Adolf Hitler, il “cristiano” che si credette Messia

In numerosissimi testi storici relativi al periodo nazista troviamo Adolf Hitler dipinto come una sorta di anticristo dedito a culti misterico-paganeggianti e completamente ostile alle chiese cristiane di ogni denominazione[1].

Lasciando da parte affermazioni teologicamente piuttosto azzardate sulla natura del Führer, dettate più da un giustificabilissimo odio nei suoi confronti che da argomentazioni oggettive (anche perché se, come molti storici sostengono[2], Hitler fu un prodotto della società germanica coeva, dovremmo estendere tale natura, assurdamente, a tutto il popolo tedesco) e le sue tendenze alla mitizzazione occultistica di certe costruzioni ossianico-romantiche sul “Volk” (tendenza, per altro, molto più forte in alcuni gerarchi), è sulla seconda parte dell’assunto che dobbiamo fermarci a riflettere.

La domanda di fondo, dunque, riguarda la presunta ostilità di Hitler contro la religione cristiana, in qualunque sua forma: siamo certi che tale ostilità realmente sussistesse?

Certo, le ragioni per ritenere che Hitler fosse un anti-cristiano sono numerose: anche non volendo analizzare il contenuto anti-cristiano di un regime il cui scopo era di plasmare il pensiero dei tedeschi verso una sorta di divinizzazione dello stato e del suo capo, basterebbe leggere il passo del Mein Kampf in cui il futuro Führer afferma di voler eliminare (seppur cautamente e con un certo attendismo politico) la Chiesa, da cui dipendono la sete di sangue, la bassezza e la menzogna di secoli e secoli di storia e che definisce: “…il regno della menzogna” che “deve crollare[3], o un estratto dal discorso tenuto ai giovani nazisti al congresso di Freusburg, nel 1934, in cui spiegava che: “Il Nazionalsocialismo è una Religione… Ad ogni persona intelligente è chiaro che il Nazionalsocialismo e il Cristianesimo sono nemici mortali… In realtà il Cristianesimo e il Nazionalsocialismo si escludono a priori“,  per convincersene.

Come se ciò non bastasse, è assolutamente chiaro che Hitler si circondò continuamente di personaggi che non solo negavano il cristianesimo, ma, spesso e volentieri, se ne dichiaravano nemici convinti. Così, Rosenberg descrisse la religione cristiana come “il credo di una massa di ebrei degenerati[4], Baldur von Schirach, nel 1933 specificò che alla “Hitler Jugend”, la gioventù di Hitler, non si poteva appartenere qualora si militasse al contempo nelle organizzazioni cattoliche, Heydrich, vice di Himmler e capo dell’Ufficio per l’emigrazione ebraica, definiva i preti cattolici “stregoni del cielo[5], Bormann ricordava che “il nazionalsocialismo e il cristianesimo sono incompatibili[6], Himmler in una conversazione con Von Weizsaecher, ambasciatore tedesco presso la Santa Sede, ebbe a dire “non avremo pace finché non avremo distrutto il cristianesimo[7], Goering, che pure era uno dei più moderati, non volle assolutamente che nella Luftwaffe venissero nominati dei cappellani[8] e Frick, ministro degli interni nazista, nel 1937 evidenziò come il nazionalsocialismo si proponesse “l’obiettivo di sconfessionalizzare la vita pubblica[9].

Gli esempi potrebbero essere ancora molti, ma già questi bastano per farci l’idea di un regime (e, conseguentemente di un capo assoluto di tale regime) sostanzialmente lontano da ogni tratto religioso anche lontanamente prossimo al cristianesimo.

Eppure, il giovane Adolf, durante la giovinezza, non poteva non essere influenzato dal clima culturale della cattolicissima Austria: infatti viene battezzato, frequenta una scuola monasteriale, serve messa come chierichetto e viene cresimato, come tutti i ragazzi della natia Oberösterreich e, sempre nel Mein Kampf, apparentemente un po’ contraddittoriamente, confessa: “Ebbi eccellenti opportunità di assorbire il solenne splendore delle gioiose feste ecclesiastiche. Fu, dunque, assolutamente naturale che diventare abate mi sembrasse, così come era accaduto per mio padre per il prete del villaggio, il più alto e desiderabile degli ideali[10].

