiesa romana nei confronti delle altre confessioni cristiane. Gli esempi sono tanti, dall’inculturazione dell’Africa con i suoi problemi di autorità e pianificazione delle competenze religiose, alla teologia della liberazione espressione politica di un malessere sociale, ai difficili rapporti con il protestantesimo, sino alla anelata istituzione del sacerdozio femminile. A quest’ultimo argomento, unito alla problematica della cosiddetta “teologia femminista”, è dedicata una buona parte del libro.
Un capitolo inoltre è occupato dalla fanta-lettera episcopale di Miriam IV il primo papa-donna (pp.115 ss.). Di per sè l’ossessione femmistista, retaggio di una mentalità comunista post-sessantottina, si è rivelata un falso storico ed idelogico: per decenni la “teologia hippie” ha riempito le pagine dei giornali di tendenza auspicando l’ascesa della donna ai centri del potere politico, economico e religioso. Dietro a questo si celava anche l’ingenua convinzione moderna che colei che recava la vita, poteva contribuire a costruire una società futuribile priva di guerre e conflitti sociali. Mai cosa si rivelò più menzognera: la donna – sicuramente per spirito emulativo – si è rivelata ben più spietata ed avida di potere del maschio. Oggidì gran parte del mondo impreditoriale, supporto della feroce globalizzazione, è guidato da donne-manager che si rivelano nelle scelte di mercato ben più prive di scrupoli dell’equivalente maschile. Gran parte dell’ideologia femminista contemporanea si è quindi svelata, come l’arcaico marxismo, una immane impostura.
Il rinnovamento ecclesiastico auspicato dagli autori del nostro libro sembra orientato verso il nulla: il risultato sarebbe qualcosa che di “cattolicesimo” porterebbe solo il nome: perché dunque continuare a chiamarlo così? Se l’unica costante nella religione è il dogma etico e la metafisica dovrebbe “adattarsi ai tempi” – assurdità esplicitamente affermata da uno degli autori del volume – perché allora continuare a professarsi cattolici o anche solo cristiani?
Fanno da corollario a questo vero e proprio compendio di stupidità, gli usuali strali contro l’area cattolico-conservatrice: così si evocano i fantasmi dello Ior finanziatore di Anastasio Somoza, il dittatore nicaraguense destinatario forse di un rivolo di quei 1800 miliardi di ammanco del Vaticano (pp.255 ss.). Curioso come i profeti del rinnovamento “politico” del cattolicesimo inorridiscano poi di fronte ad atteggiamenti tutto sommato indirizzati a garantire un perpetuarsi del potere temporale della Chiesa. Niente di spirituale dunque: gli intrighi di Marcinkus non differiscono quindi di molto dai maneggi orditi da uno dei tanti manager o imprenditori “rampanti” che ha conosciuto il nostro Paese (vd. tra i tanti l’”affare” SME, la società a partecipazione statale proprietaria di industrie alimentari). Gli eventi dello Ior erano stati poi ricostruiti anni orsono in un gustoso e “maledetto” romanzo di R. Peyrefitte (“La sottana rossa”) mai tradotto in Italia. Marcinkus, con nome modificato, appariva per quello che era, un grande arruffone al servizio della Chiesa.
Sulla stessa frequenza sono le invettive contro l’Opus dei la cui opera è ritenuta dagli autori del nostro libro una “evangelizzazione mediante il potere”, asserzione priva di senso il cui fine politico è però molto chiaro. Come chiari sono i riferimenti, usuali e logori, alla Shoah ed al veto posto dal mondo ebraico alla evangelizzazione di Pio XII: un grande atto per questi “riformatori” e portatori di spiritualità!
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