Di per sé, tutto questo potrebbe non voler dire niente: solo il naturale percorso di un preadolescente facilmente influenzabile che, crescendo, incontra nuove idee, ne viene, come da sua natura, influenzato e cambia radicalmente il proprio modo di pensare.

Ma il problema è se questo modo di pensare sia cambiato poi così radicalmente, al di là di alcune prese di posizione pubbliche del Führer contro l’interpretazione coeva del messaggio cristiano.

Il dubbio nasce dall’osservazione di alcuni semplici elementi, noti a tutti gli storici:

1)      in nessun discorso Hitler parlò mai direttamente di una volontà o necessità di eliminazione del cristianesimo (cosa ben diversa dal parlare di una eliminazione della Chiesa cristiana) e, formalmente, egli stesso non abiurò mai e morì cristiano;

2)      più di una volta Hitler si espresse apertamente sulla necessità di agire per unire il Protestantesimo ed il Cattolicesimo in un’unica grande religione cristiana[11];

3)      in occasione del Concordato con il Vaticano, Hitler affermò: “il fatto che il Vaticano stia concludendo un trattato con la nuova Germania significa chiaramente il riconoscimento dello stato nazionalsocialista da parte della Chiesa cattolica. Questo trattato mostra al mondo intero chiaramente ed inequivocabilmente come l’asserzione che il Nazionalsocialismo sia ostile alla religione sia una menzogna[12]. Certo, potremmo essere di fronte unicamente ad un’abile manovra politica (il nazismo, ai suoi esordi, aveva bisogno di riconoscimenti ad alto livello), ma questo non spiegherebbe la ragione per cui, negli anni a venire, neppure quando i rapporti con il papato divennero ben più tesi, Hitler non ruppe mai il Concordato (pur violandolo sotto molti aspetti);

4)      il senso religioso del  Führer, espresso fin dal Mein Kampf in affermazioni riguardanti la necessità di avere una fede (quali: “Aiutando a sollevare l’uomo al di sopra del livello vegetativo animale, la fede contribuisce in realtà ad assicurare e salvaguardare la sua esistenza. Togliete dal genere umano odierno i suoi principi educativi religioso-dogmatici, praticamente i suoi principi etico-morali, abolendo l’educazione religiosa, senza sostituirli con qualcosa di equivalente, e il risultato sarà un colpo mortale alle basi della sua stessa esistenza[13]) non è stato mai messo in dubbio da nessuno, se non per quanto riguarda la sua genericità. In realtà, una specificazione del senso di numerose generiche statuizioni di principio sulla necessità di una educazione religiosa può essere espunta dal fatto che Hitler insistette costantemente sulla necessità dell’insegnamento della religione cristiana a scuola[14];

5)      lungo tutto l’arco della sua esistenza storica, il regime nazista obbligò ripetutamente i soldati del Reich a sottoporsi ad un rito di benedizione con l’acqua santa, seguito da lunghi sermoni cristiani, prima di recarsi ad ogni genere di operazioni militari;

6)      fin dall’inizio del regime Hitler si schierò apertamente contro ogni forma di ateismo. In un discorso a Berlino, nell’ottobre 1933, arrivò addirittura ad affermare: “Siamo convinti che il popolo abbia bisogno di questa fede e la desideri. Per questo, ci siamo decisi a combattere contro il movimento ateistico e non solo con qualche dichiarazione di principio, ma annullandolo[15];

7)      quando, intorno al 1937, Hitler sentì che, dietro istigazione del partito e delle SS, un grande numero di suoi sostenitori aveva abbandonato la Chiesa, ritenuta colpevole di opporsi ostinatamente alla nazistificazione della Germania, egli ordinò ai gerarchi, primi fra tutti Goering e Gobbels, di rimanere membri della Chiesa.

Analizzando questi dati, non si può non avere qualche dubbio sulle asserzioni relative all’anti-cristianesimo di Hitler…

Dove sta, allora, la verità?

Forse, nel Führer para-privato delle conversazioni con i suoi gerarchi (in realtà, anche le sue conversazioni private non lo erano mai completamente, registrate stenograficamente com’erano dai suoi segretari), sperando in affermazioni un po’ meno contraddittorie.

Anche in questo caso, però, ci troviamo di fronte ad un alternarsi tale di posizioni da lasciare frastornati.

Prendiamo, ad esempio, uno dei “classici” riguardanti l’Hitler privato, quell’Hitler’s Table Talk[16] in cui Norman Cameron ha raccolto i resoconti stenografici dei discorsi del Führer tenuti durante le sue cene con le più alte cariche naziste. Qui troviamo, attribuite al Führer, affermazioni quali: “Il cristianesimo è un’invenzione di menti malate…” e “La cosa miglior e lasciare che il cristianesimo muoia di morte naturale“.

Prese di posizione di questo tipo, però, contrastano apertamente con idee emerse in altre “conversazioni private”, quali la gioia per la firma del Concordato, espressa nel corso di un dialogo con Richard Breiting del 1931[17] e, soprattutto, i pensieri riguardanti un cristianesimo liberato dall’interpretazione ecclesiastica e riportato al suo reale significato (“riporteremo alla luce i tesori del Cristo vivente …. [e dovremo] educare la gioventù in particolare nello spirito di quelle parole di Cristo che dobbiamo reinterpretare: amatevi gli uni gli altri, tenete in considerazione il vostro prossimo, ricordate che ciascuno di voi non è solo una creatura di Dio, ma che siete tutti fratelli!“) riportati nelle memorie dell’amico di Hitler Wagener[18].

Anche Speer, d’altra parte,  dipinge Hitler come un cristiano quasi fanatico, ricordando come egli amasse osservare che “La chiesa è certamente necessaria al popolo. Essa costituisce un fortissimo elemento di mantenimento delle tradizioni”[19], il che è solo apparentemente in contraddizione con quanto visto in precedenza riguardo all’odio del Führer per l’istituzione ecclesiastica, dal momento che, nel testo dell'”architetto del Reich” viene chiaramente specificato che egli intendeva per “chiesa” una nuova istituzione capace di riunire cattolici e protestanti sotto una nuova ottica della morale cristiana.

Tenendo conto che i documenti raccolti da Cameron hanno, in definitiva, una valenza storica molto limitata, dal momento che tutti i resoconti stenografici trascritti da Heinrich Heim (luglio 1941 – marzo 1942) e Henry Piker (marzo 1942 – luglio 1942) sono stati via via rieditati da Martin Borman (notoriamente attestato su posizioni fortemente anti-cristiane[20]) con pesanti modifiche, tali da renderli, come testimoniato da Piker stesso, in alcuni punti quasi irriconoscibili[21], possiamo ritenere che quanto emerge dagli altri testi sia più rispondente al vero.

Ma, in definitiva, allora, che cosa risulta veramente?

Sostanzialmente, come per molti tratti hitleriani, mettendo insieme discorsi pubblici e privati si delinea una figura enigmatica, pluri-sfaccettata, a tratti ampiamente contraddittoria: una specie di cristiano tradizionalista, ma allo stesso tempo critico, amante del formalismo religioso ma denigratore della linea di pensiero ecclesiastico, sostenitore della morale religiosa ma critico verso alcune sue forme.

Forse non è lontano da vero Friedrick Parkheim, quando scrive: “Hitler soffriva di una forma quasi maniacale di auto-sopravvalutazione… In qualsiasi campo egli si riteneva il migliore, mille anni più avanti di tutti gli altri e, nell’estrema volubilità ed influenzabilità dei suoi interessi, i campi verso cui indirizzava le proprie attenzioni furono sempre numerosissimi. Nella sua gioventù questo senso di superiorità gli aveva fatto pensare che sarebbe rimasto per sempre un incompreso, ma una volta ottenuto il potere, infuse in lui un senso quasi messianico della propria esistenza: secondo Hitler, Hitler era nato per cambiare il mondo e questa era la volontà di Dio[22].

In questo quadro, anche il suo coinvolgimento religioso non poteva essere estraneo alla sua maniacalità messianica. E’, dunque, molto probabile che il Führer vedesse in se stesso uno dei pochi corretti interpreti del messaggio salvifico di Gesù, se non, addirittura, una sorta di continuatore del suo compito di ammaestramento del mondo.

Non sembra un caso, allora, che l’intera visione reinterpretativa del cristianesimo da parte di Hitler sia indirizzata proprio a sottolineare come il proprio messaggio nazista fosse perfettamente in linea con la vera natura del cristianesimo di Gesù. Secondo la sua ottica, così come sottolineato anche da Trevor-Roper[23], la chiesa sarebbe nata come una incarnazione del bolscevismo, dovuta alla falsificazione di San Paolo della dottrina di Cristo. Quest’ultimo, quasi certamente, era un ariano, figlio di qualche soldato delle legioni galliche di stanza in Galilea e di una prostituta palestinese (e per questo disprezzato dai Giudei), il cui vero obiettivo sarebbe stato quello di liberare il suo paese dall’oppressione farisaica, rivoltandosi al capitalismo giudaico e venendo condannato a morte per questo. San Paolo, però, per fini personali, avrebbe manipolato tale messaggio per schiavizzare criminalmente le masse proletarie, organizzate in forme di proto-comunismo.

Chiaramente, si tratta di una visione a dir poco assurda della vicenda cristiana, ma che permette ad Hitler di trovare una continuità tra la messianicità salvifica nazionalista, popolare, anti-capitalistica e anti-giudaica di Gesù e la propria missione nazionalsocialista, anti-ebraica e anti-bolscevica.

Forse il cuore dell’intera interpretazione hitleriana del più “puro” cristianesimo è rinvenibile in un discorso tenuto da un ancor giovane Hitler il 12 aprile 1922: “I miei sentimenti come cristiano mi indirizzano a vedere nel mio Signore e Salvatore un guerriero. Mi indirizzano verso un uomo che in solitudine, attorniato da pochi seguaci, riconobbe i Giudei per quello che erano e spinse gli uomini a lottare contro di essi e che, per volontà di Dio, fu più grande nella lotta che nella sofferenza. In uno sconfinato amore come cristiano e come uomo leggo il passaggio che ci racconta come il Signore infine sorse in tutto il suo potere e che portò la devastazione verso il nido di vipere e mercanti che infestavano il Tempio. Quanto terribile fu la sua lotta per le sorti del mondo contro il veleno giudaico. Oggi, dopo duemila anni, con la più profonda emozione, io riconosco più profondamente che mai che fu per questo che egli dovette spargere il Suo Sangue sulla Croce. E, come cristiano, non ho il dovere di permettere a me stesso di farmi ingannare ma ho il dovere di essere un guerriero per la verità e la giustizia… E se vi è qualcosa per cui posso dimostrare che stiamo agendo per il meglio, questo è la sofferenza che cresce quotidianamente. Perchè, come cristiano io ho anche  doveri verso il mio stesso popolo[24].

Ecco, dunque, l’Hitler “nuovo messia” di un cristianesimo quasi para-zelota e bellicoso, l’Hitler che, pur formalmente cattolico, si dice ammiratore di Lutero (“Lutero ebbe il merito di sollevarsi contro il Papa e l’organizzazione della chiesa. Fu la prima delle grandi rivoluzioni. E grazie alla sua traduzione della Bibbia, Lutero rimpiazzò i nostri dialetti con la grande lingua tedesca![25]), al punto di tenerne il ritratto (con quelli di Federico II e di Bismarck) nella sua stanza e da portare  sempre con sé la traduzione della Bibbia del monaco di Wittemberg, non tanto per sottili questioni teologiche (di cui Hitler si disinteressava completamente) ma per sottolineare la propria comunanza con questa figura di riformatore della fede.

E’ lo stesso Hitler “riformatore e messia della Nuova Germania” che, ad una suora che gli chiedeva da dove prendesse la forza per portare avanti la sua opera di riforma del Reich, disse, estraendo il Vangelo da una tasca del cappotto: “Dalla Parola di Dio[26], sottintendendo che di tale Parola egli era lo strumento attutivo.

E’ in questa chiave “messianica” che, probabilmente, va interpretata persino tutta la parabola ideologica del nazismo. A Wegener, Hitler confessò di vedere il cristianesimo come una forma di socialismo compreso da molto pochi e di stampo nazionalistico, pienamente espresso nell’ideologia fondamentale dell’NSDAP. Ecco come egli stesso descrive il nocciolo ideologico del partito: “Il socialismo è un approccio verso l’intero senso della vita, una visione etica della vita di tutto l’insieme di persone che vive in uno spazio etnico o nazionale comune. Il Socialismo è una Weltanschauung! Ma in realtà, non vi è nulla di nuovo in tale Weltanschauung. Ogni volta che leggo il Nuovo Testamento e le rivelazioni di molti dei profeti e mi immagino trasportato nell’epoca romana e tardo-ellenistica o nel mondo orientale, rimango stupito di tutto ciò che è stato fatto degli insegnamenti di questi uomini ispirati da Dio, in particolare Gesù Cristo, che sono così chiari e unici, innalzati come sono dalla loro carica di religiosità. Essi furono coloro che crearono questa nuova visione del mondo che oggi chiamiamo socialismo, che la fondarono, la pensarono e la vissero! Ma le comunità che si auto-definirono Chiese cristiane non la compresero! O, se lo fecero, negarono Cristo e lo tradirono! Perché trasformarono la sacra idea del socialismo cristiano nel suo opposto! Lo uccisero, così come, a quel tempo, gli ebrei inchiodarono Gesù alla croce; lo seppellirono, proprio come il corpo di Cristo fu sepolto. Ma poi fecero risorgere Cristo, istigando la credenza che anche i suoi insegnamenti fossero rinati!

Sta proprio in questo il mostruoso crimine dei nemici del socialismo cristiano! Che radicale ipocrisia che essi ostentino la croce, lo strumento di quell’omicidio che, nei loro pensieri, essi commettono ancora e ancora, come un nuovo segno divino di conoscenza del cristianesimo e che permettano al genere umano di inginocchiarsi davanti ad essa. Fanno persino finta di predicare gli insegnamenti di Cristo. Ma le loro vite e i loro atti sono un costante attacco a questi insegnamenti e al loro Creatore e una diffamazione contro Dio!

Noi siamo i primi a riprendere questi insegnamenti! Solo attraverso di noi e mai prima d’ora questi insegnamenti celebrano la loro resurrezione! Maria e Maddalena stettero di fronte alla tomba vuota. Perché esse cercavano un morto! Ma noi vogliamo ritrovare i tesori del Cristo vivente! E’ qui che riposa l’elemento essenziale della nostra missione: noi dobbiamo riportare il Popolo tedesco al riconoscimento di quegli insegnamenti! Perché a che cosa a portato la falsificazione del concetto originale di amore cristiano, di comunità di fede e di socialismo? Dalle loro opere li riconoscerete! La soppressione della libertà d’opinione, la persecuzione dei veri cristiani, i vili omicidi di massa dell’Inquisizione e i roghi delle streghe, le campagne armate contro gente di libera e vera fede cristiana, la distruzione di città e villaggi, la dispersione dei loro armenti e dei loro beni, la distruzione di economie fiorenti, e la condanna dei loro capi da parte di tribunali che, nella loro incredibile ipocrisia, possono solo essere descritti come blasfemi. Questo è il vero volto di quelle chiese bigotte che si sono frapposte tra Dio e gli uomini, motivate da egoismo, avidità personale di fama e guadagno e dall’ambizione di mantenere il loro ruolo di predominio contro il profondo riconoscimento di Cristo di una comunità socialista di uomini e nazioni.”[27]

E’ in queste parole che risiede il nucleo della fede cristiana di Hitler, una fede distorta da una mente contorta, ma soprattutto da una pretesa di messianicità non solo politica ma anche religiosa, che rende il cristianesimo del Führer quanto di più lontano dal messaggio evangelico, ma solo uno strumento per trovare in una religione apertamente stravolta (e da qui la sua ostilità verso il Cristianesimo ufficiale, apparentemente così contraddittoria rispetto ad affermazioni di elogio per quello che da Hitler viene definito il “vero cristianesimo” ma che, in realtà, è solo una personalissima rielaborazione) e prosciugata dei suoi più profondi contenuti, una giustificazione per idee, concezioni e aberrazioni personali nate in un contesto socio-politico completamente alieno dalla religione stessa e un ulteriore mezzo di auto-esaltazione di un uomo che si riteneva investito da un compito divino e in cui, purtroppo, milioni di uomini videro un nuovo Cristo.


[1] R.Rosenmaum, Explaining Hitler: The Search for the Origins of His Evil, Harper Perennial 1999, passim

[2] J.Toland, Adolf Hitler: The Definitive Biography, Anchor 1991, pp.84ss

[3] A.Hitler, Mein Kampf, capitolo III

[4] A.Rosenberg, The Myth of the Twentieth Century: An Evaluation of the Spiritual-Intellectual Confrontations of Our Age, Legion for the Survival of Freedom, 1982, p.46

[5] J.McGovern, Martin Borman, Mass Market Paperback 1969, p.111

[6] R.Steigmann-Gall, The Holy Reich: Nazi Conceptions of Christianity, 1919-1945, Cambridge University Press 2003, p.137

[7] Ivi, p. 142

[8] Ivi, p. 144

[9] Ivi, p. 145

[10] A.Hitler, Mein Kampf, capitolo V

[11] K.C. Barnes, Nazism, Liberalism, and Christianity: Protestant Social Thought in Germany and Great Britain, 1925-1937, University Press of Kentucky 1991, p.21 ss.

[12] A. Hitler, Circolare ai Membri del Partito Nazista, 22 luglio 1933

[13] A.Hitler, Mein Kampf, capitolo V

[14] R.Steigmann-Gall, Citato, p.51

[15] A.Hitler, Discorso a Berlino del 24 ottobre 1933

[16] N.Cameron (a cura di), Hitler’s Table Talk 1941-1944, Enigma Books 2000, passim

[17] E.Calic (a cura di), Secret Conversations With Hitler, The John Day Company 1971, passim

[18] H. A. Turner, Hitler. Memoirs of a Confidant, Yale University Press, 1978, pp.81ss

[19] A.Speer, Inside the Third Reich: Memoirs by Albert Speer, Galahad Books 1970, pp.95ss

[20] J.VonLang, The Secretary Martin Bormann: The Man Who Manipulated Hitler, Random House 1979, passim

[21] H.R. Trevor-Roper, Introduzione  a N.Cameron (a cura di), Hitler’s Table Talk 1941-1944, citato, p.VII

[22] F. Parkheim, Adolf Hitler: the Man and the Mystery, Plymouth Publishing 1998, p.63

[23] H.R. Trevor-Roper, Citato, passim

[24] N.H. Baynes, ed.  The Speeches of Adolf Hitler, April 1922-August 1939, Vol. 1,Oxford University Press 1942, pp. 19-20,

[25] N.Cameron, Citato, p.9

[26] E.C.Helmreich,The German Churches Under Hitler, Wayne State University Press 1979, p.98

[27] H. A. Turner, Citato, p. 139-140

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Nato a Londra nel 1968 ma italiano di adozione, si laurea a 22 anni con il massimo dei voti in Lettere Moderne presso l'UCSC di Milano con una tesi sui rapporti tra cultura cabbalistica ebraica e cinematografia espressionista tedesca premiata in Senato dal Presidente Spadolini. Successivamente si occupa di cinema presso l'Istituto di Scienze dello Spettacolo dell'UCSC, pubblicando alcuni saggi ed articoli, si dedica all'insegnamento storico, ottiene un Master in Marketing a pieni voti e si specializza in pubblicità. Dal 2003 si interessa di storia e simbologia religiosa: nel 2006 pubblica Il Graal è dentro di noi, nel 2007 Non per mano d'uomo? e nel 2009 L’anima e la svastica. Nel 2008 ottiene, negli USA, "magna cum laude", un dottorato in Studi Religiosi a cui seguono un master in Studi Biblici e un Ph.D in Storia della Chiesa, con pubblicazione universitaria della tesi dottorale dal titolo Nicea: what it was, what it was not (2009). Collabora con riviste cartacee e telematiche (Hera, InStoria, Archeomedia) e portali tematici, è curatore della rubrica "BarBar" su www.storiamedievale.org e della rubrica "Viaggiatori del Sacro” su www.edicolaweb.net. Sito internet: http://www.lawrence.altervista.org.

7 Responses

  1. W.Montecuccoli-Kuche
    | Rispondi

    Fino a un certo punto. Hitler non era italiano. Non è così banale ricordarlo, tanto viene spesso "italianizzato". Così come non poteva soffrire nobiltà, figli della nobiltà (italiani e non), borghesi, e tutti "i ricchi" in generale (le sue "caste" sono altro, anzi sono anti-caste), nella memorialistica dei suoi vicini di lavoro e amici (Speer, ecc) non è certo un cristiano di chiesa, anzi specula qualcosa di più a favore dell'Islam che del cristianesimo (c'era totale libertà di culto e vari nazisti saranno islamici già durante, non dopo il 1945). Sbeffeggia anche la religione (praticamente codificata) delle SS e il fatto, ridicolo, di essere "un santo delle SS". In sostanza era un mistico (come dice anche già Cardini), ma la sua Provvidenza e tutti gli elementi, neopagani, magari cristiani e non, creavano un culto laico ben diverso da quello dottrinale. Di sicuro non era ateismo! La prima castroneria in cui ci imbatte nella vulgata. Il termine "credente in dio" della "religione" del regime significa questo: a-confessionalità, apertura al paganesimo, e non inziale passo verso l'ateismo, la seconda castronieria di tanti testi, che magari si peccano di essere specialistici.

  2. frey
    | Rispondi

    Sin comentarios banales . La germanidad hay que estudiarla. Recien conociendo el espiritu germano se puede comprender a Hitler. Musica, Filosofia, Raza, Geografia, Historia, :Universum Germanicus. Por lo menos lean a los romanos .,sobre la Germania.Saludos.

  3. W. Montecuccoli-Kuch
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    De echo no estan aquì commentarios banales. Me parece que a veces la historia alemana es provincializada, italianizada, no es trivial recordar que no se llamaba adolfo casolari..

  4. W. Montecuccoli-Kuch
    | Rispondi

    Bormann ma anche Himmler non potevano essere apostati ufficiali per il difficile gioco di attrazione o meno, in merito alla radicalizzazione del regime davanti alla popolazione in una manciata di anni, lo stesso vale per Hitler. Tutto qua. Vari eutori ne parlano. L'esercito tedesco, anche dal 1935 al 1945, e i suoi cappellani militari non hanno nessuna attinenza con tutto il discorso. Un conto sono poi i pastori protestanti TEDESCHI, e ancor più i DEUTSCHE Christen e tutta la rilettura operata, e un altro è il Vaticano classico, che non è visto come il bolscevismo! ma non è neanche il culto bruno del regime, la terza religione*, o l'idea di Provvidenza (qui spacciata per cristiana) del Führer.

  5. W. Montecuccoli-Kuch
    | Rispondi

    PS: i vescovi tedeschi si incontrano (diplomaticamente) con Hitler, ma sono tedeschi. E nessun tedesco del periodo è mai stato accolto in Vaticano, il primo soldato americano che si è trovato a passare invece sì. E l'enciclica "mit brennender Sorge" contro il nazionalismo-pagano-biologico, ecc. è lì. Un vero cattolico integrale (non un pò eretico come erano) del Reich che si fosse comportato di conseguenza, poteva tranquillamente mettersi in fila con i testimoni di geova per il turno di lavori forzati (di turni si trattava) nel KZ.

  6. frankdd
    | Rispondi

    "Una specie di cristiano tradizionalista"

    Cristianesimo e tradizionalismo sono nettamente in antitesi: il cristianesimo è una religione universale che non ammette particolarismi in nessun modo. Il "cristianesimo" di Hitler, come quello di Degrelle e dei Lefebvriani, non era altro che una satanica e grottesca caricatura del cristianesimo vero e proprio.
    Io la vedo come un modo per "prenderlo in giro", diciamo.

  7. Paolo
    | Rispondi

    @frankdd La satanica e grottesca caricatura del cristianesimo è il modernismo, non il tradizionalismo dei lefebvriani

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